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Una Luna piena nel Toro

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Questa volta non un'immagine a largo campo, ma una vista ingrandita del campo delle Iadi, delle quali Aldebaran è senza dubbio la più luminosa; anche perché è parte dell'ammasso solo prospetticamente, si trova infatti molto più vicina a noi, all'incirca a metà strada, rispetto alle restanti stelline del gruppo (pur essendo l'ammasso aperto più vicino a noi: circa 151 anni luce). Per una fotografia della Luna praticamente piena a largo campo, possiamo provare a contare invece sulle Pleiadi, più distanti e quindi meno soffocate dalla luminosità della Luna.

Cominciamo la mattina del 6 novembre, quando si verificherà una interessante congiunzione molto stretta (22’ per il Centro Italia) tra la stella Aldebaran (alfa Tauri, mag. +0,87) con la Luna quasi piena (fase del 95%). I due astri si troveranno ben alti in cielo, a circa una  cinquantina di gradi sull’orizzonte ovest–sudovest.

A seconda della località, la distanza della stella dalla Luna varierà, senza però mai occultare la stella, occulterà invece alcune delle più brillanti stelline delle Iadi (vedi circostanze nella guida giorno per giorno).

Si tratta di un fenomeno sicuramente suggestivo da osservare e da fotografare, e lo si potrà seguire fin dalla sera prima, con la Luna ancora in avvicinamento, considerando anche il contesto in cui avviene, ossia il magnifico sfondo dell’ammasso delle Iadi, nella costellazione del Toro.

Le effemeridi giornaliere di Luna, Sole e pianeti le trovi nel Cielo di Novembre

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La Luna di novembre e l’osservazione dei crateri Aristoteles, Eudoxus, Alexander

La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di novembre su Coelum Astronomia 216
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Accademia delle Stelle

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2017-11 Coelum AdS

2017-11 Coelum AdS

A Roma un ciclo di conferenze innovative ed emozionanti per scoprire aspetti poco noti e sorprendenti del Cielo e dell’Astronomia. Per studiosi, appassionati e curiosi.

06.11: L’audacia degli astronomi (Storia della cosmologia)
Chi è stato il primo astronomo? (Ne sappiamo il nome!) Cosa lo ha spinto ad osservare il cielo? E cosa ha scoperto? Come abbiamo visto in alcune lezioni precedenti, l’Astronomia ha successo quando ti dice che l’universo non è come te lo aspettavi: alcuni astronomi sono stati capaci, nei secoli, di smentire le concezioni correnti e mostrare come sia fatto in realtà il cosmo, affermando idee audaci (se non rivoluzionarie!) e dimostrando che erano vere. Le vedremo, insieme a tanti colpi di genio di astronomi totalmente in anticipo rispetto ai loro tempi.
13.11: La fortuna degli astronomi
La fortuna aiuta gli audaci, si dice: in questa conferenza gli audaci sono gli astronomi, e la fortuna è quella circostanza che ha permesso ad alcuni di loro di fare scoperte fondamentali e del tutto inaspettate (oltre che, in alcuni casi, di salvare la propria vita!) Alle scoperte casuali e fortunose, e alle peripezie che molti astronomi hanno affrontato per riuscire nelle loro imprese, si affiancheranno anche episodi di grande spirito da parte degli scienziati, con alcuni clamorosi pesci d’aprile che fanno parlare ancora oggi.

20.11: A scuola di astronomia (didattica dell’astronomia)
Imparare l’astronomia può essere straordinariamente piacevole se si utilizzano alcuni metodi che illustriamo stasera! Vedremo come è facile fare, senza nemmeno usare un telescopio, osservazioni fondamentali: dai satelliti di Giove alla determinazione dell’orbita ellittica della Terra (nozioni che hanno cambiato la storia dell’astronomia), insieme ad esperienze semplici e sorprendenti che si possono fare in casa come costruire una meridiana con uno specchio od osservare le eclissi di Sole con un mestolo. Ci divertiremo infine a scorrere i più diffusi luoghi comuni sbagliati sull’astronomia e le notizie astronomiche più stravaganti date dai mass media.

Ingresso singolo 15 euro previa prenotazione e eventi@accademiadellestelle.org. Oppure iscrizione a tutti gli appuntamenti (il prezzo cala col progredire del corso). Inizio conferenze ore 21, presso la nostra sede di fronte alla fermata EUR Laurentina.

https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org

La Luna di Novembre 2017 e una guida all’osservazione di Aristoteles, Eudoxus e Alexander

Le fasi della Luna in novembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Le fasi della Luna in novembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

In apertura del mese di novembre, a partire dalle 17:30 circa, potremo osservare il nostro satellite di sera in sera sempre più basso nel cielo orientale.

Per gli amanti delle falci di Luna si comincia questo mese con la Luna Calante, appuntamento quindi per il 16 novembre quando alle 04:53 sorgerà una falce di 27 giorni visibile fino alle prime luci dell’alba, quando sarà seguita dai pianeti Giove e Venere. Praticamente da non perdere il mattino seguente, il 17 novembre, con falce lunare di 28,41 giorni che alle 05:56 sorgerà nel cielo di sudest a circa 4° da Giove e 2,5° da Venere. Per la ripresa della luce cinerea, sono sempre validi i consigli di Giorgia Hofer:

➜ Fotografare la Luce Cinerea della Luna

A novembre osserviamo

La prima proposta di questo mese è per la serata del 5 novembre quando la Luna in fase di 16,93 giorni (un giorno dopo il Plenilunio del 4 novembre) sorgerà alle 18:25 col punto di massima Librazione localizzato proprio in corrispondenza della regione polare settentrionale che nel caso specifico ci consentirà di osservare l’area dei crateri Hermite (114 km) e Peary (77 km) situati al confine di quel 9% dell’altro emisfero lunare che il fenomeno delle Librazioni rende accessibile ai nostri strumenti.

➜ Leggi La Massima librazione nella zona polare nord


Per la seconda e principale proposta, l’appuntamento è per il 25 novembre quando alle 17:39 il nostro satellite transiterà in meridiano a un’altezza di +30° con la Luna in fase di 7,21 giorni, perfettamente osservabile per gran parte della serata fino al suo tramonto previsto per le 22:52.
Nel caso specifico andremo a osservare il terzetto composto dai crateri Aristoteles (diametro 90 km), Eudoxus (diametro 70 km), Alexander (diametro 85 km) situati immediatamente a nord dei monti Caucasus nel settore nordorientale del nostro satellite.

➜ Leggi la guida all’osservazione di Aristoteles, Eudoxus e Alexander

Nella terza proposta Nella nostra terza proposta di novembre continua la carrellata sulle grandi strutture situate lungo il bordo orientale del mare Nubium dedicandoci questo mese ad Alphonsus, eccezionale struttura crateriforme con diametro di 121 km situata in posizione centrale fra i crateri Ptolemaeus e Arzachel, la ben nota “Cauda Pavonis” di Galileiana memoria. L’appuntamento è per la serata del 26 novembre dalle 17:30 circa.

Leggi il cratere Alphonsus

Approfondisci con la Luna di Novembre
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Fotografare la Luna di Giorgia Hofer su Coelum Astronomia di novembre 2016.

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L’INFINITA CURIOSITÀ. Un viaggio nell’Universo in compagnia di Tullio Regge

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1507068881_Linfinita-curiosita-Torino-1Per tutto l’inverno, il palazzo dell’Accademia delle Scienze di Torino ospita “L’infinita curiosità. Un viaggio nell’universo in compagnia di Tullio Regge”. La mostra, curata da Vincenzo Barone e Piero Bianucci, propone, con un allestimento coinvolgente, un viaggio ideale nell’universo, dall’immensamente grande all’estremamente piccolo, alla scoperta delle meraviglie della fisica contemporanea.
L’ingresso alla mostra accoglie il visitatore con un allestimento spettacolare. Nello scenografico corridoio è posta un’installazione di legno che rappresenta la “scala cosmica”: 62 blocchi corrispondenti ai 62 ordini di grandezza dell’universo conosciuto, dall’estremamente piccolo (la lunghezza di Planck) all’immensamente grande (l’orizzonte cosmologico). Lungo il percorso della mostra il visitatore si muoverà idealmente su e giù per questa scala, confrontandosi con le dimensioni delle cose, dai quark alle galassie.
La mostra si avvale della collaborazione di importanti istituzioni scientifiche italiane, tra le quali l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM). Il progetto è realizzato nell’ambito delle attività del Sistema Scienza Piemonte, un accordo promosso dalla Compagnia di San Paolo e sottoscritto dai principali enti torinesi che si occupano di diffusione della cultura scientifica.
www.torinoscienza.it

Circolo Culturale Astrofili Trieste

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Ecco il programma appuntamenti didattici del Circolo Culturale Astrofili Trieste per i mesi di Novembre e Dicembre 2017; le conferenze si tengono presso la sala “Centro Natura”, ostello scouts “Alpe Adria”, Loc. Campo Sacro 381, Prosecco – Trieste, sempre dalle 18:30 alle 20:00.

06.11: …Forse sono lì!
Relatore: Prof. Fulvio Mancinelli
13.11: I vulcani di Io, satellite infernale di Giove.
Relatore: Giovanni Chelleri
20.11: Il terzetto energetico di NGC4993: KILONOVAE, Onde gravitazionali e Gamma ray burst.
Relatore: Stefano Schirinzi
27.11: I raggi cosmici.
Relatore: Prof. Fulvio Mancinelli
04.12: L’enigma dei buchi neri primordiali.
Relatore: Prof. Edoardo Bogatec
11.12: Novità ai confini del Sistema Solare: i TNO e la ricerca del pianeta IX.
Relatore: Stefano Schirinzi
18.12: Gli strumenti dell’astronomia: telescopi, radiotelescopi,
spettrografi e satelliti.
Relatore: Muzio Bobbio

Ascolta il Circolo Culturale Astrofili Trieste ne “Il buio degli anni luce” in diretta streaming su Radio Fragola ogni mercoledì dalle 21:30 alle 22:30. http://www.radiofragola.com

Per informazioni:
http://www.astrofilitrieste.it

All’ombra delle comete aliene

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Rappresentazione artistica d’una cometa in orbita attorno alla stella Kic 3542116. Crediti: Danielle Futselaar
Rappresentazione artistica d’una cometa in orbita attorno alla stella Kic 3542116. Crediti: Danielle Futselaar

Come i prigionieri nella caverna di Platone, anche gli astrofisici che si occupano di pianeti extrasolari vedono – dei mondi che studiano – nient’altro che ombre. O almeno è così per chi si avvale della tecnica dei transiti, quella del telescopio spaziale Kepler: periodo orbitale e dimensioni del pianeta, e tutto ciò che ne deriva, vengono dedotti da null’altro che dalla lieve “ombra” – una sorta di micro-eclissi – prodotta dal pianeta stesso allorché si trova a transitare fra la stella che lo ospita e i nostri telescopi.

➜ Sul metodo dei transiti leggi anche missione PLATO: occhi italiani alla ricerca di nuovi mondi e Astronomia amatoriale: come ho tracciato la curva di un pianeta extrasolare

È già stupefacente che da quelle ombre, da quegli impercettibili “cali di luce” (una sorta di “U” nella linea altrimenti piatta dell’intensità della luce della stella), gli astronomi siano riusciti non solo a scoprire in pochi anni migliaia di pianeti extrasolari, ma anche interi sistemi planetari e, forse, delle lune. Ma ora hanno fatto un passo in più: il 18 marzo scorso, osservando alcune di quelle “U” debolissime – talmente deboli che gli algoritmi automatici le avevano scartate – l’occhio allenato d’un astrofilo e citizen scientist di Bellevue (Washington), Thomas Jacobs, ha notato, nella luce emessa da Kic 3542116, una debole stella a 800 anni luce da noi, non solo le tracce d’un transito, ma anche che si trattava di tracce strane, lievemente asimmetriche: i due rami della “U” non scendevano e salivano con la stessa pendenza. Come se l’oggetto in transito non fosse perfettamente sferico.

Come se avesse una coda.

Saul Rappaport, astrofisico del Massachusetts Institute of Technology, messo a conoscenza dell’anomalia dallo stesso Jacobs, si è messo a studiare in modo sistematico quelle “tracce di ombra”. L’asimmetria nelle curve luminose gli ricordava quella prodotta da pianeti disintegrati, con lunghe scie di detriti che continuano a coprire la luce della stella mentre il pianeta se ne allontana. Ma a differenza dei pianeti che stanno perdendo pezzi (e che continuano comunque a orbitare attorno alla stella) questi segnali erano unici, non si ripetevano, non mostravano periodicità.

«Riteniamo che i soli oggetti in grado di fare la stessa cosa, senza ripetizioni, siano quelli che alla fine vengono distrutti», spiega Rappaport. Riassumendo: oggetti molto più piccoli d’un pianeta (il calo di luce impercettibile), che transitano vicino a una stella perdendo “pezzi” (l’asimmetria) fino al punto da venire vaporizzati e sparire (il segnale che non si ripete). Andando per eliminazione, non rimane che un indiziato: si tratta d’una cometa. O meglio: una esocometa. Anzi: sei esocomete. Già, perché passando sistematicamente in rassegna i dati ne sono poi saltate fuori altre cinque.

Lo studio che racconta questa prima scoperta di esocomete esce questa settimana su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. E per pura coincidenza, proprio in questi giorni, è stata avvistata, dalle parti della Terra, quella che è forse un’esocometa (o un esoasteroide, non si sa) in visita: si chiama C/2017 U1 (o A/2017 U1) e sarebbe la prima “cometa aliena” mai intercettata nel Sistema solare.

Aggiornamenti su C/2017 U1 su Aliveuniverse.today

Guarda su MediaInaf Tv il servizio video su A/2017 U1:


Onde gravitazionali, Astronomia Multimessaggero, Missione VITA, espansione dell’UNIVERSOTUTTO QUANTO sul nuovo numero di Coelum Astronomia!

Coelum Astronomia 216 di novembre 2017 è online, come sempre in formato digitale e gratuito…
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L’UNIVERSO AD OROLOGERIA: l’Astrario di Giovanni Dondi a Pavia

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astrario

astrarioCon la mostra L’UNIVERSO AD OROLOGERIA l’Astrario di Giovanni Dondi rivive nel luogo esatto dove a lungo fu collocato, la biblioteca visconteo-sforzesca del Castello di Pavia.

