I due nuovi corsi di Astronomia
L’Anno Accademico 2018-2019 della nostra Scuola di Astronomia si apre con due corsi, uno il lunedĂŹ, l’altro il giovedĂŹ, che dureranno fino a novembre presso la nostra sede dell’EUR.
L’Astronomia Insolita e Curiosa Da lunedĂŹ 17 settembre: otto conferenze su moltissime curiositĂ e aneddoti raramente divulgati al pubblico, per scoprire gli aspetti piĂš insoliti ed incredibili del cielo e della scienzache lo studia.
Come si Osserva il Cielo Da giovedĂŹ 27 settembre: corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.
Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI). 01.09, 21.30: Il Cielo del mese. Lâappuntamento per il pubblico presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola âPalmiero Capannoliâ per osservare il cielo di fine estate. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
14.09, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdĂŹ del mese. Prenotazione obbligatoria. Protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti), i pianeti Saturno e Marte e la Luna, quasi al primo quarto. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori. Astronomia al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdĂŹ del mese. In occasione di âBright! La notte dei ricercatoriâ si terranno anche due conferenze a cura di Giorgio Bianciardi, direttore dellâOsservatorio e vice presidente UAI. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori: Osservazione da Piazza del Campo. Nellâambito di âBright! La notte dei ricercatoriâ, la nostra associazione parteciperĂ all’osservazione pubblica da Piazza del Campo a Siena. In collaborazione con lâUniversitĂ di Siena. Info su www.bright-toscana.it.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
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Con un paragone culinario, potremmo pensare a torte lievitate male che, durante la cottura, si afflosciano e, uscite dal forno ci appaiono basse e concave. In realtĂ sono strane e irregolari depressioni, ribattezzate hollow, individuate sulla superficie del pianeta Mercurio grazie agli strumenti della sonda Messenger della Nasa. La loro insolita conformazione e la presenza concentrata soprattutto allâinterno dei crateri del pianeta ha suscitato lâinteresse degli scienziati.
La figura mostra Canova, uno dei tre crateri esaminati nello studio contenente gli hollows. Crediti: Nasa/Messenger Mdis (risoluzione di 43 m/px)
Uno studio tutto italiano pubblicato oggi sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets e guidato dallâIstituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) â ci aiuta a conoscere meglio la natura di questi hollow. Alice Lucchetti, giovane ricercatrice dellâInaf di Padova, e il suo gruppo (di cui fanno parte anche colleghi dellâInaf di Roma) hanno esaminato nel dettaglio queste particolari strutture localizzate in tre diversi crateri presenti sulla superficie del pianeta, riuscendo a ricavare informazioni sulla composizione degli elementi chimici presenti in essi e, quindi, ottenere indizi sulla loro formazione.
Gli hollow sono strane e irregolari depressioni molto brillanti e poco profonde, solitamente presenti allâinterno dei crateri di impatto, sui loro bordi e picchi centrali, la cui origine potrebbe essere legata a un meccanismo che prevede la perdita di elementi chimici volatili che si trovano sotto la superficie, un processo detto, appunto devolatilizzazione. ÂŤDeterminare la natura di queste strutture è una grande sfida in quanto è estremamente complicato capirne il meccanismo di formazioneÂť, spiega Lucchetti. Le mappe geologiche di ogni cratere hanno permesso di individuare le diverse unitĂ geomorfologiche, delineando in maniera dettagliata lâarea occupata dagli hollow. I tre crateri studiati dai ricercatori sono Velasquez, Dominici e Canova. Questâultimo nome è stato scelto proprio da Alice Lucchetti con il suo team ed è stato ufficialmente approvato dallâUnione Astronomica Internazionale in onore del celebre scultore e pittore italiano.
Lâanalisi delle caratteristiche e dellâintensitĂ della luce solare riflessa dalla superficie degli hollowottenuta con una particolare tecnica, detta clustering, ha permesso di separare lâarea di ciascun cratere in porzioni piĂš piccole di terreno caratterizzate da una specifica âimprontaâ nello spettro della radiazione riflessa. Confrontando i dati provenienti da questi due canali, i ricercatori hanno trovato unâottima correlazione tra le aree individuate dalle mappe geologiche e quelle individuate dallâanalisi spettrale.
La ricercatrice Alice Lucchetti dellâInaf di Padova, prima autrice dellâarticolo
Lucchetti aggiunge: Il punto di forza del lavoro è aver scoperto che questi tre gruppi di avvallamenti sono identificati da uno spettro simile, che confrontato con gli spettri di laboratorio, ci ha permesso di scoprire novità rispetto ai lavori precedenti. Gli spettri degli hollow sono infatti indicativi della presenza di solfuri (quali solfuri di calcio, magnesio e manganese, ipotesi già avanzata in precedenza), ma anche di pirosseni che presentano elementi di transizione, come cromo, titanio e nichel.
Per il gruppo di ricerca il risultato ottenuto è importante perchĂŠ suggerisce che gli hollow non siano solo lâespressione del materiale rimasto dopo la perdita elementi chimici allo stato gassoso nella giovane crosta di Mercurio â il processo che prende il nome di devolatilizzazione â ma riflettano anche il materiale in cui si sono formati, essendo quindi rappresentativi della roccia componente la crosta primordiale del pianeta in cui si sono originati.
ÂŤSi tratta sicuramente di un passo in avanti nella comprensione di queste strutture, e stiamo giĂ studiando altre zone di Mercurio per capire se questo è un comportamento comune agli hollow o se le diverse regioni del pianeta possono influenzarne in maniera differente la formazioneÂť, sottolinea Lucchetti. ÂŤInoltre, lo studio degli hollow è estremamente importante e di interesse poichĂŠ questi saranno uno dei target scientifici principali che verranno osservati da BepiColombo, missione destinata allo studio di Mercurio, il cui lancio è previsto il mese prossimo. In particolare, la suiteitaliana di tre strumenti Simbio-Sys sarĂ capace di fornire ulteriori informazioni riguardanti queste strutture grazie allâacquisizione di immagini ad alta risoluzione, di spettri e di immagini stereo volte alla ricostruzione 3DÂť, conclude la ricercatrice dellâInaf.
Si tratta della periodica 21/P Giacobini-Zinner che il 10 settembre è transitata al perielio raggiungendo il suo presumibile massimo luminoso, valutato in una settima magnitudine abbondante. Ma come può essere davvero interessante, si domanderĂ qualcuno, un âastro chiomatoâ di cosĂŹ modesta luminositĂ ?
Il grafico della magnitudine osservata della cometa, gli aggiornamenti li potete trovare sul sito www.aerith.net
Beh, intanto una cometa che sfiora la settima magnitudine non capita tutti i mesi e poi, piĂš che sulla luminositĂ , occorre in questo caso concentrarsi sugli incontri che la Giacobini-Zinner ha fatto e farĂ nel corso della sua corsa celeste di settembre.
Il giorno 11 è transitata a poco piĂš di mezzo grado dal centro dellâammasso aperto M 37, a mio parere il piĂš bello della triade Messier situata nellâAuriga. Ho avuto modo di osservare lâincontro il giorno precedente poco prima dellâalba, quando la distanza era pressappoco doppia. Grazie al mio eccellente e luminoso binocolone 20×90 che offre tre gradi di campo, strumento quindi adattissimo a queste situazioni, la cometa è spiccata facilmente vicino allo spolverio di stelle dellâammasso. PiĂš che la testa, molto piccola e non particolarmente brillante, mi ha colpito la coda di polveri, ben rilevabile ed estesa una decina di primi.
Il giorno 15 altro incontro, ancora con un ammasso aperto, il celebre M 35 dei Gemelli. In questo caso la distanza dal centro dellâoggetto era di appena 27â. A dire il vero le premesse per lâosservazione non erano favorevoli, tanto che il primo tentativo condotto poco dopo le ore 4:00 è fallito miseramente per la presenza di estesa nuvolositĂ (aveva appena finito di piovere e addirittura dei lampi squarciavano ancora il cielo).
Ma circa unâora dopo, una schiarita provvidenziale e il solito binocolone 20×90 mi hanno permesso di godermi uno straordinario spettacolo, con la cometa quasi a contatto dellâammasso. La sua morfologia non aveva subito praticamente alcuna modificazione cosĂŹ come la luminositĂ . Visibile anche il tenue ammasso aperto NGC 2158, di aspetto nebulare dati i pochi ingrandimenti e il modesto diametro utilizzato, tanto da far pensare a una seconda cometa piĂš debole.
Passati questi due âmagic momentâ se ne attendono un altro paio nei prossimi giorni, anche se a differenza dei primi saranno molto piĂš adatti agli astrofotografi che ai visualisti.
⢠Il giorno 24 la 21/P passerĂ a oltre un grado da NGC 2264, lâammasso aperto che per la disposizione delle stelle che lo formano viene chiamato âAlbero di Nataleâ. Lâammasso è avvolto da una tenue nebulositĂ , difficilmente rilevabile in visuale, nella quale si insinua la Nebulosa oscura âConoâ. Fotograficamente sarĂ una grande occasione per portare a casa un’immagine davvero suggestiva.
⢠CosĂŹ come, unâaltra grande occasione per gli appassionati delle riprese in questo caso a grande campo, capiterĂ i giorni 26 e 27, quando la cometa transiterĂ a poco meno di tre gradi dalla Nebulosa Rosetta.
La 21/P Giacobini âZinner, anche se in allontanamento, sarĂ ben osservabile anche a ottobre. Ma di questo parleremo nel prossimo numero di Coelum Astronomia!
Sul numero di Coelum astronomia attualmente online trovate uno schema con tutte le date “di interesse” per l’osservazione e la ripresa della cometa:
Il 19 settembre, alle ore 23:00, sarĂ la volta del pianeta Marte di ricevere la visita da parte della Luna (fase 76%). La congiunzione, non molto stretta (separazione di 5°43â), avverrĂ nella regione di confine tra le costellazioni del Capricorno e del Sagittario.
SarĂ facile individuare la coppia, posta a circa 23° di altezza sullâorizzonte sud-sudovest.
Li potremo seguire poi fino a circa le 2, osservando Marte âaggirareâ la Luna per vederli tramontare assieme quasi perfettamente allineati allâorizzonte.
Con uno sguardo piĂš ampio, alla stessa ora, potremo osservare Saturno a sudovest ormai prossimo al tramonto.
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La sera del 17 settembre, volgendo lo sguardo verso sud, a 26° circa di altezza potremo osservare la Luna (fase 57%) ad appena 1°20â circa (dal centro lunare) a nord-nordovest di Saturno (mag. +0,4). Il luogo dellâincontro è quello ricchissimo di gemme celesti della costellazione Sagittario, di cui sarĂ facile riconoscere la tipica figura a âteieraâ.
Potremo seguire la coppia per diverse ore, man mano che si dirigono verso il loro tramonto, che avverrĂ alle ore 0:12.
