Il progetto di ricerca GASP ha come scopo principale quello di comprendere come le galassie vicine a noi possano evolvere a seconda
dell’ambiente in cui vivono e, in particolare, quali siano i meccanismi fisici che riescono
a strappare il gas delle galassie, influenzando la loro forma.
Indice dei contenuti
Dal Gas Strappato alle Galassie Medusa: Come l’Ambiente Modella l’Evoluzione Galattica
di Benedetta Vulcani, Bianca Maria Poggianti, Alessia Moretti, Marco Gullieuszik
Introduzione
Lo studio dell’evoluzione delle galassie è uno dei settori più attivi dell’astrofisica moderna. Studiare l’evoluzione delle galassie è fondamentale per comprendere l’universo e il nostro posto al suo interno. Le galassie sono i mattoni dell’universo; analizzare come si formano, evolvono e interagiscono ci aiuta a svelare i processi che hanno portato alla formazione delle strutture cosmiche su larga scala ovvero dell’Universo stesso. Inoltre, capire l’evoluzione delle galassie può offrire indizi sull’origine e sulla distribuzione della materia oscura, sull’espansione dell’universo e sulle condizioni che hanno permesso la formazione di stelle, pianeti e, in ultima istanza, la vita.
Le principali domande che gli astronomi si pongono sulle galassie riguardano la loro formazione, evoluzione e composizione. Ad esempio, ancora non sappiamo quali siano i processi che hanno portato alla nascita delle prime galassie nell’universo primordiale, quali fattori influenzino la loro evoluzione (come ad esempio le interazioni tra galassie o le attività del buco nero supermassiccio centrale), quali siano i meccanismi che regolano la formazione di nuove stelle al loro interno, cosa determini la loro forma e struttura e quale sia il loro destino finale. Queste domande guidano molte delle ricerche attuali in cosmologia e astrofisica, e la loro comprensione può offrire una visione più completa.

Il progetto di ricerca GASP ha come scopo principale quello di comprendere come le galassie vicine a noi possano evolvere a seconda dell’ambiente in cui vivono e, in particolare, quali siano i meccanismi fisici che riescono a strappare il gas delle galassie, influenzando la loro forma. GASP è l’acronimo di “Gas Stripping Phenomena in Galaxies”, che vuol letteralmente dire “fenomeni fisici che riescono a strappare il gas alle galassie”. Il progetto è guidato dalla dott.ssa Bianca Maria Poggianti, direttrice dell’Osservatorio astronomico di Padova (Fig.1), una delle sedici sedi in Italia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica ente di ricerca nazionale dedicato all’astrofisica.
Il progetto GASP è stato finanziato dal Consiglio per la ricerca europeo con un ERC Advanced Grant di 2 milioni e mezzo di euro per cinque anni. L’importo è stato sfruttato principalmente per finanziare giovani ricercatrici e ricercatori a collaborare a questo progetto e a disseminare i risultati in conferenze di carattere nazionale e internazionale. Negli ultimi anni, all’Osservatorio di Padova una quindicina di persone tra personale a tempo indeterminato, PostDoc e dottorande/i, ha afferito al gruppo GASP. Al corposo gruppo si sono aggiunti circa venti altri ricercatori di istanza in altri istituti, sia sul suolo italiano che internazionale. La complessità degli studi affrontati infatti ha richiesto la collaborazione di scienziati con esperienze professionali complementari.
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Le Galassie Si Trasformano
GASP studia come le galassie si possono trasformare. Le galassie si presentano ai nostri occhi con diverse morfologie e ancora oggi per classificarle si usa la sequenza di Hubble, un sistema ideato dall’astronomo Edwin Hubble quasi cent’anni fa e schematizzato in figura 2. Le principali tipologie di galassie sono quattro: a spirale, con un nucleo centrale luminoso da cui si dipartono bracci a spirale ben definiti, ellittiche, senza particolari strutture interne, lenticolari, una via di mezzo tra le galassie ellittiche e le galassie a spirale, e irregolari. Queste categorie coprono la maggior parte delle morfologie galattiche osservate, anche se, come per ogni sistema semplice di schematizzazione, esistono diverse eccezioni e casi speciali di galassie che non rientrano in questa classificazione. In questo articolo parleremo di galassie con morfologie disturbate dall’ambiente circostante e che è difficile classificare secondo lo schema originale di Hubble.