DOVE: Musei Civici del Castello Visconteo, Viale XI febbraio 35, Pavia, Collegio Castiglioni Brugnatelli, Via San Martino 20, Pavia

La mostra esibisce al pubblico la ricostruzione dell’antico strumento realizzata da Guido Dresti (2009-2011), accompagnata da altri strumenti per la misurazione del tempo e del moto dei pianeti “antenati” dell’Astrario, da preziosi codici di astronomia e astrologia provenienti dall’Archivio Civico della Biblioteca Bonetta e dalla serie di stampe dei sette Pianeti, attribuiti a Baccio Baldini e appartenenti ai Musei Civici di Pavia. Un ricco calendario di appuntamenti consente di approfondire l’affascinante figura di Giovanni Dondi, medico, astrologo, astronomo, letterato a tutto tondo del XIV secolo e la temperie culturale e scientifica in cui si colloca la sua eccezionale opera.

12.11, ore 16.00: “UNO:UNO A tu per tu con l’opera. Dal manoscritto alla ricostruzione dell’Astrario” con Guido Dresti e Rosario Mosello, presso i Musei Civici del Castello Visconteo.
14.11, ore 18.00: “Giovanni Dondi e Francesco Petrarca, un’amicizia tra Pavia e Padova” con Elena Necchi, presso Collegio Castiglioni Brugnatelli.
19.11, ore 11.00: “Un horologio di maravigliosa fattura” visita guidata alla mostra.
28.11, ore 18.00: “Destini meccanici: orologi astronomici e astrologia, tra Medioevo e Rinascimento” con Marisa Addomine, presso il Collegio Castiglioni Brugnatelli.
03.12, ore 11.00: “Un horologio di maravigliosa fattura” visita guidata alla mostra.

Nel periodo della mostra è possibile prenotare visite guidate gratuite per le scolaresche.
Informazioni e prenotazioni: decumanoest@yahoo.it – tel. 0382.399770
https://www.youtube.com/watch?v=fhd5prXSBdE
www.museicivici.pavia.it

Astronomiamo

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LocandinaCoelum_Novembre

LocandinaCoelum_Novembre
02.11, ore 21.30: Corso Sistema Solare
09.11, ore 21.30: Corso Astrofotografia
16.11, ore 21.30: Corso Sistema Solare

Per informazioni:
http://www.astronomiamo.it

La superficie di Cerere fossile di un antico oceano

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Nell'animazione Cerere visto dalla sonda Dawn della NASA. La mappa sulla destra ha aiutato i ricercatori a studiarne la struttura interna attraveso misure di gravità. Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

E ancora missione Dawn, dopo la conferma di qualche giorno fa di quello che sarà, molto probabilmente, la sua ultima missione estesa, ecco nuovi studi dai dati raccolti dalla sonda, che portano nuovi indizi di un passato per Cerere in cui fosse interamente coperto da un oceano globale.

Minerali contenenti acqua, infatti, sono sparsi su tutto Cerere, ma se c’era, cosa ne è stato di quell’oceano? Ed è possibile trovare ancora acqua liquida su Cerere? Due nuovi studi  cercano di fare luce su questi interrogativi.

Nel primo studio, il team della missione Dawn ha scoperto che la crosta del pianeta nano è formata da un miscuglio di ghiaccio, sali e materiali idrati soggetti ad attività geologiche passate ma anche più recenti, e questa crosta sarebbe quello che resta di un antico oceano globale.  Un secondo studio, riferendosi al primo e andando più in profondità, suggerisce che sotto questa solida superifice  ci sia uno strato più soffice e facilmente deformabile, tanto che potrebbe contenere del liquido residuo di questo antico oceano.

«Stiamo sempre più scoprendo quanto Cerere sia un mondo dinamico e complesso, che può aver ospitato molta acqua liquida in passato, e averne tutt’ora nel sottosuolo» spiega Julie Castillo-Rogez, Project Scientist della missione e coautrice degli studi. Vediamoli in dettaglio.

Il primo dei due studi, guidato da Anton Ermakov, ricercatore post-doc al JPL, e pubblicato nel Journal of Geophysical Research: Planets, sfrutta misurazioni di gravità e di forma del pianeta per determinarne la struttura interna e la composizione. Le misurazioni vengono dal NASA Deep Space network che traccia i piccoli cambiamenti dei moti della sonda nella sua orbita attorno a Cerere .

L’ipotesti di Ermakov e colleghi è che Cerere sia ancora geologicamente attivo, mostrando segni di crioattività, o se proprio non lo è ora deve esserlo stato in un recente passato. Il pianeta nano mostra infatti un’abbondanza di anomalie gravitazionali, associate a strutture di rilievo della sua superficie. In particolare, tre crateri – Occator, Kerwan e Yalode – e l’alta montagna solitaria Ahuna Mons, sono risultati associati a quattro principali anomalie, individuate dal confronto tra il modello che si aveva della gravità di Cerere e le effettive osservazioni di Dawn.

Il famoso cratere Occator, famoso in particolare per contenere una delle più grandi e evidente "macchie bianche" che fin dall'inizio hanno affascinato pubblico e ricercatori. Macchie che si sono dimostrate essere formate per lo più di sali. (NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI/LPI)

Lo studio ha rivelato che la densità della crosta è relativamente bassa, più vicina a quella del ghiaccio che della roccia, d’altra parte però uno studio precedente, di Michael Blend guest investigator della missione presso il U.S. Geological Survey, dimostra che il ghiaccio è troppo morbido per essere una componente dominante della crosta di Cerere, che si è sempre rivelata molto resistente: come può essere leggera quanto il ghiaccio, come densità, ma allo stesso tempo estremamente più dura?

Per rispondere a questa domanda un secondo studio ha costruito un modello della superficie di Cerere che evolve nel tempo. Roger Fu, della Harvard University di Cambridge, ha ottenuto informazioni sulla durezza e la composizione della crosta e dell’interno di Cerere, studiandone la topografia. Lo studio è stato pubblicato nel Journal of Earth and Planetary Science Letters.

Studiando l’evoluzione della topografia di un corpo planetario, gli scienziati sono in grado di comprenderne la composizione interna: una crosta robusta e dominata dalla roccia può restare immutabile per tutti i 4,5 miliardi di anni di vita del nostro Sistema solare, mentre una crosta più debole e ricca di ghiaccio e sali, nello stesso arco di tempo, è soggetta a trasformazioni.

I ricercatori, studiando quindi la topologia del pianeta nano, pensano che Cerere dovesse avere in passato strutture superficiali molto più pronunciate, che si sono addolcite e appianate nel tempo, il che richiede una superficie resistente ma posta sopra a uno strato di materiale più soffice e deformabile, che potrebbe contenere una componente liquida.

Un modello di questo tipo, che segue l’evoluzione di queste modifiche superficiali, ha mostrato come l’evoluzione “recente” di Cerere sia più simile a un modello che prevede una superficie composta si da ghiaccio, sali e roccia, ma con un componente addizionale, che la renda più dura: un clatrato idrato. Si tratta di strutture molecolari – “gabbie” composte da molecole d’acqua occupate e circondate da molecole di gas – da 100 a 1000 volte più forti del ghiaccio d’acqua, nonostante abbiano più o meno la stessa densità, il che giustificherebbe la durezza della crosta del pianeta nano nonostante la bassa densità mostrata.

La conclusione è quindi che Cerere fosse ricoperto nell’antichità da un enorme oceano, ora ghiacciato e intrappolato nella crosta superficiale del planetoide sottoforma appunto di ghiaccio, clatrato idrato e sali, e che sia in questo stato da almeno 4 miliardi di anni. Ma lo strato soffice sotto la superficie, che ha consentito in questo tempo l’evoluzione delle grandi strutture superficiali (e che potrebbe essere ancora in atto) porta a pensare che questo oceano globale non si sia completamente ghiacciato, ma abbia lasciato un residuo liquido sotto la superficie…

Un risultato oltretutto consistente con i numerosi modelli di evoluzione termica di Cerere, pubblicati prima dell’arrivo della sonda Dawn, e che supportano l’idea che Cerere possieda nel suo interno ancora di quell’acqua in forma liquida residuo di un antico oceano globale superficiale.


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Accademia delle Stelle

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2017-11 Coelum AdS

2017-11 Coelum AdSA Roma un ciclo di conferenze innovative ed emozionanti per scoprire aspetti poco noti e sorprendenti del Cielo e dell’Astronomia. Per studiosi, appassionati e curiosi.

30.11: Le luci del cielo
La luce è stato il primo (ed è ancora il più importante) messaggero che ci raggiunge dagli astri e su cui si basa l’astronomia. Cosa rende luminosi gli oggetti celesti? Cosa possiamo imparare dalla loro luce? Come facciamo a scoprire oggetti che non emettono luce? Ci occuperemo anche di casi bizzarri: perché la Luna piena è 11 volte più luminosa rispetto a quando è illuminata per metà? E perché appare così splendente pur essendo in realtà scurissima? Di quali astri riusciamo a vedere l’ombra per terra? E quali astri non vediamo più dall’Italia a causa dell’inquinamento luminoso? Non mancherà un cenno alla materia che non emette luce: dalla massa mancante alla Materia Oscura.

06.11: L’audacia degli astronomi (Storia della cosmologia)
Chi è stato il primo astronomo? (Ne sappiamo il nome!) Cosa lo ha spinto ad osservare il cielo? E cosa ha scoperto? Come abbiamo visto in alcune lezioni precedenti, l’Astronomia ha successo quando ti dice che l’universo non è come te lo aspettavi: alcuni astronomi sono stati capaci, nei secoli, di smentire le concezioni correnti e mostrare come sia fatto in realtà il cosmo, affermando idee audaci (se non rivoluzionarie!) e dimostrando che erano vere. Le vedremo, insieme a tanti colpi di genio di astronomi totalmente in anticipo rispetto ai loro tempi.
13.11: La fortuna degli astronomi
La fortuna aiuta gli audaci, si dice: in questa conferenza gli audaci sono gli astronomi, e la fortuna è quella circostanza che ha permesso ad alcuni di loro di fare scoperte fondamentali e del tutto inaspettate (oltre che, in alcuni casi, di salvare la propria vita!) Alle scoperte casuali e fortunose, e alle peripezie che molti astronomi hanno affrontato per riuscire nelle loro imprese, si affiancheranno anche episodi di grande spirito da parte degli scienziati, con alcuni clamorosi pesci d’aprile che fanno parlare ancora oggi.

20.11: A scuola di astronomia (didattica dell’astronomia)
Imparare l’astronomia può essere straordinariamente piacevole se si utilizzano alcuni metodi che illustriamo stasera! Vedremo come è facile fare, senza nemmeno usare un telescopio, osservazioni fondamentali: dai satelliti di Giove alla determinazione dell’orbita ellittica della Terra (nozioni che hanno cambiato la storia dell’astronomia), insieme ad esperienze semplici e sorprendenti che si possono fare in casa come costruire una meridiana con uno specchio od osservare le eclissi di Sole con un mestolo. Ci divertiremo infine a scorrere i più diffusi luoghi comuni sbagliati sull’astronomia e le notizie astronomiche più stravaganti date dai mass media.

Ingresso singolo 15 euro previa prenotazione e eventi@accademiadellestelle.org. Oppure iscrizione a tutti gli appuntamenti (il prezzo cala col progredire del corso). Inizio conferenze ore 21, presso la nostra sede di fronte alla fermata EUR Laurentina.

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Il Cielo di Novembre 2017

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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 ottobre > 22:00 - 15 ottobre > 21:00 - 30 ottobre > 19:00 Crediti: Coelum Astronomia
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E. La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 novembre > 23:00 - 15 novembre > 22:00 - 30 novembre > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

EFFEMERIDI
(mar. – ott. 2017)

Luna

Sole e Pianeti

Verso la mezzanotte si avvicinerà al “mezzocielo superiore” (il punto in cui l’equatore celeste taglia il meridiano, che alle nostre latitudini è situato a circa 48° di altezza) l’inconfondibile Orione, accompagnato da Toro, con le splendide Pleiadi e l’ammasso delle Iadi con Aldebaran, Gemelli e Cane Maggiore. Più in basso il meridiano sarà attraversato dalla estesa ma debole costellazione dell’Eridano. Cigno e Pegaso saranno al tramonto sull’orizzonte ovest, mentre dalla parte opposta del cielo starà sorgendo il Leone.

Scopri le costellazioni del cielo di novembre con la UAI

All’inizio di novembre il Sole si troverà ancora entro i confini della costellazione della Bilancia e solo il giorno 23 entrerà nello Scorpione, costellazione in cui non si “fermerà” per un mese intero, come di solito fa nelle altre, ma solo per una settimana. L’eclittica, infatti, passa nella parte alta dello Scorpione, attraversandola solo per un breve tratto, così che il giorno 30 il Sole sarà già nella costellazione dell’Ofiuco.

Nel corso del mese continuerà la discesa della nostra stella verso declinazioni e culminazioni al meridiano sempre più basse. Alle ore 0:00 del 1 novembre la sua declinazione sarà di -14,3°, mentre alle stessa ora del 1 dicembre avrà già raggiunto i -21,7°: questo si tradurrà in una perdita del periodo di luce (variabile secondo la latitudine) di circa 1 ora.

La notte astronomica, pertanto, comincerà in media verso le 18:30 e terminerà alle 5:30 circa.

FENOMENI E CONGIUNZIONI DI NOVEMBRE

Il mese di novembre sarà ricco di congiunzioni planetarie. In particolare sarà il nostro satellite naturale, la Luna, a far visita via via che passano i giorni, ai principali pianeti del nostro Sistema Solare: Giove, Saturno, Venere e anche Marte, nessuno sarà trascurato. Poiché in novembre il tramonto del Sole si farà sempre più anticipato, le ore di buio saranno considerevolmente più numerose rispetto ai mesi precedenti e avremo quindi la possibilità di osservare alcune congiunzioni già nel tardo pomeriggio, prima delle 18. Tenete d’occhio le nostre pagine e i nostri social, oppure…

➜ Leggi Il Cielo di novembre su Coelum Astronomia 216

Restano perciò sempre validi i consigli della rubrica di Giorgia Hofer del numero scorso ➜ ASTROFOTOGRAFIA: L’incontro tra Venere e Marte

E ancora, sempre su Coelum Astronomia n. 216

Storia, leggende, stelle e oggetti deepsky della costellazione della LUCERTOLA (III parte)
➜ La Luna di novembre e l’osservazione dei crateri Aristoteles, Eudoxus, Alexander
➜ Il Club dei 100 asteroidi: L’opposizione di (44) Nysa
➜ Leggi la rubrica di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS
➜ Le comete del mese: Tra delusioni e attese
➜ La consueta rubrica sulle scoperte amatoriali di Supernovae!

e il Calendario degli eventi giorno per giorno


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La “colorsfera” del Sole

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La "colorsfera" del Sole
La "colorsfera" del Sole
La "colorsfera" del Sole
La "colorsfera" del Sole. Sulla sinistra l'immagine del Sole nell'attimo seguente la fine della totalità, sulla destra lo spettro "flash" ottenuto con una esposizione di 1/30 sec. Crediti: ESA/M. Castillo-Fraile

Questa immagine colorata è uno “spettro flash della cromosfera” catturato durante l’eclissi solare totale che si è verificato negli Stati Uniti il ​​21 agosto di quest’anno, dal team della spedizione ESA che ha monitorato l’eclissi da Casper, nel Wyoming.

