La Città Metropolitana di Reggio Calabria annuncia la nuova edizione di COSMOS, il festival e premio dedicato alla divulgazione scientifica che unisce scienza, cultura e creatività. L’edizione 2025 si svolgerà dall’8 al 12 ottobre in diverse sedi cittadine — dal Planetario Pythagoras al Museo Archeologico Nazionale, dall’Università Mediterranea al Teatro Francesco Cilea — e offrirà un programma ricco di conferenze, incontri, laboratori e momenti di partecipazione per studenti e pubblico.
Il cuore del festival è il Premio Cosmos, che ogni anno valorizza i migliori testi di divulgazione scientifica pubblicati in Italia. I finalisti dell’edizione 2025 sono:
Maggie Aderin-Pocock, La scoperta dell’universo (Apogeo)
Chris Impey – trad. Corrado Ghinamo, Mondi senza fine (Apogeo)
Piero Martin, Storie di errori memorabili (Laterza)
Sabrina Mugnos, L’universo che sussurra (Il Saggiatore)
Elisabetta Strickland, Emmy Noether. Vita e opere della donna che stupì Einstein (Carocci)
Accanto al premio principale, si svolgerà il Premio Cosmos degli Studenti, che coinvolge centinaia di giovani delle scuole secondarie, protagonisti nella valutazione delle opere e in attività di divulgazione, esperimenti e laboratori interattivi.
Il programma 2025 prevede:
Incontri con gli autori finalisti, dibattiti e presentazioni ospitati dall’Università Mediterranea;
Laboratori scientifici e dimostrazioni al Planetario Pythagoras e al Castello Aragonese, in collaborazione con università e centri di ricerca;
Osservazioni astronomiche serali e conferenze divulgative dedicate ai temi dell’astrofisica, della fisica delle particelle e delle nuove tecnologie;
Cerimonia di premiazione domenica 12 ottobre al Teatro Cilea, con la partecipazione delle scuole e un evento musicale conclusivo.
Il Festival Cosmos, giunto a una nuova edizione sempre più partecipata, rappresenta un ponte tra mondo scientifico e pubblico, capace di promuovere la curiosità, la conoscenza e il dialogo tra discipline.
This visible-light image, part of the Digitized Sky Survey 2, shows the position in the sky of the rogue planet Cha 1107-7626. The planet (not visible here) is located exactly at the centre of the frame.
Nell’universo esistono pianeti che vivono “solitari”, lontani dalla luce di una stella: i cosiddetti pianeti erranti. Non avendo la luce di una stella vicina, appaiono quasi invisibili e osservarli è difficilissimo. Un team internazionale di astronomi, utilizzando il James Webb Space Telescope (JWST) e il Very Large Telescope (ESO), hanno studiato un oggetto misterioso nella regione di formazione stellare Chamaeleon I, a circa 500 anni luce dalla Terra. Il pianeta si chiama Cha J1107-7626 ed è un corpo con massa compresa tra 5 e 10 volte quello di Giove.
Questa immagine infrarossa, ottenuta con il telescopio VISTA dell’ESO, mostra la posizione nel cielo del pianeta Cha 1107-7626. Il pianeta è un puntino posizionato esattamente al centro dell’immagine.
Tra la primavera e l’estate del 2025, Cha J1107-7626 ha mostrato un fenomeno mai visto prima in un pianeta: un brust di accrescimento. In poche settimane il pianeta è diventato molto più brillante, inghiottendo enormi quantità di materia: circa 6 miliardi di tonnellate al secondo, con un aumento di luminosità di 1,5-2 magnitudini e un incremento del 10-20% nell’infrarosso. L’evento è durato almeno due mesi. Solitamente, fenomeni di questo tipo erano noti solo per le giovani stelle (come le T Tauri) e per le nane brune. È la prima volta nella storia che un evento di accrescimento esplosivo viene osservato in un pianeta errante. Questo significa che anche questi pianeti possono, evidentemente, avere una vita attiva e dinamica e possiamo studiare questi oggetti con la stessa attenzione che dedichiamo alle stelle in formazione. Questa nuova e interessante scoperta apre nuovi interrogativi sull’origine e sul ruolo dei pianeti erranti.
“Essi facevano altrui ciò che non volevano fosse fatto a loro; principio immorale su cui riposa tutta l’arte della guerra” – (Jules Verne, Dalla Terra alla Luna, 1865)
Nel 1865, Jules Verne –considerato uno dei “padri” della fantascienza – pubblicava a Parigi uno dei romanzi più visionari della storia: De la Terre à la Lune (Dalla Terra alla Luna).
ll romanzo racconta l’impresa del Gun Club di Baltimora, un’associazione di artiglieri reduci dalla Guerra Civile americana. Rimasti senza battaglie da combattere, decidono di affrontare una sfida più grande: costruire gigantesco, chiamato Columbiad, capace di lanciare un proiettile fino alla Luna.
All’interno del proiettile-abitacolo salgono tre uomini: il presidente del club, Impey Barbicane, il suo rivale capitano Nicholl e l’avventuroso francese Michel Ardan. L’opera si chiude con la partenza della navicella, rimandando il seguito a “Intorno alla Luna” (1870).
A distanza di 160 anni da quella prima edizione, il libro non ha perso la sua forza profetica. L’idea di un viaggio spaziale, che allora era pura utopia, diventerà realtà solo nel 1969 con l’Apollo 11. Verne studiò calcoli balistici, traiettorie e dati astronomici reali: i suoi numeri non erano del tutto esatti, ma sorprendentemente vicini a quelli che la NASA avrebbe usato un secolo dopo.
Infatti, molte intuizioni di Verne lasciano ancora oggi a bocca aperta: la scelta della Florida come luogo di lancio (vicino a dove oggi sorge Cape Canaveral), inoltre stimò un tempo di viaggio di circa 4 giorni, molto simile alle 3 giornate dell’Apollo 11 e persino la forma cilindrica della navicella.
Illustrazione del romanzo “Dalla Terra alla Luna”. Il proiettile spaziale, lanciato dal gigantesco cannone Columbiad, si dirige verso il nostro satellite.
La “società del cannone” creata da Verne rappresenta lo slancio ottimistico verso il futuro, ma anche l’ambiguità di una tecnologia che nasce dalle guerre (i protagonisti sono ex artiglieri americani reduci dalla guerra civile).
Celebrarne i 160 anni significa riscoprire il potere dell’immaginazione. La stessa immaginazione che ha spinto un romanziere dell’Ottocento a descrivere un futuro in cui la Luna non era più un oggetto lontano da ammirare, ma una meta da raggiungere.
Eppure il romanzo di Verne contiene un messaggio molto potente: quello che nel XIX secolo era un cannone, Verne lo immaginò come un trampolino per la Luna. Il cannone come simbolo di una possibilità diversa.
Curiosità in pillole su Dalla Terra alla Luna (1865)
Florida profetica: Verne immaginò il lancio dalla Florida, vicino a Cape Canaveral.
Capsula moderna: oblò, ventilazione e viveri… come le navicelle Apollo.
Tre viaggiatori: Barbicane, Nicholl e Ardan, proprio come gli equipaggi Apollo,
Ammaraggio: nell’Oceano Pacifico, identico ad Apollo 11 nel 1969.
Il “Columbiad”: un cannone gigantesco che anticipa l’idea del razzo.
Cinema pionieristico: Méliès nel 1902 girò Le Voyage dans la Lune.
E la cosa più interessante: il Gun Club trasforma l’arte bellica in scienza.
Da secoli compagna silenziosa delle notti terrestri, la Luna continua a esercitare su di noi un fascino unico: ispira poeti, scienziati, sognatori… e purtroppo anche fautori di teorie infondate. Nell’era del ritorno all’esplorazione spaziale, tra nuove missioni e obiettivi ambiziosi, il nostro satellite naturale è più che mai al centro dell’interesse collettivo — e, parallelamente, bersaglio di numerose fake news.
C’è ancora chi nega lo sbarco del 1969, chi crede a misteriosi influssi lunari su comportamenti umani o cicli biologici, chi attribuisce alla Luna poteri magici. L’iniziativa “Stregati dalla Luna – Verso la Luna e oltre”, promossa dal CICAP in occasione dell’Observe the Moon Night della NASA, nasce proprio per fare chiarezza su questi temi, sfatando miti e leggende con l’aiuto della scienza e del pensiero critico.
Nelle notti dal 26 settembre al 10 ottobre, eventi in tutta Italia coinvolgeranno il pubblico in incontri, conferenze e attività di osservazione astronomica condotti da esperti, per esplorare la Luna da ogni punto di vista: scientifico, culturale, simbolico.
Non mancheranno contributi extra come articoli dedicati su Query Online, una puntata speciale del podcast Radio CICAP, in uscita proprio il 4 ottobre, con un ospite d’eccezione che ci guiderà “alla scoperta della luna tra letteratura e poetica”, per proseguire il viaggio anche da casa e un’UDA proposta dal CICAP Scuola.
Lombardia, Rozzano (MI) – 2 ottobre
Dove: Civico Osservatorio Astronomico di Rozzano, Via Palmiro Togliatti 105, Rozzano, Milano
Ore 21:00
Verso la Luna ed oltre: Dalle missioni Apollo alle sfide del programma di esplorazione lunare Artemis.
In collaborazione con Gruppo Astrofili Rozzano. A oltre cinquant’anni dal primo allunaggio, l’umanità si prepara a tornare sulla Luna. In questa conferenza divulgativa, Federico Palaia — appassionato di astronomia, collaboratore di Astrospace e attivo nella divulgazione scientifica — guiderà il pubblico in un viaggio affascinante attraverso le tappe fondamentali del programma Apollo, con le sue conquiste scientifiche, tecnologiche e simboliche, fino ad arrivare al presente e al futuro con il programma Artemis della NASA. Attraverso immagini, curiosità e riflessioni, si parlerà anche delle nuove sfide tecniche dell’esplorazione spaziale e del ruolo sempre più attivo dell’Europa in questa nuova fase di esplorazione lunare. La partecipazione è gratuita.
Calabria, Rende (CS) – 2 ottobre
Dove: Aula MT10, Cubo 30B, Dipartimento di Matematica e Informatica, Università della Calabria, Ponte Pietro Bucci, Rende (CS)
Ore 16:30
Stregati dalla Luna: Verso la Luna e oltre @ Unical
In collaborazione con Gruppo Astrofilo Menkalinan, Gruppo Astrofilo D’Amico (CS) e Unical. La Luna tra scienza, cinema e complotti: una serata divulgativa all’Università della Calabria. Una serata dedicata alla Luna, tra scienza, storia del cinema e teorie del complotto: è questo il tema dell’incontro aperto al pubblico che si terrà all’Università della Calabria. L’evento si aprirà con una serie di interventi divulgativi a cura di docenti e esperti: Riccardo Barberi, direttore del Dipartimento di Fisica, e Alfredo Garro, già visiting professor presso il NASA Johnson Space Center, affronteranno il tema dell’esplorazione spaziale; Giovambattista Ianni, docente di Informatica e socio CICAP, analizzerà le teorie cospirazioniste legate allo sbarco sulla Luna; Loredana Ciliberto, presidente dell’associazione culturale Fata Morgana, racconterà come il cinema delle origini ha immaginato il nostro satellite. A seguire, ci si sposterà all’esterno per un’osservazione astronomica e per il banchetto informativo “SOS Complotto”, dove il pubblico potrà porre domande e curiosità sulle più diffuse teorie lunari. Ingresso libero e aperto a tutti, fino a esaurimento posti.
Puglia, Terreni di Valenzano (BA) – 4 ottobre
Dove: Bari, Terreni di Valenzano
Ore 20:30
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – E la luna bussò… ma nessuno aprì
Il CICAP organizza, presso i suggestivi Terreni di Valenzano, un evento speciale che unisce scienza, narrazione e osservazione astronomica: un’occasione unica per vivere un’esperienza coinvolgente sotto il cielo stellato. La serata prevede un percorso astronomico immersivo con l’utilizzo di telescopi per l’osservazione del cielo, arricchito da racconti leggendari che intrecciano mito e realtà, in collaborazione con il collettivo LucidaFollia e con l’accompagnamento di Mario Giliberti. L’iniziativa è pensata per un pubblico di tutte le età e punta a stimolare la curiosità e lo spirito critico attraverso l’incontro tra scienza e immaginario. Un’opportunità per scoprire le meraviglie dell’universo con occhi nuovi, tra stupore e consapevolezza.
Sardegna, Cagliari – 4 ottobre
Dove: Osservatorio Astronomico di Cagliari (INAF), Via della Scienza 5, Cuccuru Angius, Selargius
Ore 19:00
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione Una serata per riscoprire il fascino della Luna tra scienza, storia e osservazione del cielo: è questo l’invito di CICAP Sardegna, INAF Cagliari – Istituto Nazionale di Astrofisica e l’AAS – Associazione Astrofili Sardi, che propongono un evento coinvolgente e adatto a tutte le età.
Il programma della serata prevede un vero e proprio percorso tra realtà e immaginazione: si comincia con lo spettacolo immersivo al Planetario, si prosegue con una suggestiva mostra che raccoglie articoli e copertine originali della rivista Epoca dedicate alle missioni lunari, e si potrà visitare anche l’esposizione museale. A rendere ancora più ricca l’esperienza sarà l’intervento della dott.ssa Silvia Casu, ricercatrice in Astrochimica e Astrobiologia, che ci guiderà alla scoperta della Luna, tra curiosità scientifiche, esplorazioni passate e false credenze ancora oggi diffuse.
E per concludere, meteo permettendo, i partecipanti potranno osservare la Luna da vicino grazie a un’osservazione al telescopio guidata da esperti. L’ingresso è gratuito, ma i posti sono limitati, la prenotazione è quindi obbligatoria. Riserva il tuo posto scrivendo a sardegna@cicap.org .
Sicilia, Catania – 4 ottobre
Dove: Museo Diocesano di Catania, Via Etnea 8
Ore 18:30
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione
La Luna è stata protagonista di una delle più grandi avventure dell’umanità e continua ancora oggi a ispirare sogni, stimolare curiosità e lanciare nuove sfide scientifiche. Il CICAP vi invita al Museo Diocesano di Catania per una serata speciale in compagnia di Giuseppe Cutispoto, primo ricercatore dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Catania . Nel corso della conferenza, Cutispoto racconterà la straordinaria conquista della Luna con il programma Apollo, tra aneddoti, curiosità e riflessioni sulle teorie complottiste, per poi condurre il pubblico verso il presente e il futuro dell’esplorazione spaziale, con un approfondimento sul programma Artemis. Dopo l’incontro, lo sguardo si sposterà verso il cielo: la serata proseguirà infatti con l’osservazione della Luna e di Saturno a cura del Gruppo Astrofili Catanesi, un’occasione unica per vivere insieme la magia del cosmo attraverso i telescopi.
Marche, Colli al Metauro (PU) – 4 ottobre
Dove: Museo del Balì – Via San Martino, Colli al Metauro (PU).
Ore 18:00
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione
La Luna ha da sempre affascinato l’umanità: musa per poeti, oggetto di studio per scienziati, protagonista di miti e missioni spaziali. Oggi, la nostra compagna celeste si prepara a un nuovo capitolo: da oggetto di contemplazione a trampolino verso lo spazio profondo. A raccontarci questa trasformazione sarà Filippo Martelli, fisico sperimentale dell’Università di Urbino e membro della prestigiosa collaborazione internazionale LIGO-Virgo, durante una conferenza che si terrà al Museo del Balì. L’incontro – gratuito e aperto a tutti – guiderà il pubblico in un affascinante viaggio tra le leggi della fisica che regolano il sistema Terra-Luna, le sfide dell’esplorazione spaziale e le più comuni fake news che circondano le missioni lunari. Al centro del racconto anche le nuove frontiere della ricerca, come il progetto Lunar Gateway, che punta a trasformare la Luna in una base scientifica e una piattaforma per raggiungere lo spazio profondo. In occasione della serata, chi lo desidera potrà esplorare il Museo del Balì e l’Osservatorio, acquistando regolare biglietto.
Piemonte, Cuneo – 4 ottobre
Dove: Liceo Statale “S. PELLICO – G. PEANO”, Via Monte Zovetto 8, Cuneo
Ore 20:30
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione
La Luna ha sempre esercitato un fascino irresistibile: c’è chi l’ha cantata, chi l’ha sognata e chi, con coraggio e tecnologia, l’ha raggiunta. Ma cosa sappiamo davvero delle missioni Apollo? E quali sfide ci attendono con i nuovi programmi che vogliono riportare l’uomo sulla sua superficie? A raccontarcelo sarà Andrea Ballario, che ci guiderà in una conferenza di circa un’ora e mezza all’interno del Liceo Classico e Scientifico “Pellico-Peano” di Cuneo, per scoprire i grandi successi e le curiosità del passato, lo stato attuale dell’esplorazione lunare, uno sguardo al futuro con le nuove missioni internazionali. E non finisce qui! Dopo la conferenza, la serata continuerà all’aperto, presso la Specola, con una speciale osservazione astronomica organizzata insieme alll’Associazione Astrofili Bisalta. Un’occasione unica per alzare lo sguardo al cielo e ammirare da vicino la Luna e le sue meraviglie attraverso i telescopi.
Emilia-Romagna, Modena – 4 ottobre
Dove: Planetario Comunale di Modena “F.Martino”, Viale J. Barozzi 31, Modena
Ore 21:00
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione
Il CICAP, in collaborazione con il C.O.S.Mo, il Planetario Comunale di Modena e GAGBA, presenta un evento speciale dedicato alla Luna, ai suoi esploratori e all’immaginario che ancora oggi accompagna l’impresa spaziale più iconica del XX secolo. La conferenza propone un viaggio immersivo tra storia, scienza e cultura: dalle missioni Apollo agli aspetti umani degli astronauti, fino all’influenza culturale che ha cambiato per sempre il nostro modo di guardare il cielo. Nel corso della serata, il racconto sarà arricchito da proiezioni suggestive in cupola e, qualora le condizioni meteo lo permettano, da un’osservazione diretta della Luna con i telescopi. A guidare il pubblico in questo percorso saranno Davide Borghi e Ciro Sacchetti, divulgatori scientifici dell’associazione Il COSMo, che approfondiranno i risvolti scientifici e storici dell’epopea lunare. Insieme a loro, Rita Scaffidi, del Planetario di Modena e del CeSDA, offrirà una riflessione sul significato educativo e culturale di questo tipo di divulgazione, inserendola nel contesto dell’iniziativa internazionale promossa dalla NASA.
L’evento è a ingresso gratuito, ma i posti sono limitati. Prenotazione obbligatoria al sito:www.planetariodimodena.it
Emilia-Romagna, Ravenna – 4 ottobre
Dove: Planetario di Ravenna, Viale Santi Baldini/A, Ravenna
Ore 21:00
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra scienza e poesia
Una conferenza dedicata alla straordinaria avventura dell’esplorazione spaziale, con particolare focus sulle missioni Apollo e la conquista della Luna. L’evento si svolgerà presso la sala conferenze del Planetario di Ravenna, seguito da un’osservazione astronomica della Luna con telescopi all’esterno, se le condizioni meteorologiche lo consentiranno. Il 4 ottobre 1957, con il lancio dello Sputnik 1, ebbe ufficialmente inizio l’era spaziale, che avrebbe portato a una serie di missioni storiche, dai programmi Mercury, Pioneer, Luna fino alle missioni Apollo, con protagonisti come Yuri Gagarin, Alan Shepard, Sergej Korolëv e Wernher von Braun. Questa serata vuole ripercorrere i momenti salienti di questa epopea umana e tecnologica, analizzando non solo i successi ma anche le controversie e le teorie negazioniste riguardanti le missioni lunari. La conferenza sarà tenuta da Maura Sandri e Franco Gàbici (ARAR), che guideranno il pubblico in un percorso tra storia, scienza e spirito critico.
Al termine della presentazione, sarà possibile osservare la Luna attraverso i telescopi messi a disposizione dall’Associazione ARAR, per un’esperienza diretta e suggestiva sotto il cielo di Ravenna.
Toscana, Monsummano Terme (PT) – 4 ottobre
Dove: Biblioteca Comunale G. Giusti, Piazza Ferdinando Martini, 99, Monsummano Terme (PT)
Ore 21:00
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione
Il CICAP, in collaborazione con l’Associazione Astrofili Valdinievole “Alessandro Pieri” , vi invita a una serata speciale dedicata alla Luna e ai suoi affascinanti segreti. L’evento si aprirà con un viaggio coinvolgente tra scienza, storia e immaginario collettivo, alla scoperta dei molteplici volti del nostro satellite. A seguire, se il cielo sarà favorevole, ci sposteremo al vicino Parco Orzali, a Monsummano Terme, per un’osservazione astronomica guidata della Luna. In caso di maltempo, l’osservazione sarà sostituita da una suggestiva lezione sotto il planetario, per continuare a esplorare le meraviglie del cielo, anche quando il cielo non vuole farsi vedere.
Umbria, Perugia – 4 ottobre
Dove: I giardini del Frontone- Borgo XX giugno
Ore 18:30
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – Musica Spaziale
Il CICAP, in collaborazione con “StarLight” e il supporto di “T-Trane” organizza un evento che unisce la meraviglia dell’osservazione del cielo al potere evocativo della musica. Un’occasione per scoprire come il metodo scientifico abbia guidato l’umanità a esplorare l’universo, dalle prime osservazioni a occhio nudo fino all’era spaziale, e come questa conoscenza abbia ispirato la musica attraverso i secoli. A guidarci in questo viaggio saranno l’astrofisica Sara Palmerini, che ci condurrà tra pianeti, stelle e scienza, e Maria Cristina Luchetti, docente e musicologa, che ci accompagnerà nell’ascolto delle tracce lasciate dal cosmo nella creazione musicale. Tra racconti, immagini, esperimenti e suggestioni sonore, l’evento offrirà un’esperienza coinvolgente e accessibile a tutte le età, capace di emozionare, incuriosire e… stregare.
E’ gradita la prenotazione, per riservare il vostro posto scrivete a: info@starlightgroup.it
L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Perugia e dell’Università degli Studi di Perugia.
Piemonte, Torino – 4 ottobre
Dove: Mausoleo della Bela Rosin, Str. Castello di Mirafiori, 148/7, Torino
Ore 20:30
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – da Apollo ad Artemis
Una serata speciale che unisce divulgazione scientifica, curiosità storiche e suggestioni artistiche. A guidare il pubblico in questo viaggio sarà Andrea Ferrero, ingegnere aerospaziale presso Thales Alenia Space e vicepresidente del CICAP, che racconterà l’avventura dell’esplorazione lunare in due capitoli: quello del passato e quello del futuro. Si partirà con le prime missioni spaziali, in particolare il Programma Apollo, ripercorrendo aneddoti e curiosità poco conosciute e facendo chiarezza su alcune delle più diffuse teorie negazioniste e complottiste. Poi lo sguardo si sposterà verso il domani, con il Programma Artemis: un progetto ambizioso che punta a riportare l’uomo – e per la prima volta una donna – sulla superficie lunare, affrontando sfide tecnologiche e scientifiche di grande portata. A rendere la serata ancora più speciale sarà l’intervento di due attori, che interpreteranno testi scritti dal relatore: vere e proprie cronache di vita di personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’esplorazione spaziale.
E, come ogni viaggio verso le stelle che si rispetti, l’esperienza non si concluderà con le parole: a seguire, il Gruppo Astrofili William Herschel guiderà i partecipanti in un’osservazione astronomica, per poter ammirare dal vivo, attraverso i telescopi, ciò di cui si è parlato. Un appuntamento per chi ama la scienza, le storie e il cielo stellato, e vuole lasciarsi incantare ancora una volta… dalla Luna.
Lombardia, Lecco – 10 Ottobre
Dove: Planetario di Lecco, Corso Giacomo Matteotti 32, Lecco
Ore 21:00
Stregati dalla Luna: verso la Luna ed oltre – tra scienza e complotti, dall’Apollo al programma Artemis
Le missioni Apollo hanno segnato una delle pagine più straordinarie della storia umana. Ma sono ancora oggi al centro di un acceso dibattito: siamo davvero andati sulla Luna? E cosa ci aspetta nei prossimi anni? A guidarci in questo viaggio tra passato e futuro sarà Gianpietro Ferrario, vicepresidente del Astrofili Deep Space e presidente di ISAA – Italian Space and Astronautics Association . L’incontro ripercorrerà le tappe fondamentali dell’esplorazione lunare, affrontando in chiave critica le più diffuse teorie del complotto legate allo sbarco sulla Luna. Sarà l’occasione per distinguere i fatti dalle narrazioni infondate, valorizzando il ruolo della scienza e della tecnologia in queste imprese storiche. La serata si chiuderà con uno sguardo alle prossime sfide: il programma Artemis della NASA, che punta a riportare l’uomo sulla Luna con nuovi mezzi, nuove collaborazioni e nuovi obiettivi scientifici.
La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la prenotazione tramite il sito del Gruppo Astrofili Deep Space a questo link
Un’occasione per appassionati, curiosi e scettici di confrontarsi con la scienza e con le straordinarie storie che ci portano… fin sulla Luna.
Veneto, Padova – 10 ottobre
dove: Planetario di Padova, Ex Macello Pubblico, Via A. Cornaro 1, Padova
Ore 20:30
Stregati dalla Luna: verso la Luna e oltre – tra esplorazione e immaginazione
Il CICAP organizza un evento unico dedicato alla Luna e alle tante lune del nostro Sistema Solare, in collaborazione con Associazione Astrofili Vittorio Veneto. La serata sarà un viaggio che ci porterà dalla nostra Luna fino alle lune vulcaniche di Giove e agli oceani nascosti sotto i ghiacci di Saturno. A guidarci saranno Luca Nobili, astrofisico del Planetario di Padova, che ci racconterà tra misteri, scoperte e falsi miti legati al nostro satellite; Matteo Massironi, dipartimento di Geoscienze e Al CISAS dell’Università’ di Padova, che ci porterà a conoscere le frontiere dell’esplorazione robotica e umana; Silvano Tocchet, ingegnere, che curerà l’osservazione guidata del cielo in diretta dall’Osservatorio Astronomico di Piadera (Vittorio Veneto). L’evento è pensato per un pubblico ampio e per tutte le età: un’occasione per riscoprire il fascino del cielo con mente aperta e spirito critico.
Mappa del cielo alle ore (TMEC): 01 OTT> 23:00 15 OTT> 22:00 31 OTT> 21:00
Cambio Orario Fine Ora Legale Inizio Ora Solare 02:00 del 26 ottobre TU+2 –> TU+1
Il mese si apre con la Luna crescente (Plenilunio il 7, Ultimo Quarto il 13, Novilunio il 21 e Primo Quarto il 29). Tra gli asteroidi, in opposizione (1) Cerere il 2, (779) Nina il 3 e (85) Io il 16. Ricco il panorama cometario: la C/2025 A6 Lemmon raggiunge il perielio l’8 ottobre (visibile a fine mese nei pressi di Beta Virginis), mentre la C/2025 K1 Atlas resta osservabile nell’Ofiuco. Il 6 ottobre la Luna sarà in congiunzione con Saturno e Nettuno, il 10 occultazione delle Pleiadi e congiunzione con Urano, il 14 con Giove. Mercurio avrà il massimo allungamento est il 29, dopo la congiunzione con Marte il 21 e con la Luna il 23. Il 18 spettacolare incontro Venere-Luna. Da segnalare inoltre lo sciame meteorico delle Orionidi, al massimo il 21-22 ottobre.
COSTELLAZIONI NEL CIELO DEL MESE DI OTTOBRE 2025
Il cielo di ottobre ci conduce tra le costellazioni che caratterizzano l’autunno boreale: complici le ore di buio che prendono via via il sopravvento su quelle di luce, potremo volgere lo sguardo verso la volta celeste già in prima serata, con la certezza di poter riconoscere figure mitologiche come principesse e cavalli alati. Tra queste ci soffermiamo sulle costellazioni di Andromeda e Pegaso, che con l’intrecciarsi dei loro astri e delle loro leggende, ci terranno compagnia nei mesi a venire.
