Le fasi della Luna in novembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.
Le fasi della Luna in novembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.
Dopo l’Ultimo Quarto proprio in chiusura di ottobre, il mese di novembre inizia col proseguimento della fase calante fino al giorno 7 di questo mese quando il nostro satellite si troverà in Novilunio alle 17:02. Da qui riprenderà un nuovo ciclo lunare, col nostro satellite che di sera in sera si renderà sempre più visibile nel cielo fino alle 15:54 del 15 novembre quando sarà in fase di Primo Quarto. La fase crescente terminerà col Plenilunio previsto per le 06:39 del 23 novembre con la Luna a un’altezza di +5° a metà strada fra le Pleiadi e l’orizzonte occidentale, poco prima del suo tramonto previsto per le 07:19. Ripresa la fase calante, il nostro satellite entrerà in Ultimo Quarto alle 01:19 del 30 novembre tra le stelle della costellazione del Leone.
13 novembre. L’area del Lacus Mortis e il cratere Burg
La prima proposta del mese è per la serata del 13 novembre quando concentreremo la nostra attenzione sul settore nordest del nostro satellite puntando il telescopio fra due famose coppie di crateri molto note agli astrofili che osservano la Luna: Aristoteles/Eudoxus ed Hercules/Atlas, precisamente l’area del Lacus Mortis e il cratere Burg.
Per inquadrare questa regione lunare dobbiamo orientare il telescopio verso il settore settentrionale della Luna dove poco a sud della scura e lunga regione basaltica del mare Frigoris ci ritroveremo sul Lacus Mortis.
Come seconda e principale proposta dovremo spostarci nel settore sudoccidentale della Luna quando dalle 17:30 circa del 17 novembre l’oggetto delle nostre osservazioni sarà quella sorta di penisola che dalla vasta regione a sud di Copernicus si protende verso sud incuneandosi fra il mare Cognitum (a ovest) e la porzione settentrionale del mare Nubium (a est), in cui andremo a visitare un bel terzetto di antichissimi crateri: Fra Mauro, Parry, Bonpland.
La terza proposta di questo mese è per il 19 novembre e avrà come target una bella e interessante coppia di crateri, Hainzel e Mee, per la cui osservazione dovremo concentrare l’attenzione sul settore sudoccidentale del nostro satellite, nella regione lunare compresa fra la Palus Epidemiarum (a nord) e il cratere Schiller (a sud). L’individuazione dei crateri Hainzel e Mee sarà molto semplice se la sera del 19 novembre orienteremo il telescopio a sud delle scure distese basaltiche del mare Humorum e Plaus Epidemiarum.
➜ La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211
E tutte le precedenti rubriche di Francesco Badalotti, con tantissimi spunti per approfondire la conoscenza del nostro satellite naturale. Per ogni formazione basta attendere il momento giusto!
Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
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➜ Continua l’esplorazione del Cielo di novembre con la UAI che questo mese ci porta nell’ammasso doppio del Perseo.
È una magnifica congiunzione quella a cui potremo assistere l’11 novembrealle ore 17:45, volgendo il nostro sguardo verso sudovest. Sarà facile notare la Luna (fase 16%) posta ad appena 40’ a nord-nordovest di Saturno (mag. +0,6).
All’orario indicato, con il cielo ancora tenuamente rischiarato dalla luce del crepuscolo serale, i due astri si troveranno a circa 16° di altezza sull’orizzonte.
Al di sotto di essi potremo riconoscere la caratteristica figura a “teiera” della costellazione del Sagittario, teatro di questo incontro astrale, ormai fortemente inclinata verso l’orizzonte verso cui si sta tuffando.
Immagine composita dell'ammasso di galassie Abell 2597 che mostra il flusso di gas, che ricorda lo spruzzo di una fontana, alimentato dal buco nero supermassiccio nel cuore della galassia centrale dell'ammasso. In giallo i dati di ALMA mostrano la distribuzione del gas freddo, mentre in rosso i dati dello strumento MUSE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell'ESO mostrano l'idrogeno gassoso, caldo, nella stessa regione. In blu-viola è mostrato invece il gas caldissimo, ionizzato, rivelato dall'osservatorio per raggi X Chandra. I dati di ALMA mostrano il materiale che sta cadendo verso il buco nero, mentre i dati di MUSE mostrano il materiale che viene lanciato via dal buco nero. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Tremblay et al.; NRAO/AUI/NSF, B. Saxton; NASA/Chandra; ESO/VLT
Immagine composita dell’ammasso di galassie Abell 2597 che mostra il flusso di gas, che ricorda lo spruzzo di una fontana, alimentato dal buco nero supermassiccio nel cuore della galassia centrale dell’ammasso. In giallo i dati di ALMA mostrano la distribuzione del gas freddo, che sta cadendo verso il buco nero, mentre in rosso i dati dello strumento MUSE mostrano l’idrogeno gassoso, caldo, nella stessa regione, materiale che viene invece lanciato via dal buco nero. In blu-viola è mostrato invece il gas caldissimo, ionizzato, rivelato da Chandra. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Tremblay et al.; NRAO/AUI/NSF, B. Saxton; NASA/Chandra; ESO/VLTSe quella in apertura è un’immagine reale, anche se in falsi colori, questa invece è davvero una rappresentazione artistica, ci mostra però come potrebbe apparire Abell 2597, con la sua fontana gigante di caldo gas intergalattico. Crediti: NRAO/AUI/NSF; D. Berry
A solo un miliardo di anni luce di distanza, nel vicino ammasso di galassie noto come Abell 2597, giace una gigantesca fontana galattica. Un massiccio buco nero nel cuore di una galassia lontana osservato mentre lancia nello spazio un ampio getto di gas molecolare freddo, che in seguito ricade sul buco nero come un diluvio intergalattico. L’afflusso e il deflusso di una fontana cosmica così vasta non erano mai stati osservati insieme; hanno origine nella zona più interna, di circa 100.000 anni luce, della galassia più luminosa dell’ammasso Abell 2597.
«Questo è probabilmente il primo sistema in cui troviamo una chiara evidenza sia dell’afflusso di gas molecolare freddo verso il buco nero e del deflusso o sollevamento operato dai getti lanciatl dal buco nero», spiega Grant Tremblay dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ex-Fellow dell’ESO, che ha guidato questo studio. «Il buco nero supermassiccio al centro di questa gigantesca galassia si comporta come una pompa meccanica in una fontana».
Tremblay e il suo team hanno usato ALMA per tracciare la posizione e il movimento delle molecole di monossido di carbonio all’interno della nebulosa. Queste molecole fredde, con temperature fino a meno 250-260 °C, sono state osservate mentre cadono all’interno verso il buco nero. L’equipe ha anche utilizzato i dati dello strumento MUSE sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per tracciare il gas più caldo, che viene lanciato fuori dal buco nero sotto forma di getti.
«L’aspetto unico qui è l’analisi molto dettagliata della sorgente che abbiamo realizzato utilizzando insieme i dati di ALMA e di MUSE“, ha aggiunto Tremblay. “Le due strutture offrono una combinazione di strumenti incredibilmente potente».
Questo è quanto vedremmo osservando invece la zona (e i suoi dintorni) in luce visibile, grazie ai dati della DSS2 (Digitized Sky Survey 2)al centro, indistinguibile, l’ammasso di galassie Abell 2597. Il campo di vista è all’incirca 2,4 x 2,0 gradi. In chiusura un video che mostra la localizzazione della galassia oggetto di questo articolo. Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgment: Davide De Martin
Insieme, queste due serie di dati, ci danno un quadro completo del processo: il gas freddo cade verso il buco nero, accendendo il buco nero e provocando il lancio nel vuoto di getti di plasma incandescente ad alta velocità. Questi getti, quindi, fuoriescono dal buco nero come una spettacolare fontana galattica. Senza speranza di sfuggire alle grinfie gravitazionali della galassia, il plasma si raffredda, rallenta e alla fine ricade di nuovo sul buco nero, e il ciclo ricomincia.
Questa osservazione senza precedenti, potrebbe far luce sul ciclo di vita delle galassie. Il team ipotizza che questo processo potrebbe essere non solo comune, ma anche essenziale per comprendere la formazione delle galassie. Mentre l’afflusso e il deflusso del gas molecolare freddo sono stati precedentemente rilevati, questa è la prima volta che entrambi sono stati rilevati all’interno di uno stesso sistema e quindi la prima prova che i due eventi fanno parte dello stesso vasto processo.
Abell 2597 si trova nella costellazione dell’Acquario, il nome deriva dalla sua inclusione nel catalogo di Abell di ammassi di galassie ricchi, cioè con un elevato numero di galassie. Il catalogo include anche ammassi come Fornax, Hercules cluster e l’ammasso di Pandora.
Indice dei contenuti
Questo video inizia con una panoramica della Via Lattea e, attraverso successivi ingrandimenti, termina con un primo piano dell’ammasso di galassie Abell 2597. Le osservazioni di ALMA e i dati dello spettrografo MUSE installato sul VLT dell’ESO hanno rivelato una colossale sorgente di gas molecolare alimentata da un buco nero nella galassia più brillante dell’ammasso Abell 2597 – il ciclo galattico che alimenta questa vasta fontana cosmica non era mai stato osservato prima d’ora così chiaramente. Crediti: ESO and Digitized Sky Survey 2, N. Risinger (skysurvey.org) Music: Astral Electronic.
Ulteriori Informazioni
Questo lavoro è stato presentato nell’articolo intitolato “A Galaxy-Scale Fountain of Cold Molecular Gas Pumped by a Black Hole”, pubblicato dalla rivista The Astrophysical Journal.
Alla ricerca di Vita extraterrestre! Come riconoscere i segnali di vita sugli #esopianeti? E in quali condizioni possiamo aspettarci di trovarla?
Di questo ma non solo nel nuvo numero di…
12.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “L’Universo di Hubble“. Relatore Stefano Schirinzi (Presidente Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Ubik P.zza della Borsa 15, Trieste
18.11, ore 20:30: apertura osservatorio “B. Zugna”, riservata ai soci, annullata in caso di maltempo
21.11, ore 18:00: ciclo Apreritivo con le stelle 3: “La conquista dello spazio“. Relatore Giovanni Chelleri (Circolo Culturale Astrofili Trieste). Ad arricchire il ritorno dell’evento, mostra fotografica di immagini astronomiche, esposizione modelli aerospaziali e proiezione della volta celeste con planetario. Presso Hotel NH Trieste, C.so Cavour 7, Trieste
26.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “Astronomia nell’antico Egitto“. Relatore Paolo Marra (Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Ubik P.zza della Borsa 15, Trieste
Si svolgerà domenica 18 novembre a Castellana Grotte, il Meeting Regionale degli Astrofili Pugliesi, il più importante raduno annuale degli appassionati e dei curiosi delle stelle e del cosmo che si ripete da ben 35 anni. Ideato da Nedim VLORA, da sempre eminente studioso in Italia di archeoastronomia e presidente del Centro Studi e Osservazioni Astronomiche di Bari e di Spica – Scuola Permanente Internazionale di Cosmologia e Archeoastronomia.
Quest’anno il Meeting è organizzato dalla Società Astronomica Pugliese presso il Museo Speleologico Franco Anelli (Piazzale F. Anelli n.c.) in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico Sirio del prof. Nicola Rizzi.
Sul palco dei relatori si alterneranno diversi appassionati provenienti da tutte le provincie pugliesi e astrofisici di fama internazionale.
Cliccare l’immagine se non parte l’animazione. Credit: NASA/JHUAPL
Meno di una settimana fa, la sonda ha iniziato il primo dei suoi “incontri con il Sole”. La missione orbiterà attorno al Sole raggiungendo il perielio, la distanza minima dalla stella che la porterà a raggiungere la corona solare, per 24 volte. Per circa 11 giorni, per ogni orbita, si troverà a meno di 0,25 unità astronomiche dal centro del Sole e raccoglierà dati preziosi.
Durante questo primo avvicinamento, iniziato il 31 ottobre e che finirà l’11 novembre, le quattro suite di strumenti scientifici della sonda sono al lavoro per raccogliere dati, permettendo agli scienziati di osservare da vicino come non mai questa dinamica regione dell’atmosfera esterna solare. Si potrà così cominciare a rispondere a domande fondamentali sulla fisica solare, inclusi i meccanismi che permettono alle particelle e al materiale solare di venire accelerate nello spazio a così alte velocità e scoprire il perché la corona solare è così tanto più calda della superficie sottostante.
Il 5 novembre, al momento del maggior avvicinamento, si è trovata a 24 milioni di chilometri dalla superficie del Sole, a una velocità massima di 343112 km/h rispetto al Sole.
Ed è doppio record, la velocità eliocentrica più alta mai raggiunta da una sonda umana e quella che più si è avvicinata al Sole. Il record precedente di velocità eliocentrica era ancora mantenuto dalla sonda Helios 2, nell’aprile 1976, con i suoi 246960 km/h.
