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14 Dicembre 2019
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Editoriale – Coelum n.157 – 2012

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Dev’essere in atto una deriva psicologica che porta i nomi più in vista dell’astronomia a dichiararsi in qualche misura scettici in materia di ricerche di civiltà extraterrestri. La cosa, a pensarci, è davvero molto strana. C’è stato un tempo in cui gli astronomi facevano a gara nel professare una naturale fiducia nella diffusione della vita nell’universo e a immaginare in quanti modi strani potesse manifestarsi sugli altri pianeti alla luce delle scarse conoscenze di allora.
Nel 19° secolo la popolarità del concetto di “pluralità di mondi” raggiunse il suo culmine, divenendo materia di conversazione e di lettura anche nelle classi meno istruite, mentre nei libri gli studiosi discettavano su come riuscire a comunicare con gli abitanti di Marte tramite fuochi accesi nei deserti (von Littrow, 1819) o sulla probabile struttura socialista della società marziana (Schiaparelli, 1895). Ma anche in tempi più vicini a noi, ad esempio durante la grande opposizione del 1956, poco più di 50 anni fa, si pensava che i cambiamenti di albedo sul pianeta rosso seguissero i cicli stagionali della vegetazione.
E questa inarrestabile fiducia nella “vita ovunque” era maturata per di più in un contesto di grande povertà scientifica per ciò che riguardava le conoscenze specifiche del problema. A quel tempo infatti, poco si sapeva della smisurata dimensione dello spazio, dei miliardi di stelle e dei miliardi di miliardi di galassie, né si sapeva ancora di biochimica e di mattoni della vita veicolati da comete ed asteroidi, di panspermia, di pianeti extrasolari…
Oggi che tutto questo è conosciuto e che i segni, se non gli indizi, sono ovunque intorno a noi, succede invece che una frangia piuttosto nutrita di astronomi, perfino coinvolti in progetti di ricerca SETI (come ad esempio lo stesso Paul Davies, il notissimo fisico autore del libro che presentiamo in questo numero), si lasci andare a un manifesto scetticismo sulla possibilità che nell’universo esista qualche altra forma di intelligenza simile alla nostra.
L’effetto nel leggere certe dichiarazioni, abbastanza straniante, è quello che probabilmente si avrebbe nel sentire il Papa annunciare al mondo la perdita della fede, con l’aggravante per gli astronomi dell’abbandono selettivo del metodo scientifico.
Tanto che – come azzardato all’inizio – verrebbe da bollare certi “outing” come l’inconscio (si spera) tentativo di prendere le distanze da un’opinione ormai troppo “popolare”. Perché lo ammetterete, sentire oggi, nel XXI° secolo, uno scienziato parlare di “unicità” a fronte di un “silenzio” di cui abbiamo una parzialissima consapevolezza soltanto da mezzo secolo, provoca la sgradevole sensazione di avere a che fare con una scelta filosofica regressiva piuttosto che con una convinzione scientifica.
Giovanni Anselmi

Avviso ai lettori:
Come avrete sicuramente notato, la tradizionale campagna abbonamenti natalizia (pag. 38-39) è stata prorogata oltre il termine prefissato del 31 gennaio. Il nuovo anno ha infatti portato, per i motivi che stanno purtroppo sotto gli occhi di tutti, l’ineluttabile necessità di un aumento del prezzo di copertina. Inutile dire che è dal 2004 che tenevamo il prezzo a 6 euro e che… eccetera eccetera. Diremmo solo cose note. La nota positiva è però che il prezzo di Coelum non aumenterà subito e senza preavviso; anzi, la proroga delle offerte sugli abbonamenti è stata pianificata proprio per permettere al maggior numero di lettori di non subire passivamente l’aumento
e consentire quindi loro la lettura a prezzo ridotto per un altro anno, due o addirittura tre. Questo possiamo fare e lo facciamo volentieri! Grazie a tutti voi.

Editoriale pubblicato su Coelum n.157 - 2012.

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