Panorama Mosaico: APP per foto panoramiche
Dopo diverse ore di esperienza sul campo, l’autore dell’articolo Gabriele Iocco, ha ideato e realizzato l’app Panorama Mosaico per facilitare il lavoro degli appassionati di Astrofotografia Paesaggistica.
Benché esistano in commercio teste panoramiche che applicate su un treppiedi sono progettate proprio per la realizzazione di foto panoramiche e che fanno egregiamente il loro lavoro, l’applicazione che ho voluto sviluppare è un’alternativa gratuita e anche molto comoda dato che oramai abbiamo il nostro smartphone sempre con noi.
Ho iniziato a fare foto panoramiche circa due anno fa e man mano che prendevo confidenza con la tecnica è sorto in me il desiderio di creare panoramiche anche notturne includendo le stelle. Di notte però le condizioni di scarsa luminosità contribuiscono ad aumentare la difficoltà, poiché non siamo in grado di vedere cosa sta inquadrando effettivamente la nostra macchina fotografica. L’idea quindi è stata creare un’app che aiuti ad orientare la macchina fotografica di volta in volta nella giusta direzione catturando i fotogrammi che andranno a comporre il nostro mosaico.
Una volta scaricata dal playstore e avviata, l’app ci mostra le info sul suo funzionamento, dopodiché entriamo nella schermata d’inizio dove dobbiamo inserire tre informazioni che riguardano: il tipo di sensore utilizzato dalla nostra macchina fotografica, la lunghezza focale dell’obbiettivo e la percentuale di sovrapposizione che dovranno avere le nostre immagini [fig.1].

Cliccando su tasto “Calcola” l’app calcolerà il FOV (angolo di campo inquadrato dall’accoppiata sensore/lunghezza focale) sia orizzontale che verticale, ad esempio se il sensore è FullFrame e la lunghezza focale 135mm, il FOV orizzontale sarà di 15.28°. Interpretare un simile dato è abbastanza semplice, avere un FOV di 15.28° significa che ogni scatto che andremo a catturare comprenderà una porzione di paesaggio relativa ad un angolo di 15.28°. Proseguendo, se si è optato per una percentuale di sovrapposizione pari al 50% vuol dire che ogni nuova immagine acquisita dovrà avere il margine sinistro coincidente con il centro dell’immagine precedente [fig.2].

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Il passo dunque con cui ruotare la macchina fotografica posta sul cavalletto sarà di 7.64° (la metà del valore precedente e indicato alla voce “Spostamento orizzontale in gradi”. Tutti i valori calcolati sono mostrati nella schermata successiva a cui il tasto “Calcola” rimanda [fig.3]

La nuova schermata mostra alcune informazioni riassuntive nella parte superiore indicando il tipo di sensore, la lunghezza focale, il FOV orizzontale e verticale e la percentuale di sovrapposizione delle immagini; più i valori calcolati per i gradi di spostamento in orizzontale e in verticale che dovremo misurare muovendo la nostra macchina fotografica.
Nella parte centrale della schermata ci sono due icone selezionabili, che indicano quale direzione stiamo seguendo nella creazione del nostro mosaico (destra-sinistra oppure alto-basso); e un cursore rosso verticale lampeggiante da utilizzare come feedback visivo (in aggiunta anche un feedback acustico) durante l’acquisizione delle immagini. Il cursore infatti diventerà verde e fisso nel momento in cui orienteremo la macchina fotografica nella giusta direzione, suggerendo quando sarà possibile scattare. È stata introdotta una barra orizzontale verde per mettere in bolla lo smartphone.
In basso cliccando su Start l’app memorizzerà due informazioni: la sua direzione rispetto al nord tramite la bussola integrata nello smartphone e l’inclinazione del telefono rispetto al suo asse longitudinale. La posizione dettata dalla bussola sfruttiamo sarà utile per effettuare i movimenti destra-sinistra, l’inclinazione lungo l’asse longitudinale invece per i movimenti alto-basso. Contemporaneamente sono indicate anche la direzione dello smartphone e la sua inclinazione istante per istante.
Con questi due parametri, oltre al FOV calcolato in precedenza, possiamo iniziare a scattare i vari frame che andranno in fine a formare l’immagine panoramica.
Personalmente mi trovo più a mio agio iniziando a scattare da sinistra verso destra per poi “salire” di un passo verso l’alto e tornare indietro verso destra[fig.4].