I principali eventi di Ottobre 2025 (pubblicati nell’Almanacco 2025 vedi Coelum 271)
Data Ora Cosa Come
02/10/25 13:06 Congiunzione Mercurio-Spica 1.9°N 02/10/25 13:10 Venere Perielio 0.71842 A.U. 05/10/25 11:19 Luna Nodo Ascendente 06/10/25 04:56 Congiunzione Luna-Saturno 3.8°N 06/10/25 09:16 Congiunzione Luna-Nettuno 2.8°N 07/10/25 05:47 Luna Piena 08/10/25 14:35 Luna Perigeo 359818 km 10/10/25 07:56 Congiunzione Luna-Pleiadi 0.9°N 10/10/25 10:36 Congiunzione Luna-Urano 5.3°N 10/10/25 13:48 Mercurio Afelio 0.46671 A.U. 13/10/25 20:12 Ultimo Quarto 14/10/25 00:29 Congiunzione Luna-Giove 4.3°N 14/10/25 02:09 Congiunzione Luna-Polluce 2.5°S 15/10/25 01:32 Congiunzione Luna-Presepe 1.9°N 16/10/25 19:35 Congiunzione Luna-Regolo 1.3°N 18/10/25 06:33 Luna Nodo Discendente 19/10/25 23:38 Congiunzione Luna-Venere 3.7°S 21/10/25 06:52 Congiunzione Luna-Spica 1.1°S 21/10/25 08:16 Congiunzione Mercurio-Marte 2.1°S 21/10/25 14:25 Luna Nuova 22/10/25 06:44 Massimo delle Orionidi 23/10/25 15:27 Congiunzione Luna-Marte 4.5°S 23/10/25 18:14 Congiunzione Luna-Mercurio 2.2°S 24/10/25 01:31 Luna Apogeo 406443 km 25/10/25 02:59 Congiunzione Luna-Antares 0.5°S 29/10/25 17:20 Primo Quarto 29/10/25 22:44 Mercurio Max Elongazione Est 23.9°
TABELLE EFFEMERIDI DEL SOLE E DELLA LUNA
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RA
Ascensione Retta
DEC
Declinazione
SUNDIST
Distanza Sole
EADIST
Distanza Terra
ELONG
Elongazione Massima
MAG
Magnitudine
DIAM
Diametro
PHASE
Fase
RISE
Orario Sorgere
TRAN
Orario al Meridiano
SET
Orario Tramonto
NAME
RA
DEC
EADIS
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SE
1 SOLE
12:29:22.8
-03:10:20.5
1.00129
0.0
-26.7
1916.8
100.0
07:07
13:00
18:51
2 SOLE
12:33:00.0
-03:33:35.3
1.00099
0.0
-26.7
1917.4
100.0
07:08
13:00
18:50
3 SOLE
12:36:37.5
-03:56:47.5
1.0007
0.0
-26.7
1917.9
100.0
07:09
12:59
18:48
4 SOLE
12:40:15.4
-04:19:56.9
1.00041
0.0
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Giorno Anno
Giorno Giuliano
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Inizio Crepuscolo Nautico
Inizio Crepuscolo Civile
Fine Crepuscolo Civile
Fine Crepuscolo Nautico
Fine Crepuscolo Astronomico
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2 Mercoledì
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20:22
3 Mercoledì
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19:42
20:14
8 Mercoledì
281
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20:12
9 Mercoledì
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19:38
20:10
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12 Mercoledì
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27 Mercoledì
300
2460975.5
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18:45
28 Mercoledì
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30 Mercoledì
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18:41
31 Mercoledì
304
2460979.5
05:07
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17:34
18:07
18:40
GIORNO
SORGERE
TRANSITO
TRAMONTO
DURATA GIORNO
DURATA NOTTE
1 Mercoledì
07:07
13:00
18:51
11:44:21
12:15:39
2 Mercoledì
07:08
13:00
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3 Mercoledì
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4 Mercoledì
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5 Mercoledì
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12:59
18:45
11:33:07
12:26:53
6 Mercoledì
07:13
12:58
18:43
11:30:19
12:29:41
7 Mercoledì
07:14
12:58
18:41
11:27:32
12:32:28
8 Mercoledì
07:15
12:58
18:40
11:24:45
12:35:15
9 Mercoledì
07:16
12:57
18:38
11:21:58
12:38:02
10 Mercoledì
07:17
12:57
18:36
11:19:12
12:40:48
11 Mercoledì
07:18
12:57
18:35
11:16:26
12:43:34
12 Mercoledì
07:19
12:57
18:33
11:13:41
12:46:19
13 Mercoledì
07:20
12:56
18:31
11:10:56
12:49:04
14 Mercoledì
07:22
12:56
18:30
11:08:12
12:51:48
15 Mercoledì
07:23
12:56
18:28
11:05:28
12:54:32
16 Mercoledì
07:24
12:56
18:27
11:02:45
12:57:15
17 Mercoledì
07:25
12:56
18:25
11:00:03
12:59:57
18 Mercoledì
07:26
12:55
18:23
10:57:21
13:02:39
19 Mercoledì
07:27
12:55
18:22
10:54:40
13:05:20
20 Mercoledì
07:28
12:55
18:20
10:52:00
13:08:00
21 Mercoledì
07:30
12:55
18:19
10:49:20
13:10:40
22 Mercoledì
07:31
12:54
18:18
10:46:41
13:13:19
23 Mercoledì
07:32
12:54
18:16
10:44:04
13:15:56
24 Mercoledì
07:33
12:54
18:15
10:41:27
13:18:33
25 Mercoledì
07:34
12:54
18:13
10:38:51
13:21:09
26 Mercoledì
06:36
11:54
17:12
10:36:16
13:23:44
27 Mercoledì
06:37
11:54
17:10
10:33:43
13:26:17
28 Mercoledì
06:38
11:54
17:09
10:31:10
13:28:50
29 Mercoledì
06:39
11:54
17:08
10:28:39
13:31:21
30 Mercoledì
06:40
11:54
17:07
10:26:09
13:33:51
31 Mercoledì
06:42
11:54
17:05
10:23:40
13:36:20
Pianeti di Ottobre
MERCURIO
01/10 Sorge: h 08:16 Tramonta: h 19:21 31/10 Sorge: h 08:54 Tramonta: h 17:59
Si parte il 2 ottobre con la congiunzione con la stella Spica (1,9° a nord), un incontro ravvicinato che segna l’inizio della sua visibilità nel cielo serale. Il 10 ottobre Mercurio raggiungerà l’afelio, il punto più lontano dal Sole nella sua orbita (0,46671 UA). Intensa sarà la terza settimana del mese: il 21 ottobre Mercurio entrerà in congiunzione con Marte (2,1° a sud), evento che avverrà poco prima della Luna nuova e in coincidenza con il massimo delle Orionidi. Due giorni più tardi, il 23 ottobre, seguirà la congiunzione con la Luna (2,2° a sud), occasione per osservarlo nelle prime ore serali in prossimità del sottile falcetto lunare. Infine, il 29 ottobre, Mercurio raggiungerà la sua massima elongazione orientale (23,9°), offrendo la migliore opportunità del mese per ammirarlo dopo il tramonto, basso sull’orizzonte occidentale.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Mercurio
13:17:40.1
-08:18:10.4
0.45399
1.36902
13.1
-0.5
4.9
93.4
08:16
13:47
19:21
2 Mercurio
13:23:25.4
-09:00:13.5
0.45649
1.36324
13.7
-0.5
4.9
92.8
08:21
13:49
19:20
3 Mercurio
13:29:08.9
-09:41:39.7
0.45872
1.35699
14.2
-0.4
5.0
92.2
08:25
13:51
19:19
4 Mercurio
13:34:50.5
-10:22:27.8
0.46068
1.35029
14.8
-0.4
5.0
91.6
08:29
13:53
19:18
5 Mercurio
13:40:30.4
-11:02:36.4
0.46237
1.34313
15.4
-0.4
5.0
91.0
08:34
13:55
19:18
6 Mercurio
13:46:08.7
-11:42:04.4
0.46378
1.33551
15.9
-0.3
5.0
90.3
08:38
13:56
19:17
7 Mercurio
13:51:45.5
-12:20:50.5
0.46492
1.32745
16.5
-0.3
5.1
89.7
08:42
13:58
19:16
8 Mercurio
13:57:20.8
-12:58:53.5
0.46578
1.31895
17.0
-0.3
5.1
89.0
08:46
14:00
19:15
9 Mercurio
14:02:54.7
-13:36:12.2
0.46636
1.30999
17.5
-0.3
5.1
88.3
08:50
14:01
19:14
10 Mercurio
14:08:27.2
-14:12:45.3
0.46666
1.30059
18.0
-0.3
5.2
87.6
08:54
14:03
19:14
11 Mercurio
14:13:58.3
-14:48:31.5
0.46668
1.29075
18.4
-0.2
5.2
86.8
08:58
14:04
19:13
12 Mercurio
14:19:28.0
-15:23:29.4
0.46643
1.28046
18.9
-0.2
5.3
86.0
09:02
14:06
19:12
13 Mercurio
14:24:56.3
-15:57:37.7
0.46589
1.26971
19.4
-0.2
5.3
85.2
09:06
14:08
19:11
14 Mercurio
14:30:23.1
-16:30:54.9
0.46508
1.25852
19.8
-0.2
5.4
84.4
09:09
14:09
19:11
15 Mercurio
14:35:48.2
-17:03:19.6
0.46398
1.24687
20.2
-0.2
5.4
83.5
09:13
14:11
19:10
16 Mercurio
14:41:11.7
-17:34:50.0
0.46262
1.23476
20.6
-0.2
5.5
82.6
09:17
14:12
19:09
17 Mercurio
14:46:33.2
-18:05:24.7
0.46097
1.22219
21.0
-0.2
5.5
81.6
09:20
14:13
19:09
18 Mercurio
14:51:52.7
-18:35:01.8
0.45906
1.20916
21.4
-0.2
5.6
80.6
09:24
14:15
19:08
19 Mercurio
14:57:09.8
-19:03:39.6
0.45687
1.19565
21.7
-0.2
5.6
79.6
09:27
14:16
19:07
20 Mercurio
15:02:24.4
-19:31:16.1
0.45442
1.18167
22.0
-0.2
5.7
78.4
09:30
14:17
19:07
21 Mercurio
15:07:36.0
-19:57:49.3
0.4517
1.16722
22.4
-0.2
5.8
77.3
09:33
14:19
19:06
22 Mercurio
15:12:44.2
-20:23:17.1
0.44873
1.15229
22.6
-0.2
5.8
76.0
09:36
14:21
19:05
23 Mercurio
15:17:48.7
-20:47:37.1
0.4455
1.13688
22.9
-0.2
5.9
74.7
09:39
14:22
19:05
24 Mercurio
15:22:48.8
-21:10:47.1
0.44201
1.12099
23.1
-0.2
6.0
73.3
09:42
14:23
19:04
25 Mercurio
15:27:43.9
-21:32:44.3
0.43829
1.10462
23.4
-0.2
6.1
71.9
09:44
14:24
19:04
26 Mercurio
15:32:33.2
-21:53:26.1
0.43432
1.08778
23.5
-0.2
6.2
70.3
08:47
13:25
18:03
27 Mercurio
15:37:16.1
-22:12:49.4
0.43013
1.07047
23.7
-0.1
6.3
68.6
08:49
13:26
18:02
28 Mercurio
15:41:51.6
-22:30:51.2
0.42571
1.0527
23.8
-0.1
6.4
66.8
08:50
13:26
18:02
29 Mercurio
15:46:18.5
-22:47:27.9
0.42109
1.03448
23.9
-0.1
6.5
65.0
08:52
13:27
18:01
30 Mercurio
15:50:35.7
-23:02:35.7
0.41626
1.01582
23.9
-0.1
6.6
62.9
08:53
13:27
18:00
31 Mercurio
15:54:41.8
-23:16:10.5
0.41125
0.99676
23.9
-0.1
6.8
60.8
08:54
13:27
17:59
VENERE
01/10 Sorge: h 05:04 Tramonta: h 18:03 31/10 Sorge: h 05:15 Tramonta: h 18:30
Nel mese di ottobre 2025 Venere domina il cielo del mattino, ormai ben staccato dal Sole dopo l’inferiore congiunzione di marzo e la fase di massima luminosità raggiunta ad aprile. Il pianeta, visibile come brillante “stella del mattino”, si osserva basso a est nelle ore che precedono l’alba, avvicinandosi progressivamente alla sua massima elongazione occidentale. Il 2 ottobre raggiunge il perielio (0,718 UA), trovandosi quindi nel punto più vicino al Sole della sua orbita. Un appuntamento di rilievo è il 18 ottobre, quando la sottile falce di Luna calante si troverà in congiunzione con Venere, separata di circa 3,7° a sud: un’occasione suggestiva per ammirare il pianeta accanto al nostro satellite nel cielo mattutino. Per tutto il mese Venere continua a brillare con intensità, restando protagonista indiscusso del panorama celeste pre-alba.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Venere
11:02:54.8
07:29:32.1
0.71843
1.50543
-24.1
-3.9
11.2
91.1
05:04
11:33
18:03
2 Venere
11:07:31.7
07:02:17.7
0.71842
1.50969
-23.8
-3.9
11.1
91.3
05:06
11:34
18:02
3 Venere
11:12:08.2
06:34:50.3
0.71842
1.51391
-23.6
-3.9
11.1
91.5
05:08
11:34
18:01
4 Venere
11:16:44.4
06:07:10.7
0.71843
1.51808
-23.3
-3.9
11.1
91.7
05:11
11:35
18:00
5 Venere
11:21:20.1
05:39:19.5
0.71844
1.5222
-23.1
-3.9
11.0
91.9
05:13
11:36
17:59
6 Venere
11:25:55.5
05:11:17.5
0.71845
1.52628
-22.8
-3.9
11.0
92.1
05:16
11:36
17:58
7 Venere
11:30:30.6
04:43:05.2
0.71846
1.53032
-22.6
-3.9
11.0
92.3
05:18
11:37
17:57
8 Venere
11:35:05.5
04:14:43.3
0.71848
1.53431
-22.3
-3.9
11.0
92.4
05:20
11:38
17:56
9 Venere
11:39:40.1
03:46:12.6
0.71851
1.53826
-22.1
-3.9
10.9
92.6
05:23
11:38
17:54
10 Venere
11:44:14.6
03:17:33.7
0.71853
1.54216
-21.8
-3.9
10.9
92.8
05:25
11:39
17:53
11 Venere
11:48:48.9
02:48:47.4
0.71856
1.54601
-21.6
-3.9
10.9
93.0
05:27
11:40
17:52
12 Venere
11:53:23.1
02:19:54.3
0.7186
1.54982
-21.3
-3.9
10.9
93.1
05:30
11:40
17:51
13 Venere
11:57:57.2
01:50:55.2
0.71864
1.55359
-21.1
-3.9
10.8
93.3
05:32
11:41
17:50
14 Venere
12:02:31.3
01:21:50.8
0.71868
1.5573
-20.8
-3.9
10.8
93.5
05:35
11:41
17:49
15 Venere
12:07:05.3
00:52:41.9
0.71873
1.56097
-20.6
-3.9
10.8
93.6
05:37
11:42
17:48
16 Venere
12:11:39.4
00:23:29.2
0.71878
1.5646
-20.3
-3.9
10.8
93.8
05:39
11:43
17:47
17 Venere
12:16:13.5
-00:05:46.6
0.71883
1.56817
-20.1
-3.9
10.7
94.0
05:42
11:43
17:46
18 Venere
12:20:47.8
-00:35:04.7
0.71889
1.5717
-19.8
-3.9
10.7
94.1
05:44
11:44
17:45
19 Venere
12:25:22.1
-01:04:24.3
0.71895
1.57518
-19.6
-3.9
10.7
94.3
05:46
11:45
17:43
20 Venere
12:29:56.7
-01:33:44.8
0.71901
1.57861
-19.3
-3.9
10.7
94.4
05:49
11:45
17:42
21 Venere
12:34:31.4
-02:03:05.3
0.71908
1582
-19.1
-3.9
10.6
94.6
05:51
11:46
17:41
22 Venere
12:39:06.4
-02:32:25.1
0.71915
1.58534
-18.8
-3.9
10.6
94.7
05:53
11:47
17:40
23 Venere
12:43:41.7
-03:01:43.5
0.71922
1.58863
-18.6
-3.9
10.6
94.9
05:56
11:48
17:39
24 Venere
12:48:17.2
-03:30:59.7
0.7193
1.59187
-18.3
-3.9
10.6
95.0
05:58
11:48
17:38
25 Venere
12:52:53.2
-04:00:12.9
0.71938
1.59507
-18.1
-3.9
10.5
95.2
06:01
11:49
17:37
26 Venere
12:57:29.5
-04:29:22.3
0.71946
1.59822
-17.8
-3.9
10.5
95.3
05:03
10:50
16:36
27 Venere
13:02:06.3
-04:58:27.3
0.71955
1.60132
-17.6
-3.9
10.5
95.4
05:05
10:50
16:35
28 Venere
13:06:43.5
-05:27:27.0
0.71964
1.60438
-17.3
-3.9
10.5
95.6
05:08
10:51
16:34
29 Venere
13:11:21.2
-05:56:20.7
0.71973
1.60739
-17.1
-3.9
10.5
95.7
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10:52
16:33
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05:13
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16:31
31 Venere
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-06:53:47.0
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05:15
10:53
16:30
MARTE
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Nel mese di ottobre 2025 Marte sarà ancora osservabile, ma in progressivo declino di luminosità dopo l’opposizione di gennaio: la distanza crescente dalla Terra lo renderà via via meno evidente. Il pianeta rosso sarà protagonista di alcune interessanti congiunzioni. Il 21 ottobre si troverà vicino a Mercurio (2,1° di separazione angolare), mentre il 23 ottobre la Luna nuova passerà a soli 4,5° a sud di Marte, purtroppo Luna e Sole tramonteranno quasi contemporaneamente. Questi eventi si inseriscono in un mese ricco di fenomeni: la Super Luna del Raccolto il 6 ottobre, le Orionidi al massimo tra il 21 e il 22, e la brillante presenza di Venere poco prima dell’alba.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Marte
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2 Marte
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3 Marte
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5 Marte
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6 Marte
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9 Marte
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10 Marte
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98.0
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14:27
19:26
16 Marte
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98.3
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1.5
3.9
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14:25
19:22
18 Marte
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-17:18:18.9
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1.5
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19:20
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19:18
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14:21
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21 Marte
15:08:24.1
-17:54:50.7
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2.39502
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1.5
3.9
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09:24
14:20
19:14
22 Marte
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-18:06:45.2
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1.5
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1.5
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19:07
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-18:52:58.5
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1.5
3.9
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30 Marte
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31 Marte
15:37:12.6
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1.50393
2.40792
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1.5
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17:56
GIOVE
01/10 Sorge: h 00:40 Tramonta: h 15:32 31/10 Sorge: h 21:51 Tramonta: h 12:43
Nel mese di ottobre 2025 Giove sarà protagonista di un evento osservativo di rilievo: il 14 ottobre la Luna si troverà in congiunzione con il gigante gassoso, a una distanza angolare di circa 4,3° a nord. L’incontro tra i due astri sarà ben visibile nelle ore notturne dopo la mezzanotte e offrirà un’occasione interessante per gli osservatori e gli astrofotografi, grazie alla luminosità di Giove e alla vicinanza della Luna. Questo sarà il momento clou per chi vorrà seguire il pianeta che nel corso del mese sarà posizionato sempre nella Costellazione dei Gemelli.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Giove
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21:35:18.7
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3 Giove
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11 Giove
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-95.2
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14:09
25 Giove
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4.9691
-97.1
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99.1
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-98.1
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31 Giove
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12:43
SATURNO
01/10 Sorge: h 18:31 Tramonta: h 06:16 31/10 Sorge: h 15:29 Tramonta: h 03:09
Nel mese di ottobre 2025 l’attenzione verso Saturno sarà concentrata nella notte del 6 ottobre, quando il pianeta si troverà in congiunzione con la Luna, a una distanza angolare di circa 3,8 gradi a nord del nostro satellite. Questo incontro celeste, visibile nelle ore prima dell’alba, offrirà un’interessante occasione di osservazione: la luminosità della Luna quasi piena renderà più complesso individuare i dettagli del pianeta, ma il fenomeno permetterà comunque di apprezzare la vicinanza prospettica dei due corpi nel cielo. A parte questa congiunzione, Saturno non sarà protagonista di altri eventi astronomici rilevanti nel corso del mese ma sarà visibile per tutto il mese e per tutta la notte già al tramonto del Sole.
Urano sarà protagonista il 10 ottobre, quando alle ore 10:36 UTC avverrà la congiunzione con la Luna, anche se non molto stretta a una distanza angolare di 5,3° a nord.
Nettuno sarà protagonista di un evento significativo. La mattina del 6 ottobre, alle ore 09:16 (TU), la Luna raggiungerà la congiunzione con il pianeta, passando a una distanza angolare di circa 2,8° a nord.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Nettuno
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2 Nettuno
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7.8
2.5
100.0
18:28
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3 Nettuno
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4 Nettuno
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5 Nettuno
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6 Nettuno
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7 Nettuno
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LUNA
Ottobre 2025 offre numerose occasioni di osservazione lunare: dal cratere Plato all’inizio del mese, al plenilunio del 7 ottobre, fino a Tycho il 30 e 31. Non mancano eventi spettacolari come l’occultazione delle Pleiadi, le congiunzioni con Saturno, Giove e Marte, e le sottili falci crescenti e calanti che chiudono il mese, rendendo la Luna protagonista del cielo autunnale.
L’articolo completo dedicato alla Luna è a cura di Francesco Badalotti e disponibile QUI
ASTEROIDI – PICCOLI MONDI
In ottobre tre asteroidi offrono occasioni di osservazione: Cerere, il più grande della fascia principale, raggiunge la settima magnitudine; Nina, scoperto nel 1914, arriva alla decima; e Io, con il suo profilo carbonaceo, si mostra anch’esso di decima magnitudine. Il documento illustra caratteristiche fisiche, dinamica orbitale e tecniche di ripresa per appassionati ed esperti.
L’articolo completo sugli asteroidi del mese di Ottobre è a cura di Marco Iozzi e disponibile QUI
COMETE
Due comete stanno attirando l’attenzione degli astrofili: la C/2025 A6 Lemmon, che raggiungerà la minima distanza dalla Terra a fine ottobre e il perielio l’8 novembre, con stime di luminosità fino alla seconda magnitudine, e la C/2025 R2 SWAN, scoperta a settembre e già brillante, che a metà ottobre passerà a meno di 40 milioni di km dal nostro pianeta.
L’articolo completo sulle comete di Ottobre è a cura di Claudio Pra e disponibile QUI
TRANSITI STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE
I Transiti maggiori nel nostro cielo della ISS International Space Station per il mese di Ottobre a cura di Giuseppe Petricca disponibile QUI
SUPERNOVAE
La rubrica Supernovae di Coelum racconta la straordinaria scoperta di Filipp Romanov, giovane astrofilo russo, che ha individuato SN2025umq a oltre 2 miliardi di anni luce, probabilmente la supernova più lontana mai scoperta da un dilettante. Il numero presenta anche la SN2025wwk, esplosa in NGC83, e i successi record del programma cinese XOSS.
La rubrica completa sulle supernovae è a cura di Fabio Briganti e Riccardo Mancini disponibile QUI
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Nella rubrica dello scorso mese non avevamo fatto a tempo ad inserire un’altra scoperta amatoriale realizzata nel mese di agosto. A metterla a segno è stato l’astrofilo russo Filipp Romanov, che nella notte del 17 agosto ha individuato una debole stellina di mag.+19,6 in una piccola galassia denominata SDSS J004819.14+075856.8 posta nella costellazione dei Pesci all’incredibile distanza di oltre 2 miliardi di anni luce. Non ne abbiamo la certezza, ma molto probabilmente si tratta della supernova più lontana mai scoperta da un astrofilo.
Filipp Romanov.
Filipp Romanov ha 28 anni, è di Mosca, nato a Nakhodka, nella Krai del Primorsky. Ha iniziato ad interessarsi all’astronomia dall’età di 12 anni, diventando la sua principale passione. Anche se giovane, possiamo considerarlo come un astrofilo molto evoluto. Ha infatti scoperto altre due supernovae nel 2022 nell’ambito della collaborazione con il Catalina CRTS, confermate spettroscopicamente ed altre tre possibili supernovae (due tramite il DSS Plate Finder ed una collaborando con Pan-STARRS durante la campagna di ricerca asteroidi) che invece non hanno avuto una conferma spettroscopica. Filipp ha scoperto anche 3 Novae in M31, 9 asteroidi e 82 variabili. Il suo “capolovaro” però è stato realizzato proprio con questa ultima scoperta e vediamo perché. Ha scelto dei campi di ripresa sull’equatore celeste nella costellazione dei Pesci alla ricerca di supernovae, variabili cataclismiche e pianetini, ottenendo cinque immagini in remoto da 300 secondi utilizzando un riflettore di 51cm F.6,8 posto in Australia al Siding Spring Observatory. Poi analizzando attentamente la ripresa centrata sulla galassia NGC257 ha individuato questa debole stellina vicina ad una piccola galassia situata ad appena 12” sul bordo Sud dell’immagine. Dopo i dovuti controlli del caso ha perciò inserito la scoperta nel TNS. Filipp però non si è fermato qui ed infatti il 19 agosto sempre in remoto utilizzando il famoso Liverpool Telescope da 2 metri di diametro dalle Isole Canarie ha ripreso un’immagine di conferma, con la supernova che in realtà mostrava una luminosità pari alla mag.+20,3. Infine il 20 agosto, sempre utilizzando il Liverpool Telescope, ha ottenuto lui stesso uno spettro di conferma. La SN2025umq è una supernova di tipo Ia scoperta circa una settimana dopo il massimo di luminosità. Ci congratuliamo pertanto con questo giovane astrofilo, che ha al suo attivo un palmares da vero veterano dell’astronomia.
Immagine di scoperta della SN2025umq nella galassia SDSS J004819.14+075856.8 ottenuta in remoto da Filipp Romanov con un riflettore di 51cm F.6,8 posto in Australia somma di 5 immagini da 300 secondi.
Immagine di conferma della SN2025umq nella galassia SDSS J004819.14+075856.8 ottenuta in remoto da Filipp Romanov con il Liverpool Telescope da 2 metri di diametro dalle Isole Canarie somma di 3 immagini da 60 secondi.
Intanto chi continua ad inanellare successi sono i soliti cinesi del programma XOSS capitanati da Xing Gao e Mi Zhang, che nel mese di settembre hanno messo a segno altre quattro scoperte raggiungendo quota 29 in questo 2025 che per loro è sicuramente da record. Tre di queste quattro supernovae sono molto deboli ed individuate in piccole galassie anonime. Soffermiamo invece la nostra attenzione sulla SN2025wwk scoperta la notte del 3 settembre nella galassia ellittica NGC83 posta nella costellazione di Andromeda ad una distanza di circa 280 milioni di anni luce.
Immagine della SN2025wwk in NGC83 ottenuta dall’astrofilo spagnolo Carlos Segarra con un telescopio da 200mm F.4 somma di 30 immagini da 180 secondi.
La galassia ospite è immersa in un campo ricco di galassie fra cui troneggiano, oltre ad NGC83 anche altre due galassie ellittiche NGC80 e NGC85 e tre galassie a spirale NGC90, NGC93 e IC1546. Al momento della scoperta la nuova stella mostrava una luminosità pari alla mag.+17,75 e nei giorni seguenti è aumentata fino a raggiungere il massimo intorno alla mag.+15,5 / +16,0 a metà settembre. I primi a riprendere lo spettro di conferma sono stati gli astronomi americani del Palomar Observatory in California utilizzando il telescopio da 60 pollici (1,5 metri). Si tratta di una classica supernova di tipo Ia scoperta circa due settimane prima del massimo di luminosità. Questa è la seconda supernova conosciuta esplosa in NGC83. La prima fu la SN2016eoa anch’essa di tipo Ia, scoperta il 2 agosto 2016 dal team di astrofili capitanati dai famosi Tim Puckett e Jack Newton. Il campo di ripresa intorno a NGC83 è molto bello e ricco di galassie con svariate forme, che permette di ottenere immagini molto interessanti. Peccato che la supernova, anche se luminosa, è situata molto vicino al nucleo della galassia ospite. Nelle riprese a lunga posa che mettono in evidenza i bracci delle spirali ed i tenui aloni delle ellittiche, la supernova viene inglobata dalla luminosità del nucleo di NGC83. Dobbiamo pertanto trovare il giusto compromesso nella posa, che permetta di evidenziare la supernova senza togliere i particolari più deboli delle parti periferiche delle galassie.
Immagine della SN2025wwk in NGC83 ottenuta da Gianluca Masi con un telescopio da 250mm F.4,5 somma di 11 immagini da 300 secondi.
Crop ingrandita dell’immagine precedente della SN2025wwk in NGC83 ottenuta da Gianluca Masi con un telescopio da 250mm F.4,5 somma di 11 immagini da 300 secondi, che evidenzia la supernova ben separata dal nucleo della galassia NGC83.
Immagine a colori della SN2025wwk in NGC83 ottenuta da Riccardo Mancini con un telescopio da 250mm F.5 esposizione di 60 minuti.
Leggi le altre puntate dedicate alle Supernovae qui
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“Last night I saw the rings of Saturn for the first time, that brilliant band of icy crystals and dust. […] The earth from Saturn is a pale blue orb, smaller than the heart of whoever you love.”
Saturn’s ring, Ellen Bass
Come un gioiello incastonato nella volta celeste, Saturno splende nelle notti di questa estate ormai agli sgoccioli. Circondato dagli anelli ci racconta storie del passato, quando il suo nome era Crono e regnava sugli dèi, prima di essere deposto dal figlio Zeus. Era l’Età dell’oro e, anche se non ci sono leggende in tal senso, mi piace immaginare che quella sia stata l’epoca in cui furono forgiati i suoi preziosi anelli.
Le antiche leggende non fanno riferimento agli anelli, perché a occhio nudo non sono percepibili. Fu Galileo a notare qualcosa di strano nella sua forma, che al suo piccolo telescopio appariva allungata, come se ci fossero due protuberanze, due strane orecchie, che celavano forse dei satelliti. Con uno strumento più potente, Huygens nel 1655 scoprì la vera natura di questa “deformazione” della forma di Saturno: un anello di origine ancora sconosciuta circondava il pianeta. Qualche anno dopo, Cassini si accorse di uno spazio che divideva longitudinalmente l’anello in due elementi distinti (battezzato “divisione di Cassini”). Ma oggi possiamo dire che gli anelli in realtà sono 7, con le relative separazioni, e sono stati individuati solo con l’avvento di strumenti osservativi più potenti. Ma anche ora che conosciamo la vera composizione degli anelli, il fascino che Saturno trasmette quando si posa l’occhio al telescopio rimane intatto.
Il 21 settembre Saturno ci riserverà una piccola sorpresa: sarà all’opposizione.
Tutti in riga: l’opposizione
Figura 1: Sole, Terra e Saturno sono allineati, con Saturno a 180° gradi rispetto al Sole
Anzitutto, partiamo dall’assunto ovvio che tutti i pianeti del Sistema solare percorrono la loro orbita (ellittica, più o meno eccentrica) intorno al Sole con tempi molto differenti l’uno dall’altro. La Terra, come sappiamo, impiega 365,2564 giorni solari medi (1 anno), mentre Saturno completa la sua orbita in 29,447 anni terrestri. È chiaro che quindi le posizioni della Terra e di Saturno reciproche e rispetto al Sole differiscono nel tempo e cambiano con tempi diversi.
Nel momento in cui Sole, Terra e Saturno sono allineati in quest’ordine, con Saturno quindi a 180° rispetto al Sole, si parla di opposizione.
Durante l’opposizione Saturno sarà visibile per tutta la durata della notte terrestre, dalla Figura 1 si nota come qualsiasi punto della Terra possa vedere Saturno dal tramonto fino alle prime luci del giorno.
Figura 2: In questa disposizione, Saturno sarà visibile solo per alcune ore durate la notte
Quando Saturno non è in opposizione, la sua visibilità nel corso della notte dipende dalla posizione rispetto alla Terra. Nella disposizione della Figura 2 ad esempio Saturno sarà visibile solo per parte della notte.
Figura 3: Saturno non è visibile di notte, e la luce del Sole ne rende alquanto difficile l’individuazione
La Figura 3 mostra, invece, una configurazione in cui non avremo modo di vedere Saturno di notte, fin quando la Terra non si sarà spostata in una posizione più favorevole.
Il ragionamento per la visibilità in opposizione si può estendere a qualsiasi pianeta esterno (ricordiamo che sono pianeti esterni quelli oltre l’orbita della Terra, ovvero Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno).
Per un pianeta interno, invece ci troveremo di fronte a una situazione come quella illustrata nella figura 4, che rende difficile se non impossibile l’osservazione, a causa della luce del Sole. In questo caso, non si parla di opposizione, ma di congiunzione inferiore.
Figura 4: I pianeti interni non possono essere in opposizione
Questo è il motivo per cui i pianeti interni (Mercurio e Venere) sono visibili solo in prossimità dell’alba e/o del tramonto. Ma questa è un’altra storia…
I dati
Saturno sarà perfettamente in opposizione alle 7:10 del mattino, ora locale, del 21 settembre. Lo potremo trovare nella Costellazione dei Pesci.
Attualmente, la disposizione degli anelli è tale che appaiono quasi di taglio: per chi non ha ancora avuto modo di ammirare Saturno quasi “nudo”, è l’occasione giusta, anche perché piano piano gli anelli torneranno a essere visibili, come siamo abituati a vederli, con l’inclinazione massima che si raggiungerà nel maggio del 2032.
Nell’immagine la posizione degli anelli di Saturno nelle opposizioni dal 2020 al 2031. Al centro la posizione di taglio del 21 settembre 2025.
In occasione dell’opposizione del 21 settembre, la distanza tra Terra e Sole sarà di 150.177.000 km, mentre la distanza tra Saturno e Sole sarà di 1.428.683.000 km. A questo punto, possiamo facilmente calcolare la distanza che ci separerà dal Signore degli anelli:
1.428.683.000 km – 150.177.000 km = 1.278.506.000 km
Considerando che 1 unità astronomica (AU) corrisponde da 149.597.828,68 km, ricaviamo che la distanza Terra – Saturno sarà di circa 8,54 AU. Si noti che la distanza minima possibile è di 8,022 AU, quella massima di 11,36 AU.
È evidente, quindi, che Saturno sarà in condizioni di osservabilità davvero eccezionali, con una magnitudine apparente di 0,62, mentre all’inizio di agosto era di 0,84. Ricordiamo che la scala delle magnitudini non è lineare, ma logaritmica con base 2,512. Questo significa che con una differenza di 0,84-0,62=0,22, Saturno apparirà 1,22 volte più luminoso.
Figura 5. L’immagine mostra la disposizione reale dei pianeti esterni del Sistema solare, fino a Saturno, il giorno dell’opposizione.
Ad aprile la sua magnitudine aveva toccato i valori più bassi dell’anno, introno a 1,21. La differenza rispetto al 21 settembre sarà di 1,21-0,62= 0,59 che corrisponde a una luminosità 1,72 volte maggiore.
E per quanto riguarda la dimensione apparente del disco planetario? In occasione dell’opposizione sarà pari a 19,45”. A inizi agosto era di 18.66” e ad aprile di 15,75”.
Tra luminosità e diametro apparente questa opposizione ci garantirà osservazioni e fotografie sicuramente di grande impatto emozionale.
Nell’immagine la riproduzione delle dimensioni apparenti durante le ultime opposizioni e per le prossime.
Ogni quanto tempo si ripete una opposizione?
Ogni pianeta (esterno) è in opposizione più o meno una volta all’anno, ad accezione di Marte: dal momento che il periodo orbitale del pianeta rosso è di 687 giorni e quello della Terra di 365 giorni, si incontrano ogni 778 giorni circa, che equivalgono a circa 26 mesi.
Quando e come osservare?
Teniamo in considerazione che l’opposizione durerà qualche settimana, per cui potremmo anche prendercela con calma, e comunque non lasciarci trasportare dall’ira più funesta qualora le condizioni meteo non dovessero essere favorevoli. Tuttavia, sicuramente che la maggior parte di noi vorrà approfittare già del primo giorno per dedicarsi alle osservazioni.
Saturno sorgerà intorno alle 19:03 (l’orario di riferimento è quello di Napoli, con piccole variazioni a seconda della propria posizione, rilevabili in Tabella), quando però il Sole sarà appena tramontato, per cui la cosa migliore è attendere che sia sufficientemente buio. Certamente, potrebbe essere stimolante piccola competizione: vince chi lo individua per primo nella luce del crepuscolo! Ricordiamo che il 21 settembre avremo anche il favore della Luna, che sarà nuova. Pertanto, intorno 22:00 Saturno avrà un’altezza di circa 30 gradi e sarà immerso nell’oscurità: le condizioni davvero ottimali per osservazioni e fotografie!
Mappa 1: Posizione di Saturno nei Pesci
Individuarlo non sarà difficile, ma possiamo comunque aiutarci con una cartina.
Saturno apparirà, è il caso di dirlo, in tutto il suo massimo splendore! Come dicevamo, gli anelli sono ancora di taglio, per cui percepibili come una linea che attraversa il pianeta. Anche questa configurazione, così poco inusuale, ha il suo fascino. Inoltre, potremo apprezzare la presenza di alcuni dei suoi numerosi satelliti, come da immagine mostrata.
Mappa 2
Che strumentazione usare?
Figura 6: La disposizione dei satelliti più luminosi di Saturno il giorno dell’opposizione.
Sebbene Saturno sarà decisamente più luminoso del solito, a occhio nudo non sarà facile individuare gli anelli: probabilmente, solo sotto un cielo davvero limpido e a basso inquinamento luminoso, e con una vista di tutto rispetto, si potrebbe percepire una forma leggermente allungata. Con un buon binocolo riusciremo già a vederli, sebbene l’effetto sarà un po’ quello sperimentato da Galileo! Il modo migliore per apprezzare il Signore degli Anelli è un telescopio: un 8” ci permetterà di individuare la separazione di Cassini. Chi è dotato di strumentazione fotografica, abbinata a un telescopio, potrà certamente realizzare degli scatti di tutto rispetto. Infine, gli smart telescope di piccolo ingrandimento non saranno utili per ottenere delle belle riprese: l’apertura e focali ridotte non sono adeguate per riprese planetarie!
Ma non finisce qui!
Questo mese di settembre ci riserva un’altra piccola sorpresa: appena due giorni dopo, il 23 settembre, potremo assistere all’opposizione di Nettuno!
Nettuno, così come Urano, non è identificabile a occhio nudo, e anche con un telescopio non sempre è facile riconoscerlo tra le stelle. Lo troveremo nei Pesci, insieme a Saturno, a una distanza dalla Terra di 28,9 AU, avrà una dimensione apparente di 2,4” d’arco e si mostrerà con una magnitudine di 7,81 (contro il massimo della magnitudine di 7,96 di marzo)
Quella sera, quindi, doppia opposizione!
Figura 7: La Figura mostra le posizioni dei pianeti esterni del Sistema Solare il 23 settembre, quando anche Nettuno sarà in opposizione.
C/2025 R2 SWAN di Rolando Ligustri in remoto dalla Namibia.
L’undici settembre è stata scoperta la C/2025 R2 SWAN, che ha subito sorpreso per la luminosità (tra l’ottava e la settima magnitudine). La sua individuazione è avvenuta per merito dall’ astronomo dilettante Vladimir Bezugly che l’ha scovata nelle immagini fornite della sonda solare SOHO.
Ma come era potuto sfuggire il suo avvicinamento quasi fino al perielio, raggiunto il giorno successivo alla scoperta? Dopo le prime osservazioni, ricostruendo l’orbita, si è capito che la cometa si era precedentemente nascosta tra la luce del Sole, risultando quindi invisibile. Da subito è stato possibile osservarla e riprenderla dall’Emisfero Australe non lontana da Marte e Spica. Bellissime alcune immagini che la ritraevano in compagnia della stella Alfa della Vergine con una coda lunga alcuni gradi.
Da noi invece occorrerà attendere ottobre quando, avvicinandosi alla Terra fino poco meno di quaranta milioni di chilometri, potrebbe riservare sorprese. Quel momento è previsto per il 19 ottobre. Sulla luminosità di picco c’è discussione, anche perché la SWAN potrebbe essersi rivelata da subito così luminosa a causa di un outburst. La cosa non è però sicura e gli appassionati si augurano che non sia così e che le più ottimistiche previsioni che indicano il raggiungimento di un’ottima quarta/quinta magnitudine si avverino.
In alternativa ci dovremmo probabilmente accontentare di una cometa di settima/ottava grandezza, comunque sempre benvenuta in un 2025 poverissimo di “astri chiomati” interessanti.
Ne riparleremo a fine mese nella consueta rubrica online, dove daremo tutte le indicazioni per seguire al meglio la nuova arrivata.
Conferenza di Spettroscopia – Sabato 27 settembre 2025, Specola Vaticana (Albano Laziale)
Una giornata dedicata alla spettroscopia, dalle sue origini con Padre Angelo Secchi fino alle più moderne applicazioni, tra astronomia, arte e scienze applicate. Il programma prevede visite guidate alle storiche sedi della Specola Vaticana, una sessione di conferenze con relatori di primo piano, esperimenti dal vivo durante alcune presentazioni, e momenti musicali a cura del Duo ANXUR, che mostreranno come la luce diventi linguaggio scientifico e strumento di scoperta.
L’evento è organizzato da Adriano Lolli, membro esterno ATS della Specola Vaticana, in collaborazione con la Specola Vaticana. Conduce Molisella Lattanzi direttrice editoriale di Coelum Astronomia.
I relatori e i temi
David A. Brown, S.J. – Il Progetto PEPSI Astronomo della Specola Vaticana, si occupa di evoluzione stellare e spettroscopia ad alta risoluzione.
Claudio Costa – Padre Angelo Secchi e la fondazione dell’Astrofisica Ingegnere, responsabile della manutenzione degli strumenti storici della Specola Vaticana.
Fulvio Mete – Spettroeliografia Digitale Ricercatore indipendente, attivo da anni nella spettroscopia solare e relatore in numerosi convegni nazionali.
Roberto Nesci – Spettroscopia stellare amatoriale senza fenditura Astrofisico, già docente a La Sapienza, oggi all’INAF/IAPS di Roma.
Osvaldo Piersanti – La strumentazione di Euclid: spettroscopia e imaging per un censimento cosmologico Ingegnere di progetto, con lunga esperienza nelle missioni ESA (Hipparcos, Planck, Euclid).
Lorenzo Franco – Spettroscopia: applicazioni per astrofili Astrofilo e divulgatore, coordinatore delle campagne fotometriche UAI.
Roberto Ciabattoni – Analisi multispettrale nell’arte: la verità dietro i colori dei capolavori Professore di Fisica presso la Scuola di Alta Formazione dell’ICR, esperto in diagnostica per l’arte.
Massimo D’Apice – Dispersione spettrale atmosferica Ingegnere nucleare, già ricercatore ENEA, astrofilo esperto nella progettazione di strumenti ottici.
Adriano Lolli – Spettroscopia e fluorescenza: dalla teoria alla pratica Astronomo dilettante dal 1969, titolare di un’azienda specializzata in strumenti scientifici e direttore dell’Osservatorio Astronomico Arrakis, membro esterno ATS della Specola Vaticana.
La conferenza non sarà solo un’occasione di aggiornamento scientifico, ma anche un momento di incontro tra studiosi, astrofili e appassionati. Oltre alle conferenze, sono previste visite guidate agli spazi storici della Specola Vaticana e una cena conviviale facoltativa presso il ristorante AriSentimpo’ di Albano Laziale.
L’evento è a partecipazione limitata, quanti vorranno potranno seguire la diretta di tutti gli interventi sul canale YouTube di Adriano Lolli: https://www.youtube.com/@lolliadriano a partire dalle 15:40.
Con il numero 276 si apre il ventinovesimo anno di pubblicazione di Coelum Astronomia, e lo facciamo con un’edizione particolarmente ricca, che intreccia ricerca scientifica, grandi progetti internazionali, astrofisica di frontiera, strumenti per astrofili, divulgazione culturale e anche racconti per i più piccoli.
I grandi progetti
Ad aprire il numero è un reportage a firma di Gianluca Lombardi dedicato al progetto saudita di un nuovo grande telescopio ad AlUla Manara, che punta a collocarsi tra i giganti mondiali dell’osservazione del cosmo. Un’iniziativa che non riguarda solo la scienza, ma anche la visione culturale e urbanistica di un Paese che vuole imporsi come nuovo polo internazionale.
Astrofisica e cosmologia
Segue il contributo di Antonio Pasqua sulle teorie di gravità modificata. Un tema di grande attualità che guarda oltre la Relatività Generale, alla ricerca di nuove soluzioni per interpretare fenomeni come materia oscura, energia oscura e l’accelerazione cosmica.
