Home Blog

CIAK – Oltre lo schermo. “L’ultima missione: Project Hail Mary”

Arrivato il periodo pasquale, sono finalmente riuscita a ritagliarmi qualche giorno di pausa dalle mille incombenze della routine; dopo tanto – a essere sincera, fin troppo tempo – sono anche tornata al cinema, stranamente su proposta del mio ragazzo. Ancor più stranamente, ha suggerito di andare a vedere “L’ultima missione Project Hail Mary”, un film di fantascienza, genere che a me piace molto, ma di cui lui fa in genere volentieri a meno; non me lo sono fatto ripetere due volte.

Non aspettatevi però una recensione dettagliata o un’analisi tecnica del film, perché non ne sarei all’altezza e sul web ci sono un sacco di content creator molto più qualificati per questo. Non mi soffermerò nemmeno troppo su quanto ci sia di scientificamente accurato: preferisco invece proporvi qualche pensiero sparso, nato in sala tra una risata e l’altra.

Sì, perché questo è un film in alcune parti davvero spassoso, di quelli che fanno piangere dal ridere; alcuni dei temi più interessanti si trovano talmente tanto nascosti tra le pieghe di una narrazione che riesce a rimanere leggera, che quasi si fatica a coglierne appieno la profondità.

Rappresentazione delle stelle nei dintorni del Sole, entro un raggio di 14 anni luce

La trama di per sé potrebbe essere riassunta in poche righe: il Sole sta perdendo progressivamente la propria energia ad opera di misteriosi microorganismi a cui viene dato il nome di “astrofagi” – dal greco, letteralmente “mangiatori di stelle” –, con conseguenze per la Terra che saranno inimmaginabili nel giro di pochi decenni. Da uno studio sulle stelle nelle vicinanze del Sole, appare che tutte abbiano subito la stessa contaminazione, ad eccezione di Tau Ceti, nella costellazione della Balena. L’unica speranza per l’umanità è quella di mettere in piedi nel minor tempo possibile una missione con biglietto di sola andata per scoprirne il motivo e, sperabilmente, trovare una soluzione.

Di tutto questo però, lo spettatore viene a conoscenza a poco a poco: catapultato nell’azione in medias res, assiste al risveglio improvviso del protagonista dal coma indotto – all’interno di un’astronave, senza avere idea di quando, come o perché ci sia salito – e lo accompagna nel tentativo affannoso di ricomporre un confuso puzzle di ricordi. Lo vediamo rendersi conto di essere solo, anni luce lontano da casa e impossibilitato a tornarvi, finendo per annegare la disperazione in una sacca di vodka formato spaziale. E con l’affiorare dei primi ricordi, iniziamo a conoscerlo: si chiama Ryland Grace, brillante biologo molecolare, diventato insegnante di scuola media perché tagliato fuori dalla comunità scientifica, e senza alcuna pretesa di diventare un eroe. Reclutato all’interno del Progetto Hail Mary – “Ave Maria”, nome che la dice lunga sulle probabilità di successo – come membro del team di terra, si trova invece inspiegabilmente nello spazio, unico dell’equipaggio ad essere sopravvissuto.

Con l’arrivo di Grace in orbita attorno a Tau Ceti e l’incontro con la creatura aliena a cui darà nome Rocky, arriva anche il momento in cui la trama, nel senso stretto della parola, diventa sempre meno importante, certamente presente, ma soltanto in sottofondo. Più che proseguire nel racconto del film, sento qui il bisogno di soffermarmi sulle riflessioni che ha messo in moto: alcune domande, più che risposte.

La solitudine (e la convivenza forzata)

Mentre l’equipaggio di Artemis II ha stabilito il record di massima distanza dalla Terra, il futuro dell’esplorazione guarda più avanti, verso un futuro fatto di basi lunari, sfruttamento delle risorse locali e punti di partenza verso mondi più lontani.

Si sta procedendo un tassello dopo l’altro nel percorso che condurrà all’esplorazione di Marte, ma tanti sono ad oggi gli aspetti per cui non si hanno ancora pronte delle soluzioni. Tra i tanti, quello che passa più in sordina, sovrastato dai più evidenti problemi ingegneristici, ma che rimane forse una delle barriere maggiori che si frappongono fra l’uomo e l’esplorazione a lungo raggio è la nostra stessa psiche.

Sulla Hail Mary soffriamo con Grace quando si scopre l’unico ancora in vita, piangiamo con lui quando restituisce allo spazio i corpi dei suoi compagni, che pure non ricorda, e non possiamo fare altro che pensare “lo faremmo anche noi” mentre dà fondo a una riserva di alcool sulla quale riesce insperabilmente a mettere le mani. Poche scene più tardi, lo vediamo però pronto a lottare, aggrappandosi con tutto sé stesso a un’altra forma di vita che, per quanto diversa dalla sua, è pur sempre vita; poco importa che sia un alieno apparentemente fatto di roccia, senza una faccia e che parla per accordi. Rocky e Grace diventano un’ancora l’uno per l’altro, un antidoto alla disperazione e alla solitudine dello spazio profondo, oltre che alleati nell’elaborare (e portare a compimento) il piano per salvare il Sole e 40 Eridani. Questo perché «l’uomo è un animale sociale», lo scriveva Aristotele più di duemila anni fa, e continua ad essere vero; ma non troppo, aggiungerei.

Logo delle missioni Mars 500 (terminata nel novembre 2011) e CHAPEA 1 (terminata nel luglio 2024)

Eh sì, perché se da una parte la solitudine assoluta è una condizione quasi impossibile da sostenere, allo stesso modo può diventarlo la convivenza forzata; e se la prima è qualcosa di quasi astratto, difficile da immaginare, la seconda rappresenta un rischio molto più concreto anche nello spazio. Sorridiamo mentre lo sentiamo dire dallo stesso Grace, esasperato dall’udito straordinario del suo nuovo compagno di viaggio e dalla conseguente assenza di privacy. Ma possiamo immaginare anche noi senza troppa difficoltà che sfida possa essere condividere con altre persone uno spazio ristretto per molto tempo, senza possibilità di fuga e senza pause, e lo sanno bene anche le agenzie spaziali, che da più di dieci anni studiano il comportamento degli astronauti in ambienti ristretti. Mars 500 (ESA – Roscosmos, 2010) e CHAPEA 1 (NASA, 2023) sono state due missioni spaziali progettate esattamente per questo scopo; due missioni spaziali un po’ sui generis, perché nessuna delle due si è tecnicamente mai staccata dal suolo terrestre. Sono state però simulazioni quanto più fedeli possibili alle condizioni di viaggio per e di ritorno dal Pianeta rosso, per sondarne la fattibilità dal punto di vista psicologico.

La scienza come tentativo umano

Nella figura di Grace ravviso ciascuno di noi e c’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere la scienza raccontata per mezzo di lui e Rocky, che passa attraverso sbagli e tentativi. Una scienza che avanza a piccoli passi grazie alla collaborazione tra individui, capace di scavalcare barriere e ostacoli che sembrano insormontabili; ma soprattutto, una scienza che resta profondamente umana. Perché prima ancora che scienziato, Grace è una persona: ha paura, fugge, sbaglia, e proprio per questo riesce a scegliere. Ed è forse nella sua scelta finale che questa umanità emerge con più forza. Quando in seguito a una scoperta che potrebbe avere esiti devastanti, decide di invertire la rotta per salvare Rocky – che per primo gli aveva offerto un modo per affrontare un viaggio di ritorno fino a quel momento ritenuto impossibile – e il suo pianeta, rinunciando di fatto alla possibilità di tornare sulla Terra, Grace non sta compiendo un gesto eroico nel senso più classico del termine; sta facendo qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, molto più difficile: sta scegliendo qualcuno. In un universo vastissimo e indifferente, sceglie una relazione. Sceglie una forma di “casa” – un pianeta alieno – diversa da quella che aveva sempre immaginato, ma non per questo meno appagante. E a quel punto viene quasi spontaneo chiedersi se casa sia davvero un luogo a cui tornare, o piuttosto qualcuno accanto a cui restare.

La ricerca della vita: il bias di una vita “come la nostra”

Centrale nel film è certamente il tema della presenza di vita aliena: negli studi di Grace, con la scoperta degli astrofagi e delle taumebe, fino al suo compimento nell’incontro con Rocky. 

Voyager Golden Record: un disco di grammofono contenente suoni e immagini come testimonianza della vita terrestre a bordo delle missioni Voyager 1 e 2 (1977). Si vede qualcosa di simile anche a bordo della Hail Mary

Se le probabilità sono tutt’altro che sfavorevoli, al momento non abbiamo ancora alcuna prova sperimentale della presenza di vita oltre quella terrestre. In astrofisica sono stati fatti dei tentativi di stimare quante civiltà potrebbero esistere nella nostra galassia, come l’equazione di Drake. C’è però anche il paradosso di Fermi, che si può riassumere nella domanda disarmante «se l’universo è così vasto, dove sono tutti?», a cui si aggiunge un altro limite: anche se esistesse una vita intelligente, la comunicazione potrebbe restare proibitiva 

Eppure, forse, il punto non è tanto se esistano, ma quanto siamo pronti a riconoscerli. Quello che Grace ha sostenuto per tutta la sua vita accademica è che l’acqua non è necessariamente l’unica base per la vita; in effetti questo teoricamente è vero. Per comprendere come funzioni la vita ci basiamo, ovviamente, sull’unica che conosciamo: la nostra. Non abbiamo altri termini di paragone, nessun altro esempio noto.

Gli astrofagi stessi si collocano in quella zona di confine tra ciò che sappiamo e ciò che possiamo solo immaginare: abbastanza plausibili da farci riflettere, abbastanza alieni da costringerci a uscire dai nostri schemi. Se esistesse una vita basata sull’iridio? Ce la perderemmo di sicuro. E allora a volte mi domando: e se stessimo sbagliando tutto nelle nostre ricerche, cercando nello spazio qualcosa che ci somigli, senza considerare che l’universo non ha alcun motivo per assomigliarci? Rispondere a questa domanda è difficilissimo; concettualmente potremmo dire che stiamo eliminando a priori una quantità sterminata di possibilità, ma dal lato pratico è vero anche che in una ricerca da qualche parte si dovrà pur iniziare e che le risorse – di tempo e denaro – non sono infinite, e allora non è illogico partire là dove possiamo contare almeno su una certezza. 

Se mai troveremo qualcuno come Rocky, avremo nuove evidenze e si apriranno le porte per ricerche del tutto nuove; ad oggi però, il concetto di fascia di abitabilità in cui sia possibile trovare acqua liquida resta ancora il punto di partenza.

Ma al di là di ogni riflessione, quello che mi sono portata fuori dalla sala è stato un senso di appagamento emotivo difficile da spiegare, ma che forse potrei riassumere con una sola parola, o meglio, tre: «Amaze. Amaze. Amaze», citazione che del film è stata fatta niente di meno che dal controllo missione NASA in uno scambio con l’equipaggio a bordo dell’Orion in sorvolo sul lato nascosto della Luna. E sì, anche con una gran voglia di leggere il romanzo di Andy Weir – proprio l’autore di “The Martian” –, di cui questo film è la trasposizione su pellicola. Cercherò di recuperarlo e vi darò aggiornamenti; come si è soliti dire in questi casi: stay tuned…  

Spagna Capitale delle Eclissi
Il ciclo unico del 2026–2028

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

ShaRA#14.1 – Abell 370 e la lente gravitazionale dell’Arco del Drago

Figura 1 - Superstack ShaRA su Abell 370, partendo da una composizione LRGB con 34 ore di posa complessive, realizzate col CDK24 cileno di un membro del team.

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Star Party Romagnolo 2026: astronomia, divulgazione e natura nel cuore dell’Appennino forlivese


Corniolo (FC), 12-14 giugno 2026

COMUNICATO STAMPA

Star Party Romagnolo 2026: astronomia, divulgazione e natura nel cuore dell’Appennino forlivese

Corniolo (FC), giugno 2026 – Torna uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di astronomia del territorio: lo Star Party Romagnolo 2026, organizzato congiuntamente da A.R.A.R. (Associazione Ravennate Astrofili Rheyta), A.A.F. (Astro Amici Forlivesi) e A.A.R. (Associazione Astronomica del Rubicone). L’iniziativa, aperta a visualisti, astrofotografi, fotografi e curiosi, si articolerà in due momenti distinti, con un programma che unisce osservazione del cielo, divulgazione scientifica e attività all’aria aperta.

Il primo appuntamento è fissato dal 12 al 14 giugno 2026, con il tradizionale Star Party presso l’Area Sosta Camper di Corniolo. Tre giornate dedicate all’osservazione astronomica, alla condivisione tra appassionati e a momenti di approfondimento scientifico. Tra gli eventi principali spiccano la conferenza dell’astronomo INAF Luca Angeretti sul tema dell’“Astronomia Multimessaggera”, la mostra di astrofotografie realizzata dai gruppi organizzatori e il concorso “4 telescopi”, dedicato ai migliori setup osservativi.

La giornata di sabato 13 giugno vedrà inoltre la partecipazione della rivista Coelum Astronomia, coinvolta nelle attività divulgative e negli incontri con il pubblico, insieme a esposizioni di strumenti e iniziative come la “cottura con forni solari” a cura di SolAAR Lab.

Le attività osservative si svolgeranno nelle ore serali, a partire dalle 22:30, sfruttando le condizioni favorevoli del cielo appenninico, mentre durante il giorno saranno proposti momenti di relax, incontri e conferenze.

Il secondo appuntamento è previsto per sabato 20 giugno 2026, con una giornata aperta al pubblico dedicata a trekking e astronomia. Il programma include osservazioni solari, conferenze divulgative, osservazioni notturne al telescopio e un trekking serale con tappe osservative, pensato per coniugare l’esperienza naturalistica con quella astronomica.

L’evento si svolgerà sempre a Corniolo, con attività distribuite tra la sede della Pro Loco e l’area dello Star Party. Alcune iniziative saranno gratuite, mentre altre – come aperitivo e trekking – richiederanno prenotazione.

La partecipazione allo Star Party prevede un contributo giornaliero di 7 euro, comprensivo di servizi, accesso alle conferenze e alla mostra fotografica. I pasti saranno disponibili su prenotazione, con proposte semplici e legate al territorio, come pizza e piadina fritta con salumi, a cura della Pro Loco Corniolo Campigna.

Le iscrizioni sono obbligatorie e devono essere effettuate entro il 5 giugno 2026 tramite questo apposito form online .

Lo Star Party Romagnolo si conferma così un appuntamento capace di unire rigore scientifico, passione amatoriale e valorizzazione del territorio, offrendo un’occasione concreta di incontro tra comunità astronomica e pubblico.

Il file completo con REGOLAMENTO e COSTI è disponibile per il DOWNLOAD

Per informazioni:
starpartyromagnolo@gmail.com

Artemis II: Galleria immagini del fly-by, alba e eclissi

La Terra tramonta alle 00:41 (ora italiana, CEST) del 7 aprile 2026 oltre il bordo curvo della Luna, in questa immagine catturata dall’equipaggio di Artemis II durante il viaggio attorno al lato nascosto della Luna. Il bacino Mare Orientale si trova sul margine della superficie lunare visibile. Il bacino di Hertzsprung Basin appare come due sottili anelli concentrici, interrotti da Vavilov crater, un cratere più giovane sovrapposto alla struttura più antica. Le linee di depressioni sono catene di crateri secondari formati dal materiale espulso (ejecta) dall’enorme impatto che ha generato l’Orientale. La parte scura della Terra è immersa nella notte. Sul lato illuminato, si osservano nubi in movimento sopra la regione dell’Australia e dell’Oceania. Crediti immagine: NASA

Da qualche minuto la NASA ha pubblicato la galleria degli scatti catturati dalla missione Artemis II durante il sorvolo della superficie lunare nella notte fra il 6 e il 7 aprile (ora italiana). La meraviglia nell’occhio di chi osserva.

