Le costellazioni del mese di Febbraio 2026
Gemelli e Cane Maggiore
Il cielo di febbraio ci conduce tra le stelle luminose delle costellazioni boreali: in serata possiamo ancora godere dell’imponente bellezza di Orione, del Toro, dei Gemelli e del Cane Maggiore, con la sua brillante Sirio!
LA COSTELLAZIONE DEI GEMELLI
I Gemelli transitano al meridiano intorno al 20 febbraio: la figura celeste è riconoscibile per le stelle principali che la compongono, Castore e Polluce.
Poste a 10 anni luce di distanza tra di loro, la classificazione delle due stelle all’interno della costellazione è un po’ controversa: l’autore del primo atlante celeste, Johann Bayer, decise di definire Castore come stella alfa della costellazione e, nonostante Polluce sia più brillante tanto da occupare il 17° posto nella lista delle 20 stelle più brillanti del cielo notturno, è Castore a ricoprire il ruolo di stella alfa dei Gemelli.
Castore (α Geminorum) ha una magnitudine 1,6 e dista da noi circa 52 anni luce: è un astro di colore bianco composto da 3 coppie di stelle, unite da una complessa interazione gravitazionale.
Polluce (β Geminorum) è una gigante di colore arancione con un magnitudine 1,15, posta a una distanza di 34 anni luce dalla Terra; si tratta delle gigante a noi più vicina.
Più di 10 anni fa è stato scoperto dagli astronomi un pianeta gigante gassoso, simile a Giove, che compie un’orbita completa intorno a Polluce in 590 giorni e a cui è stato dato il nome di Polluce b.
Tra le altre stelle che compongono la costellazione vi sono Alhena e Mebsuta: la prima è una subgigante bianca di magnitudine 1,93 distante 105 anni luce da noi, mentre la seconda è una supergigante gialla di magnitudine assoluta – 4, 15 e distante 903 anni luce da noi.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR2990 | β Geminorum | Pollux | 1.14 | Variable; Multiple; |
| HR2421 | γ Geminorum | Alhena | 1.93 | Multiple; |
| HR2891 | α Geminorum | Castor | 1.98 | Variable; Multiple; |
| HR2890 | α Geminorum | 2.88 | Multiple; | |
| HR2286 | μ Geminorum | Tejat | 2.88 | Variable; Multiple; |
| HR2473 | ε Geminorum | Mebsuta | 2.98 | Variable; Double; |
| HR2216 | η Geminorum | Propus | 3.28 | Variable; Multiple; |
| HR2484 | ξ Geminorum | Alzirr | 3.36 | Variable; |
| HR2777 | δ Geminorum | Wasat | 3.53 | Multiple; |
| HR2985 | κ Geminorum | 3.57 | Double; | |
| HR2763 | λ Geminorum | 3.58 | Variable; Multiple; | |
| HR2540 | θ Geminorum | 3.6 | Multiple; | |
| HR2650 | ζ Geminorum | Mekbuda | 3.79 | Variable; Multiple; |
| HR2821 | ι Geminorum | 3.79 | ||
| HR2905 | υ Geminorum | 4.06 | Variable; Double; | |
| HR2343 | ν Geminorum | 4.15 | Multiple; | |
| HR2134 | 1 Geminorum | 4.16 | Variable; Multiple; | |
| HR2852 | ρ Geminorum | 4.18 | Multiple; | |
| HR2973 | σ Geminorum | 4.28 | Variable; Double; | |
| HR2697 | τ Geminorum | 4.41 | Variable; Multiple; |
OGGETTI NON STELLARI NEI GEMELLI
Nei Gemelli sono presenti diversi ammassi e nebulose molto interessanti.

Messier 35 è l’ammasso aperto più brillante della costellazione: esso è composto da circa 250 stelle, ed è un ammasso di quinta magnitudine, posto a una distanza di 2.800 anni luce dalla Terra. Se le condizioni lo consentono, l’ammasso è già visibile ad occhio nudo e con l’aiuto di un binocolo 10×50 si può scorgere qualche dettaglio in più, ma indubbiamente servirà l’ausilio di un telescopio, anche amatoriale, per poter individuare un maggior numero di dettagli.
Nei pressi di M 35 è presente anche l’ammasso NGC 2158, più remoto e compatto e dunque più difficile da osservare.
Tra le nebulose planetarie spicca NGC 2392, nota come Nebulosa Eskimo.

La zona occidentale dei Gemelli è ricca di nebulosità e tra queste spicca IC 443, un resto di supernova che ha avuto origine da un’esplosione avvenuta in un periodo compreso tra 3.000 e 30.000 anni fa.

I GEMELLI NELLA MITOLOGIA
I due gemelli celesti sono protagonisti di varie pagine della mitologia, al cui centro delle vicende ritroviamo sempre Zeus e le sue manipolazioni.
Questa volta la legenda narra che il padre degli dei si era invaghito di Leda, nipote di Ares e regina di Sparta.
Per riuscire nell’intento di sedurla, Zeus si trasformò in un bellissimo cigno, e raggiunse Leda sulle rive di un fiume dove stava passeggiando.
La donna non poté scampare alla sua sorte e da questo inganno venne concepito un uovo (o forse due).
La stessa notte la regina si concesse al marito, il re Tindaro, e da queste unioni nacquero quattro bambini, ovvero due coppie di gemelli, della cui reale paternità non v’è certezza! Furono così attribuiti i gemelli immortali a Zeus, e cioè Polluce ed Elena (di Troia), e i mortali a Tindaro, ovvero Castore e Clitennestra.
Nonostante queste divisioni, ritroviamo Castore e Polluce con l’appellativo di Dioscuri tra le pagine del mito.
Castore eccelleva nel domare I cavalli, mente Polluce era un pugile formidabile; entrambi nutrivano un profondo sentimento l’uno per l’altro, ed erano inseparabili, tanto da prendere parte insieme anche alla famosa spedizione degli Argonauti.
Ma arrivarono degli eventi fatali, che li videro coinvolti con un’altra coppia di gemelli, per delle vicende di donne e bestiame.
In un duello con i fratelli Ida e Liceo, Castore ebbe la peggio mentre Polluce, che gli sopravvisse, implorò suo padre Zeus affinché potesse lasciare la Terra insieme a lui.
Zeus ne rimase impietosito, e concesse a Polluce di poter condividere un eterno abbraccio fraterno con Castore, impresso sul manto celeste!
LA COSTELLAZIONE DEL CANE MAGGIORE
Nel cielo di febbraio transita al meridiano anche la costellazione del Cane Maggiore: l’asterismo è individuabile partendo dalla Cintura di Orione e tracciando una linea verso Sud-Est che conduce direttamente a Sirio, stella alfa della costellazione nonché uno dei componenti del Triangolo Invernale.
Il Cane Maggiore è una figura ben visibile nel cielo serale nel periodo che va da dicembre ad aprile e, sebbene ricopra solo 380 gradi quadrati di volta celeste, è un oggetto che non passa inosservato.
Le stelle che lo compongono sono Mirzam, Adhara, Wezen, Aludra, Furud e ovviamente Sirio: si tratta di stelle blu e supergiganti blu.
Sirio, astro noto a chiunque abbia dato almeno una volta uno sguardo al cielo serale invernale, si trova a soli 8,6 anni luce da noi e con il suo intenso bagliore bianco-azzurro, e la sua magnitudine apparente -1,47, illumina le notti dell’inverno boreale.

La stella alfa del Cane Maggiore è un sistema binario: attorno alla componente principale, Sirio A, orbita una nana bianca di nome Sirio B, che compie una rivoluzione attorno alla componente primaria ogni 50 anni!
Riuscire a immortalare Sirio B è un’impresa ardua, poiché la componente primaria prevarica sulla secondaria con una forte luminosità.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR2491 | α Canis Majoris | Sirius | -1.46 | Multiple; |
| HR2618 | ε Canis Majoris | Adhara | 1.5 | Double; |
| HR2693 | δ Canis Majoris | Wezen | 1.84 | Variable; |
| HR2294 | β Canis Majoris | Mirzam | 1.98 | Variable; Double; |
| HR2827 | η Canis Majoris | Aludra | 2.45 | Double; |
| HR2282 | ζ Canis Majoris | Furud | 3.02 | Variable; Double; |
| HR2653 | ο2 Canis Majoris | 3.02 | ||
| HR2646 | σ Canis Majoris | Unurgunite | 3.47 | Variable; Double; |
| HR2749 | ω Canis Majoris | 3.85 | Variable; | |
| HR2580 | ο1 Canis Majoris | 3.87 | Variable; | |
| HR2429 | ν2 Canis Majoris | 3.95 | Variable; | |
| HR2538 | κ Canis Majoris | 3.96 | Variable; | |
| HR2574 | θ Canis Majoris | 4.07 | ||
| HR2657 | γ Canis Majoris | Muliphein | 4.12 | |
| HR2387 | ξ1 Canis Majoris | 4.33 | Variable; Multiple; | |
| HR2596 | ι Canis Majoris | 4.37 | Variable; | |
| HR2782 | τ Canis Majoris | 4.4 | Variable; Multiple; | |
| HR2443 | ν3 Canis Majoris | 4.43 | ||
| HR2361 | λ Canis Majoris | 4.48 | ||
| HR2414 | ξ2 Canis Majoris | 4.54 |
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DEL CANE MAGGIORE
La costellazione contiene vari oggetti del profondo cielo: interessanti l’ammasso aperto M 41 visibile anche ad occhio nudo, la Nebulosa Gabbiano e la scenografica Nebulosa NGC 2359, nota come Elmo di Thor.

Particolarmente apprezzabile è la coppia di galassie interagenti composta da NCG 2207 e IC 2163, due oggetti che dalla loro fusione potrebbero generare una nuova galassia ellittica.