Alle ore 23:00 Saturno sarĂ alto circa 10° sullâorizzonte sudovest, consentendo di scattare delle belle fotografie che comprendano elementi del paesaggio.
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22 – 23 settembre 2° Meeting nazionale Sistema Solare
Organizzato dalle Sezioni Sole, Luna e Pianeti, ad Acqui Terme, in collaborazione con lâAssociazione Studi Astronomici http://pianeti.uai.ithttp://sole.uai.ithttp://luna.uai.it
Nelle serate dal 12 al 14 settembre, alle ore 19:50 circa, guardando verso ovest-sudovest potremo ammirare una bella congiunzione ad ampio campo. La spettacolaritĂ non sarĂ data dalla vicinanza dei soggetti coinvolti ma piuttosto dalla luminositĂ di questi e dalla particolare coreografia geometrica che creeranno nellâarco di pochi giorni. Stiamo parlando della Luna, di Venere (mag. â4,7) e di Giove (mag. â1,9).
La sera del 12 settembre, i tre astri formano un bel triangolo, quasi isoscele, con Venere posto nella Vergine a 9°20â a sudovest della Luna, e Giove, nella Bilancia, a 19°45â a ovest-nordovest da essa, a formare il vertice del triangolo.
La sera successiva, il giorno 13, la Luna (fase 19%) si troverà invece piÚ vicina a Giove, a 7° circa a est di esso.
Il 14 settembre la Luna (fase 28%) avrà ormai superato Giove, ponendosi a 7° e mezzo a nordovest di esso, formando un suggestivo allineamento con Giove e Venere.
Un’altra ottima occasione per provare a montare il moto degli astri in un unica immagine come suggerito in âLa danza dei pianetiâdi Giorgia Hofer.
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I lunar swirls, letteralmente vortici lunari, somigliano a luminose nuvole sinuose dipinte sulla superficie scura della Luna. Il piÚ famoso, chiamato Reiner Gamma, è lungo quasi 64.5 chilometri. La maggior parte dei vortici condivide la posizione con potenti campi magnetici localizzati, i quali deflettono le particelle provenienti dal vento solare, facendo sÏ che alcune parti della superficie lunare si deformino piÚ lentamente, originando pattern luminosi e scuri.
Sonia Tikoo, assistant professor al Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie della Rutgers University â New Brunswick, osserva campioni di roccia lunare in una piastra di Petri. Foto: Nick Romanenko / Rutgers University
ÂŤMa la causa di quei campi magnetici, e quindi degli stessi vortici, è stata a lungo un misteroÂť, dice Sonia Tikoo, coautrice di uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Geophysical Research â Planets e assistant professor al Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie della Rutgers University â New Brunswick. ÂŤPer comprenderla, abbiamo dovuto scoprire quale tipo di caratteristica geologica possa produrre questi campi magnetici e perchĂŠ il loro magnetismo sia cosĂŹ potenteÂť.
Il vortice lunare noto come Reiner Gamma, visto dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa. Crediti: Nasa Lro Wac science team
Lavorando con quanto è noto della complessa geometria dei vortici lunari e con le forze dei campi magnetici a essi associati, i ricercatori hanno sviluppato modelli per questi magneti geologici, scoprendo che ogni vortice deve trovarsi sopra a uno stretto oggetto magnetico, sepolto non troppo in profonditĂ rispetto alla superficie della Luna. Un tale oggetto è coerente con i tunnel di lava â strutture lunghe e strette formate da lava fluente durante le eruzioni vulcaniche â o con argini di lava â fogli verticali di magma iniettati nella crosta lunare.
Ma come potevano questi tunnel o argini essere cosĂŹ fortemente magnetici? La risposta giace in una reazione unica dellâambiente lunare di oltre 3 miliardi di anni fa, quando avvennero quelle antiche eruzioni. Infatti, esperimenti condotti in passato hanno scoperto che molte rocce lunari diventano altamente magnetiche quando riscaldate oltre 600 gradi centigradi in un ambiente privo di ossigeno, poichĂŠ specifici minerali presenti in esse si rompono, rilasciando ferro metallico. Se vi è un campo magnetico abbastanza forte nelle vicinanze, il ferro appena formato si magnetizzerĂ lungo la direzione di quel campo.
Nei consigli per l’osservazione della Luna, su Coelum astronomia di settembre, andiamo tra gli altri alla scoperta proprio di Reiner Gamma. Per questo mese la serata migliore sarĂ il 22 settembre. Tutti i dettagli nella rubrica, sempre a lettura gratuita, cliccando sul banner qui sopra.
Questo normalmente non accade sulla Terra, poichĂŠ vi è ossigeno libero che si può legare con il ferro, e non accadrebbe sulla Luna di oggi, dove non esiste un campo magnetico globale. Ma in passato non era cosĂŹ: secondo un precedente studio di Tikoo, lâantico campo magnetico della Luna è durato da 1 a 2.5 miliardi di anni piĂš a lungo di quanto si pensasse in precedenza, un periodo compatibile con quello della formazione dei tunnel o argini di lava dei vortici lunari. ÂŤNessuno aveva pensato a questa reazione nei termini di spiegazione di queste caratteristiche magnetiche insolitamente forti sulla Luna. Essa è stata lâultimo tassello del puzzle per comprendere il magnetismo che sta alla base di questi vortici lunariÂť, conclude Tikoo.
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Georges LemaĂŽtre (in basso a sinistra) ed Edwin Hubble (in basso a destra) . Crediti: Nasa/Esa/A. Feild (Stsci)
Lâequazione è di quelle brevissime, appena tre termini, come si addice alle piĂš eleganti tra le rappresentazioni matematiche della Natura: v = H0 D. Ciò che descrive è uno fra i tratti caratteristici del nostro universo: la velocitĂ della sua espansione. E ciò che implica â descrivendo, appunto, un universo in espansione â è nientemeno che il big bang. Unâequazione fondamentale, dunque, conosciuta fino a oggi come Legge di Hubble. Ma presto potrebbe cambiare nome. E diventare âLegge di Hubble-LemaĂŽtreâ, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la formulò: Georges LemaĂŽtre, prete diocesano.
La proposta, da tempo nellâaria, è del comitato esecutivo della Iau, lâUnione astronomica internazionale. Gli stessi che hanno il potere di dare i nomi alle stelle, per dire. Gli stessi che, nel 2006, sancirono che Plutone non è piĂš un pianeta. E proprio i malumori che fecero seguito a quella storica risoluzione li hanno ora indotti a procedere con cautela: la risoluzione sulla Legge di Hubble-LemaĂŽtre, pur approvata dai circa 3000 iscritti allâIau presenti a Vienna la settimana scorsa in chiusura dellâAssemblea generale, per diventare effettiva dovrĂ superare il voto â questa volta elettronico â di tutti i circa diecimila membri dellâUnione.
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Insomma, per la decisione definitiva occorre aspettare ancora tre mesi. Nellâattesa, per comprendere le ragioni storiche e scientifiche di questa risoluzione, abbiamo chiesto aiuto â e un parere â allâastrofisico Massimo Della Valle, dirigente di ricerca allâInaf di Napoli.
ÂŤNel 1927 LemaĂŽtre pubblica â in francese e su un giornale poco diffuso, gli Annales de la SociĂŠtĂŠ Scientifique de Bruxelles, lâarticolo âUn Univers homogène de masse constante et de rayon croissant rendant compte de la vitesse radiale des nĂŠbuleuses extragalactiquesâ (âUn Universo omogeneo con massa costante e raggio crescente che spiega le velocitĂ radiali delle nebulose extragalatticheâ, come venivano chiamate allora le galassie esterne alla nostra). In questâarticolo LemaĂŽtre non si limita a scoprire le soluzioni dinamiche alle equazioni della relativitĂ generale di Einstein (peraltro giĂ trovate da Friedmann nel 1922), dalle quali deriva quella che oggi è conosciuta, appunto, come âlegge di Hubbleâ â cioè che la velocitĂ di recessione delle galassie è linearmente proporzionale alla distanza: LemaĂŽtre va oltre. Utilizzando le velocitĂ di 42 galassie, misurate qualche anno prima da Vesto Slipher, e le loro luminositĂ , derivate nel 1926 da Hubble, determina il tasso di espansione dellâuniverso. Quindi è LemaĂŽtre a misurare, prima di Edwin Hubble, la costante H0 ,successivamente chiamata costante di Hubble. LemaĂŽtre trova due valoriÂť, ricorda Della Valle, ÂŤ575 km/s e 670 km/s per megaparsec, e assume un valore medio di 625 km/s per megaparsec. Due anni dopo, nel 1929 e poi nel 1931 con Humason, Edwin Hubble raffina la misura trovando H0 pari a circa 500 km/s per megaparsec [ndr: oggi è stimata fra i 66 e i 75 km/s/megaparsec]Âť.
Come mai, allora, la relazione è stata invece attribuita allâastrofisico statunitense? ÂŤIn molte storie importanti non mancano i colpi di scena. Questa non fa eccezione. Nel 1931Âť, continua Della Valle, ÂŤlâeditore di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society suggerĂŹ a LemaĂŽtre di fornire una versione in inglese del suo lavoro del 1927, per poterla pubblicare sul suo giornale. Il lavoro viene pubblicato, ma ne manca un pezzo, come appurato successivamente da vari autori, fra i quali lâastrofisico Sidney van den Bergh, che nel 2011 scriveva: âsembra che il traduttore dellâarticolo di LemaĂŽtre del 1927 abbia deliberatamente cancellato quelle parti del documento che si occupavano della determinazione di ciò che viene attualmente chiamato parametro di Hubble. La ragione di ciò rimane un misteroâÂť.
Lost in translation
Insomma, è come se il contributo di LemaĂŽtre fosse andato âperdutoâ nel corso della traduzione. Chi ha âcensuratoâ LemaĂŽtre quando ha tradotto lâarticolo? ÂŤIl mistero è stato recentemente svelato da Mario LivioÂť, spiega a Media Inaf Della Valle, ÂŤmentre era astronomo allo Space Telescope Institute di Baltimora. Rovistando tra la corrispondenza della Royal Astronomical Society e nellâarchivio di LemaĂŽtre, Livio ha trovato una lettera autografa di LemaĂŽtre nella quale lâastrofisico belga chiarisce di essere stato lui stesso a tradurre il lavoro del 1927, e a censurarlo in alcuni suoi paragrafi che considerava importanti nel 1927 ma irrilevanti nel 1931, perchĂŠ oramai superati dopo la pubblicazione nel 1929 dellâarticolo di HubbleÂť.
La âcolpaâ, dunque, di altri non è se non dellâincredibile modestia di LemaĂŽtre stesso. Come del resto sottolinea la risoluzione della Iau, laddove nelle motivazioni, accanto al voler dare il giusto riconoscimento a entrambi gli scienziati, sottolinea la volontĂ di onorare lâintegritĂ intellettuale di Georges LemaĂŽtre, che gli ha fatto anteporre il progresso della scienza alla visibilitĂ personale. ÂŤChiamare la legge di Hubble âlegge di Hubble-LemaĂŽtreâ mi pare doverosoÂť, conclude Della Valle.
