All'ora indicata in figura, Marte, sorto da solo un quarto d'ora, comincia ad alzarsi sull'orizzonte... letteralmente fanalino di coda di questa bella e armonica configurazione. Per una fotografia a grande campo che abbracci tutti e quattro gli astri converrà attendere che Marte si alzi ancora un po', attenzione però, perché la luce del crepuscolo del mattino è in agguato... Crediti: Coelum astronomia.
Come anticipato, per quasi tutto il mese, il cielo poco prima dell’alba ci offrirà varie combinazioni dell’allineamento tra i tre pianeti del mattino e Regolo.
Il giorno 13 li vedremo particolarmente in ordine, allineati, a distanza crescente l’uno dall’altro, guidati da Venere (mag. –3,9), il primo a sorgere alle 4:21. Dopo il capofila sorgerà a circa 8° a sudovest Regolo (alfa Leonis; mag. +1,4), l’“intrusa” del gruppo. Di seguito, a soli 2° e mezzo, Mercurio (mag. –0,9) seguito poi a poco più di 2° da Marte (mag. +1,8), ultimo a sorgere, attorno alle 5:30.
Per riprendere l’intero gruppo nella cornice del paesaggio, converrà attendere ancora un poco, che Marte si alzi a ufficienza sull’orizzonte… ma non troppo, o lo vedremo sparire (e sarà il primo essendo il più debole) nel crepuscolo del mattino prima di poterlo osservare e riprendere.
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Le effemeridi giornaliere di Luna, Sole e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre
Pluto’s first official surface-feature names are marked on this map, compiled from images and data gathered by NASA’s New Horizons spacecraft during its flight through the Pluto system in 2015. Credit: NASA/JHUAPL/SwRI/Ross Beyer
Nella mappa sono indicati i primi nomi ufficiali della geografia di Plutone. La mappa è stata compilata sulle immagini raccolte dalla sonda New Horizons della NASA durante il volo attraverso il sistema di Plutone del 2015. Credit: NASA/JHUAPL/SwRI/Ross Beyer
Quattordici sono le formazioni della superficie di Plutone che finalmente hanno un nome ufficiale. Dal 4 luglio del 2015, lo straordinario panorama del lontano pianeta ha subito avuto bisogno di tantissimi nomi per indicare la sorprendente varietà di formazioni che la New Horizon ci ha mostrato.
Ricorderete anche che oltre al classico paniere della mitologia, hanno fatto da apdrone tantissimi nominativi ispirati anche alla cinematografia e letteratura fantasy e fantascientifica, dal Signore degli Anelli alle saghe di Star Wars e Star Trek. Per il momento però i nomi “ufficiali” si sono orientati a rendere omaggio alla esplorazione delle frontiere di quanto conosciamo, e quindi alla mitologia degli Inferi e alle prime pioneristiche e storiche missioni spaziali che hanno incrociato o preparato l’esplorazione della New Horizons, oltre che agli scienziati e ingegneri il cui nome è legato alle scoperte di Plutone e della fascia di Kuiper. Si tratta solo di una prima tranche di nomi valutati e approvati dalla IAU, l’autorità internazionalmente riconosciuta per la nomenclatura dei corpi celesti e delle loro formazioni superficiali.
I primi nomi sono ovviamente stati proposti dal team della New Horizons, essendo stata questa la sonda che ha ci ha dato modo di vedere per la prima volta i dettagli di Plutone e delle sue lune. Alcuni di questi erano stati suggeriti dal pubblico, durante la la campagna “Our Pluto“, lanciata in collaborazione da IAU, New Horizons project e dal SETI Institute. Altri nomi ancora sono stati, come dicevamo, fin da subito utilizzati dai team scientifici per la necessità di descrivere da subito le numerose regioni, catene montose, pianure, valli e crateri individuati man mano che le immagini di Plutone e dalla sua principale luna Caronte venivano analizzate e studiate.
«Siamo davvero emozionati nell’approvare dei nomi che si riferiscono a persone che hanno contribuito alla storia e all’importanza di Plutone, e al perseguimento dell’esplorazione spaziale così come alla mitologia legata al mondo degli Inferi. Sono nomi che evocano l’importanza di spingersi sempre più alle frontiere della conoscenza» ha sottolineato Rita Schulz, portavoce del Working Group for Planetary System Nomenclature della IAU. «Siamo grati al contributo del pubblico e per il modo in cui i nomi sono stati suggeriti, e ringraziamo il team della New Horizons per averceli sottoposti».
Numerosi altri nomi saranno sottoposto alla IAU, sia per Plutone che per le sue lune.
«I nomi approvati rendono onore a molte persone e missioni spaziali che hanno lastricato la strada verso la storica esplorazione di Plutone e della fascia di Kuiper, i mondi più distanti mai esplorati» dice Alan Stern, Principal Investigator della missione New Horizons, dal Southwest Research Institute (SwRI) a Boulder, Colorado.
Vediamo quindi i quattordici nomi approvati:
Tombaugh Regio, il primo nome della ormai iconica principale formazione del pianeta non poteva che essere dedicato a Clyde Tombaugh (1906–1997), l’astronomo americando che scoprì Plutone nel 1930 dall’Osservatorio di Lowell in Arizona.
Burney crater il cratere dedicato invece a Venetia Burney (1918–2009), la ragazzina di undici anni che suggerì il nome “Pluto” per il nuovo pianeta scoperto da Clyde Tombaugh. Diventerà insegnante di matematica e economia.
Sputnik Planitia, la grande pianuta conferma il nome associato allo Sputnik 1, il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra, lanciato dall’Unione Sovietica nel 1957.
Tenzing Montes e Hillary Montes sono le catene montuose che prendono nome da Tenzing Norgay (1914–1986) e Sir Edmund Hillary (1919–2008), lo sherpa nepalese e l’alpinista neozelandese che per primi raggiunsero la cima del monte Everest, tornandone sani e salvi.
Al-Idrisi Montes in onore di Ash-Sharif al-Idrisi (1100–1165/66), il noto geografo e viaggiatore arabo che disegnò alcune delle più avanzate mappe medievali e il cui lavoro, noto con il nome de “il Libro di Ruggero”, viene a volte tradotto con il titolo “The Pleasure of Him Who Longs to Cross the Horizons” (Il libro di piacevoli viaggi in terre lontane).
Djanggawul Fossae indica invece la rete di lunghe e strette depressioni che prendono nome dalle Djanggawuls, tre figure andcestrali della mitologia indigena Australiana, che viaggiavano tra l’isola dei morti e l’Australia dando vita e forma al paesaggio e riempiendolo di vegetazione.
Sleipnir Fossa prende nome dal potente cavallo con otto gambe della mitologia nordica, che trasportava Odino negli Inferi.
Virgil Fossae è invece in onore di Virgilio, il nostro poeta romano e guida di Dante attraverso l’inferno e il purgatorio nella Divina Commedia.
Adlivun Cavus è una profonda depressione che prendo nome da Adlivun, il mondo degli Inferi della mitologia Inuit.
Hayabusa Terra è un’ampia porzione di terreno che omaggia l’omonima sonda giapponese e la relativa missione (2003-2010) che riportò a terra il primo campione di roccia prelevato da un asteroide.
Voyager Terra prende chiaramente nome dalle sonde, lanciate nel 1977, che effettuarono il primo “grand Tour” dei quattro pianeti giganti del nostro sistema solare. Le due sonde stanno ora esplorando il confine tra il sistema solare e lo spazio interstellare.
Tartarus Dorsa è una cresta che prende nome dall più profonda e oscura voragine del mondo degli Inferi della mitologia greca.
Elliot crater ricorda James Elliot (1943–2011), un ricercatore del MIT che per primo utilizzò le occultazioni stellari per lo studio del Sistema solare — la stessa tecnica che portò tra le altre alla scoperta degli anelli di Urano e all’individuazione della sottile atomsfera di Plutone.
Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.
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A poco più di una settimana dalla fine della sua missione, la veterana dello spazio Cassini, continua a monitorare Encelado, una delle lune più affascinanti e misteriose di Saturno, che appare nitida in un cielo vasto ed immutato. Attraverso sei immagini scattate dalla sonda lo scorso 1 agosto, a una distanza di 181.000 chilometri, è stato possibile ricreare un’animazione dell’ultimo flyby sulla luna, che va ad aggiungersi all’immensa collezione di una delle più sofisticate navicelle interplanetarie mai costruite, frutto della colaborazione tra Nasa, Esa ed Asi.
Encelado è stata per molti anni al centro delle osservazioni di Cassini. Durante i suoi innumerevoli sorvoli, la sonda ha inviato a terra dati ed immagini dei pennacchi dei geyser che si innalzano dalle fessure della sua crosta, provenienti dall’oceano interno, che hanno permesso agli scienziati di portare avanti nuovi studi sull’atmosfera e la superficie della luna.
Per la sonda, a quasi due decenni dal suo lancio, si avvicina il momento della meritata “pensione”. Cassini, infatti, sarà operativa ancora per poco tempo: il 15 settembre 2017, dopo che la sua orbita sarà inclinata al di fuori del piano degli anelli, la sonda si tufferà nell’atmosfera del pianeta per quello che è stato definito il “Grand Finale“.
L’evento sarà seguito in diretta nell’Audiutorium della sede dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collegamento con il Jet Propulsion Laboratory(JPL), e con il Sardinia Deep Space Antenna(SDSA) di Cagliari.
L’inizio è previsto per le ore 12:00 e avrà una durata di circa due ore e mezzo. Il programma della giornata è ricco di interventi. Si alterneranno sul palco rappresentanti di ASI, Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), Tas-i (Thales Alenia Space Italia) e NASA.
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Rivivi con noi tutte le fasi di questa straordinaria missione
Un diario di viaggio per immagini lungo vent’anni…
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Sono aperte le iscrizioni ai corsi di Astronomia per l’anno 2017/2018 – Iscrizioni valide fino al 30 settembre 2017!
I corsi si terranno a cura del Gruppo Astrofili Palidoro presso la “Parrocchia Sacro Cuore di Gesu” in Via dei Fiordalisi, 14 a Ladispoli (Roma).
Il Corso Base è rivolto a tutti coloro che vogliono affacciarsi per la prima volta all’Astronomia e a tutti coloro che sono a digiuno di questa disciplina.
Il Corso Avanzato è rivolto a tutti coloro che hanno già seguito i corsi base di Astronomia con il Gruppo Astrofili Palidoro oppure a tutti coloro che hanno già un’infarinatura e le basi dell’Astronomia.
Per dettagli, richieste informazioni e modalità di iscrizione:
info@astrofilipalidoro.it – Cell. 3475010985
Affrettatevi, le iscrizioni si chiuderanno il 30 settembre!
Già si lasciano osservare nella luce del mattino Mercurio (mag. –0,1) e Regolo (alfa Leonis; mag. +1,4), mentre Venere è ancora distante. In particolare, in questa occasione, li vediamo in una congiunzione stretta di soli 39′.
Basso sull’orizzonte, a soli 3° di distanza dai due, c’è Marte, osservabile con difficoltà per la scarsa altezza sull’orizzonte e la magnitudine non molto elevata. Si potrà però già tentare di riprendere a grande campo l’intero gruppo dei quattro astri.
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Le effemeridi giornaliere di Luna, Sole e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre
Due differenti riprese del brillamento X9.3 del 6 settembre 2017. A sinistra ripreso in una banda tra i 131 e i 171 angstrom. Sulla destra lo vediamo invece in una composizione di luce visibile e filtro a 304 angstrom (ultravioletto estremo), che ci permette di vedere sia le macchie solari visibili sulla superficie del Sole, che il brillamento nella sua atmosfera. Credit: NASA/GSFC/SDO
Due differenti riprese del brillamento X9.3 del 6 settembre 2017. A sinistra ripreso in una banda tra i 131 e i 171 angstrom. Sulla destra lo vediamo invece in una composizione di luce visibile e filtro a 304 angstrom (ultravioletto estremo), che ci permette di vedere sia le macchie solari visibili sulla superficie del Sole, che il brillamento nella sua atmosfera. Credit: NASA/GSFC/SDO
«È confermata l’espulsione di una Cme [coronal mass ejection, ndr] nel corso del brillamento X9.3 di ieri, mercoledì 6 settembre, che si stima arriverà in prossimità della Terra il giorno 8 settembre e potrebbe eccitare una tempesta geomagnetica di intensità elevata». Questo l’ultimo bollettino sull’intensa eruzione solare di ieri, riferito pochi minuti fa a Media Inaf da Mauro Messerotti dell’Osservatorio astronomico di Trieste, senior advisor dell’Inaf per lospace weather.
In questa sequenza animata si vedono i due brillamenti – uno di livello X2.2 e l’altro X9.3 – osservati sulla superficie del Sole mercoledì 6 settembre 2017. Le immagini sono del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa. Crediti: Nasa/Goddard/Sdo
Le eruzioni, ieri, sono state due – la prima alle 11:10 italiane e la seconda alle 14:02 – ed è quest’ultima quella che sta destando maggiore attenzione. «Sono entrambe intense, ma la seconda è di classe X9.3», ha spiegato Messerotti all’Ansa, riferendosi alla scala A, B, C, M e X, dove la lettera X indica appunto il livello massimo. «Questa eruzione è la più intensa dell’attuale ciclo di attività solare. Una simile si era verificata nel 2006, alla fine del precedente ciclo».
Il ciclo al quale fa riferimento Messerotti è il periodo, lungo in media 11 anni, legato all’attività della nostra stella e dovuto a variazioni nel campo magnetico. Quello attuale ha avuto inizio nel 2008, e la sua fine è attesa a breve, nel biennio 2018-2019. Le due recenti eruzioni, alle quali va aggiunta quella di lunedì 4 settembre, originata nella stessa regione attiva del Sole – quella con codice AR 2673 – nella quale si sono registrati i due brillamenti di ieri, sono dunque un colpo di coda della nostra stella, che spesso precede l’ingresso nella fase di quiete.
«Questa notte intorno alle 05:00 ora italiana è giunta la Cme che era stata prodotta dalla stessa regione attiva 2673 il 4 settembre», aggiunge Messerotti, riferendosi appunto al brillamento di media intensità di lunedì scorso. Ebbene, ora c’è la conferma che anche il brillamento più intenso, il flare X9.3 di ieri, ha scagliato una bolla di plasma diretta verso la Terra: quella attesa per domani. E i cui effetti potrebbero aver già cominciato a farsi sentire.
«In associazione con il flare X9.3 sono state osservate fortissime emissioni radio che hanno interessato varie bande dello spettro radio, aumentando, ad esempio, significativamente il rumore nella banda delle onde corte», riferisce Messerotti. «Interessante il fatto che sia stato osservato un burst radio nella banda L, quella utilizzata dai sistemi Gps e da alcune tipologie di radar, di lunga durata e con un’intensità molto elevata, che potrebbe quindi aver interferito i sistemi Gps nella sua fase di massimo. Ciò non è però ancora confermato, e l’analisi è in corso».
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Il 29 settembre torna laNotte Europea dei Ricercatori, la più importante manifestazione europea di comunicazione scientifica che coinvolge oltre 300 città europee. In Italia l’evento coordinato da Frascati Scienza sarà preceduto dal consueto appuntamento con la Settimana della Scienza che si svolgerà dal 23 al 30 settembre 2017, con un calendario ricco di eventi e aperitivi scientifici, incontri con i ricercatori, conferenze e visite nei più autorevoli centri di ricerca italiani.
