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Eris forse più piccolo di Plutone

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Eris - Thierry Lombry
Una rappresentazione artistica del pianeta nano Eris (Credit: Thierry Lombry)

Da qualche anno i sostenitori di Plutone non facevano che raccogliere delusioni. Non solo nel 2006 il loro beniamino era stato declassato dal ruolo di pianeta, ma non poteva neppure ambire a indossare la corona del più grande tra i pianeti nani. Stando alle misurazioni, infatti, era il pianeta nano Eris ad avere tutte le carte in regola per essere incoronato re della Fascia di Kuiper.

La sequenza di immagini, catturate ogni 4½ secondi, mostra chiaramente la scomparsa della piccola stella al passaggio di Eris lo scorso 6 novembre. Emmanuël Jehin & collaboratori / TRAPPIST Telescope – La Silla Observatory

Da qualche giorno, però, il vento sembra soffiare in altra direzione: approfittando di una occultazione stellare – un evento che già da solo, viste le distanze in gioco, è da record – alcuni astronomi sono riusciti a stimare le dimensioni di Eris. Lo studio dell’orbita del pianeta nano, infatti, aveva indicato che lo scorso 6 novembre Eris avrebbe occultato una stella di 17a magnitudine nella costellazione della Balena, anche se la visibilità del fenomeno non era ben definita. La buona notizia è che sono stati ben tre i team che hanno rilevato l’evento e questo ha permesso, nonostante le inevitabili incertezze nella determinazione dei tempi e le conseguenti incertezze nelle misure finali, di stabilire che quasi certamente il raggio di Eris è inferiore a 1170 km. La cattiva notizia – per i fans di Eris, ovviamente – è che questo valore porta le dimensioni del pianeta nano ad essere davvero molto simili, se non inferiori, a quelle di Plutone (il cui raggio è stimato in 1172 ± 10 km).

E tutto questo cosa comporta? Apparentemente nulla: astronomicamente parlando, infatti, poco importa se il più grande sia Eris oppure Plutone – al massimo la cosa interessa gli almanacchi ghiotti di notizie statistiche. Visto però che la massa di Eris, grazie al suo satellite Dysnomia, è nota con discreta precisione, una riduzione delle dimensioni porterebbe inevitabilmente a dover aumentare il valore della sua densità, con la conseguente necessità di dover ripensare la sua possibile composizione. Se a questo aggiungiamo che anche il valore della sua albedo dovrebbe essere rivisto al rialzo, dobbiamo concludere che i problemi sollevati da queste nuove misurazioni non sono affatto di poco conto.

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