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20 ottobre La Notte della Luna 2018 – International Observing the Moon Night


Come ogni anno, anche quest’anno l’evento internazionale che punta i telescopi degli amatori di tutti il mondo sulla Luna, e quest’anno il giorno scelto è il 20 ottobre. Per maggior informazioni sull’evento leggete l’articolo, firmato da Paolo Colona di Accademia delle Stelle: InOMN – La Notte della Luna 2018

In Italia tante le iniziative e i gruppi coinvolti, cercate quello più vicino a voi! Noi ve ne suggeriamo qualcuno. E se proprio non trovate un evento vicino ma avete il vostro telescopio… scendete in strada e, se vi serve qualche suggerimento su cosa osservare, c’è sempre il nostro Francesco Badalotti con i suoi consigli!

➜ Per qualche spunto osservativo in più:
La Luna di ottobre di Francesco Badalotti che, in particolare, per il 20 ottobre consiglia l’osservazione del Cratere Kepler

 

A Roma la Notte della Luna viene organizzata tutti gli anni dall’Accademia delle Stelle, fin dal primo spettacolare evento del 2010 di fronte a Castel Sant’Angelo.

Anche nel 2018, per il nono anno consecutivo, i curiosi e gli appassionati di astronomia della Capitale avranno a loro disposizione una schiera di telescopi con cui potranno ammirare il nostro satellite, accompagnati da astrofili esperti che chiariranno ogni aspetto della Luna e illustreranno le bellezze del cielo autunnale puntando al telescopio anche pianeti, stelle doppie e altri oggetti interessanti.

L’evento si svolgerà, come in tutta Italia, sabato 20 ottobre presso la sede all’EUR di fronte alla fermata Laurentina della Metro, a partire dalle ore 21, con il contributo di Coelum Astronomia, media partner dell’Accademia delle Stelle.
La partecipazione è gratuita e non c’è bisogno di prenotare. Evento Facebook


Sempre a Roma, ma a Fiumicino, e sempre in collaborazione con Coelum Astronomia come media partner, la Notte della Luna è organizzata dal Gruppo Astrofili Palidoro.

Ore 20.30: Inizio conferenza riguardante la Luna all’interno della Sala Conferenze di Villa Guglielmi;
Ore 21.30: Apertura telescopi per osservazione della Luna.

L’evento sarà arricchito da una diretta Facebook sulla pagina gruppo in cui verrà trasmesso il nostro satellite dal vivo! Qui trovate l’evento Facebook.


Di nuovo provincia di Roma, questa volta a Fregene,  l’evento di Astronomiamo che con il Gilda on the Beach vi attendono nel Lungomare di Ponente 11, per portarvi “a spasso sulla Luna”. Conferenze, osservazione lunare e la splendida novità di Planets in a Room, per portarvi la Luna nella stanza. Evento facebook.

La Società Astronomica Pugliese vi invita alla serata astronomica presso il CEA SOLINIO di Cassano delle Murge, sede dell’Osservatorio astronomico della Murgia. A partire dalle 19:00 con conferenze, osservazioni al telescopio e a occhio  nudo, cena agrituristica compresa (prenotazione obbligatoria).

Spostiamoci ora in provincia di Pistoia, dove gli amici del GAMP – Gruppo Astrofili della Montagna Pistoiese vi aspettano presso l’Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese. Appuntamento alle ore 20:30 quando i telescopi verranno puntati sul nostro satellite”. La prenotazione è obbligatoria, trovate le informazioni sul loro sito oppure sull’evento Facebook.


E ancora…

Il GABB – Gruppo Astrofili Bassa Bergamasca mette i suoi strumenti a disposizione del pubblico per osservare la Luna, dagli spalti della Città Alta di Bergamo. Evento facebook

A Torino il Planetario Infini.to partecipa con una apertura speciale dedicata agli appassionati di astronomia, ai curiosi, alle famiglie, ai bambini e a tutti coloro che desiderano poter conoscere meglio e ammirare la Luna. Col biglietto dell’evento sarà possibile visitare il Museo dello Spazio interattivo e assistere allo spettacolo del Planetario Guarda che Lune! Dopo la proiezione, se le condizioni meteo lo consentiranno, i visitatori saranno condotti sulla terrazza osservativa del Museo per osservare direttamente il cielo attraverso un telescopio.

La Società Astronomica Fiorentina SAF vi aspetta con i suoi telescopi a Sesto F.no (FI), presso l’I.I.S. “A.M. Agnoletti” (Via Ragionieri, 47) a partire dalle 21:15.

Mentre a Perugia trovate l’Associazione Astrofili Paolo Maffei dalle ore 20.00 in poi, per il MOON WATCH PARTY presso il BARTON PARK, a Pian di Massiano (Perugia). Sarà una serata pubblica ad ingresso gratuito «per osservare la Luna, il nostro bellissimo satellite con occhi diversi: i telescopi!».


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Ottobre su Coelum Astronomia 226

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

 

BepiColombo pronto al lancio Europa e Giappone insieme verso Mercurio

BepiColombo in viaggio verso Mercurio - Credits: Airbus
BepiColombo in viaggio verso Mercurio – Credits: Airbus
DI MARCO ZAMBIANCHI · Astronautinews.it

BepiColombo è la prima missione europea verso Mercurio, il più misterioso dei pianeti interni del nostro Sistema Solare. Con un lancio programmato per le 03:45 del mattino del 20 ottobre 2018, la sonda viaggerà verso il più piccolo e meno esplorato dei pianeti rocciosi del nostro Sistema Solare. Quando arriverà a destinazione, nel 2025, dovrà sopportare temperature che supereranno i 350 °C mentre raccoglierà dati scientifici per la sua missione della durata nominale di 1 anno.

BepiColombo è una missione che nasce dallo sforzo congiunto dell’Agenzia Spaziale Europea ESA, che la coordina, e dalla giapponese JAXA, e si compone di due elementi principali: il Mercury Planetary Orbiter (MPO) fornito da ESA e il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) fornito da JAXA. BepiColombo proseguirà gli studi iniziati dalla missione NASA MESSENGER, raccogliendo dati complementari e svolgendo nuove osservazioni dell’interno del pianeta, della sua superficie, della sua esosfera e magnetosfera. Le osservazioni consentiranno agli scienziati di comprendere meglio l’origine e l’evoluzione di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, così come dell’intero Sistema Solare.

Mercurio è il meno esplorato tra i mondi del Sistema Solare interno a causa delle difficoltà che si incontrano per raggiungerlo, e anche per quelle legate al condurre operazioni in un ambiente così vicino al nostro Sole. Operare in prossimità della nostra stella rende complicata la gestione dell’equilibrio termico del satellite e la trasmissione di segnali radio da e verso la Terra, disturbati dal rumore elettromagnetico proveniente dal Sole. Dopo i primi tre fly-by della sonda Mariner 10, avvenuti negli anni ’70, si è dovuto attendere 30 anni per l’arrivo della sonda MESSENGER, che da un’orbita fortemente eccentrica ha compiuto la prima esplorazione completa di Mercurio, e insieme ad alcune conferme ha sollevato un gran numero di nuove domande rimaste ad oggi senza risposta.

Per saperne di più sulla missione scientifica e gli strumenti a bordo

➜ L’articolo di Andrea Ferrero pubblicato su Coelum Astronomia di ottobre (lettura gratuita online e in pdf).

Le fasi del lancio

Con la missione VA245, il vettore Ariane 5 in versione ECA, al suo quinto volo del 2018, lancerà BepiColombo in un’orbita di allontanamento dalla Terra. Il peso totale del carico utile al momento del lancio sarà di 4.241 kg, ed Ariane partirà dall’Ariane Launch Complex No. 3 (ELA-3) di Kourou, nella Guiana Francese.

Il liftoff è previsto per le 01:45:28 UTC, le 03:45 del mattino italiane di sabato 20 ottobre 2018. Il tempo di volo, dal momento del decollo fino alla seprazione di BepiColombo dal vettore, è stimato in 26 minuti e 47 secondi. La velocità terminale impressa alla sonda sarà di 3.475 m/s con un’orbita inclinata di -3,8 gradi.

Il lancio è controllato dai due computer di bordo dell’Ariane 5. Circa 7 secondi dopo l’accensione del motore criogenico dello stadio principale, a T-0, i due booster a propellente solido vengono accesi consentendo il decollo. Inizialmente il lanciatore salirà in verticale per 13 secondi, quindi ruoterà in direzione est.  L’ogiva che protegge BepiColombo sarà espulsa a T + 189 secondi. Una volta completata la prima parte del volo, i computer di bordo ottimizzeranno la traiettoria in tempo reale al fine di ridurre al minimo il consumo di propellente, portando il lanciatore in orbita intermedia alla fine della fase di propulsione dello stadio principale e successivamente nell’orbita finale alla fine della spinta dello stadio superiore criogenico.

Il core booster non arriverà in orbita, ma rientrerà  cadendo in mare nell’Oceano Atlantico, al largo della costa africana (nel Golfo di Guinea). Alla fine della corsa verso l’orbita BepiColombo si starà muovendo a  circa 10.155 metri al secondo (36.558 chilometri orari) e si troverà ad un’altitudine di 1.449 km.

Ecco la sequenza completa degli eventi

Tempo
(± o:m:s)
Descrizione evento
-11:23:00 Inizio conto alla rovescia finale
-10:33:00 Controllo dei sistemi elettrici
-04:38:00 Inizio carico dei propellenti nello stadio criogenico principale (EPC)
-03:28:00 Inizio carico dei propellenti nello stadio criogenico superiore
-03:18:00 Inizio raffreddamento del  motore Vulcain
-01:15:00 Controllo della connessione tra il lanciatore e il sistema di telemetria, inseguimento e comando
-00:07:00 Rapporto su “tutti i sistemi GO”, con sincronizzazione dei sistemi
-00:04:00 Serbatoi a pressione di volo
-00:01:00 Il razzo è alimentato dai sistemi interni
-00:00:05 Apertura dei bracci di servizio degli stadi criogenici
-00:00:04 Comando del razzo completamente trasferito ai sistemi di bordo
-00:00:00 Tempo di riferimento
+00:00:01 Accensione dello stadio principale criogenico, con il motore Vulcain
+00:00:07.05 Accensione dei booster laterali a propellente solido
+00:00:07.30 Decollo
+00:00:12.30 Fine della traiettoria verticale, inizio della manovra di rollio
+00:00:31.10 Fine della manovra di rollio
+00:02:21 Separazione dei booster laterali
+00:03:09 Espulsione dell’ogiva del razzo
+00:06:26 Acquisizione del segnale radio alla stazione di Natal
+00:08:37 Fine della spinta dello stadio criogenico principale (EPC)
+00:08:43 Separazione dello stadio criogenico principale (EPC)
+00:08:47 Accensione dello stadio criogenico superiore (ESC-A)
+00:13:22 Acquisizione del segnale radio alla stazione di Ascension
+00:17:46 Acquisizione del segnale radio alla stazione di Libreville
+00:21:59 Acquisizione del segnale radio alla stazione di Malindi
+00:24:38 Arrivo all’orbita finale
+00:26:47 Separazione di BepiColombo

 

La complessa danza verso Mercurio

Di Y tambe – Y tambe’s file, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=248738

BepiColombo non volerà direttamente verso Mercurio, ma per raggiungere il suo obiettivo saranno necessari vari passaggi ravvicinati con altri pianeti, compresa la Terra. Contrariamente a quanto avviene con le missioni che esplorano i pianeti esterni del Sistema Solare, le sonde che sono destinate ai pianeti più vicini al Sole rispetto alla Terra devono essere rallentate, in quanto la forza gravità del Sole le accelera a velocità molto maggiori di quelle necessarie per entrare in orbita attorno al pianeta desiderato, in questo caso Mercurio.

Per ottenere il necessario rallentamento BepiColombo dovrebbe portare con sé una quantità molto grande di propellente, da spendere in lunghe accensioni dei razzi di manovra al fine di perdere velocità. Questo, però, avrebbe aumentato in modo inaccettabile la massa al lancio, rendendo di fatto impossibile la missione.  Un secondo metodo, molto più efficiente dal punto di vista dei “consumi”, è quello di volare nelle vicinanze di altri corpi celesti, ad esempio altri pianeti come Venere o la stessa Terra, di cui sfruttare il campo gravitazionale per ottenere la variazione di velocità desiderata. Impiegando questa tecnica BepiColombo rallenterà di 4 km al secondo grazie alla spinta del modulo MTM, e di ulteriori 3 km/s grazie ai gravity-assist con Terra, Venere e Mercurio stesso.

Semplificando molto il meccanismo possiamo intuitivamente dire che se la sonda approccia il pianeta con cui effettuare il fly-by passando davanti alla faccia rivolta verso la direzione del moto del pianeta stesso lungo la sua orbita attorno al Sole, ne ottiene una diminuzione di velocità. L’energia per la “manovra” viene dunque presa in prestito dall’energia cinetica del pianeta, che data l’enorme differenza di massa tra esso e la sonda, cambierà in maniera impercettibile l’ampiezza della sua orbita. Naturalmente il risparmio in carburante ha un prezzo: le sonde devono avvicinarsi molto al pianeta usato per l’effetto fionda gravitazionale, arrivando a sfiorarne a volte gli strati più esterni dell’atmosfera e richiedendo quindi una eccellente precisione in fase  di avvicinamento, e un allungamento dei tempi di viaggio che si misura in anni, specie se come nel caso di BepiColombo sono necessari vari fly-by.

La timeline del viaggio di BepiColombo verso Mercurio – (C) ESA

 

Come seguire la missione

L’associazione ISAA seguirà in diretta le operazioni di lancio direttamente da ESA/ESOC tramite l’account twitter @AstronautiCAST. Chi invece desiderasse discutere con altri appassionati potrà seguire e commentare nella discussione dedicata su ForumAstronautico.it.

Sempre su Twitter è possibile seguire gli account ufficiali @BepiColombo@esaoperations ed @esascience. I tre moduli spaziali avranno inoltre i propri account personalizzati (@JAXA_MMO@ESA_Bepi ed @ESA_MTM); seguiteli per contenuti extra e per un punto di vista unico della missione. L’hashtag ufficiale è #bepicolombo.

ESA Web TV offrirà una diretta streaming del lancio a partire dalle 03:15 del mattino ora italiana su esa.int/live e su livestream.

Vi avvisiamo che le immagini della telecamera di monitoraggio di MTM che mostreranno l’apertura dei pannelli solari dei moduli MTM ed MPO saranno acquisite approssimativamente soltanto 12 ore dopo il lancio, mentre quelle delle antenne e dei bracci di MPO arriveranno un giorno e mezzo dopo il lancio.

Fonti

Licenza  (C) Associazione ISAA – Licenza CC BY-NC


Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno? 
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…

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Trovato il più grande proto-superammasso di galassie

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Il proto-superammasso di galassie soprannominato Hyperion è stato scovato grazie a nuove misure e un complesso esame dei dati di archivio. È la struttura più grande e più massiccia mai trovata in questa ubicazione così lontana nel tempo e nello spazio – a soli due miliardi di anni dopo il Big Bang. Crediti: Eso/L. Calçada & Olga Cucciati et al.
Nell’immagine l’enorme Hyperion, la sua estensione viene confrontata con l’estensione di un tipico ammasso di galassie del nostro universo locale. Credit: ESO/L. Calçada & Olga Cucciati et al.

Un’equipe di astronomi, guidata da Olga Cucciati dell’INAF di Bologna, ha usato lo strumento VIMOS sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per identificare un gigantesco proto-superammasso di galassie che si sta formando nell’Universo primordiale, appena 2,3 miliardi di anni dopo il Big Bang. Questa struttura, che i ricercatori hanno soprannominato Hyperion, è la più grande e la più massiccia mai trovata così presto nella formazione dell’Universo.

Il soprannome di Hyperion è quello di un Titano della mitologia greca, confrontabile alle dimensioni e alla massa immensi del proto-superammasso. Il suggerimento di questa nomenclatura mitologica proviene da un proto-ammasso scoperto in precedenza all’interno di Hyperion sono assegnati altri nomi mitologici, come TheiaEos, Selene o Helios, quest’ultimo raffigurato nell’antica statua del Colosso di Rodi.

Si calcola che l’enorme massa del proto-superammasso sia più di un milione di miliardi di volte di quella del Sole. Questa massa titanica è simile a quella delle più grandi strutture osservate oggi nell’Universo, ma trovare un oggetto così massiccio nell’Universo primordiale ha sorpreso gli astronomi.

«È la prima volta che si riesce a identificare una struttura così grande a un redshift cosi elevato, a poco più di 2 miliardi di anni dopo il Big Bang», spiega la prima autrice dell’articolo che riporta la scoperta, Olga Cucciati. «Di solito queste strutture sono note a redshift più bassi, cioè quando l’Universo ha avuto un tempo sufficiente per evolversi e costruire oggetti così grandi. È stata una vera sorpresa trovare qualcosa che si è evoluto così tanto quando l’Universo era relativamente giovane!».

Il redshift di 2,45 di Hyperion implica che gli astronomi hanno osservato il proto-superammasso com’era 2,3 miliardi di anni dopo il Big Bang.