Durante un’eclissi, quando la Luna oscura temporaneamente la luce travolgente della fotosfera del Sole, gli astronomi possono effettuare misure non possibili in condizioni normali. Tra queste l’analisi della tonalità di rosso, normalmente invisibile, della cromosfera, lo strato dell’atmosfera solare direttamente sopra la superficie turbolenta della fotosfera.

Un’immagine di questo tipo può essere ottenuta solo dall’ultima e dalla prima luce del lembo solare, subito prima e subito dopo la fase totale dell’eclissi rispettivamente, quando è possibile riprendere questo tipo spettro chiamato “flash” proprio perché le misurazioni devono essere completate in pochissimi secondi. È così che l’emissione di luce che arriva dalla cromosfera del Sole può essere suddivisa in uno spettro di colori, che mostrano l’impronta digitale di diversi elementi chimici. L’emissione più intensa è dovuta all’idrogeno, così come l’emissione rossa in H alpha che vediamo all’estremo destro.

Nel mezzo, il giallo brillante corrisponde all’elio, un elemento scoperto proprio in occasione di uno spettro di questo tipo raccolto durante l’eclisse totale del 18 agosto 1868, anche se in quel momento ancora non si sapeva di cosa si trattasse. Solo tre decenni dopo, l’elio verrà scoperto sulla Terra e quello spettro associato ad esso, si scoprirà poi trattarsi del secondo più abbondante elemento nell’intero Universo, dopo l’idrogeno!

L’immagine è stata ripresa dal team del Cesar science educational project (European Space Astronomy Centre vicino a Madrid, Spagna). Altre immagini raccolte durante l’eclissi sono visibili sul sito del progetto Cesar eclipse.

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➜ Eclissi storiche. I primi passi verso lo studio della parte esterna del Sole di Mario Rigutti

➜ Le mie Eclissi di Sole. Diario di Viaggio di un Astronomo di Mario Rigutti

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di Alessandro Bemporad, Luca Zangrilli, Silvano Fineschi (INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino)

Come funzionano le Eclissi di Sole. «Ah, Signor Professore, la scienza esiste!»
Geometria delle eclissi
di Mario Rigutti

Eclissi di Sole USA 2017. Le vostre migliori immagini e l’esperienza di chi era sul posto. Di Giovanna Ranotto, Corrado Lamberti, Giuseppe Conzo, Cristiano Secci e le immagini e i video di Simone Renoldi, Carlo Dellarole, Giovanni Mele, Aldo Dell’Acqua, Antonio Demichele, Luca Maccarini.


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ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani – www.uai.it

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Tutti i primi lunedì del mese:
UNA COSTELLAZIONE SOPRA DI NOI
In diretta web con il Telescopio Remoto UAI Skylive dalle ore 21:30 alle 22:30, ovviamente tutto completamente gratuito. Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
telescopioremoto.uai.it

CONVEGNI E INIZIATIVE UAI
21 ottobre – Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso. La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso.

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28 ottobre – Moonwatch Party: La notte della Luna INAF-UAI. In occasione della International Observe The Moon Night (InOMN). Migliaia di postazioni osservative in decine di paesi di tutto il mondo allestite per osservare la Luna nella stessa serata. L’INAF e l’UAI aderiscono all’iniziativa mondiale InOMN promuovendo il Moonwatch Party.
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28 – 29 ottobre – 14° Meeting nazionale di Radioastronomia Amatoriale ICARA 2017. Il meeting nazionale sulle tematiche della radioastronomia amatoriale e delle strumentazioni relative, organizzato da SdR Radioastronomia UAI e IARA – Italian Amateur Radio Astronomy.
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Tecniche d’osservazione per pianeti extrasolari

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Diffusore e relativo schema ottico. Crediti: RPC Photonics
Diffusore e relativo schema ottico. Crediti: RPC Photonics

È stato pubblicato il 5 ottobre scorso su The Astrophysical Journal un articolo che attesta la precisione delle misure ottiche raggiungibili da Terra per l’osservazione di esopianeti grazie all’utilizzo di un dispositivo ottico testato da un gruppo di astronomi della Penn State University. Il dispositivo oggetto di studio – tecnicamente un beam-shaping diffuser, prodotto nei laboratori della Rpc Photonics di Rochester (New York) – è un micro-componente ottico con il compito di distribuire la luce, proveniente dalla stella, su una superficie del sensore ottico maggiore di quella che coprirebbe senza diffuser.

Il test del dispositivo è stato condotto al telescopio Hale dell’Osservatorio Palomar, in California, al telescopio da 0.6 m Davey Lab Observatory della Penn State University e al telescopio Arc da 3.5 m dell’Apache Point Observatory, in New Mexico.

Ma perché “sparpagliare la luce” dovrebbe portare un beneficio alla qualità delle immagini?

A rovinare la qualità delle immagini da terra intervengono svariati fattori. In primis, costituisce un grande problema per gli astronomi e per chi progetta i telescopi l’atmosfera, che deteriora il seeing delle immagini (è la distorsione che si cerca di correggere con i sistemi di ottica adattiva). A parte i problemi relativi alla scintillazione del cielo – che riguardano solo le osservazioni da terra – rimane l’errore introdotto dalla disomogeneità nella risposta dei pixel del rivelatore, i quali non rispondono tutti allo stesso modo alla luce. Questo errore aumenta se la misura è basata su pochi pixel ma diminuisce proporzionalmente se si riesce a mediare la misura su un grande numero di pixel, compensando così statisticamente gli errori dei singoli pixel e ottenendo una migliore qualità dell’immagine.

Ecco dunque che la tecnica di distribuire la luce su una superficie maggiore – chiamata defocusing – permetterebbe di raggiungere precisioni molto elevate, ed è utile nel caso in cui quello introdotto dai pixel sia l’errore dominante, come succede nei telescopi spaziali, per i quali l’atmosfera non rappresenta un problema.

Alla ricerca di pianeti solari è dedicato il numero 215 di ottobre di Coelum Astrnomia, e proprio con Roberto Ragazzoni, assieme a Isabella Pagano e Giampaolo Piotto, andiamo invece alla scoperta del telescopio spaziale Plato, altra missione, quasi tutta italiana, che entrerà in campo dal 2025 per analizzare le atmosfere dei pianeti extrasolari. Cliccare sull’immagine per accedere alla lettura gratuita.

Ma è davvero efficace? Lo abbiamo chiesto a Roberto Ragazzoni, astronomo dell’Istituto nazionale di astrofisica all’Osservatorio di Padova, esperto di ottica e membro del board della missione spaziale europea Cheops (CHaracterizing ExOPlanets Satellite).

«Si tratta di un’applicazione interessante in tutte le situazioni in cui il telescopio o il rivelatore ottico non sono ottimali o allo stato dell’arte», spiega Ragazzoni. «Se applicata a telescopi sub-ottimali, questa tecnica permette di ottenere risultati molto buoni, pur non stabilendo un record nella qualità delle osservazioni (intendiamo sempre da Terra), consentendo di raggiungere un livello di misure di qualità medio-alta a una classe di rivelatori che altrimenti ne sarebbe esclusa. Esistono misure effettuate con i migliori rivelatori a disposizione in modo tradizionale che mostrano una precisione anche superiore: per citare un esempio, quelle fatte dal gruppo di Valerio Nascimbeni per cercare transiti di pianeti da Terra».

Chiediamo a Ragazzoni se questo tipo di tecnica verrà utilizzato anche per Cheops, la missione europea destinata allo studio dei pianeti extrasolari in partenza nel 2018. Cheops avrà il compito di compiere osservazioni molto precise di stelle attorno alle quali è già nota la presenza di pianeti o di cui ci sono forti indizi, con l’obiettivo di studiare la struttura di pianeti extrasolari con raggi che vanno tipicamente da 1 a 6 volte quelli della Terra e con masse fino a 20 volte quella del nostro Pianeta, in orbita attorno a stelle luminose.

«Anche il nostro gruppo di ricerca aveva valutato questa soluzione per Cheops, testando lo stesso dispositivo oggetto dello studio in laboratorio (vedi Magrin et al., 2014), come citano anche loro nell’articolo. Nel caso spaziale questa tecnica avrebbe un piccolo margine di miglioramento netto, ma bisogna considerare», osserva Ragazzoni, «che sarebbe stata la prima volta che un dispositivo simile avrebbe volato nello spazio. Sia per cause termiche sia per un possibile annerimento del vetro a causa delle radiazioni a cui il telescopio è esposto durante il periodo della permanenza in orbita, sarebbe stato troppo rischioso adottare questa soluzione».

L’esposizione prolungata del vetro comune (borosilicato) alle radiazioni cosmiche può infatti produrre un annerimento e variazione nella trasparenza, con la conseguente perdita di qualità dello strato riflettente degli specchi o di altri dispositivi ottici (lenti, eccetera). Per le applicazioni spaziali è normalmente utilizzata una miscela di borosilicato con altre sostanze (per gli specchi lo ZeroDur, per le lenti il BK7 a cui si aggiunge ossido di cerio), che conferiscono al vetro la tipica colorazione leggermente giallognola rendendolo stabile alle radiazioni anche per anni.

«Anche per Cheops si userà una tecnica di defocusing», conclude Ragazzoni, «ossia di sparpagliamento della luce sulla superficie del sensore, ma la qualità ottica del telescopio si giocherà tutta sulla stabilità, dote fondamentale nel campo spaziale. Proprio recentemente è stata verificata in Svizzera la stabilità del telescopio, garantita dalle strutture in carbonio, ed è stata testata con successo con una precisione di pochi nanometri».

Per saperne di più:

  • Leggi su The Astrophysical Journlal l’articolo “Towards Space-like Photometric Precision from the Ground with Beam-Shaping Diffusers“, di Gudmundur Stefansson, Suvrath Mahadevan, Leslie Hebb, John Wisniewski, Joseph Huehnerhoff, Brett Morris, Sam Halverson, Ming Zhao, Jason Wright, Joseph O’rourke, Heather Knutson, Suzanne Hawley, Shubham Kanodia, Yiting Li, Lea M. Z. Hagen, Leo J. Liu, Thomas Beatty, Chad Bender, Paul Robertson, Jack Dembicky, Candace Gray, William Ketzeback, Russet McMillan e Theodore Rudyk
  • Vai al sito di Cheops

Guarda in questo video il confronto fra defocusedfocuseddiffused:


 

Onde gravitazionali, lampi gamma e kilonovae: una scoperta epocale d’oro e di platino.

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This chart shows the sprawling constellation of Hydra (The Female Sea Serpent), the largest and longest constellation in the sky. Most stars visible to the naked eye on a clear dark night are shown. The red circle marks the position of the galaxy NGC 4993, which became famous in August 2017 as the site of the first gravitational wave source that was also identified in light visible light as the kilonova GW170817. NGC 4993 can be seen as a very faint patch with a larger amateur telescope. Credit: ESO, IAU and Sky & Telescope
In questa impressione artistica due piccole ma estremamente dense stelle a neutroni stanno per fondersi ed esplodere in una kilonova! Un evento estremamente raro capace di produrre dia onde gravitazionali, che lampi gamma di breve durata, entrambi osservati il 17 agosto di quest'anno, dalla collaborazione LIGO-Virgo e dai telescopi Fermi e INTEGRAL rispettivamente. Le successive osservazioni con numerosi telescopi dell'ESO hanno confermato la natura di kilonova dell'oggetto, ospitata nella galassia NGC 4993, a circa 130 milioni di anni luce da noi. Sono le kilonovae le fonti principali nell'universo degli elementi chimici più pesanti, come l'oro e il platino. Crediti: University of Warwick/Mark Garlick

I rumors giravano già qualche tempo fa, quando si è avuta la conferma del quarto evento di onde gravitazionali rivelato da LIGO e primo per l’interferometro di Cascina Virgo, un twit lasciava pensare che ci fosse dell’altro, che un altro evento fosse stato registrato e che ci fosse anche l’osservazione della controparte visuale… e finalmente è arrivata la conferma, che va oltre le aspettative! È stata effettuata la prima osservazione diretta della controparte visibile di una sorgente di onde gravitazionali, ovvero… si è riuscito a vedere da dove ha avuto origine e cos’è rimasto di quell’evento.

La correlazione tra le due osservazioni, gravitazionale ed elettromagnetica, è stata possibile grazie a una collaborazione globale e alla rapida reazione di tutti gli enti e gli osservatori partecipanti.

Ma andiamo con ordine, il 17 agosto 2017 l’interferometro LIGO negli Stati Uniti, in collaborazione con l’Interferometro Virgo in Italia, ha ottenuto la quinta rivelazione di onde gravitazionali, a cui è stata data la sigla GW170817. Solo due secondi più tardi, due Osservatori spaziali, il telescopio spaziale a raggi gamma Fermi, della NASA, e INTEGRAL dell’ESA hanno raccolto un lampo gamma di breve durata proveniente dalla stessa zona di cielo.

Grazie all'avvio delle attività dell'interferometro Virgo, nell'agosto 2017, è stato possibile restringere l'area di provenienza del segnale delle onde gravitazionali rivelate da LIGO. Sullo sfondo un'immagine tridimensionale della Via Lattea, centrata su di noi, sulla sfera celeste sono evidenziate le aree di provenienza delle onde gravitazionali rivelate fin'ora. In giallo l'area ben più limitata, identificata dalla collaborazione dei due interferometri, dell'onda di cui è stata trovata anche la controparte visuale. Crediti: LIGO/Virgo/NASA/Leo Singer/Axel Mellinger

L’area di provenienza di un’onda gravitazionale è sempre molto ampia, da qui la difficoltà a individuarne con esattezza l’origine, e in questo caso, proprio grazie alla collaborazione LIGO-Virgo, si è riusciti a identificarla in modo più preciso, con una regione del cielo meridionale comunque ancora ampia: circa 35 gradi quadrati, quanto svariate centinaia di lune piene e contenente milioni di stelle….

Dal Cile, appena calata la notte, si sono attivati diversi telescopi, per osservare a tappeto quell’area di cielo, alla ricerca di una sorgente. Tra gli altri: il telescopio nell’infrarosso e nel visibile VISTA dell’ESO e il VLT Survey all’Osservatorio Paranal, il telescopio italiano REM (Rapid Eye Mount) a La Silla dell’ESO, il telescopio da 0,4 metri LCO dell’Osservatorio di Las Cumbres e il DECam dell’Osservatorio Interamericano di Cerro Tololo. Ma il primo ad annunciare la presenza di un nuovo punto di luce è stato il telescopio da 1 metro Swope, quasi in contemporanea con le osservazioni di VISTA all’infrarosso.