In alto (cliccare per ingrandire) le orbite che percorrerà la sonda e la posizione nel momento in cui scriviamo, poche ore dopo il perielio. Sotto il diagramma della distanza dal Sole in cui si troverà durante la missione, e il tratto percorso a oggi.
In questi giorni sta volando attraverso la parte più esterna della corona solare, attraversando materiale che raggiunge la temperatura di 3,6 milioni di gradi Fahrenheit, ed è solo perché in quella regione è ancora estremamente rarefatta che tali temperature non influenzano la temperatura della sonda. Nonostante questo però il lato esposto al Sole, protetto dallo scudo termico Thermal Protection System, a causa della radiazione solare, raggiunge gli 820 gradi Fahrenheit (438° C circa).
La sonda è comunque in grado, in piena autonomia, di regolare la sua temperatura, e tenere al sicuro la strumentazione che trasporta. Una serie di sistemi automatici le permette di ritrarre i pannelli solari, per proteggerli in caso di eccesso di calore, e tenere gli strumenti all’ombra dello scudo termico. Inoltre un sofisticato sistema di guida autonoma mantiene la sonda sempre orientata correttamente. Questa autonomia è vitale per la missione, non solo per il periodo di “no-contact” durante i perieli, ma anche per il ritardo dovuto alla grande distanza da Terra che la sonda raggiunge durante la sua orbita, e che può arrivare fino a 31 minuti prima che un segnale arrivi a Terra e ritorni alla sonda. È chiaro che in caso di emergenza per esposizione eccessiva alle alte temperature non ci sarebbe il tempo di impartire ordini per prendere provvedimenti.
Ma se si trova in un momento di no-contact, di silenzio radio, come sappiamo velocità e posizione precise? La NASA periodicamente controlla, grazie al suo Deep Space Network, le velocità e le posizioni della sonda, così il team missione è in grado di calcolare con precisione la velocità della sonda in qualsiasi punto della sua orbita.
In questo momento, quindi, la sonda si trova in silenzio radio, a causa della forte interferenza solare e, anche a causa della grande distanza dalla Terra in cui si troverà successivamente, saranno necessarie diverse settimane prima che i dati raccolti arrivino a Terra, ma noi siamo qui pronti in attesa!
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È senza dubbio un’osservazione estrema quella del 9 novembre: il cielo è ancora chiarissimo, siamo in pieno crepuscolo civile. Tuttavia, per chi ha a disposizione un orizzonte occidentale completamente sgombro da ostacoli, si potrà tentare l’osservazione della congiunzione tra Mercurio (mag. –0,1) e Giove (mag. –1,7), bassissimi sull’orizzonte (5° e mezzo per Mercurio e appena 3° e mezzo per Giove), cui si aggiunge anche una sottilissima falce di Luna (fase 4%), posta a 5,8° a nordovest di Mercurio.
Assolutamente invisibile a causa del chiarore del cielo, possiamo solo immaginare la presenza della rossa stella Antares (Alfa Scorpii; mag. +1,1) posta a 1,8° a sudest di Mercurio.
11.11, dalle 17:00 alle 18:00, presso l’Osservatorio astronomico di Arcugnano: Osservazione della congiunzione Luna – Saturno
Bassi all’orizzonte, i due corpi celesti si avvicineranno fino a 30′ di distanza, praticamente visibili contemporaneamente nel campo dell’oculare a bassi ingrandimenti. La partecipazione è libera, la prenotazione non è necessaria. È richiesta un’offerta responsabile.
17.11, dalle 16:30 alle 18:30, presso l’Osservatorio astronomico di Arcugnano: Laboratorio di astronomia per bambini da 6 a 11 anni: In viaggio tra i pianeti
Ai partecipanti viene chiesta un’offerta responsabile. L’iscrizione è obbligatoria perché i posti sono limitati. Le iscrizioni apriranno lunedì 05/11/2018. Per ulteriori informazioni scrivete a didattica@astrofilivicentini.it
30.11, dalle 21:00 alle 22:30, presso l’Osservatorio astronomico di Arcugnano: Incontro con l’autrice Elena Lazzaretto che presenterà il libro Le Stelle Sbagliate
In questo libro si parla delle stelle partendo dalle idee sbagliate che spesso abbiamo: piccole trappole in cui si cade facilmente, ma che altrettanto facilmente si possono disinnescare. Elena Lazzaretto, astronoma, si occupa di comunicazione, divulgazione e didattica. Attualmente progetta e realizza spettacoli che fanno parte della programmazione del Planetario di Padova. Collabora con musei ed associazioni realizzando conferenze, incontri e corsi di astronomia. La partecipazione è libera, la prenotazione non è necessaria. È richiesta un’offerta responsabile.
Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).
09.11 e 23.11, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 21.30 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo.
Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione tramite il sito www.astrofilisenesi.it, inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
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La missione della sonda spaziale Dawn della Nasa, a cui l’Italia ha dato un importante contributo con l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), si è conclusa dopo 11 anni e due estensioni della sua vita operativa a causa dell’esaurimento di idrazina, il propellente che di solito viene utilizzato per il controllo orbitale e di assetto dei satelliti.
Dawn, che in italiano vuol dire “alba”, ha studiato l’infanzia del nostro Sistema solare per scoprirne le origini e l’evoluzione. Lanciata il 27 settembre 2007 da Cape Canaveral a bordo del razzo Delta II 7925H nell’ambito del Programma Discovery, Dawn è stato l’unico veicolo spaziale ad aver orbitato attorno a due corpi celesti distinti nello spazio profondo: l’asteroide Vesta e il pianeta nano Cerere, il cui studio ha fornito molte indicazioni sulla formazione del Sistema solare. Nel suo lungo viaggio di avvicinamento ai due obiettivi, Dawn ha anche effettuato un flyby con il pianeta Marte.
Uno degli strumenti a bordo della sonda è lo spettrometro italiano Vir (Visible and infrared mapping spectrometer), che ha inviato a Terra oltre 11 milioni di immagini e 90 GB di dati, contribuendo in maniera decisiva allo studio accurato delle caratteristiche e della storia di Vesta e Cerere. Vir è stato finanziato e coordinato dall’Agenzia spaziale italiana sotto la guida scientifica dell’Istituto nazionale di astrofisica e costruito dalla società Leonardo.
Immagine del grande asteroide Vesta ottenuta tramite un mosaico di immagini ad alta risoluzione riprese dalla sonda interplanetaria Dawn della Nasa, fra luglio 2011 e settembre 2012, durante la fase di allontanamento della sonda, che dopo aver visitato Vesta si è portata sull’altro grande asteroide Cerere, dove si trova attualmente. Vesta, che ha un diametro di circa 500 km, è l’unico caso riconosciuto di asteroide differenziato, e cioè avente una struttura che si pensa comprendere un nucleo metallico, un mantello roccioso ed una crosta di composizione basaltica. La composizione superficiale di Vesta è pressoché unica tra gli asteroidi, e si pensa che questo asteroide sia anche il progenitore di una classe di meteoriti di composizione basaltica (le cosiddette Eucriti, Howarditi e Diogeniti). La presenza di molti e grandi crateri da impatto è evidente nell’immagine. Crediti: Nasa /Jpl-Caltech / Ucla / Mps / Dlr / Ida
«La partecipazione al programma Dawn è stato un grande successo per l’Asi e per la comunità scientifica italiana attiva nello studio dei corpi minori del Sistema solare» ha affermato Eleonora Ammannitoresponsabile scientifico della missione Dawn dell’Agenzia spaziale italiana.«La conferma del collegamento tra alcuni tipi di meteoriti e Vesta e l’identificazione di ghiaccio di acqua sulla superficie di Cerere sono solo alcune delle scoperte di Dawn per le quali lo spettrometro italiano Vir ha avuto un ruolo fondamentale. Ha identificato delle specie mineralogiche presenti sulla superficie di Vesta e di Cerere oltre a fare una mappatura quasi globale dei due corpi celesti. Ed è proprio grazie alla distribuzione di queste specie che il team scientifico ha potuto discriminare quali siano native, dandoci indicazioni sulle origini dei due pianetini, e quali invece siano state depositate da impatti fornendo informazioni sulla evoluzione della fascia degli asteroidi. Sonda e spettrometro hanno svolto un lavoro egregio fornendoci un’immagine più nitida della fascia degli asteroidi e del suo ruolo nell’evoluzione del Sistema solare, ma hanno anche stimolato l’appetito per future esplorazioni in particolare di Cerere».
La sonda ha fornito vedute ravvicinate di Vesta e Cerere, i corpi più grandi tra gli asteroidi che si trovano nella fascia principale tra Marte e Giove. Durante 14 mesi in orbita, dal 2011 al 2012, la sonda americana ha osservato e studiato Vesta dalla sua superficie al suo nucleo. In seguito, ha effettuato una manovra senza precedenti abbandonando l’orbita e viaggiando attraverso la fascia principale degli asteroidi per più di due anni raggiungendo Cerere, che ha osservato dal 2015 a oggi quando, esaurito il suo carburante, la sonda non è stata più in grado di mantenere il posizionamento dell’antenna in direzione della Terra. La Nasa ha quindi lasciato Dawn al suo destino facendola rimanere in orbita intorno al pianeta nano Cerere.
Una porzione dell’emisfero settentrionale del pianeta nano Cerere dominata dal cratere Occator e le sue zone brillanti. L’immagine che ha una risoluzione di 140 metri per pixel, è stata scattata dalla sonda Dawn. Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA
Su Cerere, la navicella spaziale, viaggiando a una altezza di soli 35 chilometri dalla sua superficie, ha scoperto depositi brillanti di sali che decorano il pianeta nano come un’infarinatura di diamanti. Ma i risultati scientifici che ne sono scaturiti sono ancora più avvincenti: i punti luminosi sono la prova di un oceano luminoso i cui resti congelati, principalmente carbonato di sodio e di ammonio, sono disposti sulla superficie. La scoperta delle macchie, ora chiamate faculae, ha fornito un solido sostegno all’idea che Cerere possedesse un tempo un oceano globale, garantendogli un posto nella schiera dei mondi oceanici del Sistema Solare che comprende anche diverse lune di Giove e Saturno.
Tali scoperte sono state alimentate dalla grande efficienza della propulsione ionica, un sistema di propulsione che ha spinto la missione oltre ogni previsione. Dawn non è stata la prima sonda a utilizzare questo tipo di propulsione, familiare ai fan della fantascienza e agli appassionati di spazio, ma ha spinto questa tecnologia fino ai suoi limiti di prestazioni e resistenza. Nelle ultime fasi della missione le osservazioni si sono concentrate sull’area attorno ai crateri Occator e Urvara, con l’obiettivo principale di comprendere l’evoluzione di Cerere e verificare, come ipotizzato, se vi sia attività geologica in corso sul pianeta nano, la cui superficie sembra essere modellata dagli impatti con altri asteroidi.
«La missione Dawn ha rivoluzionato la nostra comprensione della fascia degli asteroidi e anche dell’origine del Sistema solare» commenta Maria Cristina De Sanctis, ricercatrice Inaf e responsabile scientifica di Vir.«La missione ha visto l’Italia coinvolta fin dall’inizio, con la partecipazione di diversi scienziati italiani, prima tra tutti Angioletta Coradini, e la responsabilità dello spettrometro ad immagini Vir. Con la fine della missione Dawn si ‘chiude’ una fase di esplorazione ma se ne apre un’altra, che vede Cerere come uno dei target più interessanti per la ricerca di vita al di fuori dell’ambiente terrestre. Infatti, tra le scoperte di Vir che riguardano Cerere, vi è la presenza sia di materiale organico che di carbonati e composti di ammonio. Su Cerere sono stati scoperti carbonati di sodio in notevoli quantità, materiale ammoniato su tutta la superficie e organici alifatici. Tutti questi materiali, insieme ad argille e ghiaccio d’acqua, sono di notevole importanza in quanto mattoni fondamentali per molecole biotiche. Mi piace, inoltre, sottolineare che lo strumento italiano è arrivato perfettamente funzionante a fine missione».
Oltre alle immagini ad alta risoluzione, la sonda ha raccolto informazioni da diversi spettri, misure del flusso di raggi gamma e neutroni, riprese nell’infrarosso e visibile, nonché dati sulla gravità di Vesta e Cerere.
Guarda su MediaInaf Tv l’intervista a Maria Cristina De Sanctis:
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Anche se la congiunzione è piuttosto ampia, i tre astri tracceranno un caratteristico triangolo nel cielo che sicuramente regalerà soddisfazione a chi vorrà osservarlo a occhio nudo o riprenderlo in fotografia, magari incorniciato da qualche elemento naturale del paesaggio circostante.
Anche se la congiunzione è piuttosto ampia, i tre astri tracceranno un caratteristico triangolo nel cielo che sicuramente regalerà soddisfazione a chi vorrà osservarlo a occhio nudo o riprenderlo in fotografia, magari incorniciato da qualche elemento naturale del paesaggio circostante.
