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Hayabusa 2. Prima consegna su Ryugu: effettuata!

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I due “hopper” rialsciati da Hayabusa 2 sulla superficie dell’asteroide, sono i primi due di quattro passeggeri che la sonda ha portato con sé. Crediti: JAXA

Hayabusa 2, dopo aver raggiunto con successo la sua meta, l’asteroide Ryugu lo scorso 27 giugno, ha rilasciato nella notte i primi due piccoli passeggeri diretti verso la superficie dell’asteroide.

I due pionieri sono MINERVA-II1A and MINERVA-II1B, e fanno parte di un gruppo di tre piccoli rover dell’agenzia giapponese JAXA. Più che rover si tratta di scatolette saltellanti (hopper) che si muoveranno a balzi sulla superficie dell’asteroide per cercare di esplorarne la più vasta parte possibile.

Si tratta in pratica di due robot, dalla forma di una “scatola di biscotti” del peso di poco più di un chilo (1,1 kg), per un diametro di 18 cm e un’altezza di 7 cm. Al loro interno, oltre agli strumenti scientifici, un cilindro rotante che li farà sobbalzare sulla superficie dell’asteroide.

La gravità sulla superficie di Ryuku è infatti molto debole, quindi un normale rover spinto da ruote rischierebbe di fluttuare via non appena si mettesse in moto, mentre in questo modo è previsto che il meccanismo all’interno li faccia balzare in un salto che li terrà in aria per circa 15 minuti portandoli a 15 metri di distanza da dove si trovavano. Il movimento sarà autonomo e i piccoli hopper “decideranno” da soli in quale direzione muoversi.

Nonostante il parziale fallimento della prova generale di discesa 9 giorni fa – in cui l’altimetro laser della sonda non è riuscito a misurare con correttezza la distanza da Ryugu fermando la navicella a 600 metri dal terreno invece dei 40 che avrebbe dovuto raggiungere – le operazioni di avvicinamento e rilascio sono comunque iniziate il 19 settembre scorso. Questa mattina, è arrivata la conferma del rilascio dei Minerva, avvenuto attorno alle sei del mattino italiane del giorno 21 (13:06 JST). La Hayabusa ha raggiunto l’altezza minima prevista di 55 metri dalla superficie e si è regolarmente rialzata allontanandosi dal NEO per rientrare nella sua posizione a 20 km di altezza.

【MINERVA-Ⅱ1】
Heeeeeeere weeeeee cooooome!!!!!!!!! pic.twitter.com/Ppcjr40SgG

— 小惑星探査機「はやぶさ2」 (@haya2_jaxa) 21 settembre 2018

L’immagine ripresa da Hayabusa 2 al momento del rilascio dei due “hopper” MINERVA-II 1. Si vede l’ombra della stessa sonda proiettata sulla superficie dell’asteroide a 80 metri di distanza circa. Crediti: JAXA

Anche le comunicazioni tra sonda e hopper sono funzionanti, anche se al momento si sono interrotte, per via della rotazione dell’asteroide. In attesa che il controllo missione confermi e rilasci immagini dell’atterraggio, ecco qui a destra un’immagine ripresa da Hayabusa 2, con la sua ombra proiettata sulla superficie di Ryugu, scattata al momento del rilascio.

Troverete molte più informazioni sul prossimo numero di Coelum Astronomia in uscita la prossima settimana (26 settembre), e ora tutti pronti in attesa dello sgancio, il 3 ottobre, del piccolo passeggero europeo MASCOT!

Per seguire i movimenti di Hayabusa 2, ci si può collegare al sito Haya2now.jp, ora anche in lingua inglese.

Aggiornamento 23/09/2018

Ecco le prime immagini scattate dai rover MINERVA rilasciati dalla sonda giapponese Hayabusa2 sulla superficie dell’asteroide Ryugu.

La prima immagine (a sinistra), molto dinamica, è stata catturata dal rover MINERVA-1A lo scorso 22 settembre alle ore 04:44 circa (ora italiana).
L’immagine mostra la superficie di Ryugu (sulla sinistra), registrata durante un salto compiuto dal rover. A destra si nota un riflesso dovuto alla luce solare.

La seconda fotografia (a destra) è stata catturata invece dal rover MINERVA-1B il 21 settembre alle ore 06:07 (ora italiana), poco dopo la separazione dalla sonda Hayabusa2. La superficie di Ryugu è nella parte bassa a destra. Anche in questo caso, in alto a sinistra è presente un riflesso dovuto al Sole. Il rover 1B sembra in lenta rotazione, cosa che ha consentito di limitare l’effetto “strisciata” nell’immagine.


 

Accademia delle Stelle

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2018-09 Coelum AdSI due nuovi corsi di Astronomia
L’Anno Accademico 2018-2019 della nostra Scuola di Astronomia si apre con due corsi, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno fino a novembre presso la nostra sede dell’EUR.

L’Astronomia Insolita e Curiosa
Da lunedì 17 settembre: otto conferenze su moltissime curiosità e aneddoti raramente divulgati al pubblico, per scoprire gli aspetti più insoliti ed incredibili del cielo e della scienzache lo studia.

Come si Osserva il Cielo
Da giovedì 27 settembre: corso base completo di astronomia pratica: tutte le competenze che servono per diventare astrofili! Con guida alla scelta del primo telescopio, tecniche osservative e fotografiche e lezioni pratiche sotto le stelle.

Maggiori informazioni:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle
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Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).
01.09, 21.30: Il Cielo del mese. L’appuntamento per il pubblico presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli” per osservare il cielo di fine estate. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

14.09, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese. Prenotazione obbligatoria. Protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti), i pianeti Saturno e Marte e la Luna, quasi al primo quarto. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori. Astronomia al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese. In occasione di “Bright! La notte dei ricercatori” si terranno anche due conferenze a cura di Giorgio Bianciardi, direttore dell’Osservatorio e vice presidente UAI. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori: Osservazione da Piazza del Campo. Nell’ambito di “Bright! La notte dei ricercatori”, la nostra associazione parteciperà all’osservazione pubblica da Piazza del Campo a Siena. In collaborazione con l’Università di Siena. Info su www.bright-toscana.it.

Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Mercurio e le sue depressioni

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Con un paragone culinario, potremmo pensare a torte lievitate male che, durante la cottura, si afflosciano e, uscite dal forno ci appaiono basse e concave. In realtà sono strane e irregolari depressioni, ribattezzate hollow, individuate sulla superficie del pianeta Mercurio grazie agli strumenti della sonda Messenger della Nasa. La loro insolita conformazione e la presenza concentrata soprattutto all’interno dei crateri del pianeta ha suscitato l’interesse degli scienziati.

La figura mostra Canova, uno dei tre crateri esaminati nello studio contenente gli hollows. Crediti: Nasa/Messenger Mdis (risoluzione di 43 m/px)

Uno studio tutto italiano pubblicato oggi sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets e guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) – ci aiuta a conoscere meglio la natura di questi hollowAlice Lucchetti, giovane ricercatrice dell’Inaf di Padova, e il suo gruppo (di cui fanno parte anche colleghi dell’Inaf di Roma) hanno esaminato nel dettaglio queste particolari strutture localizzate in tre diversi crateri presenti sulla superficie del pianeta, riuscendo a ricavare informazioni sulla composizione degli elementi chimici presenti in essi e, quindi, ottenere indizi sulla loro formazione.

Gli hollow sono strane e irregolari depressioni molto brillanti e poco profonde, solitamente presenti all’interno dei crateri di impatto, sui loro bordi e picchi centrali, la cui origine potrebbe essere legata a un meccanismo che prevede la perdita di elementi chimici volatili che si trovano sotto la superficie, un processo detto, appunto devolatilizzazione. «Determinare la natura di queste strutture è una grande sfida in quanto è estremamente complicato capirne il meccanismo di formazione», spiega Lucchetti. Le mappe geologiche di ogni cratere hanno permesso di individuare le diverse unità geomorfologiche, delineando in maniera dettagliata l’area occupata dagli hollow. I tre crateri studiati dai ricercatori sono Velasquez, Dominici e Canova. Quest’ultimo nome è stato scelto proprio da Alice Lucchetti con il suo team ed è stato ufficialmente approvato dall’Unione Astronomica Internazionale in onore del celebre scultore e pittore italiano.

L’analisi delle caratteristiche e dell’intensità della luce solare riflessa dalla superficie degli hollowottenuta con una particolare tecnica, detta clustering, ha permesso di separare l’area di ciascun cratere in porzioni più piccole di terreno caratterizzate da una specifica “impronta” nello spettro della radiazione riflessa. Confrontando i dati provenienti da questi due canali, i ricercatori hanno trovato un’ottima correlazione tra le aree individuate dalle mappe geologiche e quelle individuate dall’analisi spettrale.

La ricercatrice Alice Lucchetti dell’Inaf di Padova, prima autrice dell’articolo

Lucchetti aggiunge: «Il punto di forza del lavoro è aver scoperto che questi tre gruppi di avvallamenti sono identificati da uno spettro simile, che confrontato con gli spettri di laboratorio, ci ha permesso di scoprire novità rispetto ai lavori precedenti. Gli spettri degli hollow sono infatti indicativi della presenza di solfuri (quali solfuri di calcio, magnesio e manganese, ipotesi già avanzata in precedenza), ma anche di pirosseni che presentano elementi di transizione, come cromo, titanio e nichel».

Per il gruppo di ricerca il risultato ottenuto è importante perché suggerisce che gli hollow non siano solo l’espressione del materiale rimasto dopo la perdita elementi chimici allo stato gassoso nella giovane crosta di Mercurio – il processo che prende il nome di devolatilizzazione – ma riflettano anche il materiale in cui si sono formati, essendo quindi rappresentativi della roccia componente la crosta primordiale del pianeta in cui si sono originati.

«Si tratta sicuramente di un passo in avanti nella comprensione di queste strutture, e stiamo già studiando altre zone di Mercurio per capire se questo è un comportamento comune agli hollow o se le diverse regioni del pianeta possono influenzarne in maniera differente la formazione», sottolinea Lucchetti. «Inoltre, lo studio degli hollow è estremamente importante e di interesse poiché questi saranno uno dei target scientifici principali che verranno osservati da BepiColombo, missione destinata allo studio di Mercurio, il cui lancio è previsto il mese prossimo. In particolare, la suiteitaliana di tre strumenti Simbio-Sys sarà capace di fornire ulteriori informazioni riguardanti queste strutture grazie all’acquisizione di immagini ad alta risoluzione, di spettri e di immagini stereo volte alla ricostruzione 3D», conclude la ricercatrice dell’Inaf.

Per saperne di più:


 

Gli incontri settembrini della 21/P Giacobini-Zinner

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In questo periodo, come ho avuto modo di scrivere sulla rivista digitale nella rubrica dedicata alle comete, dopo un lungo intervallo di tempo una cometa sta finalmente attirando l’attenzione degli appassionati.

Si tratta della periodica 21/P Giacobini-Zinner che il 10 settembre è transitata al perielio raggiungendo il suo presumibile massimo luminoso, valutato in una settima magnitudine abbondante. Ma come può essere davvero interessante, si domanderà qualcuno, un “astro chiomato” di così modesta luminosità?

Il grafico della magnitudine osservata della cometa, gli aggiornamenti li potete trovare sul sito www.aerith.net

Beh, intanto una cometa che sfiora la settima magnitudine non capita tutti i mesi e poi, più che sulla luminosità, occorre in questo caso concentrarsi sugli incontri che la Giacobini-Zinner ha fatto e farà nel corso della sua corsa celeste di settembre.