Una panoramica in luce visibile della regione intorno al campo COSMOS, realizzata con fotografie scattate attraverso filtri blu e rossi che fanno parte della survey DSS2 (Digitized Sky Survey 2). L\’estensione del campo COSMOS, una delle zone di cielo più studiate con telescopi da terra e dallo spazio, è indicata dal quadrato blu. Il campo di vista di questa immagine è circa 3,3 gradi di lato. Crediti: ESO and Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin.

Hyperion, situato nel campo COSMOS nella costellazione di Sestante, è stato identificato analizzando la vasta raccolta di dati ottenuti dalla survey VIMOS Ultra-deep condotta da Olivier Le Fèvre (Aix-Marseille Université, CNRSCNES). La survey fornisce una mappa tridimensionale senza precedenti della distribuzione di oltre 10 000 galassie nell’Universo distante.

L’equipe ha scoperto che Hyperion ha una struttura molto complessa: contiene almeno 7 regioni di alta densità collegate da filamenti di galassie, mentre le sue dimensioni sono paragonabili ai superammassi locali vicini, sebbene la struttura sia molto diversa.”I superammassi più vicini alla Terra tendono ad avere una distribuzione della massa molto più concentrata con strutture evidenti“, spiega Brian Lemaux, astronomo all’Università della California, Davis e LAM, e co-leader del gruppo che ha effettuato lo studio. “Ma in Hyperion la massa è distribuita molto più uniformemente, con una serie di bolle collegate, popolate da associazioni rilassate di galassie.

Il contrasto è molto probabilmente dovuto al fatto che i superammassi locali hanno avuto miliardi di anni per permettere alla forza di gravità di raccogliere la materia in regioni più dense – un processo che ha agito per un tempo molto inferiore nel giovanissimo Hyperion.

Grazie alla grande dimensione in un periodo molto iniziale della storia dell’Universo, ci si aspetta che Hyperion evolva in qualcosa di simile alle immense strutture dell’Universo locale, come i supermassi che costituiscono lo Sloan Great Wall, opppure il superammasso della Vergine che contiene anche la nostra galassia, la Via Lattea. «Comprendere Hyperion e come si confronta con simili strutture recenti può darci informazioni sullo sviluppo dell’Universo nel passato e su come continuerà l’evoluzione nel futuro, e permetterci di studiare alcuni modelli di formazione dei superammassi» conclude Cucciati. «Portare alla luce questo titano cosmico serve a capire meglio la storia della formazione delle strutture a larga scala».

Per saperne di più:

Questo lavoro è stato presentato nell’articolo “The progeny of a Cosmic Titan: a massive multi-component proto-supercluster in formation at z=2.45 in VUDS”, che verrà pubblicato dalla rivista  Astronomy & Astrophysics.

Guarda il servizio video su MediaInaf Tv


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Simbio-Sys, tre occhi su Mercurio

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Fra meno di una settimana avrà il via la missione più attesa dell’anno, BepiColombo. L’Europa e il Giappone potranno, dopo anni e anni di progettazione, arrivare su Mercurio per completare il lavoro iniziato dalla Nasa con Mariner 10Messenger. Le due missioni americane non hanno fatto che stuzzicare l’appetito dei ricercatori di tutti il mondo. Il primo pianeta del Sistema solare è ricco di sorprese e le domande irrisolte si sono moltiplicate. L’Italia è fortemente coinvolta in questa missione, con l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e diverse università. BepiColombo è una missione composta di due sonde (una dell’Esa e l’altra della Jaxa) cariche di strumenti che permetteranno di studiare Mercurio come mai in precedenza.

Tra i diversi esperimenti c’è quello che potremmo definire “gli occhi di BepiColombo”, ossia Simbio-Sys (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory SYStem) a bordo della sonda Mercury Planetary Orbiter (Mpo).

Gabriele Cremonese dell’Inaf di Padova. Per la missione BepiColombo è principal investigator dello strumento Symbio-Sis. Nella foto Gabriele si trova di fronte alla sonda europea Mpo. Crediti: Gabriele Cremonese, Inaf

A guidare il team di esperti di questo spettrografo è Gabriele Cremonese, ricercatore dell’Inaf di Padova. Cremonese ha avuto negli anni la responsabilità di diversi studi di camere per potenziali missioni, dell’Esa e della Nasa. Attualmente è co-pi di Cassis, la stereo camera a Bordo di ExoMars Tgo, ma è anche deputy-piproject scientist di Janus, la camera bordo di Juice. A lui, che lavora per la missione BepiColombo ormai dal 2000, abbiamo fatto qualche domanda sulla missione e sullo strumento che guida.

Perché una missione espressamente dedicata al pianeta Mercurio?

«Mercurio fino a qualche anno fa rappresentava il pianeta meno noto, sebbene piuttosto vicino alla Terra, poi è stata selezionata la missione della Nasa Messenger, ma ormai l’Esa aveva già deciso si lanciare BepiColombo insieme ai giapponesi. Malgrado i dati raccolti dalla Nasa, ci sono ancora molte incognite su Mercurio. La sua struttura interna non è stata svelata dagli ultimi dati, molte novità sono state scoperte sulla sua superficie come gli hollow, ma è impossibile capirne l’origine e l’evoluzione perché mancano dati per esempio sulla composizione. Essendo il pianeta più vicino al Sole rappresenta un end-member del Sistema solare e quindi è molto importante conoscerlo meglio, anche perché l’origine della Terra è legata alla conoscenza di Mercurio. La sonda Messenger ci ha fatto capire che Mercurio non è un pianeta morto come pensavamo, anzi c’è stata un’intensa attività vulcanica recente, che neanche immaginavamo, però non sappiamo come mai. Forse dobbiamo rivedere alcuni modelli sull’origine ed evoluzione del Sistema Solare, soprattutto quello interno, ma i dati a nostra disposizione non sono ancora sufficienti».

Lo strumento Symbio-Sis su BepiColombo. Elaborazione grafica a cura di Emanuele Simioni e Teo Mudric

Parliamo di Simbio-Sys: che cos’è? E come interagisce con gli altri strumenti?

«Simbio-Sys è un insieme di 3 strumenti ottici che fornirà immagini, anche 3D, e spettri di tutta la superficie. Certamente ha reso e rende molto complessa la pianificazione delle osservazioni e delle varie fasi e le operazioni, ma i risultati saranno unici in quanto quasi tutto quello che c’è da sapere sulla superficie di Mercurio lo fornirà Simbio-Sys. Il fatto che siano stati progettati e realizzati insieme, condividendo l’elettronica principale, e che ci sia un unico team scientifico che lavora su tutti i dati sono dei vantaggi enormi. Non ci sono problemi di calibrazione e registrazione dei dati dei 3 strumenti, la pianificazione e interpretazione scientifica è comune e condivisa da tutto il team. E il team è abituato sin dall’inizio a lavorare insieme ed è pronto a lavorare sia sulle immagini che sugli spettri.

L’interazione sarà praticamente con tutti gli strumenti a bordo, in quanto ci verranno richieste le immagini per conoscere il contesto delle misure di altri e la composizione fornita dallo spettrometro sarà utile a tutti. Per esempio le misure della librazione, cioè l’oscillazione dell’asse di rotazione del pianeta, importanti per conoscere la struttura interna mettendo insieme i dati di altri 3 strumenti hanno bisogno delle immagini ad alta risoluzione. Il laser altimetro Bela potrà calibrare lo strumento solamente con le immagini 3D che gli forniremo noi con Stc e Hric. Inoltre lo stesso satellite ha chiesto i nostri dati in quanto le immagini ad alta risoluzione, ottenute in determinate circostanze, sono importanti per verificare il comportamento termico di tutto il sistema».

Le tre parti dello strumento sono una camera ad alta risoluzione per lo studio dettagliato della geologia del pianeta, una stereo-camera per la ricostruzione in 3D di tutta la superficie e una camera iperspettrale dedicata allo studio della composizione della superficie di Mercurio. Può descriverci meglio questi tre canali?

«Prima di tutto è importante sottolineare che l’ambiente in cui lavorerà BepiColombo, e quindi tutti gli strumenti, è molto difficile a causa dell’elevata dose di radiazioni a cui sono sottoposti e per l’elevata temperatura dovuta sia alla vicinanza del Sole che della superficie illuminata del pianeta che è molto calda, non essendoci un’atmosfera e avendo una rotazione molto lenta. Tutti e 3 gli strumenti sono stati progettati con limitate risorse, come massa e volume.

La camera ad alta risoluzione (Hric) si basa su un classico schema ottico, il Ritchie-Chretien, con alcune modifiche, necessarie per l’ambiente in cui lavorerà e per essere il più compatto possibile. La struttura meccanica e il baffle esterno, tubo che limita la luce diffusa dall’esterno e blocca parte del calore, sono stati disegnati proprio per HRIC e realizzati in Invar. Nell’apertura del baffle si è inserito un filtro per riflettere la luce infrarossa e far passare solo il visibile, per limitare il riscaldamento dello strumento.

Lo speciale dedicato alla missione su Coelum Astronomia 226, a cura di Andrea Ferrero. Lettura gratuita.

La stereo camera (Stc) si basa su un disegno ottico originale che è stato realizzato a Padova, ed è costituita da due canali che osservano la superficie da due angoli di vista diversi, per poter poi generare il Dtm, posti a 40 gradi. Quindi la superficie verrà osservata a più e meno 20 gradi dalla perpendicolare alla superficie. Le altre novità di Stc sono l’acquisizione stereo che sfrutta la tecnica push-frame invece del push-broom comunemente adottato, cioè si acquisiscono immagini e non solo singole linee di pixel, e i due canali focalizzano su un unico rivelatore, realizzato con tecnologia Cmos e uguale a quello di Hric.

Lo spettrometro Vihi si basa sul disegno di un telescopio Schmidt accoppiato a uno spettrometro a reticolo Littrow. Questo strumento deriva da una lunga esperienza di spettrometri realizzati per diverse altre missioni, ma in questo caso si ha un solo canale e un solo rivelatore, realizzato proprio per noi in Mercurio-Cadmio in grado di coprire un intervallo spettrale molto ampio da 400 nm a 2200 nm, cioè dal visibile al vicino infrarosso.

Tutti e i rivelatori sono stati realizzati specificatamente per Simbio-Sys dall’azienda americana Raytheon, la più grande industria americana per la costruzioni di armi da guerra con una piccola divisione spaziale».

Di cosa si occuperanno le tre camere?

«Gli obiettivi scientifici sono veramente tanti in quanto tutto quello che si vuole conoscere in dettaglio della superficie di Mercurio dovrà utilizzare i nostri dati. Le immagini ad alta risoluzione e in 3D, che in termini tecnici chiamiamo Digital Terrain Model (Dtm), verranno utilizzati per studiare i processi tettonici, l’attività vulcanica, i crateri d’impatto, ecc. Chiaramente l’interpretazione delle immagini è completa se possiamo avere le informazioni sulla composizione, che purtroppo Messenger non è riuscita a fornire con sufficiente dettaglio in quanto lo spettrometro non ha funzionato bene, e che fornirà Vihi».

Rispetto ad altri strumenti ottici a bordo di sonde planetarie del passato, o anche attualmente al lavoro, cosa ha di particolare Simbio-Sys?

«A mia conoscenza è la prima volta che in una missione spaziale si hanno 3 strumenti di remote sensing insieme. In genere nelle altre missioni ci sono team diversi per diversi strumenti e spesso non si parlano tra loro, a parte qualche sporadica collaborazione, che in genere avviene verso la fine della missione. Non esiste una pianificazione comune e una conoscenza delle performance condivisa».

Il gran giorno è quasi arrivato e nei prossimi anni ci sarà tanto da fare. Cosa si aspetta?

«Non è facile esprimere le emozioni che si provano in questi momenti. Ho iniziato a pensare a BepiColombo nel 2000 quando ho chiesto il primo finanziamento all’Asi per lo studio di una camera, prima ancora di sapere se la missione veniva selezionata. L’Asi attese l’ottobre del 2000 quando Esa selezionò BepiColombo e mi concesse il finanziamento. Pochi mesi dopo, all’inizio del 2001, entrai a far parte del comitato dell’Esa per la definizione degli strumenti a bordo. Questo importante inizio, grazie ad Asi ed Esa, mi hanno consentito di entrare nel vivo della missione da subito. Sono quindi passati 18 anni e dopo fasi alterne siamo arrivati a consegnare e provare, negli ultimi anni, uno strumento che funziona bene in accordo con i requisiti. Non riesco ancora a pensare che tra pochi giorni Simbio-Sys, insieme a tutti gli altri strumenti, lascerà la Terra alla volta di Mercurio, forse lo realizzerò un po’ di giorni dopo il lancio».


Il team di Simbio-Sys: Gabriele Cremonese è affiancato dai 3 responsabili delle camere: Pasquale Palumbo dell’Università Parthenope di Napoli, per la camera ad alta risoluzione Hric; Maria Teresa Capria, di Inaf-Iaps, per la stereo camera Stc; Fabrizio Capaccioni, di Inaf-Iaps, per la camera iperspettrale Vihi.


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Congiunzione Luna e Marte

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Volgendoci verso sud, , il 18 ottobre, vedremo la Luna (fase del 69%) passare a nordovest di Marte (mag. –0,9), a una distanza di circa 2,6°. Il teatro dell’incontro è quello delle deboli stelle del Capricorno, troppo flebili per spiccare nel chiarore ben più intenso del nostro satellite naturale.

Con il passare delle ore la Luna raggiungerà e sorpasserà la stella Iota Cap (mag. +4,3), mentre la grande figura celeste del Capricorno si farà via via più bassa, per inabissarsi nell’orizzonte occidentale poco dopo le ore 1:00.

Sarà quindi dopo la mezzanotte e mezza il momento migliore per fotografare la congiunzione includendo qualche elemento architettonico o del paesaggio naturale circostante.

Il 20 ottobre non dimenticate poi che sarà la Notte della Luna 2018! Cercate l’evento più vicino a voi, oppure seguite i consigli del nostro Francesco Badalotti:

La LUNA di ottobre.
Approfondimento per il 20 ottobre: Guida all’osservazione del cratere Kepler

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Ottobre 2018

Questo mese tantissime le vostre immagini scelte per la Gallery di Coelum Astronomia di Ottobre. Per concorrere anche tu, condividi le tue migliori immagini su PhotoCoelum!

➜ Continua l’esplorazione del Cielo di ottobre con la UAI che questo mese ci porta nel “Cuore” di Cassiopea e Stefano Schirinzi che ci porta alla scoperta della costellazione del Drago (II parte).

➜ Astrofotografia: questo mese riprendiamo il percorso delle stelle al meridiano.


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Ottobre su Coelum Astronomia 226

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Unione Astrofili Italiani

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I CONVEGNI E LE INIZIATIVE UAI

27-28 ottobre 15° ICARA – Italian Congress of Amateur Radio Astronomy
Organizzato dalla Sezione Radioastronomia dell’UAI e da IARA – Italian Amateur Radio Astronomy, presso l’Osservatorio Astronomico di Tavolaia in collaborazione con l’Associazione Astronomica “I. Newton”
radioastronomia.uai.it

Le campagne nazionali UAI

20 ottobre Moonwatch Party: La notte della Luna INAF – UAI In occasione della International Observe the Moon Night (InOMN)
Migliaia di postazioni osservative in decine di paesi di tutto il mondo allestite per osservare la Luna nella stessa serata. L’INAF e l’ UAI aderiscono all’iniziativa mondiale InOMN promuovendo il Moonwatch Party
divulgazione.uai.it, www.media.inaf.it
observethemoonnight.org

27 ottobre Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso
La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso
inquinamentoluminoso.uai.it

Marte. Ancora nessuna notizia da Oppy, ma si spera nelle pulizie di primavera.

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Una foto panoramica del cratere Endeavour dove si trova Opportunity, ricostruita dalle immagini raccolte dalla sua camera PanCam, riprese tra il 7 e il 19 giugno 2017. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.
Una foto panoramica del cratere Endeavour dove si trova Opportunity, ricostruita dalle immagini raccolte dalla sua camera PanCam, riprese tra il 7 e il 19 giugno 2017. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.

A un mese dall’inizio delle operazioni per tentare di recuperare la comunicazione con il rover Opportunity della NASA, gli ingegneri ancora non hanno ottenuto alcuna risposta.

Dal JPL si sta tentando una combinazione di ascolto di eventuali segnali dal rover e di invio di comandi nel caso Oppy fosse ancora operativo e si risvegli. Anche se la tempesta di polvere si è ormai dispersa, è possibile che uno strato di quella polvere si sia depositato sui pannelli solari del rover e stia bloccando i raggi solari necessari per ricaricare le sue batterie. Purtroppo non c’è modo di sapere se e quanta polvere possa essersi depositata e se sia quindi questo l’unico ostacolo al risveglio del rover.

Però su Marte un periodo particolarmente ventoso, noto al team di Opportunity come “stagione della pulizia delle polveri”, avviene tra i mesi di novembre e gennaio, e come si può intuire dal nome che le è stato dato, questa potrebbe aiutare a ripulire i pannelli del rover come già successo in passato. Nel 2014 infatti, proprio grazie ad un colpo di vento particolarmente intenso rispetto al solito, l’energia del rover ha avuto un’impennata, grazie proprio alla polvere spazzata via dal vento.