A Frascati e Roma oltre alle aperture dei più importanti enti di ricerca italiani e università dell’area (ASI, CINECA, CREA, ESA-ESRIN, INAF-OAR, INFN, INGV, ISPRA, ISS, Sapienza Università di Roma, LUMSA – Libera Università Maria Santissima Assunta, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Università degli Studi Roma Tre) sono centinaia gli eventi organizzati per grandi e piccoli con un programma fitto di appuntamenti che vanno dagli aperitivi scientifici alle conferenze, laboratori e giochi, mostre, ‘science trips’, visite nei centri di ricerca e spettacoli. Grande attenzione come ogni anno alle scuole di ogni ordine e grado con un calendario di eventi riservati solo agli studenti. Frascati sarà pacificamente “invasa” da ricercatori di ogni disciplina con le due location, le Mura del Valadier e le Scuderie Aldobrandini che già si preparano ad accogliere migliaia di curiosi da tutta la provincia.
Tra gli eventi da segnalare la presenza della scrittrice e astrofisica Licia Troisiche accompagnerà il pubblico in un vero e proprio viaggio tra mondi inventati che spesso hanno poi trovato corrispondenza nelle scoperte dell’astronomia. Nella “Fisica di Interstellar” l’astrofisico e divulgatore Luca Perri racconterà su quali solide teorie scientifiche si basa il film di Christopher Nolan, vincitore di diversi premi Oscar. E ancora la biologa e divulgatrice Lisa Vozza con le vignette di Andy Ventura ne “I Vaccini dell’era globale” parleranno di vaccini e di come si costruiscono mentre l’autore Lorenzo Monaco in “Jules Verne, Viaggi straordinari nella scienza” presenterà una game-conference che metterà in scena una selezione di libri di Verne, ognuno dei quali ospiterà all’interno un prodotto della ricerca scientifica del 1800, un secolo che parte a cavallo e si chiude coi cavalli vapore.
Numerosi gli eventi che saranno presentati in tutta Italia, molti dei quali faranno da apripista alla Notte Europea dei Ricercatori: a Bari i fisici della sezione di Bari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), apriranno il laboratorio Facciamo Scienza che ha lo scopo di avvicinare i visitatori, soprattutto giovani e molto giovani, ai fenomeni fisici mediante l’uso di giochi o effetti “speciali”. A Cagliari andrà in scena lo spettacolo “La magia della chimica”, una serie di reazioni chimiche e fenomeni fisici dagli effetti sorprendenti per un pubblico non addetto ai lavori, studiate per generare stupore e curiosità, per dimostrare che la Chimica non è solo formule e problemi, ma può anche essere divertente e coinvolgente. A Catania verranno organizzate delle visite guidate all’interno delle sale sperimentali dei Laboratori Nazionali del Sud (LNS) dell’INFN. I tour comprenderanno anche la visita degli acceleratori e di alcune sale sperimentali. Spazio poi ai seminari dove si parlerà anche di onde gravitazionali, uno dei temi principali della fisica contemporanea.
Open Nightai laboratori di Ricerca. Come lavorano i ricercatori? Porte aperte al Dipartimento di Fisica della Cittadella Universitaria di Monserrato (Cagliari) per entrare nei laboratori di ricerca, conoscere i ricercatori e scoprire quali sono gli strumenti e le indagini utilizzati dagli scienziati per studiare la fisica delle particelle, la fisica della materia e le nuove frontiere della fisica applicata.
A Carbonia sarà invece possibile visitare gli impianti e i laboratori del Centro Ricerche Sotacarbo.
Tante iniziative anche a Cassino. La banda ultralarga della rete GARR per lo spettacolare concerto a distanza con il Conservatorio di Cosenza. Laboratori aperti a Ingegneria: “perché si è rotto il pedale della bicicletta” e “alla scoperta della termodinamica”. Nelle scuole si “giocherà con la scienza” e con HeGO si “socializzeranno” i beni culturali. Le opportunità del Crowdfunding con “Crowd&Drink”. A Frosinone inaugurazione della Mostra “Donne in Gioco. Dal 1946 a oggi”.
E ancora, a Ferrara: “Fisici senza frontiere”, laboratori e giochi scientifici organizzati dall’INFN sezione Ferrara. In particolare, saranno eseguiti esperimenti interattivi su temi di fisica per avvicinare al mondo della scienza sia i giovani sia gli adulti. Gli esperimenti saranno spiegati, svolti e interpretati a rotazione dai ricercatori, insieme al pubblico direttamente coinvolto.
Per chi invece è appassionato di comete e asteroidi, l’appuntamento da non perdere è presso l’Osservatorio Astronomico di Gorga. Sarà, infatti, possibile vedere come è fatta una cometa utilizzando un modello stampato in 3D della cometa 67P/Churyumov- Gerasimenko, osservata dalla sonda Rosetta e visitata dal Lander Philae.
A Isnello “I due cieli delle Madonie”, per mostrare i due cieli del Parco Astronomico GAL Hassin: quello reale e quello virtuale del Planetario digitale di 10 metri, capace di simulare una visione del cielo, sia a occhio nudo che nelle profondità dell’universo, viaggiare tra i pianeti e proiettare video full-dome.
Lecce si prepara alla Notte Europea dei Ricercatori con un’interessante mostra Dalla scala subatomica alla scala intergalattica. I ricercatori della sezione di Lecce dell’INFN e dell’Università del Salento, realizzeranno un percorso guidato, pensato sia per i più giovani sia per un pubblico generale, con contenuti che riguardano la fisica delle interazioni fondamentali e l’astrofisica. Il pubblico potrà seguire brevi spettacoli all’interno di un planetario tramite la proiezione dei corpi che popolano la volta celeste.
Anche Milano partecipa con un calendario ricco eventi, fra questi il laboratorio dal titolo Radiolab: sulle tracce della radioattività organizzato dall’INFN di Milano. La radioattività è un fenomeno naturale riscontrabile ovunque: in casa, nei cibi, nel proprio corpo, persino nell’aria che respiriamo. Conoscerla, capendo come interagisce con la materia biologica e come si può misurare, permette di discutere in modo più oggettivo delle problematiche ad essa associate. Sempre a Milano presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, per la sezione science trips, Extreme, alla ricerca delle particelle, ovvero un viaggio emozionante dentro la fisica delle particelle. I ricercatori INFN di Milano saranno disponibili per tutta la serata di apertura straordinaria del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia per permettere di visitare l’affascinante mostra Extreme, realizzata in collaborazione con l’INFN e il CERN.
A Monte Porzio Catone va in scena Astro Talk Show. I ricercatori INAF–OAR incontreranno il pubblico presso l’Osservatorio Astronomico di Roma e organizzeranno un vero e proprio talk show con ricercatori a rispondere alle domande più svariate del pubblico, secondo le loro curiosità, spaziando dal Sistema Solare al Big Bang fino ai buchi neri. Alla fine della conferenza, meteo permettendo, si potranno effettuare osservazioni astronomiche ai telescopi dell’Osservatorio.
La città di Napoli organizzerà una sorpresa per i suoi cittadini che transiteranno presso la Stazione della Metropolitana Linea 1 “Municipio”. All’interno della stazione verranno presentati al pubblico alcune delle attività di ricerca più rilevanti che coinvolgono i ricercatori INFN napoletani. In particolare, la ricerca delle onde gravitazionali, dei neutrini provenienti dal cosmo remoto, l’applicazione di rivelatori di particelle per la radiografia di vulcani e cavità sotterranee presenti nell’area metropolitana di Napoli.
A Palermo presso la Galleria d’Arte Moderna, conferenza L’Arte tra Diritto ed Economia a cura dei docenti della LUMSA e della Direttrice della GAM.
Numerose anche le iniziative di Parma, tra queste: Laboratorio di Internet delle cose presso l’Università di Parma. Come si è evoluto internet e qual è la relazione con i Big Data? Per scoprire come tutto ciò che forma il mondo che ci circonda può avere un’identità elettronica, come il Rfid (Identificazione a radio frequenza) e altre tecnologie (come il più noto il QR code). Spazio anche ad aperitivi scientifici con Eat&Drink but THINK. Attraverso lo strumento dei Caffè Scientifici e delle Pillole di Scienza, verranno organizzati alcuni momenti di “dialogo” con la città, in diversi punti quali librerie, bar, cortili e spazi normalmente non adibiti a questo tipo di attività.
A Pavia sei giorni all’insegna della scienza e della conoscenza. Si comincia con un Aperiscienza e “Botta di Coulomb – Rispondi e sei campione in CARICA” per sfidarsi tra squadre di amici in una gara a chi ne sa di più in ambito scientifico. Tra gli altri eventi poi “Pillole di scienza” e “Lo spirito di Copenaghen” uno spettacolo teatrale sui risvolti umani della scienza a cavallo tra gli anni 20 e 30 del XX secolo. Gran finale poi con stand di fisica alla Cupola Arnaboldi e un open day al CNAO. A Pula presso la sede di Sardegna Ricerche Smartphonica,La scienza in tasca intende mostrare come oggi innovazione, creatività e arte siano sempre più concetti legati alle nuove tecnologie digitali e in particolare alle potenzialità di utilizzo di smartphone e tablet.
Per la Notte Europea dei Ricercatori, l’Università di Sassari organizzerà, all’insegna della “Promozione della cultura scientifica a Sassari”, numerosi laboratori, giochi scientifici e conferenze volte a presentare il metodo scientifico come strumento di interpretazione della realtà. Attraverso attività laboratoriali, seminariali e tavole rotonde tematiche, gli eventi mirano a far vedere che la scienza è fonte di risposta alle problematiche comuni nelle società moderne. Una delle tante novità di quest’anno è il luogo della manifestazione, che avrà epicentro nella suggestiva cornice di piazza Castello, nel cuore della città di Sassari.
A Trieste, i fisici della sezione di Trieste dell’INFN apriranno le porte ai cittadini per illustrare le principali attività di ricerca, dalla fisica delle particelle alla fisica nucleare, dalle astroparticelle alla fisica medica, passando per le ricerche in fisica teorica. L’evento, dal titolo L’infinitamente piccolo è rivolto a tutti e alla Scuola secondaria di secondo grado.
Anche Viterbo partecipa alla Notte con iniziative che vanno dalle visite guidate all’Orto Botanico ‘Angelo Rambelli’ dell’Università della Tuscia a diverse conferenze organizzate dalla stessa università, che inizieranno con l’incontro dal titolo Dal grande schermo allo smartphone, che intende analizzare i mutamenti dati dai dispositivi mobili hd e piattaforme digitali di distribuzione dei contenuti che hanno stravolto in pochi anni il panorama della narrazione audiovisiva.
Per il programma completo della manifestazione con il dettaglio dei giorni, orari e luoghi, visitare il sito: www.frascatiscienza.it/
La Notte Europea dei Ricercatori, che quest’anno compie 12 anni, è promossa dalla Commissione Europea. Il progetto coordinato da Frascati Scienza è realizzato in collaborazione con Regione Lazio, Comune di Frascati, ASI, CINECA, CNR, CREA, ESA-ESRIN, GARR, INAF, INFN, INGV, ISPRA, ISS, Sapienza Università di Roma, Sardegna Ricerche, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università LUMSA di Roma e Palermo, Università di Parma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Università degli Studi Roma Tre, Università di Sassari, Astronomitaly, Associazione Tuscolana di Astronomia, Explora, G.Eco, Ludis, Osservatorio astronomico di Gorga (RM), Sotacarbo.
L’evento vede inoltre la partecipazione di: Associazione Eta Carinae, Cicap Lazio, Consorzio di Ricerca Hypatia, Engineering, Fondazione GAL Hassin di Isnello (PA), GEA, Giornalisti nell’Erba, FVA New Media Research, ICBSA, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano – IRCSS Roma, Matita Animata, Museo Geopaleontologico “Ardito Desio” di Rocca di Cave, Osservatorio Malattie Rare, Museo Tuscolano delle Scuderie Aldobrandini, STS Multiservizi, Ass. Speak Science, Ass. ScienzImpresa, Tecnoscienza.it srl, The Document Foundation, Unitelma Sapienza, Università della Tuscia.
Altri partner di Frascati Scienza: Accatagliato, Associazione culturale Arte e Scienza, Associazione culturale Chi sarà di Scena, Associazione Amici di Frascati, Res Castelli Romani, MaCSIS, AGET Italia, Comune di Grottaferrata, Istituto salesiano di Villa Sora.
Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Regione Lazio, Parco Regionale dei Castelli Romani, Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, Roma Capitale, Comune di Monte Porzio Catone.
La Notte Europea dei Ricercatori di Frascati Scienza è finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito della call MSCA-NIGHT-2016/2017 (Grant Agreement No. 722952).
14 e 15 settembre, ore 21.30: Cassini Missione Compiuta. Diretta streaming con: Andrea Accomazzo, Roberto Barbieri, Marcia E. Burton, Luciano Iess, Marco Mastrogiuseppe, Paolo Tortora e Federico Tosi.
Per informazioni: https://www.astronomiamo.it
Nell'illustrazione, le nubi molecolari attorno a un buco nero intermedio mostrano una dispersione di velocità molto ampia. Lo scenario spiega bene le caratteristiche osservate nella peculiare nube molecolare CO-0.40-0.22. Crediti: Università Keio
Nell'illustrazione, le nubi molecolari attorno a un buco nero intermedio mostrano una dispersione di velocità molto ampia. Lo scenario spiega bene le caratteristiche osservate nella peculiare nube molecolare CO-0.40-0.22. Crediti: Università Keio
Ormai da decenni, gli astronomi ritengono che al centro delle galassie più grandi risieda la creatura più massiccia dell’universo, il Buco Nero Supermassivo (o super massiccio, in sigla SMBH). Anche la nostra Via Lattea ha quindi il suo buco nero super massiccio, Sagittarius A*, che misura circa 44 milioni di chilometri di diametro per una massa superiore a quella di 4 milioni di masse solari (e non è nemmeno tra i più massivi).
Tuttavia, un nuovo studio di un team di ricercatori dell’Università di Keio, in Giappone, riporta una scoperta sorprendente: avrebbero trovato le prove della presenza di un buco nero all’interno di una nube di gas vicina al centro della Via Lattea, ma non solo… questo buco nero sarebbe di taglia intermedia. La cosa straordinaria è infatti che fin’ora gli astronomi non erano ancora mai riusciti a individuare buchi neri di questa taglia.
Sappiamo infatti che i buchi neri si formano quando le stelle muoiono, cosa che li rende abbastanza comuni ma di piccola taglia. Le evidenze di buchi neri supermassicci ci sono, e si pensa che i buchi neri più piccoli possano essere i semi di quelli più massivi, nati da una fusione di più buchi neri di massa stellare assieme all’accrescimento dovuto al materiale proveniente dalla galassia che generalmente li circonda.
Ma allora perché non si vede traccia del passaggio intermedio? Perché i buchi neri di massa intermedia sono così difficili da individuare? Ecco perché questa figura ibrida, a metà tra un buco nero di massa stellare e uno massiccio resta un po’ una chimera per gli astrofisici che lo stanno cercando.
Il team guidato da Tomoharu Oka, ricercatore al dipartimento di Fisica e della School of Fundamental Science and Technology all’Univeristà di Keio, sembra esserci finalmente riuscito, studiando la nube compatta di gas CO–0.40–0.22 vicino al centro la nostra galassia.
Nell'animazione l'area attorno a Sgr A*, nel centro della nostra galassia, dove i raggi X di bassa, media e alta energia sono indicati rispettivamente con i colori rosso, verde e blu. Nel riquadro i flare di raggi X provenienti dalla regione vicina a Sgr A*. NASA: NASA/SAO/CXC
Dal diametro di circa 1000 unità astronomiche e a circa 200 anni luce dal centro della nostra galassia, questa nube ha sempre affascinato e interessato gli astronomi per la peculiare dinamica dei suoi gas. Contenenti tra gli altri cianuro di idrogeno e monossido di carbonio, i gas all’interno della nube si muovono a velocità estremamente diverse, con un range molto ampio, cosa inusuale per una nube di gas.