Strumenti e osservatori
Ampio spazio viene dedicato alle realtà italiane che coniugano ricerca e divulgazione. Molisella Lattanzi ci porta all’Osservatorio Polifunzionale del Chianti, struttura immersa nella natura che unisce ricerca scientifica, didattica, inclusione e scienza partecipativa, con progetti che spaziano dal monitoraggio ambientale ai lanci stratosferici condotti dagli studenti. Il tutto raccontato sapientemente dal direttore dell’osservatorio Emanuele Pace. Un altro contributo è dedicato all’inaugurazione della sezione INAF di Camerino: un passo importante per lo sviluppo della ricerca astrofisica e spaziale nelle Marche.
Astrofotografia e software
La sezione astrofotografica è particolarmente corposa. Federico Vittorio Mantovani e Alessandro Ravagnin raccontano l’enigma di un oggetto variabile immortalato nella Nebulosa Aquila (M16).
Carlo Mollicone presenta invece una suite di strumenti Python integrati in Siril, vera cassetta degli attrezzi per l’astrofotografo contemporaneo, pensata per ottimizzare l’elaborazione e gestire grandi quantità di dati.
Chiudiamo con il viaggio fotografico di David Sarrocco tra Puglia, Basilicata e Calabria: un astro-tour tra cieli scuri, borghi e paesaggi naturali che si trasformano in scenari privilegiati per osservazione e ripresa.
Tra scienza e cultura
Nella sezione Tra Cielo e Cultura ritroviamo due contributi di grande fascino. Flavio Castellani ripercorre la storia e le caratteristiche delle rare meteoriti marziane del gruppo SNC, frammenti che ci raccontano processi geologici e vulcanici di Marte. Adriano Lolli ci guida invece alla riscoperta del fotometro portatile del 1971 progettato dall’Osservatorio Vaticano, strumento pionieristico per la misura dell’inquinamento luminoso, tema oggi più che mai cruciale.
Spazio ai più giovani
Non manca infine la rubrica dedicata ai più piccoli, con un nuovo episodio delle avventure di GattoBuio. In questa storia, scritta da Laura Saba e illustrata da Guido Marchesini, la Luna si ritrova senza fase e le costellazioni, con l’aiuto del gatto protagonista, partono in cerca di una soluzione
👉 Coelum Astronomia 276 è disponibile in abbonamento, in libreria e in versione digitale, per accompagnarvi in un viaggio tra grandi progetti, astrofisica teorica, osservatori, astrofotografia, storia della scienza e racconti per tutti.
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A circa 55 milioni di anni luce dalla Terra, al centro della galassia ellittica gigante M87 si trova M87*, un buco nero supermassiccio con una massa di oltre sei miliardi di volte quella del Sole. È lo stesso oggetto che, nel 2019, è diventato celebre grazie alla prima immagine della sua “ombra”, catturata dall’Event Horizon Telescope (EHT), la rete globale di radiotelescopi che opera come un unico osservatorio grande quanto la Terra.
Oggi un nuovo passo è stato compiuto: confrontando i dati raccolti nel 2017, 2018 e 2021, gli scienziati hanno dimostrato che i campi magnetici vicino all’orizzonte degli eventi non sono statici ma cambiano nel tempo. La dimensione dell’anello luminoso rimane stabile — confermando le previsioni della relatività generale di Einstein — ma il pattern di polarizzazione, cioè l’orientamento della luce polarizzata generata dal plasma magnetizzato, varia in modo significativo.
Nuove immagini ottenute dalla collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) hanno rivelato un ambiente dinamico, con schemi di polarizzazione variabili nei campi magnetici del buco nero supermassiccio M87. Come mostrato nelle immagini sopra, mentre nel 2017 i campi magnetici di M87 apparivano avvolgersi in una direzione, nel 2018 si sono stabilizzati per poi invertirsi nel 2021. Gli effetti cumulativi di questo cambiamento di polarizzazione nel tempo suggeriscono che M87* e il suo ambiente circostante siano in continua evoluzione. Crediti: EHT Collaboration.
«Il fatto che la dimensione dell’anello sia stabile ma il disegno della polarizzazione cambi ci dice che il plasma magnetizzato non è fermo, ma dinamico e complesso», spiega Paul Tiede (Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian), co-responsabile dello studio. Tra il 2017 e il 2021 il pattern di polarizzazione ha addirittura invertito direzione: nel 2017 le linee apparivano spiraleggiare in un senso, nel 2021 nel senso opposto. «Un comportamento del tutto inatteso, che mette alla prova i nostri modelli teorici», ha aggiunto Jongho Park (Kyunghee University).
Il salto qualitativo è stato possibile grazie all’ampliamento della rete EHT: nel 2021 si sono aggiunti il telescopio di Kitt Peak in Arizona e l’array NOEMA in Francia, che hanno migliorato la sensibilità e la qualità delle immagini. Per la prima volta l’EHT ha potuto vincolare l’emissione alla base del getto relativistico di M87, un fascio di particelle che fuoriesce a velocità prossime a quella della luce e che influenza profondamente l’evoluzione della galassia ospite.
Secondo Sebastiano von Fellenberg (University of Toronto / Max Planck Institute for Radio Astronomy), responsabile della calibrazione, «il miglioramento della rete e dei processi di calibrazione ha portato a un notevole aumento della qualità dei dati, permettendo di rivelare segnali di polarizzazione più deboli e di osservare dettagli del getto mai visti prima».
Il nuovo lavoro, pubblicato su Astronomy & Astrophysics con il titolo “Horizon-scale variability of M87 from 2017–2021 EHT observations” e firmato dalla Event Horizon Telescope Collaboration aa55855-25, conferma che l’anello osservato mantiene un diametro stabile di circa 43,9 ± 0,6 microarcosecondi, coerente con un buco nero di 6,5 miliardi di masse solari. Tuttavia, la frazione di polarizzazione lineare è cambiata: circa il 15% nel 2017, scesa al 5% nel 2018 e 2021. Inoltre, durante le osservazioni del 2018 è stata registrata un’intensa attività in raggi gamma nella galassia, segno che i fenomeni vicino all’orizzonte degli eventi sono collegati a processi energetici su larga scala.
Mariafelicia De Laurentis (Università di Napoli Federico II, EHT project scientist e Direttrice Scientifica di Coelum Astronomia) sottolinea: «Questi risultati mostrano come l’EHT stia diventando un vero osservatorio scientifico, capace non solo di ottenere immagini senza precedenti, ma anche di costruire una comprensione progressiva e coerente della fisica dei buchi neri».
La variabilità dei campi magnetici di M87* è dunque una finestra aperta sui processi che regolano l’accrescimento della materia e la formazione dei getti relativistici. Ogni nuova campagna di osservazioni EHT promette di aggiungere un tassello a questo quadro in evoluzione, avvicinandoci sempre di più a comprendere i meccanismi più estremi dell’universo.
La testimonianza della dott.ssa Mariafelicia De Laurentis in esclusiva per i lettori di Coelum: “Le nuove osservazioni ci mostrano che i buchi neri non sono entità statiche, ma sistemi vivi e dinamici, in cui campi magnetici e plasma sono in continua trasformazione. Questo è un passo fondamentale, perché ci consente di collegare ciò che accade a pochi passi dall’orizzonte degli eventi con fenomeni che si estendono su scale galattiche, come i getti relativistici. Per me è un privilegio poter contribuire a questa impresa e, come project scientist, seguire da vicino l’evoluzione di un osservatorio così unico e importante. Ma ciò che conta di più è il lavoro di squadra: una collaborazione internazionale senza precedenti che rende possibile trasformare osservazioni estremamente complesse in nuova conoscenza. La parte che più mi emoziona è poter condividere questi risultati con il pubblico, mostrando come guardare così in profondità nell’universo significhi davvero aprire nuove strade per comprendere le leggi fondamentali che lo governano.”
Dopo una lunga attesa e molti preparativi eravamo finalmente pronti eppure non ci capacitavamo, la Luna avrebbe già dovuto fare capolino, con il suo abito rosso, dalla sagoma del Vesuvio, ma nessuno di noi la vedeva. Telescopi, fotocamere, binocoli: già da qualche ora era tutto pronto negli spazi all’aperto dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte per l’evento organizzato dall’Unione Astrofili Napoletani per i suoi Soci. C’era strumentazione associativa, ma avevamo portato anche tanto materiale personale, da condividere tra tutti i quaranta e più partecipanti all’iniziativa.
L’entusiasmo generale aveva lasciato il posto a uno strano silenzio, quello di un’attesa interminabile, e al dubbio che quella sera la Luna non avrebbe dato spettacolo di sé.
Purtroppo, il meteo è inclemente, e una spessa coltre di foschia, mista a nuvole e umidità, si adagiava sull’orizzonte di Napoli, sovrastando financo il Vesuvio.
La fase di massima oscurità della Luna ormai stava sfumando, e noi quella Luna rossa non eravamo riusciti a vederla.
Poi qualcuno urlò: eccola! Sì, era lei, la Luna spuntava tra lo spesso manto scuro che soffocava il cielo, giocando a nascondino. E un lembo del rosso abito si stava già scostando, lasciando intravedere uno spiraglio di bianca luce.
Non c’era tempo da perdere: occhi al telescopio, fotocamere in azione. E così siamo riusciti a seguire per intero almeno l’uscita di Selene dal cono umbrale, realizzando animazioni, fotografie, video.
Un evento a metà, del quale resterà però il ricordo della condivisione e dell’effimera bellezza di quel rossore che faceva l’occhiolino a chi non si era arreso alle insidie del meteo.
Composizione di 23 fotogrammi a distanza di 3 minuti l’uno dall’altro, a partire dalle 21:05. Crediti Luigi Civita.Elaborazione di 6 fotogrammi a distanza di 15 minuti sempre dalle 21:05 fino alle 22:20. Crediti Luigi Civita.Elaborazione ottenuta con lo stacking di un video di 2 minuti circa a partire dalle 21:49, effettuata con Registax e poi elaborata con Photoshop per far emergere i colori della mineral moon contenuti nel segnale (non è stata fatta alcuna aggiunta di elementi estranei al segnale). Crediti Luigi Civita.
Timelapse realizzato con 198 fotografie dalle 21:05 fino alle 22:20. A cura di Luigi Civita dell’Unione Astrofili Napoletani.
Il mese siderale è il tempo che la Luna impiega a percorrere la propria orbita intorno alla Terra tornando alla posizione iniziale rispetto alle stelle fisse prese come riferimento.
Per effetto del moto di rotazione sincrona della Luna rispetto alla Terra, potremmo anche vedere il mese siderale come il tempo che la Luna impiega per percorrere una rotazione completa intorno al proprio asse.
La sua durata è di 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 12 secondi, ovvero 27,321582 giorni.
Dopo poco più di 27 giorni, la Luna sarà tornata alla sua posizione iniziale rispetto alle stelle fisse.
Il Mese Sinodico
Il tempo che la Luna impiega a percorrere la propria orbita intorno alla Terra tornando alla posizione iniziale rispetto al Sole è il cosiddetto mese sinodico. Ovvero, è il tempo che la Luna impiega per ritornare alla stessa fase iniziale presa come riferimento (da Luna nuova a Luna nuova, ad esempio).
Rispetto al mese siderale, ha una durata maggiore.
Nei 27 giorni circa del mese siderale, il sistema Terra-Luna ha percorso intorno al Sole circa 27°. Quindi la Luna deve percorrere 360°+27° (più altri 2°)=389°.
La sua durata è di 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi, ovvero 29,53059 giorni.
(360 : 27,321582 = 389 : x)
Partendo dalla Luna piena, una volta che sarà trascorso un mese siderale, dal momento che la Terra intanto si sarà spostata intorno al Sole, servirà un’altra piccola rotazione per tornare alla stessa fase.
Il Mese Draconico
Il mese draconico indica il ritorno della Luna allo stesso nodo, ed è pari a 27,21 giorni (inferiore, quindi, per un effetto di retrogradazione dei nodi, al mese siderale, che ricordiamo essere pari a 27,321582 giorni).
Il drago “mangia” il Sole durante un’eclissi
La linea dei nodi, ovvero quella linea immaginaria che collega il nodo discendente e quello ascendente, non è ferma nel tempo, ma a causa delle forze di marea esercitate dalla Terra e, in misura minore, dagli altri pianeti del Sistema e dal Sole, si anticipa ad ogni rivoluzione della Luna intorno al nostro pianeta. Perché si completi un giro intero, occorrono 18,61 anni, ovvero 18 anni e 222 giorni, percorrendo 19,33° (19°19’) all’anno.
Nell’antichità si pensava che un drago, disteso sull’eclittica, divorasse il Sole durante le eclissi solari, che possono verificarsi solo quando la Luna è in prossimità di uno dei nodi.
Riprendiamo le condizioni che abbiamo analizzato nell’articolo dedicato all’eclissi totale di Luna del 7 settembre. Ricordiamo che le prime due sono condizioni necessarie e sufficienti, se prese congiuntamente, e la terza definisce solo alcune caratteristiche visuali dell’eclissi.
Sole, Terra e Luna devono essere allineati proprio in quest’ordine
La Luna deve trovarsi in prossimità di uno dei due nodi
La distanza della Luna dalla Terra.
Il punto 1) è legato alla rivoluzione sinodica, il punto 2 alla rivoluzione draconica, il punto 3) alla rivoluzione anomalistica, che sono descritte nel riquadro di approfondimento. Le tre rivoluzioni, ovviamente, hanno durata differente.
Affinché possa ripetersi un’eclissi esattamente uguale, le tre condizioni devono aver luogo allo stesso modo! Quindi, quanto tempo può passare affinché si verifichi un’eclissi perfettamente uguale, quindi con sizigia, con la Luna nello stesso nodo e nella stessa posizione lungo l’orbita?
Per trovare una soluzione, che in realtà è più semplice di ciò che potrebbe sembrare, facciamo un esempio. Consideriamo tre automobili che corrono in un circuito contemporaneamente, con velocità costanti ma differenti tra loro. Ad esempio, la prima impiega 10 minuti per percorrere l’intero circuito, la seconda 15 minuti e la terza 20 minuti. Supponendo che siano partite insieme, quando ritorneranno tutte e tre esattamente nella stessa posizione?
Si tratta di calcolare semplicemente un minimo comune multiplo. Consideriamo che:
10 = 2×5
15 = 3×5
20 = 22x5
Il m.c.m. è 22x3x5=60 minuti. In 60 minuti la prima automobile avrà percorso 6 giri, la seconda 4 giri e la terza 3 giri, ma saranno tornate alla loro configurazione iniziale.
Le tre automobili rappresentano la rivoluzione sinodica, quella draconica e quella anomalistica
Quindi, affinché possano ripetersi esattamente le stesse condizioni, applicando la medesima procedura di calcolo di cui sopra, la Luna dovrà aver percorso:
223 rivoluzioni sinodiche
242 rivoluzioni draconiche
239 rivoluzioni anomalistiche
E questo accade dopo 6.585 giorni e 12 ore, ovvero 18 anni e 11 giorni.
Questo è il cosiddetto ciclo di Saros.
Durante un ciclo di Saros abbiamo 72 eclissi, distribuite in
43 eclissi di Sole
29 eclissi di Luna
In un anno possono verificarsi da 2 a 7 eclissi, tra lunari e solari.
Volevo approfondire la discussione, c’è da dire che in un Ciclo di Saros, è vero che si ripetono esattamente le stesse condizioni, e quindi avremo le medesime eclissi che si ripeteranno ciclicamente, ma… c’è un ma…
Curiosità: origine del termine Saros
No, Saros non è un mago venuto dalla Terra di Mezzo o da un altro luogo magico. E non è neppure il nome di un astronomo.
I primi ad aver notato una ciclicità nelle eclissi furono probabilmente i Caldei, che hanno lasciato una testimonianza delle loro scoperte su delle tavolette di argilla. Le più antiche sembrano risalire a un periodo compreso tra il 652 a.C. e il 61 a.C.
In epoca moderna il termine “ciclo di Saros” fu adoperato da Edmond Halley nel 1691, durante i suoi studi legati proprio alle eclissi e ai suoi cicli. Scelse il termine Saros (che può essere scritto anche con l’iniziale minuscola, non trattandosi di un nome proprio) da un dizionario enciclopedico bizantino, la Suda:
“[The saros is] a measure and a number among Chaldeans. For 120 saros-cycles make 2222 years according to the Chaldeans’ reckoning, if indeed the saros makes 222 lunar months, which are 18 years and 6 months.”
Probabilmente, il termine saros deriva dall’accadico šāru, che sta a indicare “un lungo periodo”.
Guardami, e ti incanterò con il mio splendore. Ti accompagnerò quando percorrerai irti sentieri di montagna, illuminando la tua strada; oppure, mentre sarai seduto su uno scoglio ad ascoltare il mare, ti ispirerò versi non ancora scritti, che ti faranno sognare e faranno innamorare chi li leggerà. Porterai con te il ricordo di una sera speciale, leggerai di me, ascolterai le musiche che mi hanno dedicato. Una volta al mese indosserò per te una veste luminosa che mi rivela completamente. Selene è il mio nome, quello che mi hanno attribuito nell’antichità i Greci. Sono la Luna piena.
Ma basterà un giorno in più, e diverrò Ecate, la Luna calante. Mi vedrai sempre meno splendente, fino a trasformarmi in Perseide, una Luna nuova e timida che si nasconderà completamente alla tua vista. Ma non temere, presto ci sarà Artemide ad accompagnarti e a mostrarti questa mia trasformazione in Luna crescente.
E in breve mi rivedrai di nuovo come Selene: il cerchio si sarà concluso.
Ma io, Selene, il prossimo 7 settembre, sarò diversa: sorgerò vestita di rosso, allineata con Elio e con Gea. Percorrerò il mio cammino, con questa veste che indosso di rado, per 90 minuti circa. Poi, piano piano mi cambierò d’abito e mari e terre, con i loro crateri, le rimae, le catene montuose riemergeranno dalle ombre e si paleseranno. Io, Selene, tornerò al mio usuale splendore per farmi ammirare da te e da tutti coloro che mi amano.
di Luigi Civita
Selene ci ha raccontato di sé, in questa introduzione un po’ romantica e un po’ fantasiosa: spesso mi piace aprire i miei articoli tingendoli di colori pastello, prima di abbandonare la fantasia ed entrare nel mondo spesso ostico, ma sempre affascinante, dell’Astronomia. Come certamente avrete capito, stiamo parlando dell’eclissi di Luna del prossimo 7 settembre.
La Luna, in questa occasione, sorgerà già eclissata: non avremo modo di osservare il primo contatto con il cono d’ombra della Terra, ma potremo goderci lo spettacolo di una Luna rossa per circa 90 minuti, prima di vedere l’inusuale veste piano piano dissolversi in un candido bagliore.
Indice dei contenuti
I dati dell’eclissi del 7 settembre
A differenza delle eclissi di Sole, dove il cono d’ombra proiettato dalla Luna sulla Terra ha un’estensione limitata e, pertanto, il fenomeno è visibile solo nelle zone del pianeta attraversate dall’ombra, un’eclissi di Luna è visibile in qualsiasi luogo, purché ovviamente la Luna sia sorta. Nello specifico, l’evento sarà visibile in Europa, in Asia, in Africa e in Australia.
Quella del 7 settembre sarà un’eclissi particolare, in quanto in Italia la Luna sorgerà con la totalità già iniziata, poco dopo il tramonto (ricordiamo che la Luna piena sorge al tramonto del Sole). Pertanto, le fasi iniziali di penombra e primo contatto non saranno visibili, mentre potremo apprezzare le fasi finali, con la Luna già abbastanza alta in cielo.
Sarà un’eclissi nel nodo ascendente, con la Luna nella costellazione dell’Aquario e la totalità durerà 82 minuti.
Nella tabella 1 sono mostrati gli orari in cui la Luna sorgerà per alcune città italiane del sud, centro e nord, con inizio e fine della totalità, ma le differenze sono comunque minime. Nel seguito faremo riferimento alla città di Napoli.
Località
Sorge
Inizio totalità
Massimo
Fine totalità
Torino
19:53
19:30
20:11
20:52
Milano
19:46
19:30
20:11
20:52
Roma
19:30
19:30
20:11
20:52
Napoli
19:23
19:30
20:11
20:52
Palermo
19:23
19:30
20:11
20:52
La fase di penombra inizierà alle 17:28, con la Luna a circa 20° sotto l’orizzonte.
Un’ora dopo, intorno alle 18:27, la Luna entrerà nel cono d’ombra, e sarà circa 11° sotto l’orizzonte.
Sfiorerà l’orizzonte intorno alle 19:23, quasi completamente eclissata. Alle 19:30 l’eclissi sarà totale, e potremo iniziare a vedere la Luna laddove l’orizzonte est sarà completamente libero. Il massimo verrà raggiunto intorno alle 20:11, con la Luna a poco meno di 10°, quindi ancora abbastanza bassa. Alle 20:52 la Luna inizierà a uscire dal cono d’ombra, alta circa 15°, per completare l’uscita alle 21:56. A questo punto, resterà solo la penombra, poco apprezzabile, fino alle 22:55 circa, con un’altezza di approssimativamente 34°.
Insomma, un evento a metà, ma non per questo da mancare.
Consigli per l’osservazione
Vi suggeriamo di mettervi in postazione un po’ prima del tramonto del Sole, così da poter osservare o fotografare la Luna appena si renderà visibile sopra l’orizzonte.
A differenza delle eclissi di Sole, quelle lunari non richiedono particolari precauzioni: la Luna piena, anche non eclissata, per quanto possa essere molto luminosa non è pericolosa, in quanto il nostro satellite splende di luce riflessa. Tuttavia, l’utilizzo di un filtro lunare da applicare all’oculare del telescopio è consigliato alla fine dell’eclissi, in quanto permette un’osservazione più prolungata e con una maggiore percezione delle formazioni in superficie.
Munitevi di fotocamera, telescopio (meglio una bassa focale, per non perdere l’effetto d’insieme, a meno che non siate impegnati in particolari attività di ricerca), binocolo su treppiede, smart telescope. Anche se non avremo il piacere di assistere all’entrata della Luna nel cono d’ombra, vederla emergere già eclissata avrà comunque il suo fascino!
Volete evitare imprevisti e rischiare di perdere il momento esatto in cui la Luna sarà visibile? Anticipatevi, simulando già qualche giorno prima il percorso della Luna usando una delle tante app, gratuite o a pagamento, che consentano anche la visione in realtà aumentata. Impostate la data del 7 settembre, un orario antecedente le 19:30 e fatevi aiutare dalla app a trovare il punto esatto in cui vedrete la Luna, sfruttando la realtà aumentata. In questo modo, vi renderete conto dei punti strategici dove puntare anzitempo gli strumenti. Se vi posizionate ad alcuni chilometri di distanza da un monumento o una composizione naturale di particolare fascino, usando una fotocamera con obiettivo a focale spinta, almeno un 250 mm o più, riuscirete a fotografare l’effetto di una Luna rossa gigante che emerge dal soggetto scelto!
Luna piena ed eclissi di Luna
Le eclissi, di Sole e di Luna, hanno sempre affascinato, e anche intimidito se non spaventato, l’Uomo. Si tratta di fenomeni neppure troppo rari, come vedremo in seguito, che per essere compresi a fondo nella loro complessità richiedono una conoscenza almeno di base dei moti dei corpi celesti coinvolti. Affinché si possa avere un’eclissi lunare, Sole, Terra e Luna devono essere disposti in quest’ordine:
Allineamento perché possa esserci un’eclissi di Luna.
Una configurazione in cui tre o più corpi celesti sono approssimativamente allineati secondo una linea retta viene detta “sizigia” (qualche volta si usa anche impropriamente il termine sigizia, forse perché è più facile da pronunciare!). Ma questo allineamento non vi ricorda qualcos’altro? Eh, sì, è lo stesso modello che si ripete ogni 29 giorni circa, quando è visibile la Luna piena.
E allora, perché non si verifica un’eclissi di Luna in occasione di ogni plenilunio? Qui le cose iniziano a complicarsi, ma non troppo.
Dobbiamo considerare che l’orbita della Terra intorno al Sole, ovvero l’eclittica, e quella della Luna intorno alla Terra non sono complanari, ma sfalsate di circa 5°9’. Questo significa che solitamente, in occasione del plenilunio, Terra e Luna sono allineate ma non giacciono sullo stesso piano.
I due piani orbitali che si intersecano. Quello giallo sarà riferito alla Luna e quello grigio alla Terra.
I due piani però si intersecano e l’orbita della Luna incontra il piano orbitale della Terra in due punti, che vengono detti nodi.
Il nodo che la Luna incontra “scendendo” verso il piano orbitale della Terra è detto discendente, mentre è definito ascendente l’altro nodo, che la Luna attraversa dalla parte opposta, “salendo”.
Nodo ascendente e nodo discendente,
È solo in prossimità dei nodi, ovvero quando i due piani orbitali si intersecano, che potrebbe aver luogo un’elissi.
Abbiamo così individuato la seconda condizione necessaria per un’eclissi di Luna.
Riassumendo, affinché si abbia un’eclissi di Luna:
Sole, Terra e Luna devono essere allineati in quest’ordine;
la Luna deve trovarsi in prossimità di uno dei due nodi.
La prima condizione ci dice che, perché ci sia un’eclissi di Luna, la Luna deve essere necessariamente piena: non potremo mai avere un’eclissi lunare durante un’altra fase!
A queste due condizioni, che prese congiuntamente sono necessarie e sufficienti affinché possa verificarsi un’eclissi di Luna, possiamo aggiungere un altro aspetto:
la distanza della Luna dalla Terra.
Sappiamo che la Luna percorre un’orbita ellittica intorno alla Terra, con una distanza minima di 363.300 km al perigeo (punto più vicino) e una massima di 405.500 km all’apogeo (punto più distante). In condizione di eclissi, la Luna potrà essere al perigeo, all’apogeo oppure in una posizione intermedia: ciò determina, ovviamente, la sua dimensione apparente, sebbene le differenze non siano percepibili in maniera apprezzabile; questo parametro diventa però particolarmente importante per le eclissi di Sole, che potrà essere o meno anulare.
Tipologie di eclissi lunari
Sicuramente, la più affascinante delle eclissi lunari è quella totale: la Luna è completamente immersa nel cono d’ombra prodotto dalla Terra. E affinché possa avvenire ciò, la distanza dal nodo non deve essere superiore a 11° circa. Se la Luna si trova a una distanza maggiore, ma inferiore a 18° gradi, allora l’eclissi sarà parziale o solo di penombra. Oltre i 18 gradi la configurazione coincide semplicemente con quella della Luna piena e non si ha alcuna eclissi.
L’eclissi di Luna totale è definita centrale quando la Luna transita proprio al centro del cono d’ombra prodotto dalla Terra; è non centrale quando, pur restando all’interno del cono d’ombra, non ne attraversa la parte centrale. Ovviamente, quelle centrali hanno una durata maggiore. Il grado di centralità di un’eclissi di Luna è definito da un parametro, identificato come gamma (γ) che indica quanto distante il centro della Luna passerà dall’asse centrale del cono d’ombra. Il valore può essere positivo, se la Luna passa a nord dell’asse del cono d’ombra, o negativo se passa a sud. L’eclissi che stiamo attendendo con tanta ansia non sarà centrale, in quanto è stato stimato un valore di γ pari a −0,27521 (quindi, passerà a sud dell’asse del cono d’ombra). La Tabella 2 allegata illustra i diversi valori di γ con la relativa configurazione geometrica.
La Luna è completamente immersa nel cono d’ombra della Terra
L’eclissi totale di Luna del 27/9/2015 – Foto di Luigi Civita
Quando, invece, la Luna non è completamente racchiusa nel cono d’ombra della Terra, come nella figura seguente, abbiamo un’eclissi parziale. In questo caso, solo una parte del disco lunare si mostrerà eclissato, per una porzione che dipende da quanto distante si troverà la Luna dal nodo.
Durante un’eclissi parziale, la Luna è solo in parte immersa nel cono d’ombra della Terra
L’eclissi parziale del 7/8/2017 – Foto di Luigi CivitaUna composizione che racconta l’eclissi parziale del 28/10/2023 nelle varie fasi – Foto di Luigi Civita
Infine, ci sono situazioni in cui la Luna transita all’esterno del cono d’ombra, rimanendo nella zona di penombra. In tal caso di parla di eclissi penombrale, che si manifesta soltanto con una riduzione della luminosità della Luna, non sempre facilmente apprezzabile a occhio nudo, ma sicuramente rilevabile in fotografia. Spesso è solo quando il fenomeno sarà passato e la Luna splenderà di nuovo in tutto il suo bagliore che ci accorgeremo della differenza!
Nel corso di un’eclissi penombrale, la Luna transita solo attraverso la penombra prodotta dalla Terra
L’eclissi di penombra del 27/02/2021 confrontata con una Luna piena non eclissata – Foto di Luigi Civita
Le fasi di un’eclissi totale di Luna
Ecco Selene, vestita di bianco, che nel cammino eterno si sta avvicinando a quel famoso crocevia celeste, dove la sua orbita incontrerà il piano orbitale della Terra. L’abito diventa appena percettibilmente meno luminoso.
La parte marginale dell’ombra della Terra, la cosiddetta penombra, inizia a lambire la Luna. Siamo all’inizio della zona di penombra.
Procede, Selene, con passo sicuro, e a un certo punto un bordo della sua veste si tinge magicamente di scuro.
È il primo contatto con il cono d’ombra, inizia l’eclissi.
Ora il processo è inarrestabile. L’abito di Selene diventa completamente di un rosso scuro, ma potrebbe essere anche quasi completamente nero.
È la fase centrale dell’eclissi.
Un passo dopo l’altro, la veste si schiarisce, Selene sta riprendendo il suo candore. Resta solo un ingrigimento, di quelli che potrebbero andare via usando un famoso detersivo per panni che rende tutto più bianco del bianco, ma non sarà necessario. Presto l’abito di Selene tornerà al suo antico e noto splendore.
Mappa del cielo alle ore (TMEC): 01 SET > 23:00 15 SET> 22:00 30 SET> 21:00
Equinozio d’Autunno 22 settembre 2025 ore 20:19
Settembre 2025 si presenta ricco di eventi astronomici. La Luna offrirà osservazioni spettacolari: dagli Appennini lunari del 1°, al Plenilunio del 7 con contrasti tra Oceanus Procellarum e Aristarchus, fino alle numerose congiunzioni con Saturno, Nettuno, Giove, Venere, Marte e Antares, oltre all’occultazione delle Pleiadi. Il mese vedrà anche l’opposizione dell’asteroide (22) Kalliope, con magnitudine 10 e satellite Linus, e il passaggio delle comete C/2025 K1 ATLAS e C/2025 A6 Lemmon, entrambe attorno all’11ª magnitudine. Nel cielo boreale dominano Cassiopea e Cefeo con i loro oggetti di profondo cielo, come la Nebulosa Cuore e la Stella Granata. La rubrica supernovae segnala nuove scoperte amatoriali in galassie lontane fino a 900 milioni di anni luce. Infine, la ISS sarà protagonista di transiti luminosi (-3,9 di magnitudine) visibili in tutta Italia tra il 3 e il 28 settembre.
COSTELLAZIONI NEL CIELO DEL MESE DI SETTEMBRE 2025
Nel cielo di settembre 2025 dominano Cassiopea e Cefeo, costellazioni circumpolari legate al mito di Andromeda. Cassiopea, con la sua tipica forma a W, ospita stelle celebri come Shedir e Rho Cassiopeiae, oltre a resti di supernovae e nebulose spettacolari come Cuore e Anima. Cefeo, riconoscibile come una casetta, vanta stelle iconiche come Mu Cephei e Delta Cephei, fondamentali per la misura delle distanze cosmiche, e oggetti suggestivi come la Nebulosa Proboscide d’Elefante e la Galassia Fuochi d’Artificio.
La seconda parte dell’articolo di Francesco Badalotti, dedicato alla Luna di Giugno, con la descrizione delle Congiunzioni e Occultazioni notevoli, le Falci Lunari, e la tabella delle effemeridi è disponibile per i lettori abbonati alla versione digitale o al cartaceo.