In alto un paio di selfie fatti da Opportunity nel gennaio e nel marzo del 2014. Nel primo caso, a sinistra, nella foto di gennaio si vedono ricoperti di polvere marziana, fatto che ha giustificato un calo nella produzione di energia molto maggiore di quello che ci si poteva aspettare dalla stagione invernale in cui si trovava, e quindi con il Sole basso sull’orizzonte. Sulla destra invece un selfie effettuato dopo un picco improvviso di energia che, dai 375 wattora dei pannelli ricoperti di sabbia è passato a quasi il doppio a 620 wattora. Fu evidente come delle raffiche di vento particolarmente intense avevano ripulito i pannelli dalla sabbia depositata sopra, molto più di quanto fosse mai successo negli anni precedenti, un’eventualità che speriamo succeda anche nella prossima primavera marziana. Cliccare sull’immagine per ingrandire. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.

 

Il team missione spera quindi in un possibile nuovo colpo di vento che permetta al rover di caricare a sufficienza le batterie da risvegliarsi e riprendere le comunicazioni, anche se non è detto che siano stanziati i fondi per continuare i tentativi o se invece non si decida per decretare la fine della missione. A giorni infatti l’agenzia di Pasadena relazionerà alla NASA sui progressi e le prospettive di recupero della missione, e sapremo qualcosa di più sul destino dell’anziano rover.

Opportuny ha infatti più volte superato di gran lunga qualsiasi aspettativa di vita che gli scienziati abbiano mai avuto per lui. Proprio a causa dei rigidi inverni e delle tempeste di polvere non ci si aspettava che né lui né il gemello Spirit superassero i 90 giorni di missione sulla superficie marziana, e invece per Oppy siamo ormai a quasi quindici anni…

L’ultima comunicazione del rover risale al 10 giugno prima che venisse forzato all’ibernazione a causa della tempesta che stava invadendo il pianeta. Per il momento però… continuate a restare in ascolto con noi!


Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno? 
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…

Coelum Astronomia di ottobre
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La notte della Luna

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inomn2018-astrofilipalidoro

inomn2018-astrofilipalidoro
Con il Patrocinio del Comune di Fiumicino e Media Sponsor COELUM Astronomia arriva #InOMN2018: La notte internazionale della Luna!
Evento mondiale organizzato dalla NASA – National Aeronautics and Space Administration di osservazione e comprensione del nostro satellite naturale. La #Luna

PROGRAMMA
Ore 20.30: Inizio conferenza riguardante la Luna all’interno della Sala Conferenze di Villa Guglielmi;
Ore 21.30: Apertura telescopi per osservazione della Luna.

L’evento sarà arricchito da diretta Facebook sulla pagina Gruppo Astrofili Palidoro in cui verrà trasmesso il nostro satellite dal vivo!

Villa Guglielmi – Via di Villa Guglielmi – Fiumicino (RM)
Ingresso Libero
Info: info@astrofilipalidoro.it – 3475010985 – www.astrofilipalidoro.it

Prima serata con la falce di Luna e Saturno

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La sera del 14 ottobre, alle ore 21:00, guardando verso sudovest potremo vedere la Luna (fase 31%) passare a circa 4,3° a est-sudest del pianeta Saturno (mag. +0,6).

L’incontro avviene in piena Via Lattea, tra le magnifiche stelle del Sagittario. Il chiarore della Luna non permetterà tuttavia di individuare il delicato chiarore della nostra galassia e nemmeno delle vicine nebulose Laguna (M 8) e Trifida (M 20).

Sarà comunque un incontro affascinante e piacevole da osservare.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Ottobre 2018

➜ Continua l’esplorazione del Cielo di ottobre con la UAI che questo mese ci porta nel “Cuore” di Cassiopea e Stefano Schirinzi che ci porta alla scoperta della costellazione del Drago (II parte).

➜ La LUNA di ottobre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del cratere Kepler

➜ Astrofotografia: questo mese riprendiamo il percorso delle stelle al meridiano.

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InOMN – La Notte della Luna 2018

di Paolo ColonaAccademia delle Stelle

L’oggetto celeste più vicino alla Terra e facile da osservare è anche quello attorno al quale si appuntano moltissime false credenze, alcune delle quali clamorose e sorprendentemente diffuse. Chi non ha mai incontrato qualcuno colpito dal vedere la Luna di giorno, o che pensa che il nostro satellite non ruoti su se stesso o abbia un “lato oscuro”, o che vi ha candidamente posto la fatidica domanda: “Qual è la stella che sta sempre vicino alla Luna?”

Per ovviare a questa infausta situazione, la NASA lanciò nel 2010 un’iniziativa mondiale per l’osservazione della Luna e la diffusione della cultura scientifica al riguardo, la International Observe The Moon Night, in breve InOMN.

L’idea è quella di coinvolgere realtà locali per organizzare innumerevoli eventi dedicati al nostro satellite, con telescopi in piazza per dare a tutti la possibilità di osservare la Luna all’oculare (che è pur sempre una delle visioni in assoluto più impressionanti che può regalare un telescopio), raggiungendo così il più vasto pubblico possibile.

In Italia hanno aggiunto il proprio patrocinio a questa iniziativa anche l’INAF e la UAI, che l’ha promossa fin da subito tramite la propria commissione Divulgazione UAI come un’occasione, oltre che per proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna, anche per approfondire temi quali la genesi e le caratteristiche fisiche, le missioni spaziali passate e in programmazione, la mitologia, la poesia, la musica e le diverse espressioni artistiche ispirate al nostro satellite naturale.

La data proposta per il 2018 è sabato 20 ottobre. La fase lunare sarà tra il Primo Quarto e la Luna Piena.

➜ Per qualche spunto osservativo in più: La Luna di ottobre di Francesco Badalotti che, in particolare, per il 20 ottobre consiglia l’osservazione del Cratere Kepler

Il nostro Paese ha accolto entusiasticamente l’appello della NASA, rispondendo anche l’anno scorso col maggior numero di eventi organizzati rispetto a qualsiasi altra nazione europea.

A Roma la Notte della Luna viene organizzata tutti gli anni dall’Accademia delle Stelle, fin dal primo spettacolare evento del 2010 di fronte a Castel Sant’Angelo.

Anche nel 2018, per il nono anno consecutivo, i curiosi e gli appassionati di astronomia della Capitale avranno a loro disposizione una schiera di telescopi con cui potranno ammirare il nostro satellite, accompagnati da astrofili esperti che chiariranno ogni aspetto della Luna e illustreranno le bellezze del cielo autunnale puntando al telescopio anche pianeti, stelle doppie e altri oggetti interessanti.
L’evento si svolgerà, come in tutta Italia, sabato 20 ottobre presso la nostra sede all’EUR di fronte alla fermata Laurentina della Metro, a partire dalle ore 21, con il contributo di Coelum Astronomia, media partner dell’Accademia delle Stelle.
La partecipazione è gratuita e non c’è bisogno di prenotare. Per i dettagli:

Accademia delle StelleEvento Facebook

Altri eventi organizzati in Italia li potete trovare tra le pagine della rivista e nel calendario online di Coelum Astronomia, che verrà aggiornato man mano.



Accademia delle Stelle

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2018-10 Coelum AdSI due nuovi corsi di Astronomia
L’Anno Accademico 2018-2019 della nostra Scuola di Astronomia si apre con due corsi, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno fino a novembre presso la nostra sede dell’EUR.

L’Astronomia Insolita e Curiosa
Tutti i lunedì: otto conferenze su moltissime curiosità e aneddoti raramente divulgati al pubblico, per scoprire gli aspetti più insoliti ed incredibili del cielo e della scienza che lo studia.

Come si Osserva il Cielo
Tutti i giovedì: corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.

Maggiori informazioni:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org/

Fallito il lancio Soyuz MS-10. Atterraggio di emergenza per i due astronauti a bordo.

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Uno zoom delle immagini della Soyuz M-10 in atterraggio di emergenza, pubblicate su twitter da Chris B editor dell'account @NASASpaceflight.
Uno zoom del momento della separazione dei booster, pubblicate su twitter da Chris B editor dell’account @NASASpaceflight. Pochi secondi dopo è arrivata la notizia di un problema che ha obbligato gli astronauti a un atterraggio di emergenza.

Questa mattina dal Cosmodromo di Baikonur era programmato il lancio della Soyuz MS-10, con a bordo il cosmonauta Alexey Ovchinin e l’astronauta americano Nick Hague, pronti per l’inizio della Expedition 57 a bordo della Stazione spaziale internazionale.

Il confronto tra una corretta separazione dei quattro booster e quanto invece avvenuto per la Soyuz MS-10. Crediti: @NASASpaceflight

Il lancio ha avuto però un problema al momento della separazione dei booster, e la capsula con i due astronauti ha dovuto effettuare un rientro balistico, un atterraggio di emergenza verso terra. Il malfunzionamento è avvenuto pochi minuti dopo il lancio, alle 10:40 ora italiana.

Poco dopo è arrivata la notizia che le comunicazioni dal centro controllo di Mosca con i due astronauti sono state riallacciate e stanno bene. La capsula è rientrata in caduta libera e il paracadute si è aperto come previsto facendola atterrare nel Kazakhstan, 20 chilometri a est della città di Dzhezkazgan. Il recovery team ha ormai raggiunto gli astronauti che sono fuori dalla capsula e in buone condizioni.

Una grafica delle fasi di un atterraggio di emergenza Soyuz.

Il rientro balistico in realtà fa parte dei modi di rientro previsti per la Soyuz nei casi di emergenza.
In una vecchia intervista ad Astronautinews, racconta l’astronauta italiano Roberto Vittori, che si è trovato a doverci ricorrere nella fase di rientro dalla ISS, che si tratta di una procedura prevista e ben testata: «anche se per l’equipaggio all’interno non è un atterraggio semplice e le operazioni di recupero sono più difficoltose perché bisogna trovarli e spostarsi dal punto di atterraggio previsto a quello dove effettivamente sono». Come accaduto anche in questo caso, in cui la Souyz è caduta a circa un’ora e mezza di distanza dal punto previsto dai soccorsi al momento dell’incidente.

I lanci Soyuz restano comunque tra i più affidabili, l’ultimo problema si è avuto il 5 aprile del 1975, ben 43 anni fa… In quel caso il lancio, diretto verso la stazione spaziale Salyut 4, è stato abortito all’istante T+295 e l’equipaggio a bordo si è messo in salvo, pur sperimentando in caduta una forza pari a 21G.

Attendiamo le prime immagini degli astronauti sani e salvi e di conoscere i dettagli del problema che ha causato il fallimento del lancio e il destino della Expedition 57.
Qui sotto la diretta NASA del lancio, al momento in cui scriviamo ancora in corso in attesa di nuove informazioni, e un twit by Astronauticast sullo stato della situazione dopo l’accaduto:


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Coelum Astronomia di ottobre
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Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).

06.10, 21.30: Il Cielo del mese. L’appuntamento per il pubblico presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli” per osservare il cielo di fine estate. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

14.09, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese presso l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) che sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Unione Astrofili Italiani

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I CONVEGNI E LE INIZIATIVE UAI

12-14 ottobre 11° Meeting nazionale Variabilità e Pianeti Extrasolari
Organizzato dalle rispettive sezioni, in concomitanza del Meeting Nazionale del GAD – Gruppo Astronomia Digitale, presso l’Osservatorio Astronomico Montagna Pistoiese in collaborazione con il GAMP – Gruppo Astrofili Montagna Pistoiese
pianetiextrasolari.uai.it
stellevariabili.uai.it

27-28 ottobre 15° ICARA – Italian Congress of Amateur Radio Astronomy
Organizzato dalla Sezione Radioastronomia dell’UAI e da IARA – Italian Amateur Radio Astronomy, presso l’Osservatorio Astronomico di Tavolaia in collaborazione con l’Associazione Astronomica “I. Newton”
radioastronomia.uai.it

Le campagne nazionali UAI

20 ottobre Moonwatch Party: La notte della Luna INAF – UAI In occasione della International Observe the Moon Night (InOMN)
Migliaia di postazioni osservative in decine di paesi di tutto il mondo allestite per osservare la Luna nella stessa serata. L’INAF e l’ UAI aderiscono all’iniziativa mondiale InOMN promuovendo il Moonwatch Party
divulgazione.uai.it, www.media.inaf.it
observethemoonnight.org

27 ottobre Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso
La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso
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Uno sguardo a Giove vicino a una sottile falce di Luna

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Abbiamo già visto che l’osservazione di Giove in ottobre sarà molto complicata dalla scarsa altezza che il grande pianeta avrà sull’orizzonte occidentale: è finito il periodo di migliore osservabilità del pianeta e Giove è già prossimo al tramonto quando il cielo è ancora rischiarato dal crepuscolo serale. Potremo tuttavia tentare l’osservazione e la ripresa di una bella congiunzione tra una sottilissima falce di Luna (fase 8%) che passerà a circa 4,7° a est-nordest del grande gigante gassoso.

Il tutto avrà luogo tra le flebili stelle della Bilancia, sullo sfondo di un cielo ancora molto chiaro e colorato dalle luci del tramonto.

Avremo a disposizione poco tempo per osservare questo incontro, visto che Giove tramonterà nel giro di un’ora circa e, soprattutto, dovremo scegliere un luogo di osservazione privo di ostacoli all’orizzonte.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Ottobre 2018

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

➜ Continua l’esplorazione del Cielo di ottobre con la UAI che questo mese ci porta nel “Cuore” di Cassiopea.

➜ La LUNA di ottobre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del cratere Kepler

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS a ottobre

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Il telescopio spaziale Hubble in “safe mode”, ma sono solo acciacchi d’età.

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Il telescopio spaziale Hubble ci ha abituati alle sue meravigliose immagini del cielo profondo, oltre alla sua missione scientifica ha sempre avuto anche una “missione pubblica”, per suscitare meraviglia e avvicinare il grande pubblico all’astronomia. E non c’è dubbio che la cosa abbia funzionato e che sia forse l’osservatorio (da terra o dallo spazio) più popolare della NASA, ma da qualche giorno è entrato in “safe mode” allertando sia la comunità di esperti che dei tanti amatori e “ammiratori”.

Giovedì scorso infatti (il 5 ottobre alle 6:00 EDT, mezzogiorno per l’Italia) uno dei tre giroscopi utilizzati per controllare i movimenti del telescopio spaziale non ha funzionato, innescando quindi la modalità “safe mode”, una modalità che riduce al minimo le operazioni vitali dello strumento per evitare maggiori danni in una situazione problematica, in attesa che il controllo a terra individui e risolva il problema.

Ma la NASA è più che ottimista, e sta lavorando per riportare alla normalità il tutto, assicurando che il telescopio potrà lavorare ancora a pieno regime per gli anni a venire.

Hubble è infatti dotato di strumentazione “ridondante”, proprio per superare momenti di crisi come questo. Nel caso specifico è dotato di ben 6 giroscopi, nonostante ne usi solo tre e sia in grado di portare avanti le operazioni fondamentali anche con uno soltanto.
Inoltre, questo giroscopio in particolare, aveva già da tempo dato segni di “vecchiaia”, era almeno un anno che mostrava di essere verso la fine della sua operatività, esattamente come successo ad altri due dei sei iniziali.

Nonostante i tre giroscopi rimasti siano potenziati, nel momento in cui si è cercato di attivare l’ultimo a sostituzione di quello dismesso, il nuovo giroscopio ha dato un segnale di non sufficiente potenza, e quindi Hubble è rimasto in safemode.

Nel caso in cui non si riesca a risolvere, la NASA potrebbe attivare quella che viene chiamata modalità a “giroscopi ridotti” (“reduced-gyro”), ovvero utilizzerà uno solo dei tre giroscopi rimasti, garantendo comunque l’operatività, anche se con un minor campo di cielo disponibile a ogni osservazione, ma con una maggiore sostenibilità per l’intero sistema e le operazioni future.
Per il momento però ancora non è detto, la NASA si prende tempo per svolgere test e controlli per capire se il giroscopio in questione può ancora essere recuperato e rimesso in funzione in qualche modo, garantendo una modalità a tre giroscopi come fin’ora.

L’ultimo del Frontier Field – Abell 370. In questa immagine, l’ultima ripresa rilasciata del progetto Frontier Field, dell’ammaso di galassie Abell 370, a 5 miliardi di anni luce da noi! E’ stato uno dei primi ammassi in cui Hubble ha osservato il fenomeno di lente gravitazionale, che distorcendo lo spaziotempo ci rende possibile individuare galassie lontane (che vediamo come distorte come archi di luce) dietro a oggetti massici che funzionano proprio come una lente di ingrandimento.

In attesa di nuove e stupefacenti immagini, godiamoci qui in alto a destra l’immagine che ha concluso, il 4 maggio del 2017, uno dei grandi progetti che Hubble ha reso possibile, il Frontier Fields, ufficialmente noto come Hubble Deep Fields Initiative 2012, un progetto che lo ha portato a riprendere e studiare la formazione delle prime e più deboli galassie, grazie anche all’uso di lenti gravitazionali, studiando in profondità campi relativamente “vuoti” di cielo (per ridurre interferenze di oggetti vicini) cercando galassie fortemente spostate verso il rosso e lontane da ammassi. La campagna osservativa ora si è conclusa, ma come sempre le indagini sui dati raccolti garantiranno lavoro per i ricercatori ancora per parecchio tempo.

