ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani
SKYLIVE con UAI Rassegnastampa e cielo del mese – Quarto giovedì del mese a cura di Stefano Capretti.
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La mattina del 26 novembre bisognerà alzarsi presto, ma al netto delle solite sfortune meteo ne varrà sicuramente la pena.
A partire dalle 6:30, infatti, alti circa +7° sull’orizzonte di est-sudest saranno visibili Mercurio (mag. –0,7) e Saturno (+0,7) separati soltanto da 23′ nei pressi della stella alfa Librae! Tanto “vicini” che si dovrà attendere il 28 febbraio del 2024 per avere la possibilità di assistere a una congiunzione ancora più stretta.
L’altro motivo per alzarsi così presto è rappresentato dalla presenza nello stesso tratto di cielo di ben due comete, la ISON e la 2P/Encke, anche se ormai vista la vicinanza al perielio della ISON e quindi la luminosità del cielo, risulteranno difficilmente osservabili…
27.11: “Ultime dal sistema solare“ di A. Galegati.
Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it
24.11, ore 10:30: Osservazione del Sole.
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ULTIMO AGGIORNAMENTO 20/11
Le ultime osservazioni del 19/11 (nel grafico indicate dai pallini blu, cliccare l’immagine per ingrandire) danno la ISON intorno alla 5a magintudine, quindi visibile ad occhio nudo. Rispetto all’aumento seguito all’outburst del 18 novembre per il momento non sono state segnalate sostanziali modifiche della luminosità, c’è però da tener conto che l’avvicinarsi della cometa al perielio rende sempre più difficile l’osservazione e la ripresa da parte degli appassionati. (Fonte www.isoncampaign.org – Grafico a cura di Matthew Knight). |
24-25-26 novembre A quattro giorni dal perielio le due comete sorgono appaiate dall’orizzonte di est-sudest, separate da soli 1,6° e vicinissime (4°) alla coppia Mercurio-Saturno: orario consigliato, a partire dalle 6:30.
Il 26 novembre i due pianeti saranno alla minima distanza angolare, con le due comete situate 7° più in basso rispetto all’orizzonte. L’elongazione dal Sole sarà però davvero minima, ed è quasi inutile ricordare che la piena osservabilità dell’evento sarà legata alla luminosità delle due comete, nonché alle condizioni di trasparenza del cielo.
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Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com
22.11: “Alla ricerca di una nuova Terra: viaggio tra gli esopianeti scoperti” di Paolo D’Avanzo.
Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it
22.11: Osservazione della volta stellata.
Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
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22.11, ore 11:00: presso i Licei Einstein-Leonardo da Vinci a Molfetta (Ba).
info@saitpuglia.i
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22.11, ore 16:00: presso il Liceo Scientifico G. Salvemini di Bari.
info@saitpuglia.i
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22.11: ”Invito al firmamento“.
Per info: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it
22.11: “Lampi di Raggi Gamma: colossali catastrofi cosmiche” di Mauro Merzaghi.
Per info e iscrizioni: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it
22 e 29.11, ore 19:00: AstroKids “Costruiamo la cometa“. Si consiglia la partecipazione a bambini di età superiore ai 5 anni e di portare indumenti adatti a proteggersi dall’umidità durante l’osservazione con i telescopi. Posti limitati, prenotazione obbligatoria.
Info: Tel. 06 94286427 – diva@oa-roma.inaf.it
www.oa-roma.inaf.it
21.11, ore 16:00: presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci a Fasano (Br).
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19.11: “Viaggio dentro le stelle“ di O. Spazzoli.
Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
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15.11: “Scienza e religione della ‘Storia dell’astronomia’ del giovane Leopardi” in collaborazione con la Società Dante Alighieri, ingresso libero.
Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
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15.11: ”Le galassie perdute”.
Per info: osservatorio@serafinozani.it
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15.11: “Visione Notturna – dal cinema muto all’astronomia contemporanea” a cura di ricercatori presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri.
