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Ecco cosa c’è al cuore del quasar 3C 279

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Rappresentazione artistica del centro brillante una galassia distante, il quasar 3C 279 che contiene un buco nero supermassiccio con una massa circa un miliardo di volte quella del Sole. È così lontano dalla Terra che la sua luce ha impiegato più di 5 miliardi di anni per raggiungerci. Credit: Eso/M. Kornmesser
Rappresentazione artistica del centro brillante una galassia distante, il quasar 3C 279 che contiene un buco nero supermassiccio con una massa circa un miliardo di volte quella del Sole. È così lontano dalla Terra che la sua luce ha impiegato più di 5 miliardi di anni per raggiungerci. Credit: Eso/M. Kornmesser

La collaborazione scientifica internazionale Event Horizon Telescope (Eht), che ha realizzato la famosissima prima immagine di un buco nero, ora è riuscita a ritrarre, con un livello di dettaglio inedito, il quasar 3C 279, un getto relativistico originato probabilmente dalle vicinanze di un buco nero supermassiccio. La tecnica utilizzata da Eht, chiamata interferometria a base molto lunga (Vlbi), ha permesso agli scienziati di studiare la morfologia su scala fine del getto vicino alla sua base, dove si pensa abbia origine un’emissione di raggi gamma molto variabile. I risultati sono pubblicati nel numero di Astronomy and Astrophysics del 7 aprile. La collaborazione Eht continua così a estrarre informazioni fondamentali dalla eccezionale raccolta dati della campagna osservativa globale condotta nell’aprile 2017.

L'articolo pubblicato in occasione della prima immagine di un buco nero da EHT. In formato digitale e gratuito: clicca sull'immagine e leggi!

«Ogni volta che apriamo una nuova finestra osservativa sul nostro universo, esso ci regala nuove emozioni», commenta Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice all’Infn e professore all’Università Federico II di Napoli, membro della Collaborazione Eht. «Il risultato ottenuto ci permette ora di avere una maggiore comprensione della natura e dei processi fisici alla base di queste enormi sorgenti di energia: siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello al grande puzzle della storia dell’universo».

«Comprendere in dettaglio i processi fisici legati alla formazione dei getti relativistici, e il meccanismo di accelerazione e collimazione di questi ultimi, ha rappresentato, da 50 anni a questa parte, uno dei principali filoni di ricerca dell’astrofisica moderna», spiega Ciriaco Goddi, responsabile scientifico del progetto BlackHoleCam, principale partner europeo di Eht. «Oggi, grazie al progetto Eht, possiamo avere finalmente accesso alla base di questi getti giganteschi, che si propagano per migliaia e alle volte milioni di anni luce, e capire la loro relazione fisica dal buco nero centrale».

3C 279, obiettivo di questo studio, è una galassia nella costellazione della Vergine, che gli scienziati classificano come quasar (contrazione di quasi-stellar, cioè sorgente “quasi stellare”) perché al suo centro brilla un punto di luce ultra-luminoso e variabile quando enormi quantità di gas e stelle cadono all’interno del un gigantesco buco nero che si trova al suo centro. Il buco nero, la cui massa è circa un miliardo di volte quella del Sole, “ingoia” le stelle e il gas che si avvicinano al suo potente disco di accrescimento per poi espellerne una parte del gas in due sottili getti di plasma a velocità vicine alla velocità della luce.

La rete di radiotelescopi di Eht. Crediti: Eso/O. Furtak

Questo processo racconta di enormi forze in gioco al suo centro e ora i telescopi di Eht ne mostrano i dettagli, i più nitidi di sempre, con una risoluzione più fine di un anno luce, riuscendo a vedere sia il getto (fino al disco di accrescimento), sia il getto e il disco stessi mentre sono in azione. I dati recentemente analizzati mostrano che il getto, normalmente diritto, ha invece alla base un’inaspettata forma contorta. Inoltre, per la prima volta si osservano delle strutture perpendicolari al getto, che potrebbero essere interpretate come il disco di accrescimento dai cui poli vengono espulsi i getti. Confrontando le immagini nei giorni successivi, si vedono queste strutture cambiare nei minimi dettagli, quindi forse quello che si osserva è la rotazione del disco di accrescimento e della materia che viene disintegrata e cade, un processo che, oltre all’espulsione del getto, in precedenza non era mai stato visualizzato dal vero ma solo tramite simulazioni numeriche.

«I risultati di Eht hanno rivelato la parte più interna del getto di 3C 279, già osservato su grande scala a lunghezze d’onda maggiori con tecniche Vlbi», spiega Kazi Rygl, ricercatrice Inaf a Bologna nel team scientifico di Eht, che ha lavorato con la collega Elisabetta Liuzzo alla calibrazione dei dati. «Questo nuovo studio ci permette di comprendere meglio i processi fisici e la struttura dei getti nei nuclei galattici attivi».

I telescopi che hanno contribuito a questo risultato sono Alma, Apex, il telescopio Iram da 30 metri, il James Clerk Maxwell Telescope, il Large Millimeter Telescope, il Submillimeter Array, il Submillimeter Telescope e il South Pole Telescope. I telescopi lavorano insieme usando una tecnica chiamata interferometria di base molto lunga (Vlbi), che sincronizza gli osservatori distribuiti in varie parti del mondo e sfrutta la rotazione del nostro pianeta per formare un enorme telescopio delle dimensioni della Terra. La tecnica Vlbi consente a Eht di raggiungere una risoluzione di 20 micro-secondi d’arco, equivalente alla risoluzione che servirebbe a individuare dalla Luna un’arancia sulla Terra. I dati “grezzi” acquisiti dai singoli telescopi sono combinati usando super-computer specifici (chiamati correlatori), ospitati dall’Mpifr di Bonn e dall’Osservatorio Haystack del Mit, i quali forniscono in uscita dei dati “correlati” da cui è possibile ricostruire un’immagine della sorgente radio osservata.

La campagna di osservazione dell’Eht di marzo/aprile 2020 è stata annullata a causa dell’epidemia globale Covid-19. La collaborazione Eht è ora impegnata a pianificare i prossimi passi, sia delle nuove osservazioni sia dell’analisi dei dati già raccolti.

Per saperne di più:

Guarda il servizio video di MediaInaf Tv:


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BepiColombo: il 10 aprile lo swing-by attorno alla Terra

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Le principali tappe del viaggio di BepiColombo verso Mercurio. ESA
Le principali tappe del viaggio di BepiColombo verso Mercurio. ESA

BepiColombo, lanciata nel 2018, sta attualmente orbitando attorno al Sole a una distanza simile a quella della Terra.
Il 10 aprile, verso le 06:25 ora italiana, si avvicinerà al nostro pianeta alla distanza di soli 12.700 chilometri (che è molto inferiore rispetto all’altitudine a cui si trovano molti satelliti terrestri).

BepiColombo è composta da due veicoli spaziali separati: L’ESA ha sviluppato il Mercury Planetary Orbiter (MPO) mentre la Japan Aerospace Exploration Agency JAXA ha fornito il Mercury Magnetospheric Orbiter (Mio). Il primo studierà la superficie e la composizione interna del pianeta; il secondo, la magnetosfera di Mercurio.
I due orbiter sono impilati in cima al Mercury Transfer Module (MTM) realizzato dall’ESA che fornisce la propulsione a ioni e altri servizi non necessari per la missione vera e propria. Entrambi sono parzialmente oscurati dall’MTM stesso ma il team europeo ritiene di poter accedere a 8 degli 11 strumenti scientifici di MPO durante lo swing-by (potete trovare la panoramica completa del payload in un precedente post su aliveuniverse.today). La vista di Mio sarà, invece, per lo più bloccata dal parasole ma alcuni alcuni sensori saranno comunque attivati.

Mantenendo la distanza sociale prevista dalle restrizioni COVID-19 e tutti i dispositivi di protezione personali necessari, la squadra dell’European Space Operations Centre (ESOC) a Darmstadt (Germania), è al lavoro già da due settimane per preparare le sequenze di comando da inviare alla navicella e pianificare uno dei momenti peggiori di tutta la manovra, l’eclissi, ossia quei 34 minuti in cui i pannelli solari di BepiColombo non riceveranno energia.

La Terra e Lanua catturate da BepiColombo a marzo 2020.

La sonda è dotata anche di 3 telecamere GoPro per collezionare selfie mentre si avvicina alla Terra.

«Al momento del sorvolo, BepiColombo avrà percorso quasi 1,4 miliardi di km da quando è stata lanciata ad ottobre 2018. Eppure, passando ad un’altitudine di soli 12.700 km, arriverà entro un paio di migliaia di chilometri dell’esosfera del nostro pianeta, lo strato più esterno dell’atmosfera, dandoci l’ultima possibilità di salutarci e dirci addio».

«Questa è l’ultima volta in cui vedremo BepiColombo dalla Terra», spiega Joe Zender, vice scienziato del progetto BepiColombo all’ESA. «Dopodiché andrà più in profondità nel Sistema Solare interno».

Durante il sorvolo, la sonda non sarà visibile a occhio nudo perché raggiungerà una magnitudine apparente pari a 8 ma potrà essere osservata dagli astronomi e astrofili terrestri con l’ausilio di telescopi, binocoli o macchine fotografiche: l’emisfero sud avrà la visuale migliore ma anche l’Europa meridionale potrebbe scorgere BepiColombo bassa all’orizzonte.

Ulteriori dettagli sulla visibilità del passaggio dalla vostra località possono essere reperiti sul sito di  Haevens Above.


Il tragitto del passaggio della sonda nel fly by con la Terra. ESA

Il sorvolo della Terra del 10 aprile è solo il primo delle nove manovre di gravità assistita che attendono BepiColombo durante il suo viaggio di 7 anni verso Mercurio.
A ottobre, la navicella eseguirà il primo dei due swing-by su Venere, mentre i restanti sei avverranno tutti direttamente attorno a Mercurio.

BepiColombo arriverà a Mercurio alla fine del 2025. La missione scientifica inizierà tre mesi dopo, quando Mio e MPO si separeranno dal Mercury Transfer Module ed entreranno nelle rispettive orbite target.

© Copyright Alive Universe

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Astrochannel: seminari e coffee-talk

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Una TV via web sulle attività dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La visione e l’utilizzo di Astrochannel sono gratuiti e consentiti a tutti (se però siete interessati solo a singoli video, suggeriamo d’iscriversi). Suggeriamo di seguito i seminari in lingua italiana, ma il programma è decisamente più ampio e può essere consultato qui: http://www.media.inaf.it/inaftv/seminari/#3151
Attenzione: l’elenco che segue potrebbe essere non aggiornato. Per maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale sui singoli seminari, vi invitiamo a fare riferimento ai siti web delle singole sedi.

OA Napoli, 08/04/2020 @ 11:15
Italo Testa
(Università di Napoli), “Relazione tra metacognizione e conoscenza disciplinare in astronomia”
IASF Milano, 29/04/2020 @ 14:00
Marco Malaspina & Marco Galliani
(Inaf), “Media Inaf e Ufficio stampa Inaf: a chi servono, come funzionano”
Per seguire i seminari, installare il software (http://www.media.inaf.it/inaftv/) o cercare il video sul canale YouTube INAF-TV.
Astrochannel è un software di Marco Malaspina – Copyleft INAF Ufficio Comunicazione – 2007-2015

Planetario di Torino

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home-infinito

home-infinitoIl planetario Infini.to è chiuso al pubblico, rispettando le direttive per il contenimento dell’epidemia, ma vogliamo continuare a raccontarvi la meraviglia del cielo. Approfittiamo di queste settimane in cui #restiamoacasa e vi parliamo di stelle, costellazioni e pianeti. Potete trovare video, interviste, racconti e risorse per bambini direttamente sul nostro sito divisi in tre principali categorie: Kids, I racconti del Cielo e News dallo Spazio
www.planetarioditorino.it/infinito/

Raro buco nero di “taglia M” scovato da Hubble

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Nuovi dati del telescopio spaziale Hubble della Nasa/Esa hanno fornito la prova finora più forte dell’esistenza dei buchi neri di massa intermedia nell'universo. Hubble conferma che questo buco nero di massa intermedia risiede all'interno di un denso ammasso stellare. Crediti: ESA/Hubble, M. Kornmesser
Nuovi dati del telescopio spaziale Hubble della Nasa/Esa hanno fornito la prova finora più forte dell’esistenza dei buchi neri di massa intermedia nell'universo. Hubble conferma che questo buco nero di massa intermedia risiede all'interno di un denso ammasso stellare. Crediti: ESA/Hubble, M. Kornmesser

Si dice sempre che i buchi neri sono di due tipi: quelli stellari, più piccoli e meno massicci, e quelli supermassicci, grandi e grossi, al centro delle galassie. Tra i due tipi estremamente diversi, ce ne potrebbe essere un terzo, quello dei buchi neri di massa intermedia (Imbh).