Il giorno 11 è transitata a poco più di mezzo grado dal centro dell’ammasso aperto M 37, a mio parere il più bello della triade Messier situata nell’Auriga. Ho avuto modo di osservare l’incontro il giorno precedente poco prima dell’alba, quando la distanza era pressappoco doppia. Grazie al mio eccellente e luminoso binocolone 20×90 che offre tre gradi di campo, strumento quindi adattissimo a queste situazioni, la cometa è spiccata facilmente vicino allo spolverio di stelle dell’ammasso. Più che la testa, molto piccola e non particolarmente brillante, mi ha colpito la coda di polveri, ben rilevabile ed estesa una decina di primi.

Il giorno 15 altro incontro, ancora con un ammasso aperto, il celebre M 35 dei Gemelli. In questo caso la distanza dal centro dell’oggetto era di appena 27’. A dire il vero le premesse per l’osservazione non erano favorevoli, tanto che il primo tentativo condotto poco dopo le ore 4:00 è fallito miseramente per la presenza di estesa nuvolosità (aveva appena finito di piovere e addirittura dei lampi squarciavano ancora il cielo).
Ma circa un’ora dopo, una schiarita provvidenziale e il solito binocolone 20×90 mi hanno permesso di godermi uno straordinario spettacolo, con la cometa quasi a contatto dell’ammasso. La sua morfologia non aveva subito praticamente alcuna modificazione così come la luminosità. Visibile anche il tenue ammasso aperto NGC 2158, di aspetto nebulare dati i pochi ingrandimenti e il modesto diametro utilizzato, tanto da far pensare a una seconda cometa più debole.

Passati questi due “magic moment” se ne attendono un altro paio nei prossimi giorni, anche se a differenza dei primi saranno molto più adatti agli astrofotografi che ai visualisti.

• Il giorno 24 la 21/P passerà a oltre un grado da NGC 2264, l’ammasso aperto che per la disposizione delle stelle che lo formano viene chiamato “Albero di Natale”. L’ammasso è avvolto da una tenue nebulosità, difficilmente rilevabile in visuale, nella quale si insinua la Nebulosa oscura “Cono”. Fotograficamente sarà una grande occasione per portare a casa un’immagine davvero suggestiva.

• Così come, un’altra grande occasione per gli appassionati delle riprese in questo caso a grande campo, capiterà i giorni 26 e 27, quando la cometa transiterà a poco meno di tre gradi dalla Nebulosa Rosetta.

La 21/P Giacobini –Zinner, anche se in allontanamento, sarà ben osservabile anche a ottobre. Ma di questo parleremo nel prossimo numero di Coelum Astronomia!

Sul numero di Coelum astronomia attualmente online trovate uno schema con tutte le date “di interesse” per l’osservazione e la ripresa della cometa:

➜ Comete da non perdere! Tanti gli Incontri Deep-Sky per la 21P/Giacobini-Zinner

E ancora su Coelum astronomia 225

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS a settembre


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Settembre su Coelum Astronomia 225

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Una serata con Luna e Marte

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Il 19 settembre, alle ore 23:00, sarà la volta del pianeta Marte di ricevere la visita da parte della Luna (fase 76%). La congiunzione, non molto stretta (separazione di 5°43’), avverrà nella regione di confine tra le costellazioni del Capricorno e del Sagittario.

Sarà facile individuare la coppia, posta a circa 23° di altezza sull’orizzonte sud-sudovest.

Li potremo seguire poi fino a circa le 2, osservando Marte “aggirare” la Luna per vederli tramontare assieme quasi perfettamente allineati all’orizzonte.

Con uno sguardo più ampio, alla stessa ora, potremo osservare Saturno a sudovest ormai prossimo al tramonto.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

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Ampia congiunzione Luna e Saturno nel Sagittario

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La sera del 17 settembre, volgendo lo sguardo verso sud, a 26° circa di altezza potremo osservare la Luna (fase 57%) ad appena 1°20’ circa (dal centro lunare) a nord-nordovest di Saturno (mag. +0,4). Il luogo dell’incontro è quello ricchissimo di gemme celesti della costellazione Sagittario, di cui sarà facile riconoscere la tipica figura a “teiera”.

Potremo seguire la coppia per diverse ore, man mano che si dirigono verso il loro tramonto, che avverrà alle ore 0:12.

Alle ore 23:00 Saturno sarà alto circa 10° sull’orizzonte sudovest, consentendo di scattare delle belle fotografie che comprendano elementi del paesaggio.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

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Unione Astrofili Italiani

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I convegni e le iniziative UAI

22 – 23 settembre 2° Meeting nazionale Sistema Solare
Organizzato dalle Sezioni Sole, Luna e Pianeti, ad Acqui Terme, in collaborazione con l’Associazione Studi Astronomici
http://pianeti.uai.it http://sole.uai.it http://luna.uai.it

Astronomiamo

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AstronomiAmo

Stagione 2018-2019
Corso di Fisica On line
Corso di Chimica on line
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“Beyond Oort” on line

Dirette streaming
Corsi in aula
Conferenze

Maggiori informazioni:
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Tre serate con Luna, Venere e Giove

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Nelle serate dal 12 al 14 settembre, alle ore 19:50 circa, guardando verso ovest-sudovest potremo ammirare una bella congiunzione ad ampio campo. La spettacolarità non sarà data dalla vicinanza dei soggetti coinvolti ma piuttosto dalla luminosità di questi e dalla particolare coreografia geometrica che creeranno nell’arco di pochi giorni. Stiamo parlando della Luna, di Venere (mag. –4,7) e di Giove (mag. –1,9).

La sera del 12 settembre, i tre astri formano un bel triangolo, quasi isoscele, con Venere posto nella Vergine a 9°20’ a sudovest della Luna, e Giove, nella Bilancia, a 19°45’ a ovest-nordovest da essa, a formare il vertice del triangolo.

La sera successiva, il giorno 13, la Luna (fase 19%) si troverà invece più vicina a Giove, a 7° circa a est di esso.

Il 14 settembre la Luna (fase 28%) avrà ormai superato Giove, ponendosi a 7° e mezzo a nordovest di esso, formando un suggestivo allineamento con Giove e Venere.

Un’altra ottima occasione per provare a montare il moto degli astri in un unica immagine come suggerito in “La danza dei pianeti” di Giorgia Hofer.

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Vortici misteriosi raccontano la storia della Luna

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Crediti: NASA / LPI.

lunar swirls, letteralmente vortici lunari, somigliano a luminose nuvole sinuose dipinte sulla superficie scura della Luna. Il più famoso, chiamato Reiner Gamma, è lungo quasi 64.5 chilometri. La maggior parte dei vortici condivide la posizione con potenti campi magnetici localizzati, i quali deflettono le particelle provenienti dal vento solare, facendo sì che alcune parti della superficie lunare si deformino più lentamente, originando pattern luminosi e scuri.

Sonia Tikoo, assistant professor al Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie della Rutgers University – New Brunswick, osserva campioni di roccia lunare in una piastra di Petri. Foto: Nick Romanenko / Rutgers University

«Ma la causa di quei campi magnetici, e quindi degli stessi vortici, è stata a lungo un mistero», dice Sonia Tikoo, coautrice di uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Geophysical Research – Planetsassistant professor al Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie della Rutgers University – New Brunswick. «Per comprenderla, abbiamo dovuto scoprire quale tipo di caratteristica geologica possa produrre questi campi magnetici e perché il loro magnetismo sia così potente».

Il vortice lunare noto come Reiner Gamma, visto dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa. Crediti: Nasa Lro Wac science team

Lavorando con quanto è noto della complessa geometria dei vortici lunari e con le forze dei campi magnetici a essi associati, i ricercatori hanno sviluppato modelli per questi magneti geologici, scoprendo che ogni vortice deve trovarsi sopra a uno stretto oggetto magnetico, sepolto non troppo in profondità rispetto alla superficie della Luna. Un tale oggetto è coerente con i tunnel di lava – strutture lunghe e strette formate da lava fluente durante le eruzioni vulcaniche – o con argini di lava – fogli verticali di magma iniettati nella crosta lunare.

Ma come potevano questi tunnel o argini essere così fortemente magnetici? La risposta giace in una reazione unica dell’ambiente lunare di oltre 3 miliardi di anni fa, quando avvennero quelle antiche eruzioni. Infatti, esperimenti condotti in passato hanno scoperto che molte rocce lunari diventano altamente magnetiche quando riscaldate oltre 600 gradi centigradi in un ambiente privo di ossigeno, poiché specifici minerali presenti in esse si rompono, rilasciando ferro metallico. Se vi è un campo magnetico abbastanza forte nelle vicinanze, il ferro appena formato si magnetizzerà lungo la direzione di quel campo.

Nei consigli per l’osservazione della Luna, su Coelum astronomia di settembre, andiamo tra gli altri alla scoperta proprio di Reiner Gamma. Per questo mese la serata migliore sarà il 22 settembre. Tutti i dettagli nella rubrica, sempre a lettura gratuita, cliccando sul banner qui sopra.

Questo normalmente non accade sulla Terra, poiché vi è ossigeno libero che si può legare con il ferro, e non accadrebbe sulla Luna di oggi, dove non esiste un campo magnetico globale. Ma in passato non era così: secondo un precedente studio di Tikoo, l’antico campo magnetico della Luna è durato da 1 a 2.5 miliardi di anni più a lungo di quanto si pensasse in precedenza, un periodo compatibile con quello della formazione dei tunnel o argini di lava dei vortici lunari. «Nessuno aveva pensato a questa reazione nei termini di spiegazione di queste caratteristiche magnetiche insolitamente forti sulla Luna. Essa è stata l’ultimo tassello del puzzle per comprendere il magnetismo che sta alla base di questi vortici lunari», conclude Tikoo.

Per saperne di più:


 

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2018-09 Coelum AdS

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Legge di Hubble, è ora di cambiarle nome

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Cliccare sull'immagine per accedere gratuitamente all'articolo pubblicato su Coelum Astronomia 216 a cura di Alberto Cappi.
Georges Lemaître (in basso a sinistra) ed Edwin Hubble (in basso a destra) . Crediti: Nasa/Esa/A. Feild (Stsci)

L’equazione è di quelle brevissime, appena tre termini, come si addice alle più eleganti tra le rappresentazioni matematiche della Natura: v = H0 D. Ciò che descrive è uno fra i tratti caratteristici del nostro universo: la velocità della sua espansione. E ciò che implica – descrivendo, appunto, un universo in espansione – è nientemeno che il big bang. Un’equazione fondamentale, dunque, conosciuta fino a oggi come Legge di Hubble. Ma presto potrebbe cambiare nome. E diventare “Legge di Hubble-Lemaître”, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la formulò: Georges Lemaître, prete diocesano.

La proposta, da tempo nell’aria, è del comitato esecutivo della Iau, l’Unione astronomica internazionale. Gli stessi che hanno il potere di dare i nomi alle stelle, per dire. Gli stessi che, nel 2006, sancirono che Plutone non è più un pianeta. E proprio i malumori che fecero seguito a quella storica risoluzione li hanno ora indotti a procedere con cautela: la risoluzione sulla Legge di Hubble-Lemaître, pur approvata dai circa 3000 iscritti all’Iau presenti a Vienna la settimana scorsa in chiusura dell’Assemblea generale, per diventare effettiva dovrà superare il voto – questa volta elettronico – di tutti i circa diecimila membri dell’Unione.

