Artemis II: le ultime attività e la scaletta del flyby lunare previsto per oggi

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Artemis II ha raggiunto l’orbita lunare dopo quattro giorni di viaggio nello spazio profondo. Riprendiamo da dove ci siamo lasciati.

La quarta giornata di volo è iniziata sulle note di “Pink Pony Club” di Chappell Roan ed è stata poi dedicata interamente alla preparazione del flyby lunare. Questa manovra prevede il passaggio della capsula Orion in prossimità della Luna per sfruttarne l’assistenza gravitazionale così da poter modificare la traiettoria del veicolo, inserendolo su un’orbita di ritorno libero verso la Terra dopo aver circumnavigato il satellite.

Alle 03:10 del 5 aprile (ore 21:10 in Florida), Christina Koch, alternandosi con Jeremy Hansen, ha preso il controllo manuale della navicella spaziale per 41 minuti per testarne le prestazioni nello spazio profondo e raccogliere ulteriori dati sulla manovrabilità del veicolo in diverse situazioni. Ulteriori test sui controlli manuali di Orion verranno condotti nel percorso di ritorno da Reid Wiseman and Pilot Victor Glover il 9 Aprile. Nelle 24 ore successive si è poi svolto un test acustico per aiutare gli ingegneri a caratterizzare l’ambiente sonoro all’interno della navicella.

Dopo la dimostrazione di pilotaggio, l’equipaggio ha esaminato un elenco delle caratteristiche della superficie lunare che il team scientifico della NASA ha chiesto loro di analizzare e fotografare durante il sorvolo di sei ore di lunedì 6 aprile il cui inizio è per le 20:45 momento in cui i finestrini della cabina principale di Orion saranno rivolti verso la Luna e l’equipaggio di Artemis II è abbastanza vicino da poter effettuare osservazioni scientifiche.

Stamattina 6 aprile alle ore 05:03 si è inaspettatamente reso necessario un intervento per una piccola correzione di traiettoria che ha condotto la capsula Orion fino all’ingresso nella sfera di influenza gravitazionale della Luna (06:41 ora italiana).

L’equipaggio di Artemis II ha un vantaggio dal punto di vista delle osservazioni lunari rispetto all’equipaggio delle missioni Apollo. Artemis II infatti arriverà ad una distanza minima di 4066 miglia dalla superficie lunare, permettendo così agli astronauti di osservare l’intero disco lunare, comprese le regioni in prossimità dei poli nord e sud, mentre gli astronauti delle missioni Apollo si spingevano fino a 70 miglia dalla superficie lunare, riducendo così il campo visivo disponibile per le osservazioni.

Foto scattata dagli astronauti di Artemis II durante il quarto giorno del viaggio in direzione della Luna. Fonte [https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/05/artemis-ii-flight-day-5-crew-starts-day-with-suit-demo/]

Verso la fine del flyby, l’equipaggio osserverà un’eclissi solare dallo spazio, quando la capsula Orion, la Luna e il Sole si allineeranno in modo tale che gli astronauti vedranno il Sole scomparire dietro la Luna per circa un’ora. Durante questo periodo, la missione subirà un’interruzione delle comunicazioni programmata della durata di circa 40 minuti causata dalla Luna che bloccherà i segnali radio fra la navicella e la Deep Space Network (DSN), Sarà anche l’occasione per analizzare la corona solare, lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole e cercare anche flash di luce provenienti da meteoroidi che potrebbero colpire la superficie lunare, per raccogliere informazioni su potenziali pericoli superficiali.

Previsione della vista del lato oscuro della Luna. Fonte [https://www.nasa.gov/blogs/missions/2026/04/04/artemis-ii-flight-day-4-deep-space-flying-lunar-flyby-prep/]

Questo il programma per il flyby tre il 6 e il 7 aprile

19:00 – Inizio diretta NASA+
19:56 – Superamento del record di distanza dalla Terra (Apollo 13, 1970)
20:10 – Comunicazione equipaggio sul record
20:15 – Configurazione cabina per il flyby
20:45 – Inizio osservazioni lunari
00:44 (7 aprile) – Perdita comunicazioni (dietro la Luna, ~40 minuti)
01:02 – Massimo avvicinamento alla Luna (~6.550 km)
01:07 – Massima distanza dalla Terra (~406.600 km)
01:25 – “Earthrise”: la Terra riappare oltre il bordo lunare + ripresa comunicazioni
02:35 – 03:32 – Eclissi solare vista dall’equipaggio (Sole occultato dalla Luna)
03:20 – Fine osservazioni lunari

Artemis II include inoltre diversi strumenti e attività progettate per aiutare la NASA a comprendere come i sistemi del veicolo spaziale, l’equipaggio e i campioni biologici reagiscono all’ambiente dello spazio profondo.