Info: Tel. 06 94286427 – diva@oa-roma.inaf.it
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13.11: “Galileo discepolo di Archimede: i fondamenti archimedei della scienza galileana” di Michele Camerota.
www.museicapitolini.org
13.11: “Leonardo e Archimede”, D. Laurenza.
www.museicapitolini.org
12.11: “Decimo pianeta: dai sumeri ad oggi, cosa c’è là in fondo al Sistema Solare?” di C. Balella.
Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
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10.11, ore 15:00: “Il racconto del cielo per grandi e piccini” (al planetario) e osservazione del Sole.
Se siete interessati a una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
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09.11: “ISON: una cometa sopra di noi”.
Se siete interessati a una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
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Come anticipato sulla rivista (vedi Coelum 173 pag. 19) pubblichiamo online le “contro repliche”, e i commenti dei lettori, arrivate in redazione a seguito dell’articolo di Alberto Cappi Qualche chiarimento sulle Cosmologie Alternative, pubblicato in tre puntate (vedi link più in basso) e che ha affrontato il difficile compito di analizzare le argomentazioni delle teorie cosmologiche alternative contro l’attuale Modello Standard.
Le idee espresse in questi interventi non sono necessariamente condivise dalla nostra redazione, ma abbiamo comunque ritenuto doverosa la pubblicazione per intero delle varie argomentazioni espresse nella convinzione che, assieme agli articoli pubblicati sulla rivista (di cui riportiamo un corposo elenco in calce), possa aiutare i lettori nello sviluppare un’opinione consapevole sui problemi che attraversano l’odierna Cosmologia.
Questi i link della presentazione delle tre parti dell’articolo di Alberto Cappi:
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Qui di seguito invece i link per leggere i contributi arrivati (o che arriveranno, la pagina verrà aggiornata man mano) sul tema, e l’elenco completo degli articoli pubblicati in passato. Sarà possibile commentare direttamente nelle pagine relative ai singoli interventi.
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I numeri arretrati sono acquistabili subito:


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Anche questo mese la rubrica ha trovato facilmente la sua regina. Certo, in questo caso il nome ha aiutato, ma sentirete tra poco che il titolo, dovuto anche per motivi prettamente astronomici, è del tutto meritato.
Sto parlando di (216) Kleopatra, e immagino che la storia di questo asteroide sia ormai bene conosciuta dai miei lettori; anche perché, per effetto della notorietà di cui gode per la sua forma così strana, quasi ogni sua opposizione viene commentata anche su questa rivista. Comunque, per riassumere brevemente, Kleopatra fu scoperto il 10 aprile 1880 a Pola dall’astronomo austriaco Johann Palisa, ma fu solo negli scorsi anni Ottanta che la sua disordinata curva di luce suggerì l’ipotesi che fosse formato da due asteroidi praticamente a contatto; il che fu poi confermato nel 1999 all’Osservatorio cileno di La Silla quando il 3,5 metri, assistito da un sistema di ottica adattiva, permise di risolverlo nella famosa forma a “osso di cane” ribadita da alcune modellizzazioni realizzate su immagini radar ottenute ad Arecibo. […]
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LunaSole e PianetiCometeAsteroidi
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Difficile crederlo, ma esiste anche un altro grande asteroide che si comporta allo stesso modo (di Bamberga, vedi Coelum 173 e 174), e per di più negli stessi anni! Sto parlando di (505) Cava, un pianetino di discrete dimensioni scoperto il 21 agosto 1902 dall’allora giovane astronomo americano Royal Harwood Frost (1879-1950), distaccato per conto dell’Harvard University alla stazione astronomica di Arequipa (Perù). […]
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Egregio dottor Cappi,
se bastasse un bigino per archiviare in tre puntate (Coelum 171, 172, 173) una controversia che ha impegnato per tutta la vita astronomi del calibro di Eleanor Margaret Burbidge, Geoffrey Burbidge e Halton Arp, allora le sue osservazioni in Alta Provenza sarebbero sulla bocca di tutti. Ma se “i lettori alle prime armi” a cui lei si rivolge desiderano farsi un’opinione meno angusta e più rispettabile delle interpretazioni cosmologiche alternative, possono andarsi a cercare nel web la “Open Letter to the Scientific Community” apparsa sul New Scientist del 22 aprile 2004 per trovarvi, con le motivazioni, anche un gran numero di nomi sorprendenti. Se poi non temono lo choc culturale, possono leggere le ultime esternazioni di Margherita Hack (“Il perchè non lo so”, Sperling & Kupfer, 2013) in cui la nostra scienziata, dopo sessant’anni di articoli, libri e conferenze a sostegno del Big Bang, si consegna a un universo infinito nel tempo e nello spazio, “che sempre è esistito e sempre esisterà”.