I buchi neri di massa intermedia sono un “anello mancante” a lungo ricercato, di cui oggi sono stati trovati solo alcuni candidati. Sono più piccoli dei buchi neri supermassicci che risiedono nei nuclei delle grandi galassie, ma più grandi dei buchi neri di massa stellare formati dal collasso di stelle massicce.

L’oggetto di un nuovo studio pubblicato su Astrophysical Journal Letters, è un buco nero la cui massa è di oltre 50mila volte la massa del Sole.

Purtroppo per noi, i buchi neri di massa intermedia sono piuttosto difficili da trovare. «Sono oggetti molto sfuggenti ed è fondamentale considerare attentamente, ed eventualmente escluderle, spiegazioni alternative per ciascun candidato. Questo è ciò che Hubble ci ha permesso di fare con il nostro candidato», spiega Dacheng Lin dell’Università del New Hampshire, primo autore dello studio. Lin e il suo team hanno utilizzato il telescopio spaziale Hubble per fare un follow-up ottico delle osservazioni X effettuate da Chandra della Nasa e dalla missione Xmm-Newton dell’Esa.

«L’aggiunta di ulteriori osservazioni a raggi X, ci ha permesso di comprendere la produzione totale di energia», aggiunge Natalie Webb, membro del team dell’Università di Tolosa in Francia. «Questo ci ha aiutato a capire il tipo di stella che è stata distrutta dal buco nero». Nel 2006 questi satelliti ad alta energia hanno rilevato un potente bagliore a raggi X, ma non era chiaro se provenisse dall’interno o dall’esterno della nostra galassia. I ricercatori lo hanno attribuito a una stella distrutta dopo essersi avvicinata troppo a un oggetto compatto, gravitazionalmente molto potente, come un buco nero.

Hubble scopre un buco nero in un luogo inaspettato. Crediti: Nasa/Esa e G. Bacon (STScI)
Sorprendentemente, la sorgente a raggi X – chiamata 3Xmm J215022.4-055108 – non si trovava al centro di una galassia, dove normalmente risiedono enormi buchi neri, e questo ha fatto sperare che il colpevole dell’emissione fosse un buco nero di massa intermedia. Tuttavia, prima di esserne certi, si doveva escludere altre possibili sorgenti di radiazione X, quale ad esempio una stella di neutroni della nostra galassia.

Hubble è stato puntato in direzione della sorgente X, per riuscire a individuarla e capire esattamente la sua posizione. Le immagini ad alta risoluzione hanno confermato che i raggi X non provenivano da una sorgente isolata nella nostra galassia, bensì da un ammasso stellare distante e denso alla periferia di un’altra galassia, che è proprio il posto ideale in cui gli astronomi si aspettavano di trovare l’evidenza di buchi neri di massa intermedia.

Osservazioni precedenti effettuate con il telescopio spaziale Hubble, avevano dimostrato che più è massiccia la galassia, più massiccio è il suo buco nero. Pertanto, questo nuovo risultato suggerisce che l’ammasso stellare che ospita 3Xmm J215022.4-055108 potrebbe essere ciò che è rimasto del nucleo di una galassia nana di bassa massa, che è stata distrutta dall’interazione gravitazionale con la sua attuale galassia ospite.

I buchi neri di massa intermedia sono particolarmente difficili da trovare perché sono più piccoli e meno attivi dei buchi neri supermassicci. Non hanno fonti di combustibile prontamente disponibili, né hanno una forza gravitazionale sufficientemente forte da poter attrarre costantemente stelle e altro materiale cosmico e produrre di conseguenza il bagliore che ci permetterebbe di rivelarle. Gli astronomi devono quindi riuscire a catturare un Imbh in flagrante, nell’atto piuttosto raro di divorare una stella.

Questa immagine del telescopio spaziale Hubble evidenzia la posizione di un buco nero di massa intermedia oggetto dello studio, la cui massa è 50mila volte la massa del. Il buco nero, chiamato 3Xmm J215022.4-055108, è indicato dal cerchio bianco. Le immagini ad alta risoluzione di Hubble mostrano che il buco nero risiede in un denso ammasso stellare, ben al di fuori della nostra galassia. Questa foto è stata scattata con la Advanced Camera for Surveys di Hubble. Crediti: Nasa, Esa e D. Lin (Università del New Hampshire)
Lin e i suoi colleghi hanno esaminato l’archivio dei dati di Xmm-Newton, cercando tra centinaia di migliaia di sorgenti, a caccia di prove tangibili di questo candidato Imbh. Una volta trovate, il bagliore X generato dalla stella distrutta dal buco nero ha permesso agli astronomi di stimare la massa del buco nero stesso.

Confermare un Imbh apre la porta alla possibilità che ve ne siano molti altri, nascosti nel buio, in attesa di divorare una stella troppo audace che passa nelle vicinanze. Lin intende continuare questo meticoloso lavoro investigativo, usando i metodi sviluppati dal suo team, che finora hanno avuto successo. «Studiare l’origine e l’evoluzione dei buchi neri di massa intermedia», dice Webb, «fornirà finalmente una risposta su come sono nati i buchi neri supermassicci, che troviamo nei centri delle galassie massicce».

I buchi neri sono uno degli ambienti più estremi che conosciamo e rappresentano un banco di prova per le leggi della fisica e per la nostra comprensione dell’universo. Ma come si formano i buchi neri di massa intermedia? E i buchi neri supermassicci, prima erano buchi neri di massa intermedia? La loro casa preferita sono i densi ammassi stellari? Gli astronomi hanno compreso un mistero, ma come vedete le domande che richiedono una risposta sono ancora tantissime.

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#ilcieloacasa Venere e Pleiadi, la congiunzione perfetta!

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Volgendo il nostro sguardo verso ovest-sudovest, già dalla prima serata del 3 aprile potremo ammirare una particolare congiunzione tra il pianeta Venere, brillantissimo (mag. –4,6), e l’ammasso delle Pleiadi (M 45) nel Toro.

In alto, una ricostruzione naturalistica di ciò che potremo osservare nella tarda serata del 3 aprile, un paio d’ore circa prima del momento del massimo avvicinamento, quando la brillantissima Venere si mostrerà circondata dalle stelle dell’ammasso delle Pleiadi. Nella mappa (in basso) invece vediamo il percorso di Venere relativo all’ammasso di stelle nei giorni immediatamente precedenti e successivi la congiunzione, Crediti Coelum astronomia

Il momento del massimo avvicinamento (15’ dalla stella Alcyone) avverrà alle ore 00:48 del 4 aprile, quando però – purtroppo – le Pleiadi saranno già scese sotto l’orizzonte (alle ore 23:50 circa). Non c’è da disperarsi per questo: l’avvicinamento di Venere sarà bellissimo da osservare anche con un paio d’ore di anticipo!

Consigliamo non solo di osservare questo magnifico fenomeno a occhio nudo o al binocolo, ma di scattare anche alcune fotografie per immortalare questo momento speciale che si ripresenterà solo tra alcuni anni (si consiglia la lettura dell’articolo di Aldo Vitagliano a tal proposito).

Le fotografie potranno essere a campo stretto, nel tentativo di registrare le sette sorelle in compagnia della luminosa dea della bellezza, oppure a campo più ampio, per includere magari anche dei dettagli de paesaggio circostante, sia naturale che architettonico (di questi tempi possono essere originali anche le antenne del tetto del condominio di fonte!).

Considerato il fatto che molti di noi non avranno la possibilità di recarsi fuori di casa, un’idea potrebbe essere quella di riprendere l’incontro celeste contornato dalla cornice di una finestra… Ricordiamo poi che il giorno 6 aprile, quando Venere avrà già un po’ preso le distanze dalle Pleiadi, alle ore 20:06 circa (ma si consiglia di verificare l’orario preciso per la propria posizione geografica specifica attraverso un planetario o un’app per smartphone), al convivio formato dal pianeta e dall’ammasso di stelle si aggiungerà anche la Stazione Spaziale Internazionale (mag. –3,4), che transiterà a poca distanza dagli astri, creando un’ulteriore ottima occasione fotografica.

➜   Vedi anche i consigli per la ripresa di Giorgia Hofer, in occasione della congiunzione del 2018: Venere al tramonto con le Pleiadi

Le effemeridi di Luna e Pianeti le trovi nel Cielo di Aprile 2020 su coelum.com



Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Aprile su Coelum Astronomia 243

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#IlCieloACasa Io resto a casa a osservare le stelle

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A coloro che sono “in prima linea” in questa emergenza da coronavirus, a medici, infermieri… ma anche commessi, operai, forze dell’ordine e tutti coloro che ci garantiscono i servizi essenziali, non sempre così visibili e scontati, a loro va tutta la nostra gratitudine.

La maggiorparte di noi, invece, sta vivendo un momento di stop forzato, alcuni con la fortuna di poter continuare a lavorare da casa, altri facendo grossi sacrifici, ma tutti confinati tra le mura domestiche. Stiamo a casa. In un periodo come questo, però, per quanto difficile, abbiamo anche la possibilità di riscoprire e riconquistare un po’ di quel tempo perduto che la frenetica vita di tutti i giorni ci ha tolto. E così possiamo tornare a riscoprire anche le stelle, con articoli e approfondimenti, nuovi spunti e… anche quello che inaspettatamente possono offrire i cieli di città.

Noi di Coelum Astronomia, insieme alla comunità di appassionati, astrofili, astronomi e professionisti del settore, vogliamo ricordarvi che l’astronomia e la gioia di osservare il cielo possono essere di conforto in questo difficile momento.

Seguiteci! Vi segnaleremo spunti e suggerimenti per passare dell’ottimo tempo con l’astronomia, comodamente seduti sul divano o affacciati al balcone. Vi terremo informati sulle molte occasioni di incontro virtuale, come eventi, lezioni o osservazioni, curate sia da professionisti che da gruppi astrofili.

Nel numero di aprile (già online e sempre in formato digitale e gratuito) trovate una piccola raccolta di spunti e attività, dalle più semplici alle più impegnative, e altre ne seguiranno: continuate a seguirci su tutti i nostri canali online: il nostro sito web coelum.com , la nostra pagina Facebook e il nostro profilo Twitter (@coelum_news), oppure partecipate alle discussioni sul nostro Forum Coelestis, ricco anch’esso di suggerimenti e utili guide.

Nel nostro “Cielo del mese” – all’interno del numero e nella sezione dedicata del sito – trovate come sempre suggerimenti e consigli per le osservazioni a occhio nudo e spunti originali per i più esperti.

Anche associazioni e operatori del settore forniscono nei loro siti numerosi spunti e contenuti, nonché utili consigli per scegliere (e acquistare online) la strumentazione più opportuna al costo migliore per ciascuno.

Insomma, è il momento giusto per imparare ad usare quel telescopio lasciato troppo tempo in garage, o per acquisire tutte le informazioni necessarie per comperare quello che avreste sempre voluto!

Per questo e per far scoprire anche a chi non guarda mai in su lo spettacolo che va in onda ogni notte serena sopra le nostre teste, abbiamo pensato a una campagna che riunisca tutte le realtà coinvolte, riviste, istituti ed enti, associazioni e aziende.

