Le costellazioni di Maggio 2026: Centauro

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Con l’arrivo di maggio, la primavera entra nel vivo anche dal punto di vista astronomico, e il cielo notturno mostra ormai una configurazione ben diversa rispetto a quella dei mesi invernali.

Le costellazioni che hanno caratterizzato la stagione fredda sono infatti sempre più prossime a congedarsi: Orione sarà osservabile per circa due ore dopo il tramonto a inizio del mese, per sparire completamente nella luce del crepuscolo entro la fine di maggio; anche Toro, Gemelli e Auriga iniziano ad abbassarsi rapidamente verso l’orizzonte Ovest, scomparendo entro la prima parte della notte.

Prendendo come riferimento la mezzanotte, in direzione Sud dominano le costellazioni tipiche della primavera: il Leone, ormai in fase calante verso Sud-Ovest, la Vergine con la brillante Spica, e il Boote, che effettuerà il passaggio al meridiano nel corso del mese. Con loro, sarà visibile per tutto il mese anche l’asterismo del Triangolo primaverile, formato dalle stelle Denebola, Spica e Arturo.

Verso Nord, si mantengono alte le costellazioni dell’Orsa Minore e del Drago, mentre il Cefeo e Cassiopea rimangono più basse sull’orizzonte. Nel frattempo, si fanno sempre più evidenti le costellazioni che anticipano il cielo estivo: Ercole e la Lira in direzione Est guadagnano progressivamente altezza nel corso del mese, seguiti dal Cigno e dall’Ofiuco, e, ancora più in basso, dall’Aquila.

L’approfondimento di questo mese sarà dedicato alla costellazione del Centauro che, seppur bassa sull’orizzonte, attorno alla mezzanotte di metà mese si troverà in prossimità del meridiano locale.

LA COSTELLAZIONE DEL CENTAURO

Nonostante che dalle nostre latitudini ne sia osservabile soltanto la porzione superiore, quella del Centauro (in latino Centaurus, abbreviato Cen) è una costellazione che si rivela interessante da trattare sotto molteplici punti di vista.

La porzione della costellazioni del Centauro visibile alle latitudini di Terni (centro Italia). Crediti: Stellarium.

Prendendo come riferimento la Vergine e immaginando di tracciare a partire dalla stella Spica una linea verticale diretta verso il basso, al di sotto quindi della fascia popolata da Bilancia, Corvo, Cratere e Idra, si incontrano le stelle più settentrionali della costellazione australe del Centauro.

Guardando la costellazione nel suo complesso e indipendentemente dalla reale visibilità dai cieli italiani, essa si compone di più di 200 stelle visibili a occhio nudo, anche se la sua forma – metà di uomo e metà di cavallo – risulta meno immediata da cogliere rispetto ad altre: la parte inferiore, più ricca e compatta, risulta maggiormente distinguibile rispetto alla parte superiore corrispondente al busto umano.

La “stella” più luminosa, in assoluto la terza dopo Sirio e Canopo (magnitudine apparente -0.27), è Alpha Centauri, nota anche come Rigel Kentaurus, che in arabo significa “il piede del centauro”. Si tratta in realtà di un sistema triplo costituito da due stelle simili al Sole e da una nana rossa. Quest’ultima è Proxima Centauri, che con i suoi 4.24 anni luce di distanza, è la stella a noi più vicina. Poco più in alto, a circa 4º verso Ovest, si trova Beta Centauri (magnitudine apparente 0.60), conosciuta anche con il nome Hadar (dall’ebraico, con significato di “splendore, bellezza”): anche in questo caso un sistema triplo, formato da una coppia principale di stelle di colore bianco-azzurro e da una terza stella più debole che vi orbita attorno. Insieme ad Alpha Centauri, essa costituisce uno dei principali riferimenti per individuare la costellazione, oltre a formare, per gli osservatori dell’emisfero australe, una linea guida utile per localizzare la vicina Croce del Sud.

Le stelle Gamma, Delta ed Epsilon Centauri, tutte comprese tra la seconda e la terza magnitudine e poste a distanze variabili di alcune centinaia di anni luce dalla Terra, completano la metà inferiore della costellazione.

Spostandoci invece nella metà superiore, l’unica pienamente osservabile dalle nostre latitudini, troviamo una regione più povera e meno compatta, ma in cui sono presenti alcune stelle significative dal punto di vista osservativo. Tra queste, salendo dal basso verso l’alto, troviamo Zeta e Theta Centauri: la prima, visibile soltanto nelle regioni del Sud Italia, è una binaria spettroscopica di magnitudine 2.55 e a una distanza di 385 anni luce. L’altra, nota anche come Menkent (dall’arabo, “spalla”), è invece la terza più luminosa dell’intera costellazione – magnitudine apparente 2.06 e distanza di 59 anni luce – e, data la sua posizione, risulta una delle più accessibili per gli osservatori dell’emisfero nord.

Oggetti di cielo profondo nella costellazione del Centauro

La costellazione ospita numerosi oggetti rilevanti, primo tra tutti l’ammasso globulare Omega Centauri (conosciuto anche con il nome di C80), il più grande della Via Lattea, di età stimata pari a circa 12 miliardi di anni e contenente una decina di milioni di stelle. Posto a 17700 anni luce, esso è visibile anche con piccoli strumenti come una debole macchia lattiginosa da latitudini inferiori ai 40º.

