Per decenni, dopo la scoperta di Plutone, la caccia al misterioso Pianeta X sembrò definitivamente e vittoriosamente conclusa. Dagli anni '90, però, ecco le sorprendenti scoperte degli oggetti transnettuniani (TNO) e le ripetute insidie, vere o presunte, alla supremazia di Plutone (questo prima che a Praga se ne decretasse il declassamento). Sappiamo che nessuno di quegli oggetti ha una stazza paragonabile a quella degli altri pianeti, ma il loro numero in continuo aumento è sufficiente ad alimentare la speranza che, nascosto nell'ombra, ci possa essere qualche oggetto molto più grande di Plutone, Eris e compagnia. In uno studio piuttosto articolato, una ottantina di pagine, accettato per la pubblicazione su Astronomical Journal, Patryk S. Lykawka e Tadashi Mukai (Kobe University - Giappone) affrontano il problema della possibile presenza di un massiccio pianeta in quelle remote propaggini del Sistema solare partendo dalla complessità dinamica della Fascia di Kuiper. Attualmente esistono già alcuni modelli che tentano di spiegare l'origine e l'evoluzione orbitale dei TNO, ma nessuno di essi riesce a spiegare tutte le classi dinamiche osservate. Basandosi su un gran numero di simulazioni numeriche riguardanti l'evoluzione di un disco di planetesimi governata da quattro pianeti giganti e da planetesimi di grande massa, i due astronomi suggeriscono che la struttura orbitale della fascia transnettuniana potrebbe essere spiegata con la presenza di un pianeta esterno di massa pari a qualche decimo di quella terrestre. Un simile pianeta sarebbe stato espulso in quelle remote regioni dall'azione di uno dei pianeti giganti e avrebbe in seguito raggiunto una stabilità orbitale anche grazie a una situazione di risonanza con Nettuno. Secondo Lykawka e Mukai sarebbe proprio questa vicenda dinamica all'origine della attuale stabilità dell'intera fascia transnettuniana. I risultati delle simulazioni, stando sempre a quanto dichiarano i due ricercatori, confermerebbero che questo modello riesce a riprodurre con dettagli senza precedenti le principali caratteristiche di ciascuna classe dinamica presente nella Kuiper Belt. I numeri insomma, almeno fino a quando qualcuno non dimostrerà che le simulazioni non sono affidabili, sembrerebbero dar ragione al nuovo modello. Ora, però, si tratta di vedere se, grazie alle concrete previsioni proposte da Lykawka e Mukai, si riesce anche ad avere un riscontro diretto di questo misterioso oggetto. Se è così grande come si dice non può riuscire a nascondersi ancora per molto.
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