“Tramonto della Terra (Earthset) catturato attraverso il finestrino della navicella Orion alle 00:41 (ora italiana) del 7 aprile 2026, durante il flyby lunare dell’equipaggio di Artemis II.

Una Terra dai toni blu attenuati, con brillanti nubi bianche, tramonta dietro la superficie craterizzata della Luna. La porzione oscura della Terra è immersa nella notte. Sul lato illuminato, si distinguono vortici nuvolosi sopra la regione di Australia e Oceania.

In primo piano, il cratere Ohm presenta bordi terrazzati e un fondo relativamente piatto, interrotto da picchi centrali. Questi picchi si formano nei crateri complessi quando la superficie lunare, liquefatta dall’impatto, risale verso l’alto durante la formazione del cratere.”

Crediti immagine: NASA
La Terra tramonta alle 00:41 (ora italiana, CEST) del 7 aprile 2026 oltre il bordo curvo della Luna, in questa immagine catturata dall’equipaggio di Artemis II durante il viaggio attorno al lato nascosto della Luna.

Il bacino Mare Orientale si trova sul margine della superficie lunare visibile. Il bacino di Hertzsprung Basin appare come due sottili anelli concentrici, interrotti da Vavilov crater, un cratere più giovane sovrapposto alla struttura più antica.

Le linee di depressioni sono catene di crateri secondari formati dal materiale espulso (ejecta) dall’enorme impatto che ha generato l’Orientale. La parte scura della Terra è immersa nella notte. Sul lato illuminato, si osservano nubi in movimento sopra la regione dell’Australia e dell’Oceania.

Crediti immagine: NASA
Una vista ravvicinata dalla navicella NASA Orion durante il flyby lunare dell’equipaggio di Artemis II, il 6 aprile 2026, mostra un’eclissi totale di Sole, con solo una parte della Luna visibile nell’inquadratura mentre oscura completamente il Sole.

Sebbene il disco lunare completo si estenda oltre i limiti dell’immagine, la tenue corona solare rimane visibile come un alone soffuso di luce attorno al bordo della Luna. Da questa prospettiva nello spazio profondo, la Luna appariva sufficientemente grande da sostenere quasi 54 minuti di totalità, una durata nettamente superiore rispetto alle eclissi totali osservabili dalla Terra.

Questa inquadratura parziale enfatizza la scala dell’allineamento e consente di distinguere strutture sottili nella corona durante il raro evento prolungato osservato dall’equipaggio.

Il brillante riflesso argenteo visibile sul bordo sinistro dell’immagine è il pianeta Venere. La struttura tondeggiante, di colore grigio scuro, visibile lungo l’orizzonte lunare tra le posizioni delle ore 9 e 10 è il Mare Crisium, una formazione osservabile anche dalla Terra.

Le deboli caratteristiche superficiali della Luna risultano visibili grazie alla luce riflessa dalla Terra, che fornisce una fonte di illuminazione indiretta. Crediti NASA
Catturata dall’equipaggio di Artemis II, l’area fortemente craterizzata del bordo orientale del bacino Polo Sud-Aitken è visibile con il terminatore in ombra — il confine tra il giorno e la notte lunare — nella parte superiore dell’immagine.
Il bacino Polo Sud-Aitken è il più grande e antico bacino della Luna e offre uno sguardo su una storia geologica primordiale sviluppatasi nell’arco di miliardi di anni.
Credito immagine: NASA
L’equipaggio di Artemis II – la Specialista di missione Christina Koch (in alto a sinistra), la Specialista di missione Jeremy Hansen (in basso a sinistra), il Comandante Reid Wiseman (in basso a destra) e il Pilota Victor Glover (in alto a destra) – utilizza visori per eclissi, identici a quelli prodotti dalla NASA per l’eclissi anulare del 2023 e per l’eclissi totale di Sole del 2024, per proteggere gli occhi nei momenti chiave dell’eclissi solare osservata durante il loro flyby lunare.

Si tratta del primo utilizzo di occhiali per eclissi sulla Luna per osservare in sicurezza un’eclissi solare.

Crediti immagine: NASA
L’astronauta Jeremy Hansen cattura un’immagine attraverso la copertura della fotocamera che protegge il finestrino 2 della navicella Orion spacecraft.

La copertura della fotocamera, essenzialmente una tenda con un’apertura per il passaggio dell’obiettivo, viene utilizzata per evitare che la luce proveniente dall’interno della cabina si rifletta sui vetri del finestrino. Crediti NASA
Earthrise, ripresa attraverso il finestrino della navicella Orion alle 01:22 (ora italiana) durante il sorvolo del lato nascosto della Luna da parte dell’equipaggio di Artemis II. La Terra appare come una sottile falce, con solo il bordo superiore illuminato. La delicata tonalità blu del pianeta e i sistemi nuvolosi bianchi sparsi risaltano contro il nero dello spazio, mentre la parte inferiore sfuma nella notte.

Scattata con un obiettivo da 400 mm, l’immagine — Earthrise — mostra un notevole allineamento tra Terra e Luna, con la Luna in primo piano nella parte superiore e la Terra al di sotto. Lungo l’orizzonte lunare, il terreno accidentato si staglia in silhouette contro la brillante falce terrestre.

Entrambi i corpi sono orientati con i poli nord a sinistra e i poli sud a destra, offrendo una prospettiva unica del nostro pianeta dallo spazio profondo. Questa fotografia è stata ruotata di 90 gradi in senso orario per una visualizzazione standard. Crediti NASA
L’equipaggio di Artemis II cattura una porzione della Luna mentre emerge lungo il terminatore – il confine tra il giorno e la notte lunare – dove la luce solare radente proietta ombre lunghe e spettacolari sulla superficie. Questa illuminazione a basso angolo mette in risalto la topografia accidentata della Luna, rivelando crateri, dorsali e strutture di bacino con grande dettaglio.

Lungo il terminatore spiccano strutture come il cratere Jule, il cratere Birkhoff, il cratere Stebbins e gli altopiani circostanti. Da questa prospettiva, il gioco di luci e ombre evidenzia la complessità della superficie lunare in modo non osservabile quando è completamente illuminata.

L’immagine è stata acquisita circa tre ore dopo l’inizio del periodo di osservazione lunare dell’equipaggio, mentre sorvolavano il lato nascosto della Luna nel sesto giorno della missione.

Crediti immagine: NASA
Catturata dall’equipaggio di Artemis II durante il sorvolo lunare del 6 aprile 2026, questa immagine mostra la Luna che eclissa completamente il Sole.

Dal punto di vista dell’equipaggio, la Luna appare sufficientemente grande da bloccare interamente il Sole, creando quasi 54 minuti di totalità e offrendo una visione molto più estesa rispetto a quella possibile dalla Terra.

La corona solare forma un alone luminoso attorno al disco lunare oscurato, rivelando dettagli dell’atmosfera esterna del Sole normalmente nascosti dalla sua intensa luminosità.

Sono visibili anche alcune stelle, solitamente troppo deboli per essere osservate quando si fotografa la Luna; tuttavia, con la Luna in ombra, risultano facilmente rilevabili.

Questo punto di osservazione unico offre sia un’immagine di grande impatto visivo sia una preziosa opportunità per gli astronauti di documentare e descrivere la corona durante il ritorno dell’umanità nello spazio profondo.

Nell’immagine è visibile anche il debole bagliore della faccia visibile della Luna, illuminata dalla luce riflessa dalla Terra (luce cinerea).

Crediti immagine: NASA
Il pilota di Artemis II, Victor Glover, il comandante Reid Wiseman e lo specialista di missione Jeremy Hansen si preparano al loro viaggio attorno al lato nascosto della Luna configurando l’attrezzatura fotografica poco prima di iniziare le osservazioni durante il flyby lunare.
Crediti immagine: NASA
Catturata dalla navicella Orion spacecraft verso la fine del sorvolo lunare della missione Artemis II il 6 aprile, questa immagine mostra il Sole che inizia a riemergere da dietro la Luna mentre l’eclissi esce dalla fase di totalità.

Solo una parte della Luna è visibile nell’inquadratura: il suo bordo curvo rivela una sottile e brillante falce di luce solare che ritorna dopo quasi un’ora di oscurità.

Negli ultimi istanti dell’eclissi osservati dall’equipaggio, la luce che riappare crea un forte contrasto con la silhouette lunare e mette in evidenza dettagli della topografia della Luna normalmente non visibili lungo il suo bordo.

Questa fase fugace cattura l’allineamento dinamico tra Sole, Luna e navicella, mentre Orion prosegue il suo viaggio di ritorno dal lato nascosto della Luna.

Crediti immagine: NASA
La Terra appare minuscola mentre la Luna domina la scena in questa immagine scattata dall’equipaggio di Artemis II durante il flyby lunare del 6 aprile 2026. La fotografia è stata acquisita 36 minuti prima del tramonto della Terra (Earthset), mostrando il nostro pianeta sospeso nel nero dello spazio, appena oltre il bordo della parte illuminata della Luna.

La Terra si presenta in fase crescente, con la luce solare proveniente da destra.

Il bacino del Mare Orientale (Orientale), con il suo fondo scuro formato da lava solidificata e gli anelli esterni di montagne, occupa quasi il terzo inferiore della superficie lunare inquadrata. Le diverse tonalità visibili nel mare suggeriscono variazioni nella composizione mineralogica.

Le linee di piccole depressioni sopra l’Orientale sono catene di crateri secondari, generate dal materiale espulso durante un impatto primario particolarmente violento.

Sono chiaramente visibili anche i due nuovi crateri per cui l’equipaggio di Artemis II ha proposto i nomi Integrity e Carroll.

Il bordo della superficie visibile della Luna è chiamato “limbo lunare”: osservato da lontano appare quasi come un arco perfettamente circolare, tranne nei casi in cui è retroilluminato, come in altre immagini catturate dalla missione Artemis II. Crediti NASA
Durante il periodo di osservazione durante il flyby lunare, l’equipaggio di Artemis II ha catturato questa immagine alle 21:41 (ora italiana), mostrando gli anelli del bacino Orientale, uno dei più giovani e meglio conservati grandi crateri da impatto della Luna.

Questi anelli concentrici offrono agli scienziati una rara opportunità per comprendere come gli impatti di grande scala modellino le superfici planetarie, contribuendo a perfezionare i modelli di formazione dei crateri e la storia geologica della Luna.

Alla posizione delle ore 10 del bacino Orientale sono visibili due crateri più piccoli, che l’equipaggio di Artemis II ha proposto di chiamare Integrity e Carroll.

Queste caratteristiche evidenziano come le osservazioni dell’equipaggio possano supportare direttamente l’identificazione delle strutture superficiali e l’attività scientifica in tempo reale. Crediti NASA
A metà del loro periodo di osservazione lunare, i membri dell’equipaggio di Artemis II – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen – si fermano per girare la telecamera e scattare un selfie all’interno della navicella Orion. Crediti NASA

Fonte: NASA MISSION

Artemis II in orbita attorno alla Luna!

Il gran giorno che ha marcato il ritorno dell’uomo in orbita attorno alla Luna per la prima volta dopo la missione Apollo 17 del 1972, è iniziato sulle note di “Good Morning” di Mandisa and TobyMac, a soli 30304 km dalla superficie lunare.

Alle 19:30 ora italiana del 6 aprile, il team scientifico della NASA ha inviato all’equipaggio la lista definitiva dei 30 obiettivi sulla superficie lunare, tra cui il bacino Orientale, un cratere di quasi 965 chilometri di diametro che si estende a cavallo del lato visibile e nascosto della Luna. Questo cratere, risalente a 3,8 miliardi di anni fa, si è formato in seguito all’impatto di un grande oggetto sulla superficie lunare e conserva chiare tracce di tale collisione. Anche il bacino di Hertzsprung è presente nella lista degli obiettivi dell’equipaggio. Situato a nord-ovest del bacino Orientale, è un cratere di quasi 640 chilometri di diametro sul lato oscuro della Luna. Hertzsprung offre un’opportunità di confronto unico con il bacino Orientale, poiché le sue caratteristiche sono state erose da impatti successivi. Confrontando la topografia dei due crateri, le osservazioni dell’equipaggio aiuteranno gli scienziati a comprendere meglio l’evoluzione delle caratteristiche lunari su scale temporali geologiche.

Foto scattata dall’equipaggio di Artemis II poco prima di andare a dormire alla conclusione del quinto giorno. Fonte [https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/06/artemis-ii-flight-day-6-crew-ready-for-lunar-flyby/]

Poco dopo le 20:00 ora italiana, l’equipaggio ha descritto dei piccoli crateri senza nome sulla superficie lunare e, chiamando la Terra, hanno suggerito dei nomi provvisori fra cui “Carroll” in onore della defunta moglie di Reid Weisman, Carroll Taylor Wiseman, scomparsa il 17 maggio 2020. Al termine di questa missione, le proposte per il nome del cratere saranno formalmente presentate all’Unione Astronomica Internazionale, l’organizzazione che si occupa della denominazione dei corpi celesti e delle loro caratteristiche superficiali.

Schema illustrativo dei crateri conosciuti e i crateri indicati dagli astronauti di Artemis II. Fonte [https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/06/artemis-ii-flight-day-6-lunar-flyby-updates/]

Alle 19:56 ora italiana, la navicella spaziale ha battuto il record di distanza dalla Terra mai percorsa da un essere umano, superando il primato stabilito dall’Apollo 13 nell’aprile del 1970, durante il suo rientro di emergenza sulla Terra. “Superando la distanza massima mai percorsa dall’uomo dalla Terra, lo facciamo per onorare gli straordinari sforzi e le imprese dei nostri predecessori nell’esplorazione spaziale. Continueremo il nostro viaggio ancora più lontano nello spazio, prima che Madre Terra riesca a riportarci a tutto ciò che ci è caro. Ma soprattutto, scegliamo questo momento per lanciare una sfida a questa generazione e alle prossime, affinché questo record non duri a lungo.” è ciò che ha affermato l’astronauta Jeremy Hansen per l’occasione.

L’osservazione lunare è iniziata alle 20:45 circa ora italiana e il flyby, della durata di circa sette ore, ha coperto il periodo in cui la navicella Orion era sufficientemente vicina alla Luna da consentire all’equipaggio di effettuare osservazioni dettagliate delle formazioni geologiche sulla superficie lunare. Le osservazioni hanno compreso immagini in diretta della Luna riprese dalle telecamere montate sui pannelli solari di Orion, la cui qualità è stata variabile durante il periodo di osservazione lunare a causa della distanza dalla Terra, dei limiti del sistema e della larghezza di banda della rete di comunicazione della NASA.

Nei momenti in cui Orion si è trovata dietro la Luna, a partire dalle 00:44 circa ora italiana, la missione ha attivato un’interruzione programmata delle comunicazioni della durata di circa 40 minuti. “Mentre ci prepariamo a interrompere le comunicazioni radio, continueremo a sentire il vostro amore dalla Terra. E a tutti voi laggiù sulla Terra e intorno ad essa, vi amiamo dalla Luna. Ci rivedremo dall’altra parte.” sono state la parole di Victor Glover, il pilota di Artemis II. Durante questo periodo, la Luna ha infatti bloccato i segnali radio necessari al Deep Space Network per mantenere il contatto con la sonda. Poco dopo la perdita del segnale, Orion ha raggiunto il punto di massimo avvicinamento intorno alle 01:02 ora italiana, quando si è trovata a soli 6.550 km dalla superficie. Verso la fine dell’osservazione, a partire dalle 02:35 ora italiana, l’equipaggio ha assistito a un’eclissi solare dallo spazio della durata di circa un’ora, quando Orion, la Luna e il Sole si sono allineati. Durante questo periodo, hanno osservato una Luna perlopiù oscurata e hanno sfruttato l’occasione per analizzare la corona solare, lo strato più esterno dell’atmosfera solare, così come appare attorno al bordo lunare.

Restiamo in attesa delle immagini catturare a documentare questa impresa storica.

