MESSIER M7 – Ammasso Aperto

6030
0
5 min read 951 words 29 views

ABSTRACT

Messier 7 o M7, come Messier 6 nell’articolo precedente, é un oggetto celeste che appartiene alla categoria degli ammassi aperti. Questa tipologia di ammassi é formata da un gruppo di stelle (anche migliaia) che sono nate nello stesso periodo da una nube molecolare gigante.

Storia delle osservazioni

M7 é un ammasso conosciuto sin dall’antichitá. La prima testimonianza scritta ci arriva dall’astronomo, astrologo e geografo greco Claudio Tolomeo (che gli da anche il nome), che lo documentó annotandolo nel suo catalogo (l’Almagesto) come un oggetto nebuloso “successivo alla coda dello Scorpione” con il numero 567. Circa mille anni dopo, nel Medioevo, l’astronomo persiano Abd al-Rahman al-Sufi impegnato nella revisione e aggiornamento del trattato di Tolomeo, lo classificó come avente una magnitudine di 4.5.

L’ARTICOLO COMPLETO è riservato agli abbonati alla versione digitale. Per sottoscrivere l’abbonamento Clicca qui. Se sei già abbonato accedi al tuo account dall’Area Riservata

[swpm_protected for=”3″]

Successivamente, venne osservato anche dall’astronomo italiano Giovan Battista Hodierna nel 17esimo secolo, che contó circa trenta stelle appartenenti a questo oggetto. Nuove osservazioni vennero effettuate dall’astronomo francese Nicolas-Louis de Lacaille nel 1752, che scrisse: “Gruppo di 15 o 20 stelle, molto vicine l’una all’altra, nella forma di un quadrilatero”.

Charles Messier lo inserí nel suo catalogo nel 1764, descrivendolo come “un ammasso considerevolmente più grande del precedente (M6). Ad occhio nudo si presenta come una nebulosità; è situato a breve distanza dal precedente, tra l’arco del Sagittario e la coda dello Scorpione. Diametro 30’”. Una curiosità: con una declinazione di -34.8°, questo ammasso aperto é l’oggetto più meridionale dell’intero Catalogo Messier.

Fu studiato anche dall’astronomo, matematico e chimico inglese John Herschel dal Capo di Buona Speranza (nell’attuale Sud Africa) e dall’astronomo,  matematico e fisico inglese Edmond Halley (lo scopritore della famosa cometa transitata l’ultima volta nel 1986).

Caratteristiche fisiche

Messier 7 si trova a poco meno di 1000 anni luce dal nostro pianeta (la sua elevata luminosità é dovuta principalmente a questo fattore) ed é composto da alcune centinaia di stelle, in genere di colore blu, con una massa totale di più di 700 volte quella del nostro Sole.

La sua età é stata calcolata in circa 200 milioni di anni e si staglia su un campo molto denso di stelle, che in realtà non appartengono ad M7, ma al bulbo galattico della Via Lattea, distante circa 30000 anni luce.

La stella piú brillante é una gigante gialla di magnitudine 5.6, quindi visibile ad occhio nudo sotto cieli bui lontano da sorgenti di inquinamento luminoso. Sono presenti anche tre giganti rosse e molte binarie spettroscopiche che sono ancora oggi oggetto di studio: in particolare, una variabile ad eclisse (una stella binaria in cui il piano orbitale delle due stelle si trova ben allineato con l’osservatore che le due componenti mostrano eclissi reciproche, transitando l’una di fronte all’altra) azzurra e decine di stelle nane osservate tramite vari studi ai raggi X.

Due delle stelle blu appartengono alla categoria delle Blue Stragglers (o Stelle Vagabonde Blu) per la loro particolare caratteristica di essere più calde e più blu di altre stelle di simile luminosità nello stesso ammasso celeste.

Abbiamo giá incontrato questa categoria stellare in alcuni ammassi globulari illustrati qualche mese fa sempre su questa rivista. Per ricordare, il primo a notare l’esistenza di queste stelle fu l’astronomo statunitense Allan Sandage verso la fine degli anni cinquanta. Le Vagabonde Blu sembrano violare le teorie standard sull’evoluzione stellare, che indicano che tutte le stelle nate nella stessa epoca dovrebbero trovarsi lungo una specifica curva definita nel diagramma di Hertzsprung-Russel determinata unicamente dalla loro massa, presentando quindi una possibile evoluzione anomala.

Alcune teorie indicano che questo tipo di stelle potrebbero essersi formate da collisioni stellari, oppure da stelle binarie precipitate l’una sull’altra, creando quindi una singola stella più calda e più luminosa rispetto a stelle di simile età. Alcuni studi sostengono queste ipotesi, in particolare quelli spettrografici condotti dal Very Large Telescope (VLT) in Cile e quelli fotometrici realizzati grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler.

Un’altra curiosità su questo ammasso riguarda il fatto che fu utilizzato, il 29 agosto 2006, come soggetto della prima luce del telescopio LORRI (Long Range Reconnaissance Imager) installato sulla sonda New Horizons, all’epoca ancora diretta verso Plutone.

© ESO

Posizione nel Cielo

M7 é uno tra gli ammassi aperti più facili da osservare, situato a poca distanza da M6 (circa 5° a SE). Può essere rintracciato vicino alle stelle che compongono la coda della costellazione dello Scorpione, a circa 4° 30’ da Lambda Scorpii (Shaula) in direzione del Sagittario.

Un altro metodo per rintracciarlo é immaginare una linea retta tra Shaula e Kaus Media (Delta Sagittarii), con l’ammasso che potrà essere avvistato a circa un terzo di questo percorso.

Designazione: M7- NGC 6475

Tipo: Ammasso Aperto

Classe: I3m

Distanza: 980 anni luce

Estensione: 25 anni luce 

Costellazione: Scorpius

Ascensione Retta: 17h 53m 51.0s

Declinazione: -34° 47′ 36″

Magnitudine: +3.3

Diametro Apparente: 80’

Scopritore: Tolomeo nell’anno 130

Osservabilità

Per le latitudini italiane il periodo migliore per osservare questo interessante ammasso aperto è da giugno ad agosto.

  • Occhio nudo: visibile lontano da fonti di inquinamento luminoso, basso all’orizzonte, e appare come una macchia chiara nel cielo di forma ovale più luminosa al centro.
  • Binocolo: uno strumento 10×50 (raccomandato per l’osservazione di questo oggetto data la sua estensione) fará apprezzare già decine di stelle, per lo più di colore biancastro.
    • Piccolo diametro: inizia ad essere visibile l’asterismo a forma di “K” formato dalle stelle piú luminose dell’ammasso.
    • Medio diametro: sempre a bassi ingrandimenti, é possibile apprezzare molti più astri nel campo inquadrato ed a risolvere alcune stelle doppie.
    • Grande diametro: mantenendo bassi ingrandimenti, centinaia di stelle riempiono tutto il campo visivo intorno all’ammasso.

Buone Osservazioni!

[/swpm_protected]

L’articolo è pubblicato in COELUM 260 VERSIONE CARTACEA