La mattina del6 novembre, alle ore 5:50, una sottilissima falce di Luna (fase 3%) passa a 7,1° a est della stella Spica (Alfa Virginis; mag. +1,0) e a 8,3° a nordest del brillante pianeta Venere (mag. – 4,3).
Il teatro di questo incontro celestre è quello della costellazione della Vergine, che potremo osservare guardando verso est-sudest.
I protagonisti del terzetto saranno tutti molto bassi sull’orizzonte, appena 2° per Venere e 6° per la Luna e Spica: con il passare dei minuti l’altezza si farà via via più grande ma il cielo contemporaneamente diverrà meno scuro, rischiarato dall’incalzante sorgere del Sole.
Nei giorni successivi Venere si avvicinerà sempre più alla stella Spica, formando una bella congiunzione il giorno 15.
06.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “Il cielo come appare: prima tappa per un viaggio nel cosmo“. Relatore Stefano Schirinzi (Presidente Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Lovat c/o stabile OVS, Viale XX Settembre 20, Trieste
12.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “L’Universo di Hubble“. Relatore Stefano Schirinzi (Presidente Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Ubik P.zza della Borsa 15, Trieste
18.11, ore 20:30: apertura osservatorio “B. Zugna”, riservata ai soci, annullata in caso di maltempo
21.11, ore 18:00: ciclo Apreritivo con le stelle 3: “La conquista dello spazio“. Relatore Giovanni Chelleri (Circolo Culturale Astrofili Trieste). Ad arricchire il ritorno dell’evento, mostra fotografica di immagini astronomiche, esposizione modelli aerospaziali e proiezione della volta celeste con planetario. Presso Hotel NH Trieste, C.so Cavour 7, Trieste
26.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “Astronomia nell’antico Egitto“. Relatore Paolo Marra (Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Ubik P.zza della Borsa 15, Trieste
La sedicesima edizione del Festival si terrà a Genova dal 25 ottobre al 4 novembre 2018 e avrà come parola chiave Cambiamenti. Undici giorni di conferenze, laboratori, mostre, spettacoli ed eventi speciali dedicati a visitatori di ogni fascia d’età e livello di conoscenza.
La scienza ci insegna che il cambiamento è inevitabile e inarrestabile, ma che può anche essere determinato dalle nostre scelte. E, in quest’ottica, il binomio scienza-tecnologia s’impone sempre più come veicolo essenziale di cambiamento e innovazione.
Al Festival si parlerà di big science, ma anche di come la scienza può e deve contribuire a cambiare e favorire i rapporti tra le diverse culture. Tra gli argomenti centrali dell’edizione 2018 anche le nuove frontiere della medicina, i cambiamenti climatici e la sostenibilità globale. Uno spazio speciale sarà dedicato alla tecnologia, intesa come driver fondamentale per il cambiamento e il miglioramento della qualità di vita delle persone con disabilità.
La sedicesima edizione del Festival della Scienza rinnova, ancora una volta, la tradizione del Paese ospite. Quest’anno, ad accettare l’invito è Israele, con il quale l’Italia ha una proficua collaborazione nel campo della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico e che, per motivi storici e geografici, ha fatto del cambiamento la sua ragione di esistere, emergendo nel panorama della scienza e dell’innovazione tecnologica mondiale.
Il programma degli eventi è disponibile qui. Le prevendite dei biglietti saranno disponibili a partire da lunedì 8 ottobre.
Info:
Tel. +39 010 6598795
Fax +39 010 6598777
Corso F. M. Perrone, 24, 16152 – Genova
info@festivalscienza.it
L’Astronomia Insolita e Curiosa Tutti i lunedì fino al 19: otto conferenze su moltissime curiosità e aneddoti raramente divulgati al pubblico, per scoprire gli aspetti più insoliti ed incredibili del cielo e della scienza che lo studia.
Come si Osserva il Cielo Tutti i giovedì fino al 22: corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.
01.12: Spazio Italia: conferenze scientifiche pubbliche
04.11, ore 20:30: apertura osservatorio “B. Zugna”, riservata ai soci, annullata in caso di maltempo
06.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “Il cielo come appare: prima tappa per un viaggio nel cosmo“. Relatore Stefano Schirinzi (Presidente Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Lovat c/o stabile OVS, Viale XX Settembre 20, Trieste
12.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “L’Universo di Hubble“. Relatore Stefano Schirinzi (Presidente Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Ubik P.zza della Borsa 15, Trieste
18.11, ore 20:30: apertura osservatorio “B. Zugna”, riservata ai soci, annullata in caso di maltempo
21.11, ore 18:00: ciclo Apreritivo con le stelle 3: “La conquista dello spazio“. Relatore Giovanni Chelleri (Circolo Culturale Astrofili Trieste). Ad arricchire il ritorno dell’evento, mostra fotografica di immagini astronomiche, esposizione modelli aerospaziali e proiezione della volta celeste con planetario. Presso Hotel NH Trieste, C.so Cavour 7, Trieste
26.11, ore 18:00: Ciclo Il Cosmo in libreria: “Astronomia nell’antico Egitto“. Relatore Paolo Marra (Circolo Culturale Astrofili Trieste) presso la libreria Ubik P.zza della Borsa 15, Trieste
La mattina del 2 novembre, volgendoci verso est alle ore 1:30 potremo notare la Luna (fase 34%) sorta da poco, mentre accompagna la stella alfa della costellazione del Leone, Regolo (mag. +1,4), posta poco più di 2° e mezzo a sud del nostro satellite naturale.
La congiunzione, apprezzabile a occhio nudo o con l’ausilio di un binocolo, si farà più stretta con il passare delle ore e raggiungerà la minima distanza solo alle ore 5:00 (1,7° di distanza).
A quell’orario i due astri saranno ben più alti sull’orizzonte est-sudest, con Regolo alta quasi 45°: sarà possibile apprezzare per intero anche la caratteristica sagoma della costellazione del Leone. Per chi desideri immortalare la congiunzione in una fotografia che comprenda elementi naturali del paesaggio o particolari architettonici, tuttavia, il consiglio è quello di tentare le proprie riprese all’orario indicato in cartina.
Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).
03.11, ore 21:30: Il cielo del mese. Come ogni primo sabato del mese, l’appuntamento per il pubblico è alle ore 21.30 presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola”Palmiero Capannoli” per osservare il cielo del periodo. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
09.11 e 23.11, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 21.30 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo.
Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione tramite il sito www.astrofilisenesi.it, inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Nov. > 00:00; 15 Nov. > 23:00; 30 Nov. > 22:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Nov. > 00:00; 15 Nov. > 23:00; 30 Nov. > 22:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Il mese di novembre è caratterizzato da notti sempre più lunghe e fresche con il clima che si fa più vicino a quello della stagione invernale. Tutto ciò comporta di solito una maggiore limpidezza del cielo rispetto ai mesi precedenti, sperando come sempre nell’assenza di nuvole e pioggia.
La notte astronomica inizia in media alle 18:30, così che in presenza di buone serate ci saranno a disposizione diverse ore per godere delle costellazioni autunnali e dei declinanti asterismi estivi, primo tra tutti il grande triangolo estivo.
➜ Continua l’esplorazione del Cielo di novembre con la UAI che questo mese ci porta nell’ammasso doppio del Perseo.
IL SOLE
Nel corso del mese continuerà la discesa della nostra stella verso declinazioni e culminazioni al meridiano sempre più basse. Alle ore 0:00 del 1 novembre la sua declinazione sarà di –14,3°, mentre alle stessa ora del 1 dicembre avrà già raggiunto i –21,7°: questo si tradurrà in una perdita del periodo di luce (variabile secondo la latitudine) di circa 1 ora.
COSA OFFRE IL CIELO
Per quanto riguarda i pianeti, potremo continuare a seguire Saturno nella prima serata tra le stelle del Sagittario e Marte entro i confini della costellazione del Capricorno. Venere è tornato ad essere la “stella del mattino”, mentre Giove e Mercurio saranno visibili solo per parte del mese, entrambi verso la loro congiunzione eliaca, ma li potremo osservare il 27 novembre incontrarsi a una distanza di soli 26′ sul campo del coronografo LASCO C3. Tra le opposizioni asteroidalidi maggior rilievo per il mese di ottobre, si distingue per poco quella dell’asteroide (3) Juno, del 16 novembre.
Una magnifica ripresa di un bolide appartenente allo sciame delle Leonidi, ripreso dall’Appennino romagnolo il 17 novembre 1998 da Lorenzo Lovato.
Continuiamo a proporvi anche gli sciami meteoritici più deboli ma che a volte possono stupire. Le Leonidisono lo sciame meteorico tipico del mese di novembre che ci darà la possibilità di osservare qualche “stella cadente”, proprio come accade con le più famose Perseidi, le “Lacrime di San Lorenzo” che si manifestano nel mese di agosto. Il radiante, ossia il punto del cielo da cui le meteore apparentemente provengono, è situato nella “falce” della costellazione del Leone (da cui il nome dello sciame) ed è normalmente attivo dal 10 al 23 novembre, con un massimo che si posiziona attorno al 17 novembre con uno ZHR (Zenital Hourly Rate) normalmente nell’ordine delle 10-20 meteore/ora. Maggiori informazioni all’interno della rivista e un aiuto per la ripresa da Giorgia Hofer:
Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
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Da Coelum astronomia 223 non dimentichiamo invece Catch the Iridium! Un appello per tutti gli astrofotografi, riprendiamo gli iridium flare prima che… scompaiano!
Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Novembre su Coelum Astronomia 227
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03.11 dalle 9:00 alle 17:00, presso l’Osservatorio Astrofisico di Asiago: Laboratorio didattico di missilistica per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni: Astrorazzo Al mattino i ragazzi potranno costruire il proprio razzo dotato di endoreattore a propellente solido; nel pomeriggio potranno lanciarlo in tutta sicurezza. I ragazzi devono essere accompagnati da un adulto. I posti sono limitati. La prenotazione è obbligatoria e va effettuata entro il 31 ottobre. Per info, costi e prenotazioni scrivere a visite.asiago@oapd.inaf.it oppure telefonare allo sportello informazioni turistiche allo 0424 462221.
11.11, dalle 17:00 alle 18:00, presso l’Osservatorio astronomico di Arcugnano: Osservazione della congiunzione Luna – Saturno
Bassi all’orizzonte, i due corpi celesti si avvicineranno fino a 30′ di distanza, praticamente visibili contemporaneamente nel campo dell’oculare a bassi ingrandimenti. La partecipazione è libera, la prenotazione non è necessaria. È richiesta un’offerta responsabile.
17.11, dalle 16:30 alle 18:30, presso l’Osservatorio astronomico di Arcugnano: Laboratorio di astronomia per bambini da 6 a 11 anni: In viaggio tra i pianeti
Ai partecipanti viene chiesta un’offerta responsabile. L’iscrizione è obbligatoria perché i posti sono limitati. Le iscrizioni apriranno lunedì 05/11/2018. Per ulteriori informazioni scrivete a didattica@astrofilivicentini.it
30.11, dalle 21:00 alle 22:30, presso l’Osservatorio astronomico di Arcugnano: Incontro con l’autrice Elena Lazzaretto che presenterà il libro Le Stelle Sbagliate
In questo libro si parla delle stelle partendo dalle idee sbagliate che spesso abbiamo: piccole trappole in cui si cade facilmente, ma che altrettanto facilmente si possono disinnescare. Elena Lazzaretto, astronoma, si occupa di comunicazione, divulgazione e didattica. Attualmente progetta e realizza spettacoli che fanno parte della programmazione del Planetario di Padova. Collabora con musei ed associazioni realizzando conferenze, incontri e corsi di astronomia. La partecipazione è libera, la prenotazione non è necessaria. È richiesta un’offerta responsabile.
Lo strumento GRAVITY dell'ESO, straordinariamente sensibile, ha aggiunto ulteriori prove alla convinzione di vecchia data che un buco nero supermassiccio si annidi nel cuore della Via Lattea. Nuove osservazioni mostrano grumi di gas che ruotano intorno al nucleo a una velocità pari a circa il 30% di quella della luce, su un'orbita circolare appena al di fuori dall'orizzonte degli eventi - è la prima volta che si osserva materiale in orbita vicino al punto di non ritorno, con le osservazioni più dettagliate di sempre di materiale in orbita così vicina a un buco nero.
Nell’immagine una simulazione ottenuta con i dati raccolti da Gravity, lo strumento installato sul VLTI dell’ESO. Clicca per vedere l’animazione.Questa visualizzazione sfrutta le informazioni ricavate da simulazioni di moti orbitali del gas in un’orbita cirolare intorno al buco nero, che viaggiano a circa il 30% della velocità della luce. Crediti: ESO/Gravity Consortium/L. Calçada
Lo strumento GRAVITY dell’ESO installato sul VLTI (l’interferometro del Very Large Telescope) è stato usato dai ricercatori di un consorzio di istituti europei, tra cui l’ESO, per osservare lampi di radiazione infrarossa provenienti dal disco di accrescimento intorno a Sagittarius A*, l’oggetto massiccio nel cuore della Via Lattea. I lampi osservati forniscono la conferma, da lungo attesa, che l’oggetto al centro della nostra galassia è veramente, come da lungo ipotizzato, un buco nero supermassiccio. I lampi hanno origine nel materiale che orbita molto vicino all’orizzonte degli eventi del buco nero – rendendo queste le osservazioni più dettagliate mai fatte di materiale in orbita così vicino a un buco nero.
