Ultimo evento “speciale” del mese sarà quello che si manifesterà poco prima dell’alba del 25 novembre. Verso le ore 7:00, sull’orizzonte est-sudest, a un’altezza di +3° (!) ci saranno Mercurio (mag. –1,0) e Saturno (mag. +0,5) in congiunzione, separati da circa 2°. Ma il fatto che ci saranno non significherà certo che sarà anche possibile vederli! Troppo bassi sull’orizzonte, i due oggetti, e il cielo troppo chiaro (il Sole in quel momento sarà sotto l’orizzonte di appena –1,5°!). Un problema osservativo impossibile, o che potrà essere risolto in circostanze eccezionalmente favorevoli? Ai lettori il compito di dare la risposta.
Rappresentazione schematica del retro di Philae, con evidenziati gli strumenti ROMAP e MUPUS. Crediti: DLR
Rappresentazione schematica del retro di Philae, con evidenziati gli strumenti ROMAP e MUPUS. Crediti: DLR
Dei cinque e più sensi di cui dispone Philae, quello che sta rivelando in questa primissima fase più informazioni è il tatto. Ovvero, lo strumento MUPUS (Multi-Purpose Sensors for Surface and Subsurface Science), che con i suoi sensori ha il compito di misurare la densità e le proprietà termiche e meccaniche del suolo della cometa 67P. E quella che le sue dita elettroniche hanno toccato è una superficie inattesa. Molto più dura di quanto previsto dagli scienziati.
Quanto più dura? Sentite com’è andata. Il martello che avrebbe dovuto saggiarne la consistenza era programmato per tre livelli d’intensità crescente: il modo 1, il modo 2 e il modo 3. Fallita la prima serie di martellate, fallita la seconda e fallita pure la terza, è però saltato fuori che in realtà il team aveva pronto anche un “piano B”, un livello di potenza segreto al quale il libretto d’istruzioni non faceva cenno: il misteriosissimo modo 4, conosciuto dagli addetti ai lavori con il nome in codice di desperate mode.
Una cometa durissima
Ora, non c’è bisogno di sapere l’inglese per intuire che del desperate mode è meglio non abusare. E infatti il progettista del martello, Jerzy Grygorczuk, aveva avvisato il resto della squadra: lasciate perdere, del modo 4 io non vi ho detto nulla, fate finta che non ci sia. Ma le batterie si stavano esaurendo, loro disperati lo erano davvero… così l’hanno attivato. Esono stati puniti: nel giro di sette minuti il martello s’è rotto.
Questa la storia trapelata nei giorni scorsi via Twitter (come già avevamo avuto modo d’apprezzare sabato, MUPUS è lo strumento più chiacchierino dei dieci). Ora iniziano a venire divulgati anche un po’ di dati scientifici. Anzitutto la temperatura del suolo, che s’aggira attorno ai 170 gradi sotto zero. Dalle variazioni dell’inerzia termica all’aumentare della profondità, rilevata con sensori a infrarossi, il team di MUPUS deduce poi che la porzione di cometa nella quale alloggia il lander potrebbe essere costituita da un nucleo di ghiaccio durissimo ricoperto da 10-20 cm di polvere parecchio compatta. Insomma, un risultato niente male, per uno strumento che ha potuto funzionare solo a metà – oltre alla rottura del martello, MUPUS ha dovuto fare a meno dei sensori termici e degli accelerometri presenti sugli arpioni, la cui attivazione è andata a vuoto – e solo per il breve tempo concessogli dalla batteria primaria, quella caricata per l’ultima volta sulla Terra oltre 10 anni fa, all’epoca del lancio di Rosetta.
Oltre al tatto: anche molecole organiche negli altri strumenti di Philae
L’udito del lander, affidato principalmente all’orecchio di SESAME (Surface Electrical, Seismic and Acoustic Monitoring Experiment), conferma sostanzialmente quanto rilevato da MUPUS. «La resistenza del ghiaccio presente al di sotto dello strato di polvere che ricopriva il primo punto di contatto è sorprendentemente elevata», osserva Klaus Seidensticker, del DLR, riferendosi al luogo in cui Philae è rimbalzato, aggiungendo che non pare esserci molta attività cometaria nella zona del touchdown, e che sotto al lander è presente acqua ghiacciata in grande quantità.
Dai due nasi di Philae, COSAC e Ptolemy, gli organi decisamente più interessanti ai fini della ricerca d’eventuali mattoncini della vita, non è ancora emersa alcuna novità rispetto al poco che già avevamo anticipato sabato scorso. Ovvero: è certo che SD2, il trapano che doveva fornire ai due laboratori chimici il campione di cometa da annusare, è stato attivato. Ed è confermato che sono stati compiuti tutti i passaggi previsti per il trasporto del campione all’interno del forno d’analisi. Ma ancora non è stato detto se il campione era davvero presente. E tanto meno si hanno risultati dalla cromatografia.
Questo a piano terra, al livello del suolo. Qualche notizia in più, invece, dalle analisi sulla rarefatta atmosfera: COSAC è stato in grado d’annusarla e d’individuarvi le prime molecole organiche. Non è però stato specificato quali, e lo studio degli spettri è ancora in corso.
Ottima la performance dell’imager di bordo, la camera ROLIS (ROsetta Lander Imaging System), della quale già abbiamo avuto modo di vedere, la settimana scorsa, le fotografie del suolo a distanza ravvicinata. Ottima al punto che il suo responsabile, l’italiano Stefano Mottola, viene esplicitamente definito, nel comunicato stampa di DLR, uno dei “big winners” dell’atterraggio di Philae.
Aspetta primavera, Rosetta
Risultati scientifici a parte, l’altra grossa novità ha invece a che fare con lo stesso Philae. Potrebbe tornare in vita ad agosto, aveva pronosticato Stephan Ulamec, il lander manager di DLR, sabato scorso. Ora è più ottimista. La rotazione di 35 gradi impressa la notte fra venerdì e sabato pare essere andata a buon fine, nel senso che il pannello solare più grande si trova ora allineato verso il Sole.
Ulamec ritiene dunque probabile che già dalla primavera del 2015 Philae tornerà a farvi vivo. E, con l’estate, la temperatura su 67P potrebbe consentire alle batterie di ricaricarsi. Certo è che Rosetta non ha alcuna intenzione di sospendere le ricerche: continuerà a orbitare là attorno alla cometa in attesa d’un segnale dal suo eroico compagno d’avventura.
