Marte, il pianeta dei record

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Se considerassimo il Sistema solare come un elegante quartiere residenziale, Marte farebbe di sicuro parte del nostro vicinato. Ma conosciamo davvero tutte le meraviglie geologiche che il nostro vicino di casa spaziale conserva sulla sua superficie? 

Iniziamo esplorando le principali, quelle talmente grandi da essere visibili anche a scala planetaria, ovvero orbitando attorno al pianeta stesso. Grazie alle notevoli dimensioni di queste mega-strutture, Marte detiene diversi record se paragonato agli altri corpi celesti del Sistema solare.  

Valles Marineris: i canyon più profondi

Valles Marineris è una delle caratteristiche peculiari della superficie di Marte, formata da un sistema di canyon interconnessi lungo 4.000 km e profondo ben 8 km. Benché la sua origine sia connessa alla provincia vulcanica del Tharsis che la sovrasta, l’acqua allo stato liquido ha giocato un ruolo importante nel modellarne l’interno e probabilmente anche nel dar luogo alle spettacolari frane marziane che corrono giù dai ripidi pendii di questi crepacci, le più studiate dai geologi planetari.

Confronto tra le dimensioni di Valles Marineris e alcuni elementi terrestri: rispetto al Grand Canyon sulla Terra, i canyon marziani sono 10 volte più grandi in quanto a profondità ed estensione laterale; considerando invece la superficie coperta dagli Stati Uniti d’America, Valles Marineris sarebbe perfettamente inscrivibile al suo interno. Crediti: NASA

Tharsis: la provincia dei super-vulcani

Nelle ere del Noachiano ed Esperiano, Marte è stato un pianeta geologicamente molto attivo soprattutto dal punto di vista dei vulcani. Nella regione del Tharsisla più grande provincia ignea del Sistema solare, ve ne è un quartetto che ha dell’incredibile: i loro nomi sono Ascreus, Pavonis e Arsia Montes e sono degli enormi vulcani a scudo, dal diametro che varia da 100 fino a oltre 300 km e alti decine di km. Tra di essi, spicca però l’Olympus Mons, il vulcano più grande di tutto il Sistema solare, largo circa 600 km e alto circa 22 km. Per avere un’idea delle sue imponenti dimensioni, prendendo come riferimento il Vesuvio (alto circa 1,2 km) dovremmo moltiplicarlo quasi 20 volte prima di ottenere un’altezza paragonabile a quella dei super-vulcani marziani. 

I super-vulcani della provincia ignea della regione di Tharsis (in alto a destra); in basso a sinistra, la rappresentazione dell’Olympus Mons, da cui risulta evidente come rilievi e vulcani terrestri siano ben poca cosa se paragonati alle mastodontiche dimensioni degli edifici vulcanici marziani; in alto, uno zoom mostra la caldera (struttura vulcanica collassata) sulla sommità dell’Olympus Mons. Crediti: NASA

Hellas Planitia: una catastrofe planetaria

Nell’emisfero sud del Pianeta Rosso, una profonda e vistosa cicatrice occupa gli antichi altipiani delle zone di Tyrrhena e Noachis Terrae. Essa è la testimone di un impatto meteoritico avvenuto nei primordi della formazione del nostro Sistema solare (~ 4 miliardi di anni fa), la cui causa potrebbe essere stata una meteorite di più di 100 km di diametro! Hellas Planitia è una pianura profonda circa 7 km e larga ben 2.300 km. Ricostruendo le conseguenze di un simile evento, gli scienziati hanno ipotizzato che la formazione dei super-vulcani del Tharsis sia legata all’indebolimento crostale dovuto al cataclisma che ha formato Hellas.

Hellas Planitia testimonia uno degli impatti più devastanti nella storia del Sistema solare, tanto da aver avuto conseguenze a scala planetaria indebolendo la litosfera solida marziana e facilitando forse la formazione dei super-vulcani del Tharsis; il bacino di Hellas ha persino una sua geografia, fatta di valli, dorsali e pianure. Crediti: Voelker et al., 2017; Zhang et al., 2022

Queste sono solo alcune delle strutture geologiche mozzafiato che è possibile trovare su Marte, il pianeta più studiato del Sistema solare. Sono ancora molti però i misteri da svelare, riguardo al suo passato e alla sua storia evolutiva.

Mappa della superficie di Marte (mosaico globale dati MOLA). In evidenza, le posizioni delle strutture geologiche trattate nell’articolo; la scala di colori adottata riproduce i valori di altitudine del suolo: toni freddi per le depressioni, toni caldi per le zone più elevate. Crediti: https://maps.planet.fu-berlin.de

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Fonti:

  1. A. Rossi, S. van Gasselt (2010). Geology of Mars after the first 40 years of exploration, Research in Astronomy and Astrophysics
  2. A. Rossi, S. van Gasselt (eds.), Planetary Geology, Springer Praxis Books, DOI 10.1007/978-3-319-65179-8_7
  3. Voelker, M., Hauber, E., Schulzeck, F., Jaumann, R. (2017). Grid-mapping Hellas Planitia, Mars – Insights into distribution, evolution and geomorphology of (Peri)-glacial, fluvial and lacustrine landforms in Mars, Planetary and Space Science, Vol. 145, 49–70
  4. Zhang, L., Zhang, J., Mitchell, R. N. (2022). The Hellas Basin–Alba Patera antipodal effect on Mars, DOI:10.1016/j.xinn.2022.100280