Lei non avrebbe mai dovuto trattare in modo così sommario e superficiale alcuni dei più noti (e non risolti) casi di redshift discorde. Quando, eludendo anche la sintassi, afferma che “il Quintetto di Stephan è un caso risolto e che non c’è in questo caso alcun redshift anomalo”, proprio i lettori alle prime armi meriterebbero di capire perchè è così facile spiegare discordanze di 1000 km/s (NGC 7318 A e B, NGC 7320 C) e così difficile accettarne dell’ordine di 5000 km/s (NGC 7320).
Nell’inverosimile concentrazione di “scherzi di prospettiva” che si accaniscono sul Gruppo di Stephan dal 1960, è scandaloso che non trovi nemmeno una menzione il quasar con z=2.11 scoperto in prossimità del nucleo di NGC 7319 (ApJ, 620, 2005), né il filamento luminoso in Ha con redshift equivalente a 6500 km/s che si staglia senza troncature sul disco di NGC 7320 (785 km/s), filamento che dovrebbe allora trovarsi DIETRO, non DAVANTI alla galassia presunta di primo piano (Gutierrez, Corredoira, Prada e Eliche, ApJ, 579, 2002). Evidentemente per chi si è inventato un’intera scienza moltiplicando incondizionatamente gli spostamenti verso il rosso per la velocità della luce, è del tutto naturale far passare per scoperta l’ipotesi di un “intruder” periodico in grado di rinfocolare le violente interazioni che si osservano nel Quintetto. Se intende promuovere la congettura a scoperta scientifica per il fatto che è stata suggerita da un ex-collaboratore di Arp (J. Sulentic), allora non solo i lettori alle prime armi potrebbero cominciare a storcere il naso.
Poiché mi aspetto che Coelum tuteli l’integrità della mia replica ma non lo spazio che necessiterebbe per dibattere gli altri casi così grossolanamente abbozzati, mi limiterò a una foto che compare a pag.21 del numero 171 che merita assolutamente una precisazione. Vi sono mostrate con altri oggetti le due galassie NGC 191 e IC 1563 che sono note da molto tempo per avere all’incirca lo stesso redshift z=0.020. Nella caption si legge però che “è bastato all’autore dell’articolo di prendere una misura precisa dei due redshift per avere una perfetta corrispondenza nella velocità di recessione dei due oggetti, e ciò a fronte di una letteratura che da anni catalogava l’oggetto (?) Arp 127 come un caso di redshift anomalo”. Se presumo che sia lei l’autore di questa didascalia, devo domandarle di che parla e a quale “letteratura” fa riferimento. Arp descrive questa configurazione nel suo Atlas (che non è una raccolta di oggetti “singoli”) semplicemente come “close and perturbing galaxies”: vogliamo allora evidenziare con una freccia a beneficio dei lettori che non intendono confondere i redshift anomali con gli errori di Catalogo qual’è il terzo oggetto con mag.18.3 (di cui Arp non parla) e con redshift z=0.046 equivalente a 13652 km/s?