Cliccare sull’immagine per accedere gratuitamente all’articolo pubblicato su Coelum Astronomia 216 a cura di Alberto Cappi.

Insomma, per la decisione definitiva occorre aspettare ancora tre mesi. Nell’attesa, per comprendere le ragioni storiche e scientifiche di questa risoluzione, abbiamo chiesto aiuto – e un parere – all’astrofisico Massimo Della Valle, dirigente di ricerca all’Inaf di Napoli.

«Nel 1927 Lemaître pubblica – in francese e su un giornale poco diffuso, gli Annales de la Société Scientifique de Bruxelles, l’articolo “Un Univers homogène de masse constante et de rayon croissant rendant compte de la vitesse radiale des nébuleuses extragalactiques” (“Un Universo omogeneo  con massa costante e raggio crescente che spiega le velocità radiali delle nebulose extragalattiche”, come venivano chiamate allora le galassie esterne alla nostra). In quest’articolo Lemaître non si limita a scoprire le soluzioni dinamiche alle equazioni della relatività generale di Einstein (peraltro già trovate da Friedmann nel 1922), dalle quali deriva quella che oggi è conosciuta, appunto, come “legge di Hubble” – cioè che la velocità di recessione delle galassie è linearmente proporzionale alla distanza: Lemaître va oltre. Utilizzando le velocità di 42 galassie, misurate qualche anno prima da Vesto Slipher, e le loro luminosità, derivate nel 1926 da Hubble, determina il tasso di espansione dell’universo. Quindi è Lemaître a misurare, prima di Edwin Hubble, la costante H0 ,successivamente chiamata costante di Hubble. Lemaître trova due valori», ricorda Della Valle, «575 km/s e 670 km/s per megaparsec, e assume un valore medio di 625 km/s per megaparsec. Due anni dopo, nel 1929 e poi nel 1931 con Humason, Edwin Hubble raffina la misura trovando H0 pari a circa 500 km/s per megaparsec [ndr: oggi è stimata fra i 66 e i 75 km/s/megaparsec]».

Come mai, allora, la relazione è stata invece attribuita all’astrofisico statunitense? «In molte storie importanti non mancano i colpi di scena. Questa non fa eccezione. Nel 1931», continua Della Valle, «l’editore di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society suggerì a Lemaître di fornire una versione in inglese del suo lavoro del 1927, per poterla pubblicare sul suo giornale. Il lavoro viene pubblicato, ma ne manca un pezzo, come appurato successivamente da vari autori, fra i quali l’astrofisico Sidney van den Bergh, che nel 2011 scriveva: “sembra che il traduttore dell’articolo di Lemaître del 1927 abbia deliberatamente cancellato quelle parti del documento che si occupavano della determinazione di ciò che viene attualmente chiamato parametro di Hubble. La ragione di ciò rimane un mistero”».

Lost in translation

Insomma, è come se il contributo di Lemaître fosse andato “perduto” nel corso della traduzione. Chi ha “censurato” Lemaître quando ha tradotto l’articolo? «Il mistero è stato recentemente svelato da Mario Livio», spiega a Media Inaf Della Valle, «mentre era astronomo allo Space Telescope Institute di Baltimora. Rovistando tra la corrispondenza della Royal Astronomical Society e nell’archivio di Lemaître, Livio ha trovato una lettera autografa di Lemaître nella quale l’astrofisico belga chiarisce di essere stato lui stesso a tradurre il lavoro del 1927, e a censurarlo in alcuni suoi paragrafi che considerava importanti nel 1927 ma irrilevanti nel 1931, perché oramai superati dopo la pubblicazione nel 1929 dell’articolo di Hubble».

La “colpa”, dunque, di altri non è se non dell’incredibile modestia di Lemaître stesso. Come del resto sottolinea la risoluzione della Iau, laddove nelle motivazioni, accanto al voler dare il giusto riconoscimento a entrambi gli scienziati, sottolinea la volontà di onorare l’integrità intellettuale di Georges Lemaître, che gli ha fatto anteporre il progresso della scienza alla visibilità personale. «Chiamare la legge di Hubble “legge di Hubble-Lemaître” mi pare doveroso», conclude Della Valle.

Per saperne di più:

Correzione del 4.9.2018: Lemaître non era un prete gesuita, come scritto inizialmente, bensì un prete cattolico diocesano


 

Luna, Mercurio e Regolo all’alba

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La mattina dell’8 settembre, guardando verso est, potremo scorgere, con un po’ di difficoltà, una sottilissima falce di Luna (fase del 3%) a circa 13° sull’orizzonte, mentre passa a 5,6° a nordovest della stella Regolo (alfa Leonis; mag. +1,4) e 9,2° a nordovest del pianeta Mercurio (mag. –1,2), posto ad appena 3° di altezza.

L’osservazione e la ripresa saranno alquanto difficili, non solo per via dell’esigua altezza degli oggetti sull’orizzonte (cosa che richiede un ottimo seeing e un orizzonte libero da ostacoli) ma anche per il chiarore del cielo, illuminato dal crepuscolo mattutino. Per chi desidera provare la ripresa, PhotoCoelum attende i vostri lavori!

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

➜ Scopri le costellazioni del Cielo di settembre con la UAI, che questo mese ci porta nel pieno del Triangolo Estivo

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS a settembre

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Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Settembre su Coelum Astronomia 225

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Congiunzione Luna e Presepe prima dell’alba

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All’orario indicato, gli oggetti saranno ancora piuttosto bassi, circa 8°, ma basterà attendere qualche minuto perché guadagnino rapidamente altezza. Se desideriamo includere alcuni elementi naturali o architettonici nei nostri scatti allora non dovremo attendere troppo! Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

La mattina del 7 settembre, se avremo voglia di alzarci presto, guardando verso est-nordest, potremo ammirare una particolare congiunzione tra una sottile falce di Luna (fase 9%) che si avvicinerà ad appena 1°40’ dal centro dell’ammasso del Presepe (M 44, Beehive Cluster).

Il luogo del rendez-vous è ovviamente quello della costellazione del Cancro, che ospita l’ammasso nel suo cuore.

Da notare che nel periodo tra le 4:40 e le 5:30 circa si verificherà anche l’occultazione della stella Asellus Australis (Delta Cnc, mag.+3,9) da parte della Luna e sarà quindi possibile seguire visualmente o fotograficamente anche questo interessante fenomeno (l’occultazione avviene dal lembo illuminato del nostro satellite naturale). Le occultazioni di nota le trovate ogni mese all’interno della guida giorno per giorno.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

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Eventi al Gal Hassin

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GAL HASSIN 2018

GAL HASSIN 2018
8 settembre
ore 10:00: “Il Sole e dintorni” Osservazioni con i telescopi del GAL Hassin
Astronomia in Planetario “L’altra metà del Cielo”

ore 17:00: Paolo Nespoli si racconta: la mia VITA sulla Stazione Spaziale Internazionale interviene Roberto Battiston Presidente Agenzia Spaziale Italiana Assegnazione PREMIO GAL HASSIN 2018
ore 21:00 STARLIGHT – settemillimetridiuniverso Spettacolo teatrale di e con Filippo Tognazzo Zelda – Compagnia teatrale

9 settembre
ore 10:00: “La nostra stella: il Sole” Osservazioni del Sole con i telescopi del GAL Hassin
Le ombre del Tempo: Gli orologi del GAL Hassin
ore 17:00 Meteoriti: testimoni di ciò che fu quando tutto era in divenire Conferenza di Giovanni Pratesi
ore 18:00 Storia sentimentale con l’Astronomia Sabrina Masiero intervista Piero Bianucci
ore 19:00 Sotto il cielo di Primo Levi Conferenza di Piero Bianucci

La Luna di Settembre e una guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

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Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.
Le fasi della Luna in settembre, calcolate per le ore 00:00 in TMEC. La visione è diritta (Nord in alto, Est dell’osservatore a sinistra). Nella tavola sono riportate anche le massime librazioni topocentriche del mese, con il circoletto azzurro che indica la regione del bordo più favorita dalla librazione.

Alle 00:00 del 1 settembre la Luna in fase Calante avrà un’età di 20,50 giorni a un’altezza di +13° sopra l’orizzonte orientale fra le stelle della Balena raggiungendo l’Ultimo Quarto alle 04:37 del 3 settembre quando si troverà a +47° 38’ sopra l’orizzonte.

La Fase calante culminerà col Novilunio alle 20:01 del giorno 9, da cui ripartirà il nuovo ciclo lunare col nostro satellite in Fase Crescente.

➜ Continua nella Luna di Settembre su Coelum Astronomia 225

A settembre osserviamo

15 settembre. Il Sinus Asperitatis

Come prima e principale proposta, questo mese il target riguarda l’osservazione del Sinus Asperitatis nella serata del 15 settembre, la tormentata ed estremamente interessante regione lunare situata nel settore sudorientale del nostro satellite, fra il mare Nectaris e il margine meridionale del mare Tranquillitatis.

➜ Per i dettagli vedi Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

20 settembre. I massicci montuosi Mons La Hire, Mons Vinogradov e Mons Delisle

La seconda proposta di questo mese è per il 20 settembre dalle 20:00 circa quando concentreremo l’attenzione su una ristretta area posta fra i mari Imbrium e Procellarum e precisamente visiteremo Mons La Hire, Mons Vinogradov e Mons Delisle, eccezionali massicci montuosi che si innalzano più o meno isolati in questa enorme distesa pianeggiante.

22 settembre. Il cratere Reiner Gamma e la sua anomalia magnetica

La terza proposta di settembre ci porta sul cratere Reiner Gamma. Con il suo diametro di 41 km, almeno apparentemente sembra appartenere alla variegata categoria dei cosiddetti “crateri fantasma”, cioè quasi completamente sepolti sotto lo strato di regolite che ricopre (in modo non uniforme) la superficie del nostro satellite. Rilevazioni strumentali effettuate dalle sonde rilevarono che Reiner Gamma sarebbe sede di una notevole anomalia magnetica…

➜  Per approfondire tutte le osservazioni consigliate La LUNA di settembre

Leggi anche

➜ Fotografare la Luce Cinerea della Luna

➜  Fotografare la Luna di Giorgia Hofer su Coelum Astronomia di novembre 2016.

➜  La Luna mi va a pennello. Se la fotografia non basta, Gian Paolo Graziato ci racconta come dipingere dei rigorosi paesaggi lunari, nei più piccoli dettagli… per poi lasciarsi andare alla fantasia e all’imaginazione! Su Coelum Astronomia n. 211

E tutte le precedenti rubriche di Francesco Badalotti, con tantissimi spunti per approfondire la conoscenza del nostro satellite naturale. Per ogni formazione basta attendere il momento giusto!

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

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BepiColombo corre inesorabile verso il lancio

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I due orbiter Mmo e Mpo durante la fase di integrazione. Crediti: Esa
BepiColombo, la sonda ESA per l’esplorazione di Mercurio, in una illustrazione. Crediti: ESA
I due orbiter Mmo e Mpo durante la fase di integrazione. Crediti: Esa

Uno è dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa, si chiama Mmo (Mercury Magnetospheric Orbiter) e avrà il compito di studiare in dettaglio l’ambiente magnetico di Mercurio, l’interazione del pianeta con il vento solare e la chimica della sua impalpabile esosfera. L’altro è dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, si chiama Mpo (Mercury Planetary Orbiter) ed è quello della coppia che più si avvicinerà a Mercurio, per analizzarne la superficie e la composizione. Sono i due orbiterdella missione BepiColombo: è al loro interno che si trovano tutti gli strumenti scientifici, e finalmente – superata con successo l’ultima revisione, la qualification acceptance review – i tecnici dell’Esa hanno potuto impilarli l’uno sull’altro nella configurazione di volo: quella che manterranno per l’intera durata del viaggio, dal momento del lancio fino a quello della separazione, in programma fra sette anni, per poi procedere ciascuno per conto proprio in orbita attorno al pianeta più interno del Sistema solare.