La mattina dellâ8 settembre, guardando verso est, potremo scorgere, con un poâ di difficoltĂ , una sottilissima falce di Luna (fase del 3%) a circa 13° sullâorizzonte, mentre passa a 5,6° a nordovest della stella Regolo (alfa Leonis; mag. +1,4) e 9,2° a nordovest del pianeta Mercurio (mag. â1,2), posto ad appena 3° di altezza.
Lâosservazione e la ripresa saranno alquanto difficili, non solo per via dellâesigua altezza degli oggetti sullâorizzonte (cosa che richiede un ottimo seeing e un orizzonte libero da ostacoli) ma anche per il chiarore del cielo, illuminato dal crepuscolo mattutino. Per chi desidera provare la ripresa, PhotoCoelum attende i vostri lavori!
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Allâorario indicato, gli oggetti saranno ancora piuttosto bassi, circa 8°, ma basterĂ attendere qualche minuto perchĂŠ guadagnino rapidamente altezza. Se desideriamo includere alcuni elementi naturali o architettonici nei nostri scatti allora non dovremo attendere troppo! Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
La mattina del 7 settembre, se avremo voglia di alzarci presto, guardando verso est-nordest, potremo ammirare una particolare congiunzione tra una sottile falce di Luna (fase 9%) che si avvicinerĂ ad appena 1°40â dal centro dellâammasso del Presepe (M 44, Beehive Cluster).
Il luogo del rendez-vous è ovviamente quello della costellazione del Cancro, che ospita lâammasso nel suo cuore.
Da notare che nel periodo tra le 4:40 e le 5:30 circa si verificherĂ anche lâoccultazione della stella Asellus Australis (Delta Cnc, mag.+3,9) da parte della Luna e sarĂ quindi possibile seguire visualmente o fotograficamente anche questo interessante fenomeno (lâoccultazione avviene dal lembo illuminato del nostro satellite naturale). Le occultazioni di nota le trovate ogni mese allâinterno della guida giorno per giorno.
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8 settembre ore 10:00: âIl Sole e dintorniâ Osservazioni con i telescopi del GAL Hassin
Astronomia in Planetario âLâaltra metĂ del Cieloâ
ore 17:00: Paolo Nespoli si racconta: la mia VITA sulla Stazione Spaziale Internazionale interviene Roberto Battiston Presidente Agenzia Spaziale Italiana Assegnazione PREMIO GAL HASSIN 2018
ore 21:00 STARLIGHT â settemillimetridiuniverso Spettacolo teatrale di e con Filippo Tognazzo Zelda – Compagnia teatrale
9 settembre
ore 10:00: âLa nostra stella: il Soleâ Osservazioni del Sole con i telescopi del GAL Hassin
Le ombre del Tempo: Gli orologi del GAL Hassin
ore 17:00 Meteoriti: testimoni di ciò che fu quando tutto era in divenire Conferenza di Giovanni Pratesi
ore 18:00 Storia sentimentale con lâAstronomia Sabrina Masiero intervista Piero Bianucci
ore 19:00 Sotto il cielo di Primo Levi Conferenza di Piero Bianucci
Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dellâosservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo piĂš favorita dalla librazione.
Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dellâosservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo piĂš favorita dalla librazione.
Alle 00:00 del 1 settembre la Luna in fase Calante avrĂ unâetĂ di 20,50 giorni a unâaltezza di +13° sopra lâorizzonte orientale fra le stelle della Balena raggiungendo lâUltimo Quarto alle 04:37 del 3 settembre quando si troverĂ a +47° 38â sopra lâorizzonte.
La Fase calante culminerĂ col Novilunio alle 20:01 del giorno 9, da cui ripartirĂ il nuovo ciclo lunare col nostro satellite in Fase Crescente.
Come prima e principale proposta, questo mese il target riguarda lâosservazione del Sinus Asperitatis nella serata del 15 settembre, la tormentata ed estremamente interessante regione lunare situata nel settore sudorientale del nostro satellite, fra il mare Nectaris e il margine meridionale del mare Tranquillitatis.
20 settembre. I massicci montuosi Mons La Hire, Mons Vinogradov e Mons Delisle
La seconda proposta di questo mese è per il 20 settembre dalle 20:00 circa quando concentreremo lâattenzione su una ristretta area posta fra i mari Imbrium e Procellarum e precisamente visiteremo Mons La Hire, Mons Vinogradov e Mons Delisle, eccezionali massicci montuosi che si innalzano piĂš o meno isolati in questa enorme distesa pianeggiante.
22 settembre. Il cratere Reiner Gamma e la sua anomalia magnetica
La terza proposta di settembre ci porta sul cratere Reiner Gamma. Con il suo diametro di 41 km, almeno apparentemente sembra appartenere alla variegata categoria dei cosiddetti “crateri fantasma”, cioè quasi completamente sepolti sotto lo strato di regolite che ricopre (in modo non uniforme) la superficie del nostro satellite. Rilevazioni strumentali effettuate dalle sonde rilevarono che Reiner Gamma sarebbe sede di una notevole anomalia magnetica…
â  Fotografare la Luna di Giorgia Hofer su Coelum Astronomia di novembre 2016.
â  La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei piĂš piccoli dettagli⌠per poi lasciarsi andare alla fantasia e allâimaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211
E tutte le precedenti rubriche di Francesco Badalotti, con tantissimi spunti per approfondire la conoscenza del nostro satellite naturale. Per ogni formazione basta attendere il momento giusto!
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I due orbiter Mmo e Mpo durante la fase di integrazione. Crediti: Esa
BepiColombo, la sonda ESA per l’esplorazione di Mercurio, in una illustrazione. Crediti: ESAI due orbiter Mmo e Mpo durante la fase di integrazione. Crediti: Esa
Uno è dellâagenzia spaziale giapponese Jaxa, si chiama Mmo(Mercury Magnetospheric Orbiter) e avrĂ il compito di studiare in dettaglio lâambiente magnetico di Mercurio, lâinterazione del pianeta con il vento solare e la chimica della sua impalpabile esosfera. Lâaltro è dellâEsa, lâAgenzia spaziale europea, si chiama Mpo (Mercury Planetary Orbiter) ed è quello della coppia che piĂš si avvicinerĂ a Mercurio, per analizzarne la superficie e la composizione. Sono i due orbiterdella missione BepiColombo: è al loro interno che si trovano tutti gli strumenti scientifici, e finalmente â superata con successo lâultima revisione, la qualification acceptance review â i tecnici dellâEsa hanno potuto impilarli lâuno sullâaltro nella configurazione di volo: quella che manterranno per lâintera durata del viaggio, dal momento del lancio fino a quello della separazione, in programma fra sette anni, per poi procedere ciascuno per conto proprio in orbita attorno al pianeta piĂš interno del Sistema solare.
ÂŤLa notizia spiana la strada al lancio della sonda previsto per il 19 ottobreÂť, dice a Media InafFrancesco Santoli dellâInaf Iaps di Roma, deputy principal investigator dello strumento Isa. ÂŤI miei complimenti alle persone che lavorano alacremente a Kourou perchĂŠ tutto sia pronto per quella data. Accanto a questa fervente attivitĂ sullo spacecraft, anche i team scientifici, in particolare i quattro strumenti italiani coinvolti in questa importante missione europea-giapponese, stanno concentrando i loro sforzi nella preparazione delle operazioni da fare subito dopo il lancio. Durante le prossime settimane, Isa, Serena, More e Simbio-Sys parteciperanno, infatti, alle simulazioni della near-earth commissioning phase presso il controllo di missione Esa di Darmstadt, in GermaniaÂť.
Isa, Serena, More e Simbio-Syssono, appunto, i quattro strumenti a guida italiana della missione, tutti ospitati nellâorbiter Mpo. Per questâultimo, e per il modulo di trasferimento Mtm, è giĂ in programma per la settimana che va dal 5 al 12 settembre il rifornimento di propellente, punto di non ritorno che prelude al lancio, in calendario per le le 3:45 ora italiana del 19 ottobre da Kourou, nella Guyana francese, a bordo di un vettore Ariane V.
Tutti i martedĂŹ sera, dalle 21:00 alle 23:00, presso lâOsservatorio Astronomico âG. Beltrameâ in Via S.Giustina 127 ad Arcugnano (VI): Osservazione pubblica del cielo.
Lâosservatorio sarĂ aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. www.astrofilivicentini.it
Nellâimmagine, allâorario indicato, mancheranno ancora un paio dâore al momento del massimo avvicinamento ma gli astri saranno sorti da poco e sarĂ pertanto possibile fotografarli nel contesto del paesaggio naturale, ma anche in una immagine a campo stretto che evidenzi la vicinanza.
Nellâimmagine, allâorario indicato, mancheranno ancora un paio dâore al momento del massimo avvicinamento ma gli astri saranno sorti da poco e sarĂ pertanto possibile fotografarli nel contesto del paesaggio naturale, ma anche in una immagine a campo stretto che evidenzi la vicinanza. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Alle prime ore del 3 settembre, volgendo il nostro sguardo verso est-nordest, potremo ammirare una stretta congiunzione tra la Luna (fase 51%) e la stella alfa del Toro, la bella Aldebaran (mag. +0,9). Il teatro dellâincontro è quello magnifico dellâammasso aperto delle Iadi.
Guardando piÚ a nord, potremo scorgere anche le Pleiadi (M 45).
Gli astri, allâora indicata, saranno a unâaltezza di circa 26° e distanti solo 32â.
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Iniziamo settembre con un bellâincontro, da osservare per ben due sere consecutive, l’1 e il 2 settembre, tra il brillante pianeta Venere (mag. â4,6) e la stella alfa della costellazione della Vergine, Spica (mag. +1,0). Dovremo guardare verso ovestsudovest e, non appena il cielo si sarĂ fatto sufficientemente scuro (anche se ancora rischiarato dalle luci del tramonto) potremo scorgere la coppia di astri, molto bassi sullâorizzonte (circa 9°).
La distanza che li separa sarà di circa 1° e mezzo, con Venere posto a sudovest della stella dal colore spiccatamente azzurrino. Sarà una bella occasione per scattare delle fotografie di paesaggio che comprendano questo incontro astrale, anche se non avremo molto tempo: Venere tramonterà infatti alle 21:08 circa.
Per uno spunto in piĂš: si può seguire nelle sere seguenti l’allontanamento di Venere da Spica, per creare un’immagine incastonata nel paesaggio come suggerito in “La danza dei pianeti”di Giorgia Hofer.
â Scopri le costellazioni del Cielo di settembre con la UAI, che questo mese ci porta nel pieno del Triangolo Estivo
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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 15 Luglio > 01:00; 31 Luglio > 00:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Set. > 23:00; 15 Set. > 22:00; 30 Set. > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Guardando verso occidente, saranno ancora visibili, declinanti e prossime al tramonto, le estese costellazioni della tarda primavera: il Boote con la brillante Arturo (mag. +0,15), Ofiuco, Ercole e il Serpente, mentre verso sudovest starĂ giĂ tramontando il Sagittario portando con sĂŠ Saturno, seguito dal Capricorno, a sud, con Marte, ancora brillante dopo la grande opposizione del luglio scorso.