IL CANE MAGGIORE NELLA MITOLOGIA
L’antico poeta greco Arato di Soli si riferí al Cane Maggiore come al cane da guardia del cacciatore Orione, che attraversava il cielo inseguendo una lepre, che ritroviamo nella manciata di stelle poste ai piedi di Orione.
La stella Sirio trova riferimento nel mito greco, con la parola seiros, che significa “che inaridisce”: questo perché, ai tempi dei Greci, il sorgere di Sirio all’alba, prima del Sole, indicava l’inizio dei giorni più roventi dell’estate, della canicola, ovvero i Giorni del Cane.
«Abbaiando lancia fiamme e raddoppia il caldo ardente del Sole» disse Manilio, esprimendo il pensiero dei Greci e dei Romani in merito all’arrivo di Sirio all’alba estiva, mentre Virgilio nelle Georgiche scrive di Sirio e del caldo periodo estivo come «la torrida Stella del Cane spacca i campi».
L’astro che allieta il nostro sguardo nelle fredde sere invernali, era per gli antichi popoli motivo di distruzione dei raccolti. Rimane il fatto che una stella così luminosa e scintillante non può che essere simbolo di rassicurante bellezza.
Le costellazioni del mese di Gennaio 2026
Ora era onde ‘l salir non volea storpio chè il Sole avea il cerchio di merigge lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio…
Dante, Divina Commedia
Nel cielo dell’inverno boreale sfavillante costellazioni luminose, ricche di oggetti e storie mitologiche. Due delle figure più importanti del mese di gennaio sono quelle del Toro e dell’Auriga.
LA COSTELLAZIONE DEL TORO

Riconoscibile grazie alla sua stella Aldebaran, quella del Toro è una delle costellazioni della fascia dello Zodiaco, compresa tra Ariete e Gemelli; la figura si estende a Est/Sud-Est, dove la sua stella principale brilla con il suo inconfondibile colore rosso-arancio.
Aldebaran è una gigante arancione grande 40 volte il Sole, con una magnitudine +0,95 che la rende la quattordicesima stella più luminosa del cielo notturno.
L’astro rappresenta l’occhio del Toro mentre le stelle Elnath e Alheka costituiscono le corna dell’animale; beta Tauri, ovvero Elnath, brilla al confine con l’Auriga e infatti ha la peculiarità di essere attribuita ora al Toro ora all’Auriga.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR1457 | α Tauri | Aldebaran | 0.85 | Variable; Multiple; |
| HR1791 | β Tauri | Elnath | 1.65 | Double; |
| HR1165 | η Tauri | Alcyone | 2.87 | Multiple; |
| HR1910 | ζ Tauri | Tianguan | 3 | Variable; |
| HR1412 | θ2 Tauri | Chamukuy | 3.4 | Variable; Multiple; |
| HR1239 | λ Tauri | 3.47 | Variable; | |
| HR1409 | ε Tauri | Ain | 3.53 | Double; |
| HR1030 | ο Tauri | 3.6 | Variable; | |
| HR1178 | 27 Tauri | Atlas | 3.63 | Variable; Multiple; |
| HR1346 | γ Tauri | Prima Hyadum | 3.65 | Variable; |
| HR1142 | 17 Tauri | Electra | 3.7 | |
| HR1038 | ξ Tauri | 3.74 | ||
| HR1373 | δ1 Tauri | Secunda Hyadum | 3.76 | Variable; Multiple; |
| HR1411 | θ1 Tauri | 3.84 | Multiple; | |
| HR1149 | 20 Tauri | Maia | 3.87 | Variable; |
| HR1251 | ν Tauri | 3.91 | ||
| HR1066 | 5 Tauri | 4.11 | ||
| HR1156 | 23 Tauri | Merope | 4.18 | Variable; |
| HR1387 | κ1 Tauri | 4.22 | Variable; Multiple; | |
| HR1458 | 88 Tauri | 4.25 | Variable; Double; |
OGGETTI DEL PROFONDO CIELO NEL TORO
M45: UN AMMASSO APERTO NEL CUORE DELL’INVERNO
Oltre ai vari interessanti oggetti del profondo cielo presenti nel Toro, quello più famoso e facilmente riconoscibile è senza ombra di dubbio M45, noto a tutti con il nome di Pleiadi.

Si tratta di un ammasso aperto situato nella spalla del Toro, distante 440 anni luce dalla Terra. Da un luogo buio sono visibili già sette delle stelle che lo compongono, per le quali l’ammasso viene anche comunemente denominato con l’appellativo di “le sette sorelle”; in realtà con un binocolo e soprattutto con un telescopio si scopre che l’ammasso è composto da centinaia di stelle, in prevalenza giganti blu e bianche, legate da un’origine comune e da reciproche forze gravitazionali. Attraverso l’oculare di un telescopio di apertura considerevole non sarà difficile osservare dei piccoli aloni che circondano le singole stelle: si tratta di nubi di polveri, ovvero nebulose a riflessione, illuminare dalle stelle. Le Pleiadi rappresentano uno degli oggetti più amati del cielo invernale, spesso protagoniste di suggestive congiunzioni con la Luna e pianeti.
L’ammasso trova numerosi riferimenti nella mitologia, in cui vengono identificate con le ninfe della montagna, figlie di Atlante e dell’oceanina Pleione: i loro nomi sono Alcione, Asterope, Celeno, Elettra, Maia, Merope e Taigeta.
Nella letteratura italiana troviamo un significativo riferimento alle Pleiadi nella poesia di Pascoli, il Gelsomino Notturno: “La Chioccetta per l’aia azzurra va col suo pigolìo di stelle”. Il poeta paragona le Pleiadi a una chioccia con il suo seguito di pulcini intenti a pigolare.
M1 – Nebulosa Granchio
In direzione della Stella Alheka si trova uno degli oggetti più importanti in campo astronomico e nell’astronomia a raggi X, nonché il primo oggetto del Catalogo Messier ovvero la Nebulosa del Granchio, distante 6500 anni luce dal Sistema Solare.

Durante la fase finale della sua vita la Supernova 1054 ha espulso una quantità enorme di materiali ferroso e gas, generando un’esplosione in grado di proiettare tutti i propri frammenti a una grande distanza e che ancora oggi viaggiano a una velocità che sfiora i 1500 km/s.
Oggi il centro della nebulosa ospita ciò che resta della stella esplosa, una potente stella di neutroni che ruotando su sé stessa crea l’effetto pulsar.
L’esplosione della Supernova 1054 non rimase inosservata: il 4 luglio del 1054 gli astronomi cinesi furono i primi ad accorgersi di un nuovo astro che brillava sulla volta celeste: la sua luminosità fu tale da essere visibile anche in pieno giorno, la sua magnitudine era infatti compresa tra – 7 e – 4,5.
Altre Nebulose
Il Toro vanta anche altri suggestivi oggetti deep sky, molto amati dagli astrofili, come ad esempio la Nebulosa Falchetto (LBN 777) e la Nebulosa Spaghetti (SH2-240), quest’ultima situata al confine con l’Auriga.

IL TORO NELLA MITOLOGIA
La figura del Toro è una delle più antiche di cui si trovi traccia: ben 5.000 anni fa, nei pressi di Aldebaran, era collocato il punto Gamma, che indica l’equinozio di primavera.
Già in alcuni scritti dei Sumeri compaiono riferimenti al Toro, come protagonista di storie d’amore conflittuali.
Presso gli antichi Egizi invece tali animali erano figure mitologiche da venerare.
Nell’antica Grecia il mito del Toro era associato alla figura del Minotauro, frutto del tradimento consumato da Pasifa con il sacro Toro di Creta, alle spalle del marito Minosse.
Vi sono poi le solite vicende legate alle metamorfosi di Zeus che in questo caso, innamoratosi della principessa fenicia Europa, decise di ricorrere alla trasformazione in un toro per poterla rapire e sedurre.
E fu così che un giorno Europa, mentre si trovava in compagnia delle sue ancelle sulla spiaggia, fu attirata dalla presenza di un bellissimo toro bianco; completamente ammaliata da esso, vi salì in groppa lasciandosi condurre fino all’isola di Creta, dopo aver galoppato attraverso il mare.
Ma l’idillio durò poco, poiché una volta giunti a destinazione, l’ingenua principessa scoprì l’inganno: Zeus le rivelò la, sua identità, abusando di lei. Dall’infelice unione nacquero Minosse, Radamanto e Serpedonte.
LA COSTELLAZIONE DELL’AURIGA

Nel mese di gennaio possiamo osservare la costellazione dell’Auriga, figura facile da individuare per via della sua forma a pentagono, che va ad unirsi alla schiera delle costellazioni che dominano l’inverno boreale.
La stella principale della costellazione (α Aurigae) è Capella, un sistema multiplo costituito da ben quattro stelle, distante 42,2 anni luce da noi; l’astro è situato nella parte settentrionale dell’Auriga ed è ben visibile nel cielo serale con il suo luccichio di colore giallo, e rappresenta la sesta stella più luminosa del cielo notturno.
Le altre stelle che compongono la costellazione dell’Auriga sono Menkalinan, Mahasim, Hassaleh e Almaaz.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR1708 | α Aurigae | Capella | 0.08 | Variable; Multiple; |
| HR2088 | β Aurigae | Menkalinan | 1.9 | Variable; Multiple; |
| HR2095 | θ Aurigae | Mahasim | 2.62 | Variable; Multiple; |
| HR1577 | ι Aurigae | Hassaleh | 2.69 | Variable; |
| HR1605 | ε Aurigae | Almaaz | 2.99 | Variable; Multiple; |
| HR1641 | η Aurigae | Haedus | 3.17 | Variable; |
| HR2077 | δ Aurigae | 3.72 | Multiple; | |
| HR1612 | ζ Aurigae | Saclateni | 3.75 | Variable; |
| HR2012 | ν Aurigae | 3.97 | Double; | |
| HR2091 | π Aurigae | 4.26 | Variable; | |
| HR2219 | κ Aurigae | 4.35 | Variable; | |
| HR1995 | τ Aurigae | 4.52 | Multiple; | |
| HR1726 | 16 Aurigae | 4.54 | Variable; Double; | |
| HR1729 | λ Aurigae | 4.71 | Multiple; | |
| HR2011 | υ Aurigae | 4.74 | Variable; | |
| HR1843 | χ Aurigae | 4.76 | ||
| HR1551 | 2 Aurigae | 4.78 | ||
| HR2427 | ψ2 Aurigae | 4.79 | Multiple; | |
| HR1689 | μ Aurigae | 4.86 | ||
| HR2696 | 63 Aurigae | 4.9 |
OGGETTI NON STELLARI NELL’AURIGA
La costellazione ospita diversi oggetti del catalogo Messier, come gli ammassi aperti M36, M37 ed M38.