La speranza di comprendere meglio questo strano comportamento, ha portato il team ha osservare inizialmente la nube con il Nobeyama Radio Observatory in Giappone, un radiotelescopio da 45 metri.
Tutto cominciò il gennaio del 2016, quando i ricercatori notarono che la nube aveva una forma ellittica divisa in due componenti ben distinte. Una componente compatta ma a bassa densità e con velocità fortemente variabili, e una più densa, delle dimensioni di 10 anni luce, con piccole variazioni di velocità nel movimento dei gas.
Il gruppo proseguì quindi le osservazioni con il Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) in Cile, confermando la struttura della nube e le variazioni in velocità, che sembravano andare di pari passo con la densità. Ma osservarono anche la presenza di onde radio (simili a quelle generate da Sagittario A), originate vicino alla regione più densa. Come scrivono nello studio:
«Recentemente abbiamo scoperto una peculiarità nella nube molecolare CO–0.40–0.22, con un range di velocità estremamente ampio, vicino al centro della nostra Via Lattea. Sulla base di attente analisi della cinematica dei gas, abbiamo concluso che nella nube deve nascondersi un oggetto compatto con una massa di almeno 10^5 masse solari».
Utilizzando anche una serie di modelli computerizzati per spiegare gli strani comportamenti, la causa più probabile risulta proprio essere un buco nero. Data la massa risultante — 100 mila masse solari, o circa 500 volte più piccolo di Sagittarius A* — il buco nero in questione sarebbe di massa intermedia, e quindi anche il secondo buco nero più grande della nostra galassia.
Si tratterebbe di una novità senza precedenti… e il risultato, se confermato, potrebbe finalmente spiegare la genesi dei buchi neri supermassivi che si formano al centro delle galassie più grandi.
Saranno necessari però nuovi studi, per arrivare alla conferma, che cercheranno di seguire l’evoluzione della nube. Assumendo che lo studio di Oka e colleghi abbia visto giusto, e quindi che il buco nero di taglia intermedia esista davvero, i nuovi studi serviranno anche a capire come evolverà e quale sarà il suo destino. Ad esempio, è possibile che stia lentamente scivolando verso il più grosso vicino Sagittarius A*, e che alla fine venga assorbito da esso dando origine a un buco nero ancora più massiccio al centro la nostra galassia! Una fusione del genere non passerebbe sicuramente inosservata, se mai dovesse esserci ancora qualcuno nei paraggi a rilevare le onde gravitazionali generate…
Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.
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Un'illustrazione della sonda Akatsuki che ha utilizzato con successo un metodo di tracciamento delle nubi, sviluppato per dedurre le distribuzioni orizzontali dei venti basati su dati camera a infrarossi IR2 a bordo di Akatsuki. Credit: PLANET-C Project Team
Un'illustrazione della sonda Akatsuki che ha utilizzato con successo un metodo di tracciamento delle nubi, sviluppato per dedurre le distribuzioni orizzontali dei venti basati su dati camera a infrarossi IR2 a bordo di Akatsuki. Credit: PLANET-C Project Team
Venere è ben noto per la sua straordinaria e spessa atmosfera: una coltre di nubi che, nella sua parte superiore, ruotano velocemente intorno al pianeta con un periodo di quattro giorni terrestri, in netto contrasto con la rotazione stessa del pianeta, ovvero la durata del giorno venusiano, di ben 243 giorni terrestri.
Gli astronomi planetari non hanno ancora compreso completamente l’origine e motore di questo fenomeno, noto come “Super Rotazione”, ma stanno lavorando per dare una risposta all’enigma. In una ricerca pubblicata su Nature Geoscience, Takeshi Horinouchi (professore associato alla Hokkaido University) e colleghi, sono riusciti a individuare venti particolarmente forti, fino a 80 metri al secondo, nello strato medio inferiore delle nuvole del pianeta, utilizando le osservazioni della sonda Akatsuki della JAXA (agenzia spaziale giapponese).
Immagine in falsi colori delle nubi nella notte di Venere, riprese dalla camera IR2 della sonda Akastuki. Le nubi più spesse sono nei toni più scuri, perché la luce infrarossa proveniente dagli strati più bassi dell'atmosfera fatica ad attraversarle. Crediti: PLANET-C Project Team
La camera IR2 nel vicino infrarosso della sonda, infatti, è riuscita a tracciare con successo le nuvole di bassa altezza di Venere, e in particolare lo strato più spesso tra i 45 e i 60 km di altezza.
«Il risultato è stato possibile osservando la silhouette delle nuvole che appare quando la luce infrarossa, originata dalla radiazione termica che proviene dalla bassa atmosfera, filtra attraverso le nuvole», spiegano gli autori della ricerca. «Simili osservazioni erano già state fatte precedentemente dalla Venus Express dell’ESA e dalla sonda Galileo della NASA, ma avevano fornito solo dati limitati a zone di bassa latitudine del pianeta. Da queste osservazioni si era ipotizzato che la velocità del vento negli strati medio inferiori fosse uniformamente orizzontale e con poche variazioni temporali».
Nel grafico le velocità dei venti raccolte dalle osservazioni della camera Akatsuki/IR2 l'11 e 12 luglio 2016. I venti longitudinali medi sono indicati in riferimento alla latitudine; il picco nella velocità del vento alle basse latitudini indica la corrente di getto individuata. Crediti: PLANET-C Project Team.
Nel loro studio, Horinouchi e colleghi hanno analizzato i dati raccolti dalla Akastuki tra il marzo e l’agosto del 2016, utilizzando un metodo di tracciamento del movimento delle nubi sviluppato da loro stessi, per dedurre la distribuzione orizzontale dei venti, ma hanno trovato anche qualcosaltro di inaspettato.
«Abbiamo scoperto un flusso d’aria particolarmente veloce, simile a una corrente a getto equatoriale, grazie alle immagini del luglio 2016, e presente anche almeno per i due mesi successivi. Nel marzo di quell’anno, invece, le velocità dei venti alla stessa latitudine erano piuttosto lente, e nessuna corrente del genere è stata rilevata».
Immagine in pseudocolori che mostra le immagini raccolte dalla IR" camera della sonda a intervalli di due ore. Crediti: PLANET-C Project Team
I risultati del team hanno quindi per la prima volta evidenziato che le velocità dei venti nelle nubi di media e bassa altitudine hanno una variabilità sia spaziale che temporale, e molto maggiore di quello che si credeva, tanto da poter creare una corrente a getto vicino all’equatore mai individuata fin’ora, non solo in quelle zone, ma nemmeno nella ben meglio conosciuta e turbolenta atmosfera superiore.
«Benché non sia ancora chiaro perché si formi questo flusso equatoriale», sottolinea quindi Horinouchi, «i meccanismi che possono causarlo sono limitati, e relativi alle varie teorie sulla super rotazione. Per questo, ulteriori analisi dei dati inviatici da Akatsuki, ci aiuteranno non solo a trarre nuove informazioni riguardo a questi flussi locali, ma anche a dare una direzione alle teorie che cercano di spiegare il fenomeno della super-rotazione».
Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.
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Tutti i primi lunedì del mese:
UNA COSTELLAZIONE SOPRA DI NOIIn diretta web con il Telescopio Remoto UAI Skylive dalle ore 21:30 alle 22:30, ovviamente tutto completamente gratuito. Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
telescopioremoto.uai.it
CONVEGNI E INIZIATIVE UAI
8-10 settembre – 10° Meeting nazionale Variabilità e Pianeti ExtrasolariIl meeting nazionale sulle tematiche della variabilità stellare, dei pianeti extrasolari e delle tecniche di fotometria. Organizzato dalla SdR Pianeti Extrasolari e Stelle Variabili UAI, in occasione del Convegno Nazionale del GAD, presso il Parco Astronomico Lilio, a Savelli (KR). http://pianetiextrasolari.uai.it – http://stellevariabili.uai.it
Settembre ci offre anche un paio di occasioni per dare un ultimo, ma non facile, sguardo a Giove (mag. –1,8), che come abbiamo visto lentamente riduce la sua osservabilità.
Eccolo quindi in una interessante congiunzione con la stella Spica (mag. +0,1). I due astri saranno visibili, separati di poco più di 3°, sull’orizzonte occidentale, dietro al quale tramonteranno poco prima delle 21.
Potremo osservarli così vicini anche nelle sere successive, fino alla minima distanza di 3,1° dell’11 settembre.
Tramonteranno però sempre prima, anche se l’accorciamento delle giornate proverà a compensare con un cielo più scuro, ritardando così anche se di poco il commiato prima da parte di Spica e, a fine mese, di Giove.
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Le effemeridi giornaliere di Luna, Sole e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre
La congiunzione di questo primo passo della danza dei pianeti di settembre sarà piuttosto stretta, con i due astri separati da circa 44’, con Marte a nordovest di Regolo, all'ora indicata saranno alti circa 4° sull’orizzonte est–nordest. Molto più in alto Venere, ma ancora troppo lontana per far parte della coreografia. Crediti: Coelum Astronomia
Iniziano le danze! È questo il primo atto della danza di cui abbiamo parlato nell’introduzione, l’incontro mattutino che, alle ore 6 circa, vede protagonisti Marte (mag. +1,8°) e la stella alfa della costellazione del Leone, Regolo (mag. +1,4). Non molto distante c’è anche Mercurio (mag. +1,4) a circa 2,5° più a est.
Non sarà facile osservarli, data la scarsa altezza e il chiarore del cielo mattutitno a quell’ora.
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Le effemeridi giornaliere di Luna, Sole e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre
Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.
Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.
Per chi insegue le sottili falci di Luna il lavoro non mancherà certamente. Per quanto riguarda la fase calante iniziamo poco prima dell’alba del 18 settembre quando, due giorni prima del Novilunio, alle 04:45 sorgerà una falce di 27,34 giorni. Osservazione altamente spettacolare in quanto nello spazio di un’ora vedremo sorgere in successione Venere, Luna, Marte e Mercurio nella costellazione del Leone (vedi circostanze a pag 199 di Coelum astronomia di settembre). In questo caso sarà importante disporre di un orizzonte verso est completamente libero da ostacoli. In Luna crescente il primo appuntamento è per la serata del 22 settembre quando dalle 20:00 circa si potrà tentare di individuare una sottile falce lunare di 2,5 giorni a un’altezza iniziale di soli +06°30′ poco prima del suo tramonto previsto per le 20:44 preceduta dal pianeta Giove distante 3°50′. L’osservazione sarà certamente più agevole la serata successiva, il 23 settembre, quando dalla medesima ora avremo a disposizione una falce di 3,5 giorni a un’altezza iniziale di +10°52′ fino al suo tramonto previsto per le 21:13. Naturalmente in questi due ultimi casi sarà determinante l’assenza di ostacoli sull’orizzonte occidentale.
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A settembre osserviamo
La prima proposta del mese è per la serata del 6 settembre quando con la Luna in fase di 16 giorni (dodici ore dopo il Plenilunio verificatosi alle 09:03 dello stesso giorno) il punto di massima librazione verrà a trovarsi sul settore nordovest del nostro satellite e precisamente in prossimità di Avicenna-R, un cratere di 21 km di diametro situato poco oltre il confine con l’altro emisfero lunare.
Per la nostra seconda proposta dovremo attendere fino al 27 e 28 settembre quando inizieremo a esaminare singolarmente, di volta in volta, le grandi strutture crateriformi situate in prossimità del margine orientale del mare Nubium, partendo questo mese dal grande cratere Albategnius, osservazione che sarà suddivisa in due distinte serate.
La terza e principale proposta è per la serata di chiusura di questo mese, il 30 settembre, quando a partire dalle 20:00 circa andremo a osservare il cratere Bullialdus e i cosiddetti “crateri fantasma” situati nel settore centro occidentale del mare Nubium. Nel caso specifico il nostro satellite sarà in fase di 10,5 giorni, Colongitudine 33.5°, illuminazione 74.3% a un’altezza iniziale di +24°41′ e culminerà in meridiano alle 21:19 a +27° e anche in questa occasione ci ritroveremo a breve distanza dal terminatore lunare.
La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211
Marco Raveri, 30 anni, ricercatore al Kavli Institute for Cosmological Physics di Chicago (Stati Uniti)
Il fondo cosmico a micoonde ricostruito sui dati dell'Osservatorio spaziale Planck dell'ESA. Dai dati raccolti e elaborati della missione Planck era risultato un valore della costante di Hubble diverso (oltre i limiti di errore) rispetto a quello calcolato ad esempio nell'ottico con il telescopio spaziale Hubble. Credit European Space Agency; Planck Collaboration
Da 67 a 73 in 13 miliardi di anni… una variazione non piccola, per una “costante”. E che costante: stiamo parlando della mitica H0 (si legge ‘acca zero’), la costante di Hubble. Quella che rende conto dell’espansione dell’universo. Quella che ci dice a che velocità si allontanano le galassie l’una dall’altra in base alla loro distanza reciproca, consentendoci così di misurare, tramite il redshift, quanto una sorgente è lontana da noi, e dunque quanto è “antica” la sua luce. Quella che è alla base di ogni stima sull’età, la geometria e in ultima analisi il destino del nostro universo.
Ebbene, ora salta fuori che la costante di Hubble potrebbe essere ballerina. Il sospetto aleggia da un po’, da quando le misure di strumenti diversi, ma ugualmente assai affidabili, come per esempio quelle del telescopio spaziale Hubble nell’ottico e del telescopio spaziale Planck nelle microonde, hanno dato risultati differenti. Ma ora cominciano anche a farsi strada alcune ipotesi e spiegazioni. L’ultima in ordine di tempo, pubblicata lunedì scorso su Nature Astronomy, propone che la deriva nel tempo della costante di Hubble sia dovuta, niente meno, alla dinamicità dell’energia oscura: in un lontano passato avrebbe premuto sulla tavoletta dell’acceleratore cosmico con un piede più leggero di quanto non abbia fatto in epoche più recenti.
Marco Raveri, 30 anni, ricercatore al Kavli Institute for Cosmological Physics di Chicago (Stati Uniti)
Le prime due firme dell’articolo sono quelle di Gong-Bo Zhao (Chinese Academy of Sciences e University of Portsmouth, Uk) e dell’italiano Marco Raveri. Trent’anni compiuti da poco, originario di Venezia, laurea in fisica a Padova e dottorato alla Sissa, da un anno Raveri è ricercatore postdoc a Chicago, al Kavli Institute for Cosmological Physics. Ed è lì che Media Inaf lo ha raggiunto.
Raveri, dunque la costante di Hubble è in crisi. O meglio, sembra essere in crisi la sua “costanza”. Cosa sta accadendo?
«Una delle constatazioni da cui parte il nostro lavoro è che diversi esperimenti misurano diversi valori dello stesso parametro che descrive l’espansione del nostro universo, la costante di Hubble, appunto. Da una parte misure dell’espansione dell’universo vicino a noi, quelle dello Hubble Space Telescope e di altri telescopi, indicano che la costante di Hubble ha un valore di circa 73 km/s/Mpc [km al secondo per megaparsec, ndr], con un margine di errore minore dell’uno per cento. Dall’altra parte le osservazioni del fondo cosmico di microonde (Cmb) del satellite Planck indicano indirettamente che la costante di Hubble ha un valore di circa 67.8 (± 1.3 per cento) km/s/Mpc».
Un bel problema… da cosa può dipendere?