La schedula della giornata si è presentata come segue:

  • 19:30: L’ufficiale scientifico del Centro di Controllo Missione presso il Johnson Space Center della NASA a Houston ha informato l’equipaggio sugli obiettivi scientifici per il prossimo sorvolo.
  • 19:56: L’equipaggio di Artemis II ha superato il record precedentemente stabilito dall’equipaggio dell’Apollo 13 nel 1970 per la massima distanza raggiunta dall’uomo dalla Terra.
  • 20:45: Inizio delle osservazioni lunari.
  • 00:44: Temporanea perdita delle comunicazioni con l’equipaggio a causa del passaggio della navicella Orion dietro la Luna.
  • 00:45: Durante il “Tramonto della Terra”, la Terra è scivolata dietro la Luna dalla prospettiva di Orion.
  • 01:02: Orion ha raggiunto il punto di massimo avvicinamento alla Luna a 6.530 km dalla superficie.
  • 01:07: L’equipaggio ha raggiunto la massima distanza dalla Terra durante la missione (405.000 km).
  • 01:25: L'”alba terrestre” ha segnato il momento in cui la Terra è tornata visibile sul bordo opposto della Luna.
  • 01:25: Il centro di controllo missione ha ristabilito le comunicazioni con gli astronauti.
  • 02:35-03:32: Durante un’eclissi solare, il Sole è passato dietro la Luna dal punto di vista dell’equipaggio.
  • 03:20: Le osservazioni lunari si sono concluse.

Alle 19:25 ora italiana del 7 aprile, la capsula Orion uscirà dalla sfera di influenza lunare a 66100 km dalla Luna.

Fonte: NASA MISSION

LA MAPS NON CE L’HA FATTA

L'ultima immagine della camera LASCO 3 prima dell'immersione della cometa dietro al disco solare.

La kreuz C/2026 A1 MAPS ha perso il suo impari duello con il Sole.

Nelle immagini fornite dalle camere LASCO 2 e 3 installate a bordo della sonda solare SOHO è stato possibile osservare un allungamento del nucleo poche ore prima del passaggio al perielio, bruttissimo indizio sullo stato di salute dell’astro chiomato. Scomparsa dietro il Sole è comunque cominciata una speranzosa attesa durante la quale tutti abbiamo sognato di vederla ricomparire dalla parte opposta, magari luminosissima. Ma, nascosto ai nostri occhi, il destino dell’astro chiomato si è drammaticamente consumato, come d’altronde era prevedibile.

Un passaggio a soli 170.000 km dalla superficie solare è un azzardo che ben difficilmente può vedere una cometa di piccolissime dimensioni come MAPS uscirne indenne, ed infatti la nube di detriti e gas ricomparsa dopo qualche ora ha definitivamente spento ogni speranza e confermato la disintegrazione dell’ oggetto. Non ci resta che trasferire le aspettative sulla C/2025 K1 PanSTARRS, a sua volta in procinto di raggiungere il perielio programmato per il 20 aprile. la luminosità, ancora incerta, non sarà probabilmente quella che ci attendevamo dalla cometa kamikaze appena andata distrutta, ma il massimo avvicinamento al Sole si realizzerà ad una distanza meno estrema e dovrebbe comunque essere sufficiente per consolarci in parte dalla delusione, anche perché le condizioni prospettiche, pur non favorevolissime, sono decisamente migliori.

NB: Il nome “kreuz” deriva da Heinrich Kreutz, che studiò un gruppo particolare di comete con orbite molto simili.

 

Filmato della distruzione della cometa kreuz C/2026 A1 MAPS ripreso dalla Camera LASCO 2 di SOHO.

 

Filmato della distruzione della cometa kreuz C/2026 A1 MAPS ripreso dalla Camera LASCO 3 di SOHO.

Artemis II: le ultime attività e la scaletta del flyby lunare previsto per oggi

Una vista della navicella Orion della NASA dopo l’accensione di correzione outbound, effettuata per affinare la traiettoria del veicolo verso la Luna. Orion e i quattro membri dell’equipaggio della missione Artemis II effettueranno un sorvolo del lato nascosto della Luna lunedì 6 aprile. NASA

Artemis II ha raggiunto l’orbita lunare dopo quattro giorni di viaggio nello spazio profondo. Riprendiamo da dove ci siamo lasciati.

La quarta giornata di volo è iniziata sulle note di “Pink Pony Club” di Chappell Roan ed è stata poi dedicata interamente alla preparazione del flyby lunare. Questa manovra prevede il passaggio della capsula Orion in prossimità della Luna per sfruttarne l’assistenza gravitazionale così da poter modificare la traiettoria del veicolo, inserendolo su un’orbita di ritorno libero verso la Terra dopo aver circumnavigato il satellite.

Alle 03:10 del 5 aprile (ore 21:10 in Florida), Christina Koch, alternandosi con Jeremy Hansen, ha preso il controllo manuale della navicella spaziale per 41 minuti per testarne le prestazioni nello spazio profondo e raccogliere ulteriori dati sulla manovrabilità del veicolo in diverse situazioni. Ulteriori test sui controlli manuali di Orion verranno condotti nel percorso di ritorno da Reid Wiseman and Pilot Victor Glover il 9 Aprile. Nelle 24 ore successive si è poi svolto un test acustico per aiutare gli ingegneri a caratterizzare l’ambiente sonoro all’interno della navicella.

Dopo la dimostrazione di pilotaggio, l’equipaggio ha esaminato un elenco delle caratteristiche della superficie lunare che il team scientifico della NASA ha chiesto loro di analizzare e fotografare durante il sorvolo di sei ore di lunedì 6 aprile il cui inizio è per le 20:45 momento in cui i finestrini della cabina principale di Orion saranno rivolti verso la Luna e l’equipaggio di Artemis II è abbastanza vicino da poter effettuare osservazioni scientifiche.

Stamattina 6 aprile alle ore 05:03 si è inaspettatamente reso necessario un intervento per una piccola correzione di traiettoria che ha condotto la capsula Orion fino all’ingresso nella sfera di influenza gravitazionale della Luna (06:41 ora italiana).

L’equipaggio di Artemis II ha un vantaggio dal punto di vista delle osservazioni lunari rispetto all’equipaggio delle missioni Apollo. Artemis II infatti arriverà ad una distanza minima di 4066 miglia dalla superficie lunare, permettendo così agli astronauti di osservare l’intero disco lunare, comprese le regioni in prossimità dei poli nord e sud, mentre gli astronauti delle missioni Apollo si spingevano fino a 70 miglia dalla superficie lunare, riducendo così il campo visivo disponibile per le osservazioni.

Foto scattata dagli astronauti di Artemis II durante il quarto giorno del viaggio in direzione della Luna. Fonte [https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/05/artemis-ii-flight-day-5-crew-starts-day-with-suit-demo/]

Verso la fine del flyby, l’equipaggio osserverà un’eclissi solare dallo spazio, quando la capsula Orion, la Luna e il Sole si allineeranno in modo tale che gli astronauti vedranno il Sole scomparire dietro la Luna per circa un’ora. Durante questo periodo, la missione subirà un’interruzione delle comunicazioni programmata della durata di circa 40 minuti causata dalla Luna che bloccherà i segnali radio fra la navicella e la Deep Space Network (DSN), Sarà anche l’occasione per analizzare la corona solare, lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole e cercare anche flash di luce provenienti da meteoroidi che potrebbero colpire la superficie lunare, per raccogliere informazioni su potenziali pericoli superficiali.

Previsione della vista del lato oscuro della Luna. Fonte [https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/04/artemis-ii-flight-day-4-deep-space-flying-lunar-flyby-prep/]

Questo il programma per il flyby tre il 6 e il 7 aprile

19:00 – Inizio diretta NASA+
19:56 – Superamento del record di distanza dalla Terra (Apollo 13, 1970)
20:10 – Comunicazione equipaggio sul record
20:15 – Configurazione cabina per il flyby
20:45 – Inizio osservazioni lunari
00:44 (7 aprile) – Perdita comunicazioni (dietro la Luna, ~40 minuti)
01:02 – Massimo avvicinamento alla Luna (~6.550 km)
01:07 – Massima distanza dalla Terra (~406.600 km)
01:25 – “Earthrise”: la Terra riappare oltre il bordo lunare + ripresa comunicazioni
02:35 – 03:32 – Eclissi solare vista dall’equipaggio (Sole occultato dalla Luna)
03:20 – Fine osservazioni lunari

Artemis II include inoltre diversi strumenti e attività progettate per aiutare la NASA a comprendere come i sistemi del veicolo spaziale, l’equipaggio e i campioni biologici reagiscono all’ambiente dello spazio profondo.

Lo strumento AVATAR trasporta cellule del midollo osseo derivate da campioni di sangue dell’equipaggio e aiuterà i ricercatori a studiare come il sistema immunitario umano reagisce allo spazio profondo. Lo strumento sta funzionando come previsto. L’attività sui biomarcatori immunitari fornirà ulteriori informazioni e l’equipaggio ha in programma di raccogliere campioni di saliva oggi. Inoltre, l’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR) ha fornito diversi sensori di radiazione M-42 installati all’interno di Orion. I sensori, insieme alle misurazioni delle radiazioni effettuate dalla NASA, stanno contribuendo a caratterizzare i livelli di radiazione in tutto il veicolo spaziale. Infine, l’equipaggio indossa dispositivi di actigrafia – piccoli sensori simili a orologi che raccolgono dati relativi alla salute – e risponde periodicamente a domande sulle condizioni a bordo di Orion. Queste misure standard, combinate con i dati di actigrafia (ARCHER), aiuteranno la NASA a migliorare l’efficienza dell’equipaggio nelle missioni future.

Il quinto giorno, il gran giorno in cui l’equipaggio è arrivato a destinazione, è iniziato sulle note di “Working Class Heroes (Work)” di CeeLo Green. La prima operazione della giornata ha visto protagonista una valutazione del Crew Survival System suit di Orion (OCSS)

Orion Crew Survival System indossato dagli astronauti di Artemis II [Fonte: https://www.nasa.gov/missions/artemis/orion-suit-equipped-to-expect-the-unexpected-on-artemis-missions/]

Gli astronauti eseguiranno una serie di test e operazioni con le tute spaziali, tra cui indossarle e pressurizzarle, effettuare controlli di tenuta, simulare l’ingresso nel sedile e valutare la mobilità e la capacità di mangiare e bere.

Le tute sono progettate per proteggere gli astronauti durante le fasi dinamiche del volo, fornire supporto vitale in caso di depressurizzazione della cabina e supportare le operazioni di sopravvivenza dopo l’ammaraggio. La dimostrazione offre una panoramica su come la tuta si comporta durante un utilizzo prolungato in microgravità e su come la sua maggiore mobilità, la gestione termica e i sistemi di comunicazione supportino le operazioni dell’equipaggio durante le missioni Artemis.

Nel corso della giornata, l’equipaggio effettuerà una manovra di correzione della traiettoria, riceverà gli obiettivi scientifici lunari finali ed entrerà nella sfera di influenza gravitazionale della Luna.

Le tute

Le tute adottate per Artemis II si distinguono da quelle adottate per le missioni Apollo per un design più snello e il loro colore arancione acceso. Queste divise, chiamate Orion Crew Survival System (OCSS), sono state progettate per proteggere e assistere gli astronauti durante il lancio, in situazioni di emergenza, durante momenti ad elevato rischio della missione e durante il rientro nell’atmosfera terrestre.

Da sinistra: il pilota Victor Glover, mission scientis Christina Koch, comandante Reid Wiseman e mission specialist Jeremy Hansen. Fonte: NASA

La OCSS è stata completamente rinnovata rispetto alla tuta indossata nelle missioni Space Shuttle. Partendo dal casco che è stato reso più leggero, più resistente e disponibile in diverse taglie, contribuisce a ridurre il rumore ed è più facile da collegare al sistema di comunicazione necessario per parlare con gli altri membri dell’equipaggio e con il centro di controllo missione.

Il colore appariscente dello strato esterno non è stato scelto a caso ma per rendere i membri dell’equipaggio facilmente visibili qualora dovessero uscire dalla capsula Orion senza l’aiuto del personale di recupero. Per rendere la tuta più facile da indossare e migliorarne l’accessibilità, lo strato esterno è stato dotato di rinforzi sulle spalle ed è inoltre ignifugo.

La tuta, dotata di una cerniera riprogettata per essere indossata con facilità, si presenta come un indumento pressurizzato incluso di uno strato di contenimento per controllarne la forma e facilitare così i movimenti degli astronauti. Questa è stata dotata di interfacce adattabili che forniscono aria e rimuovono l’anidride carbonica espirata e di un sistema di raffreddamento liquido da indossare sotto di essa per la gestione termica e mantenere gli astronauti asciutti e freschi.

Mentre le tute spaziali dell’era dello Shuttle erano disponibili in taglie standard come piccola, media e grande, le tute Orion saranno realizzate su misura per ogni membro dell’equipaggio e adatte ad astronauti di tutte le taglie.

I guanti, la parte della tuta spaziale più soggetta a usura, sono stati resi più resistenti e compatibili con i touchscreen, e i miglioramenti apportati agli stivali offrono protezione in caso di incendio, una migliore vestibilità e consentono agli astronauti di muoversi con maggiore agilità.

Sebbene sia progettata principalmente per il lancio e il rientro, la OCSS può mantenere in vita gli astronauti anche in caso di perdita di pressione nella cabina durante il viaggio verso la Luna, durante le manovre orbitali e durante il viaggio di ritorno sulla Terra. Gli astronauti potrebbero sopravvivere all’interno della tuta fino a sei giorni durante il rientro. Le tute sono inoltre dotate di un kit di sopravvivenza nel caso in cui gli astronauti debbano uscire dalla capsula Orion dopo l’ammaraggio, prima dell’arrivo del personale di recupero. Ogni tuta conterrà un giubbotto di salvataggio con localizzatore personale, coltello di soccorso e kit di segnalazione con specchietto, luce stroboscopica, torcia, fischietto e bastoncini luminosi.

Fonte: NASA BLOG MISSION

Congiunzioni, opposizioni e incontri ravvicinati tra astri: guida ai principali allineamenti celesti

Congiunzione? Sì, ma in questo articolo non parleremo di grammatica, bensì di particolari disposizioni di astri.

Partiamo dall’aspetto meno formale, meramente declinato da un punto di vista osservativo: possiamo parlare di congiunzione quando due corpi celesti (due pianeti del Sistema solare, oppure un pianeta un altro corpo non planetario come una stella o un ammasso) dal punto di vista di un osservatore (nella fattispecie, posto sulla Terra) sono sufficientemente vicini tra loro, tanto da essere entrambi visibili nel campo del nostro strumento.

Da punto di vista della geometria celeste, e quindi più formale, possiamo distinguere due tipi di congiunzione:

  • in ascensione retta, quando i due astri hanno la stessa ascensione retta (o valori molto simili)
  • in longitudine eclittica, quando condividono un valore di longitudine eclittica uguale o molto simile.

Ciascuna delle due condizioni è necessaria e sufficiente affinché due astri siano in congiunzione (rispettivamente, in congiunzione in AR e in longitudine eclittica). Nulla invece è detto per la declinazione o per la latitudine eclittica che li separa, che potrebbe essere anche molto diversa. Sotto il profilo strettamente formale, pertanto, due corpi celesti potrebbero essere in congiunzione, ma apparire comunque distanti da un punto di vista osservativo perché aventi differenti latitudini. Affinché la congiunzione sia anche visuale e non solo formale, pertanto, i due astri dovranno avere anche una distanza angolare in longitudine piuttosto piccola.

È chiaro che la congiunzione è un avvicinamento puramente prospettico.

Giusto qualche precisazione sul concetto di declinazione e di latitudine eclittica: hanno lo stesso significato della longitudine per i luoghi sulla Terra, ma con proiezione sulla sfera celeste. Inoltre, è importante ricordare che il sistema di coordinate in AR e declinazione si basa sull’equatore mentre quello eclittico, come si può intuire, sull’eclittica. Dal momento l’equatore celeste è inclinato rispetto alla perpendicolare all’eclittica di 23,7°, è chiaro che un oggetto in congiunzione in AR potrebbe non essere anche in congiunzione eclittica e viceversa. Può accedere ovviamente che la congiunzione si verifichi rispetto a entrambi i sistemi di riferimento, ma di solito in momenti differenti.