Altri oggetti del profondo cielo molto interessanti sono le nebulose IC405 e IC410.

LA COSTELLAZIONE DELL’AURIGA NELLA MITOLOGIA
L’Auriga trova diversi riferimenti nella mitologia: una delle storie più diffuse è quella che associa Capella alla capra Amaltea, animale che secondo la mitologia greca allattó Zeus quando, ancora in fasce, venne abbandonato sull’isola di Creta.
Per tale motivo, in segno di gratitudine, l’animale fu collocato sulla volta celeste, accompagnato dai suoi due capretti partoriti proprio mentre allattava Zeus, associati alle stelle Eta e Zeta dell’Auriga.
Le costellazioni del mese di Dicembre 2025
Il cielo di dicembre è popolato da oggetti brillanti e inconfondibili: uno di questi è certamente la costellazione di Orione, figura celeste nota anche ai meno esperti di astronomia, individuabile ad occhio nudo già in contesti urbani.
LA COSTELLAZIONE DI ORIONE
Orione fa il suo ingresso sulla volta celeste già a fine estate, quando lo ritroviamo basso a Sud-Est da notte inoltrata fino alle prime luci dell’alba, per poi ritrovarlo nel periodo autunnale in serata, e da quel momento accompagnerà le nostre sere d’inverno a partire dalle ore successive al tramonto del Sole, raggiungendo il meridiano a gennaio inoltrato.
La stella principale della costellazione è Rigel, una supergigante blu che indica il ginocchio del “cacciatore celeste”, avente magnitudine 0,2; tuttavia è Betelgeuse la stella alfa della costellazione.
Betelgeuse, con il suo colore rosso-arancio, rappresenta una supergigante rossa con magnitudine 0,5 posta a 600 anni luce dalla Terra.
La stella indica il vertice nord-orientale di Orione e rappresenta anche uno dei vertici del Triangolo Invernale, asterismo composto da Sirio (Cane Maggiore) e Procione (Cane Minore).
Betelgeuse è un oggetto molto discusso in campo astronomico poiché alla fine del suo ciclo vitale potrebbe esplodere in supernova.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR1713 | β Orionis | Rigel | 0.12 | Variable; Multiple; |
| HR2061 | α Orionis | Betelgeuse | 0.5 | Variable; Multiple; |
| HR1790 | γ Orionis | Bellatrix | 1.64 | Variable; Double; |
| HR1903 | ε Orionis | Alnilam | 1.7 | Variable; Double; |
| HR1948 | ζ Orionis | Alnitak | 2.05 | Variable; Multiple; |
| HR2004 | κ Orionis | Saiph | 2.06 | Variable; |
| HR1852 | δ Orionis | Mintaka | 2.23 | Variable; Multiple; |
| HR1899 | ι Orionis | Hatysa | 2.77 | Variable; Multiple; |
| HR1543 | π3 Orionis | Tabit | 3.19 | Variable; Double; |
| HR1788 | η Orionis | 3.36 | Variable; Multiple; | |
| HR1879 | λ Orionis | Meissa | 3.54 | Variable; Multiple; |
| HR1735 | τ Orionis | 3.6 | Multiple; | |
| HR1552 | π4 Orionis | 3.69 | Variable; | |
| HR1567 | π5 Orionis | 3.72 | Variable; | |
| HR1931 | σ Orionis | 3.81 | Multiple; | |
| HR1580 | ο2 Orionis | 4.07 | Multiple; | |
| HR1907 | φ2 Orionis | 4.09 | ||
| HR2124 | μ Orionis | 4.12 | Variable; Multiple; | |
| HR1784 | 29 Orionis | 4.14 | ||
| HR1839 | 32 Orionis | 4.2 | Double; |
OGGETTI DEL PROFONDO CIELO IN ORIONE
Ciò che caratterizza l’immagine di Orione sulla volta celeste è indubbiamente la sua celebre “cintura”, asterismo dato composto dalle tre stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka.
Nelle prossimità della cintura vi sono alcuni degli oggetti tra i più noti del profondo cielo, ovvero M43, NCG 1990, la Nebulosa Fiamma e la Nebulosa Testa di Cavallo.

La Cintura di Orione è avvolta all’esterno da un imponente anello di nebulosità che dista circa 1600 anni luce dalla Terra, noto come Anello di Barnard, che ha una dimensione di 300 anni luce di diametro.
Si tratta del resto di una supernova esplosa probabilmente circa 2 milioni di anni fa.

Proprio sul bordo orientale dell’Anello di Barnard si trova un oggetto dall’aspetto tanto affascinante quanto inquietante: si tratta di LDN 1622, meglio noto come Nebulosa Boogeyman o Nebulosa dell’Uomo Oscuro.
L’oggetto si trova nei pressi del pian galattico, a 500 anni luce di distanza dalla Terra: si tratta di una nube oscura che si staglia su uno sfondo rosso di idrogeno incandescente.
La polvere scura è formata da gas talmente denso da nascondere la luce delle stelle retrostanti. Questa nebulosa non è un soggetto molto facile da immortalare, necessita infatti di diverse ore di riprese, ma ne vale di certo la pena.
La costellazione di Orione è uno scrigno pregno di bellezze del profondo cielo, e uno degli oggetti più famosi e ripresi dagli astrofili più o meno esperti è senza ombra di dubbio M42, la cosiddetta Nebulosa di Orione.

Si tratta di un complesso nebuloso molecolare in cui hanno origine importanti processi di formazione stellare e che si estende ampiamente tra la cintura e la spada di Orione; è una delle regioni stellari più attive, una vera e propria incubatrice di stelle.
Un altro oggetto presente in Orione, alla portata anche di un binocolo 10×50, è M 78 o Nebulosa Casper: rappresenta una nebulosa a riflessione tra le più brillanti, distante 1300 anni luce e situata sopra alla Cintura di Orione, visibile da luoghi bui già con piccole strumentazioni.

L’oggetto venne scoperto all’inizio del 1780 da Pierre Méchain, e fu inserito da Charles Messier nel suo catalogo degli oggetti nebulosi il 17 dicembre di quello stesso anno.
ORIONE NELLA MITOLOGIA
Orione è una delle figure di cui si narra nelle leggende delle antiche popolazioni, già a partire dai Sumeri. Per il mito greco Orione era il figlio di Euriale e Posidone, ed aveva il dono di saper camminare sull’acqua. Nell’Odissea Omero narra di lui come un abile cacciatore, sempre accompagnato dai suoi fedeli cani da caccia, in particolare il suo prediletto, Sirio.
Le sue avventure sono principalmente legate a storie d’amore e passioni a causa delle quali, il cacciatore, si trovava a dover fronteggiare rivali molto veementi, e arrivò persino a perdere la vista (poi recuperata) per una lite molto accesa.
Tra le tante storie, una delle più note è quella che lega Orione ad Artemide: arrivato a Delo, l’isola sacra ad Apollo, insieme alla sua amante Eos, Orione incontrò Artemide.
Accomunati dalla passione del tiro con l’arco, il cacciatore e la bellissima sorella gemella di Apollo, si innamorarono perdutamente.
Ma questo amore non andava proprio giù al dio greco, che considerava l’arrivo di Orione sulla sua isola una sorta di profanazione, tanto da ricorrere all’aiuto della Madre Terra per poterlo annientare definitivamente.
La Madre Terra scatenò contro Orione un velenosissimo e gigante scorpione, figura che sulla volta celeste ritroviamo a inseguire il cacciatore.
Orione impiegó tutte le sue forze, le sue frecce e armature pur di non soccombere, e si gettó in mare, dove il suo destino era già stato deciso da Apollo.
Mentre una notte Orione stava nuotando a pelo d’acqua, Apollo diede l’arco in mano a sua sorella Artemide, invitandola a puntare la freccia a largo, dove vi era poca visibilità: la dea scaglió con abilità il dardo fatale, colpendo a morte il suo amato.
Disperata per aver ucciso l’uomo che amava, incontrò la pietà di Zeus, che trasformò Orione in una brillante costellazione, così che ogni notte Artemide potesse contemplare il suo grande amore sulla volta celeste.
LA COSTELLAZIONE DELLA LEPRE
Ai piedi di Orione giace la piccola costellazione della Lepre, che transita al meridiano proprio a dicembre; si tratta di un oggetto di dimensioni contenute, ma abbastanza appariscente da essere individuato nel cielo notturno.
Arneb (alfa Leporis) è la stella principale della costellazione, una supergigante gialla di magnitudine 2,58, distante 1283 anni luce.
Beta Leporis è Nihal, una gigante brillante gialla di magnitudine 2,81, distante 159 anni luce.
Epsilon Leporis e Mu Leporis sono le altre due stelle che compongono la costellazione, con una magnitudine rispettivamente di 3,19 e 3,29.
OGGETTI NON STELLARI NELLA LEPRE
La costellazione della Lepre giace sul brodo della Via Lattea, ma non tanto vicina da contenere importanti campi stellari: sono presenti tuttavia alcuni oggetti interni alla nostra galassia, quali l’ammasso globulare M 79, la Nebulosa IC 418.
M 79 è individuabile a sud della Stella Nihal, e c’è bisogno dell’ausilio do in binocolo di media potenza per poterlo cercare amatorialmente.

La Nebulosa IC 418 è molto suggestiva, appare di taglio e la sua distanza si aggira attorno ai 2000 anni luce dalla Terra.
Tra gli oggetti più esterni alla Via Lattea troviamo invece la galassia a spirale NCG 1964, dal nucleo brillante e denso.