Unisciti a noi!
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I ❤️ Astronomy by Coelum Astronomia

Iniziativa in collaborazione con

Skypoint •  PrimaluceLabTS Italia Astronomy • Tecnosky •  Tecnosky Torino Auriga •  10MicronUnitronItalia Instruments •  Astronomia Pratica

•  Società Astronomica Pugliese •  Associazione Astrofili Cascinesi ACA


Il Cielo di Aprile 2020

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La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Apr > 00:00; 15 Apr > 23:00; 30 Apr > 22:00. Crediti Coelum Astronomia CC-BY

Indice dei contenuti

EFFEMERIDI

Luna

Sole e Pianeti

Poco dopo l’inizio della notte astronomica (ovvero poco dopo le 22:00), potremo notare le grandi costellazioni tipiche del periodo invernale, Orione e Toro su tutte, che stanno ormai declinando verso l’orizzonte occidentale: la primavera è iniziata e la stagione invernale ci sta salutando. Solo l’Auriga, con la splendente Capella, e i Gemelli, più alte in declinazione, terranno ancora testa alle incalzanti costellazioni primaverili. Tra queste, l’imponente figura trapezoidale del Leone dominerà il cielo in meridiano, seguito più a est dalla Vergine, con la brillante Spica, e dal Boote, con la rossa Arturo, facilmente rintracciabile in cielo.

Vicine alla Vergine scorgiamo le piccole ma inconfondibili sagome del Corvo e della Coppa. Sull’orizzonte di est-nordest, comincerà invece ad alzarsi la figura dell’Ercole, seguita a notte fonda dalla Lira e dal Cigno, le cui stelle principali, Vega e Deneb, tracciano (assieme ad Altair, nell’Aquila) il famoso “triangolo” che ci porta ad assaporare già, con la mente, il caldo periodo estivo. Lo zenit sarà invece dominato dal Grande Carro dell’Orsa Maggiore.

➜ Il Cielo di aprile con la UAI: Tra le galassie dell’Orsa Maggiore

COSA OFFRE IL CIELO

Venere continua a dominare il cielo della sera, e raggiungerà la sua massima luminosità per quest’anno proprio verso la fine del mese, ne godremo quindi ancora per parecchie settimane. Nei primi giorni del mese la vedremo avvicinarsi e poi superare l’ammasso aperto delle Pleiadi (M 45), in particolare attenzione alla notte tra il 3 e 4 aprile… in cui ci passerà praticamente in mezzo.

➜ Leggi anche Venere incontra le Pleiadi. La congiunzione “perfetta” di Aldo Vitagliano

Tutti gli altri pianeti continuano a mostrarsi ai mattinieri, ma cominciano anche ad apparire a chi soffre di insonnia o si affaccerà al balcone nelle prime ore del mattino. Giove anticipa sempre più il suo sorgere, già alle 3 e mezza a inizio mese, seguito da Saturno e Marte che si è fatto superare dai due pianeti ed è sempre un po’ più lento… lo vedremo attorno alle 3 solo a fine mese. A metà mese verranno nuovamente raggiunti dalla Luna con cui formeranno belle configurazioni proprio come il mese scorso. Mercurio farà solo capolino a tratti dall’orizzonte, anche lui sempre all’alba.

Maggiori dettagli e informazioni anche sui più distanti Urano e Nettuno, non visibili a occhio nudo, su pianeti nani e asteroidi, li trovate sempre sul

➜  Cielo di Aprile all’interno del nuovo numero (sempre in formato digitale e gratuito! L’abbonamento serve solo per avvisarvi dei prossimi numeri, ma è gratuito anche quello)

Aprile ha anche lui il suo sciame meteorico: le Liridi. È un magro sciame meteorico quello delle Liridi che, nonostante susciti un grande fascino (come sempre fanno le stelle cadenti), non promette di stupire con i numeri di meteore che caratterizzano invece gli sciami delle Perseidi o delle Geminidi. Nonostante ciò, complice anche la Luna Nuova che ci darà qualche notte di cielo buio, per chi vorrà tentare l’osservazione, il picco massimo è previsto per la mattina del 22 aprile e potranno essere utili per l’osservazione sia la notte prima che quella dopo. Maggiori informazioni e la cartina con il quadrante su:

➜ Organizzati in anticipo con Il Cielo di Aprile su Coelum Astronomia 243

Small Moon di Elena Pinna. Poco dopo le 6 del mattino, uno spettacolo affascinante e meraviglioso: una sottilissima falce di Luna ha incorniciato il cielo rischiarato dalle prime luci dell’alba. Cliccare l'immagine per i dettagli di ripresa.

Per quanto riguarda le sottili falci di Luna e la ripresa della luce cinerea della Luna, l’appuntamento è alla sera del 19 e 20 aprile e, dopo il Novilunio, al mattino tra il 24 e 26 aprile.

Per maggiori dettagli su orari e formazioni lunari da osservare al terminatore sulle falci di Luna, anche con l’aiuto di uno strumento, potete consultare la sezione dedicata a cura di Francesco Badalotti.

Continua poi l’esplorazione delle formazioni lunari nell’arco del mese con

Questo mese anche una tenue speranza… riusciremo ad avere una cometa visibile a occhio nudo? Più probabile per maggio, anche se non si sa mai, ma già ora con un buon binocolo se ne può tentare l’osservazione. È la C/2019 Y4 ATLAS e al momento, a inizio mese, è tra l’ottava e la settima magnitudine. Teniamola d’occhio!

➜ Comete. Attesa per la promettente C/2019 Y4 ATLAS

E ancora su Coelum astronomia 243

Cassiopea e il colore delle sue stelle sopra il Monte Cristallo. Crediti Giorgia Hofer

Il cielo è ricco di colori. Scopriamo i colori delle stelle con Giorgia Hofer.

➜ La Luna di Aprile 2020
e una guida per l’osservazione del settore sud verso nord.

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

➜ Ricerca di Supernovae: Gli italiani iniziano con una Nova

e il Calendario di tutti gli eventi di aprile 2020, giorno per giorno!

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com. E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in PhotoCoelum!

Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Aprile su Coelum Astronomia 243

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Frascati Scienza: Scienza Contagiosa

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Ecco cos’è Scienza Contagiosa, il programma di lezioni virtuali a cura dei membri del Comitato Scientifico dell’associazione. Si tratta di un programma di lezioni multidisciplinari e interattive (della durata circa di 45/60 minuti) accessibili a studenti e studentesse di ogni ordine e grado. Grazie alla multidisciplinarietà dei componenti del Comitato, la programmazione delle “virtual classroom” spazierà dalla fisica delle particelle, alla rivoluzione industriale 4.0 e non poteva mancare un momento di approfondimento dedicato al virus che sta mettendo in ginocchio l’Italia e anche il resto del mondo, insieme ai partner dell’Istituto Superiore di Sanità e alla Dr.ssa Caterina Rizzo, medico epidemiologo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Le lezioni restano sempre disponibili su:
La pagina Facebook www.facebook.com/pg/associazionefrascatiscienza
e il canale Youtube https://www.youtube.com/user/FrascatiScienza
oltre a poter seguire le repliche su IG TV dal profilo Instagram: https://www.instagram.com/frascatiscienza/

Saturno e Marte alla minima separazione!

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Torniamo a visitare il cielo di sudest, alle 5:00 del mattino del 31 marzo: è lo stesso teatro che abbiamo ammirato durante i giorni dal 18 al 20 marzo (anche se ora ci troviamo nella costellazione del Capricorno) e potremo notare come il pianeta Marte (mag. +0,8) abbia percorso lo spazio che lo separava da Saturno. Superato il grande Giove, ora l’affascinante Pianeta Rosso si trova in compagnia del “Signore degli Anelli”, in una congiunzione piuttosto stretta (circa 55’).

Giove, distante poco meno di 6° dalla coppia, più verso sud-sudest, sembrerà formare il vertice di un’acuta freccia che punta proprio verso il Sagittario. Sarà un’altra bella occasione di scattare delle fotografie.

Le effemeridi di Luna e Pianeti le trovi nel Cielo di Marzo 2020 su coelum.com



Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Aprile su Coelum Astronomia 243

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Il Cielo da casa. Pillole di astronomia con la UAI

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L’Unione Astrofili Italiani (UAI), al fine di supportare la comunità in questo momento difficile e di proseguire nell’opera di diffusione della cultura scientifica, lancia l’iniziativa “Pillole di Astronomia”, un ricco programma di incontri virtuali rivolti al grande pubblico, a cura delle delegazioni dell’UAI.

Tramite gli incontri, realizzati grazie all’uso piattaforme social e di web conference, i partecipanti potranno scoprire le meraviglie dell’Universo comodamente da casa – davanti al proprio computer, tablet o cellulare – e interagire con gli esperti dell’UAI per soddisfare tutte le proprie curiosità.

Questi i prossimi appuntamenti, alcuni eventi sono su prenotazione si consiglia quindi di verificare per tempo al link indicato:

31 marzo, ore 21:00 – BepiColombo: alla scoperta di Mercurio a cura dell’Associazione Tuscolana di Astronomia (ATA), con i ricercatori Valeria Mangano, Cristina Re, Carmelo Magnafico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Fabrizio De Marchi dell’Università di Roma Sapienza.

1 aprile, ore 21:00 – Distanze Cosmiche a cura dell’Istituto Spezzino Ricerche Astronomiche.  La lezione sarà disponibile anche sul canale You Tube dell’Associazione il 2 aprile

2 aprile, ore 21:00 – CORSO ASTRONOMIA DI BASE: IL SISTEMA SOLARE: PRIMA PARTE – IL SOLE a cura del Gruppo Astronomia Digitale (GAD), relatore Claudio Lopresti, Presidente GAD.

3 aprile, ore 21:00 – Giove: il gigante del Sistema Solare conferenza e sessione osservativa con telescopio remoto, a cura dell’Associazione Tuscolana di Astronomia. A relazionare sul tema della serata sarà la ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Francesca Altieri.

8 aprile, ore 21:00 – Spettroscopia a cura dell’Istituto Spezzino Ricerche Astronomiche. Si capirà come si analizza uno spettro e il metodo di classificazione spettrale Harvard e quello di Yerkes; si parlerà del Diagramma di Hertzsprung-Russell e delle informazioni che ci arrivano dalle osservazioni.  La lezione sarà disponibile anche sul canale You Tube dell’Associazione il 9 aprile

10 aprile, ore 21:00 – La data della Pasqua, tra religione e astronomia conferenza e sessione osservativa con telescopio remoto, a cura dell’Associazione Tuscolana di Astronomia.

17 aprile, ore 21:00 – Lo Zoo delle costellazioni dedicata ai bambini, a cura dell’Associazione Tuscolana di Astronomia.

24 aprile, ore 21:00 – I corpi minori del Sistema Solare conferenza e sessione osservativa con telescopio remoto, a cura dell’Associazione Tuscolana di Astronomia.

Partecipano all’iniziativa e sono già disponibili online:

I Live stream e le Lezioni di IRAS Astrofili Istituto Spezzino Ricerche Astronomiche con una serie di lezioni sulla dinamica e l’evoluzione delle galassie.

Alla scoperta di altri mondi: i pianeti extrasolari”, con ripresa del transito del pianeta extrasolare Wasp.43 b. Evento organizzato dal Gruppo Astronomia Digitale.

Spettacolare maratona Messier, a caccia dei 110 oggetti celesti del catalogo Messier. Evento a cura dell’Associazione Pontina di Astronomia.

Mezz’ora di scienza al tempo del coronavirus una serie di interventi con astronomi ed esperti, a cura dell’Associazione Pontina di Astronomia (APA), per sostenere una raccolta fondi in favore dell’ospedale “S. M. Goretti” di Latina. Per fare una donazione collegarsi al link: gf.me/u/xrrdr6

#Astrofiliacasa : Intervista al Dott. Giovanni Isopi Astrofilo – Astrofisico Otticatelescopio.com in un momento particolare per l’italia organizza serate d’intrattenimento astronomico, intervistando astrofili ed esperti che collaborano a questo progetto chiamato #Astrofiliacasa per divulgare oltre l’astronomia ma a sensibilizzare #iorestoacasa per bloccare questo diffondersi del contagio.

