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News sulla Cometa Nishimura

Tutti stanno parlando della nuova luminosa cometa che in questi giorni sta per transitare al perielio, raggiungendo il suo massimo splendore.

Il suo scopritore è un astronomo dilettante giapponese, che ha potuto cosi darle il suo cognome. La cometa C/2023 P1 Nishimura è attualmente visibile nell’ultima parte della notte, a ridosso dell’alba, molto bassa sull’orizzonte di orientale. Purtroppo la presenza della Luna calante e la limitata altezza in cieli non rendono agevoli le osservazioni, ma la sua luminosità permette comunque di distinguerla bene in un piccolo binocolo.

Nei prossimi giorni potrebbe raggiungere la soglia della visibilità ad occhio nudo ma, abbassandosi ulteriormente, sarà immersa sempre più nelle luci del crepuscolo mattutino ed il binocolo rimarrà  indispensabile per distinguerla. Nel corso della prossima settimana e fino al giorno 15, quando raggiungerà il perielio, si avvicinerà ulteriormente al Sole aumentando di luminosità, rendendosi nel contempo meglio visibile un pó dopo il tramonto dal 12 settembre. Trovarla però nell’intenso chiarore del cielo sarà un’impresa e solo una cometa luminosissima potrebbe risultare ancora osservabile. L’ imprevedibilità delle comete è comunque proverbiale e dunque staremo a vedere. Il consiglio è comunque di provarci il prima possibile, prima che le condizioni prospettiche diventino estreme.

Cometa Nishimura di Claudio Pra

Termino con un mio report datato 9 settembre, quando da Passo Giau l’ho osservata con un binocolo 20×90 scattando anche un paio di foto tramite reflex e astroinseguitore:
la cometa è penalizzata dalla scarsa altezza sull’orizzonte (5-6 gradi) e dalla presenza della Luna poco al di sotto dell’ultimo quarto. Ciò nonostante è facilmente visibile anche nel piccolo binocolo 8×40. Al 20×90 la sua testa è molto piccola, brillante e stellare (D.C.=9), appena più luminosa in centro. La coda sottile è abbastanza ben rilevabile per circa un grado. La sua magnitudine si aggira attorno alla quinta. grandezza.

 

JWST alle prese con un Mattone

La zona molecolare centrale; il cuore della Via Lattea. Credito: Henshaw/MPIA

C’è un oggetto insolito vicino al cuore della Via Lattea che gli astronomi chiamano “Il Mattone“. È un’enorme nube di gas Infrared Dark Cloud (IDC). Il Mattone è denso e turbolento come altri del suo tipo, ma stranamente mostra pochi segni di formazione stellare.

Perché?

La Zona Molecolare Centrale (CMZ) della Via Lattea può essere una regione difficile da studiare. Lì risiedono nubi molecolari oscure, che danno vita a nuove stelle. La CMZ è un enorme complesso di nubi molecolari contenente circa 60 milioni di masse solari di gas. The Brick, il mattone appunto, è una di quelle nuvole. Gli astronomi desiderano comprendere meglio questa regione e il JWST ha la capacità di scrutare la densa regione, rivelandone alcuni dettagli.

Il Mattone è una delle nubi molecolari più massicce e dense della Galassia priva di segni di diffusa formazione stellare. Ma nonostante il suo nome solido, non è un’unica struttura coerente. Si tratta invece di un sistema di strutture annidate ad elevata complessità. Credito immagine: JD Henshaw et al., 2019.

Un team di ricercatori ha utilizzato il JWST per studiare il Mattone, la cui sigla è G0.253+0.015 affidandosi alla distribuzione di monossido di carbonio. L’idrogeno è certamente più abbondante, ma il monossido di carbonio è molto luminoso e visibile a determinate lunghezze d’onda. In genere viene sfruttato per tracciare il movimento e la densità delle nubi interstellari.

L’autore principale di questo nuovo studio è Adam Ginsburg, professore assistente di astronomia presso l’Università della Florida. Ci sono diverse spiegazioni proposte per la mancanza di apparente formazione stellare nel Mattone. Potrebbe essere giovane, potrebbe essere troppo turbolento, potrebbe essere vincolato da campi magnetici, o potrebbero effettivamente essere molte nuvole lungo la stessa linea di vista. “Ognuna di queste spiegazioni probabilmente gioca un ruolo nello stato e nell’evoluzione del cloud”, spiegano gli autori.

Sebbene il suo tasso di formazione stellare possa essere inferiore a quello di altre nubi simili, lì si trovano ancora oltre 56.000 stelle.

Gli astronomi si sono impegnati molto per comprendere la presenza, la distribuzione e il comportamento del gas nella Via Lattea, inclusa la CMZ. Ma sin ora sono rimaste escluse dallo studio le gas gelate di CO2 che necessitano di potenti strumenti ad infrarossi per essere individuate. Ed ecco che entra in gioco NIRCam di JWST e i suoi filtri potenti e versatili.

In questa immagine del Mattone, i ricercatori hanno utilizzato i filtri del JWST per rimuovere tutte le stelle. L'immagine risultante mostra la nuvola scura al centro, con il blu che rappresenta il monossido di carbonio. Il potente sistema di filtri del JWST rende possibili immagini come questa. Credito immagine: Ginsburg et al. 2023.
In questa immagine del Mattone, i ricercatori hanno utilizzato i filtri del JWST per rimuovere tutte le stelle. L’immagine mostra la nuvola scura al centro, con il blu che rappresenta il monossido di carbonio. Il potente sistema di filtri del JWST rende possibili immagini come questa. Crediti Ginsburg et al. 2023.

Con l’aiuto della NirCAM gli scienziati hanno scoperto che il mattone contiene più ghiaccio di CO2 all’interno di quanto si pensasse.

Un fenomeno che non aiuta a far chiarezza, saremmo infatti tentati di credere che le temperature più basse si misurassero alla periferia delle nubi, mentre al centro le temperature più alte dovrebbero sciogliere la CO2 e trasformarla in gas. Le riprese mostrano esattamente il contrario!

Inoltre alle stelle piace formarsi quando il gas è freddo, quindi trovare così tanta CO dovrebbe indicare un alto tasso di formazione stellare. Ma il gas all’interno del mattone è più caldo di quello delle altre nubi nonostante la presenza di tutto quel ghiaccio.

Il Brick è una struttura complessa. Questa immagine tratta da uno studio separato mostra un guscio di gas in espansione, o bolla, all'interno del mattone. Gli scienziati presumono che il vento proveniente da una stella massiccia sia a guidare l’espansione. Credito immagine: Henshaw/MPIA
Il Brick è una struttura complessa. Questa immagine tratta da uno studio separato mostra un guscio di gas in espansione, o bolla, all’interno del mattone. Gli scienziati presumono che sia il vento proveniente da una stella massiccia a guidare l’espansione. Credito immagine: Henshaw/MPIA

Insomma sono ancora molti i nubi che avvolgono il centro galattico ma passo dopo passo si riescono a determinare alcune caratteristiche ad esempio modificando la nostra comprensione sia dell’abbondanza standard di CO nel GC sia del rapporto gas/polvere nella stessa regione. Secondo questi risultati, entrambi i valori stimati in precedenza sarebbero troppo bassi.

Se venisse confermato che nel Mattone e nel centro galattico ci fosse più CO2 di quanto ipotizzato le implicazioni sarebbero diverse per i modelli di formazione stellare influenzando al ribasso il tasso di formazione stellare..

Esistono modelli standard per la distribuzione della CO2 nelle nuvole, ma come per altri ambiti in astronomia e astrofisica, il JWST sta fornendo agli astronomi informazioni più dettagliate di quelle che avevano prima e ribaltano alcune idee consolidate. Il team dietro questa ricerca sottolinea che se la regione centrale della Via Lattea contiene così tanta CO2, allora probabilmente lo fanno anche le altre galassie.

Come molte delle notizie che ci raggiungono dal JWST di tratta di studi preliminari, addirittura embrionali, che non traggono alcuna conclusione sebbene confermino già qualche informazione in più sulla distribuzione dei gas nel Mattone.

Un futuro articolo la ricerca attingerà anche ai dati raccolti con MIRI (Mid-Infrared Instrument) e le osservazioni MIRI e NIRCam della Nuvola C, un’altra struttura nella Zona Molecolare Centrale.

Link allo studio originale qui

Fonte Qui

 

I favolosi anni 90 dell’Astronomia – 1996

Il 1996, l’Anno del Topo

Se anche voi vi sentite più alienati di Spud di Trainspotting e vi fate più pippe mentali di tutti i protagonisti di Settimo Cielo messi assieme, allora siete dei nostri.  Siamo nel 1996 e, ad oggi, c’è gente che ancora non si è ripresa dal trauma per lo scioglimento dei Take That. Parliamone.

Cominciando così, c’era già il sentore che quest’anno fosse un anno non proprio al top. Per la serie anno bisesto anno funesto, il 1996 arrivò spaccone come Indipendence Day e inquietante come Scream, portando l’incendio che distrusse il Teatro La Fenice di Venezia.

E mentre il Volo ValuJet 592 si schiantava nelle Everglades in Florida, sempre per un incendio nella stiva, facendo perdere la vita a tutti i 110 occupanti, alcuni tornado e tempeste sterminavano circa 600 persone in Bangladesh. E siamo solo a Maggio.

A Giugno, il razzo Ariane 5 esplose 40 secondi dopo aver lasciato la Guyana francese. Viene da pensare: “ok, chiudiamo tutto e passiamo direttamente al ‘97”. E invece no, perché i reduci dagli anni ’90 sono quelli che ce l’anno fatta, nonostante tutto. E furono i primi a vedere il singolo Wannabe delle Spice Girls (adoro), Braveheart, che quell’anno vinse cinque premi Oscar ed i Pink Floyd entrare a far parte della Rock and Roll Hall of Fame. Il 1996 fu l’anno di Tomb Rider, Resident Evil e Quake e vide anche l’inaugurazione del Telescopio Keck II delle Hawaii, un gigantesco occhio da 10 metri di diametro col quale poter scrutare i follicoli dei peli dell’Universo.

 

Figure 1: Ariane 5 launchers with science missions onboard (image credit: ESA/CNES/Arianespace)

Vi è caduta a terra la mandibola? Sapete cosa ha ceduto? E’ il muscolo sfenomandibolare, un piccolo muscolo che lega il cranio alla mandibola. Prima non lo sapevate perché l’hanno scoperto proprio nel 1996.

Il 1996 fu quell’anno che, per quanto tu possa raccontare, tutti si ricordano per una cosa sola: la pecora Dolly. La prima clonazione di un mammifero. Vivo. E mantenendo la stessa espressione intelligente della sua progenitrice. Ian Wilmut, del Roslin Institute di Edimburgo, era riuscito nell’impresa partita l’anno precedente che aveva visto clonare due agnelli da un embrione di 9 giorni. Ma stavolta, usando il DNA ricavato da una cellula del tessuto mammario di una pecora adulta, venne mostrato come il differenziamento cellulare non produce modifiche irreversibili nel genoma. Inutile dire che la pecora apparve su tutti i giornali e nelle televisioni di tutto il mondo, sollevando polveroni che neanche nel film Twister, che usciva in quell’anno.

 

Nello stesso anno venne anche lanciato il satelliteBeppo SAX, il nome è ispirato a Giuseppe Occhialini, uno dei fondatori dell’astronomia a raggi X, ideato e realizzato da astronomi e astrofisici dell’Istituto di Astrofisica Spaziale (IAS) di Frascati del CNR, in collaborazione con ricercatori della Space Research Organization of the Netherlands (SRON) e della sezione olandese dell’ESA. Si trattava del primo laboratorio spaziale in grado di registrare radiazioni X con uno spettro energetico molto ampio: stiamo parlando di energie comprese fra 0,1 e 200 keV. Un capolavoro della tecnologia che ci ha permesso di saperne di più sui misteriosi lampi di raggi gamma (o gamma ray bursts GRB), ancora non del tutto stati spiegati.

SAX [ASI]
Nel 1996 ci fu anche il passaggio della cometa Yakutake, con un fardello pesante come il Nintendo 64 aveva nei confronti del Nintendo classico: ansia da prestazione. La cometa fece visita il 31 gennaio e sfrecciò nel cielo a 16 milioni di km dalla Terra, facendosi osservare per molte notti. E come se non bastasse, fu risolto l’annoso dilemma ghiaccio sì, ghiaccio no sulla superficie del nostro satellite. Le analisi effettuate grazie alle immagini riprese dalla sonda spaziale statunitense Clementine, decretarono infatti la presenza di ghiaccio sul fondo di un cratere lunare.

A proposito di cicli, nel 1996 venne accertato lo sfasamento delle stagioni, con un anticipo di circa 7 giorni nell’inizio della primavera meteorologica e causato molto probabilmente dal generale riscaldamento che l’atmosfera terrestre inizia a mostranre e che, a dirla tutta, sta ancora perdurando. Nello stesso anno, venne prodotto l’idrogeno metallico sottoponendo un campione di idrogeno liquido a una pressione di oltre un milione di atmosfere, tramite un getto di gas che scaldava il fluido fino a circa 3000 K. Se non volete spegnervi come il veicolo spaziale International Ultraviolet Explorer che dopo 19 anni di onorata carriera e 100.000 spettri raccolti da circa 9300 oggetti venne messo a riposo dopo, mantenete il cervello attivo, rimanete frizzanti come gli Skittles, che sono già passati sedici anni dal 1996! E il topo? Beh, il topo balla, e se è degli anni ’90 non gliene frega nulla, nemmeno del gatto!

IUE assemblato al Goddard Space Flight Center

A Padova i festeggiamenti per i 25 anni di Coelum

Dopo lo stop forzato dello scorso anno che ha obbligato ad annullare l’evento destinato ai festeggiamenti per i 25 anni di pubblicazioni, finalmente arriva la nuova data in un’occasione davvero speciale!

 

Appuntamento

DOMENICA 15 OTTOBRE 2023
ore 10:00
Sala Anziani – Palazzo Moroni
PADOVA

 

Nel  mese di settembre 2022 Coelum Astronomia, nato nel 1997 ha tagliato un traguardo importante arrivando ai 25 anni di pubblicazioni. Un risultato di valore che avremmo voluto festeggiare subito ma il maltempo abbattutosi sulle Marche proprio in quei giorni e i significativi danni da esso arrecati, hanno costretto la direzione a rinviare l’evento a data da destinarsi.

A distanza di un anno finalmente si presenta una nuova occasione cogliendo l’invito dell’organizzazione del prestigioso festival CICAF FEST e contribuendo al ricchissimo programma.

I festeggiamenti per i 25 anni di Coelum Astronomia si terranno quindi il 15 ottobre a Padova. 

L’evento sarà aperto dal dibattito “Quali domande ha senso porsi?”. Un confronto senza veli fra varie discipline culturali per tastare il futuro della strada della ricerca astronomica.

Interverranno esponenti noti ai lettori di Coelum

Seguiranno i festeggiamenti ufficiali per i 25 anni di COELUM ASTRONOMIA con le parole delle Istituzioni Nazionali e alle figure che hanno contribuito al successo di Coelum in tutta Italia.

ed infine

la consegna dei premi del Concorso Lucky Coelum!

L’evento sarà soprattutto un modo per ritrovarsi, dopo anni difficili, o per conoscersi finalmente di persona.

TI ASPETTIAMO!

NB: L’evento sarà aperto al pubblico nei limiti dei posti che lo spazio consentirà. Nelle prossime settimane saranno comunicati i dettagli fra cui gli orari, lo spazio assegnato, eventuali prenotazioni disponibili e i nomi dei protagonisti.

E in più!

In omaggio per tutti coloro che parteciperanno: la SPILLA di Coelum Astronomia

 

 


ATTENZIONE IMPORTANTE!

Mancano meno di due settimane alla scadenza

del grande Concorso Lucky Coelum

in palio

telescopi completi ed accessori!

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Il Cielo di Settembre 2023

IL CIELO DI SETTEMBRE 2023

Equinozio d’Autunno 23 settembre ore 06:49

Mappa del cielo il 15 Settembre ore 12:00 CEST location Roma. Credit: in-the-sky.org

COSTELLAZIONI DI SETTEMBRE 2023

Dei residui di cielo estivo potremo ancora scorgere verso Ovest le costellazioni di Aquila, Cigno e Lira che con le loro stelle principali hanno dato vita all’asterismo del Triangolo Estivo. In questa regione di cielo incontriamo tre costellazioni minori: la Volpetta,la Freccia e il Delfino. Tutte le descrizioni sono in Le Costellazioni del mese di Settembre

a cura di @teresamolinaro

I principali eventi di Settembre 2023

Data Orario Oggetto/i Evento
01/09/2023 08:19:14 Luna-Nettuno Congiunzione
03/09/2023 08:43:57 Luna Nodo Ascendete
04/09/2023 12:50:36 Giove Stazionario Moto Retrogrado
04/09/2023 20:46:39 Luna-Giove Congiunzione
05/09/2023 09:44:59 Luna-Urano Congiunzione
05/09/2023 21:01:41 Luna-Pleiadi Congiunzione
06/09/2023 12:02:40 Mercurio Congiunzione Inferiore
06/09/2023 23:21:01 Luna Ultimo Quarto
10/09/2023 05:11:51 Luna-Polluce Congiunzione
11/09/2023 06:54:12 Luna-Presepe Congiunzione
12/09/2023 16:42:27 Luna Apogeo
13/09/2023 03:39:37 Luna-Regolo Congiunzione
13/09/2023 18:38:43 Luna-Mercurio Congiunzione
15/09/2023 02:39:46 Luna Nuova
16/09/2023 20:18:51 Luna-Marte Congiunzione
17/09/2023 16:50:32 Luna-Spica Congiunzione
17/09/2023 20:17:38 Luna Nodo Discendete
19/09/2023 10:54:02 Nettuno Opposizione
21/09/2023 09:27:32 Luna-Antares Congiunzione
22/09/2023 20:31:47 Luna Primo Quarto
23/09/2023 07:49:55 Equinozio Autunno
23/09/2023 19:03:28 Mercurio Perielio
27/09/2023 02:29:18 Luna-Saturno Congiunzione
28/09/2023 02:05:05 Luna Perigeo
28/09/2023 17:57:54 Luna-Nettuno Congiunzione
29/09/2023 10:57:29 Luna Piena
29/09/2023 11:13:57 Eclisse Lunare
30/09/2023 17:49:03 Luna Nodo Ascendente

 

Tutte le effemeridi del mese di Settembre 2023 sono disponibili in file csv

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Tempo

Settembre 2023

Roma (Italy) 12:30:00E 41:53:00N UTC+2.0

 

Giorno Gior. Anno Gior. Giuliano Eq del Tempo Iniz. Crep. Astr. Iniz.
crep.
Naut.
Iniz.
crep.
Civ.
Fine
crep.
Civ.
Fine
crep.
Naut.
Fine
crep.
Astr.
1 244 2460188.5 -0.3 04:56 05:32 06:06 20:13 20:47 21:23
2 245 2460189.5 0.0 04:58 05:34 06:07 20:11 20:45 21:21
3 246 2460190.5 0.4 04:59 05:35 06:09 20:09 20:43 21:19
4 247 2460191.5 0.7 05:00 05:36 06:10 20:07 20:41 21:17
5 248 2460192.5 1.0 05:02 05:37 06:11 20:06 20:39 21:15
6 249 2460193.5 1.4 05:03 05:38 06:12 20:04 20:38 21:13
7 250 2460194.5 1.7 05:04 05:40 06:13 20:02 20:36 21:11
8 251 2460195.5 2.0 05:06 05:41 06:14 20:01 20:34 21:09
9 252 2460196.5 2.4 05:07 05:42 06:15 19:59 20:32 21:07
10 253 2460197.5 2.7 05:08 05:43 06:16 19:57 20:30 21:05
11 254 2460198.5 3.1 05:10 05:44 06:17 19:55 20:28 21:03
12 255 2460199.5 3.4 05:11 05:45 06:18 19:54 20:26 21:01
13 256 2460200.5 3.8 05:12 05:47 06:19 19:52 20:25 20:59
14 257 2460201.5 4.1 05:13 05:48 06:20 19:50 20:23 20:57
15 258 2460202.5 4.5 05:15 05:49 06:21 19:48 20:21 20:55
16 259 2460203.5 4.9 05:16 05:50 06:22 19:47 20:19 20:53
17 260 2460204.5 5.2 05:17 05:51 06:24 19:45 20:17 20:51
18 261 2460205.5 5.6 05:18 05:52 06:25 19:43 20:15 20:49
19 262 2460206.5 5.9 05:20 05:53 06:26 19:41 20:14 20:47
20 263 2460207.5 6.3 05:21 05:54 06:27 19:40 20:12 20:45
21 264 2460208.5 6.6 05:22 05:55 06:28 19:38 20:10 20:43
22 265 2460209.5 7.0 05:23 05:56 06:29 19:36 20:08 20:41
23 266 2460210.5 7.3 05:24 05:58 06:30 19:34 20:06 20:39
24 267 2460211.5 7.7 05:26 05:59 06:31 19:33 20:05 20:38
25 268 2460212.5 8.0 05:27 06:00 06:32 19:31 20:03 20:36
26 269 2460213.5 8.4 05:28 06:01 06:33 19:29 20:01 20:34
27 270 2460214.5 8.7 05:29 06:02 06:34 19:27 19:59 20:32
28 271 2460215.5 9.1 05:30 06:03 06:35 19:26 19:58 20:30
29 272 2460216.5 9.4 05:31 06:04 06:36 19:24 19:56 20:28
30 273 2460217.5 9.7 05:33 06:05 06:37 19:22 19:54 20:27

I Pianeti di Settembre

Mercurio

01/09 Sorge: h 07:35 Tramonta: h 19:42
30/09 Sorge: h 05:47 Tramonta: h 18:29
Mercurio completa la fase di avvicinamento al Sole iniziata nel mese precedente fino ad arrivare in Congiunzione inferiore il giorno 6 (nessun transito). Sempre molto vicino al Sole sarà praticamente impossibile da osservare se non con gli strumenti specifici in grado di filtrare i forti raggi solari. Segnaliamo che il giorno 23 Mercurio transiterà al Perielio (ad una distanza di soli 0.30 AU dall’astro). Il giorno 6, nelle prime ore del mattino, la Luna nuova si insinuerà fra Mercurio e il Sole creando un simpatico allineamento. Ricordarsi sempre di non tentare mai di osservare il Sole o le zone ad esso adiacenti senza l’uso di appositi filtri per evitare danni importanti agli occhi. Massima Elongazione Ovest per Mercurio intorno al giorno 23 quando nelle prime ore dell’alba lo si potrebbe scorgere insieme a Venere oramai alto in cielo.

Venere

01/09 Sorge: h 04:41 Tramonta: h 17:58
30/09 Sorge: h 03:30 Tramonta: h 16:55
Venere inizierà il mese di settembre alla destra (Elongazione Ovest) del Sole visibile per ben due ore prima del sorgere della stella, ma con una finestra di osservazione che andrà per tutto il mese crescendo sorgendo il pianeta sempre più in anticipo rispetto all’astro. Nel suo moto piuttosto limitato anche se rapido all’inizio del mese il pianeta di troverà nella costellazione del Serpente molto vicino all’ammasso aperto M67 per poi via via scendere nel Leone e avvicinarsi a Regolo che però raggiungerà in una bella congiunzione solo nei primi di Ottobre. Il giorno 12 Venere sarà avvicinato da una sottilissima falce di Luna, fase 8.9, che potrebbe rivelarsi lo spunto per una bella foto panoramica.

 

Marte

01/09 Sorge: h 08:40 Tramonta: h 20:41
30/09 Sorge: h 08:23 Tramonta: h 19:29
Pessime notizie per Marte che si vedrà poco, tramonterà sempre più vicino al Sole, e solo la sera. Già a partire dal 10 settembre il pianeta tramonterà nemmeno un’ora dopo il Sole e la situazione andrà peggiorando per tutto il mese, solo ad Ottobre infatti la congiunzione inferiore ridarà speranza e attesa per un prossimo inverno più prezioso. Sarebbe bellissima da immortalare la congiunzione molto stretta del 16 agosto fra Marte e Luna praticamente nuova ma lo spettacolo avrà vita intorno alle 16 del pomeriggio, inaccessibile se non con strumenti particolari.

 

Giove

01/09 Sorge: h 22:21 Tramonta: h 12:22
30/09 Sorge: h 20:24 Tramonta: h 10:23
Giove inizierà il mese sorgendo sempre più in anticipo ed offrendo all’osservazione anche con piccoli telescopi per moltissime ore. Durante la notte darà bella vista di se in alto nei nostri cieli accompagnato ancora da Urano alla sua destra e delle Plaiadi del Toro. Una bella Luna con fase 70% si avvicinerà al pianeta la sera del 4, intorno alle 22 e 30 subito dopo il sorgere di entrambi gli astri, distanza poco più di 3°, e con il proseguire della notte il satellite rimarrà nei paraggi avvicinandosi in poche ore a 1,5° dall’ammasso delle Pleiadi. Insomma il quadretto alle prime ore della notte si presenta davvero gradevole.

 

Saturno

01/09 Sorge: h 19:32 Tramonta: h 06:13
30/09 Sorge: h 17:34 Tramonta: h 04:09
Mese piuttosto solitario per Saturno placidamente cullato nelle braccia dell’Acquario ed osservato a distanza dal fedele Nettuno. Poco con cui distrarsi nelle vicinanze, nessun ammasso o oggetto degno di particolare nota. Si esporrà per quasi tutta la notte all’occhio degli osservatori sempre tanti incuriositi dei suoi anelli. Solo sul finire del mese, il 27, dalle prime ore della sera, riceverà la visita di una sempre cortese Luna ben “solare” con fase al 90%, distanza circa 2,7 gradi sud.

 

Urano

01/09 Sorge: h 22:38 Tramonta: h 13:04
30/09 Sorge: h 20:42 Tramonta: h 11:08
Urano anch’esso visibile per tutta la notte farà la sua comparsa subito dopo il tramonto a seguire Giove dal quale, a partire da dopo la prima decade inizierà ad allontanarsi. Apparizione degna di nota nella scena che vede protagonisti Giove Luna e Le Pleiadi, seppur in primo piano ed al centro del palco sarà comunque il più difficile da osservare.

 

Nettuno

01/08 Sorge: h 20:23 Tramonta: h 08:14
30/09 Sorge: h 18:27 Tramonta: 06:15
Due gli incontri interessanti di Nettuno ma sempre con la stessa solidale amica Luna. Primo avvicinamento il primo del mese con soli 2° di distanza, lo spettacolo si ripeterà a fine Settembre, il 29, questa volta ancora più vicino tanto che intorno alla mezzanotte sarà a circa 1,5 gradi. In entrambi i casi la Luna sarà quasi piena, difficile la ripresa ma vale la pena tentare no?

Nettuno sarà in opposizione il 19 settembre.

 

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LUNA


Meno spettacolare il primo dei mesi autunnali per la Luna ma che sarà darci comunque delle soddisfazioni. Primo appuntamento interessante il 4 settembre nella tarda notte quando Luna e Giove, si avvicineranno quasi allineati in orizzontale. Fase delle Luna 80%, altezza sull’orizzonte alle 23 circa 12° e distanza fra gli astri poco più di 3°. Nel corso della notte però essi tenderanno ad allontanarsi sempre di più, meglio cercare di riprenderli appena sorti.