Sempre nella schermata Start abbiamo anche due valori, espressi anche questi due in gradi, “Direzione bussola al cambio direzione” e “Inclinazione verticale al cambio direzione”.
Questi valori indicano la posizione e l’inclinazione dello smartphone nel momento in cui abbiamo cliccato su una delle due frecce di movimento.
Vuol dire che se ad esempio siamo passati dal movimento sinistra/destra al movimento alto/basso, dobbiamo inclinare lo smartphone solo verticalmente e dobbiamo stare attenti a non cambiare la direzione bussola del telefono, in questo caso il parametro da prendere come riferimento è “Direzione bussola al cambio di movimento”. Ma sempre in questo esempio, se durante il movimento verticale lo smartphone cambierà la direzione bussola avremo un allert di colore rosso che ci indicherà: “Attenzione stai cambiando direzione!”.
Il tasto “Back” in basso a sinistra invece riporta alla schermata iniziale dell’app e resetta anche i parametri.
Prima di iniziare la raccolta degli scatti è necessario compiere alcune operazioni preliminari. Innanzi tutto posizioniamo lo smartphone sulla nostra macchina fotografica, colleghiamo la macchina fotografica ad un cavalletto e mettiamo il cavalletto in bolla.
Allestire la strumentazione prima che faccia buio è un vantaggio sia per evitare di far cadere gli strumenti in maniera accidentale sia perché la presenza di luce di offre la possibilità di controllare velocemente quale porzione di cielo andremo di fatto ad inquadrare anche senza scattare utilizzando sia il mirino ottico che il display della macchina fotografica e muovendo semplicemente la strumentazione [fig. 5 e 6].


L’accuratezza dei movimenti è impostata al decimo di grado, poi comunque entra in gioco la precisione del sistema hardware del proprio smartphone (bussola e sensori di movimento).
Per quanto riguarda invece l’attivazione degli allert “Attenzione stai cambiando direzione!” e
“Attenzione ti stai inclinando troppo verticalmente!” è impostato un margine di flessibilità di 0.30° in modo da rendere più semplice il flusso di lavoro.
Ad esempio se il valore da tenere in considerazione è 15°, tutti i valori compresi tra 15° e 15.3° sono ammessi.
È raccomandato avere un supporto stabile (cavalletto stabile) sul quale posizionare macchina fotografica e smartphone [fig.7], sia per limitare il margine di errore a valori molto piccoli e sia per avere immagini ferme e stabili specialmente durante le lunghe esposizioni.
L’applicazione è stata testata per 5 mesi scattando immagini panoramiche di giorno e in special modo di notte, anche perché è proprio nel buio della notte che l’app Panorama Mosaico ci corre in aiuto. In questa lunga fase di test e di debug ciò di cui è stato importante tener conto e l’obiettivo di rendere l’app intuitiva partendo in primis dalla User Interface (Interfaccia utente) così che risulti il meno macchinosa e più chiara possibile.
ATTENZIONE: Per non vanificare il supporto offerto dall’app nel complesso del risultato finale, il consiglio è quello di prestare molta attenzione alla qualità degli scatti che via via, nello spostamento, si registrano. In alcune immagini ad esempio è meglio optare per un’esposizione lunga e la ISO bassissima per avere un miglior rapporto segnale/rumore, il guadagno sarà anche in un più facile lavoro di photomerge di post produzione. Infatti se il cielo ha poche stelle ed è molto scuro il software non riesce ad assemblare le immagini, avendo invece ogni singola immagine una buona luminosità e in aggiunta anche la “strisciata” delle stelle, si può dire che ogni scatto rappresenti uno startrail, il lavoro di assemblaggio sarà facilitato.
L’app è per ora disponibile solo in store Android e eventuali versioni per altri sistemi operativi sono al vaglio.
Alcuni lavori eseguiti con l’app Mosaic Pan
Numero scatti del mosaico: 9
Tempo esposizione per ogni scatto: 30 sec a 3200 ISO f4 per evitare di avere le stelle “allungate”.
Macchina fotografica: Canon 6D modificata fullspectrum
Filtro anti inquinamento luminoso: Optolong Lpro
Obiettivo: Samyang 14 mm. CREDITI: Gabriele Iocco
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Numero scatti del mosaico: 27
Tempo esposizione per ogni scatto: 420 sec a 100 ISO f4.
Macchina fotografica Canon 6D non modificata
Filtro anti inquinamento luminoso: No
Obiettivo: Samyang 135 mm.
CREDITI: Gabriele Iocco