«La notizia spiana la strada al lancio della sonda previsto per il 19 ottobre», dice a Media Inaf Francesco Santoli dell’Inaf Iaps di Roma, deputy principal investigator dello strumento Isa. «I miei complimenti alle persone che lavorano alacremente a Kourou perché tutto sia pronto per quella data. Accanto a questa fervente attività sullo spacecraft, anche i team scientifici, in particolare i quattro strumenti italiani coinvolti in questa importante missione europea-giapponese, stanno concentrando i loro sforzi nella preparazione delle operazioni da fare subito dopo il lancio. Durante le prossime settimane, Isa, Serena, More e Simbio-Sys parteciperanno, infatti, alle simulazioni della near-earth commissioning phase presso il controllo di missione Esa di Darmstadt, in Germania».

IsaSerenaMoreSimbio-Sys sono, appunto, i quattro strumenti a guida italiana della missione, tutti ospitati nell’orbiter Mpo. Per quest’ultimo, e per il modulo di trasferimento Mtm, è già in programma per la settimana che va dal 5 al 12 settembre il rifornimento di propellente, punto di non ritorno che prelude al lancio, in calendario per le le 3:45 ora italiana del 19 ottobre da Kourou, nella Guyana francese, a bordo di un vettore Ariane V.


 

Gruppo Astrofili Vicentini

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Tutti i martedì sera, dalle 21:00 alle 23:00, presso l’Osservatorio Astronomico “G. Beltrame” in Via S.Giustina 127 ad Arcugnano (VI): Osservazione pubblica del cielo.
L’osservatorio sarà aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare.
www.astrofilivicentini.it

La Luna torna a trovare Aldebaran

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Nell’immagine, all’orario indicato, mancheranno ancora un paio d’ore al momento del massimo avvicinamento ma gli astri saranno sorti da poco e sarà pertanto possibile fotografarli nel contesto del paesaggio naturale, ma anche in una immagine a campo stretto che evidenzi la vicinanza.
Nell’immagine, all’orario indicato, mancheranno ancora un paio d’ore al momento del massimo avvicinamento ma gli astri saranno sorti da poco e sarà pertanto possibile fotografarli nel contesto del paesaggio naturale, ma anche in una immagine a campo stretto che evidenzi la vicinanza. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

Alle prime ore del 3 settembre, volgendo il nostro sguardo verso est-nordest, potremo ammirare una stretta congiunzione tra la Luna (fase 51%) e la stella alfa del Toro, la bella Aldebaran (mag. +0,9). Il teatro dell’incontro è quello magnifico dell’ammasso aperto delle Iadi.

Guardando più a nord, potremo scorgere anche le Pleiadi (M 45).

Gli astri, all’ora indicata, saranno a un’altezza di circa 26° e distanti solo 32’.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

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Due sere con Venere e Spica

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Iniziamo settembre con un bell’incontro, da osservare per ben due sere consecutive, l’1 e il 2 settembre, tra il brillante pianeta Venere (mag. –4,6) e la stella alfa della costellazione della Vergine, Spica (mag. +1,0). Dovremo guardare verso ovestsudovest e, non appena il cielo si sarà fatto sufficientemente scuro (anche se ancora rischiarato dalle luci del tramonto) potremo scorgere la coppia di astri, molto bassi sull’orizzonte (circa 9°).

La distanza che li separa sarà di circa 1° e mezzo, con Venere posto a sudovest della stella dal colore spiccatamente azzurrino. Sarà una bella occasione per scattare delle fotografie di paesaggio che comprendano questo incontro astrale, anche se non avremo molto tempo: Venere tramonterà infatti alle 21:08 circa.

Per uno spunto in più: si può seguire nelle sere seguenti l’allontanamento di Venere da Spica, per creare un’immagine incastonata nel paesaggio come suggerito in “La danza dei pianeti” di Giorgia Hofer.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Settembre 2018

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

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Cielo di Settembre 2018

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Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 15 Luglio > 01:00; 31 Luglio > 00:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Set. > 23:00; 15 Set. > 22:00; 30 Set. > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

EFFEMERIDI
(mar. – ott. 2018)

Luna

Sole e Pianeti

Guardando verso occidente, saranno ancora visibili, declinanti e prossime al tramonto, le estese costellazioni della tarda primavera: il Boote con la brillante Arturo (mag. +0,15), Ofiuco, Ercole e il Serpente, mentre verso sudovest starà già tramontando il Sagittario portando con sé Saturno, seguito dal Capricorno, a sud, con Marte, ancora brillante dopo la grande opposizione del luglio scorso.

➜ Continua sul Cielo di Settembre su Coelum Astronomia 225.

➜ Entriamo nel Triangolo estivo con il Cielo di settembre della UAI.

IL SOLE

L’evento più importante del mese per la nostra stella sarà ovviamente il passaggio al nodo discendente sull’equatore celeste il giorno 23, quando in pratica il Sole avrà declinazione pari a zero e si verificherà l’Equinozio d’Autunno, ovvero l’istante in cui inizia l’autunno astronomico (la primavera per l’emisfero Sud).

COSA OFFRE IL CIELO

I pianeti esterni, Marte, Giove e Saturno, stanno un po’ tutti diminuendo la loro visibilità, che hanno sfoggiato nel corso dell’estate, ma ancora non ci abbandonano, e continueranno ad essere visibili nella prima parte della notte, pur tenendo a tramontare sempre prima. Venere continuerà ad accendere la prima serata, mentre Mercurio sarà padrone del cielo dell’alba, che condividerà con i grandi pianeti gassosi Urano e Nettuno ma troppo lontani per essere osservati a occhio nudo.

Con tutti i pianeti a disposizione tante saranno le configurazioni più o meno strette da tenere d’occhio, complici la Luna e le brillanti stelle del cielo di fine estate. In particolare più d’una le formazioni in “movimento” da osserva per più sere consecuitve, e per le quali vale la pena rispolverare i consigli di Giorgia Hofer per la ripresa della Danza dei pianeti. Tenete d’occhio le nostre pagine e i nostri canali social oppure…

Come sempre dettagli e consigli su ➜ Il Cielo di Settembre su Coelum Astronomia 225

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E ancora su Coelum astronomia 225

ISS 2 bianconi

➜ La LUNA di settembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione del Sinus Asperitatis

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS a settembre

➜ Comete questo mese da non perdere! Tanti gli Incontri Deep-Sky per la 21P/Giacobini-Zinner

➜ Dal numero scorso resta sempre valido e da leggere il racconto di Caludio Pra: Gobba a levante… Venere crescente!

e il Calendario di tutti gli eventi di settembre 2018, giorno per giorno!

Da Coelum astronomia 223 non dimentichiamo invece Catch the Iridium! Un appello per tutti gli astrofotografi, riprendiamo gli iridium flare prima che… scompaiano!


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Sarzana Festival della Mente

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sarzana

sarzanaTre giornate in cui relatori italiani e internazionali propongono incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, indagando i cambiamenti, le energie e le speranze della società di oggi, rivolgendosi con un linguaggio accessibile al pubblico ampio e intergenerazionale.
Segnaliamo il 1 settembre alle 12:00 al Canale Lunense a Sarzana: “Gli Argonauti alla ricerca della materia oscura”. Cristiano Galbiati, parlerà di comunità, in particolare della sua: un’intera comunità di fisici alle prese con la costruzione di strumenti di precisione per catturare i segnali della materia oscura nei laboratori del Gran Sasso dove nascerà DarkSide, uno dei programmi più avanzati al mondo per la ricerca della materia oscura.

Informazioni su: https://www.festivaldellamente.it/it/

Unione Astrofili Senesi

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Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).
01.09, 21.30: Il Cielo del mese. L’appuntamento per il pubblico presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli” per osservare il cielo di fine estate. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione a Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

14.09, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese. Prenotazione obbligatoria. Protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti), i pianeti Saturno e Marte e la Luna, quasi al primo quarto. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori. Astronomia al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese. In occasione di “Bright! La notte dei ricercatori” si terranno anche due conferenze a cura di Giorgio Bianciardi, direttore dell’Osservatorio e vice presidente UAI. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

28.09, ore 21:30: Bright! La notte dei ricercatori: Osservazione da Piazza del Campo. Nell’ambito di “Bright! La notte dei ricercatori”, la nostra associazione parteciperà all’osservazione pubblica da Piazza del Campo a Siena. In collaborazione con l’Università di Siena. Info su www.bright-toscana.it.

Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Astronomiamo

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AstronomiAmo

AstronomiAmo

Stagione 2018-2019
Corso di Fisica On line
Corso di Chimica on line
Corso di Spettroscopia on line
“Beyond Oort” on line

Dirette streaming
Corsi in aula
Conferenze

Maggiori informazioni:
www.astronomiamo.it

Una mappa 3D di tutte le stelle calde entro 10.000 anni luce dal Sole

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Crediti: Galaxy Map / K. Jardine
Crediti: Galaxy Map / K. Jardine

Con la seconda versione del catalogo GAIA, rilasciata il 25 aprile 2018 e indicata con la sigla DR2, gli astronomi hanno fatto alcune importanti scoperte sulla nostra galassia. La più recente però non viene da un astronomo professionista: una mappa 3D della Via Lattea, che riguarda le stelle OB, le stelle più calde, luminose e massicce della nostra Galassia. Con questa ultima mappa 3D, Gaia ha fornito agli astronomi un altro strumento per esplorare la distribuzione e la composizione della nostra galassia, nonché la sua evoluzione passata e futura.

La missione Gaia ha avuto inizio nel dicembre del 2013 e ad oggi ha studiato un totale di 1 miliardo di oggetti – tra cui stelle lontane, pianeti, comete, asteroidi, quasar, ecc. – per creare il catalogo spaziale 3D più ampio e preciso mai fatto.

Dal nostro punto di vista “interno” (anche se alla periferia della nostra galassia) non è affatto semplice mappare la struttura della Via Lattea o ricostruire la distribuzione delle stelle nel suo disco. Senza contare che si tratta di una galassia “piatta” con bracci a spirale e noi la vediamo proprio di taglio, giacendo praticamente sul piano galattico.  Di conseguenza, gli astronomi hanno dovuto fare affidamento sulle osservazioni di altre galassie per capire a cosa somiglia la nostra.

Fino a quando non è stato possibile mappare le posizioni e i movimenti di oltre un miliardo di oggetti. In questo modo è stato possibile costruire un modello tridimensionale, e anche in evoluzione, dell’ambiente che ci circonda. Utilizzando i dati di 40.000 stelle OB situate a una distanza di circa 10.000 anni luce dal Sole (3000 parsec), Kevin Jardine – sviluppatore di software (galaxymap.org) e astronomo dilettante specializzato nell’uso di dati astronomici – è stato in grado di creare una mappa completa delle stelle più calde del nostro “quartiere”.