Le componenti fondamentali delle galassie sono quattro: le stelle, che rappresentano la principale fonte di luce di una galassia; il gas, composto principalmente da idrogeno e che si può trovare in varie forme come ionizzato, neutro e molecolare; la polvere, composta da particelle microscopiche di vari elementi pesanti; e la materia oscura che, sebbene invisibile, costituisce gran parte della massa di una galassia.
Il gas interstellare e le stelle sono strettamente interconnessi: il gas molecolare, tipicamente più denso e freddo di quello neutro o ionizzato, è il materiale da cui si formano nuove stelle. Nelle galassie a spirale, questo si trova principalmente nel disco e in particolare lungo i bracci a spirale. A loro volta le stelle, durante la loro vita e specialmente nelle fasi finali, possono restituire del gas alle regioni circostanti, che naturalmente conserva una traccia dei processi nucleari che avvengono all’interno delle stelle. Esiste pertanto un ciclo continuo col quale la materia passa da stelle a gas interstellare e viceversa. Le galassie sono poi avvolte da un vasto alone di gas, che funge da riserva di materiale gassoso, parte del quale può raggiungere il disco galattico e favorire la formazione di nuove stelle. Viceversa, il gas presente nel disco può essere espulso dalla galassia a causa di vari processi interni o esterni (Fig.3).
La sfida principale per comprendere l’evoluzione delle galassie a spirale è quindi identificare i processi fisici responsabili di questi movimenti di gas in entrata e in uscita dai dischi galattici.

Una delle principali scoperte degli ultimi decenni di studi astrofisici è che questi processi fisici dipendono da dove le galassie si trovano nell’Universo. Le galassie infatti non sono distribuite in modo casuale o uniforme, ma si organizzano in strutture gerarchiche. Se osserviamo un volume abbastanza ampio di universo troveremo che le galassie tendono a concentrarsi lungo i giganteschi filamenti di materia oscura che costituiscono la cosiddetta rete cosmica (che si estende su scale di centinaia di milioni di anni luce), una rappresentazione della quale è mostrata in figura 4.

D’altro canto, le regioni tra i filamenti sono chiamate vuoti cosmici e presentano una densità molto bassa di galassie. Alle intersezioni dei filamenti spesso si trovano raggruppamenti di galassie. A seconda della loro dimensione, questi vengono chiamati gruppi, se costituiti da poche fino a decine di galassie, o ammassi, se costituiti da concentrazioni di centinaia o migliaia di galassie legate insieme dalla gravità. Gli ammassi sono le strutture più grandi dell’universo legate gravitazionalmente e possono estendersi per diversi milioni di anni luce (Fig. 5). Gli ammassi di galassie si raggruppano ulteriormente in superammassi, che sono tra le più grandi strutture conosciute nell’universo. I superammassi possono contenere decine di migliaia di galassie e si estendono per centinaia di milioni di anni luce. Questa distribuzione delle galassie in una rete di filamenti, ammassi e superammassi è il risultato dell’evoluzione dell’universo nel corso di miliardi di anni, guidata dalla gravità e dalla distribuzione della materia oscura.