Per maggiori informazioni: www.nasa.gov/hubble


Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno? 
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Mascot: tre salti in tre giorni su Ryugu, 17 ore e poco più. Missione compiuta.

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La superficie dell’asteroide Ryugu fotografata da pochi metri dal lander Mascot. Crediti: Dlr
La superficie di Ryugu ripresa da pochi metri di distanza dalla MasCam di Mascot. Crediti: DLR

Tre giorni e due notti su Ryugu, 17 ore di lavoro, dati, immagini e un video per il piccolo lander europeo voluto da una collaborazione franco tedesca e ospite della missione giapponese Hayabusa 2. Questo il risultato della missione del piccolo Mascot.

Dopo l’esultanza del centro controllo della missione – presso il centro aerospaziale tedesco (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt; DLR) a Colonia (Germania) – per il successo del rilascio e dell’atterraggio sull’asteroide del lander, arriva ora la soddisfazione per la conclusione della missione, durata anche poco più delle 17 ore previste. Nella prima serata del 3 ottobre, alle 21:04 (CEST quindi anche ora italiana), le batterie si sono esaurite più di un’ora oltre a quanto previsto. Tutti gli strumenti hanno funzionato alla perfezione raccogliendo dati sulla composizione e la natura dell’asteroide in tre zone diverse, e i dati sono stati inviati alla sonda madre Hayabusa 2.

«Con Mascot è stato possibile, per la prima volta, esplorare la superficie di un asteroide, direttamente sul posto, e in mondo esteso» spiega Hansjörg Dittus, DLR executive board member per la ricerca spaziale e tecnologica. «Una missione come questa è possibile solo grazie alla collaborazione tra partner internazionali – mettendo assieme tutte le competenze e l’impegno».

Tre zone diverse per un lander? Si, come i piccoli Minerva, anche Mascot aveva al suo interno un meccanismo che gli ha permesso di effettuare tre salti, per analizzare diversi punti della superficie dell’asteroide, e anche questo espediente ha funzionato come doveva.

La prima immagine di Mascot, dalla superficie dell’asteroide, nel momento del “primo contatto” dopo la discesa. Crediti: DLR

Dopo l’atterraggio è stato in grado di riorientarsi correttamente con un primo salto in modo automatico, ma finendo in una zona non favorevole alle analisi che doveva fare, un secondo salto effettuato invece dal controllo missione, l’ha invece portato in una zona più utile dove ha cominciato la sua raccolta dati. La prima raccolta è durata un giorno e una notte di Ryugu. «In seguito siamo stati in grado di continuare le attività su Ryugu con una speciale manovra» spiega Ralf Jaumann, direttore scientifico di MASCOT. «Con una “mini mossa” abbiamo registrato una sequenza di immagini che verranno usate per generare delle immagini stereo della suprficie dopo che era stata analizzata».

Durante le prime manovre Mascot si è spostato di diversi metri sulla superficie dell’asteroide, e alla fine, visto che le batterie avevano ancora energia residua, si sono azzardati ad effettuare un ultimo più grande balzo. Le operazioni si sono interrotte alle 21:04 anche perché in quel momento si sono interrotte le comunicazioni con la sonda madre, entrata nel cono di “silenzio radio” dovuto alla rotazione dell’asteroide. Al nuovo passaggio ormai le batterie di Mascot sarebbero state necessariamente esauste, la sonda è quindi rientrata nella sua posizione standard a 20 chilometri dalla superficie. Mascot ha perciò lavorato fino all’ultimo secondo possibile, ben oltre la durata prevista.

Un’incredibile sequenza di tre immagini (cliccare l’immagine se l’animazione non parte) riprende Mascot mentre scende verso la superficie, subito dopo il rilascio dalla Hayabusa 2. Le immagini sono state riprese dalla wide-angle optical navigation camera (ONC-W2) a bordo della sonda, tra le 3:57:54 e le 3:58:14 (CEST). Crediti: JAXA, Tokyo University, Kochi Univ., Rikkyo Univ., Nagoya Univ., Chiba Institute of Technology, Meiji Univ., Aizu Univ., AIST

La camera a bordo ha ripreso con successo immagini durante la discesa, durante le manovre di salto e dai diversi punti di vista sulla superficie. Oltre alla camera, la MasCam, Mascot ha utilizzato uno radiometro (DLR), un magnetometro (TU Braunschweig) e uno spettrometro dell’istituto di Astrofisica Spaziale francese, che hanno fornito dati su temperature, proprietà magnetiche e composizione dell’asteroide NEO Ryugu.

Ora Mascot è diventato un abitante stabile dell’asteroide, riposerà silente sulla superficie, ma come sempre il vero lavoro dei team scientifici che fanno parte della missione deve ancora cominciare.  «La valutazione dei dati importanti è appena iniziata», afferma Tra-Mi Ho, project manager di MASCOT, del DLR Institute of Space Systems. «Impareremo molto sul passato del Sistema Solare e sull’importanza degli asteroidi vicini alla Terra come Ryugu. Oggi attendo con impazienza le pubblicazioni scientifiche che deriveranno da MASCOT e dalla straordinaria missione Hayabusa2 dei nostri partner giapponesi».

Hayabusa2 ha svolto infatti un ruolo cruciale nel successo di MASCOT. La sonda giapponese ha portato il lander sull’asteroide e ha permesso, grazie a una pianificazione e un controllo precisi, i collegamenti di comunicazione per la trasmissione dei dati, in modo tale da permettere di ricevere le prime immagini il giorno stesso dell’atterraggio. I restanti dati scientifici, che sono stati trasmessi alla sonda madre Hayabusa2, saranno inviati a Terra nei prossimi giorni.

Speciale Hayabusa 2

Per saperne di più sulla missione:

Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu, lo speciale dedicato alla missione a cura di Michele Diodati.



Coelum Astronomia di ottobre
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

26° Convegno Nazionale del GAD

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L’Istituto Spezzino Ricerche Astronomiche (IRAS – La Spezia), il Gruppo Astrofili della Montagna Pistoiese (GAMP) e l’Unione Astrofili Italiani (U.A.I.) organizzano in data 12-13-14 ottobre 2018 all’Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese (Loc. Gavinana – PT) il XXVI Convegno Nazionale del GAD Gruppo Astronomia Digitale e ospitano i Meeting delle Sezioni UAI Pianeti Extrasolari (XI) – Stelle Variabili (XIV) – Asteroidi.

Per maggiori informazioni:

www.astronomiadigitale.com
evento facebook: https://www.facebook.com/events/459568744547603

Informazioni e contatti per il XXV Convegno Nazionale GAD:
programma generalerelazioni logistica

8-9 ottobre: le Draconidi. Tempesta in arrivo?

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Lo sciame meteorico delle Draconidi è uno di quelli minori dell’anno e risulta poco conosciuto, passando spesso completamente inosservato. Il radiante, il punto da cui sembrano avere origine le meteore, è situato nella testa della costellazione del Drago (da cui deriva il nome dello sciame), tra l’Orsa Minore e la Lira, tra le stelle Ni Draconis e Rastaban.

Il periodo di attività va dal 6 al 10 ottobre, con il suo massimo che si attesta nella notte tra l’8 e il 9 del mese.

Questo sciame si mantiene di solito a livelli talmente bassi di attività (poche meteore all’ora) che nel tempo la sua popolarità si è ridotta quasi a zero, fino a scomparire del tutto dai pensieri dell’amatore generico. Tuttavia questo sciame, nel corso della storia, ha riservato spesso delle sorprese, con piogge intense e del tutto inaspettate.

Questa variabilità è dovuta alla cometa progenitrice dello sciame, la 21P/ Giacobini-Zinner, una cometa periodica che compie un’orbita attorno al Sole ogni 6,62 anni. E proprio lo scorso settembre è avvenuto l’ultimo passaggio al perielio, come avete potuto leggere nella rubrica Comete di Claudio Pra dello scorso numero di Coelum Astronomia, mentre nel numero di questo mese potete vedere una gallery dedicata alle vostre foto della cometa.

➜ Scopri la storia della scoperta e le pioggie più intense

Il massimo, si attesterà nella notte del 9 ottobre, a partire dalla mezzanotte e mezza. Purtroppo non ci sono certezze per ciò che riguarda il rateo di meteore e le stime per quest’anno da parte degli esperti sono anzi molto contenute. Secondo i modelli che descrivono le concentrazioni filamentose di polveri rilasciate dalla cometa, nessun filamento sarà sufficientemente vicino all’orbita terrestre da giustificare alti ratei di meteore. Ma le sorprese possono sempre essere dietro l’angolo… e da non sottovalutare l’assenza della Luna, che renderà il cielo più scuro.

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Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Ottobre 2018

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➜ La LUNA di ottobre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del cratere Kepler

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ASTROVEN

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La SAIt Veneto in collaborazione con il Circolo Astrofili Veronesi organizza la terza edizione di ASTROVEN, incontro fra le realtà che si occupano di Astronomia nel Veneto il prossimo sabato 13 ottobre 2017, presso il Museo di Storia Naturale di VERONA.

Una giornata pensata per condividere, dibattere e costruire iniziative tra tutti i protagonisti della diffusione dell’astronomia al pubblico nel nostro territorio. Come nei precedenti incontri vengono invitati i Gruppi Astrofili, gli Osservatori Astronomici e i Planetari a far conoscere e condividere la loro esperienza e le loro idee. L’obbiettivo è quello di approfondire la conoscenza reciproca e di consentire uno scambio di esperienze per un arricchimento reciproco tramite una contaminazione culturale astronomica che passi da una trasversalità che va da chi si occupa esclusivamente di divulgazione, a chi osserva e fa osservare il cielo per il puro stupore della bellezza della volta celeste, a chi studia e scopre supernove, comete, meteoriti, a chi costruisce, od insegna a costruire, nuovi telescopi.

Programma Registrazione Partecipanti Informazioni Pratiche

Organizzato da: SAIt Veneto – INAF Osservatorio Astronomico di Padova – Circolo Astrofili Veronesi

La partecipazione è aperta a tutti. La sala Convegni del Museo può accogliere fino a 100 partecipanti.

Per ogni informazione preghiamo di contattarci all’indirizzo: saitveneto@gmail.com
Web: https://indico.ict.inaf.it/event/723/

Alba con falce di Luna e Regolo

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Il 6 ottobre, alle ore 6:00, guardando verso est potremo notare alta in cielo una falce di Luna (fase 11%) passare a circa 3,2° a sudovest di Regolo, la stella alfa della costellazione del Leone (mag. +1,4).

La congiunzione sarà piuttosto ampia, ma sarà comunque affascinante osservare il nostro satellite naturale affiancato alla caratteristica sagoma del Leone.

Per riprendere la congiunzione nel contesto del paesaggio naturale dovremo anticipare l’appuntamento di due ore, quando i due astri, che sorgeranno poco prima delle quattro, si troveranno molto più bassi sull’orizzonte.

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Tracce di un’esoluna grande come Nettuno

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Immagine artistica raffigurante l’esopianeta Kepler-1625b con la candidata esoluna al seguito, mentre orbitano intorno alla stella Kepler-1625. Crediti: Dan Durda
Immagine artistica raffigurante l’esopianeta Kepler-1625b con la candidata esoluna al seguito, mentre orbitano intorno alla stella Kepler-1625. Crediti: Dan Durda

Se la ricerca di esopianeti, cioè pianeti in orbita intorno ad altre stelle, è possibile solo da una ventina di anni, quella di esolune pare ancora in fasce. Infatti, ad oggi non ne sono note con certezza. La maggior parte dei risultati ottenuti negli ultimi anni nella ricerca di esopianeti (oggi quelli noti sono migliaia) sono dovuti al metodo del transito, nel quale si osserva la luce di una stella e si analizzano i cali di luminosità, valutando così le caratteristiche del corpo celeste che occulta la stella e i suoi parametri orbitali.

Il telescopio spaziale Kepler della Nasa è in prima linea in questo lavoro, ed è analizzando i dati di 284 pianeti scoperti da Kepler che gli astronomi della Columbia University Alex TeacheyDavid Kipping hanno identificato un caso intrigante.

I pianeti studiati dai due astronomi percorrono orbite relativamente ampie, con periodi superiori a trenta giorni intorno alla loro stella ospite. Quando sono arrivati a Kepler 1625b hanno notato qualcosa di anomalo. «Abbiamo visto piccole deviazioni e oscillazioni nella curva di luce che hanno attirato la nostra attenzione», commenta Kipping. «Se confermata dalle prossime osservazioni di Hubble, la scoperta potrebbe fornire indizi vitali sullo sviluppo dei sistemi planetari e potrebbe indurre gli esperti a rivedere le teorie di formazione delle lune attorno ai pianeti. Questo sarebbe il primo caso di rilevamento di una luna al di fuori del nostro Sistema solare».

I risultati di Kepler sono stati sufficienti a permettere a Teachey e Kipping di ottenere tempo di osservazione con il telescopio spaziale Hubble per studiare il pianeta, ottenendo dati quattro volte più precisi di quelli di Kepler. I ricercatori hanno monitorato il pianeta prima e durante il suo transito di diciannove ore sulla stella e, tre ore e mezzo dopo che il transito di Kepler 1625b era finito, hanno rilevato una seconda e molto minore diminuzione della luminosità della stella, coerente con «una luna che segue il pianeta come un cane che segue il suo proprietario al guinzaglio», secondo il paragone proposto da Kipping. «Sfortunatamente, le osservazioni programmate con l’Hubble si sono concluse prima che potesse essere misurato il transito completo della luna».

Oltre al calo di luce, Hubble ha fornito altre prove a sostegno dell’ipotesi lunare, misurando un anticipo di 1.25 ore sull’orario previsto per l’inizio del transito di Kepler 1625b, coerente con un pianeta che orbita intorno ad un baricentro in comune con una luna, cosa che farebbe oscillare il pianeta dalla sua posizione prevista. «Una civiltà extraterrestre che guardi il transito della Terra e della Luna sul Sole noterebbe anomalie simili nei tempi del transito della Terra», spiega Kipping. In linea di principio questa anomalia potrebbe essere causata dall’attrazione gravitazionale di un ipotetico secondo pianeta nel sistema, ma Kepler non ha trovato prove di ulteriori pianeti intorno alla stella Kepler 1625 nel corso della sua missione quadriennale. «Una luna compagna è la spiegazione più semplice e naturale per il secondo avvallamento nella curva di luce e la deviazione del tempo dell’orbita», afferma Teachey, primo autore dell’articolo pubblicato oggi su Science Advances, che racconta: «È stato un momento scioccante vedere quella curva di luce, il mio cuore ha iniziato a battere un po’ più veloce e ho continuato a guardare quella firma. Ma sapevamo che il nostro compito era quello di mantenerci lucidi, testando ogni possibile modo in cui i dati potevano ingannarci, fino a quando non siamo rimasti senza altre spiegazioni».

L’esopianeta Kepler 1625b e la sua luna si trovano a circa 8mila anni luce da noi, nella fascia abitabile intorno alla loro stella ospite (che ha massa simile al Sole). Si stima che la luna rappresenti solo l’1.5 per cento della massa del suo pianeta compagno, un valore simile a quello del rapporto di massa tra Terra e Luna. Ma Kepler 1625b non è un pallido puntino blu: ha una massa stimata di diverse volte quella di Giove. Anche la sua esoluna non appare tanto piccola: ha massa e raggio paragonabili a Nettuno! Nel nostro Sistema solare, nonostante i quasi duecento satelliti naturali catalogati, non risultano lune così gargantuesche. «Entrambi i corpi, tuttavia, sono considerati gassosi e quindi inadatti alla vita così come la conosciamo», nota Kipping. Quest’ultimo particolare risulterà importante per definire modelli di formazione planetaria e lunare, poiché se nei casi dei sistemi Terra-Luna e Plutone-Caronte si ipotizza una collisione precoce con un corpo più grande, il quale ha espulso materiale che successivamente si è fuso formando una luna, per Kepler 1625b e la sua esoluna tale collisione non potrebbe portare alla condensazione di un satellite.

Ma la caccia alle esolune è appena stata aperta: sono difficili da trovare a causa delle loro dimensioni, minori rispetto al pianeta compagno e poiché cambiano posizione a ogni transito, orbitando intorno al pianeta. Inoltre, i pianeti candidati ideali ad ospitare lune si muovono su grandi orbite, con tempi di transito lunghi e poco frequenti. Non stupisce perciò che questa prima candidata esoluna abbia dimensioni nettuniane, più facili da individuare.

Le future ricerche si concentreranno su pianeti gioviani, più lontani dalla loro stella rispetto alla Terra dal Sole. Nei dati di Kepler se ne trova una manciata. Ma le speranze sono rivolte al futuro James Webb Space Telescope, che la Nasa dovrebbe lanciare nella prima metà del 2021: «Possiamo aspettarci di vedere davvero piccole lune», conclude Kipping.

Per saperne di più:

Un video NASA che parla della scoperta, con varie grafiche per rendersi conto della difficoltà, e della fortuna necessaria, per la scoperta di una esoluna con il metodo dei transiti (in lingua inglese):


Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno? 
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…

Coelum Astronomia di ottobre
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Hayabusa 2. Mascot atterrato e pronto a trasmettere!