«Il Cmb misura l’espansione dell’universo circa 300mila anni dopo il big bang, mentre le misure dirette della costante di Hubble ce ne danno una stima oggi, approssimativamente 13 miliardi di anni dopo. Per poter confrontare queste due misure dell’espansione dell’universo bisogna capire cosa implicano l’una per l’altra, in maniera simile al confrontare la dimensione di due oggetti, uno vicino e uno lontano».
Proviamoci.
«Il Cmb gioca il ruolo dell’oggetto più lontano, e per confrontarlo con misure vicine dobbiamo predire, in base ad una misura dell’espansione dell’universo 300mila anni dopo il big bang, cosa questo implica oggi. Durante i miliardi di anni che separano i tempi di queste due misure, l’espansione dell’universo ha cambiato ritmo, passando da decelerata ad accelerata, e questo fenomeno è imputato all’azione della dark energy».
È la vostra ipotesi qual è? La dark energy varierebbe solo nel tempo o anche nello spazio?
«Nei modelli che stiamo considerando la dark energy varia nel tempo e nello spazio. Le variazioni nello spazio, che potrebbero essere indirettamente rilevate da survey di galassie, sono però, nei modelli che studiamo, molto piccole e non rilevabili».
Se la dark energy ha un andamento dinamico, come suggerite, allora la tensione fra stime differenti, come quelle di Hubble e Planck, si allenterebbe?
«Nel nostro lavoro stiamo già assumendo che entrambi gli esperimenti abbiano ragione, che non ci siano contaminazioni dovute ad effetti sistematici, conosciuti o sconosciuti, che alterano i loro risultati. Cambiando l’evoluzione temporale della dark energy cambiamo il modo in cui queste due misure vengono confrontate fra di loro, migliorando il risultato di questo confronto».
Nel vostro articolo suggerite che Desi, il Dark Energy Spectroscopic Instrument che dovrebbe entrare in funzione l’anno prossimo in Arizona, possa contribuire a risolvere il problema. Che cos’ha di diverso rispetto ai telescopi attuali?
«Abbiamo considerato Desi come archetipo di una survey di galassie della prossima generazione. Rispetto ai telescopi attuali ci si aspetta che questi strumenti siano in grado di rilevare un numero maggiore di galassie misurandone la distanza da noi con grande precisione. Questo permetterà di studiare l’espansione dell’universo fornendo una misura precisa delle Baryon Acoustic Oscillations (Bao) che sono impresse nel pattern del clustering delle galassie. Una simile sensibilità, se non migliore, è attesa da survey come Euclid e Ska, ma lo studio per capire precisamente quanto queste osservazioni possano contribuire è in corso». Per saperne di più:
Leggi su Nature Astronomy l’articolo “Dynamical dark energy in light of the latest observations”, di Gong-Bo Zhao, Marco Raveri, Levon Pogosian, Yuting Wang, Robert G. Crittenden, Will J. Handley, Will J. Percival, Florian Beutler, Jonathan Brinkmann, Chia-Hsun Chuang, Antonio J. Cuesta, Daniel J. Eisenstein, Francisco-Shu Kitaura, Kazuya Koyama, Benjamin L’Huillier, Robert C. Nichol, Matthew M. Pieri, Sergio Rodriguez-Torres, Ashley J. Ross, Graziano Rossi, Ariel G. Sánchez, Arman Shafieloo, Jeremy L. Tinker, Rita Tojeiro, Jose A. Vazquez e Hanyu Zhang
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Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.
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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 settembre > 00:00 - 15 settembre > 23:00 - 30 settembre > 22:00 30 agosto > 22:00
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 settembre > 00:00 - 15 settembre > 23:00 - 30 settembre > 22:00 30 agosto > 22:00
Verso ponente saranno ancora visibili, ma ormai declinanti e prossime al tramonto, le estese costellazioni della tarda primavera: il Boote con la brillante Arturo (mag. +0,15), Ofiuco, Ercole e il Serpente), mentre verso sudovest sarà già quasi tramontato lo Scorpione portando con sé Saturno. Con il passare del tempo il cielo muterà completamente aspetto: prima della mezzanotte saranno già visibili le Pleiadi sull’orizzonte nordest e nella seconda parte della notte si potrà godere della presenza contemporanea della nebulosa M42 in Orione e della Nebulosa Velo nel Cigno. In mezzo, solo spazi silenti e rarefatti, ma anche imponenti visioni, come quelle di M31 in Andromeda e del Doppio Ammasso nel Perseo.
L’evento più importante del mese per la nostra stella sarà ovviamente il passaggio al nodo discendente sull’equatore celeste il giorno 22, quando in pratica il Sole avrà declinazione pari a zero e si verificherà l’Equinozio d’Autunno, ovvero l’istante in cui inizia l’autunno astronomico (la primavera per l’emisfero Sud).
FENOMENI E CONGIUNZIONI DI SETTEMBRE
Settembre è il mese delle congiunzioni molto strette e degli ampi allineamenti planetari, ma in condizioni di difficile osservazione, ma la soddisfazione non mancherà per chi si cimenterà nell’impresa. Sarà sicuramente interessante seguire la danza di Marte e Mercurio, già nei primi giorni del mese, tra le stelle della costellazione del Leone. Per tutto il tempo, si troveranno in linea con Venere, che passerà dai 20° circa di distanza i primi del mese, fino ad avvicinarsi a Marte, a poco più di 3° di distanza a fine mese (distanza destinata poi a diminuire ulteriormente fino a soli 20′, formando una bellissima congiunzione stretta nei primi giorni di ottobre). La Luna ovviamente non mancherà di intromettersi, arricchendo il quadro complessivo, ma si tratterà di una falce non ingombrante ed estremamente sottile, la cui luce sarà minacciata dal crepuscolo incombente. L’allineamento planetario vedrà però schierarsi quattro astri, non solo i tre nominati. Si fingerà infatti “quarto pianeta”, grazie alla sua luminosità superiore a quella di Marte, la stella alfa del Leone, Regolo (mag. +1,4). Un mese perfetto per seguire i consigli di Giorgia Hofer ne “La danza dei pianeti”, anche se le condizioni di luminosità e soprattutto di altezza degli astri, richiederanno un orizzonte orientale sgombro, un cielo limpido e un’ottima organizzazione!
Dettaglio dell'immagine riportata più sotto (con contrasto ulteriormente aumentato) che mostra la regione del centro galattico e la Grande Nube di Magellano Copyright: ESA/Gaia/DPAC/CU5/DPCI/CU8/F. De Angeli, D.W. Evans, M. Riello, M. Fouesneau, R. Andrae, C.A.L. Bailer-Jones - Processing: M. Di Lorenzo
Dettaglio dell'immagine riportata più sotto (con contrasto ulteriormente aumentato) che mostra la regione del centro galattico e la Grande Nube di Magellano Copyright: ESA/Gaia/DPAC/CU5/DPCI/CU8/F. De Angeli, D.W. Evans, M. Riello, M. Fouesneau, R. Andrae, C.A.L. Bailer-Jones - Processing: M. Di Lorenzo
In attesa della pubblicazione del secondo catalogo astrometrico DR2, prevista per il prossimo aprile, Gaia ci regala una nuova visione del cielo con i colori delle stelle, o meglio la loro mediana in ciascuna piccola porzione di volta celeste.
L’immagine include dati da 18,6 milioni di stelle luminose osservate da Gaia tra il luglio 2014 e il maggio 2016, e il colore di ciascuna stella è stimato confrontando la quantità totale di luce negli spettri blu e rosso forniti dallo strumento fotometrico. Anche se questa mappa rappresenta solo un assaggio del catalogo completo del prossimo anno, testimonia il lavoro enorme che sta compiendo il gruppo di analisi del Data Processing and Analysis Consortium (DPAC). In essa è già possibile individuare alcune caratteristiche interessanti.
Mappa preliminare dei colori stellari, con legenda a destra. Rispetto all'originale, i contrasti sono stati aumentati per rendere meglio visibili le differenze cromatiche. - Copyright: ESA/Gaia/DPAC/CU5/DPCI/CU8/F. De Angeli, D.W. Evans, M. Riello, M. Fouesneau, R. Andrae, C.A.L. Bailer-Jones - Processing: M. Di Lorenzo
Il piano galattico, corrispondente alla regione più densamente popolata della nostra galassia Via Lattea si distingue come la struttura approssimativamente orizzontale che si estende attraverso la mappa che è una proiezione in coordinate galattiche, appunto. Le regioni rosse sono principalmente situate vicino al Centro Galattico, in corrispondenza a zone apparentemente “svuotate” di stelle (vedi seconda immagine più sotto) a causa di dense nubi oscure che assorbono soprattutto la luce blu, facendo apparire queste stelle più rosse (un fenomeno noto come arrossamentodella luce stellare).
È anche possibile distinguere, a destra sotto il piano galattico, le due Nubi di Magellano, contenenti regioni di formazione stellare, quindi popolate da stelle giovani e bluastre; stesso discorso per la “Popolazione I” della Via Lattea, le stelle più giovani di seconda generazione che popolano il disco; quelle più vicine a noi, per motivi prospettici appaiono nelle zone ad alta latitudine galattica (che sono intrinsecamente poco dense, come dimostrato dalla seconda mappa) e che quindi appaiono azzurre.
La prima mappa di Gaia a colori completa, con oltre 1 miliardo di stelle, verrà rilasciata nella sua massima risoluzione con il nuovo catalogo tra 8 mesi. Le stelle in questa mappa sono state selezionate tra tutte le stelle di Gaia con magnitudine più luminosa di 17 e per le quali sono disponibili sia la misura dei colori nei canali blu e rosso. La mappa mostra i valori dell’indice di colore, (BP-RP), che vanno da 0 (stelle più blu) a 3 (stelle più rosse). Questo è un sottoinsieme di tutti i valori (BP-RP) ottenuti da Gaia, che vanno da -0,2 a 3,6.
Mappa preliminare della densità stellare (stessi dati della mappa precedente) espressa in stelle per pixel. - Copyright: ESA/Gaia/DPAC/CU5/DPCI/CU8/F. De Angeli, D.W. Evans, M. Riello, M. Fouesneau, R. Andrae, C.A.L. Bailer-Jones - Processing: M. Di Lorenzo
Dal rilascio iniziale dei dati, gli scienziati di tutto il mondo hanno utilizzato le misurazioni della luminosità di Gaia, ottenute su tutta la gamma G (da 330 a 1050 nm), insieme a set di dati provenienti da altre missioni per la stima dei colori stellari. Questi studi sono stati applicati a una varietà di soggetti, da stelle variabili e ammassi stellari nella nostra galassia alla caratterizzazione di stelle nelle Nubi Magellaniche. L’anno prossimo, la seconda uscita dei dati Gaia includerà non solo la posizione e la luminosità a banda G, ma anche il colore blu e rosso per oltre un miliardo di stelle, oltre alle attese attesissime parallassi stellari e moti propri. Questo dataset straordinario permetterà agli scienziati di approfondire i segreti della nostra galassia, indagando la sua composizione, la sua formazione e l’evoluzione a un livello di dettaglio ineguagliato.
Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.
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Le "Ocean Moons" Europa e Encelado, riprese rispettivamente dalla sonda Galileo e dalla Cassini. Credit: NASA/ESA/JPL-Caltech/SETI Institute
Le "Ocean Moons" Europa e Encelado, riprese rispettivamente dalla sonda Galileo e dalla Cassini. Credit: NASA/ESA/JPL-Caltech/SETI Institute
Il James Webb Space Telescope, che tra poco più di un anno andrà a occupare la sua posizione al punto di Lagrange L2, sarà richiestissimo da astronomi interessati a osservare oggetti estremamente lontani, grazie alla sua risoluzione, di gran lunga maggiore di quella del suo predecessore: il venerabile Hubble Space Telescope. Ma tra i primi oggetti presi in esame dal nuovo telescopio ci saranno due lune del nostro “vicinato spaziale”, Europa ed Encelado, selezionate da astronomi con “tempo garantito”: scienziati che hanno contribuito allo sviluppo del nuovo telescopio e che hanno diritto privilegiato a periodi di osservazione.
Rappresentazione artistica della struttura interna di Encelado, che mostra la presenza di oceani sotterranei e dell’attività idrotermale forse all’origine dei geyser. Crediti: Nasa-Gsfc/Svs, Nasa/Jpl-Caltech/Southwest Research Institute
Infatti, il James Webb è dotato di sensori infrarossi particolarmente indicati per l’esame dei geyser che emergono da spaccature sulla superficie di Encelado e di Europa, e che si estendono per centinaia di chilometri verso il vuoto dello spazio. L’analisi dei composti chimici presenti nei materiali eiettati in questo modo ci darà un’idea più dettagliata della composizione degli oceani sotterranei delle due lune, composti da acqua allo stato liquido grazie alle forze gravitazionali che riscaldano l’interno di questi corpi celesti.
Un team di ricercatori, guidato da Geronimo Villanueva, esperto di scienze planetarie al Goddard Space Flight Center della Nasa a Greenbelt, nel Maryland, utilizzerà la near-infrared camera (NirCam) montata sul James Webb per ottenere immagini ad alta risoluzione della superficie di Europa (la più vicina delle due lune) al fine di individuare zone calde che indichino attività geologica. Laddove vengano trovati geyser, questi saranno sottoposti ad analisi spettrografica grazie al near-infrared spectrograph (NirSpec) e al mid-infrared instrument (Miri). Quanto a Encelado – molto più distante – non sarà possibile osservare direttamente la sua superficie, e gli strumenti del James Webb verranno indirizzati verso gli spettacolari geyser che sono stati osservati, per la prima volta, dalla sonda Cassini nel 2005.
Queste analisi permetteranno di capire la loro composizione, temperatura, e le cause stesse di questi enormi getti di vapore acqueo. Villanueva osserva come «le misurazioni rese possibili dal James Webb ci permetteranno di rispondere a queste domande con un livello di accuratezza e precisione precedentemente impossibile». La conferma della presenza di composti organici come metano, metanolo ed etano potrebbe suggerire la presenza di forme di vita elementari all’interno degli oceani sotterranei delle due lune.
Identificare zone di superficie particolarmente interessanti potrebbe inoltre aiutare la pianificazione di future missioni verso queste due lune, come ad esempio la Europa Clipper, una futura missione NASA pianificata per esaminare la superficie di Europa e la sua possibile abitabilità. E – chissà – magari anche per toccare “con mano” le prime forme di vita extraterrestre.
Ricercatori al lavoro all’interno di Virgo. Crediti: Infn
Ricercatori al lavoro all’interno di Virgo. Crediti: Infn
“Very exciting”. Alla fine la tanto attesa dichiarazione ufficiale è arrivata. Alle 15 ora italiana, quasi allo scadere del primo run con Ligo e Virgo insieme, in contemporanea sui siti delle due collaborazioni scientifiche Ligo e Virgo, uno scarnissimo comunicatoannuncia una notizia stupenda e di enorme portata: anche Virgo, l’interferometro europeo in funzione a Cascina (Pisa), ha rilevato promising gravitational-wave candidates. Segnali che sembrano proprio essere – la conferma definitiva arriverà al termine dell’analisi dati – onde gravitazionali. Le sue prime onde gravitazionali.
Un risultato storico, raggiunto grazie al contributo fondamentale dei ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), messo appena un po’ in ombra dalle voci di corridoio – lanciate da un tweet del 18 agosto scorso e riprese, in questi giorni, da testate come New Scientist, Forbes e Nature – circa la possibile rivelazione un “nuovo tipo” di onde gravitazionali da parte dei due interferometri. Indiscrezione, questa, non confermata dalla dichiarazione ufficiale di oggi, dove non si fa cenno al “tipo” di onde osservate. Ma nemmeno smentita.
New LIGO. Source with optical counterpart. Blow your sox off!