Nell’immagine vediamo la parte centrale della nostra Galassia, la Via Lattea, come la riprende nel vicino infrarosso lo strumento NACO del VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. Gli astronomi, seguendo per 16 anni i moti delle stelle al centro dell’immagine, hanno potuto determinare la massa del Buco Nero che si nasconde proprio nel centro galattico. Crediti: ESO/S. Gillessen et al.
Mentre parte della materia nel disco di accrescimento – la cintura di gas in orbita intorno a Sagittarius A* a velocità relativistiche – può orbitare intorno al buco nero in tutta sicurezza, tutto ciò che si avvicina troppo è destinato a essere attirato al di là dell’orizzonte. Il punto più vicino a un buco nero in cui della materia possa orbitare senza essere irresistibilmente attratta verso l’interno dall’immensa massa è noto come l’orbita stabile più interna, e da qui hanno origine i brillamenti osservati.
«È sconvolgente osservare il materiale che orbita intorno a un buco nero massiccio al 30% della velocità della luce», si meraviglia Oliver Pfuhl, uno scienziato dell’MPE. «La straordinaria sensibilità di GRAVITY ci ha permesso di osservare i processi di accrescimento in tempo reale, con un dettaglio senza precedenti».
Queste misure sono state possibili solo grazie alla collaborazione internazionale e alla strumentazione all’avanguardiautilizzata. Lo strumento GRAVITY che ha reso possibile questo risultato combina la luce di quattro telescopi del VLT dell’ESO per creare un super-telescopio virtuale di 130 metri di diametro ed è già stato utilizzato per sondare la natura di Sagittarius A*.
All’inizio dell’anno, GRAVITY e SINFONI, un altro strumento installato sul VLT, hanno permesso allo stesso gruppo di misurare con precisione ilpassaggio radente della stella S2 mentre attraversava il campo gravitazionale estremo vicino a Sagittarius A* e per la prima volta ha rivelato gli effetti previsti dalla relatività generale di Einstein in un ambiente così estremo. Durante il passaggio ravvicinato di S2, è stata osservata anche una forte emissione infrarossa.
Indice dei contenuti
Questa simulazione mostra le orbite di un gruppo ristretto di stelle vicino al buco nero supermassiccio nel cuore della Via Lattea. Nel 2018 una di queste stelle, S2, passò molto vicino al buco nero e fu oggetto di un’attenta analisi con il telescopio dell’ESO. Il suo comportamento corrispondeva alle previsioni della relatività generale di Einstein e non era invece coerente con la gravità newtoniana, più semplice. Crediti: ESO/L. Calçada/spaceengine.org
«Stavamo monitorando S2 da vicino e, naturalmente, teniamo sempre d’occhio Sagittarius A*» spiega Pfuhl. «Durante le nostre osservazioni, siamo stati abbastanza fortunati da notare tre lampi brillanti provenienti dal buco nero – una coincidenza fortunata!».
Questa emissione, da elettroni molto energici e molto vicini al buco nero, era visibile come tre brillamenti molto intensi e corrispondeva esattamente alle previsioni teoriche per i punti caldi (hot spot) in orbita vicino a un buco nero di quattro milioni di masse solari, 1,3 milioni di milioni di volte più grande di quella della Terra. Si pensa che i brillamenti provengano da interazioni magnetiche nel gas caldissimo che orbita intorno a Sagittarius A*.
Reinhard Genzel, del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) di Garching, in Germania, che ha guidato lo studio, ha spiegato: «È sempre stato uno dei progetti che sognavamo di completare, ma non osavamo sperare che sarebbe diventato possibile così presto». Riferendosi all’assunzione che Sagittario A* sia un buco nero supermassiccio, Genzel ha concluso che «il risultato è una conferma clamorosa del paradigma di buco nero supermassiccio».
Alla ricerca di Vita extraterrestre! Come riconoscere i segnali di vita sugli #esopianeti? E in quali condizioni possiamo aspettarci di trovarla?
Di questo ma non solo nel nuvo numero di…
Alcuni membri dell’Unione astronomica internazionale durante una votazione (non quella realtiva alla legge di Hubble-Lemaitre). Crediti: Iau/M. Zamani
Alcuni membri dell’Unione astronomica internazionale durante una votazione (non quella realtiva alla legge di Hubble-Lemaitre). Crediti: Iau/M. Zamani
Volete voi cambiare nome alla più famosa legge della cosmologia – la legge di Hubble, quella che descrive la velocità di espansione dell’universo? La domanda era stata posta nel corso dell’ultima Assemblea generale dell’Unione astronomica internazionale (Iua), a Vienna, lo scorso agosto. I presenti, circa tremila, avevano detto sì: la celebre equazione v = H0 D va rinominata “legge di Hubble-Lemaître”, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la formulò – Georges Lemaître, appunto.
Memori, però, dei malumori sollevati da un’altra loro storica decisione, quella di escludere Plutone dalla cerchia dei pianeti, i vertici della Iau questa volta ci sono voluti andare con i piedi di piombo, prendendosi tutto il tempo necessario e allargando la consultazione – con voto elettronico – a tutti i 11072 membri dell’Unione. Alla chiusura delle urne, scattata alla mezzanotte di venerdì scorso, avevano votato in 4060 – circa il 37 per cento degli aventi diritto. E il diritto di Lemaître a veder riconosciuto, con oltre novant’anni di ritardo (l’articolo originale era del 1927), il suo posto nella storia è stato sancito da un’ampia maggioranza: il 78 per cento dei votanti, quasi quattro astronomi su cinque.
Un esito in buona parte scontato, già recepito anche da Wikipedia, e dovuto non solo a ragioni strettamente storico-scientifiche (qui un nostro articolo per chi voglia approfondirle), ma anche alla volontà di premiare l’incredibile modestia di uno scienziato che, rifiutando ogni forma di protagonismo, arrivò addirittura ad “autocensurarsi”. All’origine del mancato riconoscimento iniziale ci fu infatti una scelta dello stesso Lemaître: traducendo, nel 1931, il suo articolo in inglese, tralasciò deliberatamente i riferimenti al cosiddetto “parametro di Hubble”. Questo perché, nel frattempo (nel 1929), giungendo ad analoghe conclusioni, Hubble aveva appunto pubblicato un proprio articolo, rendendo così – secondo il disinteressatissimo Lemaître – non più attuali i risultati illustrati in francese nel lavoro del 1927. Chapeau!
Pareidolia. È quel fenomeno istintivo che ci fa scorgere in qualcosa di confuso forme familiari e riconoscibili, come un drago in una nuvola (chi di voi non ha mai fatto questo gioco?) o un viso in una macchia di umidità su di un muro. E per l’astronomia possiamo dire che questo meccanismo (che in realtà serve al nostro cervello proprio per riconoscere visi e forme) sia stato fondamentale… nel dare il nome alle costellazioni, ad esempio, e a quegli straordinari e sfuggenti oggetti del profondo cielo che sono le nebulose.
E in tema Halloween il telescopio Hubble non poteva che rilasciare una nuova immagine, un ingrandimento in primo piano, del “fantasma” di Cassiopea.
Le stelle più luminose incastonate nelle nebulose in tutta la nostra galassia riversano un torrente di radiazioni che interagisce con le nuvole di idrogeno, la materia prima per costruire nuove stelle. E l’energia delle nuove stelle può scolpire la nube di polveri trasformandole in veli e forme dagli aspetti più vari. Un esempio inquietante viene proprio dalla nebulosa IC 63, situata a 550 anni luce di distanza nella costellazione di Cassiopea, la Regina.
In questa nebulosa, sia di emissione che a riflessione, è facile vedere la forma di un fantasma, di uno spettro degno della parapsicologia dell’inizio del secolo scorso… come gli ectoplasmi di medium e spiritisti.
Il “fantasma” di Cassiopea ripreso nell’infrarosso svela il campo stellare alle sue spalle. Crediti: NASA, ESA, and STScI Acknowledgment: H. Arab (University of Strasbourg)
A dare questa impressione è infatti l’effetto incrociato di due diversi meccanismi.
L’incandescenza eterea della nebulosa viene dall’idrogeno di cui è costituita che viene bombardato dalle radiazioni ultraviolette della vicina stella blu-gigante Gamma Cassiopeiae, che lo fa risplendere di luce rossa, e che definisce la nebulosa come “ad emissione”, mentre il colore blu deriva dalla luce della stella riflessa dalla polvere della nebulosa.
Se però riprendiamo la nebulosa nell’infrarosso, ecco che le polveri più fredde, e oscure, che nascondevano il campo stellare sullo sfondo svaniscono… proprio come un fantasma! In realtà è il calore delle stelle nascoste dalle polveri che riesce ad attraversare le polveri e rendersi visibile ai nostri… sensori. E il risultato lo vedete qui sotto.
La stella Gamma Cassiopea, sulla sinistra (a “testa in giù rispetto all’imagine di apertura”) il suo “fantasma”. Crediti: Palomar Observatory.
La nebulosa IC 63 non è l’unico oggetto sotto l’influenza della accecante stella, che sprigiona l’energia di 34.000 soli, ma fa parte di una regione nebulosa molto più ampia che circonda Gamma Cassiopea, con una estensione di circa due gradi nel cielo quattro volte più ampia della Luna piena.
La costellazione di Cassiopea è visibile ogni notte dalle latitudini settentrionali e superiori. Il suo caratteristico asterismo a “W”, che forma il trono della regina, è visibile alto nel cielo nelle sere autunnali e invernali.
Gamma Cassiopeiae, la stella centrale nella W, è visibile a occhio nudo, ma per vedere IC 63 è necessario un grande telescopio.
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Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
La sera del 26 ottobre, alle ore 20:40 circa, guardando verso est-nordest, potremo vedere la Luna (fase 94%) accompagnare le sette sorelle, l’ammasso delle Pleiadi (M 45) e la rossa stella Aldebaran (mag. +0,9) della costellazione del Toro.
Si tratta di un incontro ad ampio campo: la Luna si trova infatti a ben 9,3° a sud-sudest delle Pleiadi e a poco più di 10° a nord-nordest di Aldebaran. Nonostante la distanza tra ragguardevole tra le protagoniste di questo incontro celeste, sarà magnifico osservare e fotografare l’evento, soprattutto se, sfruttando la bassa altezza sull’orizzonte (circa 8,5° all’orario indicato), saranno inclusi elementi del paesaggio naturale nella scena.
L’evoluzione di questo incontro si potrà osservare il giorno dopo, il 27 ottobre, con la Luna (fase 88%) che si sarà spostata oltre Aldebaran, ponendosi a poco meno di 4° a sud-sudovest di essa.
Impressione artistica del veicolo spaziale Mars Express che sonda l’emisfero sud di Marte, sovrapposto a un mosaico di colori di una porzione di Planum Australe. L’area di studio è evidenziata utilizzando un mosaico di immagini THEMIS IR. La potenza del segnale dell’eco proveniente dal sottosuolo è codificata per colore e il blu intenso corrisponde ai riflessi più forti, che sono interpretati come causati dalla presenza di acqua. Crediti: USGS Astrogeology Science Center, Arizona State University, Esa, Inaf. Elaborazione grafica di Davide Coero Borga – Media Inaf
Impressione artistica del veicolo spaziale Mars Express che sonda l’emisfero sud di Marte, sovrapposto a un mosaico di colori di una porzione di Planum Australe. L’area di studio è evidenziata utilizzando un mosaico di immagini THEMIS IR. La potenza del segnale dell’eco proveniente dal sottosuolo è codificata per colore e il blu intenso corrisponde ai riflessi più forti, che sono interpretati come causati dalla presenza di acqua. Crediti: USGS Astrogeology Science Center, Arizona State University, Esa, Inaf. Elaborazione grafica di Davide Coero Borga – Media Inaf
Nell’acqua salata nascosta nel sottosuolo di Marte c’è ossigeno sufficiente per ospitare la vita: l’acqua lo cattura dall’atmosfera del pianeta rosso, dove il gas è presente in tracce. L’ossigeno potrebbe essere presente anche nell’acqua ricca di minerali del lago scoperto dal radar italiano Marsis, che si trova sulla sonda europea Mars Express, a condizione che sia in grado di avere degli scambi con l’atmosfera. Lo indica la ricerca del California Institute of Technology (Caltech) pubblicata sulla rivista Nature Geoscience.
I calcoli fatti dal gruppo di Vlada Stamenković indicano che l’ossigeno potrebbe sostenere la vita di microrganismi e animali più complessi, come spugne.