Poiché le stelle OB hanno una vita relativamente breve – fino a poche decine di milioni di anni – si concentrano per lo più vicino al loro sito di formazione nel Disco Galattico. Durante la loro vita, queste stelle emettono una quantità considerevole di radiazioni ultraviolette, che ionizzano rapidamente il gas interstellare circostante. In questo modo è stato possibile utilizzare la loro disposizione per tracciare la distribuzione complessiva di stelle giovani, i siti di formazione stellare e le braccia a spirale della galassia con un alto grado di precisione.

Scrive Jardin nel suo blog: «Ho sviluppato questa mappa con l’aiuto degli scienziati della missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea e dei ricercatori delle università di Leiden e Heidelberg. Include isosfere di densità di stelle che mappano le principali concentrazioni delle stelle di classe O, B e A più calde nella release Gaia DR2, circa 5000 stelle ionizzanti estremamente calde, nuvole di polvere e regioni HII. Meglio ancora, è disponibile sia in forma frontale, vista dall’alto della Via Lattea, sia in una vera versione 3D nell’ultima versione di Gaia Sky».

Per elaborare l’enorme mole di dati del catalogo DR2, Kevin ha infatti utilizzato una tecnica che viene spesso impiegata in medicina per visualizzare il tessuto di organi e ossa nelle scansioni TC (tomografia computerizzata): le isosuperfici di densità, dove una superficie liscia rappresenta punti di valore costante all’interno di un volume di spazio tridimensionale, e consente di visualizzare regioni di diversa densità.

Mappa della Via Lattea, centrata sul Sole e entro i 3000 parsec. Crediti: Galaxy Map/Kevin Jardine.
Nel caso della sua mappa di stelle calde, le diverse regioni del disco galattico sono rappresentate da colori diversi in base alla densità di stelle ionizzanti. In rosa le regioni di densità più elevate per arrivare, passando per toni di viola, a quelle in blu, che indicano le regioni a più bassa densità. In verde vediamo indicate le concentrazioni di polvere interstellare (ricavate da altri indagini astronomiche) e come sfere rosse le nubi note di gas ionizzato.

La mappa assume così un aspetto insolito, in cui le concentrazioni di stelle sembrano essere disposte in raggi che si estendono dal centro, piuttosto che in bracci a spirale, ma è un effetto dovuto solo alle nubi di polvere più fredde che ostacolano la vista delle stelle che, in linea di vista, stanno dietro.

Nel suo blog, Jardine, orgoglioso del lavoro portato a termine, ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito a renderlo possibile. «A volte i sogni diventano realtà», ha scritto. «Oggi posso annunciare una mappa dettagliata della Via Lattea fino a 3000 parsec o circa 10 mila anni luce dal Sole … Gestisco questo sito da quasi 14 anni, ma oggi sembra un nuovo inizio».

Nel frattempo, un’estensione è già stata approvata per la missione Gaia, che rimarrà operativa fino alla fine del 2020. Una versione interattiva di questa mappa è disponibile anche come parte di Gaia Sky, un software di visualizzazione 3D di astronomia in tempo reale  sviluppato per la missione di Gaia presso l’Università di Heidelberg, l’Astronomisches Rechen-Institut.



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Osiris-REx: Bennu in vista!

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Montaggio dei 5 frames ripresi dalla PolyCam, con Bennu (cerchiato di verde) che si muove rispetto alle stelle fisse Credit: NASA/Goddard/University of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo
Montaggio dei 5 frames ripresi dalla PolyCam, con Bennu (cerchiato di verde) che si muove rispetto alle stelle fisse. Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo

Il 17 agosto, mentre entrava ufficialmente nella fase di approccio a Bennu, la sonda OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer ) ha ottenuto le prime immagini del suo asteroide bersaglio da una distanza di 2,2 milioni di km, quasi sei volte la distanza Terra-Luna. I cinque fotogrammi sono stati registrati dalla fotocamera telescopica PolyCam nell’arco di un’ora, per fini di calibrazione e di navigazione ottica. Bennu è visibile come un oggetto in movimento davanti alle stelle della costellazione del Serpente.  A questa distanza, Bennu appare ancora puntiforme; infatti, secondo le misure radar, il suo diametro medio è intorno a 510 metri e quindi, alla distanza attuale, sottintende un angolo di 0,05 secondi d’arco, 20 volte più piccolo della risoluzione della PolyCam, che è un vero e proprio telescopio con apertura di 20 cm.

L'animazione ripresa dalla PolyCam, ridimensionata e leggermente ritagliata rispetto all'originale. Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona - Processing: M. Di Lorenzo

«Ora che OSIRIS-REx è abbastanza vicino da poter osservare Bennu, il team della missione passerà i prossimi mesi ad apprendere il più possibile sulle dimensioni, la forma, le caratteristiche della superficie e i dintorni dell’asteroide prima che la sonda arrivi a destinazione», ha detto Dante Lauretta, Investigatore principale di OSIRIS-REx presso l’Università dell’Arizona. «Dopo aver passato così tanto tempo a pianificare questo momento, non vedo l’ora di vedere cosa ci rivela Bennu».

Partita l’8 settembre 2016, un anno dopo Osiris Rex effettuò un “gravity assist” con la Terra. La sonda, che ha percorso 1,8 miliardi di km, ha effettuato l’ultima correzione di rotta (la Deep Space Maneuver o DSM-2) lo scorso 28 giugno; attualmente, si avvicina all’asteroide con una velocità di circa 0,55 km/s. Il payload scientifico del veicolo spaziale comprende l’insieme di fotocamere OCAMS (PolyCam, MapCam e SamCam), lo spettrometro termico OTES, lo spettrometro OVIRS visibile e infrarosso, l’altimetro laser OLA e lo spettrometro a raggi X REXIS.

Durante la fase di avvicinamento appena iniziata, OSIRIS-REx osserverà regolarmente la regione attorno all’asteroide per cercare eventuali pennacchi di polvere o satelliti naturali e studierà le proprietà fotometriche e spettrali di Bennu. Il 1 Ottobre, poi, eseguirà la prima di quattro manovre dette “Asteroid Approach Maneuver” per ridurre la sua velocità; questa prima manovra AAM-1 ridurrà il moto relativo a Bennu da 506 a 144 m/s.

A metà ottobre, poi, verrà espulsa la copertura protettiva del braccio destinato a raccogliere campioni dell’asteroide da riportare a Terra; successivamente esso verrà esteso e fotografato per la prima volta dopo il lancio. Giunta a meno di 100mila km da Bennu, OCAM comincerà a rivelare la forma generale dell’asteroide verso la fine di ottobre e a metà novembre inizierà a rilevarne le caratteristiche superficiali. Dopo l’arrivo, il veicolo spaziale trascorrerà il primo mese sorvolando rispettivamente il polo nord, l’equatore e il polo sud di Bennu, a distanze comprese tra 19 e 7 km. Analogamente a quanto ha appena fatto Hayabusa-2 con Ryugu, queste manovre consentiranno la prima misurazione diretta della massa dell’asteroide e permetteranno osservazioni ravvicinate della sua superficie.

Le tappe fondamentali della missione, dall'avvicinamento all'asteroide alla raccolta del campione da riportare a Terra. Crediti: University of Arizona

Il veicolo spaziale esaminerà estensivamente l’asteroide prima che il team di missione identifichi due possibili siti di raccolta. La raccolta dei campioni su uno di questi due siti è programmata per l’inizio di luglio 2020, dopo di che il veicolo spaziale tornerà verso la Terra; la capsula che conserva tali campioni si separerà dal veicolo principale e atterrerà nel deserto dello Utah nel settembre 2023.

Per i futuri aggiornamenti sullo stato della sonda e sulla manovra di avvicinamento, si veda il nuovo Mission Log dedicato.

Riferimenti: www.asteroidmission.org


Gruppo Astrofili Vicentini “G. Abetti”

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Tutti i martedì sera, dalle 21:00 alle 23:00, presso l’Osservatorio Astronomico “G. Beltrame” in Via S. Giustina 127 ad Arcugnano (VI): Osservazione pubblica del cielo.
L’osservatorio sarà aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. Durante le aperture al pubblico verranno effettuate anche delle mini conferenze e dei mini corsi i cui contenuti saranno pubblicati di volta in volta sui vari canali social del nostro gruppo e sul Giornale di Vicenza. L’apertura avrà luogo con qualsiasi tempo.

Astrorazzo all’Osservatorio Astrofisico di Asiago
28.08, dalle 9.30 alle 12:30 e dalle 14:40 alle 18:00. I ragazzi dai 6 ai 14 anni potranno costruire il proprio razzo dotato di endoreattore a propellente solido e lanciarlo in tutta sicurezza. I ragazzi devono essere accompagnati da un genitore. Prenotazione obbligatoria entro il 31 luglio, i posti sono limitati.
Info prenotazioni e costi: visite.asiago@oapd.inaf.it. SIT (sportello informazioni turstiche): 0424 462221. In caso di maltempo l’evento verrà rinviato a domenica 2 settembre.

www.astrofilivicentini.it

Hayabusa 2 si prepara all’arrembaggio

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Ryugu, in un “primo piano di tre quarti”, che mostra la superficie costellata di massa dell’asteroide, ripresa il 20 luglio da circa 6 km di distanza. Nessun minerale è predominante e gli scienziati ne stanno ancora analizzando la composizione. Crediti: JAXA/ University of Tokyo / Kochi University / Rikkyo University / Nagoya University / Chiba Institute of Technology / Meiji University / University of Aizu / AIST.
Ryugu, in un “primo piano di tre quarti”, che mostra la superficie costellata di massa dell’asteroide, ripresa il 20 luglio da circa 6 km di distanza. Nessun minerale è predominante e gli scienziati ne stanno ancora analizzando la composizione. Crediti: JAXA/ University of Tokyo / Kochi University / Rikkyo University / Nagoya University / Chiba Institute of Technology / Meiji University / University of Aizu / AIST.

Manca davvero poco! A ottobre la sonda Hayabusa 2, sviluppata dall’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), entrerà nel pieno della sua missione, tentando la raccolta di almeno un grammo di roccia dalla superficie dell’asteroide, da riportare poi a terra per le analisi, e rilasciando i suoi quattro passeggeri, che condurranno invece indagini direttamente sulla superficie: il lander europeo (da una collaborazione tra Germania e Francia) MASCOT da 10 kg e i tre piccoli rover Minerva di mezzo chilo ciascuno.

Hayabusa 2 è arrivata alla sua meta lo scorso 27 giugno, dopo un viaggio di tre anni e mezzo e 3,2 miliardi di km percorsi. Ha terminato la sua corsa posizionandosi in un’orbita a circa 20 km dalla superficie, regalandoci alcune immagini ravvicinate di questo curioso asteroide dalla forma inusuale simile a un diamante.

Non conoscendo in dettaglio la forma e la superficie dell’asteroide al momento della partenza, il lavoro del team di missione è stato per lo più quello di capire dove far lavorare, e atterrare, la sonda e i suoi passeggeri robotici, cercando un punto particolarmente “pulito” e incontaminato della superficie e meno esposto ai pericoli dell’ambiente spaziale attorno all’asteroide.

«L’ambiente spaziale non è cordiale, bombarda l’asteroide di micrometeoriti, vento solare e cicli termici» ci dice Deborah Domingue, del team scientifico di Hayabusa2 e scienziato senior presso il Planetary Science Institute in Arizona.