Trattandosi perlopiù di voci non confermate, sarebbe inutile, in quest’occasione, proporre la lista di ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo. Piuttosto cerchiamo di fare ordine fra ciò che è confermato da fonti ufficiali e ciò che invece è per ora soltanto mormorio di corridoio. Di ufficiale, come detto, sappiamo almeno quattro cose.
Per capire cosa sono le onde gravitazionali, come funziona un interferometro e leggere altri approfondimenti su LIGO,VIRGO e il futuro dell'astronomia delle onde gravitazionali, leggi lo speciale, sempre in formato digitale e gratuito, pubblicato in occasione della prima rivelazione!
Primo, anche in questo run – così i fisici chiamano le campagne di raccolta dati – sono stati rilevati segnali candidati a essere onde gravitazionali.
Secondo, questi segnali sono stati rilevati anche da Virgo, ed è la vera notizia del giorno: significa che finalmente è possibile, tramite un processo di triangolazione, determinarne con buona precisione, per la prima volta, la regione d’origine.
Terzo, durante queste quattro settimane Virgo ha acquisito dati scientifici per oltre l’80 per cento del tempo, altro risultato del quale i fisici dell’Infn vanno giustamente fieri.
Quarto – come scritto tra le righe nell’annuncio odierno – i risultati ottenuti in questi giorni sono stati già condivisi con i colleghi astronomi. E proprio da quest’ultimo punto, apparentemente ovvio e pleonastico (anche per il precedente runc’era stato un coinvolgimento immediato degli astronomi per i cosiddetti follow up, senza però poter indicare loro una direzione precisa in cui osservare), vale la pena muovere i passi per entrare nel regno delle anticipazioni ufficiose e del gossip scientifico.
Quello che giustificherebbe abbondantemente il “very exciting” con il quale si apre l’annuncio odierno. Qui la lista sarebbe lunga e ghiotta oltre misura. Limitandosi alle voci riprese da Davide Castelvecchiieri su Nature, alcuni telescopi potrebbero aver osservato la controparte elettromagnetica di una di queste onde gravitazionali. Andando a guardare dove hanno diretto lo sguardo, nell’ultima settimana, alcuni fra i più grandi telescopi, c’è anche chi fa ipotesi sul luogo esatto di provenienza: la galassia Ngc 4993, nella costellazione dell’Idra, a circa 130 milioni di anni luce da noi, dove sarebbe stato osservato un lampo gamma.
Se queste indiscrezioni verranno confermate, il run condotto questo mese da Ligo e Virgo assieme passerà alla storia per aver segnato l’alba di una nuova astrofisica: un’astrofisica multisensoriale, nella quale la “vista” dei telescopi e l’“udito” degli interferometri per onde gravitazionali captano contemporaneamente lo stesso evento. Ma per questo, appunto, occorre attendere conferme. Per oggi, festeggiamo l’epocale, sudato e meritatissimo successo di Virgo.
Antares, una stella famosa e brillante, risulta facilmente visibile a occhio nudo nel cuore della costellazione dello Scorpione per la sua colorazione rossastra. È una stella supergigante rossa enorme e relativamente fredda che si trova negli ultimi stadi della propria vita, pronta peresplodere in supernova.
Una rappresentazione artistica della supergigante rossa Antares ricostruita in base all'immagine reale prodotta con i dati del VLTI. Crediti: ESO/M. Kornmesser
Un’equipe di astronomi, con a capo Keiichi Ohnaka, dell’Universidad Católica del Norte in Cile, ha sfruttato ora il VLTI (Very Large Telescope Interferometer, l’interferometro del VLT) dell’ESO all’Osservatorio del Paranal in Cile, per mappare la superficie di Antares e misurare il moto del materiale sulla superficie. Questa è la miglior immagine mai ottenuta della superficie e dell’atmosfera di una stella che non sia il Sole.
Il VLTI è uno strumento unico, che combina i fasci di luce da diversi telescopi, fino a quattro, che siano i telescopi più grandi da 8,2 metri (UT) o i più piccoli AT (Auxiliary Telescopes), per creare un telescopio virtuale equivalente a un singolo specchio di diametro fino a 200 metri, con cui si possono risolvere minuti dettagli molto al di là di quanto possa fare un singolo telescopio.
«Per più di mezzo secolo abbiamo affrontato il problema di come le stelle come Antares perdano massa così velocemente nelle fasi finali dell’evoluzione,» commenta Keiichi Ohnaka, primo autore dell’articolo. «Il VLTI è l’unico strumento che possa misurare direttamente il moto del gas nell’atmosfera estesa di Antares – un passo cruciale nella direzione della soluzione del problema. La prossima sfida è di identificare che cosa provoca il moto turbolento».
La notevole mappa delle velocità del materiale che compone l'atmosfera stellare della supergigante rossa Antares. È la prima mappa del suo genere per una stella diversa dal Sole. In rosso le regioni in cui il materiale si sta allontanando da noi e in blu quelle in cui il materiale si sta avvicinando. Le zone vuote intorno alla stella non descrivono una situazione reale, ma mostrano le regioni in cui le misure di velocità non sono state possibili. Crediti: ESO/K. Ohnaka
Usando i nuovi risultati, l’equipe ha creato la prima mappa bidimensionale di velocità dell’atmosfera di una stella diversa dal Sole. Le misure sono state ottenute con il VLTI che utilizzava tre dei telescopi ausiliari AT e lo strumento AMBER per produrre singole immagini della superficie di Antares in una piccola banda di lunghezze d’onda infrarosse. L’equipe ha quindi usato questi dati per calcolare la differenza tra la velocità del gas atmosferico in diverse posizioni sulla superficie della stella e la velocità media su tutta la stella, producendo così una mappa delle velocità relative del gas atmosferico sull’intero disco di Antares – un vero record.
Gli astronomi hanno trovato gas turbolento a bassa densità molto più lontano del previsto dalla stella e hanno concluso che il moto non può essere il risultato della convezione (il processo per cui la materia fredda si sposta verso il basso e quella calda sale, con un movimento circolare), cioè moti su larga scala della materia che in molte stelle trasfersicono l’energia dal nucleo fino agli strati esterni dell’atmosfera. Essi pensano che serva un processo nuovo, al momento ancora sconosciuto, per spiegare questi moti nell’atmosfera estesa delle supergiganti rosse come Antares.
«In futuro questa tecnica osservativa potrà essere applicata a diversi tipi di stella per studiarne la superficie e l’atmosfera con un dettaglio senza precedenti. Questo tipo di studi finora era limitato al Sole,» conclude Ohnaka. «Il nostro lavoro porta l’astrofisica stellare su un nuovo piano e apre una finestra completamente nuova all’osservazione delle stelle».
Ecco un’altra bella congiunzione abbastanza stretta: questa volta è Giove ad accompagnare in prima serata il nostro satellite naturale, proprio al centro della Vergine. La Luna sarà una sottile falce crescente (fase 28%) e assieme al gigante gassoso si renderanno visibili nel cielo del crepuscolo, subito dopo il tramonto.
All’ora indicata in cartina, nel momento del loro massimo avvicinamento, la Luna, alta poco meno di venti gradi sull’orizzonte ovest, si troverà circa 2,8° a nord di Giove (mag. –1,8) e circa 6° a nordovest di Spica (alfa Virginis; mag. +1,01).
Potranno essere seguiti però per non molto tempo, con lo scurirsi del cielo, la loro altezza si farà via via più contenuta, finché non tramonteranno, attorno alle ore 21:30.
23 – 27 agosto: Vacanze astronomiche in Toscana.
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L'eclissi nel momento della totalità ripresa in volo a bordo di un Gulfstream III, dell'Armstrong Flight Research Center della NASA, a 7620 metri sopra le coste dell'Oregon. Crediti: NASA/Carla Thomas
Guardando la lunga diretta trasmessa dalla NASA, e ascoltando le grida e la gioia di chi stava assistendo allo spettacolo di questa Eclissi totale di Sole, non si poteva fare a meno di immaginare tutta questa “meraviglia urlata” attraversare gli Stati Uniti da Lincoln Beach, in Oregon, a Charleston, in Carolina del Sud, lungo 12 stati assieme all’ombra della Luna, proprio come una ola attraversa uno stadio durante una partita. Un’ola della durata di circa un’ora e mezza – questo il tempo che l’ombra ha impiegato per attraversare gli Stati Uniti – e anche per noi, che non eravamo lì, l’emozione è stata altrettanta, anche solo via streaming…
Ultima mossa della Luna, che sta per coprire il disco del Sole, ripresa da Madras, in Oregon. Nell'immagine si vedono quelli che sono chiamati i "grani di Baily": uno degli effetti ottici luminosi che avvengono durante una eclissi totale di Sole, nella corona solare in prossimità del bordo lunare, che con la sua irregolarità blocca in alcuni punti la luce solare. E' un fenomeno che dura pochissimi attimi e può seguire (o precedere quando il disco lunare comincia a riscoprire il Sole) il più evidente e noto "anello di diamante". Crediti: NASA/Aubrey Gemignani
Per i pochi commenti preoccupati, che nonostante tutto sono arrivati e arrivano, ricordiamo che un’eclissi totale è solo un meraviglioso gioco di prospettiva, che dipende esclusivamente dal nostro punto di vista, oltretutto molto limitato nello spazio e nella durata, e che non cambia nulla riguardo alle energie in gioco (venti solari, campi magnetici o altro) che quotidianamente interagiscono attorno a noi e alla nostra Terra. Per il nostro sistema vitale è un giorno come un altro… niente di più, ma per i pochi che si ritrovano in quella privilegiata stretta fascia di totalità è senz’altro uno spettacolo emozionante. In passato, quando non si sapeva ancora di cosa si trattasse, sicuramente poteva essere anche spaventoso, e profezie, presagi, timori potevano avere una motivazione, oggi proprio no!
Di come potevano essere viste le eclissi in passato, o anche più recentemente in zone remote dove l’informazione scientifica non era ancora arrivata, ne abbiamo parlato negli approfondimenti dello Speciale dedicato all’Eclissi di Sole USA 2017 sul numero di Coelum Astronomia 113, di luglio/agosto (come sempre in formato digitale e gratuito).
Prossimamente su Coelum astronomia (nel numero di ottobre) troverete una galleria di immagini amatoriali e i commenti di alcuni dei tanti astrofili e appassionati italiani in trasferta, se volete condividere anche le vostre pubblicatele con un commento su PhotoCoelum, per condividerle con i nostri lettori, o inviatele a gallery@coelum.com, con tutti i dettagli di ripresa. In entrambi i casi, tra quelle arrivate entro questa settimana, selezioneremo le migliori, o i ricordi più particolari, per la pubblicazione sul prossimo numero.
Al momento invece “accontentiamoci” delle meravigliose foto pubblicate dalla NASA, foto riprese da particolari e diversi punti di vista… L’eclissi infatti non è stata osservata solo da Terra, dalle quasi 200 milioni di persone che si sono ammassate nella fascia di totalità, ma ovviamente Osservatori spaziali, Osservatori volanti (su aereo o su pallone sonda) e anche la Stazione Spaziale Internazionale sono stati coinvolti nella ripresa e nell’osservazione dell’evento.
E tra le prime immagini che vi mostriamo non potevano essere che quelle incredibili, qui sotto, dell’ombra della Luna che si sposta sulla Terra twittate dal nostro Paolo Nespoli dalla Stazione Spaziale Internazionale, dove si trova impegnato nella missione VITA.
Mentre qui a destra una ripresa di Randy Bresnik, sempre a bordo della Stazione Spaziale, di un momento della parzialità. Testimoni dell’eclissi dall’orbita, con Nespoli e Bresnik, anche Jack Fischer e Peggy Whitson della NASA e il Comandante Fyodor Yurchikhin e Sergey Ryazanskiy della Roscosmos, tutti parte dell’equipaggio della Expedition 52. La Stazione Spaziale, lungo la sua orbita, ha attraversato il percorso dell’eclissi tre volte, passando sopra gli Stati Uniti a un’altitudine di circa 400 chilometri.
Invertiamo il punto di vista e 1.500 fotogrammi al secondo con una telecamera ad alta velocità, ci mostrano la stessa Stazione Spaziale Internazionale attraversare il disco del Sole parzialmente eclissato a circa otto chilometri al secondo! L’impresa è riuscita Joel Kowsky, dalla sua postazione vicino a Banner, in Wyoming (Crediti video: NASA / Joel Kowsky).
Per vedere le immagini della Terra riprese ogni giorno https://epic.gsfc.nasa.gov Crediti: NASA EPIC Team
Sempre l’ombra della Luna sulla Terra, questa volta ripresa da molto più lontano, da ben un milione di chilometri di distanza. La fotocamera è la EPIC della NASA, a bordo del Deep Space Climate Observatory (DSCOVR)del NOAA, che ha catturato 12 immagini a colori naturali della Terra illuminata dal Sole. EPIC riprende quotidianamente circa 20/22 immagini del lato illuminato della Terra, per questo nel montaggio si vede l’eclissi a ritmo accelerato.
E non potevano ovviamente mancare le immagini SOHO, l’Osservatorio solare ESA/NASA che riprende, sempre quotidianamente da più punti nell’orbita terrestre, il Sole in diverse lunghezze d’onda, per studiarne tutti i suoi aspetti.
Qui sotto due immagini riprese durante la parzialità nell’estremo ultravioletto, a sinistra a 304 angstrom, evidenziando la granulosità della superficie visibile del Sole, e a destra a una lunghezza d’onda di 171 angstrom, in cui si evidenziano invece protuberanze e brillamenti nella bassa corona. In entrambe si può osservare il bordo irregolare del nostro satellite in controluce.
Chiudiamo questa carrellata di immagini dell’Eclisse dallo spazio con questo bel mosaico formato invece da immagini riprese da Terra. In undici scatti vediamo le varie fasi dell’eclissi, dal primo contatto all’ultimo, passando per il massimo, riprese dalla Madras High School di Madras, in Oregon. Cliccate per vederla più in grande. E ora aspettiamo le vostre…
Una ripresa al limite, ma che potrà dare grande soddisfazione a chi riuscirà a portarla a termine. Il 20 mattina, una sottilissima falce di Luna calante (fase 3%) sorgerà attorno alle 4:40 anticipando il Sole di un paio d’ore. A soli 3° circa più a ovest, con lei sorgerà l’ammasso aperto M 44, chiamato l’Alveare o anche ammasso del Presepe.
La sfida sta nell’osservazione e la ripresa delle stelline dell’ammasso, che richiedono almeno un binocolo o un piccolo strumento, e del sottile arco di luna con la sua Luce Cinerea, nel poco tempo che intercorrerà tra quando saranno sufficientemente alti sull’orizzonte e prima che si perdano nella luce del crepuscolo.
Una sottilissima falce di Luna (fase 10%), sorgerà infatti dall’orizzonte est-nordest a soli 3° da Venere (mag. –4,0) attorno alle 3:30.
Per una ripresa a campo largo converrà attendere l’ora indicata in cartina, per avere una buona altezza e, con un campo particolarmente ampio, includere nell’immagine anche il ricchissimo cielo di Orione e dei suoi brillanti astri. Ma nell’attesa si potrà tentare anche qualche suggestiva fotografia con Luna e Venere bassi sull’orizzonte immersi nel paesaggio o, avendo uno specchio d’acqua a disposizione, il loro riflesso.
Si potranno poi seguire fino all’alba e, in ogni momento, una ripresa stretta potrà evidenziare la sottile falce lunare e, magari, anche l’evanescente Luce Cinerea. ➜ Fotografare la Luce Cinerea della Luna
Nella cartina la fascia di totalità che attraversa gli Stati Uniti da costa a costa.
