Osservando la Luna con il telescopio, è immediato farsi un’idea dell’enorme quantità di crateri da impatto che ne costellano la superficie rocciosa. Molteplici sono le forme che queste strutture possono assumere, aumentando di complessità all’aumentare delle dimensioni. Ma come capire se stiamo guardando un cratere formatosi miliardi o milioni di anni fa, o uno più recente? Ecco una piccola guida che unisce pillole di geologia planetaria a sessioni osservative e astrofotografiche a tema Luna.
- “Simple crater” (cratere semplice): una depressione a forma di scodella con bordi (“rims”) rialzati e ben definiti, indice di un cratere di neoformazione e/o ben preservato sulla superficie lunare
- “Central-Peak crater” (cratere con picco centrale): una struttura relativamente piatta con al centro un “bulge” o rigonfiamento, circondato da terrazzi circolari sviluppati tutt’intorno che spesso interessano anche i bordi (“rims”) del cratere. Questa morfologia è associata a una deformazione intensa in fase di formazione del cratere da impatto
- “Peak-Ring crater” (cratere con anello centrale): simile al caso precedente, ma col picco centrale che collassa tramutandosi in un vero e proprio anello o una serie di picchi minori. Questa tipologia di struttura mostra una dipendenza anche dalla gravità del pianeta che la ospita: più quest’ultima è forte, minore sono le dimensioni necessarie al cratere per sviluppare questo tipo di morfologia
- “Multi-Ring crater” (cratere ad anelli multipli): la struttura da impatto più grande e complessa, con una serie di circonferenze concentriche che rendono difficile, in alcuni casi, risalire ai bordi o “rims” originari e quindi all’esatto diametro del cratere. L’ipotesi più accreditata riguardo la loro formazione è quella che collega la profondità della depressione generata dall’impatto allo spessore della litosfera o crosta superficiale

Passando da un cratere semplice a uno “multi-ring” aumenta il diametro e con esso anche l’età; quindi, i crateri più grandi sono anche i più antichi, con almeno un miliardo di anni sulle spalle. Un elemento utile per riconoscere crateri estremamente giovani è la presenza dei materiali espulsi a seguito dell’impatto (detti “ejecta”), disposti spesso a mo’ di raggi attorno ai bordi della struttura centrale.