Dopo il “mistero” delle galassie a guscio segnalato nei Pesci (Coelum 157, 161, 163, 165), le scie congruenti di materia così ben fotografate nel Quintetto di Stephan (Coelum 171 pag.17) e ora con la segnalazione dell’oggetto (APMUKS – BJ – BOO 3628.87.091656.7) nel campo di NGC 191 e IC 1563 (Arp 127), il suo “prontuario” contro le interpretazioni alternative sta diventando sempre più contraddittorio! E quando fraseggia “che si limita a togliere qualsiasi significato alle argomentazioni di Arp cominciando col dire che la distanza cosmologica degli ammassi di Abell è del tutto corrispondente al redshift delle componenti” (Coelum 172 pag.23), o gli scostamenti che si riscontrano sono reali o lei parla a casaccio. E’ del tutto ovvio che il redshift degli ammassi equivale a una distanza solo se la loro distanza corrisponde ai redshift che si rilevano, ma perfino i più inflessibili paladini della legge di Hubble ammettono qui deviazioni dell’ordine di 30000 km/s!! La conclusione evidente è che sebbene gli ammassi con galassie meno luminose tendono ad avere redshift più alti, non c’è l’ombra di una relazione di proporzionalità redshift-magnitudine apparente che possa legittimare un rapporto lineare con la distanza stessa di quegli ammassi (“Seeing Red”, H. Arp, pag.198).
L’invalidabilità osservativa della relazione di Hubble ha conseguenze drammatiche sulla genesi delle galassie e sulla loro distribuzione in ammassi. La più rilevante è che i nuclei stessi diventano meramente i luoghi di formazione della materia cosmica. Se la materia non proviene da un unico punto (Big Bang), allora deve provenire da tutti i punti: qual’è dunque il meccanismo universale e apparentemente ininterrotto che commuta il freddissimo “vuoto cosmico” in nascenti galassie e quasar? Sono questi solo alcuni fra i temi “tabù” dibattuti nel salotto californiano dei Burbidge a La Jolla, una specie di Radio Londra sulla Pacific Coast a cui partecipavano scienziati, intellettuali e appassionati di mezzo mondo.
Lei può alterare solo con un falso la condivisione profonda che ha legato per tutta la vita Geoff, Margaret e lo stesso Fred Hoyle a “Chip” Arp, per il quale i quasar e le galassie non si trovano alla distanza dei loro spostamenti spettrali. Nessuno di questi astronomi ha mai creduto al primo giorno della Creazione (Hoyle la chiamava “un’idea da preti”) e tantomeno che la radiazione di Penzias e Wilson rappresenti il residuo “fossile” di un’atavica esplosione che avrebbe originato dal nulla l’intero universo. Contrariamente a quanto lei lamenta a proposito delle tesi di Arp, è proprio la fisica dell’ ”inizio” che è completamente scollegata da ogni fisica. Se adesso questa radiazione non rappresentasse nemmeno”l’inizio dell’universo nella sua totalità”(Coelum 173, pag.17), è la stessa cosmologia del XX secolo che cede di schianto.
Alberto Bolognesi
> Leggi la Replica di Alberto Cappi
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Spettabile redazione di Coelum,
mi permetto di fare alcune critiche ad un vostro collaboratore che in un articolo sulle cosmologie alternative metteva a confronto in modo ingenuo e un po’ goffo l’astronomo Halton Arp con il filosofo Aristotele, basandosi sul semplice fatto che entrambi sono sostenitori di un universo considerato esistente da sempre. Essere paragonato ad Aristotele, uno dei più grandi geni dell’umanità, è tuttavia motivo di orgoglio e non di vergogna come invece traspare dall’articolo del vostro collaboratore. Il filosofo greco infatti si è occupato, durante tutto il corso della sua vita di logica, di metafisica, di biologia, di politica, di etica e anche di fisica. Il paragone però non è dei più felici perché Aristotele, come tutti i pensatori vissuti in quell’epoca lunghissima che va dall’antica Grecia fino alla metà del XIX secolo, pensa alla scienza come a qualcosa di vero e incontrovertibile. Nel medesimo segno dell’incontrovertibilità viene pensato il sapere scientifico anche da Copernico, Galileo e Newton. “Hypotheses non fingo” affermava con forza lo scienziato inglese.