«Non sappiamo se Marte abbia mai ospitato la vita», scrivono i ricercatori, ma «i nostri risultati estendono la possibilità di cercarla». Finora, infatti, forme di vita basate sull’ossigeno si ritenevano impossibili su Marte perché la sottile atmosfera del pianeta è poverissima di questo gas. Si pensava quindi che sul pianeta rosso potessero vivere solo microrganismi simili ai batteri della Terra tipici degli ambienti privi di ossigeno. I nuovi calcoli indicano che l’acqua salata di Marte poco al di sotto della superficie può catturare l’ossigeno a condizione che periodicamente riesce a entrare in contatto con l’atmosfera attraverso fessure della crosta, «come fanno i mari terrestri», rileva Elena Pettinelli, dell’Università Roma Tre, che aveva partecipato all’analisi dei dati del radar Marsis. Anche il lago sotterraneo visto dal radar Marsis potrebbe essere un ambiente adatto alla vita «se l’ossigeno venisse periodicamente fornito grazie a un contatto periodico fra il lago e l’atmosfera».
Per l’astrobiologa Daniela Billi, dell’università di Roma Tor Vergata, i nuovi dati estenderebbero la gamma delle possibili forme di vita che il pianeta rosso potrebbe ospitare perché “ampliano la gamma dei possibili metabolismi presenti su Marte”.
Nel tempo, infatti, le concentrazioni di ossigeno nell’acqua marziana potrebbero essere diventate tali da poter supportare microrganismi dal metabolismo basato sull’ossigeno. I ricercatori del Caltech hanno calcolato la quantità di ossigeno che potrebbe essere disciolto nell’acqua salata di Marte «considerando alcune delle principali variabili che controllano il processo di assorbimento del gas, come temperatura, concentrazione delle soluzioni saline, natura dei sali disciolti e la latitudine», spiega il chimico organico Raffaele Saladino, dell’università della Tuscia. Ciò indica «la possibilità che quantità sensibili di ossigeno possano accumularsi nelle acque salate, soprattutto in corrispondenza delle regioni polari, dove sussistono le condizioni ambientali più favorevoli». Secondo l’esperto l’ossigeno presente nell’acqua «potrebbe, in principio, sostenere forme di vita primordiali» che respirano l’ossigeno, «ma dovrebbero essere estremofile, ovvero richiedere elevate concentrazioni saline e basse temperature per replicarsi».
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27-28 ottobre 15° ICARA – Italian Congress of Amateur Radio Astronomy
Organizzato dalla Sezione Radioastronomia dell’UAI e da IARA – Italian Amateur Radio Astronomy, presso l’Osservatorio Astronomico di Tavolaia in collaborazione con l’Associazione Astronomica “I. Newton” radioastronomia.uai.it
Le campagne nazionali UAI
27 ottobre Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso
La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso inquinamentoluminoso.uai.it
La missione ESA-JAXA BepiColombo (ne abbiamo parlato diffusamente presentandola in questo articolo BepiColombo: Europa e Giappone insieme verso Mercurio), diretta verso Mercurio, è stata lanciata la notte tra il 19 e il 20 ottobre, con un Ariane 5 da Kourou alle 01:45:28 GMT, quando in Italia erano le 3:45:28, dando il via a una eccitante missione che ha come obiettivo lo studio dei misteri del pianeta più interno del Sistema Solare.
I segnali della sonda, ricevuti presso il centro di controllo dell’ESA a Darmstadt, in Germania, attraverso la stazione di rilevamento di New Norcia alle 02:21 GMT, hanno confermato che il lancio è andato a buon fine.
BepiColombo è uno sforzo congiunto tra l’ESA e la Japan Aerospace Exploration Agency, JAXA. È la prima missione europea diretta a Mercurio, il pianeta più piccolo e meno esplorato nel Sistema Solare interno, e la prima a inviare due veicoli spaziali per effettuare contemporaneamente misurazioni complementari del pianeta e del suo dinamico ambiente.
«Il lancio di BepiColombo è una pietra miliare per ESA e JAXA e ci saranno molti grandi successi», afferma Jan Wörner, Direttore Generale dell’ESA. «Oltre a completare il difficile viaggio, questa missione restituirà un’enorme quantità di dati scientifici. È grazie alla collaborazione internazionale e ai decenni di sforzi e competenze di tutti coloro che sono coinvolti nella progettazione e nella costruzione di questa incredibile macchina, che siamo ora sulla strada per indagare sui misteri del pianeta Mercurio».
«Congratulazioni per il lancio di successo del Ariane 5 che trasporta BepiColombo, missione esplorativa congiunta ESA-JAXA», afferma Hiroshi Yamakawa, presidente JAXA. «Desidero esprimere la mia gratitudine per l’eccellente risultato delle operazioni di lancio. JAXA ha grandi aspettative che le successive osservazioni dettagliate sulla superficie e l’interno di Mercurio ci aiuteranno a comprendere meglio l’ambiente del pianeta e, in ultima analisi, l’origine del Sistema Solare e della Terra».
BepiColombo comprende due satelliti scientifici: Mercury Planetary Orbiter (MPO) dell’ESA e Mercury Magnetospheric Orbiter di JAXA (MMO, o ‘Mio’). Il Mercury Transfer Module (MTM) costruito dall’ESA porterà gli orbiter fino a Mercurio utilizzando una combinazione di propulsione solare e gravità assist, con un sorvolo di Terra, due di Venere e sei di Mercurio, prima di entrare in orbita proprio di Mercurio verso la fine del 2025.
«C’è una lunga ed eccitante strada davanti a noi prima che BepiColombo inizi a raccogliere dati per la comunità scientifica», afferma Günther Hasinger, direttore delle missioni scientifiche dell’ESA. «Gli sforzi, come per la missione Rosetta e le sue scoperte pionieristiche, anche a distanza di anni dal loro completamento, ci hanno già dimostrato che le complesse missioni di esplorazione scientifica meritano l’attesa».
I due orbiter scientifici saranno anche in grado di utilizzare alcuni dei loro strumenti durante la fase di crociera, offrendo opportunità uniche per raccogliere dati scientificamente preziosi su Venere. Inoltre, alcuni degli strumenti progettati per studiare Mercurio in una modalità possono essere utilizzati in modalità diversa per studiare Venere, che ha una atmosfera spessa rispetto alla superficie esposta di Mercurio.
«BepiColombo è una delle missioni interplanetarie più complesse che abbiamo mai realizzato», afferma Andrea Accomazzo, Flight Director dell’ESA per BepiColombo. «Una delle maggiori sfide è l’enorme gravità del Sole, che rende difficile collocare un’astronave in un’orbita stabile attorno a Mercurio. Dobbiamo frenare costantemente per garantire una caduta controllata verso il Sole, con i propulsori ionici che forniscono la spinta bassa necessaria per la lunga durata della fase di crociera».
Altre sfide includono l’ambiente con temperature estreme a cui sarà sottoposto il veicolo spaziale, che andrà da -180ºC a oltre 450ºC, più caldo di un forno per pizza. Molti dei meccanismi dei veicoli spaziali e dei rivestimenti esterni non erano stati precedentemente testati in tali condizioni.
Il design complessivo dei tre moduli della sonda riflette le condizioni estreme che dovranno affrontare. I grandi pannelli solari del modulo di trasferimento devono essere inclinati ad angolo retto per evitare danni da radiazioni, fornendo comunque energia sufficiente al veicolo spaziale. Sull’MPO, l’ampio radiatore consente all’astronave di rimuovere efficacemente il calore dai suoi sottosistemi, oltre a riflettere il calore e sorvolare il pianeta a quote più basse di quanto non sia mai stato fatto prima. Il Mio a otto lati ruoterà 15 volte al minuto per distribuire uniformemente il calore del Sole sui suoi pannelli solari per evitare il surriscaldamento.
«Vedere il nostro veicolo spaziale decollare è un momento che tutti stavamo aspettando», dice Ulrich Reininghaus, responsabile del progetto BepiColombo dell’ESA. «Abbiamo superato molti ostacoli nel corso degli anni, e le squadre sono felici di vedere BepiColombo sulla strada per l’intrigante pianeta Mercurio».
Pochi mesi prima di arrivare a Mercurio, il modulo di trasferimento verrà espulso, lasciando i due orbiter scientifici – ancora collegati l’uno con l’altro – per essere catturati dalla gravità di Mercurio. La loro altitudine sarà regolata usando i propulsori di MPO fino a raggiungere l’orbita polare ellittica finale.
Successivamente MPO si separerà e discenderà sulla sua orbita usando i suoi propulsori. Insieme gli orbiter effettueranno misurazioni che riveleranno la struttura interna del pianeta, la natura della superficie e l’evoluzione delle caratteristiche geologiche – compreso il ghiaccio nei crateri in ombra del pianeta – e l’interazione tra il pianeta e il vento solare.
«Un aspetto unico di questa missione è avere due veicoli spaziali che monitorano il pianeta da due diverse località contemporaneamente: questa è davvero la chiave per comprendere i processi legati all’impatto del vento solare sulla superficie di Mercurio e il suo ambiente magnetico», Johannes Benkhoff project scientist di BepiColombo. «BepiColombo svilupperà le scoperte e le domande sollevate dalla missione Messenger della NASA per fornire la migliore comprensione dell’evoluzione di Mercurio e del Sistema Solare fino ad oggi, che a sua volta sarà pure essenziale per capire come i pianeti orbitanti vicino alle loro stelle nei sistemi di pianeti extrasolari si evolvono».
Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
Nelle prime ore del 21 ottobre, la Luna (fase 86%) passerà a 2,8° a sud di Nettuno, ma se può servire per individuarlo, la grande differenza di luminosità tra i due corpi renderà molto difficile l’osservazione. Ricordiamo che Nettuno non è visibile a occhio nudo (mag. +7,8) ma è necessario almeno un buon binocolo.
La sera del 24 ottobre, invece, la Luna Piena (fase 100%) passa a 5,5° a sud di Urano.
Il pianeta è molto tenue, più luminoso di Nettuno ma non abbastanza per osservarlo a occhio nudo (mag. +5,7), anche per lui è necessario almeno un binocolo.
Questo incontro, però, cade proprio il giorno dell’opposizione del pianeta con il Sole, e ancora una volta sarà possibile sfruttare la posizione della Luna come riferimento per individuare con maggior facilità il remoto pianeta.
Come ogni anno, anche quest’anno l’evento internazionale che punta i telescopi degli amatori di tutti il mondo sulla Luna, e quest’anno il giorno scelto è il 20 ottobre. Per maggior informazioni sull’evento leggete l’articolo, firmato da Paolo Colona di Accademia delle Stelle: InOMN – La Notte della Luna 2018
In Italia tante le iniziative e i gruppi coinvolti, cercate quello più vicino a voi! Noi ve ne suggeriamo qualcuno. E se proprio non trovate un evento vicino ma avete il vostro telescopio… scendete in strada e, se vi serve qualche suggerimento su cosa osservare, c’è sempre il nostro Francesco Badalotti con i suoi consigli!
A Roma la Notte della Luna viene organizzata tutti gli anni dall’Accademia delle Stelle, fin dal primo spettacolare evento del 2010 di fronte a Castel Sant’Angelo.
Anche nel 2018, per il nono anno consecutivo, i curiosi e gli appassionati di astronomia della Capitale avranno a loro disposizione una schiera di telescopi con cui potranno ammirare il nostro satellite, accompagnati da astrofili esperti che chiariranno ogni aspetto della Luna e illustreranno le bellezze del cielo autunnale puntando al telescopio anche pianeti, stelle doppie e altri oggetti interessanti.
L’evento si svolgerà, come in tutta Italia, sabato 20 ottobre presso la sede all’EUR di fronte alla fermata Laurentina della Metro, a partire dalle ore 21, con il contributo di Coelum Astronomia, media partner dell’Accademia delle Stelle. La partecipazione è gratuita e non c’è bisogno di prenotare.Evento Facebook
Sempre a Roma, ma a Fiumicino, e sempre in collaborazione con Coelum Astronomia come media partner, la Notte della Luna è organizzata dal Gruppo Astrofili Palidoro.
Ore 20.30: Inizio conferenza riguardante la Luna all’interno della Sala Conferenze di Villa Guglielmi;
Ore 21.30: Apertura telescopi per osservazione della Luna.
L’evento sarà arricchito da una diretta Facebook sulla pagina gruppo in cui verrà trasmesso il nostro satellite dal vivo! Qui trovate l’evento Facebook.
Di nuovo provincia di Roma, questa volta a Fregene, l’evento di Astronomiamo che con il Gilda on the Beach vi attendono nel Lungomare di Ponente 11, per portarvi “a spasso sulla Luna”. Conferenze, osservazione lunare e la splendida novità di Planets in a Room, per portarvi la Luna nella stanza. Evento facebook.
La Società Astronomica Pugliese vi invita alla serata astronomica presso il CEA SOLINIO di Cassano delle Murge, sede dell’Osservatorio astronomico della Murgia. A partire dalle 19:00 con conferenze, osservazioni al telescopio e a occhio nudo, cena agrituristica compresa (prenotazione obbligatoria).