Il simbolo per indicare la congiunzione è ☌ (Unicode U+260C).

Chiaramente, dal momento che il moto delle stelle è particolarmente lento, a determinare una congiunzione sarà il moto del secondo corpo, che sia un pianeta del Sistema solare oppure la Luna.

Incontri ravvicinati: l’appulso

Questo fenomeno, anch’esso di tipo prospettico e strettamente osservativo, si verifica quando la distanza apparente tra due corpi celesti è al suo minimo in un dato momento, tanto che potrebbero visivamente sfiorarsi. A differenza di quanto accade nella congiunzione, la differenza in ascensione retta (o in longitudine eclittica) tra i due corpi non è necessariamente nulla. Se c’è un appulso, potrebbe aver luogo anche una congiunzione, ma non necessariamente nello stesso momento: potrebbe accadere prima o dopo.

Esempio

18 gennaio 2026 congiunzione tra Mercurio e Marte

Congiunzione alle 2:39 UT, con separazione di 0°58’, Mercurio AR 12h52m, Marte AR 12h52m: la differenza di ascensione retta tra i due corpi è nulla, ma la distanza angolare non è al minimo.

Appulso alle 6:31 UT, con separazione di 0°57’, Mercurio AR 19h53m, Marte AR 12h52

Corpi occultati, ma non è un reato

Si ha un’occultazione quando un corpo celeste A si posiziona davanti a un astro B, fisicamente più distante) nascondendone la vista a un osservatore O. L’esempio più lampante è un’eclissi di Sole, la Luna che si sovrappone al Sole; un altro esempio classico è la Luna che occulta le Pleiadi.

FIGURA 1 – Occultazione delle Pleiadi da parte della Luna avvenuta il 12 settembre 2025 a partire dalle 22:00 circa, UT.

Qualora il corpo A dovesse avere dimensioni apparenti sufficientemente piccole da non coprire B durante il suo passaggio, si parla di transito. Da ricordare il transito di Mercurio sul Sole del 2016.

Figura 2 – Transito di Mercurio sul Sole del 9/5/2016 (Fotografia di Luigi Civita)

Congiunzioni planetarie

Esaminiamo il caso in cui i corpi coinvolti nel fenomeno di congiunzione sono due pianeti del Sistema solare

Per i pianeti interni, quindi Mercurio e Venere, dovremo distinguere tra congiunzione superiore e congiunzione inferiore. La congiunzione è inferiore quando l’allineamento avviene in un momento in cui l’orbita del pianeta è dal lato della Terra.

FIGURA 3 – Congiunzione inferiore

Se il pianeta si trova dalla parte opposta del Sole rispetto alla Terra parliamo di congiunzione superiore.

FIGURA 4 – Congiunzione superiore

Per i pianeti esterni, invece, abbiamo ovviamente un solo tipo di congiunzione possibile.

FIGURA 5 – Congiunzione che riguarda un pianeta esterno

Mondi opposti

Resta da analizzare il caso dell’opposizione, che riguarda solo i pianeti esterni. È chiaro dal diagramma che se un pianeta è in opposizione, resterà visibile per tutta la notta terrestre. Si tratta del periodo migliore per l’osservazione del pianeta, proprio perché la finestra di visibilità giornaliera è al massimo della sua durata. Questa particolarità non può verificarsi, evidentemente, per i pianeti interni, che saranno visibili sempre in un tempo più o meno ampio ma sempre in prossimità dell’alba e del tramonto.

FIGURA 6 – Pianeta esterno in opposizione

Quando la congiunzione diventa “grande”

Un particolare tipo di congiunzione è quella che riguarda Giove e Saturno: in questo caso, trattandosi dei giganti del Sistema solare, si parla di Grande congiunzione. Giove e Saturno si trovano alla loro minima distanza angolare. La congiunzione può avvenire rispetto al Sole (eliocentrica), oppure rispetto alla Terra (geocentrica). Siccome l’argomento è particolarmente interessante, seguirà uno specifico aggiornamento.

Secondo giorno nello spazio per Artemis II: Houston, come stiamo andando?

Una vista della Terra scattata dall'astronauta della NASA e comandante della missione Artemis II, Reid Wiseman, da uno dei finestrini della navicella spaziale Orion dopo aver completato la manovra di iniezione translunare il 2 aprile 2026. L'immagine mostra due aurore boreali (in alto a destra e in basso a sinistra) e la luce zodiacale (in basso a destra) visibile durante l'eclissi solare terrestre. Crediti NASA

Artemis II procede indisturbata nel suo viaggio verso la Luna mentre gli astronauti vengono svegliati alle 19:00 UTC+2 per l’inizio del loro secondo giorno completo nello spazio al suono di “…In a Daydream” della Freddy Jones Band. Al risveglio, la navicella e il suo equipaggio si trovavano a circa 99.900 miglia terrestri dalla Terra  e in avvicinamento alla Luna a 161.750 miglia terrestri. 

Una vista della Terra scattata dall’astronauta NASA e comandante di Artemis II Reid Wiseman da una delle quattro finestre principali della navicella Orion, dopo aver completato la manovra di inserzione translunare il 2 aprile 2026. Crediti NASA.

I quattro membri dell’equipaggio continuano ad assicurare un corretto funzionamento della capsula Orion mentre spendono parte del loro tempo ad allenarsi per mezzo di un dispositivo basato su di un meccanismo con volano, che permette inoltre il monitoraggio dei loro parametri vitali dai team a Terra. Questo macchinario, dal peso complessivo di 14 kg e le dimensioni di un bagaglio a mano, permette di svolgere sia esercizi aerobici ma anche esercizi di resistenza, come squat e deadlifts.

Macchinario usato dagli astronauti per l’esercizio fisico a bordo della capsula Orion [Fonte: https://www.nasa.gov/humans-in-space/life-encapsulated-inside-nasas-orion-for-artemis-ii-moon-mission/]

Questi esercizi sono essenziali per gli astronauti che, non potendo disporre della vasta gamma di macchinari presenti sulla ISS, devono prevenire il deterioramento della massa muscolare e mantenere una corretta attività cardiovascolare in vista del rientro sulla Terra.

Poiché la traiettoria risulta corretta è stato deciso di annullare la prima manovra di correzione in uscita (Outbound Trajectory Correction burn – OTC), in programma la scorsa notte per le 00:49 del giorno 4 aprile, della durata di circa otto secondi e che avrebbe dovuto modificare la velocità di Orion di 0,7 piedi al secondo. L’equipaggio quindi si è dedicato a preparare le missioni scientifiche lunari in previsione del periodo di osservazione lunare previsto per il 6 aprile quando da noi saranno più o meno le 21 e 30.

Fonte: Diretta Youtube https://www.youtube.com/watch?v=m3kR2KK8TEs

Durante l’arco della giornata, l’equipaggio ha effettuato anche una dimostrazione di rianimazione cardiopolmonare (RCP) e di manovre di disostruzione delle vie aeree per valutare le procedure mediche di emergenza a bordo della navicella. Oltre a questo, Koch testerà il sistema di comunicazione di emergenza di Orion sulla rete Deep Space Network, verificandone le prestazioni man mano che la navicella si allontana dalla Terra.

Nel mentre, gli ingegneri da terra hanno individuato la causa della breve interruzione di comunicazioni avvenuta poco dopo il liftoff, indicando come responsabile un problema di configurazione a terra relativo al sistema di tracciamento e ritrasmissione dati satellitare.

Il team scientifico lunare invece, poco dopo il TLI, ha iniziato a studiare un Lunar Targeting Plan, ovvero una guida di ciò che la crew di astronauti osserverà sulla superficie lunare nella giornata di lunedì 6 Aprile, in una finestra temporale di circa 6 ore. Tra gli elementi previsti per l’osservazione ci sono elementi che possono aiutare a comprendere i processi di formazione di Luna e sistema solare, come crateri, colate laviche, crepe e creste create dal lento spostamento dello strato esterno della Luna nel corso del tempo. Tra i punti di interesse visibili sul lato nascosto della Luna, mai viste prima a occhio nudo, sono compresi l’intero bacino Orientale, il cratere Pierazzo e il cratere Ohm.

Gli astronauti sono andati poi a riposare stamattina alle 10:00 e sono stati svegliati per le attività del quarto giorno (terzo in orbita) alle ore 18:35 di oggi 4 aprile.

Durante il terzo giorno di missione riportiamo le parole dell’astronauta Christina Kock “Abbiamo avuto tutti un’espressione di gioia collettiva in quel momento… Ora possiamo vedere la Luna dal portello di attracco. È uno spettacolo meraviglioso.”

 L’equipaggio di Artemis II è in viaggio verso la Luna nel secondo giorno di volo della missione. Questa foto mostra la navicella spaziale Orion con la Luna sullo sfondo, ripresa da una telecamera posta sulla punta di una delle sue ali con pannelli solari. Crediti NASA

Fonti: NASA Mission BLOG




Rubin Observatory: oltre 11.000 nuovi asteroidi in un mese e mezzo di osservazioni

NSF–DOE Vera C. Rubin Observatory/NOIRLab/SLAC/AURA/R. Proctor Acknowledgements: Star map: NASA/Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio. Gaia DR2: ESA/Gaia/DPAC. Image Processing: M. Zamani (NSF NOIRLab)

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Cosa è successo nel primo giorno di volo di Artemis II

Crediti @NASA

Dopo il successo del lancio, le operazioni per riportare l’uomo in orbita lunare proseguono spedite. Nonostante qualche lieve imprevisto tecnico, la missione procede come da programma.

Dopo aver completato con successo l’innalzamento del perigeo per stabilizzare l’orbita di Orion, la missione ha dovuto affrontare un’improvvisa anomalia nelle comunicazioni quando si è verificato un problema di ricezione asimmetrica: l’equipaggio poteva udire i messaggi da terra, ma non era in grado di trasmettere i propri messaggi. Il guasto è rientrato rapidamente e i team di supporto sono attualmente al lavoro per risalire all’origine del problema, garantendo la piena operatività dei sistemi per il resto del viaggio.

Dopo questa operazione, l’equipaggio ha iniziato i preparativi per la vita nella navicella Orion in cui è stato riscontrato un problema con la toilette a cui hanno lavorato i team da Terra risolvendolo in poche ore.

Nel frattempo, lo stadio di propulsione criogenica intermedio (ICPS) ha acceso il suo motore RL10 per una manovra di innalzamento dell’apogeo. Nei 70 minuti successivi, l’equipaggio si è occupato dei preparativi e dello svolgimento delle operazioni di prossimità. Durante queste operazioni, verrà verificata la capacità della capsula Orion di eseguire manovre comandate manualmente tramite i suoi sensori di navigazione di bordo e i propulsori di controllo di assetto e utilizzando come bersaglio per le manovre l’ICPS.

Al termine dei test, Orion ha eseguito una manovra di allontanamento automatica per distanziarsi in sicurezza dall’ICPS. Tale stadio ha poi effettuato una manovra di dismissione per rientrare nell’atmosfera terrestre sopra l’Oceano Pacifico. Dopo aver concluso le operazioni, l’equipaggio ha potuto riposare per quattro ore in vista della manovra successiva: l’innalzamento del perigeo.

Alle 13:06 del 2 aprile (ieri) è stato dato il comando alla navicella per accendere il motore principale del modulo di servizio per 43 secondi, effettuando così l’innalzamento del perigeo, operazione che si è conclusa con successo. Questa operazione ha portato Orion in un’orbita alta stabile allineata con la traiettoria verso la Luna. Gli astronauti sono poi tornati a riposare per altre quattro ore e mezza prima di iniziare ufficialmente il loro primo giorno intero nello spazio.

A bordo viene utilizzato un dispositivo compatto per l’esercizio fisico, essenziale per la salute in assenza di gravità.

Alle 19:49 ora del Canada Space Center (01:49 ora italiana) la navicella Orion è uscita fuori dall’orbita terrestre immettendosi sulla traiettoria verso la Luna grazie a un’accensione del motore principale di 5 minuti e 50 secondi. Questa fase segna l’inizio del viaggio nello spazio profondo per l’equipaggio, che ha lasciato l’orbita terrestre per dirigersi verso il flyby lunare, aprendo la fase operativa della missione oltre l’influenza diretta della Terra.

Fonti: NASA Missioni

Decollo! Artemis II è partita nel suo viaggio verso la Luna

È scattato alle 00:35 ora italiana il tanto atteso liftoff per la missione Artemis II. Il vettore SLS è decollato dal pad 39B trasportando la navetta Orion verso la Luna. A bordo, i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen affronteranno un viaggio di circa dieci giorni per testare i sistemi di volo in vista delle future missioni di allunaggio.

Alle 00:37 i due razzi ausiliari a propellente solido dell’SLS (Space Launch System) si sono separati correttamente, lasciando il primo stadio dell’SLS come principale fonte di spinta e un minuto dopo, alle 6.38 pm (EDT) il modulo di servizio e il sistema di aborto del lancio, si sono separati dalla navicella Orion, non più necessari adesso che il razzo e la navicella si trovano al di sopra degli strati più densi dell’atmosfera terrestre.

Alle 00:43 è avvenuto lo spegnimento del motore principale dello stadio centrale dell’SLS (Space Launch System) e lo stadio centrale si è separato con successo dallo stadio di propulsione criogenica intermedio e dalla navicella Orion. Questo ha segnato la fine della prima fase di propulsione principale della missione Artemis II e il passaggio alle operazioni dello stadio superiore.

Infine, alle 00:59, i pannelli solari (Solar Array – SAW) della navicella Orion si sono dispiegati, completando una fase di configurazione fondamentale per la missione Artemis II. I controllori di volo di Houston hanno confermato che tutte e quattro le ali si sono aperte come previsto, portandosi in posizione nominale e iniziando a fornire energia.

Un risultato ottenuto al termine di una giornata con una tabella di marcia serrata che ha visto il team di terra impegnato fin dalle prime ore della giornata riassunte a seguire:

  • Alle 15:00 (EDT – orario americano in Florida), il direttore delle operazioni di lancio Charlie Blackwell-Thompson ha dato il via libera al caricamento dei propellenti del razzo SLS (Space Launch System). Le operazioni sono iniziate con il raffreddamento delle linee di trasferimento per l’ossigeno liquido (LH2) e l’idrogeno liquido (LOX) dello stadio centrale per mezzo di idrogeno liquido super-freddo ha portato le componenti interessate a temperature criogeniche così da prevenire lo shock termico.

Si è poi passati all’inertizzazione della cavità. Questa operazione prevede la sostituzione dell’aria atmosferica situata all’interno della cavità del razzo con azoto gassoso. Questo gas è essenziale per le operazioni di rifornimento in quanto risulta essere inerte e ridurre il rischio di combustione e contaminazione, rendendo le successive operazioni di caricamento sicure.

Si è poi proceduto al caricamento di 700.000 galloni di propellenti criogenici nello stadio centrale dell’SLS. L’operazione è iniziata con una fase di riempimento lento, necessaria per permettere a tubazioni e serbatoi di adattarsi gradualmente alle temperature criogeniche del propellente senza subire shock termici. Il passaggio successivo prevedeva la fase di riempimento rapido, una procedura che permette di caricare velocemente il propellente monitorando allo stesso tempo eventuali perdite e mantenendo una temperatura adeguata, velocizzando al contempo le procedure di rifornimento.

Mentre le procedure di rifornimento procedevano indisturbate, alle 9.25 am (EDT), la crew di astronauti ha ricevuto la wake up call che ha dato il via ufficiale al loro giorno di lancio.

