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10 Aprile 2021
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    Uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Planetary and Space Science ricostruisce le sembianze, ovvero la forma, dell’asteroide Lutetia. Lo studio è stato realizzato grazie ai dati raccolti durante il passaggio della sonda Rosetta vicino all’asteroide e dalla “messa a sistema” di queste immagini con le osservazioni effettuate da terra.

    Evidenza della corelazione tra i solchi sulla superficie dell’asteroide 21 Lutetia Credit: ESA

    LE IMMAGINI RACCOLTE DA ROSETTA

    Lutetia, per la precisione 21 Lutetia, è un asteroide del diametro di circa 100 chilometri fotografato dalla sonda Rosetta durante il suo viaggio verso la cometa 67/PChuryumov-Gerasimenko, ed è proprio grazie a questo “incontro” che è stato possibile analizzarne nel dettaglio la superficie.

    Questo asteroide, dalla sua scoperta nel 1852, era noto soprattutto per essere il primo ad essere stato individuato da un astronomo dilettante, ma dal 10 luglio 2010, quando la sonda dell’ESA Rosetta lo ha sorvolato  a una distanza di 3162 km, è salito agli onori della cronaca, poiché Lutetia non è soltanto il più grande ma è anche il primo asteroide metallico visitato da una sonda.

    Le foto scattate da Rosetta hanno evidenziando la presenza di un grosso cratere da impatto in questo piccolo mondo roccioso.

    Le immagini dell’asteroide sono state riprese durante un periodo per circa due ore durante il passaggio, rivelando la presenza sulla sua superficie di numerosi crateri da impatto e centinaia di solchi o canali. I crateri da impatto sono osservabili su tutti i corpi del Sistema Solare che abbiano una superficie solida, prova tangibile di un’intensa storia di collisioni. Osservare solchi o canali è invece meno frequente, ad oggi ne sono stati osservati solamente sul suolo di Phobos,  il maggiore e il più interno dei due satelliti naturali del pianeta Marte, e sugli asteroidi Eros e Vesta, sempre grazie alle osservazioni effettuate da veicoli spaziali.

    Ancora non c’è una spiegazione condivisa sul modo in cui questi canali si siano formati, ma è probabile che la loro presenza sia correlata sempre agli impatti. Le onde d’urto provocate dall’impatto viaggierebbero infatti “attraverso” l’interno del corpo piccolo e poroso colpito, fratturandone la superficie e dando così origine ai solchi.

    Dice in proposito Sebastien Besse, ricercatore presso il Centro Tecnico dell’ESA (ESTEC) e primo autore dello studio pubblicato su Planetary and Space Science questo mese: «nel caso di Lutetia, se partiamo dall’osservazione della disposizione concentrica dei solchi intorno ai crateri da impatto presenti, possiamo identificare 200 di queste formazioni appartenenti a distinte “famiglie” legate a tre differenti crateri da impatto»

    Uno dei sistemi di solchi è associato al cratere denominato Massilia, mentre un altro sistema è associato al gruppo di crateri del Polo Nord dell’asteroide, che comprende un certo numero di crateri sovrapposti. In entrambi i casi ci troviamo nell’emisfero nord di Lutetia.

    La posizione del cratere Suspicio Credit: ESA

    Un altro raggruppamento di solchi indicherebbe invece la presenza di un cratere posizionato nell’emisfero sud dell’asteroide, in un punto che non è però stato osservato in modo diretto durante il passaggio di Rosetta. La sua presenza perciò solo sottintesa gli è valsa il nome di “Suspicio”.

    I solchi correlati a Suspicio ricoprono una vasta area dell’asteroide suggerendo che il cratere si estenda su un’area vasta varie decine di chilometri. Per fare un paragone con i crateri visibili, quello denominato Massilia – il maggiore ad oggi conosciuto su Lutetia – ha un diametro di circa 55 chilometri, mentre il più grande di quelli appartenenti al cluster polare è ampio circa 34 chilometri.

    Osservando quanti piccoli crateri in successione ci sono nel solco dei canali di Lutetia gli scienziati hanno potuto stabilire anche l’età dei tre impatti principali. Si pensa che Massilia sia il più antico dei tre, che il cluster polare sia quello più giovane e che Suspicio si sia formato in un periodo intermedio.

    Con le osservazioni effettuate da terra – con l’Infrared Telescope Facility della NASA, i telescopi Herschel dell’ESA e Spitzer, sempre della NASA – gli scienziati hanno potuto raccogliere altri dati dell’asteroide. I modelli elaborati prima del flyby di Rosetta avevano già previsto la presenza di una vasta depressione nell’emisfero sud dell’asteroide. I dati raccolti dall’Infrared Telescope Facility suggeriscono invece che la composizione dell’asteroide vari dall’emisfero nord a quello sud.

    L’ipotesi risultante è che un grosso impatto, che potrebbe essere quello che ha dato origine al cratere Suspicio, abbia scavato via abbastanza materiale da spiegare le differenze di composizione e conformazione che sono  state osservate: «Il nostro studio lega insieme le varie analisi fatte su Lutetia per costruire una storia coerente con la presenza di un grosso cratere da impatto nell’area più recondita dell’asteroide» dice uno dei coautori, Michael Küppers, dello Space Astronomy Centre dell’ESA in Spagna, mentre il suo collega progettista Matt Taylor chiosa: «Sono passati quattro anni e stiamo tuttora imparando da quelle due sole ore di dati raccolti su Lutetia durante il flyby di Rosetta».

    Per leggere l’articolo originale clicca qui, per leggere gli articoli pubblicati su Media Inaf che parlano dell’asteroide Lutetia clicca qui.

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    Un Commento a “Il volto scavato di Lutetia”

    1. Tonini Marco scrive:

      Impressionanti e dettagliate analisi scientifiche su questo asteroide. Testimonianza attuale di cosa può fare la scienza per l’ informazione del “pubblico”.

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