Un grammo. Per immaginare l’inimmaginabile – ovvero le condizioni in cui si trova il lander Philae dell’ESA, protagonista ieri di una discesa che definire epocale è poco, dalla sonda Rosetta alla cometa 67P – prendiamo un palloncino gonfiabile, soffiamoci dentro fino a farlo diventare grande come una lavatrice e appoggiamolo su un tavolo in una stanza chiusa. Fatto? Bene, con quel palloncino da un grammo sotto gli occhi, in equilibrio precario sul tavolo, possiamo ripercorrere – ma immobili, non deve cadere – con un briciolo di consapevolezza quanto è emerso oggi pomeriggio dal briefing dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea.
Benvenuti sulla cometa. Philae ci mostra, attraverso la camera CIVA, di essere sano e salvo sulla superficie della cometa. Nel pomeriggio è atteso il rilascio del primo panorama a 360°, sempre grazie a CIVA. Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA
Le sorprese
Partiamo dalle sorprese. La prima è che la superficie della cometa, almeno della regione di cometa osservata dal lander, è assai più rocciosa del previsto. La polvere non manca, anzi: il fatto che ricopra in modo ben visibile alcuni dei massi attorno a Philae è un chiaro indizio che lassù qualcosa si muove, dunque di attività cometaria. Ma la roccia domina. E questo tratto morfologico inatteso – fino a ieri mattina si prevedeva un atterraggio soft – potrebbe aver contribuito alla seconda sorpresa: è stato confermato che il lander è rimbalzato più volte sulla superficie di 67P. Come già aveva efficacemente riassunto il lander managerStephan Ulamec, ieri non siamo semplicemente atterrati, per la prima volta nella storia, su una cometa: ieri vi siamo atterrati due volte.
E che rimbalzi. Quella che gli scienziati sono riusciti a ricostruire dai dati del magnetometro è una sequenza sconcertante. A seguito del primo “rimbalzo”, ha riferito Ulamec, il lander è rimasto sospeso nel vuoto per un’ora e cinquanta minuti, percorrendo un tratto di un chilometro. E anche il secondo, seppur assai più modesto, è stato un balzo da record: sette minuti, spostandosi a circa tre centimetri al secondo. Riuscite a figurarvi una serie di touch and go come questa? Il palloncino è ancora lì sul tavolo? Un sorso di camomilla, e andiamo ad affrontare la parte peggiore di questo bollettino cometario al cardiopalmo.
Le cattive notizie
Il rimbalzo chilometrico non ha danneggiato Philae, il lander non s’è ribaltato, ma è volato lontano dal luogo d’atterraggio programmato – l’oramai mitico “sito J” alias Agilkia. Scherzandoci su – e occorre quanto meno dare atto alla squadra di persone, davvero straordinaria, che sta conducendo quest’avventura di saper mostrare uno spiccato senso dell’umorismo anche innanzi alle situazioni più ansiogene – scherzandoci su, dicevamo, i responsabili della missione, ricordando che i siti di atterraggio candidati erano due o tre, hanno detto che probabilmente Philae li ha toccati tutti…
Comunque sia, certo è che il lander s’è infine accometato assai lontano dalla destinazione prevista. Esattamente dove, ancora non è ben chiaro. Ma le prime ricostruzioni lo danno sul ciglio d’un cratere. Le indescrivibili immagini giunte in giornata – vedi l’autoscatto su in alto, con in primo piano uno dei tre “piedi” del lander – lo mostrano relativamente saldo. In realtà, pare che almeno una gamba sia letteralmente all’aria, se solo ci fosse aria lassù (o laggiù, come twitta il premier Matteo Renzi).
Può cadere? Può ribaltarsi? Può volare via? Ebbene sì, perché purtroppo – e qui arriviamo alla seconda, dolentissima, nota – gli arpioni che dovevano, appunto, arpionarlo alla cometa non sono entrati in funzione. C’è ancora quel palloncino sul tavolo…? Insomma, basterebbe un alito di vento. Ma come scrivevamo poc’anzi, di vento – almeno questo – su 67P proprio non se ne parla. Dunque tutto bene? Eh no, per due motivi. Primo, come si intuisce dalla polvere depositata sulle rocce, la cometa presenta attività, tipo emissioni gassose dal suolo. Insomma, non è tutto così quieto, da quelle parti. Secondo e ben più grave motivo di tormento è che, senza arpioni, qualunque tentativo di muoversi può sfociare in tragedia.
Ma perché mai Philae dovrebbe volersi muovere? È un lander, mica un rover. Giusto, ma uno fra i suoi obiettivi scientifici principali è l’analisi del suolo cometario. E per riuscirci Philae dispone di un magnifico trapano (made in Italy) col quale trivellare il terreno. Solo che, senza essere ancorato, se azionasse il trapano, invece di far ruotare la punta, potrebbe trovarsi a ruotare sé stesso. Proprio come una trottola.
D’accordo, allora niente trapano, almeno per il momento. C’è altro? Sfortunatamente sì: i pannelli solari. Funzionano perfettamente, riferisce Ulamec, ma il punto in cui è finito il lander è all’ombra di un pendio. Risultato: i pannelli sono illuminati per una porzione di tempo assai più breve del previsto. Più o meno l’equivalente di un’ora al giorno: insufficiente a ricaricare le batterie. Batterie che, a conti fatti, possono resistere ancora una sessantina di ore. Poi ciao.
Le buone notizie
E ora vediamo di riprendere fiato. Le ragioni per rallegrarsi non mancano. Anzi, come vedremo, superano di gran lunga quelle per disperarsi. Anzitutto Philea funziona a meraviglia. Se ne sta ragionevolmente dritto. Sembra abbastanza stabile. È in perfetta salute. E, quel che più conta, il link radio con Rosetta sta facendo il suo dovere, trasmettendoci i dati provenienti dagli strumenti scientifici, che funzionano come orologi. Se pensiamo a quel che questo adorabile scatolotto ha dovuto passare nelle ultime ore, è un vero miracolo.