  • Alle 15:36 sono iniziate le manovre di riempimento dello stadio superiore dell’SLS che permetterà di posizionare la navicella Orion in un’orbita alta stabile attorno alla Terra in vista del test dimostrativo delle operazioni di prossimità e della manovra di iniezione verso la Luna.
  • Alle 16:24 è iniziato il riempimento del rocket core stage che deve essere costantemente alimentato con un flusso a bassa intensità di LH2 dato che questo propellente, allo stato naturale, evapora. Le procedure di rifornimento sono andate avanti fino alle 12.51 pm (EDT), momento in cui si è concluso il riempimento e sono entrate in vigore le procedure di mantenimento tramite un flusso continuo di propellente per mantenere i serbatoi pieni al massimo della capacità.
  • Nel frattempo, alle 17:40, gli astronauti hanno partecipato all’ultimo briefing meteorologico, ricevendo così gli aggiornamenti sulle condizioni meteo più recenti presso la piattaforma di lancio 39B, le zone di recupero circostanti e i potenziali siti di aborto della missione lungo la traiettoria di volo di Artemis II. Fra le informazioni fornite: la velocità del vento, le precipitazioni, il rischio di fulmini e le condizioni del mare in caso di eventuali ammaramenti ed è stato garantito il soddisfacimento di tutti i criteri di sicurezza prima di procedere con lo successive operazioni previste per il lancio.

I meteorologi della NASA confermano quindi alla fine del briefing una probabilità dell’80% di condizioni favorevoli durante la finestra di lancio. Le principali preoccupazioni rimangono relative alla formazione di nubi cumuliformi, alle precipitazioni e alla velocità del vento al suolo. Le procedure possono quindi procedere come previsto.

All’interno degli alloggi per gli astronauti dell’edificio Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building presso il Kennedy Space Center dell’agenzia in Florida, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, hanno iniziato i preparativi indossando le tute spaziali alle 1.15 pm (EDT). Alle 1.36 pm (EDT), la squadra di soccorso e la squadra di chiusura sono arrivate al complesso di lancio 39B in attesa degli astronauti di cui dovranno garantire la completa sicurezza.

  • A circa 4 ore dal lancio, alle 18:14 gli astronauti arrivano al complesso di lancio 39B.

Con l’aiuto della squadra addetta alle operazioni di chiusura, l’equipaggio di Artemis II ha indossato caschi e guanti, completando i controlli di integrità delle tute prima di salire a bordo della navicella spaziale Orion. La crew ha proseguito nelle operazioni con meticolosità nella preparazione e chiusura del portello del modulo equipaggio della navicella spaziale Orion. A seguito di ciò, la squadra ha lavorato meticolosamente per ispezionare le guarnizioni, fissare i dispositivi di fissaggio e verificare che il portello sia a tenuta stagna. Anche solo un capello finito per sbaglio nei portelli potrebbe avere conseguenze importanti nella sicurezza del team e della missione stessa.

Sono stati in seguito eseguiti test sulla pressurizzazione della capsula Orion per garantire e confermare l’integrità del portello appena chiuso.

  • Alle 23:15, gli ingegneri hanno comunicato di aver risolto un problema con l’hardware per le comunicazioni col sistema di interruzione del volo individuato alle 5:00 pm (EDT), problema che avrebbe impedito di inviare da terra il segnale di distruzione del razzo in caso di deviazione dalla traiettoria durante l’ascesa. Questo rappresenta un protocollo necessario per la tutela della sicurezza pubblica. Nel frattempo, i tecnici hanno completato la chiusura del portello del sistema di aborto del lancio che fornisce un’ulteriore barriera protettiva per il modulo dell’equipaggio, progettato per salvaguardare gli astronauti durante la traiettoria di volo di Artemis II e, se necessario, consentire una rapida evacuazione in caso di emergenza.
Conto alla rovescia fermo a 10 minuti dal lancio, pochi istanti prima del via libera [Fonte: live NASA]

Alle 00:22 Charlie Blackwell-Thompson, direttore del lancio di Artemis II, ha condotto la votazione “via libera/no via libera” per decidere se procedere con gli ultimi 10 minuti del conto alla rovescia, noto come conto terminale.

Un “via libera” unanime da parte di tutto il team ha indicato che Artemis II ha confermato il continuo del countdown finale, portando così al successo del lancio di Artemis.

Fonte: https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/01/live-artemis-ii-launch-day-updates/

Live: https://www.youtube.com/live/Tf_UjBMIzNo

Artemis II – Perché un meteo favorevole potrebbe comunque bloccare il lancio
Artemis II torna l'uomo intorno alla Luna

Produzione AI generator

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Cielo del Mese di Aprile 2026

0

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

SUPERNOVAE aggiornamenti del mese – Aprile 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Asteroidi del mese Aprile 2026

0

Asteroidi del mese di Aprile 2026

(26) Proserpina

Proserpina fu scoperto da Karl Theodor Robert Luther il 5 maggio 1853 dall’osservatorio di Düsseldorf, in Germania. Fu così nominato in onore della divinità romana Proserpina, figlia di Cerere e sposa di Plutone, regina degli inferi, proseguendo nella tradizione ottocentesca di assegnare nomi appartenenti alla mitologica classica ai corpi minori del sistema solare. Percorre un’orbita nella fascia principale centrale con un semiasse maggiore di 2,65 Unità Astronomiche e un’eccentricità contenuta, di 0,08 gradi, completando una rivoluzione intorno al Sole in 4,33 anni con un’inclinazione di 3,5 gradi rispetto al piano dell’eclittica.

Proserpina un diametro medio stimato di circa 95 km ed è classificato come un asteroide di tipo S. Questa natura rocciosa implica una composizione superficiale ricca di silicati di ferro e magnesio, che gli conferisce un’albedo moderatamente alta. Nonostante non raggiunga le dimensioni dei giganti della fascia, la sua capacità nel riflettere la luce lo rende un oggetto relativamente luminoso durante le opposizioni favorevoli, osservabile anche con strumenti amatoriali di piccolo diametro.

L’ analisi delle curve di luce ha permesso di determinare con buona precisione il suo periodo di rotazione, pari a circa di 13,11 ore, con variazioni di luminosità che suggeriscono una forma piuttosto irregolare e moderatamente allungata.

Come e quando osservarlo

Proserpina sarà in opposizione il 4 aprile, momento nel quale raggiungerà la magnitudine 10,5 trovandosi a una distanza di 1,48 Unità Astronomiche dalla Terra. Il suo moto sarà di 0,60 secondi d’arco al minuto; pertanto, per far sì che l’oggetto mantenga un aspetto puntiforme nelle nostre immagini, potremo utilizzare tempi di esposizione fino a 5 minuti. Per ottenere una traccia di movimento dovremo esporre (o integrare) per un tempo più lungo, e con 40 minuti di posa vedremo Proserpina trasformarsi in una bella striscia luminosa di circa 24 secondi d’arco.

(13) Egeria

Egeria fu scoperto da Annibale de Gasparis il 2 novembre 1850 dall’Osservatorio di Capodimonte a Napoli. Fu Urbain Le Verrier, l’astronomo che predisse la posizione di Nettuno, a suggerirne il nome in omaggio alla ninfa Egeria, figura della mitologia romana legata alle sorgenti e sposa del re Numa Pompilio. Percorre un’orbita nella fascia principale centrale con un semiasse maggiore di 2,58 Unità Astronomiche e un’eccentricità di 0,08 gradi, completando una rivoluzione intorno al Sole in 4,14 anni, con un inclinazione orbitale di 16,5 gradi rispetto al piano dell’eclittica.

Con un diametro medio di circa 203 km, Egeria è uno dei corpi più massicci della fascia principale. È classificato come un asteroide carbonaceo (tipo Ch), con una superficie estremamente scura e una composizione ricca di materiali primitivi e minerali idrati. Le dimensioni di 13 Egeria sono state vincolate direttamente da occultazioni stellari osservate in epoche successive, che ne hanno mostrato un profilo proiettato piuttosto arrotondato. L’analisi delle curve di luce ha invece permesso di determinare con buona precisione il suo periodo di rotazione, pari a circa 7,04 ore.

Nonostante la sua bassa albedo, tipica degli oggetti carbonacei, le sue generose dimensioni lo rendono un oggetto relativamente facile da osservare durante le opposizioni favorevoli, anche con telescopi amatoriali di piccolo diametro.

Come e quando osservarlo

Egeria sarà in opposizione il 19 aprile, momento nel quale raggiungerà la magnitudine 10,2 trovandosi a una distanza di 1,54 Unità Astronomiche dalla Terra. Il suo moto sarà di 0,70 secondi d’arco al minuto; pertanto, per far sì che l’oggetto mantenga un aspetto puntiforme nelle nostre immagini, potremo utilizzare tempi di esposizione fino a 5 minuti. Per ottenere una traccia di movimento dovremo integrare per un tempo più lungo, e con 40 minuti di posa vedremo Egeria trasformarsi in una bella striscia luminosa di circa 28 secondi d’arco.

I percorsi di Massalia e Eunomia nel mese di Marzoin alto a destra la costellazione del Leone

 

 


Vuoi essere sempre aggiornato sul Cielo del Mese?

ISCRIVITI alla NEWSLETTER!

Le Comete del mese di Aprile: UN’APRILE DA RICORDARE?

0

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Le costellazioni del mese

0

Le costellazioni del mese di Aprile 2026

Lasciatosi l’inverno alle spalle, il mese di aprile ci accoglie con un cielo in rapida trasformazione.

Orione, dopo essere stato protagonista della notte a partire dalla metà ottobre e fino a tutto il periodo invernale, inizia adesso ad anticipare progressivamente il suo tramonto: se all’inizio di aprile sarà visibile nella sua interezza fino alle 23 sull’orizzonte Ovest, già alla fine del mese le stelle più basse della sua costellazione tenderanno a confondersi nella luce del crepuscolo. La stessa sorte tocca a tutte le costellazioni tipiche del cielo invernale: il Toro, i Gemelli e l’Auriga, che tramontano tra Ovest e Nord-Ovest entro la prima parte della notte. 

Prendendo come orario di riferimento la mezzanotte, a Nord dominano l’Orsa Maggiore e parte del Drago, mentre più bassi all’orizzonte e in direzione Nord-Est brillano le costellazioni di Cassiopea e del Cefeo.

In direzione Sud si scorgono invece facilmente le costellazioni tipiche di questo periodo primaverile appena iniziato: in particolare il Leone, la Vergine e il Boote, i cui astri principali – Denebola, Spica e Arturo – delineano il cosiddetto Triangolo Primaverile, un asterismo moderno utile per orientarsi nel cielo di stagione. Nello spicchio di cielo compreso tra Est e Sud-Est fanno nel frattempo capolino, già sufficientemente alte nel cielo, alcune delle costellazioni estive, come Ofiuco ed Ercole.

L’approfondimento di questo mese verterà su tre delle costellazioni che, con riferimento alla mezzanotte della metà del mese, si troveranno in prossimità del meridiano locale.

LA COSTELLAZIONE DEL CORVO

Sebbene di dimensioni piuttosto ridotte, la costellazione australe del Corvo (in latino Corvus con abbreviazione Crv) – situata leggermente al di sotto dell’equatore celeste – è facilmente individuabile utilizzando come riferimento la brillante Spica, nella costellazione della Vergine. Partendo da questa stella, basterà spostare leggermente lo sguardo verso il basso in diagonale per raggiungere le stelle 𝛿 e 𝛾 del Corvo, note anche come Algorab – dall’arabo, “il corvo” – e Gienah Gurab – “l’ala del corvo”.

L’intera costellazione, grazie alla sua posizione in una regione di cielo relativamente povera di stelle brillanti, è ben riconoscibile per la sua caratteristica forma a quadrilatero, il cui perimetro è delimitato dalle stelle β, 𝛾, 𝛿 ed ϵ Corvi.

Guardando a queste stelle più nel dettaglio, troviamo che Algorab (𝛿  Corvi) è in realtà un sistema doppio, costituito dalla stella primaria di colore bianco-azzurro e di magnitudine circa +2.95, e da una compagna più debole, una nana arancione di magnitudine +8.51, osservabile con telescopi di piccole dimensioni.

La stella 𝛼 Corvi, detta anche Alchiba – dall’arabo “la tenda”, probabilmente in riferimento ad una rappresentazione differente da quella adottata attualmente – si trova a soli 48 anni luce di distanza ed è tra tutte la più vicina, ma non la più luminosa, primato che va a Gienah. La più distante è invece ϵ Corvi, nota come Minkar, “la narice del corvo”, che, pur trovandosi a oltre 300 anni luce, presenta una magnitudine apparente di +3.02. 

La costellazione del Corvo contiene anche un interessante asterismo: a breve distanza dal confine con la costellazione della Vergine, lo Stargate è costituito da sei stelle, di cui le tre più luminose disposte a formare un triangolo equilatero e le altre tre a delinearne uno più piccolo, inscritto e ruotato rispetto al primo; il nome deriva dalla somiglianza con il portale presente nell’omonima serie televisiva di fine anni ’90.

Oggetti di cielo profondo nella costellazione del Corvo

Malgrado le sue piccole dimensioni – è la settantesima su ottantotto per estensione – la costellazione ospita alcuni oggetti di cielo profondo senza dubbio degni di nota.

Tra i più interessanti – e studiati in letteratura – vi sono le galassie interagenti NGC 4038 e NGC 4039, note agli astrofili con il nome di Galassie Antenne; distanti tra i 50 e i 70 milioni di anni luce dalla Terra, esse sono prossime alla fusione e caratterizzate dalla presenza di due spettacolari code mareali di gas e stelle, dalla cui somiglianza con le antenne di un insetto deriva il loro nome.

NGC 4027 è invece una galassia spirale barrata situata a circa 80 milioni di anni luce; la sua evidente asimmetria – con un braccio molto più esteso rispetto all’altro – è probabilmente il risultato di interazioni gravitazionali avvenute nel suo passato.

NGC 4038 e NGC 4039 (Galassie Antenne); in alto a destra NGC 4027. Campo fotografato il 13 aprile 2023 da Fernando Oliveira de Menezes per Coelum e pubblicato su questo sito web il 22 ottobre 2023

All’interno della Via Lattea, nella direzione del Corvo, si trova anche la nebulosa planetaria NGC 4361, scoperta da William Herschel nel 1785; al telescopio appare come un debole disco leggermente allungato, al cui centro è visibile la stella progenitrice, oggi nana bianca di tredicesima magnitudine.

Mitologia e storia della costellazione del Corvo

Kylix attica raffigurante Apollo seduto con di fronte il corvo (480 – 470 a.C., Museo Archeologico di Delfi)

Probabilmente nota già ai babilonesi, la costellazione del Corvo trovò dapprima formalizzazione nel catalogo delle 48 costellazioni stilato da Tolomeo, e successivamente fu confermata nel novero delle 88 costellazioni moderne dall’Unione Astronomica Internazionale.

Il mito – attestato nei Catasterismi di Eratostene di Cirene e tramandato anche in epoca romana da Ovidio, nei Fasti, e da Igino – narra che Apollo, dovendo fare un sacrificio a Giove, affidò a un corvo – suo animale prediletto – una coppa e lo inviò a recuperare dell’acqua purissima per la libagione. L’animale però, giunto in prossimità della fonte, vide degli alberi di fico i cui frutti non erano ancora maturi; si attardò allora per potersene cibare e soltanto dopo averne fatto una scorpacciata riempì la coppa e tornò dal dio, ghermendo però tra gli artigli un serpente. Raccontò infatti ad Apollo di aver impiegato più tempo del previsto proprio per colpa del serpente, che gli aveva impedito di svolgere il compito; ma il dio, percepita la menzogna del corvo, lo scagliò nel cielo insieme alla coppa e al serpente (che divennero le costellazioni del Cratere e dell’Idra). Per questa ragione il corvo, al quale da quel momento in cielo venne impedito dal serpente di avvicinarsi alla coppa, è noto per la sua voce roca.

LA COSTELLAZIONE DELLA CHIOMA DI BERENICE

Così come riportato in modo accurato da Catullo nel suo Carme 66, la costellazione della Chioma di Berenice (in latino Coma Berenices, con abbreviazione Com) si trova tra le costellazioni del Leone e del Boote, al di sopra di quella della Vergine e non lontana dalle zampe dell’Orsa Maggiore.