Spostiamoci ora in provincia di Pistoia, dove gli amici del GAMP – Gruppo Astrofili della Montagna Pistoiese vi aspettano presso l’Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese. Appuntamento alle ore 20:30 quando i telescopi verranno puntati sul nostro satellite”. La prenotazione è obbligatoria, trovate le informazioni sul loro sito oppure sull’evento Facebook.
A Torino il Planetario Infini.to partecipa con una apertura speciale dedicata agli appassionati di astronomia, ai curiosi, alle famiglie, ai bambini e a tutti coloro che desiderano poter conoscere meglio e ammirare la Luna. Col biglietto dell’evento sarà possibile visitare il Museo dello Spazio interattivo e assistere allo spettacolo del Planetario Guarda che Lune! Dopo la proiezione, se le condizioni meteo lo consentiranno, i visitatori saranno condotti sulla terrazza osservativa del Museo per osservare direttamente il cielo attraverso un telescopio.
La Società Astronomica Fiorentina SAF vi aspetta con i suoi telescopi aSesto F.no (FI), presso l’I.I.S. “A.M. Agnoletti” (Via Ragionieri, 47) a partire dalle 21:15.
Mentre a Perugia trovate l’Associazione Astrofili Paolo Maffeidalle ore 20.00 in poi, per il MOON WATCH PARTY presso il BARTON PARK, a Pian di Massiano (Perugia). Sarà una serata pubblica ad ingresso gratuito «per osservare la Luna, il nostro bellissimo satellite con occhi diversi: i telescopi!».
Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Ottobre su Coelum Astronomia 226
BepiColombo è la prima missione europea verso Mercurio, il più misterioso dei pianeti interni del nostro Sistema Solare. Con un lancio programmato per le 03:45 del mattino del 20 ottobre 2018, la sonda viaggerà verso il più piccolo e meno esplorato dei pianeti rocciosi del nostro Sistema Solare. Quando arriverà a destinazione, nel 2025, dovrà sopportare temperature che supereranno i 350 °C mentre raccoglierà dati scientifici per la sua missione della durata nominale di 1 anno.
BepiColombo è una missione che nasce dallo sforzo congiunto dell’Agenzia Spaziale Europea ESA, che la coordina, e dalla giapponese JAXA, e si compone di due elementi principali: il Mercury Planetary Orbiter (MPO) fornito da ESA e il Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO) fornito da JAXA. BepiColombo proseguirà gli studi iniziati dalla missione NASA MESSENGER, raccogliendo dati complementari e svolgendo nuove osservazioni dell’interno del pianeta, della sua superficie, della sua esosfera e magnetosfera. Le osservazioni consentiranno agli scienziati di comprendere meglio l’origine e l’evoluzione di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, così come dell’intero Sistema Solare.
Mercurio è il meno esplorato tra i mondi del Sistema Solare interno a causa delle difficoltà che si incontrano per raggiungerlo, e anche per quelle legate al condurre operazioni in un ambiente così vicino al nostro Sole. Operare in prossimità della nostra stella rende complicata la gestione dell’equilibrio termico del satellite e la trasmissione di segnali radio da e verso la Terra, disturbati dal rumore elettromagnetico proveniente dal Sole. Dopo i primi tre fly-by della sonda Mariner 10, avvenuti negli anni ’70, si è dovuto attendere 30 anni per l’arrivo della sonda MESSENGER, che da un’orbita fortemente eccentrica ha compiuto la prima esplorazione completa di Mercurio, e insieme ad alcune conferme ha sollevato un gran numero di nuove domande rimaste ad oggi senza risposta.
Per saperne di più sulla missione scientifica e gli strumenti a bordo
Con la missione VA245, il vettore Ariane 5 in versione ECA, al suo quinto volo del 2018, lancerà BepiColombo in un’orbita di allontanamento dalla Terra. Il peso totale del carico utile al momento del lancio sarà di 4.241 kg, ed Ariane partirà dall’Ariane Launch Complex No. 3 (ELA-3) di Kourou, nella Guiana Francese.
Il liftoff è previsto per le 01:45:28 UTC, le 03:45 del mattino italiane di sabato 20 ottobre 2018. Il tempo di volo, dal momento del decollo fino alla seprazione di BepiColombo dal vettore, è stimato in 26 minuti e 47 secondi. La velocità terminale impressa alla sonda sarà di 3.475 m/s con un’orbita inclinata di -3,8 gradi.
Il lancio è controllato dai due computer di bordo dell’Ariane 5. Circa 7 secondi dopo l’accensione del motore criogenico dello stadio principale, a T-0, i due booster a propellente solido vengono accesi consentendo il decollo. Inizialmente il lanciatore salirà in verticale per 13 secondi, quindi ruoterà in direzione est. L’ogiva che protegge BepiColombo sarà espulsa a T + 189 secondi. Una volta completata la prima parte del volo, i computer di bordo ottimizzeranno la traiettoria in tempo reale al fine di ridurre al minimo il consumo di propellente, portando il lanciatore in orbita intermedia alla fine della fase di propulsione dello stadio principale e successivamente nell’orbita finale alla fine della spinta dello stadio superiore criogenico.
Il core booster non arriverà in orbita, ma rientrerà cadendo in mare nell’Oceano Atlantico, al largo della costa africana (nel Golfo di Guinea). Alla fine della corsa verso l’orbita BepiColombo si starà muovendo a circa 10.155 metri al secondo (36.558 chilometri orari) e si troverà ad un’altitudine di 1.449 km.
Ecco la sequenza completa degli eventi
Tempo
(± o:m:s)
Descrizione evento
-11:23:00
Inizio conto alla rovescia finale
-10:33:00
Controllo dei sistemi elettrici
-04:38:00
Inizio carico dei propellenti nello stadio criogenico principale (EPC)
-03:28:00
Inizio carico dei propellenti nello stadio criogenico superiore
-03:18:00
Inizio raffreddamento del motore Vulcain
-01:15:00
Controllo della connessione tra il lanciatore e il sistema di telemetria, inseguimento e comando
-00:07:00
Rapporto su “tutti i sistemi GO”, con sincronizzazione dei sistemi
-00:04:00
Serbatoi a pressione di volo
-00:01:00
Il razzo è alimentato dai sistemi interni
-00:00:05
Apertura dei bracci di servizio degli stadi criogenici
-00:00:04
Comando del razzo completamente trasferito ai sistemi di bordo
-00:00:00
Tempo di riferimento
+00:00:01
Accensione dello stadio principale criogenico, con il motore Vulcain
+00:00:07.05
Accensione dei booster laterali a propellente solido
+00:00:07.30
Decollo
+00:00:12.30
Fine della traiettoria verticale, inizio della manovra di rollio
+00:00:31.10
Fine della manovra di rollio
+00:02:21
Separazione dei booster laterali
+00:03:09
Espulsione dell’ogiva del razzo
+00:06:26
Acquisizione del segnale radio alla stazione di Natal
+00:08:37
Fine della spinta dello stadio criogenico principale (EPC)
+00:08:43
Separazione dello stadio criogenico principale (EPC)
+00:08:47
Accensione dello stadio criogenico superiore (ESC-A)
+00:13:22
Acquisizione del segnale radio alla stazione di Ascension
+00:17:46
Acquisizione del segnale radio alla stazione di Libreville
+00:21:59
Acquisizione del segnale radio alla stazione di Malindi
+00:24:38
Arrivo all’orbita finale
+00:26:47
Separazione di BepiColombo
La complessa danza verso Mercurio
Di Y tambe – Y tambe’s file, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=248738
BepiColombo non volerà direttamente verso Mercurio, ma per raggiungere il suo obiettivo saranno necessari vari passaggi ravvicinati con altri pianeti, compresa la Terra. Contrariamente a quanto avviene con le missioni che esplorano i pianeti esterni del Sistema Solare, le sonde che sono destinate ai pianeti più vicini al Sole rispetto alla Terra devono essere rallentate, in quanto la forza gravità del Sole le accelera a velocità molto maggiori di quelle necessarie per entrare in orbita attorno al pianeta desiderato, in questo caso Mercurio.
Per ottenere il necessario rallentamento BepiColombo dovrebbe portare con sé una quantità molto grande di propellente, da spendere in lunghe accensioni dei razzi di manovra al fine di perdere velocità. Questo, però, avrebbe aumentato in modo inaccettabile la massa al lancio, rendendo di fatto impossibile la missione. Un secondo metodo, molto più efficiente dal punto di vista dei “consumi”, è quello di volare nelle vicinanze di altri corpi celesti, ad esempio altri pianeti come Venere o la stessa Terra, di cui sfruttare il campo gravitazionale per ottenere la variazione di velocità desiderata. Impiegando questa tecnica BepiColombo rallenterà di 4 km al secondo grazie alla spinta del modulo MTM, e di ulteriori 3 km/s grazie ai gravity-assist con Terra, Venere e Mercurio stesso.
Semplificando molto il meccanismo possiamo intuitivamente dire che se la sonda approccia il pianeta con cui effettuare il fly-by passando davanti alla faccia rivolta verso la direzione del moto del pianeta stesso lungo la sua orbita attorno al Sole, ne ottiene una diminuzione di velocità. L’energia per la “manovra” viene dunque presa in prestito dall’energia cinetica del pianeta, che data l’enorme differenza di massa tra esso e la sonda, cambierà in maniera impercettibile l’ampiezza della sua orbita. Naturalmente il risparmio in carburante ha un prezzo: le sonde devono avvicinarsi molto al pianeta usato per l’effetto fionda gravitazionale, arrivando a sfiorarne a volte gli strati più esterni dell’atmosfera e richiedendo quindi una eccellente precisione in fase di avvicinamento, e un allungamento dei tempi di viaggio che si misura in anni, specie se come nel caso di BepiColombo sono necessari vari fly-by.
La timeline del viaggio di BepiColombo verso Mercurio – (C) ESA
Come seguire la missione
L’associazione ISAA seguirà in diretta le operazioni di lancio direttamente da ESA/ESOC tramite l’account twitter @AstronautiCAST. Chi invece desiderasse discutere con altri appassionati potrà seguire e commentare nella discussione dedicata su ForumAstronautico.it.
Sempre su Twitter è possibile seguire gli account ufficiali @BepiColombo, @esaoperations ed @esascience. I tre moduli spaziali avranno inoltre i propri account personalizzati (@JAXA_MMO, @ESA_Bepi ed @ESA_MTM); seguiteli per contenuti extra e per un punto di vista unico della missione. L’hashtag ufficiale è #bepicolombo.
ESA Web TV offrirà una diretta streaming del lancio a partire dalle 03:15 del mattino ora italiana suesa.int/live e su livestream.
Vi avvisiamo che le immagini della telecamera di monitoraggio di MTM che mostreranno l’apertura dei pannelli solari dei moduli MTM ed MPO saranno acquisite approssimativamente soltanto 12 ore dopo il lancio, mentre quelle delle antenne e dei bracci di MPO arriveranno un giorno e mezzo dopo il lancio.
Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
Il proto-superammasso di galassie soprannominato Hyperion è stato scovato grazie a nuove misure e un complesso esame dei dati di archivio. È la struttura più grande e più massiccia mai trovata in questa ubicazione così lontana nel tempo e nello spazio – a soli due miliardi di anni dopo il Big Bang. Crediti: Eso/L. Calçada & Olga Cucciati et al.
Nell’immagine l’enorme Hyperion, la sua estensione viene confrontata con l’estensione di un tipico ammasso di galassie del nostro universo locale. Credit: ESO/L. Calçada & Olga Cucciati et al.
Un’equipe di astronomi, guidata da Olga Cucciati dell’INAF di Bologna, ha usato lo strumento VIMOS sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per identificare un gigantesco proto-superammasso di galassie che si sta formando nell’Universo primordiale, appena 2,3 miliardi di anni dopo il Big Bang. Questa struttura, che i ricercatori hanno soprannominato Hyperion, è la più grande e la più massiccia mai trovata così presto nella formazione dell’Universo.
Il soprannome di Hyperion è quello di un Titano della mitologia greca, confrontabile alle dimensioni e alla massa immensi del proto-superammasso. Il suggerimento di questa nomenclatura mitologica proviene da un proto-ammasso scoperto in precedenza all’interno di Hyperion sono assegnati altri nomi mitologici, come Theia, Eos, Selene o Helios, quest’ultimo raffigurato nell’antica statua del Colosso di Rodi.
Si calcola che l’enorme massa del proto-superammasso sia più di un milione di miliardi di volte di quella del Sole. Questa massa titanica è simile a quella delle più grandi strutture osservate oggi nell’Universo, ma trovare un oggetto così massiccio nell’Universo primordiale ha sorpreso gli astronomi.