LA COSTELLAZIONE DELLA LEPRE NELLA MITOLOGIA
Per gli arabi la stella beta della costellazione della Lepre significa “i cammelli saziando la loro sete”, Al-Nihal, come se ad alcuni momenti di osservazione loro associassero I cammelli nell’atto di dissetarsi nei pressi della vicina Via Lattea.
Nota anche alle antiche popolazioni greche, quella della lepre è una figura strettamente associata a quella di Orione, poiché rappresenta la preda inseguita dal cacciatore mitologico, ma preda anche del Cane Maggiore.
Un’antica leggenda narra di un forestiero che arrivò sull’isola Greca di Leros una piccola lepre, con l’intento di dar vita ad un allevamento di questo animale; in poco tempo però la situazione sfuggì di mano, poiché le lepri iniziarono a riprodursi in maniera incontrollata, invadendo l’isola e distruggendo i raccolti.
Gli abitanti dunque si mobilitarono in massa per contenere tale problema, eliminando tutte le lepri salvandone solo una, che fu posta in cielo tra le stelle.
Le costellazioni del mese di Novembre 2025
In un viaggio attraverso il cielo di novembre, incontriamo la mitologica costellazione di Perseo, un’affascinante figura nell’emisfero boreale. Nota come radiante dello sciame meteorico delle Perseidi e per il suo spettacolare Ammasso Doppio (NGC 869 e NGC 884) , Perseo si estende tra Andromeda e Auriga. La sua stella più celebre, Algol (Beta Persei), è il prototipo delle variabili a eclisse, con una luminosità che oscilla in meno di tre giorni. Questa costellazione, legata al mito dell’eroe che sconfisse Medusa e salvò Andromeda , è ricca anche di nebulose come M 76 e la vasta Nebulosa California (NGC 1499). Poco più a Sud di Perseo, è visibile la costellazione del Triangolo, una figura poco estesa e poco luminosa, ma riconoscibile per la sua forma. Nonostante la sua lontananza dalla Via Lattea, il Triangolo ospita una delle galassie a spirale più note, ovvero M33 o Galassia del Triangolo, una delle galassie più vicine alla Via Lattea.
LA COSTELLAZIONE DI PERSEO
Nel cielo di novembre incontriamo la costellazione di Perseo, una figura nota per il suo Ammasso Doppio e per essere il radiante di uno degli sciami meteorici più conosciuti, quello delle Perseidi.
La costellazione si estende fra quelle di Andromeda e Auriga ed è composta da circa 136 stelle visibili a occhio nudo, concentrate sostanzialmente in tre gruppi, in direzione delle stelle Mirfak, Algol ed Epsilon Persei.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR936 | β Persei | Algol | 2.12 | Variable; Multiple; |
| HR1203 | ζ Persei | 2.85 | Variable; Multiple; | |
| HR1220 | ε Persei | 2.89 | Variable; Multiple; | |
| HR915 | γ Persei | 2.93 | Multiple; | |
| HR1122 | δ Persei | 3.01 | Variable; Double; | |
| HR921 | ρ Persei | 3.39 | Variable; | |
| HR834 | η Persei | Miram | 3.76 | Multiple; |
| HR1135 | ν Persei | 3.77 | Variable; Double; | |
| HR941 | κ Persei | Misam | 3.8 | Variable; Double; |
| HR1131 | ο Persei | Atik | 3.83 | Variable; Double; |
| HR854 | τ Persei | 3.95 | Variable; Multiple; | |
| HR1273 | 48 Persei | 4.04 | Variable; | |
| HR1228 | ξ Persei | Menkib | 4.04 | Variable; |
| HR937 | ι Persei | 4.05 | Double; | |
| HR496 | φ Persei | 4.07 | Variable; | |
| HR799 | θ Persei | 4.12 | Variable; Multiple; | |
| HR1303 | μ Persei | 4.14 | Variable; Multiple; | |
| HR840 | 16 Persei | 4.23 | Variable; Multiple; | |
| HR1087 | ψ Persei | 4.23 | Variable; |
Da settembre a marzo, nell’emisfero boreale, Perseo è facilmente individuabile grazie al cospicuo numero di stelle di terza e quarta magnitudine: Mirfak è la stella principale della costellazione (alfa Persei) ed è una supergigante di colore giallo, con una magnitudine di 1,79, situata a una distanza di circa 590 anni luce.
Algol (Beta Persei) è la stella forse più nota in Perseo, e possiede una luminosità apparente che oscilla tra le magnitudini 2,12 e 3,39 in poco meno di tre giorni.
Algol è il prototipo di una classe di variabili, di forma regolare, in cui due componenti di un sistema binario si eclissano a vicenda causando la diminuzione della luminosità totale del sistema.
Essa è posta a una distanza di 93 anni luce.
OGGETTI DEL PROFONDO CIELO IN PERSEO
La costellazione è in parte attraversata dalla Via Lattea che però appare in maniera non proprio marcata in tale direzione, osservando anzi ad occhio nudo in direzione di Perseo, è come se la Via Lattea si interrompesse in alcuni tratti, originando un vuoto dovuto alla presenza di vasti banchi di nebulosità oscure.
Nonostante ciò, Perseo contiene diversi e interessanti oggetti del profondo cielo: uno dei più noti è certamente l’Ammasso Doppio, costituito dagli ammassi NGC 869 e NGC 884, che danno origine a uno dei più belli e luminosi oggetti del cielo notturno.

La costellazione ospita anche l’Ammasso di Alfa Persei (Mel 20), un oggetto molto luminoso nella parte settentrionale della costellazione; molto nota anche la nebulosa planetaria M76 e la Nebulosa California (NGC 1499).
Quest’ultima è una nebulosa a emissione distante 1000 anni luce dalla Terra, ed è un oggetto deep sky molto amato dagli astrofili.

Link all’intervista a Daniele Borsari https://www.coelum.com/articoli/astrofotografia/intervista-a-daniele-borsari
Qualche anno fa il telescopio spaziale Euclid ha ottenuto una sorprendente immagine che ci mostra l’Ammasso di Galassie di Perseo, oltre a 100.000 galassie più lontane visibili sullo sfondo, alcune della quali non erano mai state viste prima.

PERSEO NELLA MITOLOGIA
Attraverso rocce sperdute e impervie, attraverso orride forre,
giunse alla casa della Gorgone, e qua e là per i campi e per le strade
vedeva figure di uomini e di animali
tramutati da esseri veri in statue per aver visto Medusa.
Ovidio, Metamorfosi, IV, 778-781
Perseo è legato a diversi miti, in una narrazione che si intreccia con le figure di Pegaso, Andromeda, Medusa.
Perseo era il figlio mortale di Giove e Danae: al giovane venne affidato il compito di trovare e uccidere il mostro Medusa, una Gorgone con i serpenti al posto dei capelli e il potere di pietrificare con un solo sguardo chiunque incrociasse il suo.
Medusa viveva su un’isola Situata Oltre l’oceano, insieme a Steno e Eurialo, altre due Gorgoni, mortali.
L’eroe giunse sull’isola dopo aver ricevuto in sogno, da Minerva, una spada con la quale decapitare il mostro e uno scudo riflettente affinché esso non potesse pietrificarlo.
Sul suo cammino Perseo incontrò anche le tre ninfe del Nord, che gli consegnarono un elmo speciale con la capacità di renderlo invisibile e una sacca dove riporre la testa di Medusa una volta recisa.
Alla fine Perseo riuscì a portare a termine il suo compito, uccidendo il mostro Medusa, dal cui sangue nacque Pegaso, il cavallo alato di cui si serví per fuggire e con il quale, durante il viaggio di ritorno, trasse in salvo Andromeda, incatenata sulla rupe sotto minaccia del mostro marino Ceto.
Per le sue gesta, da sempre narrate attraverso l’arte, Perseo si guadagnó un posto sulla volta celeste, brillando tra le stelle per l’eternità.
LA COSTELLAZIONE DEL TRIANGOLO
Poco più a Sud delle costellazioni di Andromeda e Perseo incontriamo il Triangolo, una figura visibile nei mesi autunnali e invernali del nostro emisfero.
Si tratta di una costellazione poco estesa e poco luminosa, tuttavia riconoscibile per la sua forma.
Alfa Trianguli, dall’arabo Mothallah ovvero “la testa del Triangolo” è una gigante bianco-azzurra di magnitudine 3,42, distante 124 anni luce: è la stella principale della costellazione, una binaria che nonostante venga classificata come stella alfa, rappresenta la seconda più luminosa dopo beta Trianguli.
Quest’ultima, nota anche come Deltotum, è una subgigante gialla di magnitudine 3,00, distante 64 anni luce.
Il terzo vertice della costellazione è raffigurato da gamma Trianguli.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR622 | β Trianguli | 3 | ||
| HR544 | α Trianguli | Mothallah | 3.41 | Multiple; |
| HR664 | γ Trianguli | 4.01 | ||
| HR660 | δ Trianguli | 4.87 | Double; | |
| HR642 | 6 Trianguli | 4.94 | Variable; Double; | |
| HR675 | 10 Trianguli | 5.03 | Double; | |
| HR736 | 14 Trianguli | 5.15 | ||
| HR655 | 7 Trianguli | 5.28 | ||
| HR717 | 12 Trianguli | 5.29 | ||
| HR758 | 5.3 | Variable; | ||
| HR750 | 15 Trianguli | 5.35 | Variable; Double; | |
| HR599 | ε Trianguli | 5.5 | Variable; Double; | |
| HR712 | 11 Trianguli | 5.54 | ||
| HR490 | 5.64 | |||
| HR523 | 5.79 | |||
| HR564 | 5.82 | |||
| HR738 | 5.83 | |||
| HR720 | 13 Trianguli | 5.89 | ||
| HR485 | 5.99 | |||
| HR757 | 6.1 |
OGGETTI NON STELLARI NEL TRIANGOLO
La costellazione non vanta la presenza di numerosi oggetti del profondo cielo, data la sua lontananza dalla Via Lattea, nonostante questo però ospita una delle galassie a spirale più note, ovvero M33.

IMMAGINE M33 CREDITI: RAFFAELE CALCAGNO DALLA GALLERY DI PHOTOCOELUM
Nota come Galassia del Triangolo, questo oggetto si trova a una distanza stimata sui 3 milioni di anni luce ed essendo membro del Gruppo Locale, è una delle galassie più vicine alla Via Lattea. Da un luogo perfettamente buio e privo di qualsiasi tipo di inquinamento, si può tentare l’osservazione di M33 anche con un buon binocolo.
Di M33, oggetto di interesse per gli astrofili, colpiscono i suoi bracci a spirale aperti, ricchi di nebulose e regioni di formazione stellare.
Nella costellazione del Triangolo sono presenti anche le galassie IC 1727, NGC 672 e NGC 925, visibili anche con strumenti amatoriali.