Numero scatti del mosaico: 12
Tempo esposizione per ogni scatto: 5 sec a 4000 ISO f4 per evitare di avere le stelle “allungate”.
Macchina fotografica: Canon 6D modificata fullspectrum
Filtro anti inquinamento luminoso: Optolong Lpro
Obiettivo: Samyang 135 mm.
L’articolo è pubblicato in COELUM 265 VERSIONE CARTACEA















Nane Bianche




Nucleo Interno
































Il centenario di una delle sue scoperte più importanti ci offre l’opportunità di guardare da vicino il lavoro straordinario di Edwin Hubble. I suoi studi rivoluzionarono nel secolo scorso la nostra conoscenza del cosmo al pari di quanto fecero Copernico e Galileo tra 1500 e 1600. Possono la scienza e la tecnica restituirci non solo maggiore conoscenza della realtà che ci circonda, ma anche senso e significato? È buona cosa che qualunque disciplina non risponda a domande che non sono pensate per quella disciplina e che stia, per dirla con parole proprie, nel suo statuto epistemologico. Tuttavia è possibile, se non auspicabile, che le scoperte della scienza ed i traguardi della tecnica, spingano tutti e chiunque a riflettere sul significato della vita e sulle grandi domande umane. Diversamente la scienza e la tecnica rischiano di essere solo a servizio del potere, e rivestite di una presunta neutralità, che non hanno mai avuto davvero, essere concluse in sé stesse. Analoghe considerazioni si possono fare della vita e del modo di fare scienza delle donne e degli uomini che hanno accompagnato l’umanità nel viaggio del sapere, perché le persone e le scoperte che hanno fatto restano sempre un tutt’uno nel fluire della storia. Quando si tratta di esplorazione dello spazio, cielo profondo, fisica ed astrofisica, tutto sembra ancora più favorevole ed invitante.
L’astronomo americano nel descrivere la sua scoperta straordinaria sceglie di condividerne gli onori con il suo telescopio ed in modo quasi commuovente. Così scrive nel 1932 in The Realm of the Nebulæ, una raccolta di lezioni tenute nell’ambito delle Silliman Memorial: “Lo strumento che ha definitivamente stabilito l’identificazione e ampliato il dominio della conoscenza concreta di mille milioni di volte è il telescopio Hooker, il riflettore da 100 pollici dell’Osservatorio di Mount Wilson della Carnegie Institution di Washington. È il più grande telescopio in funzione, ha il maggior potere di raccolta della luce e penetra alla massima distanza. Per questi motivi, definisce l’attuale estensione della regione osservabile dello spazio e ha contribuito i dati più significativi allo studio della regione come campione dell’universo. In riconoscimento del ruolo unico che il telescopio da 100 pollici ha svolto nel progresso della ricerca sulle nebulose, le illustrazioni in questo libro sono quasi tutte riproduzioni di fotografie scattate con il grande telescopio”.





















































































































Dieci minuti intensi in cui ci chiedevamo che animali fossero in un mix di eccitazione e paura mentre cercavo di immortalarli in uno scatto ad alti ISO. Solo riguardando lo scatto ci siamo resi conto che si trattava di un cervo femmina, anzi due, e quei 2 sguardi rossi e terrificanti erano solo il riflesso delle nostre RedLight nei loro occhi.