Lâevento piĂš importante del mese per la nostra stella sarĂ ovviamente il passaggio al nodo discendente sullâequatore celeste il giorno 23, quando in pratica il Sole avrĂ declinazione pari a zero e si verificherĂ lâEquinozio dâAutunno, ovvero lâistante in cui inizia lâautunno astronomico (la primavera per lâemisfero Sud).
COSA OFFRE IL CIELO
I pianeti esterni, Marte, Giove e Saturno, stanno un po’ tutti diminuendo la loro visibilitĂ , che hanno sfoggiato nel corso dell’estate, ma ancora non ci abbandonano, e continueranno ad essere visibili nella prima parte della notte, pur tenendo a tramontare sempre prima. Venere continuerĂ ad accendere la prima serata, mentre Mercurio sarĂ padrone del cielo dell’alba, che condividerĂ con i grandi pianeti gassosi Urano e Nettuno ma troppo lontani per essere osservati a occhio nudo.
Con tutti i pianeti a disposizione tante saranno le configurazioni piĂš o meno strette da tenere d’occhio, complici la Luna e le brillanti stelle del cielo di fine estate. In particolare piĂš d’una le formazioni in “movimento” da osserva per piĂš sere consecuitve, e per le quali vale la pena rispolverare i consigli di Giorgia Hofer per la ripresa della Danza dei pianeti. Tenete d’occhio le nostre pagine e i nostri canali social oppure…
Come sempre dettagli e consigli su â Il Cielo di Settembresu Coelum Astronomia 225
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Da Coelum astronomia 223 non dimentichiamo invece Catch the Iridium! Un appello per tutti gli astrofotografi, riprendiamo gli iridium flare prima che… scompaiano!
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Tre giornate in cui relatori italiani e internazionali propongono incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, indagando i cambiamenti, le energie e le speranze della societĂ di oggi, rivolgendosi con un linguaggio accessibile al pubblico ampio e intergenerazionale.
Segnaliamo il 1 settembre alle 12:00 al Canale Lunense a Sarzana: âGli Argonauti alla ricerca della materia oscuraâ. Cristiano Galbiati, parlerĂ di comunitĂ , in particolare della sua: unâintera comunitĂ di fisici alle prese con la costruzione di strumenti di precisione per catturare i segnali della materia oscura nei laboratori del Gran Sasso dove nascerĂ DarkSide, uno dei programmi piĂš avanzati al mondo per la ricerca della materia oscura.
Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI). 01.09, 21.30: Il Cielo del mese. Lâappuntamento per il pubblico presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola âPalmiero Capannoliâ per osservare il cielo di fine estate. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
14.09, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdĂŹ del mese. Prenotazione obbligatoria. Protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti), i pianeti Saturno e Marte e la Luna, quasi al primo quarto. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori. Astronomia al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdĂŹ del mese. In occasione di âBright! La notte dei ricercatoriâ si terranno anche due conferenze a cura di Giorgio Bianciardi, direttore dellâOsservatorio e vice presidente UAI. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori: Osservazione da Piazza del Campo. Nellâambito di âBright! La notte dei ricercatoriâ, la nostra associazione parteciperĂ all’osservazione pubblica da Piazza del Campo a Siena. In collaborazione con lâUniversitĂ di Siena. Info su www.bright-toscana.it.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi
Con la seconda versione del catalogo GAIA, rilasciata il 25 aprile 2018 e indicata con la sigla DR2, gli astronomi hanno fatto alcune importanti scoperte sulla nostra galassia. La piÚ recente però non viene da un astronomo professionista: una mappa 3D della Via Lattea, che riguarda le stelle OB, le stelle piÚ calde, luminose e massicce della nostra Galassia. Con questa ultima mappa 3D, Gaia ha fornito agli astronomi un altro strumento per esplorare la distribuzione e la composizione della nostra galassia, nonchÊ la sua evoluzione passata e futura.
La missione Gaia ha avuto inizio nel dicembre del 2013 e ad oggi ha studiato un totale di 1 miliardo di oggetti â tra cui stelle lontane, pianeti, comete, asteroidi, quasar, ecc. â per creare il catalogo spaziale 3D piĂš ampio e preciso mai fatto.
Dal nostro punto di vista “interno” (anche se alla periferia della nostra galassia) non è affatto semplice mappare la struttura della Via Lattea o ricostruire la distribuzione delle stelle nel suo disco. Senza contare che si tratta di una galassia “piatta” con bracci a spirale e noi la vediamo proprio di taglio, giacendo praticamente sul piano galattico. Di conseguenza, gli astronomi hanno dovuto fare affidamento sulle osservazioni di altre galassie per capire a cosa somiglia la nostra.
Fino a quando non è stato possibile mappare le posizioni e i movimenti di oltre un miliardo di oggetti. In questo modo è stato possibile costruire un modello tridimensionale, e anche in evoluzione, dell’ambiente che ci circonda. Utilizzando i dati di 40.000 stelle OB situate a una distanza di circa 10.000 anni luce dal Sole (3000 parsec), Kevin Jardine â sviluppatore di software (galaxymap.org) e astronomo dilettante specializzato nell’uso di dati astronomici â è stato in grado di creare una mappa completa delle stelle piĂš calde del nostro “quartiere”.
PoichĂŠ le stelle OB hanno una vita relativamente breve â fino a poche decine di milioni di anni â si concentrano per lo piĂš vicino al loro sito di formazione nel Disco Galattico. Durante la loro vita, queste stelle emettono una quantitĂ considerevole di radiazioni ultraviolette, che ionizzano rapidamente il gas interstellare circostante. In questo modo è stato possibile utilizzare la loro disposizione per tracciare la distribuzione complessiva di stelle giovani, i siti di formazione stellare e le braccia a spirale della galassia con un alto grado di precisione.
Scrive Jardin nel suo blog: ÂŤHo sviluppato questa mappa con l’aiuto degli scienziati della missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea e dei ricercatori delle universitĂ di Leiden e Heidelberg. Include isosfere di densitĂ di stelle che mappano le principali concentrazioni delle stelle di classe O, B e A piĂš calde nella release Gaia DR2, circa 5000 stelle ionizzanti estremamente calde, nuvole di polvere e regioni HII. Meglio ancora, è disponibile sia in forma frontale, vista dall’alto della Via Lattea, sia in una vera versione 3D nell’ultima versione di Gaia SkyÂť.
Per elaborare l’enorme mole di dati del catalogo DR2, Kevin ha infatti utilizzato una tecnica che viene spesso impiegata in medicina per visualizzare il tessuto di organi e ossa nelle scansioni TC (tomografia computerizzata): le isosuperfici di densitĂ , dove una superficie liscia rappresenta punti di valore costante all’interno di un volume di spazio tridimensionale, e consente di visualizzare regioni di diversa densitĂ .
Mappa della Via Lattea, centrata sul Sole e entro i 3000 parsec. Crediti: Galaxy Map/Kevin Jardine.Nel caso della sua mappa di stelle calde, le diverse regioni del disco galattico sono rappresentate da colori diversi in base alla densitĂ di stelle ionizzanti. In rosa le regioni di densitĂ piĂš elevate per arrivare, passando per toni di viola, a quelle in blu, che indicano le regioni a piĂš bassa densitĂ . In verde vediamo indicate le concentrazioni di polvere interstellare (ricavate da altri indagini astronomiche) e come sfere rosse le nubi note di gas ionizzato.
La mappa assume cosÏ un aspetto insolito, in cui le concentrazioni di stelle sembrano essere disposte in raggi che si estendono dal centro, piuttosto che in bracci a spirale, ma è un effetto dovuto solo alle nubi di polvere piÚ fredde che ostacolano la vista delle stelle che, in linea di vista, stanno dietro.
Nel suo blog, Jardine, orgoglioso del lavoro portato a termine, ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito a renderlo possibile. ÂŤA volte i sogni diventano realtĂ Âť, ha scritto. ÂŤOggi posso annunciare una mappa dettagliata della Via Lattea fino a 3000 parsec o circa 10 mila anni luce dal Sole … Gestisco questo sito da quasi 14 anni, ma oggi sembra un nuovo inizioÂť.
Nel frattempo, un’estensione è giĂ stata approvata per la missione Gaia, che rimarrĂ operativa fino alla fine del 2020. Una versione interattiva di questa mappa è disponibile anche come parte di Gaia Sky, un software di visualizzazione 3D di astronomia in tempo reale sviluppato per la missione di Gaia presso l’UniversitĂ di Heidelberg, l’Astronomisches Rechen-Institut.
Montaggio dei 5 frames ripresi dalla PolyCam, con Bennu (cerchiato di verde) che si muove rispetto alle stelle fisse Credit: NASA/Goddard/University of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo
Montaggio dei 5 frames ripresi dalla PolyCam, con Bennu (cerchiato di verde) che si muove rispetto alle stelle fisse. Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo
Il 17 agosto, mentre entrava ufficialmente nella fase di approccio a Bennu, la sonda OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer ) ha ottenuto le prime immagini del suo asteroide bersaglio da una distanza di 2,2 milioni di km, quasi sei volte la distanza Terra-Luna. I cinque fotogrammi sono stati registrati dalla fotocamera telescopica PolyCam nell’arco di un’ora, per fini di calibrazione e di navigazione ottica. Bennu è visibile come un oggetto in movimento davanti alle stelle della costellazione del Serpente.  A questa distanza, Bennu appare ancora puntiforme; infatti, secondo le misure radar, il suo diametro medio è intorno a 510 metri e quindi, alla distanza attuale, sottintende un angolo di 0,05 secondi d’arco, 20 volte piĂš piccolo della risoluzione della PolyCam, che è un vero e proprio telescopio con apertura di 20 cm.
L'animazione ripresa dalla PolyCam, ridimensionata e leggermente ritagliata rispetto all'originale. Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo
ÂŤOra che OSIRIS-REx è abbastanza vicino da poter osservare Bennu, il team della missione passerĂ i prossimi mesi ad apprendere il piĂš possibile sulle dimensioni, la forma, le caratteristiche della superficie e i dintorni dell’asteroide prima che la sonda arrivi a destinazioneÂť, ha detto Dante Lauretta, Investigatore principale di OSIRIS-REx presso l’UniversitĂ dell’Arizona. ÂŤDopo aver passato cosĂŹ tanto tempo a pianificare questo momento, non vedo l’ora di vedere cosa ci rivela BennuÂť.