I buchi neri e le onde gravitazionali”, a cura del Gruppo Astronomia Digitale, relatore Nicola Giordani.

Si invita a consultare l’elenco degli eventi sul sito dell’UAI per future programmazioni


#ilcieloacasa #restiamoacasa a osservare le stelle
Astronomia da casa

Tanti spunti per affrontare assieme questo difficile momento e coltivare la nostra passione dal balcone o… dal proprio divano!

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Astronomiamo

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Loc-Coelum-Aprile2020

Loc-Coelum-Aprile2020

Web astronomy, tutti in un abbraccio

02.04: Hayabusa-2

16.04: BepiColombo

23.04: OSIRIS-REX

Informazioni su

https://www.astronomiamo.it

Unione Astrofili Italiani UAI

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I convegni e le iniziative UAI
30 marzo – 5 aprile Maestra Luna

Gli studenti osservano la Luna ad occhio nudo e con il telescopio, misurano le sue dimensioni, la sua distanza, la posizione fra le stelle e come si muove intorno alla Terra scoprendo tante curiosità che non sempre si trovano sui libri scolastici.
http://www.uai.it/sito/didattica-e-formazione/

#SpaceConnectsUs Lo Spazio che ci unisce

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In Europa e nel mondo ci siamo abituati a un modo diverso di vivere nelle ultime settimane.
Giovedì 26 marzo, l’ESA e Asteroid Day, partnere da tempo dell’ESA,  ospiteranno #SpaceConnectsUs – un’opportunità per connettersi oltre i confini e ascoltare esploratori dello spazio, artisti e scienziati su come gestire noi stessi e il nostro ambiente mentre le nostre comunità combattono una pandemia globale.

#SpaceConnectsUs è un evento online che si svolge dalle 16: 00-21: 00 (CET)  su ESA WebTV e ESA YouTube per aiutare tutti coloro che devono affrontare il distanziamento sociale godendosi la scienza, il nostro pianeta natale e il nostro sogni del cielo sopra di noi.

Il programma prevede connessioni remote con astronauti e ospiti provenienti da tutto il mondo, che parleranno a bambini, giovani adulti e alle loro famiglie e amici, della loro esperienza, delle tecniche utilizzate per vivere in luoghi confinati, utilizzando le conoscenze che hanno a loro disposizione: racconti di vita durante l’esplorazione spaziale, la fiducia nella scienza e le loro fonti di ispirazione.

Il programma si svolge in cinque parti, ognuna dedicata a una diversa lingua: a partire dalle 16:00 in olandese, seguito da tedesco (17:00 CET), italiano (18:00 CET), francese (19:00 CET) e inglese (20:00 CET, 19: 00 GMT).
Gli astronauti ESA saranno al centro di questa iniziativa, e saranno presenti Tim Peak, Alexander Gerst, Samantha Cristoforetti, Mattihia Maurer, Thomas Reiter, Frank de Winne e André Kuipers. Tra le celebrità invitate, troviamo invece Brian Cox, Ranga Yogeshwar and Bruce Benamran. Tra gli artisti anche Mayim Bialik (la Amy di Big Bang Theory, che ha anche un dottorato in neuroscienze), Olivia Newton-John, che non ha bisogno di presentazioni e Paulina Chávez (dalla webcomedy americana The Expanding Universe of Ashley Garcia).

Per essere coinvolti

L’evento è a partecipazione gratuita, già dal 24 marzo si possono fare domande con l’hashtag #SpaceConnectsUs sui canali social (Twitter, Facebook, o Instagram). Si potranno poi seguire le trasmissioni su ESA WebTV e ESA YouTube (qui sotto).

Per maggiori informazioni sul programma e aggiornamenti:

asteroidday.org/spaceconnectsus/

e gli usuali profili twitter @ESA •  @ESA_Italia •   @asteroidday


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Astrochannel: seminari e coffee-talk

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Una TV via web sulle attività dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La visione e l’utilizzo di Astrochannel sono gratuiti e consentiti a tutti (se però siete interessati solo a singoli video, suggeriamo d’iscriversi). Suggeriamo di seguito i seminari in lingua italiana, ma il programma è decisamente più ampio e può essere consultato qui: http://www.media.inaf.it/inaftv/seminari/#3151
Attenzione: l’elenco che segue potrebbe essere non aggiornato. Per maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale sui singoli seminari, vi invitiamo a fare riferimento ai siti web delle singole sedi.
OA Napoli, 01/04/2020 @ 11:15
Rossella Ragusa
(Università di Napoli), “Studio delle sovradensità di strutture intorno a quasar ad altissimo redshift, 4.67”
OA Napoli, 08/04/2020 @ 11:15
Italo Testa
(Università di Napoli), “Relazione tra metacognizione e conoscenza disciplinare in astronomia”
IASF Milano, 29/04/2020 @ 14:00
Marco Malaspina & Marco Galliani
(Inaf), “Media Inaf e Ufficio stampa Inaf: a chi servono, come funzionano”
Per seguire i seminari, installare il software (http://www.media.inaf.it/inaftv/) o cercare il video sul canale YouTube INAF-TV.
Astrochannel è un software di Marco Malaspina – Copyleft INAF Ufficio Comunicazione – 2007-2015

MarSEC Marana Space Explorer Center

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astronomia dal balcone

astronomia dal balcone
Video tutorial di cosa osservare in queste sere dal balcone di casa.

Per informazioni:
Pagina Facebook MarSEC Marana Space Explorer Center

#scienzasulbalcone Fuori gli smartphone e partecipa all’esperimento!

Hai mai partecipato a un esperimento scientifico direttamente da casa tua?

Primo Flash-mob italiano di citizen science sull’inquinamento luminoso. Appuntamento alle 21.00 sul balcone da lunedì 23 a mercoledì 25 marzo.
Per partecipare, sempre lunedì 23 alle 19.00, tutti connessi su Facebook e Youtube per la
diretta con i ricercatori

In questi giorni di emergenza e di isolamento, ci siamo dati più volte appuntamento alla finestra o sui balconi per realizzare insieme semplici azioni che ci facessero sentire meno soli. Durante una di queste, tanti hanno provato a illuminare il cielo notturno con il cellulare così da essere fotografati dal satellite. In realtà la luminosità della luce flash di uno smartphone non può essere rilevata da un satellite, ma questo insolito flash mob ha fatto nascere un’idea nella mente di due scienziati che si occupano di luce e di cielo: il ricercatore Alessandro Farini del Cnr-Ino e l’astrofisico e divulgatore scientifico Luca Perri. Perché non dare nuovamente appuntamento a tutti gli italiani alla finestra o sul balcone di casa per misurare con lo smartphone la luminosità del cielo sopra la propria abitazione?

Si tratta di un esperimento di scienza partecipata, a cui tutta la popolazione può dare il proprio contributo direttamente da casa, aiutando così i ricercatori a mappare la situazione dell’inquinamento luminoso lungo tutta la penisola italiana e le isole.
Negli ultimi decenni, nel nostro Paese si è registrato un costante incremento della luce presente nell’ambiente notturno dovuto all’eccessiva illuminazione artificiale notturna delle città: una vera e propria forma di inquinamento, “inquinamento luminoso”, che non solo compromette la nostra visione dell’universo, ma rappresenta anche un problema ambientale, economico, di sicurezza e di salute pubblica. Secondo lo studio condotto nel 2019 da CieloBuio – Coordinamento per la protezione del cielo notturno con l’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto da Carlo Cottarelli, il ricorso all’illuminazione pubblica in Italia è eccessivo. Ordinando le province europee per quantità di illuminazione pubblica sprecata pro capite, dalla più virtuosa alla meno virtuosa, in Italia solo tre province rientrano nella prima metà della classifica mentre ben 58 su 110 (il 53%) si trovano nell’ultimo 20%.

In linea con il paradigma della citizen science – che prevede il coinvolgimento di un pubblico o di scienziati non professionisti all’interno di veri e propri progetti di ricerca scientifica – il Cnr rivolge quindi alla popolazione un triplice invito:

1) dare un piccolo contributo concreto per rendere possibile una vasta raccolta di dati altrimenti irrealizzabile;

2) approfittare di questo momento in cui si è in casa per fare qualcosa di utile e significativo per la comunità scientifica e la collettività partecipando ad un progetto scientifico di alto impatto sociale;

3) contribuire a costruire quel ponte tra scienza e società, necessario per rendere i cittadini sempre più parte integrante del processo scientifico e del cambiamento sociale che non può prescindere dalle conoscenze sviluppate in ambito scientifico.

Gli appuntamenti sul balcone saranno tre: lunedì 23, martedì 24 e mercoledì 25 marzo prossimi. Per partecipare è sufficiente seguire le istruzioni cliccando i due pulsanti in giallo che trovi nella pagina dedicata all’iniziativa, scaricare e installare l’App suggerita, sporgerti alla finestra o uscire sul balcone alle 21, puntare verso l’alto lo schermo del tuo cellulare e avviare l’applicazione che misura la luce ambientale.

Prendi nota delle misure effettuate nelle tre sere e registrale sull’apposito form che troverai sul sito di #scienzasulbalcone a partire da lunedì 23.

Se hai tempo, il modo migliore per partecipare è effettuare la misurazione tutte e tre le sere, prendere nota di ciascuna misura e segnarle sull’apposito form tutte insieme entro giovedì 26 marzo. In questo modo ci aiuterai a raccogliere dati ancora più accurati. Oltre alle misurazioni ti chiederemo anche di indicarci il tuo CAP e il comune in cui ti trovi. I dati inseriti rimarranno anonimi. La mappa alla tua sinistra si popolerà con le misurazioni che verranno fatte in tutta Italia.

Quindi, segnati queste date:

  • lunedì 23 marzo, ore 21.00

  • martedì 24 marzo, ore 21.00

  • mercoledì 25 marzo, ore 21.00

E vai al sito dell’iniziativa per scaricare l’app corretta per il tuo smartphone!

#scienzasulbalcone

Oppure segui la diretta lunedì 23 alle h 19,00 sul sul canale youtube dedicato.
Qui l’evento facebook.

Un progetto a cura di: Unità Comunicazione e Relazioni con il Pubblico del Cnr. In collaborazione con: Associazione CieloBuio. #scienzasulbalcone sostiene @sciencewebfestival


Gruppo di lavoro:
Silvia Mattoni, Luca Balletti e Cecilia Tria, Unità Comunicazione e Relazioni con il Pubblico
Alessandro Farini e Elisabetta Baldanzi, Istituto nazionale di ottica del Cnr
Luca Perri, astrofisico e divulgatore scientifico
Grafica a cura di Daniela Gaggero (Unità Comunicazione e Relazioni con il Pubblico)
Seguili sui social: Comunicazione.cnr su Facebook e YouTubeCieloBuio su FacebookLuca Perri su Instagram


Stelle, stelle doppie, stelle in evoluzione e… comete!

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Astrochannel: seminari e coffee-talk

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INAFUna TV via web sulle attività dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La visione e l’utilizzo di Astrochannel sono gratuiti e consentiti a tutti (se però siete interessati solo a singoli video, suggeriamo d’iscriversi). Suggeriamo di seguito i seminari in lingua italiana, ma il programma è decisamente più ampio e può essere consultato qui: http://www.media.inaf.it/inaftv/seminari/#3151
Attenzione: l’elenco che segue potrebbe essere non aggiornato. Per maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale sui singoli seminari, vi invitiamo a fare riferimento ai siti web delle singole sedi.