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Un'illustrazione della discesa di MASCOT, lander franco-tedesco ospite della missione giapponese Hayabusa 2, mentre atterra sulla superficie di Ryugu. Crediti:
La superficie di Ryugu ripresa dallo stesso MASCOT dopo il rilascio dalla sonda madre: in alto a destra l\’ombra del piccolo lander all\’arrembaggio dell\’asteroide! Crediti: DLR

L’asteroide “near earth” (NEO) Ryugu, a circa 300 milioni di chilometri dalla Terra, ha un nuovo abitante: il 3 ottobre 2018, il piccolo lander europeo MASCOT è atterrato sulla superficie dell’asteroide e ha iniziato la sua missione, e per il team internazionale di ingegneri e scienziati sono iniziate le 16 ore in cui verranno condotte le misurazioni sul materiale della superficie.

MASCOT dentro Hayabusa 2
Nell’illustrazione, MASCOT mentre si separa dalla “pancia” di Hayabusa 2, pronto a cadere sulla superficie dell’asteroide. Crediti: DLR (CC-BY 3.0)

MASCOT si è separato con successo dalla sonda Hayabusa2 alle 03:58 CEST, seguendo l’esempio dei due rover giapponesi Minerva-II 1A e 1B. E anche questa ulteriore fase della missione è andata a segno.

La sonda Hayabusa2 dell’Agenzia Spaziale Giapponese ha iniziato la sua discesa verso Ryugu il giorno prima, e qui sotto vediamo due animazioni con le immagini riprese durante la discesa per avvicinarsi alla distanza di sicurezza di circa 51 metri, dalla quale ha rilasciato MASCOT. Il lander è poi sceso in caduta libera sulla superficie dell’asteroide. La gravità in gioco è molto bassa, motivo per cui la sonda può avvicinarsi così tanto senza rischiare di cadere a sua volta e fa si che la “caduta libera” sia in realtà molto dolce per il lander, più lenta del passso di un pedone sulla terra.

A sinistra (cliccare se non parte l’animazione) sequenza iniziale di 28 frames ONC-W ripresi dalle 3:38 alle 21.23, a destra una sequenza di 16 frames ONC-W ripresi dalle 21:52 alle 05:40, con l’immancabile ombra della sonda nelle immagini più ravvicinate – Credit: JAXA – Movie/processing: M. Di Lorenzo (vedi la diretta con i dettagli della discesa di MASCOT seguita da aliveuniverse.today).
Il centro controllo di MASCOT presso il DLR a Colonia (Germania).

Il sollievo per il successo della separazione e la successiva conferma dell’atterraggio è stato evidente nel centro di controllo MASCOT presso il Centro aerospaziale tedesco (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt; DLR) e nella stanza adiacente: «Non poteva andare meglio», ha dichiarato il project manager di MASCOT Tra-Mi Ho del DLR Institute of Space Systems. «Dalla telemetria del lander, siamo stati in grado di vedere che si separava dalla sonda madre e che ha raggiunto la superficie dell’asteroide circa 20 minuti dopo».

Il momento della separazione era uno dei momenti più rischiosi della missione: se MASCOT non si fosse separato con successo da Hayabusa2 come programmato (e testato più volte), il team dal controllo missione difficilmente sarebbe potuto intervenire da remoto. Ma tutto è andato liscio: già durante la discesa sull’asteroide, la telecamera ha acceso la MASCAM e ha scattato 20 foto, che ora sono memorizzate a bordo della sonda spaziale giapponese.

«La fotocamera ha funzionato perfettamente», afferma Ralf Jaumann, scienziato planetario DLR e direttore scientifico dello strumento fotografico. «Le prime immagini sono al sicuro».

Speciale Hayabusa 2Gli strumenti a bordo sono quattro: oltre alla fotocamera e un radiometro DLR, uno spettrometro a infrarossi dell’Institut d’Astrophysique Spatiale e un magnetometro della TU Braunschweig (vedi tutti i dettagli nello speciale Hayabusa 2 pubblicato su Coelum Astronomia di ottobre).

Il team del magnetometro è stato anche in grado di riconoscere, nei dati inviati da MASCOT, che lo strumento MASMAG era acceso e ha eseguito alcune misurazioni prima della separazione. «Le misurazioni mostrano il campo relativamente debole del vento solare e i forti disturbi magnetici causati dalla sonda», spiega Karl-Heinz Glaßmeier della Technical University di Braunschweig. «Al momento della separazione, ci aspettavamo una netta diminuzione del campo di interferenza – e siamo stati in grado di riconoscerlo chiaramente».

Un’illustrazione della discesa di MASCOT, lander franco-tedesco ospite della missione giapponese Hayabusa 2, mentre atterra sulla superficie di Ryugu. Crediti:

MASCOT è atterrato sulla superficie circa 20 minuti dopo la separazione. Ora il team sta analizzando i dati che MASCOT sta inviando sulla Terra per comprendere gli eventi che si verificano sull’asteroide Ryugu. Il lander dovrebbe ora essere sulla superficie dell’asteroide, orientato in posizione corretta grazie al suo braccio oscillante, e dovrebbe aver iniziato a condurre misurazioni in modo indipendente.

Una volta che MASCOT avrà eseguito tutte le misurazioni pianificate, è previsto che salti in una zona diversa: «Con MASCOT, abbiamo l’opportunità unica di studiare il materiale più antico del Sistema Solare direttamente su un asteroide», sottolinea il ricercatore planetario DLR Ralf Jaumann, gli asteroidi sono infatti abitanti primordiali del Sistema solare e contengono informazioni preziose sulle prime fasi della sua formazione.

Con i dati acquisiti da MASCOT e gli esemplari che Hayabusa2 riporterà sulla Terra da Ryugu nel 2020, gli scienziati non solo apprenderanno quindi di più sugli asteroidi, e sulle risorse che potranno fornirci in futuro, ma anche migliorare le nostre conoscenze sulla formazione del Sistema Solare.

Leggi anche Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu, lo speciale dedicato alla missione a cura di Michele Diodati.


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La Luna e l’Ammasso del Presepe (M 44)

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All’orario indicato i soggetti si troveranno piuttosto alti nel cielo (circa 47°). Per tentare una fotografia che coinvolga elementi del paesaggio naturale bisogna anticipare l’osservazione alle ore 2:00 circa, quando la Luna e l’ammasso saranno sorti da poco tempo e si troveranno quindi ancora nei pressi dell’orizzonte orientale.

La mattina del 4 ottobre, alle ore 6:00, una falce di Luna non proprio sottile (fase 30%), si avvicinerà a circa 3° a nord-nordest dell’ammasso M 44, noto anche come Beehive Cluster o Ammasso del Presepe.

Le sue stelle sono tenui, ma sarà comunque possibile tentare la fotografia dell’avvicinamento, anche se il bagliore della Luna e la differenza di luminosità dei due soggetti renderanno l’esperienza sicuramente piuttosto complicata.

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Un Universo Risplendente

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Osservazioni profonde fatte con lo spettrografo MUSE, installato sul Very Large Telescope dell'ESO, hanno scoperto vasti serbatoi cosmici di idrogeno atomico attorno a galassie distanti. La squisita sensibilità di MUSE ha permesso osservazioni dirette di deboli nubi di idrogeno nell'universo primordiale che brillano nella riga di emissione Lyman-alfa, rivelando che quasi l'intero cielo notturno è invisibilmente luminoso. Crediti: ESA/Hubble & NASA, ESO/ Lutz Wisotzki et al.
Osservazioni profonde fatte con lo spettrografo MUSE, installato sul Very Large Telescope dell’ESO, hanno scoperto vasti serbatoi cosmici di idrogeno atomico attorno a galassie distanti. La squisita sensibilità di MUSE ha permesso osservazioni dirette di deboli nubi di idrogeno nell’universo primordiale che brillano nella riga di emissione Lyman-alfa, rivelando che quasi l’intero cielo notturno è invisibilmente luminoso. Crediti: ESA/Hubble & NASA, ESO/ Lutz Wisotzki et al.

Un’imprevista abbondanza di emissione Lyman-alfa nella regione del campo profondo di Hubble (Hubble Ultra Deep Field o HUDF) è stata scoperta da un’equipe internazionale di astronomi che utilizza lo strumento MUSE installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. L’emissione scoperta copre quasi l’intero campo visivo – portando gli astronomi a estrapolare che quasi tutto il cielo brilli intensamente di emissione invisibile nella riga Lyman-alfa prodotta nell’Universo primordiale.

Ricordiamo infatti che la luce viaggia in modo increbilmente rapido, ma a una velocità finita, il che significa che la luce che raggiunge la Terra da galassie estremamente distanti ha richiesto molto tempo per viaggiare, dandoci una finestra sul passato, quando l’Universo era molto più giovane.

Gli astronomi sono stati a lungo abituati all’apparenza sensibilmente diversa del cielo a diverse lunghezze d’onda, ma l’estensione dell’emissione Lyman-alfa osservata era decisamente sorprendente. «Rendersi conto che l’intero cielo si illumina nella banda ottica quando si osserva l’emissione Lyman-alfa prodotta da lontane nubi di idrogeno è stata una sorpresa letteralmente illuminante», ha spiegato Kasper Borello Schmidt, membro dell’equipe di astronomi che ha prodotto questo risultato.

«Questa è una grande scoperta!» ha aggiunte il membro dell’equipe Themiya Nanayakkara. «La prossima volta che guarderete un cielo notturno senza luna e vedrete le stelle, immaginate il bagliore invisibile dell’idrogeno: il primo elemento costitutivo dell’universo, che illumina l’intero cielo notturno».

Questa immagine e’ un composito a colori ottenuto a partire dai dati della DSS2 (Digitized Sky Survey 2). Il campo di vista è di circa 2,4 x 2,0 gradi. Si apprezza facilmente quanto questa particolare zona di cielo contenga poche stelle. Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgment: Davide De Martin

La regione dell’HUDF osservata dal team è un’area altrimenti insignificante nella costellazione della Fornace, che era stata mappata dal telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA nel 2004, quando Hubble trascorse più di 270 ore di prezioso tempo di osservazione guardando la stessa regione di cielo con una profondità mai raggiunta prima.

Le osservazioni dell’HUDF hanno rivelato migliaia di galassie sparse su quella che sembrava essere una zona buia del cielo, dandoci una visione ridimensionante della scala dell’universo. Ora, le straordinarie capacità di MUSE ci hanno permesso di guardare ancora più in profondità. Per la prima volta, con le osservazioni dell’HUDF, gli astronomi sono stati in grado di vedere la debole emissione della riga Lyman-alfa negli involucri gassosi delle prime galassie. Questa immagine composita mostra la radiazione Lyman-alfa in blu sovrapposta alla famosa immagine dell’HUDF.

MUSE, lo strumento che ha permesso queste ultime osservazioni, è uno spettrografo a campo integrale all’avanguardia installato sul telescopio UT4 del VLT all’Osservatorio del Paranal dell’ESO. Quando MUSE osserva il cielo, vede la distribuzione delle lunghezze d’onda della luce che colpiscono ogni pixel nel suo rilevatore. Guardare l’intero spettro della luce da oggetti astronomici ci fornisce una profonda conoscenza dei processi astrofisici che si verificano nell’Universo. La radiazione Lyman-alfa osservata da MUSE ha origine dalle transizioni atomiche degli elettroni in atomi di idrogeno che irradiano luce con una lunghezza d’onda di circa 122 nanometri. Questa radiazione è completamente assorbita dall’atmosfera terrestre. Solo l’emissione Lyman-alfa spostata verso il rosso (red-shifted) da galassie estremamente distanti ha una lunghezza d’onda abbastanza lunga da superare l’atmosfera terrestre senza impedimenti e può essere rilevata usando i telescopi da terra dell’ESO.

«Con queste osservazioni MUSE, otteniamo una visione completamente nuova dei “bozzoli” di gas diffuso che circondano le galassie nell’Universo primordiale» ha commentato Philipp Richter, un altro membro del’equipe.

L’equipe internazionale di astronomi che ha svolto queste osservazioni ha provvisoriamente identificato ciò che produce l’emissione Lyman-alfa in queste nubi distanti di idrogeno, ma la causa precisa rimane un mistero. Tuttavia, poiché questo debole bagliore onnipresente è considerato diffuso ovunque nel cielo notturno, si prevede che la ricerca futura riuscirà a fare luce sulla sua origine.

«In futuro, prevediamo di effettuare misurazioni ancora più sensibili», ha concluso Lutz Wisotzki, a capo dell’equipe. «Vogliamo scoprire i dettagli di come questi vasti serbatoi cosmici di idrogeno atomico siano distribuiti nello spazio».

Questo lavoro è stato presentato nell’articolo “Nearly 100% of the sky is covered by Lyman-α emission around high redshift galaxies” pubblicato oggi dalla rivista Nature.


 

San Dorligo sotto le stelle

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Locandina_San Dorligo sotto le stelle_06-10-2018_red

Locandina_San Dorligo sotto le stelle_06-10-2018_redA seguito del grande successo riscosso nella prima edizione, avuta luogo a Settembre dello scorso anno, il Circolo Culturale Astrofili Trieste in co-organizzazione con il Comune di San Dorligo della Valle/Občina Dolina presenta “SAN DORLIGO SOTTO LE STELLE/DOLINA POD ZVEZDAMI 2”, speciale appuntamento outdoor dedicato all’Astronomia e all’osservazione del cielo stellato.

Nell’occasione, il gruppo di astronomi non professionisti metterà infatti a disposizione i propri telescopi per permettere al pubblico in visita l’osservazione del cielo che in questo periodo, a cavallo tra estate ed autunno, sarà – è proprio il caso di dirlo – “costellato” da un grande numero di interessanti oggetti celesti che, soprattutto grazie all’assenza della Luna,si renderanno perfettamente visibili accostando l’occhio all’oculare degli strumenti. Ecco quindi, sistemi stellari multipli ed ammassi di stelle, nebulose e galassie, nonché i principali protagonisti del cielo stellato di questo periodo: i pianeti Marte, Saturno e il più lontano tra tutti, Nettuno. Il tutto, corredato dalle spiegazioni fornite dagli astronomi non professionisti, che partiranno col delineare le costellazioni. Un’affascinante ed istruttiva esperienza “live” per appassionati e curiosi dell’Astronomia, corredata dalle spiegazioni fornite dagli astronomi non professionisti.

L’evento, ad ingresso gratuito, sarà tenuto Sabato 6 Ottobre a partire dalle ore 21:00 presso il Centro visite della Riserva Naturale della Val Rosandra a Bagnoli della Rosandra/Boljunec, 507 – San Dorligo della Valle/Dolina (TS). Per la particolare occasione, l’illuminazione nell’area circostante il Centro visite verrà spenta per consentire l’osservazione del cielo stellato.

N.B.: in caso di maltempo, la serata si terrà all’interno del Centro visite con proiezioni a tema.

Per informazioni:
www.astrofilitrieste.it
www.riservavalrosandra.com

Segreteria:
info@astrofilitrieste.it

Unione Astrofili Italiani

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I CONVEGNI E LE INIZIATIVE UAI

5-7 ottobre XXII Seminario Nazionale di Gnomonica
L’immancabile appuntamento nazionale per tutti gli appassionati di gnomonica e quadranti solari, promosso dalla Sezione UAI Quadranti Solari, si svolgerà quest’anno a Loreto (AN). Per maggiori info ed invio di proposte di memorie e relazioni, consultare il sito web di sezione.
quadrantisolari.uai.it

12-14 ottobre 11° Meeting nazionale Variabilità e Pianeti Extrasolari
Organizzato dalle rispettive sezioni, in concomitanza del Meeting Nazionale del GAD – Gruppo Astronomia Digitale, presso l’Osservatorio Astronomico Montagna Pistoiese in collaborazione con il GAMP – Gruppo Astrofili Montagna Pistoiese
pianetiextrasolari.uai.it
stellevariabili.uai.it

27-28 ottobre 15° ICARA – Italian Congress of Amateur Radio Astronomy
Organizzato dalla Sezione Radioastronomia dell’UAI e da IARA – Italian Amateur Radio Astronomy, presso l’Osservatorio Astronomico di Tavolaia in collaborazione con l’Associazione Astronomica “I. Newton”
radioastronomia.uai.it

Le campagne nazionali UAI

20 ottobre Moonwatch Party: La notte della Luna INAF – UAI In occasione della International Observe the Moon Night (InOMN)
Migliaia di postazioni osservative in decine di paesi di tutto il mondo allestite per osservare la Luna nella stessa serata. L’INAF e l’ UAI aderiscono all’iniziativa mondiale InOMN promuovendo il Moonwatch Party
divulgazione.uai.it, www.media.inaf.it
observethemoonnight.org

27 ottobre Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso
La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso
inquinamentoluminoso.uai.it

La Luna di Ottobre e una guida all’osservazione del cratere Kepler

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Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.

La Luna entrerà in Ultimo Quarto alle 11:45 del 2 ottobre. Questo ciclo lunare termina poi con il Novilunio del 9 ottobre alle 05:47, quando la Luna si troverà a –17° sotto l’orizzonte. Ripartita la Fase Crescente, entrerà in Primo Quarto alle 20:02 del 16 ottobre…

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A ottobre osserviamo

17-18 ottobre. Il Cratere Orontius e dintorni

La prima proposta del mese è per la serata del 17 ottobre con l’osservazione dell’interessante complesso di crateri intorno a Orontius, con la Luna in fase di 8,56 giorni. Ci troviamo in pieno altopiano meridionale, la vastissima regione lunare in cui l’intensità della craterizzazione raggiunge punte elevatissime e precisamente fra i crateri Deslandres, Tycho, Maginus e Stofler. La serata successiva, il 18 ottobre, il terminatore lunare si troverà più a occidente lasciando in piena illuminazione solare le strutture a ovest di Orontius.

