Baby-Stelle nel Toro – GN 04.32.8

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ABSTRACT

Nel cuore della Nube Molecolare del Toro, a soli 480 anni luce da noi, il telescopio Hubble ha immortalato la nebulosa a riflessione GN 04.32.8, un etereo arco azzurrognolo che ospita un terzetto di stelle in formazione: V1025 Tauri, HP Tauri e HP Tau G3. Queste giovani stelle, nate da un denso addensamento di gas e polveri, stanno crescendo grazie all’accrescimento di materia dalla nube circostante. Il delicato bagliore blu della nebulosa è prodotto dalla luce stellare riflessa dalle polveri, mentre le zone più oscure celano materiale pronto a generare nuove stelle. V1025 Tauri, una stella Ae/Be di Herbig, si trova ancora nella fase di pre-sequenza principale, riscaldata dal collasso gravitazionale. Al suo fianco, HP Tauri, una stella T Tauri, mostra intense attività magnetiche e brillamenti. Nella parte inferiore dell’immagine spicca una giovane protostella avvolta da un disco protoplanetario, segno che anche qui potrebbero nascere futuri sistemi planetari.

Nebulosa a Riflessione GN 04.32.8


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Sembra di osservare il bagliore di preziosi diamanti che scintillano su uno sfondo di velluto scuro… invece, ciò che stiamo ammirando in questa incantevole ripresa del telescopio Hubble è la nebulosa a riflessione GN 04.32.8, visibile come fumoso arco azzurrognolo, al cui interno risplende un terzetto di stelle in formazione. Le stelline sono nate appena pochi milioni di anni fa, a partire da un oscuro addensamento nebulare, e stanno crescendo rapidamente, grazie ad accrescimento di materiale dalla nube circostante. GN 04.32.8 fa parte della Nube Molecolare del Toro, una nursery stellare situata ad appena 480 anni luce da noi e considerata dagli astronomi uno dei laboratori naturali migliori per studiare la formazione delle stelle.

Mentre le nebulose a emissione suggeriscono la presenza di stelle più calde e massicce, in grado di emettere radiazione energetica che ionizza il gas circostante, portandolo ad emettere luce propria, le nebulose a riflessione come questa devono il loro delicato bagliore azzurrognolo a luce stellare più debole, riflessa da gas e polveri circostanti come il fascio luminoso di un faro, che diffonde il suo bagliore attraverso la nebbia, illuminando l’oscurità. Le nubi a riflessione sono generalmente grigio-azzurre, perché il processo di diffusione della luce stellare da parte delle polveri è più efficace per la luce blu che per quella rossa. Le nubi più oscure visibili nell’immagine, nerastre e dense di polveri, sono ricche del materiale necessario per far nascere ulteriori, nuove stelle.

Il bagliore nebulare è generato dal sistema di tre stelle brillanti che dominano la scena al centro della ripresa, principalmente dalla più luminosa, V1025 Tauri, una giovanissima stella Ae/Be di Herbig. Simili stelle devono la loro denominazione all’astronomo George Herbig, che le studiò negli anni Sessanta. Nel cuore di V1025 Tauri non si è ancora innescata completamente la fusione dell’idrogeno, da cui ricaverà energia per gran parte della sua vita. In questa breve fase di pre-sequenza principale la stella si riscalda soprattutto per collasso gravitazionale, diventando sempre più massiccia e generando pressione e calore sempre maggiori.

Tipicamente le stelle Ae/Be di Herbig hanno una massa tra le 2 e le 8 volte quella del Sole e presentano notevoli variazioni in luminosità. La delicata trama delle nubi di gas e polveri suggerisce un’idea di effimera fragilità, a testimonianza della loro labile esistenza. Questo periodo dell’evoluzione stellare è estremamente fugace e molto presto le stelle finiranno per risplendere di abbagliante luce propria, disperdendo nello spazio le nubi da cui si sono formate.

Una seconda stella neonata si sovrappone nell’immagine alla nube fumosa sovrastante V1025 Tauri: si tratta di un’altra stella variabile, HP Tauri, appartenente alla classe delle stelle T Tauri. Anche queste sono stelle nei primi stadi della loro evoluzione, simili alle Ae/Be di Herbig, ma con massa inferiore (meno di 2 masse solari) e diversa classe spettrale. Sono stelle molto attive, dotate di potenti campi magnetici, in grado di generare massicci brillamenti e intensi venti stellari. Si ritiene che le tre stelle in GN 04.32.8, chiamate anche HP Tau, HP Tau G2 e HP Tau G3, siano legate gravitazionalmente l’una all’altra, formando così un sistema triplo.

In basso verso il centro della ripresa è visibile una macchiolina color arancio dalla forma ovale, attraversata da una linea scura. È una protostella appena nata, circondata da un disco protoplanetario visibile di taglio, che in parte ne ostruisce la luce. Gli scienziati utilizzano immagini come questa del telescopio Hubble per approfondire la conoscenza dei dischi protoplanetari, cercando di scoprire quali tipi di esopianeti potrebbero formarsi in giovani sistemi stellari.

COME OSSERVARE

Nel Toro, lungo il prolungamento del ramo opposto ad Aldebaran della “V” tracciata dall’ammasso delle Iadi, possiamo intraprendere la ricerca di questa interessante nebulosa a riflessione che nell’immagine di HST svela la sua natura, ovvero di polveri a circondare alcune stelle di tipo T Tauri che le conferiscono una colorazione tendente al blu.

Ci troviamo in una regione di cielo tipicamente invernale per gli abitanti dell’emisfero boreale terrestre, potremo perciò tentarne l’osservazione o la ripresa da inizio novembre a febbraio inoltrato.

Dalle latitudini italiane, questo oggetto si eleva fino ad oltre 60° di altezza sull’orizzonte consentendo di sfruttare diverse ore nell’arco di ogni singola notte per acquisirne la diafana luce.

Visualmente siamo di fronte ad un oggetto debolissimo e non è semplice individuare qualcosa oltre la regione del cielo che lo contiene. Chi dispone di strumenti con diametri oltre i 40 cm e cieli bui, può però avventurarsi alla ricerca delle stelle che ne suggeriscono la posizione.
Per cogliere digitalmente qualche dettaglio di questo compattissimo oggetto, sono consigliabili focali piuttosto lunghe, almeno 200 volte la diagonale del sensore utilizzato.

I filtri nebulari possono dare un buon aiuto ma solo nelle riprese CCD. Visualmente, trattandosi di una nebulosa a riflessione composta da polveri, non abbiamo una luce caratterizzata dalle linee di emissione tipiche delle nebulose composte da gas, quindi potremmo ottenere addirittura l’effetto contrario, ovvero attenuare troppo la già debole luce che la definisce.

Giudizio sulla Difficoltà

Visuale 5/5

Fotografica 4/5

*1 oggetto molto semplice, 5 oggetto difficilissimo

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L’articolo è pubblicato in COELUM 276 VERSIONE CARTACEA