OA Brera, 24/03/2020 @ 14:00

Clementina Sasso (INAF Napoli), “La missione spaziale Solar Orbiter e la partecipazione italiana

Per seguire i seminari, installare il software (http://www.media.inaf.it/inaftv/) o cercare il video sul canale YouTube INAF-TV.
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È morto l’astronauta Alfred “Al” Worden

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Il trio di astronauti di Apollo 15. Al centro Al Worden. NASA
Il trio di astronauti di Apollo 15. Al centro Al Worden. NASA

Il 18 marzo, con un messaggio via Twitter, la famiglia Worden ha annunciato la scomparsa dell’astronauta NASA Alfred Merrill “Al” Worden, avvenuta ieri 17 marzo 2020.

Worden era nato il 7 febbraio 1932 a Jackson, Michigan, e ha avuto una carriera relativamente breve. Fu uno dei 19 astronauti selezionati da NASA nell’aprile del 1966; è stato un membro dell’equipaggio di supporto per la missione Apollo 9 e pilota del modulo di comando di riserva per Apollo 12.

Venne poi assegnato al ruolo di pilota del modulo di comando di Apollo 15 nel luglio del 1971, senza partecipare ad altre missioni. Nel corso di Apollo 15 fu protagonista della prima EVA mai condotta nello spazio profondo, quando dovette uscire dalla navicella spaziale Endeavour per recuperare alcuni nastri da uno strumento scientifico montato esternamente.

Dopo aver rassegnato le dimissioni dalla NASA nel 1975 cercò senza successo di farsi eleggere al Congresso, e si costruì una carriera come consulente di aziende aerospaziali.

Copyright Associazione ISAA 2006-2020 – Vedi qui i dettagli della licenza.

Il comunicato ufficiale della NASA

Video: “Al Worden Gets the Last Laugh” (Kennedy Space Center Visitor Complex)

NASA Oral History Project: Interview with Al Worden (del 26 maggio 2000)

Il sito della missione Apollo 15


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Onde gravitazionali, quattro nuove candidate

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Simulazione numerica della prima fusione di un buco nero binario osservata dal rivelatore Advanced Ligo il 14 settembre 2015. Crediti: S. Ossokine, A. Buonanno (Max Planck Institute for Gravitational Physics), progetto Simulation eXtreme Spacetimes, W. Benger (Airborne Hydro Mapping GmbH)
Simulazione numerica della prima fusione di un buco nero binario osservata dal rivelatore Advanced Ligo il 14 settembre 2015. Crediti: S. Ossokine, A. Buonanno (Max Planck Institute for Gravitational Physics), progetto Simulation eXtreme Spacetimes, W. Benger (Airborne Hydro Mapping GmbH)

I ricercatori del Max Planck Institute for Gravitational Physics (Albert Einstein Institute, Aei) di Hannover, insieme a un gruppo internazionale di colleghi, hanno pubblicato il loro secondo catalogo open di onde gravitazionali (Open Gravitational-wave Catalo, 2-Ogc). Per compilarlo, hanno usato raffinati metodi di ricerca che hanno permesso di scavare più a fondo nei dati pubblici relativi ai primi due run osservativi di LigoVirgo. Oltre a confermare le dieci note fusioni di buchi neri binari e una fusione di un sistema binario di stelle di neutroni, hanno identificato quattro nuovi promettenti candidati per altrettante fusioni di buchi neri binari, che non sono stati rilevati dalla prima analisi di Ligo/Virgo. Questi risultati dimostrano il valore delle ricerche effettuate sui dati pubblici di Ligo/Virgo da parte di gruppi di ricerca indipendenti. Il team di ricerca ha messo a disposizione il suo catalogo completo, insieme all’analisi dettagliata di oltre una dozzina di possibili fusioni di buchi neri binari. I risultati sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal.

«Utilizzando metodi all’avanguardia», spiega Alexander Nitz, scienziato dello staff del Max Planck Institute for Gravitational Physics di Hannover, che ha guidato il gruppo di ricerca internazionale «siamo riusciti a scoprire fusioni di buchi neri binari più deboli: i quattro segnali aggiuntivi dimostrano che il nostro metodo funziona!».

Il gruppo di ricerca internazionale ha analizzato i dati pubblici sulle onde gravitazionali ottenuti dai rilevatori Advanced Ligo e Advanced Virgo nel loro primo (O1: settembre 2015 – gennaio 2016) e secondo (O2: novembre 2016 – agosto 2017) run osservativo. Questi dati erano stati precedentemente analizzati dalla collaborazione Ligo e Virgo ed erano state trovate dieci fusioni di buchi neri binari e una fusione di un sistema binario di stelle di neutroni. Un’altra analisi indipendente aveva precedentemente trovato altre fusioni di buchi neri.

Il lavoro guidato da Nitz conferma quattordici di questi eventi e trova un’altra possibile fusione di un sistema binario di buchi neri, non trovata dalle precedenti analisi. Se confermato, l’evento Gw 151205 è stato generato da una fusione piuttosto distante di due enormi buchi neri di circa 70 e 40 volte la massa del Sole, rispettivamente.

speciale onde gravitazionali
Per approfondire di cosa si tratta quando si parla di onde gravitazionali, come funziona un interferometro e altri articoli approfonditi su LIGO,VIRGO e il futuro dell'astronomia delle onde gravitazionali, leggi lo speciale, sempre in formato digitale e gratuito, pubblicato in occasione della prima rivelazione!

Il trucco adottato dal team non ha riguardato solo il modo di classificare i potenziali segnali delle onde gravitazionali, ma anche come vengono individuate le proprietà che ci si aspetta dai buchi neri binari. «Abbiamo un’idea di quale sia la massa tipica di un buco nero binario dai segnali che erano già stati rilevati», spiega Collin Capano, ricercatore dell’Aei di Hannover e coautore della pubblicazione. «Utilizzando queste informazioni per ottimizzare la nostra ricerca, finalizzata a trovare i segnali più probabili, la nostra sensibilità ai buchi neri binari è migliorata dal 50 al 60 per cento».

Il team non ha trovato nuovi candidati relativi a fusioni di stelle di neutroni binarie nei dati di Ligo/Virgo, nei due periodi O1 e O2. Poiché solo due fusioni di stelle di neutroni binarie sono state identificate dalle loro onde gravitazionali e la popolazione sottostante non è ben nota, non è ancora possibile effettuare una ricerca mirata.

I quindici segnali riportati sono solo una piccola parte di un catalogo online molto più grande. Il gruppo di ricerca ha pubblicato il suo catalogo completo di eventi, compresi i candidati statisticamente meno significativi e i risultati dettagliati della loro analisi. «Speriamo che questi dati consentano ad altri ricercatori di condurre ricerche approfondite in futuro, fornendo una migliore comprensione della popolazione di buchi neri binari, nonché del rumore di fondo», conclude Sumit Kumar, ricercatore presso l’Aei di Hannover e coautore dell’articolo.

Per saperne di più:


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Piove ferro su WASP-76b

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Un'impressione artistica di WASP-76b, il pianeta dove nel lato caldo il ferro arriva a vaporizzare e in quello freddo si condensa in goccioline "piovendo". Sulla sinistra vediamo quello che succederebbe sul terminatore, dove dal lato sempre illuminato si passa a quello sempre in ombra e l'artista immagina il ferro fuso piovere e accumularsi in altipiani che fondono e evaporano incontrando la luce... Crediti: ESO/M. Kornmesser
Un'impressione artistica di WASP-76b, il pianeta dove nel lato caldo il ferro arriva a vaporizzare e in quello freddo si condensa in goccioline "piovendo". Sulla sinistra vediamo quello che succederebbe sul terminatore, dove dal lato sempre illuminato si passa a quello sempre in ombra e l'artista immagina il ferro fuso piovere e accumularsi in altipiani che fondono e evaporano incontrando la luce... Crediti: ESO/M. Kornmesser

«Si potrebbe dire che su questo pianeta piove tutte le sere, peccato che piova ferro», spiega David Ehrenreich, professore all’Università di Ginevra in Svizzera. Ha condotto uno studio, pubblicato oggi dalla rivista Nature, di questo esopianeta esotico. Conosciuto come WASP-76b, si trova a circa 640 anni luce di distanza nella costellazione dei Pesci.

Questo strano fenomeno si verifica perché il pianeta della “pioggia di ferro” mostra sempre e solo una faccia, il lato diurno, alla sua stella madre, mente il lato notturno più freddo rimane nell’oscurità perpetua. Come la Luna sulla sua orbita intorno alla Terra, WASP-76b è in rotazione sincrona: impiega tanto tempo a ruotare attorno al proprio asse quanto a girare attorno alla stella.

Nella zona diurna riceve migliaia di volte più radiazioni dalla sua stella madre rispetto alla Terra dal Sole. Fa così caldo che le molecole si separano in atomi e metalli come il ferro evaporano nell’atmosfera. L’estrema differenza di temperatura tra il lato diurno e quello notturno provoca venti vigorosi che portano il vapore di ferro dal lato-giorno ultra-caldo al lato-notte più freddo, dove le temperature diminuiscono a circa 1500 gradi Celsius.

Potrebbe essere la copertina di un libro di fantascienza questa interpretazione del fumettista svizzero Frederik Peeters. Crediti: Frederik Peeters (https://frederikpeeters.tumblr.com/)

WASP-76b non solo ha temperature diurne e notturne diverse, ma secondo il nuovo studio ha anche una chimica diurna e notturna distinta. Usando il nuovo strumento ESPRESSO sul VLT dell’ESO nel deserto cileno di Atacama, gli astronomi hanno identificato per la prima volta le variazioni chimiche su un pianeta gigante gassoso ultra-caldo. Hanno rilevato una forte evidenza di vapore di ferro al confine serale che separa il lato-giorno del pianeta dal lato-notte. «Sorprendentemente, tuttavia, non vediamo il vapore di ferro al mattino», afferma Ehrenreich. La ragione, dice, è che «sta piovendo ferro sul lato notturno di questo esopianeta estremo».

«Le osservazioni mostrano che il vapore di ferro è abbondante nell’atmosfera del lato caldo del WASP-76b», aggiunge María Rosa Zapatero Osorio, astrofisica del Center for Astrobiology di Madrid, in Spagna, e presidente del team scientifico ESPRESSO. «Una frazione di questo ferro viene iniettata nel lato notte a causa della rotazione del pianeta e dei venti atmosferici. Lì, il ferro incontra ambienti molto più freddi, condensa e piove».

Questo risultato è stato ottenuto dalle prime osservazioni scientifiche fatte con ESPRESSO, nel settembre 2018, dal consorzio scientifico che ha costruito lo strumento: un’equipe proveniente da Portogallo, Italia, Svizzera, Spagna ed ESO.

ESPRESSO – lo spettrografo Echelle per esopianeti rocciosi e osservazioni spettroscopiche stabili (Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanets and Stable Spectroscopic Observations) – è stato originariamente progettato per cercare pianeti simili alla Terra intorno a stelle simili al Sole. Tuttavia, ha dimostrato di essere molto più versatile. «Ben presto ci siamo resi conto che il notevole potere di raccolta del VLT e l’estrema stabilità di ESPRESSO ne hanno fatto una macchina privilegiata per lo studio delle atmosfere di esopianeti», afferma Pedro Figueira, scienziato responsabile dello strumento ESPRESSO all’ESO in Cile.

«Quello che abbiamo ora è un modo completamente nuovo di tracciare il clima degli esopianeti più estremi», conclude Ehrenreich.

Note

  • Una versione precedente di questo comunicato stampa aveva erroneamente indicato la distanza di WASP-76b in 390 anni luce, basata su uno studio del 2016. Dati più recenti indicato che l’esopianeta si trova invece a 640 anni luce da noi.

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Accademia delle Stelle

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2020-03 Coelum AdS

9 marzo: inizia il corso di Astronomia a Vicovaro (RM) “Stelle e Lettere”

Corsi di Astronomia a Roma
Il 2020 si apre con due corsi della nostra Scuola di Astronomia, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno fin dopo la metà di marzo presso la nostra sede all’EUR, di fronte alla metro Laurentina ai quali è possibile iscriversi anche dopo l’inizio a prezzo ridotto.

