Home News di Astronomia Un attimo fugace. L’ultimo respiro di una stella morente

Un attimo fugace. L’ultimo respiro di una stella morente

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La splendida nebulosa planetaria è stata ripresa da uno degli strumenti più versatili del VLT, FORS2. Lo strumento ha catturato la brillante stella centrale, Abell 36, così come la nebulosa planetaria circostante. Le parti rosse e blu di questa immagine corrispondono all’emissione ottica a lunghezze d’onda rosse e blu, rispettivamente. Nell’immagine è visibile anche un oggetto molto più vicino a noi: un asteroide che vaga attraverso il campo visivo ha lasciato una debole traccia, visibile in basso a sinistra della stella centrale. E in lontananza, dietro la nebulosa, si vedono schiere scintillanti di galassie di fondo. Crediti: ESO

Un guscio evanescente di gas incandescente che si diffonde nello spazio — la nebulosa planetaria ESO 577-24 — domina questa nuova immagine rilasciata dall’ESO.

L’abbagliante nebulosa planetaria è stata scoperta all’interno della survey del cielo National Geographic Society — Palomar Observatory negli anni ’50 del secolo scorso. È stata inserita nel catalogo di Abell delle nebulose planetarie nel 1966. Da notare che spesso, gli oggetti astronomici, hanno un certo numero di nomi ufficiali, che provengono da diversi cataloghi da cui prendono designazioni differenti. Il nome formale di questo oggetto nel catalogo di Abell delle nebulose planetarie è PN A66 36.

 

Nella costellazione della Vergine, a una distanza di circa 1400 anni luce dalla Terra, il bagliore fantasma di ESO 577-24 è visibile solo attraverso l’uso di un potente telescopio. Questa nuova immagine della nebulosa è stata ottenuta, grazie allo strumento FORS2 del Very Large Telescope dell’ESO, nell’ambito del programma Gemme Cosmiche, un’iniziativa volta a produrre immagini di oggetti interessanti, o anche solo visivamente piacevoli, utilizzando i telescopi ESO per scopi educativi e di divulgazione, sfruttando il tempo di telescopio che non può essere utilizzato per osservazioni scientifiche; tuttavia, i dati raccolti sono resi disponibili agli astronomi attraverso l’archivio scientifico dell’ESO.

Le nebulose planetarie furono osservate dagli astronomi per la prima volta nel 18° secolo, chiamate così perché la luce fioca e il contorno netto facevano pensare a un sistema planetario in formazione. Oggi invece sappiamo che si tratta della fine del cammino di una stella gigante che, morendo, ha lanciato via i propri strati esterni, lasciandosi dietro una piccola e caldissima stella nana. Si tratta però di un fenomeno transitorio, questo resto affievolito si raffredderà gradualmente e svanirà alla vista, vivendo i suoi ultimi giorni come il fantasma di quella che un tempo era un’immensa stella gigante rossa.

Le giganti rosse sono stelle che, alla fine della propria vita, hanno esaurito il combustibile fornito dall’idrogeno nel nucleo e hanno iniziato a contrarsi sotto la morsa opprimente della gravità. Mentre la gigante rossa si contrae, l’immensa pressione riaccende il nucleo della stella, facendole lanciare nel vuoto gli strati esterni, sotto forma di un potente vento stellare (n.d.r. parleremo di venti stellari e della loro formazione, in particolare di quello proveniente dal nostro Sole, nel prossimo numero di febbraio 2019 di Coelum Astronomia). Il nucleo incandescente della stella morente emette radiazioni ultraviolette abbastanza intense da ionizzare questi strati e farli brillare. Il risultato è ciò che vediamo sotto forma di nebulosa planetaria — un ultimo e fugace ricordo di un’antica stella al termine della propria vita.

Tutto questo accadrà anche al nostro Sole, ma non c’è bisogno di allarmarsi… oggi il nostro Sole ha “solo” 5 miliardi di anni, a quel punto avrà raggiunto la venerabile età di 10 miliardi di anni!


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