Sebbene la sua posizione non sia difficile da individuare, l’osservazione richiede cieli bui e ottime condizioni atmosferiche; le stelle che la compongono sono infatti tutte al di sopra della quarta magnitudine. La più luminosa è β Comae Berenices (magnitudine apparente di 4.26); 𝛼 Comae Berenices, conosciuta anche come Diadema o, nella tradizione araba, Al Dafirah (“la treccia”), è invece un sistema binario costituito da due stelle con caratteristiche simili separabili con strumenti amatoriali di buona qualità.

Gran parte delle altre stelle meno luminose appartiene all’ammasso aperto Melotte 111, che, con una distanza di circa 250 anni luce, è uno dei più vicini al Sistema Solare.

Oggetti di cielo profondo nella costellazione della Chioma di Berenice

Trovandosi in direzione del Polo nord galattico, la costellazione, pur non essendo tra le più estese, risulta particolarmente ricca di oggetti di cielo profondo. Oltre a due oggetti galattici – l’ammasso aperto Mel 111 e l’ammasso globulare M53 (NGC 5024), posto a 56000 anni luce dalla Terra –, essa ospita diverse decine di galassie, osservabili con telescopi amatoriali (il numero complessivo è però di diverse migliaia).

All’interno dei suoi confini si contano inoltre ben sette galassie facenti parte del Catalogo Messier: sei di esse si collocano nella porzione sud-occidentale della costellazione e appartengono al vasto sistema dell’Ammasso della Vergine, situato tra le costellazioni della Vergine e della Chioma di Berenice. Alcune di queste galassie vengono talvolta associate, in senso lato, alla cosiddetta Catena di Markarian, un allineamento prospettico di galassie ellittiche e lenticolari nel cuore dell’ammasso. Si tratta di M85 (NGC 4382), M88 (NGC 4501), M91 (NGC 4548), M98 (NGC 4192), M99 (NGC 4254; nota anche come Ruota di Santa Caterina) e M100 (NGC 4321; nota anche come Galassia Specchio), tutte con una distanza compresa tra i 40 e i 65 milioni di anni luce.

Catena di Markarian fotografata il 12 aprile 2024 da Patrizia Mazzucato per Coelum e pubblicato su questo sito web il 24 aprile 2024

M64 (NGC 4826), nota anche come Galassia Occhio Nero, è invece una galassia relativamente isolata, situata a circa 17 milioni di anni luce.

M64 (dettaglio) fotografata il 5 aprile 2025 da Vito Quarto de Marinis per Coelum e pubblicato su questo sito web il 15 aprile 2025

Sempre all’interno della Chioma di Berenice si trova un ammasso di galassie incredibilmente ricco e oggetto dei primi studi sulla materia oscura risalenti agli anni ’30 del secolo scorso. Questa vasta struttura cosmica si trova a circa 350 milioni di anni luce dalla Terra ed è nota col nome di Ammasso della Chioma, o Abell 1656; al suo interno dominano le due galassie ellittiche giganti NGC 4889 e NGC 4874, che ne costituiscono i principali centri gravitazionali.

Ammasso della Chioma fotografato il 29 gennaio 2024 da Massimo Marchini per Coelum e pubblicato su questo sito web il 6 giugno 2024

Mitologia e storia della costellazione della Chioma di Berenice

Globo celeste attribuito a Gherardus Mercator (1551; Museo di Urbino)

La costellazione della Chioma di Berenice costituisce uno dei rari casi nella volta celeste in cui l’origine non è mitologica, ma storica. Essa è infatti associata alla figura della regina Berenice II di Cirene, sposa di suo cugino Tolomeo III Evergete, che regnò sull’Egitto tra il 246 e il 222 a.C. circa. Secondo la tradizione, quando poco tempo dopo il matrimonio il re dovette partire per combattere nella Terza guerra siriaca, la regina fece voto agli dèi di sacrificare i lunghi capelli qualora il marito fosse tornato vincitore. Al suo ritorno, ella mantenne la promessa e, tagliata la folta chioma, la depose nel tempio dedicato ad Afrodite; il giorno seguente, tuttavia, la lunga treccia scomparve. Secondo quanto tramandato da Callimaco e ripreso da Catullo, fu il matematico e astronomo di corte Conone di Samo a trovare una spiegazione per quanto accaduto, sostenendo che gli dèi avevano portato i capelli della regina nel cielo nella forma di un piccolo gruppo di stelle, le quali– a suo dire – erano comparse nottetempo.

Sebbene il racconto fosse noto già in età ellenistica, tanto che Callimaco vi dedicò un’intera elegia – la Chioma di Berenice non compare tra le 48 costellazioni dell’Almagesto di Claudio Tolomeo; Igino stesso si riferisce alle sue stelle semplicemente come a “sette stelle disposte in forma di triangolo vicino alla coda del Leone”. Una prima formalizzazione si ebbe molto più tardi, ad opera del geografo e cartografo fiammingo Gherardus Mercator, che nel 1551 la incluse nel suo celebre Globo celeste; essa venne poi definitivamente adottata da Tycho Brahe nel suo catalogo stellare del 1602, e dal 1922 è riconosciuta tra le 88 costellazioni moderne dall’Unione Astronomica Internazionale.

LA COSTELLAZIONE DEI CANI DA CACCIA

Quella dei Cani da Caccia (in latino Canes Venatici, con abbreviazione CVn), è una costellazione boreale quasi circumpolare per le nostre latitudini, situata immediatamente al di sopra della Chioma di Berenice e racchiusa tra il Boote e l’Orsa Maggiore.

La costellazione – che comprende soltanto una decina di stelle visibili a occhio nudo sotto cieli bui – è delineata quasi esclusivamente dalle sue due stelle più brillanti: 𝛼 e β Canum Venaticorum.

La prima, nota come Cor Caroli, è la stella più luminosa dell’intera costellazione, una variabile con magnitudine media 2.89 e colore bianco-azzurro; si tratta di una stella binaria fisica risolvibile anche con piccoli telescopi, la cui compagna è una stella di sequenza principale con magnitudine 5.60. La seconda – β Canum Venaticorum – nota come Chara, è una stella gialla di quarta magnitudine, simile al Sole per caratteristiche fisiche. Vi è poi la stella 𝛾, conosciuta come “La Superba”, una gigante rossa variabile di magnitudine media 5.42.

Oggetti di cielo profondo nella costellazione dei Cani da caccia

Per quanto riguarda gli oggetti di cielo profondo, la costellazione ospita prevalentemente galassie, oltre all’ammasso globulare M3 (NGC 5272): primo tra gli oggetti scoperti personalmente da Messier, è uno tra i più grandi e luminosi del cielo boreale, con magnitudine 6.3. Situato quasi a metà strada tra Cor Caroli e Arturo, è osservabile già con un buon binocolo e risolvibile in stelle con strumenti più potenti.

Ammasso globulare M3 fotografato il 24 aprile 2020 da Sergio Bove per Coelum e pubblicato su questo sito web il 12 maggio 2020

Tra le galassie, piuttosto numerose in questa area di cielo, quattro sono incluse nel Catalogo Messier: M51 (NGC 5194, Galassia Vortice), M63 (NGC 5055, Galassia Girasole), M94 (NGC 4736; Galassia Occhio di gatto o Occhio di coccodrillo) e M106 (NGC 4258). Queste sembrano disporsi lungo un arco con concavità rivolta verso nord, teso tra le stelle Alkaid e Phecda dell’asterismo del Grande Carro.

Galassia M106 fotografata il 4 maggio 2024 da Spike Pescini per Coelum e pubblicata su questo sito web il 22 maggio 2024

Mitologia e storia della costellazione dei Cani da caccia

Questa costellazione, a differenza delle precedenti, non ha origine nella tradizione mitologica greco-romana. La sua introduzione risale infatti all’età moderna, tra il XVI e il XVII secolo, quando il progredire della precisione degli strumenti astronomici e la possibilità di apprezzare stelle più deboli spinse alcuni astronomi a colmare quelle regioni del cielo lasciate vuote dalla tradizione classica, creando nuove costellazioni. In questo contesto si inserisce il lavoro dell’astronomo polacco Jan Heweliusz – meglio noto come Johannes Hevelius –, che introdusse undici nuove costellazioni (sette delle quali ancora in uso) nella sua opera Prodromus Astronomiae, pubblicata postuma nel 1690. Tra queste figurava anche quella dei Cani da caccia: Asterion (“stellato”) e Chara (“gioia”), condotti al guinzaglio da Boote; il loro ruolo non risulta però definito in maniera precisa: possono essere interpretati come cani da caccia, animali da guardia o semplici accompagnatori del Boote. 

Una delle prime rappresentazioni della costellazione dei Cani da Caccia per mano di Johannes Hevelius

La stella principale della costellazione ha però una storia autonoma: il nome Cor Caroli (“Cuore di Carlo”) le venne attribuito nel XVII secolo – ancor prima che la costellazione venisse formalizzata – in onore del sovrano inglese. Secondo la tradizione, infatti, il medico di corte Charles Scarborough testimoniò che nella notte della restaurazione di Carlo II (il 29 maggio 1660) la stella avrebbe brillato in modo insolitamente intenso, come a simboleggiare il cuore palpitante del re Carlo I giustiziato pochi anni prima per mano di Cromwell.

Quante galassie satelliti orbitano attorno alla Via Lattea?
Un nuovo censimento amplia il quadro

Distribuzione galattocentrica delle galassie satelliti della Via Lattea con raggio di metà luce 𝑟 1 / 2 > 15 r 1/2 ​ >15 pc. Il censimento recupera 49 dei 62 satelliti noti all’interno dell’area osservativa considerata. I cerchi pieni indicano i sistemi identificati dall’analisi, mentre i cerchi vuoti rappresentano quelli non rilevati. Il colore di ciascun oggetto corrisponde alla survey di appartenenza: rosso per DES Y6, blu per DELVE DR3 e verde per PS1 DR1. Le aree colorate mostrano l’estensione delle rispettive survey, mentre la regione grigia indica le zone escluse dal censimento, per latitudini galattiche basse, presenza di altri sistemi stellari (come ammassi globulari) o copertura osservativa insufficiente. Quattro satelliti relativamente luminosi — LMC, SMC, Sagittarius e Antlia II — risultano esterni all’area analizzata.

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

La Luna del Mese – Aprile 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Transiti di satelliti davanti a Luna e Sole

Transito lunare della Tiangong space station del 1 aprile 2026 (ore 20:08:59 locali): la fascia blu indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore. Solo le zone in cui la banda interseca il cerchio consentono l’osservazione diretta del transito. Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Transiti della ISS International Space Station Aprile 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Coelum Astronomia 279 II/2026 Digitale

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Alzando gli occhi al cielo: la Maratona Messier 2026 è ai blocchi di partenza

Come ogni anno, nel mese di marzo torna puntuale l’opportunità di prendere parte alla Maratona Messier, una sfida unica che gli astrofili conoscono bene. Cimentarsi nell’impresa non è certo da tutti: una notte intera, dal tramonto all’alba, per inseguire uno dopo l’altro i 110 oggetti del famoso Catalogo Messier. 

Charles Messier: da “cacciatore” di comete a scopritore del cielo profondo

Al tempo di Messier, nel ‘700, la ricerca di comete rappresentava una delle principali attività degli astronomi osservativi; erano infatti oggetti rari – se ne erano registrate fino ad allora soltanto una cinquantina –, imprevedibili e scientificamente poco compresi, e garantivano un grande prestigio a chi ne avesse scoperte di nuove. 

Incisione raffigurante la “Grande Cometa” del 1744, comparsa sulle pagine della rivista francese Le Magasin Pittoresque diretta da Edouart Charton

All’età di quattordici anni, tra il novembre 1743 e il marzo dell’anno successivo, Messier assistette sicuramente al passaggio della spettacolare “Cometa di Chéseaux” (C/1743 X1), che dopo il transito al perielio aveva mostrato una chioma suddivisa in sei code distinte; rimasto probabilmente impressionato da questa apparizione, in seguito al trasferimento a Parigi al servizio dell’astronomo Joseph-Nicolas Delisle, egli seguì la tendenza dell’epoca e divenne il primo astronomo a votarsi esclusivamente alla ricerca di nuove comete.

Estratto del Catalogo contenente 103 oggetti; nella pagina, si nota la catalogazione della “Nebulosa” di Andromeda, trentunesima voce presente in lista

Non si trattava però all’epoca di un compito semplice, e nel corso della sua attività gli capitava di frequente di imbattersi in quelle che lui stesso definiva “false comete”: oggetti diffusi, che tuttavia non si muovevano rispetto alle stelle. Pensando che fosse utile tenerne traccia, iniziò a compilare una lista, che trovò la pubblicazione nel 1774, nella versione ridotta di 45 voci. Nel corso di tutta la sua vita continuò a lavorare al Catalogo e ad ampliarlo, inserendovi nuovi oggetti appartenenti alle cinque differenti categorie degli ammassi aperti, ammassi globulari, nebulose diffuse, nebulose planetarie e galassie; l’ultima versione pubblicata da Messier era arrivata a contenere 103 oggetti – di cui una quarantina sono scoperte originali –, mentre i restanti sette sono stati aggiunti successivamente.

Quando è possibile affrontare la Maratona Messier

L’origine della Maratona non è del tutto chiara, ma sembra che dopo alcuni primi tentativi ad opera di un gruppo di astronomi spagnoli negli anni Sessanta e la diffusione negli Stati Uniti nel corso del decennio successivo, quello di sfidarsi in una corsa contro il tempo per vedere tutti gli oggetti del Catalogo Messier sia diventato col tempo un appuntamento annuale, principalmente alle latitudini comprese tra i 18º e i 40º Nord.

La finestra osservativa più favorevole si colloca sempre tra la seconda metà di marzo e la prima di aprile; questo non è frutto del caso, ma il risultato del verificarsi di un buon numero di condizioni favorevoli. In questo periodo dell’anno, infatti – in questa sede descriveremo il tutto nel sistema di riferimento terrestre per ragioni di praticità –, il Sole si trova vicino all’equatore celeste e per questo motivo si può godere di un buon equilibrio tra ore di luce e di buio; esso, inoltre, proiettato tra le costellazioni dell’Acquario e dei Pesci – regioni povere di oggetti Messier – non ne nasconde nessuno in maniera totale. Di norma, poi, si prediligono le notti prossime al novilunio, cosicché l’osservazione non risulti negativamente influenzata dalla presenza in cielo del nostro satellite.  

Mappa della posizione dei 110 oggetti del Catalogo Messier, pubblicata sul sito NASA dedicato al Catalogo Messier visto dal Telescopio Spaziale Hubble

Maratona Messier edizione 2026

Il periodo migliore per cimentarsi nella gara sarà quest’anno quello compreso tra i fine settimana del 14-15 e del 21-22 marzo. Chiunque voglia mettersi alla prova dovrà dotarsi di un buon binocolo o di un piccolo telescopio — utilizzando però esclusivamente il puntamento manuale — oltre che di una mappa e di un programma ben organizzato, per non rischiare di perdere nemmeno uno degli oggetti previsti.

Sono inoltre numerosi gli eventi divulgativi organizzati da molti degli osservatori astronomici attivi sul territorio, distribuiti nei fine settimana del 14-15, 21-22 e 28-29 marzo: un’occasione preziosa per avvicinarsi alla Maratona anche senza affrontarla in autonomia.

Con queste premesse, non resta dunque che augurare cieli sereni e una soddisfacente Maratona Messier a tutti coloro che sceglieranno di misurarsi con questa affascinante sfida osservativa.

M1 (Crab Nebula), il primo oggetto inserito da Messier nella sua lista, fotografato il 29 ottobre 2025 da Giovanni Pagoria per Coelum, pubblicato su questo sito web il 18 marzo 2026

Per la consultazione di materiale fotografico relativo agli oggetti del Catalogo Messier, si rimanda alla sezione PhotoCoelum di questo sito web: https://www.coelum.com/photo-coelum-new/.