La mappa con la fascia di totalità che attraversa gli Stati Uniti. Cliccando sull'immagine si raggiunge la mappa interattiva nelle pagine della NASA per avere i dettagli in base alla località precisa. Animazione dell'eclissi del 21 agosto. Il puntino nero al centro dell'alone grigio più ampio indica l'ombra della Luna proiettata sulla Terra, dove l'eclissi sarà vista come totale. Nell'alone grigio invece sarà possibile osservare un'eclissi parziale di Sole (sempre meno oscurato man mano che ci si allontana dal centro). Credit: NASA/GSFC/AT Sinclair
La fase di totalità (Sole completamento oscurato dalla Luna) di un’eclisse totale di Sole comincia quando il bordo lunare avanzante tocca il bordo del Sole opposto a quello dal quale è “entrata” (secondo contatto) e finisce subito dopo che la Luna comincia a scoprire il Sole eclissato (terzo contatto). In quel momento si comincia a rivedere la fotosfera (ciò che del Sole vediamo normalmente) ed è un momento sorprendente perché per pochi istanti della fotosfera si vede un sottile mezzo anello e, in corrispondenza del punto del terzo contatto, un’esplosione di luce. Come se fosse un anello con un grande e splendente diamante. E così è stato chiamato: anello di diamante. Una cosa che conclude, quasi un finale pirotecnico, la grande visione della corona.
Questo è quello che accade in una eclissi di Sole totale, e queste sono le prime righe dello speciale che Coelum Astronomia ha dedicato all’evento nel numero estivo. L’eclissi non sarà visibile dall’Italia purtroppo, ma solcherà i cieli degli Stati Uniti da costa a costa, e sarà molto probabilmente l’eclisse più seguita e osservata della Storia (almeno fin’ora).
Indichiamo quindi velocemente i dettagli per i molti astrofili italiani che sappiamo essere in procinto di, se non già partiti, raggiungere le coste americane per osservare il fenomeno!
Orari e direzione di ingresso ed egresso di Aldebaran sul disco lunare .Consigliamo l'uso di un software (un planetario come Stellarium) per le circostanze corrette in base alla vostra località. Milano 8:47 - 10:01; Roma 8:51 - 10:09; Palermo 8:52 - 10:12. Crediti Coelum Astronomia CC-BY
Orari e direzione di ingresso ed egresso di Aldebaran sul disco lunare .Consigliamo l'uso di un software (un planetario come Stellarium) per le circostanze corrette in base alla vostra località. Milano 8:47 - 10:01; Roma 8:51 - 10:09; Palermo 8:52 - 10:12. Crediti Coelum Astronomia CC-BY
Continua la serie di occultazioni di Aldebaran da parte della Luna, anche se in questo caso di difficile osservazione poiché in luce diurna (si consiglia di prestare sempre grande attenzione, per la presenza del Sole).
La mattina del 16 agosto, La Luna alta 63° sull’orizzonte sud (fase = 36%) occulterà dal bordo del lembo illuminato Aldebaran (alfa Tauri; mag. +0,9).
Il Sole sarà sorto a circa 73° (elongazione). L’occultazione terminerà con l’uscita della stella dal bordo oscuro attorno alle 10:08, con la Luna alta 54° sull’orizzonte sudovest.
Una tra le foto più riuscite dell'eclissi di Sole del 1 agosto 2008, combinando la perfetta resa della corona solare, con la tecnica della compositazione della luce cinerea del disco lunare. La ripresa è stata ottenuta dalla località di Altay Sun in Mongolia con una Canon 350D modificata al fuoco di un rifrattore Borg-77 ED montato su una Vixen GP-DX alimentata a pannelli solari. Media di 9 scatti in 3 gruppi da 1/500 a 1/4 di secondo. Foto di Marco Bastoni – Parma.Animazione dell'eclissi del 21 agosto. Credit: NASA/GSFC/AT Sinclair
Il 21 agosto 2017, l’ombra della Luna attraverserà da costa a costa gli Stati Uniti. Dall’Oregon alla Carolina del Sud sarà possibile vedere il Sole oscurarsi per un paio di minuti o poco più. L’evento è, di per sé, particolare e bellissimo da osservare ma il fatto che coinvolga l’America lo ha trasformato rapidamente in un evento mediatico su scala planetaria. Quella del 21 agosto è già stata definita come l’eclisse di Sole che vedrà il maggior numero di spettatori di tutti i tempi: saranno milioni gli spettatori, tra astronomi professionisti, astrofili e semplici curiosi che, da tutto il mondo, assisteranno all’evento.
In molti hanno già pianificato un viaggio che sappia creare il connubio ideale tra l’astronomia e la visita alle bellezze americane. E se non potrete spostarvi, sarà comunque possibile vivere quel momento in diretta streaming sul web e, in qualche modo, provare quell’emozione che riempie di autentica meraviglia chi non sia preparato alla vista del “Sole nero”.
Ci ha pensato, prima fra tutti, ovviamente la NASA, che in collaborazione con più piattaforme di streaming online e canali televisivi, fornirà una trasmissione di quattro ore mostrando immagini dell’eclisse raccolte da osservatori, da 11 sonde, da almeno tre aerei e 57 palloni aerostatici d’alta quota mesi a disposizione dalla piattaforma Stream Live, che solleveranno un equipaggiamento video che trasmettera in streaming live da un’altezza di circa 30mila metri e lungo tutto il territorio interessato dall’eclissi. Eclipse Ballooning Project si chiama il progetto ed è stato reso possibile dalla collaborazione con Università in tutto il paese. Gli studenti da quaranta località disseminate sul territorio lanceranno i palloni e raccoglieranno le immagini dallo spazio vicino che verranno poi trasmesse dalla NASA grazie alla tecnologia sviluppata da Stream Live.
Non mancherà poi il privilegiato punto di vista degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale! L'”Eclipse Megacast” promette di scalzare qualsiasi altro streaming di eventi astronomici mai trasmesso fin’ora, raggiungendo centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.
Per chi invece sarà lì a seguirla non mancheranno le occasioni per diventare, da semplici curiosi e osservatori, attivi partecipanti a iniziative dicitizen science, come ad esempio questa semplice app: GLOBE Observer della NASA da installare e di cui seguire le istruzioni durante l’osservazione dell’evento.
«Non importa dove tu sia nel Nord America, se il cielo sarà limpido, nuvoloso o se pioverà. La NASA ha bisogno che più cittadini possibili aderiscano a questo progetto di Citizen Science,» assicura Kristen Weaver, vice-coordinatore del progetto. «Vogliamo arrivare a invogliare un milione di osservatori, a diventare “studiosi delle eclissi”».
Per altri progetti e esperimenti “fai da te” da attuare
Quattro serate caratterizzate dall’osservazione del cielo con telescopi e l’assistenza di personale esperto. Le notti di osservazione si terranno il 21 luglio, il 12 e 25 agosto dal terrazzo del parcheggio di Via Orientale a Guardiagrele e il 7 agosto dal Campo Sportivo di San Martino Sulla Marrucina. Inoltre, presso il Cinema-Teatro Garden, con inizio ore 18:00: 21.07: “La missione Rosetta e l’origine del Sistema Solare” con la partecipazione del Dott. Fabrizio Capaccioni, Direttore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali di Roma. 12.08: “Terra chiama Marte: le novità e il futuro del pianeta rosso” con la partecipazione della Dott.ssa Francesca Altieri, Ricercatrice dell’IAPS di Roma.
Supervisione scientifica di “Tra Scienza e Coscienza”. Organizzato dall’Ente Mostra dell’Artigianato Artistico Abruzzese in collaborazione con la Corporazione dei Sancti Martini ed il patrocinio della Regione Abruzzo e del Comune di Guardiagrele, all’interno della 47ª Mostra dell’Artigianato Artistico Abruzzese.
Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
Il più atteso evento dell’estate astronomica durante il quale le associazioni proporranno una o più serate dedicate all’osservazione delle Perseidi, l’iniziativa è abbinata a “Calici di Stelle” manifestazione gastronomica promossa il 10 agosto dal Movimento Turismo del Vino e dall’Associazione Nazionale Città del Vino. http://divulgazione.uai.it
I.S.S. sopra i cieli del Chianti di Mario Marino da Photocoelum (cliccare sull'immagine per i dettagli di ripresa).
La ISS – Stazione Spaziale Internazionale sarà rintracciabile fortunatamente ad orari serali, quindi potremo cercarla, osservarla e riprenderla senza l’obbligo di alzatacce mattutine. Avremo in particolare quattro transiti notevoli, con magnitudini elevate, durante i primi undici giorni del mese, auspicando come sempre in cieli sereni.
Si inizierà il 6 agosto, dalle 22:24 alle 22:29, osservando da NO a NNE. La ISS sarà ben visibile dal Centro Nord Italia con una magnitudine massima che si attesterà su un valore di –3,5. Un classico transito, individuabile senza alcun problema, anche se parziale, con la Stazione Spaziale che svanirà, infatti, nel cono d’ombra della Terra a circa metà cielo.
Si replica, ancora con un passaggio parziale, l’8 agosto, dalle 22:15 verso ONO alle 22:21 verso SO. Visibilità migliore dall’Occidente italiano per questa occasione, con magnitudine di picco a –3,7. Osservabile senza problemi anche dal resto del paese, seppur meno luminosa.
Passiamo al giorno 9 agosto, dalle 21:23 in direzione NO alle 21:30 in direzione ESE. Questo sarà un transito ottimamente osservabile da tutta la nazione, con una magnitudine massima di –3,8! Sperando come sempre in cieli sereni per il passaggio più spettacolare del mese.
L’ultimo transito notevole del mese, e anche l’ultimo di questo quartetto, sarà nuovamente visibile al meglio dalle regioni occidentali, e osservabile da orizzonte a orizzonte: l’11 agosto, dalle 21:14 alle 21:22, da ONO a SSE. Magnitudine di picco a –3,2.
Giorno
Ora Inizio
Direzione
Ora Fine
Direzione
Magnitudine
06
22:24
NO
22:29
NNE
–3,5
08
22:15
ONO
22:21
SO
–3,7
09
21:23
NO
21:30
ESE
–3,8
11
21:14
ONO
21:22
SSE
–3,2
Indice dei contenuti
N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite a un punto centrato sulla penisola, nel Centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto ± 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati, oppure cercate le circostanze esatte per la vostra località con servizi online come: http://transit-finder.com/ oppure https://www.calsky.com/cs.cgi/Satellites/4
➜ MERAVIGLIOSA ISS!Perché servono si una ottima strumentazione e un cielo limipido e scuro per ottenere immagini come quelle di Alessandro Bianconi… ma le due cose, da sole, non bastano! I consigli, gli stratagemmi e l’organizzazione necessaria per raggiungere questi risultati, raccontati direttamente dalla… tastiera di Alessandro.
➜ Come ho ripreso il transito della ISS sul Sole!ConCalSky, è possibile impostare degli alert che ci avvisino per tempo quando, dalla nostra postazione, è possibile riprendere il passaggio della ISS sul Sole o sul disco lunare. In questo articolo, Samuele Pinna ci racconta come programmare un’impresa del genere!
Una bella immagine originale della corona solare scattata ad Atar durante l’eclisse di Sole del 30 giugno 1973.
Una bella immagine originale della corona solare scattata ad Atar durante l’eclisse di Sole del 30 giugno 1973.
«Ah, Signor Professore, la scienza esiste!»
Atar, Mauritania – 30 giugno 1973
Mohammed era un gigante di pelle nera. Vestiva la divisa perché era un soldato della Mauritania. Faceva parte del corpo di guardia al campo, una base militare con pista d’atterraggio del tempo della presenza coloniale francese, in cui erano stati sistemati i gruppi di astronomi arrivati ad Atar per l’osservazione della grande eclisse del 1973 (durata: 6 minuti e 2 secondi; il massimo, 7 minuti e 4 secondi, sarebbe stato nel Niger, ma un’ispezione preventiva aveva mostrato l’inaccessibilità di quei luoghi con strumentazione di qualche consistenza, peso e volume). Ad Atar c’erano francesi, giapponesi, italiani (noi), olandesi e svizzeri; gli americani avevano preferito l’oasi di Chinguetti, 80 km a est.
Nei giorni precedenti l’eclisse, Mohammed si era interessato a quello che facevamo. E io gli avevo spiegato, con l’aiuto di una lampada che rappresentava il Sole e di due frutti per la Luna e la Terra, la geometria dell’eclisse. Era stupefatto, soprattutto perché mi vedeva convinto che quanto dicevo sarebbe accaduto con la precisione che gli assicuravo. Aveva un bell’orologio al polso, gli diedi gli istanti del fenomeno e gli dissi di controllare.
– «Ma se Allah decidesse che tutto ciò non deve accadere, sareste venuti qui per niente».
– «Perché dovrebbe deciderlo? Allah non è capriccioso, così ha fatto il mondo, gli ha dato la sua legge e il mondo funziona come ha voluto. La scienza cerca di capirlo e queste cose le ha capite. Perciò siamo sicuri. E tu controllerai, vero?»
Sì, l’avrebbe fatto…
E poi era successo.
Il percorso del cono d’ombra calcolato per l’eclisse del 30 giugno 1973. Nella cartina è segnalato anche il punto dove si trova Atar, in Mauritania. Crediti: NASA.
Fu una cosa veramente straordinaria. Nei giorni della nostra permanenza sul luogo, c’era stato un po’ di maltempo, vento, ma non così forte da creare difficoltà. Ma la mattina del 30 giugno, il giorno dell’eclisse, il cielo che nelle prime ore era chiaro e sereno, alle 9 cominciò a velarsi per la sabbia sollevata dal vento. Non sembrava niente di veramente preoccupante. Poco dopo, però, le bandiere innalzate sulle altissime aste nel mezzo della piazza d’armi cominciarono a muoversi.
Alle 9 e 27 (primo contatto) cominciammo a lavorare. Avevamo un bel programma di osservazioni. C’erano un paio di protuberanze – erano il nostro obiettivo principale – ma c’era un bel centro attivo nei pressi del bordo orientale (quello dal quale la Luna entra sul Sole) e avevamo deciso di prendere vari spettri di questo centro man mano che la Luna l’avrebbe coperto; poi, al secondo contatto, avremmo preso spettri della protuberanza che si trovava nei pressi del centro attivo e subito dopo spettri della corona.
Ma la situazione andava rapidamente peggiorando. Un muro enorme e scuro di sabbia sempre più alto avanzava da nord-est (la direzione degli alisei) e ben presto la pista d’atterraggio scomparve alla vista. Il secondo contatto sarebbe avvenuto alle 10 e 44, un’ora e 17 minuti dopo. Un tempo lunghissimo durante il quale possono succedere tante cose. Infatti, fu più che sufficiente per trasformare il cielo sereno del primo mattino in una specie di inferno. Una cosa magnifica e tremenda.
Alle 10 e mezzo il vento rabbioso e violento ci rovesciava addosso mulinelli di sabbia, facendo sparire il mondo fino a pochi metri da noi, e buttava all’aria tutto: con i nostri programmi, i tavolini, le tende, oggetti d’ogni tipo, tutto ciò che non era stato ancorato al suolo. Le bandiere facevano un rumore impressionante. Il vento, il vento terribile, furioso che sembrava voler sollevare il deserto portò in cielo enormi nubi che sembravano di tempesta ma erano sabbia fine come la cipria, che entrava dappertutto con violenza inaudita. Le nubi correvano, si accavallavano, si allargavano, si addensavano.