Le galassie situate negli ammassi e quelle nel campo (cioè isolate o in gruppi più piccoli e meno densi) mostrano proprietà distinte a causa delle diverse condizioni ambientali in cui si trovano e quindi ai diversi processi fisici a cui sono tipicamente sottoposte. Le galassie negli ammassi sono prevalentemente ellittiche o lenticolari, con un numero minore di galassie a spirale; al di fuori delle grandi strutture cosmiche, invece, la maggior parte delle galassie sono a spirale o irregolari. Le galassie di ammasso che ancora formano stelle tendono a farlo in modo meno efficiente rispetto alle loro controparti nel campo e in generale tendono comunque ad essere più rosse, il che indica che contengono stelle più vecchie o addirittura hanno smesso di formare nuove stelle da tempo.
Gli ammassi quindi forniscono un ambiente denso e dinamicamente attivo che tende a spegnere la formazione stellare nelle galassie, mentre il campo, caratterizzato da una densità minore di galassie, offre un ambiente meno ostile che consente alle galassie di mantenere attivi i processi di formazione stellare.
La Ram-Pressure Stripping
Uno dei processi fisici più efficaci negli ammassi è la cosiddetta ram-pressure stripping (= pressione d’ariete). Si tratta di un processo messo in atto quando una galassia si muove attraverso un mezzo denso, come il gas caldo presente in un ammasso di galassie. La pressione dinamica esercitata dal gas dell’ammasso può strappare via il gas interstellare dal disco della galassia, facendole sviluppare delle code e riducendo il combustibile disponibile per la formazione stellare. Fatto particolarmente comune nelle galassie a spirale che posseggono dischi ricchi di gas e che si muovono rapidamente attraverso il gas dell’ammasso.

La figura 6 mostra schematicamente come si sviluppano le code nelle galassie che entrano in ammasso. Si è visto però che la ram pressure stripping può verificarsi anche all’interno di gruppi di galassie, specialmente quando una galassia più piccola attraversa l’alone di gas di una galassia più grande. In effetti, la ram-pressure stripping avviene anche tra le galassie più piccole del nostro Gruppo Locale (il gruppo a cui appartiene anche la Via Lattea). L’assenza di un mezzo denso nel campo invece rende la ram pressure stripping poco efficiente negli ambienti più sparsi.
Anche la strangulation (=strangolamento galattico) è un processo tipico degli ammassi, il quale costringe la galassia a perdere gradualmente il suo gas circumgalattico, interrompendo l’afflusso di nuovo gas nel disco galattico. Il processo riduce la capacità della galassia di formare nuove stelle nel tempo, portando a un rallentamento della formazione stellare e a un invecchiamento delle stelle presenti. Si tratta di tempi di scala molto più lunghi rispetto a quelli della ram pressure e gli effetti sono quindi più difficili da identificare.
Nel campo e in piccoli gruppi, invece, le interazioni gravitazionali tra galassie possono essere molto importanti, causando distorsioni morfologiche nelle galassie coinvolte, decisamente più facili da osservare. Le forze mareali in atto fra le galassie possono generare code mareali, ponti di materia tra galassie, e persino innescare fusioni galattiche. Gli effetti di marea contribuiscono anche a riscaldare le stelle e il gas, alterando la dinamica interna della galassia.
Sebbene simulazioni e osservazioni abbiano fornito una panoramica dei possibili meccanismi fisici che possono alterare le proprietà delle galassie, uno studio dettagliato dei singoli processi e il loro effetto sull’evoluzione delle galassie su un campione statisticamente significativo fino a pochi anni fa era impensabile, a causa della mancanza di strumentazione adatta. Nel quadro del contesto descritto sin qui, il progetto internazionale GASP negli ultimi anni ha giocato un ruolo fondamentale per la comprensione di quali fenomeni fisici possono strappare il gas alle galassie in ambienti diversi.
Gli Strumenti del GASP
Il progetto GASP si basa sulla combinazione di dati osservativi e di simulazioni. Per condurre le osservazioni, sono stati impiegati diversi strumenti e telescopi. Il cuore del progetto è rappresentato da osservazioni effettuate con il Very Large Telescope, uno dei telescopi di punta dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO, European Southern Observatory), che ha un diametro di 8 metri ed è situato nel deserto di Atacama, a Cerro Paranal, in Cile, a 2400 metri di altitudine. In particolare, è stata sfruttata la potenza di MUSE (Fig.7), uno spettrografo di ultima generazione in grado di acquisire circa 90.000 spettri con un’unica osservazione. MUSE è uno spettrografo a campo integrale, il che significa che fornisce uno spettro per ogni piccola porzione della galassia che si osserva.