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18:55
–:–
EQUAZIONE DEL TEMPO
Giorno
Giorno Anno
Giorno Giuliano
Inizio Crepuscolo Astronomico
Inizio Crepuscolo Nautico
Inizio Crepuscolo Civile
Fine Crepuscolo Civile
Fine Crepuscolo Nautico
Fine Crepuscolo Astronomico
1 Lunedì
244
2460919.5
04:57
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06:07
20:12
20:46
21:22
2 Martedì
245
2460920.5
04:58
05:34
06:08
20:10
20:44
21:20
3 Mercoledì
246
2460921.5
05:00
05:36
06:09
20:08
20:42
21:18
4 Giovedì
247
2460922.5
05:01
05:37
06:10
20:07
20:40
21:16
5 Venerdì
248
2460923.5
05:02
05:38
06:11
20:05
20:38
21:14
6 Sabato
249
2460924.5
05:04
05:39
06:12
20:03
20:37
21:12
7 Domenica
250
2460925.5
05:05
05:40
06:13
20:01
20:35
21:10
8 Lunedì
251
2460926.5
05:06
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06:15
20:00
20:33
21:08
9 Martedì
252
2460927.5
05:08
05:43
06:16
19:58
20:31
21:06
10 Mercoledì
253
2460928.5
05:09
05:44
06:17
19:56
20:29
21:04
11 Giovedì
254
2460929.5
05:10
05:45
06:18
19:54
20:27
21:02
12 Venerdì
255
2460930.5
05:12
05:46
06:19
19:53
20:25
21:00
13 Sabato
256
2460931.5
05:13
05:47
06:20
19:51
20:24
20:58
14 Domenica
257
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18 Giovedì
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2460936.5
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19 Venerdì
262
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05:54
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20:13
20:46
20 Sabato
263
2460938.5
05:22
05:55
06:27
19:39
20:11
20:44
21 Domenica
264
2460939.5
05:23
05:56
06:28
19:37
20:09
20:42
22 Lunedì
265
2460940.5
05:24
05:57
06:29
19:35
20:07
20:40
23 Martedì
266
2460941.5
05:25
05:58
06:30
19:33
20:06
20:39
24 Mercoledì
267
2460942.5
05:26
05:59
06:32
19:32
20:04
20:37
25 Giovedì
268
2460943.5
05:27
06:00
06:33
19:30
20:02
20:35
26 Venerdì
269
2460944.5
05:29
06:01
06:34
19:28
20:00
20:33
27 Sabato
270
2460945.5
05:30
06:02
06:35
19:26
19:59
20:31
28 Domenica
271
2460946.5
05:31
06:04
06:36
19:25
19:57
20:29
29 Lunedì
272
2460947.5
05:32
06:05
06:37
19:23
19:55
20:27
30 Martedì
273
2460948.5
05:33
06:06
06:38
19:21
19:53
20:26
Giorno
Durata Giorno
Durata Notte
Sorgere
Transito
Tramonto
1 Lunedì
13:08:01
10:51:59
06:36
13:10
19:44
2 Martedì
13:05:19
10:54:41
06:37
13:10
19:42
3 Mercoledì
13:02:36
10:57:24
06:38
13:10
19:40
4 Giovedì
12:59:53
11:00:07
06:39
13:09
19:39
5 Venerdì
12:57:09
11:02:51
06:40
13:09
19:37
6 Sabato
12:54:25
11:05:35
06:41
13:09
19:35
7 Domenica
12:51:40
11:08:20
06:42
13:08
19:33
8 Lunedì
12:48:54
11:11:06
06:43
13:08
19:32
9 Martedì
12:46:09
11:13:51
06:44
13:08
19:30
10 Mercoledì
12:43:22
11:16:38
06:45
13:07
19:28
11 Giovedì
12:40:36
11:19:24
06:46
13:07
19:27
12 Venerdì
12:37:49
11:22:11
06:47
13:07
19:25
13 Sabato
12:35:02
11:24:58
06:48
13:06
19:23
14 Domenica
12:32:14
11:27:46
06:49
13:06
19:21
15 Lunedì
12:29:26
11:30:34
06:50
13:05
19:20
16 Martedì
12:26:38
11:33:22
06:51
13:05
19:18
17 Mercoledì
12:23:49
11:36:11
06:52
13:05
19:16
18 Giovedì
12:21:00
11:39:00
06:53
13:04
19:14
19 Venerdì
12:18:12
11:41:48
06:54
13:04
19:12
20 Sabato
12:15:23
11:44:37
06:55
13:04
19:11
21 Domenica
12:12:33
11:47:27
06:56
13:03
19:09
22 Lunedì
12:09:44
11:50:16
06:57
13:03
19:07
23 Martedì
12:06:55
11:53:05
06:59
13:03
19:05
24 Mercoledì
12:04:05
11:55:55
07:00
13:02
19:04
25 Giovedì
12:01:16
11:58:44
07:01
13:02
19:02
26 Venerdì
11:58:26
12:01:34
07:02
13:02
19:00
27 Sabato
11:55:37
12:04:23
07:03
13:01
18:58
28 Domenica
11:52:48
12:07:12
07:04
13:01
18:57
29 Lunedì
11:49:59
12:10:01
07:05
13:01
18:55
30 Martedì
11:47:10
12:12:50
07:06
13:00
18:53
Pianeti di Agosto
MERCURIO
01/09 Sorge: h 05:34 Tramonta: h 19:23 30/09 Sorge: h 08:12 Tramonta: h 19:21
Il 2 settembre, Mercurio sarà in congiunzione con la brillante stella Regolo, nella costellazione del Leone, a una distanza angolare di 1,2 gradi a nord: un incontro suggestivo, anche se difficile da osservare a occhio nudo data la vicinanza al Sole. Il momento culminante del ciclo apparente di Mercurio avverrà il 13 settembre, con la congiunzione superiore: il pianeta passerà dietro al Sole rispetto alla Terra, risultando inosservabile nel cielo per alcuni giorni. Infine, il 22 settembre, la Luna incontrerà Mercurio in una congiunzione stretta di 2,9 gradi a sud, ancora in condizioni sfavorevoli all’osservazione. Il mese si chiuderà con il transito di Mercurio al nodo discendente della sua orbita, il 30 settembre.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Mercurio
09:58:33.2
13:57:30.8
0.31357
1.2212
-11.9
-1.2
5.5
87.3
05:34
12:26
19:23
2 Mercurio
10:05:57.2
13:23:05.4
0.31652
1.24089
-11.1
-1.3
5.4
89.6
05:40
12:29
19:24
3 Mercurio
10:13:22.8
12:46:37.6
0.31999
1.25931
-10.1
-1.3
5.4
91.6
05:46
12:33
19:25
4 Mercurio
10:20:48.6
12:08:18.9
0.32391
1.27646
-9.2
-1.4
5.3
93.4
05:52
12:36
19:26
5 Mercurio
10:28:13.5
11:28:20.9
0.32823
1.29232
-8.3
-1.4
5.2
94.9
05:58
12:40
19:27
6 Mercurio
10:35:36.3
10:46:55.2
0.33292
1.3069
-7.3
-1.5
5.2
96.1
06:04
12:43
19:28
7 Mercurio
10:42:56.3
10:04:12.7
0.3379
1.32024
-6.4
-1.5
5.1
97.2
06:10
12:47
19:28
8 Mercurio
10:50:12.8
09:20:24.0
0.34314
1.33235
-5.5
-1.6
5.1
98.0
06:16
12:50
19:29
9 Mercurio
10:57:25.3
08:35:39.0
0.34858
1.34328
-4.6
-1.6
5.0
98.7
06:22
12:53
19:29
10 Mercurio
11:04:33.4
07:50:07.1
0.35418
1.35307
-3.7
-1.6
5.0
99.1
06:28
12:57
19:30
11 Mercurio
11:11:36.7
07:03:56.8
0.35988
1.36177
-2.9
-1.7
4.9
99.5
06:34
13:00
19:30
12 Mercurio
11:18:35.2
06:17:15.8
0.36566
1.36942
-2.2
-1.7
4.9
99.7
06:40
13:03
19:30
13 Mercurio
11:25:28.8
05:30:11.5
0.37146
1.37607
-1.7
-1.7
4.9
99.8
06:45
13:06
19:30
14 Mercurio
11:32:17.5
04:42:50.4
0.37727
1.38177
1.6
-1.7
4.9
99.9
06:51
13:09
19:30
15 Mercurio
11:39:01.2
03:55:18.3
0.38303
1.38656
2.0
-1.6
4.9
99.8
06:57
13:11
19:30
16 Mercurio
11:45:40.2
03:07:40.5
0.38873
1.3905
2.6
-1.5
4.8
99.7
07:03
13:14
19:30
17 Mercurio
11:52:14.4
02:20:02.0
0.39435
1.39362
3.3
-1.4
4.8
99.5
07:08
13:17
19:29
18 Mercurio
11:58:44.1
01:32:27.0
0.39984
1.39596
4.0
-1.3
4.8
99.2
07:14
13:19
19:29
19 Mercurio
12:05:09.4
00:44:59.3
0.40521
1.39756
4.8
-1.2
4.8
98.9
07:19
13:22
19:29
20 Mercurio
12:11:30.5
-00:02:17.4
0.41042
1.39846
5.6
-1.2
4.8
98.6
07:24
13:24
19:28
21 Mercurio
12:17:47.5
-00:49:20.1
0.41546
1.39867
6.3
-1.1
4.8
98.2
07:29
13:27
19:28
22 Mercurio
12:24:00.8
-01:36:05.8
0.42031
1.39825
7.0
-1.0
4.8
97.8
07:34
13:29
19:27
23 Mercurio
12:30:10.4
-02:22:32.0
0.42497
1.3972
7.8
-0.9
4.8
97.4
07:39
13:31
19:26
24 Mercurio
12:36:16.6
-03:08:36.3
0.42942
1.39556
8.5
-0.9
4.8
96.9
07:44
13:34
19:26
25 Mercurio
12:42:19.6
-03:54:16.5
0.43365
1.39335
9.2
-0.8
4.8
96.5
07:49
13:36
19:25
26 Mercurio
12:48:19.6
-04:39:30.7
0.43765
1.39059
9.9
-0.7
4.8
96.0
07:54
13:38
19:24
27 Mercurio
12:54:16.7
-05:24:16.9
0.44142
1.38729
10.5
-0.7
4.9
95.5
07:58
13:40
19:24
28 Mercurio
13:00:11.1
-06:08:33.6
0.44494
1.38347
11.2
-0.6
4.9
95.0
08:03
13:42
19:23
29 Mercurio
13:06:03.1
-06:52:19.0
0.44821
1.37914
11.8
-0.6
4.9
94.5
08:07
13:44
19:22
30 Mercurio
13:11:52.7
-07:35:31.8
0.45123
1.37432
12.4
-0.5
4.9
93.9
08:12
13:46
19:21
VENERE
01/09 Sorge: h 03:55 Tramonta: h 18:21 30/09 Sorge: h 05:01 Tramonta: h 18:04
Nel settembre 2025, Venere offrirà due occasioni di interesse astronomico, pur essendo visibile solo brevemente nel cielo del mattino. Il mese si apre con un evento elegante: il 1° settembre Venere si troverà in congiunzione con l’ammasso aperto del Presepe (M44), a una distanza di 1,5 gradi verso sud. Questo incontro ravvicinato, osservabile con un binocolo poco prima dell’alba, offrirà uno spettacolo affascinante. Il 19 settembre, Venere sarà coinvolto in una tripla congiunzione, visibile all’alba sull’orizzonte orientale: in pochi gradi si concentreranno la Luna, Regolo e il pianeta stesso. In particolare, Venere passerà a soli 0,5° da Regolo e a 0,8° dalla falce lunare calante. Anche in questo caso, l’evento sarà suggestivo ma difficile da osservare, data la bassa altezza sull’orizzonte e la luce crescente del mattino. Nonostante la posizione scomoda, gli astrofotografi più determinati potranno cogliere un raro allineamento tra pianeta, stella e satellite naturale.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Venere
08:39:35.3
18:31:21.3
0.72022
1.35635
-31.3
-4.0
12.4
84.3
03:55
11:08
18:21
2 Venere
08:44:32.1
18:15:37.4
0.72012
1.36195
-31.1
-4.0
12.3
84.5
03:57
11:09
18:21
3 Venere
08:49:28.2
17:59:22.4
0.72001
1.36752
-30.8
-4.0
12.3
84.8
04:00
11:10
18:21
4 Venere
08:54:23.6
17:42:36.6
0.71991
1.37304
-30.6
-4.0
12.3
85.1
04:02
11:11
18:21
5 Venere
08:59:18.3
17:25:20.6
0.71982
1.37852
-30.4
-4.0
12.2
85.3
04:04
11:12
18:20
6 Venere
09:04:12.4
17:07:34.8
0.71972
1.38396
-30.1
-3.9
12.2
85.6
04:06
11:13
18:20
7 Venere
09:09:05.7
16:49:19.7
0.71963
1.38936
-29.9
-3.9
12.1
85.8
04:08
11:14
18:20
8 Venere
09:13:58.3
16:30:35.8
0.71954
1.39471
-29.6
-3.9
12.1
86.1
04:10
11:15
18:19
9 Venere
09:18:50.2
16:11:23.6
0.71945
1.40002
-29.4
-3.9
12.0
86.3
04:13
11:16
18:19
10 Venere
09:23:41.3
15:51:43.6
0.71937
1.40529
-29.2
-3.9
12.0
86.6
04:15
11:16
18:19
11 Venere
09:28:31.7
15:31:36.3
0.71929
1.41052
-28.9
-3.9
11.9
86.8
04:17
11:17
18:18
12 Venere
09:33:21.4
15:11:02.3
0.71921
1.4157
-28.7
-3.9
11.9
87.0
04:19
11:18
18:18
13 Venere
09:38:10.4
14:50:02.1
0.71914
1.42083
-28.4
-3.9
11.8
87.3
04:21
11:19
18:17
14 Venere
09:42:58.6
14:28:36.4
0.71907
1.42593
-28.2
-3.9
11.8
87.5
04:24
11:20
18:17
15 Venere
09:47:46.1
14:06:45.8
719
1.43097
-28.0
-3.9
11.8
87.7
04:26
11:21
18:16
16 Venere
09:52:32.9
13:44:30.8
0.71894
1.43597
-27.7
-3.9
11.7
88.0
04:28
11:22
18:15
17 Venere
09:57:19.0
13:21:52.2
0.71888
1.44093
-27.5
-3.9
11.7
88.2
04:31
11:23
18:15
18 Venere
10:02:04.3
12:58:50.6
0.71882
1.44584
-27.2
-3.9
11.6
88.4
04:33
11:23
18:14
19 Venere
10:06:49.0
12:35:26.5
0.71877
1.4507
-27.0
-3.9
11.6
88.6
04:35
11:24
18:13
20 Venere
10:11:32.9
12:11:40.7
0.71872
1.45552
-26.8
-3.9
11.6
88.9
04:38
11:25
18:12
21 Venere
10:16:16.2
11:47:33.8
0.71868
1.46029
-26.5
-3.9
11.5
89.1
04:40
11:26
18:12
22 Venere
10:20:58.8
11:23:06.5
0.71863
1.46501
-26.3
-3.9
11.5
89.3
04:42
11:27
18:11
23 Venere
10:25:40.7
10:58:19.4
0.7186
1.46969
-26.0
-3.9
11.4
89.5
04:45
11:27
18:10
24 Venere
10:30:22.0
10:33:13.2
0.71856
1.47432
-25.8
-3.9
11.4
89.7
04:47
11:28
18:09
25 Venere
10:35:02.7
10:07:48.5
0.71853
1.4789
-25.5
-3.9
11.4
89.9
04:49
11:29
18:08
26 Venere
10:39:42.7
09:42:06.2
0.7185
1.48344
-25.3
-3.9
11.3
90.1
04:52
11:30
18:07
27 Venere
10:44:22.2
09:16:06.7
0.71848
1.48793
-25.0
-3.9
11.3
90.3
04:54
11:30
18:07
28 Venere
10:49:01.1
08:49:50.9
0.71846
1.49237
-24.8
-3.9
11.3
90.5
04:57
11:31
18:06
29 Venere
10:53:39.5
08:23:19.4
0.71845
1.49677
-24.6
-3.9
11.2
90.7
04:59
11:32
18:05
30 Venere
10:58:17.4
07:56:32.9
0.71843
1.50112
-24.3
-3.9
11.2
90.9
05:01
11:32
18:04
MARTE
01/09 Sorge: h 09:46 Tramonta: h 21:07 30/09 Sorge: h 09:31 Tramonta: h 19:58
Il primo evento significativo per Marte si verifica il 12 settembre, quando il pianeta rosso si avvicina alla stella Spica, nella costellazione della Vergine, in una congiunzione stretta di 2,3° a nord. L’evento accadrà in luce diurna sorgendo Marte dopo il Sole. Stesse condizioni per il secondo appuntamento del 24 settembre, quando la sottile falce lunare, tornata visibile dopo la fase di Luna Nuova, passerà a 3,9° a sud di Marte.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Marte
12:58:49.5
-06:00:30.1
1.57955
2.26234
37.1
1.6
4.1
96.1
09:46
15:28
21:07
2 Marte
13:01:13.2
-06:16:06.4
1.57839
2.26617
36.8
1.6
4.1
96.2
09:45
15:26
21:04
3 Marte
13:03:37.4
-06:31:41.5
1.57723
2.26996
36.5
1.6
4.1
96.2
09:45
15:25
21:02
4 Marte
13:06:01.9
-06:47:15.3
1.57606
2.2737
36.2
1.6
4.1
96.3
09:44
15:23
20:59
5 Marte
13:08:26.8
-07:02:47.6
1.57489
2.27739
35.8
1.6
4.1
96.4
09:44
15:22
20:57
6 Marte
13:10:52.1
-07:18:18.3
1.57371
2.28103
35.5
1.6
4.1
96.4
09:43
15:20
20:54
7 Marte
13:13:17.8
-07:33:47.3
1.57253
2.28462
35.2
1.6
4.1
96.5
09:43
15:19
20:52
8 Marte
13:15:43.9
-07:49:14.5
1.57134
2.28815
34.9
1.6
4.1
96.5
09:42
15:17
20:49
9 Marte
13:18:10.4
-08:04:39.8
1.57014
2.29164
34.6
1.6
4.1
96.6
09:41
15:16
20:47
10 Marte
13:20:37.3
-08:20:03.0
1.56895
2.29509
34.3
1.6
4.1
96.6
09:41
15:14
20:44
11 Marte
13:23:04.7
-08:35:24.1
1.56774
2.29848
34.0
1.6
4.1
96.7
09:40
15:13
20:42
12 Marte
13:25:32.5
-08:50:43.0
1.56654
2.30183
33.6
1.6
4.1
96.7
09:40
15:11
20:40
13 Marte
13:28:00.8
-09:05:59.7
1.56533
2.30512
33.3
1.6
4.1
96.8
09:39
15:10
20:37
14 Marte
13:30:29.5
-09:21:13.8
1.56411
2.30837
33.0
1.6
4.1
96.8
09:39
15:08
20:35
15 Marte
13:32:58.7
-09:36:25.5
1.56289
2.31157
32.7
1.6
4.0
96.9
09:38
15:07
20:32
16 Marte
13:35:28.4
-09:51:34.4
1.56167
2.31473
32.4
1.6
4.0
96.9
09:38
15:05
20:30
17 Marte
13:37:58.5
-10:06:40.6
1.56044
2.31783
32.1
1.6
4.0
97.0
09:37
15:04
20:28
18 Marte
13:40:29.2
-10:21:43.8
1.55921
2.32089
31.8
1.6
4.0
97.0
09:37
15:03
20:25
19 Marte
13:43:00.3
-10:36:43.8
1.55798
2.32389
31.5
1.6
4.0
97.1
09:36
15:01
20:23
20 Marte
13:45:31.9
-10:51:40.7
1.55674
2.32685
31.2
1.6
4.0
97.1
09:36
15:00
20:21
21 Marte
13:48:04.0
-11:06:34.1
1.5555
2.32975
30.9
1.6
4.0
97.2
09:35
14:58
20:18
22 Marte
13:50:36.7
-11:21:24.0
1.55425
2.33261
30.6
1.6
4.0
97.2
09:35
14:57
20:16
23 Marte
13:53:09.8
-11:36:10.2
1553
2.33542
30.2
1.6
4.0
97.3
09:34
14:56
20:14
24 Marte
13:55:43.4
-11:50:52.6
1.55175
2.33818
29.9
1.6
4.0
97.3
09:34
14:54
20:11
25 Marte
13:58:17.6
-12:05:31.1
1.55049
2.34089
29.6
1.6
4.0
97.4
09:34
14:53
20:09
26 Marte
14:00:52.3
-12:20:05.4
1.54924
2.34354
29.3
1.6
4.0
97.4
09:33
14:51
20:07
27 Marte
14:03:27.5
-12:34:35.5
1.54797
2.34616
29.0
1.6
4.0
97.5
09:33
14:50
20:05
28 Marte
14:06:03.3
-12:49:01.2
1.54671
2.34872
28.7
1.6
4.0
97.5
09:32
14:49
20:02
29 Marte
14:08:39.6
-13:03:22.4
1.54544
2.35123
28.4
1.6
4.0
97.6
09:32
14:47
20:00
30 Marte
14:11:16.5
-13:17:38.8
1.54417
2.3537
28.1
1.6
4.0
97.6
09:31
14:46
19:58
GIOVE
01/09 Sorge: h 02:16 Tramonta: h 17:13 30/09 Sorge: h 00:44 Tramonta: h 15:36
Il principale evento del mese è la congiunzione con la Luna il 16 settembre: nella seconda parte della notte, il nostro satellite passerà a circa 4,6° a sud di Giove, offrendo un bellissimo spettacolo a occhio nudo e un’occasione perfetta per l’osservazione con binocoli o piccoli telescopi. Nel corso del mese, Giove prosegue il suo moto retrogrado nella costellazione dei Gemelli, apparendo piuttosto basso nel cielo orientale solo nelle utlime ore della notte. L’opposizione di Giove è prevista per ottobre 2026.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Giove
07:17:22.4
22:12:53.3
5.16742
5.74433
-50.9
-2.0
34.2
99.4
02:16
09:48
17:13
2 Giove
07:18:08.5
22:11:33.9
5.16778
5.73239
-51.7
-2.0
34.3
99.4
02:13
09:45
17:10
3 Giove
07:18:54.1
22:10:14.5
5.16814
5.72032
-52.5
-2.0
34.4
99.4
02:10
09:41
17:07
4 Giove
07:19:39.3
22:08:55.1
5.16851
5.70812
-53.3
-2.0
34.5
99.4
02:07
09:38
17:03
5 Giove
07:20:24.1
22:07:35.7
5.16887
5.69579
-54.1
-2.0
34.5
99.4
02:04
09:35
17:00
6 Giove
07:21:08.5
22:06:16.4
5.16923
5.68333
-54.9
-2.0
34.6
99.4
02:01
09:32
16:57
7 Giove
07:21:52.4
22:04:57.2
5.1696
5.67075
-55.7
-2.0
34.7
99.3
01:58
09:29
16:53
8 Giove
07:22:35.9
22:03:38.1
5.16996
5.65804
-56.5
-2.0
34.8
99.3
01:55
09:25
16:50
9 Giove
07:23:19.0
22:02:19.2
5.17032
5.6452
-57.3
-2.0
34.9
99.3
01:52
09:22
16:47
10 Giove
07:24:01.6
22:01:00.4
5.17069
5.63225
-58.1
-2.0
34.9
99.3
01:49
09:19
16:43
11 Giove
07:24:43.8
21:59:41.8
5.17105
5.61918
-58.9
-2.0
35.0
99.3
01:45
09:16
16:40
12 Giove
07:25:25.5
21:58:23.4
5.17141
5.60599
-59.7
-2.0
35.1
99.3
01:42
09:13
16:37
13 Giove
07:26:06.7
21:57:05.3
5.17178
5.59269
-60.5
-2.0
35.2
99.3
01:39
09:09
16:33
14 Giove
07:26:47.5
21:55:47.6
5.17214
5.57928
-61.3
-2.0
35.3
99.3
01:36
09:06
16:30
15 Giove
07:27:27.8
21:54:30.3
5.1725
5.56576
-62.1
-2.1
35.3
99.3
01:33
09:03
16:26
16 Giove
07:28:07.6
21:53:13.4
5.17287
5.55212
-62.9
-2.1
35.4
99.2
01:30
08:59
16:23
17 Giove
07:28:46.9
21:51:57.0
5.17323
5.53839
-63.8
-2.1
35.5
99.2
01:27
08:56
16:20
18 Giove
07:29:25.7
21:50:41.1
5.17359
5.52455
-64.6
-2.1
35.6
99.2
01:23
08:53
16:16
19 Giove
07:30:04.0
21:49:25.8
5.17396
5.5106
-65.4
-2.1
35.7
99.2
01:20
08:50
16:13
20 Giove
07:30:41.7
21:48:11.0
5.17432
5.49657
-66.2
-2.1
35.8
99.2
01:17
08:46
16:10
21 Giove
07:31:19.0
21:46:56.9
5.17469
5.48243
-67.1
-2.1
35.9
99.2
01:14
08:43
16:06
22 Giove
07:31:55.6
21:45:43.4
5.17505
5.46821
-67.9
-2.1
36.0
99.2
01:10
08:40
16:03
23 Giove
07:32:31.8
21:44:30.6
5.17541
5.4539
-68.7
-2.1
36.1
99.2
01:07
08:36
16:00
24 Giove
07:33:07.3
21:43:18.6
5.17578
5.4395
-69.6
-2.1
36.2
99.2
01:04
08:33
15:56
25 Giove
07:33:42.3
21:42:07.3
5.17614
5.42502
-70.4
-2.1
36.3
99.2
01:00
08:30
15:53
26 Giove
07:34:16.8
21:40:56.9
5.17651
5.41047
-71.3
-2.1
36.4
99.2
00:57
08:26
15:49
27 Giove
07:34:50.7
21:39:47.3
5.17687
5.39584
-72.1
-2.1
36.5
99.1
00:54
08:23
15:46
28 Giove
07:35:24.0
21:38:38.7
5.17723
5.38113
-73.0
-2.1
36.6
99.1
00:51
08:20
15:43
29 Giove
07:35:56.7
21:37:31.0
5.1776
5.36636
-73.8
-2.1
36.7
99.1
00:47
08:16
15:39
30 Giove
07:36:28.8
21:36:24.3
5.17796
5.35152
-74.7
-2.1
36.8
99.1
00:44
08:13
15:36
SATURNO
01/09 Sorge: h 20:34 Tramonta: h 08:26 30/09 Sorge: h 18:35 Tramonta: h 06:21
Nel mese di settembre 2025 Saturno sarà protagonista di due eventi astronomici rilevanti. Il primo si verificherà la sera dell’8 settembre, quando la Luna in fase calante si troverà in congiunzione con il pianeta, passando a 4.0° a nord del gigante gassoso. L’evento sarà visibile in prima serata e offrirà una buona occasione per osservarli insieme nella costellazione dei Pesci, soprattutto attraverso un binocolo o un telescopio. Il secondo evento, di maggiore rilievo, avrà luogo il 21 settembre, quando Saturno raggiungerà l’opposizione rispetto al Sole. In questa configurazione, il pianeta sarà visibile per l’intera notte, sorgendo al tramonto e culminando a mezzanotte con la massima brillantezza e dimensione apparente dell’anno. Sarà quindi il momento migliore per osservare Saturno e i suoi anelli, che appariranno ben definiti anche con strumenti amatoriali. L’opposizione avverrà il giorno prima dell’equinozio d’autunno, aggiungendo fascino al cielo di fine estate.
Il 6 settembre Urano sarà in moto retrogrado nella costellazione dell’Ariete. Il 13 dello stesso mese alle 03:53 (ora italiana), il nostro satellite passerà a 5,4° a nord del pianeta.
L’8 settembre, alle 00:26, la Luna si troverà in congiunzione con Nettuno, passandogli a 2,9° a nord. Il 23 settembre, alle 13:29, Nettuno raggiungerà l’opposizione: sarà quindi allineato con la Terra e il Sole.
NAME
RA
DEC
SUNDIST
EADIST
ELONG
MAG
DIAM
PHASE
RISE
TRAN
SET
1 Nettuno
00:07:10.9
-00:42:44.2
29.88784
28.95384
-157.3
7.8
2.5
100.0
20:32
02:39
08:35
2 Nettuno
00:07:05.5
-00:43:21.5
29.88782
28.94767
-158.3
7.8
2.5
100.0
20:28
02:35
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Eclisse Totale di Luna
Il 7 Settembre 2025 assisteremo ad un’eclisse totale di Luna con la fase di penombra che avrà inizio alle ore 17:28 col nostro satellite ad almeno 20° al di sotto dell’orizzonte in tutto il territorio nazionale. La fase massima dell’eclisse si avrà alle ore 20:12 con la Luna ancora molto bassa sull’orizzonte limitandosi ad un’altezza massima intorno a +10° solamente in Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e con valori ancora più bassi in tutte le altre regioni, a +7° nella zona di Roma. Questo evento giungerà al termine alle ore 22:55 ed avrà una “magnitudine di penombra” di 2.344, un valore che determina la frazione di Luna che viene oscurata con l’ingresso della penombra della Terra, oltre ad una “magnitudine umbral” di 1.362 che riguarda la frazione di suolo lunare che viene oscurata dal cono d’ombra della Terra. Solo al termine dell’eclisse l’altezza della Luna sull’orizzonte sarà relativamente favorevole, intorno a +27/38° in tutto il territorio, ma ormai se ne riparlerà la prossima volta.
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LUNA
Settembre 2025 offre spettacolari condizioni osservative della Luna: dagli Appennini lunari visibili il 1° settembre, al Plenilunio del 7 con forti contrasti geologici, fino all’Ultimo Quarto del 14 e al Novilunio del 21. Numerose congiunzioni e occultazioni coinvolgeranno Saturno, Nettuno, Giove, Venere, Regolo, Marte e Antares, con eventi di grande interesse astronomico.
L’articolo completo dedicato alla Luna è a cura di Francesco Badalotti e disponibile QUI
ASTEROIDI – PICCOLI MONDI
L’asteroide (22) Kalliope, scoperto nel 1852 da John Russell Hind, orbita nella fascia principale con periodo di 4,96 anni. Con un diametro di circa 150 km e un satellite, Linus, mostra una composizione metallico-silicatica e densità elevata. La sua opposizione avverrà il 17 settembre, quando raggiungerà la magnitudine 10, osservabile con esposizioni fino a 5 minuti.
L’articolo completo sugli asteroidi del mese di Settembre è a cura di Marco Iozzi e disponibile QUI
COMETE
Anche settembre ci costringe ad inseguire oggetti molto deboli, in attesa che l’autunno porti finalmente una svolta con la C/2025 K1 ATLAS.
L’articolo completo sulle comete di Settembre è a cura di Claudio Pra e disponibile QUI
TRANSITI STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE
I Transiti maggiori nel nostro cielo della ISS International Space Station per il mese di Settembre a cura di Giuseppe Petricca disponibile QUI
SUPERNOVAE
Nella rubrica supernovae di agosto 2025 spiccano la terza scoperta di Giancarlo Cortini in UGC5700 e i risultati del team cinese XOSS con la SN2025trj in PGC58378. Il nuovo Sumdo Observatory, guidato da Ziyang Mai e Jiaze Fu, annuncia due transienti, tra cui la SN2025uxv, classificata come supernova di tipo Ia. Una stagione ricca di scoperte amatoriali.
La rubrica completa sulle supernovae è a cura di Fabio Briganti e Riccardo Mancini disponibile QUI
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Sta diventando una piacevole routine aprire la rubrica supernovae con una nuova scoperta del grande Giarcarlo Cortini. Dice il detto: non c’è due senza tre e così il bravo astrofilo forlivese ha messo a segno la terza scoperta in meno di tre mesi raggiungendo quota 36 scoperte al suo attivo. Il nuovo transiente è stato individuato alla mag.+18 la notte del 2 agosto nella piccola galassia a spirale barrata UGC5700 posta nella costellazione dell’Orsa Maggiore a circa 300 milioni di anni luce di distanza. Nei giorni seguenti la scoperta l’oggetto ha mantenuto una luminosità sempre intorno alla mag.+18 facendo ipotizzare di essere di fronte ad una supernova di tipo II. Nessun osservatorio professionale però ha ripreso uno spettro di conferma e pertanto al nuovo transiente è rimasta assegnata la sigla provvisoria AT2025taj.
Immagine della AT2025taj in UGC5700 ottenuta il giorno dopo la scoperta da Giancarlo Cortini con un telescopio C14 F.5,6 somma di 5 immagini da 60 secondi.
Immagine della AT2025taj in UGC5700 ottenuta da Riccardo Mancini con un telescopio Newton da 250mm F.5 esposizione di 70 minuti.
In questo rovente agosto 2025 le scoperte amatoriali però non finiscono qui. Dalla Cina arrivano infatti due nuove scoperte. La prima è stata messa a segno dal team del programma XOSS capitanati da Xing Gao e Mi Zhang. Con questa scoperta i prolifici cinesi raggiungono quota 25 scoperte nel 2025, oltre a numerose Variabili Caltaclismiche della nostra galassia ed anche a diverse Novae Extragalattiche. Se consideriamo che per il 2025 il secondo posto in fatto di scoperte di supernovae è occupato dal nostro Giancarlo Cortini con tre scoperte, ci rendiamo conto del divario e dell’incredibile lavoro che stanno portando avanti i cinesi di XOSS, tanto che potremmo considerarli dei veri e propri professionisti.
Negli ultimi mesi non abbiamo dato molto spazio al racconto di queste 25 supernovae perché sono state quasi tutte molto deboli, a volte oltre la mag.+19 e collocate in piccole galassie, anche anonime. Anche l’attuale SN2025trj è stata scoperta a mag.+18,7 in una piccola galassia denominata PGC58378 posta nella costellazione di Ercole a circa 470 milioni di anni luce di distanza. La galassia ospite è immersa in un campo stellare ricco di galassie, inserite da George Abell nel suo famoso catalogo di gruppi di galassie al n. 2197, fra cui spiccano la galassia ellittica NGC6173 e la galassia NGC6175 che in realtà è una coppia di galassie interagenti. I cinesi dei XOSS hanno individuato questo nuovo transiente nella notte dell’11 agosto, battendo sul tempo i programmi professionali quali ZTF ed ATLAS. I primi a riprendere lo spettro di conferma sono stati gli astronomi americani del Palomar Observatory in California con il telescopio da 1,5 metri. La SN2025trj è una giovane supernova di tipo Ia scoperta circa due settimane prima del massimo di luminosità, che si è verificato il 25 agosto intorno alla mag.+17.
Bella immagine della SN2025trj in PGC58378 ottenuta dall’astrofilo spagnolo Carlos Segarra con un telescopio da 200mm F.4 somma di 25 immagini da 180 secondi, dove sono visibile numerose galassie che compongono l’ammasso denominato Abell 2197.
La seconda scoperta proveniente dalla Cina è stata invece ottenuta dal nuovo gruppo di ricerca supernovae collegato al Sumdo Observatory, ubicato nella provincia di Qinghai. Avevamo già accennato di questo nuovo gruppo nella rubrica di gennaio, in occasione della loro prima scoperta la SN2025km individuata in una piccola galassia anonima. Questo gruppo di astrofili cinesi, capitanati da Ziyang Mai e Jiaze Fu, hanno messo a segno ad aprile una seconda scoperta la AT2025hjd con il loro osservatorio ancora in fase di settaggio. Finalmente le operazioni di messa a punto della strumentazione sono terminate ed il 13 agosto è arrivata la terza scoperta individuata nella galassia a spirale IC4434 posta nella costellazione del Bootes a circa 700 milioni di anni luce di distanza. La galassia ospite è accompagnata in cielo dalla galassia a spirale barrata IC4433. Al momento della scoperta il nuovo transiente mostrava una luminosità pari alla mag.+18,6 ed i bravi astrofili cinesi hanno battuto sul tempo i programmi professionali quali ZTF ed ATLAS. A fine agosto il nuovo oggetto era aumentato di luminosità superando la mag.+17 ma ad oggi nessun osservatorio professionale ha ripreso uno spettro di conferma e pertanto al nuovo transiente è rimasta assegnata la sigla provvisoria AT2025ttc.
Immagine di scoperta della AT2025ttc in IC4434 ottenuta da Ziyang Mai e Jiaze Fu con il telescopio Celestron 8 Edge HD da 200mm F.7 del Sumdo Observatory.
Immagine della AT2025ttc in IC4434 ottenuta dall’astrofilo spagnolo Carlos Segarra con un telescopio da 200mm F.4 somma di 10 immagini da 180 secondi.
Abbiamo contattato Ziyang Mai per avere delle informazioni sulla loro attività di ricerca. Il Sumdo Observatory come abbiamo visto è entrato in funzione a gennaio di quest’anno e il telescopio principale utilizzato per la ricerca di supernovae è un Celestron 8 Edge HD da 200mm F.10 ridotto a F.7 con il quale vengono ripresi ogni notte che è sereno circa 60 campi stellari con varie galassie per campo, per una media a notte di circa 500 galassie riprese. All’interno dell’osservatorio sono presenti altri strumenti di diametro inferiore che vengono utilizzarti per le riprese a largo campo della Via Lattea a caccia di Variabili Cataclismiche. Sono già previsti per il futuro l’entrata in funzione di telescopi di maggior diametro per incrementare la ricerca di supernovae extragalattiche. Ziyang Mai ci ha rivelato che dagli inizi del 2023 aveva partecipato personalmente al progetto del Xingming Observatory e ha scoperto oltre 100 transitori insieme ai membri del team XOSS, inclusi vari tipi di supernove, Novae in M31, Variabili Cataclismiche ed eventi di microlensing. Naturalmente tutte queste scoperte sono state riportate a nome del team XOSS. È stato grazie alla partecipazione al progetto XOSS che Ziyang Mai ha appreso l’abilità dell’osservazione del cielo e perciò ha deciso alla fine del 2024 di avviare il suo nuovo progetto di ricerca presso il Sumdo Observatory. Dobbiamo dire che i risultati ottenuti sono davvero molto interessanti, alla luce anche del fatto che questo nuovo gruppo sta utilizzando attualmente una normalissima strumentazione, che però se usata con coerenza e costanza può portare a grandi soddisfazioni.
Jiaze Fu (a sinistra) e Ziyang Mai (a destra)
Visione notturna del Sumdo Observatory operativo con tutti i suoi strumenti al lavoro.
Primo piano del telescopio Celestron 8 Edge HD da 200mm F.10 ridotto a F.7 utilizzato per la ricerca di supernovae extragalattiche al Sumdo Observatory.
Eravamo in procinto di chiudere la rubrica di questo mese, quando è giunta la notizia di una nuova scoperta da parte di Ziyang Mai e Jiaze Fu e di tutto il team del Sumdo Observatory. Nella notte del 21 agosto hanno infatti individuato un nuovo transiente situato in una piccola galassia anonima posta nella costellazione di Pegaso alla notevole distanza di circa 900 milioni di anni luce di distanza. Al momento della scoperta il nuovo oggetto mostrava una luminosità pari alla mag.+18,3 ed i bravi astrofili cinesi sono stati più rapidi nel comunicare la scoperta nel TNS, battendo sul tempo il programma professionale denominato GOTO che si è dovuto accontentare di una prediscovery datata 17 agosto. A differenza della precedente, questa nuova scoperta ha ricevuto una rapida classificazione due giorni dopo la scoperta da parte degli astronomi dall’Osservatorio del Mauna Kea nelle Isole Hawaii con il telescopio dell’Università delle Hawaii UH88 da 2,2 metri. La SN2025uxv, questa la sigla definitiva assegnata, è una supernova di tipo Ia scoperta circa 10 giorni prima del massimo di luminosità. Non possiamo pertanto che esprimere le nostre congratulazioni a questo nuovo gruppo di astrofili cinesi, che con grande tenacia e professionalità hanno iniziato nel migliore dei modi questa loro nuova avventura di ricerca supernovae extragalattiche.
Immagine di scoperta della SN2025uxv in galassia Anonima ottenuta da Ziyang Mai e Jiaze Fu con il telescopio Celestron 8 Edge HD da 200mm F.7 del Sumdo Observatory.
Leggi le altre puntate dedicate alle Supernovae qui
Tra i mondi del Sistema Solare potremmo aver trovato un nuovo candidato capace di ospitare la vita, se non ora almeno miliardi di anni fa. Un Mondo che, nel suo passato, avrebbe offerto condizioni adatte alla vita. Si tratta di Cerere, il pianeta nano che orbita nella fascia principale degli asteroidi[1], tra Marte e Giove e che nasconde una storia davvero affascinante.
Questo piccolo corpo celeste, con un diametro di meno di mille chilometri, ha recentemente attirato l’attenzione degli scienziati grazie alla sua complessa e intrigante storia geologica. Una ricerca guidata da Sam Courville dell’Arizona State University ha mostrato che, tra 2,5 e 4 miliardi di anni fa, Cerere non era il mondo freddo e inerte che osserviamo oggi.