Ma c’è di più: la speranza che le cose migliorino. C’è infatti ancora margine per intervenire. Nelle prossime ore i tecnici ESA tenteranno di attivare il landing gear – il carrello di atterraggio – per ruotare lentissimamente il lander, e in particolare per riorientare i pannelli solari in una direzione più felice. Se l’operazione riesce, dopo potrebbe essere tutto in discesa. E non è affatto escluso che si tenti persino la trivellazione.
Infine, se pure l’energia dovesse finire, Ulamec ha garantito che Philae non morirebbe: entrerebbe piuttosto in uno stato d’ibernazione. E considerando che la cometa sulla quale si trova sta correndo a 66 mila km all’ora verso il Sole, non è del tutto escluso che, dopo un periodo di letargo, cambiando l’angolo d’illuminazione e riducendosi la distanza dalla nostra stella, il lander possa resuscitare.
Avvinti? Mai quanto Andrea Accomazzo, dell’ESA, eroico direttore delle operazioni di volo di qusta missione pazzesca. Stanchissimo, provato da una tensione che pare non finire mai e con la voce rotta dall’emozione, ha trovato la forza per un breve discorso di ringraziamento che ha commosso l’intera sala stampa.
Rivedi i momenti del distacco e dell’atterraggio nelle registrazioni della diretta ESA con commento in italiano di Luigi Morielli sul nuovo canale youtube di Coelum
Benvenuti sulla cometa. Philae ci mostra, attraverso la camera CIVA, di essere sano e salvo sulla superficie della cometa. Nel pomeriggio è atteso il rilascio del primo panorama a 360°, sempre grazie a CIVA. Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA
Philae ci mostra, attraverso la camera CIVA, di essere sano e salvo sulla superficie della cometa. Nel pomeriggio è atteso il rilascio del primo panorama a 360°, sempre grazie a CIVA.Credit: ESA/Rosetta/Philae/CIVA
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Benvenuti sulla cometa
Eccola finalmente la prima immagine (unione di due scatti) in arrivo dalla superficie della cometa. Philae ci mostra, attraverso la camera CIVA, di essere sano e salvo e nel pomeriggio è atteso anche il rilascio del primo panorama a 360° mai ripreso dalla superficie di una cometa, sempre grazie alla camera CIVA a bordo del lander.
Fino ad ora la situazione non era ancora ben chiara, si sapeva che:
1) Gli strumenti a bordo di Philae sembrano in buona efficienza a parte gli arpioni che non si sono attivati.
2) Le viti di ancoraggio montate sulle zampe del lander sembrano però aver fatto presa, e al momento Philae è da ritenersi stabile.
3) Il terreno sembra comunque più morbido di quanto ci si aspettava. Ancora ignota è invece l’inclinazione del lander rispetto al terreno.
Sembra anche che il lander sia “rimbalzato” ma atterrando una seconda volta senza altre conseguenze prima di adagiarsi sulla superficie (la forza esercitata da Philae sulla superficie della cometa è paragonabile ad un grammo sulla superficie della Terra). Gli strumenti a bordo funzionano, Philae comunica regolarmente con Rosetta e con il Centro di Controllo, e numerosi sono i dati già raccolti e inviati.
Restiamo in attesa di altre immagini, ma soprattutto della conferenza stampa delle 14, nella quale speriamo di avere qualche notizia certa in più.
Se vi siete persi la diretta ESA di ieri, nel nuovo canale Youtube di Coelum trovate le registrazioni delle due fasi salienti della giornata commentate in italiano dal nostro Luigi Morielli!
Il passaggio al perielio della Tempel-Tuttle, la cometa progenitrice dello sciame, è avvenuto ormai da 15 anni, ma in tutto questo tempo le Leonidi non hanno mai smesso di affascinare gli osservatori, che ogni anno tornano ad aspettarle come se davvero si potessero ripetere legrandiose piogge di quegli anni… Per ritrovare la “tempesta” basterà probabilmente aspettare il 2031, anno del ritorno al perielio della cometa. Per il momento dovremo accontentarci dell’incontro della Terra con le rade polveri sparse su tutto il suo percorso orbitale.
Le previsioni di quest’anno confermano che lo ZHR sarà ai soliti livelli (20 meteore l’ora), con un picco nella notte del 17-18 Novembre (più probabile alle 23:00 del 17); a quell’ora il radiante sarà appena sorto sull’orizzonte di est-nordest. La buona notizia è che la Luna (una falce calante) sorgerà molto più tardi per cui ci sarà risparmiato almeno il disturbo della luce lunare. Non resta che incrociare le dita, fidando, più che nella quantità, nella caduta di qualche bolide spettacolare.
Al Centro di Controllo ESOC della missione si esulta per l'arrivo della conferma del distacco di Philae dalla sonda. (pic credit: ESA/J. Mai)
Dopo un viaggio lungo dieci anni, alle 10:03 di oggi (ora italiana) Philae ha lasciato Rosetta ed è ora diretto verso la Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko!
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Al Centro di Controllo ESOC della missione si esulta per l'arrivo della conferma del distacco di Philae dalla sonda. (pic credit: ESA/J. Mai)
Distacco confermato! Il lander Philae è in viaggio verso la cometa, dove tenterà l’atterraggio tra le 16:30 e le 17 (ora italiana).
Riassunto prima del colpo di scena finale: Alle 8:30 del mattino, malgrado un problema al sistema frenante della discesa, si è deciso comunque di dare il via libera alla separazione di Philae dalla sonda Rosetta e la manovra è avvenuta, come previsto, alle 9:35 italiane.
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La conferma è arrivata alle 10,03, ossia 28 minuti più tardi: tanto è il tempo necessario perché il segnale arrivi al Centro di Controllo. Rosetta ha rilasciato il lander Philae nella traiettoria programmata dei tecnici per raggiungere il sito di atterraggio Agilkia (questo il nome scelto tramite un concorso promosso dall’ESA. Agilkia è l’Isola egiziana sul Nilo dove vennero trasferiti i templi di Philae in occasione della costruzione della famosa diga di Assuan). Quindi la sonda ha cominciato ad allontanarsi per seguire in sicurezza la discesa di Philae. Il tentavivo di atterraggio è ora previsto intorno alle 16:40.
Come sempre le informazioni arriveranno a noi con circa una mezz’ora di differenza.
Se vi siete persi la diretta di questa mattina, con il momento del distacco, ecco qui di seguito la registrazione della prima parte della trasmissione di Coelum, disponibile anche sul nuovo canale Youtube di Coelum Astronomia.
14.11: “Inquinamento Luminoso. L’effetto delle luci terrestri sull’osservazione e studio del cielo stellato” di Matteo Persico.
L’Osservatorio è aperto tutti i sabati dalle ore 21:15.
Per info: Tel. 333.9280115
info@osservatoriosoresina.it
facebook.com/osservatoriosoresina
www.osservatoriosoresina.it
14.11, ore 21:00: “L’invasione delle bufale spaziali” di Paolo Attivissimo. Salone Estense del Comune di Varese – Via Sacco, 5.
Per informazioni: Tel: 0332/235491
astrogeo@astrogeo.va.it
www.astrogeo.va.it
I compiti di Philae durante l’atterraggio, dal momento del distacco all'atterraggio. cliccare per ingrandire. (Credit: ESA/ATG medialab; traduzione Giuseppe Petricca www.astronomiapraticapertutti.blogspot.it )
Mercoledì 12 novembre, alle 9:35 italiane, la sonda Rosetta rilascerà il piccolo lander Philae che, qualche ora più tardi atterrerà sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Si tratta dell’evento culminante di una missione partita più di 10 anni fa, sicuramente la più ambiziosa finora mai tentata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
L’atterraggio si prospetta per niente banale. Non solo è la prima volta che si tenta un atterraggio su una cometa, ma il lander stesso è stato progettato più di un decennio fa, senza sapere esattamente le condizioni che avrebbe trovato al momento dell’atterraggio. Non si conosceva la forma della cometa, la sua rotazione, la consistenza del terreno e tante altre variabili, e anche adesso, dopo che Rosetta è stata in orbita intorno a Churyumov-Gerasimenko per più di tre mesi, molte di queste informazioni sono ancora incognite.
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Leggete l’articolo completo di Matteo Carpenteri, con tutti i dettagli della discesa, su Astronautinews
La copertina di Coelum 186 di novembre dedicata a questa storica missione. L'hai già letto?
Dalle 9:30 alle 10:30seguiremo in streaming la prima delicata parte di distacco del lander Philae dalla sonda:Luigi Morielli commenterà per noi in italiano le immagini e le notizie in arrivo dal centro controllo ESA.
Dalle 16:30 alle 18:00 circa, se le notizie saranno buone e tutto procederà per il meglio, riprenderemo la trasmissione per seguire l’atterraggio del rover sulla superficie della cometa.
Durante la giornata, dalle 10:30 alle 16:30, potrete comunque seguire, anche su Coelum.com, la diretta ESA in inglese dal Centro di Controllo Missione.
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In occasione dell’evento, ma soltanto per la durata della diretta (il 12 novembre dalle 9:30 alle 18:00 circa)abbiamo preparato per chi ci segue un’OFFERTA DAVVERO DA NON PERDERE!!!
Tre sonde marziane hanno atteso al varco la cometa Siding Springs, occasione unica per incontrare un vero “fossile” del Sistema Solare. Crediti: NASA/JPL
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PRIMI RISULTATI DALLE SONDE ATTORNO MARTE
Una stupefacente pioggia di migliaia di stelle cadenti ogni ora. Questo lo spettacolo a cui nessun occhio umano ha potuto assistere dal vero quando, lo scorso 19 ottobre, la cometa C/2013 A1 Siding Spring è passata a volo radente su Marte, a soli 140.000 chilometri di distanza. L’evento è stato però minuziosamente seguito da diversi telescopi e strumenti scientifici, tra cui due sonde NASA, MAVENe Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), e l’europea Mars Express, i cui primi risultati sono stati resi noti in una recente conferenza stampa. Si tratta delle prime osservazioni ravvicinate del passaggiodi una cometa attorno a Marte, osservazioni che hanno permesso di raccogliere nuove informazioni sulle proprietà di base del nucleo cometario e di rilevarne direttamente gli effetti sull’atmosfera marziana, dove è stato visto formarsi uno strato temporaneo di gas ionizzato. Tutte informazioni preziose, visto che Siding Spring è una cometa proveniente direttamente della remotissima Nube di Oort, nella quale si ritiene permangono gli “avanzi” della formazione del Sistema Solare, al contrario della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, obbiettivo della sonda ESA Rosetta, già ampiamente “cucinata” dal calore solare.
Passando a una distanza da Marte che è meno di un decimo rispetto a quanto qualsiasi cometa nota si sia mai avvicinata alla Terra, Siding Spring ha scodinzolato una scia di polvere verso il pianeta, una parte della quale si è vaporizzata in atmosfera, producendo lo sciame meteorico di cui si accennava all’inizio. Questi detriti hanno determinato significative modificazioni temporanee nella parte superiore dell’atmosfera marziana, ma anche possibili perturbazioni a lungo termine, che saranno oggeto di ricerche future.
Peraltro, la cometa rappresentava una potenziale minaccia per le sonde orbitanti. “Un tale evento storico ci ha permesso di osservare i dettagli di questa veloce cometa della Nube di Oort in un modo mai prima possibile con le nostre missioni su Marte esistenti”, ha dichiarato Jim Green, direttore del Planetary Science Division della NASA a Washington. «Osservando gli effetti su Marte della polvere cometaria che ha impattato nell’alta atmosfera, sono molto felice che abbiamo a suo tempo deciso di posizionare le nostra navi spaziali al sicuro, sull’altro lato di Marte, al culmine del passaggio».
La sonda MAVEN ha studiato le variazioni chimiche in atmosfera, rilevando anche parte della composizione cometaria. Crediti: NASA/JPL, University of Colorado
La sonda MAVEN, da poco arrivata su Marte, ha rilevato i cambiamenti nella chimica della parta più alta dell’atmosfera marziana in seguito alla pioggia di meteoriti. Lo strumento Imaging Ultraviolet Spectrograph(IUVS) ha osservato un’intensa emissione ultravioletta dovuta a ioni di ferro e magnesio, più intensa di quanto mai osservato sulla Terra per analoghe tempeste di meteore. L’emissione ha dominato lo spettro ultravioletto di Marte per diverse ore dopo l’incontro, per poi dissiparsi nei successivi due giorni. Grazie a un altro strumento, Neutral Gas and Ion Mass Spectrometer (NGIMS), la sonda MAVEN è stata anche in grado di campionare direttamente e determinare la composizione di alcune delle polveri della cometa nell’atmosfera di Marte, trovando otto diversi tipi di ioni metallici, tra cui sodio, magnesio e ferro. Queste sono le prime misurazioni dirette della composizione delle polveri rilasciate da una cometa della Nube di Oort.
Questi spettrogrammi dello strumento MARSIS a bordo di Mars Express mostrano l’intensità dell’eco radar in una zona della ionosfera marziana interessata dal passaggio delle polveri cometarie. Crediti: ASI/NASA/ESA/JPL/Univ. di Roma/Univ. of Iowa
In un altro luogo attorno a Marte, il radar italo-americano MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionospheric Sounding) a bordo di Mars Express ha osservato un enorme aumento della densità di elettroni nella ionosfera marziana sette ore dopo il momento di massimo avvicinamento della cometa. Questo picco si è verificato ad una quota sostanzialmente inferiore (attorno agli 80-100 km) al normale massimo di densità nella ionosfera marziana, dove, in altre parole, l’impatto delle fini polveri cometarie ha dato origine a un nuovo e temporaneo strato di gas ionizzato particolarmente denso. «Per la prima volta abbiamo potuto osservare in presa diretta un fenomeno che per Marte era stato solo ipotizzato, ossia la formazione di uno strato di plasma dovuto al precipitare di polvere meteorica nell’atmosfera. Per un breve periodo, e per le zone del pianeta che erano rivolte verso la cometa, una parte dell’atmosfera è diventata una sorta di specchio per cui le onde radio a bassa frequenza trasmesse dall’esterno del pianeta non potevano raggiungerne la superficie», ha commentato Roberto Orosei dell’Istituto di Radioastronomia INAF, vice responsabile scientifico di MARSIS.
Anche il radar SHARAD (Shallow Subsurface Radar) di MRO ha rilevato l’incremento nella ionosfera. Benché le immagini dello strumento risultassero “sporcate” dal passaggio dei segnali radar attraverso il nuovo strato transitorio di gas ionizzato creata dalla polvere cometaria, gli scienziati di SHARAD hanno usato queste interferenze indesiderate per determinare che la densità elettronica della ionosfera sul lato notturno del pianeta, quello in cui sono state effettuate le osservazioni, è stata da 5 a 10 volte più alta del solito.
Naturalmente non si poteva ignorare la grande protagonista, la cometa stessa. La sonda MRO ha puntato la sua fotocamera ad alta risoluzione HiRISEHigh Resolution Imaging Science Experiment () direttamente su Siding Spring, rivelando un nucleopiù piccolo del previsto, di soli 2 chilometri, e un periodo di rotazione per il nucleo di otto ore, coerente con le recenti osservazioni preliminari dal Telescopio Spaziale Hubble. Un altro strumento a bordo di MRO, Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM), ha osservato la cometa per vedere se vi fossero eventuali componenti chimici che spiccavano particolarmente nel suo spettro, senza però individuarne di particolari. Dalla variazioni di colore della chioma di Siding Spring, gli scienziati di CRISM hanno però tratto l’indicazione che la cometa sta rilasciando particelle di polvere di diverse dimensioni, sia grandi che piccole.
Queste 54 immagini in falsi colori del nucleo e della chioma cometaria riprese dalla camera HiRISE a bordo di MRO mostrano cambiamenti nel flusso di materiale che la cometa si lascia dietro. Crediti: NASA
Gli scienziati coinvolti nelle ricerche sono estremamente soddisfatti di come gli strumenti hanno funzionato e della quantità di dati concreti che hanno ottenuto. «Siamo così fortunati ad osservare un evento come questo, di quelli che capitano una sola volta nella vita», ha detto in conclusione Jim Green. «A maggior ragione se si considera che ci vogliono circa 8 milioni di anni per una cometa dalla Nube di Oort – quel vasto serbatoio di comete ghiacciate che si estende quasi un anno luce dal Sole – per arrivare qui, al nostro cospetto».
14.11: “Dal Big Bang ad oggi: l’Universo di PLANCK” di Paola Battaglia.
Per info: didattica@amicidelcielo.it
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Altra discreta congiunzione (non proprio spettacolare, ma bisogna accontentarsi) sarà quella del 15 novembre tra Luna e Giove. I due oggetti sorgeranno dall’orizzonte est separati di circa 7°, mostrandosi proprio davanti alla testa del Leone (il che aggiungerà un pizzico di suspense in più all’osservazione per la possibilità di assistere a un eventuale anticipo di Leonidi).
Verso l’una di notte, come illustrato nella figura, la Luna, calante e ben falcata, sarà alta una decina di gradi, con Giove a fare un triangolo rettangolo con Regolo.
11.11: “Campi Stellari”. Serata di osservazione pubblica. Via Berretta, 80 c/o Centro Manetti a San Lorenzo Alle Corti.
Domenico Antonacci Cell: 347-4131736
domenico.antonacci@astrofilicascinesi.it
Simone Pertici: Cell: 329-6116984
simone.pertici@domenicoantonacci.it
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Questa è l’immagine più nitida mai scattata da ALMA e mostra il disco protoplanetario che circonda la giovane stella HL Tauri. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)
Questa nuova immagine ottenuta da ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) mostra dettagli straordinari e mai visti prima nel disco protoplanetario della giovane stella HL Tauri. Si tratta delle prime osservazioni realizzate da ALMA nella sua configurazione quasi finale e delle immagini più nitide mai realizzate a lunghezze d’onda submillimetriche.
I nuovi risultati rappresentano un enorme passo avanti nell’osservazione dello sviluppo dei dischi che portano alla formazione dei pianeti e nello studio di come si formano effettivamente i pianeti.
Dal settembre 2014 ALMA sta osservando l’Universo con le linee base (la distanza tra due antenne della schiera) finora più lunghe, con antenne separate da una distanza massima di 15 chilometri. Per le prime osservazioni di ALMA nella sua nuova e più potente modalità, i ricercatori hanno puntato le antenne verso questa giovane stella a circa 450 anni luce da noi, circondata da un disco di polvere. L’immagine risultante supera tutte le aspettative e svela particolari estremamente dettagliati nel disco di materia rimasto dopo la nascita della stella: è possibile osservare nell’immagine qui sopra una serie di brillanti anelli concentrici separati da discontinuità. Le strutture sono viste a una risoluzione pari a solo cinque volte la distanza tra la Terra e il Sole, vale a dire a una risoluzione angolare di 35 milliarcosecondi – meglio di quanto si ottenga di solito con il telescopio spaziale Hubble di NASA/ESA.
«Queste caratteristiche risultano quasi sicuramente dalla presenza di giovani corpi planetari che si stanno formando nel disco. Ciò è sorprendente perché non ci si aspettava che queste giovani stelle avessero un grande numero di corpi planetari in grado di produrre le strutture che vediamo in questa immagine», ha commentato Stuartt Corder, vice direttore di ALMA.
«Quando abbiamo visto per la prima volta questa fotografia siamo rimasti sconcertati dal livello eccezionale del dettaglio. HL Tauri non ha più di un milione d’anni, eppure il disco appare pieno di pianeti in formazione. Questa immagine da sola rivoluzionerà le teorie di formazione dei pianeti», ha sottolineato Catherine Vlahakis, vice responsabile scientifico del progetto di ALMA e responsabile ccientifico per la Campagna “ALMA Long Baseline” (campagna delle linee base lunghe).
Hubble ha scattato questa suggestiva immagine del sistema stellare multiplo chiamato XZ Tauri, circondato dal sistema HL Tauri (osservato da ALMA) e da altre giovani stelle vicine. Da XZ Tauri parte una bolla calda di gas che si espande nello spazio circostante, denso di zone luminose che emettono forti venti e getti di materiale. Questi oggetti illuminano l’intera regione. Credit: ESA/Hubble and NASA Cortesia: Judy Schmidt
Il disco di HL Tauri è molto più sviluppato di quello che ci si aspetta data l’età del sistema. Così, l’immagine di ALMA suggerisce che il processo di formazione dei pianeti sia più veloce di quanto si pensasse finora. Le stelle giovani come HL Tauri nascono nelle nubi di gas e polveri sottile, in regioni che sono collassate sotto l’effetto della gravità, formando nuclei densi e caldi che a un certo punto si accendono per diventare giovani stelle. Queste a loro volta sono inizialmente avvolte dal rimanente gas e polvere, che prima o poi si adagia in un disco, noto come disco proto-planetario. A causa delle molte collisioni le particelle di polvere si attaccano l’una all’altra, crescendo in grumi fino alle dimensioni di granelli di sabbia o sassolini. In ultima analisi, si possono formare nel disco asteroidi, comete e anche pianeti. I giovani pianeti lacerano il disco e creano anelli, lacune e buchi come quelli visti nelle strutture ora osservate da ALMA. In luce visibile, HL Tauri è nascosta dentro a un guscio massiccio di polvere e gas. ALMA osserva a lunghezze d’onda molto maggiori che permettono di penetrare la nube e studiarne il centro.
Il percorso degli asteroidi (6) Hebe e (130) Elektra in Novembre. L’ora ideale per osservarli sarà quella intorno alla mezzanotte, quando saranno abbastanza alti in direzione sud. Hebe si muoverà per tutto il mese nella parte settentrionale dell’Eridano, e una decina di gradi più sotto l’accompagnerà (130) Elektra, pianetino più modesto in luminosità rispetto ad Hebe per la sua maggiore distanza media e per l’albedo molto più bassa, ma di dimensioni assolutamente simili.
Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 72 di Coelum n.186
La Stazione Spaziale Internazionale in Novembre tornerà ad attraversare i nostri cieli al mattino, prima dell’alba. Perciò, per giustificare la sveglia antelucana abbiamo scelto di riportare solo i transiti più evidenti e luminosi, visibili dalla maggior parte dell’Italia. Si inizierà il 10 Novembre; dalle 06:00 alle 06:10, osservando da SW a ENE, la ISS sarà ben visibile da ogni zona del paese, tagliandolo quasi in due. La magnitudine massima si attesterà su un valore di –3,1, quindi il transito sarà facilmente individuabile.
08.11: Una mostra interattiva promossa dal Muse e dall’INFN (Istituto Nazionale
di Fisica Nucleare), con la partecipazione dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana)
e con la collaborazione dell’Università di Trento. La mostra viene inaugurata l’8 novembre ed è
dedicata al tema del limite. Grazie ad exhibit interattivi, allestimenti, video ed esperienze multimediali
i visitatori potranno avventurarsi alla scoperta dell’universo e dei suoi misteri. Tra i temi trattati, il big
bang, l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, le relazioni tra energia e materia, l’antimateria, i
limiti della mente e della tecnologia scientifica e la natura del tempo.
Organizzato dal Gruppo Astrofili Catanesi si
svolgerà tutti i sabati, dall’8 novembre al 20
dicembre 2014, nell’Aula Magna del CUS Catania,
alla Città Universitaria. Si alterneranno incontri
teorici in aula (tenuti da esperti insegnanti e da
astronomi dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di
Catania) e attività pratiche all’aperto, in gruppi fissi
guidati da astrofili-tutor. Tra gli incontri pratici, è
prevista un’uscita osservativa sull’Etna per osservare
da un cielo discretamente buio.
Le iscrizioni si ricevono il giovedì pomeriggio dalle
19 alle 21 nella sede di via Milo 28 Catania.
Programma e dettagli:
www.astrofilicatanesi.org
La cartina del mese di Novembre è centrata su Ras al Muthallah, la stella alfa del Triangolo, che fa da riferimento alla posizione degli oggetti trattati nella rubrica: la coppia di galassie in interazione NGC 672 e IC 1727, il falso ammasso Collinder 21 e la galassia “verticale” NGC 784. I rettangoli del fondo cielo più chiari identificano le dimensioni del campo abbracciato dalle fotografie che seguono nelle pagine successive.
Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, i cenni storici, le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 58 diCoelum n. 186
Non potendo riprenderla direttamente (le condizioni di visibilità di M61 in questi giorni non permettono riprese profonde) Marco Burali ha realizzato per noi un’elaborazione utilizzando una stupenda immagine d’archivio a colori ottenuta dall’americano Robert Gendler e sommandola all’immagine attuale di M61 realizzata da Paolo Campaner.
Non ci sono dubbi, questo fantastico 2014 sarà ricordato come l’anno delle supernovae esplose nelle galassie Messier.
Dopo le tre supernovae della prima metà del 2014, rispettivamente la SN2014J in M82, la SN2014L in M99 e la SN2014bc in M106, è arrivata anche la quarta, la SN2014dt nella bella galassia a spirale M61. Non era mai successo che in uno stesso anno fossero state scoperte ben quattro supernovae e difficilmente, negli anni a venire, questo record sarà eguagliato.
Lo scopritore è ancora una volta l’intramontabile ricercatore del sol levante Koichi Itagaki che raggiunge quota 98 centri e, cosa molto particolare, è questa per lui la terza scoperta ottenuta in M61. Mai nessuno in passato era riuscito a scoprire ben tre supenovae nella stessa galassia. Chi meglio di lui può affermare di essersi cullato fra le braccia di questa stupenda galassia?
La supernova nell'immagine di Paolo Campaner.
La scoperta è avvenuta nella notte del 29 ottobre con la supernova che è apparsa subito molto brillante di mag.+13,6 e offset 34” Est e 7” Sud. La galassia ospite è una spirale barrata posta nell’ammasso della Vergine e distante circa 50 milioni di anni luce e pochi sanno che a scoprirla fu un italiano, Barnaba Oriani nel maggio del 1779.
Grazie a questa supernova viene raggiunto un altro record: M61 diventa la galassia Messier che ha visto al suo interno l’esplosione del maggior numero di supernovae conosciute, ben sette. Le sei precedenti erano tutte di tipo II e invece questa volta siamo di fronte a una particolarità: il 31 ottobre con il telescopio Copernico dell’Osservatorio di Asiago viene ripreso lo spettro e la supernova viene classificata di tipo Ia-pec, scoperta circa due settimane prima del massimo di luminosità. Si tratta infatti di un tipo peculiare e raro di supernovae dette Iax, che prendono il nome dal prototipo di questo gruppo di oggetti, cioè la SN2002cx. Sono supernovae di solito più deboli e con righe nello spettro molto più strette di una normale Ia ed associate a popolazione stellare giovane. La loro interpretazione fisica è ancora in fase di approfondimento ed ecco perché sono seguite con molto interesse dalla comunità astronomica internazionale.
Purtroppo le condizioni per osservare questa particolare e luminosa supernova non sono ottimali. In questo periodo infatti la galassia ospite sorge intorno alle 3,30 del mattino e all’inizio del crepuscolo, quindi circa un’ora prima del sorgere del Sole, si trova a un’altezza sull’orizzonte est di non più di 20°-25°.
Pertanto ottenere un’immagine della supernova, che evidenzi anche la bellezza dei bracci a spirale di M61 è praticamente impossibile. Un astrofotografo pistoiese, Marco Burali, ha realizzato per noi un’elaborazione utilizzando una stupenda immagine d’archivio a colori ottenuta dall’americano Robert Gendler e sommandola all’immagine attuale di M61 realizzata da Paolo Campaner. Il risultato ottenuto è similare a quello che avremmo potuto ottenere se la supernova fosse esplosa fra qualche mese con la galassia perciò molto più alta in cielo.
07.11: “Cosmologia e Radiazione Cosmica di Fondo. Le tecniche per lo studio dell’eco del Big Bang” di Maurizio Tomasi.
L’Osservatorio è aperto tutti i sabati dalle ore 21:15.
Per info: Tel. 333.9280115
info@osservatoriosoresina.it
facebook.com/osservatoriosoresina
www.osservatoriosoresina.it
07.11: “Il sorgere del Toro, annunciatore dell’inverno” di Maria Edvige Ravasio.
Ciclo “Stanley Kubrik e l’enigma dell’intelligenza aliena”.
Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it
07.11: “Viaggio nell’Universo”. Al telescopio: Luna calante, le Pleiadi e la Galassia di Andromeda.
Per info: cell. 346 8699254
astrofilicentesi@gmail.com
www.astrofilicentesi.it
Sono aperte le pre-iscrizioni al corso di Astronomia
per l’anno 2015. Il corso si articolerà su 11
lezioni settimanali + una visita alla meridiana di
Santa Maria degli Angeli e una serata con lezione
pratica per l’uso del telescopio presso l’Osservatorio
Astronomico “Virginio Cesarini” situato a
Frasso Sabino (RI) e gestito dall’associazione.
La lezioni si terranno il giovedì, con cadenza settimanale,
presso i locali siti in Via Carlo Emanuele I,
12a (una traversa di Viale Manzoni) a Roma.
Il giorno giovedì 29 gennaio 2015 ore 18:30 ci
sarà una Conferenza di presentazione del Corso.
Ulteriori e più dettagliate informazioni verranno
pubblicate sul nostro sito.
Contatti: Fabio Anzellini 339.7900809
www.ara.roma.it
07.11: “Lezione di approfondimento: le prime luci
nell’ universo” di U. Donzelli.
Per i successivi appuntamenti di novembre vedere
il programma aggiornato sul sito.
Per info: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it
Il giorno 5 Novembre Mercurio sarà in fase di rientro dalla splendida elongazione arrivata al suo massimo quattro giorni prima, ma la sua altezza sull’orizzonte al momento del sorgere del Sole sarà ancora molto buona. Verso le 6:00 del mattino di quel giorno (quando il Sole sarà sotto l’orizzonte di –9°) sarà facile rintracciarlo alto quasi +8° sull’orizzonte est; e guardando bene verso ovest si dovrebbe riuscire a scorgere anche Spica (mag. +1,0), distante 4°.
La notte astronomica inizia in media alle 18:30, così che in presenza di buone serate ci saranno a disposizione diverse ore per godere delle costellazioni autunnali e dei declinanti asterismi estivi.
Verso la mezzanotte si avvicinerà al “mezzocielo superiore” (il punto in cui l’equatore celeste taglia il meridiano, che alle nostre latitudini è situato a circa 48° di altezza) l’inconfondibile Orione, accompagnato da Toro, Gemelli e Cane Maggiore. Più in basso il meridiano sarà attraversato dalla estesa ma debole costellazione dell’Eridano, mentre più in alto transiteranno le Pleiadi. Cigno e Pegaso saranno al tramonto sull’orizzonte ovest, mentre dalla parte opposta del cielo starà sorgendo il Leone.