IMMAGINE NGC 672 E IC 1727 CREDITI: LORENZO BUSILACCHI
IC 1727 è una galassia a spirale barrata che interagisce gravitazionalmente con NGC 672, due oggetti che sono frutto di grandi soddisfazioni per gli astrofili che si cimentano nelle loro riprese.
IL TRIANGOLO NELLA MITOLOGIA
Per i greci la costellazione del Triangolo rappresentava la lettera Delta, mentre gli Egizi la identificavano come il delta del fiume Nilo; secondo lo scrittore latino Igino il Triangolo rappresentava la Trinacria, ovvero la Sicilia, isola sacra a Cerere dove, secondo il mito, è avvenuto il ratto di Persefone e la sua discesa agli inferi.
La figura del Triangolo trova riferimenti nelle antiche tradizioni marinare e, sempre secondo Igino, viene associato ad una sorta di segnale collocato sulla volta celeste, utile a Mercurio per individuare la costellazione dell’Ariete. Una segnaletica stellare!
Le costellazioni del mese di Ottobre 2025
Andromeda e Pegaso 2025
Il cielo di ottobre ci conduce tra le costellazioni che caratterizzano l’autunno boreale: complici le ore di buio che prendono via via il sopravvento su quelle di luce, potremo volgere lo sguardo verso la volta celeste già in prima serata, con la certezza di poter riconoscere figure mitologiche come principesse e cavalli alati.
Tra queste ci soffermiamo sulle costellazioni di Andromeda e Pegaso, che con l’intrecciarsi dei loro astri e delle loro leggende, ci terranno compagnia nei mesi a venire.
LA COSTELLAZIONE DI ANDROMEDA
Visibile già nel cielo serale di fine agosto, quella di Andromeda è una costellazione che può essere osservata fino a marzo all’emisfero boreale: per quanto sia abbastanza estesa (722 gradi quadrati circa), essa non vanta stelle particolarmente brillanti.
La più luminosa della costellazione è la stella Alpheratz ( o Sirrah), che un tempo faceva parte della costellazione di Pegaso (Delta Pegasi) e che oggi è una componente del famoso Quadrato di Pegaso, insieme alle stelle α, β e λ Pegasi.
Alfa Andromedae è situata a 97 anni luce dalla Terra ed è un sistema binario con una magnitudine apparente pari a +2,06.
Le altre stelle principali di Andromeda sono Mirach, Almach e Sadiradra, mentre nella costellazione sono presenti diverse doppie, come Mu Andromedae, una stella bianca di sequenza principale con una massa 2,3 volte quella del Sole; essa è catalogato come stella quadrupla ed è osservabile con un telescopio di medie dimensioni.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visualmagnitude | Notes |
| HR15 | α Andromedae | Alpheratz | 2.06 | Variable; Double; |
| HR337 | β Andromedae | Mirach | 2.06 | Variable; Multiple; |
| HR603 | γ1 Andromedae | Almach | 2.26 | Multiple; |
| HR165 | δ Andromedae | 3.27 | Multiple; | |
| HR464 | 51 Andromedae | Nembus | 3.57 | |
| HR8762 | ο Andromedae | 3.62 | Variable; Multiple; | |
| HR8961 | λ Andromedae | 3.82 | Variable; Multiple; | |
| HR269 | μ Andromedae | 3.87 | Multiple; | |
| HR215 | ζ Andromedae | 4.06 | Variable; Multiple; | |
| HR458 | υ Andromedae | Titawin | 4.09 | Multiple; |
| HR8976 | κ Andromedae | 4.14 | Multiple; | |
| HR335 | φ Andromedae | 4.25 | Variable; Double; | |
| HR8965 | ι Andromedae | 4.29 | Variable; | |
| HR154 | π Andromedae | 4.36 | Variable; Multiple; | |
| HR163 | ε Andromedae | 4.37 | ||
| HR271 | η Andromedae | 4.42 | Double; | |
| HR8830 | 7 Andromedae | 4.52 | ||
| HR68 | σ Andromedae | 4.52 | Variable; | |
| HR226 | ν Andromedae | 4.53 | ||
| HR63 | θ Andromedae | 4.61 | Variable; |
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DI ANDROMEDA

Nonostante la sua estensione, la costellazione non contiene un considerevole numero di oggetti del profondo cielo; in compenso ospita l’oggetto che oltre ad essere quello probabilmente più noto a chiunque, è altresí l’oggetto più lontano visibile ad occhio nudo! Si tratta chiaramente di M 31, una grande galassia a spirale situata a una distanza di due milioni di anni luce. La galassia non balza immediatamente agli occhi, pur osservando da un luogo completamente buio, ma appare come una macchiolina sfocata che necessita almeno di un binocolo per essere distinta. Fotografando con le lunghe esposizioni, senza per forza dover effettuare estenuanti somme di scatti, si può già immortalare M 31, poiché appare nel cielo stellato sotto le sembianze di un punto luminoso con attorno un alone, nel suo insieme simile a un batuffolo.
Per immagini più sofisticate e dettagliate è necessario disporre di attrezzature adeguate, come camera di ripresa e telescopi di una buona apertura.

Un altro suggestivo oggetto deep sky presente nella costellazione di Andromeda è la galassia a spirale NGC 891, che ad ampi ingrandimenti appare di taglio, rivelando una banda oscura di polveri e gas.
ANDROMEDA NELLA MITOLOGIA
Fanciulla di rara bellezza, Andromeda era una principessa, figlia dei sovrani di Etiopia Cefeo e Cassiopea, che fu sul punto di pagare con la propria vita gli errori commessi da sua madre.
Cassiopea osó infatti definire sé stessa e Andromeda come le più belle, molto più delle Nereidi, le ninfe marine alla corte di Poseidone.
Il dio del mare non poté tollerare tale offesa e provocó una violenta inondazione per distruggere il regno di Cefeo; disperato, il sovrano decise di consultare l’oracolo che gli suggerì di immolare la giovane e ingenua figlia, affinché l’ira di Poseidone si placasse. Addolorato, Cefeo dovette incatenare Andromeda su di una rupe, esposta al famelico mostro marino Ceto. Destino volle che un bel giorno, a passare di lì, fosse il valoroso Perseo, che in sella al suo cavallo alato Pegaso, liberò Andromeda dalle catene e la salvó portandola via con sé e, successivamente, sposandola. Pare che a fu Atena a porre in cielo Andromeda, tra le stelle.
Come la vide con le braccia legate a una rigida rupe,
Perseo di marmo l’avrebbe creduta se l’aria leggera non avesse
mosso le chiome e le lacrime dagli occhi stilate non fossero,
inconsapevole ne ardeva stupito. Rapito alla vista di
quella bellezza, quasi di battere l’ali si scordava.
Come fu sceso a terra, disse “non meriti codesti ceppi ma quelli che legano amanti tra loro;
dimmi il tuo nome e la patria e perché sei legata”.
Ovidio, La Metamorfosi, Libro IV
LA COSTELLAZIONE DI PEGASO

Un’altra delle costellazioni visibili nel cielo boreale autunnale è Pegaso, che si presenta vicino a Cassiopea, ed è legato astronomicamente e mitologicamente ad Andromeda.
La figura è individuabile grazie al celebre asterismo noto come Quadrato di Pegaso, formato dalle sue stelle principali Markab, Scheat, Algenib più Sirrah, stella che come abbiamo già spiegato sopra, fa parte della costellazione di Andromeda.
Nonostante la stella alfa di Pegaso sia Markab, in realtà l’astro più brillante della costellazione è Enif (ε Pegasi) una supergigante rossa di magnitudine 2,38.
La costellazione contiene diverse stelle doppie, alcune facilmente risolvibili anche con medi ingrandimenti: un esempio lo è 1 Pegasi, un sistema doppio di stelle arancioni in cui la componente primaria ha una magnitudine 4,1 mente La secondaria è di nona grandezza; l’altro Sistema binario è 3 Pegasi, composto da due stelle bianco-giallastre di sesta e settima magnitudine.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR8308 | ε Pegasi | Enif | 2.39 | Variable; Multiple; |
| HR8775 | β Pegasi | Scheat | 2.42 | Variable; Multiple; |
| HR8781 | α Pegasi | Markab | 2.49 | Variable; |
| HR39 | γ Pegasi | Algenib | 2.83 | Variable; Multiple; |
| HR8650 | η Pegasi | Matar | 2.94 | Variable; Multiple; |
| HR8634 | ζ Pegasi | Homam | 3.4 | Double; |
| HR8684 | μ Pegasi | Sadalbari | 3.48 | |
| HR8450 | θ Pegasi | Biham | 3.53 | Variable; |
| HR8430 | ι Pegasi | 3.76 | Variable; Double; | |
| HR8667 | λ Pegasi | 3.95 | ||
| HR8173 | 1 Pegasi | 4.08 | Multiple; | |
| HR8315 | κ Pegasi | 4.13 | Multiple; | |
| HR8665 | ξ Pegasi | 4.19 | Multiple; | |
| HR8454 | π2 Pegasi | 4.29 | ||
| HR8313 | 9 Pegasi | 4.34 | Variable; | |
| HR8905 | υ Pegasi | Alkarab | 4.4 | |
| HR8795 | 55 Pegasi | 4.52 | Variable; | |
| HR8923 | 70 Pegasi | 4.55 | ||
| HR8225 | 2 Pegasi | 4.57 | Double; | |
| HR8880 | τ Pegasi | Salm | 4.6 | Variable; |
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DI PEGASO
Nella costellazione di Pegaso sono presenti diversi oggetti del profondo cielo come alcune appariscenti galassie, ma anche qualche ammasso.

Uno degli oggetti deep sky più interessanti in Pegaso è la galassia a spirale NGC 7331, situata a 40 milioni di anni luce di distanza che per via della sua struttura e delle sue dimensioni, è spesso denominata come la “galassia gemella” della nostra Via Lattea.
Durante l’estate, più precisamente il 14 luglio 2025, il progetto GOTO (Gravitational-wave Optical Transient Observer), una rete di radiotelescopi robotici gestita dall’Osservatorio del Roque de Los Muchachos e dall’Osservatorio di Siding Spring, ha scoperto la Supernova Sn 2025rbs proprio nella galassia NGC 7331.
Questo straordinario oggetto ha una magnitudine apparente stimata intorno a +14, ed è visibile come un puntino luminoso al centro della galassia ospite, e ciò la rende individuabile anche attraverso l’utilizzo di telescopi amatoriali medio-grandi.