Arp invece è figlio della rivoluzione epistemologica che considera la scienza come una disciplina ipotetica e controvertibile. Da qui la cura che l’astronomo americano ha sempre avuto per il calcolo delle probabilità. E’ importante notare che ogni sua ipotesi scientifica è sempre stata accompagnata da un accurato calcolo statistico. E’ però necessario dire che non tutti gli scienziati contemporanei hanno accettato tale rivoluzione epistemologica. Per esempio, Stephen Hawking crede ancora oggi che la scienza sarà presto in grado di farci conoscere “la mente di Dio”. Gli stessi Albert Einstein e Fred Hoyle, scienziati così diversi tra loro, non pensavano affatto che le teorie scientifiche fossero delle congetture. Il raffinatissimo pensiero epistemologico di Arp è dovuto da una parte alla sua onestà intellettuale e scientifica, dall’altra agli studi da lui compiuti e al clima culturale che respirava in casa.
La prima volta che io andai a trovare Arp a Monaco di Baviera, mi stupì per la vastità della sua cultura nei diversi campi del sapere come la filosofia, l’arte, la musica e la letteratura. Sapendo egli che mi occupavo di filosofia, mi chiese cosa pensassi del libro di Percy Bridgman intitolato “la logica della fisica moderna” e fu molto felice quando seppe che io avevo un’alta considerazione di tale opera e più in generale della corrente “operazionista”. L’operazionismo infatti non crede che la scienza indichi la verità ma pensa che la prassi e l’operare scientifico costruiscano in modo congetturale il sapere umano.
Posso quindi affermare con cognizione di causa che Arp è l’unico uomo di scienza da me conosciuto in grado di possedere competenze filosofiche di vasto respiro. Egli è riuscito a cogliere il nocciolo di quella radicale rivoluzione realizzata dal cosiddetto “pensiero negativo” nel corso del XIX e XX secolo.
Mi riferisco in primo luogo alla critica che pensatori diversissimi tra loro come Leopardi, Dostoevskij, Nietzsche e Mach hanno portato all’idea di verità incontrovertibile. Forse si tratta di un semplice caso, eppure Arp durante gli studi universitari compiuti a Harvard, aveva studiato a fondo il capolavoro di Fedor Dostoevskij “I fratelli Karamazov”. Dostoevskij lungo tutto il suo percorso culturale e letterario lottò con veemenza contro ciò che lui chiamava “il muro di pietra”, vale a dire l’idea che potesse esistere una verità incontrovertibile.
“Due più due uguale quattro è la morte” diceva il grande scrittore russo. “Due più due uguale quattro” smetteva di essere verità e diventava una semplice ipotesi di lavoro. Si può quindi affermare che Arp sia diventato per l’astronomia e per la cosmologia ciò che Dostoevskij e Nietzsche sono stati per la letteratura e per la filosofia. Mentre la stragrande maggioranza degli astronomi e dei cosmologi considera la legge di Hubble come un dogma, Arp al contrario considera tale legge un “muro di pietra” da abbattere. La rottura con l’idea di incontrovertibilità presente nel pensiero di Aristotele non potrebbe essere più radicale.
A proposito: la prassi consolidata di dividere gli scienziati e gli intellettuali tra ortodossi ed eretici è basata proprio sull’idea aristotelica di verità. Il rogo degli eretici non ci sarebbe mai stato senza questa idea. Il “muro di pietra” della verità incontrovertibile è la struttura su cui si basa quello che noi oggi chiamiamo “pensiero unico”.
Auguriamoci che la futura generazione di astronomi e di cosmologi sia in grado, come Arp è riuscito a fare, di cogliere la crisi interna al sapere scientifico e di riuscire a contrastare ogni forma di sapere assoluto.
Cordiali saluti,
Enrico Biava, co-curatore dell’edizione italiana di Seeing red
P.S. Il filosofo Friedrich Nietzsche affermava che non esistono “fatti” ma solo “interpretazioni”. Impedire la libera circolazione delle diverse interpretazioni privilegiandone una sola significa precipitare nel totalitarismo.