La fonte sembrava molto vicina a NGC 4993, una galassia lenticolare nella costellazione dell’Idra, e man mano che la notte si è spostata verso ovest altri Osservatori da terra si sono attivati: dalle Hawaii, i telescopi Pan-STARRS e Subaru l’hanno individuata potendone anche osservare la rapida evoluzione.

Nella cartina l'Idra, la più ampia costellazione del cielo. La maggiorparte delle sue stelle sono visibili a occhio nudo, sotto un cielo buio. Il cerchietto rosso indica la posizione della galassia NGC 4993, che ha ospitato la kilonova GW170817. NGC 4993 può essere vista come una macchiolina molto tenue solo attraverso una buona strumentazione amatoriale. Crediti: ESO, IAU and Sky & Telescope

«Ci sono rare occasioni in cui uno scienziato ha la possibilità di assistere all’inizio di una nuova era», osserva Elena Pian, astronomo dell’INAF e autore principale di uno degli studi pubblicati su Nature. «Questo è uno di quelli!».

Nel diagramma la copertura delle differenti lunghezze d'onda dei numerosi strumenti dell'ESO che hanno osservato l'esplosione della kilonova in NGC 4993. Crediti: ESO

La galassia sarebbe presto stata troppo vicino al Sole per essere osservata, l’evento si sarebbe potuto seguire solo entro la fine di agosto, e alla improvvisa chiamata all’osservazione dell’ESO, una delle più ampie che siano mai state fatte, hanno risposto in molti tra gli Osservatori dell’ESO stesso e dei suoi partner: oltre al VLT anche il New Technology Telescope (NTT), il VST, il telescopio da 2,2 metri MPG e ALMA (l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e più di 70 Osservatori in tutto il mondo, incluso il telescopio spaziale Hubble (NASA/ESO). Tutti hanno osservato l’evento, la sua evoluzione e i suoi effetti su un ampio spettro di lunghezze d’onda (qui un elenco degli strumenti di alcuni osservatori utilizzati).

La galassia NGC 4993 ripresa da diversi strumenti e telescopi ESO, tutti rivelano la debole fonte di luce vicino al nucleo luminoso della galassia (sulla sinistra in alto). Oltre ad essere vista da Terra, l'esplosione, chiamata kilonova, ha prodotto sia onde gravitazionali, rivelate dagli interferometri di LIGO-Virgo, sia lampi gamma raccolti da Fermi e INTEGRAL dallo spazio. Credit: VLT/VIMOS. VLT/MUSE, MPG/ESO 2.2-metre telescope/GROND, VISTA/VIRCAM, VST/OmegaCAM

Sia le osservazioni telescopiche che quelle gravitazionali concordano sulla distanza dell’evento: l’onda è stata generata alla stessa distanza in cui si trova NGC 4993, circa 130 milioni di anni luce dalla Terra. Una conferma che la rende anche la sorgente più vicina di un’onda gravitazionale rivelata, e anche di uno tra i più brevi raggi gamma mai visti.

C’è da dire che un’onda gravitazionale di questo genere difficilmente avremmo potuto rivelarla se fosse stata più distante, era infatti significativamente più debole delle prime quattro. L’ipotesi quindi è che l’origine sia stata non la fusione di coppie di buchi neri, come nelle prime quattro onde rivelate, ma una kilonova, un evento esplosivo luminoso 1000 volte più di una nova,  generata dalla fusione di due stelle a neutroni.

L’onda gravitazionale viene generata dal rilascio di energia del movimento dei due oggetti massici, come sono le stelle a neutroni, ma per poter essere sufficientemente ampia da essere “vista” dalla nostra strumentazione deve essere amplificata da un evento catastrofico, come l’improvvisa accelerazione dei due oggetti sul punto di fondersi e la conseguente esplosione di energia generata.

In aggiunta a questo, l’ipotesi principale per spiegare i lampi gamma di breve durata, vede proprio come sorgente la fusione di questo tipo di stelle. Le kilonovae sono quindi oggetti teorizzati da lungo tempo, più di 30 anni fa, ma non se ne era ancora mai osservata una, e la rilevazione simultanea del lampo gamma e dell’onda gravitazionale ha fatto pensare che forse la fine della caccia alla kilonova era vicina. Ma è grazie alle osservazioni dei telescopi ESO, che hanno rivelato una serie di proprietà dell’evento molto vicine a quelle delle previsioni teoriche, che se ne è potuta confermare l’identità.

In questo mosaico la kilonova (cliccare per ingrandire) diventa sempre più rossa fino a scomparire in una settimana circa dalla sua esplosione, il 17 agosto 2017. Questa immagine è stata ottenuta dal telescopio a infrarossi di VISTA, nell'Osservatorio cileno Paranal dell'ESO. Credit: ESO/N.R. Tanvir, A.J. Levan and the VIN-ROUGE collaboration

A seguito della fusione delle due stelle di neutroni, l’energia liberata ha provocato un’esplosione di elementi chimici pesanti in rapida espansione, a quasi un quinto della velocità della luce. La kilonova si è mostrata all’osservazione in un rapido cambiamento di colore dal profondo blu al profondo rosso nell’arco di una sola settimana, più repentino di qualsiasi altra esplosione stellare osservata.

«Quando lo spettro è apparso sui nostri schermi ho capito che si trattava dell’evento transitorio più insolito che avessi mai osservato», racconta  Stephen Smartt, che ha condotto le osservazioni con il NTT dell’ESO, all’interno del progetto ePESSTO, una survey spettroscopica di oggetti transienti. «Non avevo mai visto niente di simile. I nostri dati, insieme a dati provenienti dagli altri gruppi, hanno dimostrato a tutti che questa non era una supernova o una stella variabile in primo piano, ma era qualcosa di molto notevole».

L’analisi degli spettri ha poi suggerito la presenza tra i resti diffusi nello spazio dall’esplosione di cesio e tellurium, indici della formazione di metalli più pesanti del ferro in reazioni nucleari all’interno di nuclei stellari a così alta densità, una nucleosintesi chiamata processo r anch’essa fin’ora solo teorizzata… per la prima volta abbiamo potuto assistere alla dispersione di questi elementi nello spazio e confermarne quindi la provenienza.

La fusione di due nuclei stellari ad altra densità, produce una violenta esplosione chiamata kilonova. SDa un evento del genere ci si aspetta l'espulsione nello spazio di elementi chimici pesanti, che alcuni dei quali vediamo indicati nell'illustrazione assieme al loro numero atomico. Credit: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser

Non deve stupire quindi che la notizia sia stata data in contemporanea da più fonti: tre eventi simultanei che si sono tenuti a Washington, con la conferenza stampa organizzata dalla collaborazione scientifica LIGO-VIRGO presso la National Science Foundation (NSF), a Monaco con la conferenza stampa dell’ESO (European Southern Observatory) nel suo quartier generale di Garching, e a Venezia dove si terrà una conferenza stampa organizzata dall’ESA (European Space Agency).

In un colpo solo sono tanti i risultati raggiunti, tante le previsioni e le teorie che trovano conferma e il tutto grazie a una inter-collaborazione senza precedenti di progetti e strumentazioni capaci di raccogliere e analizzare diversi tipi di segnali.

«I dati analizzati fin’ora corrispondono sorprendentemente alla teoria. È un trionfo per i fisici teorici, una conferma che gli eventi rivelati dalla collaborazione LIGO-Virgo sono assolutamente reali e un risultato sorprendente per l’ESO nell’aver raccolto tali quantitò di dati sulle kilonovae», aggiunge Stefano Covino, autore principale di uno degli studi su Nature Astronomy.

L’ultima parola a Andrew Levano, autore principale di un altro degli studi pubblicati: «La grande forza dell’ESO è stata di avere a disposizione una vasta gamma di telescopi e strumenti in grado di affrontare grandi e complessi progetti astronomici e di farlo in tempi brevi. È l’inizio di una nuova era di una astronomia “multimessaggero”!».


Onde gravitazionali, Astronomia Multimessaggero, Missione VITA, espansione dell’UNIVERSO… TUTTO QUANTO sul nuovo numero di Coelum Astronomia!

Coelum Astronomia 216 di novembre 2017 è online, come sempre in formato digitale e gratuito…
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Corso di formazione per docenti in astronomia culturale

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Nei giorni 9,10,11 novembre 2017 si terrà a Bagnoregio (VT) un corso di aggiornamento per docenti nel settore dell’astronomia culturale realizzato in collaborazione dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dalla Associazione Romana Astrofili (ARA) e dalla Società Italiana di Archeoastronomia (SIA), con fondi erogati dalla Regione Lazio al Comune di Bagnoregio. Il responsabile del corso è il Dott. Ing. Vito Francesco Polcaro, Ricercatore Associato dell’INAF, membro del Centro interdipartimentale ACHe (“Astronomy and Cultural Heritage”) dell’Università di Ferrara e del Comitato Direttivo della SIA e socio ARA. Il corso verrà realizzato tramite lezioni frontali ed esercitazioni sul campo nel rilievo archeoastronomico e verterà sui vari argomenti di astronomia posizionale; storia dell’astronomia occidentale, moderna, dell’astronomia cinese, archeoastronomia, procedure e metodiche scientifiche e interdisciplinari, etnoastronomia. La graduatoria verrà effettuata in ordine di prenotazione via mail dal sito www.ara.roma.it. Il numero massimo dei partecipanti è comunque fissato in 20; nel caso in cui non lo si raggiunga, il corso sarà aperto anche ad operatori del settore sino ad esaurimento dei posti. Per maggiori dettagli sui contenuti e la struttura delle lezioni, sui posti disponibili e gratuità scaricare il PDF con il programma.
L’annuncio del corso è stato pubblicato sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale Lazio.
Per informazioni: Tel. 339-7900809 – ara.roma.it

Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese

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Comune di San Marcello Piteglio
UAI – Unione Astrofili Italiani, GAMP – Gruppo Astrofili
Montagna Pistoiese

Nei giorni 28 e 29 ottobre 2017 presso l’Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese, struttura del Comune di San Marcello Piteglio, organizzato dal GAMP – Gruppo Astrofili Montagna Pistoiese – con il patrocinio della UAI – Unione Astrofili Italiani – si svolgerà un imperdibile e prestigioso evento: si terrà, infatti, uno specifico corso sugli Asteroidi tenuto da due importanti astronomi italiani.

Il corso è rivolto a coloro che sono appassionati dello studio dei corpi minori del Sistema Solare, i quali avranno un’occasione davvero unica per conoscere le metodologie utilizzate dai professionisti per studi scientifici da svolgere sugli asteroidi, anche attraverso l’utilizzo di software specialistici.

I relatori del corso, infatti, saranno gli astronomi Fabrizio Bernardi, Amministratore di SpaceDys e curatore del sito NeoDys, co-scopritore del famoso asteroide Apophis e della cometa 268P/Bernardi ed Albino Carbognani, coordinatore della ricerca scientifica presso l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma della Valle d’Aosta (OAVdA),
e responsabile della ricerca sugli asteroidi, in particolare per quanto riguarda l’aspetto fotometrico. L’evento è reso ancor più esclusivo poiché sarà la prima volta che due professionisti metteranno a disposizione di astrofili ed appassionati, le loro competenze in un vero e proprio corso formativo.

Interverranno anche Paolo Bacci, Responsabile della Sezione di Ricerca Asteroidi dell’UAI – Unione Astrofili Italiani – e Luca Buzzi esperto astrofilo dell’Osservatorio Astronomico Schiaparelli di Varese.

Il corso, come già accennato, si svolgerà in due giornate nelle quali verranno illustrate le principali caratteristiche degli asteroidi: dalla loro formazione alla loro classificazione e caratterizzazione morfologica, con approfondimenti sulla dinamica celeste e l’eventuale pericolo di impatto con la Terra; dalle metodologie utilizzate per misurare la posizione sulla sfera celeste per determinarne l’orbita, allo studio fotometrico per individuare il periodo di rotazione, lo spin e la forma in 3D.

Di seguito è riportato il programma di massima:

PROGRAMMA

Sabato 28 Ottobre
14:00 ritrovo in osservatorio
14:30 saluti autorità
15:00 Introduzione agli asteroidi (Paolo Bacci)
15:30 Foto di gruppo
16:00 Astrometria (Fabrizio Bernardi)
17:00 pausa caffe
17:30 Astrometria (Fabrizio Bernardi )
cena
Domenica 29 Ottobre
09:00 Inizio lavori
09:30 Astrometria (Luca Buzzi )
10:00 Fotometria (Albino Carbognani)
11:00 pausa caffè
11:30 Fotometria (Albino Carbognani )
12:30 Saluti
Il corso è aperto ad un massimo di 50 persone.
Per maggiori informazioni scrivere a

b09.backman@gmail.com
gamp104@gmail.com

www.gamp-pt.net

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani – www.uai.it

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Tutti i primi lunedì del mese:
UNA COSTELLAZIONE SOPRA DI NOI
In diretta web con il Telescopio Remoto UAI Skylive dalle ore 21:30 alle 22:30, ovviamente tutto completamente gratuito. Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
telescopioremoto.uai.it

CONVEGNI E INIZIATIVE UAI
7-8 ottobre – 1° Meeting nazionale Sistema Solare. Il Meeting tematico UAI, per la prima volta “unificato”, sulle osservazioni planetarie, solari e lunari. Organizzato a Bologna dalle SdR Pianeti, Sole e Luna, con la collaborazione dell’Associazione Astrofili Bolognesi.
http://pianeti.uai.ithttp://sole.uai.ithttp://luna.uai.it

21 ottobre – Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso. La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi, star party pubblici e conferenze per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento luminoso.
http://inquinamentoluminoso.uai.it/

28 ottobre – Moonwatch Party: La notte della Luna INAF-UAI. In occasione della International Observe The Moon Night (InOMN). Migliaia di postazioni osservative in decine di paesi di tutto il mondo allestite per osservare la Luna nella stessa serata. L’INAF e l’UAI aderiscono all’iniziativa mondiale InOMN promuovendo il Moonwatch Party.
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Astronomiamo

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LocandinaCoelum

LocandinaCoelum
Dal 5 ottobre alle 21.30: Da zero a Oort. Corso on line sul Sistema Solare. Astronomiamo & International Physicists Network.

28 ottobre: Astronomiamo partecipa a InOMN 2017.

Per maggiori informazioni:
http://www.astronomiamo.it

Accademia delle Stelle

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2017-10b Coelum AdS

2017-10b Coelum AdS

Corsi di Astronomia a Roma.
L’anno Accademico 2017-2018 della nostra Scuola di Astronomia si apre con due corsi, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno per tutto ottobre e novembre alla nostra sede dell’EUR.