Atar (Mauritania). Un’immagine del campo-base con la strumentazione per l’osservazione dell’eclisse di Sole del 30 giugno 1973. Parte dello strumento: a sinistra, il celostata a due specchi e nel centro il telescopio Gregory; lo spettrografo si trova dietro le persone. Da sinistra: M. Rigutti, P.G. Cologna, R. Falciani, C. Balnelli.
Al momento previsto (Mohammed avrebbe potuto registrarlo), per qualche istante intravedemmo la corona, oh sì la corona, sbocciare tutto intorno al Sole nero come uno di quei fiori che, a volte, si vedono filmati e proiettati con velocità molto maggiori di quella della ripresa. Uno spettacolo, per chi non l’abbia mai veduto, di grande bellezza, forse anche sconvolgente per chi non ne abbia sentito parlare. Poi era scomparsa. Di tanto in tanto – 6 minuti sono, è, un tempo molto lungo – riappariva, e poi spariva e poi riappariva. E venne il momento dell’anello di diamante per dirci che l’incredibile spettacolo era finito. Lo vedemmo e fu una specie di beffa finale.
Per chi non aveva programmi di osservazione scientifica, la tempesta di sabbia aveva certamente aggiunto grande drammaticità all’evento cosmico. Qualche minuto dopo, infatti, Mohammed arrivò, raggiante, emozionato, commosso. Non mi abbracciò, come forse avrebbe voluto, ma mi dette una vigorosa stretta di mano mentre diceva al mio cuore che quasi si metteva a piangere per il dispiacere: «Ah, Monsieur le professeur, enfin! La science existe!». Ricordo la sua voce emozionata, l’espressione del suo viso, del suo corpo direi, come fosse di ieri. E sono passati 44 anni.
A tutti noi di Atar andò male. In fumo due anni di lavoro di preparazione: tra l’altro, il progetto e la realizzazione di un telescopio Grégory; uno spettrografo a tre percorsi ottici destinato allo spettro di protuberanza, per approfondire un problema che avevamo sollevato con lo studio di un’altra protuberanza di un’eclisse precedente; un programmatore elettromeccanico che ci avrebbe permesso di automatizzare tutte le riprese; e una strumentazione minore per il sistema di calibrazione, la guida per lo spettrografo, un piccolo telescopio Questar e un teleobiettivo f/5, f = 40 cm per fotografie documentarie.
Purtroppo, questo è, non raramente, il risultato delle spedizioni scientifiche per l’osservazione delle eclissi di Sole.
Il 2 luglio, il C130 dell’Aeronautica Militare che ci aveva portato ad Atar con tutta la nostra strumentazione venne a prenderci per riportarci a casa. Viaggiò per un bel po’ sopra le nubi di polvere fine ancora in sospensione, che pian piano si sarebbe depositata a terra.
L’eclisse, comunque, non andò così male a tutti i gruppi al lavoro. A Chinguetti, per esempio, gli americani ebbero un tempo buono, così come nel Niger e nel Kenya. A Nouadhibou erano stati lanciati razzi, e alcuni aerei avevano inseguito con i loro strumenti l’ombra della Luna, prolungando la durata del fenomeno. Molti turisti avevano potuto vedere l’eclisse anche a bordo di navi nell’Oceano Atlantico.
A parte il risultato negativo della spedizione, riportavamo a casa la grande esperienza umana fatta in quei giorni: l’accoglienza e i comportamenti di affettuosa amicizia di tutte le persone che avemmo occasione di incontrare in quei paesi segnati dalla povertà, una parte non trascurabile della storia di questa eclisse (gli incontri, il lavoro, le emozioni), il ritrovare amici come Ron La Count, Jean Rösch, Jakob Hougast. L’ho raccontata, recentemente, in un libro pubblicato a cura dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Atar (Mauritania). Eclisse totale del 30 giugno 1973. Il gruppo dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Da sinistra C. Balnelli, M. Rigutti, Donald LaCount (in visita), R. Falciani, R. Ciappi (medicovolontario), P.G. Cologna.
È stata la mia ultima eclisse totale, ma non per la delusione causata dalla tempesta di sabbia, bensì perché, ormai, il Sole si può osservare dallo spazio. A quel tempo avevo un problema col meccanismo di eccitazione dell’He II in protuberanza e ottenere qualche bello spettro di protuberanza avrebbe consentito di sviluppare un lavoro già iniziato per confermare, correggere o abbandonare un’ipotesi che si era affacciata. Naturalmente non avremmo rinunciato a lavorare anche sulla corona, ma, come dicevo, ormai (e fortunatamente) era iniziata l’era delle osservazioni dallo spazio e questo cambiava molte cose. Nello spazio, per osservare un’eclisse basta mettere uno schermo a coprire il disco solare e l’eclisse è bell’e pronta, e per quanto tempo occorre.
Un’eclisse totale di Sole, comunque, oltre che bellissimo da vedere, rimane un fenomeno particolarissimo e per vari tipi di ricerca ancora di grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, ai problemi propri della fisica dell’atmosfera o a quelli che hanno a che fare con le reazioni umane o animali al fenomeno.
Continua a leggere, come sempre in formato digitale gratuito, gli altri racconti di vita da astronomo direttamente dalla penna di Mario Rigutti, e gli articoli di approfondimento su Storia e Scienza, senza mai dimenticare le emozioni, delle Eclissi di Sole…
Il 29 settembre torna la Notte Europea dei Ricercatori, la più importante manifestazione europea di comunicazione scientifica che coinvolge oltre 300 città europee. In Italia l’evento, coordinato da Frascati Scienza, sarà preceduto dal consueto appuntamento con la Settimana della Scienza che si svolgerà dal 23 al 30 settembre 2017, con un calendario ricco di eventi e aperitivi scientifici, incontri con i ricercatori, conferenze e visite nei più autorevoli centri di ricerca italiani.
La Notte Europea dei Ricercatori, che quest’anno compie 12 anni, è promossa dalla Commissione Europea. In Italia il progetto, coordinato dall’Associazione Frascati Scienza, è realizzato in collaborazione con Regione Lazio, Comune di Frascati, ASI, CINECA, CREA, ESA-ESRIN, GARR, INAF, INFN, INGV, ISPRA, ISS, Sapienza Università di Roma, Sardegna Ricerche, Università di Cagliari, Università di Cassino, Università LUMSA di Roma e Palermo, Università di Parma, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Università degli Studi Roma Tre, Università di Sassari, Università della Tuscia, Astronomitaly, Associazione Tuscolana di Astronomia, Explora, G.Eco, Ludis, Osservatorio astronomico di Gorga (RM), Fondazione GAL Hassin di Isnello (PA), Sotacarbo.
La manifestazione ha l’obiettivo di avvicinare i ricercatori ai cittadini di tutte le età e di evidenziare l’importanza e l’impatto positivo della ricerca nella vita quotidiana. Un’opportunità per creare un legame tra scienza e società, per un confronto/dibattito continuo su temi cruciali della ricerca scientifica. Un’occasione, inoltre, per far incontrare i giovani e i ricercatori, per comprendere da vicino questo affascinante mestiere in grado di cambiare concretamente le nostre vite, diventare anche solo per un giorno ricercatore divertendosi e scoprendo discipline scientifiche e, perché no, restare affascinati dalla carriera scientifica pensando un giorno di intraprenderla.
Anche quest’anno il filo conduttore della manifestazione organizzata da Frascati Scienza è il Made in Science, per una scienza intesa come vera e propria ‘filiera della conoscenza’. Tutto quello che ci circonda è scienza e lo strumento essenziale per conoscere, spiegare e interpretare il mondo è proprio il metodo scientifico. Tutti noi siamo immersi tra oggetti, strutture, modi di vita, lavori o divertimenti che sono frutto della ricerca scientifica. Ecco quindi che noi tutti siamo “Made in Science”, non certo solo Laboratori o Enti. La ricerca scientifica è molto più vicina a noi di quanto possiamo immaginare. La Notte Europea dei Ricercatori e Frascati Scienza vogliono ricordarci quanto dobbiamo, ogni giorno, a chi vi si dedica, a chi vi lavora, a chi costruisce giorno dopo giorno l’innovazione ed il futuro.
«La manifestazione – sottolinea Colette Renier, Coordinatrice della European Researchers’ Nightpresso la Commissione europea – è ormai un appuntamento fisso. Il suo effetto positivo è così potente che nell’ottica della futura call per il 2018-2019 si pensa a una durata più lunga dell’evento (fino al sabato sera) nonché ad un aumento del bilancio globale dedicato all’azione».
Come gli anni scorsi, Frascati Scienza oltre a coordinare tutte le attività dell’area tuscolana, zona della Regione Lazio che presenta molte delle infrastrutture di ricerca più importanti d’Italia e d’Europa, sarà presente in tantissime città da nord a sud della Penisola, isole comprese: Bari, Cagliari, Carbonia, Cassino, Cave, Cosenza, Ferrara, Frascati, Frosinone, Gorga, Isnello, Lecce, Milano, Monte Porzio Catone, Napoli, Palermo, Parma, Pavia, Roma, Sassari, Trieste, Viterbo. Durante gli eventi i visitatori potranno sperimentare, discutere, giocare e perfino affrontare i ricercatori in quiz e competizioni. Un modo per scoprire la ricerca e i ricercatori, definiti da Renier: “persone con un lavoro straordinario”.
La Notte Europea dei Ricercatori di Frascati Scienza è finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito della call MSCA-NIGHT-2016/2017 (Grant Agreement No. 722952).
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La situazione alla mezzanotte a cavallo tra la notte del 2 e del 3 agosto, con Luna e Saturno a poco meno di una ventina di gradi sull'orizzonte. Oltre a Sabik, a circa 3° e mezzo a nord della Luna, a poco più di 10° a sud troviamo Antares, che spiccherà nelle immagini a largo campo della congiunzione immersa nel paesaggio. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Già appaiati nella prima serata del 2 agosto, durante la notte la Luna in fase crescente (79%) e Saturno (mag. +0,3) si avvicineranno in una congiunzione che li vedrà apparire alti nel cielo: al tramonto saranno distanti circa 6°, per avvicinarsi a 5,6° attorno alle 00:45 del giorno 3.
Per averli a un’altezza tale da poterli riprendere nella cornice del paesaggio basterà attendere ancora poco, si potranno poi seguire fino al loro tramonto dietro l’orizzonte sudovest, poco dopo le 2. A soli 3° e mezzo a nord della Luna, accompagnerà i due astri Sabik, stella eta dell’Ofiuco di magnitudine +2,4.
Anche se più distanti tra loro, il terzetto lo si potrà osservare e riprendere anche la sera del 3 agosto.
Le serate sono anche quelle giuste per l’osservazione della Luna e delle sue formazioni!
➜ La Luna mi va a pennello.
Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n.
Le fasi della Luna in luglio, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Le fasi della Luna in agosto, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Per quanto riguarda agosto, la prima proposta è per la serata del 4 col nostro satellite in meridiano alle ore 23:09, a +25° e a nostra disposizione fino alle prime ore della notte successiva. Infatti dalle ore 21:30 con la Luna in fase di 12,4 giorni a un’altezza iniziale di +21° e colongitudine di 58,4°, andremo a inquadrare il settore sud-sudovest del nostro satellite dove, a breve distanza dal terminatore e grosso modo alla latitudine diClavius, concentreremo la nostra attenzione sulla zona del cratere Schiller. Da questo cratere – che deve la sua forma allungata alla presumibile fusione di due o più strutture minori oppure al collassamento degli strati superiori di un enorme ed antichissimo deposito di materiale lavico – deriva la denominazione del bacino “Schiller-Zucchius”, probabilmente poco conosciuto dalla maggior parte degli appassionati di osservazioni lunari anche per la sua inusuale collocazione sul disco della Luna, in una vasta regione degli altipiani più meridionali soggetti a intensissima craterizzazione (maggiori dettaglisu Coelum astronomia di luglio/agosto).
Sempre il 4 agostosi avrà l’occasione di riesplorare (o esplorare per chi avesse mancato l’appuntamento di luglio), il target principale di questi mesi: l’Aristarchus Plateau.
Il 7 agosto, non dimentichiamolo,sarà il momento di una Eclissi parziale di Luna… parziale! Eggià, purtroppo potremo seguire solo la seconda parte di questa eclissi, poiché la prima avverrà con la Luna ancora sotto l’orizzonte. Ma sarà comunque suggestivo riprenderla e osservarla al suo sorgere…
Per l’ultima proposta dovremo attendere la sera del 31 agosto quando il nostro satellite, alle ore 21:02, transiterà in meridiano a un’altezza di +25° e Colongitudine di 28,0°, a nostra disposizione fino alle primissime ore della notte successiva. In questo caso il target sarà costituito dal Mare Cognitum, una regione prevalentemente pianeggiante con diametro di 309 km situata fra l’oceanus Procellarum e l’estremità nordoccidentale del mare Nubium, precisamente fra i crateri Bonpland, Darney a est e i monti Riphaeus a ovest.
Osservando quest’area a bassi ingrandimenti se ne coglie la conformazione relativamente circolare, probabilmente si tratta di un antichissimo bacino da impatto successivamente colmato dalle lave del sottosuolo. In posizione decentrata verso sudest, può risultare interessante l’osservazione di monte Moro (è richiesto un riflettore sui 200 mm) costituito da un sistema di bassi rilievi collinari allungati in senso nord-sud per circa 10 km (maggiori dettaglisu Coelum astronomia di luglio/agosto).
La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211
Lo schema con le informazioni delle principali fasi dell'eclisse parziale di Luna del 7 agosto. Dalle nostre latitudini, come descritto nel testo, non sarà possibile assistere alle fasi iniziali dell'eclisse poiché la Luna non sarà ancora sorta, tuttavia la fase di massimo (20:20) sarà osservabile. (Grazie a Samuele Pinna, lui sa ;) ). Crediti Coelum Astronomia CC-BY
Lo schema con le informazioni delle principali fasi dell'eclisse parziale di Luna del 7 agosto. Dalle nostre latitudini, come descritto nel testo, non sarà possibile assistere alle fasi iniziali dell'eclisse poiché la Luna non sarà ancora sorta, tuttavia la fase di massimo (20:20) sarà osservabile. (Grazie a Samuele Pinna, lui sa 😉 ). Crediti Coelum Astronomia CC-BY
Nel tardo pomeriggio del 7 agosto saremo in presenza di un’eclisse lunare parziale di ombra, la cui osservabilità potrà essere pesantemente condizionata dalla non eccessiva altezza del nostro satellite nel cielo orientale.
Dall’Italia non potremo seguire le prime fasi dell’evento, che inizierà e arriverà al suo massimo con la Luna ancora sotto l’orizzonte (anche se per le regioni del Centro Sud Italia a questo punto starà già spuntando e con un orizzonte est-sudest libero sarà già possibile iniziare osservazioni e riprese).
Dopo essere sorta, attorno alle 20:20 per il Centro Italia, potremo però seguire tutte le fasi fino al termine dell’evento.Alle 21:18 la Luna uscirà dal cono d’ombra, concludendo l’eclisse parziale, ma trovandosi però completamente immersa nella penombra, dalla quale uscirà alle 22:51. A questo punto, il nostro satellite, si troverà ormai al di sopra dell’orizzonte in tutte le località italiane, dai +17° di Aosta fino ai +28/29° di Sicilia e Calabria.
Eclissi parziale di Luna di Giorgia Hofer. In questo caso sono state riprese tutte le fasi, al centro il massimo. Il 7 agosto non sarà possibile creare un mosaico così completo... ma si potrà tentare comunque, in particolare dal Centro Sud, di seguirla dal massimo all'uscita dall'ombra. Suggestivo sarà riprendere l'alba lunare dall'orizzonte, chi avrà la fortuna di averlo libero. Crediti: Giorgia Hofer
L’area della Luna soggetta alla parzialità sarà il settore più meridionale con l’estrema regione polare sud, andando poi a interessare il settore est-sudest fino al mare Undarum, mentre l’ultima porzione di suolo lunare che uscirà dall’ombra sarà quella a est-sudest del bordo orientale del mare Fecounditatis.