Corso Base di Astronomia Generale
Un meraviglioso viaggio alla scoperta dell’Universo e di tutti gli oggetti incredibili che lo popolano. Pulsar, quasar, buchi neri… Un corso completo delle fasi lunari al Big Bang

Corso completo di Astrofotografia
Lezioni teoriche e pratiche per imparare e sperimentare tutte le competenze che servono per fare spettacolari fotografie del cielo con qualsiasi strumento, dalla semplice reflex al telescopio ed elaborarle.

Info:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org

Festival delle Scoperte

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Immagine Festival delle Scoperte_Social

Immagine Festival delle Scoperte_SocialTre giorni di conferenze, dibattiti, workshop, laboratori e spettacoli dedicati al piacere delle scoperte nei più vari campi del sapere. Tema scelto per questa edizione Il Tempo, inteso come dimensione in cui si colloca ogni evento che accade. Ad affrontarlo, tra scienze e letteratura, filosofia e religione, arte, teatro e musica, ci saranno oltre 100 ospiti, per 120 appuntamenti dislocati in 20 luoghi diversi.
Informazioni Il programma

https://www.festivalscoperte.it

Astrochannel: seminari e coffee-talk

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INAFUna TV via web sulle attività dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La visione e l’utilizzo di Astrochannel sono gratuiti e consentiti a tutti (se però siete interessati solo a singoli video, suggeriamo d’iscriversi). Suggeriamo di seguito i seminari in lingua italiana, ma il programma è decisamente più ampio e può essere consultato qui: http://www.media.inaf.it/inaftv/seminari/#3151
Attenzione: l’elenco che segue potrebbe essere non aggiornato. Per maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale sui singoli seminari, vi invitiamo a fare riferimento ai siti web delle singole sedi.

OA Napoli, 18/03/2020 @ 11:15

Arturo Colantonio (Università di Camerino), “Metodologie di ricerca per la progettazione e validazione di attività didattiche in astronomia

OA Brera, 24/03/2020 @ 14:00

Clementina Sasso (INAF Napoli), “La missione spaziale Solar Orbiter e la partecipazione italiana

Per seguire i seminari, installare il software (http://www.media.inaf.it/inaftv/) o cercare il video sul canale YouTube INAF-TV.
Astrochannel è un software di Marco Malaspina – Copyleft INAF Ufficio Comunicazione – 2007-2015

“MarSEC” Marana space explorer center

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Osservatorio e Planetario di Marana, Via Pasquali Marana, 36070 Marana di Crespadoro (VI).

15.03, ore 15:00: From Earth to Universe. Dalla Terra all’infinito. Galileo all’Hubble Space Telescope
15.03, ore 17:00: From Earth to Universe + Telescopio dalla Terra all’Infinito
27.03, ore 21:00: Evento: Do light mythic – Escursioni notturne nelle dolomiti di Antonio Riva Barban. Evento tramesso in streaming

Info: www.marsec.org – segreteria@marsec.org

Al mattino una danza con Luna, Giove, Saturno e Marte

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Nelle giornate comprese tra il 18 e il 20 marzo avremo modo di seguire l’evoluzione di un incontro celeste che vedrà coinvolti ben tre pianeti luminosi e la Luna.

Il teatro celeste che ospiterà questo balletto astrale sarà quello della bella costellazione del Sagittario e gli attori saranno i pianeti Giove (mag. –2,1), Saturno (mag. +0,7) e Marte (mag. +0,9). Per osservare questa particolare congiunzione multipla dovremo rivolgere il nostro sguardo verso sudest, la mattina verso le 5:00: sarà facile individuare questi pianeti, che appariranno come stelle luminose e ben staccate dal fondo cielo, che formeranno già il 18 marzo un bell’allineamento celeste, proprio a sinistra del famoso asterismo a “teiera” che segna una parte del Sagittario.

Il 18 marzo vedremo Marte e Giove in posizione molto ravvicinata, con una separazione di circa 1° 24’: Marte si troverà praticamente alla stessa altezza di Giove, circa 13° di altezza. A poca distanza, circa 2° 22’ più verso sud, la Luna (fase del 32%) si avvicinerà a Marte. Più distante, verso est-sudest, ci sarà anche Saturno, a poco più di 7° da Giove.

Passiamo ora al 19 marzo, sempre alle 5:00 del mattino circa: la situazione sarà già notevolmente mutata, con la Luna che avrà compiuto uno spostamento cospicuo di circa 12° e mezzo verso l’orizzonte di sudest: alta 7° e mezzo (fase del 23%) si troverà esattamente a sud di Saturno. Nel frattempo, anche Marte e Giove si saranno stretti ulteriormente nel loro abbraccio, raggiungendo una separazione di circa 52’.

Il giorno successivo ancora, il 20 marzo, si verificherà il momento di massimo avvicinamento tra i due pianeti, in una congiunzione di appena 45’ circa: sarà una splendida occasione per immortalare il momento in una fotografia di paesaggio oppure per effettuare una bella osservazione al binocolo o al telescopio. Sarà inoltre possibile confrontare il diverso colore dei due pianeti, con Giove che splende di un bel colore bianco un po’ tendente al paglierino e Marte che, come sappiamo, ci apparirà rossastro.

Consigliamo di seguire questo balletto celeste anche nei giorni precedenti e successivi, anche senza Luna, e perché no… tentare di catturare il moto relativo di questi pianeti in un’unica fotografia che abbracci tutte le configurazioni appena descritte. Attendiamo i vostri scatti in PhotoCoelum!

• Leggi anche la Danza dei pianeti sul numero 202 e Le danze di Venere e Giove sullo scorso numero 241

Le effemeridi di Luna e Pianeti le trovi nel Cielo di Marzo 2020 su coelum.com


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Marzo su Coelum Astronomia 242

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ExoMars, il Pianeta rosso può attendere

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Rappresentazione artistica del rover Rosalind di ExoMars. Crediti: Esa
Rappresentazione artistica del rover Rosalind di ExoMars. Crediti: Esa

All’inizio doveva essere nel 2018. Poi è slittato all’estate del 2020. E il 12 marzo è arrivato l’annuncio ufficiale, da parte dell’Agenzia spaziale europea e della Roscosmos Space Corporation russa, che il lancio di ExoMars è ulteriormente rinviato, questa volta al 2022, fra agosto e ottobre. Un annuncio già nell’aria da tempo, perlomeno da quando sono emerse criticità nei test sui paracadute ai quali spetta il compito di portare sano e salvo a destinazione il rover Rosalind sulla superficie marziana. Criticità probabilmente ancora non risolte con il livello di affidabilità necessario, considerando che i test finali sui paracadute – come anticipato a Media Inaf la settimana scorsa dal direttore delle Attività di scienza dell’Esa, Günther Hasinger – sono in calendario per fine marzo.

Ma non si tratta solo dei paracadute. Ciò su cui Jan WörnerDmitry Rogozin, i direttori generali dell’Esa e di Roscosmos, si sono trovati d’accordo è la necessità di compiere ulteriori test sull’hardware e sul software definitivi del modulo di discesa e del rover. Senza contare, come entrambi hanno dovuto riconoscere, che la fase finale delle attività di ExoMars è compromessa dall’esacerbarsi, nei paesi europei, della situazione epidemiologica sorta a seguito della diffusione del coronavirus. Una situazione, ha detto Rogozin, «che ha praticamente precluso ai nostri esperti la possibilità di viaggiare verso le industrie partner».

«Vogliamo essere sicuri al cento per cento che sia una missione di successo. Non possiamo permetterci alcun margine di errore», ha dichiarato Wörner. «Ulteriori attività di verifica garantiranno un viaggio sicuro e i migliori risultati scientifici su Marte». Prudenza più che comprensibile, soprattutto dopo aver sperimentato – con lo schianto di Schiaparelli del 2016 – quanto sia ardua la sfida di atterrare su Marte. E anche gli scienziati, che da anni attendono di poter vedere i loro strumenti in azione sul Pianeta rosso, approvano rassegnati questo ulteriore posticipo di due anni abbondanti, come prevedono i rigidi slot imposti dalla meccanica celeste per le missioni dirette verso Marte: finestre di lancio relativamente brevi – 10 giorni ciascuna – che si presentano ogni 780 giorni – ovvero circa due anni e due mesi, corrispondenti al periodo sinodico di Marte rispetto alla Terra.

«Sebbene non felici di un rinvio», dice Maria Cristina De Sanctis, ricercatrice dell’Istituto nazionale di astrofisica e responsabile scientifico dello strumento Ma_Miss (Mars Multispectral Imager for Subsurface Studies), uno spettrometro miniaturizzato – integrato nel trapano di ExoMars – che permetterà di caratterizzare la composizione del suolo marziano fino alla profondità di due metri, «riteniamo che sia saggio posporre il lancio se questo “garantisce” una missione con i rischi sostanzialmente nulli. Il nostro strumento Ma_Miss, che è stato il primo a essere consegnato e quindi integrato con il trapano ed il resto del veicolo spaziale, ha superato tutti i test previsti. Siamo fiduciosi che il rinvio non porterà a nessun “degrado” delle prestazioni del nostro  strumento. Continueremo a lavorare per Ma_Miss effettuando ulteriori test nei nostri laboratori, e anzi ne approfitteremo per affinare le tecniche osservative ottimizzando la raccolta dati. Inoltre, analizzeremo campioni rappresentativi del sito di atterraggio con i “Ma_Miss di laboratorio” per essere pronti all’interpretazione dei dati che arriveranno, per la prima volta, del sottosuolo di Marte».

Per approfondire

Speciale Marte. Un insieme di articoli sullo stato dell’esplorazione di Marte, pubblicati in occasione dell’arrivo di TGO su Marte e del mancato atterraggio di Schiaparelli, lo stato della ricerca fino a quel momento e una panoramica della missione.

Le Finestre di lancio. Ovvero come mai non possiamo (ancora) partire per un pianeta quando vogliamo.


Stelle, stelle doppie, stelle in evoluzione e… comete!

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A maggio una cometa finalmente visibile a occhio nudo?

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La cometa ripresa da Michael Jäger il 5 marzo scorso. Nel suo profilo twitter (cliccare sull'immagine) altre immagini e dettagli.

Una cometa luminosa è in arrivo sui nostri cieli e la lunga attesa di un “astro chiomato” che sia in grado di attirare realmente l’attenzione è forse finita.

Non smeteremo però mai di ricordare che le previsioni sono solo indicative, spesso infatti non sono in linea con l’andamento reale di questi fantastici ma soprattutto imprevedibili e volubili oggetti celesti, e pertanto la prudenza è d’obbligo.

Il grafico sempre aggiornato dall'ottimo Seiichi Yoshida, con i dati visuali di più osservatori amatoriali (i pallini neri) e la previsione della curva di luminosità (in rosso) che da una magnitudine intorno alla +1 al picco. Il grafico qui sopra è aggiornato all'8 maggio, cliccare sull'immagine per i futuri aggiornamenti e la scheda dedicata su aerith.net

Secondo alcune stime, le più ottimistiche, la cometa potrebbe raggiungere addirittura la prima magnitudine. Altre riducono la luminosità ma ad ogni modo sono concordi con l’affermare che la soglia di visibilità a occhio nudo dovrebbe essere raggiunta.

Qui a destra vedete il grafico preso da aerith.net, a cura del giapponese Seiichi Yoshida, uno dei principali siti amatoriali in cui controllare l’andamento e le previsioni di luminosità delle comete, basate su dati ufficiali del Minor Planet Center e sulle osservazioni dirette di una comunità di astrofili da tutto il mondo. Un altro sito, sempre a livello internazionale, su cui informarsi e seguire l’andamento della visibilità della cometa, sempre amatoriale e dedicato agli appassionati di astri chiomati, è quello a cura del Crni Vrh Observatory: il Comet Observer’s Database (COBS).

Una cometa luminosa è in arrivo sui nostri cieli, e la lunga attesa di un “astro chiomato”che sia in grado di attirare realmente l’attenzione è, forse, finita.