Da lunedì 2 ottobre: L’astronmia insolita e curiosa. Una raccolta delle più curiose e interessanti nozioni, raramente divulgate al pubblico, per scoprire gli aspetti più insoliti ed increduli del cielo e della scienza che lo studia.

Da giovedì 5 ottobre ottobre: Come si osserva il cielo. Corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.

Informazioni:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org

Astroiniziative UAI: appuntamenti di settembre

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In diretta web con il Telescopio Remoto UAI Skylive dalle ore 21:30 alle 22:30, ovviamente tutto completamente gratuito. Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
telescopioremoto.uai.it

7-8 ottobre – 1° Meeting nazionale Sistema Solare Il Meeting tematico UAI, per la prima volta “unificato”, sulle osservazioni planetarie, solari e lunari. Organizzato a Bologna dalle SdR Pianeti, Sole e Luna, con la collaborazione dell’Associazione Astrofili Bolognesi.
http://pianeti.uai.ithttp://sole.uai.ithttp://luna.uai.it

Rosetta: l’ultima immagine di Chury nascosta nella telemetria

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Come ricordereteRosetta aveva terminato la sua missione il 30 settembre 2016 all’interno dell’ellisse designata, di 700×500 metri, tra due pozzetti nella regione Ma’at, un’area di interesse sul piccolo lobo della cometa.
L’ultima immagine ricevuta era stata scattata dal sistema di imaging OSIRIS quando la sonda stava per toccare il suolo, da un’altezza di soli 23,3 – 26,2 metri.
La foto mostrava una zona sfocata di terreno perché le fotocamere NAC e WAC non erano progettate per riprendere soggetti così ravvicinati (la NAC iniziava ad avere problemi di messa a fuoco a 1 chilometro dal nucleo, la WAC a circa 200-300 metri di distanza).

Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Successivamente, però, gli scienziati si sono resi conto che Rosetta aveva riservato loro ancora un regalo:

Più tardi, abbiamo trovato alcuni pacchetti di telemetria sul nostro server e abbiamo pensato, WOW, potrebbe essere un’altra immagine“, ha dichiarato nella press release Holger Sierks, ricercatore principale per OSIRIS presso il Max Planck Institute for Solar System Research in Germania.

Durante le operazioni, le immagini erano state suddivise in pacchetti di dati a bordo di Rosetta prima dell’invio a Terra. Le ultime, prese prima del touchdown, corrispondenti a 23.048 byte ciascuna, erano state suddivise in sei pacchetti.
Per l’ultima immagine la trasmissione si era interrotta dopo tre pacchetti completi, inviati e ricevuti, per un totale di 12.228 byte, cioè poco più della metà di un’immagine completa. Ma questi, non erano risultati sufficienti al software di elaborazione automatica utilizzato per ricostruire i dati che, di fatto, non aveva riconosciuto l’ultima immagine. Tuttavia, gli ingegneri non si sono arresi riuscendo a dare un senso a quei frammenti ed ecco la sorpresa: la foto che vedete in apertura,

un metro quadrato di Chury visto da 17,9 – 21,0 metri di quota.

Purtroppo, oltre alle capacità di messa a fuoco delle fotocamere, altri dettagli sono andati persi: i dati, infatti, non sono stati inviati pixel per pixel ma a strati, dove ogni livello avrebbe aggiunto maggiore definizione.

Chissà se il prezioso bottino restituito dalla missione non nasconderà ancora qualcosa? 😉

Copyright:© Copyright Alive Universe

Alla Ricerca dei Pianeti Extrasolari. Da 52 Pegasi b a PLATO, alla ricerca amatoriale.

Coelum Astronomia 215 di ottobre 2017 è online, come sempre in formato digitale e gratuito

EAGLE2, unità di controllo per telescopi e astrofotografia

La vita dell’astrofotografo può essere complicata; per ottenere buoni risultati, infatti, deve disporre di un computer di controllo e di vari dispositivi elettronici che gli rendono complessa l’installazione del telescopio sul campo (spesso in luoghi lontani, con basso inquinamento luminoso) anche a causa dei moltissimi cavi che possono inavvertitamente staccarsi durante l’utilizzo! Inoltre i computer portatili hanno un elevato consumo e quindi richiedono grandi e pesanti batterie per rimanere in funzione tutta la notte.

A risolvere tutti questi problemi e rendere l’astrofotografia più facile e veloce, ci ha pensato PrimaluceLab, la nota azienda di Pordenone specializzata nello sviluppo di nuovi sistemi che, grazie alla compatibilità fra i diversi componenti, consentono di scoprire l’Universo con massima facilità d’uso e garanzia dei risultati. Tra questi la linea Eagle e soprattutto il neonato EAGLE2.

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Come spiega Filippo Bradaschia nella sua videopresentazione, «EAGLE2 non è solo un computer, ma un’innovativa unità di controllo del telescopio che si occupa sia di comandare tutti gli strumenti che compongono il setup fotografico che di alimentarli».

Grazie al basso consumo di corrente elettrica, è lo strumento perfetto per chi si sposta con il proprio telescopio alla ricerca di cieli non inquinati e che quindi può alimentare tutto il proprio strumento anche con compatte e leggere batterie da campo, come quelle al litio. Ma è perfetto anche per chi ha bisogno anche di grande potenza di calcolo per l’astrofotografia avanzata: ad esempio per l’automazione delle riprese del profondo cielo o per la fotografia planetaria e lunare con le apposite camere USB 3.0 (che possono così registrare video ad elevati fps nel veloce disco SSD).

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EAGLE2 unisce in un solo dispositivo un potente computer (non un miniPC!) con sistema operativo Windows 10 Enterprise (più stabile e leggero dei normali computer) al più avanzato sistema di alimentazione per telescopi per consentirvi di fare astrofotografia in maniera più semplice e veloce!

Grazie al sistema WiFi integrato è possibile controllare l’intero telescopio in remoto dallo smartphone, dal tablet o da un computer esterno (anche Mac) e lo speciale case in alluminio compatibile con il sistema PLUS può essere collegato in molti modi al telescopio sempre con massima rigidità.

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Cosa è possibile fare con EAGLE2


  • • Controllare qualsiasi montatura dal software planetario: grazie al software SkyCharts preinstallato su ogni EAGLE2, superi i limiti delle normali pulsantiere di controllo delle montature avendo a disposizione un fantastico planetario per spostarti nel cielo notturno. Accedi a milioni di oggetti, tutti con moltissimi dati e punta il telescopio (compatibile con le montature dotate di driver ASCOM) dove vuoi, semplicemente selezionando l’oggetto che vedi sullo schermo!

  • • Controllare la reflex digitale o la camera CCD in remoto: installa su EAGLE2 il software per Windows fornito con la camera (non incluso in EAGLE2) che usi per l’astrofotografia e trasformala in una camera wireless! Puoi osservare l’immagine in tempo reale sullo strumento che usi per controllare il tuo telescopio con EAGLE2 e salvarla su EAGLE2 stesso o su una penna USB per importarla nel computer con cui elabori le foto!
  • • Impostare e usare l’autoguida in maniera semplice: EAGLE2 viene fornito con il software PHD2Guiding pre installato quindi vi consente di effettuare l’autoguida con moltissime camere e montature! Osserva l’immagine della stella di guida e il grafico delle correzioni automatiche, potrai così verificare la correttezza di inseguimento della tua montatura anche nelle pose astrofotografiche molto lunghe.
  • • Espandere le funzionalità installando nuovi software: EAGLE2 utilizza il sistema operativo Windows quindi potete espanderne le potenzialità in maniera molto semplice, caricando il software astronomico che preferite, proprio come un normale computer.

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Il nuovo software integrato EAGLE Manager mostra in tempo reale lo stato di connessione delle periferiche, i consumi di ogni singolo dispositivo e la durata della batteria: potrete così monitorare, anche in remoto, lo stato del vostro telescopio durante la cattura delle astrofotografie! Grazie all’innovativo progetto protetto da domanda di brevetto internazionale e modello di utilità italiano, non avrete più bisogno di scomodi computer portatili o grandi batterie sul campo. EAGLE, molto più di un computer!

I vantaggi di EAGLE2

  • • Più facile da usare: elimina la necessità di usare un computer esterno. Visto che EAGLE2 si collega direttamente sul telescopio e ruota insieme alla montatura mentre questa insegue gli astri in cielo, il problema dei cavi che possono staccarsi da soli durante le riprese fotografiche viene superato. I cavi USB e di alimentazione non potranno staccarsi inavvertitamente in quanto EAGLE2 si muove insieme al telescopio!
  • • Più compatibile: consente il controllo remoto via ethernet o WiFi da qualsiasi dispositivo (smartphone, tablet, computer) con qualsiasi sistema operativo (iOS, OSX, Android, Windows). E’ compatibile con tutti i software per astrofotografia e con tutti i telescopi, camere CCD, camere di guida e montature computerizzate.
  • • Più efficiente: gestisce l’alimentazione di tutti i componenti del telescopio e riduce la dimensione e il peso delle batterie necessarie al funzionamento di tutta la strumentazione. Per il controllo remoto EAGLE2 non usa VNC o altre soluzioni simili ma il Remote Desktop integrato nella licenza Enterprise del sistema operativo: per questo è più veloce e non richiede altro software da installare/impostare.
  • • Più stabile: utilizza un sistema Windows 10 Enterprise, più leggero e stabile rispetto ai PC tradizionali (che utilizzando Windows 10 normale o OEM hanno tanti programmi inutili preinstallati che rendono il sistema più lento) ma compatibile al 100%. EAGLE2 utilizza componenti interni progettati anche per l’uso sul campo e con un range esteso di temperature.
  • • Più trasportabile: è leggero e compatto, pesa solo 1200 grammi e si integra perfettamente nel sistema PLUS. Se non avete un elemento PLUS o utilizzate un telescopio di altro marchio, vi basta aggiungere il nostro “Morsetto PLUS Vixen + Losmandy” a EAGLE2 per collegarlo alla barra Vixen o Losmandy del vostro telescopio.

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Per maggiori informazioni consultate il sito del produttore PRIMALUCELAB


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Falce di Luna e Saturno con Via Lattea e ISS

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Una falce di Luna crescente (fase del 37%) affiancherà Saturno (mag. +0,5) a 4° circa di distanza, subito a ovest del ramo estivo della Via Lattea, ancora visibile nel cielo di sud-sudovest. La luminosità della falce di Luna potrebbe rendere difficile, ma non impossibile, la ripresa del ricco campo stellare assieme ai due astri principali. Anche la stella Sabik (eta Ophiuchi; mag. +2,4) farà mostra di sé a circa 3,5° dalla Luna, ma non solo… all’ora indicata in cartina, riusciremo a riprendere in un’immagine di paesaggio anche la rossa Antares (alfa Scorpionis; mag. +1,1), a circa 11° a sud della coppia, che tramonterà però molto presto.

Dal Nord e Centro Italia, a partire dalle 20:23 circa, nei pressi della congiunzione, si potrà osservare il primo tratto del passaggio della Stazione Spaziale Internazionale (visibile comunque da tutta Italia, vedi la Rubrica ISS su Coelum 215).

La sera successiva, il 27 settembre, la Luna , nel suo moto retrogado, avrà superato Saturno e si troverà a circa 8° a nordest del pianeta, ma sarà ancora possibile riprendere i due astri immersi nella cornice del panorama.

Le effemeridi giornaliere di Luna, Sole e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre

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Il radioelescopio di Arecibo danneggiato da Maria

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Photograph by Xavier Garcia, Bloomberg/Getty - Credit: NRAO
A sinistra un'immagine del radiotelescopio ripresa prima del passaggio dell'uragano, ripreso a destra da Paolo Nespoli a bordo dellla ISS. Crediti: Xavier Garcia, Bloomberg/Getty - ESA/NASA

Il 20 settembre, l’uragano Maria (in quel momento classificato come tempesta di categoria 4) ha investito l’isola di Puerto Rico, inondando città, rovesciando ponti, demolendo edifici e abbattendosi con venti superiori a 240 chilometri orari. L’occhio del ciclone è passato a pochi chilometri dalla cittadina costiera di Arecibo e anche, poco più a sud, dalla celebre parabola fissa realizzata in una cavità naturale, una dolina tra le colline boscose. Alcuni danni hanno riguardato anche il radiotelescopio, sebbene se per fortuna la maggior parte della struttura sia rimasta intatta e non ci sono state vittime o feriti nello staff.

Dopo 36 ore di attesa snervante, infatti, il 22 settembre si è saputo che i violentissimi venti hanno spezzato un’antenna lunga 30 metri, sospesa nel fuoco della parabola e chiaramente visibile nell’immagine sottostante, a destra della cupola sospesa. Una metà e precipitata da circa 150 metri di altezza sul grande piatto parabolico sottostante costituito da pannelli di alluminio, perforandandolo in diversi punti.

Photograph by Xavier Garcia, Bloomberg/Getty - Credit: NRAO

Come racconta Frank Drake, ex direttore dell’osservatorio, il ricevitore era stato installato poco dopo l’inaugurazione dell’osservatorio, nel 1966; pesava circa 4,5 tonnellate ed era destinato a ricevere e trasmettere onde radio; è facilmente riconoscibile nell’ immagine qui sopra come la punta che sporge dalla piattaforma sospesa. In passato, era stato usato per individuare le montagne sulla superficie di Venere ed ultimamente ha avuto un ruolo fondamentale per gli studi sulla ionosfera. Ci vorrà parecchio tempo per rimpiazzarlo. Gli addetti dell’osservatorio riferiscono che è stata anche distrutta una parabola più piccola (12 metri di diametro).

Costruito nel 1963, l’Osservatorio Arecibo è diventato negli anni un’icona culturale, nota sia per le sue ciclopiche dimensioni che per i risultati scientifici prodotti. Per la maggior parte della sua esistenza di 54 anni, Arecibo è stato il più grande radio telescopio al mondo, ma nel 2016 il telescopio cinese FAST (500m di diametro) ha superato Arecibo in dimensioni, anche se non è ancora pienamente operativo. L’osservatorio è stato originariamente progettato per la difesa nazionale durante la guerra fredda, quando gli Stati Uniti volevano usarlo per rilevare satelliti e missili sovietici basandosi su come alterano la ionosfera. In seguito, il telescopio ha contribuito alla ricerca di intelligenza extraterrestre (SETI), inviando anche un celebre messaggio nel 1974. Fondamentali sono stati i programmi di osservazione radar planetaria (Mercurio, Venere e, ultimamente, svariati asteroidi NEO) nonchè le ricerche astrofisiche sulle pulsar e altri oggetti. Negli ultimi anni, il governo USA ha più volte minacciato di volere chiudere l’impianto per motivi economici.

Riferimenti:
http://news.nationalgeographic.com/2017/09/arecibo-radio-telescope-damaged-puerto-rico-hurricane-maria-science/


Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.

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Danza dei pianeti. Marte, Mercurio, Venere e Regolo in fila per l’applauso finale!