Il totalitarismo scientifico-cosmologico dei giorni nostri tende a promuovere un’interpretazione unica che pensa se stessa come verità. E se l’interpretazione diventa unica, essa cessa di essere interpretazione per diventare “il muro di pietra” di cui parlava Dostoevskij.
Un intelligente “allievo” di Nietzsche come Michel Foucault aveva capito che “il potere più che dall’esercizio repressivo-punitivo, trae la sua forza da meccanismi di censura e gratificazione in grado di avvalersi della connivenza dei sottomessi”. Tale analisi fenomenologica è validissima anche per la “microfisica del potere” presente nella prassi scientifica che oggi si attua sia nei grandi Osservatori astronomici che nelle piccole riviste specializzate.
Caro Sig. Biava,
la ringrazio per aver letto i miei articoli e per avermi inviato copia della sua lettera a Coelum.
Penso ci sia un equivoco: lei mi critica perché avrei paragonato “in modo ingenuo e un po’ goffo” Arp ad Aristotele. Le assicuro che il paragone non voleva essere irrispettoso. Ho, come lei, la massima stima di Aristotele, che è stato uno dei grandi geni della storia umana, e a riprova di ciò, e di cosa penso di certe affermazioni “filosofiche” di scienziati anche illustri, la invito a leggersi la mia recensione al libro di Hawking e Mlodinow, pubblicato sul Giornale di Astronomia e visualizzabile su questo sito.
Le assicuro anche che ho il massimo interesse e rispetto verso la filosofia, e la sua lettera presenta degli spunti interessanti su temi molto importanti e profondi. Mi lasci solo notare che a mio parere il “rogo degli eretici” non è una conseguenza dell’idea aristotelica di verità: pensando ad Ipazia, Giordano Bruno e tanti altri è chiaro che sono il fanatismo religioso e quello ideologico ad aver mietuto innumerevoli vittime.
Ma per quanto questi problemi siano profondi e interessanti, alla domanda se le galassie si trovino o no alla distanza che si deduce dal loro redshift assumendo che l’universo sia in espansione non possiamo rispondere attraverso la filosofia, ma solo attraverso il metodo scientifico. E tutte le numerose misure indipendenti confermano che le galassie si trovano alla distanza corrispondente al loro redshift: la legge di Hubble è dunque non un dogma ma un risultato delle osservazioni (benché nei modelli cosmologici relativistici sia effettivamente una conseguenza dell’ipotesi di omogeneità e isotropia dell’universo).
Le assicuro infine che l’idea di un totalitarismo scientifico-cosmologico è quanto di più lontano possa esserci dalla realtà dei fatti: credo non vi siano mai state in cosmologia tante ipotesi e teorie concorrenti come quelle che circolano attualmente (benché tutte riconoscano la validità della teoria del Big Bang).
Certo, nessuna teoria è mai definitiva e nessun sapere è assoluto, concordo con lei. Ma non tutti i saperi sono equivalenti o hanno uguale probabilità di rivelarsi corretti, e non vi può essere alcun progresso adottando quello che mi piace chiamare il “relativismo assoluto”. La Terra è sferica, non piatta, e le stelle non sono puntini luminosi attaccati ad una sfera celeste: non credo che neppure lei voglia mettere in discussione queste affermazioni. Ebbene, il fatto che più grande à il redshift, maggiore è la distanza di una galassia, è un’osservazione più complicata che richiede un bagaglio di conoscenze maggiore rispetto alle prove che la Terra è sferica: ma il “livello di incertezza” nei due casi, mi creda, è molto simile, anche se Arp non vuole ammetterlo.
La saluto cordialmente,
Alberto Cappi
08.11: “Navigando tra le acque del mare celeste (Pesci, Balena, Acquario, Eridano, Delfino)”.
Se siete interessati a una data non ancora pubblicata, info e prenotazioni: 327 7672984
osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
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08.11: “Astronomia dei Maya” di Valentina Bruschetti.
Per info e iscrizioni: didattica@amicidelcielo.it
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