Partita l’8 settembre 2016, un anno dopo Osiris Rex effettuò un “gravity assist” con la Terra. La sonda, che ha percorso 1,8 miliardi di km, ha effettuato l’ultima correzione di rotta (la Deep Space Maneuver o DSM-2) lo scorso 28 giugno; attualmente, si avvicina all’asteroide con una velocitĂ di circa 0,55 km/s. Il payload scientifico del veicolo spaziale comprende l’insieme di fotocamere OCAMS (PolyCam, MapCam e SamCam), lo spettrometro termico OTES, lo spettrometro OVIRS visibile e infrarosso, l’altimetro laser OLA e lo spettrometro a raggi X REXIS.
Durante la fase di avvicinamento appena iniziata, OSIRIS-REx osserverĂ regolarmente la regione attorno all’asteroide per cercare eventuali pennacchi di polvere o satelliti naturali e studierĂ le proprietĂ fotometriche e spettrali di Bennu. Il 1 Ottobre, poi, eseguirĂ la prima di quattro manovre dette “Asteroid Approach Maneuver” per ridurre la sua velocitĂ ; questa prima manovra AAM-1 ridurrĂ il moto relativo a Bennu da 506 a 144 m/s.
A metĂ ottobre, poi, verrĂ espulsa la copertura protettiva del braccio destinato a raccogliere campioni dell’asteroide da riportare a Terra; successivamente esso verrĂ esteso e fotografato per la prima volta dopo il lancio. Giunta a meno di 100mila km da Bennu, OCAM comincerĂ a rivelare la forma generale dell’asteroide verso la fine di ottobre e a metĂ novembre inizierĂ a rilevarne le caratteristiche superficiali. Dopo l’arrivo, il veicolo spaziale trascorrerĂ il primo mese sorvolando rispettivamente il polo nord, l’equatore e il polo sud di Bennu, a distanze comprese tra 19 e 7 km. Analogamente a quanto ha appena fatto Hayabusa-2 con Ryugu, queste manovre consentiranno la prima misurazione diretta della massa dell’asteroide e permetteranno osservazioni ravvicinate della sua superficie.
Le tappe fondamentali della missione, dall'avvicinamento all'asteroide alla raccolta del campione da riportare a Terra. Crediti: University of Arizona
Il veicolo spaziale esaminerĂ estensivamente l’asteroide prima che il team di missione identifichi due possibili siti di raccolta. La raccolta dei campioni su uno di questi due siti è programmata per l’inizio di luglio 2020, dopo di che il veicolo spaziale tornerĂ verso la Terra; la capsula che conserva tali campioni si separerĂ dal veicolo principale e atterrerĂ nel deserto dello Utah nel settembre 2023.
Per i futuri aggiornamenti sullo stato della sonda e sulla manovra di avvicinamento, si veda il nuovo Mission Log dedicato.
Tutti i martedĂŹ sera, dalle 21:00 alle 23:00, presso lâOsservatorio Astronomico âG. Beltrameâ in Via S. Giustina 127 ad Arcugnano (VI): Osservazione pubblica del cielo.
Lâosservatorio sarĂ aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. Durante le aperture al pubblico verranno effettuate anche delle mini conferenze e dei mini corsi i cui contenuti saranno pubblicati di volta in volta sui vari canali social del nostro gruppo e sul Giornale di Vicenza. Lâapertura avrĂ luogo con qualsiasi tempo.
Astrorazzo allâOsservatorio Astrofisico di Asiago 28.08, dalle 9.30 alle 12:30 e dalle 14:40 alle 18:00. I ragazzi dai 6 ai 14 anni potranno costruire il proprio razzo dotato di endoreattore a propellente solido e lanciarlo in tutta sicurezza. I ragazzi devono essere accompagnati da un genitore. Prenotazione obbligatoria entro il 31 luglio, i posti sono limitati.
Info prenotazioni e costi: visite.asiago@oapd.inaf.it. SIT (sportello informazioni turstiche): 0424 462221. In caso di maltempo lâevento verrĂ rinviato a domenica 2 settembre.
Ryugu, in un âprimo piano di tre quartiâ, che mostra la superficie costellata di massa dellâasteroide, ripresa il 20 luglio da circa 6 km di distanza. Nessun minerale è predominante e gli scienziati ne stanno ancora analizzando la composizione. Crediti: JAXA/ University of Tokyo / Kochi University / Rikkyo University / Nagoya University / Chiba Institute of Technology / Meiji University / University of Aizu / AIST.
Ryugu, in un âprimo piano di tre quartiâ, che mostra la superficie costellata di massa dellâasteroide, ripresa il 20 luglio da circa 6 km di distanza. Nessun minerale è predominante e gli scienziati ne stanno ancora analizzando la composizione. Crediti: JAXA/ University of Tokyo / Kochi University / Rikkyo University / Nagoya University / Chiba Institute of Technology / Meiji University / University of Aizu / AIST.
Manca davvero poco! A ottobre la sonda Hayabusa 2, sviluppata dall’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), entrerĂ nel pieno della sua missione, tentando la raccolta di almeno un grammo di roccia dalla superficie dellâasteroide, da riportare poi a terra per le analisi, e rilasciando i suoi quattro passeggeri, che condurranno invece indagini direttamente sulla superficie: il lander europeo (da una collaborazione tra Germania e Francia) MASCOT da 10 kg e i tre piccoli rover Minerva di mezzo chilo ciascuno.
Hayabusa 2 è arrivata alla sua meta lo scorso 27 giugno, dopo un viaggio di tre anni e mezzo e 3,2 miliardi di km percorsi. Ha terminato la sua corsa posizionandosi in un’orbita a circa 20 km dalla superficie, regalandoci alcune immagini ravvicinate di questo curioso asteroide dalla forma inusuale simile a un diamante.
Non conoscendo in dettaglio la forma e la superficie dellâasteroide al momento della partenza, il lavoro del team di missione è stato per lo piĂš quello di capire dove far lavorare, e atterrare, la sonda e i suoi passeggeri robotici, cercando un punto particolarmente âpulitoâ e incontaminato della superficie e meno esposto ai pericoli dellâambiente spaziale attorno allâasteroide.
ÂŤLâambiente spaziale non è cordiale, bombarda lâasteroide di micrometeoriti, vento solare e cicli termiciÂť ci dice Deborah Domingue, del team scientifico di Hayabusa2 e scienziato senior presso il Planetary Science Institute in Arizona.
Lâorbita di Ryugu lo porta piĂš vicino e piĂš lontano dal Sole, facendo contrarre e espandere la roccia di cui è composto, il che influenza non solo la composizione minerale della superficie ma anche lâelasticitĂ della roccia. E la composizione minerale non è lâunica sfida, la sonda infatti, per poter raccogliere i campioni e poi ripartire in direzione verso casa, avrĂ bisogno di cadere verso la superficie dellâasteroide, raccogliere la regolite superficiale e rimbalzare verso la sua orbita (sono previsti tre di questi âtouchdownâ durante la missione). Ă chiaro che è necessaria una zona relativamente pulita senza grandi massi che possano essere da ostacolo.
Un dettaglio della superficie di Ryugu ripresa da soli 850 metri di altezza. Nellâimmagine a grande campo a sinistra indicata la zona della ripresa ravvicinata sulla destra. Crediti: JAXA, University Tokyo, Koichi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu, AIST. – Processing: M. Di Lorenzo
La navicella è ora impegnata in manovre di test in preparazione dellâatterraggio, avvicinandosi e allontanandosi dallâasteroide con distanze che variano tra i 20 chilometri dellâorbita iniziale fino anche a meno di un chilometro dalla superficie (circa 800 metri!), variazioni di altitudine utili anche a misurare la gravitĂ di Ryugu.
Per quanto riguarda i passeggeri, i tre piccoli rover verranno rilasciati sullâemisfero nord dellâasteroide, mentre il piĂš grosso MASCOT verrĂ fatto rotolare in un punto dellâemisfero sud, il che garantirĂ anche una maggiore copertura nello studio della superficie.
Ecco indicato il punto MA-9 dove probabilmente verrĂ rilasciato il lander francotedesco MASCOT. Credit: JAXA/DLR.
Dai 10 punti selezionati dagli esperti delle tre agenzie spaziali coinvolte, è da poco emerso quello che probabilmente sarĂ la zona di rilascio di MASCOT. Con un simpatico botta e risposta tra la sonda e il lander, che spiega anche a grandi a linee i motivi della scelta, il giorno e il luogo del rilascio sono stati comunicati dal profilo twitter di MASCOT: il 3 ottobre la data prescelta e il punto di atterraggio potete vederlo indicato con la sigla MA-9 nellâimmagine a sinistra.
La scelta tiene conto, oltre che delle caratteristiche del suolo, dei possibili rimbalzi che il lander farĂ per coprire quanta piĂš superficie possibile nelle 15 ore in cui sarĂ attivo, facendo in modo che in quel periodo la zona risulti illuminata dal Sole. MASCOT non è un rover, infatti, ma ha un meccanismo interno, una sorta di martello, che agevolerĂ i salti e i rimbalzi, sfruttando la bassa gravitĂ sulla superficie, facendolo rotolare quasi come un… dado truccato.
In questa immagine invece alcuni altri siti previsti, tra i quali il punto L8, che potrebbe essere uno dei punti di discesa della sonda per la raccolta dei campioni. Credit: JAXA/DLR.
Allo stesso modo è stato indicato il punto in cui la sonda Hayabusa 2 potrebbe invece effettuare il primo prelievo, il punto L8 nella mappa qui a destra.
Se tutto andrĂ come previsto, Hayabusa 2 studierĂ il grande asteroide dall’orbita per altri 16 mesi e scenderĂ piĂš volte per raccogliere campioni di materiale, mentre MASCOT e i tre piccoli rover raccoglieranno informazioni dalla superficie dellâasteroide.
Siamo anche consapevoli [delle difficoltà ]: sembra che ci siano grossi macigni sulla maggior parte della superficie di Ryugu e praticamente quasi nessuna superficie di regolite pianeggiante, ha aggiunto il project manager di MASCOT Tra-Mi Ho, del DLR Institute of Space Systems tedesco. Sebbene scientificamente molto interessante, questa è anche una sfida per un piccolo lander e per la raccolta di campioni.
Il rientro della sonda è previsto per il dicembre del 2019, e arriverà sulla Terra con il suo prezioso carico un anno dopo, a dicembre 2020.
Una panoramica piĂš ampia della superficie dell’asteroide in proiezione, con indicati alcuni dei punti selezionati da esperti delle tre agenzie coinvolte, Jaxa, Drl e Cnes. Credit: JAXA/DLR
L'immagine mostra la distribuzione del ghiaccio d'acqua sul polo sud (a sinistra) e nord (a destra) del nostro satellite naturale. Le macchie azzurre rappresentano il ghiaccio, e sono sovrapposte a un'immagine del suolo lunare in scala di grigi in cui le zone piĂš scure rappresentano le regioni piĂš fredde mentre quelle chiare quelle meno fredde. Si vede come il ghiaccio sia collocato dove le temperature risultano piĂš basse (zone praticamente nere) nelle parti in ombra dei crateri. Crediti: NASA
L’immagine mostra la distribuzione del ghiaccio d’acqua sul polo sud (a sinistra) e nord (a destra) del nostro satellite naturale. Le macchie azzurre rappresentano il ghiaccio, e sono sovrapposte a un’immagine del suolo lunare in scala di grigi in cui le zone piĂš scure rappresentano le regioni piĂš fredde mentre quelle chiare quelle meno fredde. Si vede come il ghiaccio sia collocato dove le temperature risultano piĂš basse (zone praticamente nere) nelle parti in ombra dei crateri. Crediti: NASA
Nelle zone piĂš scure e fredde, ai poli della superficie lunare, un team di scienziati ha osservato in modo diretto prove definitive della presenza di ghiaccio d’acqua. Depositi di ghiaccio distribuiti in modo irregolare e probabilmente molto antichi, maggiormanete concentrati nel polo su, ma con tracce sparse anche al polo nord.