Un altro oggetto deep sky molto amato dagli astrofili è il Quintetto di Stephan, un gruppo visuale di cinque galassie molto scenico, situato a 290 milioni di anni luce e considerato dagli astronomi un autentico laboratorio in cui studiare la collisione tra le galassie e come questa impatti sulla materia che costituisce il mezzo intergalattico.
Oltre alle varie galassie, la costellazione di Pegaso ospita l’ammasso globulare M 15: si tratta di uno dei più densi della Via Lattea, situato a circa 33.600 anni luce, visibile già con l’utilizzo di un buon binocolo, ma risolvibile solo attraverso telescopi superiori a 200 mm di apertura.

Nella costellazione è presente anche un sistema planetario extrasolare, 51 Pegasi, composto da una stella molto simile al Sole attorno a cui orbita un pianeta di tipo gioviano caldo, scoperto nel 1995.
PEGASO NELLA MITOLOGIA
Quella del cavallo alato è una figura che affascina da sempre l’immaginario collettivo, e la mitologia ce ne offre diverse narrazioni.
Il mito greco raffigura Pegaso con il cavallo alato che nacque da un fiotto di sangue scaturito dall’uccisione di Medusa per mano di Perseo, che tra l’altro se ne serví per liberare Andromeda dal mostro marino Ceto.
Pegaso era caro a Zeus poiché trasportava le folgori fino all’Olimpo, ma fu anche addomesticato da Bellerofonte, che in sella al cavallo combatteva con le Amazzoni e uccise la Chimera.
Dopo la morte di Bellerofonte, Pegaso fece ritorno all’Olimpo per poi riscendere sul Monte Elicona mentre si stava tenendo una gara di canto tra le Muse e le Pieridi: alle melodie intonate da quest’ultime, il monte prese a innalzarsi verso il cielo e solo lo zoccolo battuto a terra da Pegaso riuscì ad arrestarne la rapida ascesa.
Dalla terreno in cui il cavallo batté con forza, sgorgò una sorgente d’acqua, poi chiamata “sorgente del cavallo”.
Al termine delle sue imprese Pegaso prese il volo verso la volta celeste, dove rimase a brillare tra le stelle.
Le costellazioni del mese di Settembre 2025
Nel cielo di settembre, in bilico tra l’estate e l’autunno, incontriamo due costellazioni che rappresentano una coppia mitologica: si tratta di Cassiopea e Cefeo.
LA COSTELLAZIONE DI CASSIOPEA
Asterismo tipico del cielo boreale, Cassiopea è una figura visibile tutto l’anno e raggiunge la massima altezza proprio nel periodo autunnale. Poiché è molto vicina al polo nord celeste, Cassiopea rimane visibile per tutta la notte e per questo viene classificata come una costellazione circumpolare.
La sua peculiare forma a W o M, a seconda delle stagioni, la rende facilmente individuabile a Nord, nei pressi della Stella Polare.
Shedir (alfa Cassiopeiae) è l’astro principale della costellazione: si tratta di una gigante arancione di magnitudine apparente +2,25, situata a 229 anni luce dalla Terra. Il suo nome deriva dall’arabo ( صدر, şadr) e significa busto: essa infatti è collocata nel cuore della costellazione che, mitologicamente, rappresenta la regina di Etiopia.
Interessante è anche γ Cassiopeiae, la stella binaria a raggi X più brillante del cielo e l’unica ad essere visibile ad occhio nudo. Della costellazione fa anche parte Rho Cassiopeiae, una stella ipergigante gialla situata a 3400 anni luce dalla Terra.

| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR168 | α Cassiopeiae | Schedar | 2.23 | Variable; Multiple; |
| HR21 | β Cassiopeiae | Caph | 2.27 | Variable; Double; |
| HR264 | γ Cassiopeiae | 2.47 | Variable; Multiple; | |
| HR403 | δ Cassiopeiae | Ruchbah | 2.68 | Variable; Double; |
| HR542 | ε Cassiopeiae | Segin | 3.38 | Variable; |
| HR219 | η Cassiopeiae | Achird | 3.44 | Multiple; |
| HR153 | ζ Cassiopeiae | Fulu | 3.66 | Variable; |
| HR580 | 50 Cassiopeiae | 3.98 | ||
| HR130 | κ Cassiopeiae | 4.16 | Variable; | |
| HR343 | θ Cassiopeiae | 4.33 | Variable; Double; | |
| HR707 | ι Cassiopeiae | 4.52 | Variable; Multiple; | |
| HR575 | 48 Cassiopeiae | 4.54 | Variable; Multiple; | |
| HR193 | ο Cassiopeiae | 4.54 | Variable; Double; | |
| HR9045 | ρ Cassiopeiae | 4.54 | Variable; | |
| HR265 | υ2 Cassiopeiae | Castula | 4.63 | |
| HR442 | χ Cassiopeiae | 4.71 | ||
| HR123 | λ Cassiopeiae | 4.73 | Double; | |
| HR399 | ψ Cassiopeiae | 4.74 | Multiple; | |
| HR9066 | 4.8 | Variable; Multiple; | ||
| HR179 | ξ Cassiopeiae | 4.8 | Variable; |
SUPERNOVAE IN CASSIOPEA
Nel 1572 nella costellazione di Cassiopea apparve improvvisamente un stella tanto luminosa quanto ci appare il pianeta Venere: essa venne denominata “nova di Tycho Brahe” dal nome dell’astronomo danese che condusse per oltre un anno osservazioni di questo oggetto, ad occhio nudo, riportando dati dettagliati; in conclusione, ciò che aveva osservato era una supernova.
Ma non è l’unico episodio di questo tipo quello che riguarda la costellazione di Cassiopea : nel 1680 è stata osservata una forte radiosorgente situata a 11 mila anni luce da noi, Cassiopea A.
Nel 2004 il telescopio spaziale Chandra ha scoperto anche una sorgente molto compatta di raggi X proprio al centro di Cassiopea A, le cui caratteristiche confermano che si tratta di una stella di neutroni che, con ogni probabilità, rappresenta il resto della Stella esplosa più di 300 anni fa.
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DI CASSIOPEA
Nel tratto di Via Lattea boreale in cui è situata Cassiopea vi è un gran numero di nebulose e ammassi: due oggetti molto amati e ripresi dagli astrofili sono certamente la Nebulosa Cuore, IC1805, e la Nebulosa Anima, IC 1848.

Al centro della Nebulosa Cuore è presente l’ammasso stellare Melotte 15, nato dalla stessa nebulosa.

Altri oggetto amato dagli astrofili, presente in Cassiopea, è il noto ammasso aperto NGC 457, conosciuto anche come Ammasso Civetta.

CASSIOPEA NELLA MITOLOGIA
Nella mitologia greca Cassiopea rappresenta la regina di Etiopia, moglie di Cefeo e madre di Andromeda: vanitosa e presuntuosa come poche, la sovrana era dedita principalmente a vantarsi e a spazzolare i suoi capelli per tutto il tempo; un giorno, però, commise un errore che portò all’intreccio di una serie di vicende ampiamente narrate nella mitologia.
Cassiopea si vantava di essere la più bella del reame e sosteneva che, insieme a sua figlia Andromeda, fosse persino più bella delle ninfe marine al seguito di Poseidone, le Nereidi. Il dio del mare, venuto a conoscenza di tali affermazioni, non mandò giù tale oltraggio, e decise di vendicarsi di Cassiopea, di Cefeo e del regno intero.
Poseidone decise di scatenare la sua ira verso il punto debole dei sovrani, ovvero la loro splendida e giovane figlia, Andromeda.
Il mito è piuttosto celebre e narra della giovane principessa che, per colpa di sua madre, fu rapita e legata su di una rupe infernale, preda del mostro marino Ceto; a salvarla dalle sue grinfie giunse l’eroe Perseo, in sella al cavallo alato Pegaso.
A Cassiopea toccò la sorte di essere collocata sul suo trono celeste ma a testa in giù, nell’atto di specchiarsi o accarezzarsi i capelli e condannata a roteare per sempre attorno al polo celeste.
LA COSTELLAZIONE DI CEFEO
Nella porzione di cielo tra l’Orsa Minore e Cassiopea, incontriamo Cefeo: si tratta anch’essa di una costellazione circumpolare, composta da stelle non molto luminose, che conferiscono a Cefeo la figura di una casetta con il tetto verso il Nord e la base che poggia sulla Via Lattea settentrionale.
La stella principale della costellazione è Alderamin (alfa Cephei), una stella bianca di magnitudine 2,45, che dista solo 49 anni luce.
Cefeo possiede un oggetto molto interessante, Mu Cephei, noto anche come Granatum Sidus, ovvero Stella Granata: si tratta di una supergigante rossa multipla di quarta magnitudine, inserita all’astronomo e matematico Giuseppe Piazzi nel suo “Catalogo di Palermo”.
Il nome deriva da un’affermazione di William Herschel riportata nel suo “Philosophical Transaction”, riguardo ad alcune stelle non registrate nel British Catalogue di John Flamsteed. Herschel, riferendosi a Mu Cephei, disse che «Ha un bellissimo e profondo colore granata, simile a quello della stella periodica Omicron Ceti>>.
L’astro appare di questo colore per via della sua bassa temperatura superficiale, che corrisponde a circa 3000 K. Osservando da un punto privo di qualsiasi tipo di disturbo, la Stella Granata può anche essere individuata ad occhio nudo poco più a Sud di Alderamin, con il suo caratteristico colore rosso/arancio.
Ma Cefeo ospita anche un’altra stella, di certo più importante per l’astronomia, ovvero Delta Cephei: si tratta di una supergigante gialla posta a 890 anni luce, che rappresenta il prototipo di una classe delle cefeidi, una classe di stelle variabili molto importanti, oltre ad essere una delle cefeidi più vicine al Sole.
Delta Cephei contribuisce significativamente alla misurazione delle distanze cosmiche.
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR8162 | α Cephei | Alderamin | 2.44 | Variable; Multiple; |
| HR8974 | γ Cephei | Errai | 3.21 | Variable; |
| HR8238 | β Cephei | Alfirk | 3.23 | Variable; Multiple; |
| HR8465 | ζ Cephei | 3.35 | Variable; | |
| HR7957 | η Cephei | 3.43 | Double; | |
| HR8694 | ι Cephei | 3.52 | ||
| HR8571 | δ Cephei | 3.75 | Variable; Multiple; | |
| HR8316 | μ Cephei | 4.08 | Variable; Multiple; | |
| HR8494 | ε Cephei | 4.19 | Variable; Double; | |
| HR7850 | θ Cephei | 4.22 | ||
| HR285 | 4.25 | |||
| HR8334 | ν Cephei | 4.29 | Variable; | |
| HR8417 | ξ Cephei | Kurhah | 4.29 | Multiple; |
| HR7750 | κ Cephei | 4.39 | Multiple; | |
| HR8819 | π Cephei | 4.41 | Multiple; | |
| HR7955 | 4.51 | Double; | ||
| HR8317 | 11 Cephei | 4.56 | ||
| HR8748 | 4.71 | |||
| HR8279 | 9 Cephei | 4.73 | Variable; | |
| HR8702 | 4.74 | Double; |
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DI CEFEO
Poiché giace sul piano della Via Lattea settentrionale, la costellazione di Cefeo vanta numerosi oggetti del profondo cielo: una di questi è la Nebulosa oscura IC1396, meglio nota come Nebulosa Proboscide d’Elefante; molto appariscente anche la Galassia Fuochi d’Artificio (NGC 6946), una galassia a spirale che vanta un gran numero di supernovae osservate al suo interno.