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Niente Luna questa volta ma, in ordine di apparizione, Regolo (mag. +1,4; ormai promosso capofila), Venere (mag. –3,9), Marte (mag. +1,8) e Mercurio (mag. –1,0) si disporranno in un allineamento quasi perfetto, a distanze tra i 5° e i 6° uno dall’altro.

Configurazione perfetta per una delle ultime occasioni di ripresa a grande campo di questa infilata di allineamenti e congiunzioni strette che ci hanno offerto nel corso del mese.

Potremo seguirli ancora per qualche sera, ma Mercurio verrà assorbito nella luce del crepuscolo, sempre più basso sull’orizzionte, mentre Regolo si allontanerà sempre più. Rimarranno Marte e Venere, che continueranno ad avvicinarsi fino alle congiunzioni del 5 e 6 ottobre, di cui vi parleremo però il prossimo mese!

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Il 23 settembre inaugurazione del ‘Luna Park della Scienza’

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Il 23 settembre, all’interno del parco dell’Ex Cartiera Latina, in Via Appia Antica 42, dalle 15:00 alle 21:00, l’Associazione Frascati Scienza con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili della Regione Lazio, inaugurerà il “Luna Park della Scienza” che apre ufficialmente la Settimana della Scienza, dando inizio ai numerosi eventi in programma che culmineranno con la Notte Europea dei Ricercatori, il 29 settembre.

“Il Luna Park della Scienza” è un posto magico dove la scienza si unisce al gioco e al divertimento, un luogo in cui gli scienziati lavorano fianco a fianco con giocolieri, acrobati e trampolieri e dove una partita a bowling può ispirare la spiegazione della fissione nucleare, un equilibrista può affiancarsi alla riflessione sugli equilibri ambientali e le bolle di sapone giganti diventano un concentrato di chimica e matematica. Non mancherà la musica con il divertente gruppo “No funny stuff”!

Il pubblico potrà visitare quattro postazioni – gioco in ciascuna delle quali sarà possibile divertirsi proprio come in un Luna park e allo stesso tempo scoprire come la scienza sia realmente presente nella nostra vita quotidiana e quanto influenzi il nostro modo di vivere e di percepire il mondo che ci circonda.

“E’ importante che la Regione Lazio sostenga anche quest’anno l’appuntamento di Frascati Scienza che ha il merito di avvicinare il grande pubblico al mondo della ricerca e della divulgazione scientifica – ha dichiarato Lidia Ravera, assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio – Anche nella classifica dei bestseller italiani è tornata ad affacciarsi la saggistica scientifica, buon segno per tutti. La Casa della scienza, della precedente edizione, o il nuovo Luna Park della scienza sono progetti uniscono scienza, cultura, e didattica e che restituiscono alla comunità interesse e conoscenza”

Le postazioni – gioco:

Nuclear Bowling: Un divertente gioco da fare tutti insieme, per scoprire i segreti della fisica delle particelle! I birilli-nucleoni aiuteranno a comprendere cosa sono la fissione e la fusione nucleare, in un viaggio appassionante tra particelle subatomiche dai nomi e dalle proprietà più disparati e interazioni nucleari “forti” e “deboli”, che permetterà di capire perché le stelle brillano e com’è fatta la materia che ci costituisce.
La chimica delle bolle: Per scoprire segreti e leggi della scienza, non c’è modo più bello che farlo osservando le bolle di sapone, le vere protagoniste di questa postazione! Sarà possibile scoprire i segreti per ottenere delle bolle super resistenti e dalle forme sorprendenti e imparare a farle rimbalzare, a muoverle al nostro comando e realizzare un serpente di bolle. Ogni attività sarà collegata ad un particolare fenomeno scientifico che le bolle aiuteranno a rendere indimenticabile

EcoStrike: qui si trova il più grande gioco di equilibrio della storia! L’’ecosistema! Un mirabolante esempio di organismi in sintonia, prede e predatori, produttori e consumatori, parte vivente e non vivente. Eccoli disposti come una piramide pronta per il tiro al barattolo. Cosa succederà all’ambiente una volta che sarà colpito dalle vostre palline? Riuscirete a fare strike? E soprattutto cosa succede realmente all’ambiente se un impatto ambientale altera il suo equilibrio?

Sfida la scienza! – Ecco il posto dove mettere alla prova la propria abilità di scienziato. I visitatori avranno a disposizione pochissimi minuti e pochi oggetti per riuscire a risolvere un problema semplice nel modo più rapido possibile: si può costruire la torre più alta con alcune zollette di zucchero o un po’ di spaghetti e marsh mallow? Si può estrarre una busta da un semplice barattolo, lanciare un uovo a terra senza farlo rompere, o fare l’aspirapolvere solo con un tubo?

Il Luna Park della Scienza” fa parte degli eventi lancio della Notte Europea dei Ricercatori del 29 settembre e sarà replicato tra le strade del centro storico di Frascati durante la Notte Europea dei Ricercatori.

Per questo evento è OBBLIGATORIO prenotarsi qui.

Per il programma completo della manifestazione con il dettaglio dei giorni, orari e luoghi, visitare il sito: www.frascatiscienza.it/


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Cometa o Asteroide? Hubble rivela la doppiamente doppia identità di 288P

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In questo time laps, costruito con le immagini riprese dal Telescopio spaziale Hubble, mostra chiaramente i due asteroidi in orbita uno attorno all'altro e la loro attività cometaria. Le riprese sono state effettuate poco prima che il sistema raggiungesse il perielio, il punto più vicino al Sole della sua orbita. Il movimento apparente della coda è solo prospettico, dovuto all'allineamento tra Terra, Sole e 188P, in cambiamento nell'arco dei giorni in cui sono state fatte le riprese (vedi l'immagine sotto con le date delle singole riprese). Ma la direzione della coda è dovuta in parte anche alla diversa dimensione delle particelle che la formano: inizialmente la direzione segue le particelle più grosse emesse a fine luglio, per via della sublimazione, in seguito invece seguendo le più sottili influenzate dalla radiazione solare, che dopo il 20 settembre le ha letteralmente soffiate via in modo massiccio . Credits: NASA, ESA, and J. DePasquale and Z. Levay (STScI)

Grazie al Telescopio spaziale Hubble (ESA/NASA) un gruppo di astronomi, guidato da Jessica Agarwal del Max Planck Institute for Solar System Research (Germania), ha scoperto che quell’oggetto inusuale a metà tra un asteroide e una cometa, che orbita nella fascia degli asteroidi – indicato con la sigla da asteroide  300163 (2006 VW139) e quello da cometa 288P – è, in realtà, un sistema binario.
Due asteroidi orbitanti uno attorno all’altro con caratteristiche simili a quelle delle comete, che diventano quindi il primo asteroide binario classificato anche come cometa. La ricerca è presentata in un articolo pubblicato nella rivista Nature di questa settimana.

00163 (2006 VW139) è stato scoperto dalla survey Spacewatch nel novembre 2006, mentre l’attività cometaria è stata osservata nel novembre 2011 dalla Pan-STARRS, entrambi survey asteroidali del progetto di osservazione di NEO della NASA (Near Earth Objects). Dopo le osservazioni della Pan-STARRS all’asteroide è stata assegnata la seconda sigla 288P, come si addice a qualsiasi cometa periodica di fascia principale.

Nel settembre del 2016, poco prima che l’asteroide/cometa 288P arrivasse al perielio – ha infatti un’orbita fortemente ellittica che lo porta periodicamente vicino al Sole – si è trovato in una posizione ideale per essere osservato e ripreso dal telescopio spaziale Hubble. Con sorpresa del team stesso, le nuove immagini ben dettagliate e nitide di Hubble hanno mostrato la natura binaria dell’asteroide: due sassoni che orbitano a una distanza di circa 100 chilometri l’uno dall’altro, di massa e dimensioni simili. Tutti dettagli facilmente quantificabili proprio grazie alla natura binaria.

Ma le osservazioni hanno anche rivelato un’attività in corso nel sistema binario. «Abbiamo rilevato forti indicazioni di sublimazione di ghiaccio d’acqua a causa dell’aumento del riscaldamento solare – proprio come accade nella formazione della coda di una cometa», spiega Jessica Agarwal, leader del team e principale autore del documento di ricerca.

Nell'immagine le due zone in cui orbitano la maggiorparte degli asteroidi del sistema solare. La cintura, o fascia principale, si trova tra Marte e Giove, mentre i cosidetti troiani si muovono in due gruppi, seguendo o anticipando, Giove nella sua orbita. 288P fa parte della cintura degli asteroidi. Credit: ESA/Hubble, M. Kornmesser

Comprendere l’origine e l’evoluzione delle comete della fascia principale – o meglio di quegli asteroidi in orbita tra Marte e Giove che mostrano l’attività di una cometa – è un elemento cruciale nella nostra comprensione della formazione e dell’evoluzione di tutto il sistema solare. Tra le domande importanti c’è quella di come queste “comete” possono aver contribuito a portare l’acqua sulla Terra, studi recenti indicano infatti che i principali “colpevoli” sarebbero non le comete ma asteroidi ghiacciati. Poiché sono noti solo pochi oggetti di questo tipo, 288P si presenta come un sistema estremamente importante per gli studi futuri.

Le varie caratteristiche di 288P – l’ampia separazione delle due componenti, le dimensioni simili, l’alta eccentricità dell’orbita e l’attività cometaria – lo rendono  inoltre unico anche tra i pochi asteroidi binari noti nel sistema solare. E ci rivelano dettagli anche del suo passato. «Il ghiaccio superficiale non può sopravvive nella cintura degli asteroidi, per via dell’età del sistema solare, ma può essere protetto per miliardi di anni da un mantello di polvere refrattario, bastano pochi metri di spessore», osserva la Agarwal.

Da tutte queste informazioni, il team ha anche concluso che 288P è probabilmente un sistema binario da soli 5000 anni. «Lo scenario di formazione più probabile di 288P è una rottura dovuta alla rotazione veloce. Dopo di che, i due frammenti potrebbero essere stati allontanati ulteriormente dalla spinta dovuta alla sublimazione».

Il fatto che 288P sia così diverso da tutti gli altri asteroidi binari noti solleva alcune domande su se non sia solo una coincidenza il fatto di presentare tali proprietà uniche. Trovare 288P ha richiesto una certa dose di fortuna, è probabile quindi che rimanga l’unico esempio del suo genere per lungo tempo.  «Abbiamo bisogno di più lavoro sia teorico sia osservativo, e servirebbero anche altri oggetti simili a 288P, per poter rispondere a questa domanda» conclude Agarwal.

Fonti


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Una bolla di fumo soffiata via da una stella senescente

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La bolla di gas esplusi e illuminati dalla stella esotica U Antliae, nella costellazione della Macchina Pneumatica
La bolla di gas esplusi e illuminati dalla stella esotica U Antliae, nella costellazione della Macchina Pneumatica
La bolla di gas esplusi e illuminati dalla stella esotica U Antliae, nella costellazione della Macchina Pneumatica
La bolla di gas esplusi e illuminati dalla stella esotica U Antliae, nella costellazione della Macchina Pneumatica

Nella debole costellazione australe della Macchina Pneumatica, un osservatore attento, armato di un buon binocolo, può individuare una stella molto rossa, che varia leggermente di magnitudine da una settimana all’altra. Questa stella insolita si chiama U Antliae e nuove osservazioni con il telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) rivelano un guscio sferico, decisamente sottile, che la circonda.

In questa immagine, ottenuta dai dati della DSS2 (Digitized Sky Survey 2), vediamo la stella al carbonio U Antliae, molto rossa e variabile, e i suoi dintorni. Crediti: ESO, Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin

U Antliae è una stella al carbonio, una stella evoluta, fredda e luminosa che si trova sul ramo asintotico delle giganti. Circa 2700 anni fa, U Antliae attraversò un breve periodo di rapida perdita di massa. In questo intervallo di tempo, poche centinaia di anni, il materiale che forma il guscio che ora si vede con i nuovi dati di ALMA è stato espulso ad alta velocità. Esaminando questo guscio in dettaglio si vedono prove della presenza di nubi di gas tenui e filiformi, note come sottostrutture filamentose.

Il nome U Antliae riflette il fatto che questa sia la quarta stella variabile (cioè che modifica la sua luminosità) nella costellazione della Macchina Pneumatica. Il nome di queste stelle variabili segue una sequenza complicata che si aggiorna a mano a mano che sempre piu stelle vengono trovate. La chiave della classificazione si può trovare qui.

Questa visione spettacolare è possibile solo grazie alle capacità uniche di produrre immagini nitide a diverse lunghezze d’onda fornita dal radiotelescopio ALMA, ubicato sulla piana di Chajnantor nel Deserto cileno di Atacama. ALMA può vedere nel guscio di U Antliae strutture molto più fini di quanto mai sia stato possibile finora.

I colori evidenziano il movimento del materiale brillante del guscio, lungo la nostra linea di vista. Quello in blu si trova tra noi e la stella centrale, e si sta muovendo verso di noi. Quello colorato in rosso mostra come il gas al bordo si sta allontanando dalla stella, ma in direzione perpendicolare a noi, non verso di noi, come se fosse una tomografia. Per dare chiarezza all'immagine è stato tolto il contributo del materiale dietro la stella, che si sta allontanando da noi in modo simmetrico a quello colorato in blue. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), F. Kerschbaum

I nuovi dati di ALMA non sono solo una singola immagine. ALMA produce un insieme di dati tridimensionali (un cubo di dati) in cui ogni fetta rappresenta una diversa lunghezza d’onda. A causa dell’effetto Doppler, ciò significa che diverse fette del cubo mostrano immagini del gas a velocità diverse in avvicinamento o  in allontamento dall’osservatore. Il guscio è eccezionalmente simmetrico e rotondo, oltre a essere molto sottile. Visualizzando le diverse velocità possiamo tagliare questa bolla cosmica in sottili fette virtuali, così come si fa con la tomografia computerizzata (TAC) nel corpo umano.

Comprendere la composizione chimica del guscio e l’atmosfera di queste stelle, così come si fomano i gusci a partire dalla perdita di massa, è importante per capire esattamente come si evolvono le stelle nell’Universo primordiale e come evolvono le galassie. I gusci come quello intorno a U Antliae mostrano una ricca varietà di composti chimici basati sul carbonio e su altri elementi. Anche questi gusci aiutano a riciclare la materia e contribuiscono fino al 70% della polvere interstellare.

Per approfondire


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San Dorligo sotto le stelle

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A partire dalle ore 21:00, appuntamento dedicato all’Astronomia e all’osservazione del cielo stellato con i telescopi e delle meraviglie in esso contenute quali Luna, pianeti, costellazioni, stelle multiple e ammassi stellari, nebulose e galassie.