Tutto nella rubrica Luna di Settembre 2023

COMETE

ARRIVA LA BRILLANTE NISHIMURA

C/2023 P1 Nishimura

Per approfondire: le comete di Settembre 2023 a cura di @claudiopra

ASTEROIDI

Il tragitto di (97) Klotho a sinistra e (51) Nemausa a destra dal 01 al 30 settembre 2023. Crediti: https://in-the-sky.org/
(88) Thisbe, (97) Klotho, (51) Nemausa, (69) Hesperia
Trovi tutto qui: Mondi in miniatura – Asteroidi, Settembre 2023 a cura di @mioxzy

TRANSITI NOTEVOLI ISS

La ISS – Stazione Spaziale Internazionale sarà rintracciabile nei nostri cieli sia ad orari mattutini che serali. Avremo molti transiti notevoli con magnitudini elevate durante il secondo mese estivo, auspicando come sempre in cieli sereni.

La ISS – Stazione Spaziale Internazionale nel mese di settembre i migliori saranno visibili nei giorni centrali dal 13 al 16, auspicando come sempre in cieli sereni.

Non perdere la rubrica Transiti notevoli ISS per il mese di Settembre 2023 a cura di @stormchaser

SUPERNOVAE – AGGIORNAMENTI

Leggi tutti gli aggiornamenti sulle ultime Supernovae scoperte nell’articolo a cura di @fabio-briganti e Riccardo Mancini

Cieli sereni a tutti!


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Mondi in miniatura – Asteroidi, Settembre 2023

Il tragitto di (88) Thisbe dal 01 al 30 settembre 2023. Crediti: https://in-the-sky.org/

GLI ASTEROIDI DI SETTEMBRE

(88) Thisbe, (97) Klotho, (51) Nemausa, (69) Hesperia

(88) Thisbe è un asteroide di fascia principale che compie un’orbita intorno al Sole ogni 1.680 giorni (4.60 anni) ad una distanza compresa tra le 2.32 e le 3.22 unità astronomiche (rispettivamente, 347.067.060 Km al perielio e 481.705.144 Km all’afelio). Deve il suo nome a Thisbe, personaggio della mitologia babilonese. Scoperto da Christian Heinrich Friedrich Peters il 15 Giugno 1866, questo imponente asteroide che con i suoi 229 Kilometri di diametro è annoverato tra i più grandi asteoridi della fascia, quest’anno sarà in opposizione il 20 Settembre brillando di magnitudine 10.3.  Il suo moto sarà di 0,57 secondi d’arco al minuto, quindi, utilizzando tempi di esposizione fino a 5 minuti manterremo l’oggetto di aspetto puntiforme. Per ottenere una traccia di movimento dovremo esporre (o integrare) per un tempo più lungo, e con 40 minuti di posa vedremo (88) Thisbe trasformarsi in una bella striscia luminosa di 23 secondi d’arco.

Il tragitto di (88) Thisbe dal 01 al 30 settembre 2023. Crediti: https://in-the-sky.org/

 

(97) Klotho è un asteroide di fascia principale che compie un’orbita intorno al Sole ogni 1.680 giorni (4.60 anni) ad una distanza compresa tra le 1.98 e le 3.36 unità astronomiche (rispettivamente, 296.203.784 Km al perielio e 502.648.846 Km all’afelio). Deve il suo nome a Cloto, una delle tre dee del destino nella mitologia greca. Scoperto da Ernst Tempel il 17 Febbraio 1868, (97) Klotho misura 85 Kilometri di diametro e quest’anno sarà in opposizione il 19 Settembre raggiungendo la magnitudine di 10.5. Il suo moto sarà di 0,68 secondi d’arco al minuto, quindi, utilizzando tempi di esposizione fino a 4/5 minuti manterremo l’oggetto di aspetto puntiforme. Per ottenere una traccia di movimento dovremo esporre (o integrare) per un tempo più lungo, e con 40 minuti di posa vedremo (97) Klotho trasformarsi in una bella striscia luminosa di 27 secondi d’arco.

Il tragitto di (97) Klotho dal 01 al 30 settembre 2023. Crediti: https://in-the-sky.org/

 

 

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(51) Nemausa è un asteroide di fascia principale che compie un’orbita intorno al Sole ogni 1.330 giorni (3.64 anni) ad una distanza compresa tra le 2.21 e le 2.52 unità astronomiche (rispettivamente, 330.611.294 Km al perielio e 376.986.634 Km all’afelio). Deve il suo nome alla città francese di Nîmes. Scoperto da Joseph Jean Pierre Laurent il 22 Gennaio 1858, questo grande asteroide (150 Kilometri di diametro) raggiungerà l’opposizione il 12 Settembre, momento nel quale raggiungerà magnitudine 10.8. Il suo moto sarà di 0,67 secondi d’arco al minuto, quindi, per far si che l’oggetto mantenga un aspetto puntiforme nelle  nostre immagini, anche in questo caso, potremo utilizzare tempi di esposizione fino a 4/5 minuti. Per ottenere  una traccia di movimento dovremo esporre (o integrare) per un tempo più lungo, e con 40 minuti di posa vedremo (51) Nemausa trasformarsi in una bella striscia luminosa di 27 secondi d’arco.

Il tragitto di (97) Klotho a sinistra e (51) Nemausa a destra dal 01 al 30 settembre 2023. Crediti: https://in-the-sky.org/

 

 

(69) Hesperia è un asteroide di fascia principale che compie un’orbita intorno al Sole ogni 1.880 giorni (5.15 anni) ad una distanza compresa tra le 2.47 e le 3.48 unità astronomiche (rispettivamente, 369.506.741 Km al perielio e 520.600.590 Km all’afelio). Deve il suo nome a Esperia, antico nome dell’Italia datole originariamente dai Greci per via della sua posizione occidentale. Scoperto da Giovanni Schiapparelli il 29 Aprile 1861 questo grande asteroide (110 Kilometri di diametro)  sarà in opposizione l’8 Settembre brillando di magnitudine 11.7.  Il suo moto sarà di 0,54 secondi d’arco al minuto, quindi, utilizzando tempi di esposizione fino a 5 minuti manterremo l’oggetto di aspetto puntiforme. Per ottenere una traccia di movimento dovremo esporre (o integrare) per un tempo più lungo, e con 40 minuti di posa vedremo (69) Hesperia trasformarsi in una bella striscia luminosa di 22 secondi d’arco.

Il tragitto di (51) Nemausa a sinistra e (69) Hesperia a destra dal 01 al 30 settembre 2023. Crediti: https://in-the-sky.org/

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La Luna di Settembre 2023

Congiunzione Luna-Saturno 30 agosto ore 22:00 di Roma

I Nomi della Luna per gli indiani d’America

Gennaio: Wolf Moon, Luna del lupo.
Febbraio: Snow Moon, Luna della neve. 
Marzo: Worm Moon, Luna tiepida.
Aprile: Pink Moon, Luna rosa.
Maggio: Flower, Luna dei fiori.
Giugno: Strawberry Moon, Luna delle fragole.
Luglio: Buck Moon, Luna del cervo.
Agosto: Sturgeon Moon, Luna dello storione.
Settembre: Harvest Moon, Luna del raccolto.
Ottobre: Hunter’s Moon, Luna dei cacciatori.
Novembre: Beaver Moon, Luna del castoro.
Dicembre: Cold Moon, Luna fredda.

Ma c’è ancora un 13esimo plenilunio, che si verifica all’incirca ogni 2 anni e mezzo, poiché la Luna termina il suo ciclo più o meno 11 giorni prima che la Terra completi la sua orbita intorno al Sole. Questa speciale luna piena è definita ‘Blue Moon‘, Luna Blu.

fonte: GREEME

La Luna Blu, la Congiunzione Luna – Saturno e la Luna di Settembre

La Luna Blu

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare la Luna Blu non ha nulla a che vedere con il suo colore, sono rarissimi i casi in cui le condizioni atmosferiche favoriscono un colore freddo all’altro al sorgere.

Quindi seconda Luna Piena il 31 agosto prevista per le 03:35 per questo sarà più facile ammirarla già dal giorno precedente (30 agosto).

Congiunzione Luna-Saturno

Solo 3° e 21′ primi di distanza fra Luna e Saturno il 30 agosto. Già dal sorgere di entrambi, intorno alle 21:00 orario di Roma, i due astri saranno molto vicini, ma probabilmente abbastanza lontani per consentire la vista di entrambi.
La Luna sarà al 97% di fase, quindi particolarmente luminosa.
Al culmine, intorno alle 01:35 i due astri saranno a circa 35° gradi sopra l’orizzonte.

Sguardo a SudSudEst nella costellazione dell’Acquario.

Congiunzione Luna-Saturno 30 agosto ore 22:00 di Roma

 

La Luna di Settembre

Meno spettacolare il primo dei mesi autunnali per la Luna ma che sarà darci comunque delle soddisfazioni. Primo appuntamento interessante il 4 settembre nella tarda notte quando Luna e Giove, si avvicineranno quasi allineati in orizzontale. Fase delle Luna 80%, altezza sull’orizzonte alle 23 circa 12° e distanza fra gli astri poco più di 3°. Nel corso della notte però essi tenderanno ad allontanarsi sempre di più, meglio cercare di riprenderli appena sorti.

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La sera successiva segnaliamo una Luna al 70% avvicinarsi moltissimo alla Pleidi già dal sorgere (dopo le 22:00) fino a circa la mezzanotte, scavallato il giorno infatti i due oggetti tenderanno ad allontanarsi.

Il 9 settembre, ma sarebbe meglio dire la mattina dell’10 settembre dopo l’una la Luna sorgerà a Nord-Est già in compagnia di Polluce, la seconda delle stelle per importanza e luminosità della costellazione dei Gemelli. Distanza minima intorno ai 2°.

La mattina del giorno 13, poco prima del sorgere del Sole, sarà possibile scorgere nel cielo ancora abbastanza scuro Venere solidamente posizionata ad Est e a Nord-Est poco sopra l’orizzonte una minuscola falce di Luna del 4% appena. Non si tratta di una congiunzione stretta ma potrebbe essere una sfida per astrofotografi paesaggisti.

La mattina successiva, ancora più arduo perché ancora più a ridosso del sorgere del Sole, saremo già alle 6 del mattino, fra Luna molto bassa e Venere già alto farà capolino Mercurio.

A partire da metà mese potremo tornare ad ammirare la Luna nella sera ma essendo nuova dovremo attendere ancora qualche giorno perché si mostri. Peccato perché proprio il 16, anche se molto vicino al tramontare del Sole, dubito dopo le 19, Luna e Marte si renderanno partecipe di una strettissima  congiunzione, con inizio a meno di un grado ed in occultazione parziale al momento del tramonto.

Luna e Saturno ci riprovano il giorno 26 ben alti sull’orizzonte già alle 22:00, visibili per quasi tutta la notte la distanza, che resterà intorno ai 3° gradi andrà via via diminuendo. Fase della Luna 82%.

Il mese per la Luna si chiude il giorno 27 con un avvicinamento a Nettuno. Luna quasi piena e scatti non semplici a causa delle notevole differenza di luminosità.

Fase Data Ore Sorge Culmina Tramonta Diam App Distanza Terrakm
Ultimo Quarto 07/09 00:21 23:54 06:22 15:19 1839.2 390676
Luna Nuova 15/09 03:40 06:58 12:49 19:43 1754.9 404449
Primo Quarto 22/09 21:32 14:40 18:02 23:11 1871.9 381271
Luna Piena 29/09 11:57 19:08 23:27 06:49 2013.0 360579
Luna Calante dal 01 al 15
Luna Crescente Dal 16 al 29
Luna Calante Dal 30
Apogeo 12/09 15:42 1753.6 406066
Perigeo 28/09 01:04 2013.8 359927

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–  Ogni fenomeno lunare e rispettivi orari sono rapportati alla Città di Roma, dati rilevati dai siti https://theskylive.com/http://www.marcomenichelli.it/luna.asp


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SUPERNOVAE: aggiornamenti Settembre 2023

LE SUPERNOVAE ITALIANE NELLE GALASSIE MESSIER
SN2012aw IN M95

Siamo giunti alla fine
della rassegna sulle supernovae italiane
scoperte nelle galassie del catalogo di Messier.

Analizzeremo pertanto la decima ed ultima, in ordine cronologico, di queste importanti supernovae.

Siamo partiti dalla prima supernova la SN1957B scoperta nel lontano 1957 dal Prof. Giuliano Romano nella galassia M84 e completiamo questo interessante percorso, arrivando al 2012 con la SN2012aw scoperta il 16 marzo dall’astrofilo umbro Paolo Fagotti nella bella galassia a spirale barrata M95, posta nella costellazione del Leone a circa 32 milioni di anni luce di distanza ed accompagnata in cielo da un’altra bella galassia a spirale del catalogo di Messier M96.

1) Immagine di scoperta della SN2012aw in M95 ripresa da Paolo Fagotti con il riflettore da 500mm F.4 dell’Osservatorio di Porziano.

Paolo Fagotti, nato e residente ad Assisi, che oggi ha 68 anni, aveva iniziato la ricerca di supernovae extragalattiche nel 2004 utilizzando un telescopio Newton autocostruito da 50cm F.4 presso l’Osservatorio di Porziano, vicino ad Assisi, gestito dal Gruppo Astrofili Monte Subaro.

Ogni notte che il meteo lo permetteva, venivano riprese e controllate immediatamente diverse galassie. Finalmente nella notte del 16 marzo 2012 arriva il tanto sospirato “colpaccio”.  Paolo Fagotti nota subito una stella nuova intorno alla mag.+15 nei bracci della bella galassia a spirale M95. Dopo aver fatto i dovuti accertamenti del caso, l’amico Daniele Capezzali inserisce per conto di Paolo la comunicazione di scoperta  al Central Bureau for Astronomical Telegrams, a quei tempi non esisteva ancora il Transient Name Server dove vengono attualmente inserite le varie comunicazioni di scoperta.

9) Paolo Fagotti.

Si trattava per Paolo Fagotti della sua prima scoperta ottenuta niente meno che in una stupenda galassia del catalogo di Messier, una gioia pertanto davvero unica ad irripetibile. Anche altri astrofili comunicarono la scoperta di questa supernova, ma cronologicamente dopo Paolo Fagotti e perciò a loro fu riconosciuta solo la scoperta indipendente come riportato nella CBET n. 3054 emessa il 20 marzo dal responsabile Daniel Green. Gli altri astrofili furono rispettivamente Alessandro Dimai che ottenne la primissima immagine della supernova circa 15 minuti prima di Fagotti, realizzata  in osservatorio al Col Drusciè a Cortina D’Ampezzo, non per una solita sessione di ricerca supernovae, ma per una serata divulgativa aperta al pubblico dove fu fatto osservare il pianeta Marte, che si trovava in quei giorni molto vicino alla coppia di galassie M95 e M96.

2) Immagine di scoperta della SN2012aw in M95 ripresa da Alessandro Dimai con il telescopio Schmidt-Cassegrain da 280mm.
8) Immagine del pianeta Marte in transito vicino alla coppia di galassie M95 e M96 con la SN2012aw, ripresa dall’astrofilo spagnolo Oscar Martin Mesonero.

Altro astrofilo che vanta la scoperta indipendente, con un’immagine ottenuta circa 4 ore dopo Fagotti e Dimai (poco dopo la mezzanotte fra il 16 e il 17 marzo), fu un altro italiano Luigi Fiorentino in provincia di Bari, utilizzando un piccolo rifrattore da 80mm…

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con cui immortalò questa supernova proprio per ottenere un’immagine del transito di Marte nelle vicinanze delle due belle galassie a spirale M95 e M96. Infine, nella sera del 17 Marzo, anche all’astrofilo sloveno Jure Skvarc al Crni Vrh Observatory con un riflettore da 60cm, comunicava indipendentemente la scoperta della supernova già salita alla magnitudine +13,0.

3) Immagine di scoperta della SN2012aw in M95 ripresa da Luigi Fiorentino con un rifrattore 80mm F.7,5 somma di 20 immagini da 3 minuti.
4) Immagine di scoperta della SN2012aw in M95 ripresa dall’astrofilo sloveno Jure Skvarc con un telescopio da 600mm F.3,3

Oggi con il TNS tutto questo non sarebbe possibile e la scoperta sarebbe stata assegnata in esclusiva a Paolo Fagotti, che fu il primo a comunicarla.

5) Bella immagine della SN2012aw in M95 ripresa dall’astrofilo spagnolo Xavier Bros con un telescopio da 350mm F.4,6 somma di 7 immagini da 180 secondi.

I primi a riprendere lo spettro di conferma furono gli astronomi dell’Osservatorio di Asiago poche ore dopo la scoperta utilizzando il telescopio Galileo da 1,22 metri. La SN2012aw era una supernova molto giovane di tipo IIP scoperta circa dieci giorni prima del massimo di luminosità, con i gas eiettati dall’esplosione che viaggiavano ad una velocità di circa 15.000 km/s. Il massimo di luminosità fu raggiunto il 25 marzo intorno alla mag. +12,5 successivamente la luminosità discese leggermente intorno alla mag.+13 e li rimase per circa 100 giorni, nel cosiddetto Plateau.

6) Stupenda immagine della SN2012aw in M95 ripresa dall’astronomo Adam Block al Mt. Lemmon Sky Center in Arizona.
7) Immagine della coppia di galassie M95 – M95 con la SN2012aw ripresa dagli astrofili austriaci Heinz Kerner e Thomas Wahl con un rifrattore da 160mm F.3,3 somma di 8 immagini da 600 secondi.

Grazie ad immagini di archivio dello Hubble Space Telescope riprese tra Dicembre 1994 e Gennaio 1995 fu individuata la stella progenitrice, che risultò essere una super-gigante rossa, più debole della magnitudine +23. I maggiori radio-telescopi al mondo rilevarono inoltre un’emissione radio nei pressi della supernova. In questi tre anni abbiamo passato in rassegna le dieci supernovae italiane scoperte nelle galassie del catalogo di Messier, con la speranza di poter aggiungere una undicesima scoperta, che purtroppo però non si è verificata. Oggi con la spietata concorrenza dei programmi professionali di ricerca supernovae per gli astrofili è sempre più difficile ottenere una scoperta ed ancor di più in una galassia del catalogo di Messier. Agli astrofili ben attrezzati però niente è precluso. Basti pensare al bravo astrofilo giapponese Koichi Itagaki, che lo scorso maggio ha scoperto la luminosa supernova SN2023ixf nella stupenda galassia M101. Rimaniamo pertanto fiduciosi e pieni di speranza che presto possa verificarsi un’importante scoperta amatoriale italiana.

 

10) Veduta dell’Osservatorio di Porziano con le sei postazioni che contengono i vari telescopi fra cui il 50cm con il quale fu realizzata la scoperta della SN2012aw.

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Le Comete di Settembre 2023

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ARRIVA LA BRILLANTE NISHIMURA

C/2023 P1 Nishimura

Di questi tempi fa sicuramente scalpore la scoperta di una cometa da parte di un astronomo dilettante. Eppure, specie in determinate condizioni prospettiche, i vari sistemi automatici di ricerca possono essere beffati da chi il cielo lo osserva per diletto. In questo caso a riuscirci è stato un amatore giapponese, Hideo Nishimura, che l’11 agosto ha scovato un nuovo” astro chiomato” piuttosto luminoso (mag. 10,4) tra le stelle dei Gemelli. Complimenti dunque a Hideo che può dare per la seconda volta (ha già all’attivo una scoperta) il suo nome a una cometa. L’oggetto passerà al perielio, ad una distanza di 0,22 U.A. dal Sole, il 18 settembre brillando, secondo le previsioni, di una ottima seconda magnitudine. Purtroppo in quel momento sarà, per noi osservatori boreali, troppo vicina all’ astro diurno per sperare concretamente di poterla avvistare. Occorrerà giocoforza tentare prima, preferibilmente a inizio mese o comunque entro la prima decade di settembre, perché in seguito l’oggetto sarà decisamente immerso tra le luci dell’alba. A disturbare inoltre ci si metterà la scarsa altezza sull’orizzonte ed anche la Luna (il plenilunio si è verificato il 31 agosto). Non certo condizioni ottimali dunque, ma vale sicuramente la pena tentare. Chi volesse provare a seguirla anche in seguito e fino al perielio, contando magari sul fatto che la luminosità vada oltre le previsioni, dovrà farlo poco dopo il tramonto, così da poter tentare si “estrarla” da un cielo ancora piuttosto chiaro. Nel periodo considerato la Nishimura si muoverà dal Cancro verso il Leone, non troppo distante da Venere.

Personalmente ho già avuto modo di osservarla con un binocolo 20×90 poco prima dell’alba del 21 agosto, portandomi agli oltre 2200 metri di Passo Giau (Dolomiti Bellunesi). Era alta meno di dieci gradi e si trovava nei Gemelli, vicina alla famosa nebulosa planetaria Eskimo (NGC 2392). Brillava di mag. 8,5 e non spiccava di certo in quelle condizioni. Testa molto piccola e uniforme, niente coda. Insomma, ancora molto distante da quel che dovrebbe trasformarsi in settembre. Ma ogni cometa porta con sé un’emozione, che sia appariscente o appena percepibile, e non mi sono certo pentito delle ore di sonno perse per cercarla.

Cartina della P1 Nishimura per la prima quindicina di settembre. Le stelle più deboli sono di magnitudine 8.
ACCEDI PER SAPERE DI PIU’ SULLE COMETE 103P/Hartley 2  – 2P/Encke e C/2020 V2 ZTF

 

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103P/Hartley 2

Continua l’avvicinamento al perielio della Hartley, che passerà nel punto della sua orbita più vicino al Sole il 12 ottobre. Per intanto seguiamo la sua crescita che a fine settembre la dovrebbe portare non distante dall’ottava magnitudine. La cometa attraverserà il Perseo e l’Auriga e risulterà osservabile nelle migliori condizioni poco prima del termine della notte astronomica. Il primo giorno di settembre si troverà a transitare a pochi primi dall’ammasso aperto del Perseo M34.

Cartina per settembre della 103/P Hartley. Le stelle più deboli sono di mag. 8,5

2P/Encke

Anche la Encke giungerà al perielio in ottobre, ed a sua volta aumenta quindi di luminosità raggiungendo a fine mese la nona grandezza. Dall’Auriga si sposterà nel Leone, dimezzando la sua altezza sull’orizzonte nel corso del mese. Il miglior momento per osservarla è fissato nell’ultima parte della notte astronomica, prima che cominci ad albeggiare.

Cartina per settembre della 2P Encke

C/2020 V2 ZTF

Brillando di decima magnitudine la ZTF si porta a declinazione fortemente negativa, muovendosi dalla Balena fin nello Scultore. Inizialmente la sua altezza sull’orizzonte sarà buona, ma in graduale peggioramento, costringendoci ad osservarla durante il passaggio al meridiano che avverrà in piena notte. Sarà l’occasione per salutarla.

Cartina per settembre della 2020 V2 ZTF. Le stelle più deboli sono di mag. 9,5.

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Le Costellazioni di Settembre 2023

COSTELLAZIONI DI SETTEMBRE 2023

Il cielo di settembre è un diario le cui pagine raccontano ancora delle stelle d’estate, con appunti sugli astri d’autunno che, imminente, si prepara a svelarci nuove storie già scritte nel firmamento.

Verso occidente vedremo ormai tramontare le costellazioni che ci hanno accompagnato nelle serate estive, ovvero il Sagittario, Ofiuco, Scorpione, Ercole.

A Nord-Ovest si accinge al tramonto anche il Boote, con la brillante stella Arturo e nelle vicinanze anche la Corona Boreale si appresta gradualmente a scomparire all’orizzonte.

Da Est vedremo apparire le costellazioni dell’Ariete, Acquario, Pesci mentre a Sud-Est incrociamo Pegaso; a Nord-Est possiamo ammirare Andromeda e Perseo, mentre volgendo lo sguardo a Nord non sarà per nulla difficile notare Cassiopea e poi ancora Perseo, mentre guardando a Nord troveremo Orsa Maggiore ed Orsa Minore.

Dei residui di cielo estivo potremo ancora scorgere verso Ovest le costellazioni di Aquila, Cigno e Lira che con le loro stelle principali hanno dato vita all’asterismo del Triangolo Estivo. In questa regione di cielo incontriamo tre costellazioni minori: la Volpetta, la Freccia e il Delfino.

Si tratta di tre piccole figure celesti, due delle quali (Volpetta e Delfino) passano per il meridiano proprio nel mese di settembre.

COSTELLAZIONE DELLA VOLPETTA

Al centro dell’area celeste del Triangolo Estivo, in una regione fortemente oscurata dalla Fenditura dell’Aquila, è presente la piccola costellazione della Volpetta: essa possiede una sola stella brillante visibile, denominata Anser (Alpha Vulpeculae).

Si tratta di una stella gigante rossa, classificata come doppia (apprezzabile con un binocolo) con magnitudine apparente di 4,4.

Se la costellazione non possiede particolari caratteristiche in compenso viene ricordata per una delle  scoperte astronomiche più interessanti: proprio all’interno della Volpetta, nel 1967,Antony Hewish e Jocelyn Bell, da Cambridge, identificarono la prima pulsar conosciuta, oggi noto come oggi noto come PSR 1919+21.

IMMAGINE A LARGO CAMPO VOLPETTA CREDIT: MARCELLA BOTTI

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OGGETTI NON STELLARI

La Volpetta ospita diversi interessanti oggetti del cielo profondo: primo fa tutti la famosa Nebulosa Manubrio (M27), soggetto molto amato dagli astrofotografi.

IMMAGINE NEBULOSA MANUBRIO CREDIT: LORENZO BUSILACCHI

M27 è la prima nebulosa planetaria ad essere stata scoperta da Charles Messier, nel 1764: l’oggetto è individuabile a 3° a nord della stellaγ Sagittae, e si presenta al binocolo come un disco non troppo luminoso mentre al telescopio se ne riesce ad apprezzare la struttura che ricorda quella di una clessidra.

Al centro dell’immagine apparirà una stella centrale che viene utilizzata spesso dagli astrofotografi nel testare la limpidezza del cielo nelle notti di riprese.

IMMAGINE CLUSTER DI BROCCHI- CREDIT: MARCELLA BOTTI

Un altro oggetto del cielo profondo presente nella costellazione della Volpetta è l’asterismo dell’Attaccapanni o Cluster di Brocchi (dal nome dell’astronomo americano che negli anni 20 lo disegnó): l’oggetto, denominato anche Cr 399, è stato scoperto dall’astronomo arabo Al Sufi nel 964 d. C. e inizialmente era stato classificato come ammasso, ma nuovi studi hanno poi rivelato che le stelle che lo compongono (circa 40) non sono legate gravitazionalmente.

Da un luogo privo di disturbo luminoso è possibile individuare l’asterismo anche ad occhio nudo, mentre avvalendosi dell’ausilio di un binocolo è facile risolvere il gruppo di stelle che lo compone.

STORIA DELLA COSTELLAZIONE

La costellazione è stata introdotta nel XVII secolo dall’astronomo polacco Johannes Hevelius e in origine era nota come la “volpetta e l’oca”, “Vulpecula cum Ansere“; oggi dell’oca, un tempo rappresentata tra le fauci della Volpetta, rimane solo il nome dato alla stella alfa della costellazione.