«È la prima volta che si riesce a identificare una struttura così grande a un redshift cosi elevato, a poco più di 2 miliardi di anni dopo il Big Bang», spiega la prima autrice dell’articolo che riporta la scoperta, Olga Cucciati. «Di solito queste strutture sono note a redshift più bassi, cioè quando l’Universo ha avuto un tempo sufficiente per evolversi e costruire oggetti così grandi. È stata una vera sorpresa trovare qualcosa che si è evoluto così tanto quando l’Universo era relativamente giovane!».
Il redshift di 2,45 di Hyperion implica che gli astronomi hanno osservato il proto-superammasso com’era 2,3 miliardi di anni dopo il Big Bang.
Una panoramica in luce visibile della regione intorno al campo COSMOS, realizzata con fotografie scattate attraverso filtri blu e rossi che fanno parte della survey DSS2 (Digitized Sky Survey 2). L\’estensione del campo COSMOS, una delle zone di cielo più studiate con telescopi da terra e dallo spazio, è indicata dal quadrato blu. Il campo di vista di questa immagine è circa 3,3 gradi di lato. Crediti: ESO and Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin.
Hyperion, situato nel campo COSMOS nella costellazione di Sestante, è stato identificato analizzando la vasta raccolta di dati ottenuti dalla survey VIMOS Ultra-deep condotta da Olivier Le Fèvre (Aix-Marseille Université, CNRS, CNES). La survey fornisce una mappa tridimensionale senza precedenti della distribuzione di oltre 10 000 galassie nell’Universo distante.
L’equipe ha scoperto che Hyperion ha una struttura molto complessa: contiene almeno 7 regioni di alta densità collegate da filamenti di galassie, mentre le sue dimensioni sono paragonabili ai superammassi locali vicini, sebbene la struttura sia molto diversa.”I superammassi più vicini alla Terra tendono ad avere una distribuzione della massa molto più concentrata con strutture evidenti“, spiega Brian Lemaux, astronomo all’Università della California, Davis e LAM, e co-leader del gruppo che ha effettuato lo studio. “Ma in Hyperion la massa è distribuita molto più uniformemente, con una serie di bolle collegate, popolate da associazioni rilassate di galassie.”
Il contrasto è molto probabilmente dovuto al fatto che i superammassi locali hanno avuto miliardi di anni per permettere alla forza di gravità di raccogliere la materia in regioni più dense – un processo che ha agito per un tempo molto inferiore nel giovanissimo Hyperion.
Grazie alla grande dimensione in un periodo molto iniziale della storia dell’Universo, ci si aspetta che Hyperion evolva in qualcosa di simile alle immense strutture dell’Universo locale, come i supermassi che costituiscono lo Sloan Great Wall, opppure il superammasso della Vergine che contiene anche la nostra galassia, la Via Lattea. «Comprendere Hyperion e come si confronta con simili strutture recenti può darci informazioni sullo sviluppo dell’Universo nel passato e su come continuerà l’evoluzione nel futuro, e permetterci di studiare alcuni modelli di formazione dei superammassi» conclude Cucciati. «Portare alla luce questo titano cosmico serve a capire meglio la storia della formazione delle strutture a larga scala».
Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
Fra meno di una settimana avrà il via la missione più attesa dell’anno, BepiColombo. L’Europa e il Giappone potranno, dopo anni e anni di progettazione, arrivare su Mercurio per completare il lavoro iniziato dalla Nasa con Mariner 10 e Messenger. Le due missioni americane non hanno fatto che stuzzicare l’appetito dei ricercatori di tutti il mondo. Il primo pianeta del Sistema solare è ricco di sorprese e le domande irrisolte si sono moltiplicate. L’Italia è fortemente coinvolta in questa missione, con l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e diverse università. BepiColombo è una missione composta di due sonde (una dell’Esa e l’altra della Jaxa) cariche di strumenti che permetteranno di studiare Mercurio come mai in precedenza.
Tra i diversi esperimenti c’è quello che potremmo definire “gli occhi di BepiColombo”, ossia Simbio-Sys(Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory SYStem) a bordo della sonda Mercury Planetary Orbiter (Mpo).
Gabriele Cremonese dell’Inaf di Padova. Per la missione BepiColombo è principal investigator dello strumento Symbio-Sis. Nella foto Gabriele si trova di fronte alla sonda europea Mpo. Crediti: Gabriele Cremonese, Inaf
A guidare il team di esperti di questo spettrografo è Gabriele Cremonese, ricercatore dell’Inaf di Padova. Cremonese ha avuto negli anni la responsabilità di diversi studi di camere per potenziali missioni, dell’Esa e della Nasa. Attualmente è co-pi di Cassis, la stereo camera a Bordo di ExoMars Tgo, ma è anche deputy-pi e project scientist di Janus, la camera bordo di Juice. A lui, che lavora per la missione BepiColombo ormai dal 2000, abbiamo fatto qualche domanda sulla missione e sullo strumento che guida.
Perché una missione espressamente dedicata al pianeta Mercurio?
«Mercurio fino a qualche anno fa rappresentava il pianeta meno noto, sebbene piuttosto vicino alla Terra, poi è stata selezionata la missione della Nasa Messenger, ma ormai l’Esa aveva già deciso si lanciare BepiColombo insieme ai giapponesi. Malgrado i dati raccolti dalla Nasa, ci sono ancora molte incognite su Mercurio. La sua struttura interna non è stata svelata dagli ultimi dati, molte novità sono state scoperte sulla sua superficie come gli hollow, ma è impossibile capirne l’origine e l’evoluzione perché mancano dati per esempio sulla composizione. Essendo il pianeta più vicino al Sole rappresenta un end-member del Sistema solare e quindi è molto importante conoscerlo meglio, anche perché l’origine della Terra è legata alla conoscenza di Mercurio. La sonda Messenger ci ha fatto capire che Mercurio non è un pianeta morto come pensavamo, anzi c’è stata un’intensa attività vulcanica recente, che neanche immaginavamo, però non sappiamo come mai. Forse dobbiamo rivedere alcuni modelli sull’origine ed evoluzione del Sistema Solare, soprattutto quello interno, ma i dati a nostra disposizione non sono ancora sufficienti».
Lo strumento Symbio-Sis su BepiColombo. Elaborazione grafica a cura di Emanuele Simioni e Teo Mudric
Parliamo di Simbio-Sys: che cos’è? E come interagisce con gli altri strumenti?
«Simbio-Sys è un insieme di 3 strumenti ottici che fornirà immagini, anche 3D, e spettri di tutta la superficie. Certamente ha reso e rende molto complessa la pianificazione delle osservazioni e delle varie fasi e le operazioni, ma i risultati saranno unici in quanto quasi tutto quello che c’è da sapere sulla superficie di Mercurio lo fornirà Simbio-Sys. Il fatto che siano stati progettati e realizzati insieme, condividendo l’elettronica principale, e che ci sia un unico team scientifico che lavora su tutti i dati sono dei vantaggi enormi. Non ci sono problemi di calibrazione e registrazione dei dati dei 3 strumenti, la pianificazione e interpretazione scientifica è comune e condivisa da tutto il team. E il team è abituato sin dall’inizio a lavorare insieme ed è pronto a lavorare sia sulle immagini che sugli spettri.
L’interazione sarà praticamente con tutti gli strumenti a bordo, in quanto ci verranno richieste le immagini per conoscere il contesto delle misure di altri e la composizione fornita dallo spettrometro sarà utile a tutti. Per esempio le misure della librazione, cioè l’oscillazione dell’asse di rotazione del pianeta, importanti per conoscere la struttura interna mettendo insieme i dati di altri 3 strumenti hanno bisogno delle immagini ad alta risoluzione. Il laser altimetro Bela potrà calibrare lo strumento solamente con le immagini 3D che gli forniremo noi con Stc e Hric. Inoltre lo stesso satellite ha chiesto i nostri dati in quanto le immagini ad alta risoluzione, ottenute in determinate circostanze, sono importanti per verificare il comportamento termico di tutto il sistema».
Le tre parti dello strumento sono una camera ad alta risoluzione per lo studio dettagliato della geologia del pianeta, una stereo-camera per la ricostruzione in 3D di tutta la superficie e una camera iperspettrale dedicata allo studio della composizione della superficie di Mercurio. Può descriverci meglio questi tre canali?
«Prima di tutto è importante sottolineare che l’ambiente in cui lavorerà BepiColombo, e quindi tutti gli strumenti, è molto difficile a causa dell’elevata dose di radiazioni a cui sono sottoposti e per l’elevata temperatura dovuta sia alla vicinanza del Sole che della superficie illuminata del pianeta che è molto calda, non essendoci un’atmosfera e avendo una rotazione molto lenta. Tutti e 3 gli strumenti sono stati progettati con limitate risorse, come massa e volume.
La camera ad alta risoluzione (Hric) si basa su un classico schema ottico, il Ritchie-Chretien, con alcune modifiche, necessarie per l’ambiente in cui lavorerà e per essere il più compatto possibile. La struttura meccanica e il baffle esterno, tubo che limita la luce diffusa dall’esterno e blocca parte del calore, sono stati disegnati proprio per HRIC e realizzati in Invar. Nell’apertura del baffle si è inserito un filtro per riflettere la luce infrarossa e far passare solo il visibile, per limitare il riscaldamento dello strumento.
Lo speciale dedicato alla missione su Coelum Astronomia 226, a cura di Andrea Ferrero. Lettura gratuita.
La stereo camera (Stc) si basa su un disegno ottico originale che è stato realizzato a Padova, ed è costituita da due canali che osservano la superficie da due angoli di vista diversi, per poter poi generare il Dtm, posti a 40 gradi. Quindi la superficie verrà osservata a più e meno 20 gradi dalla perpendicolare alla superficie. Le altre novità di Stc sono l’acquisizione stereo che sfrutta la tecnica push-frame invece del push-broom comunemente adottato, cioè si acquisiscono immagini e non solo singole linee di pixel, e i due canali focalizzano su un unico rivelatore, realizzato con tecnologia Cmos e uguale a quello di Hric.
Lo spettrometro Vihi si basa sul disegno di un telescopio Schmidt accoppiato a uno spettrometro a reticolo Littrow. Questo strumento deriva da una lunga esperienza di spettrometri realizzati per diverse altre missioni, ma in questo caso si ha un solo canale e un solo rivelatore, realizzato proprio per noi in Mercurio-Cadmio in grado di coprire un intervallo spettrale molto ampio da 400 nm a 2200 nm, cioè dal visibile al vicino infrarosso.
Tutti e i rivelatori sono stati realizzati specificatamente per Simbio-Sys dall’azienda americana Raytheon, la più grande industria americana per la costruzioni di armi da guerra con una piccola divisione spaziale».
Di cosa si occuperanno le tre camere?
«Gli obiettivi scientifici sono veramente tanti in quanto tutto quello che si vuole conoscere in dettaglio della superficie di Mercurio dovrà utilizzare i nostri dati. Le immagini ad alta risoluzione e in 3D, che in termini tecnici chiamiamo Digital Terrain Model (Dtm), verranno utilizzati per studiare i processi tettonici, l’attività vulcanica, i crateri d’impatto, ecc. Chiaramente l’interpretazione delle immagini è completa se possiamo avere le informazioni sulla composizione, che purtroppo Messenger non è riuscita a fornire con sufficiente dettaglio in quanto lo spettrometro non ha funzionato bene, e che fornirà Vihi».
Rispetto ad altri strumenti ottici a bordo di sonde planetarie del passato, o anche attualmente al lavoro, cosa ha di particolare Simbio-Sys?
«A mia conoscenza è la prima volta che in una missione spaziale si hanno 3 strumenti di remote sensing insieme. In genere nelle altre missioni ci sono team diversi per diversi strumenti e spesso non si parlano tra loro, a parte qualche sporadica collaborazione, che in genere avviene verso la fine della missione. Non esiste una pianificazione comune e una conoscenza delle performance condivisa».
Il gran giorno è quasi arrivato e nei prossimi anni ci sarà tanto da fare. Cosa si aspetta?
«Non è facile esprimere le emozioni che si provano in questi momenti. Ho iniziato a pensare a BepiColombo nel 2000 quando ho chiesto il primo finanziamento all’Asi per lo studio di una camera, prima ancora di sapere se la missione veniva selezionata. L’Asi attese l’ottobre del 2000 quando Esa selezionò BepiColombo e mi concesse il finanziamento. Pochi mesi dopo, all’inizio del 2001, entrai a far parte del comitato dell’Esa per la definizione degli strumenti a bordo. Questo importante inizio, grazie ad Asi ed Esa, mi hanno consentito di entrare nel vivo della missione da subito. Sono quindi passati 18 anni e dopo fasi alterne siamo arrivati a consegnare e provare, negli ultimi anni, uno strumento che funziona bene in accordo con i requisiti. Non riesco ancora a pensare che tra pochi giorni Simbio-Sys, insieme a tutti gli altri strumenti, lascerà la Terra alla volta di Mercurio, forse lo realizzerò un po’ di giorni dopo il lancio».