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20 ottobre. Il cratere Kepler

Come seconda e principale proposta nella serata del 20 ottobre andremo a visitare la regione lunare intorno al cratere Kepler con la Luna in fase di 11,56 giorni.

➜ Vedi la Guida all’osservazione: il cratere Kepler

23 ottobre. I crateri Krafft e Cardanus

La terza proposta del mese avrà come target la bella coppia di crateri Krafft e Cardanus nella serata del 23 ottobre col nostro satellite in fase di 14,56 giorni, circa 24 ore prima del Plenilunio. Ci troviamo in prossimità del margine occidentale dell’Oceanus Procellarum nel settore ovest del nostro satellite.

➜ Continua nella Luna di Ottobre su Coelum Astronomia 226

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Ottobre 2018

Leggi anche

➜ Fotografare la Luce Cinerea della Luna

➜  Fotografare la Luna di Giorgia Hofer su Coelum Astronomia di novembre 2016.

➜  La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211

E tutte le precedenti rubriche di Francesco Badalotti, con tantissimi spunti per approfondire la conoscenza del nostro satellite naturale. Per ogni formazione basta attendere il momento giusto!

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Life on Mars?

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Una nuova ricerca mostra che Marte, in passato, probabilmente possedeva abbastanza energia chimica per supportare i tipi di colonie microbiche sotterranee esistenti sulla Terra. Crediti: Nasa/Jpl

Fin dalla scoperta degli antichi canali fluviali sulla superficie di Marte, gli scienziati sono stati allettati dalla possibilità che il Pianeta rosso possa aver ospitato la vita, almeno in tempi remoti. Ma mentre le prove della trascorsa attività idrica sono inconfondibili, non è chiara la quantità di acqua effettivamente fluita. Attuali modelli climatici del pianeta primordiale prevedono temperature che raramente arrivano a essere superiori a quelle di congelamento dell’acqua, il che suggerisce che i primi periodi umidi sul pianeta potrebbero essere in realtà stati eventi fugaci. Ovviamente questo non è lo scenario migliore per sostenere la vita in superficie per un lungo periodo di tempo, e alcuni scienziati pensano che potrebbe essere stato il sottosuolo marziano a fornire le migliori condizioni per il proliferarsi della vita.

Con questi presupposti, un gruppo di ricercatori si è fatto una serie di domande, alle quali è riuscito a rispondere servendosi dei dati della sonda spaziale Mars Odyssey della Nasa. «Qual è la natura di questa ipotetica vita sotterranea e dove avrebbe preso l’energia per vivere?» si è chiesto Jack Mustard, professore al Brown’s Department of Earth, Environmental and Planetary Sciences e coautore dello studio. «Sappiamo che, sulla Terra, la radiolisi aiuta a fornire energia ai microbi sotterranei, quindi quello che Jesse Turner (ndr, primo autore dello studio) ha fatto è stato applicare le nostre conoscenze della radiolisi al pianeta Marte».

La Terra ospita i cosiddetti ecosistemi microbici litotrofici sotterranei, conosciuti anche come Slimes (subsurface lithotrophic microbial ecosystems): mancando energia dalla luce solare, questi microbi sotterranei spesso ottengono la loro energia sottraendo gli elettroni dalle molecole presenti nel loro ambiente. L’idrogeno molecolare disciolto è un grande donatore di elettroni ed è noto per alimentare gli Slime.

Questo nuovo studio mostra che la radiolisi, il processo attraverso il quale la radiazione rompe le molecole d’acqua nelle loro parti costitutive di idrogeno e ossigeno, avrebbe potuto creare abbastanza idrogeno nell’antico sottosuolo marziano. I ricercatori hanno stimato che le concentrazioni di idrogeno nella crosta marziana, circa 4 miliardi di anni fa, sarebbero rientrate in un intervallo tale da supportare la vita microbica.

Sono riusciti ad effettuare questa stima esaminando i dati dello spettrometro gamma che si trova a bordo del satellite Mars Odyssey, mappando l’abbondanza dei due elementi radioattivi torio e potassio nella crosta marziana. Basandosi su queste abbondanze, sono riusciti a dedurre l’abbondanza di un terzo elemento radioattivo: l’uranio. Il decadimento di questi tre elementi fornisce la radiazione in grado di portare alla decomposizione radiolitica dell’acqua. E poiché gli elementi decadono a velocità costante, i ricercatori hanno usato le attuali abbondanze per calcolare le abbondanze presenti 4 miliardi di anni fa. In questo modo si sono fatti un’idea del flusso di radiazioni che potrebbe essere stato presente all’epoca, per guidare la radiolisi.

Il passo successivo è stato quello di stabilire quanta acqua era disponibile per la radiolisi. Le prove geologiche suggeriscono che nelle rocce porose dell’antica crosta marziana sarebbero potute essere presenti molte bolle d’acqua sotterranee. I ricercatori hanno utilizzato misurazioni della densità della crosta marziana per stimare lo spazio disponibile che si sarebbe potuto riempire di acqua. Infine, hanno utilizzato modelli geotermici e climatici per definire il luogo ideale per lo sviluppo di una potenziale vita: non troppo freddo da congelare tutta l’acqua, ma neanche eccessivamente riscaldato dal nucleo del pianeta.

Combinando queste analisi, hanno concluso che Marte probabilmente aveva una zona abitabile, al di sotto della sua superficie, di parecchi chilometri di spessore. In quella zona, la produzione di idrogeno attraverso la radiolisi avrebbe generato energia chimica più che sufficiente per supportare la vita microbica. E quella zona sarebbe rimasta presumibilmente abitabile per centinaia di milioni di anni.

I ricercatori hanno inoltre riscontrato che la quantità di idrogeno, al di sotto della superficie, risulta essere superiore quando in superficie fa più freddo, perché uno strato di ghiaccio più spesso sopra la zona abitabile funge da coperchio ed è in grado di mantenere l’idrogeno nel sottosuolo. «Comunemente si potrebbe pensare che un clima primordiale freddo, su Marte, si sia rivelato dannoso per la vita, ma quello che abbiamo dimostrato è che in realtà un clima freddo permette di avere più energia chimica a disposizione per la vita sottoterra», ha concluso Tarnas.

La scoperta non significa che in passato sia esistita la vita su Marte, ma suggerisce che se la vita fosse davvero iniziata, il sottosuolo marziano aveva le carte in regola per sostenerla per centinaia di milioni di anni. Il lavoro presentato ha notevoli implicazioni per la futura esplorazione di Marte, suggerendo che le aree in cui il sottosuolo più antico si trova più esposto, potrebbero essere buoni posti per cercare evidenze della vita passata.

Tarnas e Mustard sostengono che i loro risultati potrebbero essere molto utili nello stabilire dove inviare i veicoli spaziali alla ricerca dei primi segni di vita marziana, del passato. «Una delle opzioni più interessanti per l’esplorazione marziana è soffermarsi su depositi di megabreccia, ossia blocchi di roccia emersi dal sottosuolo in seguito ad impatti di meteoriti», ha detto Tarnas. «Molti di questi blocchi potrebbero provenire dalle profondità caratteristiche di questa zona abitabile, e si trovano ora, spesso relativamente inalterati, sulla superficie».

Mustard, che ha partecipato attivamente alla selezione di un sito di atterraggio per il rover Mars 2020della Nasa, afferma che questi tipi di depositi sono presenti in almeno due dei siti che l’agenzia spaziale degli Stati Uniti sta prendendo in considerazione: il Northeast Syrtis MajorMidway. «La missione del rover 2020 è quella di cercare i segni della vita passata», ha detto Mustard. «Le aree nelle quali potrebbe essere possibile trovare resti di questa zona abitabile sotterranea – che potrebbe essere stata la più grande zona abitabile del pianeta – sembrano un buon posto da prendere di mira».


Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).

06.10, 21.30: Il Cielo del mese. L’appuntamento per il pubblico presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli” per osservare il cielo di fine estate. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

14.09, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese presso l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) che sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).

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Astronomiamo

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AstronomiamoCoelum_Ottobre

AstronomiamoCoelum_Ottobre
Da Ottobre: Progetto Nuova Astronomia di Base per l’anno 2018/2019:
AstroClassroom
AstroCourses

Corso Fisica di Base
Corso Chimica di Base
Beyond Oort
Spettroscopia

Per maggiori informazioni: https://www.astronomiamo.it

Cielo di Ottobre 2018

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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Ott. > 23:00; 15 Ott. > 22:00; 30 Ott. > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Ott. > 23:00; 15 Ott. > 22:00; 30 Ott. > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

Indice dei contenuti

EFFEMERIDI
(mar. – ott. 2018)

Luna

Sole e Pianeti

Il Boote ed Ercole saranno già al tramonto, mentre a nordest si potrà seguire l’ascesa della coppia Perseo- Cassiopea, con la caratteristica forma a “W”, e il sorgere della brillantissima Capella con l’Auriga. A seguire potremo notare le stelle del Toro, che assieme alle Pleiadi rappresentano le avanguardie del cielo invernale. Questo scenario vedrà il suo completamento con il sorgere di Orione e dei Gemelli nella seconda parte della notte. Sull’orizzonte nord, l’asterismo del Grande Carro si troverà al punto più basso del suo percorso attorno alla stella Polare.

➜ Continua l’esplorazione del Cielo di ottobre con la UAI che questo mese ci porta nel “Cuore” di Cassiopea.

IL SOLE

L’arco diurno percorso dalla nostra stella diverrà sempre più breve nel corso del mese, con un consistente calo in declinazione di quasi 11°. Come è facilmente intuibile, la durata della notte astronomica sarà invece in continua crescita, passando dal già notevole valore di più di 9 ore di inizio mese fin quasi alle 10,5 ore a fine mese.

Ora Solare

È da ricordare, per il corretto uso delle effemeridi, che alle ore 3:00 di domenica 28 ottobre finirà il periodo dell’ora estiva (TU+2) e bisognerà portare indietro le lancette degli orologi alle ore 2:00. Si ritornerà così all’ora solare invernale (TU+1).

COSA OFFRE IL CIELO

Per quanto riguarda i pianeti, potremo seguire Saturno nella prima serata tra le stelle del Sagittario e Marte, ancora facilmente distinguibile dopo i fasti dell’estate appena conclusa, entro i confini della costellazione del Capricorno. Urano in opposizione potrà dare qualche soddisfazione a chi fa uso di un telescopio. Tra le opposizioni asteroidali di maggior rilievo per il mese di ottobre, si distingue per poco quella dell’asteroide (23) Thalia, del 28 ottobre.

Pur non essendo uno degli sciami meteroici più attivi e famosi, quest’anno potrebbe offrire un po’ di spettacolo anche lo sciame delle Draconidi. Questo sciame si mantiene di solito a livelli talmente bassi di attività (poche meteore all’ora) che nel tempo la sua popolarità si è ridotta quasi a zero, tuttavia nel corso della storia, ha riservato spesso delle sorprese, con piogge intense e del tutto inaspettate. Questa variabilità è dovuta alla cometa progenitrice dello sciame, la 21P/ Giacobini-Zinner, una cometa periodica che compie un’orbita attorno al Sole ogni 6,62 anni. Il nostro pianeta si trova a incontrare ogni anno parte della nube di materiale emesso dalla cometa durante i suoi passaggi al perielio, da cui ha origine lo sciame che si manifesta in modo molto più intenso appunto ogni circa 6 anni, quando la cometa ritorna al perielio apportando nuove polveri.  La 21P/ è passata a trovarci proprio il mese scorso, e quindi anche se le previsioni non sono delle migliori, non è da escludere un nuovo evento spettacolare.

Come sempre per approfondire, e trovare tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione:

➜ Il Cielo di Ottobre su Coelum Astronomia 226

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E ancora su Coelum astronomia 226

ISS 2 bianconi

➜ La LUNA di ottobre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del cratere Kepler

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS a ottobre

Cometa che va, cometa che viene (in attesa della Wirtanen)

Supernovae! Intervista doppia a Fabrizio Ciabattari ed Emiliano Mazzoni e Una pre-discovery di grande importanza scientifica

➜ La seconda parte della rubrica alla scoperta della costellazione del Drago

e il Calendario di tutti gli eventi di ottobre 2018, giorno per giorno!

Da Coelum astronomia 223 non dimentichiamo invece Catch the Iridium! Un appello per tutti gli astrofotografi, riprendiamo gli iridium flare prima che… scompaiano!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Ottobre su Coelum Astronomia 226

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Hayabusa 2 – Cieli alieni. Nuove immagini e un video dalla superficie di Ryugu

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Questa immagine, anche se meno spettacolare delle altre, è una di tre immagini in sequenza che hanno permesso al controllo missione di confermare la riuscita del primo salto di 1B, conferma anche del funzionamento del sistema che permette ai due rover di muoversi sulla superficie dell'asteroide. Crediti: JAXA
15 frames catturati il 23 settembre 2018, dalle 10:34 alle 11:48 JST. Crediti: JAXA.

I piccoli rover giapponesi alla conquista dell’asteroide. Eccole le nuove stupende immagini in arrivo dai piccoli Minerva-II scesi su Ryugu il 21 settembre scorso. Ci mostrano riprese dinamiche, fatte in movimento, degne dei miglior film di fantascienza, come quella che abbiamo deciso di utilizzare per la copertina del nuovo numero di Coelum Astronomia, una delle primissime immagini rilasciate dopo il successo dell’operazione.

I due piccoli rover, o meglio “hopper” per via del loro innovativo sistema di movimento, sono atterrati con successo sulla superficie dell’asteroide e stanno compiendo il loro primi… salti. Si tratta di due di tre rover Minerva-II che, essendo parte del primo rilascio, vengono indicati come 1A e 1B.

E quale miglior inizio di questa carrellata se non il primo video in arrivo di quei cieli alieni: un video in time-lapse che mostra il Sole attraversare il cielo di Ryugu, dal punto di vista del rover 1B. Stupefacente!

Questa immagine, anche se meno spettacolare delle altre, è una di tre immagini in sequenza che hanno permesso al controllo missione di confermare la riuscita del primo salto di 1B, conferma anche del funzionamento del sistema che permette ai due rover di muoversi sulla superficie dell’asteroide. Crediti: JAXA

Yuichi Tsuda, Project PM di Hayabusa2, non nasconde la sua soddisfazione: «Non trovo le parole per dire quanto felice io sia di come siamo stati capaci di realizzare l’esplorazione mobile sulla superficie di un asteroide. Sono orgoglioso che con la missione Hayabusa 2 siamo riusciti a contribuire alla creazione di una tecnologia per un nuovo metodo di esplorazione spaziale per muoversi sulla superficie di piccoli corpi».

I Minerva-II non potranno mandare “selfie” ai quali missioni NASA, come quelle dei rover Curiosity o Opportunity, ci hanno abituato, sono letteralmente delle scatole di biscotti con delle antennine per trasmettere informazioni e delle barre per stabilizzare il loro movimento e proteggere dagli urti i pannelli solari preziosi il loro funzionamento, non hanno bracci automatici o altri appendici più complesse e mobili… ma nonostante questo ecco qui sotto una sorta di selfie in arrivo da 1A, la sua inequivocabile ombra proiettata sulla superficie dell’asteroide:

Sembra quasi ergersi come un piccolo conquistatore dalla superficie di questo piccolo mondo alieno, del quale 1A e 1B sono al momento i due e primi abitanti, ma anche i primi abitanti di asteroidi in assoluto. Siamo infatti scesi su altri pianeti del Sistema solare, su lune, su grossi pianeti nani e comete, ma mai l’uomo era riuscito a “conquistare” un piccolo asteroide. Ci  aveva  provato, 13 anni fa, sempre l’agenzia giapponese JAXA con la prima missione Hayabusa, senza però successo.

Makoto Yoshikawa, PM della missione Hayabusa2, ha dichiarato: «Sono davvero commossa nel vedere questi piccoli rover esplorare con successo la superficie di una asteroide, perché non ci eravamo riusciti 13 anni fa, al tempo della prima Hayabusa. Quello che mi ha colpito di più sono state proprio le prime immagini prese da vicino della superficie dell’asteroide».

E vediamo allora alcune di queste immagini, che serviranno anche per decidere dove la sonda madre Hayabusa 2 proverà a raccogliere dei campioni da portare, alla conclusione della missione, a Terra.

Qui a destra, a colori, il suolo dell’asteroide in una immagine ravvicinata di 1B, dopo il suo primo salto.

Subito sotto invece un’immagine ripresa da 1A, che dal suo punto di vista ci mostra caratteristiche diverse dal suolo sassoso, quasi omogeneo ripreso da 1B.

Vediamo infatti una roccia più grossa delle altre, dalla curiosa forma a fagiolo, che sembra quasi un bimbo infagottato adagiato sulla superifice.