Grazie al decadimento radioattivo nel suo nucleo, Cerere avrebbe generato calore interno sufficiente a mantenere un oceano nascosto di acqua liquida e attività idrotermale, ovvero circolazione di acqua calda e minerali nelle sue profondità, creando condizioni chimiche potenzialmente favorevoli alla vita
Questo scenario è emerso grazie alla missione Dawn della NASA[2] che ha fornito dati preziosi, rivelando sorprendenti indizi sulla superficie e sotto la crosta di Ceres. Sono stati scoperti depositi di sali brillanti, particolarmente visibili, nel cratere Occator[3] che suggeriscono un’attività idrotermale passata. In particolare, si tratta di tracce di composti organici: gli elementi essenziali della vita, suggerendo che Ceres potrebbe aver ospitato processi chimici complessi.
Evoluzione interna di Cerere: dall’accrezione alla differenziazione, fino al metamorfismo del nucleo e al congelamento dell’oceano. A destra, una ricostruzione plausibile della struttura attuale, con guscio di ghiaccio, strato salmastro e nucleo roccioso.
I dati suggeriscono che un vasto corpo d’acqua liquida potrebbe aver interagito con la crosta rocciosa nel passato, creando un ambiente dinamico per le reazioni chimiche.
Queste scoperte svelano un mondo che, nonostante le sue piccole dimensioni, ha vissuto una storia geologica ricca e dinamica, in grado di creare ambienti chimicamente attivi e potenzialmente abitabili. Gli astrobiologi considerano questi fattori fondamentali quando valutano la capacità di un ambiente di ospitare microrganismi. Se un oceano sotterraneo è realmente esistito e ha interagito con i minerali e i sali, Cerere avrebbe potuto offrire nicchie ecologiche favorevoli allo sviluppo di comunità microbiche primitive.
Capire Cerere significa comprendere meglio come i piccoli mondi del Sistema Solare possano evolvere e offrire, anche solo per un tempo limitato, ambienti compatibili con la vita. Un tassello importante per la grande domanda che ci accompagna da sempre: siamo soli nell’Universo?
[1] La fascia principale degli asteroidi è la regione tra Marte e Giove dove orbitano migliaia di corpi rocciosi, resti della formazione del Sistema Solare.
[2] La missione Dawn della NASA, lanciata nel 2007, è stata la prima sonda ad entrare in orbita attorno a due mondi diversi: Vesta e Ceres.
[3] Il cratere Occator su Ceres, largo 92 km, è famoso per le sue macchie luminose di sali brillanti.
Ivan Almar e Claudio Maccone all'Osservatorio di Monte Mario a Roma, Italia, per il meeting INAF SETI del 25 settembre 2019.
Foto di Vladimir Philippov. SETI League photo, used by permission.
Il 20 agosto è una data molto significativa per la folta comunità di appassionati dello spazio profondo: proprio in quel giorno, nel 1977, veniva lanciata da Cape Canaveral la sonda Voyager 2. A distanza di 48 anni, questo “occhio umano” sul cosmo è ancora incredibilmente aperto e continua a trasmettere flebili dati. È, di fatto, una sorta di avamposto della nostra specie nell’incommensurabile cosmo che si dischiude al di là del pianeta nano Plutone. A bordo delle Voyager 1 e 2 si trovano anche i celebri dischi d’oro, un distillato di umanità che è una sorta di messaggio in bottiglia che utopicamente abbiamo consegnato ad un destinatario intelligente della cui esistenza al momento non abbiamo alcuna prova.
Forse è anche per questo che Claudio Maccone (Torino, 6 febbraio 1948 – Torino, 20 agosto 2025), che oseremmo definire con affetto il “Frank Drake” italiano, ha scelto proprio una data così astronomicamente significativa per congedarsi dal Pale Blue Dot, quel «pallido puntino azzurro» che chiamiamo casa, come lo definì Carl Sagan. Non è forse questa una sorta di giustizia poetica?
Condensare una lunga carriera come quella di Claudio Maccone, uno dei luminari del progetto SETI, è francamente un compito ingrato, perché saremmo costretti a tralasciare innumerevoli contributi fondamentali. Laureato in fisica (1972) e in matematica (1975) all’Università di Torino, Maccone si dottorò al King’s College di Londra (1980) e poi tornò in Italia. Insegnò al Liceo “Albert Einstein” della città sabauda per un breve periodo nel 1985. In seguito lavorò come scienziato per il gruppo Aeritalia (oggi Thales Alenia) e ricoprì numerosi incarichi prestigiosi in seno all’International Academy of Astronautics (IAA) di Parigi. Dopo il pensionamento anticipato da Alenia S.p.A. nel 2004 si dedicò all’attività accademica presso il Politecnico di Torino (2005-2009). Dal 2010 è stato Director for Scientific Space Exploration dell’IAA e dal 2012 al 2021 ha presieduto lo SETI Permanent Committee dell’IAA.
Dal punto di vista scientifico va evidenziata la geniale visionarietà dei suoi progetti e delle sue idee: la faccia nascosta della Luna è uno dei luoghi più “silenziosi” dell’intero sistema solare per quanto riguarda le lunghezze d’onda radio dello spettro elettromagnetico. Questo, insieme al fatto che la minore gravità lunare rende relativamente più agevole costruire infrastrutture di grandi dimensioni, portò Maccone a ipotizzare la costruzione di un immenso radiotelescopio sulla faccia nascosta della Luna. Il progetto gli valse il Giordano Bruno Award della SETI League nel 2002, conferitogli «per i suoi sforzi volti a istituire un radiotelescopio sulla faccia nascosta della Luna». Oggi, nel rinnovato interesse per l’esplorazione lunare, la discussione sulla protezione della faccia nascosta dall’eccesso di comunicazioni radio è tornata di capitale attualità.
Un altro progetto, ancora più visionario, è FOCAL (1998), basato su un’intuizione di Von R. Eshleman del 1979. L’acronimo sta per Fast Outgoing Cyclopean Astronomical Lens e indica un progetto volto a sfruttare l’effetto lente gravitazionale descritto dalle equazioni di campo di Einstein (1915): la luce proveniente da distanze siderali, passando in prossimità dello spaziotempo curvato dall’enorme massa-energia del Sole, viene “messa a fuoco” a una distanza di circa 550 unità astronomiche. Voyager 2 si trova attualmente a circa 140 unità astronomiche dal Sole e impiegherà un altro secolo circa per raggiungere una distanza dell’ordine prevista da FOCAL. Se mai si riuscisse a portare avanti un’impresa simile, disporremmo di un “telescopio” con uno specchio del diametro pari a quello del Sole.
Negli ultimi anni Maccone si è dedicato alla scrittura, pubblicando numerosi contributi sulla matematica e sulla statistica delle civiltà extraterrestri e chiarendo molti punti critici non ben sviluppati, come quelli impliciti nella celeberrima (ancorché discutibile dal punto di vista operativo) equazione di Drake. Nel 2012 ha pubblicato Mathematical SETI. Statistics, Signal Processing, Space Missions (Springer). Una sintesi matura delle sue riflessioni è arrivata nel 2020 con l’imprescindibileEvo-SETI: Life Evolution Statistics on Earth and Exoplanets (Springer), che consigliamo a ricercatori e curiosi desiderosi di approfondire la scienza dietro alle iniziative SETI. Nel 2025 è uscito infine La galassia vivente. Vincitori e vinti nella Via Lattea (Springer), scritto assieme a Eugenio Mieli e Andrea Maria Francesco Valli: un volume che presenta un’analisi divulgativa, e insieme rigorosa, dei fattori dell’equazione di Drake e della possibilità concreta che la vita, là fuori, abbia avuto anche altri luoghi d’origine indipendenti.
Quando immaginiamo la vita nello spazio, pensiamo subito all’acqua: fiumi, oceani, piogge aliene. Poi aggiungiamo il carbonio, l’azoto, il fosforo: gli ingredienti base di ogni cellula.
Ma c’è un dettaglio meno noto che potrebbe essere la vera chiave della vita nell’Universo: i metalli di transizione. Ferro, rame, molibdeno, manganese…elementi che agiscono come piccoli interruttori nelle reazioni chimiche. Senza di loro, gli enzimi che fanno respirare le cellule e trasformano energia non funzionerebbero. In poche parole: niente metabolismo, niente vita.
Il problema? Questi metalli non sono distribuiti ovunque. La loro presenza dipende da eventi rari e violenti, come l’esplosione delle supernovae o la fusione di stelle di neutroni.
Così, due pianeti gemelli per acqua e dimensioni potrebbero avere destini opposti: uno pullulante di vita, l’altro sterile.
Per questo, alcuni scienziati propongono un nuovo criterio nella ricerca di mondi abitabili: guardare non solo all’acqua o alla posizione di un pianeta nella “zona abitabile”, ma anche alla ricchezza di metalli nella sua stella. Analizzando la luce stellare, infatti, possiamo intuire la composizione chimica dei pianeti che le orbitano attorno.
Lo studio di Giovanni Covone e Donato Giovannelli propone un ampliamento dei criteri con cui oggi si cercano mondi abitabili.
Di solito ci si concentra su:
disponibilità di CHNOPS (carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo, zolfo),
presenza di acqua liquida,
condizioni di disequilibrio termodinamico (cioè fonti di energia sfruttabili dalla vita).
Gli autori sostengono che manca un tassello fondamentale: la disponibilità di metalli di transizione (ferro, manganese, molibdeno, rame, nichel e altri). Questi elementi sono cofattori indispensabili per gli enzimi ossidoreduttasi, che catalizzano le reazioni di ossidoriduzione su cui si basa il metabolismo di tutti gli organismi conosciuti. Senza di essi, la chimica della vita così come la conosciamo non potrebbe funzionare.
Il problema è che la distribuzione di questi metalli non è uniforme nell’Universo: dipende dall’evoluzione chimica delle galassie e dei sistemi stellari. Perciò, due pianeti simili per acqua e dimensioni potrebbero avere prospettive biologiche molto diverse se la loro “dotazione” di metalli è differente.
Punti chiave
I metalli di transizione sono un parametro ancora poco considerato nella ricerca di vita extraterrestre. La loro abbondanza varia nello spazio e nel tempo, quindi non tutti i sistemi stellari offrono la stessa “ricetta chimica” per la vita.
Le indagini spettroscopiche stellari (come quelle del progetto APOGEE) permettono di stimare il contenuto di metalli di transizione nelle stelle, e quindi nei pianeti che vi orbitano. Questo approccio potrebbe diventare un nuovo filtro astrobiologico: non solo cercare pianeti con acqua liquida, ma cercarli intorno a stelle ricche degli elementi giusti.
Contesto più ampio
Il legame tra metallicità e pianeti è ormai consolidato: le stelle con un’alta concentrazione di elementi pesanti tendono a ospitare un maggior numero di pianeti, in particolare mondi rocciosi come la Terra. Ma la questione non riguarda solo la formazione dei pianeti: ha implicazioni dirette anche per la biologia. Elementi come ferro e molibdeno, ad esempio, sono al cuore di molti enzimi fondamentali nei processi metabolici terrestri; senza di essi, il motore della vita cellulare collasserebbe. La loro disponibilità, però, non è affatto scontata: gli elementi più pesanti del ferro sono rari nell’Universo, perché si formano esclusivamente in eventi catastrofici come le esplosioni di supernovae o le collisioni tra stelle di neutroni. Questo rende l’abbondanza di certi metalli un vero e proprio fattore limitante per lo sviluppo della vita. In questo contesto si inserisce l’ipotesi della “Terra Rara”, secondo cui la vita complessa non è affatto diffusa, ma richiede condizioni eccezionalmente particolari, tra cui proprio la giusta combinazione di elementi chimici.
Perché è importante
Questa ricerca apre una nuova prospettiva in astrobiologia: la presenza di acqua liquida, da sola, non è sufficiente a garantire lo sviluppo della vita. Serve anche la “giusta tavola periodica”, ovvero una combinazione di elementi chimici adeguata a sostenere processi biologici complessi. In quest’ottica, la posizione del nostro Sistema Solare all’interno della Galassia e la particolare composizione chimica del Sole potrebbero aver giocato un ruolo fondamentale nell’emergere della vita sulla Terra. Questo approccio fornisce inoltre un criterio pratico e concreto per orientare le future missioni di ricerca della vita: i telescopi spaziali di nuova generazione non dovranno limitarsi a individuare pianeti nella cosiddetta zona abitabile, ma dovranno anche analizzare la loro “tavolozza chimica”, valutando se possiedono il mix di metalli ed elementi indispensabili perché la vita possa davvero sbocciare.
Ogni giorno milioni di persone in Italia e nel mondo cercano l’oroscopo del giorno per sapere cosa li attende in amore, lavoro e salute. Le rubriche astrologiche sono tra le più lette su giornali e siti web, segno di un interesse costante che unisce curiosità e tradizione. Ma cosa significa davvero leggere l’oroscopo? E qual è la differenza tra astrologia e astronomia, la scienza che studia i corpi celesti?
In questo articolo esploriamo le origini dell’oroscopo, il suo significato culturale, la sua diffusione quotidiana e la distinzione con la scienza moderna, offrendo una panoramica completa e ben indicizzata sul tema.
Cos’è l’oroscopo del giorno
L’oroscopo del giorno è una previsione astrologica che associa i movimenti apparenti del Sole, della Luna e dei pianeti a dodici segni zodiacali. Ogni segno corrisponde a un periodo dell’anno e a precise costellazioni dello zodiaco. Secondo l’astrologia, queste posizioni influenzano gli eventi e la personalità delle persone nate sotto un determinato segno.
Le rubriche di oroscopo quotidiano sono diventate una presenza fissa nei media: dai giornali cartacei ai siti online, fino alle app dedicate, con milioni di consultazioni ogni giorno.
Origini dell’oroscopo
L’oroscopo affonda le sue radici nelle civiltà mesopotamiche, dove l’osservazione del cielo era utilizzata per prevedere eventi collettivi come raccolti e guerre. Successivamente, i Greci e i Romani trasformarono l’astrologia in un sistema che collegava i corpi celesti alla vita degli individui.
Durante il Medioevo, l’astrologia era insegnata nelle università insieme all’astronomia, ma con l’avvento della scienza moderna e del metodo sperimentale, la distinzione si fece netta: l’astronomia divenne una disciplina scientifica, mentre l’astrologia rimase nel campo delle credenze.
Come viene calcolato l’oroscopo del giorno
L’astrologo parte dalla posizione degli astri rispetto alla Terra e li interpreta secondo la tradizione astrologica. I principali elementi considerati sono:
Posizione del Sole nei segni zodiacali.
Fase lunare e posizione della Luna.
Aspetti planetari: angoli tra i pianeti, come congiunzioni, quadrature e trigoni.
Ascendente e case astrologiche, che variano a seconda dell’ora e del luogo di nascita.
È importante sottolineare che non esistono basi scientifiche che colleghino le posizioni dei pianeti al destino umano, ma l’oroscopo resta un linguaggio simbolico e culturale molto diffuso.
Perché l’oroscopo quotidiano è così seguito
L’oroscopo del giorno ha un fascino particolare perché offre:
Un rituale quotidiano: molte persone iniziano la giornata leggendo le previsioni.
Una chiave interpretativa: l’oroscopo propone suggerimenti su come affrontare sfide e opportunità.
Intrattenimento: leggere il proprio segno è percepito come un momento leggero e divertente.
Appartenenza: i segni zodiacali creano identità e comunità (i “leoni” passionali, i “vergine” precisi, ecc.).
Oroscopo e scienza: la differenza con l’astronomia
Spesso l’oroscopo viene associato erroneamente alla scienza del cielo, ma è importante distinguere:
L’astronomia è la scienza che studia l’universo con metodo sperimentale e strumenti avanzati (telescopi, sonde spaziali, osservatori).
L’astrologia è una pratica simbolica che collega i moti celesti alla vita umana senza basi scientifiche.
Per approfondire la differenza, è utile consultare le risorse dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU), che chiariscono la netta separazione tra scienza e astrologia.
L’oroscopo oggi: media e applicazioni
L’oroscopo del giorno è uno dei contenuti più consultati sul web. Esistono:
Portali e riviste online come Oroscopo.it, che offrono previsioni quotidiane gratuite.
Applicazioni mobili dedicate esclusivamente all’oroscopo e alla lettura del tema natale.
Social network: gli oroscopi “brevi e virali” sono tra i contenuti più condivisi.
La popolarità digitale dell’oroscopo conferma il suo ruolo non solo come tradizione, ma anche come fenomeno mediatico moderno.
Conclusione
L’oroscopo del giorno è un fenomeno che unisce tradizione, cultura e intrattenimento. Nonostante la mancanza di basi scientifiche, continua a esercitare fascino perché offre un linguaggio simbolico che interpreta desideri, paure e speranze. È importante, però, distinguere sempre tra l’oroscopo come forma di espressione culturale e l’astronomia come disciplina scientifica.
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Se sei curioso di distinguere scienza e credenze, visita Coelum Astronomia: troverai articoli, guide e rubriche dedicate all’astronomia vera, per passare dall’oroscopo alle scoperte scientifiche che spiegano davvero il cielo.
Stonehenge è uno dei monumenti più iconici e misteriosi dell’antichità. Situato nella piana di Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, è costituito da un insieme di grandi blocchi di pietra disposti in cerchi concentrici. Risalente a circa 4.500 anni fa, è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO nel 1986 e continua a richiamare studiosi, turisti e appassionati di storia da tutto il mondo.
Ma che cos’è Stonehenge? Perché è stato costruito? E soprattutto, quale funzione aveva per le popolazioni preistoriche che vi hanno investito secoli di lavoro e organizzazione?
Caratteristiche e struttura del sito
Stonehenge non è un semplice cerchio di pietre, ma un complesso archeologico articolato che ha richiesto costruzioni in fasi successive:
Primo periodo (circa 3000 a.C.): venne realizzato un fossato circolare con terrapieno e fosse (chiamate “fosse di Aubrey”), probabilmente utilizzate per scopi rituali.
Secondo periodo (2500 a.C.): furono trasportati i primi megaliti, alcuni dei quali provenivano dal Galles, a oltre 200 km di distanza.
Terzo periodo (2000-1500 a.C.): vennero collocate le grandi pietre verticali di sarsen (alcune alte più di 7 metri e pesanti oltre 20 tonnellate), disposte in un anello con architravi di pietra.
Oggi il sito appare come un cerchio incompleto, ma in origine la disposizione era molto più regolare e simmetrica. Le tecniche utilizzate per il trasporto e l’erezione di massi tanto grandi restano ancora oggetto di studi e ipotesi: corde, slitte di legno, rulli e forse l’uso di acqua e ghiaccio come lubrificante naturale.
Allineamenti astronomici
Una delle caratteristiche più affascinanti di Stonehenge è il suo allineamento con il Sole nei solstizi.
Solstizio d’estate: il Sole sorge allineato con la cosiddetta “Heel Stone”, una pietra situata all’ingresso del sito.
Solstizio d’inverno: il Sole al tramonto si allinea con l’asse principale del monumento.
Questi allineamenti fanno pensare a Stonehenge come a un calendario preistorico o a un osservatorio astronomico usato per prevedere stagioni e fenomeni celesti, cruciali per la vita agricola delle comunità neolitiche.
Secondo studi recenti, l’intero complesso potrebbe essere stato progettato come un luogo cerimoniale legato al ciclo della vita e della morte, con le pietre più chiare utilizzate per i rituali in onore dei vivi e quelle più scure per i riti funebri.
Interpretazioni e significati
Non esiste un consenso unico sul significato di Stonehenge, ma sono state avanzate diverse ipotesi:
Luogo rituale religioso: un centro per cerimonie spirituali legate alla natura e al ciclo delle stagioni.
Calendario astronomico: usato per segnare equinozi e solstizi, fondamentali per l’agricoltura.
Necropoli: scavi archeologici hanno rivelato resti umani, suggerendo una funzione funeraria.
Centro sociale: un luogo di incontro e coesione per diverse comunità neolitiche.
Molte di queste ipotesi non si escludono a vicenda: Stonehenge potrebbe aver avuto più funzioni, cambiate nel corso dei secoli.
Stonehenge nella cultura e nella società moderna
Stonehenge è diventato non solo un sito archeologico, ma anche un simbolo culturale universale.
Attira ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo.
È al centro di festival e celebrazioni, come il raduno del solstizio d’estate, che richiama migliaia di persone tra druidi moderni, curiosi e appassionati di spiritualità.
È uno dei siti più studiati dalla comunità scientifica internazionale, con continui scavi e nuove tecnologie di indagine (georadar, scansioni 3D).
Il fascino di Stonehenge deriva proprio dal suo mistero irrisolto: a differenza di altri monumenti antichi, non abbiamo testi scritti che ne chiariscano la funzione.
Stonehenge e l’archeoastronomia
Lo studio di Stonehenge è stato fondamentale per lo sviluppo dell’archeoastronomia, una disciplina che unisce archeologia e astronomia per analizzare i rapporti tra monumenti antichi e fenomeni celesti.
Questo approccio ha permesso di comprendere come le società preistoriche avessero già una conoscenza avanzata del cielo, capace di tradursi in architetture complesse. Stonehenge non è un caso isolato: monumenti simili con allineamenti astronomici si trovano anche in altre parti del mondo, come Newgrange in Irlanda o i templi megalitici di Malta.
Stonehenge e l’UNESCO
Dal 1986 Stonehenge è riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, insieme ad altri siti neolitici della zona. Questo riconoscimento ha permesso di tutelarlo e valorizzarlo come bene culturale unico, garantendo fondi per la conservazione e promuovendo un turismo sostenibile.
Conclusione
Stonehenge è molto più di un insieme di pietre antiche: è un simbolo universale del legame tra uomo e cosmo, un monumento che unisce scienza, spiritualità e comunità. La sua funzione precisa rimane avvolta nel mistero, ma proprio questa ambiguità lo rende affascinante e immortale.
Visitare Stonehenge significa compiere un viaggio nel tempo, alla scoperta delle radici della nostra civiltà e del rapporto millenario che l’uomo ha con il cielo e i suoi cicli.
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Se ti appassionano i temi di astronomia e archeoastronomia, visita Coelum Astronomia: troverai articoli, approfondimenti e rubriche che raccontano il legame tra l’uomo e il cosmo, dall’antichità fino alle missioni spaziali moderne.
La passione per l’astronomia è un sentimento che accomuna da secoli persone di culture e generazioni diverse. Nasce spesso da una semplice osservazione del cielo notturno: un bambino che nota la luminosità della Luna, un adulto che resta affascinato dalla Via Lattea in una notte estiva, o un curioso che si chiede cosa siano quelle luci in movimento che attraversano il firmamento.
L’astronomia, a differenza di altre scienze, ha una peculiarità unica: è visibile a tutti, anche senza strumenti complessi. Basta alzare lo sguardo. Questa immediatezza spiega perché la passione astronomica sia così diffusa e perché abbia un ruolo centrale nella divulgazione scientifica. Ma come nasce questa passione? Quali sono i suoi sviluppi? E perché continua a esercitare un fascino così profondo sull’uomo contemporaneo?
Come nasce la passione astronomica
Molti appassionati raccontano che la scintilla sia scattata in modi diversi, ma quasi sempre attraverso esperienze dirette di osservazione o di contatto con la scienza del cielo.
Osservazione a occhio nudo: riconoscere le costellazioni più note, seguire il movimento della Luna, distinguere i pianeti visibili senza strumenti (Venere, Giove, Saturno, Marte).
Primo telescopio: per molti, ricevere in regalo un piccolo telescopio o binocolo segna il momento in cui l’astronomia diventa una vera passione.
Letture e riviste specializzate: testi divulgativi, manuali pratici e siti come Coelum Astronomia hanno avvicinato generazioni di appassionati.
Eventi astronomici: eclissi solari e lunari, passaggi di comete, transiti di pianeti davanti al Sole sono occasioni che accendono l’interesse collettivo.
Esperienze condivise: serate osservative organizzate da associazioni e planetari offrono un contesto sociale che trasforma la curiosità individuale in passione stabile.
Una passione universale e accessibile
L’astronomia ha una caratteristica speciale: è una scienza democratica. Non serve un laboratorio costoso per iniziare, ma soltanto curiosità e il desiderio di osservare. Questa accessibilità rende l’astronomia una delle scienze più amate dagli amatori, tanto che si parla di una vera e propria comunità internazionale di “astronomi dilettanti”.
Molti fenomeni possono essere osservati senza strumentazione:
Il sorgere e il tramontare delle costellazioni nel corso delle stagioni.
Le fasi lunari, visibili a occhio nudo.
Le piogge di meteore come le Perseidi o le Geminidi.
Questa immediatezza fa sì che la passione astronomica sia un’esperienza intergenerazionale, che unisce nonni e nipoti, genitori e figli.
Passione e conoscenza scientifica
La passione astronomica non è solo contemplazione estetica. Molti appassionati sviluppano col tempo una conoscenza solida, imparando a usare mappe stellari, software di simulazione come Stellarium, e strumenti professionali.
Questa evoluzione trasforma la passione in competenza scientifica amatoriale, tanto che in molti casi gli appassionati hanno contribuito a scoperte importanti:
Rilevazione di nuove comete.
Monitoraggio dell’attività delle macchie solari.
Segnalazione di transiti di asteroidi vicini alla Terra.
Ciò dimostra che la passione per l’astronomia non è un passatempo fine a sé stesso, ma può diventare parte della ricerca scientifica collaborativa.
Il ruolo delle associazioni e delle comunità
Un aspetto centrale nello sviluppo della passione astronomica è l’incontro con altri appassionati. Le associazioni astronomiche locali organizzano osservazioni pubbliche, conferenze e corsi di formazione. In Italia esistono decine di gruppi che fanno parte dell’Unione Astrofili Italiani (UAI), un ente che coordina attività divulgative e progetti osservativi.
Partecipare a una comunità permette di:
Condividere esperienze e strumenti.
Imparare da osservatori più esperti.
Contribuire a progetti di citizen science.
La dimensione comunitaria rende la passione astronomica un’esperienza collettiva che rafforza il senso di appartenenza.
Dalla passione all’esplorazione
Molti giovani che hanno iniziato con un telescopio amatoriale hanno poi intrapreso carriere scientifiche e professionali nell’astronomia e nell’astrofisica. Agenzie come la NASA e l’ESA offrono continuamente nuovi stimoli, con missioni spaziali seguite da milioni di persone.
La passione astronomica non resta quindi confinata al cielo visibile: si alimenta con immagini spettacolari come quelle dell’Astronomy Picture of the Day e con le notizie provenienti dalle sonde spaziali che esplorano il Sistema Solare.
Conclusione
La passione per l’astronomia è un filo che unisce il passato al presente, dal primo uomo che ha alzato gli occhi al cielo fino ai moderni osservatori spaziali. È una passione che nasce facilmente e che può durare tutta la vita, arricchendo la conoscenza e stimolando la curiosità. Che si tratti di osservare la Luna al telescopio o di seguire le ultime scoperte della NASA, ciò che conta è lo sguardo rivolto al cielo, che ci ricorda sempre quanto sia vasto l’universo e quanto piccola, ma significativa, sia la nostra presenza al suo interno.
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Se vuoi alimentare la tua passione per l’astronomia, esplora i contenuti di Coelum Astronomia: guide, notizie, immagini e approfondimenti per osservare e comprendere il cielo. Un appuntamento costante per chi desidera trasformare la curiosità in conoscenza.
L’astrofotografia è la disciplina che unisce scienza e arte, permettendo di immortalare il cielo notturno e gli oggetti celesti attraverso tecniche fotografiche avanzate. Nata già nell’Ottocento con le prime lastre fotografiche applicate ai telescopi, oggi è una passione praticata da migliaia di persone in tutto il mondo, resa possibile dall’evoluzione tecnologica delle fotocamere digitali e dalla diffusione di telescopi sempre più accessibili.
Non si tratta soltanto di scattare immagini suggestive: l’astrofotografia è anche un strumento scientifico che contribuisce alla ricerca, documentando fenomeni astronomici e permettendo agli appassionati di collaborare con osservatori professionali.
Tipi di astrofotografia
L’astrofotografia si divide in diversi ambiti, a seconda del soggetto e della tecnica utilizzata:
Fotografia lunare e planetaria: cattura dettagli della superficie della Luna, dei pianeti e dei satelliti naturali.
Deep sky: immortala oggetti deboli e lontani, come galassie, nebulose e ammassi stellari.
Wide field: mostra porzioni ampie di cielo, come la Via Lattea e congiunzioni planetarie.
Time-lapse e startrail: tecniche che evidenziano il movimento apparente delle stelle e la rotazione terrestre.
Ognuno di questi approcci richiede strumenti e impostazioni specifiche, ma tutti condividono lo stesso obiettivo: mostrare la bellezza del cosmo.
Strumenti principali
L’astrofotografia non richiede necessariamente strumenti complessi, ma alcuni elementi sono essenziali:
Telescopio con montatura equatoriale motorizzata: fondamentale per compensare il movimento terrestre.
Fotocamera digitale (DSLR o CCD/CMOS dedicate): consente lunghe esposizioni e sensibilità elevata.
Software di elaborazione: programmi come DeepSkyStacker, PixInsight o Photoshop permettono di combinare e migliorare le immagini.
Gli appassionati trovano un grande supporto in portali come Astronomy Picture of the Daye in community di astrofotografi che condividono tecniche e risultati.
Astrofotografia amatoriale e ricerca scientifica
L’astrofotografia amatoriale non ha solo un valore estetico. Molti fenomeni astronomici sono stati documentati proprio da appassionati che hanno condiviso i loro scatti con gli astronomi professionisti. Ad esempio:
Scoperte di supernovae in galassie lontane.
Monitoraggio dell’attività delle macchie solari.
Documentazione del passaggio di comete e asteroidi.
Questi contributi dimostrano come l’astrofotografia sia anche una scienza partecipativa, capace di arricchire le conoscenze collettive.
Conclusione
L’astrofotografia è una finestra sull’universo, che permette a chiunque di trasformare una notte serena in un viaggio attraverso le stelle. È una disciplina che educa, emoziona e unisce, creando una comunità globale di appassionati.
Scopri PhotoCoelum – la galleria di astrofotografia di Coelum
Se ti interessa l’astrofotografia e vuoi ammirare scatti realizzati da astrofotografi italiani e internazionali, visita la sezione PhotoCoelum. Troverai una galleria aggiornata con immagini del cielo profondo, della Luna e dei pianeti, accompagnate da schede tecniche e descrizioni. È uno spazio pensato per valorizzare la creatività degli appassionati e per condividere la bellezza del cosmo attraverso l’obiettivo di chi lo osserva.
L’Astronomy Picture of the Day, conosciuta con l’acronimo APOD, è una delle iniziative più longeve e seguite della NASA in ambito divulgativo. Dal 16 giugno 1995, ogni giorno viene pubblicata un’immagine astronomica accompagnata da un testo esplicativo scritto da scienziati professionisti. L’idea nasce grazie agli astrofisici Robert Nemiroff e Jerry Bonnell, che volevano offrire al pubblico un modo semplice e accessibile per avvicinarsi all’astronomia.
Il progetto ha avuto un successo immediato: milioni di persone in tutto il mondo consultano quotidianamente APOD per ammirare il cosmo attraverso fotografie spettacolari e per leggere spiegazioni chiare e accurate. La sua forza risiede proprio nel connubio tra bellezza visiva e contenuto scientifico affidabile, che rende ogni immagine uno strumento educativo e divulgativo.
Come funziona APOD
Ogni giorno sul sito ufficiale compare una nuova immagine. Non si tratta solo di fotografie professionali provenienti dai più grandi telescopi, ma anche di scatti realizzati da astrofotografi amatoriali di alto livello, accuratamente selezionati. Questo approccio inclusivo ha permesso di valorizzare la passione di molti appassionati che, con strumentazione privata, contribuiscono a mostrare il cielo con prospettive originali.
Telescopi terrestri: ad esempio il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile.
Sonde e rover spaziali: le immagini inviate da missioni come Perseverance su Marte o dalle sonde Voyager.
Astrofotografi amatoriali: che con pazienza e competenza riescono a catturare fenomeni come eclissi, comete e congiunzioni planetarie.
Accanto all’immagine, il cuore del progetto è la spiegazione testuale, che ha uno stile divulgativo: poche righe che condensano concetti complessi in un linguaggio chiaro e comprensibile.
Perché l’APOD è così importante
APOD non è soltanto una galleria fotografica. È una vera e propria enciclopedia visiva dell’universo, che ogni giorno arricchisce il sapere di chiunque sia interessato al cielo.
I punti di forza principali:
Accessibilità universale: gratuito e disponibile online, raggiungibile da chiunque abbia una connessione Internet.
Valore educativo: usato in scuole e università come risorsa didattica per spiegare concetti astronomici attraverso esempi concreti.
Divulgazione scientifica: permette di rendere visibili al grande pubblico scoperte complesse senza rinunciare alla correttezza scientifica.
Archivio storico: dal 1995 a oggi raccoglie migliaia di immagini, costituendo una cronologia visiva dell’evoluzione dell’astronomia moderna.
Molti insegnanti e divulgatori usano l’APOD come strumento quotidiano di formazione, creando percorsi didattici che uniscono scienza e immaginazione.
Esempi celebri di APOD
Tra le migliaia di immagini pubblicate negli anni, alcune sono diventate iconiche:
La fotografia della Pillars of Creation, scattata dal telescopio Hubble, che mostra colonne di gas e polveri nella Nebulosa Aquila.
Gli spettacolari mosaici di galassie catturati dal James Webb Space Telescope, che rivelano oggetti mai osservati prima.
Le immagini a lunga esposizione di comete e eclissi solari, spesso realizzate da astrofotografi amatoriali.
Le mappe del cielo riprese in diverse lunghezze d’onda, dal visibile all’infrarosso e ai raggi X.
Questi contenuti dimostrano come l’APOD riesca a coniugare estetica e rigore scientifico, emozionando e informando allo stesso tempo.
L’impatto culturale e sociale
L’APOD ha creato una vera e propria comunità internazionale di appassionati, studenti e ricercatori. Ogni giorno l’immagine viene condivisa su forum, social network e piattaforme educative, contribuendo alla diffusione globale della cultura scientifica.
Non è raro che persone comuni, incuriosite da un’immagine vista sull’APOD, decidano di approfondire l’astronomia e inizino a praticare l’astrofotografia o a partecipare ad attività di osservazione nei planetari.
Inoltre, il progetto contribuisce a mantenere viva l’idea che la scienza è patrimonio di tutti, non riservata a un’élite di specialisti.
APOD oggi e domani
Dopo quasi trent’anni, APOD è ancora uno dei siti di astronomia più visitati al mondo. Il suo archivio, facilmente consultabile per data, permette di esplorare le immagini pubblicate fin dal 1995, offrendo un patrimonio senza precedenti.
Guardando al futuro, è probabile che il progetto continui a crescere integrando nuovi strumenti di osservazione, immagini sempre più dettagliate e magari contenuti multimediali come video e animazioni 3D.
Conclusione
L’Astronomy Picture of the Day è una finestra quotidiana sull’universo che unisce rigore scientifico e meraviglia estetica. È uno strumento prezioso per educare, emozionare e diffondere la cultura scientifica. Che si tratti di una galassia lontana osservata da un telescopio spaziale o di un’eclissi catturata da un appassionato, ogni immagine APOD racconta una storia dell’universo e ci invita a guardare il cielo con occhi nuovi.
Segui l’APoC – Astronomy Picture of Coelum
Se ti appassiona l’Astronomy Picture of the Day, ti invitiamo a scoprire anche l’APoC – Astronomy Picture of Coelum, la rubrica quotidiana di Coelum Astronomia ispirata al progetto NASA. Ogni giorno pubblichiamo una selezione di immagini astronomiche accompagnate da spiegazioni chiare e approfondite, con particolare attenzione agli scatti realizzati da astrofotografi italiani e alle osservazioni più significative visibili dal nostro cielo. Seguire l’APoC significa avere un appuntamento quotidiano con la bellezza dell’universo e restare aggiornati sulle meraviglie del cosmo con uno sguardo vicino e accessibile.
Quando sentiamo la parola “costellazioni”, pensiamo subito al cielo stellato, ai disegni che le antiche civiltà hanno tracciato per orientarsi e raccontare storie mitologiche. Tuttavia, nel linguaggio moderno, il termine è usato anche in un contesto psicologico, dando vita al concetto di costellazioni familiari. Queste, però, non hanno nulla a che fare con l’astronomia.
Le costellazioni familiari sono un metodo introdotto dallo psicoterapeuta Bert Hellinger negli anni ’90. L’idea è rappresentare dinamiche relazionali tra i membri di una famiglia attraverso una sorta di “messa in scena simbolica”. È importante distinguere chiaramente tra le costellazioni astronomiche, che fanno parte della scienza ufficiale, e quelle familiari, che appartengono a un campo non scientifico.