Il team, guidato da Shuai Li dell’UniversitĂ delle Hawaii e della Brown University ha utilizzato i dati dello strumento Moon Mineralogy Mapper (M3) della NASA per identificare tre firme specifiche che dimostrano definitivamente che c’è ghiaccio d’acqua sulla superficie della Luna.
Lo strumento M3 si trova a bordo della sonda Chandrayaan-1, lanciata nel 2008 dall’Indian Space Research Organization, ed è destinato unicamente alla rilevazioni di dati per confermare la presenza di ghiaccio d’acqua solido sulla superficie lunare. M3 può infatti non solo osservare e verificare le proprietĂ riflettive attese dalla superficie ghiacciata, ma anche misurare direttamente il modo distintivo con cui le molecole d’acqua assorbono i raggi infrarossi, potendo cosĂŹ differenziare la forma, solida, liquida o sotto forma di vapore, in cui l’acqua può presentarsi.
La maggior parte del ritrovato di ghiaccio d’acqua giace nell’ombra dei crateri vicino ai poli, dove le temperature piĂš calde non raggiungono mai i -250 gradi Fahrenheit, a causa dell’inclinazione molto piccola dell’asse di rotazione della Luna che impedisce al Sole di raggiungere queste regioni.
Le prime osservazioni avevano trovato prove indirette di presenza di ghiaccio al polo sud lunare, ma potevano essere un fenomeno spiegabile in altri modi, ad esempio una inusuale riflettivitĂ del suolo lunare, ora invece la prova è definitiva… c’è ghiaccio d’acqua sulla Luna e potrebbe diventare una risorsa importante per una eventuale colonizzazione umana.
Il ghiaccio in superficie diventa infatti un bacino facilmente utilizzabile per una eventuale esplorazione umana ma anche per installare una postazione fissa, sicuramente piĂš accessibile dell’acqua che si trova al di sotto della superficie.
Con queste premsse, la missione assume velocemente importanza e capire piĂš di questo ghiaccio, come mai si trova lĂŹ, da dove proviene e come interagisce con l’ambiente lunare, diventa missione chiave per la NASA e i suoi partner commerciali, impegnati nella programmazione di nuove missioni per tornare ad esplorare di persona il mondo a noi piĂš vicino, la Luna.
Le due animazioni affiancate mostrano il pianeta Marte, sulla destra ricoperto dalla tempesta di sabbia tutt'ora in corso e a sinistra come invece viene visto nei normali periodi di "sereno" dal Mars Recoinnaisseance Orbiter (MRO). Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS
Le due animazioni affiancate mostrano il pianeta Marte, sulla destra ricoperto dalla tempesta di sabbia tutt’ora in corso e a sinistra come invece viene visto nei normali periodi di “sereno” dal Mars Recoinnaisseance Orbiter (MRO). Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSSMonitoraggio amatoriale di Marte con tempesta in corso, pazientemente effettuato dal nostro Francesco Badalotti (astronomicalangrenus.it). Alcune immagini singole le trovate anche nella sua gallery di Photocoelum: https://www.coelum.com/photo-coelum/astroimagers/langrenusÂ
Marte lo possiamo veder brillare ancora di luce rosso-arancio sull’orizzonte sudest per tutta la sera, reduce della sua Grande Opposizione 2018. Purtroppo osservandolo attraverso un telescopio non ha dato grande soddisfazione agli astrofotografi in attesa, per tutta l’estate è infatti stato quasi completamente coperto da una tempesta di sabbia che ha oscurato le sue principali formazioni, che tanti appassionati speravano di osservare e riprendere con un dettaglio possibile solo ogni 15/17 anni circa. C’è comunque chi continua a monitorarlo, per cogliere quel poco che emerge dalla foschia e magari essere pronto a testimoniare la fine di questa lunga tempesta, che dopo il picco massimo di metĂ luglio, sembra essere sulla via del diradamento…
Chi di voi si sta comunque divertendo nella ripresa e sta monitorando il fenomeno, è come sempre invitato a condividere anche con noi i suoi risultati su PhotoCoelum, la nostra community di astrofotografi!
Sul suolo e in orbita marziana sono numerose le sonde che monitorano il pianeta e la tempesta in corso, e tra questi c’è il grande rover della NASA Curiosity, che in questi giorni festeggia 6 anni di permanenza sul pianeta rosso!
Curiosity
Arrivato su suolo marziano il 6 agosto del 2012, nonostante i problemi incontrati che a una cosĂŹ grande distanza non sono sempre semplici da risolvere, ha ripreso le trivellazioni del suolo, per analizzare i materiali al di sotto della superficie, e da poco ha ottenuto un nuovo campione nell’area chiamata Vera Rubin Ridge, dedicata all’astronoma statunitense, pionera nella studio delle galassie a alla quale si deve la scoperta della materia oscura.
Le rocce in quest’area si sono dimostrate particolarmente dure, e con un video dedicato agli ultimi risultati della missione, la NASA annuncia nuovi risultati scientifici in arrivo. Ricordiamo che l’ultimo annuncio importante, dei primi di giugno, aveva portato a dimostrare che in quello che era il âlâantico lago Galeâ esistevano tutti gli ingredienti necessari per la vita, sia i componenti chimici che le fonti di energia. Per ottenere significativi risultati che ci portino piĂš vicino a capire se sul pianeta rosso ci sia mai stata la vita, dovremo aspettare le prossime missioni, come la russo europea ExoMars. Lo scopo di Curiosity infatti è sempre stato quello di capire invece se Marte avesse o avesse mai avuto un ambiente favorevole alla vita, non oltre, ma siamo sempre pronti a farci stupire!
Opportunity
Un selfie mosaico di Opportunity del 2007 (rilasciata però nel 2012) ci mostra l’ampio ventaglio dei pannelli solari del rover, che ne grantiscono la sopravvivenza e l’operativitĂ , e che in questi mesi sono stati oscurati dalla polvere della tempesta. Crediti NASA
Su Marte però non c’è solo Curiosity, il rover Opportunity, ben piĂš anziano ma ancora in piena attivitĂ , per il momento, proprio a causa della tempesta di sabbia, è ancora silente. L’ultimo valore di tau misurato nella sua regione (l’opacitĂ dell’atmosfera dovuta alla sabbia sollevata dalla tempesta) è di 2,5, ma è un valore molto altalenante, che scende e risale a tratti, anche se ci dice che la tempesta è in via di diradamento (al 10 giugno il valore era infatti di 10,8!). Per poter avere abbastanza luce da ricaricare le sue batterie è necessario che scenda sotto il 2,0, o almeno questa è la previsione degli ingengneri del team missione al JPL (normalmente il rover, per confronto, ha avuto a disposizione una trasparenza con un tau pari a 0,5).
Fortunatamente le temperature, mantenute anche da questa opacitĂ dell’atmosfera, non sono state cosĂŹ basse come si temeva e il rover può ancora riuscire a riprendersi, anche se i danni potrebbero essere notevoli. Tra quando dovesse farsi sentire e quando gli ingegneri saranno davvero in grado di valutarne le condizioni potrebbero passare diverse settimane… in ogni caso quindi non resta che aspettare pazientemente.
Un “selfie” interno di Insight, che la navicella ha inviato per dare prova che tutto funziona alla perfezione. L’immagine è stata presa dalla Instrument Context Camera (ICC) del lander e mostra le strutture interne che lo incapsulano all’interno della navicella spaziale. LaBackshell è la struttura che contiene il paracadute e tutto ciò che servirĂ al lander durante le fasi di ingresso in atmosfera, discesa e atterraggio, proteggendolo dalle forti temperature dell’impatto con l’atmosfera e accompagnandolo fino al suolo. Crediti: NASA/JPL-Caltech
E sul suolo marziano è in arrivo un nuovo abitante, sempre dalla NASA anche se con una significativa partecipazione europea. Si appresta ad arrivare infatti InSight, che si trova ora oltre la metĂ del suo viaggio. Ad oggi la navicella spaziale che la trasporta ha percorso 277 milioni di chilometri, e gliene mancano all’incirca 208 per toccare il suolo marziano sulla Elysium Planitia, dove iniziarĂ la sua missione sullo studio dell’interno del Pianeta Rosso. Il suo acronimo deriva infatti da Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, ovvero studio dell’interno del pianeta attraverso analisi sismiche, di geodesia e del trasporto del calore.
Il suo arrivo è previsto per il prossimo 6 novembre, tutti gli strumenti sono stati testati con successo e tutto procede nominalmente (ovvero come previsto).
Anche le telecamere del lander funzionano, e hanno ripreso un “selfie interno” della backshell del lander. Tom Hoffman, project manager di InSight, spiega: ÂŤSe sei un ingegnere della missione InSight, il primo sguardo alla calotta di protezione termica, al cablaggio e ai bulloni di copertura è uno spettacolo davvero rassicurante in quanto ci dice che la nostra Instrument Context Camera sta funzionando perfettamente. La prossima foto in programma con questa camera sarĂ della superficie di MarteÂť.
Se tutto va come previsto, infatti, la ICC scatterĂ la prima immagine della Elysium Planitia pochi minuti dopo l’atteraggio sul suolo marziano di InSight.
E poi dicono che non c’è vita su Marte! đ
Il video della NASA (in inlgese) sugli aggiornamenti riportati e approfonditi
Le due immagini del bolide riprese dalle stazioni Prisma di Trieste (in alto) e di Capua (in basso). Crediti: Progetto Prisma
Le due immagini del bolide riprese dalle stazioni Prisma di Trieste (in alto) e di Capua (in basso). Crediti: Progetto Prisma
Era una lacrima di San Lorenzo di quelle memorabili, di quelle che un solo desiderio non basta, quella che ha solcato ieri sera i cieli sopra la Romagna e le Marche. Un bolide come raramente capita di vederne. Questa volta, invece, complici lâintensa luminositĂ , lâorario che piĂš comodo non si potrebbe (attorno alle 21) e il fatto che fosse un sabato estivo, a vederlo sono stati in tantissimi, come si intuisce dalle numerose segnalazioni che stanno fioccando in rete. E câè anche chi è riuscito a immortalarlo, malgrado fosse molto basso sullâorizzonte. Si tratta di due delle circa cinquanta stazioni della rete del progetto Prisma, la Prima rete per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera: quella di Trieste e quella di Capua, dice a Media Inaf il coordinatore nazionale del progetto Prisma, Daniele Gardiol dellâInaf di Torino.