COSTELLAZIONE DELLA FRECCIA

La Freccia (Sagittae) giace sulla Via Lattea, a 10° nord di Altair, in una regione in cui risiedono reminescenze della Fenditura dell’Aquila.

La costellazione non spicca certo per estensione e luminosità: la sua stella principale è Alpha Sagittae (nota anche con il nome di Sham), una stella gigante gialla con una magnitudine apparente di 4,37.

Nella Freccia sono presenti stelle doppie, alcune delle quali sono risolvibili anche con strumenti di piccola portata: è il caso di ε Sagittae, formata da una stella arancione e una azzurra, entrambe visibili attraverso un piccolo telescopio.

La Freccia ospita anche un gran numero di stelle variabili come S Sagittae, una variabile Cefeide che oscilla fra la quinta e la sesta magnitudine in circa 8,4 giorni, e le cui variazioni possono essere addirittura notate anche ad occhio nudo, a patto di avere a disposizione un cielo molto, ma molto nitido.

OGGETTI NON STELLARI NELLA FRECCIA

La costellazione scarseggia di oggetti del profondo cielo, tuttavia è presente un vasto e brillante ammasso globulare, M71, posto a 13.000 anni luce.

LA FRECCIA NELLA MITOLOGIA

Sono diversi i miti in cui la Freccia trova riferimento: quello più noto la legano ad Ercole e a Prometeo.

Quest’ultimo era un titano che rubava il fuoco agli dei per farne dono agli uomini; ma questo suo modo di agire scatenò l’ira di Zeus che decise di punire Prometeo incatenandolo, nudo, su di una rupe scoscesa ed esposta a qualsiasi tipo di intemperie, nella regione del Caucaso.

Non pago di questa già atroce pena inflitta al titano, il padre degli dei inviò una mostruosa aquila affinché passasse le giornate a dilaniare il ventre e il fegato di Prometeo, le cui ferite guarivano però di notte.

Dopo un lunghissimo tempo fu risolutivo il passaggio di Ercole da quella rupe infernale: l’eroe, avendo assistito a quelle atroci torture, salvò Prometeo, scagliando una freccia contro il mostruoso rapace, liberando così il titano a cui stava a cuore l’umanità.

ERCOLE UCCIDE L’AQUILA E LIBERA PROMETEO MICHEL CORNEILLE

 

COSTELLAZIONE DEL DELFINO

Un’altra costellazione che transita al meridiano nel cielo di settembre è quella del Delfino: la figura del Delfino è individuabile 10° a Nord-Est della brillante Altair e nonostante la costellazione sia molto piccola, le stelle che la compongono (circa una ventina) appaiono ravvicinate e ben visibili ad occhio nudo.

Due sono sostanzialmente le stelle più luminose: si tratta del sistema binario β Delphini (Rotanev), una stella subgigante gialla di magnitudine 3,6, distante 97anni luce e il sistema binario α Delphini (Sualocin), una stella azzurra di magnitudine 3,77, distante 241 anni luce.

IL CURIOSO CASO DEI NOMI DELLE STELLE DEL DELFINO

Sualocin e Rotanev apparvero per la prima volta nel catalogo stellare del Reale Osservatorio di Palermo nel 1814: in quel periodo il Direttore era padre Giuseppe Piazzi, grande astronomo e matematico, fondatore dell’Osservatorio e fautore della scoperta di Cerere proprio dal cielo di Palermo, il 1 gennaio 1801.

DEL CERCHIO DI RAMSDEN UTILIZZATO DA PIAZZI ECOLLOCATO AL MUSEO DELLA SPECOLA DI PALERMO- CREDIT: TERESA MOLINARO

Nel link a seguire il servizio fotografico e l’articolo ad opera dell’autrice Teresa Molinaro e di Walter Leopardi sull’Osservatorio Astronomico di Palermo QUI

Nel 1800 Piazzi fece l’incontro di Niccolò Cacciatore, astronomo che condusse i suoi studi proprio all’Osservatorio di Palermo assumendone la direzione nel 1817.

Nella stesura dei cataloghi stellari del 1814, a cui si faceva riferimento sopra, che vinsero il premio dell’Académie des Sciences di Parigi, comparvero i nomi di due stelle, Sualocin e Rotanev, gli astri principali della costellazione del Delfino.

Queste diciture suonarono bizzarre alle orecchie dell’astronomo britannico Thomas Webb che, dopo un’accurata analisi, arrivò a comprendere che i due nomi letti al contrario altro non rappresentavano che il nome e cognome latinizzato dell’astronomo siciliano Niccolò Cacciatore: Nicolaus Venator. Sulla base dell’amicizia e della collaborazione che li legava, Giuseppe Piazzi volle dedicare il nome delle due stelle al suo assistente Niccolò Cacciatore.

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OGGETTI NON STELLARI NEL DELFINO

Fra i pochi oggetti del profondo cielo nel Delfino ci sono gli ammassi globulare NGC 7006, NGC 6934 e la nebulosa planetaria NGC 6891.

Nel cielo serale di settembre è possibile osservare la stella 18 Delphini (o Musica), una gigante gialla situata appunto nella costellazione del Delfino, la cui peculiarità è quella di avere un pianeta che ruota intorno ad essa.

Si tratta di Arion, un gigante gassoso scoperto nel 2018,che completa un’orbita quasi circolare in circa 993 giorni terrestri, ad una distanza media dalla stella di 2,6 UA.

Il nome è stato scelto dai partecipanti al concorso NameExoWorlds.

Crediti: Marcella Botti

IL DELFINO NELLA MITOLOGIA

Incontrare un delfino in mare aperto era una consuetudine per gli antichi marinai greci, e le leggende ci raccontano diverse versioni in cui queste creature sono protagoniste.

Secondo Eratostene il delfino era il messaggero d’amore del dio del mare, Poseidone, che invaghitosi di una delle ninfe marine Nereidi, decise che doveva averla a tutti i costi, nonostante il suo rifiuto.

Un giorno Poseidone inviò un delfino a prelevare la fanciulla dal suo nascondiglio e a portarla nel suo castello sottomarino, dove ne fece la sua sposa.

Pieno di gratitudine il dio del mare pose la figura del delfino tra le stelle.

Un’altra leggenda ci ricollega al nome dell’ esopianeta Arion che prende il nome dal cantore greco Arione il quale, di ritorno in Grecia dalla Sicilia, dove si era esibito con la sua cetra, fu minacciato da un gruppo di marinai che volevo sottrargli il suo denaro; preso dalla paura di morire chiese come ultimo desiderio di poter suonare ancora una volta la sua amata cetra, il cui suono armonioso attirò un delfino che lo prese sul suo groppone e lo trasse in salvo.

Arrivati in Grecia il dio della musica Apollo collocó il delfino tra le costellazioni del cielo.

Transiti ISS notevoli per il mese di Settembre 2023

La ISSStazione Spaziale Internazionale nel mese di settembre i migliori saranno visibili nei giorni centrali dal 13 al 16, auspicando come sempre in cieli sereni.

La ISS Stazione Spaziale Internazionale per il mese di settembre finalmente si renderà più accessibile. Occhio ai transiti dei giorni centrali con passaggi da ovest ad est ed ottima visibilità.

07 Settembre

Si inizierà il giorno 7 Settembre, dalle 05:38 verso NO alle 05:47 verso ESE. Visibilità perfetta da tutta la nazione, con magnitudine di picco a -3.5. Osservabile senza problemi, meteo permettendo.

09 Settembre

Si replica il 9 Settembre, dalle 05:39 in direzione ONO alle 05:48 in direzione SE. Questo sarà un transito ottimale per le regioni occidentali della nazione. Magnitudine massima di -3.4.

13 Settembre

Il transito successivo, parziale, si avrà il 13 Settembre, con la Stazione Spaziale che transiterà dalle20:41 alle 20:47, da SO ad ESE. Un transito ottimale per il Sud Italia, con magnitudine massima a -3.5 poco prima di svanire nell’ombra della Terra.

15 Settembre

Un nuovo transito della ISS il 15 Settembre, dalle 20:41 verso OSO alle 20:48 verso NE, con magnitudine di picco nuovamente a -3.5. Un passaggio osservabile da tutta la nazione.

16 Settembre

Il giorno dopo, 16 Settembre, nuovo transito ottimale per tutto il paese, il miglior serale del mese. Dalle 19:52 alle 20:02, da SO ad ENE, la ISS avrà una magnitudine massima di -3.8.

29 Settembre

Il penultimo passaggio sarà il 29 Settembre, dalle 20:36 verso NO alle 20:41 verso N. Transito parziale, con la ISS che svanirà nell’ombra del pianeta a circa metà cielo, raggiungendo una magnitudine di picco di -3.6.

30 Settembre

L’ultimo transito notevole si avrà il 30 Settembre, osservabile al meglio dal Nord-Est e regioni Adriatiche, dalle 19:47 alle 19:54, da NO ad E. La ISS avrà una magnitudine massima a -3.2.

Tabella costruita con le informazioni ricavate da https://www.heavens-above.com/
Tabella costruita con le informazioni ricavate da https://www.heavens-above.com/

 

N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite ad un punto centrato sulla penisola, nel centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto ± 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati.

In caso di Booster della ISS eseguiti nei giorni successivi alla pubblicazione dell’articolo gli orari possono differire anche in maniera significativa. Vi invitiamo a controllare sempre il sito https://www.heavens-above.com/ soprattutto in caso di programmazione di una sezione di osservazione.


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CARATTERISTICHE
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Rapporto Focale f/5
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DOTAZIONE
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Oltre al sensore Sony IMX183CLK-J (monocromatico) e IMX183CQJ-J (a colori), specifica per l’uso astronomico è la struttura dotata di retroilluminazione (BSI) e di piccolissimi pixel da 2,4 µm. Nonostante ciò le camere ASI 183 hanno una Full Well Capacity particolarmente elevata di 15.000 elettroni.

La tecnologia Sony Exmor rende questa camera perfetta per la fotografia deep sky. Il sensore raggiunge una efficienza quantica dell’84%, e in H-alfa rimane comunque al di sopra del 60%. Una elevata efficienza quantica significa che una maggiore quantità della luce raccolta dal telescopio arriva effettivamente al sensore, con un netto miglioramento delle immagini.

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Congresso Internazionale di fisica solare Solarnet-S3

 Congresso Internazionale di fisica solare, Solarnet-S3 che si terrà a Mestre (Venezia) dall’11 al 15 settembre prossimi

 

Solarnet-S3

Sun in Science and Society

11–15 Settembre 2023
M9 – MUSEO DEL ‘900
Mestre, Venezia

M9-Museo del ‘900 di Mestre, Venezia, ospita dall’11 al 15 settembre p.v., l’appuntamento internazionale Solarnet-S3. Obiettivo di questo attesissimo congresso: creare e rafforzare i legami tra eliofisici, scienziati, ingegneri, parti interessate ed economisti.

Solarner-S3Sun in Science and Society è l’occasione, per gli scienziati solari di tutto il Mondo, per presentare ed illustrare lo stato dell’arte della fisica solare, la connessione Sole-Terra e le capacità tecnologiche sulle quali si sta facendo ricerca. Scienziati, ingegneri, stakeholder ed economisti esamineranno le connessioni della fisica solare con l’astrofisica, la scienza e la nostra società.

Cinque giorni di incontri per approfondire tematiche di varia natura, legate al mondo della ricerca solare, che spaziano dall’attività solare ed i suoi driver o dell’impatto della fisica solare su economia e società, dati per la società civile, istruzione e sensibilizzazione o si parlerà del Sole come Stele di Rosetta per l’astrofisica e per la fisica. Di estrema importanza socio-economica internazionale gli approfondimenti più tecnici, dove si tratterà di telescopi terrestri ad alta risoluzione e tecnologia per la fisica solare. Il 12 settembre M9-Museo del ‘900 ospiterà un evento pubblico con brevi seminari e la proiezione del docufilm Reaching for the Sun di Emilio JGarcía. Per info: https://solarnet-s3.com/.

Il congresso, patrocinato dalla Regione Veneto e dalla Camera di Commercio di Venezia Rovigo, che vede come gold sponsor INAF ed EIE Group Srl e come sponsor ADS e l’European Solar Physics Division, è organizzato dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e dall’Università di Catania nell’ambito del progetto SOLARNET H2020. Questo progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione European Union’s Horizon 2020 nell’ambito della convenzione di sovvenzione n. 824135.

Per info contattare ScienzImpresa

2023: India batte Russia 1 a 0

L’India diventa la quarta potenza a sbarcare sulla Luna con dei rover mentre la Russia fallisce il medesimo obiettivo soltanto pochi giorni prima

 

A poche ore di distanza dal clamoroso fallimento della missione Luna-25 con cui la Russia, a distanza di 47 anni puntava a tornare sul nostro satellite, scorre su tutti i media internazionali la notizia dell’allunaggio ad opera della sorprendente India.

L’India, che a passi da gigante sta recuperando il gap tecnologico con le superpotenze, mette a segno un duro colpo all’immagine sovietica con un sorpasso prestigioso messo a segno proprio nell’agosto 2023.

Ma andiamo per gradi e riepiloghiamo cosa è accaduto sia sul fronte russo che su quello indiano.

Luna-25, l’apripista di una serie di sonde russe destinate ad una nuova era di studio della Luna, viene lanciata il 10 agosto alla volta del nostro satellite. Meta di atterraggio, o meglio di allunaggio, la regione denominata Boguslawsky Crater. Rapidamente al sonda entra nell’orbita lunare, è il 16 agosto scorso. Durante il suo tragitto la sonda rimanda anche diversi scatti selfie con la Terra nello sfondo. Il team di controllo è euforico, tutto procede al meglio.

La navicella spaziale russa Luna-25 viene vista durante i preparativi pre-lancio. La sonda si è schiantata sulla Luna questo fine settimana.(Credito immagine: Roscosmos)

Di contro la sonda indiana, Chandrayaan-3, era già stata lanciata a bordo di un razzo LVM3 il 14 luglio precedente dallo spazio porto di Sriharikota, sulla costa orientale dell’India,  entrando in orbita lunare nei primi giorni del mese di agosto.

Il 18 Agosto la sonda indiana si stacca dal suo modulo di propulsione ed il 20 inizia a frenare. Nei giorni successivi, il 21 e 22 agosto la sonda entra in contatto anche con l’orbiter della sonda Chandrayaan-2, il precedente tentativo dell’India di approdare sul suolo lunare fallito nel 2019. L’orbiter per oltre 4 anni ha atteso l’arriva della seconda missione.

Contemporaneamente in Russia i colleghi sovietici sono alle prese con il controllo della sonda ma il 19 agosto alle 14:57 ora russa, il lander ha smesso di inviare segnali a Terra. I successivi tentativi di ripristinare i contatti non hanno riportato esiti positivi. Gli scienziati russi hanno comunicato la notizia attraverso Telegram annunciando che “una manovra sbagliata avrebbe indirizzato in maniera errata la sonda verso la superficie lunare causandone lo schianto”. E’ il 21 agosto quando la voce viene ufficializzata e rimbalza su tutti i canali mediatici.

Immagini della Terra (a sinistra) e della Luna (a destra) scattate dalla navicella spaziale russa Luna-25 durante il suo volo sulla Luna il 13 agosto 2023, da una distanza di circa 310.000 km dalla Terra.(Credito immagine: DUE RAS)

Gli scienziati indiani però non si sono fatti scoraggiare o influenzare e ieri, 23 agosto, appena il Sole ha illuminato il sito di atterraggio sono iniziate le manovre di atterraggio. Lo storico sbarco è stato seguito in diretta nazionale dal popolo indiano e trasmesso dall’emittente nazionale Doordarshan. Uno storico successo dovuto al totale rifacimento del sistema di atterraggio montato sul lander Vikram.

Ora che il lander è pacificamente adagiato sul suolo lunare il piccolo rover Pragyan dovrebbe iniziare a scarrozzare fra rocce e polveri alla raccolta di campioni.

E’ importante notare come i due lander, quello russo e quello indiano, fossero destinati entrambi a raggiungere due zone molto vicine del suolo lunare poste ai bordi del polo sud che rimane il target più ambito in questa nuova ora di esplorazione lunare.

Un’immagine dal vivo dalla luna scattata da Chandrayaan-3 e un grafico della sua posizione durante l’atterraggio.(Credito immagine: ISRO)

La sonda Luna-25 era destinata ad aprire una nuova era l’esplorazione lunare russa, seguendo le orme della oramai storica Luna-24 atterrata nel 1976 nel Mare Crisium ed in grado di riportare sulla Terra dei campioni di suolo lunare. Da allora l’attenzione del colosso sovietico per la Luna è rimasta sopita fino a questo nuovo slancio. Nulla di sprecato ovviamente, come per i colleghi indiani, lo studio dei dati raccolti sulle fasi di controllo della sonda e sugli errori, consentiranno di migliorare le progettazione dei modelli successivi già previsti. Tuttavia è da immaginare che tutto il programma subirà dei ritardi, così come accaduto per le sonde Chandrayaan che ha visto slittare di ben 4 anni il secondo tentativo.

Insomma nella nuova corsa alla prezioso miniera, come oggi viene considerata la Luna, per oggi segna un vincitore: l’India, ma la gara è lunga e le sorprese non mancheranno.

 

 

 

 

I favolosi anni 90 dell’Astronomia – 1995

1995, rimanere negli anni ’90!

Se anche voi come in Jumanji, state ancora cercando di uscire dagli anni ’90 ma non riuscite perché un lancio di dadi sbagliato vi riporta sempre al punto di partenza, allora questa rubrica fa per voi.

Ma poi, perché uscire dagli anni ’90? Guardate che poi negli anni 2000 vengono gli effetti di tangentopoli, i millennials e i risvoltini! Siete sicuri? No? Ok, allora muoviamoci all’interno di questi meravigliosi e sfolgoranti anni come otarie in uno schiuma party! Oggi si parla del 1995, l’anno in cui nasceva per la prima volta il linguaggio C e la playstation faceva il suo debutto in società, sfondando di prepotenza le vetrine di ogni negozio ed entrando a far parte, a sua insaputa, dell’olimpo delle console. Il 1995 fu anche l’anno in cui vene fondata ebay.

Tautologicamente parlando, oggi voi acquistate gadget anni ’90 sulla stessa piattaforma. Se ci pensate, non vi esplode il cervello? Vi sentite vecchi come Zio Tibia? No? Avete mai guardato come sono ridotti Xena e Hercules oggi? Su su, non disperate. In fondo sono solo…27 anni fa.

Il 1995 arriva così, di punto in bianco, più provvidenziale degli accordi di Shengen, più appiccicoso delle manine di gomma delle patatine e più tossico del crystalball. Nel 1995 arriva l’individuazione della causa del morbo della mucca pazza. Vi ricordate? Quel periodo in cui non si mangiava più carne di bovini, tutti parlavano di prioni anche senza capirne una cippa e la psicosi era salita a livelli tali che il mondo si divideva fra chi se ne fregava e chi tacciava di follia i carnivori. Mi sembra ricordare qualcosa…ah, sì. I giorni d’oggi  E il Covid 19. Questo morbo in realtà fu diagnosticato per la prima volta nel 1986 in Gran Bretagna, ed era particolarmente sibillino perché, appunto, mangiando carni di animali colpiti da BSE, specialmente parti in contatto con il midollo spinale, gli esseri umani potevano contrarre la malattia di Creuzfeldt-Jacob. Quindi niente più pearà veronese e ossibuchi per due anni! Come se non bastasse in Africa centrale si scatenò il virus Ebola, che prendeva il suo nome dall’affluente del fiume Congo dove si manifestò per la prima volta. Più letale dell’AIDS nel 1976, provocò un morbo caratterizzato da violente emorragie che rapidamente portavano a morte. Il 1995 fu anche l’anno delle pecore clonate. Erano due agnelli, chiamati Megan e Morag, ottenuti a partire da due embrioni il cui nucleo era stato ottenuto da cellule di altri embrioni di nove giorni e che furono poi trapiantati nell’utero di altre due pecore per portare a termine la gestazione.

E anche l’astronomia in quell’anno fissò dei paletti niente male. Venne infatti scoperto 51 Pegasi B, il primo pianeta extrasolare in assoluto, orbitante attorno ad una stella, 51 Pegasi appunto, che con una massa pari a circa la metà di quella di Giove.

Rappresentazione artistica dell’esopianeta 51 Pegasi b | ESO Italia

Venne scoperto usando le deboli oscillazioni stellare procurate dalla forza gravitazionale esercitata dal pianeta e misurando l’effetto Doppler che si ha quando la stella oscilla avanti e indietro, in direzione della Terra. Curioso che nello stesso anno uscisse waterworld, se pensate che negli anni successivi vennero scoperti pianeti interamente fatti di acqua. Ma meno tamarri. In quest’anno i due telescopi Keck delle Hawaii permisero anche di scoprire la galassia più distante allora e tuttora conosciuta, posta a circa 13.4 miliardi di anni luce di distanza da noi.

I due telescopi KECK https://keckobservatory.org/

Mentre i cinema rilasciavano una delle pietre miliari del cinema americano di fantascienza, Apollo 13, la sonda Galileo bucava l’atmosfera di Giove e la Pioneer 11 chiudeva i battenti a causa di un guasto al sistema di alimentazione. Ancora, ci fu il lancio del Rossi X-ray Timing Explorer (RXTE), un satellite della nasa usato per osservare la variazione nel tempo delle sorgenti astronomiche di raggi X come buchi neri, stelle di neutroni, pulsar a raggi X e lampi X. Nello stesso anno, per non farsi mancare nulla, il matematico inglese Andrew Wiles sblocca l’ultimo ostacolo verso la soluzione definitiva del problema posto da Pierre de Fermat nel XVII secolo che dice che l’equazione xn+yn=zn non ha soluzioni intere positive per n>2.

Alla Terra questa cosa non importava più di tanto, infatti il buco dell’ozono continuava ad espandersi ed il suo nucleo interno solido continuava a ruotare nel nucleo esterno fluido in modo debolmente più rapido del resto del pianeta. Ma questo gli scienziati lo scoprirono proprio in quell’anno, mentre i climatologi erano tutti concordi nell’attribuire il riscaldamento del clima all’inquinamento chimico dell’atmosfera determinato da alcune attività umane. L’effetto dell’inquinamento è quello di alterare le proprietà dell’atmosfera e di trattenere parte del calore reirradiato dalla superficie terrestre.

E sapete cosa? Ancora oggi siamo qui a raccontarcela che il pianeta si sta riscaldando ma nessuno muove un dito.

Ciao bamboli, ci vediamo la settimana prossima per un tuffo nel 1996!

News da Marte #20

 

Bentornati su Marte!
Questo 20esimo appuntamento della rubrica è particolarmente ricco di immagini e video prodotti su Marte da tutti e tre gli apparati robotici messi in campo dalla NASA: Curiosity, Perseverance e Ingenuity.
Iniziamo con quest’ultimo, si parte!

Tre nuovi voli per Ingenuity e un’emergenza in volo
Durante la lunga sosta iniziata il 27 aprile, data del suo 52esimo volo, l’elicottero aveva sperimentato un blackout radio totale che si era risolto solo il 28 giugno quando Perseverance ha superato alcune collinette che bloccavano le comunicazioni radio tra i due apparati.

Il via libera per un nuovo volo è arrivato finalmente il 22 luglio con uno spostamento programmato verso nord di 203 metri da percorrere in circa 135 secondi. Il piano di volo era moderatamente complesso e prevedeva per Ingenuity una variazione di quota da 5 a 2.5 metri per dei rilievi fotografici mirati, e un’ascesa finale a 10 metri per permettere alla camera di navigazione di eseguire la consueta procedura di selezione dell’area di atterraggio. Ma le cose non sono andate come previsto.

Dopo soli 74 secondi di volo e 142 metri percorsi Ingenuity ha sperimentato un’anomalia che ha fatto avviare, per la prima volta da quando l’elicottero sta lavorando su Marte, il sotto-programma LAND_NOW che ha iniziato una sequenza di atterraggio d’emergenza.

L’elicottero ha toccato il suolo come da attese e senza rischi, dimostrando la robustezza dei software di volo.
Le analisi preliminari condivise dal team che gestisce le attività dell’elicottero portano a pensare che il computer abbia rilevato una discrepanza nella sincronizzazione tra le immagini della camera di navigazione e i dati rilevati dall’unità inerziale, cioè quell’insieme di sensori che permette di calcolare la posizione e orientazione del velivolo nello spazio circostante.

Un’anomalia simile era già avvenuta nel corso del volo numero 6 del 22 maggio 2021, quando un analogo disallineamento dei fotogrammi aveva portato Ingenuity ad oscillare pericolosamente avanti e indietro a 10 metri dal suolo. Da allora i programmatori hanno aggiunto una correzione al software di volo per gestire problemi simili, ma stavolta il numero di frame “fuori controllo” ha superato la quantità gestibile dalla patch.

Ingenuity fotografato nel Sol 871 da Perseverance il giorno prima del volo 54 da soli 50 metri di distanza. NASA/JPL-Caltech/MSSS/Piras

In seguito all’anomalia, per ragioni non chiarite del tutto, Ingenuity ha perso i frame acquisiti durante lo spostamento. Si è così reso necessario un nuovo breve volo finalizzato all’acquisizione di immagini attorno alla zona di atterraggio per determinare con sicurezza la posizione.

La nuova attività, la 54esima, ha avuto luogo il 3 agosto o Sol 872. A soli 50 metri di distanza si trovava Perseverance, così i tecnici non si sono fatti sfuggire l’occasione sia di fotografare l’elicottero che di filmarlo durante il breve volo in hovering sul posto.

Vi presento così il risultato della combinazione di quattro flussi video: due delle camere di Ingenuity e due dalle camere MastCam-Z di Perseverance. Ho incluso anche qualche sequenza prima del volo dove le pale dei rotori vengono fatte oscillare per modificare l’angolo di attacco.

 

Sicuramente degno di menzione anche un particolare dell’unica immagine a colori acquisita da Ingenuity, che nella parte superiore ha inquadrato il rover. Si notano anche le tracce lasciate sulla sabbia marziana dalle ruote.

Perseverance visto da Ingenuity durante il volo 54, Sol 872. NASA/JPL-Caltech/Piras

Una volta appurato che l’elicottero era perfettamente operativo, è stato possibile riprendere i piani di esplorazione con il volo 55 che ha avuto luogo il 12 agosto. Nel corso di esso Ingenuity ha volato verso ovest per 264 metri in 143 secondi eseguendo una serie di fotografie delle aree sorvolate. Non ci sono molti fotogrammi a disposizione ma con i 32 sinora rilasciati ho potuto comporre un altro video che, a velocità tripla di quella reale, mostra il terreno esplorato dall’elicottero.

 

Con questo più recente spostamento Ingenuity raggiunge i 12503 metri volati, con una vita operativa di quasi 98 minuti. Questo piccolo elicottero raggiungerà mai i suoi limiti? Speriamo di no!

Perseverance: dure rocce, una punta rotta ma un prelievo nel sacco
Nella precedente News abbiamo lasciato Perseverance impegnato con lo studio della roccia esposta dall’abrasione eseguita a Ypsilon Lake. Le analisi sono proseguite per 4 Sol, sino a quando il rover è stato fatto spostare di circa 80 metri verso est in direzione di un altro dei grandi massi che si trovano in questa regione. I geologi ritengono che queste pesanti rocce siano state trasportate da impetuosi flussi d’acqua che scorrevano qui miliardi di anni fa, fornendo così il potenziale per osservare materiali formatisi molto lontani dalle aree esplorabili dal rover.