Cosa sono le costellazioni familiari
Una tecnica di psicoterapia sistemica che mira a mettere in luce conflitti irrisolti o dinamiche nascoste all’interno del nucleo familiare.
Durante una sessione, i partecipanti “interpretano” membri della famiglia del soggetto in esame, ricreando un quadro emotivo e relazionale.
L’obiettivo è offrire nuove prospettive e stimolare consapevolezza interiore.
Non è riconosciuta come scienza, ma è utilizzata da alcuni terapeuti in contesti di counseling.
Le costellazioni familiari non hanno alcun legame con le stelle, e il loro nome è semplicemente metaforico: il termine “costellazione” viene usato per evocare l’idea di un sistema di elementi connessi tra loro.
Differenza con le costellazioni astronomiche
Le costellazioni astronomiche, riconosciute dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU), sono raggruppamenti di stelle visibili nel cielo. Queste sono state ufficialmente codificate nel 1922 e rappresentano 88 aree del cielo, utilizzate dagli astronomi per orientarsi nelle osservazioni.
Le costellazioni familiari invece:
Non hanno alcun fondamento scientifico.
Non derivano da osservazioni astronomiche.
Non servono per studiare il cosmo, ma per esplorare simbolicamente dinamiche umane.
Conclusione
Le costellazioni familiari appartengono al linguaggio della psicologia, non all’astronomia. Quando si parla di “costellazioni” in senso scientifico, ci si riferisce esclusivamente a figure celesti, con basi osservative e coordinate precise. Confondere i due termini rischia di generare equivoci, soprattutto online, dove molte persone cercano informazioni scientifiche.
L’astronomia è una delle scienze più antiche dell’umanità, nata migliaia di anni fa dall’osservazione del cielo notturno. Le civiltà mesopotamiche, egizie e maya tracciavano i movimenti delle stelle per misurare il tempo e regolare le attività agricole, mentre in Grecia filosofi come Aristotele e Tolomeo svilupparono i primi modelli cosmologici.
Oggi l’astronomia è una scienza moderna e interdisciplinare, che unisce fisica, matematica, chimica e informatica per comprendere l’universo. Dalla scoperta dei pianeti extrasolari alla fotografia delle prime galassie con il James Webb Space Telescope, questa disciplina continua a rivoluzionare la nostra visione del cosmo.
Ma spesso il termine viene confuso con astrologia, una pratica basata sull’interpretazione simbolica dei movimenti celesti. Per questo è fondamentale distinguere cosa sia davvero l’astronomia e cosa invece non appartenga al suo ambito scientifico.
Cos’è l’Astronomia
L’astronomia è definita come la scienza che studia l’universo e i corpi celesti. Questo include pianeti, stelle, satelliti, asteroidi, comete, galassie e fenomeni come buchi neri o onde gravitazionali.
Caratteristiche principali dell’astronomia:
Scienza sperimentale: utilizza osservazioni ripetibili e verificabili.
Metodo scientifico: si basa su ipotesi, calcoli e conferme sperimentali.
Tecnologia avanzata: sfrutta telescopi ottici, radiotelescopi e strumenti spaziali.
Interdisciplinarietà: dialoga con fisica teorica, geologia planetaria e biologia (astrobiologia).
Grazie a missioni come Hubble e Gaia dell’ESA, oggi conosciamo miliardi di stelle e possiamo mappare il cosmo con una precisione mai raggiunta prima.
Cosa non è Astronomia
Molti confondono l’astronomia con altre discipline o pratiche. In realtà:
Non è astrologia: l’astronomia non si occupa di oroscopi o predizioni del futuro. L’astrologia interpreta i moti celesti come influenze sul destino umano, ma non ha alcuna base scientifica.
Non è superstizione: le credenze popolari (eclissi come segni divini, comete come presagi) appartengono al mito, non alla scienza.
Non è magia: non offre risposte esoteriche, ma spiegazioni basate su osservazioni verificabili.
Non è opinione personale: i dati astronomici possono essere replicati e misurati da chiunque con gli strumenti adatti.
Questa distinzione è cruciale soprattutto nell’era digitale, dove informazioni scientifiche convivono con notizie false o ingannevoli.
Gli strumenti dell’Astronomia moderna
Per comprendere meglio il cosmo, l’astronomia si avvale di tecnologie sempre più sofisticate:
Sonde e rover: missioni come Perseverance su Marte esplorano direttamente i pianeti.
Osservatori gravitazionali: come LIGO e Virgo, che hanno rilevato le onde gravitazionali previste da Einstein.
Questi strumenti hanno trasformato l’astronomia da semplice osservazione visiva a scienza di precisione.
Conclusione
L’astronomia è la scienza del cielo e dell’universo. Non si limita a osservare le stelle, ma cerca di comprendere le leggi che regolano lo spazio e il tempo. Non è astrologia, non è magia, e non è previsione del destino umano: è una disciplina scientifica che unisce l’umanità nella ricerca di risposte.
Brogliaccio relativo alla terza immagine di prediscovery della SN1972E in NGC5253 ripresa al Mount John University Observatory il 9 maggio 1972 da M. Clack.
a cura di Fabio Briganti e Riccardo Mancini
Abstract
La supernova SN1972E, scoperta da Charles Thomas Kowal il 13 maggio 1972 nella galassia nana NGC 5253, rappresenta la terza più luminosa extragalattica mai osservata, con una magnitudine di +7,8. Fu la prima supernova classificata in tempo reale come di tipo Ia, grazie agli spettri ottenuti dagli osservatori di Lick e Asiago. La scoperta di Kowal, allora impegnato con Fritz Zwicky al programma di ricerca sistematica delle supernovae al Palomar Observatory, si inserisce in un contesto storico che vede l’uso delle Ia come “candele standard” cosmologiche. Ulteriori prediscovery datate 6 e 9 maggio 1972 hanno anticipato la data ufficiale di individuazione. L’indagine sugli archivi di Palomar, Asiago, Carter e Bamberga ha permesso di ricostruire la cronologia completa di osservazioni e conferme, restituendo un ritratto dettagliato di uno degli eventi più significativi della storia delle supernovae.
SN1972E in NGC 5253
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Charles Thomas Kowal nel 1990. Foto di Albert V. Holm.
Nella nostra rassegna delle supernovae più luminose ed importanti della storia, approdiamo adesso alla SN1972E che rappresenta la terza supernova più luminosa della storia. Fu scoperta il 13 maggio 1972 dall’astronomo americano Charles Thomas Kowal nella galassia nana irregolare NGC 5253 situata subito al di fuori del Gruppo Locale, nella costellazione del Centauro, a meno di 10 milioni di anni luce di distanza da noi. Scoperta da William Herschel nel 1787, fa parte del gruppo di galassie fra cui troneggia M83 situata a meno di 2° più a Nord. Charles Thomas Kowal nacque a Baffalo nello stato di New York l’8 novembre 1940 da una famiglia di umili origini. Suo padre Charles Joseph era un fabbro e sua madre Rose Kowal una fornaia. Si diplomò alla East High School di Buffalo nel 1957. Successivamente si trasferì a Los Angeles per studiare all’Università della California del Sud e, mentre lavorava part-time come assistente notturno presso gli osservatori di Monte Wilson e Monte Palomar, si laureò in Astronomia nel 1963.
Proprio grazie a quell’incarico notturno fu notato e assunto direttamente da Fritz Zwicky, che lo volle al suo fianco nelle osservazioni condotte con il telescopio Schmidt Oschin da 48 pollici (120 cm) al Monte Palomar, nell’ambito della realizzazione del suo celebre catalogo di galassie e ammassi di galassie.
Fritz Zwicky fu tra i primi a sostenere l’utilizzo delle supernovae di tipo Ia come indicatori di distanza extragalattica — le cosiddette candele standard. Per questo, nel 1959 avviò una ricerca sistematica di supernovae utilizzando le lastre fotografiche ottenute con il telescopio Schmidt Oschin. Nell’ambito di questo programma, tra i più attivi ricercatori figurava Charles Kowal, che contribuì in modo significativo all’indagine. Ogni campo celeste veniva ripreso su due lastre distinte, successivamente confrontate con un comparatore a intermittenza per individuare le variazioni luminose caratteristiche delle supernovae. Il programma di ricerca si concluse nel dicembre 1975 con ben 178 supernovae scoperte, di cui 81 a carico di Kowal, che così divenne uno dei più grandi scopritori di supernovae della storia. Charles Thomas Kowal vanta nel suo palmarès anche numerose comete ed asteroidi, oltre a due lune di Giove: Leda (1974) e Temisto (1975).
Kowal non ottenne risultati significativi solo attraverso l’osservazione diretta al telescopio, ma si distinse anche per una clamorosa intuizione derivata da un’attenta analisi dei testi letterari. Il numero di marzo 1979 della rivista Sky and Telescope conteneva un articolo di Steven Albers che elencava le occultazioni reciproche di pianeti dal 1557 al 2230, tra cui un’occultazione di Nettuno da parte di Giove nel gennaio del 1613. Kowal si rese subito conto che Galileo stava osservando Giove in quel periodo e avrebbe potuto aver visto Nettuno. Con l’aiuto dei bibliotecari dell’Hale Observatories, trovò le riproduzioni dei quaderni di Galileo con disegni di Giove e dei suoi satelliti datati 28 dicembre 1612 e una “stella” che non figurava nel catalogo dell’Osservatorio Astrofisico Smithsonian. Inoltre, Galileo notò che questa “stella” si era spostata leggermente nell’arco di diverse notti. Galileo aveva perciò visto Nettuno oltre 200 anni prima della sua scoperta ufficiale nel 1846. Tutto questo grazie all’intuizione ed alle meticolose ricerche effettuate proprio da Kowal.
Una curiosità: durante un viaggio in Italia nel 1968 Kowal conobbe Maria Antonietta Ruffino che nell’ottobre di quell’anno, sempre in Italia, diventò sua moglie. L’anno successivo a Los Angeles nacque la loro figlia Loretta (Lory). Il 17 ottobre 1974 Koval scoprì l’asteroide 1939 Loretta a cui diede, appunto, il nome di sua figlia. Non è da tutti avere un padre che all’età di cinque anni ti regala un asteroide! Nel 1985 si trasferì a Baltimora per lavorare ai programmi dell’Hubble Space Telescope che lo tennero occupato fino al lancio nel 1990. Nel 1996 entrò a far parte del team responsabile della missione NEAR Shoemaker, la sonda che orbitò attorno all’asteroide 433 Eros e vi atterrò con successo. Si ritirò a vita privata nel giugno del 2006 e morì il 28 novembre 2011 all’età di 71 anni in una piccola località rurale chiamata Cinebar nello stato di Washington.
Stupenda immagine della SN1972E in NGC5253 ottenuta da C.T. Kowal il 16 maggio 1972 con il telescopio Schmidt Oschin da 48 pollici (120cm) al Monte Palomar Observatory.
Ma andiamo subito al racconto del ritrovamento che ci ha riservato alcune sorprese interessanti. La nostra indagine è partita dalla circolare IAUC n. 2405, relativa all’annuncio originale, e desideriamo esprimere il nostro apprezzamento a Daniel Green, responsabile delle storiche circolari IAUC, per la disponibilità con cui ci ha sempre fornito i documenti utilizzati nei vari articoli già pubblicati. Nella circolare n. 2405 del 18 maggio 1972 C.T. Koval comunica la scoperta in data 13 maggio 1972 di una supernova di mag. +8,5 posizionata 56″ Ovest e 85″ Sud dal centro della galassia NGC5253. La presenza dell’oggetto fu confermata da una seconda immagine ottenuta il 15 maggio. Tuttavia, nella circolare non viene specificato quale strumento fu utilizzato per l’individuazione iniziale. Sappiamo che Kowal operava sia al Monte Wilson che al Monte Palomar, sebbene fosse attivo principalmente presso quest’ultimo. Per chiarire il dettaglio, ci siamo rivolti — come già in passato — a Jean Muller, l’astronoma con il maggior numero di supernovae individuate (ben 107), che ci ha raccontato di aver lavorato per quattro mesi con Kowal al telescopio Schmidt da 48 pollici del Monte Palomar nel 1985, apprendendo da lui preziose tecniche osservative e pratiche professionali.
Pagina n. 288 del Book del telescopio Schmidt da 18 pollici dell’Osservatorio di Monte Palomar dove abbiamo evidenziato in giallo il rigo relativo all’immagine di scoperta ripresa il 13 maggio 1972 alle ore 22,09 TU e il rigo relativo all’immagine di conferma ripresa il 15 maggio 1972 alle ore 23,37 TU.
Sulla base di questi elementi, è altamente probabile che la scoperta sia stata effettuata con il telescopio Schmidt da 18 pollici del Monte Palomar. Nel registro (Book) di questo strumento risultano annotate infatti due osservazioni centrate su NGC5236 – M83, entrambe realizzate da Kowal: quella del 13 maggio, relativa all’individuazione, e quella del 15 maggio, che confermò la presenza dell’oggetto. Il soggetto principale della ripresa era M83, ma poiché NGC5253 si trova a meno di 2° a Sud entrava ben visibile nella stessa lastra. Jean Muller ci ha comunicato che purtroppo queste lastre non sono state digitalizzate e quindi, anche se contenute nell’archivio del Palomar, non sono visionabili a distanza. I primi a riprendere lo spettro di conferma in data 18 maggio 1972, come riportato nella Circolare IAUC n. 2407 del 23 maggio 1972, furono gli astronomi americani del Lick Observatory sul Monte Hamilton in California utilizzando lo storico C. Donald Shane Telescope da 3 metri di diametro. La SN1972E era una classica supernova di tipo Ia: nel suo spettro era infatti ben evidente la linea di assorbimento del Silicio II intorno ai 6150 Å mentre mancava la linea dell’Idrogeno, che invece è presente nelle supernovae di tipo II.
La SN1972E, oltre ad essere la terza supernova extragalattica più luminosa della storia, raggiungendo come vedremo fra poco la notevole mag. +7,8, vanta un altro primato: essendo la prima supernova classificata in tempo reale. Le precedenti supernovae avevano ricevuto una classificazione, ma questa veniva realizzata a posteriori, analizzando gli spettri ottenuti e verificando l’andamento della curva di luce. In questo caso per la prima volta la classificazione fu immediata. Proseguendo nella nostra indagine, siamo giunti alla circolare IAUC n. 2411, datata 1° giugno 1972, con la quale gli astronomi italiani Roberto Barbon e Franco Ciatti, dell’Osservatorio di Asiago, annunciavano di aver ottenuto lo spettro della supernova in NGC5253 il 24 maggio, utilizzando il telescopio Galileo da 122 cm. Nella comunicazione, Barbon e Ciatti confermavano la classificazione proposta dagli astronomi americani, ma aggiungevano un’informazione significativa emersa dall’analisi dello spettro: la supernova era stata individuata dopo il massimo di luminosità, che si era verificato intorno al 4 maggio, quindi nove giorni prima della scoperta ufficiale.
Considerato che da Asiago era stato ottenuto lo spettro, era lecito ipotizzare l’esistenza di qualche immagine fotografica nei loro archivi. Abbiamo quindi avviato una ricerca sistematica consultando i registri (book) dei tre strumenti operativi presso l’osservatorio nel 1972, dove sono annotate tutte le riprese effettuate ogni notte. Né il telescopio Galileo né lo Schmidt Piccolo riportavano immagini utili, ma fortunatamente nel registro dello Schmidt Grande risultavano alcune lastre relative alla galassia NGC5253.
Immagine della SN1972E in NGC5253 ripresa con il telescopio Schmidt grande dell’Osservatorio di Asiago il 4 giugno 1972. La supernova è stata segnata con la matita rossa da Roberto Barbon. In alto è visibile la galassia M83.
Abbiamo perciò contattato per l’ennesima volta l’astrofisica Lina Tomasella, che anche questa volta ci è stata di grande aiuto, ritrovando negli archivi dell’Osservatorio di Asiago sia lo spettro del 24 maggio, che un’immagine ottenuta con lo Schmidt Grande in data 4 giugno 1972. Anche per questa importante supernova, come già capitato nelle precedenti indagini per altri oggetti, si manifestava evidente un’incongruenza sulla data di scoperta. La circolare IAUC n. 2405 assegnava l’individuazione a Kowal nel 13 maggio 1972, ma nella lista del CBAT (Central Bureau for Astronomical Telegrams), dove sono annotate tutte le supernovae extragalattiche dal 1885 fino al 2015 (dal 2016 è entrato in funzione l’attuale TNS – Transient Name Server), alla SN1972E è assegnata la data del 6 maggio 1972. A cosa può essere dovuta la differenza di sette giorni?
La spiegazione è arrivata grazie alla circolare IAUC n. 2421 del 6 giugno 1972, nella quale il dott. W.J.H. Fisher, direttore del Carter Observatory a Wellington in Nuova Zelanda, comunicava due prediscovery ottenute appunto il 6 e il 9 maggio 1972, riportando anche una stima accurata della magnitudine: +7,88 nella lastra del 6 maggio e +8,13 in quella del 9 maggio. Prendendo per buono il massimo di luminosità al 4 maggio, come calcolato da Barbon e Ciatti con lo spettro di Asiago e analizzando la curva di luce, possiamo calcolare il massimo di luminosità pari alla notevole mag. +7,8. Soltanto due supernovae extragalattiche sono state più luminose della SN1972E e ci riferiamo alla SN1885A in M31 (vedi Coelum 272), con cui abbiamo iniziato questa rassegna, e alla famosa SN1987A nella Grande Nube di Magellano, di cui parleremo in un prossimo articolo.
Immagine della SN1972E in NGC5253 ripresa il 22 maggio 1972 al Carter Observatory con il telescopio Cassegrain da 41 cm – 30 minuti di posa su lastra Gevaert 67A50.
Fiduciosi, abbiamo quindi contattato il Carter Observatory a Wellington in Nuova Zelanda con la speranza di entrare in possesso di queste due preziose prediscovery. A darci un prezioso contributo è stata Corrina Gordon, una delle responsabili dell’archivio dell’osservatorio, che è riuscita a individuare quattro lastre fotografiche datate 22, 26, 31 maggio e 18 giugno 1972, realizzate con il telescopio Cassegrain da 41 cm. Sebbene queste immagini non siano ancora state digitalizzate e dunque non direttamente consultabili, i responsabili dell’archivio, con grande disponibilità, hanno posizionato le lastre su una lampada opalina e le hanno fotografate con il cellulare per permettercene la visione. La qualità non è ottimale, ma la supernova e la galassia che la ospita sono ben visibili.
Nel loro archivio, però, non risultava alcuna traccia delle due immagini di prediscovery datate 6 e 9 maggio 1972, un’assenza piuttosto insolita. Rileggendo attentamente la circolare IAUC n. 2421, abbiamo notato un dettaglio significativo: il direttore del Carter Observatory menziona una stima di magnitudine effettuata da D. Austin, del Mount John University Observatory, basata su lastre ottenute da M. Clack presso l’osservatorio di Bamberga. Un’informazione anomala, poiché l’osservatorio di Bamberga si trova in Germania, a una latitudine di circa +50° Nord, mentre la galassia NGC5253 è situata nell’emisfero australe, a una declinazione di -31°. Da Bamberga, dunque, NGC5253 culmina a soli 9° sopra l’orizzonte sud: un’altezza estremamente bassa per ottenere immagini utili. Come era stato possibile, allora, acquisire due fotografie di un oggetto così basso sull’orizzonte?
Prima immagine di prediscovery della SN1972E in NGC5253 ripresa al Mount John University Observatory il 6 maggio 1972 con un piccolo Astrografo Zeiss Tessar da 10 cm F.6 su emulsione Gevaert 67A50 e un’esposizione di 60 minuti, centrata sulla declinazione -38°. Il Nord è in basso e la supernova è quella in basso dentro il cerchio.
Avevamo già contattato l’osservatorio di Bamberga in occasione del primo articolo sulla SN1985A e perciò abbiamo scritto nuovamente al prof. Joern Wilms, purtroppo momentaneamente non disponibile, e sostituito egregiamente da due suoi colleghi, Ulrich Heber e Harry Enke, i quali, con estrema disponibilità, hanno sciolto ogni nostro dubbio oltre a ritrovare le due preziose immagini che poi si sono rivelate in realtà essere tre. Con alcune mail ci hanno spiegato che dal 1960 fino ai primi anni del 1970 l’osservatorio di Bamberga aveva tre stazioni astronomiche posizionate nell’emisfero meridionale e precisamente in Sudafrica, in Argentina ed appunto Mount John in Nuova Zelanda. L’osservatorio di Bamberga dispone di un archivio digitalizzato di circa 20.000 immagini, e fra queste circa 5.000 provengono dall’Osservatorio Mount John.
Brogliaccio relativo alla prima immagine di prediscovery della SN1972E in NGC5253 ripresa al Mount John University Observatory il 6 maggio 1972 da M. Clack.
Le tre immagini che ci hanno inviato sono quelle di prediscovery ottenute da M. Clack con un piccolo Astrografo Zeiss Tessar 10 cm f/6 su emulsione Gevaert 67A50 e un’esposizione di 60 minuti. La fortuna questa volta è stata dalla nostra parte, permettendoci di ritrovare molte immagini di questa importante supernova, ripescate negli archivi di vari osservatori sparsi per il mondo. Però l’immagine più bella in assoluto, che circola da tempo sul web, è sicuramente quella ottenuta dallo stesso Kowal la notte del 16 maggio 1972 con il famoso telescopio Schmidt Samuel Oschin da 48 pollici (120 cm) al Monte Palomar Observatory.
Il meteorite Nathan di 272 kg, conservato presso il museo di Scienze Planetarie di Prato, scatto a cura di Flavio Castellani
ABSTRACT
A pochi chilometri da Firenze, il Museo di Scienze Planetarie di Prato rappresenta il principale punto di riferimento in Italia per lo studio e l’esposizione di meteoriti. Nato negli anni ’90 e ospitato in una ex caserma, unisce un allestimento moderno e divulgativo a una collezione scientificamente preziosa. Oltre 600 meteoriti, di cui 125 esposti, includono esemplari unici come la siderite Nathan (272 kg, la più grande in Italia), condriti carbonacee celebri come Allende e Gujba, meteoriti marziane e lunari, oltre a rare pallasiti e mesosideriti. Il museo dedica ampio spazio anche a crateri da impatto, impattiti e vetri naturali, affiancando alla funzione espositiva un’attività di ricerca e classificazione riconosciuta a livello internazionale.
Il Museo di Scienze Planetarie di Prato
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Ad una ventina di chilometri appena da Firenze, Prato rimane per il turismo, all’ombra della grande città sull’Arno. La sua tradizionale vocazione industriale e forse una carenza a livello promozionale fanno sì che, pur essendo il secondo capoluogo di provincia toscano e nonostante i suoi musei, e monumenti, rimanga un po’ in disparte negli itinerari dei visitatori. Ma per coloro che amano l’astronomia e specialmente per chi è interessato alle meteoriti, questa città offre il più importante, vario e ben organizzato museo in Italia.
Interno del Museo di Scienze Planetarie di Prato. Crediti: Musei Scientifici della Toscana
L’idea, nata negli anni ’90 e finanziata dalla provincia di Prato, era quella di affiancare alla tradizionale raccolta di minerali, un’esposizione di meteoriti. Va detto che a quell’epoca le meteoriti erano ancora considerate dal grande pubblico, e da alcuni persino all’interno della comunità scientifica, poco più di una curiosità, nonostante gli studi sulle condriti carbonacee avessero già rivoluzionato le conoscenze sull’origine del sistema solare e le prime meteoriti lunari e marziane identificate fra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80, stessero fornendo importanti contributi alle scienze planetarie.
La sede del museo fu scelta in una ex caserma dei vigili del fuoco, vicina al centro cittadino. L’esterno, un po’ dimesso, si fa subito perdonare grazie a un allestimento moderno ed accattivante, in cui ambienti e luci sono studiati per accompagnare il visitatore lungo il percorso didattico. Il progetto espositivo è pensato per risultare accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo delle meteoriti, senza rinunciare a contenuti di approfondimento in grado di soddisfare anche un pubblico più esperto.
Preludio all’area espositiva è la “quadrisfera”, una piccola sala dove un gioco di specchi crea una superficie curva, apparentemente enorme, sulla quale è proiettato in continuo un filmato sull’evoluzione dell’Universo e della vita sulla Terra. Subito dopo una parete curva ospita una serie di monitor interattivi con informazioni sul Sole e pianeti del sistema Solare. Appesi al soffitto dei modelli in scala dei pianeti, con un Giove da 70 cm, Saturno che coi suoi anelli arriva ad un metro, mentre la Terra ha un diametro di 6,5cm.
Al termine dell’area del Sistema Solare si accede all’esposizione dei meteoriti. Solo 125 degli oltre 600 meteoriti facenti parte della collezione sono stati esposti, sia per ragioni di spazio che per rendere maggiormente chiaro il percorso didattico. Al centro della sala troneggia un grande esemplare di Nathan, la siderite trovata in Cina nel 1958 e della quale sono state rinvenute fino ad ora circa 10 tonnellate di materiale. Quello esposto, con i suoi 272 kg, è attualmente il più grande meteorite presente in Italia.
Sulle vetrine alle pareti di sinistra e di destra trovano rispettivamente posto le meteoriti differenziate e quelle non differenziate. Le condriti, posizionate sulla parete di destra, provengono tutte da corpi non differenziati, che quindi non hanno subito evoluzione nelle loro litosfere come quelle dei pianeti e degli asteroidi di maggiori dimensioni. Nella struttura di queste meteoriti sono ancora visibili le condrule, piccole sferette composte da ferro, magnesio e silicati che sono nate nello spazio durante le prime fasi di condensazione del disco proto-planetario. Le condriti ordinarie esposte mostrano i diversi gradi di metamorfismo (cioè, quanto la pressione e/o la temperatura nei corpi progenitori abbiano modificato la struttura dei meteoriti, da quelli rimasti inalterati, dalla loro origine, a quelli modificati fino a rendere le condrule quasi indistinguibili, dalla matrice). Molto bella è la parte dedicata alle condriti carbonacee, con alcuni pezzi famosi come Allende (Messico 1969), con le sue inclusioni di Calcio/Alluminio, così importanti per tracciare l’origine del sistema solare e Gujba (Nigeria 1984), l’unica CBa (Bencubbinite tipo a) conosciuta.
Una rara Enstatite, HaH317, trovata durante una spedizione organizzata dal Museo in Libia, completa la panoramica della classificazione delle condriti. Subito dopo vi è un’esposizione sulle croste di fusione e sulle meteoriti orientate (modellate dall’impatto con l’atmosfera). Fra i molti pezzi vale la pena di ricordare Acfer 371, di oltre 9 chili che sembra l’ogiva di un proiettile. Proseguendo, lungo la vetrina si trova un simpatico gioco: “scopri qual è la meteorite”, dove campioni di meteoriti e di comuni rocce terrestri sono affiancate. Ogni esemplare ha al suo fianco un QR CODE, che, rilancia alle varie classificazioni. Può sembrare una cosa facile, ma alcuni “falsi meteoriti” possono essere piuttosto difficili da identificare.
Nella parete opposta, le prime tra le differenziate sono le metalliche, ben rappresentate, da un “Campo del Cielo” di 50 kg, tutto coperto da “regmagliti” (gli incavi, lasciati dall’ablazione atmosferica durante la caduta del meteorite). Attualmente non in mostra, ma speriamo vi torni presto, una Sikhote-Alin, uno dei frammenti del meteorite ferroso, caduto in Siberia nel 1947. Il ferro di questo meteorite ha inglobato un pezzo di legno con il quale aveva impattato, dimostrando che al momento della caduta il calore aveva parzialmente fuso il meteorite.
Ikhote-Alin, una meteorite ferrosa che ingloba un pezzo di legno conservato presso il Museo di Scienze Planetarie di Prato.
Proseguendo si trovano alcune rare acondriti primitive (Acapulcoiti, Lodraniti, Winonaiti), poi i gruppi delle HED, provenienti dall’asteroide Vesta, delle meteoriti Marziane (SNC) come la famosa Dar Al Gani 670 e delle Lunari. Queste ultime sono particolarmente numerose con 14 pezzi esposti, tra Breccie Melt, Feldspatiche ed una Anortosite, rappresentante delle rocce degli altipiani lunari.
Shatter cone (Coni di frattura), provenienti dal cratere di Vredefort (Sud Africa) e Rochechouart (Francia). Crediti Flavio Castellani.La fetta di Seymchan, Pallasite di 5,7 kg custodita presso il Museo di Scienze Planetarie di Prato. Crediti Flavio Castellani.
Concludono la sezione le litico-metalliche fra le quali una fetta di Estherville, Francia 1879, di 2.350 grammi, rappresentante delle mesosideriti ed una spettacolare fetta di Seymchan, di 5,7kg, una Pallasite trovata in Russia nel 1967. L’esemplare qui esposto ha un diametro di 40 cm. Sempre tra le Pallasiti vale la pena ricordare la bella fetta di Imilac, Atacama 1822, la cui massa principale è ospitata al Natural History Museum di Londra.
Una delle parti più interessanti del museo è quella dedicata ai crateri da impatto ed alle impattiti, ovvero le rocce ed i vetri che si formano a causa di impatti di oggetti di grandi dimensioni. Gli Shatter Cone, cioè i coni di frattura a forma di ventaglio, formati nelle rocce dalle pressioni di un impatto asteroidale sono rappresentati da due campioni dei quali uno proveniente dall’enorme Vradefort Crater del Sud Africa. Vi sono poi le Sueviti, brecce da impatto, nate dalla frantumazione e la fusione delle rocce a causa dell’onda d’urto. Infine, una raccolta di vetri da impatto, provenienti da diversi crateri sulla Terra, dalla Svezia, Kazakistan e Mauritania. Sono presenti anche alcune tectiti, come le Filippiniti, della grande famiglia delle Indociniti, e le belle Moldaviti, dal colore verde smeraldo. Non potevano mancare gli affascinanti Lybian Desert Glass ed i Darwin Glass Australiani.
Nella parete opposta, un’apposita sezione racconta delle attività di ricerca condotte e delle spedizioni organizzate. Il museo di scienze planetarie svolge infatti un importante funzione di ricerca, sia sul campo, per lo studio di crateri da impatto o campagne di ricerca di meteoriti in particolari aree, sia in laboratorio con la classificazione di meteoriti. Riguardo alle spedizioni, va citata quella del 2002 in Mauritania per lo studio delle brecce di fusione del cratere Tenoumer; una bellissima struttura da impatto piuttosto recente, di 1,9 km, nel Sahara occidentale. Il lavoro in laboratorio, ha portato alla classificazione di oltre 270 meteoriti, e la pubblicazione di articoli scientifici e scoperte come il minerale di Mellinnite, identificato all’interno di una rara meteorite della classe delle Acapulcoiti (NWA 1054) Chiude l’esposizione museale la sala dei minerali. Il nucleo della raccolta proviene dall’acquisto di una collezione privata ampliata successivamente da diverse donazioni avvenute negli anni e da alcune acquisizioni di pezzi di pregio che hanno portato al ragguardevole numero di 4500 campioni, che spaziano su tutti quattro i continenti, anche se la zona più rappresentata è quella della Toscana. L’esposizione, per motivi di spazio è limitata a 130 esemplari, scelti fra i più belli, come un grande cristallo di topazio rossiccio e delle stupende brasilianiti di colore verde. Una vetrina all’ingresso mostra anche il fenomeno della fluorescenza di alcuni minerali, alternando la luce bianca ad una lampada ultravioletta.
Il Museo di Scienze Planetarie di Prato è certamente una meta imperdibile per chiunque voglia avvicinarsi al mondo delle meteoriti. Oltre alla ricchezza ed alla varietà della collezione che viene anno dopo anno arricchita di nuovi pezzi, si contraddistingue per l’attenzione alla didattica, con chiarezza, sintesi e completezza dei contenuti.
L’Associazione Romana Astrofili che gestisce l’Osservatorio Astronomico di Frasso Sabino (RI) riceve per la seconda volta il premio Shoemaker NEO Grant della Planetary Society (USA)
La Planetary Society, ente americano che sostiene e promuove la ricerca in campo astronomico ha attribuito il premio Shoemaker NEO grant 2025 ad alcuni osservatori tra cui l’Associazione Romana Astrofili (delegazione UAI – Unione Astrofili Italiani) che opera presso l’Osservatorio “Virginio Cesarini” di Frasso Sabino (RI).
Il premio, volto a finanziare la ricerca nel campo dell’osservazione degli oggetti NEO (Near Earth Object) cioè quegli asteroidi e comete che hanno un’orbita prossima alla Terra e potenzialmente potrebbero rappresentare un pericolo per un possibile impatto, viene attribuito a seguito di un bando internazionale al quale i partecipanti devono rispondere proponendo un progetto di ricerca sui NEO e presentando una relazione indicando l’attività svolta in questo settore.
L’ARA ha sempre attivamente operato nell’osservazione astrometrica di asteroidi e comete ed in particolare nel monitoraggio dei NEO ed a testimonianza della continuità del lavoro svolto in questo ambito di ricerca, già nel 2021 aveva ricevuto il premio Shoemaker NEO.
Dall’anno della apertura dell’Osservatorio di Frasso Sabino (1995) sono stati più di 7500 le posizioni astrometriche di 1740 oggetti inviate al Minor Planet Center1 (unico centro mondiale per la raccolta e gestione delle osservazioni di asteroidi e comete per definire e migliorare nel tempo la conoscenza delle loro orbite) con alcune scoperte dell’attività cometaria presentata da oggetti inizialmente classificati come asteroidi.
Il premio ricevuto quest’anno consiste nell’erogazione di fondi per sostenere il progetto di ricerca presentato tramite l’acquisto di un nuovo tubo ottico in configurazione RC con diametro degli specchi maggiore e schema ottico più performante di quello attualmente installato in osservatorio che consentirà di seguire oggetti meno luminosi di almeno 2.5 volte rispetto all’attuale.
Il merito di questo successo deve essere condiviso tra coloro che in diversi modi hanno sempre operato per l’Associazione: da chi ha svolto attività osservativa a chi si è occupato della manutenzione del telescopio e di tutti gli strumenti accessori; da chi ha effettuato attività didattica e divulgativa a chi ha svolto le innumerevoli incombenze amministrative. Un ringraziamento particolare deve essere rivolto alle Amministrazioni Comunali che si sono succedute nel tempo e alla cittadinanza di Frasso Sabino che hanno sempre sostenuto le molteplici attività culturali e di ricerca messe in atto dall’ARA presso l’Osservatorio” Virginio Cesarini” di Frasso Sabino.
Alcuni membri dell’associazione in uno scatto del 16 agosto.
1 L’MPC opera presso lo Smithsonian Astrophysical Observatory (USA), sotto l’egida della Divisione F dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU).
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Una recente ricerca ha portato alla luce nuove prove che suggeriscono come le comete possano aver giocato un ruolo fondamentale nel trasporto di acqua sulla Terra. L’acqua proveniente da una cometa si è rivelata sorprendentemente simile a quella presente negli oceani terrestri, supportando l’ipotesi che le comete abbiano contribuito non solo a portare acqua ma anche elementi essenziali per la vita sul nostro pianeta. Questa scoperta apre nuove prospettive su come la vita possa essersi sviluppata sulla Terra, offrendo una comprensione più profonda del ruolo che le comete potrebbero aver avuto nel plasmare il nostro ambiente.
Utilizzando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA – un osservatorio astronomico internazionale, frutto di una collaborazione tra diversi enti scientifici globali), un gruppo internazionale guidato da Martin Cordiner del Goddard Space Flight Center della NASA ha ottenuto una mappatura dettagliata dell’acqua ordinaria (H₂O) e dell’acqua “pesante” (HDO) nella cometa 12P/Pons-Brooks. Questa ricerca rappresenta la prima mappatura spaziale così dettagliata di queste due forme di acqua in una cometa. Le osservazioni di ALMA sono state combinate con i dati dell’Infrared Telescope Facility (IRTF) della NASA per ottenere un quadro più completo della cometa. Queste osservazioni hanno permesso di misurare con precisione il rapporto deuterio/idrogeno (D/H) nell’acqua della cometa, un parametro chimico cruciale per tracciare le origini dell’acqua nel Sistema Solare.
I risultati della ricerca dimostrano, sorprendentemente, che il rapporto D/H misurato nella cometa 12P/Pons-Brooks è quasi identico a quello degli oceani terrestri.