Un’affascinante e istruttiva esperienza “live” per appassionati e curiosi dell’Astronomia, con proiezione immagini e spiegazioni fornite dagli esperti soci del Circolo Culturale Astrofili Trieste.

Per informazioni:

info@astrofilitrieste.it

www.astrofilitrieste.it

www.riservavalrosanda.it

Luna e Giove al tramonto

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Ultime osservazioni per Giove (mag. –1,8), che potremo osservare solo nel crepuscolo della sera, per l’ultima volta accompagnato da una sottile falce di Luna (fase del 7%).

Potremo tentare di riprendere i due astri, bassi sull’orizzonte e immersi nel paesaggio, esaltando la luce cinerea del nostro satellite naturale.

➜ Fotografare la Luce Cinerea della Luna di Giorgia Hofer su Coelum Astronomia n.  di gennaio 2017

Ma occorrerà una buona organizzazione per tutte le riprese necessarie, il gigante gassoso sparirà infatti dalla nostra vista già prima delle 20:00, mentre la Luna lo seguirà meno di mezz’ora dopo.

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Danza dei pianeti. È il momento di Venere e Regolo

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La situazione poco dopo il momento della minima distanza tra Venere e Regolo, è infatti il momento del loro ballo, dopo l'incursione della sottile falce di Luna dei giorni scorsi. Ancora qualche minuto e potremo fotografarli anche assieme a Marte e Mercurio, da poco sorti e che lentamente si stanno alzando sull'orizzonte... come sempre calibrate bene i tempi, perché il crespuscolo è in arrivo. Crediti: Coelum Astronomia

Eccoci alla congiunzione stretta tra Venere (fase dell’88%; mag. –3,9) e Regolo (mag. +1,4), che sorgeranno dopo le 5:00 e saranno alla minima distanza di soli 28′ attorno alle 5:40.

Potremo osservarli bassi sull’orizzonte con il cielo ancora scuro, e una ripresa stretta potrà tentare di enfatizzare la fase di Venere (con l’uso di uno strumento).

Alle prime luci del crepuscolo invece una ripresa più larga (con la sola Reflex) potrà includere gli immancabili Marte e Mercurio (rispettivamente a 9° e 12° circa a sudest)  che sorgeranno e si renderanno visibili (anche se per poco) dopo le 6:00.

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Notte Europea dei Ricercatori: a Frascati l’astronomia la fa da padrona

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Dal 23 settembre torna a Frascati puntuale come ogni anno la Settimana della Scienza che fa da apripista alla Notte Europea dei Ricercatori di Frascati Scienza, il 29 settembre.
L’evento, giunto ormai alla dodicesima edizione, ha l’arduo compito di diminuire le distanze siderali tra i cittadini e il mondo della ricerca scientifica. Una manifestazione fortemente voluta dalla Commissione Europea che finanzia migliaia di eventi in tutta Europa dove i visitatori possono sperimentare, discutere e giocare con la scienza.

E a proposito di distanze siderali quest’anno l’astronomia è la grande protagonista della manifestazione con decine di eventi solo a Frascati per grandi e piccoli che ci  “costringeranno” a stare con il naso all’insù per tutta la settimana.

Si comincia martedì 26 settembre presso le Mura del Valadier (via del Castello, Frascati) con Gli spettacoli del Planetario Mobile, un planetario con cupola di sei metri e proiettore opto-digitale può rappresentare fino a settemila stelle fra i due emisferi e proiettare spettacolari filmati e animazioni. Lo spettacolo permetterà di esplorare la volta celeste percorrendo i cosiddetti “sentieri stellari” per il riconoscimento delle costellazioni.

Ma è il 29 settembre, Notte Europea dei Ricercatori, che le stelle diventano assolute star della kermesse di Frascati Scienza. Sempre alle Mura del Valadier, Viaggio nel cosmo in 3D ci permetterà di viaggiare tra nebulose e ammassi stellari per fermarci in prossimità dei buchi neri e poi atterrare sui pianeti extrasolari.

La mostra In Viaggio con Cassini celebrerà insieme il gran finale della sonda Cassini-Huygens, recentemente scomparsa nell’atmosfera del pianeta Saturno. La mostra itinerante sarà completata da una riproduzione in dimensioni reali della grande sonda. Verranno inoltre presentati alcuni dei principali progetti spaziali e di ricerca dell’Istituto romano dell’INAF. Tra questi, i progetti europei UPWARDS per l’esplorazione di Marte, e AHEAD sull’astrofisica delle alte energie.

Nello Spazio IAPS è visitabile la mostra “In Viaggio con Cassini”, realizzata grazie a una collaborazione con l’Associazione Stellaria, per celebrare insieme il gran finale della sonda Cassini-Huygens, recentemente scomparsa nell’atmosfera del pianeta Saturno.

A piazza Marconi lungo il marciapiede pedonale di Frascati durante l’evento Astronomi per passione l’Associazione Tuscolana di Astronomia “Livio Gratton” metterà a disposizione del pubblico postazioni di divulgazione della ricerca fatta nell’ambito di un Osservatorio non professionale e osservazione pubblica astronomica: saranno infatti a disposizione telescopi per l’osservazione notturna e verrà effettuato un collegamento in remoto con la postazione di ricerca dell’Osservatorio Astronomico “Franco Fuligni”.

Alle Scuderie Aldobrandini (piazza Marconi) si terrà Dancing Universe uno spettacolo di Angela Bongiorno, Marcella Di Criscienzo e Silvia Piranomonte dell’INAF-OAR. Un viaggio nei sentimenti dell’Universo attraverso la scienza, la musica, la danza, la pittura e la parola. Su un palco si alternano una ballerina, un pianista, un narratore, una body painter e voci di scienziate impegnate ogni giorno a ricercare di sé e dell’universo che le circonda. La ballerina, danzando sulle note del pianista, intraprende un viaggio che, a partire dalla sua stanza, la porterà a scoprire la sua storia, il suo talento e la sua energia. In una amalgama speciale di sensazioni, la scienza dei corpi celesti le svelerà quanto quei punti in cielo siano tanto simili al suo sentire.

E sempre in tema arte e scienza verrà presentato un Gioco coreografico sulle onde gravitazionali dove il pubblico eseguirà una breve coreografia ispirata all’esperimento scientifico LIGO (Large Interferometer Gravitational wave Observatory) che nel 2016 ha dimostrato l’esistenza delle onde gravitazionali previste dalla teoria della relatività generale di Einstein. Queste “increspature dello spazio-tempo”, prodotte dalla collisione tra due buchi neri avvenuta oltre un miliardo di anni fa in una galassia molto lontana, hanno attraversato i due bracci di un gigantesco interferometro, modificando l’abituale percorso della luce emessa da un laser. Dopo una breve introduzione sulla scienza dietro la scoperta, i partecipanti, guidati da una coreografa professionista, proveranno una serie di semplici movimenti, trasformando l’esperimento in gioco coreografico. I segni dell’universo quindi, decodificati dagli scienziati, diventeranno segni del corpo codificati in un movimento corale.






Notte Europea dei Ricercatori: gli eventi di ESA-ESRIN
Notte Europea dei Ricercatori: gli eventi dell’INAF
Notte Europea dei Ricercatori: gli eventi dell’Agenzia Spaziale Italiana

Per il programma completo della manifestazione con il dettaglio dei giorni, orari e luoghi, visitare il sito: www.frascatiscienza.it


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Un mondo infernale con cieli di titanio

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Rappresentazione artistica dell'esopianeta WASP-19b, il primo nella cui atmosfera gli astronomi hanno trovato ossido di titanio. In quantità sufficiente, l'ossido di titanio impedirebbe al calore di entrare o di sfuggire attraverso l'atmosfera, portando all'effetto di inversione termica - la temperatura è più alta negli strati superiori dell'atmosfera e più bassa negli strati inferiori, l'opposto di quel che accade normalmente. Crediti: ESO/M. Kornmesser
Una rappresentazione artistica di WASP-19b, il primo esopianeta nella cui atmosfera è stato individuato ossido di titanio. Crediti: ESO/M. Kornmesser

Un’equipe di astronomi, guidata da Elyar Sedaghati, borsista ESO e recentemente diplomato alla TU di Berlino, ha esaminato l’atmosfera dell’esopianeta WASP-19b con un dettaglio mai raggiunto prima.

Si tratta di un pianeta con massa simile a quella di Giove, ma così vicino al suo Sole da completare un’orbita in appena 19 ore e con una temperatura media che raggiunge i 2000° C.

Quando, dal nostro punto di vista, WASP-19b passa di fronte alla sua stella madre, parte della luce della stella filtra attraverso l’atmosfera del pianeta, che lascia tenui impronte che vengono rilevate quando la luce alla fine raggiunge la Terra. Usando lo spettrografo FORS2 installato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, l’equipe è stata in grado di analizzare in dettaglio questa luce e dedurre che l’atmosfera contiene piccole quantità di ossido di titanio, acqua e tracce di sodio, oltre a un caligine globale che diffonde la luce.

«Trovare queste molecole non è un compito semplice», spiega Elyar Sedaghati, che ha lavorato per due anni su questo progetto come studente all’ESO. «Non solo ci servono dati di qualità eccezionale, ma dobbiamo anche elaborarli con programmi sofisticati. Abbiamo usato un algoritmo che esplora milioni di spettri alla ricerca di un ampia gamma di composizioni chimiche, di temperature e di proprietà della caligine, prima di poter trarre le nostre conclusioni».

L’ossido di titanio è raro sulla Terra. Si sa che esiste nelle atmosfere delle stelle fredde. Nell’atmosfera di un pianeta caldo come WASP-19b agisce come assorbitore di calore. Se fossero presenti in quantità sufficiente, queste molecole impedirebbero al calore di entrare o di sfuggire attraverso l’atmosfera, portando all’effetto di inversione termica – la temperatura è più alta negli strati superiori dell’atmosfera e più bassa negli strati inferiori, l’opposto di quel che accade normalmente. Analoga all’azione dell’ozono nell’atmosfera terrestre, dove causa l’inversione termica nella stratosfera.

«La presenza dell’ossido di titanio nell’atmosfera di WASP-19b può avere effetti importanti sulla struttura della temperatura e sulla circolazione atmosferica,» spiega Ryan MacDonald, altro membro del gruppo e astronomo alla Cambridge University, Regno Unito. «Essere in grado di esaminare gli esopianeti a questo livello di dettaglio è promettente e molto emozionante» aggiunge Nikku Madhusudhan della Cambridge University che ha supervisionato l’interpretazione teorica delle osservazioni.

Questo grafico mostra l'ubicazione della stella WASP-19 nella costellazione della Vela. Sono segnate le stelle visibili a occhio nudo in una notte buia e serena. La posizione della stella WASP-19, intorno a cui orbita l'esopianeta WASP-19b, è indicata con un cerchio rosso. Crediti: ESO, IAU and Sky & Telescope

Gli astronomi hanno raccolto le osservazioni di WASP-19b per un periodo di più di un anno. Misurando le variazioni relative del raggio del pianeta a diverse lunghezze d’onda della luce che attraversa l’atmosfera del pianeta e confrontando le osservazioni con modelli di atmosfera hanno potuto derivare diverse proprietà, come il contenuto chimico, dell’atmosfera dell’esopianeta.

Questa nuova informazione sulla presenza di ossidi metallici come l’ossido di tianio e altre sostanze permetterà modelli molto più precisi di atmosfere esoplanetarie. Guardando al futuro, quando gli astronomi saranno in grado di osservare le atmosfere di possibili pianeti abitabili, i modelli più raffinati permetteranno di capire meglio come interpretare le osservazioni.

«Questa importante scoperta è il risultato di una ristrutturazione dello strumento FORS2, pensato proprio per questo scopo,» conclude Henri Boffin, dell’ESO e membro del gruppo, che ha guidato il progetto di ristrutturazione. «che lo ha reso lo strumento più adatto per questo tipo di studi da terra».

Per approfondire


Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.

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Danza dei pianeti. Luna e Regolo in congiunzione nei pressi di Venere

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All’ora indicata in cartina, i quattro astri si mostreranno quindi quasi allineati, molto bassi sull'orizzonte orientale. Luna e Regolo, a 2° e mezzo dal capofila Venere, saranno in congiunzione molto stretta, con Regolo distante solo 4' dal bordo lunare (20' dal centro). Anche Marte e ercurio, circa 8° più in basso, pur non essendo alla minima distanza della sera prima, si troveranno a poco più di 1° di distanza l’uno dall’altro.

Il cielo del mattino del 18 settembre ci offrirà uno spettacolo eccezionale… a partire dalle 4:30 circa vedremo sorgere dall’orizzonte est-nordest, in successione, Venere (mag. –3,9), una sottilissima falce di Luna calante (fase 4,8%), Regolo (alfa Leonis; mag. +1,4), Marte (mag. +1,8) e Mercurio (mag. –0,9).

L’imbarazzo della scelta, per quel che riguarda inquadratura, osservazione e soggetti, è evidente, ma programmate bene le vostre osservazioni, perché il crepuscolo del mattino, come sempre, incombe… e gli ultimi arrivati saranno anche i primi a sparire nella sua luce.

La mattina del 19 la Luna si avvicinerà all’orizzonte, a soli 3,3° a sudest di Mercurio, sorpassando tutti gli astri in allineamento, e posizionandosi come ultima della fila.

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Goodbye Cassini, Saturno… a presto!

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"Questa è Cassini..."
Earl Maize, program manager della missione Cassini al Jet Propulsion Lab, e Julie Webster, spacecraft operations team manager , si abbracciano dopo la conferma della perdita del segnale. Credits: NASA/Joel Kowsky

«La nostra Cassini è ora un tutt’uno con il pianeta che ha studiato così a lungo. Il resto è scienza».

Così è stata salutata la sonda dal JPL della NASA, subito dopo l’arrivo, anzi… il “non arrivo” del segnale.

L’ultimo segnale è infatti scomparso alle 13:55:46 (ora italiana), 30 secondi dopo il momento previsto, niente male: «prevedere la fine di Cassini in una atmosfera sconosciuta lontana un miliardo di miglia con uno scarto di 30 secondi, è abbastanza straordinario» ha infatti sottolineato Earl Maize, program manager della missione. E quei trenta secondi portano anche preziosi dati per il team missione.

Il silenzio che ha seguito questi ultimi dati è stato il “non-segnale” che la sonda si era “nominalmente” disintegrata nell’atmosfera. Emily Lakdawalla, da twitter, ha fatto notare come fosse inevitabile che la sonda si disintegrasse nell’atmosfera, non c’era modo che questa ultima fase “andasse storta”, al massimo la sonda poteva disintegrarsi prima del previsto, ma ormai era lanciata verso l’atmosfera del pianeta, le cose non sarebbero potute andare altrimenti, ma gli ingegneri di missione, fino all’ultimo, hanno ripetuto seguendo le operazioni passo passo, il rituale mantra di quando in una missione “tutto va a meraviglia”: «everything is nominal».