Nel Sol 856 (18 luglio) Perseverance raggiunge il grosso masso Dragon’s Egg, eccolo nelle immagini seguenti fotografato prima in gran dettaglio con un mosaico della MastCam-Z e poi con un po’ di contesto sul paesaggio circostante grazie alla NavCam.

Visuale di Dragon’s Egg da parte della Left MastCam-Z, Sol 857. NASA/JPL-Caltech/MSSS/Piras
Sol 856, ripresa di Dragon’s Egg della Left NavCam. NASA/JPL-Caltech/Piras

Le attività di contatto con la roccia hanno inizio nel Sol 858, quando il rover “assaggia” la pietra con la sua fresa producendo un’abrasione superficiale. Possiamo vedere l’azione nel seguente video che coglie una sequenza di 20 minuti.

Come mostrato nel video, dopo circa 7 minuti l’operazione viene interrotta forse perché il software ha rilevato un insufficiente avanzamento nella roccia a causa della sua durezza. L’abrasione risultante, oltre a esporre gli strati superficiali della roccia, frattura la zona attorno alla fresatura portando alla luce delle aree con una colorazione molto scura. Queste risulteranno più evidenti dopo la pulizia della roccia tramite il soffiatore ad azoto.

Dragon’s Egg immediatamente dopo l’operazione di fresatura, Left NavCam nel Sol 859. NASA/JPL-Caltech/Piras
Osservazione dell’abrasione per mezzo della camera Watson, Sol 859. NASA/JPL-Caltech

Rocce del genere, con stratificazioni e rivestimenti superficiali, si formano per l’azione dell’acqua e di particelle minerali che vengono fissate. Sulla Terra sono coinvolti, talvolta, anche processi biologici attuati da batteri sebbene il loro ruolo non sia completamente chiaro.

Le osservazioni tramite la camera Watson sono ripetute anche di notte illuminando il target tramite i led che circondano l’obiettivo.

Un’altra immagine di Watson ma in luce artificiale, Sol 859. NASA/JPL-Caltech

Il Sol 863 (25 luglio) è il momento di sfoderare la punta vera e propria e tentare un prelievo che sarà eventualmente battezzato Lost Lake.
Anche questa operazione viene documentata dalle HazCam anteriori e possiamo condensare in pochi secondi i 30 minuti di lavoro sulla roccia.

Il risultato delude però le attese. Dragon’s Egg si conferma un target estremamente duro: la punta non riesce a penetrare nella roccia e uno dei suoi quattro denti addirittura si spezza (ma non temete, il rover è dotato di un ampio set di punte intercambiabili).

Zoom sulla punta danneggiata dal tentativo di prelievo. NASA/JPL-Caltech/MSSS/Piras
Su Dragon’s Egg si aggiunge l’abrasione della punta di Perseverance appena pochi cm a sinistra dell’ampia fresatura, Sol 864. NASA/JPL-Caltech/Piras

Il team che controlla il rover accetta di buon grado che Dragon’s Egg non vuole svelare troppo dei propri segreti, quindi dopo un ulteriore giorno di analisi il rover viene fatto spostare verso nord-ovest per indagare altre rocce, stavolta dei basamenti sedimentari già adocchiati da Ingenuity nel corso del volo 52, che si spera si rivelino più amichevoli.

Un po’ di contesto per comprendere gli spostamenti del rover e dell’elicottero ci viene fornito dalla mappa della missione. NASA/JPL-Caltech

Nel corso di cinque giorni, tra i Sol 866 e 871, Perseverance percorre circa 420 metri giungendo nella località Dream Lake (nei pressi della quale era probabilmente destinato ad atterrare l’elicottero nel corso dell’incompleto volo 53). E a proposito di Ingenuity: nel Sol 871, alla vigilia del volo di verifica del posizionamento raccontato nel precedente paragrafo, il rover si trova a circa 50 metri dall’elicottero. La posizione è ottima per fotografarlo e ciò viene fatto nel Sol 871 con la MastCam-Z (producendo la foto che vi ho mostrato nel paragrafo precedente) e qualche tempo dopo, Sol 879, con il piccolo telescopio della SuperCam.

Mosaico di cinque immagini della SuperCam, Sol 879. NASA/JPL-Caltech/Piras

Ma torniamo al nostro rover.
Con l’arrivo a Dream Lake Perseverance inizia a dedicare le proprie attenzioni a un’ampia lastra rocciosa che viene ripulita per mezzo del soffiatore ad azoto gDRT portando alla luce strutture molto interessanti insieme a conglomerati di minerali.

Confronto di porzioni di Dream Lake prima e dopo la pulizia superficiale. NASA/JPL-Caltech

Osservazioni più dettagliate rivelano la presenza di piccole gemme incluse nella roccia il cui colore verde fa presumere si tratti di olivina, un minerale già incontrato in precedenza da Perseverance.

Sol 879, visuale ravvicinata della camera Watson che rivela alcune probabili inclusioni di olivina. NASA/JPL-Caltech

Questa stessa roccia qualche giorno più tardi (Sol 877, 8 agosto) viene raschiata con la fresa esponendo materiali freschi che vengono in seguito analizzati dagli strumenti.

La Right NavCam osserva l’abrasione appena eseguita, Sol 877. NASA/JPL-Caltech/Piras
L’abrasione è stata ripulita con il soffiatore gDRT e viene qui fotografata in grande dettaglio dalla camera Watson, Sol 877. NASA/JPL-Caltech

Gli scienziati si mostrano soddisfatti delle analisi e interessati alla roccia Dream Lake, così nel Sol 882 (13 agosto) il rover viene comandato per tentare un prelievo.

Sol 882, al centro dell’immagine il foro appena eseguito dal trapano di Perseverance. NASA/JPL-Caltech/Piras

Il prelievo stavolta ha successo, il rover riesce a estrarre il campione di roccia da Dream Lake! Poche ore dopo il carotaggio è già stato consegnato al Sample Handling Arm per le foto di verifica.

La Left MastCam-Z conferma visivamente il successo del prelievo di roccia. NASA/JPL-Caltech/Piras
La CacheCam riprende la sommità del campione, qui contenuto nella fiala e in attesa di essere sigillato. NASA/JPL-Caltech

Al momento della chiusura dell’articolo non c’è conferma, né dalle immagini grezze né nella pagina dedicata all’elenco dei campioni raccolti, del fatto che la fiala sia stata sigillata.

Nel frattempo la movimentazione del rover non è ostacolata, tant’è che nel Sol 884 Perseverance ha iniziato uno spostamento verso sud dove studierà un nuovo affioramento roccioso. Potrebbe essere una variante di quello appena studiato o presentare un’origine geologica completamente diversa. Inoltre non sono terminate le investigazioni sui grandi massi portati qui dalla forza dell’acqua in quanto gli scienziati sono ancora desiderosi di mettere le mani sopra uno di questi campioni.

Posizioni di Perseverance e Ingenuity aggiornate al 18 agosto. NASA/JPL-Caltech

Al termine di questi piani il rover si dirigerà verso ovest nella zona di confine tra il letto dell’antico fiume e il suo bordo in un luogo chiamato “Mandu Wall”. Questo segnerà la conclusione della corrente Upper Fan Campaign (che possiamo tradurre come ‘Campagna dell’alveo superiore’) e l’inizio di una nuova campagna per investigare le formazioni rocciose ricche di carbonati lungo il bordo interno del Cratere Jezero.

Deviazioni e scalate per Curiosity
Nonostante abbia raggiunto a inizio agosto gli 11 anni di lavoro su Marte il veterano dei rover marziani non conosce riposo.
Le passate settimane l’hanno visto impegnato per ben due mesi in una scalata molto ripida, la più difficile mai affrontata, che attraverso dislivelli sino a 23° l’hanno portato a giungere sano e salvo nella località “Jau”, caratterizzata da numerosi crateri da impatto larghi sino a 25 metri.

Ma per farlo i tecnici in controllo del rover hanno dovuto lavorare duramente dopo che sette tentativi di superamento del dislivello erano falliti, bloccando anticipatamente l’esecuzione programmata degli spostamenti a causa dell’eccessivo slittamento delle ruote.

I tentativi di scalata di Curiosity a cavallo tra i Sol 3839 e 3857 (circa tra fine maggio e inizio giugno). NASA/JPL-Caltech

Si è così dovuta cercare di una via alternativa percorribile per il rover che in ogni caso, a fronte di un notevole allungamento della distanza (la deviazione è stata di circa 150 metri), non avrebbe garantito la riuscita della traversata. Questo perché nella pianificazione del percorso le immagini satellitari aiutano solo sino a un certo punto, le particolarità del terreno da attraversare possono essere valutate solo una volta che siano osservabili direttamente da Curiosity.

Non è la prima volta che gli ingegneri si sono trovati davanti sabbia, rocce e salite, ma Marte non aveva mai posto queste tre difficoltà al rover contemporaneamente.

Il lavoro congiunto dei programmatori del percorso con la loro conoscenza del rover, dei geologi per distinguere le aree sicure e quelle pericolose, persino di figure specializzate che valutano la copertura satellitare nel caso di attraversamento di canyon particolarmente ripidi, ha reso un successo i due mesi di lavoro per guidare Curiosity verso una via sicura.

L’arrivo di Curiosity a fianco a un grande cratere nella località “Jau”. NASA/JPL-Caltech/MSSS
Visione d’insieme degli ultimi spostamenti di Curiosity. Ben evidente nella parte superiore la larga deviazione oggetto di questa cronaca. NASA/JPL-Caltech

Le strane crepe nel fango viste da Curiosity
Meritano di essere riportati qui alcuni dettagli su un paper pubblicato sulla rivista Nature il 9 agosto con prime firme di Rapin, Dromart e Clark. In esso viene analizzato un curioso pattern esagonale che Curiosity ha osservato nel giugno del 2021 in una cosiddetta regione di transizione argilla-solfato che è stata denominata “Pontours”.

Ci troviamo di fronte a delle crepe preservate nell’antico fango che gli scienziati ritengono si siano formate in seguito a lunghi cicli di ambienti umidi e secchi che si sono alternati nel corso del tempo. Questo tipo di spaccature assume dapprima una forma a T i cui angoli, con successive reidratazioni, vengono smussati e addolciti sino a raggiungere la forma a Y attualmente visibile.

Mosaico di immagini della Mastcam di Curiosity, Sol 3154. NASA/JPL-Caltech/MSSS
Zoom e analisi del pattern. Rapin, W., Dromart, G., Clark, B.C. et al. Sustained wet–dry cycling on early Mars. Nature
Nel sol 1566 (31 dicembre 2016) Curiosity documenta un esempio di fratturazione del terreno che non ha subìto cicli di umidità. Gli angoli tra le spaccature sono di circa 90°. NASA/JPL-Caltech/MSSS

La possibilità che Marte, come la Terra, in passato abbia attraversato dei cicli stagionali di clima umido e secco, è elettrizzante per gli scienziati. Si ritiene infatti che questa alternanza sia utile, o forse persino indispensabile, alla creazione delle molecole biologiche complesse (si parla di polimerizzazione prebiotica) che definiamo i “mattoni della vita”, i quali avrebbero poi permesso la formazione di vita microbica.

Mentre 11 anni di osservazioni di Curiosity stanno confermando l’esistenza di un ambiente che avrebbe potenzialmente potuto sostenere la vita, questa nuova ricerca potrebbe aver individuato le prove di un ambiente che ne potesse addirittura favorire l’origine in un’epoca tra 3.6 e 3.8 miliardi di anni fa, in un’era geologica nota come transizione Noachiana-Esperiana. Per maggiori dettagli vi rimando all’articolo completo e di libero accesso disponibile a questo link https://www.nature.com/articles/s41586-023-06220-3

Anche per questo aggiornamento da Marte è tutto, alla prossima!

Introduzione alla Spettroscopia con Star Analyser

La spettroscopia astronomica ha l’obiettivo di registrare e misurare la distribuzione nel flusso luminoso delle stelle nei vari colori.

 

I colori rappresentano le lunghezze d’onda e quindi l’energia dei fotoni emessi dalla sorgente. I fotoni si possono considerare come dei messaggeri e la spettroscopia rappresenta lo strumento che permette di estrarre dalla luce le informazioni fisiche sulla sorgente, come una sorta di impronta digitale. L’articolo si prefigge di fornire al lettore gli elementi introduttivi e di base necessari per orientarsi dentro l’affascinante mondo della spettroscopia.

Requisiti

E’ inutile negarlo, chi affronta la spettroscopia deve affrontare un percorso ad ostacoli che potrà risultare più semplice per gli astrofili che avranno già maturato esperienze di astrofotografia e (meglio) di fotometria. L’approdo alla spettroscopia di solito arriva al termine di un percorso evolutivo ed apre improvvisamente scenari sconfinati che portano naturalmente a porsi domande sulla tipologia delle stelle che si sta osservando. Tutti questi stimoli hanno una valenza fortemente didattica che faranno crescere la voglia di conoscere ed approfondire i fondamenti dell’astrofisica. Certo non è mia intenzione scoraggiare i neofiti, anzi. Si possono fare esperienze di spettroscopia anche in visuale, montando un reticolo di diffrazione direttamente sull’oculare. Si potranno così distinguere le differenze spettrali tra le varie stelle. Non dimentichiamo che padre Angelo Secchi, fondatore dell’astrofisica, fece così la prima classificazione delle stelle in classi spettrali

 

Star Analyser

Il modo più semplice ed economico per iniziare a praticare la spettroscopia è quello di dotarsi di un reticolo di diffrazione Star Analyser 100, montato come un filtro sulla camera di ripresa (Fig. 1). La versione SA 200, con una maggiore dispersione, può essere montata più vicina al sensore all’interno della ruota porta-filtri.

Figura 1: Il reticolo di diffrazione Star Analyser 100 ed il suo montaggio sul naso della camera di ripresa. La tacca di riferimento aiuta ad orientare correttamente il reticolo.

 

Il reticolo produce l’immagine delle stelle (ordine 0) con il loro spettro diffratto (ordine 1). Il filtro va ruotato opportunamente, cercando di mantenere lo spettro delle stelle a destra e in orizzontale (Fig. 2)

Figura 2: Immagine della stella (a sinistra) ed il suo spettro orizzontale (a destra).

 

Le dimensioni dello spettro diffratto dipenderanno dalla focale del telescopio, dalla distanza del reticolo rispetto al sensore e dalla dimensione dei pixel di quest’ultimo. Occorrerà trovare il giusto compromesso per la propria configurazione, evitando di ottenere spettri troppo piccoli, a scapito della risoluzione, o spettri troppo dispersi, a scapito della sensibilità.

Acquisizione degli spettri

Le immagini degli spettri andranno acquisite con le stesse modalità operative utilizzate nella fotografia astronomica. Particolarmente critica è la fase di focheggiamento, da farsi su una stella luminosa di tipo A. In prima approssimazione si può mettere bene a fuoco la stella per poi cercare di migliorare il fuoco osservando le righe di assorbimento dello spettro. Spettri di stelle luminose potranno essere acquisiti con pose brevi di pochi secondi, mentre per spettri di stelle poco luminose saranno necessarie pose guidate anche di diversi minuti. Occorre porre molta attenzione al livello massimo del segnale per cercare di tenerlo al di sotto del livello di saturazione del sensore. Per i migliori risultati le immagini vanno pre-trattate con dark e flat frame e mediate per massimizzare il rapporto segnale/rumore finale.

Possiamo farci un’idea del risultato raggiungibile con l’esempio di Fig. 3 sul campo stellare intorno alla variabile DY Peg (10a mag) ripreso con Star Analyser dall’autore con una posa di 300s ed un telescopio da 20cm. Si vedono le stelle di campo con i rispettivi spettri diffratti. Notare come i due spettri evidenziati siano diversi già ad una prima visione della strisciata, proprio in ragione della diversa tipologia delle due stelle che li hanno prodotti. Si tratta infatti di una stella bianca di tipo A e di una stella rossa di tipo M.

Figura 3: (sopra) Campo stellare intorno alla variabile pulsante DY Peg.(sotto a sinistra) Spettro della stella variabile DY Peg di tipo A.
(sotto a destra) Spettro della stella di campo GSC 01712-01246 di tipo M.

 

Una sessione spettroscopica minimale consiste nell’osservazione del target di interesse assieme ad una stella di riferimento di tipo A, collocata entro pochi gradi dal target, che servirà per la calibrazione in lambda e per la correzione della risposta strumentale, concetti che approfondiremo tra poco.

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Concetti generali di Spettroscopia

Riportiamo alcuni concetti generali di spettroscopia, utili per una migliore comprensione degli argomenti trattati nelle prossime sezioni.

Ci sono tre tipologie di spettri:

Lo spettro continuo, emesso dalle sorgenti calde ad alta temperatura come le fotosfere stellari. Si caratterizza per un flusso luminoso continuo nei vari colori (Fig. 4). Flusso la cui intensità segue l’andamento caratteristico della curva di Planck (emissione di corpo nero), con un picco di intensità legato alla temperatura (legge di Wien) (Fig.5).

Figura 4: Spettro continuo prodotto da una sorgente ad alta temperatura.

 

Figura 5: Andamento del flusso prodotto da una sorgente calda (curva di Planck) a diverse temperature. Il picco di intensità si sposta da sinistra verso destra al decrescere della temperatura della sorgente.

Lo spettro di emissione viene prodotto da una nube di gas caldo a bassa densità, come ad esempio la caratteristica nebulosa di emissione M42 in Orione. Si caratterizza con un fondo scuro (continuo assente) solcato da righe colorate (Fig. 6).

Figura 6: Spettro di emissione prodotto da una nube di gas a bassa densità eccitata da una sorgente molto calda.

Lo spettro di assorbimento viene prodotto nello strato esterno e più freddo di una stella che assorbe parte della radiazione proveniente dal caldo strato sottostante  (emissione di corpo nero). Si caratterizza per le righe scure su fondo colorato (Fig. 7).

Figura 7: Spettro di assorbimento caratteristico delle atmosfere stellati.

Le righe di assorbimento e di emissione nascondono un significato profondo che va ricercato a livello atomico con i salti quantici (Fig. 8). I livelli energetici di un atomo variano in modo discreto e le transizioni tra i livelli energetici permettono agli atomi di assorbire o emettere pacchetti di energia (fotoni) di una determinata lunghezza d’onda.  Quando un fotone libero viene assorbito da un atomo, l’elettrone salta ad un livello energetico superiore, mentre quanto un elettrone ritorna al livello energetico inferiore, viene riemesso un fotone. Le righe di assorbimento/emissione degli spettri contengono quindi informazioni sui processi atomici che le hanno generate come una sorta di  impronta digitale.

Figura 8: Il modello dell’atomo di idrogeno di Bohr è caratterizzato da livelli energetici discreti (quantizzati). Il salto degli elettroni tra i livelli energetici determina l’assorbimento o l’emissione di fotoni di una ben determinata lunghezza d’onda (colore).

 

Classificazione stellare

I profili spettrali delle stelle approssimano l’andamento della curva di Planck (corpo nero) della medesima temperaturasuperficiale. Il diagramma H-R (Hertzsprung-Russell) mette in relazione la temperatura ed il colore delle stelle con la loro luminosità intrinseca (Fig. 9). La maggior parte delle stelle si colloca lungo una linea trasversale (sequenza principale) sulla quale le stelle trascorrono la maggior parte della loro vita in stato di equilibrio, producendo energia dalla trasformazione dell’idrogeno in elio all’interno del nucleo. Le stelle di sequenza principale si caratterizzano, oltre che per la temperatura-colore, anche per la loro massa. Troviamo a destra del grafico stelle di piccola massa, di bassa temperatura e di colore rosso, mentre troviamo a sinistra del grafico stelle di grande massa, calde e di colore blu.

Figura 9: Il diagramma di Hertzsprung-Russell mette in relazione il colore delle stelle con la loro luminosità intrinseca. Le stelle trascorrono la maggior parte della loro vita sulla sequenza principale in condizioni di stabilità.

Le stelle si classificano con un codice di temperatura-colore (O, B, A, F, G, K, M) seguito da un sottocodice numerico (0..9) e dalla classe di luminosità (I, II, III, IV, V, VI, VII). Le stelle supergiganti sono di classe I, le stelle di sequenza principale sono di classe V, le sub-nane sono di classe VI. Ad esempio:  Spica (B1 III), Vega (A0 V), Sole (G2 V), Arturo (K 1.5 III), Betelgeuse (M2 I).

Come orientarsi

lunghezze d’onda e colori

Lo spettro della luce visibile si estende (in λ) da circa 3800 a 7500 Angstrom, dal violetto al rosso. Il picco di emissione della luce solare si trova nel verde a circa 5500 Angstrom, coincidente (non a caso) con il massimo di sensibilità dell’occhio umano (Fig. 10).

Figura 10: Curva di sensibilità dell’occhio umano.

 

Il grafico di Fig. 11 mette in relazione l’intensità dell’emissione luminosa con le lunghezze d’onda (colori). Nel grafico sono riportati gli spettri di due stelle molto diverse, Vega di tipo A0V ed il Sole di tipo G2V. La prima presenta una emissione prevalente nel violetto-blu mentre la seconda mostra una emissione maggiormente distribuita nelle colori verde e rosso. Il continuo spettrale viene prodotto dall’emissione termica, mentre le righe vengono prodotte dall’assorbimento dagli elementi chimici presenti nell’atmosfera stellare. Occorre notare inoltre la notevole differenza delle righe di assorbimento. Sulla prima stella (A0V) sono ben presenti e nette solo le righe di assorbimento dell’idrogeno, mentre sulla seconda (G2V) le righe di assorbimento sono meno nette e profonde ma molto più numerose.

Figura 11: Spettri di stelle di tipo A0V (Vega, profilo fucsia) e G2V (Sole, profilo arancio) confrontati con le curve di risposta dei filtri fotometrici (B, V, R).

Dispersione e risoluzione

Per dispersione si intende la lunghezza dello spettro sul sensore di ripresa e si misura in Angstrom/pixel.

Per risoluzione si intende la minima separazione Δλ (in Angstrom) tra due dettagli distinguibili dello spettro.

Per R (potere risolvente) si intende la minima separazione ad una determinata lunghezza d’onda (λ/Δλ).

Processo di riduzione degli spettri

Estrazione del profilo spettrale
Il primo passo sarà quello di estrarre il profilo spettrale monodimensionale (1D) dall’immagine bidimensionale (2D) acquisita (telescopio+SA+sensore).  Con la funzione di estrazione si definisce l’area di binning da cui estrarre lo spettro insieme alle due aree superiore ed inferiore, utilizzate per sottrarre dallo spettro il contributo del fondo cielo (Fig. 12).

Figura 12: L’immagine dello spettro 2D di Vega durante la fase di definizione delle aree da cui estrarre il profilo monodimensionale.

 

Il profilo spettrale monodimensionale estratto (Fig. 13) si presenta come un grafico che riporta sulle ascisse i pixel e sulle ordinate gli ADU corrispondenti.

Figura 13: Profilo spettrale monodimensionale estratto dall’immagine di Vega durante il processo di riduzione.

 

Calibrazione in lambda

Per calibrazione in lambda del profilo spettrale si intende la trasformazione della coordinata pixel in Angstrom (lunghezze d’onda). Per farlo occorrerà trovare la relazione lineare che lega i pixel agli Angstrom. La stella (ordine 0) per definizione corrisponde a zero Angstrom. Occorre trovare a quale pixel corrisponderà la riga di assorbimento Hβ a 4861 Angstrom. E’ abbastanza facile individuarla poiché si trova nella parte centrale dello spettro, vicina al picco di sensibilità dei sensori ccd/cmos. Per esercizio si potrà trovare la trasformazione anche con un semplice foglio di calcolo (Fig. 14). La pendenza della retta di regressione che unisce i due punti ci fornirà il fattore di dispersione dello spettro, in questo caso 17.3  Å/pixel.

Figura 14: Calibrazione in lambda con un foglio di calcolo.

 

Utilizzando il software di riduzione si raggiunge lo stesso risultato in modo più semplice e veloce (Fig. 15). Sul profilo calibrato in lambda, ritagliato sulla regione della luce visibile, sono ben evidenti le caratteristiche righe di assorbimento della serie di Balmer dell’idrogeno.

Figura 15: Calibrazione in lambda con l’ausilio del software BASS Project.

 

La risposta strumentale

Il profilo calibrato in lambda della stella di riferimento (Vega) segue un andamento caratteristico, con le regioni del violetto e del rosso più attenuate dalla minore sensibilità del sensore ccd/cmos agli estremi della finestra della luce visibile (profilo marrone in Fig. 16). Si tratta pertanto di un profilo strumentale che non corrisponde al reale profilo spettrale della stella.

Vega infatti è una stella bianca di tipo A0V con indice di colore (B-V) = 0 ed un picco di emissione nel violetto a circa 9000 K (profilo blu in Fig. 16). Il profilo osservato mostra invece un picco di emissione nella regione del verde, corrispondente alla regione di maggiore sensibilità del sensore. Possiamo correggere quest’anomala distribuzione del flusso luminoso utilizzando la risposta strumentale nel sensore che stiamo utilizzando.

La curva di risposta del nostro sensore (profilo arancio in Fig. 16) è prodotta dal rapporto tra il profilo acquisito (strumentale) ed il corrispondente profilo di libreria (A0V nel caso di Vega). L’atmosfera produce un assorbimento selettivo che si combina alla risposta del sensore e che dipende dall’altezza sull’orizzonte dell’oggetto osservato (massa d’aria). Per questo motivo la stella di riferimento di calibrazione deve trovarsi entro pochi gradi dal target osservato.

Figura 16: Il grafico mostra lo spettro acquisito (profilo marrone) ed il profilo di libreria della stella di riferimento (profilo blu). Il rapporto tra i due spettri produce l’andamento della risposta strumentale sommata a quello dell’atmosfera (profilo arancio).

Correzione strumentale

Possiamo correggere il profilo strumentale, ottenuto con le nostre osservazioni, per mezzo della curva di risposta strumentale, comprensiva degli effetti di assorbimento dell’atmosfera. Il profilo corretto si ottiene dividendo il profilo strumentale con quello della risposta strumentale.

Il profilo corretto (colore rosso in Fig. 17) avrà un andamento congruente a quello di libreria e rispetterà l’effettiva distribuzione del flusso luminoso della stella osservata.


Figura 17: Il grafico mostra lo spettro osservato corretto (profilo rosso) confrontato con quello di riferimento di libreria (profilo blu). Adesso l’andamento dei due spettri è molto simile e ben diverso da quello strumentale (profilo marrone).

Come classificare uno spettro

Una volta acquisito e ridotto lo spettro resta il problema della sua classificazione ed interpretazione. L’argomento è complesso e richiede anche spettri con un potere risolvente ben maggiore rispetto a quello che si può ottenere con un reticolo Star Analyser. Purtuttavia possiamo tracciare alcune linee guida che ci potranno venire in aiuto, individuando tre macro gruppi di spettri. Ci si può aiutare anche con gli spettri di libreria, messi a disposizione dal software di riduzione, cercando di trovare quello che meglio approssima il nostro spettro, senza pretendere di riconoscere i sottotipi e le classi di luminosità.