Grazie alle osservazioni effettuate con MUSE, GASP ha studiato più di 100 galassie a spirale, molte delle quali all’interno di ammassi. La peculiarità del programma osservativo è che, per ora, è l’unico capace di coprire con una singola osservazione non solo il centro del disco galattico, ma l’intero disco e anche le regioni circostanti, cruciali per i processi di acquisizione e perdita di gas.
Nonostante la sua potenza, MUSE ha il difetto di poter raccogliere solo luce visibile, cioè le lunghezze d’onda che anche l’occhio umano può percepire. Per studiare le emissioni di gas e stelle in altre lunghezze d’onda, sono state condotte ulteriori osservazioni coinvolgendo altri telescopi, tra cui ALMA, che osserva le onde millimetriche, MeerKAT e JVLA, specializzati nelle onde radio, e l’Hubble Space Telescope, che offre una risoluzione spaziale eccellente. Inoltre, abbiamo sfruttato il satellite AstroSAT per captare la radiazione ultravioletta e LOFAR per quella radio. Al momento la collaborazione GASP ha pubblicato 70 articoli su riviste con referaggio affrontando vari temi di grande rilevanza.
I Risultati ad oggi
GASP, ispirato da risultati su singole galassie portati avanti anche da altri gruppi di ricerca, ha dimostrato che effettivamente la ram pressure stripping è il processo fisico in grado di alterare maggiormente le proprietà delle galassie negli ammassi. Tutte le galassie che entrano in un ammasso subiscono il fenomeno della ram-pressure stripping. La quantità di gas strappata dipende da numerosi fattori, come la velocità con cui la galassia si muove nell’ammasso, la sua grandezza in relazione alle dimensioni dell’ammasso, la sua orbita, ossia la traiettoria con cui si muove all’interno dell’ammasso stesso. La visibilità del fenomeno dipende anche da fattori geometrici: in galassie che si muovono sul piano del cielo le code ad esempio sono più facili da rilevare rispetto a galassie che si muovono lungo la linea di vista e la cui coda potrebbe nascondersi dietro la galassia stessa (Fig 8).