Le mappe di ALMA mostrano la distribuzione di acqua ordinaria (H₂O) e acqua pesante (HDO)nella cometa 12P/Pons-Brooks. Crediti: M. Cordiner et a. – ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)
Martin Cordiner ha dichiarato: “Comete come questa sono reliquie congelate della nascita del nostro Sistema Solare 4,5 miliardi di anni fa. I nostri nuovi risultati forniscono la prova più solida finora che almeno alcune comete di tipo Halley trasportavano acqua con la stessa firma isotopica di quella terrestre, sostenendo l’idea che le comete potrebbero aver contribuito a rendere abitabile il nostro pianeta”. Questa scoperta non solo avvalora l’ipotesi dell’origine cometaria dell’acqua terrestre, ma alimenta anche il dibattito scientifico sulla possibilità che le comete abbiano portato altri elementi vitali.
Cometa 12P/Pons-Brooks APOD (16 febbraio 2024) Credit: Dan Bartlett
Le comete di tipo Halley, con periodi orbitali intermedi, visitano raramente il Sistema Solare interno. I risultati di questo studio sono significativi perché sfidano le precedenti misurazioni che mostravano un rapporto D/H diverso da quello terrestre, lasciando dubbi sull’origine dell’acqua terrestre. Questa nuova misurazione suggerisce che alcune comete potrebbero effettivamente aver fornito acqua e altri elementi essenziali per la vita su una giovane Terra. Questo studio invita a riconsiderare il ruolo delle comete non solo come portatrici d’acqua, ma come potenziali vettori di composti organici complessi, aprendo nuove strade per future esplorazioni spaziali e ricerche scientifiche.
Questa ricerca non solo conferma l’origine dei gas osservati, ma offre anche un quadro più accurato della composizione delle comete. Le osservazioni di ALMA hanno permesso al team di rilevare tracce di acqua pesante dalle regioni interne della chioma della cometa, qualcosa di mai mappato prima. Questo risultato rappresenta un passo avanti significativo nella nostra comprensione delle comete e del loro ruolo nella storia evolutiva del nostro pianeta. Le tecniche innovative utilizzate in questo studio aprono la strada a ulteriori ricerche che potrebbero svelare altri misteri del nostro Sistema Solare.
Questi risultati non solo rafforzano l’ipotesi che comete come la 12P/Pons–Brooks possano aver contribuito all’origine dell’acqua terrestre, ma aprono anche nuove prospettive per comprendere il ruolo dei corpi ghiacciati nello sviluppo delle condizioni favorevoli alla vita. La corrispondenza tra il rapporto D/H della cometa e quello degli oceani terrestri offre una connessione diretta tra il passato remoto del Sistema Solare e la storia stessa della Terra, suggerendo che le nostre origini siano scritte anche nel ghiaccio antico di questi viaggiatori cosmici.
L’identificazione di BD+05 4868 b ha suscitato notevole interesse nella comunità scientifica, attirando l’attenzione per il suo comportamento peculiare e unico. Questo esopianeta, situato in un sistema solare lontano, sta subendo un processo di disintegrazione, perdendo gradualmente la sua superficie e formando una lunga coda simile a quella di una cometa. Questo fenomeno è dovuto all’estremo calore emesso dalla sua stella madre, che provoca la vaporizzazione progressiva del pianeta. Solo una manciata di esopianeti mostra segni di disintegrazione come questi.
Caratteristiche dell’Esopianeta e della Stella Madre
BD+05 4868 b completa un’orbita attorno alla sua stella madre ogni 30,5 ore, mantenendo una distanza incredibilmente ridotta di appena 0,02 unità astronomiche (UA). Questa vicinanza è venti volte inferiore alla distanza di Mercurio dal Sole, rendendo il pianeta estremamente vulnerabile al calore della sua stella.
La stella madre, una nana di tipo K di sequenza principale, nota anche come TIC 466376085 o HIP 107587, si trova a circa 140 anni luce di distanza nella costellazione di Pegaso, è circa il 30% più piccola e 1.000 °C più fredda del Sole. Tuttavia, nonostante sia più fredda, la sua vicinanza al pianeta causa comunque un intenso riscaldamento. Si stima che l’età della stella sia circa il doppio di quella del nostro Sole, il che accentua ulteriormente l’interesse scientifico verso un pianeta che si trova in un rapido processo di vaporizzazione.
Immagine: transito individuale di BD+05 4868 Ab dalla curva di luce TESS. Hon et al. (2025)
La Scoperta e il Ruolo del Dr. Marc Hon
La scoperta di BD+05 4868 b è stata guidata con grande abilità e dedizione dal Dr. Marc Hon, astrofisico presso la National University of Singapore, insieme al suo team di ricercatori. L’osservazione è stata realizzata grazie al Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA, un sofisticato strumento progettato per individuare esopianeti attorno a stelle vicine. Il TESS è stato cruciale nell’analizzare i dettagli del comportamento di questo esopianeta, permettendo di raccogliere dati preziosi. L’uso di tecnologie avanzate ha reso possibile scoprire le peculiarità di questo pianeta in disintegrazione.
Durante un’intervista con SETI Live, il Dr. Hon ha illustrato la peculiarità della rapida disintegrazione di BD+05 4868 b. Questo fenomeno è indotto dall’intenso irraggiamento della stella madre, che porta alla vaporizzazione progressiva del pianeta.
Il Dr. Hon ha evidenziato l’importanza di monitorare questo processo per migliorare la comprensione delle dinamiche planetarie. La continua osservazione di questo fenomeno potrebbe fornire nuove intuizioni sulla natura dei pianeti in situazioni estreme e sulle loro interazioni con le stelle madri.
BD+05 4868 b rappresenta un raro esempio di pianeta che mostra una coda simile a quella di una cometa, costituita da materiale staccato dalla sua superficie e disperso nello spazio. Questa scoperta offre agli scienziati l’opportunità di studiare i processi di disintegrazione planetaria e di approfondire la comprensione delle interazioni tra i pianeti e le loro stelle. I dati ottenuti potrebbero rivelarsi fondamentali per future scoperte in questo ambito, aprendo nuove strade per la ricerca astronomica e per una migliore comprensione dei fenomeni che governano l’universo.
L’osservazione di BD+05 4868 b non solo arricchisce la comprensione degli esopianeti, ma stimola ulteriori ricerche sulle condizioni estreme possibili in altri sistemi solari. Il lavoro del Dr. Hon e del team del TESS è un esempio di come la scienza continui a esplorare oltre i confini conosciuti, indagando le meraviglie dell’universo. Questa scoperta ci ricorda quanto sia vasto il cosmo e quanto possiamo ancora apprendere. Gli sforzi instancabili degli scienziati, supportati da tecnologie avanzate, ci consentono di esplorare nuovi orizzonti e di meravigliarci della complessità dell’universo. La scoperta di BD+05 4868 b ci invita a riflettere su quanto ancora non conosciamo e su quanto possiamo imparare dal cosmo.
La Terra è un posto raro, viviamo su un pianeta che dà tempo alla vita; BD+054868 b è un pianeta a cui il tempo viene strappato.
E questo rende ancora più chiaro quanto sia importante proteggere la nostra casa.
Come possono milioni di occhi — e milioni di computer — aiutare gli astronomi a esplorare l’universo?
È la sfida, e il successo, della Citizen Science, la scienza partecipata. Grazie a piattaforme come Zooniverse e BOINC, oggi chiunque può contribuire concretamente alla ricerca scientifica. Non serve essere esperti: basta un computer, una connessione a internet e un po’ di curiosità. In questo articolo vedremo come funziona questa rivoluzione silenziosa che sta cambiando il volto della ricerca, con particolare attenzione al mondo dell’astronomia.
Indice dei contenuti
Cos’è la Citizen Science?
La Citizen Science è un approccio alla ricerca che coinvolge cittadini comuni — studenti, appassionati, curiosi — nel processo scientifico. Dalla raccolta all’analisi dei dati, i volontari aiutano i ricercatori a risolvere problemi che richiederebbero, altrimenti, tempi e risorse immense. Se in passato la partecipazione diretta alla scienza era riservata a pochi, oggi la tecnologia ha abbattuto queste barriere. Non si tratta di una novità assoluta: da secoli esistono casi di scienziati dilettanti che hanno contribuito a scoperte importanti. Nel mondo contemporaneo, tuttavia, la Citizen Science ha assunto una dimensione completamente nuova grazie a internet e al calcolo distribuito. Oggi piattaforme online mettono a disposizione progetti aperti in cui tutti possono collaborare, spesso su scala globale. Questo processo non solo accelera la ricerca, ma democratizza l’accesso alla scienza.
Zooniverse: la Piattaforma di Citizen Science al servizio dell’Astronomia
Negli ultimi due decenni, l’astronomia ha conosciuto una vera rivoluzione in termini di raccolta e gestione dei dati. Grandi survey fotometriche e spettroscopiche, telescopi robotici e archivi pubblici hanno reso disponibili volumi di dati senza precedenti, ponendo nuove sfide all’analisi e alla classificazione. In questo contesto, la Citizen Science si è affermata come uno strumento prezioso per integrare il lavoro degli scienziati professionisti. Zooniverse (www.zooniverse.org) rappresenta oggi una delle più grandi, efficaci e popolari piattaforme online dedicate alla Citizen Science, ovvero alla scienza partecipativa. Lanciata nel 2009 con il progetto Galaxy Zoo, Zooniverse nasce con un obiettivo semplice ma ambizioso: coinvolgere il pubblico nella ricerca scientifica, mettendo a disposizione progetti che chiunque, ovunque nel mondo, può aiutare a portare avanti e ha dimostrato fin da subito l’efficacia della collaborazione tra scienziati e pubblico. Galaxy Zoo ha coinvolto centinaia di migliaia di volontari nella classificazione morfologica di oltre un milione di galassie osservate da Sloan Digital Sky Survey (SDSS), permettendo di costruire dataset di alta qualità e contribuendo a decine di pubblicazioni peer-reviewed. Il successo di Galaxy Zoo ha dato vita a un intero ecosistema di progetti: oggi Zooniverse ospita più di 100 progetti attivi che spaziano tra le discipline, con l’astronomia ancora tra i settori più rappresentati. Il funzionamento di Zooniverse è sorprendentemente accessibile. I ricercatori caricano grandi quantità di dati (immagini di galassie, curve di luce stellari…). I partecipanti — volontari di ogni età e livello di preparazione — dopo essersi registrati gratuitamente e seguendo istruzioni chiare, svolgono compiti che richiedono l’intelligenza visiva e il ragionamento umano, come classificare galassie, trascrivere testi antichi, riconoscere specie animali in fotografie, o analizzare immagini mediche. quindi contribuendo effettivamente ai vari progetti di loro interesse. Progetti come Planet Hunters (nelle varie versioni disponibili che ci sono state su Zooniverse) hanno portato alla scoperta di nuovi esopianeti nei dati di Kepler e TESS grazie alla capacità umana di individuare segnali deboli e irregolari. Radio Galaxy Zoo ha aiutato a identificare controparti ottiche di radiogalassie complesse, contribuendo allo studio dell’evoluzione delle radio sorgenti extragalattiche. Altri progetti, come ad esempio Backyard Worlds, continuano a sfruttare la partecipazione del pubblico per affrontare compiti di classificazione e scoperta che restano ancora difficili per gli algoritmi automatici. Le risposte di migliaia di persone vengono poi aggregate: anche se ogni singolo contributo può contenere errori, la forza della statistica e della saggezza della folla permette di ottenere risultati accurati. «The wisdom of the crowd is a powerful scientific tool» — recita uno degli slogan informali della piattaforma. Coinvolgendo migliaia di volontari in modo coordinato, è possibile affrontare set di dati enormi con un’efficienza sorprendente. Questa collaborazione tra scienziati e cittadini genera risultati concreti. I dati classificati attraverso Zooniverse hanno permesso importanti scoperte scientifiche, pubblicazioni su riviste internazionali e la creazione di nuovi dataset aperti. In più, il progetto avvicina il pubblico al metodo scientifico e stimola curiosità e consapevolezza verso il mondo della ricerca. Zooniverse dimostra che il contributo dei cittadini non è solo complementare, ma in alcuni casi insostituibile. La comunità astronomica è chiamata a valorizzare e integrare sempre più queste risorse nei propri flussi di lavoro, trasformando la Citizen Science in una componente stabile e riconosciuta della ricerca scientifica. In un’epoca di big data, dove le macchine non sempre possono sostituire l’occhio umano, Zooniverse dimostra che l’intelligenza collettiva ha ancora un valore insostituibile. E che la scienza, se resa accessibile, può davvero diventare un’impresa condivisa. La filosofia di fondo è semplice ma potente: alcuni compiti — come riconoscere strutture complesse in immagini astronomiche — sono ancora oggi svolti meglio dall’occhio umano che dagli algoritmi automatici. Oltre alla produzione scientifica, Zooniverse svolge un importante ruolo educativo e di divulgazione, avvicinando il pubblico al metodo scientifico e sensibilizzando sulle sfide e opportunità dell’astroinformatica moderna. In un’epoca in cui i dati astronomici crescono esponenzialmente, la combinazione di machine learning e Citizen Science promette di rimanere una risorsa chiave per affrontare la complessità dei dati e per favorire una scienza aperta e partecipativa.
BOINC: la Potenza del calcolo Distribuito al servizio della Scienza
Accanto a Zooniverse, esiste un altro esempio fondamentale di Citizen Science Negli ultimi decenni, l’incremento esponenziale dei dati prodotti dalla ricerca scientifica ha posto nuove sfide nel campo dell’elaborazione e dell’analisi. In questo contesto nasce BOINC, acronimo di Berkeley Open Infrastructure for Network Computing, una piattaforma open source sviluppata nel 2002 presso l’Università della California, Berkeley, da David Anderson e il suo team presso il Space Sciences Laboratory. BOINC è stato concepito come evoluzione e generalizzazione dell’architettura tecnica di SETI@home, un progetto pionieristico lanciato per analizzare i segnali radio provenienti dallo spazio alla ricerca di eventuali tracce di civiltà extraterrestri. L’idea alla base di BOINC è tanto semplice quanto rivoluzionaria: suddividere grandi volumi di dati scientifici in pacchetti elaborabili da migliaia (o milioni) di computer volontari connessi a Internet sfruttando le CPU dei singoli computer quando queste non vengono utilizzate (in poche parole, quando un volontario non usa il proprio computer, allora lo usa BOINC). I partecipanti scaricano un software client che riceve i dati da analizzare, esegue i calcoli richiesti e restituisce i risultati ai server del progetto. In questo modo, BOINC realizza una forma di calcolo distribuito o volontario, che trasforma una rete globale di dispositivi eterogenei in un supercomputer virtuale. Grazie alla sua struttura modulare, BOINC è stato adottato da numerosi progetti di ricerca scientifica nei campi più diversi: dalla biologia computazionale (ad esempio Rosetta@home, per lo studio del ripiegamento delle proteine), alla climatologia (Climateprediction.net), alla fisica delle particelle (LHC@home), fino all’astronomia e all’astrofisica, con progetti come Einstein@home, dedicato all’individuazione di onde gravitazionali e pulsar nei dati provenienti dagli osservatori LIGO e del radiotelescopio Arecibo. Uno degli aspetti più interessanti di BOINC è il suo duplice valore: da un lato rappresenta uno strumento scientifico potente e scalabile, dall’altro promuove un modello di Citizen Science che coinvolge attivamente migliaia di persone nella produzione di conoscenza. Oltre al contributo tecnico, BOINC ha quindi anche un valore culturale e sociale, rendendo la scienza partecipativa e accessibile. In un’epoca in cui la collaborazione globale è sempre più essenziale, piattaforme come BOINC dimostrano come la condivisione di risorse, anche su scala domestica, possa generare risultati scientifici di portata internazionale.
Il sistema dei Crediti in Boinc, certificati e Badges
Il calcolo distribuito volontario fatto dai vari volontari grazie a Boinc non ha ovviamente un compenso economico in cambio dell’uso dei propri sistemi computer, ma invece assegna un punteggio ad ogni unità di lavoro correttamente elaborata, in modo tale da invogliare a partecipare i volontari che si accingono ai vari progetti. Il sistema dei crediti che si ha in BOINC è stato progettato per evitare trucchi e prevede la convalida dei risultati prima di concedere i crediti ai rispettivi volontari. Un sistema di gestione dei crediti aiuta a far in modo che i volontari restituiscano risultati corretti sia scientificamente che statisticamente. È possibile inoltre, collegandosi alla propria pagina di ogni singolo progetto, poter scaricare un certificato con tutti i dettagli su quanto si è contribuito nel relativo progetto. I badge rappresentano dei “distintivi”, dei riconoscimenti dati ai volontari per un particolare ruolo svolto, per un risultato di rilievo in un determinato progetto (per esempio qualche particolare scoperta), per qualche onorificenza speciale, o al raggiungimento di un determinato numero di crediti. Il volontario a cui viene assegnato un badge può quindi inserirlo nel proprio profilo e renderlo visibile agli altri volontari.
Challenge e Sfide Internazionali
Uno degli aspetti più importanti di Boinc è la partecipazione dei volontari, non solo per quanto riguarda la potenza di calcolo donata grazie ai propri computer, ma anche grazie a una partecipazione attiva a tutti gli aspetti di un singolo progetto (come partecipazione ai forum di discussione, segnalazione di problemi, segnalazione di articoli rilevanti per i progetti, etc..). Nel corso del tempo, i volontari si sono aggregati in gruppi, grazie ai quali, per esempio, viene fornito supporto ai nuovi arrivati, si aggiornano costantemente le statistiche relative ai crediti dei singoli partecipanti e del gruppo in generale, etc.. Inoltre, questi gruppi sono stati a volte coinvolti in pacifiche “sfide” (note anche come challenge), sia a livello internazionale sia nazionale, in base ai punteggi accumulati dai membri del gruppo stesso in un determinato periodo di tempo in un singolo progetto. Talvolta queste sfide sono state organizzate dagli stessi amministratori di un progetto, che, per esempio allo scopo di ottenere un determinato numero di elaborazioni in un breve periodo di tempo per questioni di ricerca e anche per mettere alla prova la loro infrastruttura informatica.
Perché Partecipare e Come Iniziare
La Citizen Science non è solo utile per la ricerca: è anche un’esperienza formativa gratificante per chi partecipa. • Si impara come funziona davvero il metodo scientifico. • Si accede a dati reali usati nella ricerca professionale. • Si fa parte di una comunità globale che condivide curiosità e passione per la scienza. • A volte, si contribuisce a scoperte importanti. “Everyone can be a scientist”: è lo slogan che riassume perfettamente lo spirito di Zooniverse e della Citizen Science in generale. Partecipare è facile Per Zooniverse: 1. Registrarsi su www.zooniverse.org. 2. Esplorare i progetti disponibili. 3. Seguire il tutorial di un progetto e cominciare a contribuire. 4. Si può contribuire ai vari progetti da computer, cellulare e tablet. Per BOINC: 1. Scaricare sul proprio computer il software da https://boinc.berkeley.edu. 2. Scegliere i progetti a cui contribuire. 3. Lasciare lavorare il proprio computer in background. Anche solo pochi minuti possono fare la differenza. I risultati della Citizen Science sono tangibili.
Il solo progetto Galaxy Zoo ha prodotto oltre un centinaio di articoli scientifici: molti oggetti insoliti sono stati scoperti da volontari. E grazie ai vari progetti sia di Zooniverse sia di Boinc, è stato possibile scoprire e contribuire alla scoperta di Comete, Asteroidi, Esopianeti, Pulsar, Lenti Gravitazionali, alla ricostruzione della struttura 3D di asteroidi e molto altro. E grazie ad alcuni progetti attualmente disponibili, si può essere tra i primi a contribuire a scoperte di oggetti esotici come gli esoasteroidi, si possono comprendere meglio le onde gravitazionali e magari scoprire oggetti e/o sistemi particolari (per esempio, nel campo delle pulsar o delle supernovae possono esserci sempre scoperte “sensazionali”).
Progetti Astronomici storici su Zooniverse e Boinc
Galaxy Zoo
Galaxy Zoo è uno dei progetti di Citizen Science più celebri al mondo, nato nel 2007 all’interno della piattaforma Zooniverse, con l’obiettivo di classificare morfologicamente galassie osservate da grandi survey astronomiche, come il Sloan Digital Sky Survey (SDSS) e Hubble. L’enorme quantità di immagini raccolte da questi telescopi supera di gran lunga la capacità degli astronomi professionisti di analizzarle manualmente. Inoltre, l’automatizzazione del processo rischiava di far perdere strutture insolite o non previste.
La soluzione? Chiedere aiuto al pubblico. Galaxy Zoo invita quindi volontari da tutto il mondo — anche privi di formazione scientifica — a contribuire all’analisi visuale delle immagini di galassie, rispondendo a semplici domande guidate del tipo: “Questa galassia ha una struttura a spirale?”, “C’è un nucleo centrale visibile?”, o “Ha una forma ellittica o irregolare?”. Grazie alla partecipazione di centinaia di migliaia di utenti, Galaxy Zoo ha generato classificazioni accurate basate sulla saggezza collettiva, consentendo importanti scoperte scientifiche, tra cui l’identificazione di oggetti rari come le Green Pea Galaxies e Hanny’s Voorwerp. I dati prodotti dal progetto sono utilizzati da astronomi professionisti per studiare l’evoluzione galattica, la dinamica delle strutture cosmiche e le proprietà statistiche delle popolazioni galattiche. Galaxy Zoo ha anche un forte impatto educativo e divulgativo, dimostrando come la scienza collaborativa possa accelerare la ricerca e rendere l’astronomia accessibile a tutti.
I risultati ottenuti da Galaxy Zoo possono essere riassunti nel modo seguente: • Scoperta di nuove classi morfologiche di galassie. • Pubblicazione di oltre 100 articoli scientifici. • Coinvolgimento di utenti come coautori.
Planet Hunters
Planet Hunters è un progetto di Citizen Science ospitato su Zooniverse, nato con l’obiettivo di individuare esopianeti — cioè pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole — analizzando i dati fotometrici raccolti da telescopi spaziali come Kepler, K2 e successivamente TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite). Questi telescopi monitorano la luminosità di centinaia di migliaia di stelle nel tempo, cercando le tipiche variazioni dovute ai transiti planetari, ovvero brevi e periodici cali di luce causati dal passaggio di un pianeta davanti alla propria stella.
Nonostante l’efficienza degli algoritmi automatici della NASA, molte variazioni interessanti possono sfuggire ai software, soprattutto in presenza di rumore, segnali non periodici o curve di luce complesse. Planet Hunters coinvolge quindi volontari di tutto il mondo — anche senza esperienza scientifica — chiedendo loro di esaminare le curve di luce e identificare segnali sospetti che potrebbero indicare la presenza di un esopianeta. Il progetto ha avuto diverse versioni nel corso del tempo:
• Planet Hunters (Kepler): la prima versione, attiva dal 2010, basata sui dati originali della missione Kepler. • Planet Hunters K2: adattata alla missione K2 destinata ad osservare diverse regioni del cielo in brevi campagne. • Planet Hunters TESS: la versione attuale utilizza i dati del telescopio TESS, attivo dal 2018. Il progetto è al momento sospeso, si spera possa riprendere nei prossimi mesi • Planet Hunters NGTS: è un progetto che coinvolge il pubblico nella scoperta di esopianeti sfruttando i dati raccolti dal telescopio NGTS (Next-Generation Transit Survey). È al momento l’unico progetto di Planet Hunters attivo.
Grazie alla collaborazione tra cittadini e scienziati, Planet Hunters ha contribuito alla scoperta di numerosi esopianeti e numerosi candidati, inclusi sistemi inusuali come pianeti in orbita attorno a stelle variabili, pianeti con transiti irregolari o sistemi multi-planetari. Il progetto ha dimostrato che la mente umana può riconoscere pattern e anomalie che sfuggono anche ai più sofisticati algoritmi, e ha avuto un impatto importante sia sulla ricerca scientifica che sull’educazione pubblica all’astrofisica.
Exoplanet Explorer
Exoplanet Explorers è un progetto di Citizen Science ospitato su Zooniverse, dedicato alla scoperta di esopianeti utilizzando i dati raccolti dalla missione K2 della NASA, erede del telescopio spaziale Kepler. Lanciato nel 2017, il progetto ha l’obiettivo di coinvolgere il pubblico nell’identificazione dei segnali di transito planetario, ovvero piccole diminuzioni della luminosità di una stella che possano indicare il passaggio di un pianeta davanti ad essa. A differenza dei metodi automatici che filtrano grandi quantità di dati attraverso algoritmi, Exoplanet Explorers si basa sull’intuizione umana, chiedendo agli utenti di esaminare grafici delle curve di luce (cioè la variazione di luminosità nel tempo) e di indicare se notano un pattern coerente con un transito. Le istruzioni sono semplici e intuitive, il che rende il progetto accessibile a persone senza formazione scientifica, ma con la possibilità concreta di contribuire alla scoperta di nuovi mondi. Uno dei successi più rilevanti del progetto è del 2017 quando, grazie alla collaborazione dei volontari, è stato identificato un sistema planetario multiplo precedentemente non riconosciuto dagli algoritmi: un sistema con almeno sei esopianeti in orbita attorno a una stella distante circa 600 anni luce (nota come K2-138), che è stato poi confermato da ricercatori professionisti. La scoperta è stata presentata anche in un episodio del programma televisivo australiano “Stargazing Live”, dimostrando il potenziale della Citizen Science non solo per l’avanzamento della ricerca, ma anche per l’educazione e la divulgazione scientifica.
Supernova Hunters
Supernova Hunters era un progetto di Citizen Science ospitato su Zooniverse, con l’obiettivo di identificare supernovae analizzando immagini astronomiche ottenute da survey di largo campo come il Pan-STARRS (Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System). Al momento il progetto è sospeso, con la speranza possa riprendere a breve. Ogni notte, telescopi come Pan-STARRS scansionavano il cielo producendo enormi quantità di dati sotto forma di immagini digitali. Gli astronomi hanno automatizzato gran parte del processo di ricerca tramite software di rilevamento differenziale, ma questi algoritmi generano anche molti falsi positivi, come segnali causati da rumore, artefatti strumentali o asteroidi in movimento.
Supernova Hunters entrava in gioco in questa fase, sfruttando la capacità umana di riconoscere forme, simmetrie e anomalie visive che gli algoritmi possono trascurare. Ai partecipanti veniva mostrata una terna di immagini: una dell’oggetto “nuovo”, una d’archivio e una “differenza”. Gli utenti dovevano scegliere se la sorgente sospetta fosse una vera supernova oppure no. Grazie a questo processo, i candidati più “votati” venivano segnalati agli astronomi per ulteriori osservazioni e conferme spettroscopiche. Il progetto ha portato alla scoperta di numerose supernove reali, contribuendo in modo concreto alla cosmologia osservativa (poiché le supernove di tipo Ia sono usate come candele standard per misurare l’espansione dell’universo), ma anche allo studio dell’evoluzione stellare e delle galassie. Supernova Hunters dimostra come la collaborazione tra esseri umani e algoritmi possa aumentare l’efficienza e l’affidabilità della ricerca astronomica, coinvolgendo al tempo stesso il pubblico in modo attivo e formativo.
Kilonova Seekers
Il progetto Kilonova Seekers è un’iniziativa scientifica internazionale volta alla ricerca e allo studio delle kilonovae, eventi astrofisici estremamente energetici prodotti dalla fusione di stelle di neutroni o di una stella di neutroni con un buco nero. Questi eventi generano brevi lampi di onde gravitazionali, accompagnati da emissioni elettromagnetiche visibili nelle bande ottica e infrarossa, che si affievoliscono rapidamente nel tempo. Il progetto si colloca all’intersezione tra astronomia multi-messaggera e osservazioni ottiche di follow-up, con l’obiettivo di identificare in tempi rapidi le controparti visive degli eventi di onde gravitazionali segnalati da interferometri come LIGO, Virgo e KAGRA.
Per fare ciò, Kilonova Seekers coordina una rete di telescopi professionali e amatoriali, sfruttando algoritmi di prioritizzazione del cielo, intelligenza artificiale per il riconoscimento di sorgenti transitorie e pipeline automatizzate di riduzione dati. Il progetto ha una forte componente collaborativa e didattica: coinvolge ricercatori, studenti universitari, astrofili e istituti scolastici, promuovendo la Citizen Science e la formazione di nuove generazioni di astrofisici. Grazie alla sua struttura agile e al coinvolgimento di un’ampia comunità, Kilonova Seekers ha già contribuito in modo significativo all’osservazione di eventi transienti e continua a giocare un ruolo chiave nella corsa alla comprensione dell’origine degli elementi pesanti nell’universo.
Al momento in cui scrivo sono stati osservati 124 eventi tra Supernovae, Variabili Cataclismatiche, Novae e transienti. Tutti i volontari che hanno contribuito ad una scoperta vengono citati sul sito del progetto, e cinque estratti a sorte vengono anche citati nel sito del TNS nella pagina dedicata alla scoperta effettuata. Da quando è stato creato, il progetto è anche migliorato tanto grazie all’aiuto dei vari volontari. Le immagini classificate sono spesso utilizzate per migliorare un algoritmo di Machine Learning utilizzato dal Team sia per cercare nuovi potenziali candidati sia per eliminare immagini che contengono principalmente rumore (il che facilità il lavoro sia del Team sia dei volontari).
Grazie a Kilonova Seekers un gruppo di volontari ha individuato in tempo reale un oggetto transiente particolare: una dwarf nova del tipo WZ Sge, designata con la sigla GOTO065054+593624. Dopo la segnalazione, è stata attivata una campagna di follow-up spettroscopico e fotometrico estesa, coprendo mesi d’osservazione continua. Un dataset che ha favorito lo studio delle caratteristiche evolutive dell’outburst e contestualizzato meglio la natura peculiare dell’oggetto . L’oggetto ha mostrato un “superoutburst” non comune: – assenza di righe di emissione visibili in fase alta (“high state”) (quando di solito sono presenti), – presenza di forti righe H α e solo deboli righe He II, – una sequenza di “echo outbursts” con ampiezza variabile e un tempo di decadimento rapido.
La combinazione di queste proprietà contraddice i modelli standard delle cataclismiche variabili; GOTO065054+593624 viene proposta come candidata “period bouncer”, cioè un sistema dove la seconda stella ha già superato il minimo periodo orbitale e sta aumentando di nuovo il periodo. Questo caso esalta il ruolo della partecipazione civica: senza il contributo dei volontari, un oggetto così atipico sarebbe passato inosservato, e dimostra come Kilonova Seekers, oltre a cercare esplosioni cataclismiche extragalattiche, sia estremamente efficace nel rilevare transienti galattici peculiari. L’articolo relativo alla scoperta è stato di recente pubblicato su Astronomy & Astrophysics e può essere consultato al link: http://arxiv.org/pdf/2501.11524
The Daily Minor Planet
Il progetto The Daily Minor Planet, sviluppato sulla piattaforma Zooniverse in collaborazione con il Catalina Sky Survey e supportato dalla NASA, consente ai cittadini di contribuire attivamente alla scoperta di asteroidi.
Gli utenti analizzano sequenze di quattro immagini astronomiche riprese in rapida successione, osservando eventuali movimenti coerenti con la presenza di un corpo minore. Grazie a questo approccio, sono stati identificati diversi asteroidi della fascia principale e numerosi Near-Earth Asteroids (NEA), tra cui oggetti passati a distanza ravvicinata dal nostro pianeta.
Un esempio significativo è l’asteroide 2023 VN3, scoperto grazie al contributo dei volontari e successivamente confermato dal Minor Planet Center, che è transitato a circa due distanze lunari dalla Terra. In riconoscimento del valore scientifico della collaborazione pubblica, un asteroide scoperto dal survey è stato ufficialmente denominato (227711) Dailyminorplanet. Il progetto non solo contribuisce alla comprensione della popolazione asteroidale e della dinamica del Sistema Solare interno, ma rappresenta anche un efficace strumento di difesa planetaria, integrando l’intelligenza collettiva con i sistemi automatici di rilevamento.
Active Asteroids
Il progetto Active Asteroids su Zooniverse (lanciato il 31 agosto 2021) coinvolge volontari da tutto il mondo nell’identificazione di piccoli corpi del Sistema Solare che, pur orbitando come asteroidi, mostrano attività tipica delle comete (code e chiome) zooniverse.org+12en.wikipedia.org+12dirac.astro.washington.edu+12. Utilizzando milioni di immagini scattate con la Dark Energy Camera (DECam) presso il telescopio Blanco in Cile, il progetto ha mobilitato alcune migliaia di volontari per analizzare oltre quasi 900000 immagini al momento.
Grazie a questa straordinaria partecipazione, sono state identificate 16 nuovi oggetti attivi precedentemente non riconosciuti, tra cui 15 asteroidi nella fascia principale e un Centauro; fra questi, sono stati classificati anche quattro asteroidi interattivi della classe “quasi‑Hilda” e sette comete della famiglia di Giove (JFCs). Sono scoperte che rappresentano un aumento significativo rispetto al precedente totale noto di meno di 60 asteroidi attivi.
Il lavoro ha portato alla pubblicazione di diversi articoli guidati da Colin Orion Chandler (Università di Washington), incluso un primo resoconto dei risultati nel Astronomical Journal, dove ben nove coautori sono volontari Zooniverse, sottolineando il valore della collaborazione tra comunità e ricerca professionale. Questo rende Active Asteroids un eccezionale esempio di Citizen Science di alto impatto, capace di ampliare la conoscenza sui serbatoi di acqua spaziale, sul comportamento dei corpi minori e sulle possibili risorse per future esplorazioni spaziali.
MilkyWay@Home
Un progetto di punta su BOINC è MilkyWay@home (https://milkyway.cs.rpi.edu/milkyway/) dedicato a una delle più affascinanti sfide dell’astrofisica moderna: ricostruire la struttura tridimensionale della Via Lattea e studiare la distribuzione della materia oscura in essa. Il progetto, coordinato dalla Rensselaer Polytechnic Institute (Stati Uniti), utilizza dati provenienti da grandi survey astrometriche — come il Sloan Digital Sky Survey (SDSS) — per analizzare i movimenti e la distribuzione delle stelle nelle regioni esterne della Galassia, in particolare nei suoi aloni stellari, l’obiettivo è ricostruire la storia di formazione della Galassia e capire come si siano formate le sue componenti più antiche. Partecipare è davvero semplicissimo: basta iscriversi al progetto e mettere a disposizione il proprio computer, forse non troppo stimolante ma ogni contributo ha valore.
Asteroids@Home
Il progetto Asteroids@Home, attivo su BOINC dal 2012 (sviluppato presso l’ Astronomical Institute, Charles University, in collaborazione con Radim Vančo e diretto da Josef Durech), permette di ricostruire la forma e il periodo di rotazione degli asteroidi a partire dalle loro curve di luce — variazioni di luminosità osservate da Terra mentre l’asteroide ruota. La grande discrepanza tra l’enorme numero di tutti gli asteroidi conosciuti e il piccolo numero di quelli con parametri fisici di base conosciuti (forma, rotazione, periodo) è una forte motivazione per ulteriori ricerche. Lo studio della forma e della rotazione degli asteroidi è importante per diversi motivi: • ci aiuta a capire la struttura interna degli asteroidi; • ci fornisce indizi sull’origine e sull’evoluzione dinamica della popolazione asteroidale; • è fondamentale per valutare l’eventuale pericolosità di oggetti che incrociano l’orbita terrestre (NEO, Near-Earth Objects); • contribuisce a preparare possibili missioni spaziali future (robotiche o umane) verso asteroidi. L’emissione termica di piccoli asteroidi può modificare significativamente la loro orbita (effetto Yarkovsky), il che può essere cruciale per prevedere la probabilità della loro collisione con la Terra. Per poter calcolare come l’emissione termica influisce sull’orbita, dobbiamo conoscere lo spin (e anche la forma, in una certa misura) dell’oggetto. Gli scienziati coinvolti in Asteroids@home analizzano dati di curve di luce degli asteroidi, ossia variazioni periodiche della loro luminosità osservata da Terra. Quando un asteroide ruota, la luce che riflette verso la Terra varia nel tempo a causa della sua forma irregolare e delle differenze di albedo sulla superficie. Registrando queste variazioni si ottiene una “curva di luce”, dalla quale è possibile ricavare informazioni sulla forma tridimensionale e sull’orientamento dell’asteroide. Tuttavia, interpretare questi dati è estremamente complesso dal punto di vista computazionale, poiché richiede il confronto di milioni di modelli diversi. Per affrontare questa sfida, il progetto ha adottato il calcolo distribuito: i dati vengono suddivisi in unità di lavoro, analizzate poi dai volontari sui propri computer tramite la piattaforma BOINC. I risultati vengono infine inviati a un server centrale, dove vengono integrati per ricostruire il miglior modello possibile dell’asteroide.