Interessanti anche le nebulose Iris (NGC 7023) e Fantasma (Sh2-136): la prima è una nebulosa a riflessione, illuminata dalla stella HD 200775 e situata a circa 1400 anni luce dalla Terra; la seconda è una nube di polveri e gas che riflette la luce delle stelle vicine, assumendo le sembianze di un fantasma.
Un altro oggetto particolare, che ricorda la forma di uno squalo, è la Nebulosa oscura LDN 1235, nota anche come Shark Nebula.

La costellazione di Cefeo ospita anche la nebulosa planetaria NGC 7139, situata a 4000 anni luce.

CEFEO NELLA MITOLOGIA
Come già citato sopra, nella mitologia Cefeo, figlio di Belo, rappresenta il sovrano di Etiopia, marito di Cassiopea e padre di Andromeda, che rischiò di perdere l’amata figlia per colpa della presunzione di sua moglie.
In seguito all’ira e alle minacce di Poseidone, Cefeo si rivolse a un oracolo per chiedergli come salvare la sua famiglia e il suo regno: ne ricevette un’amara risposta, ovvero che per mettere in salvo il suo intero regno, non vi era altra soluzione che quella di immolare la sua adorata principessa Andromeda; Cefeo dunque, da padre disperato, mise da parte il suo dolore e decise di sacrificare sua figlia.
Ma il fato volle che Perseo, passando nei pressi della rupe su cui era legata Andromeda, minacciata dal mostro marino Ceto, la salvasse, sposandola in seguito, e portando il lieto fine a questa brutta vicenda.
Per piangere potrete avere tutto il tempo che vorrete;
per portare soccorso, ci sono pochi attimi.
Se io chiedessi la sua mano, io, Perseo, figlio di Giove
e di colei che quand’era imprigionata fu ingravidata da Giove con oro fecondo,
Perseo vincitore della Gorgone dalla chioma di serpi, che oso andarmene
per l’aria del cielo battendo le ali, non sarei forse preferito come genero a chiunque altro?
A così grandi doti, solo che mi assistano gli dèi,
cercherò comunque di aggiungere un merito.
Facciamo un patto: che sia mia se la salvo col mio valore!
(Ovidio, Metamorfosi, IV, 695-703)
Cefeo si è guadagnato un posto sulla volta celeste e brilla insieme alla sua regina e alla sua adorata e unica figlia.
Le costellazioni del mese di Agosto 2025
Per larga parte il cielo è attraversato da striature e macchie chiare; la Via Lattea prende d’agosto una consistenza densa e si direbbe che trabocchi dal suo alveo; il chiaro e lo scuro sono così mescolati da impedire l’effetto prospettico d’un abisso nero sulla cui vuota lontananza campeggiano, ben in rilievo, le stelle; tutto resta sullo stesso piano: scintillio e nube argentea e tenebre.
Palomar, I.Calvino
Le sere di agosto ci regalano storie di stelle e miti che si dipanano sulla volta celeste, attraversata dalla scia della nostra galassia. Proprio nella regione di cielo percorsa dalla Via Lattea possiamo contemplare le costellazioni più interessanti dell’estate boreale: Sagittario, Lira e Cigno.
LA COSTELLAZIONE DEL SAGITTARIO
Nel mese di agosto transita al meridiano una delle più note e importanti costellazioni dello Zodiaco, ovvero quella del Sagittario. Nel nostro emisfero boreale la si individua nel punto più luminoso della Via Lattea, di cui contiene al suo interno il centro galattico. Pur rimanendo basso sull’orizzonte meridionale, seguito dalla Corona Australe e preceduto dallo Scorpione, il Sagittario è ben riconoscibile grazie all’asterismo della Teiera, composto dalle sue stelle più luminose.
Kaus Australis (ε Sagittarii) è la stella principale della costellazione: si tratta di una gigante blu di magnitudine 1,79 distante 145 anni luce.
La seconda stella più brillante è Sigma Sagittario, o Nunki, una gigante azzurra di magnitudine 2,05 mentre la terza più luminosa è Zeta Sagittarii.
TABELLA DEI PRINCIPALI ASTRI CHE DISEGNANO LA COSTELLAZIONE DEL SAGITTARIO
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR7635 | γ Sagittae | 3.47 | Variable; | |
| HR7536 | δ Sagittae | 3.82 | Variable; | |
| HR7479 | α Sagittae | Sham | 4.37 | Multiple; |
| HR7488 | β Sagittae | 4.37 | ||
| HR7546 | ζ Sagittae | 5 | Multiple; | |
| HR7679 | η Sagittae | 5.1 | ||
| HR7609 | 10 Sagittae | 5.36 | Variable; | |
| HR7645 | 13 Sagittae | 5.37 | Variable; Double; | |
| HR7622 | 11 Sagittae | 5.53 | ||
| HR7301 | 1 Sagittae | 5.64 | ||
| HR7463 | ε Sagittae | 5.66 | Variable; Multiple; | |
| HR7780 | 5.8 | |||
| HR7672 | 15 Sagittae | 5.8 | Variable; Multiple; | |
| HR7662 | 5.96 | Double; | ||
| HR7299 | 6 | |||
| HR7260 | 6.07 | Variable; Double; | ||
| HR7216 | 6.09 | |||
| HR7746 | 18 Sagittae | 6.13 | ||
| HR7713 | 6.22 | |||
| HR7574 | 9 Sagittae | 6.23 | Variable; |
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DEL SAGITTARIO
La costellazione ospita un gran numero di oggetti del catalogo Messier, da ammassi a nebulose, ed è fonte di ricche produzioni in campo astrofotografico. Uno degli oggetti più noti e ripresi dagli astrofili è la Nebulosa Laguna, M 8, individuabile anche ad occhio nudo da un cielo idoneo.

Altre nebulose interessanti nel Sagittario sono M 17 e M 20, Trifida e Omega, mentre per quanto riguarda gli ammassi non possiamo fare a meno di citare M 22, uno dei più vicini e luminosi della volta celeste: ecco contiene più di mezzo milione di stelle e si può già individuare con un binocolo.

Al centro della Via Lattea, nella costellazione del Sagittario, è posta la più famosa e complessa radiosorgente luminosa, Sagittarius A, in cui sarebbe situato il buco nero supermassiccio Sagittarius A*.
LA COSTELLAZIONE DEL SAGITTARIO NELLA MITOLOGIA
Metà uomo e metà cavallo: è così che viene raffigurato il Sagittario, come un arciere che, con indosso un mantello, tende l’arco in direzione dello Scorpione. Nella mitologia greca, Eratostene descrisse il Sagittario associandolo a Croto, abile arciere figlio di Pan, dio dei boschi e dell’agricoltura, ed Eufeme, nutrice delle Muse. Una delle vicende più note narra del legame di Croto con le Muse. Abile cacciatore, egli abitava sul Monte Elicona, dove inventò l’arte del tiro con l’arco. Croto viveva circondato dalle Muse e dalle loro arti: fu proprio in loro onore che il giovane inventò l’applauso, in segno di omaggio alle loro performance artistiche.
Di questo le Muse erano grate a Croto e così decisero di rivolgersi a Zeus affinché gli desse un posto d’onore sulla volta celeste; il padre degli dei accolse la loro proposta e decise di premiare Croto anche per le sue doti di arciere e cavallerizza, collocandolo tra le stelle.
… Esattamente a ovest è Vega, alta e solitaria; se Vega è quella, questa sopra il mare è Altair e quella è Deneb che manda un freddo raggio allo zenit.
Italo Calvino, Palomar
LA COSTELLAZIONE DELLA LIRA
Nelle sere estive di agosto è impossibile alzare gli occhi al cielo e non far a caso a quella gemma di luce che brilla inconfondibile già dopo il tramonto. Si tratta di Vega, l’astro che rappresenta la costellazione della Lira.
Seppur di piccole dimensioni, quella della Lira è una figura facilmente riconoscibile grazie alla luminosità della sua stella principale: alfa Lyrae è una stella color bianco-azzurro multipla, costituita da 5 componenti e situata a una distanza di 25,3 anni luce. La sua magnitudine apparente di 0,03 la rende la seconda stella più luminosa dell’emisfero settentrionale e la quinta di tutto il firmamento.
Circa 14.000 anni fa il Polo Nord celeste si trovava proprio nei pressi della Lira, e Vega in quell’epoca era la Stella Polare e tornerà ad esserlo fra 13.000 anni quando, l’asse di rotazione terrestre, tornerà nuovamente in direzione della Lira.
TABELLA DEI PRINCIPALI ASTRI CHE DISEGNANO LA COSTELLAZIONE DELLA LIRA
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR7001 | α Lyrae | Vega | 0.03 | Variable; Multiple; |
| HR7178 | γ Lyrae | Sulafat | 3.24 | Variable; Multiple; |
| HR7106 | β Lyrae | Sheliak | 3.45 | Variable; Multiple; |
| HR7157 | 13 Lyrae | 4.04 | Variable; | |
| HR7139 | δ2 Lyrae | 4.3 | Variable; Multiple; | |
| HR6872 | κ Lyrae | 4.33 | Variable; | |
| HR7056 | ζ1 Lyrae | 4.36 | Variable; Multiple; | |
| HR7314 | θ Lyrae | 4.36 | Variable; Multiple; | |
| HR7298 | η Lyrae | Aladfar | 4.39 | Variable; Multiple; |
| HR7064 | 4.83 | |||
| HR7192 | λ Lyrae | 4.93 | Variable; | |
| HR7215 | 16 Lyrae | 5.01 | Variable; Multiple; | |
| HR6903 | μ Lyrae | 5.12 | ||
| HR7162 | 5.22 | Multiple; | ||
| HR7261 | 17 Lyrae | 5.23 | Multiple; | |
| HR7102 | ν2 Lyrae | 5.25 | Double; | |
| HR7181 | 5.27 | |||
| HR7262 | ι Lyrae | 5.28 | ||
| HR7054 | ε2 Lyrae | 5.37 | Variable; Multiple; | |
| HR6997 | 5.42 | Variable; Double; |
VEGA NELLA STORIA DELL’ASTROFOTOGRAFIA
Vega è la prima stella del cielo notturno ad essere stata fotografata: l’astro infatti è stato immortalato dall’astronomo statunitense William Cranch Bond e da uno dei pionieri del dagherrotipo, John Adams Whipple, la notte tra il 16 e il 17 luglio del 1850. La stella principale della Lira venne ripresa dall’Harvard College Observatory, in Massachusetts, utilizzando un telescopio rifrattore da 38 cm di apertura. Più tardi, nel 1872, Henry Draper ne fotografò lo spettro, utilizzando un prisma collegato a un telescopio riflettore da 70 cm.
OGGETTI NON STELLARI NELLA LIRA
La costellazione contiene diverse stelle doppie risolvibili già con l’ausilio di un binocolo, come nel caso di ε Lyrae, la doppia per eccellenza, distante 162 anni luce dalla Terra. Entrambe le stelle che compongono il sistema possono essere separate in due sistemi binari distinti; il sistema binario contiene dunque due stelle binarie che orbitano una sull’altra. Tra gli oggetti del profondo cielo presenti nella costellazione estiva di certo il più noto è M 57, ovvero la Nebulosa Anello, molto amata dagli astrofili. Si tratta di una nebulosa planetaria posta a circa 2000 anni luce dalla Terra, individuabile a Sud della luminosa Vega.