Macro gruppo Caratteristiche individuabili nello spettro
Stelle calde

(tipi B, A, F)

Fig. 18 sinistra

 

Gli spettri delle stelle di tipo B, A, F presentano righe di assorbimento dell’idrogeno ben distinte con un continuo regolare. Il flusso luminoso si distribuisce prevalentemente nella regione del violetto-blu. La tipologia A in particolare presenta delle righe di assorbimento dell’idrogeno molto nette e profonde.
Stelle fredde

(tipi G, K, M)

Fig. 18 destra

Negli spettri delle stelle di tipo G, K, M le righe di assorbimento dell’idrogeno non sono visibili (alla risoluzione dello Star Analyser). Il flusso luminoso si distribuisce in prevalenza sulla regione giallo-rossa (il nostro Sole è una stella di tipo G2V). Il continuo mostra delle irregolarità ed in particolare nella tipologia M sono evidenti le bande di assorbimento molecolare con un caratteristico andamento ondulato nella regione del rosso.
Stelle con righe di emissione

(tipi peculiari)

Gli spettri di stelle peculiari spesso presentano delle righe di emissione. L’esistenza di tali righe denota la presenza di gas eccitato da una sorgente stellare molto calda, come ad esempio i gusci circumstellari e le nebulose di emissione.

 

Figura 18: Spettri di stelle calde e fredde Sulle prime il continuo prevale nella regione violetto-blu con la presenza di righe di assorbimento dell’idrogeno. Sulle seconde il continuo prevale nella regione giallo-rossa e le righe di assorbimento dell’idrogeno non sono visibili.

Spettri (qualche esempio)

Di seguito si riportano alcuni spettri acquisiti con Star Analyser dall’autore e che potranno essere di aiuto al lettore che cercherà di interpretare gli spettri acquisiti con la propria strumentazione.

ALBIREO è uno splendido sistema binario, composto da una stella arancione (più luminosa) di tipo K3 III e da una stella blu di tipo B9.5 V. La Fig. 19 mostra rispettivamente lo spettro 2D della coppia di stelle, i due profili strumentali ed i relativi profili calibrati in lambda, corretti per la risposta strumentale. Su quest’ultimo si apprezza la notevole differenza dei due spettri. Sulla componente A (profilo arancione) il flusso luminoso è prevalentemente distribuito nella regione giallo-rossa, mentre sulla componente B (profilo blu) il flusso luminoso è spostato tutto nella regione violetto-blu.

Figura 19: (sopra) Immagine 2D dello spettro di Albireo (A e B).
(al centro) Profilo strumentale delle due stelle.
(sotto) Profilo corretto delle due stelle.

GSC 01712-01246 è una stella rossa di tipo M3 (ripresa nel campo della variabile DY Peg). Lo spettro in Fig. 20 mostra un continuo prevalente nel rosso solcato dalle caratteristiche bande di assorbimento molecolare TiO (ossido di titanio) che contraddistinguono questo tipo di stelle.

Figura 20: Spettro di una stella di tipo M. Il flusso luminoso è prevalentemente spostato nella regione del rosso e si osservano le caratteristiche bande di assorbimento molecolare.

WR 136 è una stella peculiare di tipo Wolf-Rayet che si trova all’interno della Crescent Nebula. Le WR sono rare stelle massive, molto calde e con intensi venti stellari che le fanno perdere progressivamente il guscio di idrogeno. Nello spettro di Fig. 21 si possono notare le righe di emissione dell’idrogeno e dell’elio ionizzato molto allargate per effetto Doppler prodotto dalla velocità con cui si sta espandendo il guscio intorno alla stella.

Figura 21: Spettro di una stella peculiare (Wolf-Rayet 136) dove sono presenti delle righe di emissione prodotte dal guscio di idrogeno in fase di espansione. eccitato dalla forte radiazione prodotta dalla stella.

P CYGNI è una supergigante blu nella costellazione del Cigno di tipo B2, tra le più luminose della nostra galassia, nota anche come Nova Cygni 1600. Lo spettro di Fig. 22 mostra un continuo prevalente nel blu con le righe in emissione dell’idrogeno e dell’elio prodotte dalla eccitazione del guscio gassoso che circonda la stella.

Figura 22: Spettro della supergigante blu P Cygni con le righe di emissione dell’idrogeno e dell’elio.

 

Stelle di riferimento (come trovarle)

Abbiamo visto quanto sia importante acquisire una stella di riferimento vicina al target di interesse ai fini della calibrazione in lambda e per la correzione strumentale. Per riuscire a trovarle possiamo ricorrere al servizio on-line di SIMBAD (query by criteria) http://simbad.cds.unistra.fr/simbad/sim-fsam

Per fare pratica

Per iniziare e fare pratica è consigliabile partire con stelle luminose, di cui si conosce bene la classificazione spettrale al fine di verificare la correttezza del proprio processo di acquisizione e di riduzione degli spettri (Fig. 24). Inoltre, utilizzando gli spettri di stelle delle principali tipologie (B, A, F, G, K, M), si potrà realizzare un proprio personale atlante, molto utile da un punto di vista didattico.

Conclusioni

La spettroscopia rappresenta la chiave per la comprensione delle caratteristiche fisiche delle sorgenti astronomiche. L’uso di un semplice ed economico reticolo Star Analyser può svolgere un ruolo fortemente didattico per iniziare a comprendere le basi dell’astrofisica.

 

Tutorial

Per venire incontro alle esigenze pratiche degli astrofili l’autore ha preparato un tutorial passo-passo per la riduzione degli spettri acquisiti con Star Analyser che si avvale del software gratuito Bass Project https://digidownload.libero.it/A81_Observatory/documenti/StarAnalyser_BASSProject_LF.pdf

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Perseidi 2023: le meteore di San Lorenzo (o di Laurentia?)

Le “Lacrime di San Lorenzo” sono uno degli eventi astronomici più attesi dell’anno, lo sciame meteorico che illumina le nostre notti estive!

Le Perseidi, una delle piogge meteoriche più spettacolari dell’anno e tra le più semplici da osservare, complice il periodo delle vacanze estive.
Scopriamo cosa sono e come osservarle al meglio!

Il radiante, il punto da cui sembrano partire tutte le scie luminose, guardando verso Nord Nord Est alle 23 circa del giorno 13 agosto. Crediti: https://theskylive.com/

Le Lacrime di San Lorenzo

Il nome popolare dello sciame deriva dalla ricorrenza del martirio di San Lorenzo, avvenuto il 10 agosto del 238, le cui lacrime sono nella tradizione riconducibili alle “stelle cadenti” che vediamo nel cielo. In Italia l’evento è conosciuto dalla popolazione anche per la celebre poesia di Pascoli, 10 agosto (E tu, Cielo, dall’alto dei mondi… d’un pianto di stelle lo innondi quest’atomo opaco del Male!).

Quest’anno scopriamo anche qualcosa in più. Storia vuole che anche per le stelle cadenti di San Lorenzo o del 10 agosto, i miti pagani di fondino con quelli cristiani ed ecco improvvisamente tornare alla ribalta il mito di Priapo, dio della fertilità, i cui molti nomi richiamano all’organo genitale maschile. Il 10 di agosto per le popolazioni pagane si chiedeva a Priapo di benedire i raccolti e il dio diffondeva il suo sperma sulle campagne.

Nella storia molte festività inizialmente pagane sono state poi sostituite da riti cristiani, ne è un esempio anche il natale, e così da Laurentia, protettrice delle prostitute e un tempo definita come la madre terra che si rendeva disponibile alla fertilità dei campi, la controparte femminile di Priapo, si RRIVA a San Lorenzo forse anche per la somiglianza dei nomi.

In realtà lo sciame di meteore è attivo per un periodo molto più ampio, tra il 17 luglio e il 24 agosto, con un importante diminuzione di visibilità dopo il picco.

La cometa Swift-Tuttle

Il picco delle lacrime di San Lorenzo, meglio note come Perseidi, non cade precisamente il 10 Agosto ma nella notte tra il 12 ed il 13. Nella sua orbita intorno al Sole il nostro pianeta interseca il passaggio della cometa Swift-Tuttle, scoperta nel 1862 dall’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli.
Le meteore che vediamo in cielo sono il residuo di comete ed asteroidi che rilasciano una scia di polvere al loro passaggio intorno alla nostra stella. Ogni anno la Terra attraversa questa scia di particelle che, a contatto con la nostra atmosfera e a causa dell’attrito, produce il fenomeno tanto ammirato nelle calde notti estive. Il colore dello sciame è determinato dalla composizione dei detriti rilasciati in combinazione con elementi presenti nella nostra atmosfera, anche se è difficile distinguerli ad occhio nudo.
Come osservarlo al meglio?

Come osservare le Perseidi

La cometa Swift-Tuttle ha un passaggio periodico ogni 135 anni: l’ultimo transito risale al 1992, momento in cui ha “rifornito” l’incrocio con la nostra orbita di nuovi detriti spaziali. Il picco di osservazione, come detto in precedenza, ricade nella notte tra il 12 e il 13 agosto, anzi a dire il vero quest’anno alle 07 del mattino del 13 ma con il Sole oramai alto. In compenso tutta la notte con il naso in su sarà favorita da una Luna quasi nuova, impercettibile, che favorirà il buio, luci artificiali consentendo!

Ricordiamo che il nome delle Perseidi deriva dal radiante, il punto da cui sembrano provenire nel cielo le meteore, che si trova nella costellazione di Perseo. Individuate dunque la traccia di stelle dell’eroe mitologico, dopo le 22 verso nord-est, e godetevi la magia ad occhio nudo: lontani dall’inquinamento quest’anno se ne vedranno almeno 100  50 ogni ora (100 ZHR).
Buon osservazione!

Scopri di più con il Cielo del Mese!

In sintesi: cosa è accaduto alla Voyager 2

Concetto artistico che mostra la navicella spaziale Voyager della NASA su uno sfondo di stelle. Credito: NASA/JPL-Caltech

 

Allarme Rientrato: la Voyager 2 è ancora con noi!

Nei giorni scorsi la Voyager 2 è tornata ad occupare le prime pagine (termine oramai arcaico ce ne rendiamo conto, ma il gergo è duro da perdere) della stampa internazionale.
Post e homepage di tutto il mondo si soffermati sulle sorti delle cara e oramai “vecchietta” sonda, partita nel lontano 20 agosto 1977 e da allora intenta ad esplorare l’ignoto fino ai confini del Sistema Solare.
Si lo sappiamo, a parlare della Voyager, di entrambi le sonde a dire il vero, si diventa inevitabilmente nostalgici ma tant’è che neanche il nostro caro @sergiastro nella sua rubrica prima dedicata agli ’80 e poi ai famosi ’90 è andato tanto indietro nel tempo da riuscire ad occuparsene.
Va bene, torniamo ai nostri giorni e in sintesi a raccontare cosa è successo.
Il 28 luglio scorso la NASA rende noto che il segnale della sonda è perso. PERSO! Insomma, la sonda che tanto ci ha fatto sognare potrebbe essere semplicemente e definitivamente spenta per sempre. Non esattamente notizia da poco, certo non cambierà le nostre vite, ma come si accennava in precedenza, c’è chi è affezionato.
Ma i tecnici sono subito abbastanza ottimisti, infondo la sonda potrebbe solo essersi girata. Ma torniamo all’inizio.

Una serie di comandi pianificati inviati alla navicella spaziale Voyager 2 della NASA il 21 luglio ha inavvertitamente fatto puntare l’antenna a 2 gradi dalla Terra. Di conseguenza, Voyager 2 era più in grado di ricevere comandi o trasmettere dati sulla Terra.

Voyager 2 si trova a più di 12,3 miliardi di miglia (19,9 miliardi di chilometri) dalla Terra e questo cambiamento ha interrotto la comunicazione tra Voyager 2 e le antenne terrestri del Deep Space Network (DSN) della NASA. Ma tutto risulta sotto controllo.

Voyager 2 infatti è programmata per ripristinare il suo orientamento più volte all’anno per mantenere la sua antenna puntata verso la Terra ed il ripristino successivo automatico è programmato per il 15 ottobre, momento che avrebbe sancito la ripresa della comunicazione.

Diciamo che la calma e la rassegnazione non caratterizzano gli scienziati in genere, figuriamoci alla NASA.

Il 1 agosto la NASA diffonde un nuovo annuncio. Utilizzando più antenne, il Deep Space Network (DSN) della NASA è stato in grado di rilevare un segnale portante dalla Voyager 2. Un segnale portante è ciò che il veicolo spaziale utilizza per inviare i dati sulla Terra. Il segnale è molto debole, ma esso conferma che il veicolo spaziale è ancora operativo e che continua sulla traiettoria prevista. L’annuncio prosegue perchè, sebbene la missione preveda che il veicolo spaziale torni a puntare la sua antenna verso la Terra a metà ottobre, il team farà un tentativo di comandare la Voyager prima, utilizzando un’antenna DSN per “gridare” il comando a Voyager di girare la sua antenna.

Tutto è bene quel che finisce bene, la Voyager 2 è ancora in contatto con noi!

Il 4 agosto arriva l’ultimo aggiornamento: la NASA ha ristabilito le comunicazioni.
La struttura Deep Space Network dell’agenzia a Canberra, in Australia, ha inviato l’equivalente di un “urlo” interstellare a più di 19,9 miliardi di chilometri alla Voyager 2, istruendo la navicella a riorientarsi e riportare la sua antenna verso la Terra. Con un tempo luce di sola andata di 18,5 ore affinché il comando raggiungesse la Voyager, i controllori della missione hanno impiegato 37 ore per attendere il segnale di ritorno e conferma dell’esito dell’operazione. Alle 00:29 EDT del 4 agosto, il veicolo spaziale ha iniziato a restituire dati scientifici e di telemetria, indicando che sta funzionando normalmente e che rimane sulla traiettoria prevista.

la Redazione di Coelum va in pausa

Avviso: la Redazione di Coelum va in pausa

 

Dal 09 al 19 agosto i servizi di segreteria e di redazione andranno in pausa per concedere a tutto lo staff qualche giorno di riposo.

Tutte le attività informative torneranno operative al 100% a partire dal giorno 20 agosto.

Sono garantiti i servizi di assistenza clienti ed abbonamenti per le comunicazioni inviate a assistenza.vendite@coelum.com. Tutte le richieste saranno evase il prima possibile.

Buone Ferie a tutti!

 

I favolosi anni 90 dell’Astronomia – 1994

Il 1994, un anno denso e scoppiettante!

Ciao! Come butta? Siete pronti per una nuova avventura negli anni ’90? Avete finito il latte con lo Sprint?

Se vi sentite un senso di rilassatezza, probabilmente è perché lo Xanax sta facendo effetto oppure perché Bill Clinton e Boris Yeltsin hanno appena firmato gli accordi del Cremlino per fermare il puntamento dei missili nucleari verso obiettivi random.

Se invece sentite una insofferenza che serpeggia sapete cos’è?

E’ che manca solo un anno al giro di boa che porterà irrimediabilmente verso lo scivolo che condurrà all’era dei MILLENNIAL! Ora vi sentite vecchi? BENE! Avete già cominciato a inveire sui giovanotti dicendo: “eh, negli anni ’90’…”. Beh, avete ragione!

Negli anni ’90 c’erano le serie belle, quelle come Friends e Cinque in famiglia! Per non parlare di E.R., che ha generato orde di adulti oggi ormai o medici o ipocondriaci. Gli anni ’90 erano il regno del “cavalca l’onda”, già iniziato negli anni ’80, dove tutto subiva un merchandising talmente aggressivo da far stampare anche i copri-gabinetti con le immagini di The Mask e i kleenex con la faccia di Mufasa del Re Leone. Lo tiravi fuori per soffiarti il naso e ti veniva da piangere: così ne consumavi di più.

Nel 1994 uscì persino un videogame picchiaduro chiamato Shaq-fu! SHAQ-FU! Il protagonista era Shaquille O’Neal! Ma vi rendete conto? Poi due disgrazie a caso: il 1994 vide la morte del cantante dei Nirvana Kurt Kobain e, per stare in tema (poi non dite che gli anni ’90 non sono attuali!), a Surat, in India, dilagò un’epidemia di peste polmonare che mietette centinaia di vittime. Però il 1994 ci ha dato anche cose buone, come gli immensi Stargate e Schindler’s List, lo Yo-Yo e le ciambelline Mister Day.

In quell’anno venne anche scoperta una biosfera batterica nelle profondità oceaniche a profondità di 500 m e oltre nell’oceano Atlantico. Il 1994 fu anche l’anno in cui vennero gettate le basi del primo computer quantistico grazie a Peter Shor, che trovò un algoritmo efficiente di fattorizzazione per descrivere la somma di stati con coefficienti complessi usata per ridurre i tempi di calcolo.

Sempre nello stesso anno venne anche pubblicata la dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat ad opera di Andrew Wiles.

In attesa della costruzione dell’acceleratore di particelle più potente mai realizzato, quello del CERN, vennero scoperti i quark top, le particelle elementari di cui si cercava conferma già da una ventina d’anni ed il Darmstadtio e il Roentgenio, gli elementi chimici transuranici con numeri atomici rispettivamente 110 e 111. E mentre i paleontologi e gli antropologi continuavano a dissotterrare animali estinti, balene con capacità deambulatorie e ominidi come se non ci fosse un domani (venne scoperta una nuova specie di ominide, l’Australopithecus anamnensis, grazie a Mary Leakey), veniva individuata la regione del cervello che regolava le capacità di gestire il futuro negli umani.

E nell’Universo cosa accadeva? Beh, per cominciare, il 16 luglio, 20 frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9 si schiantarono su Giove, producendo forti emissioni di raggi X innescati dall’impatto. Altri brillamenti si verificarono anche nelle regioni aurorali del pianeta alle alte latitudini settentrionali, per ragioni che non sono ancora completamente comprese.

In this striking image we see the comet fragments of Shoemaker-Levy 9.

Mi ricordo che avevo ritagliato gli articoli di giornale che ne parlavano. Una volta c’era il vero taglia e incolla, mica oggi! Lo stesso anno ci fu anche la scoperta della galassia più vicina alla nostra, una galassia nana, la Galassia Nana Ellittica del Sagittario, posta a 50000 anni luce dal centro della nostra Galassia, nella costellazione omonima.

Per un inizio ecco ora una fine. Venne lanciato GGS-WIND con a bordo il Transient Gamma Ray Spectrometer (TGRS) e lo strumento Konus gamma-ray burst, che è ancora operativo oggi e si concluse la missione Magellano su Venere, servita per realizzare le mappe più dettagliate di questo pianeta grazie alle tecniche più avanzate di imaging radar.

Diagram of WIND spacecraft.

La Luna faceva da Star per un set fotografico operato dal satellite lunare statunitense Clementine, lanciato nel gennaio dello stesso anno. Il risultato fu un book ad altissima risoluzione di tutta la sua superficie composto da due milioni di immagini in 7 differenti lunghezze d’onda, dall’ultravioletto vicino al vicino infrarosso. Insomma, anche il 1994 fu denso di eventi astronomici, la scienza continuava a piantare pietre miliari e molte sarebbero continuate a sorgere. A dispetto di tutto. Perché, come diceva il buon vecchio Forrest Gump: “la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita!”. Ora vi lascio perché ho voglia da mettermi le cuffie e spararmi a palla Basket Case dei Green Day.

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  1. Verranno considerati ammissibili solo gli abbonamenti che alla data ed ora di scadenza risulteranno correttamente saldati, in particolare per chi paga con bonifico bancario è importante anticipare la distinta di predisposizione inviandola a assistenza.vendite@coelum.com.
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ARCHEASTRONOMIA – 4 interventi per 4 autori

Nel numero 263 appena uscito:

📌ARCHEOLOGIA E ASTRONOMIA: Una relazione complicata di Alberto Cora

📌L’ERA DEGLI DEI: L’astronomia nell’antico Egitto di Marco Sergio Erculiani

📌L’ARCHEOASTRONOMIA IN SICILIA: Introduzione alla scienza che studia gli orientamenti di antichi monumenti di Andrea Orlando

📌L’UOMO E IL TORO di Guido Cossard


1. ARCHEOLOGIA E ASTRONOMIA: Una relazione complicata di Alberto Cora

 

E’ innegabile che tra archeologi e astronomi i rapporti non sono stati sempre semplici né indolori. Come testimonia quello che accadde un paio di secoli fa con l’Archeologia Egizia.

Infatti, nell’800 alcuni scienziati, matematici e astronomi si sentirono in dovere di formulare opinioni e teorie sulla costruzione delle piramidi nella piana di giza e in particolare sulla grande piramide. Opinioni e teorie ristrette al loro campo specifico di ricerca senza l’indispensabile supporto delle conoscenze archeologiche, contribuendo a ingenerare confusione e disinformazione.

Ne nacque una pseudoscienza denominata “piramidologia” in un momento di notevole espansione per l’archeologia egizia, poiché proprio a metà ottocento la curiosità puramente intellettuale che affascinava i cultori dell’egittologia si affermava grazie a Jean-François Champollion che aveva, da qualche decennio, decifrato i geroglifici.

Nel giro di poco tempo un astronomo, Charles Piazzi-Smyth, effettuò quella che fu una vera e propria invasione di campo [fig.1].

Charles Piazzi-Smyth non era né un ciarlatano né un visionario ma un serio stimatissimo studioso di astronomia.

Nato a Napoli dal capitano della Royal Navy William Henry Smyth e sua moglie Annarella fu tenuto a battesimo dal celebre astronomo italiano Giuseppe Piazzi, che il padre aveva conosciuto a Palermo durante il servizio nel Mediterraneo.

Era diventato Astronomo reale di Scozia e professore di astronomia alla reale Accademia di Edimburgo, quando cominciò a interessarsi delle teorie espresse dall’amico John Taylor.

John Taylor ipotizzava straordinarie conoscenze astronomiche e matematiche da parte dei costruttori della grande piramide; si diceva convinto che un monumento tanto perfetto nelle linee e nelle dimensioni (la piramide di Cheope), orientato in modo così preciso sui quattro punti cardinali, non poteva essere opera umana.

Probabilmente la sua opera sarebbe rimasta semisconosciuta, limitata ai soli ambienti colti dove si era diffusa, se non fosse stato per Charles Piazzi-Smyth che ne abbracciò le teorie, le elaborò e le sviluppò nel suo libro “Our inheritance in the Great Pyramids” [fig.2].

Nel quale sosteneva che la grande piramide non poteva essere opera degli egizi a causa de […] la loro inveterata tendenza all’idolatria, al culto degli animali, all’affermazione di sé, al vanto cainita di se stessi […] ma dei loro antagonisti.

[….] Continua a leggere in COELUM ASTRONOMIA N° 263


 

2. L’ERA DEGLI DEI: L’astronomia nell’antico Egitto di Marco Sergio Erculiani

L’antico Egitto è sempre stato ammantato di mistero ed esercita un fascino costante ma è necessario fare chiarezza fra storia e mito, anche se spesso si compenetrano l’un l’altro, e tener fede alle fonti per non scivolare nell’abisso della pseudoscienza.

Nel breve articolo a seguire troverete un elenco di curiosità astronomiche-storiche legate alla tradizione egiziana con nessuna pretesa di esaustività. Anzi lo sfida è proprio motivare ad un ricerca più approfondita che non può mancare di stupire visto i numerosissimi spunti che se ne possono già trarre pur rimanendo ad un livello di trattazione superficiale.

L’archeoastronomia è una  disciplina ben definita, come spiegano gli illustri autori degli articoli che troverete in questo numero di COELVM ASTRONOMIA. E’ bene quindi affidarsi ad esperti che possono mostrarci chiaramente la differenza fra la storia e la finzione.

La tradizione del popolo egiziano ci narra di un civiltà straordinaria che teneva in enorme considerazione lo studio degli astri tanto da creare una complessa simbologia collegata sia al culto funerario che alla religione finanche alla struttura sociale. Come spesso accadde per i popoli antichi come celti e Maya, gli astri finirono per ricoprire una posizione privilegiata  nelle singole culture in quanto avevano effetto diretto, attraverso la capacità di scandire il tempo, sulle attività pratiche, come semina e raccolto, su quelle politiche e anche religiose, come le rituali celebrazioni annuali.

Un buon esempio è rappresentato dal frutto di una recente scoperta ad opera di un gruppo di ricercatori del ministero egiziano del turismo e delle antichità di una collezione di rilievi all’interno del tempio di Esna.

Il tempio, noto anche come Tempio di Khnum, è in realtà una parte di un complesso di più templi dedicato all’antico dio egizio Khnum e alle sue consorti Menhit e Nebtu, al loro figlio Heka e alla dea Neith. Risale all’epoca tolemaica nella città egiziana di Esna, che al tempo si chiamava Latopolis [Fig.1].

La particolarità di questo tempio sono le rappresentazioni del cielo al suo interno che raffigurano i segni dello zodiaco, diversi pianeti come Giove, Saturno e Marte, e una serie di stelle e costellazioni utilizzate per misurare il tempo.

Lo strato di sporcizia e fuliggine depositato dal tempo è stato tolto come una pesante coperta di lana da sopra questi capolavori dell’arte egizia, sotto il quale essi hanno riposato per quasi 2000 anni. Secondo Christian Leitz, direttore del Dipartimento di egittologia dell’Università di Tubinga, le rappresentazioni dello zodiaco sono molto rare nei templi egizi. Lo stesso zodiaco, infatti, non è comparso in Egitto fino all’epoca tolemaica, quando furono poi utilizzati per decorare tombe private e sarcofagi. Secondo gli storici, lo zodiaco assunse un ruolo di rilievo, tanto che nei testi astrologici sono stati trovati anche oroscopi incisi su frammenti di ceramica. Nei rilievi sono visibili varie creature, tra cui un serpente con la testa di ariete, un uccello con la testa di coccodrillo, la coda di un serpente e quattro ali, e raffigurazioni di serpenti e coccodrilli [Fig.2] [Fig.3].

[….] Continua a leggere in COELUM ASTRONOMIA N° 263


 

3. L’ARCHEOASTRONOMIA IN SICILIA: Introduzione alla scienza che studia gli orientamenti di antichi monumenti di Andrea Orlando

L’archeoastronomia è la disciplina che studia il rapporto tra uomo, architetture e cielo nell’antichità. Per meglio comprendere le conoscenze ed il pensiero dei nostri antenati vengono studiati gli orientamenti (astronomici e topografici) di antichi edifici (tombe, templi, piramidi, chiese, ecc.).

Oggi abbiamo ormai perso contatto con il cielo, l’inquinamento luminoso e la tecnologia hanno purtroppo spezzato quel forte legame con i cicli celesti che per millenni ha sostenuto diverse attività umane. Ma c’è stato un periodo nella storia dell’uomo in cui l’architettura si ‘ancora astronomicamente’, ovvero il momento in cui le conoscenze astronomiche vengono incorporate negli edifici. Oggi sappiamo che ciò accadde ancor prima della cosiddetta ‘rivoluzione neolitica’, avvenuta circa 7000 anni fa, evento che segnò l’introduzione dell’agricoltura e della pastorizia.