La nuova arrivata è la C/2019 Y4 ATLAS, scoperta il 28 dicembre 2019 dal sistema automatizzato per la ricerca di asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra ATLAS (Asteroid Terrestrial-Impact Last Alert System). L’aumento di cinque magnitudini a gennaio (partiva da una magnitudine di +19,6 alla scoperta) l’ha portata sotto la lente di ingrandimento degli esperti e l’attesa per maggio, mese del suo passaggio più ravvicinato al Sole e quindi del picco luminoso, è già cominciata.

Ma già ad aprile la ATLAS raggiungerà una luminosità elevata diventando una cometa binoculare, osservabile al tramonto per l’emisfero nord.

Nel prossimo numero di Coelum astronomia, all’interno della rubrica dedicata alle comete, vi daremo tutte le informazioni per seguire un oggetto che potrebbe far parlare di sé!

Leggi anche

Questo mese La PanSTARRS ospite della Regina

E per gli amanti delle immagini degli astri chiomati:

Tutti gli APOD di Rolando Ligustri


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Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI). L’OAPM apre gratuitamente al pubblico per l’osservazione del cielo notturno il 2° e 4° venerdì del mese

13.03 e 27.03, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti
L’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (SI) sarà aperto al pubblico per delle serate osservative con particolare alla Luna calante il giorno 13, mentre il 27 sarà la volta dei vari oggetti del profondo cielo, come le numerose galassie che sono visibili nel periodo primaverile. Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp a Patrizio (3472874176) o un sms a Giorgio (3482650891). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

“MarSEC” Marana space explorer center

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Osservatorio e Planetario di Marana, Via Pasquali Marana, 36070 Marana di Crespadoro (VI).

13.03, ore 21:00: Two small pieces of glass. Da Galileo all’Hubble Space Telescope
15.03, ore 15:00: From Earth to Universe. Dalla Terra all’infinito. Galileo all’Hubble Space Telescope
15.03, ore 17:00: From Earth to Universe + Telescopio dalla Terra all’Infinito
27.03, ore 21:00: Evento: Do light mythic – Escursioni notturne nelle dolomiti di Antonio Riva Barban. Evento tramesso in streaming

Info: www.marsec.org – segreteria@marsec.org

Giovedì scienza

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Giovedì Scienza

Ogni settimana il Teatro Colosseo, l’Aula magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, l’Aula magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino e l’Auditorium della Città metropolitana di Torino, si trasformano in un grande laboratorio scientifico.
Da novembre a marzo non solo conferenze ma dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e filmati per portare il sapore della ricerca al grande pubblico.

Calendario degli appuntamenti

La partecipazione è aperta a tutti, l’appuntamento è il giovedì alle 17.45
INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI

www.giovediscienza.it

Il brillantissimo Venere e il piccolo grande Urano

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La prima congiunzione che segnaliamo per il mese di marzo vede protagonisti due pianeti molto differenti tra loro, non solo fisicamente, ma anche e soprattutto per il loro modo di presentarsi ai nostri occhi.

Parliamo di Venere e di Urano: se il primo sarà impossibile da non riconoscere in cielo, alto poco meno di 30° sull’orizzonte ovest, per via della sua eccezionale lucentezza (mag. –4,4), lo stesso non si può dire per il gigante Urano, pianeta la cui magnitudine si attesta su una ben più modesta +5,9, risultando invisibile a occhio nudo.

Il teatro di questo incontro (circa 2° 30’, con Venere situato a nord di Urano) avverrà tra le stelle dell’Ariete. La congiunzione del 9 marzo costituisce il momento clou di un inseguimento da parte del brillante pianeta che dura da settimane: consigliamo di seguire questa particolare congiunzione anche nei giorni precedenti e successivi per valutare il moto relativo dei due pianeti.

Il campo di un buon binocolo 10×50 accoglierà bene i due astri e ci permetterà di osservare l’avvicinamento (ovviamente prospettico) di Venere al remoto pianeta, anche se la grande differenza di luminosità non sarà semplice da gestire per gustare l’immagine.

Le effemeridi di Luna e Pianeti le trovi nel Cielo di Marzo 2020 su coelum.com

➜ La Luna di Marzo 2020
e una guida per l’osservazione della Regione dei Grandi Laghi

➜ Ricordiamo anche l’articolo nel numero di gennaio dedicato a Venere: Vespero, stella della sera, a Lucifero, stella del mattino, di Giorgia Hofer.


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Marzo su Coelum Astronomia 240

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Astrochannel: seminari e coffee-talk

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INAFUna TV via web sulle attività dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La visione e l’utilizzo di Astrochannel sono gratuiti e consentiti a tutti (se però siete interessati solo a singoli video, suggeriamo d’iscriversi). Suggeriamo di seguito i seminari in lingua italiana, ma il programma è decisamente più ampio e può essere consultato qui: http://www.media.inaf.it/inaftv/seminari/#3151
Attenzione: l’elenco che segue potrebbe essere non aggiornato. Per maggiori informazioni e aggiornamenti in tempo reale sui singoli seminari, vi invitiamo a fare riferimento ai siti web delle singole sedi.

IASF Milano, 11/03/2020 @ 14:00

Marco Malaspina & Marco Galliani (Inaf), “Media Inaf e Ufficio stampa Inaf: a chi servono, come funzionano

OA Napoli, 18/03/2020 @ 11:15

Arturo Colantonio (Università di Camerino), “Metodologie di ricerca per la progettazione e validazione di attività didattiche in astronomia

OA Brera, 24/03/2020 @ 14:00

Clementina Sasso (INAF Napoli), “La missione spaziale Solar Orbiter e la partecipazione italiana

Per seguire i seminari, installare il software (http://www.media.inaf.it/inaftv/) o cercare il video sul canale YouTube INAF-TV.
Astrochannel è un software di Marco Malaspina – Copyleft INAF Ufficio Comunicazione – 2007-2015

Un panorama marziano di 1,8 miliardi di pixel!

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Incredibile vero? E questa è la versione a 650 milioni di pixel. Qui trovate scaricabili tutte le immagini, ma attenzione alle dimensioni dei file! Credits: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Curiosity ogni tanto ci ricorda che lui è sempre lì, a studiare passo dopo passo, giorno dopo giorno dal 6 agosto del 2012, la superficie marziana, la sua composizione, i suoi tanti diversi aspetti… e ci manda panorami a 360° per permetterci di immergerci nelle vastità del pianeta rosso come se fossimo lì con lui. Ma questa volta si è superato, mostrandoci il panorama marziano a maggior risoluzione mai realizzato finora.

La parte sinistra del panorama, ovviamente non alla massima risoluzione. Credits: NASA/JPL-Caltech/MSSS.

Tra fine novembre e i primi di dicembre, durante la Festa del Ringraziamento, il grande rover della NASA si trovava sui fianchi del Monte Sharp, nel cratere Gale con davanti la “Glen Torridon”, una regione particolarmente ricca di argille di cui il rover ha studiato a fondo il terreno. Proprio questa sua caratteristica ne ha fatto una regione di grande interesse per studiare quello che potrebbe essere risultato di azione di sedimentazione del grande lago che sarebbe stato un tempo il cratere Gale.

Durante quei giorni, il team della missione era in “ferie” per la più sentita fetività americana, e ha lasciato il grande rover per qualche giorno fermo, con poche attività da svolgere, in attesa di altre istruzioni. Un’opportunità per programmarlo a… guardarsi attorno con più attenzione del solito, e scattare così moltissime immagini ad altissima risoluzione del panorama che lo circondava.

«Mentre molti del team erano a casa a godersi il tacchino, Curiosity ha prodotto questa gioia per glio occhi» spiega Ashwin Vasavada, project scientist alla guida della missione Curiosity. «È la prima volta nell’arco della missione che abbiamo dedicato le nostre operazioni a un panorama stereo a 360°».
Qui sotto il video navigabile a 360°, attendete che si carichi l’immagine e poi… guardatevi attorno!

Sono quasi 1200 immagini, 6 ore e mezza di scatti totali, presi in quattro diversi giorni (tra il 24 novembre e il 1 dicembre) dal teleobiettivo della MastCam, ottenendo immagini ad altissima risoluzione e, contemporaneamente, dal suo obiettivo ad angolo medio per un panorama a più bassa risoluzione.

Il panorma da 1,8 miliardi di pixel, ovviamente qui a bassa risoluzione (vedi didascalia dell'immagine di apertura). Credits: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Nelle immagini ad alta risoluzione, che hanno dato vita a un panorama di ben 1,8 miliardi di pixel, la camera non aveva modo di riprendere anche il corpo del rover, mentre nel secondo panorama a più bassa risoluzione – si tratta comunque di una immagine di quasi 650 milioni di pixel! – è stato possibile includere anche quello, come nei suoi migliori e ormai famosi “selfie”.

Il panorma da 650 milioni di pixel che incorpora anche il rover. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

L’immagine di apertura (qui nelle due versioni a maggiore e minore risoluzione) può essere ingrandita utilizzando i comandi o la rotellina del mouse, e ingrandendo in profondità possiamo osservare le rime del cratere Gale. Spostando lo sguardo verso il lato sinistro dell’immagine, vediamo una imponente struttura: il cratere Slangpos. Un cratere di quasi 5 chilometri di larghezza all’interno di Gale. Un’immagine che ci ricorda che siamo in un pianeta diverso dalla Terra per quanto simile possa sembrare questo panorama a un deserto terrestre…

Se invece ci spostiamo sul lato destro vediamo la striscia nera della Vera Rubin Ridge, zona alla quale il rover ha dedicato oltre un anno di analisi, per la sua particolarietà, il profilo simile a una scogliera della Central Butte (letteralmente collinetta centrale), per arrivare al Greenheugh Pediment, una cresta sulla cima della collina che si deve essere formato dopo che il lago è evaporato e la zona ha preso la forma che vediamo oggi.
Tutto questo viene raccontato anche nel video qui di seguito, in inglese, che mostra nel dettaglio i particolari ripresi.

Scegliete il modo migliore per guardarvi attorno e… buona visione!

Dove si trova ora Curiosity?

Il sito della missione

Esploriamo Marte assieme a Curiosity una attività multimediale (in inglese)


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Primi risultati sull’impatto delle costellazioni satellitari nell’osservazione e lo studio del cielo

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In questa immagine vediamo indicate le zone in cui viene diviso il cielo per valutare l'impatto delle costellazioni satellitari sulle osservazioni. L'immagine di fondo è stata ripresa dal Osservatorio del Paranal dell'ESo, 90 minuti prima dell'alba. Le linee azzurre indicano i diversi gradi di elevazione dall'orizzonte. La maggioranza dei satelliti (cerchi verdi) si trovano bassi sull'orizzonte, e/o sono piuttosto deboli. Solo pochi satelliti (nei cerchi rossi) sono alti e brillanti, e attraversano le zone di cielo in cui si svolgono la maggiorparte delle osservazioni astronomiche, ma calano poi deasticamente di numero sparendo nell'ombra della Terra man mano che ci si inoltra nella notte (la parte più scura a sinistra). Crediti: ESO/Y. Beletsky/L. Calçada

Gli astronomi, ma anche il mondo amatoriale, si sono recentemente posti il problema che l’impatto delle megacostellazioni satellitari hanno sulla ricerca scientifica e in generale sull’osservazione del cielo. Abbiamo visto immagini di decine di satelliti in fila che minacciano di rovinare intere sessioni osservative, per svago ma soprattutto nella ricerca astronomica effettuata dai grandi telescopi a Terra. Sappiamo infatti quanto si sta investendo ancora su questo fronte, che nonostante glo Osservatori spaziali, resta di enorme importanza.