Per uno sguardo sugli stessi oggetti immortalati dal Telescopio Spaziale Hubble, si rimanda alla sezione “Hubble’s Messier Catalog” all’interno del sito web https://science.nasa.gov/mission/hubble/science/explore-the-night-sky/hubble-messier-catalog/ e alla sezione dedicata all’edizione 2026: https://science.nasa.gov/mission/hubble/hubble-news/hubble-social-media/hubbles-messier-marathon-2026/.

Conclusa la Flight Readiness Review per Artemis II: via libera al ritorno in rampa
Dopo la risoluzione del guasto al sistema di pressurizzazione dell’SLS, la NASA conclude la Flight Readiness Review e prepara il ritorno del razzo in rampa per la missione Artemis II.

Foto del 25 febbraio 2026 del transporter che dirige l’SLS verso il VAB. Photo credit: NASA/Cory Huston.

Il 12 marzo si è tenuta la conferenza in diretta streaming da parte della NASA a seguito della fine del Flight Readiness Review per Artemis II, ovvero un esame sistematico di hardware, software, procedure dell’equipaggio e strutture di terra per validare il “via libera” al lancio della missione.

Durante la conferenza, i vertici dell’agenzia spaziale statunitense hanno condiviso i dettagli riguardanti il guasto che ha bloccato il decollo di Artemis II, individuato il 21 febbraio 2026, e le soluzioni adottate per garantire la prontezza dei sistemi in una nuova finestra di lancio.

Cos’è successo?

Il 21 febbraio, gli astronauti della missione Artemis II hanno lasciato la struttura per la quarantena obbligatoria prevista per ogni volo umano nello spazio. Ma cosa ha causato questo dietrofront? Niente che riguardi gli astronauti stessi, ma un guasto identificato nel sistema di lancio SLS (Space Launch System) dopo l’esito positivo del wet dress rehearsal, una procedura di esercitazione di durata pari a due giorni, che prevede la messa in atto di tutte le procedure antecedenti al lancio stesso.

Il responsabile che ha causato il rinvio del lancio è una guarnizione chiamata “quick disconnect”, utilizzata per il passaggio dell’elio dalle strutture di terra fino allo stadio superiore dell’SLS. A causa dello stress subito dalla forte pressione esercitata dal flusso, questa si è spostata bloccandone così il passaggio e portando all’arresto della procedura.

Il 25 febbraio il vettore è stato quindi rimosso dalla rampa 39B per il rollback verso il VAB (Vehicle Assembly Building). Una volta all’interno dell’hangar, i tecnici hanno potuto analizzare l’SLS per individuare la causa del guasto ed eseguire gli ulteriori test e accertamenti necessari.

Fonte: https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/02/22/nasa-to-rollback-artemis-ii-rocket-spacecraft/

E adesso?

Gli ingegneri incaricati hanno identificato il problema col passaggio dell’elio e hanno applicato delle correzioni al design per rendere la componente resistente a questo tipo di attività. La procedura di sostituzione della guarnizione è iniziata il 2 marzo e il componente è stato testato e installato.

La nuova data identificata per il rollout (il ritorno del vettore in rampa di lancio) è il 19 marzo. Si tratta dell’inversione di rotta più rapida mai avvenuta per il progetto Artemis: solo 22 giorni passati fra il rientro nel VAB e il successivo riposizionamento in rampa.

La nuova data prevista per il lancio è il 1° aprile alle 6.24 PM EDT dal Kennedy Space Center situato in Florida. È comunque in corso una valutazione delle finestre di lancio disponibili nel mese di aprile che vengono costantemente aggiornate, e un’altra data possibile sarebbe il 2 aprile alle 7.22 PM EDT.

L’hardware, la crew e i team a terra sono pronti e, sebbene vi saranno sicuramente finestre disponibili anche nel mese di maggio, l’obiettivo resta aprile.

Fonte: https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/03/03/nasa-repairs-upper-stage-helium-flow-preps-continue-ahead-of-rollout/

E gli astronauti?

Una volta usciti dalla quarantena, gli astronauti di Artemis II sono rimasti a Houston, e hanno continuato con le esercitazioni in vista del lancio. Reid Wiseman, comandante della missione, ha dichiarato che la crew è in perfetta salute e pronta al volo, sottolineando inoltre il forte legame di fiducia sviluppato con i team a terra.

Da sinistra: gli astronauti NASA Christina Koch, Victor Glover, Reid Wiseman e l’astronauta dell’Agenzia spaziale canadese Jeremy Hansen (Foto: NASA/Josh Valcarcel)

Prima del lancio, la crew rientrerà in quarantena a L-14 days, ovvero 14 giorni prima del lancio, il 18 marzo. Dopo questo periodo di quarantena, a L-5 days, cioè il 27 marzo, verranno trasferiti verso il Kennedy Space Center in vista della partenza.

Gli astronauti di Artemis II hanno partecipato in remoto alla Flight Readiness Review riunendosi in un unico luogo e collegandosi in videoconferenza. In questa occasione, l’equipaggio ha esposto i propri quesiti riguardo i potenziali rischi della missione. I team presenti al vertice hanno risposto punto per punto, ripercorrendo sia le misure di prevenzione e mitigazione dei rischi adottate in ogni fase di progettazione e realizzazione della missione, sia le procedure di sicurezza ed emergenza che gli astronauti potranno applicare una volta in orbita. Una volta completato il confronto, la crew ha preso nota della decisione definitiva sul rollout previsto per il 19 marzo.

Alzando gli occhi al cielo: Luna in congiunzione

Come segnalato nel “Cielo del Mese” – Marzo, nei prossimi giorni avremo l’opportunità di osservare la Luna protagonista di due degli accostamenti più suggestivi del mese.
In entrambi i casi si tratterà di congiunzioni in ascensione retta: i due astri, dunque, condivideranno la medesima posizione lungo l’equatore celeste, sebbene diBeriscano in declinazione, ossia abbiano diBerente distanza dal piano da esso individuato.

Venerdì 20 marzo: congiunzione tra Luna e Venere

Il primo appuntamento è per venerdì 20 marzo – giorno nel quale si verificherà il passaggio tra l’inverno e la primavera astronomica – al calar del Sole. Sebbene non sia possibile assistere al momento della congiunzione, che avviene in orario diurno (alle 15:35 ora locale), la Luna – visibile come una sottilissima falce il primo giorno dopo il novilunio – apparirà molto vicina al pianeta Venere, in fase gibbosa per tutto il mese di marzo.
Anche se immerso nella luce del crepuscolo, e di conseguenza di breve durata, il fenomeno sarà visibile per circa un’ora sull’orizzonte Ovest, in corrispondenza della costellazione dei Pesci.

Simulazione tramite software astronomico della posizione di Luna e Venere alle
ore 19:00 di venerdì 20 marzo 2026.

Giovedì 26 marzo: congiunzione tra Luna e Giove

Sarà ben più facile godere dello spettacolo che il cielo ci offrirà la settimana successiva, giovedì 26 marzo, con la congiunzione tra la Luna al primo quarto e Giove. Per quanto il momento esatto della congiunzione si verifichi ancora una volta in orario diurno (alle 13:13 ora locale), i due oggetti saranno comunque visibili ad una distanza inferiore ai 4º per tutta la prima parte della notte a cavallo delle costellazioni dei Gemelli e dell’Auriga, sino al tramonto di entrambi, alle due e mezzo circa.

Dettaglio della congiunzione Luna-Giove del 10 aprile 2024, pubblicata da Daniele
Righetti per Coelum

Per una panoramica completa di tutti gli eventi astronomici del mese, si rimanda al “Cielo del Mese” – Marzo, pubblicato su questo sito web il 28 Febbraio 2026

Un Ragno Rosso Cosmico per una Stella Morente
Nebulosa del Ragno Rosso (NGC 6537)

Nell'immagine del telescopio James Webb una nebulosa planetaria rivela la sua complessa struttura: la stella centrale è circondata da dense nubi di polvere color rosa acceso, mentre due vasti lobi azzurrognoli si allungano nello spazio, composti da strati gassosi progressivamente espulsi dalla stella morente. Innumerevoli stelle brillanti punteggiano lo sfondo, visibili anche attraverso gli intricati filamenti di gas e polveri della nube.  Credit: ESA/Webb, NASA & CSA, J. H. Kastner (Rochester Institute of Technology).

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Futuri Pianeti nella Farfalla Variopinta
Giovane Protostella IRAS 23077+6707

Questa immagine del telescopio spaziale Hubble mostra il più grande disco di formazione planetaria mai osservato. La giovane protostella centrale rimane nascosta all'interno di una fascia nerastra, densa di polveri, al di là della quale si notano nubi biancastre e azzurrognole che riflettono la luce stellare. Filamenti gassosi bluastri si allungano sinuosi nello spazio interstellare, residuo della nube molecolare da cui si è formata la stella.  Credit: NASA, ESA, STScI, K. Monsch (CfA). Image processing: J. DePasquale (STScI).

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

MESSIER 26 M26 – Ammasso Aperto
Messier 26, ammasso aperto nello Scudo: storia della scoperta, caratteristiche fisiche e indicazioni pratiche per l’osservazione in una delle regioni più dense della Via Lattea.

M26 è un ammasso stellare aperto situato nella costellazione dello Scudo (Scutum). Si tratta di un ammasso piuttosto compatto che, nelle immagini profonde del campo stellare, deve però emergere da uno sfondo estremamente ricco di stelle della Via Lattea. L’ammasso si trova a una distanza di circa 5000 anni luce dalla Terra e ha un’età stimata di circa 90 milioni di anni. Questa immagine, approssimativamente in colori reali, è stata realizzata combinando riprese ottenute nei filtri B, V e R nel giugno 1996 con il telescopio Burrell Schmidt del Warner and Swasey Observatory della Case Western Reserve University, situato a Kitt Peak, nei pressi di Tucson (Arizona). Le osservazioni sono state effettuate nell’ambito del programma Research Experiences for Undergraduates (REU) organizzato presso il Kitt Peak National Observatory e sostenuto dalla National Science Foundation. L’immagine copre un campo apparente di circa 23,7 minuti d’arco. Crediti: Hillary Mathis, Vanessa Harvey, REU program/NOIRLab/NSF/AURA

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

CARMELO METEOR: Bollettino di Febbraio 2026 delle Radiometeore

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Rubin Observatory attiva il primo follow-up automatico con i telescopi NOIRLab

Ecosistema completo disegnato per l'inseguimento degli eventi segnalati dal Vera c. Rubin Observatory. Crediti: NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld

Il nuovo sistema di allerta del Vera C. Rubin Observatory ha già dimostrato di poter attivare osservazioni astronomiche di follow-up in modo coordinato. Un recente test operativo ha infatti permesso di seguire in tempo quasi reale un evento segnalato dal telescopio, utilizzando altre strutture della rete scientifica gestita da NSF NOIRLab.

Il Rubin Observatory è stato progettato per il grande programma osservativo Legacy Survey of Space and Time, che monitorerà continuamente il cielo per individuare fenomeni variabili e transitori: supernove, asteroidi, sorgenti variabili e altri eventi astronomici in rapido cambiamento. Ogni volta che il sistema rileva una variazione significativa nella luminosità o nella posizione di un oggetto, viene generato automaticamente un alert distribuito alla comunità scientifica internazionale.

Durante una delle prime notti di test, il sistema del Rubin Observatory ha prodotto circa 800.000 alert astronomici in una sola notte. Gli avvisi vengono analizzati da software specializzati — i cosiddetti alert broker — che classificano e filtrano automaticamente gli eventi per individuare quelli più interessanti da osservare nuovamente con altri telescopi.

Nel test descritto da NOIRLab, uno degli alert generati dal Rubin Observatory è stato intercettato dal sistema di analisi sviluppato per la comunità scientifica. Il software ha identificato un oggetto variabile potenzialmente interessante e lo ha segnalato come candidato per ulteriori osservazioni.

A quel punto è entrata in funzione l’infrastruttura di follow-up di NOIRLab. Gli astronomi hanno utilizzato gli strumenti software del laboratorio per trasformare rapidamente l’alert in una richiesta osservativa, programmando un’osservazione dedicata con uno dei telescopi della rete NOIRLab.

L’osservazione è stata effettivamente eseguita poco dopo la segnalazione iniziale, dimostrando che l’intero processo — dalla rilevazione del fenomeno nel cielo fino all’osservazione di approfondimento — può essere completato in tempi molto rapidi.

Il test rappresenta una dimostrazione cruciale delle capacità operative dell’infrastruttura scientifica che accompagnerà il Rubin Observatory. Quando il programma LSST entrerà a pieno regime, il telescopio sarà in grado di generare fino a circa 10 milioni di alert per notte.

Online il calendario degli eventi celesti fino a fine giugno

Disponibile sul sito il calendario degli eventi astronomici, aggiornato e completato fino alla fine di giugno. Il calendario raccoglie, giorno per giorno e con l’indicazione dell’orario, i principali fenomeni osservabili: congiunzioni, fasi lunari, opposizioni, massimi di sciami meteorici e altri appuntamenti di interesse per l’osservazione e la fotografia del cielo.

Gli orari indicati nel calendario corrispondono al momento di massimo dell’evento (ad esempio la minima distanza angolare in una congiunzione o l’istante esatto della Luna piena). È importante tenere presente che il momento di massimo non coincide sempre con una condizione osservativa favorevole: il fenomeno potrebbe verificarsi con gli astri sotto l’orizzonte o in pieno giorno. In questi casi l’osservazione pratica può risultare più agevole nelle ore precedenti o successive, in prossimità dell’alba o del tramonto.

Il calendario ha quindi lo scopo di offrire un riferimento cronologico utile per individuare gli eventi di interesse e pianificare con anticipo una sessione osservativa o fotografica. Per valutare con precisione altezza sull’orizzonte, visibilità locale e condizioni migliori di osservazione, è sempre consigliabile verificare la situazione tramite un software planetario impostato sulla propria località.

Per gli eventi che si verificano in pieno giorno, si raccomanda la massima attenzione. Non osservare mai direttamente il Sole senza adeguate protezioni: gli occhiali da sole non sono in alcun modo sufficienti a proteggere la vista durante un’osservazione che duri anche solo pochi secondi.

Il calendario può essere utilizzato anche sui propri dispositivi personali: è possibile aggiungerlo o condividerlo tramite i link disponibili, sia importandolo in Google Calendar sia nei calendari compatibili con iCal di Apple, in modo da avere sempre a disposizione gli eventi astronomici direttamente nel proprio calendario digitale.

Carta del Docente 2025/2026 attiva: usa il bonus per abbonarti a Coelum Astronomia

La Carta del Docente per l’anno scolastico 2025/2026 è ufficialmente attiva. La piattaforma del Ministero dell’Istruzione e del Merito è stata riaperta permettendo agli insegnanti di accedere al portale e generare i propri buoni per l’acquisto di materiali utili alla formazione professionale.

Nelle prime ore di apertura alcuni utenti hanno segnalato rallentamenti nell’accesso dovuti all’elevato numero di richieste, ma il servizio è progressivamente tornato operativo consentendo ai docenti di creare i voucher necessari per gli acquisti.

La Carta del Docente è lo strumento con cui lo Stato sostiene l’aggiornamento professionale degli insegnanti, permettendo di acquistare libri, riviste specialistiche, corsi di formazione, software e altri strumenti utili alla didattica.

Bonus Carta del Docente 2025/2026: importo disponibile

Per l’anno scolastico 2025/2026 il bonus previsto per ogni docente è pari a 383 euro.

Il contributo può essere utilizzato esclusivamente per spese legate alla formazione e all’aggiornamento professionale, tra cui:

  • libri e pubblicazioni specialistiche
  • riviste scientifiche e culturali
  • corsi di formazione
  • software e strumenti didattici

Tra gli acquisti consentiti rientrano anche abbonamenti a riviste scientifiche e di divulgazione, come Coelum Astronomia.

Abbonarsi a Coelum Astronomia con la Carta del Docente

Gli insegnanti possono utilizzare il proprio bonus Carta del Docente per acquistare gli abbonamenti a Coelum Astronomia, la rivista italiana dedicata alla divulgazione astronomica, alle missioni spaziali e alla ricerca scientifica.