L’archeoastronomia esplora quindi la connessione tra astronomia e vita quotidiana, che era certamente legata agli aspetti pratici, come per esempio la gestione del calendario agricolo, ma anche ad un meccanismo fondamentale delle dinamiche sociali, ovvero la gestione del potere.

In ambiente internazionale ormai da alcuni anni si utilizza anche la parola skyscape, termine che fornisce un taglio netto con l’uso anacronistico della parola “astronomia”  per descrivere forme non-moderne di “osservazione del Cielo”. Il cielo è stato spesso trascurato nel mondo archeologico ma l’etnografia e l’archeoastronomia ci raccontano della sua importanza in tutte le culture.

Tra i padri fondatori della disciplina ricordiamo Sir Norman Lockyer (1836-1920), grande astronomo britannico, fondatore ed editore per oltre 50 anni della ben nota rivista Nature, egli studiò gli orientamenti di numerosi templi antichi, sia in Inghilterra che in Egitto.

Ci sono moltissimi monumenti orientati conosciuti ormai in tutto il mondo, architetture che sono state studiate in maniera molto approfondita negli ultimi 100 anni. Molti di questi monumenti fanno parte del patrimonio dell’Umanità (UNESCO). Tra essi ricordiamo alcuni famosi monumenti preistorici in Europa, ovvero: Newgrange, Stonehenge ed il dolmen de Menga.

Il tumulo di Newgrange in Irlanda [fig.1], costruito intorno al 3.200 a.C., si trova nella Valle del Boyne, a circa 50 km a nord-ovest di Dublino. Questa grande tomba a corridoio è formata da un alto muro perimetrale di pietre in quarzo bianco e scuro. La struttura, con le sue pietre perfettamente incastrate e la copertura di numerosi metri di terra di riporto, presenta al suo interno una camera centrale cruciforme. Al di sopra dello stretto passaggio d’ingresso si trova un’apposita apertura, una piccola finestra che permette ad un raggio di Sole, all’alba del giorno del solstizio d’inverno (tra il 21 ed il 22 dicembre), di illuminare la camera sepolcrale per circa 15 minuti [fig.2]. Per questo breve intervallo di tempo, oggi come 5000 anni fa, la luce illumina l’oscurità, il mondo dei morti viene in contatto con il mondo dei vivi.

In Inghilterra Stonehenge, senza dubbio il più famoso fra tutti i siti megalitici europei (e non solo), è situato in posizione isolata nella piana gessosa e ondulata di Salisbury, nella contea del Wiltshire. Questo straordinario monumento, costruito a più riprese nell’arco di circa 1000 anni (tra il 3000 ed il 2000 a.C. circa), è formato da un fossato con terrapieno che racchiude l’iconico edificio costruito con enormi pietre. Un insieme di grandi rocce chiamate sarsen vanno a formare il grande cerchio esterno, mentre delle pietre più piccole, le bluestones, formano un altro cerchio più interno.

[….] Continua a leggere in COELUM ASTRONOMIA N° 263


 

4. L’UOMO E IL TORO di Guido Cossard

Una quarantina di anni fa, quella dell’archeoastronomo era un’attività molto difficile. Considerati ai margini della scienza, guardati con diffidenza anche da una certa parte del mondo scientifico, spesso confusi con astrologi, sciamani e cartomanti, ci si concentrava su orientamenti astronomici dimostrabili e evidenti al fine di ribadire la fondatezza delle nostre tesi. In quel momento era soprattutto necessario cercare una serie di prove sul campo che dimostrassero l’affidabilità e la rigorosità delle ricerche archeoastronomiche e di conseguenza ci si concentrava sulle misure e sul calcolo.

Oggi per fortuna il problema è superato e non è più messo in discussione il fatto che nell’antichità l’uomo osservasse le stelle e che l’astronomia fosse al centro della sua vita culturale. Ecco allora che l’archeoastronomia è in grado di fare un grande balzo in avanti; in questo momento non basta più cercare orientamenti, tracciare righe sulle carte, misurare altezze e calcolare declinazioni astronomiche: oggi, dando per scontata tutta questa parte, è necessario inserire l’aspetto astronomico nel contesto culturale di riferimento, interpretare non più soltanto le direzioni sul terreno, ma capire perché venivano fatte certe scelte e quali erano le connessioni con la vita sociale, culturale, religiosa e artistica del momento.

In altre parole, è il momento di passare dall’archeoastronomia tradizionale all’astronomia culturale.

Si possono percorrere diverse strade per farlo ma, anche in questo caso, è necessario iniziare a tracciare la via.

Tra le mille possibilità esistenti ne ho scelta una trovo decisamente significativa: quella del rapporto tra l’uomo e il toro, particolarmente indicata per cogliere gli aspetti astronomici della costellazione omonima, con quelli legati al mito, alle tradizioni e al culto. Nel toro, mito, religione e astronomia si fondono in modo così spontaneo che è impossibile capire dove termini uno e dove inizi l’altra.

Il toro non è un animale qualsiasi. A partire dalle ispirate e delicate sue più antiche rappresentazioni, risalenti ad almeno 20.000 anni fa, e tracciate da artisti anonimi sul soffitto della caverna spagnola di Altamira, il toro è sempre stato considerato con particolare riguardo dall’uomo.

Al toro è legata una simbologia profonda e diversificata, espressione di forza, possanza, energia selvaggia e incontrollata, capacità riproduttiva, fertilità come concetto ancora più generale.

In numerose tradizioni, le ampie corna del toro sono assimilate al crescente lunare e di conseguenza l’animale è associato all’astro, come mostrano esplicitamente alcune monete celtiberiche rinvenute a Monte Bego [fig.1].

Secondo alcune religioni l’animale stesso veniva considerato una divinità; in altri casi si riteneva che ne fosse il servitore; nel caso dell’orientale toro Nandi, esso era la cavalcatura di Shiva.

Tra il toro e l’uomo si è sempre stabilito un profondo e complesso rapporto di amicizia, di lotta, di misura reciproca, di confronto e di paura. Solo nei confronti di questo animale si è venuta a determinare una relazione così profonda e universale, tanto che la prima costellazione celeste di cui si hanno riferimenti sicuri e lontanissimi nel tempo è forse quella del Toro.

Alla base della relazione ci deve essere un motivo che, guarda caso, è di natura essenzialmente astronomica.

Fenomeno che non avviene assolutamente in riferimento ad altri animali, inoltre, sono state introdotte delle parole specifiche per indicare precisi processi che riguardano il toro.

Il termine taurocatapsia, letteralmente, significa il salto del toro. Il rito è di origine minoica: la più bella rappresentazione artistica di un atleta che sfida il toro, saltandolo, è un affresco ritrovato nel palazzo di Cnosso, che potrebbe risalire addirittura al 1700 avanti Cristo [fig.2].

[….] Continua a leggere in COELUM ASTRONOMIA N° 263


Ben 20 pagine di Archeastronomia su COELUM ASTRONOMIA N°263 IV BIMESTRE.

Il Cielo di Agosto 2023

IL CIELO DI AGOSTO 2023

SUPERLUNA 2 Agosto ORE 21:43

Massimo delle Perseidi 13 agosto ore 07:15

LUNA BLU 31 Agosto

COSTELLAZIONI DI AGOSTO 2023

Per larga parte il cielo è attraversato da striature e macchie chiare; la Via Lattea prende d’agosto una consistenza densa e si direbbe che trabocchi dal suo alveo; il chiaro e lo scuro sono così mescolati da impedire l’effetto prospettico d’un abisso nero sulla cui vuota lontananza campeggiano, ben in rilievo, le stelle; tutto resta sullo stesso piano: scintillio e nube argentea e tenebre.

I.Calvino  – Palomar

@teresamolinaro ci racconta il cielo estivo entrando nel dettaglio delle costellazioni visibili in questo mese, con uno sguardo agli oggetti più interessanti per l’astrofotografia.

In agosto seguiamo: Scorpione, l’Aquila, il Sagittario, il Cigno tutto su Le Costellazioni del mese di Agosto

I principali eventi di Agosto 2023

Agosto tabella eventi
Data Orario Oggetto/i Evento
01/08/2023 19:31:27 Luna Piena
02/08/2023 06:51:45 Luna Perigeo
03/08/2023 11:25:01 Luna-Saturno Congiunzione
07/08/2023 03:46:16 Luna Nodo Ascendete
08/08/2023 01:18:26 Venere Afelio
08/08/2023 10:42:52 Luna-Giove Congiunzione
08/08/2023 11:28:18 Luna Ultimo Quarto
09/08/2023 02:03:07 Luna-Urano Congiunzione
09/08/2023 13:53:57 Luna-Pleiadi Congiunzione
10/08/2023 02:42:17 Mercurio Massimo Elongazione Est
10/08/2023 19:25:32 Mercurio Afelio
13/08/2023 06:15:49 Perseidi Massimo
13/08/2023 12:10:11 Venere Congiunzione Inferiore
13/08/2023 23:15:26 Luna-Polluce Congiunzione
15/08/2023 00:56:10 Luna-Presepe Congiunzione
16/08/2023 10:38:03 Luna Nuova
16/08/2023 12:54:50 Luna Apogeo
16/08/2023 21:37:21 Luna-Regolo Congiunzione
19/08/2023 00:06:34 Luna-Marte Congiunzione
21/08/2023 11:06:42 Luna-Spica Congiunzione
21/08/2023 17:22:32 Luna Nodo Discendete
23/08/2023 20:49:50 Mercurio Stasionario Moto Retrogrado
24/08/2023 10:57:12 Luna Primo Quarto
25/08/2023 03:05:55 Luna-Antares Congiunzione
27/08/2023 08:52:04 Saturno Opposizione
30/08/2023 16:51:02 Luna Perigeo
30/08/2023 19:07:44 Luna-Saturno Congiunzione
31/08/2023 02:35:26 Luna Piena

Tutte le effemeridi del mese di Agosto 2023 sono disponibili in file csv

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Tempo

Agosto 2023

Roma (Italy) 12:30:00E 41:53:00N UTC+2.0

 

Giorno Gior.
anno
Giorno
Giuliano
EQ
del
Tem.
Iniz.
crep.
Astr.
Iniz.
crep.
Naut.
Iniz.
crep.
Civ.
Fine
crep.
Civ.
Fine
crep.
Naut.
Fine
crep.
Astr.
1 Mar 213 2460157.5 -6.4 04:09 04:53 05:32 21:00 21:39 22:22
2 Mer 214 2460158.5 -6.4 04:10 04:54 05:33 20:59 21:38 22:21
3 Gio 215 2460159.5 -6.3 04:12 04:55 05:34 20:58 21:37 22:19
4 Ven 216 2460160.5 -6.2 04:13 04:56 05:35 20:56 21:35 22:17
5 Sab 217 2460161.5 -6.1 04:15 04:58 05:36 20:55 21:34 22:15
6 Dom 218 2460162.5 -6.0 04:17 04:59 05:38 20:54 21:32 22:14
7 Lun 219 2460163.5 -5.9 04:18 05:00 05:39 20:52 21:31 22:12
8 Mar 220 2460164.5 -5.8 04:20 05:02 05:40 20:51 21:29 22:10
9 Merc 221 2460165.5 -5.6 04:21 05:03 05:41 20:49 21:27 22:08
10 Gio 222 2460166.5 -5.5 04:23 05:04 05:42 20:48 21:26 22:06
11 Ven 223 2460167.5 -5.4 04:25 05:06 05:43 20:47 21:24 22:04
12 Sab 224 2460168.5 -5.2 04:26 05:07 05:44 20:45 21:22 22:02
13 Dom 225 2460169.5 -5.0 04:28 05:08 05:45 20:44 21:21 22:01
14 Lun 226 2460170.5 -4.8 04:29 05:10 05:47 20:42 21:19 21:59
15 Mar 227 2460171.5 -4.7 04:31 05:11 05:48 20:41 21:17 21:57
16 Mer 228 2460172.5 -4.5 04:32 05:12 05:49 20:39 21:16 21:55
17 Gio 229 2460173.5 -4.3 04:34 05:14 05:50 20:37 21:14 21:53
18 Ven 230 2460174.5 -4.1 04:36 05:15 05:51 20:36 21:12 21:51
19 Sab 231 2460175.5 -3.8 04:37 05:16 05:52 20:34 21:11 21:49
20 Dom 232 2460176.5 -3.6 04:39 05:17 05:53 20:33 21:09 21:47
21 Lun 233 2460177.5 -3.4 04:40 05:19 05:54 20:31 21:07 21:45
22 Mar 234 2460178.5 -3.1 04:42 05:20 05:56 20:29 21:05 21:43
23 Mer 235 2460179.5 -2.9 04:43 05:21 05:57 20:28 21:03 21:41
24 Gio 236 2460180.5 -2.6 04:45 05:23 05:58 20:26 21:02 21:39
25 Ven 237 2460181.5 -2.3 04:46 05:24 05:59 20:24 21:00 21:37
26 Sab 238 2460182.5 -2.1 04:48 05:25 06:00 20:23 20:58 21:35
27 Dom 239 2460183.5 -1.8 04:49 05:26 06:01 20:21 20:56 21:33
28 Lun 240 2460184.5 -1.5 04:50 05:28 06:02 20:19 20:54 21:31
29 Mar 241 2460185.5 -1.2 04:52 05:29 06:03 20:18 20:52 21:29
30 Mer 242 2460186.5 -0.9 04:53 05:30 06:04 20:16 20:51 21:27
31 Gio 243 2460187.5 -0.6 04:55 05:31 06:05 20:14 20:49 21:25

 

I Pianeti di Agosto

Mercurio

01/08 Sorge: h 08:18 Tramonta: h 21:35
31/08 Sorge: h 07:43 Tramonta: h 19:47

Iniziamo il mese di Agosto con Mercurio in Elongazione Est e quindi visibile nelle ore serali. Massima Elongazione che raggiungerà il giorno 10 (massima distanza dal Sole) e che lo renderà visibile la sera proprio ad ovest vicino a Marte seppur non in una congiunzione stretta, minima distanza circa 5° gradi. Nei giorni della decade precedente Mercurio sarà cullato sempre fra le braccia di Marte e Venere individuabili rispettivamente più in alto e in basso, tuttavia la forte luce del Sole non consentirà l’osservazione della tripletta. Poco altro da dire per il piccolo pianeta roccioso se non che sarà stazionario in moto retrogrado il giorno 23.

Venere

01/08 Sorge: h 07:51 Tramonta: h 20:47
31/08 Sorge: h 04:46 Tramonta: h 18:02

Mese complesso per Venere che parte in elongazione est ma già dal primo di Agosto molto vicino al sole. Il pianeta attraverserà l’afelio il giorno 8 per tuffarsi in una congiunzione inferiore che culminerà il giorno 13 agosto rendendolo praticamente invisibile. Occhio non stiamo parlando però di transito e il disco del pianeta non passerà davanti alla nostra stella eclissandolo. Da metà mese il pianeta inizierà invece progressivamente ad allontanarsi fino a ricomparire nelle primi luci del mattino.

 

Marte

01/08 Sorge: h 09:02 Tramonta: h 22:00
31/08 Sorge: h 08:41 Tramonta: h 20:43

Mese piuttosto tranquillo per Marte posto sempre alla sinistra del Sole e quindi visibile per tutto il mese di Agosto solo nelle ore serali. Il pianeta andrà via via riducendo la sua distanza dalla nostra stella accorciando sempre più la finestra divisibilità aperta subito dopo il tramonto, il 31 agosto il pianeta tramonterà già alle 20 e 45.
In evidenza la vicinanza di Mercurio nel giorno 10 anche se, come abbiamo visto per il primo dei pianeti rocciosi la vicinanza non sarà stretta.
Qualcosa di meglio si potrà fare a titolo di scatti con la congiunzione Luna Marte del 18 agosto, con massimo previsto nella notte intorno all’una del giorno successivo, distanza circa 2,2°.

Giove

01/08 Sorge: h 00:21 Tramonta: h 14:15
31/08 Sorge: h 22:25 Tramonta: h 12:26

Giove che sorge per tutto il mese a notte inoltrata, solo sul finire infatti farà capolino in un orario accettabile intorno alla 22 e 20, sarà meglio visibile appunto nelle ultime ore di oscurità o poco prima dell’alba. Sempre accompagnato a sinistra da Urano da cui non si discosterà per tutto il mese, resterà nei pressi dell’ammasso M45, le Pleiadi suggerendo qualche scatto interessante. Il quadro sarà arricchito la sera del nove dalla presenza della Luna, vicinissima ad Urano e proprio a metà del tratto che divide le Pleiadi da Giove (vedi box Luna). Ricordiamo che la minima distanza fra Giove e Luna ci sarà il giorno precedente a partire dalla tarda sera del 7 agosto.

Saturno

01/08 Sorge: h 21:39 Tramonta: h 08:37
31/08 Sorge: h 19:36 Tramonta: h 06:18

Per Saturno, ancora nell’Acquario, due incontri interessanti questo mese con la “solita” Luna ballerina. Il satellite e il pianeta infatti saranno osservabili vicini sia nelle sere del 3 e 4 Agosto che alla fine dello stesso mese il giorno 31. In entrambi i casi la Luna si avvicinerà in maniera prospettica al gigante gassoso sempre molto luminosa fase al 97% praticamente quasi piena, rendendo difficile la cattura del pianeta, ancor più nell’ultima data quando la congiunzione sarà davvero stretta, intorno ai 2,5° Sud.
Saturno sarà in opposizione il 27 agosto.

Urano

01/08 Sorge: h 00:19 Tramonta: h 15:04
31/08 Sorge: h 22:42 Tramonta: h 13:08

Urano continuerà il suo lento e impercettibile moto di avvicinamento al Giove individuabile per tutta la tarda notte alla destra del pianeta maggiore. A metà strada fra la costellazione del Toro e della Balena. Partecipazione degna di nota (vedi box Luna) la notte fra l’8 e il 9 quando farà parte di un copione a 4 personaggi insieme a Luna, Giove e Pleiadi. Ricordiamo che nella stessa sera Luna e Urano saranno in congiunzione stretta con separazione intorno ai 2°.

Nettuno

01/08 Sorge: h 22:26 Tramonta: h 10:19
31/08 Sorge: h 20:27 Tramonta: h 08:18

Nettuno sarà presente ancora per tutta la notte di questo importante mese estivo, davvero un peccato sia così lontano e poco luminoso perché avrebbe potuto offrirci molti spunti di osservazione.
Tornando alla realtà incontro degno di nota con la Luna il 5 agosto, ad una distanza pensate di soli 1,5 gradi. Ciò potrebbe però non giocare a favore delle osservazioni essendo la Luna in fase 85% quindi molto luminosa.

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LUNA

Ben due pleniluni per agosto e la Luna più grande di tutto il 2023

Per il mese di Agosto la Luna ci riserva momenti di intenso spettacolo. Già il giorno 2 del mese la concomitanza fra due fattori, una Luna quasi al perigeo (molto vicina alla Terra) e la fase piena, darà origine alla seconda occasione per quest’anno (la prima è stata in Luglio) per ammirare la SuperLuna, la più grande di tutto il 2023 con ben 2019.8 secondi d’arco di grandezza apparente.

Tutto nella rubrica Luna di Agosto 2023

COMETE

IL GRANDE BOTTO DELLA 12P/PONS-BROOKS

Per approfondire: le comete di Agosto 2023 a cura di @claudiopra

ASTEROIDI

Per Agosto ci aspettano in opposizione (914) Palisana(10) Hygiea , (13) Egeria e (433) Eros
Trovi tutto qui: Mondi in miniatura – Asteroidi, Agosto 2023 a cura di @mioxzy

TRANSITI NOTEVOLI ISS

La ISS – Stazione Spaziale Internazionale sarà rintracciabile nei nostri cieli sia ad orari mattutini che serali. Avremo molti transiti notevoli con magnitudini elevate durante il secondo mese estivo, auspicando come sempre in cieli sereni.

La ISS Stazione Spaziale Internazionale per il mese di Agosto si farà attendere e non poco! Primo avvistamento utile solo giovedì 24 (oddio ma l’estate è già finita??)

Non perdere la rubrica Transiti notevoli ISS per il mese di Agosto 2023 a cura di @stormchaser

SUPERNOVAE – AGGIORNAMENTI

Leggi tutti gli aggiornamenti sulle ultime Supernovae scoperte nell’articolo a cura di @fabio-briganti e Riccardo Mancini

Cieli sereni a tutti!


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Rilasciate le prime immagini di EUCLID, e sono solo delle prove!

Immagine del test di messa in servizio iniziale – strumento NISP Crediti ESA

Rilasciate le prime immagini catturate dai due strumenti montati su Euclid: tutto fa ben sperare!

Euclid non sarà completamente operativo prima di un paio di mesi ma il team non ha resistito e ha raccolto subito i primi scatti “tanto per farsi un’idea”.

E neanche a dirlo: lasciano senza fiato!

“Dopo più di 11 anni di progettazione e sviluppo di Euclid, è ricevere queste prime immagini”, afferma Giuseppe Racca, project manager di Euclid. “È ancora più incredibile se pensiamo che solo l’inizio. L’Euclide completamente calibrato alla fine osserverà miliardi di galassie per creare la più grande mappa 3D mai vista del cielo”.

Ma passiamo subito al sodo.

Euclid monta due strumenti: VISible di Euclid (VIS) e NISP (Near-Infrared Spectrometer and Photometer).

L’Universo in radiazione visibile

Ed ecco i primi scatti nel visibile

Immagine del test di messa in servizio iniziale: campo visivo completo dello strumento VIS e zoom avanti per i dettagli. Crediti ESA

Lo strumento VISible di Euclid (VIS) scatterà immagini super nitide di miliardi di galassie per misurarne le forme. Guardando da vicino questa prima immagine, si intravede già la generosità che offrirà il VIS; mentre alcune galassie sono molto facili da individuare, molte altre sono macchie sfocate nascoste tra le stelle, in attesa di essere svelate da Euclide in futuro. Sebbene l’immagine sia ricca di dettagli, l’area di cielo che copre è in realtà solo circa un quarto della larghezza e dell’altezza della Luna piena.

L’immagine è ancora più speciale se si considera che il team di Euclid si è spaventato quando ha acceso lo strumento per la prima volta: ha rilevato uno schema inaspettato di luce che contaminava le immagini. Indagini successive hanno indicato che un po’ di luce solare si stava insinuando nella cella, probabilmente attraverso una piccola fessura; problema che per fortuna si è risolto ruotando Euclid, che in alcune determinate posizioni sarà al riparo dall’infiltrazione di raggi solari.

L’Universo in infrarosso

Immagine del test di messa in servizio iniziale – strumento NISP Crediti ESA

 

Lo strumento NISP (Near-Infrared Spectrometer and Photometer) di Euclid ha un duplice ruolo: visualizzare le galassie nella luce infrarossa e misurare la quantità di luce che le galassie emettono a varie lunghezze d’onda. Questo secondo strumento consentirà di calcolare quanto è lontana ogni galassia.

Combinando le informazioni sulla distanza con quelle sulle forme delle galassie misurate dal VIS, saremo in grado di mappare come le galassie sono distribuite nell’Universo e come questa distribuzione cambia nel tempo. In definitiva, questa mappa 3D disegnerà anche la distribuzione di materia oscura ed energia oscura.

Nell’immagine sottostante, prima di raggiungere il rivelatore NISP la luce proveniente dal telescopio di Euclid è passata attraverso un filtro che misura la luminosità ad una specifica lunghezza d’onda dell’infrarosso.

 

Fonte: ESA/Webb

Coelum Astronomia 263 IV 2023 Digitale

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SUPERNOVAE: aggiornamenti Agosto 2023

RUBRICA SUPERNOVAE COELUM   N. 112

ARRIVA UN’ALTRA SUPERNOVA SN2023fyq  IN NGC4388

Mentre la famosa supernova SN2023ixf in M101 continua a dare spettacolo con una luminosità ancora notevole intorno alla mag.+12,5 sembrerebbe ormai assodato il tipo di questa supernova e cioè una tipo IIL. Abbiamo chiesto ulteriori informazioni agli astronomi dell’osservatorio di Asiago, che hanno confermato questa classificazione, ma con una particolare anomalia: la curva di luce mostra un lento declino, più marcato nelle bande blu, non è perciò piatta come una classica IIP, ma rimane comunque molto più lenta di una tipica IIL, quindi potremmo essere di fronte ad un oggetto di transizione tra le due classi.

Dovrebbe rimanere fra le mag.+12 e mag.+13 ancora per un mese, poi quando finirà la ricombinazione dell’Idrogeno e si assesterà sulla coda radioattiva, a quel punto la luminosità inizierà a calare molto più rapidamente. Intanto lo scopritore di questa importante supernova, il famoso astrofilo giapponese Koichi Itagaki, non è rimasto fermo a cullarsi sugli allori di questa importante scoperta ed ha continuato la sua frenetica ricerca, che lo ha portato nella notte del 23 luglio ad individuare una luminosa nuova stella di mag.+13,6 nella galassia a spirale NGC4388 posta nella costellazione della Vergine a circa 60 milioni di anni luce di distanza.

1) Immagine della SN2023fyq in NGC4388 ottenuta dall’astrofilo giapponese Koichi Itagaki il 24 luglio con la supernova salita alla mag.+13,3.

 

NGC4388 è situata in un ricco gruppo di galassie, dove troneggiano le due galassie lenticolari M84 e M86 insieme a molte altre galassie a spirale fra cui spiccano NGC4438, NGC4435 e NGC4402. Già con un’analisi preliminare è saltato subito all’occhio che la posizione di questo nuovo oggetto luminoso coincideva perfettamente con quella del transiente AT2023fyq, scoperto il 17 aprile alla mag.+19,51 dal programma professionale americano denominato Zwicky Transient Facility (ZTF). Questo debole transiente aveva oscillato come luminosità tra le mag.+19 e mag.+19,5 fino agli inizi di giugno, per salire poi verso la mag.+18 agli inizi di luglio. In base alla curva di luce era stato perciò classificato come una semplice stella variabile. Di solito le supernovae, sia di tipo I che di tipo II, al momento dell’arrivo della prima luce sul ns. pianeta, impiegano circa due o al massimo tre settimane per raggiungere il massimo di luminosità. Com’era possibile che questo oggetto avesse impiegato oltre tre mesi (dal 17 aprile) per raggiungere un ipotetico massimo di luminosità? Forse quella debole stella variabile non era lo stesso oggetto individuato da Itagaki?

2) Bella immagine a colori della SN2023fyq in NGC4388 ottenuta dall’astrofilo brasiliano Fabio Feijo in remoto dall’Osservatorio di Siding Spring in Australia con un telescopio 279mm F.2,2 somma di 6 immagini da 120 secondi.

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Intanto nella notte del 25 luglio il primo a riprendere lo spettro di questo “strano” oggetto è stato un team di astronomi, fra cui quelli italiani dell’Osservatorio di Asiago, utilizzando il Nordic Optical Telescope da 2,56 metri all’Osservatorio del Roque de los Muchachos nelle Isole Canarie. La SN2023fyq era stata definitivamente classificata come una rara supernova di tipo Ib-pec. Abbiamo perciò chiesto aiuto proprio agli astronomi di Asiago per avere dei chiarimenti.

3) Immagine a colori della SN2023fyq in NGC4388 ottenuta dall’astrofila ravennate Cristina Cellini con un rifrattore 130mm F.7 somma di 3 immagini da 120 secondi nel Rosso, somma di 2 immagini da 120 secondi nel Verde e somma di 2 immagini da 120 secondi nel Blu.