Il progetto utilizza curve di luce provenienti da: • osservatori astronomici a Terra; • survey automatiche come il Catalina Sky Survey, Pan-STARRS; • archivi di dati storici di osservazioni fotometriche.
Negli ultimi anni, Asteroids@Home ha contribuito a determinare la forma e il periodo di rotazione di centinaia di asteroidi. I risultati vengono pubblicati regolarmente su riviste scientifiche di astrofisica e messi a disposizione della comunità astronomica internazionale.
SETI@Home
Uno dei progetti più iconici di Boinc è stato senza dubbio SETI@Home, nato nel 1999 all’Università di Berkeley. Basandosi sulla piattaforma BOINC, SETI@Home ha permesso per oltre vent’anni a milioni di volontari di elaborare dati radio raccolti dal radiotelescopio di Arecibo. Lo scopo? Cercare segnali anomali che potessero indicare la presenza di trasmissioni artificiali provenienti da altre civiltà. Ogni computer partecipante scaricava piccoli pacchetti di dati e li analizzava in background, contribuendo a creare il più grande supercomputer distribuito del mondo. Pur non avendo ancora trovato segnali extraterrestri confermati, SETI@Home ha rivoluzionato il concetto di Citizen Science e calcolo distribuito. Dal 2020 il progetto è in pausa attiva: il team sta analizzando offline i miliardi di segnali raccolti. Parallelamente, negli ultimi anni la Citizen Science si è evoluta anche sul piano “cognitivo”, grazie a piattaforme come Zooniverse. Progetti come SETI Live, lanciato dal SETI Institute, e le collaborazioni con il programma Breakthrough Listen hanno permesso ai volontari di analizzare (finché il progetto è stato attivo) visivamente spettrogrammi — rappresentazioni grafiche dei segnali radio raccolti dai telescopi. Perché coinvolgere gli utenti? Perché gli algoritmi automatici rischiano di scartare segnali strani o non previsti. L’occhio umano, invece, è straordinariamente bravo a riconoscere pattern insoliti, righe spettrali curiose, picchi transitori.
Are We Alone in the Universe?
È un’iniziativa di Citizen Science sviluppata dal gruppo SETI dell’Università della California, Los Angeles (UCLA), in collaborazione con la NASA e The Planetary Society. Il progetto sfrutta la piattaforma Zooniverse per coinvolgere i cittadini nella ricerca di segnali radio che potrebbero indicare la presenza di intelligenze extraterrestri. Utilizzando il radiotelescopio Green Bank da 100 metri in West Virginia, il team osserva migliaia di stelle alla ricerca di segnali anomali. I partecipanti esaminano i dati per identificare potenziali segnali di origine artificiale. La partecipazione è semplice e non richiede competenze tecniche avanzate. Dopo aver completato un breve tutorial, i volontari analizzano immagini di segnali radio e rispondono a domande per classificare i dati. Le loro osservazioni aiutano a sviluppare algoritmi di intelligenza artificiale per accelerare la ricerca di segnali extraterrestri. Non sappiamo ancora se un giorno riceveremo un messaggio dallo spazio profondo. Ma una cosa è certa: se accadrà, potrebbe essere proprio grazie al contributo di milioni di occhi — e di milioni di CPU — che hanno lavorato e lavorano insieme, in rete, per esplorare l’universo.
Einstein@Home
Origini e obiettivi
Einstein@Home è un progetto di calcolo distribuito nato nel 2005 presso il Center for Gravitation and Cosmology dell’Università del Wisconsin-Milwaukee e presso il Max Planck Institute for Gravitational Physics (Albert Einstein Institute) in Germania. L’obiettivo iniziale era sfruttare la potenza di calcolo inutilizzata dei computer personali di volontari in tutto il mondo attraverso la piattaforma Boinc per cercare onde gravitazionali nei dati raccolti dagli interferometri come LIGO e GEO600. Le onde gravitazionali — previste da Einstein nel 1916 e osservate direttamente solo a partire dal 2015 — sono debolissimi increspamenti dello spaziotempo prodotti da eventi cosmici estremi come fusioni di buchi neri o stelle di neutroni. La loro ricerca richiede l’analisi di enormi quantità di dati, un compito ideale per il modello BOINC.
Come funziona su BOINC
Einstein@Home sfrutta la piattaforma BOINC per suddividere i dati in milioni di piccoli pacchetti. Ogni computer dei volontari scarica un pacchetto, esegue analisi numeriche complesse — basate su algoritmi di matched filtering — e restituisce i risultati. Le analisi richiedono molte ore di calcolo anche su CPU moderne, poiché i segnali delle onde gravitazionali sono immersi in un rumore molto elevato. In questo modo Einstein@Home trasforma una rete globale di computer domestici in un supercomputer virtuale. Sebbene le prime onde gravitazionali rivelate da LIGO nel 2015 siano state eventi transienti (fusioni di buchi neri), Einstein@Home si è concentrato in particolare sulla ricerca di segnali continui, cioè onde gravitazionali persistenti emesse da stelle di neutroni in rapida rotazione (note anche come pulsar). Finora nessun segnale continuo è stato ancora rilevato, ma il progetto ha impostato i migliori limiti di sensibilità mai ottenuti su varie bande di frequenza. Nel corso degli anni, Einstein@Home ha ampliato il suo campo di applicazione, infatti ha analizzato e analizza ancora anche i dati di radiotelescopi come il Parkes Radio Telescope e Arecibo (prima della sua distruzione), e del telescopio gamma Fermi-LAT. Lo scopo è scoprire pulsar: stelle di neutroni rotanti che emettono fasci di radiazione osservabili come segnali radio periodici o impulsi gamma. Al momento, il progetto ha contribuito alla scoperta di 27 pulsar radio e 40 pulsar gamma. Tutti i volontari che hanno contribuito con i loro computer alla scoperta di una pulsar hanno ricevuto una certificazione ufficiale da parte del Team che attesta e certifica la loro scoperta.
Come funziona su Zooniverse
Pulsar Seekers è il progetto di Citizen Science ospitato su Zooniverse nato dalla versione Boinc di Einstein@Home (il Team dei progetti è praticamente identico) dedicato alla ricerca di pulsar, stelle di neutroni altamente magnetizzate che emettono fasci di radiazione elettromagnetica regolari e pulsanti. I volontari del progetto aiutano gli scienziati a identificare segnali di pulsar analizzando dati raccolti da radiotelescopi, distinguendo tra segnali reali e rumore di fondo o interferenze. Il progetto offre agli utenti la possibilità di esplorare grafici e spettrogrammi che mostrano le onde radio ricevute, evidenziando possibili pattern pulsanti che indicano la presenza di una pulsar. La collaborazione della comunità di citizen scientist è fondamentale per accelerare la scoperta di nuovi oggetti.
Partecipare a Pulsar Seekers non richiede esperienza precedente: grazie a guide e tutorial intuitivi, chiunque può contribuire aiutando a classificare i segnali. Per ora sono state classificate dai vari volontari immagini ottenute grazie a due Survey • PALFA, le cui immagini sono state già tutte studiate dai volontari (in sostanza sono i risultati ottenuti dai volontari di Boinc ora studiate dai volontari di Zooniverse) • una Survey fatta con MeerKat. Al momento, grazie al contributo di oltre 4300 volontari, sono già state classificate più di 500000 immagini delle due survey. In futuro, immagini ottenute grazie ad altre Survey già concluse saranno nuovamente studiate in cerca di possibili oggetti sfuggiti in passato e si studieranno i risultati di nuove Survey in atto (se necessario prima con la versione Boinc del progetto e successivamente con quella Zooniverse).
Le Testimonianze degli Citizen Scientists
Antonio Pasqua
Purtroppo, fare osservazioni astronomiche per contribuire direttamente alla ricerca è sempre stato complesso: servono strumenti costosi, cieli bui e limpidi, e molto tempo. La crescente luminosità artificiale rende oggi ancora più difficile per gli appassionati fare osservazioni significative. È proprio per questo che ho trovato in Zooniverse e in Boinc un’opportunità preziosa. I progetti proposti permettono di partecipare attivamente alla ricerca scientifica, anche da casa, con l’idea concreta di poter contribuire a vere scoperte. In un certo senso, Zooniverse ha reso possibile quel sogno che avevo da bambino: esplorare l’Universo, permettendomi di contribuire con entusiasmo alla comprensione collettiva del cosmo. Finora ho avuto la possibilità di poter contribuire a scoperte in diversi ambiti astrofisici: ho contributo alla scoperta di asteroidi e supernovae come sognato da bambino, ho di recente scoperto il mio secondo esopianeta e contribuito a progetti legati alle onde gravitazionali, spero ora di poter avere delle buone news su alcune candidate pulsar che si spera di poter confermare a breve.
Michele T. Mazzucato
Grazie a una formazione in ambito astronomico e all’opportunità offerta dalla Citizen Science, ho preso parte a vari progetti di calcolo distribuito e di classificazione, fra cui Stardust@home (2006) per la ricerca di particelle interstellari e Galaxy Zoo (2007) per la catalogazione delle galassie. In Stardust@home ho analizzato oltre due milioni di immagini del Virtual Microscope, contribuendo ai risultati pubblicati nel 2014 sulla presenza di granuli di materia interstellare. Nell’ambito del calcolo distribuito ho partecipato alla scoperta di più di trenta numeri primi, tra cui, nel 2017, un numero con oltre un milione di cifre. Le attività svolte negli ultimi vent’anni includono la classificazione di asteroidi della fascia principale e transnettuniana (come 2011 HM 102), comete, supernove ed esopianeti. Su CosmoQuest, dal 2012, ho collaborato a progetti di mappatura planetaria; fra questi, Bennu Mappers, in cui ho contribuito alla selezione dei possibili siti di campionamento per la missione OSIRIS-REx. Su Zooniverse seguo iniziative come The Daily Minor Planet, Active Asteroids e Kilonova Seekers, continuando a esplorare nuove occasioni per sostenere la ricerca astronomica collaborativa. L’asteroide 35461 Mazzucato mi è stato dedicato in segno di riconoscimento per le mie scoperte.
Ciro Sirio Perrella
Da quando ero piccolo il mio più grande sogno è sempre stato quello di “studiare le stelle”. La vita mi ha poi portato a fare un lavoro totalmente diverso, ma questa passione non è mai svanita: ho continuato a studiare da autodidatta, non limitandomi alle nozioni elementari, ma approfondendo gli aspetti più tecnici della disciplina con mezzi vari (es. corsi, testi universitari etc.); tuttavia, la vera svolta per me è arrivata grazie alla piattaforma Zooniverse, poiché è grazie ad essa che ho trovato il modo di contribuire più concretamente alla ricerca scientifica. Nel corso degli anni ho preso parte a diversi progetti di ricerca (Kilonova Seekers, Pulsar Seekers, The Daily Minor Planet e Dark Energy Explorers, solo per citarne alcuni), nell’ambito dei quali ho classificato più di 500.000 immagini di corpi celesti e segnali Astrofisici, ottenendo il riconoscimento di diverse scoperte. Insomma, ho trovato il modo di fare la differenza e, allo stesso tempo, di coronare il sogno di quel bambino affascinato dall’infinità del cielo.
Lucia Ferreira
Sono appassionata di astronomia fin da quando ero bambina. Ma è stato attraverso la Citizen Science che questa passione si è approfondita e si è trasformata in un vero e proprio coinvolgimento nella ricerca scientifica. Ho preso parte ad altri progetti, ma è stato su Zooniverse che ho trovato davvero il mio posto: una piattaforma accessibile dal design fluido e intuitivo, che offre un’ampia varietà di progetti legati all’astronomia, il mio campo preferito. Ho iniziato ad utilizzare Zooniverse con l’obiettivo di incoraggiare i miei figli e la mia famiglia ad avvicinarsi alla scienza, e ha funzionato! Oggi tutti nella nostra famiglia partecipano ai progetti, ciascuno contribuendo con curiosità ed entusiasmo. Ha trasformato la nostra routine: la scienza è entrata a far parte della nostra vita in modo leggero, collaborativo e stimolante. Essere una volontaria mi fa sentire realizzata. È gratificante sapere che, anche senza essere in un laboratorio o in un osservatorio, posso contribuire a importanti ricerche che si svolgono in tutto il mondo. Zooniverse mi ha dato l’opportunità di partecipare attivamente alla creazione della conoscenza scientifica.
Virgilio Gonano
Laureato in Geologia, ho iniziato come astrofilo sognando di trovare qualcosa di nuovo con il mio piccolo telescopio. Sarebbe potuto non succedere mai, ma con Zooniverse chiunque può dare un contributo reale all’astronomia, sia che si tratti di osservare le tempeste solari, di scoprire pianeti o di tenere gli occhi aperti per esplosioni insolite. Grazie ai vari progetti di Zooniverse, ho avuto modo di contribuire a diverse scoperte, specialmente nell’ambito degli asteroidi e delle Supernovae. Nel 2024 la NASA ha intitolato a mio nome l’asteroide (91212) Virgiliogonano, in riconoscimento dei miei numerosi contributi come volontario.
Maria Wicker
Non mi sarei mai aspettata che, da studente delle scuole superiori, avrei fatto osservazioni e scoperte straordinarie e avrei fatto parte della comunità scientifica. Negli ultimi anni, la Citizen Science è emersa come un potente strumento nella ricerca astronomica, consentendo a persone provenienti da tutto il mondo, indipendentemente dalla loro età, nazionalità o sesso, di contribuire a vere scoperte scientifiche. Ho appreso dei progetti di Citizen Science durante le attività dello Youth Astronomy Club. Poi, insieme ai miei colleghi, ho deciso di prendere parte al programma International Astronomical Search Collaboration (IASC). Grazie allo IASC ho iniziato ad interessarmi maggiormente al tema degli asteroidi, cosa che mi ha portato a partecipare ad altri due progetti di Citizen Science: Come On! Impacting ASteroids (COIAS) e The Daily Minor Planet (TDMP), dove ho potuto sviluppare i miei interessi individualmente. In tutti questi progetti sono riuscita a scoprire oltre 300 pianeti minori con designazioni provvisorie. È interessante notare che per il progetto COIAS sono l’unica partecipante dalla Polonia, quindi ho il grande onore di rappresentare il mio paese sulla scena internazionale. Uno dei miei risultati più straordinari è stata la scoperta di quattro oggetti transnettuniani. Oltre agli asteroidi, faccio volontariato anche in altri progetti di astronomia, come Gaia Vari, dove classifico i dati di oggetti variabili ottenuti dalla missione Gaia, e Backyard Worlds: Cool Neighbours, dove cerco le nane brune. Sono stato anche riconosciuta e premiata dal Gaia Vari Team come uno dei collaboratori più attivi e produttivi. Ciò che apprezzo dei progetti di Citizen Science è che posso collaborare con volontari provenienti da contesti diversi e imparare da loro, scambiando allo stesso tempo opinioni su vari argomenti e condividendo le mie esperienze. Ognuno di noi può contribuire allo sviluppo della scienza! Questa è una grande opportunità – e, allo stesso tempo, un’avventura – per tutti.
Da oggi sul sito coelum.com è attivo il Forum di Coelum, un nuovo spazio pensato per riunire in un unico luogo gli appassionati di astronomia e i partecipanti ai progetti di Citizen Science. Nel forum sono già disponibili le sezioni dedicate alla Citizen Science, dove potrai trovare informazioni sui progetti, condividere esperienze e ricevere supporto diretto dalla comunità.
Abbiamo scelto di aprire un forum perché, a differenza dei social network, offre un ambiente più ordinato e tematico, dove le discussioni rimangono facilmente consultabili nel tempo, evitando la dispersione e la perdita di contenuti utili.
Ti piacerebbe partecipare a un progetto di Citizen Science? Entra nel forum e segnala la tua disponibilità su uno o più progetti elencati: la community sarà felice di guidarti nei primi passi. Enjoy!
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È una notte completamente buia. Un uomo si erge nell’oscurità, accompagnato dal proprio cane, e altre persone siedono a poca distanza, tutte in rigoroso silenzio. Il cielo viene squarciato da una scia luminosa, e subito dopo da una seconda. Un’esclamazione di meraviglia diffusa rompe per un attimo l’incanto della quiete. Altre scie, di tanto in tanto, illuminano la notte, e la maggior parte sembrano provenire dalla stessa direzione.
È la notte delle stelle cadenti, è la notte di San Lorenzo e delle sue lacrime.
Tra mito, tradizione e scienza, questo proemio suggestivo evoca sicuramente emozioni e ricordi. Tuttavia, la realtà, per quanto affascinante, è spesso meno romantica. In questo articolo cercheremo di sfatare luoghi comuni legati alle “stelle cadenti”, senza però infrangere quella poesia che ci accompagna nelle notti osservative, e di approfondire alcuni aspetti.
Partiamo con il piede, anzi con il termine, giusto
È necessario fare un po’ di luce nell’oscurità che spesso accompagna la terminologia legata alle stelle cadenti. Tre sono i termini chiave, dai significati ben precisi e differenziati: meteoroide, meteora, meteorite. Li descriveremo raccontandovi una breve storia.
C’era una volta Scinty, un corpo roccioso o metallico, probabilmente il frammento di un asteroide, di una cometa o di un detrito spaziale, di dimensioni non particolarmente accentuate, errante insieme a tanti altri suoi amici in una porzione di spazio che, prima o poi, sarebbe stata attraversata dalla Terra durante il suo percorso annuale intorno al Sole. Era un meteoroide. Al passaggio della Terra, il meteoroide si scontrò con l’atmosfera, un po’ come accade a un’automobile quando entra in un nugolo di moscerini. Per una serie di fenomeni che illustreremo più avanti, Scinty iniziò a produrre una scia luminosa: si era appena trasformato in una meteora, quella che siamo abituati a chiamare impropriamente “stella cadente”. Il frammento, che aveva dato origine al fenomeno luminoso, attraversando i vari strati dell’atmosfera “evaporò” piano piano, ma non si dissolse completamente, come invece accadde alla maggior parte dei suoi amici che stavano facendo lo stesso viaggio. Quel che restò di lui finì sul suolo terrestre: era diventato un meteorite. L’impatto con il terreno avrebbe potuto essere più o meno distruttivo, a seconda delle sue dimensioni iniziali: si sarebbe confuso con il materiale già presente sul suolo, oppure avrebbe prodotto un cratere anche di grandi dimensioni. In questo caso specifico, di Scinty rimase solo un piccolo frammento che nessuno notò.
In sintesi,
un meteroide è un frammento che vaga nello spazio
una meteora è la scia luminosa che il frammento produrrà qualora entrasse nell’atmosfera
un meteorite è ciò che, eventualmente, resterà del meteoroide.
Luoghi comuni? No, grazie.
Le stelle cadono davvero?
Siamo abituati a parlare di “stelle cadenti”, ma le stelle non cadono: quelle che vediamo incastonate nella volta celeste come gioielli luminosi restano lì. Si spostano nel corso della giornata ruotando tutte insieme sulla volta celeste, si muovono attraverso l’Universo ma con spostamenti irrilevanti rispetto alla durata nella nostra vita, possono passare da una fase evolutiva a quella successiva (e questa è tutt’altra storia), ma non cadono. Quelle che vediamo sono meteore, come nella storia di Scinty che abbiamo poc’anzi letto. E possiamo esser certi che dopo aver assistito a una pioggia di meteore, la volta celeste si ripresenterà uguale al giorno precedente!
Le stelle cadenti si vedono solo la notte di San Lorenzo?
No, non è affatto così. Anzitutto, il momento migliore per godersi lo sciame delle Perseidi (questo è il nome scientificamente corretto per designare le “lacrime di San Lorenzo”) non è il 10 agosto, ma qualche giorno dopo, quando la Terra si trova davvero nella posizione giusta per “scontrarsi” con la porzione più corposa di meteoroidi vaganti. E, in più, lo sciame delle Perseidi non è neppure quello più emozionante: ad esempio, con le Geminidi e le Quadrantidi possiamo osservare, nelle migliori condizioni di cielo, fino a un massimo di 120 meteore l’ora, contro le 100 circa delle Perseidi. Tuttavia, le Perseidi si manifestano in un periodo in cui trascorriamo tanto tempo all’aperto, magari in montagna e in luoghi bui. È senz’altro più piacevole rimanere una notte stesi sul prato, oppure in spiaggia, in estate piuttosto che in pieno inverno!
Se esprimo un desiderio durante l’osservazione di una meteora, si avvererà?
La domanda, con la risposta prevedibile, è ovviamente solo un pretesto per raccontare qualcos’altro sulle “stelle cadenti”. Difficile che una scia luminosa possa far avverare i nostri desideri, anche perché la sua durata è così repentina da non darci neppure il tempo di elaborare un pensiero, se non un “Oooh” di meraviglia. L’effetto luminoso di una meteora dura davvero poco, spesso neppure un secondo, a meno di non avere la fortuna di vedere un bolide di particolare impatto visivo, che potrebbe restare nel cielo anche per diversi secondi. Del resto, il momento di meraviglia spesso ci fa anche dimenticare del desiderio che avevamo in mente. Personalmente, l’unico desiderio che esprimo, sempre con qualche attimo di ritardo, è di vedere entro breve un’altra meteora!
Anatomia di una meteora
Probabilmente, a scuola ci hanno spiegato che un meteoroide, quando entra a contatto con l’atmosfera, per effetto dell’attrito inizia a bruciare, mostrando così la sua scia. La spiegazione scientifica è in realtà ben più complessa di questa semplificazione, che può andar bene per un bambino dei primi anni di scuola, ma è insoddisfacente per chi vuole conoscere davvero il fenomeno.
Torniamo al nostro protagonista, il meteoroide Scinty, nel momento in cui entra nell’atmosfera. Una volta raggiunta la termosfera, che inizia a circa 500 km di quota rispetto alla superficie terrestre, avrà una velocità compresa tra 11,2 km/s (la velocità di fuga terrestre) e 78,8 km/s, a seconda della sua traiettoria e della velocità iniziale. Una tale velocità si traduce in un’energia cinetica molto elevata. Ad essa si aggiunge un’altrettanto forte pressione dinamica prodotta dall’urto del meteoroide con le particelle atmosferiche, nella direzione del movimento; in corrispondenza della regione posteriore del meteoroide, ovviamente, la pressione dinamica sarà quasi nulla. La compressione è così intensa da scaldare violentemente il meteoroide, non per attrito (come in generale si ritiene), ma per compressione adiabatica dei gas davanti al corpo celeste. Possiamo immaginare di gonfiare lo penumatico di una bicicletta: noteremo che l’aria si riscalda. Allo stesso modo, la suddetta pressione dinamica provoca il riscaldamento del meteoroide che, una volta raggiunta la mesosfera, si ritroverà ad affrontare una temperatura di circa 2500 °C.
Questa elevata temperatura provoca la sublimazione degli strati più esterni del meteoroide, che passano dallo stato solido direttamente a quello gassoso, senza attraversare la fase liquida, come nei processi di fusione tradizionali. Si produce, di conseguenza, un fenomeno di ablazione superficiale. Gli atomi del materiale ablato si scontrano con gli atomi che compongono i gas dell’atmosfera, provocando un processo di ionizzazione (alimentato dall’elevata energia termica del meteoroide). Il meteoroide lascia così dietro di sé una scia di ioni positivi (atomi privati di uno o più elettroni) e di elettroni (quelli persi dagli atomi, oltre a quelli già presenti nell’atmosfera). Siccome ioni positivi ed elettroni hanno carica opposta, tendono ad attrarsi e, quindi, a ricombinarsi. Quando uno ione positivo acquisisce uno o più elettroni, rilascia energia (la stessa assorbita quando aveva perso elettroni) sotto forma di fotoni. Ed è questa la scia che vediamo.
L’ablazione porta a una riduzione progressiva della massa del meteoroide, che piano piano si “consuma” e raramente raggiunge la superficie terrestre. A parte questo, secondo studi recenti, alcune meteore si frantumano dall’interno: a causa dell’elevata velocità e della differenza di pressione tra la parte anteriore e quella posteriore del meteoroide, l’aria entrerebbe attraverso i pori della roccia, provocandone lo sbriciolamento.
Le Perseidi
Perché il termine corretto per designare le lacrime di San Lorenzo è Perseidi?
Per un effetto prospettico, la maggior parte delle stelle cadenti sembrano provenire da un’area abbastanza ben delimitata, di solito di forma circolare o ellittica, di dimensioni limitate a qualche grado, il cosiddetto radiante. In questo caso, la Costellazione in questione è quella del Perseo, e da qui deriva il termine Perseidi. Niente toglie, ovviamente, che in queste sere altre stelle cadenti, non appartenenti allo sciame, possano essere individuate in porzioni di cielo differenti.
Le Perseidi sono originate dai frammenti di una cometa, la Swift-Tuttle, che la Terra incontra, come un’automobile che si imbatte in un nugolo di moscerini, tra il 17 luglio e il 24 agosto, durante la sua orbita intorno al Sole. Il picco in realtà non è atteso per il 10 agosto, come convenzionalmente si ritiene, ma un paio di giorni dopo, tra il 12 e il 13. Perché?
Quando ha avuto origine la tradizione delle Lacrime di San Lorenzo, nel 1800 dopo la scoperta della cometa, effettivamente il picco era in corrispondenza del 10 agosto.
Tuttavia, per effetto del moto di precessione degli equinozi (si tratta di uno spostamento millenario dell’asse terrestre), la data del picco si sposta in avanti di 1 giorno ogni 72 anni.
Sa calcoliamo gli anni trascorsi dalla metà dell’800 a oggi, effettivamente arriviamo al 12 agosto (11 agosto in caso di anno bisestile).
La cometa Swift-Tuttle
La 109P/Swift-Tuttle, come si evince anche dalla P che precede il suo nome completo, è una cometa periodica, il che significa che ha un periodo orbitale inferiore a 200 anni; in questo caso specifico, parliamo di 133,28 anni. Quando è all’afelio, la sua distanza è di 7 miliardi di anni, che si riduce a 140 milioni di chilometri al perielio.
L’abbiamo incontrata l’ultima volta l’11 dicembre 1992 e dovremo attendere il 12 luglio 2126 per rivederla!
Durante il suo passaggio in prossimità del Sole, la Swift-Tuttle rilascia molti detriti, sotto forma di polveri e roccia, e sono proprio quelli che la Terra incontra nel suddetto periodo compreso tra il 17 luglio e il 24 agosto, dando origine allo sciame delle Perseidi.
Un po’ di storia
Fino all’800, le stelle cadenti venivano considerate un fenomeno meteorologico (questo spiega perché si chiamano meteore), e non erano oggetto di studi di particolare rilievo. Neppure ci si era resi conto della ricorrenza periodica (annuale) del fenomeno.
Il 16 e il 19 luglio 1862, due astronomi statunitensi, rispettivamente Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle, individuarono una nuova cometa, non riportata negli almanacchi dell’epoca. In realtà Swift pensava di aver individuato una cometa già nota, mentre Tuttle si rese conto che si trattava di una scoperta originale. Quasi contemporaneamente, il 22 luglio, il fisico pisano Antonio Pacinotti fece in maniera indipendente la stessa rilevazione. Swift e Tuttle, più veloci nella comunicazione agli enti scientifici, ebbero l’onore di vedersi attribuire il nome della cometa, sebbene anche a Pacinotti fu riconosciuta la scoperta contemporanea e indipendente.
Quattro anni dopo, nel 1866, l’astronomo e ingegnere Giovanni Virgilio Schiaparelli associò il passaggio al perielio della cometa Swift-Tuttle, avvenuto nel 1862, con lo sciame di meteoriti visibile ogni anno in quel periodo. Di fatto, quindi, dobbiamo a Schiaparelli la scoperta della vera natura degli sciami meteorici.
Osservare le Perseidi quest’anno
La Luna sarà piena il 9 agosto, quando ci accompagnerà dal tramonto del Sole fino all’alba, rendendo ovviamente più difficili le osservazioni. Nei giorni successivi sarà calante: nella notte tra il 12 e il 13 risulterà illuminata all’89% e sorgerà intorno alle 21:45, con tramonto alle 9:30 del mattino successivo (orari approssimativi del centro-sud, quelli precisi dipendono ovviamente dalla latitudine del luogo di osservazione). Quindi, non potremo godere della magia di quel cielo completamente buio raccontata nell’introduzione all’articolo. Ma questo non significa che dobbiamo desistere: se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, sarà comunque una bella esperienza e un’occasione per trascorrere qualche ora all’aria aperta, in serenità, scrutando le meraviglie del cielo, Luna compresa.
E qual è l’orario migliore per le osservazioni? Più tardi ci dedicheremo alle osservazioni, meglio sarà. Anzitutto, sebbene la Luna sarà un ostacolo per via della sua elevata luminosità, in un orario intermedio tra l’alba e il tramonto del Sole il cielo sarà più buio, e il Perseo sarà più alto, aumentando la possibilità di vedere delle stelle cadenti.
Potrebbe essere utile guardare non proprio in direzione della parte centrale del radiante, ma in un intorno di circa 90°: le meteore che sono più ai bordi di quest’area sono quelle che avanzano in maniera non frontale rispetto al nostro punto di vista, e quindi appariranno con una scia più lunga e di maggiore durata.
Per osservare le meteore non occorre alcuna attrezzatura: bastano una stuoia o una sedia comoda e tanta pazienza, ma non aspettatevi di vedere davvero una pioggia continua di stelle cadenti, come in alcune immagini romantiche! Nelle migliori condizioni potremmo vederne un centinaio l’ora, ma per via della Luna già sappiamo che non sarà così, indipendentemente dalla pulizia del cielo e dal luogo osservativo.
Una fotocamera potrebbe essere utile, specialmente se siamo in una zona abbastanza buia, impostando scatti a intervalli regolari oppure realizzando una lunga ripresa, magari uno startrail, nella speranza di beccare qualche scia luminosa nei fotogrammi.
Ma le Perseidi non sono l’unico appuntamento del mese di agosto: dalla tabella nella sezione “Altri sciami”, si evince che il 16 agosto, quindi proprio a cavallo di Ferragosto, ci sarà il picco delle K-Cygnidi. Certo, si tratta di uno sciame poco significativo, con uno ZHR (Tasso Orario Zenitale) di appena 10, ma potrebbe comunque riservare qualche sorpresa! Quindi, considerando anche il periodo climaticamente favorevole e la Luna all’ultimo quarto, il consiglio è di non lasciarsi sfuggire questa seconda occasione.
Individuare la Costellazione del Perseo
Le due immagini seguenti mostrano il Perseo prima nel dettaglio e poi nella sua porzione di cielo insieme alle Costellazioni adiacenti, intorno alle 22:30. Individuata Cassiopea, grazie alla sua inconfondibile forma a W, sarà facile spostarsi verso l’orizzonte per trovare il Perseo. La maggior parte delle meteore che vedremo sembreranno provenire da quella direzione, per un effetto prospettico. Tuttavia, consigliamo di non concentrare la nostra osservazione esclusivamente in quella porzione di cielo, perché come già detto molte meteore potranno essere viste anche in altre regioni!
L’origine delle lacrime di San Lorenzo
Su Lorenzo, originario di Osca in Aragona (Spagna), non abbiamo molte notizie documentate, ma sappiamo che fu uno dei sette diaconi di Roma.
Nell’agosto del 258 d.C., l’imperatore Valeriano emanò un editto, per effetto del quale vescovi, presbiteri e diaconi vennero condannati a morte. E, infatti, il 6 agosto Papa Sisto II fu ucciso durante la celebrazione dell’eucarestia, insieme a quattro diaconi. A Lorenzo fu data la possibilità di salvarsi, a patto che cedesse all’Imperatore tutte le ricchezze della Chiesa. Lorenzo, invece che con beni materiali, si presentò con una folla di derelitti, dichiarando che loro rappresentavano il vero tesoro della Chiesa. Il 10 agosto fu martirizzato e ucciso sulla graticola. Ecco spiegato perché nell’iconografia tradizionale San Lorenzo è mostrato con una graticola!
Le stelle cadenti che si osservano in un intorno temporale del 10 agosto ogni anno rappresentano le lacrime versate durante il martirio o, più realisticamente, la cenere ardente proveniente dai carboni. Sebbene il martirio sia avvenuto nel 258, la tradizione delle lacrime di San Lorenzo è molto più recente, in quanto risale solo all’800.
I colori delle meteore
Le meteore, oltre a mostrare una scia più o meno brillante e più o meno lunga, si caratterizzano anche per i loro colori, che dipendono dalla composizione chimica del meteoroide. I colori non sempre sono facilmente individuabili a occhio nudo, sia perché la scia spesso è poco intensa che per la sua durata troppo breve. Invece, se avremo la fortuna di riprendere una meteora in fotografia, riusciremo a identificare il colore e, di conseguenza, la composizione del meteoroide.
Vediamo di seguito un elenco dei colori e della corrispondente composizione
Blu-verde: Magnesio
Viola: Calcio
Verde acceso: Nichel
Arancione: Sodio
Giallo: Ferro
Questi colori fanno riferimento agli elementi intrinseci che costituiscono il meteoroide. Una dominanza rossa invece deriva dal contatto del corpo celeste con l’azoto e l’ossigeno presenti nell’atmosfera.
Altri sciami
Nella tabella seguente sono mostrati alcuni degli sciami meteorici più significativi che possiamo osservare nel corso dell’anno.
Una precisazione importante: gli sciami che sono preceduti da una lettera dell’alfabeto greco non vanno confusi con eventuali altri sciami della Costellazione principale. Si tratta, cioè, di sciami il cui radiante è intorno alla stella indicata dalla lettera greca. Ad esempio, le α Monocerontidi non sono le Monoceridi, ma sono uno sciame di meteore che sembrano provenire in maniera specifica dal radiante intorno alla stella α della Costellazione dell’Unicorno (Monoceros).
Nome e corpo di origine
Periodo
Picco
Velocità (km/s)
ZHR
Quadrantidi (Asteroide 196256 – 2003 EH1)
1-5 gennaio
4 gennaio
41
120
Liridi (cometa C/1861 G1)
16-25 aprile
21 aprile
49
15
η Aquaridi
(n.d.)
19 aprile-28 maggio
5 maggio
66
60
Perseidi (Swift-Tuttle)
17 luglio-24 agosto
12 agosto
59
100
K-Cygnidi (n.d.)
3-25 agosto
16 agosto
25
10
Draconidi (Cometa Giacobini-Zinner )
6-10 ottobre
8 ottobre
20
Variabile
Orionidi (Cometa di Halley)
2 ottobre-7 novembre
21 ottobre
66
20
Leonidi (Tempel-Tuttle)
14-21 novembre
17 novembre
71
15
α Monocerontidi (n.d.)
15-25 novembre
21 novembre
65
Variabile
Geminidi (Asteroide 3200 Phaethon)
7-17 dicembre
13 dicembre
35
120
Pascoli e il X agosto
“San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla.”
Con questi versi Giovanni Pascoli inizia una delle sue liriche più note e sicuramente toccanti, dedicata al padre, assassinato proprio quella notte. Un grande dolore, una cicatrice profonda che si rinnovava ogni anno e che neppure la bellezza del fenomeno astronomico poteva lenire.
Glossario
Ionizzazione: un atomo, di base neutro (elettroni con carica negativa e protoni con carica positiva si equivalgono elettricamente) acquisisce o perde uno o più elettroni. Ione positivo se perde un elettrone, per cui ha più protoni e quindi carica positiva; per perdere un elettrone, deve assorbire una quantità di energia pari al livello energetico più esterno.
Lo ione è negativo se acquisisce un elettrone, per cui ha più elettroni che protoni, e quindi carica negativa. Per acquisire un elettrone deve rilasciare energia.
Pressione di un fluido: in un fluido in movimento riscontriamo tre tipi di pressione:
pressione statica (la pressione esercitata dal fluido sulle pareti del contenitore, e agisce in modo uniforme indipendentemente dalla velocità);
pressione dinamica (la componente della pressione corrispondente all’energia dell’unità di massa del fluido e dipende dalla velocità, ovvero dall’energia cinetica, agendo nella direzione di moto);
pressione totale: la somma della pressione statica e della pressione dinamica.
ZHR: l’acrononimo sta Zenithal Hourly Rate, ovvero Tasso Orario Zenitale. Indica il numero di meteore visibili in un’ora nelle migliori condizioni. Questo significa che dovremmo essere sotto un cielo completamente sereno, affetto da pochissimo inquinamento luminoso (magnitudine limite pari a +6,5) e senza Luna e con il radiante allo zenith, ovvero sopra la nostra testa! In condizioni urbane, ovviamente, il numero reale di meteore potenzialmente osservabili diventa molto più piccolo.
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