Per chiudere non può mancare un’immagine proveniente anche dalla Hayabusa 2, che nel momento in cui si è avvicinata alla superficie per rilasciare i due Minerva, ha scattato questa che, al momento, è l’immagine nitida e a più ad alta risoluzione mai scattata della superficie di Ryugu. È stata ripresa dalla ONC-T (Optical Navigation Camera – Telescopic) a bordo della Hayabusa 2, da una altezza di 64 metri, il 21 settembre alle 13:04 (tempo del Giappone).

Nei riquadri la posizione della zona ripresa nello scatto indicata dalla freccia rossa nella ripresa globale di Ryugu, e dal riquadro giallo nella ripresa durante l’avvicinamento all’asteroide. Crediti: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, Aizu University, AIST

Il prossimo passo, il 3 ottobre la discesa di Mascot, l’inviato europeo ancora a bordo di Hayabusa 2, sperando in un analogo successo e tante nuove informazioni direttamente dalla superficie dell’asteroide!

Per tutte le informazioni necessarie sulla missione non perdete lo speciale pubblicato su Coelum Astronomia di ottobre, ora disponibile per la lettura, come sempre in formato digitale e gratuito!


Le aurore boreali dalle Lofoten

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Il prossimo primo novembre, organizzata dalla Società Astronomica Pugliese, partirà una spedizione artica alle isole Lofoten, in Norvegia, per visitare uno degli ambienti naturali tra i più belli del mondo e, senza dubbio, uno dei posti migliori per osservare e fotografare le aurore boreali.

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L’arcipelago delle isole Lofoten è situato ben al di sopra del circolo polare artico ed è caratterizzato da una temperatura mite grazie alla Corrente del Golfo che lambisce le sue coste oceaniche affacciate sul Mar di Norvegia.

La spedizione, composta da ben 25 membri, si inoltrerà tra i fiordi delle Lofoten in 4×4 per settecento chilometri visitando i centri e le isole più importanti.

Per il whale safari farà tappa ad Andenes, situata sull’isola di Andoya al margine della piattaforma continentale con un grande canyon sottomarino, il Bleiks Canyon, luogo preferito da orche marine, megattere e balenottere. La spedizione si trasferirà a Svolvaer, la capitale delle Lofoten, percorrendo la Fv976, la meravigliosa strada turistica che costeggia l’oceano del Mar di Norvegia.

Da Svolvaer si partirà in gommone per l’eagle-sea safari e osservare le magnifiche aquile del mare che dominano i cieli e la natura incontaminata e selvaggia di queste isole. Si farà tappa a Laukvik per fotografare le aurore all’ombra del suo faro.

Seguite la spedizione sulla pagina di ASTROPUGLIA

La spedizione è patrocinata dalle riviste Coelum Astronomia e Sapere Scienza della Edizioni Dedalo.

La geologa che sogna Mercurio con BepiColombo

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BepiColombo al completo. La configurazione di volo con le tre sonde: MTM, MPO e MMO. Crediti: ESA–B.Guillaume
Rappresentazione artistica della missione BepiColombo in orbita attorno a Mercurio. Crediti: ESA

Da Siena a Mercurio il viaggio è davvero lungo, ma è quello che – dal suo ufficio – farà Valentina Galluzzi, geologa planetaria del’Inaf-Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali di Roma. La giovane scienziata fa parte del folto gruppo di ricercatori italiani che partecipano alla missione BepiColombo, in partenza per Mercurio il prossimo 20 ottobre alle 3:45 ora italiana.

La missione prevede il lancio di due sonde destinate a entrare nell’orbita del pianeta: la prima è dell’Agenzia spaziale europea e si chiama Mercury Planetary Orbiter (Mpo), la seconda è la giapponese Mercury Magnetospheric Orbiter (Mmo). Viaggeranno in coppia, collegate dal modulo europeo Mercury Transfer Module (Mtm), per studiare l’origine e l’evoluzione di Mercurio e il suo campo magnetico. Insomma svelare i segreti di uno dei pianeti meno esplorati del Sistema solare, nonché il più vicino al Sole. L’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), l’Università “La Sapienza” di Roma e la Thales Alenia Space sono coinvolte nel progetto per l’Italia: 4 dei 16 strumenti sono italiani, a guida Inaf o con forte partecipazione Inaf, e si trovano tutti a bordo dell’orbiter europeo.

BepiColombo al completo. La configurazione di volo con le tre sonde: MTM, MPO e MMO. Crediti: ESA–B.Guillaume

Proprio oggi, come vedete qui sulla destra, è stata rilasciata dall’Esa la foto che ritrae le tre sonde assemblate una sull’altra. Il modulo di trasferimento si trova nella parte inferiore, i suoi due pannelli solari lunghi 15 metri sono stati piegati per il lancio. Al centro si trova la sonda europea e in alto è stata montata la sonda giapponese. Lo scudo solare verrà aggiunto circa una settimana prima del lancio. Questo mastodontico insieme di sonde sarà agganciato sulla sommità del veicolo di lancio (Ariane 5) nell’ultima settimana prima della partenza.

Valentina Galluzzi, con alle spalle un dottorato all’Università Federico II di Napoli con una tesi in Geologia Planetaria e un premio dal Gruppo Italiano di Geologia Strutturale, si è specializzata in questi anni nello studio di Mercurio e sta supervisionando un progetto di cartografia geologica globale del pianeta, finalizzato alla selezione di target scientifici per la camera italiana Simbio-Sys a bordo di BepiColombo.

Valentina Galluzzi, geologa planetaria all’INAF IAPS di Roma. Lavora nel team dello strumento SIMBIO-SYS a bordo della missione ESA/JAXA BepiColombo. Crediti: Media Inaf

Ci ha rivelato che Mercurio è la sua passione sin da bambina, quindi questa missione è davvero il suo destino! Le abbiamo fatto qualche domanda per avere aggiornamenti di prima mano sulla missione, a meno di un mese dal lancio dalla base di Kourou, in Guyana Francese.

Dove si trovano adesso i moduli? A che punto è la missione?

«Le due sonde scientifiche di BepiColombo, l’orbiter planetario europeo Mpo e l’orbiter magnetosferico giapponese Mmo, insieme al loro modulo di trasferimento Mtm, cioè il mezzo di trasporto che le accompagnerà verso Mercurio, sono a Kourou in Guyana Francese nel sito di lancio. A fine agosto, sono stati montati uno sopra l’altro in configurazione di “partenza”: immaginate di vedere una torre di moduli alta circa 6 metri e pesante circa 3 tonnellate. Una volta inserito il propellente, le tonnellate saliranno a 4, ma si può dire che lasciata la Terra, saranno come piume nello spazio».

Quali le attività che impegnano il gruppo italiano adesso?

«Tutti gli italiani coinvolti nella missione sono in fermento per il lancio. Gli ingegneri sono adesso impegnati a sviluppare i software per il controllo ed il monitoraggio da terra dei dati provenienti dalla sonda. Noi scienziati invece continuiamo a svolgere il nostro normale lavoro di routine sullo studio di Mercurio per trovare target di studio interessanti per il futuro, senza scordarci però di Venere, che per alcuni di noi sarà il primo obiettivo scientifico di missione grazie ai due flyby di BepiColombo».

Parliamo dello strumento Simbio-Sys. Qualche aggiornamento? Il suo ruolo specifico nella missione e per questo strumento?

«Sul lato scientifico, per Simbio-Sys, stiamo continuamente aggiornando la lista dei target sulla superficie di Mercurio di cui le sue tre le camere (alta risoluzione, stereo e iperspettrale) potranno fornirci i dati. Per la missione ed il mio strumento in particolare, sto coordinando l’attività di cartografia geologica globale di Mercurio. Stiamo usando i dati di Messenger per ottenere una carta geologica alla migliore scala possibile del pianeta. Grazie a questo lavoro, ogni cartografo impara a conoscere una o più regioni di Mercurio come le proprie tasche ed ad ottenere risposte scientifiche su vari aspetti del pianeta tra cui vulcanismo, tettonica, stratigrafia, interazione della superficie con esosfera e magnetosfera. Come è normale, da ogni studio nascono sempre nuove domande: noi cerchiamo di tradurre queste domande in target di missione».

News sugli altri 3 strumenti italiani?

«Gli altri tre strumenti italiani, Isa, More e Serena, sono tutti impegnati nello sviluppo di software per il monitoraggio dei dati, in quanto ci attende un’intensa attività di test per verificare il corretto funzionamento degli strumenti dopo il lancio. Oltre che per dei “check” di salute, il monitoraggio post-lancio è essenziale anche per motivi pratici. Per fare un esempio, un accelerometro tipo Isa, non può essere testato pienamente qui sulla Terra a causa della gravità. Le masse, per funzionare nominalmente, infatti, hanno bisogno della condizione di assenza di peso (caduta libera) possibile solo nello spazio».

Andrà a Kourou per il lancio?

«A Kourou andrà un folto gruppo di italiani appartenente a tutti e 4 i nostri strumenti. Io non andrò a causa di altri impegni irrinunciabili, ma sarò al centro di controllo di Esa/Esoc a Darmstadt in Germania!».

Impressioni ed emozioni a pochi giorni dal lancio di questa storica missione?

«Sono più di 6 anni che lavoro per BepiColombo, ho conosciuto la geologia planetaria grazie a Mercurio e ho preso il dottorato esattamente il giorno che Messenger, la sonda Nasa su cui ho basato la mia tesi, ha finito la missione schiantandosi sul pianeta. In più, confesso che quella per Mercurio è un’ossessione che mi segue sin da piccola, quando ero una fan di Sailor Mercury, un personaggio di un anime giapponese (“Sailor Moon”) molto famoso negli anni ’90. Inutile dire che da scienziata non credo nell’astrologia, ma Mercurio è decisamente il mio pianeta! Quindi, sono sensazioni indescrivibili quelle che si provano in questi momenti, dall’emozione, all’ansia. Non oso immaginare quei miei colleghi che ci lavorano da 15 anni. Questi momenti sono il coronamento di passioni e sacrifici di una vita».

Per saperne di più:

Leggi tutti gli articoli sulla missione BepiColombo pubblicati su Media Inaf

Leggi l’articolo BepiColombo alla scoperta dei segreti di MERCURIO su Coelum Astronomia di ottobre ora online!


Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno? 
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…

Coelum Astronomia di ottobre
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DAL CARSO AL COSMO 2

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Locandina Dal Carso al Cosmo_29-09-2018

Locandina Dal Carso al Cosmo_29-09-2018Per chiudere la stagione estiva della Grotta Gigante, SABATO 29 SETTEMBRE alle ORE 19:00 presso il centro visite/biglietteria della Grotta Gigante, lo staff e il Circolo Culturale Astrofili Trieste Vi aspettano per lo speciale, doppio evento “DAL CARSO AL COSMO 2”: un appassionante viaggio in cui due scienze si uniscono in un binomio di fascino e sorpresa, permettendo al pubblico in visita dapprima di ammirare le meraviglie che cela il sottosuolo per poi uscire a riveder le stelle attraverso i telescopi puntati verso le immensità dell’Universo!

Inizialmente, vi sarà la visita guidata alla Grotta Gigante, enorme cavità turistica a sala naturale unica, la più grande al mondo, dove al suo interno si raggiungerà una profondità di 100 m: da qui, sarà possibile ammirare la grotta in tutta la sua vastità con le sue stalagmiti e, alzando lo sguardo verso l’alto, rimanendo incantati dalla pioggia di stalattiti che scende dalla grande volta.
Dopo la risalita in superficie, nell’area antistante il centro visite/biglietteria della Grotta Gigante gli esperti del Circolo Culturale Astrofili Trieste attenderanno i visitatori per un’affascinante esperienza alla scoperta del firmamento: attraverso i propri telescopi ivi installati sarà infatti possibile osservare “live” i pianeti Marte, Saturno, Marte e il lontano Nettuno; l’assenza della Luna permetterà inoltre l’osservazione di ammassi stellari, nebulose e galassie. Il tutto, corredato dalle spiegazioni fornite dagli astronomi non professionisti che partiranno col delineare le costellazioni visibili.
Un evento davvero imperdibile ed ideale sia per gli appassionati di Carsismo ed Astronomia o per chi si vuole avvicinare a queste realtà per la prima volta, diverse tra loro ma unite in questo speciale, doppio appuntamento!

INGRESSO A NUMERO CHIUSO CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, inviando un’e-mail a info@grottagigante.it o telefonando allo 040-327312 specificando numero partecipanti ed indicando un recapito telefonico..

N.B.: in caso di maltempo, la serata si terrà all’interno del Centro visite con proiezioni e relazioni da parte dei soci del Circolo Culturale Astrofili Trieste su temi astronomici.

Accademia delle Stelle

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2018-10 Coelum AdS

2018-10 Coelum AdSI due nuovi corsi di Astronomia
L’Anno Accademico 2018-2019 della nostra Scuola di Astronomia si apre con due corsi, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno fino a novembre presso la nostra sede dell’EUR.

L’Astronomia Insolita e Curiosa
Tutti i lunedì: otto conferenze su moltissime curiosità e aneddoti raramente divulgati al pubblico, per scoprire gli aspetti più insoliti ed incredibili del cielo e della scienza che lo studia.

Come si Osserva il Cielo
Tutti i giovedì: corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.

Maggiori informazioni:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org/

RemoveDEBRIS: il satellite che lancia una rete per catturare i detriti spaziali

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di Massimo Orgiazzi – Astronautinews.it

Sebbene si sia trattato di un test con l’uso di un finto detrito spaziale, il video diffuso questa settimana dall’Università del Surrey, ha destato un certo stupore per la semplicità con cui il satellite RemoveDEBRIS ha catturato un cubesat nientemeno che con una rete lanciata nello spazio.

Siamo certamente abituati da molti anni ad assistere a compiti anche molto complessi portati a termine nello spazio: camminate spaziali, attracchi, assemblaggi di componenti, ma il lancio di una rete per la cattura di un detrito spaziale faceva ancora parte delle svariate simulazioni legate a progetti per lo smaltimento della vasta popolazione fatta di spazzatura orbitante attorno alla Terra. Il satellite RemoveDEBRIS è stato costruito dall’Università del Surrey ed è stato lanciato sulla Stazione Spaziale Internazionale con la missione di rifornimento lanciata nell’aprile scorso con la capsula Dragon. In giugno la NASA ha rilasciato il satellite, dal peso di 100 chilogrammi e domenica scorsa, il task della missione è stato completato con successo. Il satellite target non era un effettivo detrito spaziale, ma un cubesat dalle modeste dimensioni (10 x 10 x 20 centimetri), rilasciato proprio dallo stesso satellite RemoveDEBRIS poco prima del test di recupero. Il direttore del Surrey Space Centre presso l’Università del Surrey, Guglielmo Aglietti, 52 anni, laureato in ingegneria presso il Politecnico di Milano, si è detto soddisfatto per un test che è andato come previsto. La rete si è aperta come previsto e la cattura, come si vede dal video, è avvenuta senza alcun intoppo. Ora il download e l’analisi dei dati raccolti richiederà qualche settimana di elaborazione, ma i risultati sembrano positivi già dall’esito del test.

Guglielmo Aglietti e RemoveDEBRIS (Fonte: Università del Surrey)
RemoveDEBRIS è un satellite dalle dimensioni su per giù di un frigorifero costruito dalla SSTL (Surrey Satellite Technology), che è parte di un consorzio creato dall’Università del Surrey, da Airbus e da altre aziende europee. Il satellite, progettato per testare la cattura di detriti spaziali in orbita, dispone, oltre alla rete, anche di un metodo alternativo di “abbordaggio”, costituito da un piccolo arpione dalle dimensione di una penna, che sarà testato facendo fuoco verso una piastra solidale estesa nello spazio a breve distanza dallo stesso satellite.

Il test condotto domenica scorsa ha coinvolto distanze minime: il cubesat, che ha aumentato le sue dimensioni gonfiandosi fino a circa un metro di diametro, si è allontanato dal RemoveDEBRIS di circa 6 metri. Dopo di che, la rete è stata lanciata con un meccanismo a molla e il processo di cattura, che nel video impiega circa 20 secondi, ha richiesto in realtà 2-3 minuti. Ma sebbene la simulazione abbia usato dimensioni e distanze in scala rispetto ai futuri e possibili casi reali, si è trattato di un successo che darà notevoli spunti per la prosecuzione del progetto, che ha richiesto ben sei anni di test in voli parabolici, torri di caduta e camere a vuoto per poter consentire agli ingegneri di sviluppare una sufficiente confidenza per provare la tecnologia nello spazio.

La rete utilizzata è costruita in polietilene Dyneema, comunemente usato per la produzione di cavi e corde per l’alpinismo. L’uso di sei masse affisse alla rete ha permesso l’apertura della stessa alla sua massima estensione di 5 metri. Le masse sono in realtà sei motori usati per chiudere la rete intorno ai detriti. Nella configurazione operativa, la rete sarà connessa al satellite da un cavo che, dopo la cattura provocherà la caduta del detrito, trascinato fuori dall’orbita dal satellite stesso ed eliminato mediante rientro distruttivo nell’atmosfera.

Nei primi mesi del 2019, RemoveDEBRIS testerà anche l’arpione e la campagna di test si chiuderà a marzo, quando il satellite aprirà una vela progettata per aumentare la resistenza aerodinamica nella tenue atmosfera presente a quella quota, di modo da iniziare il rientro distruttivo e sancire il termine della missione.