Ci è venuto incontro con grande disponibilità e professionalità l’astronomo Andrea Reguitti che ha permesso di sciogliere i vari dubbi su questa interessante supernova. Andrea Reguitti e gli altri astronomi dell’Osservatorio di Asiago hanno confermato che la stella variabile scoperta ad aprile da ZTF è lo stesso oggetto individuato dal giapponese Itagaki. Non ci sono infatti stelle sovrapposte nella posizione della supernova.

La variabilità osservata negli ultimi mesi può essere considerata come un “precursore”, ossia un attività eruttiva da parte del progenitore poco tempo prima dell’esplosione finale, che è stata poi individuata da Itagaki. Reguitti fa inoltre presente che in questi ultimi anni hanno iniziato a scoprire diverse supernovae, che nei mesi ed anni precedenti la grande esplosione finale, hanno mostrato questo tipo di eventi, ma in genere erano tutte situate in galassie più lontane. Questa sarebbe stata perciò una ghiotta occasione per fare ancora più luce su questo tipo di eventi, peccato però che la galassia NGC4388 si sta avviando inesorabilmente verso la congiunzione al Sole.

Tornando alla classificazione, le supernovae di tipo Ib sono caratterizzate dalla presenza nello spettro delle linee dell’Elio e dall’assenza di quelle dell’Idrogeno e raggiungono un massimo di luminosità leggermente più in basso rispetto alle supernovae di tipo Ia. La SN2023fyq ha raggiunto il suo massimo di luminosità intorno al 28-29 luglio, sfiorando la mag.+13 e diventando la supernova più luminosa del 2023 naturalmente dopo la luminosa supernova in M101 la SN2023ixf. Come abbiamo visto però la SN2023fyq è una supernova di tipo Ib, ma peculiare. Sempre grazie all’aiuto di Andrea Reguitti abbiamo potuto far chiarezza anche sulla “peculiarità” di questa supernova: le linee dell’Elio presenti nello spettro non sono particolarmente larghe e con profilo P Cygni. Questo farebbe inoltre pensare ad una possibile evoluzione di questo transiente in una rara supernova di tipo Ib/n. Quest’ultima ipotetica classificazione sarà forse svelata definitivamente ad ottobre quando la galassia ospite riapparirà ad Est prima dell’alba.

Per chi volesse tentare di immortalare questa particolare supernova, diciamo subito che non sarà facile ottenere delle immagini profonde, poiché la galassia, subito dopo il tramonto ed appena fa buio, si troverà per le nostre latitudini a meno di 20 gradi sopra l’orizzonte Ovest. Un vero peccato perché il campo dove si trova NGC4388 con questa luminosa supernovae è uno dei più fotogenici in tema di galassie.

4) Stupenda immagine di archivio del Gruppo di galassie di M84 e M86 ripresa da Rolando Ligustri in remoto dal New Messico con un rifrattore APO 106mm F.5 e CCD PL11002 RGB=120sec bin 2 L=6x300sec bin1, naturalmente senza la supernova.

 

5) Altra stupenda immagine di archivio del Gruppo di galassie di M84 e M86 ripresa da Marco Burali dall’Osservatorio MTM a Pistoia con un Astrografo BRC250mm F.5 su A.P 1200 GTO, camera CCD G3 16200, filtri Cls-ccd 225 minuti RGB 60+60+60 minuti. Immagine molto profonda dove sono visibili stelle più deboli della magnitudine +20.

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La Luna di Agosto 2023

Il licantropo, (dal greco λúkος, lýkos «lupo» e ἄνθρωπος ánthropos «umano» quindi letteralmente: «lupo-umano») detto anche lupo mannaro o uomo lupo, è una creatura leggendaria della mitologia e del folclore poi divenuta tipica della letteratura e del cinema dell’orrore.

Secondo la leggenda sarebbe un essere umano condannato da una maledizione (o già dalla nascita) a trasformarsi in una bestia feroce a ogni plenilunio, sebbene ci siano casi in cui la trasformazione è volontaria. (fonte Wikipedia)

Eppur non sono uguali. Vedi: orroreaprimavista.it

Ben due pleniluni per agosto e la Luna più grande di tutto il 2023

Per il mese di Agosto la Luna ci riserva momenti di intenso spettacolo. Già il giorno 2 del mese la concomitanza fra due fattori, una Luna quasi al perigeo (molto vicina alla Terra) e la fase piena, darà origine alla seconda occasione per quest’anno (la prima è stata in Luglio) per ammirare la SuperLuna, la più grande di tutto il 2023 con ben 2019.8 secondi d’arco di grandezza apparente. Come per l’evento di luglio, bel tempo permettendo, sarà il momento per dare vita a scatti romantici caratterizzati da una Luna particolarmente rossa. Meglio pianificarli con anticipo! La Luna sorgerà alle 21:27 per un osservatore sito in Roma. Sullo sfondo a fare da cornice le costellazioni del Capricorno a destra e l’Aquario a sinistra. Nella foto panoramica potrebbe trovare spazio anche Saturno che sorge più o meno alla stessa ora e posto a circa 10° di distanza verso Est dal nostro satellite.

La Luna il 2 agosto alle ore 22:00 https://theskylive.com/

La vicinanza non troppo stretta fra Luna e Saturno si ripete la sera successiva il 3, questa volta con il pianeta collocato sopra al satellite spostato verso sud. La distanza si riduce leggermente arrivando sino a poco più di 7 gradi.

La mattina del 4 agosto, una luna non più piena ma con fase al 93% sorge poco dopo le 22:30 nella costellazione dei Pesci accompagnata da Nettuno, piccolo puntino luminoso in alto in direzione Est rispetto al satellite, distanza 4° e 30’ circa. La situazione migliora leggermente nella tarda notte, dopo le 03:00 del mattino successivo quando gli astri si avvicineranno fino a 3° e 30’ di distanza.

Nella notte, a cavallo fra il giorno 7 e 8 agosto altro incontro della Luna questa volta con il gigante Giove. La Luna, oramai al 55,7% di fase si alzerà dall’orizzonte intorno alla 23:30 ma dovremo aspettare ancora qualche minuto per vedere sorgere anche Giove. Trascorsi i 30 minuti dopo la mezzanotte i due astri saranno entrambi ben visibili in cielo e partiranno da una distanza di circa 4° e 28’ per poi via via avvicinarsi sempre più sino a meno di 3° di separazione intorno alle 3 del mattino. Massimo avvicinamento poco dopo le 8 del mattino ma a quell’ora il Sole sarà già alto.

La sera dell’8, o sarebbe meglio dire la notte dell’8 oramai superata la mezzanotte, la Luna e Giove si saranno oramai allontanati ma la visione potrebbe essere ugualmente avvincente soprattutto sotto un cielo con un buon seeing. In pochi gradi quadrati e piuttosto allineati troveremo in ordine da est verso sud: le Pleidi, La Luna sfiorata in basso da Urano, e Giove.

Nelle notti dal 10 agosto “San Lorenzo”, notte delle stelle cadenti, fino al 13 agosto, quando si prevede il massimo dello sciame, la Luna sarà dalla nostra parte sorgendo sempre più tardi, ben oltre la mezzanotte e riducendo via via sempre più la porzione visibile illuminata dal Sole. Il giorno 13 la Luna avrà fase di solo il 10%, praticamente una piccolissima falce.

Nel mese di Agosto le giornate si saranno già un po’ accorciate e il 18 si potrebbe azzardare l’osservazione di una minuscola falce di Luna (2,2%) ad ovest di Marte con subito sotto Mercurio. Il Sole sarà tramontato da poco, insomma dovremmo trovarci in una condizione di cielo davvero molto limpido e un orizzonte ad ovest totalmente scoperto.

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Il resto del mese trascorrerà senza particolari note fino ad arrivare al 30 quando, oramai quasi di nuovo piena 97% si imbatterà nuovamente in Saturno, entrambi visibili già interno alle 21 e con distanza pari a 3° e 21’. Alle 21 la Luna sarà alta sull’orizzonte 13° e Saturno 16°.

Chiusura del mese con la seconda Luna Piena  di Agosto generalmente detta Luna Blu. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare la Luna Blu non ha nulla a che vedere con il suo colore, sono rarissimi i casi in cui le condizioni atmosferiche favoriscono un colore freddo all’altro al sorgere.

Fase Data Ore Sorge Culmina tramonta Diam. Apparente

arcsec

Distanza Terra km
Luna Piena 01/08 20:31 20:51 00:36 05:03 2010.2 359014
Ultimo Quarto 08/08 12:28 –:– 05:59 14:06 1889.1 380062
Luna Nuova 16/08 11:38 05:59 12:43 20:36 1751.3 406519
Primo Quarto 24/08 11:57 14:31 18:21 23:40 1851.3 386265
Luna Piena 31/08 03:35 20:20 01:15 06:40 2026.2 357247
Luna Calante dal 01 al 16
Luna Crescente dal 07 al 31
Perigeo 01/08 05:51 2010.2 359014
Perigeo 31/08 15:50 2026.2 357247
Apogeo 16/08 11:54 1751.3 406519

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–  Ogni fenomeno lunare e rispettivi orari sono rapportati alla Città di Roma, dati rilevati dai siti https://theskylive.com/http://www.marcomenichelli.it/luna.asp


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I favolosi anni 90 dell’Astronomia – 1993

1993, l’anno della cometa

“In piedi, campeggiatori, camperisti e campanari! Mettetevi gli scarponi! Oggi fa freddo! Qui fa freddo ogni giorno!” Negli anni 90 il freddo era più pungente o eravamo noi con qualche chilo di meno? E non venite a raccontarmi che non ci sono più le mezze stagioni, che nel 1993 nemmeno la Cecoslovachia esisteva più.

Il 1993 arriva così, di punto in bianco, dopo il 1992. E chi se lo aspettava? Questo fu l’anno in cui la scienza fece un passl da gigante, ci furono i primi embrioni umani clonati. Forse era nell’aria, anche il cinema ci andava giù pesante con la genetica. Infatti mentre Jimurassic Park faceva sbavare il 99.9% dei maschietti dell’epoca, incrementando dello stratanto percento la vendita di qualsiasi oggetto ricordasse anche solo lontanamente un dinosauro, Bayside School ci catapultava direttamente nel pieno dei drammi adolescenziali.

Il 1993 fu struggente come Philadelphia, eclettico come Mrs Doubtfire, sfacciato come la tata e spaccone come Cliffanger messi assieme.

Io ho lavorato nel campo dell’astrobioligia. E mente chi dice che X-files non ha contributo almeno in piccola parte a questa passione. Perchè c’è un piccolo alieno in ognuno di noi.

E mentre plotoni di adolescenti smanettavano con capolavori galattici come Doom e Day of the Tentacle, come abbiamo detto più e più volte, all’Universo non gliene fregava un “amatocarlo”.

Tuttavia gli esseri umani non lo sapevano e quell’anno, gli astronomi Eugene e Carolyn Shoemaker e David H. Levy, scoprivano l’omonima cometa Shoemaker-Levy.

This NASA/ESA Hubble Space Telescope image of Jupiter’s cloudtops was taken at 5:32 EDT on July 16, 1994, shortly after the impact of the first fragment (A) of comet Shoemaker-Levy 9. A violet (410 nanometer) filter of the Wide Field Planetary Camera 2 was used to make the image 1.5 hours after the impact. The impact site is visible as a dark streak and crescent-shaped feature in the lower left of the image, and is several thousand kilometers across. The comet entered the atmosphere from the south in the direction of the streak at an angle of about 45 degrees from the vertical. The crescent-shaped feature may be the remains of the plume that was ejected back along the entry path of the projectile. The features are probably dark particles from the comet, or possibly condensates dredged up from Jupiter’s deep atmosphere.

Il 1993 vide anche la conferma che la Via Lattea è circondata da un alone di materia oscura, ad opera di Douglas N.C. Lin, astronomo della University of California. Questo tipo di materia, trovandosi a bassa temperatura, non emette radiazione ed è quindi invisibile ai telescopi. Si stima che la maggior parte della massa dell’Universo, circa il 90% della massa totale, sia costituita proprio da essa.

Nello stesso anno venne anche osservata la prima supernova dallo spazio. Venne chiamata SN1113J ed era nella galassia M81. Le radiazioni emanate nelle bande radio, infrarosse, visibili e ultraviolette vennero registrate infatti dagli strumenti a bordo di vari veicoli spaziali. Era la seconda supernova più luminosa osservata nel ventesimo secolo.

Ora un’altra cosa spettacolare. Venne rivelata, grazie alle sonde spaziali Voyager 1 e 2, un’intensa emissione radio a bassa frequenza proveniente dall’eliopausa, che è quella regione al limite del Sistema Solare dove l’energia generata dagli effetti gravitazionali ed elettromagnetici del Sole sulle particelle di materia è dello stesso ordine di grandezza di quella dovuta alle cause che non dipendono dal Sole come l’agitazione.

Stiamo parlando di una zona posta tra 80 e 670 UA dal Sole, ossia tra 12 e 100 miliardi di km!

Il 1993 fu l’anno in cui venne convalidato il Global Positioning System o, per gli amici, il GPS. Senza di esso schiere di automobilisti starebbero ancora cercando la posizione del distributore di benzina più vicino e migliaia di influencer non potrebbero geotaggarsi mentre si fanno un selfie in bagno mentre si radono la barba che non hanno. Con il lancio del ventiquattresimo satellite Navstar infatti la flotta dell’US Air Force si completa.

Il 1993 vide anche la fine delle operazioni scientifiche del COsmic Background Explorer (COBE), che per diverso tempo ha studiato lo spettro e le anisotropie (disuniformità) del fondo cosmico a 3 K nella banda di energia da 0,1 a 10 mm e nell’infrarosso.

Nello stesso anno la NASA perdette in un’esplosione il Mars Observer mentre tentava di operare una manovra in un’orbita marziana. Era la prima croce nera, la prima sonda interplanetaria persa dall’agenzia spaziale americana. Con essa se ne andò anche il rivelatore di gamma ray burst di bordo, che assieme al Compton Gamma Ray Observatory e alla sonda solare Ulysses aveva contribuito a svelare i misteri di questi fenomeni ancora poco conosciuti.

Venne tuttavia rilevato un gamma ray burst proprio lo stesso giorno del Superbowl della National Football League del 1993, divenuto noto come “Superbowl burst”.

Il 25 aprile 1993 venne lanciato il mini-satellite ALEXIS, che sta per Array of Low Energy X-ray Imaging Systems, del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) contenente sei telescopi compatti operanti nella banda X e ultravioletto estremo.

Il 20 febbraio del 1993 è la volta anche del quarto satellite giapponese per l’astronomia a raggi X, l’Advanced Satellite for Cosmology and Astrophysics (ASCA). Insomma, non si può proprio dire che l’astronomia degli anni ’90 non fosse figa. Ma d’altronde lo erano anche i computer agli occhi di noi adolescenti, con grandi sogni ed energie illimitate, anche se rispetto all’Universo eravamo più piccoli di Mighty Max in uno dei suoi cofanetti.

Alla prossima con lo scopiettante 1994!

Le Comete di Agosto 2023

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Cartina per agosto della 12P Pons-Brooks. Le stelle più deboli sono di mag. 11.

IL GRANDE BOTTO DELLA 12P/PONS-BROOKS

12P/ Pons-Brooks

Cometa di medio periodo che ripassa dalle nostre parti ogni 71 anni circa. Con qualche mese di anticipo sul previsto (arriverà al perielio il prossimo aprile “toccando” la quarta magnitudine) è balzata agli onori della cronaca il 20 luglio per un outburst che le ha fatto guadagnare ben 5 magnitudini in poche ore, portandola dalla mag. 16,6 alla 11,5. L’ evento, non nuovo per questo oggetto, si è verificato quasi esattamente nel cento undicesimo anniversario dalla sua scoperta. Dopo il “botto”l’”astro chiomato” ha cominciato lentamente a indebolirsi, rimanendo comunque su valori alla portata di telescopi di medie dimensioni. Il consiglio è di cercarla il più presto possibile, prima che la luminosità torni alle misure precedenti l’evento. Ed in ogni caso sarà bene tenerla monitorata, non si sa mai che possano verificarsi altri outburst. I telescopi andranno puntati verso la testa del Drago non appena fa buio, quando l’oggetto sarà più alto in cielo.

Della 12P avremo comunque modo di riparlare fra qualche tempo, all’ approssimarsi del suo passaggio vicino al Sole (sempre che non riservi altre sorprese).

Cartina per agosto della 12P Pons-Brooks. Le stelle più deboli sono di mag. 11.

ACCEDI PER SAPERE DI PIU’ SULLE COMETE 103P/Hartley 2  – C/2023 E1 ATLAS – C/2020 V2 ZTF 

 

 

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103P/Hartley 2

Piccola cometa che ripassa ogni sei anni e mezzo circa, con cui nel 2010 la sonda Deep Impattebbe un incontro piuttosto ravvicinato. Ci si attende che brilli di settima magnitudine ad ottobre, quando raggiungerà il perielio. Per intanto possiamo monitorare la sua crescita che dovrebbe portarla a fine mese attorno alla decima magnitudine.  Rimarrà confinata all’interno di Andromeda, in spostamento da sudovest a nordest. La sua corsa mensile inizierà vicino ad Alpheraz, la stella Alfa che disegna anche uno dei vertici del Quadrato di Pegaso, per terminare nei pressi dell’ammasso aperto M34. La potremo osservare ad un’ottima altezza verso la fine della notte astronomica

Cartina per agosto della 103P/Hartley 2. Le stelle più deboli sono di mag. 9.

 

C/2023 E1 ATLAS

Questa cometa è passata al perielio il primo giorno di luglio, ma nella prima parte di agosto dovrebbe risultare ancora discretamente brillante (decima magnitudine), per poi calare piuttosto rapidamente. Si muoverà dal Perseo verso Pegaso, raggiungendo un’ottima altezza in piena notte. Il 12 agosto attraverserà il poco spettacolare ammasso aperto del Cigno M39.

Cartina per agosto della 2023 E1 ATLAS. Le stelle più deboli sono di mag. 7,5.

 

C/2020 V2 ZTF

Altro “astro chiomato” discreto ma certo non appariscente, la “vecchia” V2 ZTF brillerà di decima magnitudine, muovendosi dalla Balena verso l’Eridano e nel contempo migliorando gradualmente la sua altezza sull’orizzonte. Il miglior momento per osservarla è fissato attorno al termine della notte astronomica.

Cartina per agosto della 2020 V2 ZTF. Le stelle più deboli sono di mag. 9,5.

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Mondi in miniatura – Asteroidi, Agosto 2023

GLI ASTEROIDI DI AGOSTO

 

Il 4 di Agosto vedremo (914) Palisana raggiungere l’opposizione, momento in cui raggiungerà  magnitudine 11,7 da una distanza di 1.06 unità astronomiche dalla Terra. (10) Hygiea sarà in opposizione il giorno 10 brillando di magnitudine pari a 9,8 da una distanza di 2.04 unità astronomiche. (13) Egeria si troverà in opposizione il giorno 15 quando brillerà di magnitudine 11.1. da una distanza di 1.83 unità astronomiche dalla terra. Il 26 del mese avremo in opposizione (8) Flora che brillerà di magnitudine 8.5 da una distanza di 1 unità astronomica dalla terra.

In The Sky. org

Il 15 di agosto avremo l’opportunità di vedere in opposizione anche il primo Near Earth Object ad essere scoperto (433) Eros, momento nel quale raggiungerà la magnitudine 11.3 da una distanza di 0.75 unità astronomiche dalla terra.

Piccola Biografia di: 433 EROS

o anche 1898DQ oppure 1956 PC

Scoperto da Carl Gustav Witt il 13 di Agosto del 1898, (433) Eros appartiene al gruppo degli asteroidi NEA, i cosidetti Near-Earth Asteroids o asteroidi Near-Earth, sottofamiglia Amor. Gli Amor sono un gruppo di NEA  la cui orbita li porta ad incrociare tra la Terra e Marte, avvicinandosi anche molto alla Terra ma generalmente non attraversandone l’orbita, come invece fanno quelli delle famiglie Apollo e Aten. (433) Eros ha un’altra peculità, quella di attraversare l’orbita di Marte e per questo rientra anche nella categoria degli asteroidi di tipo Mars Crosser.

 

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Orbita

L’orbita di Eros risulta inclinata di 10,83 gradi rispetto all’eclittica e presenta un semiasse maggiore di 1,458 unità astronomiche (AU) con un’eccentricità di 0,222. Ciò significa che la sua orbita ha la forma di un’ellisse allungata il che comporta che la distanza di Eros dal Sole varia notevolmente nel corso del suo anno, da un minimo di  1,133 AU a un massimo di 1,783 AU.

Caratteristiche fisiche

Con una lunghezza di circa 34,4 km, una larghezza di 11,2 km, (433) Eros è il secondo più grande asteroide Near-Earth fin ad oggi conosciuto*, ha una forma allungata e irregolare, probabilmente il risultato di numerosi impatti subiti nel corso della sua lunga esistenza. Anche la sua rapida rotazione, impiega 5,27 ore per compiere una completa rotazione su sé stesso, potrebbe essere dovuta alle conseguenze di impatti catastrofici sostenuti nel passato.

In base alla classificazione tassonomica attuale (433) Eros rientra nella classe di asteroidi di tipo S**.  Questa categoria, che costituisce la maggioranza degli asteroidi che popolano prevalentemente la fascia interna, include gli asteroidi che presentano un’elevata concentrazione di silicati.

Eros ha un’attrazione gravitazionale molto debole a causa della sua piccola massa e, a causa della forma irregolare, anche disomogenea. In termini quantitativi, la gravità media sulla superficie di Eros è di circa 0,0057 m/s². Per mettere questa cifra in prospettiva, la gravità sulla Terra è di 9,8 m/s², il che significa che la gravità su Eros è circa 0,0006 volte quella terrestre. Quindi, un oggetto di 100 kg sulla Terra, peserebbe circa 60 grammi su Eros.

Missioni

La missione più nota è stata la NEAR Shoemaker (Near Earth Asteroid Rendezvous – Shoemaker), così chiamata in onore Eugene Shoemaker, uno dei padri fondatori della moderna scienza dei corpi minori del sistema solare. Lanciata dalla NASA nel 1996, è stata la prima missione di questo tipo a raggiungere, orbitare e infine atterrare su un asteroide. Giunta a destinazione dopo un viaggio di 4 anni la sonda ha effettuato numerose orbite studiando in dettaglio la superficie, la forma, la composizione, e la struttura interna. Il 12 febbraio 2001, al termine della missione, la sonda è atterrata con successo su Eros, trasmettendo 69 immagini ravvicinate della superficie che mostravano dettagli fino ad allora mai visti.

Paesaggio

Se organizzassimo una viaggio su Eros ci troveremo di fronte un paesaggio di crateri, rocce e detriti, il risultato di miliardi di anni impatti ed erosioni (space wheathering). A causa della bassissima gravità, tutto, compreso noi stessi, peserebbe una minima frazione di quanto pesa qui sulla Terra, gli oggetti cadrebbero verso il basso più lentamente di una piuma ed ogni movimento anche il più piccolo ci risulterebbe difficile e disorientante, con il rischio di rimbalzare o saltare per distanze molto più lunghe del previsto con un solo passo (ricordate cosa è accaduto al modulo Philae della missione rosetta?)

La luce solare su Eros sarebbe incredibilmente intensa. Senza un’atmosfera che diffonde la luce, le ombre sarebbero nere come l’inchiostro e il confine tra luce e ombra sarebbe netto e definito, il cielo sarebbe nero, anche in pieno giorno. La temperatura diurna raggiugerebbe i 100 °C, la notte precipiterebbe a -150 ° C.

Con un giorno che su Eros dura solo un poco più di 5 ore, i periodi di luce e di oscurità sarebbero molto più brevi di quelli ai quali siamo abituati.

Se la Terra fosse visibile nel cielo apparirebbe come un astro molto luminoso, che si muove lentamente, e a causa della distanza tra Eros e la Terra, non sarebbe possibile percepire ad occhio nudo dettagli come i continenti o gli oceani.

Infine, l’ambiente su Eros sarebbe completamente silenzioso. Senza un’atmosfera che propaghi le onde sonore, l’unico rumore sarebbe quello del respiro all’interno della tuta spaziale ed i rumori prodotti dal nostro equipaggiamento.

L’atterraggio su un asteroide come Eros rappresenterebbe comunque un viaggio straordinario in un mondo alieno rimasto quasi immutato dai primi giorni del sistema solare, un’esperienza di esplorazione e scoperta unica e sicuramente indimenticabile.

*l’asteroide Near-Earth più grande ad oggi conosciuto è (1036) Ganymed, un NEA di tipo Amor che misura circa 32 Km di diametro.

**Vedi articolo settembre 2022 – introduzione – La Fascia

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Transiti ISS notevoli per il mese di Agosto 2023

La ISSStazione Spaziale Internazionale sarà rintracciabile nei nostri cieli sia ad orari mattutini che serali. Avremo molti transiti notevoli con magnitudini elevate durante il secondo mese estivo, auspicando come sempre in cieli sereni.

La ISS Stazione Spaziale Internazionale per il mese di Agosto si farà attendere e non poco! Primo avvistamento utile solo giovedì 24 (oddio ma l’estate è già finita??)

24 agosto

Si inizierà il giorno 24 Agosto, dalle 05:19alle 05:26, osservando da SO a ENE. La ISS sarà visibile da tutta la nazione per il miglior transito del mese con una magnitudine massima di -3.8.

25 Agosto

Si replica il 25 Agosto, dalle 04:32 verso SE alle 04:37 verso ENE. Visibilità migliore per il Sud Italia, con magnitudine di picco a -3.1.

26 Agosto

Passiamo al giorno 26 Agosto con un nuovo transito dalle 05:18 in direzione O alle 05:25 in direzione NE. Osservabile al meglio dal Nord Italia con una magnitudine massima di -3.2. Se osservata dal Centro, la ISS sarà vicina alla Stella Polare.

27 Agosto

L’ultimo transito del mese sarà parziale e si avrà il 27 Agosto, dalle 04:31 alle 04:36, da Na NE. Magnitudine di picco a -3.6 non appena la ISS uscirà dall’ombra della Terra. Passaggio osservabile da tutto il paese.

Tabella costruita con le informazioni ricavate da https://www.heavens-above.com/

 

 

N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite ad un punto centrato sulla penisola, nel centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto ± 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati.

In caso di Booster della ISS eseguiti nei giorni successivi alla pubblicazione dell’articolo gli orari possono differire anche in maniera significativa. Vi invitiamo a controllare sempre il sito https://www.heavens-above.com/ soprattutto in caso di programmazione di una sezione di osservazione.


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Le Costellazioni di Agosto 2023

COSTELLAZIONI DI AGOSTO 2023

Per larga parte il cielo è attraversato da striature e macchie chiare; la Via Lattea prende d’agosto una consistenza densa e si direbbe che trabocchi dal suo alveo; il chiaro e lo scuro sono così mescolati da impedire l’effetto prospettico d’un abisso nero sulla cui vuota lontananza campeggiano, ben in rilievo, le stelle; tutto resta sullo stesso piano: scintillio e nube argentea e tenebre.