Nonostante l’osservazione fotovisuale della fase massima di questa eclisse si presenti alquanto critica, se non impossibile, siamo comunque in attesa dei vostri lavori che potrete inviare a PhotoCoelum.
E se avete bisogno di consigli o spunti per la ripresa, o solo per vedere le sue magnifiche immagini:
Il 28 luglio 2017 dalle ore 16:30 circa seguiamo in diretta il lancio di Paolo Nespoli per la missione Vita verso la Stazione Spaziale Internazionale con gli amici di AstronautiCASTe Scientificast. La copertura della redazione sarà in 3 parti:
Liftoff, il lancio, 28/7 dalle 16:30
Docking, l’attracco della Soyuz alla ISSdalle 23:15
Hatch Opening, Paolo entra nella ISSdalle 01:00 del 29/7
Qui trovate la timeline delle operazioni passo dopo passo.
Potete interagire con loro facendo domande e commenti su Twitter (@astronauticast o #VITAMission), YouTube o Facebook
Dopo aver premuto play, il video partirá automaticamente all’orario indicato. La diretta è realizzata da AstronautiCAST in collaborazione con Scientificast, media sponsorCoelum Astronomia.
Sono undici gli esperimenti di matrice italiana che Paolo Nespoli avrà il compito di eseguire durante la sua permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Il 28 luglio prossimo un veicolo spaziale abitato Soyuz decollerà sulla sommità di un razzo vettore Soyuz dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhstan, alla volta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
ISS Expedition 52/53: e VITA sia Vitalità, Innovazione, Tecnologia e Abilità. Sono queste le parole, declinate in inglese, dell’acronimo VITA che caratterizza la missione dell’astronauta dell’ESA, Paolo Nespoli, terza di lunga durata nell’ambito degli accordi NASA e ASI per la Stazione Spaziale Internazionale
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Il countdown si avvicina velocemente alla conclusione. Tra poche ore prenderà il via lamissione VITA(Vitality, Innovation, Technology, Ability) con Paolo Nespoli, che decollerà verso la Stazione Spaziale Internazionale a bordo della Soyuz MS-05.
La missione è la terza di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana e come logo si è ispirata al Terzo Paradiso dell’artista Michelangelo Pistoletto. VITA fa parte della partnership strategica tra ASI e NASA sancita dall’accordo bilaterale MPLM.
Durante la sua permanenza sulla ISS, Paolo Nespoli avrà il compito di eseguire oltre 200 esperimenti di cui ben 11 selezionati da ASI, la gran parte dei quali biomedici e il resto tecnologici. Gli esperimenti di matrice italiana sono:
Lo stemma della missione VITA di Paolo Nespoli sulla ISS Crediti: ESA/ASI
CORM è l’esperimento che ha lo scopo di verificare l’efficacia del Coenzima Q10 nell’inibire il danno da microgravità e radiazioni delle cellule retiniche mantenute sulla ISS. Cercherà, quindi, di scoprire come intervenire sulle lesioni retiniche a cui vanno incontro gli astronauti.
NANOROS ha come scopo l’impiego di antiossidanti nanotecnologici, come le nanoparticelle di ossido di cerio, per contrastare i danni dello stress ossidativo in condizione di prolungata microgravità. L’ossido di cerio è in grado di neutralizzare i radicali liberi ed ha quindi proprietà antiossidanti. I risultati ottenuti presenteranno importanti ricadute non solo nell’ambito spaziale ma anche nella ricerca su tutte quelle patologie – tumori, malattie neurodegenerative, malattie autoimmuni – dove lo stress ossidativo gioca un ruolo preponderante. A capo dell’esperimento Giovanni Ciofani dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
MICROGRAVITY studierà l’effetto dell’esposizione prolungata alla microgravità (atrofia con perdita di massa e forza) in particolare nella biologia di staminali umane. I risultati dell’esperimento potrebbero essere utili per favorire la crescita ei l mantenimento della massa muscolare durante viaggi spaziali di lunga durata. Il responsabile dell’esperimento è Stefania Fulle dell’Università G. d’Annunzio di Chieti.
SERISM verificherà il ruolo degli endocannabinoidi (lipidi prodotti dalle cellule staminali) nelle alterazioni del metabolismo osseo con lo scopo di identificare potenziali marcatori terapeutici nei processi degenerativi, mediante la riprogrammazione di un nuovo modello di cellula staminale umana, derivato dal sangue. L’esperimento servirà per contrastare la perdita di massa ossea riscontrata negli astronauti durante il volo e anche contro l’osteoporosi nelle persone anziane, nelle donne in menopausa ed in tutte le patologie associate all’osteogenesi. Il responsabile dell’esperimento è Mauro Maccarrone, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
IN-SITU è un dispositivo analitico portatile focalizzato sulla misura dei livelli salivari di cortisolo – biomarcatore di stress – per monitorare in tempo reale lo stato di salute degli astronauti a bordo della ISS. I risultati dell’esperimento saranno utili anche a Terra in situazioni di emergenza (epidemie, bioterrorismo, paesi in via di sviluppo). Il responsabile del progetto è Aldo Roda dell’Università di Bologna.
ARAMIS è un app per IPad di bordo che farà uso di tecnologie a realtà aumentata per ottimizzare il tempo degli astronauti dedicato alla manutenzione e gestione del cargo. PI dell’esperimento è Giuseppe Lentini di Thales Alenia Space. Co-PI Elena Afelli di Altec.
PERSEO è un dimostratore tecnologico ‘indossabile’, in forma di giacca, che l’astronauta può indossare per mitigare gli effetti nocivi della radiazione cosmica. Al suo interno è presente un contenitore di acqua in grado di mantenere l’acqua potabile e servirà a misurare anche l’efficacia della schermatura ad acqua. I risultati dell’esperimento serviranno allo sviluppo di nuove strategie per la radioprotezione personale attraverso l’acqua. PI Andrea Ottolenghi, Giorgio Baiocco dell’Università di Pavia. Co-PI Cesare Lobascio di Thales Alenia Space.
ORTHOSTATIC TOLERANCE è un programma di allenamento personalizzato per prevenire problemi legati all’intolleranza ortostatica, ovvero una serie di disturbi che riguardano il mantenimento della posizione eretta, che si manifestano dopo i viaggi nello spazio, soprattutto se di lunga durata. Sarà utile per prevenire disturbi legati all’inattività e per il recupero e la riabilitazione di soggetti con patologie cardiocircolatorie. PI Ferndinando Iellamo, IRCCS San Raffaele Pisana di Roma.
MULTI-TROP verificherà il ruolo dell’acqua e degli elementi nutritivi sull’orientamento dello sviluppo e della crescita di radici senza l’interferenza del fattore gravità. PI Giovanna Aronne dell’Università Federico II di Napoli.
ARTE è un dimostratore tecnologico contenente quattro heat pipe con fluidi a bassa tossicità che consente di testare questi dispositivi di scambio termico passivo in condizioni di microgravità. In vista delle future missioni in cui l’esplorazione umana si spingerà sempre più lontano, cresce l’interesse nella ricerca di soluzioni tecnologiche in grado di ridurre il controllo e gli interventi di manutenzione. In questo contesto, le heat pipe si configurano come una valida soluzione per il trasferimento del calore poiché sono sistemi passivi, il cui utilizzo non richiede un intervento umano e consente un considerevole risparmio in termini di manutenzione. L’esperimento potrà essere utile a terra in vari settori tra cui in campo industriale (caldaie e condensazione), aeronautico e delle energie rinnovabili. PI David Avino di Argotec S.r.l. e Nicole Viola del Politecnico di Torino.
ISSpresso è una macchina a capsule multifunzione in grado di servire bevande calde tra cui il tipico “caffè espresso italiano”, tè, tisane e vari tipi di brodo per la reidratazione degli alimenti. Scopo dell’esperimento è quello di migliorare la conoscenza sul comportamento dei fluidi e miscele in microgravità e di raccogliere campioni sulla formazione della schiuma generata dalla miscela del caffè e sull’arricchimento dell’apporto nutrizionale dell’astronauta. PI David Avino di Argotec.
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OmegaCAM - la camera ottica a grande campo installata sul VST (VLT Survey Telescope) dell'ESO - ha catturato la spettacolare Nebulosa di Orione e il suo ammasso di giovani stelle in gran dettaglio, producendo una bellissima immagine. Questo oggetto, luogo di nascita di molte stelle massicce, si trova a una distanza di circa 1350 anni luce dalla Terra: è una delle incubatrici stellari più vicine a noi. Crediti: ESO/G. Beccari
OmegaCAM - la camera ottica a grande campo installata sul VST (VLT Survey Telescope) dell'ESO - ha catturato la spettacolare Nebulosa di Orione e il suo ammasso di giovani stelle in gran dettaglio. Questo oggetto, luogo di nascita di molte stelle massicce, si trova a una distanza di circa 1350 anni luce dalla Terra: è una delle incubatrici stellari più vicine a noi. Crediti: ESO/G. Beccari
La camera ottica a grande campo OmegaCAM installata sul VST (VLT Survey Telescope) dell’ESO, ha catturato la spettacolare Nebulosa di Orione e il suo ammasso di giovani stelle in gran dettaglio, producendo una bellissima immagine.
Ma il risultato è ben più di una bella fotografia. Un gruppo di ricercatori, guidati da Giacomo Beccari, astronomo dell’ESO, ha sfruttato i dati di qualità insuperata per misurare con precisione la luminosità e i colori di tutte le stelle dell’Ammasso della Nebulosa di Orione. Queste misure hanno permesso agli astronomi di determinare la massa e le età delle stelle, e con loro stupore, i dati hanno mostrato tre diverse sequenze di età, potenzialmente diverse.
«Guardando i dati per la prima volta abbiamo vissuto uno di quei momenti “Wow!”, che accadono solo una o due volte nella vita di un astronomo», spiega Beccari, primo autore dell’articolo che descrive i risultati. «La qualità impressionante delle immagini di OmegaCAM rivela senza dubbio che stiamo vedendo tre diverse popolazioni di stelle nella zona centrale di Orione».
Monika Petr-Gotzens, sempre dell’ESO a Garching e coautrice dell’articolo, aggiunge: «Questo è un risultato molto significativo. Ciò che vediamo è che le stelle di un ammasso non si sono formate per nulla simultaneamente. Ciò può significare che la nostra comprensione di come le stelle si formano negli ammassi ha bisogno di una revisione».
In questa immagine, le diverse popolazioni stellari sono state indicate con colori differenti: i crocini blu indicano le popolazioni più vecchie, mentre quelli rossi le più giovani. In verde quelle di età intermedia. Le tre diverse popolazioni sembrano essersi formate in tre differenti momenti, netti e separati, di formazione stellare nell'arco di 3 milioni di anni. Crediti: ESO/G. Beccari
Gli astronomi hanno cercato attentamente di capire se ci fosse la possibilità che, invece di indicare diverse età, le diverse distribuzioni di luminosità e colore di alcune delle stelle fossero dovute a una compagna nascosta, che renderebbe le stelle più luminose e più rosse di quanto in realtà siano. Ma questa idea implicherebbe proprietà alquanto inusuali delle coppie di stelle, proprietà mai osservate prima. Anche le velocità di rotazione e spettri indicano età diverse: le stelle più giovani ruotano più velocemente, mentre le stelle più vecchie più lentamente. In questo scenario, le stelle si sarebbero formate in rapida successione, con un tempo scala di circa tre milioni di anni.
«Anche se non possiamo ancora escludere formalmente la possibilità che le stelle siano binarie, sembra più naturale accettare che stiamo vedendo tre diverse generazioni di stelle che si sono formate in successione, in meno di tre milioni di anni», conclude Beccari.
I nuovi risultati suggeriscono che la formazione stellare nell’Ammasso della Nebulosa di Orione proceda a scatti, e più velocemente di quanto si pensasse.
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La mappa mostra la posizione del radiante, il punto del cielo da cui sembrano provenire tutte le Perseidi, le “stelle cadenti”. La situazione del cielo mostrata fa riferimento alle ore 22:00 del 12 agosto per una località posta alle coordinate geografiche 42° N 12° E. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
La mappa mostra la posizione del radiante, il punto del cielo da cui sembrano provenire tutte le Perseidi, le “stelle cadenti”. La situazione del cielo mostrata fa riferimento alle ore 22:00 del 12 agosto per una località posta alle coordinate geografiche 42° N 12° E. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
In realtà non c’è da aspettarsi, nemmeno per quest’anno, una vera e propria “pioggia” di meteore (come è avvenuto in passato), ma lo sfuggente spettacolo offerto anche da poche “stelle cadenti”, magari brillanti e colorate, è di sicuro effetto e in grado di suscitare forti emozioni e di lasciare nella memoria ricordi indelebili. Allora prepariamoci a goderci lo spettacolo, sotto un bel cielo scuro, magari in compagnia di buoni amici e distesi comodamente su un prato!
Indice dei contenuti
Quando osservare?
Sebbene siano comunemente chiamate “Lacrime di San Lorenzo”, per via del loro apparire durante la notte intitolata a quel santo, in realtà lo sciame delle Perseidi (questo il loro nome reale) risulta attivo per un periodo ben maggiore. Sarà infatti possibile cominciare a scorgere queste “stelle cadenti” già a partire dalla terza settimana di luglio per un periodo che si estende fino alla terza settimana di agosto.
Il momento migliore per l’osservazione, ossia il momento in cui lo sciame raggiunge il suo picco massimo di attività, sarà nella notte tra il 12 e il 13 agosto (e più precisamente dalle 16:00 del 12 agosto alle 04:30 del 13 agosto, ora italiana). Considerando questi orari, il consiglio è quello di cominciare ad osservare il cielo, in attesa di qualche “scia di fuoco”, già a partire dalle 22:00 del 12 agosto, o appena il cielo si farà sufficientemente scuro.
L’attività massima prevista per quest’anno dovrebbe arrivare a toccare il valore di 90 ZHR – Zenithal Hourly Rate (ossia 90 meteore per ora). Può sembrare un valore alto ma c’è da sottolineare che la maggior parte di queste meteore sarà molto piccola e quindi difficile (se non impossibile) da vedere a occhio nudo. Dovremo pazientare in attesa di qualche bella meteora luminosa che, nemmeno a dirlo, sarà piuttosto rara. Quelle con luminosità superiore alla magnitudine 0 (quindi brillanti) sono circa il 15%, e a cavallo del massimo più del 30% lascia una scia persistente. Non c’è da scoraggiarsi comunque, lo spettacolo, seppur fugace e sfuggente, offerto dalle Perseidi ripagherà pienamente la nostra attesa.
Un’ulteriore nota per gli osservatori: alle ore 23:00 circa la Luna (in fase del 73%) farà capolino dall’orizzonte est, salendo rapidamente e portando la sua luce a illuminare lo sfondo del cielo, andando a disturbare non poco l’osservazione e la fotografia di queste meteore.
Continua a leggere su Coelum astronomia 213
Dove osservare. Cosa sono le “stelle cadenti” e che origine hanno? Perché “lacrime di San Lorenzo”? di Gabriele Marini
Fotografiamo le Perseidi di Giorgia Hofer
Continua a leggere sullo Speciale Perseidi 2016con tante informazioni utili e approfondimenti interessanti, sempre attuali.
Dopo 2000 anni… ancora le Perseididi Remondino Chavez
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Come riprendere le Perseidi con uno smartphone!di Sebina Pulvirenti
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