Encelado tramonta dietro a Saturno, in questa ultima immagine della luna attiva di Saturno, che sarà oggetto di prossime missioni. L'animazione è parte di una sequenza di 40 minuti, ripresa da Cassini il 13 settembre. Credit NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

«Questo è il capitolo di chiusura di una missione straordinaria, ma è anche un nuovo inzio», le parole sono di Thomas Zurbuchen, a capo della direzione delle missioni scientifiche della Nasa. «La scoperta di Cassini di mondi ricoperti da oceani sotterranei, come Titano e Encelado, cambia tutto, stravolgendo quella che pensavamo sarebbe stata la ricerca di luoghi potenzialmente adatti a ospitare la vita al di fuori dalla Terra».

E tutto è andato come doveva andare, i dati sono stati inviati fino all’ultimo byte, la telemetria è arrivata precisa e puntuale, con quell’ora e mezza di ritardo dovuto alle distanze, ma puntuale. La sonda si è immersa nell’atmosfera di Saturno lasciandoci anche delle straordinarie immagini all’infrarosso delle nubi in cui poi si è tuffata. Otto gli strumenti accesi che hanno inviato dati a Terra durante l’immersione, che vediamo nella grafica che segue e di cui non vediamo l’ora di conoscere il raccolto, che verrà analizzato nelle prossime settimane e che porterà nuovi indizi sulla formazione e sull’evoluzione del pianeta e sulle dinamiche della sua atmosfera.

Eight of Cassini's science instruments are planned to be turned on during the final plunge, including the Ion and neutral Mass Spectrometer (INMS). Credit NASA/JPL-Caltech

Per questo non è un vero addio… è solo un passaggio necessario. La missione continua perché, come detto da Thomas Zurbuchen: «anche questa è Cassini!» riferendosi a tutte le persone di 27 nazioni, riunite in 3 grandi agenzie spaziali, che hanno lavorato alla missione, e che continueranno a lavorare sui 625 GB di dati e le oltre 400mila immagini che la sonda Cassini ha inviato a Terra.

"...e anche questo è Cassini! Questo è Cassini!" le parole di Thomas Zurbuchen, a capo della direzione delle missioni scientifiche della Nasa, nella diretta che ha seguito il finale della missione, celebrando tutte le persone che hanno lavorato e che continueranno a lavorare alla missione.
La zona dell'immersione ripresa 10 ore prima dallo spettrometro VIMS, in luce visibile e infrarossa. Al momento della ripresa questo lato di Saturno era in piena notte. Nel cerchietto bianco il punto dove il team pensa si sia immersa Cassini ,a circa 9,4 gradi nord di latitudine e 53 gradi ovest di longitudine.Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

Qui sopra e di seguito le ultime immagini di Saturno inviate dalla sonda, prima di tuffarsi nell’atmosfera del pianeta. Nelle versioni in bianco e nero e a colori, queste immagini sono state riprese dalla wide-angle camera della Cassini quando la zona di immersione si trovava nel lato buio del pianeta, illuminato solo dalla luce riflessa dagli anelli, nello stesso momento in cui sono state riprese le immagini a infrarosso. Cassini si è immersa però solo qualche ora dopo, quando il giorno su quella zona di Saturno è sorto,  (e quindi quel lato di Saturno era rivolto verso il Sole, e verso di noi) o non avremmo potuto seguire “in diretta” i suoi ultimi segnali. L’immagine è delle 1:59 (ora italiana) del 15 settembre, quando la sonda si trovava a 634 mila chilometri da Saturno.

E chiudiamo con il gioco di parole di Linda Spilker, project scientist della missione al JPL , che riprendendo la promessa (che sappiamo essere ben più di una promessa) di Thomas Zurbuchen, chiude il suo intervento con: «Goodbye Cassini, thanks for the ringside at Saturn and, as Thomas said… we will back!»Addio Cassini, grazie per il posto in prima fila su Saturno — ringside significa “lato degli anelli”, ma indica anche la “prima fila” attorno alla pedana negli incontri di box – e, come ha detto Thomas, torneremo!») .

Per sapere tutto sulla missione, non perdete l’ultimo numero di Coelum astronomia, con uno speciale dedicato alla missione, dal lancio a oggi, con tutte le più straordinarie immagini che la sonda ci ha inviato in questi anni.


Rivivi con noi tutte le fasi di questa straordinaria missione

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Accademia delle Stelle: appuntamenti di settembre

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2017-09 Coelum AdS

2017-09 Coelum AdSLunedì 18 settembre: L’Astronomia Insolita e Curiosa. L’emozionante scoperta degli aspetti più insoliti e sorprendenti del cielo e dell’Astronomia.
Giovedì 21 settembre: Come si osserva il Cielo. Guida innovativa all’osservazione delle meraviglie del cielo ad occhio nudo e col telescopio.

Le due conferenze, tenute da Paolo Colona, astrofisico e astrofilo, sono tenute nella sala conferenze “San Gregorio Barbarigo” all’EUR, di fronte alla metro Laurentina. Inizio ore 21.
Ingresso Libero.

Per informazioni: eventi@accademiadellestelle.org
https://www.accademiadellestelle.org
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle

Danza dei Pianeti. Congiunzione stretta Mercurio-Marte

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congiunzione Marte Mercurio settembre 2017
Crediti: Coelum Astronomia
congiunzione Marte Mercurio settembre 2017
Crediti: Coelum Astronomia

La mattina del 17 settembre, Mercurio (mag. –0,8) e Marte (mag. +1,8) sorgeranno a soli 18′ di distanza l’uno dall’altro.

Per poterli osservare e riprendere comodamente converrà attendere verso le 6:00 quando guadagneranno un po’ di altezza sull’orizzonte, ma sempre attenzione a non perderli nella luce del mattino.

Più in alto, appena spostati verso est rispettivamente a 8° e 12° di distanza, sempre presenti Regolo e Venere. Una sottilissima falce di Luna è rintracciabile decisamente più lontana (a più di 20° a nordest della coppia in congiunzione), si avvicinerà solo la sera successiva…

Iridium Flare nel Leone - Giuseppe Petricca
Doppio Iridium Flare nel Leone di Giuseppe Petricca. Cliccando sull'immagine tutti i dettagli di ripresa.

Per gli appassionati della ripresa di Iridium Flare, e del passaggio di satelliti artificiali, tra le 5:30 e le 6:15 sarà anche un buon momento per prendere “due piccioni con una fava”, dato il passaggio di numerosi satelliti. Si consiglia però di controllare orari e circostanze, in base alla propria località, con uno degli appositi software disponibili in rete (per saperne di più: Calsky e Iridium Flare: istruzioni per l’uso).

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Dopo l’ultimo bacio a Titano gli streaming per il finale della missione Cassini

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Cassini e l'ultimo, finale "lontano flyby" di Titano, che ha dato alla sonda la piccola spinta, quasi una carezza, necessaria per entrare nel tragitto che la porterà ad immergersi nell'atmosfera di Saturno. Crediti: NASA/JPL-Caltech
Cassini e l'ultimo, finale "lontano flyby" di Titano, che ha dato alla sonda la piccola spinta, quasi una carezza, necessaria per entrare nel tragitto che la porterà ad immergersi nell'atmosfera di Saturno. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Cassini ha dato il “bacio di addio” a Titano, ed proprio così che gli ingeneri di missione hanno chiamato questa manovra, perché è stato l’ultimo avvicinamento alla Luna di Saturno che ha sempre assistito la sonda per i suoi cambi di traiettoria. Quest’ultimo bacio dunque ha fornito alla sonda la spinta gravitazionale necessaria per immergersi nell’atmosfera del grande pianeta gassoso. Ultima impresa senza ritorno.

La sonda ha raggiunto la minima distanza di questo ultimo flyby alle le 18:04 (ora italiana) dell’11 settembre, a un’altitudine di circa 120 mila chilometri dalla superficie della luna. Si è messa in contatto con la Terra questa notte (tra le 00 e le 00:45 del 13 settembre) per inviare immagini e altri dati raccolti durante il passaggio. I navigatori analizzeranno la traiettoria grazie a questo downlink, per avere la conferma che Cassini si trova proprio nella direzione giusta, pronta ad immergersi nell’atmosfera di Saturno nel modo e nei tempi pianificati.


La stupenda animazione che mostra come potrebbe essere l’ultimo definitivo tuffo della sonda nell’atmosfera di Saturno.

La sonda rallenterà leggermente lungo la sua orbita, abbassando l’altitudine del suo volo in modo da sopravvivere il più possibile mentre entrerà nell’atmosfera. Trovate tutti i dettagli di questa ultima e finale impresa della sonda anche nello speciale dedicato all’intera missione su Coelum astronomia 214 di settembre.

➜ Leggi Il tuffo finale di Cassini

Cassini ha effettuato centinaia di flyby di Titano, durante il suo giro lungo ben 13 anni nel sistema di Saturno. Alcuni a distanza ravvicinata e alcuni, come questo, più lontani.

«Quella di Cassini  e Titano è stata una relazione a lungo termine, con un nuovo appuntamento quasi ogni mese da più di un decennio», ha detto Earl Maize, Project Manager  della missione al JPL della NASA (Pasadena, in California). «Questo incontro finale è una sorta di saluto dolce-amaro, ma come ha fatto per tutta la missione, la gravità di Titano sta ancora una volta mandando Cassini dove abbiamo bisogno che vada».

Un'immagine grezza degli anelli di Saturno ripresi a giugno 2017. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute
Cassini concluderà così il suo viaggio nel sistema di Saturno, volutamente in modo catastrofico, per assicurare che le lune di Saturno – in particolare Encelado, con il suo oceano sotterraneo e i segni di attività idrotermale – restino incontaminate per l’esplorazione futura. Questa immersione spaziale è il battito finale del “Grand Finale” di missione, che ha visto la sonda tuffarsi per 22 volte, settimanalmente dal 22 aprile di quest’anno, attraverso la zona  libera tra Saturno e i suoi anelli. Nessun veicolo spaziale ha mai avvicinato il pianeta in questo modo finora.

E per seguire questo ultimo battito finale, tanti sono gli streaming, a partire ovviamente da quello della NASA. Anche se la sonda, negli ultimi momenti, manderà “in diretta” i dti raccolti a Terra, non sarà ovviamente una vera “diretta”. Tecnicamente non potremo assistere al momento finale “live”, Saturno si trova a oltre 10 unità astronomiche dalla Terra (attorno ai 1500 milioni di chilometri…) ci vogliono quindi circa 83 minuti perché un segnale dalla sonda arrivi fino a noi.

Tutte la fasi saranno comunque seguite e commentate (in inglese) dalla Diretta NASA LIVE dalle pagine USTREAM o YouTube. Qui di seguito la scaletta con gli orari (ora italiana) delle dirette:

13 settembre
dalle 19:00: Conferenza stampa dal Controllo Missione del JPL, per i dettagli e una preview delle attività di missione.

14 settembre
dalle 19:00 alle 24:00 l’evento Social della NASA, con speakers in diretta sempre dal JPL.

15 settembre
attorno alle 05:00:
Collegmento in attesa dell’ultimo downlink di dati, che dovrebbe iniziare all’incirca a quest’ora. Le immagini saranno mandate online man mano che verranno scaricate.

dalle 13:00 alle 14:30: Live per commentare il finale della missione, con collegamento continuo (solo audio) dal Controllo Missione per seguire le operazioni in corso.
per le 14:00 sono attesi gli ultimi dati dalla sonda e il definitivo segnale finale (o assenza di segnale che decreterà la distruzione della sonda).
alle 15:30 collegamento per la conferenza stampa post-missione dal JPL.

Le dirette dalla NASA sono ovviamente in lingua inglese e seguiranno le operazioni passo passo. L’ASI attiverà una diretta a partire dalle 12:00 del 15 settembre, con collegamenti da Cagliari, L’Aquila e Jet Propulsion Laboratory, vi segnaliamo però anche due streaming italiani, che ci faranno invece ripercorrere questi vent’anni di missione, in attesa di commentare il finale.

il 14 settembre dalle 21:00,  gli straordinari risultati della missione Cassini verranno raccontati in una trasmissione organizzata da EAN, Associazione Stellaria, Empiricamente, con la partecipazione di Elisabetta Bonora (che ha curato parte dello speciale sulla missione pubblicato su Coelum Astronomia).

il 14 e 15 settembre dalle 21.30 alle 23:00 due speciali prima e dopo la conclusione della missione a cura di AstronomiAmo per ripercorrere le principali tappe della missione con particolare riguardo alla strumentazione italiana e alle scoperte sul sistema Saturno. Come sempre tanti gli ospiti che interverranno: Marco Mastrogiuseppe (La Sapienza di Roma); Paolo Tortora (Università di Bologna); Andrea Accomazzo (ESA); Luciano Iess (La Sapienza di Roma); Federico Tosi (INAF-IAPS); Roberto Barbieri (Univiersità di Bologna); Marcia E. Burton (JPL NASA).

Gli streaming li potrete trovare anche nella nostra homepage (www.coelum.com) e qui su questa pagina. Non mancate, noi li seguiremo entrambi! 🙂

Tutte le informazioni sul Grand Finale nel sito della NASA


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Venere, Mercurio, Marte e… Regolo: tre pianeti in fila più uno

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Ecco la situazione
All'ora indicata in figura, Marte, sorto da solo un quarto d'ora, comincia ad alzarsi sull'orizzonte... letteralmente fanalino di coda di questa bella e armonica configurazione. Per una fotografia a grande campo che abbracci tutti e quattro gli astri converrà attendere che Marte si alzi ancora un po', attenzione però, perché la luce del crepuscolo del mattino è in agguato... Crediti: Coelum astronomia.

Come anticipato, per quasi tutto il mese, il cielo poco prima dell’alba ci offrirà varie combinazioni dell’allineamento tra i tre pianeti del mattino e Regolo.

Il giorno 13 li vedremo particolarmente in ordine, allineati, a distanza crescente l’uno dall’altro, guidati da Venere (mag. –3,9), il primo a sorgere alle 4:21. Dopo il capofila sorgerà a circa 8° a sudovest Regolo (alfa Leonis; mag. +1,4), l’“intrusa” del gruppo. Di seguito, a soli 2° e mezzo, Mercurio (mag. –0,9) seguito poi a poco più di 2° da Marte (mag. +1,8),  ultimo a sorgere, attorno alle 5:30.

Per riprendere l’intero gruppo nella cornice del paesaggio, converrà attendere ancora un poco, che Marte si alzi a ufficienza sull’orizzonte… ma non troppo, o lo vedremo sparire (e sarà il primo essendo il più debole) nel crepuscolo del mattino prima di poterlo osservare e riprendere.

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