L’interesse per una tecnologia che consenta di rimuovere i detriti spaziali dall’orbita terrestre è aumentato negli ultimi anni sulla base della sempre maggior consapevolezza del numero di oggetti che si trova a fluttuare sopra le nostre teste. Si stima che la popolazione di detriti spaziali possa comprendere fino a 30.000 oggetti disposti su varie orbite e una valutazione della JAXA ha definito la necessità di rimuoverne ad un tasso di almeno cinque l’anno per prevenire la cosiddetta sindrome di Kessler, un’inarrestabile effetto a catena che potrebbe avviarsi con una cascata di collisioni tale da rendere l’effetto finale critico per il volo spaziale, come teorizzato dallo scienziato NASA Donald Kessler negli anni ’70.

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BEES, 400 eventi per fare scienza insieme

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Online il programma della Notte Europea dei Ricercatori di Frascati Scienza

Dal 22 al 29 settembre in 34 città italiane, clou a Frascati

Aperte le prenotazioni online

BEES – BE a citizEn sciEntist è la scienza che scende in strada, in piazza, nelle scuole, e si fa giocare, agire, capire, condividere, insieme a chi la fa tutti i giorni in laboratorio.

Quasi 400 eventi in 34 città italianeil programma della tredicesima edizione della Notte Europea dei Ricercatori e della Settimana della Scienzacoordinate da Frascati Scienza #BEES, che coinvolge più di 60 partner, è online: dalla mattina del 17 settembre sono aperte le prenotazioni online a format di ogni tipo, destinati ad ogni pubblico, ogni età, ogni cittadino (in alcuni casi sono obbligatorie). Si possono selezionare eventi per località, per organizzatore, per data e per target.

Le iniziative da vivere quest’anno con i ricercatori di ogni scienza vanno dai temi ‘caldi’ della salute (vaccini, rischi pandemie, zanzare, farmaci e antibiotici) a quelli dell’ingegneria (vulnerabilità delle città ai terremoti), e dell’ambiente (con biodiversità, ecosistemi, plastiche, diete varie, diete mediterranee. grassi e diete che proteggonoproduzioni sostenibili, alghe speciali); dalla chimica allo spazio, dalla biologia alla musica, dalla matematica alla genetica, fino ad arrivare all’arte e pure all’amore.

Si attraversa lo spaziotempo, e non solo andando dal passato (scienza per la preistoria, l’archeologia, l’arte, l’architettura (con l’Università Tor Vergata, quelle diRoma Tre e di Cassino e del Lazio Meridionale, con il Parco archeologico di Pompei, GEA S.C.ar.l e INUIT) al futuro (con le sfide mediche e tecnologiche, quelle della fisica, dell’astrofisica, della sostenibilità). Si fa il punto scientifico sul presente (su fake news, internet, smartphone, cyberterrorismo industriale e in ospedale,cyberbullismo, e cybersecurity, social networkrobot in medicina e anche a scuola). Si gioca la matematica, la linguistica, la finanza e la statistica, passando per la biologia, l’entomologia, la geologia, surfando tra algebra, onde sonoreonde gravitazionalicoefficienti di drag, indagando sulle scienze di Star Wars, saltando suelettroni, protoni e anche neuroni, e osservando da vicino virus letali e insetti preziosi, alieni e particelle nucleari.

Si parte a Roma, al Parco regionale dell’Appia antica, con l’evento di lancio del 22 settembreResearchers: supereroi al servizio della scienza! Missione “Gemme della Ricerca” .

Dal nord al sud del nostro Paese (in Sicilia, Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Veneto, Piemonte, Basilicata, Campania e Lazio), dal 22 al 29 settembre, con il clou il 28 per la Notte dei Ricercatori in contemporanea con 200 città in Europa, la Scienza di #BEES ha Frascati al centro ed è l’ape regina in un alveare fatto da decine di migliaia di cittadini di piccoli e grandi centri che avranno modo di capire la chimica dentro il proprio corpo, quella nella pizza margherita, la matematica che ascoltano in cuffia insieme alla musica, la fisica dentro il proprio cervello.

Focus programma

Avanguardia medicina.

Dalla biologia, alla chimica, dalla fisica all’ingegneria e alla robotica per arrivare alla medicina d’avanguardia: le scienze legate alla salute dell’uomo hanno un largo spazio negli eventi in programma, anche grazie a partnership come quelle con Istituto Superiore della Sanità, Istituto Spallanzani, Ospedale Bambino Gesù, Istituti Fisioterapici Ospedalieri, Università Campus Bio-Medico di Roma, Università Roma Tre, A.I.C.O., MoveoWalks, Aget, TecnoscienzaCroce Rossa Tusculum e tanti altri.

Chi volesse provarsi nel ruolo di Derek Shepherd di gray’s anatomy, può vestirsi da chirurgo e andare al surgery theater. Si cercano anche nuovi Sherlock Holmesper indagare sulla risposta ai farmaci e qualcuno che abbia voglia di pedinarli dalla bocca al bersaglio, oppure spiarli allo spettroscopio mentre agiscono.

A giovanissimi scienziati-cittadini viene affidato il compito di ricostruire lo strano caso della cellula X. Esperti di formula Uno si aspettano invece per il Pit Stop trapianti. Ce n’è per tutti, anche per chi avesse voglia di trasformarsi in un Iron Man, chi volesse mappare il proprio cervello o esplorare il proprio cuore, chi avesse voglia di portarsi a casa il proprio DNA.

Vaccini in tutte le salse, visti al microscopio, discussi con direttamente con chi li ha testati e analizzati, da quelli antitumorali, agli adiuvanti, e quelli giusti per te.Zanzare killer e rischi pandemie (ci sono davvero?), simulazioni di emergenze di febbre emorragica, staminali, virus (ad esempio per vedere dove si nascondono, per assistere ad un soccorso alla Dustin Hoffman di Virus Letale), batteri e resistenze agli antibiotici, particelle nucleari?

E ancora: avete deciso cosa mettere in bio-Banca? E cosa si dovrebbe pensare (scientificamente) di piercing e tatuaggi? Cosa ci fanno dei robot in sala operatoria? Davvero ho radiazioni dentro casa?

Ambiente buono e cattivo

A proposito di radiazioni, già, non tutto ciò che è naturale fa bene. Così si scopre che l’ambiente può danneggiare il DNA e che ci cambia, che le sostanze naturalivanno indagate e ben dosate, che nulla va sprecato (Explora), che il suolo non è sporco, che la sostenibilità ha un suo sapore (l’avete mai assaggiata?) e che fine hanno fatto le banane. Tra le sfide di Ludis, l’acqua dal fuoco. Altre avventure (energetiche) le compie lo scienziato pazzo dottor Burger (Sotacarbo e B:Kind), Ci sarà pure un bioeconomy village (con FVA-New Media Research e Università di Roma Unitelma Sapienza), il Geogarden, il ristorante per le api, il vulcano di sabbia e inanomateriali sostenibili.

Avete presente quegli animaletti a 6 zampe che guardiamo con orrore? Avete mai visto un ‘Insettario di Entomologia Medica‘? E’ dove vengono allevate stabilmente diverse specie di insetti che in medicina sono molto molto interessanti.

Sapete riconoscere una falena da una farfalla? Volete essere il superesearcher che tutti gli amici interpellano su facebook mandandogli foto di insetti da riconoscere? Oltre al corso sul mondo a sei zampe, con G.Eco potrete incappare in essenza di cimice e bava di lumaca, consultare esperti veri di Animali incredibili e dove trovarli, vederli dal vivo durante il trekking, mentre, all’università di Roma Tre, andare a caccia degli alieni che ci circondano. Potreste persino scoprire che un certo vermetto cerca casa nei fegati e nei polmoni degli italiani.

Spazio.

Le ultime scoperte spaziali si svelano direttamente nel quartier generale ESA (European Space Agency). Le news di ESA, Università Roma Tre, Unione Astrofili Italiani, Astronomitaly, Gruppo astrofili Monti Lepini, Speak ScienceFondazione Gal HassinFrascati Scienza stessa parlano di acqua su Marte, di centro di controllo degli asteroidi pericolosi e frammenti di meteorite, satelliti che monitorano i venti, raggi cosmici, motori intergalattici, viaggi nel sistema solare, nel cosmo in 3D, su Giove , tra i pianeti del Piccoli Principe e pure dalla finestra, passando persino dalle armonie musicali a quelle celesti, senza tralasciare tecnologie e space economyAstrogarden.

Fisica, chimica, matematica? parole, numeri e misteri da giocare

La scienza di tutti i giorni ma anche quella dei supereroi. Ti mai realmente chiesto ad esempio se Superman può davvero volare, saltare un grattacielo o trasportare tir sulle spalle? E lo sapevi che le ombre non sono solo nere? A proposito di fisica, vuoi fare un viaggio in Giappone all’interno dell’acceleratore più luminoso del mondo? O misurare la densità della materia?

Si fa chimica, tra acidi e basi, ma si indagano anche numeri e codici. Ci sono i numeri per sapere chi siamo, quelli per giocare, quelli nelle Torri di Hanoi, quelli pervalidare idee di business e quelli della finanza. Insomma, vere galassie di numeri da interrogare. Poi ancora, i codici segreti e i trucchi e l’università dell’intelligence, gli hackaton e le app per la salute, i meccanismi della rete, anche per capire com’è fatta (GARR).

Codici e numeri al posto di neuroni? Un cervello nel computer? Lo Human Brain Project prova a venirne a capo, anche se non mancano perplessità. Intanto però impariamo a costruirne uno. E se volessimo dare un’occhiatina al nostro, potremmo farlo anche dallo smartphone. Quanto al lasciarlo in eredità, ci sarebbe forse da pensarci?

Le scienze dell’arte e della musica

In programma a BEES, anche lo strumento musicale che suona senza essere toccato e appuntamenti per capire la fisica della musica. Musica scientifica anche da ascoltare in piazza o in onore dell’Europa. E ci vuol pensiero scientifico per disegnare, per colorare, per divulgare, per fare arte e fare filosofia, per imparare e insegnare, per coinvolgere, soprattutto i giovanissimi, persino per giocare scacchi o con gli emoticon.

Poi tanto ancora, tantissimo. E alla fine, dopo aver premiato Piero Angela con l’onorificenza di Civis Tusculanus, c’è persino una scientifica via d’uscita.

La Notte Europea dei Ricercatori coordinata da Frascati Scienza, #BEES, è un progetto promosso dalla Commissione Europea, realizzato con il supporto della Regione Lazio, del Comune di Frascati e dell’Ente Parco Regionale Appia Antica. Come in ogni edizione, saranno coinvolti moltissimi partner tra enti istituzionali, associazioni e aziende.

Sono più di 60 le partnership attive: Comune di ARICCIA-Ufficio Statistica, Consortium GARR, ESA-ESRIN, Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA), Istituto Dermatologico San Gallicano (ISG) e Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE), Istituto Superiore di Sanità, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Parco Archeologico di Pompei-Laboratorio di ricerche applicate, Centro Studi sull’Intelligence, Scienze Strategiche e della Sicurezza (U.N.I.), RES (REte di Scuole)-Castelli Romani, SAPIENZA Università di Roma-Dipartimento di Management, Sissa Medialab-Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati-Trieste, UNITELMA SAPIENZA, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Università degli Studi di Sassari e Dipartimento Architettura Design e Urbanistica, Università LUMSA, Università degli Studi di Roma TOR VERGATA-Centro di Studi Giuridici Latinoamericani (CSGLA)-Dipartimento di Biologia e Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società, UNIVERSITÀ ROMA TRE-Dipartimenti di Scienze, Matematica e Fisica, Ingegneria e Architettura, Accatagliato, ARTE e SCIENZA, Associazione AGET, Associazione italiana degli Infermieri di Camera Operatoria-AICO Italia, ASTRONOMITALY, B:kind | Science & Co., Fondazione E. Amaldi, Fondazione GAL HASSIN, Fondazione Universitaria INUIT-Tor Vergata, G.Eco, GEA S.C.a r.l., IL REFUSO-Giornalisti Nell’Erba, INSPIRE, K-production A.S.D., L.U.D.I.S., Matita Entertainment, MindSharing.tech APS, MULTIVERSI, Museo dei Bambini di Roma-EXPLORA, Gruppo Astrofili Monti Lepini, PARIMPARI ONLUS, SCIENZA DIVERTENTE-Roma e Verona, Scienzimpresa, Speakscience, Tecnoscienza.it, TOSCIENCE, Unione Astrofili Italiani, Algares, Algaria srl, FVA New Media Research, Moveo Walks Inc., Sotacarbo-Società Tecnologie Avanzate Low Carbon SpA, Osservatorio Malattie Rare, PRO LOCO di Frascati, Novamont S.p.A., Università Campus Biomedico, AISTAP, PA Social.

The European Researchers’ Night project is funded by the European Commission under the Marie Sklodowska-Curie Actions (GA N° 818728).


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Hayabusa 2. Prima consegna su Ryugu: effettuata!

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I due “hopper” rialsciati da Hayabusa 2 sulla superficie dell’asteroide, sono i primi due di quattro passeggeri che la sonda ha portato con sé. Crediti: JAXA

Hayabusa 2, dopo aver raggiunto con successo la sua meta, l’asteroide Ryugu lo scorso 27 giugno, ha rilasciato nella notte i primi due piccoli passeggeri diretti verso la superficie dell’asteroide.

I due pionieri sono MINERVA-II1A and MINERVA-II1B, e fanno parte di un gruppo di tre piccoli rover dell’agenzia giapponese JAXA. Più che rover si tratta di scatolette saltellanti (hopper) che si muoveranno a balzi sulla superficie dell’asteroide per cercare di esplorarne la più vasta parte possibile.

Si tratta in pratica di due robot, dalla forma di una “scatola di biscotti” del peso di poco più di un chilo (1,1 kg), per un diametro di 18 cm e un’altezza di 7 cm. Al loro interno, oltre agli strumenti scientifici, un cilindro rotante che li farà sobbalzare sulla superficie dell’asteroide.

La gravità sulla superficie di Ryuku è infatti molto debole, quindi un normale rover spinto da ruote rischierebbe di fluttuare via non appena si mettesse in moto, mentre in questo modo è previsto che il meccanismo all’interno li faccia balzare in un salto che li terrà in aria per circa 15 minuti portandoli a 15 metri di distanza da dove si trovavano. Il movimento sarà autonomo e i piccoli hopper “decideranno” da soli in quale direzione muoversi.

Nonostante il parziale fallimento della prova generale di discesa 9 giorni fa – in cui l’altimetro laser della sonda non è riuscito a misurare con correttezza la distanza da Ryugu fermando la navicella a 600 metri dal terreno invece dei 40 che avrebbe dovuto raggiungere – le operazioni di avvicinamento e rilascio sono comunque iniziate il 19 settembre scorso. Questa mattina, è arrivata la conferma del rilascio dei Minerva, avvenuto attorno alle sei del mattino italiane del giorno 21 (13:06 JST). La Hayabusa ha raggiunto l’altezza minima prevista di 55 metri dalla superficie e si è regolarmente rialzata allontanandosi dal NEO per rientrare nella sua posizione a 20 km di altezza.

【MINERVA-Ⅱ1】
Heeeeeeere weeeeee cooooome!!!!!!!!! pic.twitter.com/Ppcjr40SgG

— 小惑星探査機「はやぶさ2」 (@haya2_jaxa) 21 settembre 2018

L’immagine ripresa da Hayabusa 2 al momento del rilascio dei due “hopper” MINERVA-II 1. Si vede l’ombra della stessa sonda proiettata sulla superficie dell’asteroide a 80 metri di distanza circa. Crediti: JAXA

Anche le comunicazioni tra sonda e hopper sono funzionanti, anche se al momento si sono interrotte, per via della rotazione dell’asteroide. In attesa che il controllo missione confermi e rilasci immagini dell’atterraggio, ecco qui a destra un’immagine ripresa da Hayabusa 2, con la sua ombra proiettata sulla superficie di Ryugu, scattata al momento del rilascio.

Troverete molte più informazioni sul prossimo numero di Coelum Astronomia in uscita la prossima settimana (26 settembre), e ora tutti pronti in attesa dello sgancio, il 3 ottobre, del piccolo passeggero europeo MASCOT!

Per seguire i movimenti di Hayabusa 2, ci si può collegare al sito Haya2now.jp, ora anche in lingua inglese.

Aggiornamento 23/09/2018

Ecco le prime immagini scattate dai rover MINERVA rilasciati dalla sonda giapponese Hayabusa2 sulla superficie dell’asteroide Ryugu.

La prima immagine (a sinistra), molto dinamica, è stata catturata dal rover MINERVA-1A lo scorso 22 settembre alle ore 04:44 circa (ora italiana).
L’immagine mostra la superficie di Ryugu (sulla sinistra), registrata durante un salto compiuto dal rover. A destra si nota un riflesso dovuto alla luce solare.

La seconda fotografia (a destra) è stata catturata invece dal rover MINERVA-1B il 21 settembre alle ore 06:07 (ora italiana), poco dopo la separazione dalla sonda Hayabusa2. La superficie di Ryugu è nella parte bassa a destra. Anche in questo caso, in alto a sinistra è presente un riflesso dovuto al Sole. Il rover 1B sembra in lenta rotazione, cosa che ha consentito di limitare l’effetto “strisciata” nell’immagine.