La missione originale di Spirit e del suo gemello Opportunity sarebbe dovuta durare solo tre mesi e si sarebbe dovuta concludere tre anni fa, nell'aprile 2004. Da allora, imperterriti, i due rover non hanno mai smesso di passare al setaccio la superficie di Marte. Per la felicità dei loro costruttori, certo, ma per quella ancora maggiore dei planetologi. Da qualche tempo, poi, Spirit sta compiendo il suo lavoro in condizioni davvero precarie. Una delle ruote, infatti, è bloccata e il rover se la sta trascinando nel suo girovagare all'interno del Gusev Crater. Ma proprio dai segni lasciati da quella ruota è venuta forse una delle conferme più evidenti che nel passato di Marte vi fu certamente un periodo in cui sulla superficie del pianeta scorreva acqua liquida in grande quantità. Utilizzando l'Alpha Particle X-ray Spectrometer, lo spettrometro collocato alla sommità del braccio del rover, i tecnici hanno studiato i materiali messi allo scoperto dalle ruote di Spirit all'interno del cratere Gusev. Ne è risultata una composizione incredibilmente ricca di silicati (circa il 90%). Per spiegare una così elevata concentrazione sono stati ipotizzati due possibili meccanismi. Il primo chiama in causa le reazioni chimiche, avvenute in presenza d'acqua, tra i minerali del suolo marziano e i vapori prodotti dall'attività vulcanica. Una seconda origine potrebbe essere ricercata nelle tipiche reazioni che caratterizzano i processi idrotermali. In entrambi i casi, comunque, è indispensabile postulare la presenza di acqua in grande quantità. "Si tratta di una scoperta davvero notevole - ha sottolineato Steve Squyres (Cornell University), responsabile della strumentazione scientifica dei rover marziani - Il fatto poi che tutto questo lo si sia scoperto dopo circa 1200 giorni di permanenza su Marte rende la cosa ancora più importante." Come dargli torto? Se pensiamo che erano ormai 18 mesi che Spirit gironzolava da quelle parti senza accorgersi di nulla, non possiamo che aspettarci altre sorprese nel prossimo futuro. C'è da scommettere, infatti, che ora i tecnici dei rover guarderanno ben bene dove hanno messo le ruote.
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