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7 Luglio 2020
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Articoli marcati con tag ‘VLT (Very Large Telescope)’

Artist’s impression of the disappearing star
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Si chiama PHL 293B, l’ultima volta che è stata vista era una stella variabile blu luminosa, una stella massiccia instabile probabilmente verso la fine della sua vita, ma invece di esplodere in una spettacolare supernova sembra scomparsa nel nulla. Gli astronomi si stanno chiedendo cosa può essere successo… troppa polvere espulsa ma così tanta da nascondercela alla vista o collassata in un raro buco nero di massa stellare “al limite” portandosi dietro ogni traccia? La (non) scoperta grazie agli strumenti del VLT dell’ESO.
SPHERE image of the inner disc around AB Aurigae
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Intorno alla giovane stella AB Aurigae si trova un denso disco di polvere e gas in cui gli astronomi hanno individuato una struttura a spirale prominente con un “nodo” che segna il luogo in cui si starebbe formando un pianeta. La struttura osservata potrebbe essere la prima prova diretta della nascita di un pianeta.
Artist’s impression of the triple system with the closest blac
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Grazie alle osservazioni il telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO, è stato individuato un buco nero, il più vicino alla Terra individuato finora, che fa parte di una stella binaria visibile a occhio nudo (purtroppo solo dall’emisfero australe). Un sistema che, a questo punto, si è rivelato essere di tre componenti…
Artist’s impression of Schwarzschild precession
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Osservata da un telescopio dell’ESO, la forma a rosetta dell’orbita di una stella attorno a un buco nero, e non ellittica, dimostra una volta di più che Einstein aveva ragione. Il risultato è stato ottenuto dopo più di 30 anni di misure ssempre più precise.
SPHERE’s view of Betelgeuse in December 2019
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Ormai dalla fine dello scorso anno stiamo seguendo l’abbassarsi della luminosità di Betelgeuse. Adesso uno studio sulle osservazioni ottenute dal VLT dell’ESO mostrano l’aspetto superficiale della supergigante rossa e aiutano a spiegarne i motivi.
Artist’s impression of the WDJ0914+1914 system
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Individuato per la prima volta un gigante gassoso sopravvissuto alle violenti trasformazioni del suo Sole morente. Una finestra su quello che potrebbe essere il futuro del nostro Sistema Solare.
Artist’s impression of strontium emerging from a neutron star
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Per la prima volta si vede nello spazio, grazie a osservazioni con i telescopi dell’ESO, uno degli elementi usati nei fuochi d’artificio, appena prodotto, lo stronzio, è stato rilevato nello spazio, a seguito della fusione di due stelle di neutroni. Il rilevamento conferma che gli elementi più pesanti nell’Universo possono formarsi nella fusione di stelle di neutroni, fornendo un pezzo mancante del puzzle della formazione degli elementi chimici.
Infographic showing the path of FRB 18112 passing through the ha
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Ancora lontani dal conoscere la causa dei cosidetti lampi radio veloci (FRB) gli astronomi che utilizzano il Very Large Telescope dell’ESO hanno però hanno osservato per la prima volta un FRB attraverso un alone galattico. Con una durata di meno di un millisecondo, questa enigmatica esplosione di onde radio cosmiche è passata quasi indisturbata, suggerendo che l’alone abbia una densità sorprendentemente bassa e un campo magnetico debole. Questa nuova tecnica potrebbe essere utilizzata per esplorare gli aloni sfuggenti di altre galassie.
GRAVITY instrument breaks new ground in exoplanet imaging
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Lo strumento all’avanguardia per il VLTI rivela i dettagli di un esopianeta devastato dalla tempesta usando l’interferometria ottica.
A Cosmic Bat in Flight
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L’ESO celebra il ventesimo anniversario di uno degli strumenti più versatili del VLT, FORS2, riprendendo la più dettagliata immagine mai ottenuta finora di questa intrigante ed eterea nebulosa a rilfessione, dalla forma di un pippistrello in volo, nascosta in uno degli angoli più bui della costellazione di Orione, a due mila anni luce di distanza.
Jet Infographic
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In questa abbagliante regione di stelle in formazione nella Grande Nube di Magellano è stato per la prima volta ripreso in luce visibile un getto proveniente da una stella in formazione, uno dei più lunghi di questo genere. La ripresa di tale dettaglio, al di fuori della Via Lattea, è stata possibile grazie alla vista acuta dello strumento MUSE installato sul VLT dell’ESO.