Sul sito di Coelum è possibile utilizzare il buono per acquistare:

Il bonus può essere utilizzato per coprire l’intero importo dell’acquisto, comprese le spese di spedizione con corriere, senza costi aggiuntivi.

Questo permette di ricevere comodamente la rivista a casa utilizzando direttamente il credito della Carta del Docente.

Come utilizzare il bonus Carta del Docente su Coelum

Utilizzare la Carta del Docente per abbonarsi a Coelum è molto semplice.

  1. Accedi al portale ufficiale della Carta del Docente
    https://cartadeldocente.istruzione.it
  2. Effettua l’accesso con SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE).
  3. Genera il buono dell’importo desiderato.
  4. Durante l’acquisto sul sito di Coelum inserisci il codice del buono come coupon.

Il sistema scalerà automaticamente l’importo dal totale dell’ordine.

Perché utilizzare la Carta del Docente per Coelum

La rivista Coelum Astronomia rappresenta da oltre venticinque anni uno strumento di aggiornamento e approfondimento per chi desidera seguire da vicino lo sviluppo della ricerca astronomica e dell’esplorazione spaziale.

All’interno della rivista trovano spazio:

  • articoli sulle nuove scoperte astronomiche
  • approfondimenti sulle missioni spaziali
  • interviste a scienziati e protagonisti della ricerca
  • osservazione del cielo e strumenti astronomici

Un contenuto utile non solo per l’approfondimento personale, ma anche come risorsa didattica per la divulgazione scientifica in ambito scolastico.

Scopri gli abbonamenti disponibili

Se hai già generato il buono sul portale della Carta del Docente, puoi utilizzarlo subito sul sito di Coelum.

Il codice del buono va inserito direttamente durante l’acquisto e consente di utilizzare il bonus per coprire sia l’abbonamento sia la spedizione con corriere.

Consulta tutte le formule di abbonamento disponibili e scegli quella più adatta alle tue esigenze.

Baby’s First Photo di un Esopianeta

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Aperto il bando – III Premio Nazionale Rossella Panarese | Divulgazione scientifica e spazio

Gentilissime, Gentilissimi,

è aperto il bando della terza edizione del Premio Nazionale Rossella Panarese, promosso dall’Associazione ODV Donne fra le Stelle, dedicato alla divulgazione scientifica sui temi dello spazio, dell’astronomia, dell’astrofisica e delle attività aerospaziali.

Il Premio nasce per ricordare Rossella Panarese, giornalista scientifica di straordinario valore e storica curatrice di Radio3 Scienza, e per valorizzare la qualità della comunicazione scientifica come bene culturale e civile, con particolare attenzione alle nuove generazioni di divulgatori e divulgatrici.

Il bando è rivolto a chi:

  • si occupa di divulgazione scientifica in ambito spaziale;
  • realizza contenuti di qualità su astronomia, esplorazione spaziale, ricerca scientifica;
  • contribuisce a rendere la scienza accessibile, rigorosa e di interesse pubblico.

Il Premio gode del patrocinio di importanti istituzioni scientifiche e culturali nazionali e si inserisce nel contesto del Festival Donne fra le Stelle, giunto alla sua quinta edizione, riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

📌 Scadenza e modalità di partecipazione, insieme a tutti i dettagli del bando, sono disponibili al seguente link:
👉 https://www.donnefralestelle.com/premio/

Dante Fortunato
Fondatore – ODV Donne fra le Stelle
www.donnefralestelle.com

Coelum Astronomia è partner dell’evento “Donne fra le Stelle”

Riparata la rampa Soyuz di Baikonur dopo l’incidente del 2025: riprendono i lanci verso la ISS
Ripristinata la rampa Site 31/6 del cosmodromo di Baikonur dopo il collasso della piattaforma di servizio avvenuto durante il lancio della missione Soyuz MS-28 nel novembre 2025; il primo test operativo è previsto con il cargo Progress MS-33 diretto alla Stazione Spaziale Internazionale.

A poco più di tre mesi dall’incidente che aveva danneggiato una delle infrastrutture più importanti del programma spaziale russo, la rampa Site 31/6 del cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, è stata ufficialmente riparata e preparata per tornare operativa. La struttura era stata gravemente danneggiata il 27 novembre 2025 durante il lancio della missione Soyuz MS-28 diretta alla Stazione Spaziale Internazionale.

Il decollo del razzo Soyuz-2.1a si era svolto regolarmente e l’equipaggio – composto da due cosmonauti russi e un astronauta della NASA – aveva raggiunto la stazione orbitale senza problemi, ma pochi secondi dopo il liftoff una parte fondamentale della rampa, la piattaforma di servizio mobile, era collassata all’interno della trincea di scarico dei gas del motore, causando danni estesi alla struttura e rendendo inutilizzabile l’unico complesso di lancio russo allora certificato per missioni con equipaggio verso la ISS.

L’incidente aveva avuto conseguenze immediate sul calendario delle missioni: il cargo automatico Progress MS-33, previsto inizialmente per dicembre 2025, era stato rinviato e la logistica dei rifornimenti della stazione era stata temporaneamente riorganizzata, anche con l’anticipo di alcune missioni cargo statunitensi per garantire scorte adeguate di acqua, ossigeno e materiali di consumo. Secondo quanto comunicato da Roscosmos nei primi giorni di marzo 2026, i lavori di ripristino sono stati completati con successo e la rampa è stata riportata allo stato operativo.

Gli interventi hanno coinvolto circa 150 tecnici e hanno richiesto la sostituzione dei cablaggi danneggiati, la revisione dei sistemi elettrici e di fissaggio della struttura, oltre alla reinstallazione della grande piattaforma di servizio utilizzata durante le operazioni di preparazione del razzo. Nel corso dei lavori sono stati eseguiti centinaia di metri di saldature e interventi di manutenzione su oltre 2.300 metri quadrati di infrastrutture, mentre la fase più complessa ha riguardato il posizionamento dei nuovi elementi della piattaforma, alcuni lunghi fino a 19 metri e con masse che raggiungono le 17 tonnellate.

Il complesso di lancio Site 31/6, in servizio dal 1961 e storicamente utilizzato per numerose missioni della famiglia di razzi R-7 e Soyuz, è oggi un nodo fondamentale per le operazioni russe verso l’orbita bassa terrestre e verso la Stazione Spaziale Internazionale. Con il completamento delle riparazioni, la rampa dovrebbe tornare a supportare la normale sequenza di lanci del programma Progress e Soyuz.

Il primo test operativo dopo il ripristino è previsto per 22 marzo 2026, quando un razzo Soyuz-2.1a dovrebbe portare in orbita il cargo automatico Progress MS-33, incaricato di trasportare rifornimenti, carburante e materiali scientifici per l’equipaggio della stazione. La ripresa delle operazioni rappresenta un passaggio cruciale per la continuità della presenza russa nei voli con equipaggio e nelle missioni di rifornimento della ISS, dopo un incidente che per alcune settimane aveva sollevato interrogativi sulla capacità del Paese di mantenere il proprio ruolo nella logistica orbitale internazionale.

TOI-2076 Il sistema planetario “adolescente”

Nel panorama sempre più ricco delle scoperte di pianeti extrasolari, alcuni sistemi attirano l’attenzione degli astronomi perché permettono di osservare fasi molto precoci dell’evoluzione dei pianeti. Tra questi vi è il sistema TOI-2076, un sistema multiplanetario relativamente giovane che rappresenta un laboratorio naturale per studiare come nascono e si trasformano i sistemi planetari.

TOI-2076 è una stella di tipo K situata a circa 42 parsec dalla Terra (circa 137 anni luce). Ciò che rende questo sistema particolarmente interessante è la sua età: circa 200 milioni di anni, quindi meno del 5 % dell’età del Sistema Solare. Questo significa che i pianeti del sistema si trovano in una fase evolutiva ancora molto dinamica.

Il sistema è stato individuato grazie ai dati del telescopio spaziale TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), progettato per scoprire pianeti extrasolari attraverso il metodo dei transiti, cioè osservando le piccole diminuzioni di luminosità di una stella quando un pianeta passa davanti ad essa lungo la linea di vista. Le osservazioni hanno rivelato inizialmente tre pianeti transiting di dimensioni tra circa 3 e 4 raggi terrestri, classificabili come sub-Nettuni. Successivi studi hanno migliorato la caratterizzazione del sistema e suggerito la presenza di ulteriori pianeti.

In particolare, un lavoro recente nell’ambito del programma TESS Investigation – Demographics of Young Exoplanets (TI-DYE) ha identificato un quarto pianeta interno, TOI-2076 e, con dimensioni simili alla Terra e un periodo orbitale di circa 3 giorni.

Questo rende il sistema particolarmente interessante dal punto di vista dinamico. Le orbite dei pianeti risultano vicine a configurazioni di risonanza orbitale, ma non perfettamente stabilizzate. Ciò suggerisce che il sistema si trovi in una fase di transizione tra una configurazione giovane e instabile e una configurazione più matura e stabile.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’evoluzione delle atmosfere planetarie. Nei sistemi giovani la radiazione ultravioletta della stella può causare una forte foto-evaporazione, cioè la perdita di gas dalle atmosfere dei pianeti. Studi di modellizzazione indicano che alcuni pianeti di TOI-2076 potrebbero perdere progressivamente il loro involucro gassoso, trasformandosi nel tempo in pianeti più rocciosi.

Per questo motivo sistemi come TOI-2076 sono estremamente preziosi per l’astrofisica planetaria. Permettono infatti di confrontare pianeti nati nello stesso ambiente ma con evoluzioni diverse, offrendo indizi su processi fondamentali come la migrazione orbitale dei pianeti, L’evoluzione delle atmosfere e la stabilizzazione delle architetture planetarie.

Osservare un sistema planetario “adolescente” significa quindi guardare indietro nel tempo, verso l’epoca in cui anche il nostro Sistema Solare era ancora giovane e turbolento. Studi futuri con strumenti come il James Webb Space Telescope potranno analizzare più in dettaglio le atmosfere dei pianeti di TOI-2076, contribuendo a chiarire come i sistemi planetari evolvano dalle prime fasi di formazione fino alla stabilità a lungo termine.

Hedges et al., “TOI-2076 and TOI-1807: Two Young, Comoving Planetary Systems”, Astronomical Journal (2021).

Rif. Nature Astronomy, characterization of the ~200 Myr TOI-2076 system (2026).

Report Convegno Nazionale di Didattica dell’Astronomia 2026



Teatro Comunale di Scheggia e Pascelupo

Si è da poco concluso il X Convegno Nazionale di Didattica dell’Astronomia UAI, presso il Teatro Comunale di Scheggia e Pascelupo (PG). Anche questa edizione ha fatto registrare una buona partecipazione di astrofili e docenti, soprattutto locali, provenienti dagli Istituti Comprensivi di Perugia, Gualdo Tadino, Umbertide, Torgiano Bettona, Sigillo e altri. Segno di un grande lavoro da parte dell’Associazione Astronomica Umbra (AAU) e Starlight – un planetario tra le dita, le due Delegazioni Territoriali impegnate nell’organizzazione della manifestazione, che da anni collaborano con la Commissione Didattica e promuovono una delle Scuole Estive UAI.

Oltre 50 convenuti, provenienti da 8 diverse regioni italiane, hanno potuto fruire di questa importante occasione di condivisione e approfondimento dedicata in particolare ad astrofili, planetaristi e docenti di ogni ordine e grado. Come ormai da alcuni anni il Convegno prevede diversi interventi, spunti e proposte, seguiti da workshop tematici suddivisi per livello scolastico (Primaria, Secondaria di Primo Grado e Secondaria di Secondo Grado).

La giornata è iniziata con la registrazione dei partecipanti, a ciascuno dei quali è stata consegnata una cartellina contenente il programma della giornata, materiale informativo delle associazioni locali, e altri materiali relativi alle attività della giornata.

Il Convegno è stato aperto dai saluti di benvenuto da parte di Giorgio Carlani, presidente dell’AAU, della vicesindaca Mariella Facchini e della vicepreside Katia Comanducci dell’IC Sigillo, che ha messo a disposizione anche alcuni spazi scolastici per lo svolgimento dei workshop.

In seguito Matteo Montemaggi, responsabile della Commissione Didattica ha declinato brevemente il programma della giornata e le modalità di svolgimento. A raccontare e presentare brevemente le associazioni locali Giorgio Carlani, che ha parlato anche della recente inaugurazione dell’Osservatorio Astronomico della Pezza, e Simonetta Ercoli, che ha raccontato di come è nata Starlight – un planetario tra le dita e la passione per le attività didattiche in diverse scuole locali.

Una breve pausa caffè è stata seguita dagli interventi di Barbara Avella (IC Via Casal Bianco di Roma) e Mauro Crepaldi (IC Rita Levi Montalcini di Roma) due docenti di Scuola Primaria che ci hanno raccontato di una esperienza, tutt’ora in pieno svolgimento nelle proprie scuole, promossa dal team OAE Italia (Office of Astronomy for Education) dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) gestita dall’INAF (Istituto Nazionale di AstroFisica) e riguardante la progettazione di attività didattiche innovative e inclusive a tema astronomico.

Il coordinatore della Commissione, Matteo Montemaggi, ha poi presentato le Scuole Estive UAI 2026, prima dell’incursione di Luigi Marcon, responsabile della Sezione Gnomonica UAI, che ha invitato i presenti a partecipare al 25° Seminario Nazionale di Gnomonica, che si terrà poco distante da Scheggia, a Matelica, dal 15 al 17 maggio pv.

Ultimo intervento della mattinata a cura di Simonetta Ercoli che ha raccontato invece di un progetto locale dedicato al cielo e al Cantico delle Creature.

Al pranzo, organizzato dagli ospitanti e consumato sul posto, è seguito un duplice intervento a cura di Paolo Morini (Associazione Ravennate Astrofili Rheyta – Planetario di Ravenna e responsabile della Rete di Eratostene UAI) relativamente ai due progetti internazionali. Il primo dedicato alla “Misura della parallasse lunare e distanza del nostro satellite”, sempre tramite l’OAE (Office of Astronomy for Education) e il secondo relativo ad alcune “attività collaterali” da svolgere anche come Formazione Scuola Lavoro (ex PCTO), inserite all’interno del progetto StAnD (Students as Planetary Defenders), che fa capo al programma PRISMA (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera) di INAF.

Subito dopo i partecipanti sono stati divisi in tre gruppi per i workshop tematici, ognuno dedicato al proprio specifico livello, nei quali è stata offerta un’originale proposta didattica a tema astronomico da proporre ai propri studenti.

  • Workshop didattico per la Scuola Primaria

Il cielo è di tutti gli occhi, di ogni occhio è il cielo intero”

(a cura di Federica Baldelli, attività didattica per la Scuola Primaria – IC Gualdo Tadino)

  • Workshop didattico per la Scuola Secondaria di primo grado

“… e quindi uscimmo a riveder le stelle – piccoli astronomi crescono”

(a cura di Daniela Rosati, attività didattica per la Scuola Secondaria di primo grado – IC Torgiano-Bettona)

  • Workshop didattico per la Scuola Secondaria di secondo grado

La Misurazione del Tempo: dallo Gnomone all’Orologio Atomico”

(a cura di Daniela Ambrosi, attività didattica per la Scuola secondaria di secondo grado – Liceo scientifico G. Galilei)

A seguire, un veloce breafing conclusivo nel Teatro, prima dei ringraziamenti e saluti finali.

La UAI, in quanto ente accreditato presso il MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito), anche quest’anno ha consegnato un attestato di partecipazione che rende questa giornata valida ai fini dell’aggiornamento professionale per il personale docente.

L’impressione, a caldo, è che il clima di lavoro sia stato piuttosto disteso e proficuo e in tanti abbiano apprezzato l’iniziativa, approfittando anche per conoscere nuovi/e colleghi/e e tessere nuove collaborazioni.

La passione si condivide…

Cielo del Mese di Marzo 2026

0

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento