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Non si esce vivi dagli anni ’80. Pt 2

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Buongiorno popolo delle stelle! Oggi parliamo dell’anno 1982, agli albori degli anni 80. Mentre Bladerunner e Tron sbancavano i botteghini e Up where we belong cantata da Joe Cocker e Jennifer Warnes facevano struggere milioni di fan appresso a Richard Gere, l’universo stava per essere svelato come una banana da un macaco affamato. E gli scienziati lavoravano senza sosta per essere sempre un passo avanti, come in un’eterna corsa verso il futuro.

Proprio nel 1982 fu scoperta la prima pulsar ultrarapida o pulsar millisecondo, una nuova classe di pulsar caratterizzate dal fatto di essere associate con stelle di neutroni con un periodo di rotazione molto piccolo (da 1 e 10 millisecondi!) e con un campo magnetico 1000 volte più debole rispetto a quello delle pulsar normali che, tutto sommato, è comunque imponente.

Nel frattempo, i radioastronomi canadesi e statunitensi fra una big bubble e l’altro scoprirono, grazie ai radiotelescopi di Algonquin, nel Canada, e di Haystack, negli USA (no, quello di Contact è il radiotelescopio di Arecibo), la presenza della molecola HC11N, il Cianopentaacetilene, all’interno dell’involucro di polvere e gas che circondava la stella CW Leonis, nella costellazione del Leone. Con i suoi 1.5 nm, era la molecola organica più grande fra quelle mai osservate.

In contemporanea, Malcolm Hartley, un astronomo australiano scoprì due comete gemelle che sembravano procedere a braccetto, mentre fotografava la costellazione della Vergine con il telescopio da 1,2 m di Siding Spring. E’ vero, erano due oggetti piuttosto deboli, rispettivamente, di magnitudine 14 e 17 ma ehi, negli anni 80’ la meraviglia era di casa. Il 1982 era anche l’anno delle sonde su Venere, come Venera 13 e Venera 14.

Fonte NASA

Le missioni statunitensi Pioneer-Venus rivelarono infatti che la struttura delle nubi che circondano il pianeta è capovolta rispetto alla Terra. Infatti, lo strato esterno è una accozzaglia di polveri e vapori spesso 15 km e, al di sotto di esso, vi è uno strato di vapori di acido solforico di 9 km che si protrae fino al suolo. Altro che effetto serra! Scoprì inoltre che la crosta di Venere era più spessa di quella terrestre e, a differenza di questa, non era fratturata in zolle tettoniche.

L’era delle missioni spaziali si avvaleva delle scoperte scientifiche più recenti. Nello stesso anno infatti fu osservato il primo flare su una stella, YZ Canis minoris, distante 20 anni luce e una delle più vicine al Sole. Questa scoperta era di interesse in quanto i flare, specie quelli solari, sono fonte di gravi disturbi alle radiocomunicazioni con la Terra. Infine, il 1982 ci regalò anche la scoperta, nella costellazione del Toro, di due stelle nell’infrarosso, grazie alla tecnica dell’interferometria speckle applicata al telescopio da 2,2 m del Mauna Kea Observatory alle Hawaii. L’astronomia infrarossa è importante nei processi di formazione stellare. Infatti, la luminosità infrarossa sarebbe dovuta alla nube di polvere e di gas da cui esse si sono originate. Infine, per chiudere in bellezza, il 1982 vede il primo ritrovamento di Allan Hills A81005, il primo meteorite lunare mai scoperto sulla Terra e l’avvistamento della cometa di Halley, scorta per la prima volta nel cielo di ritorno dopo 70 anni.

Negli anni ‘80 non si aveva paura di nulla, eravamo delle mine vaganti, non si avevano sovrastrutture imponenti ed il pensiero ed i sogni correvano liberi. Come dice Floris, “gli anni ‘80 sono stati molto importanti perché ci hanno permesso di pensare senza scatole precostituite e che ci hanno permesso di fare delle scelte. Ed è in fondo questo quel che fa paura”.

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