Lo strumento AVATAR trasporta cellule del midollo osseo derivate da campioni di sangue dell’equipaggio e aiuterà i ricercatori a studiare come il sistema immunitario umano reagisce allo spazio profondo. Lo strumento sta funzionando come previsto. L’attività sui biomarcatori immunitari fornirà ulteriori informazioni e l’equipaggio ha in programma di raccogliere campioni di saliva oggi. Inoltre, l’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR) ha fornito diversi sensori di radiazione M-42 installati all’interno di Orion. I sensori, insieme alle misurazioni delle radiazioni effettuate dalla NASA, stanno contribuendo a caratterizzare i livelli di radiazione in tutto il veicolo spaziale. Infine, l’equipaggio indossa dispositivi di actigrafia – piccoli sensori simili a orologi che raccolgono dati relativi alla salute – e risponde periodicamente a domande sulle condizioni a bordo di Orion. Queste misure standard, combinate con i dati di actigrafia (ARCHER), aiuteranno la NASA a migliorare l’efficienza dell’equipaggio nelle missioni future.

Il quinto giorno, il gran giorno in cui l’equipaggio è arrivato a destinazione, è iniziato sulle note di “Working Class Heroes (Work)” di CeeLo Green. La prima operazione della giornata ha visto protagonista una valutazione del Crew Survival System suit di Orion (OCSS)

Orion Crew Survival System indossato dagli astronauti di Artemis II [Fonte: https://www.nasa.gov/missions/artemis/orion-suit-equipped-to-expect-the-unexpected-on-artemis-missions/]

Gli astronauti eseguiranno una serie di test e operazioni con le tute spaziali, tra cui indossarle e pressurizzarle, effettuare controlli di tenuta, simulare l’ingresso nel sedile e valutare la mobilità e la capacità di mangiare e bere.

Le tute sono progettate per proteggere gli astronauti durante le fasi dinamiche del volo, fornire supporto vitale in caso di depressurizzazione della cabina e supportare le operazioni di sopravvivenza dopo l’ammaraggio. La dimostrazione offre una panoramica su come la tuta si comporta durante un utilizzo prolungato in microgravità e su come la sua maggiore mobilità, la gestione termica e i sistemi di comunicazione supportino le operazioni dell’equipaggio durante le missioni Artemis.

Nel corso della giornata, l’equipaggio effettuerà una manovra di correzione della traiettoria, riceverà gli obiettivi scientifici lunari finali ed entrerà nella sfera di influenza gravitazionale della Luna.

Le tute

Le tute adottate per Artemis II si distinguono da quelle adottate per le missioni Apollo per un design più snello e il loro colore arancione acceso. Queste divise, chiamate Orion Crew Survival System (OCSS), sono state progettate per proteggere e assistere gli astronauti durante il lancio, in situazioni di emergenza, durante momenti ad elevato rischio della missione e durante il rientro nell’atmosfera terrestre.

Da sinistra: il pilota Victor Glover, mission scientis Christina Koch, comandante Reid Wiseman e mission specialist Jeremy Hansen. Fonte: NASA

La OCSS è stata completamente rinnovata rispetto alla tuta indossata nelle missioni Space Shuttle. Partendo dal casco che è stato reso più leggero, più resistente e disponibile in diverse taglie, contribuisce a ridurre il rumore ed è più facile da collegare al sistema di comunicazione necessario per parlare con gli altri membri dell’equipaggio e con il centro di controllo missione.

Il colore appariscente dello strato esterno non è stato scelto a caso ma per rendere i membri dell’equipaggio facilmente visibili qualora dovessero uscire dalla capsula Orion senza l’aiuto del personale di recupero. Per rendere la tuta più facile da indossare e migliorarne l’accessibilità, lo strato esterno è stato dotato di rinforzi sulle spalle ed è inoltre ignifugo.

La tuta, dotata di una cerniera riprogettata per essere indossata con facilità, si presenta come un indumento pressurizzato incluso di uno strato di contenimento per controllarne la forma e facilitare così i movimenti degli astronauti. Questa è stata dotata di interfacce adattabili che forniscono aria e rimuovono l’anidride carbonica espirata e di un sistema di raffreddamento liquido da indossare sotto di essa per la gestione termica e mantenere gli astronauti asciutti e freschi.

Mentre le tute spaziali dell’era dello Shuttle erano disponibili in taglie standard come piccola, media e grande, le tute Orion saranno realizzate su misura per ogni membro dell’equipaggio e adatte ad astronauti di tutte le taglie.

I guanti, la parte della tuta spaziale più soggetta a usura, sono stati resi più resistenti e compatibili con i touchscreen, e i miglioramenti apportati agli stivali offrono protezione in caso di incendio, una migliore vestibilità e consentono agli astronauti di muoversi con maggiore agilità.

Sebbene sia progettata principalmente per il lancio e il rientro, la OCSS può mantenere in vita gli astronauti anche in caso di perdita di pressione nella cabina durante il viaggio verso la Luna, durante le manovre orbitali e durante il viaggio di ritorno sulla Terra. Gli astronauti potrebbero sopravvivere all’interno della tuta fino a sei giorni durante il rientro. Le tute sono inoltre dotate di un kit di sopravvivenza nel caso in cui gli astronauti debbano uscire dalla capsula Orion dopo l’ammaraggio, prima dell’arrivo del personale di recupero. Ogni tuta conterrà un giubbotto di salvataggio con localizzatore personale, coltello di soccorso e kit di segnalazione con specchietto, luce stroboscopica, torcia, fischietto e bastoncini luminosi.

Fonte: NASA BLOG MISSION