All’inizio di novembre il Sole si troverà ancora nella Bilancia, e solo il giorno 23 entrerà nello Scorpione, costellazione in cui non si “fermerà” per un mese intero, come di solito fa nelle altre, ma solo per una settimana.
L’eclittica, infatti, passa nella parte alta dello Scorpione, attraversandola solo per un breve tratto, così che il giorno 30 il Sole sarà già nella costellazione dell’Ofiuco.
Verso le 18:00 del 4 novembre la Luna tornerà ad avvicinare Urano, cosa che sta avvenendo quasi ogni mese dal giugno scorso e avverrà fino al maggio 2015, per effetto dello stazionamento attuale di Urano nei pressi del nodo lunare ascendente.
A parte l’occultazione del prossimo 24 gennaio, tuttavia inosservabile dal nostro paese, questa sarà la congiunzione più stretta di tutta la serie.
Ovviamente, riuscire a identificare il puntino debolmente luminoso del pianeta (mag. +5,8) perso nel bagliore lunare non sarà cosa da poco e comporterà un’attenta scelta dello strumento in visuale e della tecnica di ripresa in fotografia.
L'immagine di Itagaki in cui è stata individuata la supernova scoperta
L'immagine di Itagaki in cui è stata individuata la supernova scoperta in M61
Nella notte del 29 Ottobre l’esperto astrofilo giapponese Koichi Itagaki ha scoperto una luminosa supernova di mag. +13,6 nella galassia a spirale M61 posta nell’ammasso della Vergine. Le osservazioni del giorno seguente la danno in aumento ed è perciò un interessante oggetto da tenere sotto controllo.
Purtroppo l’orario per osservare questa galassia non è dei più comodi. All’inizio del crepuscolo, quindi circa un’ora prima del sorgere del sole, la galassia si trova infatti a circa 25° sopra l’orizzonte Est, ma visto la brillantezza della supernova e la bellezza della galassia ospite merita sicuramente programmare una levataccia.
Vi terremo aggiornati sull’evolversi di questa importante supernova con maggiori e più dettagliate informazioni.
La supernova nell'immagine ripresa in remoto, il 30 ottobre via iTelescope, da Ernesto Guidi, Martino Nicolini e Nick Howes (Osservatorio astronomico di Remanzacco - UD).
L’esplosione a contatto con il suolo del razzo Antares CRS-3. Image credit: NASATV.
Il razzo Antares di Orbital Sciences Corporation, che portava la capsula Cygnus CRS-3 per una missione di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), è esploso pochi secondi dopo il lancio dal Mid-Atlantic Regional Spaceport di Wallops Island in Virginia.
Il lancio è avvenuto alle 18:22 ora locale (22:22 GMT – 23:22 ora italiana) di martedì 28 ottobre 2014 con l’accensione dei due motori AJ26-58 a propellenti liquidi (ossigeno liquido e cherosene – LOx/RP1) del primo stadio del vettore Antares e con il corretto rilascio dalla rampa di lancio.
Pochi secondi dopo il decollo, è cambiata repentinamente la forma della scia di fuoco lasciata dai due motori del primo stadio e, dopo una prima esplosione che ha interessato la parte inferiore del razzo Antares, il veicolo spaziale ha arrestato la propria ascesa a qualche decina di metri dal suolo per ricadere sulla rampa di lancio sottostante.
A contatto con il suolo, i propellenti liquidi contenuti nei sernbatoi del primo stadio e il propellente solido contenuto nel secondo stadio sono esplosi in una enorme sfera di fuoco che ha avvolto le strutture della base di lancio.
L’esplosione a contatto con il suolo del razzo Antares CRS-3. Image credit: NASATV.
Le fiamme hanno continuato ad avvolgere le strutture della base di lancio ancora per diversi minuti dopo l’incidente, probabilmente alimentate dal combustibile solido del secondo stadio, e sono state spente per mezzo dell’intervento dei pompieri.
Per quanto i danni sulle strutture di terra siano ingenti, secondo quanto dichiarato dai responsabili di Orbital Sciences Corporation, non vi sono stati danni a esseri umani.
Non sono stati ancora rilasciati comunicati ufficiali da parte di Orbital sulle cause dell’incidente, anche sa da fonti non confermate sembra che pochi secondi dopo il decollo sia stato attivato il sistema automatico di auto distruzione, di cui è dotato il razzo Antares, a causa di anomalie su uno o entrambi i motori del primo stadio.
I motori AJ26-59 di cui il primo stadio del vettore Antares è dotato, sono forniti a Orbital Sciences Corporation dalla compagnia americana Aerojet Rocketdyne e sono dei propulsori di origine russa, sviluppati con il nome NK-33 per il razzo vettore N-1 che sarebbe servito per portare cosmonauti russi sulla superficie della Luna negli anni settanta e il cui progetto era fallito per la difficoltà di messa a punto.
Prima dell’incidente occorso ieri sera, il razzo vettore Antares era stato lanciato con successo da Orbital altre quattro volte, la prima volta con un lancio di prova e le successive volte portando in cima la capsula Cygnus, sviluppata da Orbital in collaborazione con Thales Alenia Space, per le missioni di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale all’interno del programma Commercial Resupply Services (CRS) della NASA.
Nella missione CRS-3 fallita ieri, terza missione di rifornimento della ISS a carico di Orbital, la capsula Cygnus era stata riempita con circa 2.200 kg di materiali destinati della Stazione Spaziale Internazionale, comprendenti circa 600 kg di rifornimenti alimentari destinati all’equipaggio della Expedition 41 attualmente in corso.
La perdita del carico di Cygnus CRS-3, ovviamente distruttosi nell’esplosione, non viene considerato critico dai responsabili della NASA per la gestione della Stazione Spaziale Internazionale e verrà reintegrato a partire dalle prossime missioni di rifornimento.
Nel video seguente, uno stralcio della diretta di trasmessa ieri da NASATV in occasione del lancio della missione CRS-3, con le immagini dell’incidente a partire dagli istanti che precedono il lancio di Antares.
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