Dove sono ospitate queste stazioni, su quali edifici?
ÂŤQuella di Trieste è collocata presso la sede Inaf di Basovizza del locale Osservatorio astronomico, mentre quella di Capua â entrata in funzione allâinizio di agosto â è situata sullâedificio del Cira, il Centro italiano ricerche aerospaziali, che ha aderito a Prisma di recente. Purtroppo la zona dellâevento non è ancora coperta dalle camere PrismaÂť.
Siete giĂ in grado di dire se si tratta di una âlacrima di San Lorenzoâ, ovvero se è una stella cadente appartenente allo sciame meteorico delle Perseidi?
ÂŤIl gruppo di lavoro su astrometria e traiettorie è al lavoro e il project office di Prisma sta seguendo lâevoluzione. La posizione delle camere che hanno rilevato lâevento non è ottimale per determinare la traiettoria in modo preciso. Secondo le prime stime possiamo dire che la direzione della meteora, orientata da est verso ovest, è compatibile con unâorigine dal radiante delle PerseidiÂť.
DallâintensitĂ , si può pensare che qualche frammento sia arrivato a terra?
ÂŤSu questo non possiamo ancora essere conclusivi. Sembrerebbe comunque che eventuali frammenti siano destinati a cadere in mare. Per sicurezza, suggeriamo tuttavia agli abitanti della costa adriatica â e in particolare della Romagna e delle Marche â di dare unâocchiata in giardino per vedere se nella notte è comparso un sasso lucido e scuro! Per eventuali segnalazioni si può scrivere a prisma_po@inaf.it, inviando possibilmente una breve descrizione e delle fotografie da diverse angolazioniÂť.
Ve ne stanno arrivando molte, di segnalazioni?
ÂŤSu questo specifico bolide abbiamo giĂ ricevuto oltre 20 segnalazioni, e altre continuano a giungerci in queste ore, senza contare quelle che provengono da Croazia e Slovenia. Abbiamo da qualche tempo messo a disposizione sul sito internet del progetto Prisma la possibilitĂ di fare segnalazioni visuali mediante una procedura guidata, in collaborazione con lâInternational Meteor Organization, sul cui sito câè una pagina dedicata per seguire in tempo reale gli aggiornamenti sullâevento di ieri. Stiamo attualmente vagliando e inserendo tutte le segnalazioni, per cui rimanete sintonizzati!Âť.
10.08, ore 21:30: Calici di stelle al castello di Montarrenti. Anche questâanno lâassociazione partecipa allâevento nazionale âCalici di stelleâ.Osservatorio aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata in particolare alle meteore dello sciame delle Perseidi, anche se sarĂ possibile osservare altri oggetti del cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria.
Il Cielo del Mese. Ogni primo giovedĂŹ del mese, ritrovo a Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola âPalmiero Capannoliâ. In caso di tempo incerto verificare al numero 3388861549 (Davide Scutumella). 04.08, ore 21:30: Il Cielo di Agosto.
Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdĂŹ del mese. Prenotazione obbligatoria. 24.08, ore 21:30: Serata dedicata al cielo estivo: protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti) e i pianeti Marte e Saturno.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Questa congiunzione ci riporta alla mente il recente incontro del re dei pianeti del Sistema Solare con la stella alfa della Bilancia, avvenuto a inizio giugno. I soggetti sono proprio gli stessi, Giove (mag. â2,0) e Zubenelgenubi (mag. +2,8).
Dopo il sorpasso del pianeta subito dalla stella, avvenuto a inizio giugno, Giove ha invertito il moto, passando da retrogrado a diretto, tornando ad avvicinare la stella. Il 15 agosto si troverĂ a circa 36â a nord di Alfa Librae. Li vedremo emergere nel finire del crepuscolo della sera ancora alti in cielo e dovremo aspettare allâincirca le 22/22:30 per riprenderli nella cornice del paesaggio. Tramonteranno quindi intorno alle 23 dietro lâorizzonte ovest-sudovest.
Ricordiamo che lo stesso giorno, solo poco piĂš di un’ora prima, sull’orizzonte ovest-sudovest si starĂ concludendo la danza di Luna, Venere e Spica, con Venere che tramonterĂ proprio attorno alle 22.
Il giorno 16 agosto invece potremo notare la Luna avvicinarsi alla coppia ma sarà il 17 il giorno della congiunzione vera e propria (comunque piuttosto larga), con il nostro satellite naturale che si posizionerà a poco meno di 5° a nord-nordovest di Giove.
Hai compiuto unâosservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto inPhotoCoelum!
Una rappresentazione artistica della sonda Parker Solar Probe
Una rappresentazione artistica della sonda Parker Solar Probe. Crediti: NASA
Dopo 8 lunghi anni di duro lavoro, per ingegneri e scienziati della NASA il grande momento è finalmente arrivato: il lancio della Parker Solar Probe, la sonda che per i prossimi 7 anni promette di raccontarci il Sole come nessunâaltra missione prima. La partenza, inizialmente fissata per sabato 11 agosto 2018 alle 9:33 ora italiana, è infine slittata di 24 ore circa, a causa di un problema tecnico che ha impedito le operazioni di lancio, bloccando il countodwn. La sonda è correttamente decollata il 12 agosto alle 9:31 ora italiana.
ÂŤHere we goÂť, ci siamo! Alle 3:31 di domenica 12 agosto, ora locale, le parole di Eugene Parker risuonano chiare in mezzo al crepitio lontano dei razzi e alle grida di entusiasmo dei responsabili della missione Parker Solar Probe, mentre la fiammata potente della loro creatura rischiara la notte attorno allo Space Launch Complex-37 nella base aeronautica di Cape Canaveral, in Florida. Pesante poco piĂš di 600 chilogrammi (piĂš o meno quanto una piccola automobile), la Parker Solar Probe è partita a bordo di uno dei razzi piĂš potenti mai creati, lo United Launch Alliance Delta IV Heavy, in grado di sprigionare al momento del decollo unâenergia 55 volte superiore a quella necessaria per raggiungere il pianeta Marte.
Eugene Parker (seduto) guarda il lancio della missione Parker Solar Probe, a Cape Canaveral. Dietro di lui, Nicky Fox, project scientist di Parker Solar Probe al Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. Crediti: Nasa/Glenn Benson
Classe 1927, Eugene Parker è il fisico che per primo teorizzò lâesistenza del vento solare nel 1958. Ora, a sessantâanni di distanza, è stato il primo a vedere partire una missione spaziale che porta il proprio nome.
Durante la prima settimana di crociera, la navicella spaziale dispiegherĂ lâantenna ad alto guadagno e lâasta del magnetometro. Inoltre eseguirĂ la prima parte del dispiegamento delle antenne per le misure di campo elettrico. La verifica degli strumenti inizierĂ ai primi di settembre e durerĂ circa quattro settimane, prima di entrare nella fase operativa scientifica vera e propria.
Nei prossimi due mesi la Parker Solar Probe volerĂ verso Venere, dove è previsto che esegua la prima manovra di spinta assistita dalla gravitĂ allâinizio di ottobre: un giro attorno al pianeta che produrrĂ un effetto fionda sulla sonda, dirigendola in unâorbita piĂš stretta intorno al Sole.
Questo primo flyby di Venere permetterĂ alla Parker Solar Probe di volare a circa 24 milioni di chilometri dal Sole (ai primi di novembre). Sembra lontano, ma in realtà è un punto giĂ dentro lâardente atmosfera solare, la corona, lĂ dove nessuna sonda si è spinta finora.
Le orbite di Parker Solar Probe attorno al Sole. Crediti: NASA
Parker Solar Probe è una sonda progettata per âtoccare il Soleâ… Ma cosa significa? Con le sue 24 orbite, si avvicinerĂ fino a 6,1 milioni di chilometri di distanza dalla fotosfera del Sole â davvero molto vicino, dunque â e studierĂ lo strato esterno dellâatmosfera solare, cioè la corona.
ArriverĂ a destinazione con unâorbita ellittica toccando i 692.000 chilometri orari: quanto basta per coprire la distanza Roma-Napoli in un secondo! E si tratta di un record: sarĂ la sonda piĂš veloce ad aver mai viaggiato attraverso il Sistema Solare nella storia dellâesplorazione spaziale.
Ma come farĂ la sonda a rallentare in prossimitĂ del Sole? Gli ingegneri hanno pensato a tutto: la gravitĂ , come sempre, viene in aiuto e fungerĂ da âfrenoâ per la sonda. Quando sarĂ vicina al pianeta Venere, la sonda sfrutterĂ lâattrazione gravitazionale del pianeta per frenare e raddrizzare la traiettoria finale, ma saranno necessarie ben 7 orbite per effettuare questa delicata manovra. Il rischio è di mandare âin cenereâ la sonda… nel vero senso del termine!
Schema dello scudo termico con la sezione, in dettaglio, nel circoletto a detsra. Crediti: Greg Stanley/Johns Hopkins University
ÂŤLa Nasa ha pensato per decenni allâinvio di una missione per lo studio della corona solare, ma non câera la tecnologia necessaria per proteggere la sonda e gli strumenti dal calore solareÂť, spiega Adam Szabo, del team scientifico della missione per il Goddard Space Flight Center. Gli anni successivi hanno portato a ritrovati tecnologici in grado di garantire â si spera â la sopravvivenza della sonda per ben 7 anni a oltre 1.300 °C. Lo scudo termico da 2,4 metri di diametro, rivolto verso il Sole, proteggerĂ gli strumenti di bordo, mantenendoli sul lato âal frescoâ della sonda a una temperatura attorno ai 30 °C. Le pareti esterne dello scudo termico sono realizzate in fogli di fibra di carbonio, un materiale leggero con proprietĂ meccaniche eccellenti, particolarmente adatte alle alte temperature (e âalteâ qui è un eufemismo da terrestri). Spessi circa 2,5 millimetri, i due fogli sono separati da 11 centimetri di schiuma di carbonio, materiale in genere utilizzato nel settore medico per la sostituzione delle ossa. Questo design âa sandwichâ rinforza la struttura e allo stesso tempo alleggerisce il peso dello scudo termico: solo 72 chilogrammi.
La sonda Parker Solar Probe fotografata il 6 luglio scorso presso il centro Astrotech Space Operations a Titusville, in Florida, dopo lâinstallazione del suo scudo termico. Crediti: NASA/Johns Hopkins APL/Ed Whitman
Insieme a tutti i suoi tecnologici strumenti scientifici, la sonda porterà attorno alla stella 1.137.202 nomi di persone e una placca dedicata proprio a Eugene Parker, a cui è dedicata la missione. Nella memory card ci sono anche alcune sue fotografie e una copia di un suo articolo scientifico sul vento solare risalente al 1958.