Molti astrofili, e io sono uno di quelli, quando possibile amano andare a fare osservazioni e fotografie sul campo, ed è veramente emozionante riuscire a vedere un cielo molto più buio di quello che abbiamo normalmente nelle nostre città.
Si percorrono decine e a volte centinaia di km sulla propria auto con tutta la pesante attrezzatura per andare in luoghi specialmente montani, ma una volta arrivati a destinazione si è “carichi” perché il paesaggio con poco inquinamento luminoso permetterà di catturare scatti unici.
Ma a volte le emozioni non arrivano solo dal cielo. Col buio alcuni animali selvatici si possono avvicinare curiosi, attratti dalle lucine della nostra attrezzatura e dal computer collegato al telescopio. Se siamo poco distanti da qualche paesino è facile trovare qualche gatto o cane girovagare.
Ma voglio raccontarvi una mia esperienza che in un secondo si è tramutata da motivo di spavento a bellissima sorpresa. Una sera estiva ho trovato una postazione tranquilla vicino alle cave di marmo di Carrara e mentre stavo riprendendo col telescopio ho piazzato anche il cavalletto con l’astro inseguitore e reflex per fotografare la Via Lattea ben visibile. Dopo qualche minuto ho sentito uno strano odore ma non capivo cosa fosse, prima non c’era. Finita la sessione con la reflex smonto il cavalletto.
Nel toccarlo noto che è molto appiccicoso e sento ancora quello strano odore. Boh, mi risiedo in postazione telescopio e dopo un attimo mi sento “toccare” la sedia da dietro. Con un salto e un urlo mi alzo, accendo la luce frontale e chi trovo? Una bellissima volpe che naturalmente si è spaventata più di me! L’odore acre che sentivo era la sua urina, io avevo invaso il suo territorio, e per farmelo capire aveva bagnato il cavalletto (e anche un po’ smangiucchiato). Ma poi la sua curiosità ha preso il sopravvento e da lì è nata la nostra amicizia con diverse visite nelle sere successive, puntuale verso mezzanotte, veloce giretto e poi via nella boscaglia. L’urina di volpe ha un odore molto acre e per questo è usata (venduta anche dal più noto sito di vendite online) per tenere lontani altri animali.
Premetto che sarebbe sempre meglio fare le uscite itineranti in compagnia, ma se si è da soli è sempre meglio prendere delle precauzioni. Ad esempio, dopo quella esperienza, quando sono seduto metto sempre la sedia con lo schienale contro la mia auto, in modo da avere protezione, e poi comunque a Campo Cecina o alle cave di Carrara, dove vado nelle serate estive di vacanza, c’è sempre qualche camper di escursionisti nelle vicinanze (a volte anche troppi).
Nel silenzio della notte si sente solo il fruscio del vento e ogni verso di animale, anche in lontananza, ci fa drizzare le orecchie. La prima volta nel sentire il guaito della volpe verrebbe voglia di tornarsene a casa, ma poi per fortuna ci si fa l’abitudine.
Capita di sentire rumore tra le fronde degli alberi e illuminando velocemente non è raro scorgere scoiattoli che mangiano le ghiande o uccelli che si alzano in volo. Anche in mezzo all’erba o alle rocce possiamo notare puntini bianchi luminosi, sono gli occhi dei nostri amici a 4 zampe che riflettono la luce della pila. Un fruscio e uno strano rumore vicino ad un ammasso di foglie una volta mi hanno voltato verso un cinghialino che cercava il suo pasto notturno, è scappato appena l’ho illuminato, chissà la sua mamma dov’era! In lontananza qualche ululato l’ho sentito da Campo Cecina, i lupi sugli Appennini sono abbastanza comuni ormai, ma non mi è mai capitato di scorgerne uno neanche durante il tragitto.
A giugno-luglio possiamo trovare molte lucciole a farci compagnia anche molto vicine. Ad essere sinceri il coleottero non è granché bello da vicino, è sempre attratto dalle nostre lucine e dal monitor del pc portatile e a volte ne possiamo individuare un bel numero nelle vicinanze. Quale occasione migliore per scattare foto a posa lunga con la reflex dove le luci intermittenti di decine di lucciole formano combinazioni fiabesche?
Un’altra occasione particolare si è presentata nello scorso luglio, quando un gatto semi selvatico mi è passato improvvisamente a tutta velocità sotto il treppiede del telescopio toccando i cavi di ripresa (ho dovuto rifare l’allineamento alla Polare perché si era leggermente spostata la montatura!). Ma la sorpresa quale è stata? Poco dopo me lo sono ritrovato vicino con un topolino di campagna in bocca a titolo di dono o trofeo. Purtroppo la vita del topolino è durata poco, ma questa è la natura…..
Una serata sul campo va vissuta con attenzione e ci può dare l’occasione di incontrare e fotografare, anche se con difficoltà, animali che altrimenti difficilmente potremmo vedere liberi nel loro habitat. Nel ritorno a casa a notte fonda, si possono scorgere a bordo strada vicino al bosco, procioni, istrici, volpi, cerbiatti, gli immancabili cinghiali, anche rospi! Una volta ho fermato l’auto per far attraversare un gruppetto di piccolissime volpi.
Normalmente questi animali scappano veloci ma a volte restano abbagliati dai nostri fari, e allora telefonino o macchina fotografica sempre pronta col flash impostato.
Qualche avvertenza che dobbiamo assumere per non incorrere in situazioni che potrebbero essere potenzialmente pericolose:
Per concludere, la bellezza di una serata di osservazione e/o astrofotografia in mezzo alla natura può riservare grandi sorprese e magari qualche piccolo spavento, ma sicuramente con la dovuta prudenza può risultare emozionante e indimenticabile. Se poi ci siamo divertiti a fotografare la Via Lattea e per qualche ora anche una bella nebulosa cosa vogliamo di più?



