Gli effetti della ram pressure stripping sono vari. Ad esempio, il gas freddo e denso all’interno di una galassia viene strappato via, tipicamente in maniera asimmetrica e procedendo dalle parti esterne fino a quelle più interne del disco causando la formazione di code di gas, spesso visibili in osservazioni a diverse lunghezze d’onda, che sono tracce del gas che viene espulso dalla galassia e possono contenere regioni di nuova formazione stellare. Di contro, poichè il gas è il carburante per la formazione stellare, la sua perdita riduce o arresta la formazione di nuove stelle all’interno della galassia con conseguente impoverimento delle popolazioni stellari giovani e quindi accelerando il processo di “invecchiamento” della galassia.
Il tempo scala affinché tutto il gas si esaurisca a causa della ram pressure stripping è dell’ordine di un miliardo di anni.
Lo studio della formazione stellare nelle code di gas strappato ha sfruttato le riprese dal telescopio spaziale Hubble. Nella figura 9 si vedono le immagini combinate da diversi filtri di quattro galassie appartenenti al campione preso in esame nell’ambito del progetto di studio. Le immagini mostrano chiaramente le “code” di gas strappato dal disco galattico dalla ram pressure, dove si stanno formando nuove stelle. È proprio la presenza di tentacoli unidirezionali ha caratterizzare una peculiare classe morfologica, sono le “galassie medusa”, poiché ricordano le creature marine con tentacoli. È da sottolineare che stiamo portando esempi estremi di ram pressure stripping. Il fatto sorprendente è che si formino nuove stelle nelle code, poiché ciò accade fuori dal disco galattico, in un ambiente ostile immerso nel caldo gas intergalattico.
Le stelle che si formano nel processo appena descritta si raggruppano in ammassi (o “clumps”) i quali possiedono una massa tipica di circa un milione di masse solari, ma possono raggiungere anche più di 10 milioni di masse solari. Simili masse sono paragonabili a quelle delle galassie nane, non è quindi da escludere che in tali code si sviluppi una popolazione di galassie nane. Tuttavia, a differenza delle galassie nane conosciute, esse nel caso sarebbero prive di materia oscura, rendendole di fatto oggetti particolari e unici.
GASP ha anche ottenuto un’altra scoperta inaspettata sui nuclei galattici attivi. Un nucleo galattico attivo è la regione centrale di una galassia dove il buco nero supermassiccio accresce materia, cioè ingloba il gas che lo circonda. I buchi neri supermassicci esistono in tutte le galassie, ma non sono sempre in fase di accrescimento. Quando lo sono, emettono una grande quantità di energia visibile in diverse lunghezze d’onda. Abbiamo scoperto che nelle galassie medusa la percentuale di nuclei galattici attivi è superiore rispetto alle galassie normali, suggerendo che la ram pressure favorisca l’accumulo di gas nel buco nero centrale. Si tratta di un’evidenza che può apparire controintuitiva: poiché la ram pressure rimuove gas dalla galassia, non ci si aspetterebbe che contemporaneamente favorisse l’accrescimento nel nucleo. Tuttavia, fra le ipotesi che consentirebbero il meccanismo c’è la redistribuzione del momento angolare generata proprio dalla ram pressure, condizione con consentirebbe al gas di cadere più facilmente verso il centro.
Infine, un altro risultato significativo riguarda la morfologia delle galassie, cioè come cambia la loro forma a seguito della ram pressure. Per molti anni si è ipotizzato che una galassia a spirale potesse evolversi in una galassia lenticolare smettendo di formare stelle per la mancanza di gas. Dai dati raccolti con MUSE, attraverso modelli evolutivi della luce delle galassie, abbiamo dimostrato che la ram pressure può causare la trasformazione, facendo invecchiare e spegnere gradualmente le stelle del disco, che diventano meno luminose e cambiano colore.
Conclusione
È corretto affermare che GASP ha permesso di dare risposta a importanti domande riguardanti le galassie in ammasso. Contemporaneamente però ne ha anche poste di nuove, soprattutto riguardo a come i meccanismi in ambienti meno densi possono influenzare l’evoluzione delle galassie. Intendiamo quindi ora estendere lo studio dettagliato di GASP anche ai gruppi di galassie e ai filamenti vicini a noi, per ottenere un censo dei vari processi fisici e quantificare la loro importanza relativa. In un futuro più lontano, grazie a nuovi strumenti come SKA, che studierà l’idrogeno neutro, e MAVIS, che per esempio permettere di analizzare gli ammassi di formazione stellare, potremo raggiungere una mappatura su scale spaziali ancora più piccole delle distribuzioni di gas neutro e stelle e quindi capire i processi che avvengono nelle galassie ancora più dettagliatamente. Nel contempo, l’approccio di GASP sarà applicato anche nello studio di galassie più distanti, vicine alle epoche cosmologiche del Big Bang, per comprendere come i processi fisici si svolgevano miliardi di anni fa.
Per maggiori informazioni sul progetto consultare il sito di riferimento https://web.oapd.inaf.it/gasp/index.html
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L’articolo è pubblicato in COELUM 271 VERSIONE CARTACEA






Fig. 9. Esempi di galassie che risentono della cosiddetta ram pressure stripping. Scie di materiale perso dalla galassia nel suo moto attraverso l’ammasso sono evidenti. GASP ha scoperto come in queste code si possano formare nuove stelle. (Credit: ESA/Hubble & NASA, M. Gullieuszik and the GASP team).