A Fleeting Moment in Time
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Il debole, effimero bagliore che emana dalla nebulosa planetaria ESO 577-24 persiste solo per poco tempo – circa 10.000 anni, un battito di ciglia in termini astronomici. Il Very Large Telescope dell’ESO ha catturato questo guscio di gas ionizzato incandescente – l’ultimo respiro della stella morente i cui resti ribollenti sono visibili nel cuore di questa immagine. Mentre il guscio gassoso della nebulosa planetaria si espande e si affievolisce, scomparirà lentamente alla vista.
R Aquarii peculiar stellar relationship captured by SPHERE
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Durante le verifiche di un nuovo sottosistema del cacciatore di pianeti SPHERE, installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, alcuni astronomi sono riusciti a catturare con una chiarezza senza precedenti – anche rispetto alle osservazioni di Hubble – dettagli drammatici della turbolenta relazione stellare nella binaria R Aquarii.
A Universe Aglow
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Lo spettrografo MUSE rivela che quasi l’intero cielo nell’Universo primordiale brilla nella riga di emissione Lyman-alfa, rivelando che quasi l’intero cielo notturno è invisibilmente luminoso.
Artist’s impression of S2 passing supermassive black hole at c
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Alcune osservazioni effettuate con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO hanno rivelato per la prima volta gli effetti previsti dalla relatività generale di Einstein sul moto di una stella che passa nel campo gravitazionale estremo vicino al buco nero supermassiccio nel cuore della Via Lattea. Questo risultato, atteso da lungo tempo, rappresenta il culmine di una campagna osservativa, durata 26 anni anni, con i telescopi dell’ESO in Cile.
eso1824a (1)
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Una vista più acuta del telscopio spaziale Hubble. E’ quella che ha guadagnato il VLT grazie allo strumento MUSE con un rivoluzionario modulo di ottica adattiva. Correggendo gli effetti della turbolenza atmosferica a diverse altitudini ci permette di ottenere immagini dettagliatissime degli oggetti del profondo cielo. E tra gli scatti di prova ecco a voi… Nettuno!
Digitized Sky Survey image around the stellar cluster RCW 38
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Nuove osservazioni ottenute con il telescopio VLT (Very Large Telescope) dell’ESO mostrano l’ammasso stellare RCW 38 in tutto il suo splendore. L’immagine è stata presa durante le verifiche della camera HAWK-I con il sistema di ottica adattiva GRAAL: mostra in uno squisito dettaglio RCW 38 e le nubi di gas incandescente che lo circondando, con tentacoli oscuri di polvere che si attorcigliano nel nucleo brillante di questa giovane raccolta di stelle.
Widefield image of the sky around PDS 70
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SPHERE, uno strumento per la ricerca di pianeti installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, ha catturato la prima immagine confermata di un pianeta, colto nel momento in cui si sta formando all’interno del disco di polvere che circonda una giovane stella. Il pianeta neonato si sta aprendo la strada nel disco primordiale di gas e polvere intorno alla giovanissima stella PDS 70. I dati suggeriscono la presenza di nubi nell’atmosfera del pianeta.
Image of ESO 325-G004
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Alcuni astronomi hanno usato lo strumento MUSE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile e il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA per effettuare il test più preciso finora della teoria della relatività generale di Einstein al di fuori della Via Lattea. La galassia vicina ESO 325-G004 funge da potente lente gravitazionale, distorcendo la luce che proviene da una galassia distante, nascosta dietro di essa, per creare un anello di Einstein intorno al proprio centro. Confrontando la massa di ESO 325-G004 con la curvatura dello spazio circostante, gli astronomi hanno trovato che la gravità su queste scale di dimensione astronomica si comporta come descritto dalla relatività generale. Questo permette di escludere alcune teorie alternative della gravità.
Artist’s impression of a dusty starburst galaxy
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Alcuni astronomi, usando ALMA e il VLT, hanno scoperto che sia alcune galassie “starburst” nell’Universo primordiale che una regione di formazione stellare in una galassia vicina contengono una frazione di stelle massicce molto più alta di quella che si trova in galassie più tranquille. Questa scoperta mina le teorie attuali su come si siano evolute le galassie, cambiando la nostra comprensione della storia di formazione stellare e della produzione degli elementi chimici.
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