Altri oggetti deep sky da menzionare sono l’ammasso globulare M 56 e l’ammasso aperto NGC 6791 composto d diverse centinaia di stelle. Alla costellazione della Lira fa riferimento anche un noto sciame di meteoriti, ovvero le Liridi, visibile nel periodo di aprile e così chiamato per via del radiante situato appunto nei pressi della costellazione.
LA LIRA NELLA MITOLOGIA
Questa costellazione è piena di significato mitologico, che si tramanda attraverso le culture di varie e antiche popolazioni.
Una delle leggende più romantiche proviene all’oriente e narra la storia di due giovani innamorati, Vega e Altair, separati da un fiume di stelle ( la Via Lattea); pare che i due riuscissero a ricongiungersi grazie ad un volo di gazze che solo per un giorno all’anno riusciva a dar vita ad un ponte stellato, consentendo agli innamorati di potersi ritrovare.
Il mito greco invece identifica la Lira come lo strumento musicale del dio Ermes, che ne fece dono a suo fratello Apollo per poi passare nelle mani di Orfeo, eccellente musicista del suo tempo.
Qui la trama si fa più profonda e rappresenta una delle più belle storie d’amore del mito greco.
Dopo l’uccisione della sua sposa, Euridice, Orfeo scese negli Inferi nel tentativo di riprendersi la sua amata.
Arrivato nel regno dei morti iniziò a intonare struggenti melodie attraverso la sua lira, suscitando la commozione di Ade, dio dell’oltretomba, il quale decise di consentire a Orfeo di riprendersi sua moglie a patto però di camminare davanti ad Euridice senza mai voltarsi indietro.
Orfeo però non riuscì a rispettare il patto e si voltò poco prima di uscire dall’oltretomba, condannando la sua amata (e sé stesso) al buio eterno. Da quel momento Orfeo prese ad errare per il mondo aggrappato al suo dolore e al suo inseparabile strumento musicale, e fino alla fine dei suoi giorni il ricordo di Euridice rimase vivo in lui, tanto da non concedere più il suo cuore a nessun’altra donna. Accadde però che proprio una delle sue contendenti, vedendosi rifiutata, decise di vendicarsi uccidendolo, colpendolo alle spalle a colpi di pietre, mentre suonava ignaro in un bosco.
Da quel momento Orfeo poté finalmente ricongiungersi con la sua amata Euridice.
La leggenda narra che le Muse, impietosite, raccolsero la lira e la adagiarono sulla volta celeste in un eterno scintillío di stelle.
Anche la Lira attraverso il cielo si scorge con i bracci
divaricati tra le stelle, con la quale una volta Orfeo catturava
tutto quello che con la sua musica raggiungesse, e volse il passo
perfino tra le anime dei trapassati e ruppe col canto le leggi d’abisso.
Donde la dignità del cielo e un potere simile a quel dell’origine:
allora alberi e rupi trascinava, ora di astri è guida
e attira dietro sé il cielo infinito dell’orbitante cosmo.
(Manilio, Poeticon Astronomicon, I, 324-330)
LA COSTELLAZIONE DEL CIGNO
Rappresentata come un l’uccello in volo verso il Sud della volta celeste, quella del Cigno è un’altra delle costellazioni più interessanti dell’estate boreale.
È individuabile grazie alla stella alfa Deneb, una supergigante bianca che con la sua magnitudine apparente + 1,25 rappresenta la diciannovesima stella più brillante del cielo notturno.
Insieme a Vega ed Altair, Deneb costituisce uno dei vertici del Triangolo estivo.
Nelle sere d’estate possiamo dedicarci dall’osservazione di Albireo (il becco del Cigno) un interessante sistema stellare, noto anche ai semplici appassionati di astronomia: il sistema è composto da due astri di colore diverso, la componente principale è di colore arancio mentre la secondaria è di colore bianco-azzurro. Le due possono essere risolte già con un piccolo telescopio.
Insieme a Deneb, Albireo va a comporre l’asterismo della Croce del Nord, il cui asse maggiore è attraversato dalla Via Lattea.
TABELLA DEI PRINCIPALI ASTRI CHE DISEGNANO LA COSTELLAZIONE DEL CIGNO
| HR Number(*) | Star designation | Proper name | Visual magnitude | Notes |
| HR7924 | α Cygni | Deneb | 1.25 | Variable; Double; |
| HR7796 | γ Cygni | Sadr | 2.2 | Variable; Multiple; |
| HR7949 | ε Cygni | Aljanah | 2.46 | Multiple; |
| HR7528 | δ Cygni | Fawaris | 2.87 | Variable; Multiple; |
| HR7417 | β1 Cygni | Albireo | 3.08 | Variable; Multiple; |
| HR8115 | ζ Cygni | 3.2 | Multiple; | |
| HR8079 | ξ Cygni | 3.72 | Variable; | |
| HR8130 | τ Cygni | 3.72 | Variable; Multiple; | |
| HR7328 | κ Cygni | 3.77 | Variable; | |
| HR7735 | 31 Cygni | 3.79 | Variable; Multiple; | |
| HR7420 | ι2 Cygni | 3.79 | ||
| HR7615 | η Cygni | 3.89 | Variable; Multiple; | |
| HR8028 | ν Cygni | 3.94 | ||
| HR7751 | 32 Cygni | 3.98 | Variable; Double; | |
| HR7834 | 41 Cygni | 4.01 | Variable; | |
| HR8252 | ρ Cygni | 4.02 | Variable; | |
| HR7942 | 52 Cygni | 4.22 | Double; | |
| HR8335 | π2 Cygni | 4.23 | ||
| HR8143 | σ Cygni | 4.23 | Variable; | |
| HR7564 | χ Cygni | 4.23 | Variable; Double; |
OGGETTI NON STELLARI NELLA COSTELLAZIONE DEL CIGNO
La costellazione ospita un gran numero di stelle variabili, ammassi aperti e nebulose: uno dei più noti oggetti deep sky è la Fenditura del Cigno, un vastissimo complesso di nebulose oscure e polveri interstellari a Sud di Deneb, che taglia in due la Via Lattea e include oggetti come la Nebulosa Nord America (NGC 7000) e la Nebulosa Pellicano, oggetti molto amati e fotografati dagli astrofili.

Nella parte sudorientale del Cigno è presente la Nebulosa Velo, un antico resto di supernova e la stella che ha originato l’oggetto è esplosa diversi millenni fa. Ora ciò ne che resta sono dei sottili filamenti ancora in espansione.
La parte più orientale del complesso nebulare della Velo è nota come Nebulosa Velo Est o NGC 6992/6995 mentre la parte più occidentale, NGC 6960, è nota appunto come Nebulosa Velo Ovest.

Nella parte centro-meridionale della costellazione è presente una nebulosa a emissione nota come Nebulosa Tulipano, nota anche come Sh2 – 101.

IL CIGNO NELLA MITOLOGIA
Osservando la costellazione del Cigno vengono in mente le innumerevoli storie legate alla mitologia, e molte di queste associano la figura del Cigno a quella di Zeus.
Tra le tante, prevale la vicenda della trasformazione di Zeus in un bellissimo cigno per poter sedurre Leda, nipote di Ares e regina di Sparta: mentre la Leda passeggiava sulle rive di un fiume, Zeus la possedette sotto le sembianze di un Cigno.
Dall’uovo concepito (anzi due) vennero alla luce quattro bambini, ma poiché quella stessa notte la regina di Sparta giacque con suo marito, il re Tindaro, non vi era certezza sulla reale paternità anche se, le uova divine da cui nacquero Elena di Troia e Polluce, vennero attribuite a Zeus.
Il Cigno brilla nel cielo a voler celebrare le “prodezze” del padre degli dei.