Per meglio comprendere l’effetto che queste costellazioni potrebbero avere sulle osservazioni astronomiche, l’ESO ha commissionato uno studio scientifico concentrandosi sulle osservazioni di telescopi dell’ESO nel visibile e nell’infrarosso, non senza tenere in conto anche altri Osservatori. Lo studio, che considera un totale di 18 costellazioni satellitari, in fase di sviluppo da parte di SpaceX, Amazon, OneWeb e altri, per un totale di oltre 26 mila satelliti – numero medio preventivato al momento, ma che potrebbe essere molto più alto – è stato ora accettato per la pubblicazione dalla rivista Astronomy & Astrophysics.

Il campo di cielo sopra il sito di costruzione dell'E-Elt, l'Extremely Large Telescope dell'ESO. Il grande telescopio in costruzione con un importante costributo italiano, che entrerà in funzione nel 2025. Lo studio indica che potrebbe essere interessato solo moderatamente dal passaggio dei satelliti, e che comunque, a seconda di cosa si starà studiando in quel momento, potranno essere messe in campo tecniche di mitigazione del danno. Lo stesso però non si può dire di tutti i telescopi. Crediti: ESO/M. Zamani
Lo studio rivela che i grandi telescopi come il VLT (Very Large Telescope) e il prossimo ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO saranno solo  “moderatamente influenzati” dalle costellazioni satellitari. L’effetto sarà invece più pronunciato per le lunghe esposizioni (sopra i 1000 s), arrivando a rovinarne fino al 3% durante il crepuscolo, mentre per le esposizioni più brevi arriverebbe a meno dello 0,5%. Anche le osservazioni condotte durante la notte sarebbero le meno colpite, poiché i satelliti passano nell’ombra della Terra e non vengono quindi illuminati dal Sole. A seconda quindi della situazione, dal punto di vista scientifico, l’impatto potrebbe essere mitigato apportando modifiche ai programmi operativi dei telescopi.

Tali cambiamenti potrebbero però avere un costo: si passa dal calcolare la posizione dei satelliti per evitare di osservare in un dato momento la zona interessata dai passaggi, a chiudere l’otturatore del telescopio nel momento preciso in cui un satellite attraversa il campo di vista, fino a limitare le osservazioni ad aree di cielo nell’ombra della Terra, dove i satelliti non sono illuminati dal Sole. Metodi non applicabili a tutti gli scopo scientifici dell’osservazione.

Dalla parte delle industrie, invece, un passo efficace per mitigare l’impatto sarebbe quello di rendere scuri, non riflettenti, i satelliti.

Il maggiore danno graverebbe sulle survey a grande campo, in particolare quelle effettuate con grandi telescopi. Per fare un esempio, sarebbero “gravemente colpite”, secondo lo studio, fino al 30% delle esposizioni nella prima e ultima parte della notte e fino al 50% delle esposizioni al crepuscolo, dell’Osservatorio statunitense Vera C. Rubin della National Science Foundation (non una struttura dell’ESO).

Le tecniche di mitigazione applicabili ai telescopi dell’ESO non funzionerebbero per il telescopio americano, ma verranno esplorate attivamente altre strategie. Sono necessari quindi ulteriori studi per comprendere appieno le implicazioni scientifiche della perdita di dati osservativi. Si tratta infatti di dati di grande valore, i telescopi per survey a largo campo come l’Osservatorio Vera Rubin possono scansionare rapidamente grandi regioni di cielo e sono perciò cruciali per individuare fenomeni di breve durata, come le supernove o asteroidi potenzialmente pericolosi. Grazie alla loro capacità unica di generare insiemi di dati molto grandi, e di trovare obiettivi di interesse per molti altri Osservatori, le comunità astronomiche e le agenzie di finanziamento hanno classificato i telescopi per survey a largo campo una priorità assoluta per gli sviluppi futuri dell’astronomia.

Un Osservatorio alle medie latitudini vedrebbe solo una frazione dei satelliti di una costellazione in orbita attorno alla Terra. Per essere visto un satellite deve infatti trovarsi sopra all'orizzonte dell'Osservatorio, e deve essere illuminato dal Sole, ma la maggiorparte si trova a elevazioni più basse oppure oscurato dall'ombra della Terra, che aumenta man mano che il cielo notturno avanza. Crediti: ESO/L. Calçada.

Come dicevamo, anche il mondo amatoriale, non solo quello professionale, è preoccupato per l’effetto che queste mega-costellazioni satellitari potrebbero avere sulle osservazioni del cielo notturno. Lo studio mostra che ben 1600 satelitti si troverebbero sopra l’orizzonte di un Osservatorio alle medie latitudini, la maggiorparte dei quali si troverebbe sotto i 30° ma fino a 250 potrebbero trovarsi al di sopra, in quella zona del cielo in cui si svolgono la maggior parte delle osservazioni astronomiche – per minimizzare la turbolenza atomosferica.
Per quanto riguarda l’orario delle osservazioni, ma anche l’osservazione del cielo a occhio nudo, mentre al tramonto e all’alba sarebbero tutti illuminati dal Sole, in realtà via via che ci si inoltra nella notte sempre più satelliti entrano nell’ombra della Terra. Dallo studio si rileva che fino a circa 100 satelliti potrebbero essere abbastanza luminosi da essere visibili a occhio nudo durante le ore del crepuscolo, circa 10 dei quali sarebbero più alti di 30 gradi di elevazione, ma diminuirebbero velocemente a mano a mano che la notte diventa più scura.

Cosa significa in termini pratici per noi amanti del cielo? Complessivamente, queste nuove costellazioni satellitari arriverebbero a raddoppiare il numero di satelliti visibili a occhio nudo nel cielo notturno sopra i 30 gradi.

E i treni di decine di satelliti che abbiamo visto nelle immagini qualche tempo fa? Lo studio non ha preso in considerazione questo effetto, anche se spettacolare e molto luminoso, perché si tratta di un evento visibile solo in un periodo limitato dopo il lancio, e per lo più al crepuscolo; in orario notturno sarebbe visibile solo da aree molto limitate della Terra, impattando quindi in modo trascurabile nella globalità delle osservazioni possibili.

Lo studio dell’ESO utilizza semplificazioni e ipotesi per ottenere una stima degli effetti, che in realtà potrebbero essere più piccoli di quanto calcolato nell’articolo. Saranno comunque necessari modelli più sofisticati per quantificarli con maggiore precisione.

Le costellazioni satellitari avranno anche un impatto sugli Osservatori radio, millimetrici e submillimetrici, tra cui ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e lAPEX (Atacama Pathfinder Experiment), impatto che sarà preso in considerazione nei prossimi studi.

L’ESO, insieme con altri Osservatori, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU), l’American Astronomical Society (AAS), la UK Royal Astronomical Society (RAS) e altre società scientifiche, sta adottando misure per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema in sedi internazionali come il Comitato delle Nazioni Unite per gli Usi Pacifici dello Spazio Esterno (COPUOS) e il Comitato europeo per le frequenze della radioastronomia (CRAF).

Allo stesso tempo, con le compagnie spaziali, si esplorano soluzioni pratiche in grado di salvaguardare gli investimenti su larga scala effettuati nelle strutture astronomiche da terra all’avanguardia, sostenendo lo sviluppo di quadri normativi che, in definitiva, garantiscano l’armoniosa coesistenza del progresso tecnologico in orbita bassa (purché promettente negli effetti) in condizioni che consentano all’umanità di continuare l’osservazione e lo studio dell’Universo.

Insomma… è il caso di dire che non tutto il male vien per nuocere? Diventeranno nel tempo uno di quegli eventi da immortalare, e attendere con impazienza, nelle nostre riprese del cielo come lo sono stati i satelliti Iridium o come è tutt’ora il passaggio della stazione spaziale internazionale? Intanto stiamo in allerta e seguiamo l’evoluzione di questo fenomeno.


Stelle, stelle doppie, stelle in evoluzione e… comete!

Quando l’astronomia amatoriale incontra quella professionale.

Coelum Astronomia di Marzo 2020
è online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.
Lascia la tua mail o clicca sulla X e leggi!

L'”abbonamento” è gratuito e serve solo per informare delle prossime uscite della rivista.

“MarSEC” Marana space explorer center

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Osservatorio e Planetario di Marana, Via Pasquali Marana, 36070 Marana di Crespadoro (VI).

08.03: ore 10:00 – 15.30: apriamo per la festa dei planetari.
13.03, ore 21:00: Two small pieces of glass. Da Galileo all’Hubble Space Telescope
15.03, ore 15:00: From Earth to Universe. Dalla Terra all’infinito. Galileo all’Hubble Space Telescope
15.03, ore 17:00: From Earth to Universe + Telescopio dalla Terra all’Infinito
27.03, ore 21:00: Evento: Do light mythic – Escursioni notturne nelle dolomiti di Antonio Riva Barban. Evento tramesso in streaming

Info: www.marsec.org – segreteria@marsec.org

Unione Astrofili Italiani UAI

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I convegni e le iniziative UAI
7 e 8 marzo 2° Convegno Nazionale di divulgazione inclusiva

A Chianciano (SI), il secondo Convegno Nazionale di Divulgazione Inclusiva dell’Astronomia, a cura dell’omonimo Programma Nazionale di Attività della commissione Divulgazione. Le “Stelle per tutti”, per la divulgazione dell’astronomia e della scienza in favore delle persone svantaggiate
http://www.uai.it/sito/stellepertutti/

28 e 29 marzo Workshop radioastronomia sullo studio delle PULSAR
Organizzato dal Programma Nazionale di Ricerca Radioastronomia UAI e da IARA presso l’Osservatorio e Planetario di San Giovanni in Persiceto (BO).
http://www.uai.it/sito/ricerca-e-studi/

30 marzo – 5 aprile Maestra Luna
Gli studenti osservano la Luna ad occhio nudo e con il telescopio, misurano le sue dimensioni, la sua distanza, la posizione fra le stelle e come si muove intorno alla Terra scoprendo tante curiosità che non sempre si trovano sui libri scolastici.
http://www.uai.it/sito/didattica-e-formazione/

Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI). L’OAPM apre gratuitamente al pubblico per l’osservazione del cielo notturno il 2° e 4° venerdì del mese

07.03, ore 21:30: Il cielo di marzo.
Ritrovo presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la Specola “Palmiero Capannoli”. Osserveremo la Luna, prossima alla fase di piena, e prenderemo conoscenza con le costellazioni primaverili che stanno apparendo sempre prima in cielo (Cancro, Leone, Vergine…). Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it o tramite Davide Scutumella (3388861549). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

13.03 e 27.03, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti
L’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (SI) sarà aperto al pubblico per delle serate osservative con particolare alla Luna calante il giorno 13, mentre il 27 sarà la volta dei vari oggetti del profondo cielo, come le numerose galassie che sono visibili nel periodo primaverile. Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp a Patrizio (3472874176) o un sms a Giorgio (3482650891). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Astronomiamo

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LocandinaCoelum_032020

LocandinaCoelum_032020
Nuovi corsi di Astronomia – The new Astronomy

Durante il mese di marzo si terranno le seguenti conferenze:
Galassie e AGN di Ivan Delvecchio
Relatività e conseguenze di Pia Astone

Per tutte le informazioni consultare il sito:
https://www.astronomiamo.it/

Accademia delle Stelle

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2020-03 Coelum AdS

2020-03 Coelum AdS

9 marzo: inizia il corso di Astronomia a Vicovaro (RM) “Stelle e Lettere”

Corsi di Astronomia a Roma
Il 2020 si apre con due corsi della nostra Scuola di Astronomia, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno fin dopo la metà di marzo presso la nostra sede all’EUR, di fronte alla metro Laurentina ai quali è possibile iscriversi anche dopo l’inizio a prezzo ridotto.

Corso Base di Astronomia Generale
Un meraviglioso viaggio alla scoperta dell’Universo e di tutti gli oggetti incredibili che lo popolano. Pulsar, quasar, buchi neri… Un corso completo delle fasi lunari al Big Bang

Corso completo di Astrofotografia
Lezioni teoriche e pratiche per imparare e sperimentare tutte le competenze che servono per fare spettacolari fotografie del cielo con qualsiasi strumento, dalla semplice reflex al telescopio ed elaborarle.

Info:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
https://www.accademiadellestelle.org