L’orbita di Ryugu lo porta più vicino e più lontano dal Sole, facendo contrarre e espandere la roccia di cui è composto, il che influenza non solo la composizione minerale della superficie ma anche l’elasticità della roccia. E la composizione minerale non è l’unica sfida, la sonda infatti, per poter raccogliere i campioni e poi ripartire in direzione verso casa, avrà bisogno di cadere verso la superficie dell’asteroide, raccogliere la regolite superficiale e rimbalzare verso la sua orbita (sono previsti tre di questi “touchdown” durante la missione). È chiaro che è necessaria una zona relativamente pulita senza grandi massi che possano essere da ostacolo.

Un dettaglio della superficie di Ryugu ripresa da soli 850 metri di altezza. Nell’immagine a grande campo a sinistra indicata la zona della ripresa ravvicinata sulla destra. Crediti: JAXA, University Tokyo, Koichi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu, AIST. – Processing: M. Di Lorenzo

La navicella è ora impegnata in manovre di test in preparazione dell’atterraggio, avvicinandosi e allontanandosi dall’asteroide con distanze che variano tra i 20 chilometri dell’orbita iniziale fino anche a meno di un chilometro dalla superficie (circa 800 metri!), variazioni di altitudine utili anche a misurare la gravità di Ryugu.

Per quanto riguarda i passeggeri, i tre piccoli rover verranno rilasciati sull’emisfero nord dell’asteroide, mentre il più grosso MASCOT verrà fatto rotolare in un punto dell’emisfero sud, il che garantirà anche una maggiore copertura nello studio della superficie.

Ecco indicato il punto MA-9 dove probabilmente verrà rilasciato il lander francotedesco MASCOT. Credit: JAXA/DLR.

Dai 10 punti selezionati dagli esperti delle tre agenzie spaziali coinvolte, è da poco emerso quello che probabilmente sarà la zona di rilascio di MASCOT. Con un simpatico botta e risposta tra la sonda e il lander, che spiega anche a grandi a linee i motivi della scelta, il giorno e il luogo del rilascio sono stati comunicati dal profilo twitter di MASCOT: il 3 ottobre la data prescelta e il punto di atterraggio potete vederlo indicato con la sigla MA-9 nell’immagine a sinistra.

La scelta tiene conto, oltre che delle caratteristiche del suolo, dei possibili rimbalzi che il lander farà per coprire quanta più superficie possibile nelle 15 ore in cui sarà attivo, facendo in modo che in quel periodo la zona risulti illuminata dal Sole. MASCOT non è un rover, infatti, ma ha un meccanismo interno, una sorta di martello, che agevolerà i salti e i rimbalzi, sfruttando la bassa gravità sulla superficie, facendolo rotolare quasi come un… dado truccato.

In questa immagine invece alcuni altri siti previsti, tra i quali il punto L8, che potrebbe essere uno dei punti di discesa della sonda per la raccolta dei campioni. Credit: JAXA/DLR.

Allo stesso modo è stato indicato il punto in cui la sonda Hayabusa 2 potrebbe invece effettuare il primo prelievo, il punto L8 nella mappa qui a destra.

Se tutto andrà come previsto, Hayabusa 2 studierà il grande asteroide dall’orbita per altri 16 mesi e scenderà più volte per raccogliere campioni di materiale, mentre MASCOT e i tre piccoli rover raccoglieranno informazioni dalla superficie dell’asteroide.

«Siamo anche consapevoli [delle difficoltà]: sembra che ci siano grossi macigni sulla maggior parte della superficie di Ryugu e praticamente quasi nessuna superficie di regolite pianeggiante», ha aggiunto il project manager di MASCOT Tra-Mi Ho, del DLR Institute of Space Systems tedesco. «Sebbene scientificamente molto interessante, questa è anche una sfida per un piccolo lander e per la raccolta di campioni».

Il rientro della sonda è previsto per il dicembre del 2019, e arriverà sulla Terra con il suo prezioso carico un anno dopo, a dicembre 2020.

Una panoramica più ampia della superficie dell’asteroide in proiezione, con indicati alcuni dei punti selezionati da esperti delle tre agenzie coinvolte, Jaxa, Drl e Cnes. Credit: JAXA/DLR

 

Confermata la presenza di ghiaccio d’acqua in superficie ai poli della Luna

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L'immagine mostra la distribuzione del ghiaccio d'acqua sul polo sud (a sinistra) e nord (a destra) del nostro satellite naturale. Le macchie azzurre rappresentano il ghiaccio, e sono sovrapposte a un'immagine del suolo lunare in scala di grigi in cui le zone più scure rappresentano le regioni più fredde mentre quelle chiare quelle meno fredde. Si vede come il ghiaccio sia collocato dove le temperature risultano più basse (zone praticamente nere) nelle parti in ombra dei crateri. Crediti: NASA
L’immagine mostra la distribuzione del ghiaccio d’acqua sul polo sud (a sinistra) e nord (a destra) del nostro satellite naturale. Le macchie azzurre rappresentano il ghiaccio, e sono sovrapposte a un’immagine del suolo lunare in scala di grigi in cui le zone più scure rappresentano le regioni più fredde mentre quelle chiare quelle meno fredde. Si vede come il ghiaccio sia collocato dove le temperature risultano più basse (zone praticamente nere) nelle parti in ombra dei crateri. Crediti: NASA

Nelle zone più scure e fredde, ai poli della superficie lunare, un team di scienziati ha osservato in modo diretto prove definitive della presenza di ghiaccio d’acqua.  Depositi di ghiaccio distribuiti in modo irregolare e probabilmente molto antichi, maggiormanete concentrati nel polo su, ma con tracce sparse anche al polo nord.

Il team, guidato da Shuai Li dell’Università delle Hawaii e della Brown University ha utilizzato i dati dello strumento Moon Mineralogy Mapper (M3) della NASA per identificare tre firme specifiche che dimostrano definitivamente che c’è ghiaccio d’acqua sulla superficie della Luna.

Lo strumento M3 si trova a bordo della sonda Chandrayaan-1, lanciata nel 2008 dall’Indian Space Research Organization, ed è destinato unicamente alla rilevazioni di dati per confermare la presenza di ghiaccio d’acqua solido sulla superficie lunare. M3 può infatti non solo osservare e verificare le proprietà riflettive attese dalla superficie ghiacciata, ma anche misurare direttamente il modo distintivo con cui le molecole d’acqua assorbono i raggi infrarossi, potendo così differenziare la forma, solida, liquida o sotto forma di vapore, in cui l’acqua può presentarsi.

La maggior parte del ritrovato di ghiaccio d’acqua giace nell’ombra dei crateri vicino ai poli, dove le temperature più calde non raggiungono mai i -250 gradi Fahrenheit, a causa dell’inclinazione molto piccola dell’asse di rotazione della Luna che impedisce al Sole di raggiungere queste regioni.

Le prime osservazioni avevano trovato prove indirette di presenza di ghiaccio al polo sud lunare, ma potevano essere un fenomeno spiegabile in altri modi, ad esempio una inusuale riflettività del suolo lunare, ora invece la prova è definitiva… c’è ghiaccio d’acqua sulla Luna e potrebbe diventare una risorsa importante per una eventuale colonizzazione umana.

Il ghiaccio in superficie diventa infatti un bacino facilmente utilizzabile per una eventuale esplorazione umana ma anche per installare una postazione fissa, sicuramente più accessibile dell’acqua che si trova al di sotto della superficie.

Con queste premsse, la missione assume velocemente importanza e capire più di questo ghiaccio, come mai si trova lì, da dove proviene e come interagisce con l’ambiente lunare, diventa missione chiave per la NASA e i suoi partner commerciali, impegnati nella programmazione di nuove missioni per tornare ad esplorare di persona il mondo a noi più vicino, la Luna.

I risultati sono stati pubblicati negli Atti della National Academy of Sciences il 20 agosto 2018.


 

Ultime dal Pianeta Rosso. Buon anniversario Curiosity!

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Le due animazioni affiancate mostrano il pianeta Marte, sulla destra ricoperto dalla tempesta di sabbia tutt'ora in corso e a sinistra come invece viene visto nei normali periodi di "sereno" dal Mars Recoinnaisseance Orbiter (MRO). Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS
Le due animazioni affiancate mostrano il pianeta Marte, sulla destra ricoperto dalla tempesta di sabbia tutt’ora in corso e a sinistra come invece viene visto nei normali periodi di “sereno” dal Mars Recoinnaisseance Orbiter (MRO). Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS
Monitoraggio amatoriale di Marte con tempesta in corso, pazientemente effettuato dal nostro Francesco Badalotti (astronomicalangrenus.it). Alcune immagini singole le trovate anche nella sua gallery di Photocoelum: https://www.coelum.com/photo-coelum/astroimagers/langrenus 

Marte lo possiamo veder brillare ancora di luce rosso-arancio sull’orizzonte sudest per tutta la sera, reduce della sua Grande Opposizione 2018. Purtroppo osservandolo attraverso un telescopio non ha dato grande soddisfazione agli astrofotografi in attesa, per tutta l’estate è infatti stato quasi completamente coperto da una tempesta di sabbia che ha oscurato le sue principali formazioni, che tanti appassionati speravano di osservare e riprendere con un dettaglio possibile solo ogni 15/17 anni circa. C’è comunque chi continua a monitorarlo, per cogliere quel poco che emerge dalla foschia e magari essere pronto a testimoniare la fine di questa lunga tempesta, che dopo il picco massimo di metà luglio, sembra essere sulla via del diradamento…

Chi di voi si sta comunque divertendo nella ripresa e sta monitorando il fenomeno, è come sempre invitato a condividere anche con noi i suoi risultati su PhotoCoelum, la nostra community di astrofotografi!

Sul suolo e in orbita marziana sono numerose le sonde che monitorano il pianeta e la tempesta in corso, e tra questi c’è il grande rover della NASA Curiosity, che in questi giorni festeggia 6 anni di permanenza sul pianeta rosso!

Indice dei contenuti

Curiosity

 

Arrivato su suolo marziano il 6 agosto del 2012, nonostante i problemi incontrati che a una così grande distanza non sono sempre semplici da risolvere, ha ripreso le trivellazioni del suolo, per analizzare i materiali al di sotto della superficie, e da poco ha ottenuto un nuovo campione nell’area chiamata Vera Rubin Ridge, dedicata all’astronoma statunitense, pionera nella studio delle galassie a alla quale si deve la scoperta della materia oscura.

Le rocce in quest’area si sono dimostrate particolarmente dure, e con un video dedicato agli ultimi risultati della missione, la NASA annuncia nuovi risultati scientifici in arrivo. Ricordiamo che l’ultimo annuncio importante, dei primi di giugno, aveva portato a dimostrare che in quello che era il “l’antico lago Gale” esistevano tutti gli ingredienti necessari per la vita, sia i componenti chimici che le fonti di energia. Per ottenere significativi risultati che ci portino più vicino a capire se sul pianeta rosso ci sia mai stata la vita, dovremo aspettare le prossime missioni, come la russo europea ExoMars. Lo scopo di Curiosity infatti è sempre stato quello di capire invece se Marte avesse o avesse mai avuto un ambiente favorevole alla vita, non oltre, ma siamo sempre pronti a farci stupire!