I.Calvino  – Palomar

Il cielo d’agosto ci trascina nel vivo dell’estate e da amanti nel cielo non possiamo perderci neanche una  notte di stelle: volgendo lo sguardo a sud-est è la Via Lattea la regina indiscussa, e con essa le costellazioni che rappresentano l’estate boreale.

Sarà una vera emozione ammirare lo Scorpione, l’Aquila, il Sagittario, il Cigno e i tanti altri asterismi che con il loro scintillìo di stelle illuminano le calde notti d’agosto.

LA COSTELLAZIONE DEL SAGITTARIO

Una tipica costellazione dell’estate boreale è quella del Sagittario, che transita al meridiano intorno al 20 agosto eppur rimanendo bassa sull’orizzonte meridionale, può essere facilmente osservata per tutto il periodo estivo e individuata grazie al particolare asterismo della Teiera composta dalle sue stelle più luminose.

Si tratta di una delle costellazione dello zodiaco più importanti poiché contiene al suo interno il Centro Galattico, il punto più ricco e luminoso della nostra galassia, osservabile senza difficoltà ad occhio nudo da luoghi privi di qualsiasi impedimento luminoso.

La stella principale del Sagittario è ε Sagittarii, una gigante bianca-azzurra con magnitudine 1,79, nota come Kaus Australis, poiché rappresenta la parte bassa dell’arco che tiene in mano il Sagittario; la seconda stella più brillante è Sigma Sagittarii, o Nunki, una gigante azzurra di magnitudine 2,05 e poi c’è Zeta Sagittarii, la terza stella più luminosa.

OGGETTI NON STELLARI NEL SAGITTARIO

Il Sagittario è ricco di oggetti non stellari: esso ospita un numero considerevole  di oggetti del catalogo Messier, in particolar modo ammassi globulari come M22, uno dei più consistenti, che contiene più di mezzo milione di stelle.

Nella costellazione non mancano nemmeno le nebulose, come M8 (Nebulosa Laguna), M20 ( Nebulosa Trifida), M17 (Nebulosa Omega) al confine con la costellazione dello Scudo, e diversi ammassi aperti.

Interessante l’oggetto M24, ovvero la Piccola Nube Stellare del Sagittario: si tratta di  una estesa nube di polveri, gas e stelle, al cui interno è collocato anche l’ammasso aperto NGC 6603.

Nebulosa Laguna e Trifida Fabio di Stefano

M17 Nebulosa Omega Mirko Tondinelli Gianni Lacroce

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SAGITTARIUS A* NEL CUORE DELLA COSTELLAZIONE E DELLA NOSTRA GALASSIA

Quando si fa riferimento alla costellazione del Sagittario è inevitabile menzionare Sagittarius A*, la  luminosa sorgente di onde radio posta al centro della Via Lattea,  in cui si trova il buco nero supermassiccio.

E’ molto affascinante osservare la costellazione nel cielo, pensando che al suo interno vi sia un oggetto di tale portata.

IL SAGITTARIO NELLA MITOLOGIA

Metà uomo e metà cavallo, la figura del Sagittario rappresenta un arciere con indosso un mantello, intento a tendere l’arco in direzione dello Scorpione: il Sagittario è colui che lancia le frecce, dal latino sagittae, e come ogni oggetto celeste è rivestito da un significato mitologico.

Nel mito greco il Sagittario viene associato a Croto, figlio del dio dei pastori, Pan, e della nutrice delle Muse, Eufeme.

Croto visse la sua infanzia crescendo sul Monte Elicone circondato dalle Muse e dalle loro arti e proprio in loro onore inventò l’applauso come segno di omaggio alle loro manifestazioni artistiche.

Le Muse, grate a Croto, si rivolsero a Zeus affinché gli concedesse un posto d’onore sulla volta celeste; il padre degli dei decise dunque di trasformarlo in una costellazione e premiandolo per la sue doti di arciere e di cavallerizzo, lo pose tra le stelle a brillare per l’eternità.

LA COSTELLAZIONE DELLO SCUDO

Una delle costellazioni che transita al meridiano a metà agosto è quella dello Scudo: si tratta di un asterismo non proprio appariscente, che giace sulla Via Lattea a sud-ovest di Altair, confina con il Sagittario e la sua stella più brillante è α Scuti, una gigante arancione di magnitudine 3,85, distante 174 anni luce.

OGGETTI NON STELLARI NELLO SCUDO

Pur essendo una piccola e flebile costellazione, quella dello Scudo è ricca di oggetti deep sky, grazie alla sua posizione a ridosso della Via Lattea: un grande addensamento di polveri interstellari interessa la costellazione, denominata  Nube Stellare dello Scudo, nella cui parte centrale è situato M11, noto come Ammasso dell’Anatra Selvatica, distante 6.200 anni luce.

Nella costellazione è presente anche un altro ammasso, M26, e una nebulosa planetaria, IC 1295.

M11 Cristina Cellini photocoelum

 

LA COSTELLAZIONE DEL CIGNO NEL CIELO DI AGOSTO

Rappresentata come un uccello in volo verso il sud sulla volta celeste, la costellazione del Cigno è uno degli asterismi più amati e conosciuti dell’estate boreale, soprattutto per gli spettacolari oggetti del profondo cielo che custodisce e che sono tra i soggetti preferiti dagli astrofotografi.

Il  Cigno lo si può scorgere grazie alla sua stella alfa, Deneb, una supergigante bianca che con la sua magnitudine apparente di +1,25, rappresenta la diciannovesima stella più brillante del cielo notturno.

Deneb, insieme alla stella Vega della Lira e ad Altair dell’Aquila, rappresenta uno dei vertici del Triangolo estivo, tipico asterismo dell’estate boreale.

Del Cigno fa parte anche Albireo, un interessante sistema stellare composto da due astri di colore diverso: le due componenti, la principale di colore arancio mentre la secondaria di colore bianco-azzurro, possono essere risolte già attraverso un piccolo telescopio.

L’astro è un soggetto molto amato da tutti coloro che si approcciano all’osservazione al telescopio, poiché è facile ed entusiasmante risolverne le due componenti, anche se non si è esperti conoscitori del cielo.

Albireo insieme a Deneb costituisce l’asterismo della Croce del Nord, il cui asse maggiore è attraversato dalla Via Lattea.

Nebulosa Velo Marcella Botti

Costellazione del Cigno a campo largo Credit Marcella Botti

Nebulosa Crescent di Mirko Tondinelli

 

LA MITOLOGIA E IL CIGNO

Leda e il cigno Leonardo Da Vinci

Anche il Cigno trova posto tra le innumerevoli storie legate alla mitologia: molte di queste riconducono la sua figura a quella di Zeus, in quanto il padre degli dei era solito assumere tali sembianze per poter sedurre le fanciulle di cui si invaghiva.

Tra tutte le varie vicende legate alle scorribande del padre degli dei sembra prevalere quella in cui Zeus, incapricciatosi di Leda, nipote di Ares e regina di Sparta, si trasformò in un cigno nell’intento di possedere la giovane donna mentre passeggiava sulle rive del fiume; dall’uovo concepito (anzi, presumibilmente due uova) vennero alla luce quattro bambini, ma poiché Leda quella stessa notte giacque con suo marito, il re Tindaro, non v’è certezza sulla reale paternità anche se le uova divine, da cui nacquero Elena di Troia e Polluce, furono attribuite a Zeus.

Il Cigno dunque campeggia in cielo a voler rappresentare il dio grecoe le leggende che lo vedono protagonista.

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ASTROBELVEDERE – un sogno al passato

Dal Mondo delle Associazioni un angolo in cui rimanere sospesi fra futuro e passato: AstroBelvedere

 

Nel nuovo corso di COELUM ASTRONOMIA ogni tanto fa capolino uno spazio, non sempre disponibile ahinoi, ove alla redazione piace raccontare alcune iniziative ad opera di associazioni che si caratterizzano per qualche particolarità.

Nel numero 263 (a proposito è in spedizione!) è la volta dei sognatori di ASTROBELVEDERE, associazione di promozione culturale calabrese di Belvedere Marittimo appunto con l’immancabile passione per l’astronomia ovviamente ma dipinta con un  piacevolissimo gusto retrò. Dalle fervide menti dei membri è nato un luogo unico ove il presente e il futuro della condivisione si intrecciano con il calore del passato.

Vi lasciamo ad una parte del racconto a cura del presidente dell’associazione Giorgio Dini.

ASTROBELVEDERE

Tra i vicoli silenziosi di una borgata calabrese, c’è un posto dove il tempo sembra essersi fermato e dove si celebra il passato; un passato fatto di grandi scoperte e in cui i padri dell’astronomia hanno rivelato una fetta di conoscenza, che ha cambiato per sempre la visione del mondo, qui si trova il Club di AstroBelvedere.

AstroBelvedere è un’associazione culturale nata dall’idea del suo fondatore e attuale presidente Giorgio Dini, che dopo aver condiviso per anni la sua passione per l’astronomia, ha deciso di concretizzare il suo sogno, insieme a sua moglie Anna Maria Valente e al suo amico d’infanzia Luigi Benvenuto, hanno dato vita al progetto culturale che ha lo scopo di accompagnare tutti, ma proprio tutti, in un meraviglioso viaggio alla scoperta dell’Universo.

L’associazione, inizialmente itinerante nelle sue attività, da qualche mese, grazie al supporto dei numerosi soci e sostenitori, ha dato origine a AstroBelvedere Club, un circolo culturale volutamente situato nel centro storico di Belvedere Marittimo (CS), un luogo pensato per i soci, dove far nascere idee, condividere progetti, dove trovano spazio conferenze dedicate all’astronomia, corsi, proiezioni e numerose altre iniziative.

Arredato totalmente con mobili e oggetti di recupero – trovati in giro tra vecchie case e mercatini – rievoca le epoche delle grandi scoperte. Passeggiando nei locali ci si può imbattere nelle copie dei ritratti di Galileo, Copernico, Newton e altri, oppure nei quotidiani originali dello sbarco sulla luna incorniciati, copie di quadri storici dedicati all’astronomia e alcuni telescopi “retrò”, il tutto per conciliare un arredamento in stile vittoriano. Una poltrona in legno invita a rilassarsi nella sua imbottitura posta per altro accanto ad una riproduzione di un camino in legno e con un telescopio in ottone.

Dettaglio interno di AstroBelvedere @Giorgio Dini

 

[…]

La struttura conserva anche una biblioteca con oltre 300 testi consultabili. Tra le mura del Club c’è spazio anche per la tecnologia e l’arte: al piano superiore, ci sono postazioni informatiche messe a disposizione per lavoro, studio e ricerca, ma anche un pianoforte di fine ‘800 che aspetta solo di essere suonato. Non c’è nulla di meglio che leggere un libro o lavorare al computer sentendo il profumo di ragù che serpeggia tra i vicoli liberato dalla  finestra della cucina di qualche autentica signora, patrimonio di questa Calabria insieme alle sue bellezze storiche e architettoniche.

[…]

La descrizione completa del progetto con i servizi offerti agli avventori e le iniziative è su COELUM ASTRONOMIA N°263 IV BIMESTRE.

JWST NEWS: Rilevato vapore acqueo in una zona di formazione rocciosa

Immagine Artistica

Webb rileva il vapore acqueo nella zona di formazione del pianeta roccioso

Nuove misurazioni del Mid-InfraRed Instrument (MIRI) del James Webb Space Telescope della NASA/ESA/CSA hanno rilevato il vapore acqueo nel disco interno del sistema PDS 70, situato a 370 anni luce di distanza. Si tratta del primo rilevamento di acqua nella regione abitabile di un disco già noto per ospitare due o più protopianeti.

L’acqua è essenziale per la vita così come la conosciamo. Tuttavia, gli scienziati discutono su come abbia raggiunto la Terra e se gli stessi processi possano interessare anche altri esopianeti rocciosi in orbita attorno a stelle lontane.

Nuove intuizioni potrebbero provenire dal sistema PDS 70, che ospita un disco interno e uno esterno separati da uno spazio di otto miliardi di chilometri, all’interno dei quali si trovano due noti pianeti giganti gassosi. Il MIRI ha rilevato il vapore acqueo nel disco interno del sistema a distanze inferiori a 160 milioni di chilometri dalla stella, nella regione in cui potrebbero formarsi pianeti rocciosi e terrestri (la Terra orbita a 150 milioni di chilometri dal nostro Sole).

“Abbiamo visto l’acqua in altri dischi, ma mai così vicino e in un sistema in formazione. Di certo non avremmo potuto farlo prima di Webb”, ha affermato l’autrice principale dello studio Giulia Perotti del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania.

” e’ una scoperta estremamente eccitante perchè sotto indagine c’è la regione in cui si formano tipicamente pianeti rocciosi simili alla Terra “, ha aggiunto il direttore dell’MPIA Thomas Henning, coautore dell’articolo. Henning è il ricercatore co-principale del MIRI (Mid-InfraRed Instrument) di Webb, che ha effettuato il rilevamento, e il ricercatore principale del programma MINDS (MIRI Mid-Infrared Disk Survey) che ha raccolto i dati.

Un ambiente umido per la formazione di pianeti

PDS 70 è una stella di tipo K, più fredda del nostro Sole, e si stima che abbia 5,4 milioni di anni quindi diciamo relativamente anziana rispetto ai sistemi con dischi planetari, anche per questo la scoperta del vapore acqueo è sorprendente.

Nel corso del tempo, il contenuto di gas e polvere dei dischi che formano i pianeti diminuisce, sia a causa della radiazione e dei venti emessi dalla stella centrale che rimuovono tale materiale, sia perchè la polvere si trasforma in oggetti più grandi che alla fine formano pianeti. Poiché gli studi precedenti non sono riusciti a rilevare l’acqua nelle regioni centrali di dischi di età simile, gli astronomi sospettavano che potesse non sopravvivere all’impatto con la radiazione stellare, portando a un ambiente secco per la formazione di pianeti rocciosi.

Gli astronomi non hanno ancora rilevato la formazione di pianeti all’interno del disco di PDS 70. Tuttavia, vedono le materie prime per costruire mondi rocciosi, sotto forma di silicati. La rilevazione del vapore acqueo implica che se i pianeti rocciosi si stanno formando lì, avranno acqua a loro disposizione fin dall’inizio.

“ Troviamo una quantità relativamente grande di piccoli granelli di polvere. In combinazione con il nostro rilevamento del vapore acqueo, il disco interno è un luogo molto eccitante “, ha affermato il coautore Rens Waters della Radboud University nei Paesi Bassi.

Qual è l’origine dell’acqua?

La scoperta solleva la questione della provenienza dell’acqua. Il team di MINDS ha preso in considerazione due diversi scenari per spiegare la loro scoperta.

Una possibilità è che le molecole d’acqua si stiano formando sul posto, dove le rileviamo, quando gli atomi di idrogeno e ossigeno si combinano. Una seconda possibilità è che le particelle di polvere ricoperte di ghiaccio vengano trasportate dal disco esterno freddo al disco interno caldo, dove il ghiaccio d’acqua sublima e si trasforma in vapore. Un tale sistema di trasporto sarebbe sorprendente, poiché la polvere dovrebbe attraversare l’ampio varco scavato dai due pianeti giganti.

Un’altra questione sollevata dalla scoperta è come l’acqua possa sopravvivere così vicino alla stella, dove la luce ultravioletta della stella dovrebbe rompere i legami fra le molecole. Molto probabilmente, il materiale circostante, come polvere e altre molecole d’acqua, funge da scudo protettivo. Di conseguenza, l’acqua rilevata vicino a PDS 70 potrebbe sopravvivere alla distruzione.

Infine, il team utilizzerà due degli altri strumenti di Webb, la Near-InfraRed Camera ( NIRCam ) e il Near-InfraRed Spectrograph ( NIRSpec ) per studiare il sistema PDS 70 nel tentativo di ottenerne una comprensione ancora maggiore.

Fonte: ESA/Webb

Facciamo il punto sul salvataggio dei turisti spaziali: a chi tocca?

In un momento di forte instabilità geopolitica abbiamo chiesto a Veronica Moronese dell’Italian Institute for the Future lo stato dell’arte della sicurezza degli astronauti e dei viaggiatori dello spazio. Ecco la sua testimonianza

(estratto dal cartaceo n°263 Coelum Astronomia)

 

Il salvataggio degli astronauti nello scenario della New Space Economy

Durante le prime fasi dell’escalation bellica in Ucraina Dimitry Rogozin, direttore generale di Roscosmos, ha espresso senza mezzi termini la posizione dell’Agenzia Spaziale Russa nei confronti delle sanzioni con cui l’occidente ha reagito al conflitto sul suolo ucraino. Tra le altre esternazioni via social, Rogozin ha invocato la revoca delle sanzioni imposte alla Russia paventando lo spettro dell’interruzione del funzionamento delle navicelle russe che riforniscono la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) come conseguenza delle misure di pressione economica contro Mosca. Tale circostanza avrebbe interessato il segmento russo della Stazione da cui dipende la correzione dell’orbita dell’avamposto umano nello spazio, così ridotto a bieco mezzo di intimidazione: dalle parole del responsabile di Roscosmos si deduceva infatti non solo che la più grande esperienza di collaborazione nello spazio sarebbe giunta al termine, ma anche che lo spegnimento delle componenti russe legate alla ISS avrebbe potuto causare lo schianto della stazione su suolo europeo o statunitense.

Abbiamo poi assistito alle desolanti immagini degli addetti allo spazioporto di Baikonur intenti a coprire le bandiere dei Paesi partner del programma Soyuz. Con quel gesto, la Russia ha voluto porre simbolicamente fine, auspicabilmente in via provvisoria, a più di cinquant’anni di collaborazione e sforzo comune per raggiungere lo spazio a beneficio di tutta l’umanità.

Figura 1: Primo Piano di Dimitri Rogozin

 

Con tali premesse, più di una voce ha sollevato un ulteriore preoccupante interrogativo legato proprio alla Stazione Spaziale Internazionale, nella triste ironia del suo ambivalente ruolo nella nuova situazione di deterioramento delle relazioni intergovernative, in cui si è trovata ad essere contemporaneamente oggetto di minaccia e unica occasione non interrotta di pacifica coesistenza e collaborazione a livello statale tra la Russia e le altre nazioni coinvolte nel progetto. Una volta accertata la mancanza di ogni concreto fondamento delle allusioni alla possibilità di un rientro incontrollato della ISS, infatti, l’attenzione si è immediatamente concentrata sull’equipaggio a bordo della Stazione in orbita attorno alla Terra. In particolare, da più parti si è levata una comprensibile preoccupazione intorno al rientro dell’astronauta statunitense Mark Vande Hei dai 355 giorni di missione che gli sono valsi il primato USA in termini di permanenza nello spazio. La preoccupazione nasceva dalla circostanza che il rientro dell’astronauta sarebbe avvenuto per mezzo della navetta russa Soyuz la quale, in aggiunta, al termine del viaggio di rientro atterra su controllo di Roscosmos nel territorio del Kazakhstan.

È facile intuire come in una situazione incredibilmente tesa a livello di rapporti internazionali, in cui al conflitto sul campo in Ucraina risponde una fitta trama di misure economiche sanzionatorie e l’interruzione delle relazioni diplomatiche, gli analisti impegnati nella valutazione dei risvolti spaziali del conflitto ucraino abbiano immaginato che tale circostanza potesse rappresentare una facile occasione per perpetrare un gioco di forza di cui hanno già fatto le spese programmi di inestimabile valore scientifico come ExoMars.

L’astronauta della NASA e ingegnere di volo Expedition 65 Mark Vande Hei prova e conduce controlli di tenuta sulla tuta di lancio Sokol

 

L’interruzione della collaborazione con la Russia ha spinto l’Esa a cercare strade alterative per inviare comunque il rover Rosalind Franklin su Marte senza contare sul vettore e il lander Kazachok forniti da Roscosmos. Auspicabilmente, il rover verrà lanciato con una missione a guida europea o in collaborazione con altri partner per mezzo di lanciatori e siti di lancio compatibili.

[…]

Il Trattato sullo spazio ha visto la luce ai tempi della Guerra Fredda, e proprio la contingenza della divisione globale in blocchi di influenza contribuì enormemente allo spirito di collaborazione e volontà pacifica che permea l’intero testo del Trattato sullo Spazio, e che ha condotto l’assemblea internazionale a volere gli astronauti come emissari non (solo) di una singola Nazione ma di tutta la Terra. Mai come oggi possiamo apprezzare la lungimiranza di quelle poche parole a cui per più di mezzo secolo l’intera comunità degli Stati terrestri ha guardato per creare il clima di collaborazione, rispetto e reciproca fiducia che ha permesso agli astronauti di lavorare per il bene di tutta l’umanità senza dover temere alcun genere di ripercussione come conseguenza delle mutevoli circostanze geopolitiche e dei conflitti che affliggono il nostro pianeta.

[…]

Con l’avvio delle missioni private e lo sdoganamento delle attività spaziali gestite autonomamente da società di capitali, tuttavia, la situazione pare essere radicalmente cambiata. Si potrebbe pensare che iniziali crepe nella solidità dell’impianto normativo cui poggia la garanzia di intervento a supporto della sicurezza personale fuori dall’atmosfera terrestre abbiano cominciato ad aprirsi con i primi viaggi turistici nello spazio. In effetti, già da una prima analisi di questa nuova frontiera dello sfruttamento economico del cosmo appare evidente che i turisti spaziali, sebbene ricevano un addestramento generico per prepararsi al lancio, non rientrino nella definizione di membri dell’equipaggio del mezzo spaziale su cui trascorrono un semplice soggiorno di piacere. Ciò è vero anche laddove si voglia dare un’interpretazione estensiva ai trattati in considerazione del fatto che, all’epoca in cui furono redatti, la categoria dei turisti spaziali non venne inclusa nel novero delle persone sottoposte a tale regime di tutela perché semplicemente inimmaginabile.

Se sul salvataggio degli astronauti le nazioni concordano quali norme invece tutelano i nuovi “Turisti dello spazio”?

Il vulnus normativo, tuttavia, è in questo caso solamente apparente e di scarsa rilevanza pratica.

Trovate l’articolo completo di Veronica Moronese su Coelum Astronomia 263 IV Bimestre 2023.

E non dimenticare il grande CONCORSO dedicato agli ABBONATI di COELUM! Leggi tutto qui!

Si alza il sipario sul Leone – 20 luglio ore 21 circa

Congiunzione 20 luglio Marte - Regolo - Venere - Luna Credit: https://theskylive.com/

 

Spettacolo all’orizzonte stasera 20 luglio per le 21 circa. Nel Leone : Regolo, Luna (piccola falce), Venere, Marte e Mercurio

Difficile inquadrarli tutti nello stesso scatto per diversi motivi:
– molto bassi sull’orizzonte
– falce di Luna solo al 10%
– poco dopo il tramonto e la luce del crepuscolo potrebbe ancora condizionare
Escluso Mercurio i 4 astri: Regolo, Luna, Marte e Venere si troveranno in una porzione di cielo di circa 7° quadrati. Abbastanza buono per entrare in un’unica inquadratura.
Orizzonte ben libero è necessario. Alle 20 e 50 Venere sarà alto sull’orizzonte solo 10° e man mano anche gli altri tenderanno ad abbassarsi.
Per le fasi della Luna potete leggere La Luna di Luglio
Luna
Magnitudine: -6.97
Diametro: 29’33.2″
Frazione Illuminata: 0.081
Fase: 147 °
Distanza: 404329.4 km
Angolo di posizione: 20.2
Librazione in latitudine: -4.83
Librazione in longitudine: -1.81

Marte
Magnitudine: 1.8
Diametro: 4.0 ”
Frazione Illuminata: 0.962
Fase: 22 °
Distanza: 2.322692159 au
Distanza: 347469801 km
Distanza dal Sole: 1.653167393 au
Distanza dal Sole: 247310322 km
Velocità: 22.2km/s
Angolo di posizione: 13.5
Inclinazione del polo: 24.5
Inclinazione solare: 25.1

Venere
Magnitudine: -4.4
Diametro: 46.2 ”
Frazione Illuminata: 0.151
Fase: 134 °
Distanza: 0.364407696 au
Distanza: 54514615 km
Distanza dal Sole: 0.727613028 au
Distanza dal Sole: 108849360 km
Velocità: 34.8km/s
Angolo di posizione: 19.0
Inclinazione del polo: 3.6
Inclinazione solare: 1.9

Dati raccolti da Cartes Du Ciel.


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Gli scatti che “Segnano il tempo” – PhotoCoelum

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Ecco gli Scatti scelti fra i tanti caricati in PhotoCoelum online

e pubblicati nel numero 263 di COELUM ASTRONOMIA.

Resteranno INDELEBILI per gli anni a venire.

(estratto dal cartaceo n°263 Coelum Astronomia)

Nelle immagini a seguire le anteprime degli scatti pubblicati nella Sezione PhotoCoelum di COELUM ASTORNOMIA n° 263 a breve in spedizione.

Grazie a: Omar Cassanti,  @lorenzo-busilacchi, @morenopicchiMoreno, @patti, @stellinanew, @davidem27, Gianni Melis, @salvo-lauricella, @machalley e Attilio Bruzzone, @alessandromezzera, @angelomeduri e @amastelli @andrealosi @galassia60,

La Galleria su carta lucida formato 23×28 cm è su Coelum Astronomia 263 IV Bimestre 2023.

NON PERDERE IL CONCORSO COELUM!

 

Macchia Solare fotografata casualmente dall’Elba

Scatto con Nikon Macchia AR3310 lavorata in Camera Raw di Gian Carlo Diversi

L’enorme macchia solare  AR3310
ripresa in uno scatto fotografico

 

Nell’immagine in copertina di Gian Carlo Diversi appare con sorpresa uno strano alone della parte bassa del Sole.

Lo scatto è stato ripreso l’11 luglio 2023 dalla spiaggia di Naregno nel comune di Capoliveri (Isola d’Elba) e dopo alcune verifiche nell’ombra è stata riconosciuta la macchia AR3310 che nei giorni scorsi ha fatto tanto parlare di se anche per le sue enormi dimensioni.

Secondo l’autore, che osserva quasi quotidianamente il Sole sempre all’alba, sono state le condizioni meteo e del luogo, particolari di quella mattina, a rendere possibile la ripresa e senz’altro ha influito anche l’umidità dell’aria influenzata da correnti più fresche residue delle instabilità proprio di quei giorni.

Macchia AR3310 di Gian Carlo Diversi

Macchia AR3310 di Gian Carlo Diversi

Gli scatti prodotti sono stati una quindicina tutti in formato raw, di cui l’autore ci mostra quelli in post produzione in camera-raw dando il valore del bianco in automatico per rendere la luce del Sole il più fedele possibile.
Lo scatto isolato del Sole invece è stato lavorato sempre in camera raw, ma questa volta  per poter, nei limiti del possibile, evidenziare al massimo la grandezza della macchia solare.
Lo scatto è a mano libera ma ci sarebbe stato il tempo per utilizzare un cavalletto, peccato non averlo con se.
La strumentazione:
Macchina: NiKonD3200
Data: 07/11/2023
Ora: 05:55
Tempo: 1/500
Diafr: f/8
Iso: 200
300mm
Nikkor 55/300mm f/4,5-5,6
Alcuni esperti collaboratori di COELUM, opportunamente consultati hanno considerato lo scatto assolutamente plausibile visto l’eccezionalità dell’evento.