Omega Centauri ripreso in remoto dalla Namibia il 22 maggio 2025 da Giuseppe Pappa per Coelum e pubblicato su questo sito web il 24 maggio 2025

Per quanto riguarda le galassie, sono almeno tre gli oggetti interessanti: NGC 5128, NGC 4945 e NGC 4622.

NGC 5128, conosciuta come C77 o Centaurus A, si trova a circa 11-13 milioni di anni luce di distanza e presenta una morfologia lenticolare; il suo nucleo è inoltre conosciuto per essere una delle maggiori radiosorgenti tra quelle note. Essa è tecnicamente visibile anche dalle nostre latitudini, seppur rimanendo bassa all’orizzonte; stessa condizione di visibilità anche per NGC 4945, una delle galassie più prossime al Gruppo Locale, con una distanza di circa 13 milioni di anni luce (circa 6 volte la distanza che ci separa dalla Galassia di Andromeda). All’osservazione si presenta di taglio e con l’ausilio di un telescopio di medie dimensioni si può rilevare la presenza di nubi oscure lungo il piano galattico.

NGC 5128 e NGC 4945, rispettivamente: ripreso in remoto dalla Namibia il 27 maggio 2025 da Giuseppe Pappa per Coelum e pubblicato su questo sito web il 28 maggio 2025; fotografata il 18 aprile 2020 da Emanuele Disco per Coelum e pubblicata su questo sito web il 30 maggio 2020

Purtroppo invece, impossibile da osservare dall’Italia NGC 4622, nota anche come Backword Galaxy (“Galassia che ruota all’indietro”): distante 111 milioni di anni luce, è un oggetto decisamente affascinante, poiché sorprendentemente presenta i bracci principali che puntano nella direzione di rotazione anziché in quella opposta come di consueto.

Nella costellazione sono presenti anche diverse nebulose, tra le quali IC 2944 (“Nebulosa del pollo che corre”) e NGC 3918 (chiamata anche Blue Planetary). La prima è una nebulosa a emissione associata a fenomeni di formazione stellare che si trova a circa 6500 anni luce, nel braccio del Sagittario della Via Lattea. La seconda invece – che si trova a circa 2600 anni luce dal Sole e ha una magnitudine apparente circa 8 – venne osservata per la prima volta nel marzo 1834 da Sir John Herschel e da lui nominata “Planetaria blu”. Nessuna delle due è però visibile dal nostro emisfero.

IC 2944 ripresa da Hakos Farm, Namibia il 6 luglio 2010 da Giacomo Bartolacci per Coelum e pubblicata su questo sito web l’11 maggio 2011

Mitologia e storia della costellazione del Centauro

Sebbene possa sembrare “fuori luogo” in questa rubrica, in realtà essa rientrava nel catalogo delle 48 costellazioni di Tolomeo (II secolo d.C.). Per effetto del moto di precessione degli equinozi, oggi non è più possibile osservarla per intero, ma ci dà lo spunto per raccontare una storia lunga più di duemila anni.

Copia manoscritta della “Lettera di Andrea Corsali allo illustrissimo Principe Duca Juliano de Medici, venuta Dellindia del mese di Octobre nel XDXVI” (National Library of Australia)

A differenza della configurazione odierna, all’epoca erano incluse nel Centauro anche le stelle dell’attuale Croce del Sud. Esse vennero indentificate con questo nome soltanto in epoca moderna da Andrea Corsali, geografo, navigatore e astronomo fiorentino. Tra il 1515 e il 1517, durante un viaggio verso le Indie orientali, così scrisse in una lettera indirizzata a Giuliano de’ Medici (figlio di Lorenzo il Magnifico):

«[…] pigliammo il giorno col sole e ricontrammo la notte con l’astrolabio, ed evidentemente lo manifestano due nugolette di ragionevol grandezza, ch’intorno ad essa continuamente ora abbassandosi e ora alzandosi in moto circulare camminano, con una stella sempre nel mezzo, la qual con esse si volge lontana dal polo circa undici gradi. Sopra di queste apparisce una croce maravigliosa nel mezzo di cinque stelle, che la circondano (com’il Carro la Tramontana) con altre stelle, che con esse vanno intorno al polo girandole lontano circa trenta gradi: e fa suo corso in 24 ore, ed è di tanta bellezza che non mi pare ad alcuno segno celeste doverla comparare, come nella forma qui di sotto appare»

Tornando alla costellazione del Centauro, non è un caso quindi che essa sia legata alla figura greca di Chirone: secondo il mito riportato anche da Igino in epoca romana, Crono, colto dalla moglie Rea durante l’atto amoroso con la ninfa marina Filira, si dette alla fuga assumendo la forma di un cavallo. Per questo motivo, il figlio appena concepito – Chirone, appunto – nacque con le sembianze di un centauro, metà uomo e metà cavallo. Essendo colto e saggio, esperto di medicina e di musica, divenne col tempo maestro di sempre più giovani nobili ed eroi; tra essi, anche Asclepio ed Eracle. E proprio per mano di Eracle egli trovò la morte: dopo essere stato colpito accidentalmente da una delle sue frecce intrise del mortale veleno dell’Idra, si trovò in preda ad atroci sofferenze, eppure allo stesso tempo impossibilitato a morire, data la sua discendenza divina. Zeus decise allora di porre fine a questa irrisolvibile agonia, rendendolo mortale e collocandolo poi per sempre tra le stelle. Qui – sintesi tra istinto e intelletto – è raffigurato in associazione alle costellazioni del Lupo (prima del Rinascimento, nota semplicemente come “Bestia”) e a quella dell’Altare, nell’atto di compiere un sacrificio animale.