Il team di Simbio-Sys: Gabriele Cremonese è affiancato dai 3 responsabili delle camere: Pasquale Palumbo dell’Università Parthenope di Napoli, per la camera ad alta risoluzione Hric; Maria Teresa Capria, di Inaf-Iaps, per la stereo camera Stc; Fabrizio Capaccioni, di Inaf-Iaps, per la camera iperspettrale Vihi.
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Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
Volgendoci verso sud, , il 18 ottobre, vedremo la Luna (fase del 69%) passare a nordovest di Marte (mag. –0,9), a una distanza di circa 2,6°. Il teatro dell’incontro è quello delle deboli stelle del Capricorno, troppo flebili per spiccare nel chiarore ben più intenso del nostro satellite naturale.
Con il passare delle ore la Luna raggiungerà e sorpasserà la stella Iota Cap (mag. +4,3), mentre la grande figura celeste del Capricorno si farà via via più bassa, per inabissarsi nell’orizzonte occidentale poco dopo le ore 1:00.
Sarà quindi dopo la mezzanotte e mezza il momento migliore per fotografare la congiunzione includendo qualche elemento architettonico o del paesaggio naturale circostante.
27-28 ottobre 15° ICARA – Italian Congress of Amateur Radio Astronomy
Organizzato dalla Sezione Radioastronomia dell’UAI e da IARA – Italian Amateur Radio Astronomy, presso l’Osservatorio Astronomico di Tavolaia in collaborazione con l’Associazione Astronomica “I. Newton” radioastronomia.uai.it
Le campagne nazionali UAI
20 ottobre Moonwatch Party: La notte della Luna INAF – UAI In occasione della International Observe the Moon Night (InOMN)
Migliaia di postazioni osservative in decine di paesi di tutto il mondo allestite per osservare la Luna nella stessa serata. L’INAF e l’ UAI aderiscono all’iniziativa mondiale InOMN promuovendo il Moonwatch Party divulgazione.uai.it, www.media.inaf.it observethemoonnight.org
27 ottobre Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso
La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso inquinamentoluminoso.uai.it
Una foto panoramica del cratere Endeavour dove si trova Opportunity, ricostruita dalle immagini raccolte dalla sua camera PanCam, riprese tra il 7 e il 19 giugno 2017. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.
Una foto panoramica del cratere Endeavour dove si trova Opportunity, ricostruita dalle immagini raccolte dalla sua camera PanCam, riprese tra il 7 e il 19 giugno 2017. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.
Dal JPL si sta tentando una combinazione di ascolto di eventuali segnali dal rover e di invio di comandi nel caso Oppy fosse ancora operativo e si risvegli. Anche se la tempesta di polvere si è ormai dispersa, è possibile che uno strato di quella polvere si sia depositato sui pannelli solari del rover e stia bloccando i raggi solari necessari per ricaricare le sue batterie. Purtroppo non c’è modo di sapere se e quanta polvere possa essersi depositata e se sia quindi questo l’unico ostacolo al risveglio del rover.
Però su Marte un periodo particolarmente ventoso, noto al team di Opportunity come “stagione della pulizia delle polveri”, avviene tra i mesi di novembre e gennaio, e come si può intuire dal nome che le è stato dato, questa potrebbe aiutare a ripulire i pannelli del rover come già successo in passato. Nel 2014 infatti, proprio grazie ad un colpo di vento particolarmente intenso rispetto al solito, l’energia del rover ha avuto un’impennata, grazie proprio alla polvere spazzata via dal vento.
In alto un paio di selfie fatti da Opportunity nel gennaio e nel marzo del 2014. Nel primo caso, a sinistra, nella foto di gennaio si vedono ricoperti di polvere marziana, fatto che ha giustificato un calo nella produzione di energia molto maggiore di quello che ci si poteva aspettare dalla stagione invernale in cui si trovava, e quindi con il Sole basso sull’orizzonte. Sulla destra invece un selfie effettuato dopo un picco improvviso di energia che, dai 375 wattora dei pannelli ricoperti di sabbia è passato a quasi il doppio a 620 wattora. Fu evidente come delle raffiche di vento particolarmente intense avevano ripulito i pannelli dalla sabbia depositata sopra, molto più di quanto fosse mai successo negli anni precedenti, un’eventualità che speriamo succeda anche nella prossima primavera marziana. Cliccare sull’immagine per ingrandire. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell Univ./Arizona State Univ.
Il team missione spera quindi in un possibile nuovo colpo di vento che permetta al rover di caricare a sufficienza le batterie da risvegliarsi e riprendere le comunicazioni, anche se non è detto che siano stanziati i fondi per continuare i tentativi o se invece non si decida per decretare la fine della missione. A giorni infatti l’agenzia di Pasadena relazionerà alla NASA sui progressi e le prospettive di recupero della missione, e sapremo qualcosa di più sul destino dell’anziano rover.
Opportuny ha infatti più volte superato di gran lunga qualsiasi aspettativa di vita che gli scienziati abbiano mai avuto per lui. Proprio a causa dei rigidi inverni e delle tempeste di polvere non ci si aspettava che né lui né il gemello Spirit superassero i 90 giorni di missione sulla superficie marziana, e invece per Oppy siamo ormai a quasi quindici anni…
Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
Con il Patrocinio del Comune di Fiumicino e Media Sponsor COELUM Astronomia arriva #InOMN2018: La notte internazionale della Luna! Evento mondiale organizzato dalla NASA – National Aeronautics and Space Administration di osservazione e comprensione del nostro satellite naturale. La #Luna
PROGRAMMA
Ore 20.30: Inizio conferenza riguardante la Luna all’interno della Sala Conferenze di Villa Guglielmi;
Ore 21.30: Apertura telescopi per osservazione della Luna.
L’evento sarà arricchito da diretta Facebook sulla pagina Gruppo Astrofili Palidoro in cui verrà trasmesso il nostro satellite dal vivo!
Villa Guglielmi – Via di Villa Guglielmi – Fiumicino (RM)
Ingresso Libero
Info: info@astrofilipalidoro.it – 3475010985 – www.astrofilipalidoro.it
La sera del 14 ottobre, alle ore 21:00, guardando verso sudovest potremo vedere la Luna (fase 31%) passare a circa 4,3° a est-sudest del pianeta Saturno (mag. +0,6).
L’incontro avviene in piena Via Lattea, tra le magnifiche stelle del Sagittario. Il chiarore della Luna non permetterà tuttavia di individuare il delicato chiarore della nostra galassia e nemmeno delle vicine nebulose Laguna (M 8) e Trifida (M 20).
Sarà comunque un incontro affascinante e piacevole da osservare.
L’oggetto celeste più vicino alla Terra e facile da osservare è anche quello attorno al quale si appuntano moltissime false credenze, alcune delle quali clamorose e sorprendentemente diffuse. Chi non ha mai incontrato qualcuno colpito dal vedere la Luna di giorno, o che pensa che il nostro satellite non ruoti su se stesso o abbia un “lato oscuro”, o che vi ha candidamente posto la fatidica domanda: “Qual è la stella che sta sempre vicino alla Luna?”
Per ovviare a questa infausta situazione, la NASA lanciò nel 2010 un’iniziativa mondiale per l’osservazione della Luna e la diffusione della cultura scientifica al riguardo, la International Observe The Moon Night, in breve InOMN.
L’idea è quella di coinvolgere realtà locali per organizzare innumerevoli eventi dedicati al nostro satellite, con telescopi in piazza per dare a tutti la possibilità di osservare la Luna all’oculare (che è pur sempre una delle visioni in assoluto più impressionanti che può regalare un telescopio), raggiungendo così il più vasto pubblico possibile.
In Italia hanno aggiunto il proprio patrocinio a questa iniziativa anche l’INAF e la UAI, che l’ha promossa fin da subito tramite la propria commissione Divulgazione UAI come un’occasione, oltre che per proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna, anche per approfondire temi quali la genesi e le caratteristiche fisiche, le missioni spaziali passate e in programmazione, la mitologia, la poesia, la musica e le diverse espressioni artistiche ispirate al nostro satellite naturale.
La data proposta per il 2018 è sabato 20 ottobre. La fase lunare sarà tra il Primo Quarto e la Luna Piena.
Il nostro Paese ha accolto entusiasticamente l’appello della NASA, rispondendo anche l’anno scorso col maggior numero di eventi organizzati rispetto a qualsiasi altra nazione europea.
A Roma la Notte della Luna viene organizzata tutti gli anni dall’Accademia delle Stelle, fin dal primo spettacolare evento del 2010 di fronte a Castel Sant’Angelo.
Anche nel 2018, per il nono anno consecutivo, i curiosi e gli appassionati di astronomia della Capitale avranno a loro disposizione una schiera di telescopi con cui potranno ammirare il nostro satellite, accompagnati da astrofili esperti che chiariranno ogni aspetto della Luna e illustreranno le bellezze del cielo autunnale puntando al telescopio anche pianeti, stelle doppie e altri oggetti interessanti.
L’evento si svolgerà, come in tutta Italia, sabato 20 ottobre presso la nostrasede all’EUR di fronte alla fermata Laurentina della Metro, a partire dalle ore 21, con il contributo di Coelum Astronomia, media partner dell’Accademia delle Stelle. La partecipazione è gratuita e non c’è bisogno di prenotare. Per i dettagli:
I due nuovi corsi di Astronomia
L’Anno Accademico 2018-2019 della nostra Scuola di Astronomia si apre con due corsi, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno fino a novembre presso la nostra sede dell’EUR.
L’Astronomia Insolita e Curiosa Tutti i lunedì: otto conferenze su moltissime curiosità e aneddoti raramente divulgati al pubblico, per scoprire gli aspetti più insoliti ed incredibili del cielo e della scienza che lo studia.
Come si Osserva il Cielo Tutti i giovedì: corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.
Uno zoom delle immagini della Soyuz M-10 in atterraggio di emergenza, pubblicate su twitter da Chris B editor dell'account @NASASpaceflight.
Uno zoom del momento della separazione dei booster, pubblicate su twitter da Chris B editor dell’account @NASASpaceflight. Pochi secondi dopo è arrivata la notizia di un problema che ha obbligato gli astronauti a un atterraggio di emergenza.
Questa mattina dal Cosmodromo di Baikonur era programmato il lancio della Soyuz MS-10, con a bordo il cosmonauta Alexey Ovchinin e l’astronauta americano Nick Hague, pronti per l’inizio della Expedition 57 a bordo della Stazione spaziale internazionale.
Il confronto tra una corretta separazione dei quattro booster e quanto invece avvenuto per la Soyuz MS-10. Crediti: @NASASpaceflight
Il lancio ha avuto però un problema al momento della separazione dei booster, e la capsula con i due astronauti ha dovuto effettuare un rientro balistico, un atterraggio di emergenza verso terra. Il malfunzionamento è avvenuto pochi minuti dopo il lancio, alle 10:40 ora italiana.
Poco dopo è arrivata la notizia che le comunicazioni dal centro controllo di Mosca con i due astronauti sono state riallacciate e stanno bene. La capsula è rientrata in caduta libera e il paracadute si è aperto come previsto facendola atterrare nel Kazakhstan, 20 chilometri a est della città di Dzhezkazgan. Il recovery team ha ormai raggiunto gli astronauti che sono fuori dalla capsula e in buone condizioni.
Una grafica delle fasi di un atterraggio di emergenza Soyuz.
Il rientro balistico in realtà fa parte dei modi di rientro previsti per la Soyuz nei casi di emergenza.
In una vecchia intervista ad Astronautinews, racconta l’astronauta italiano Roberto Vittori, che si è trovato a doverci ricorrere nella fase di rientro dalla ISS, che si tratta di una procedura prevista e ben testata: «anche se per l’equipaggio all’interno non è un atterraggio semplice e le operazioni di recupero sono più difficoltose perché bisogna trovarli e spostarsi dal punto di atterraggio previsto a quello dove effettivamente sono». Come accaduto anche in questo caso, in cui la Souyz è caduta a circa un’ora e mezza di distanza dal punto previsto dai soccorsi al momento dell’incidente.
I lanci Soyuz restano comunque tra i più affidabili, l’ultimo problema si è avuto il 5 aprile del 1975, ben 43 anni fa… In quel caso il lancio, diretto verso la stazione spaziale Salyut 4, è stato abortito all’istante T+295 e l’equipaggio a bordo si è messo in salvo, pur sperimentando in caduta una forza pari a 21G.
Attendiamo le prime immagini degli astronauti sani e salvi e di conoscere i dettagli del problema che ha causato il fallimento del lancio e il destino della Expedition 57.
Qui sotto la diretta NASA del lancio, al momento in cui scriviamo ancora in corso in attesa di nuove informazioni, e un twit by Astronauticast sullo stato della situazione dopo l’accaduto:
Prevedere l’imprevisto… Hayabusa 2 alla scoperta di Ryugu. BepiColombo in partenza per il Pianeta di Ferro. Terra chiama Opportunity, risponderà mai il rover? Che forma può avere un alieno?
Tanti gli argomenti affrontati sul nuovo…
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