Opportunity

Un selfie mosaico di Opportunity del 2007  (rilasciata però nel 2012) ci mostra l’ampio ventaglio dei pannelli solari del rover, che ne grantiscono la sopravvivenza e l’operatività, e che in questi mesi sono stati oscurati dalla polvere della tempesta. Crediti NASA

Su Marte però non c’è solo Curiosity, il rover Opportunity, ben più anziano ma ancora in piena attività,  per il momento, proprio a causa della tempesta di sabbia, è ancora silente. L’ultimo valore di tau misurato nella sua regione (l’opacità dell’atmosfera dovuta alla sabbia sollevata dalla tempesta) è di 2,5, ma è un valore molto altalenante, che scende e risale a tratti, anche se ci dice che la tempesta è in via di diradamento (al 10 giugno il valore era infatti di 10,8!). Per poter avere abbastanza luce da ricaricare le sue batterie è necessario che scenda sotto il 2,0, o almeno questa è la previsione degli ingengneri del team missione al JPL (normalmente il rover, per confronto, ha avuto a disposizione una trasparenza con un tau pari a 0,5).

Fortunatamente le temperature, mantenute anche da questa opacità dell’atmosfera, non sono state così basse come si temeva e il rover può ancora riuscire a riprendersi, anche se i danni potrebbero essere notevoli. Tra quando dovesse farsi sentire e quando gli ingegneri saranno davvero in grado di valutarne le condizioni potrebbero passare diverse settimane… in ogni caso quindi non resta che aspettare pazientemente.

Se le avventure di Oppy vi mancano, la NASA ha attivato una pagina in cui potete mandargli una cartolina con un messaggio…

InSight

Un “selfie” interno di Insight, che la navicella ha inviato per dare prova che tutto funziona alla perfezione. L’immagine è stata presa dalla Instrument Context Camera (ICC) del lander e mostra le strutture interne che lo incapsulano all’interno della navicella spaziale. LaBackshell è la struttura che contiene il paracadute e tutto ciò che servirà al lander durante le fasi di ingresso in atmosfera, discesa e atterraggio, proteggendolo dalle forti temperature dell’impatto con l’atmosfera e accompagnandolo fino al suolo. Crediti: NASA/JPL-Caltech

E sul suolo marziano è in arrivo un nuovo abitante, sempre dalla NASA anche se con una significativa partecipazione europea.  Si appresta ad arrivare infatti InSight, che si trova ora oltre la metà del suo viaggio. Ad oggi la navicella spaziale che la trasporta ha percorso 277 milioni di chilometri, e gliene mancano all’incirca 208 per toccare il suolo marziano sulla Elysium Planitia, dove iniziarà la sua missione sullo studio dell’interno del Pianeta Rosso. Il suo acronimo deriva infatti da Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, ovvero studio dell’interno del pianeta attraverso analisi sismiche, di geodesia e del trasporto del calore.

Il suo arrivo è previsto per il prossimo 6 novembre, tutti gli strumenti sono stati testati  con successo e tutto procede nominalmente (ovvero come previsto).
Anche le telecamere del lander funzionano, e hanno ripreso un “selfie interno” della  backshell del lander. Tom Hoffman, project manager di InSight, spiega: «Se sei un ingegnere della missione InSight, il primo sguardo alla calotta di protezione termica, al cablaggio e ai bulloni di copertura è uno spettacolo davvero rassicurante in quanto ci dice che la nostra Instrument Context Camera sta funzionando perfettamente. La prossima foto in programma con questa camera sarà della superficie di Marte».
Se tutto va come previsto, infatti, la ICC scatterà la prima immagine della Elysium Planitia pochi minuti dopo l’atteraggio sul suolo marziano di InSight.

E poi dicono che non c’è vita su Marte! 🙂

Il video della NASA (in inlgese) sugli aggiornamenti riportati e approfonditi


 

Il bolide del sabato sera

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Le due immagini del bolide riprese dalle stazioni Prisma di Trieste (in alto) e di Capua (in basso). Crediti: Progetto Prisma
Le due immagini del bolide riprese dalle stazioni Prisma di Trieste (in alto) e di Capua (in basso). Crediti: Progetto Prisma

Era una lacrima di San Lorenzo di quelle memorabili, di quelle che un solo desiderio non basta, quella che ha solcato ieri sera i cieli sopra la Romagna e le Marche. Un bolide come raramente capita di vederne. Questa volta, invece, complici l’intensa luminosità, l’orario che più comodo non si potrebbe (attorno alle 21) e il fatto che fosse un sabato estivo, a vederlo sono stati in tantissimi, come si intuisce dalle numerose segnalazioni che stanno fioccando in rete. E c’è anche chi è riuscito a immortalarlo, malgrado fosse molto basso sull’orizzonte. Si tratta di due delle circa cinquanta stazioni della rete del progetto Prisma, la Prima rete per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera: quella di Trieste e quella di Capua, dice a Media Inaf il coordinatore nazionale del progetto Prisma, Daniele Gardiol dell’Inaf di Torino.

Dove sono ospitate queste stazioni, su quali edifici?

«Quella di Trieste è collocata presso la sede Inaf di Basovizza del locale Osservatorio astronomico, mentre quella di Capua – entrata in funzione all’inizio di agosto – è situata sull’edificio del Cira, il Centro italiano ricerche aerospaziali, che ha aderito a Prisma di recente. Purtroppo la zona dell’evento non è ancora coperta dalle camere Prisma».

Siete già in grado di dire se si tratta di una “lacrima di San Lorenzo”, ovvero se è una stella cadente appartenente allo sciame meteorico delle Perseidi?

«Il gruppo di lavoro su astrometria e traiettorie è al lavoro e il project office di Prisma sta seguendo l’evoluzione. La posizione delle camere che hanno rilevato l’evento non è ottimale per determinare la traiettoria in modo preciso. Secondo le prime stime possiamo dire che la direzione della meteora, orientata da est verso ovest, è compatibile con un’origine dal radiante delle Perseidi».

Dall’intensità, si può pensare che qualche frammento sia arrivato a terra?

«Su questo non possiamo ancora essere conclusivi. Sembrerebbe comunque che eventuali frammenti siano destinati a cadere in mare. Per sicurezza, suggeriamo tuttavia agli abitanti della costa adriatica – e in particolare della Romagna e delle Marche – di dare un’occhiata in giardino per vedere se nella notte è comparso un sasso lucido e scuro! Per eventuali segnalazioni si può scrivere a prisma_po@inaf.it, inviando possibilmente una breve descrizione e delle fotografie da diverse angolazioni».

Ve ne stanno arrivando molte, di segnalazioni?

«Su questo specifico bolide abbiamo già ricevuto oltre 20 segnalazioni, e altre continuano a giungerci in queste ore, senza contare quelle che provengono da Croazia e Slovenia. Abbiamo da qualche tempo messo a disposizione sul sito internet del progetto Prisma la possibilità di fare segnalazioni visuali mediante una procedura guidata, in collaborazione con l’International Meteor Organization, sul cui sito c’è una pagina dedicata per seguire in tempo reale gli aggiornamenti sull’evento di ieri. Stiamo attualmente vagliando e inserendo tutte le segnalazioni, per cui rimanete sintonizzati!».


 

Unione Astrofili Senesi

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10.08, ore 21:30: Calici di stelle al castello di Montarrenti. Anche quest’anno l’associazione partecipa all’evento nazionale “Calici di stelle”.Osservatorio aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata in particolare alle meteore dello sciame delle Perseidi, anche se sarà possibile osservare altri oggetti del cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria.

Il Cielo del Mese. Ogni primo giovedì del mese, ritrovo a Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli”. In caso di tempo incerto verificare al numero 3388861549 (Davide Scutumella).
04.08, ore 21:30: Il Cielo di Agosto.

Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese. Prenotazione obbligatoria.
24.08, ore 21:30: Serata dedicata al cielo estivo: protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti) e i pianeti Marte e Saturno.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Tre giorni con Giove, Zubenelgenubi e Luna

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Questa congiunzione ci riporta alla mente il recente incontro del re dei pianeti del Sistema Solare con la stella alfa della Bilancia, avvenuto a inizio giugno. I soggetti sono proprio gli stessi, Giove (mag. –2,0) e Zubenelgenubi (mag. +2,8).

Dopo il sorpasso del pianeta subito dalla stella, avvenuto a inizio giugno, Giove ha invertito il moto, passando da retrogrado a diretto, tornando ad avvicinare la stella. Il 15 agosto si troverà a circa 36’ a nord di Alfa Librae. Li vedremo emergere nel finire del crepuscolo della sera ancora alti in cielo e dovremo aspettare all’incirca le 22/22:30 per riprenderli nella cornice del paesaggio. Tramonteranno quindi intorno alle 23 dietro l’orizzonte ovest-sudovest.

Ricordiamo che lo stesso giorno, solo poco più di un’ora prima, sull’orizzonte ovest-sudovest si starà concludendo la danza di Luna, Venere e Spica, con Venere che tramonterà proprio attorno alle 22.

Il giorno 16 agosto invece potremo notare la Luna avvicinarsi alla coppia ma sarà il 17 il giorno della congiunzione vera e propria (comunque piuttosto larga), con il nostro satellite naturale che si posizionerà a poco meno di 5° a nord-nordovest di Giove.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Luglio 2018

➜ La LUNA di luglio e agosto.
Approfondimento: Guida all’osservazione della regione a nord del mare Crisium fino al cratere Mercurius

➜ Scopri le costellazioni del Cielo di luglio e agosto con la UAI, che questo mese ci porta “a Est di Deneb”

➜ Mentre questo mese Stefano Schirinzi ci racconta la costellazione del Drago (I parte)

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E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
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Parker Solar Probe: è partita la sonda che toccherà il Sole

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Una rappresentazione artistica della sonda Parker Solar Probe
Una rappresentazione artistica della sonda Parker Solar Probe. Crediti: NASA

Dopo 8 lunghi anni di duro lavoro, per ingegneri e scienziati della NASA il grande momento è finalmente arrivato: il lancio della Parker Solar Probe, la sonda che per i prossimi 7 anni promette di raccontarci il Sole come nessun’altra missione prima. La partenza, inizialmente fissata per sabato 11 agosto 2018 alle 9:33 ora italiana, è infine slittata di 24 ore circa, a causa di un problema tecnico che ha impedito le operazioni di lancio, bloccando il countodwn. La sonda è correttamente decollata il 12 agosto alle 9:31 ora italiana.

«Here we go», ci siamo! Alle 3:31 di domenica 12 agosto, ora locale, le parole di Eugene Parker risuonano chiare in mezzo al crepitio lontano dei razzi e alle grida di entusiasmo dei responsabili della missione Parker Solar Probe, mentre la fiammata potente della loro creatura rischiara la notte attorno allo Space Launch Complex-37 nella base aeronautica di Cape Canaveral, in Florida. Pesante poco più di 600 chilogrammi (più o meno quanto una piccola automobile), la Parker Solar Probe è partita a bordo di uno dei razzi più potenti mai creati, lo United Launch Alliance Delta IV Heavy, in grado di sprigionare al momento del decollo un’energia 55 volte superiore a quella necessaria per raggiungere il pianeta Marte.

Eugene Parker
Eugene Parker (seduto) guarda il lancio della missione Parker Solar Probe, a Cape Canaveral. Dietro di lui, Nicky Fox, project scientist di Parker Solar Probe al Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. Crediti: Nasa/Glenn Benson

Classe 1927, Eugene Parker è il fisico che per primo teorizzò l’esistenza del vento solare nel 1958. Ora, a sessant’anni di distanza, è stato il primo a vedere partire una missione spaziale che porta il proprio nome.