La sonda studierĂ il violento flusso di particelle cariche che dal Sole arriva sulla Terra, cioè il vento solare emesso dalla corona, dove vengono registrate temperature di quasi 2 milioni di gradi. Gli scienziati vogliono capire come avviene il riscaldamento della corona e lâaccelerazione del vento solare, e sono interessati anche nellâidentificazione delle regioni di origine dei differenti tipi di vento solare. Un altro obiettivo è capire come vengono accelerati i raggi cosmici di origine solare.
Con questa storica missione, fisici e astrofisici riusciranno a risolvere alcuni dei piĂš grandi misteri sul nostro Sole. I dati potrebbero anche migliorare le previsioni delle principali eruzioni sul Sole e dei conseguenti eventi meteorologici spaziali che hanno un importante impatto sulla vita sulla Terra, cosĂŹ come sul funzionamento dei satelliti geostazionari e sul lavoro degli astronauti nello spazio.
SOGNANDO MARTE… Tra passato, futuro
e la meraviglia dell’osservazione del cielo!
Tutti i martedĂŹ sera, dalle 21:00 alle 23:00, presso lâOsservatorio Astronomico âG. Beltrameâ in Via S. Giustina 127 ad Arcugnano (VI): Osservazione pubblica del cielo.
Lâosservatorio sarĂ aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. Durante le aperture al pubblico verranno effettuate anche delle mini conferenze e dei mini corsi i cui contenuti saranno pubblicati di volta in volta sui vari canali social del nostro gruppo e sul Giornale di Vicenza. Lâapertura avrĂ luogo con qualsiasi tempo.
11.08 dalle ore 21:00 alle 23:30: La notte delle stelle cadenti – Calici di stelle in Osservatorio
Osservazione del cielo dal piazzale del nostro Osservatorio, con i telescopi dei soci. Osserveremo in visuale le meteore, le cosiddette âstelle cadentiâ. Durante la serata si potranno degustare ottimi calici di vino e spumante, gentilmente offerti dai soci. Astrorazzo allâOsservatorio Astrofisico di Asiago 28.08, dalle 9.30 alle 12:30 e dalle 14:40 alle 18:00. I ragazzi dai 6 ai 14 anni potranno costruire il proprio razzo dotato di endoreattore a propellente solido e lanciarlo in tutta sicurezza. I ragazzi devono essere accompagnati da un genitore. Prenotazione obbligatoria entro il 31 luglio, i posti sono limitati.
Info prenotazioni e costi: visite.asiago@oapd.inaf.it. SIT (sportello informazioni turstiche): 0424 462221. In caso di maltempo lâevento verrĂ rinviato a domenica 2 settembre.
10.08, ore 21:30: Calici di stelle al castello di Montarrenti. Anche questâanno lâassociazione partecipa allâevento nazionale âCalici di stelleâ.Osservatorio aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata in particolare alle meteore dello sciame delle Perseidi, anche se sarĂ possibile osservare altri oggetti del cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria.
Il Cielo del Mese. Ogni primo giovedĂŹ del mese, ritrovo a Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola âPalmiero Capannoliâ. In caso di tempo incerto verificare al numero 3388861549 (Davide Scutumella). 04.08, ore 21:30: Il Cielo di Agosto.
Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdĂŹ del mese. Prenotazione obbligatoria. 24.08, ore 21:30: Serata dedicata al cielo estivo: protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti) e i pianeti Marte e Saturno.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Tutti i primi lunedĂŹ del mese: UNA COSTELLAZIONE SOPRA DI NOI
Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
http://telescopioremoto.uai.it
Le campagne nazionali UAI
10-12 agosto Le Notti delle Stelle
Il piĂš atteso appuntamento dellâestate astronomica durante il quale le associazioni astrofile proporranno una o piĂš serate dedicate allâosservazione delle Perseidi. Lâiniziativa è abbinata a âCalici di Stelleâ manifestazione enogastronomica promossa il 10 agosto dal Movimento Turismo del Vino e dallâAssociazione Nazionale CittĂ del Vino.
http://divulgazione.uai.it
Una ripresa a colori della Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: Alessandro Bianconi.
La ISS â Stazione Spaziale Internazionale, per il mese di agosto, sarĂ rintracciabile nei nostri cieli in orari serali, quindi senza lâobbligo della sveglia al mattino prima dellâalba, eccetto per lâultimo passaggio. Avremo cinque transiti notevoli con magnitudini elevate durante lâultimo mese estivo, auspicando come sempre in cieli sereni.
Come sempre gli orari sono calcolati per una localitĂ in Centro Italia, e con notevole anticipo, possono quindi differire per qualche minuto. Si consiglia sempre di consultare uno dei tanti programmi online o app gratuiti, impostato per la propria localitĂ , in prossimitĂ dell’evento.
Si inizierĂ il giorno 4 agosto, dalle 21:58 alle 22:05, osservando da NO a E. La ISS sarĂ ben visibile da tutta Italia con una magnitudine massima si attesterĂ su un valore di -3,6. Si inizia da subito con uno dei transiti migliori del mese.
Si replica il 6 agosto, dalle 21:50 verso ONO alle 21:57 verso SSE. VisibilitĂ migliore dalle regioni occidentali del nostro Paese, con magnitudine di picco a -3,5.
Tragitto della Stazione Spaziale la notte del 7 agosto, vista da una localitĂ in Centro Italia, costa tirrenica. Generato da Heavens-Above.com. Cliccare per ingrandire.
Passiamo al giorno 7 agosto, dalle 20:58 in direzione NO alle 21:06 in direzione ESE. Osservabile nuovamente al meglio da tutto il Paese, con una magnitudine massima di -3,8. Sperando come sempre in cieli sereni per il miglior transito del mese.
Il penultimo si avrĂ il giorno 9 agosto, dalle 20:50 da ONO alle 20:59 a SE, con magnitudine massima a -3,0. Osservabile ancora una volta, al meglio, dallâoccidente italiano.
Lâultimo transito del mese, il 30 agosto, sarĂ il preannunciato mattutino. Dalle 05:41 alle 05:50, da SSO a ENE. Magnitudine di picco a -3,0. Passaggio osservabile al meglio dal Centro-Sud, ma che se visto dal centro, transiterĂ nella costellazione di Orione, che ricompare nuovamente al mattino prima dellâalba.
Giorno
Ora Inizio
Direzione
Ora Fine
Direzione
Magnitudine
04
21:58
NO
22:05
E
-3.6
06
21:50
ONO
21:57
SSE
-3.5
07
20:57
NO
21:06
ESE
-3.8
09
20:51
ONO
20:59
SE
-3.0
30
05:41
SSO
05:50
ENE
-3.0
N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite ad un punto centrato sulla penisola, nel Centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto Âą 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati.
Il 9 ottobre 1604, gli osservatori del cielo - incluso l'astronomo Johannes Kepler, avvistarono una "nuova stella" nel cielo occidentale, rivaleggiando per splendore con i pianeti vicini. Ora gli astronomi hanno utilizzato i telescopi spaziali Spitzer, Hubble e Chandra-X per analizzare il residuo di supernova nella luce infrarossa, ottica e ai raggi X. Crediti: NASA/ESA/JHU/R.Sankrit & W.Blair
Il 9 ottobre 1604, gli osservatori del cielo – incluso l’astronomo Johannes Kepler, avvistarono una “nuova stella” nel cielo occidentale, rivaleggiando per splendore con i pianeti vicini. Ora gli astronomi hanno utilizzato i telescopi spaziali Spitzer, Hubble e Chandra-X per analizzare il residuo di supernova nella luce infrarossa, ottica e ai raggi X. Crediti: NASA/ESA/JHU/R.Sankrit & W.Blair
La supernova di Keplero sembra non aver lasciato resti stellari attorno a sĂŠ oltre quelli che oggi possiamo ammirare, ovvero una struttura nebulosa di gas e polveri in direzione della costellazione di Ofiuco, a 16.300 anni luce dal Sole. Queste sono le conclusioni a cui è giunto un team internazionale di ricercatori, guidato da Pilar Ruiz-Lapuente dellâUniversitĂ di Barcellona, che ha cercato di trovare le tracce del sistema stellare binario dal quale si è generata lâimmane esplosione.
Nei sistemi stellari binari, una delle stelle della coppia, quando raggiunge la fine del suo ciclo evolutivo e diventa una nana bianca, può iniziare a catturare del materiale dalla compagna fino a raggiungere una certa massa limite (equivalente a 1,44 masse solari, il cosiddetto âlimite di Chandrasekharâ). Questo processo porta alla fusione del carbonio nel nucleo della nana bianca, producendo unâesplosione che può moltiplicare 100 mila volte la luminositĂ iniziale della stella. Il fenomeno, tanto breve quanto violento, è noto come supernova. A volte un evento di supernova può essere addirittura visibile ad occhio nudo dalla Terra, proprio come nel caso della supernova osservata e identificata dallâastronomo tedesco Giovanni Keplero nel 1604.
Le attuali teorie suggeriscono che la supernova di Keplero venne prodotta dallâesplosione di una nana bianca in un sistema binario. Per questo nella ricerca pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal, il team ha cercato la possibile stella superstite del duo stellare che avrebbe trasferito massa alla nana bianca, portandola quindi ad esplodere. Lâimpatto di questa esplosione avrebbe aumentato la luminositĂ e la velocitĂ dellâeventuale compagno superstite, che sarebbe stato scaraventato nello spazio circostante, ma potrebbe persino averne modificato la sua composizione chimica. I ricercatori sono quindi andati alla ricerca di stelle con qualche anomalia che avrebbe permesso loro di identificare il possibile compagno della nana bianca esplosa 414 anni fa.
Per svolgere questa indagine, sono state utilizzate le immagini riprese con il Telescopio Spaziale Hubble della NASA. ÂŤLâobiettivo era quello di determinare i moti di un gruppo di 32 stelle in tutta la regione del resto di supernova che tuttâoggi osserviamoÂť, dice Luigi Bedin, astronomo dellâIstituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Padova e coautore dellâarticolo. I ricercatori hanno anche utilizzato i dati dallo strumento Flames, installato al Very Large Telescope (VLT), dellâESO in Cile.
ÂŤAbbiamo cercato â spiega Pilar Ruiz-Lapuente, ricercatrice presso lâIstituto di Scienze del Cosmo di Barcellona (Ub-Ieec) e il Consiglio Superiore per la Ricerca Scientifica (Csic) â una stella peculiare quale possibile compagna del progenitore della supernova di Keplero, e per questo abbiamo caratterizzato tutte le stelle in prossimitĂ del resto della supernova Sn 1604. Ma non ne abbiamo trovato nessuna con le caratteristiche attese. Quindi tutto indica che lâesplosione stata è causata dalla fusione della nana bianca con unâaltra nana bianca oppure con il nucleo stellare di una compagna giĂ evolutaÂť.
SOGNANDO MARTE… Tra passato, futuro
e la meraviglia dell’osservazione del cielo!
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