Durante la prima settimana di crociera, la navicella spaziale dispiegherà l’antenna ad alto guadagno e l’asta del magnetometro. Inoltre eseguirà la prima parte del dispiegamento delle antenne per le misure di campo elettrico. La verifica degli strumenti inizierà ai primi di settembre e durerà circa quattro settimane, prima di entrare nella fase operativa scientifica vera e propria.

Nei prossimi due mesi la Parker Solar Probe volerà verso Venere, dove è previsto che esegua la prima manovra di spinta assistita dalla gravità all’inizio di ottobre: un giro attorno al pianeta che produrrà un effetto fionda sulla sonda, dirigendola in un’orbita più stretta intorno al Sole.
Questo primo flyby di Venere permetterà alla Parker Solar Probe di volare a circa 24 milioni di chilometri dal Sole (ai primi di novembre). Sembra lontano, ma in realtà è un punto già dentro l’ardente atmosfera solare, la corona, là dove nessuna sonda si è spinta finora.

Le orbite di Parker Solar Probe attorno al Sole – NASA
Le orbite di Parker Solar Probe attorno al Sole. Crediti: NASA

Parker Solar Probe è una sonda progettata per “toccare il Sole”… Ma cosa significa? Con le sue 24 orbite, si avvicinerà fino a 6,1 milioni di chilometri di distanza dalla fotosfera del Sole – davvero molto vicino, dunque – e studierà lo strato esterno dell’atmosfera solare, cioè la corona.
Arriverà a destinazione con un’orbita ellittica toccando i 692.000 chilometri orari: quanto basta per coprire la distanza Roma-Napoli in un secondo! E si tratta di un record: sarà la sonda più veloce ad aver mai viaggiato attraverso il Sistema Solare nella storia dell’esplorazione spaziale.

Ma come farà la sonda a rallentare in prossimità del Sole? Gli ingegneri hanno pensato a tutto: la gravità, come sempre, viene in aiuto e fungerà da “freno” per la sonda. Quando sarà vicina al pianeta Venere, la sonda sfrutterà l’attrazione gravitazionale del pianeta per frenare e raddrizzare la traiettoria finale, ma saranno necessarie ben 7 orbite per effettuare questa delicata manovra. Il rischio è di mandare “in cenere” la sonda… nel vero senso del termine!

Schema dello scudo termico con la sezione, in dettaglio, nel circoletto a detsra. Crediti: Greg Stanley/Johns Hopkins University

«La Nasa ha pensato per decenni all’invio di una missione per lo studio della corona solare, ma non c’era la tecnologia necessaria per proteggere la sonda e gli strumenti dal calore solare», spiega Adam Szabo, del team scientifico della missione per il Goddard Space Flight Center. Gli anni successivi hanno portato a ritrovati tecnologici in grado di garantire – si spera – la sopravvivenza della sonda per ben 7 anni a oltre 1.300 °C. Lo scudo termico da 2,4 metri di diametro, rivolto verso il Sole, proteggerà gli strumenti di bordo, mantenendoli sul lato “al fresco” della sonda a una temperatura attorno ai 30 °C. Le pareti esterne dello scudo termico sono realizzate in fogli di fibra di carbonio, un materiale leggero con proprietà meccaniche eccellenti, particolarmente adatte alle alte temperature (e “alte” qui è un eufemismo da terrestri). Spessi circa 2,5 millimetri, i due fogli sono separati da 11 centimetri di schiuma di carbonio, materiale in genere utilizzato nel settore medico per la sostituzione delle ossa. Questo design “a sandwich” rinforza la struttura e allo stesso tempo alleggerisce il peso dello scudo termico: solo 72 chilogrammi.

La sonda Parker Solar Probe fotografata il 6 luglio scorso presso il centro Astrotech Space Operations a Titusville, in Florida, dopo l’installazione del suo scudo termico. Crediti: NASA/Johns Hopkins APL/Ed Whitman

Insieme a tutti i suoi tecnologici strumenti scientifici, la sonda porterà attorno alla stella 1.137.202 nomi di persone e una placca dedicata proprio a Eugene Parker, a cui è dedicata la missione. Nella memory card ci sono anche alcune sue fotografie e una copia di un suo articolo scientifico sul vento solare risalente al 1958.

La sonda studierà il violento flusso di particelle cariche che dal Sole arriva sulla Terra, cioè il vento solare emesso dalla corona, dove vengono registrate temperature di quasi 2 milioni di gradi. Gli scienziati vogliono capire come avviene il riscaldamento della corona e l’accelerazione del vento solare, e sono interessati anche nell’identificazione delle regioni di origine dei differenti tipi di vento solare. Un altro obiettivo è capire come vengono accelerati i raggi cosmici di origine solare.

Con questa storica missione, fisici e astrofisici riusciranno a risolvere alcuni dei più grandi misteri sul nostro Sole. I dati potrebbero anche migliorare le previsioni delle principali eruzioni sul Sole e dei conseguenti eventi meteorologici spaziali che hanno un importante impatto sulla vita sulla Terra, così come sul funzionamento dei satelliti geostazionari e sul lavoro degli astronauti nello spazio.


SOGNANDO MARTE…
Tra passato, futuro
e la meraviglia dell’osservazione del cielo!

È online Coelum Astronomia di luglio e agosto

Gruppo Astrofili Vicentini “G. Abetti”

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Tutti i martedì sera, dalle 21:00 alle 23:00, presso l’Osservatorio Astronomico “G. Beltrame” in Via S. Giustina 127 ad Arcugnano (VI): Osservazione pubblica del cielo.
L’osservatorio sarà aperto al pubblico. La partecipazione è gratuita e non è necessario prenotare. Durante le aperture al pubblico verranno effettuate anche delle mini conferenze e dei mini corsi i cui contenuti saranno pubblicati di volta in volta sui vari canali social del nostro gruppo e sul Giornale di Vicenza. L’apertura avrà luogo con qualsiasi tempo.

11.08 dalle ore 21:00 alle 23:30: La notte delle stelle cadenti – Calici di stelle in Osservatorio
Osservazione del cielo dal piazzale del nostro Osservatorio, con i telescopi dei soci. Osserveremo in visuale le meteore, le cosiddette “stelle cadenti”. Durante la serata si potranno degustare ottimi calici di vino e spumante, gentilmente offerti dai soci.
Astrorazzo all’Osservatorio Astrofisico di Asiago
28.08, dalle 9.30 alle 12:30 e dalle 14:40 alle 18:00. I ragazzi dai 6 ai 14 anni potranno costruire il proprio razzo dotato di endoreattore a propellente solido e lanciarlo in tutta sicurezza. I ragazzi devono essere accompagnati da un genitore. Prenotazione obbligatoria entro il 31 luglio, i posti sono limitati.
Info prenotazioni e costi: visite.asiago@oapd.inaf.it. SIT (sportello informazioni turstiche): 0424 462221. In caso di maltempo l’evento verrà rinviato a domenica 2 settembre.

www.astrofilivicentini.it

Unione Astrofili Senesi

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10.08, ore 21:30: Calici di stelle al castello di Montarrenti. Anche quest’anno l’associazione partecipa all’evento nazionale “Calici di stelle”.Osservatorio aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata in particolare alle meteore dello sciame delle Perseidi, anche se sarà possibile osservare altri oggetti del cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria.

Il Cielo del Mese. Ogni primo giovedì del mese, ritrovo a Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli”. In caso di tempo incerto verificare al numero 3388861549 (Davide Scutumella).
04.08, ore 21:30: Il Cielo di Agosto.

Il cielo al castello di Montarrenti. Serate osservative ogni secondo e quarto venerdì del mese. Prenotazione obbligatoria.
24.08, ore 21:30: Serata dedicata al cielo estivo: protagonisti gli ammassi stellari (sia globulari che aperti) e i pianeti Marte e Saturno.
Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Unione Astrofili Italiani

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Tutti i primi lunedì del mese: UNA COSTELLAZIONE SOPRA DI NOI
Un viaggio deep-sky in diretta web con il Telescopio Remoto UAI – tele #2 ASTRA Telescopi Remoti. Osservazioni con approfondimenti dal vivo ogni mese su una costellazione del periodo. Basta un collegamento internet, anche lento. Con la voce del Vicepresidente UAI, Giorgio Bianciardi
http://telescopioremoto.uai.it

Le campagne nazionali UAI

10-12 agosto Le Notti delle Stelle
Il più atteso appuntamento dell’estate astronomica durante il quale le associazioni astrofile proporranno una o più serate dedicate all’osservazione delle Perseidi. L’iniziativa è abbinata a “Calici di Stelle” manifestazione enogastronomica promossa il 10 agosto dal Movimento Turismo del Vino e dall’Associazione Nazionale Città del Vino.
http://divulgazione.uai.it

Astronomiamo

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astronomiamo

10.08, ore 22:30: Cielo in PIazza a Supino (FR)

Info: http://www.astronomiamo.it/

Transiti notevoli della ISS per il mese di agosto 2018

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ISS bianconi
Una ripresa a colori della Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: Alessandro Bianconi.

La ISS – Stazione Spaziale Internazionale, per il mese di agosto, sarà rintracciabile nei nostri cieli in orari serali, quindi senza l’obbligo della sveglia al mattino prima dell’alba, eccetto per l’ultimo passaggio. Avremo cinque transiti notevoli con magnitudini elevate durante l’ultimo mese estivo, auspicando come sempre in cieli sereni.

Come sempre gli orari sono calcolati per una località in Centro Italia, e con notevole anticipo, possono quindi differire per qualche minuto. Si consiglia sempre di consultare uno dei tanti programmi online o app gratuiti, impostato per la propria località, in prossimità dell’evento.

Si inizierà il giorno 4 agosto, dalle 21:58 alle 22:05, osservando da NO a E. La ISS sarà ben visibile da tutta Italia con una magnitudine massima si attesterà su un valore di -3,6. Si inizia da subito con uno dei transiti migliori del mese.

Si replica il 6 agosto, dalle 21:50 verso ONO alle 21:57 verso SSE. Visibilità migliore dalle regioni occidentali del nostro Paese, con magnitudine di picco a -3,5.

Tragitto della Stazione Spaziale la notte del 7 agosto, vista da una località in Centro Italia, costa tirrenica. Generato da Heavens-Above.com. Cliccare per ingrandire.

Passiamo al giorno 7 agosto, dalle 20:58 in direzione NO alle 21:06 in direzione ESE. Osservabile nuovamente al meglio da tutto il Paese, con una magnitudine massima di -3,8. Sperando come sempre in cieli sereni per il miglior transito del mese.

Il penultimo si avrà il giorno 9 agosto, dalle 20:50 da ONO alle 20:59 a SE, con magnitudine massima a -3,0. Osservabile ancora una volta, al meglio, dall’occidente italiano.

L’ultimo transito del mese, il 30 agosto, sarà il preannunciato mattutino. Dalle 05:41 alle 05:50, da SSO a ENE. Magnitudine di picco a -3,0. Passaggio osservabile al meglio dal Centro-Sud, ma che se visto dal centro, transiterà nella costellazione di Orione, che ricompare nuovamente al mattino prima dell’alba.

Giorno

Ora Inizio

Direzione

Ora Fine

Direzione

Magnitudine

04

21:58

NO

22:05

E

-3.6

06

21:50

ONO

21:57

SSE

-3.5

07

20:57

NO

21:06

ESE

-3.8

09

20:51

ONO

20:59

SE

-3.0

30

05:41

SSO

05:50

ENE

-3.0

N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite ad un punto centrato sulla penisola, nel Centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto ± 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati.


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Luglio e Agosto su Coelum Astronomia 224

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