Home Blog Pagina 63

CASTELLANA GROTTE: Corso di astronomia

0
sap

sap
La Società Astronomica Pugliese in collaborazione con l’Associazione Culturale Astronomica Sirio e l’Associazione Turistico Culturale Sottosopra, organizzano il corso di astronomia presso il Museo Speleologico Franco Anelli, piazzale Anelli n.c, a Castellana Grotte.
Il corso si svilupperà in sette lezioni di cui cinque divulgative, di facile comprensione, e due pratiche, con osservazioni ai telescopi.
Il corso è rivolto a persone di età a partire dai 10 anni in su.
Per il programma e le modalità di iscrizione consultare il sito dell’associazione
Per informazioni info@astropuglia.it

Configurazioni tra Giove, Venere e Saturno al mattino, con la falce di Luna e… un’occultazione!

0

Il mese di gennaio si è chiuso con una bella congiunzione tra una sottile falce di Luna e i brillanti pianeti Giove e Venere. Al quadro si è aggiunto anche Saturno che, sorgendo ben dopo gli altri pianeti citati, è molto più in basso, verso oriente. I tre pianeti stanno formando un allineamento, anche se non perfetto, che potremo seguire per qualche giorno, con la Luna diretta verso l’occultazione di Saturno del 2 febbraio. L’incontro avverrà fra le stelle del Sagittario e dell’Ofiuco.

Nella cartina viene riportato il fenomeno nella sua evoluzione sui tre giorni dal 31 gennaio al 2 febbraio. L’aspetto del cielo è quello del 31 gennaio, alle ore 6:30, mentre viene riportata la posizione della Luna per i giorni indicati. Per esigenze grafiche la Luna appare ingrandita, inoltre, il 2 febbraio, Saturno e la Luna sono rappresentati in stretta congiunzione, mentre in realtà si tratta di una occultazione, come descritto nel testo.

1 febbraio. Febbraio si apre col nostro satellite in fase calante (fase dell’11%) fra le stelle del Sagittario, preceduto dai pianeti Giove (distanza 15°) e Venere (distanza 5°), seguito infine dal pianeta Saturno (distanza 11°) fra le prime luci dell’alba.

L’allineamento tra i due pianeti più brillanti e la Luna si è ora fatto più allungato, con le separazioni reciproche più marcate, ma comunque piacevoli da osservare e fotografare a grande campo. Per chi insegue le sottili falci lunari in realtà si è iniziato subito nelle prime ore del 1 febbraio quando alle 05:15 è sorta una sottile falce di luna di 26 giorni di età.

2 febbraio. Si replica il mattino seguente 2 febbraio con una falce lunare di 27 giorni di età (fase del 6%) che sorgerà alle 06:06 sempre preceduta dai pianeti Giove e Venere anche se ancor più distanziati rispetto al giorno precedente, rispettivamente a 26° e 16°. Nel caso specifico, però, la nostra attenzione cadrà principalmente sulla Luna che occulterà il pianeta Saturno proprio durante il suo sorgere, oltre al fatto che il tempo a nostra disposizione sarà veramente esiguo data la vicinanza col sorgere del Sole. Le circostanze per le principali località italiane e qualche consiglio per ripresa e osservazione le trovate nell’articolo:

L’Occultazione di Saturno da parte della Luna

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Febbraio 2019

➜ Continua su Fenomeni e congiunzioni di febbraio

➜ La LUNA di febbraio.
Approfondimento: Guida all’osservazione della regione polare Nordest

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. III parte: Le Iadi nel dettaglio e loro dintorni


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Febbraio su Coelum Astronomia 230

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

Ordine e Caos a Mogliano Veneto (TV)

0
ordine e caos

ordine e caosCinque incontri, da dicembre a marzo per parlare di… Ordine e disordine, contraddizione spesso solo apparente dove il disordine è un ordine che non riusciamo a capire, oppure l’energia che metterà in moto un ordine al momento solo potenziale. La scienza studia disordini cercando di coglierne i principi che permetteranno di comprenderne l’ordine e dunque il disordine rappresenta la sfida alla nostra conoscenza che stimola la ricerca.
I prossimi appuntamenti:
01.02: Caos e predicibilità nelle dinamiche dell’atmosfera terrestre – Dino Zardi (Università di Trento)
22.02: Il nostro caotico sistema solare: dai pianeti ai detriti spaziali – Alessandra Celletti (Università di Roma Tor Vergata)
08.03: Dal nulla è nato l’universo – Sabino Matarrese (Università di Padova)
Il programma e tutti i dettagli sul nostro sito: http://circologalilei.somsmogliano.it

Cielo di Febbraio 2019

0
La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Feb > 23:00; 15 Feb > 22:00; 2 Mar > 21:00. Crediti Coelum Astronomia CC-BY
La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Feb > 23:00; 15 Feb > 22:00; 2 Mar > 21:00. Crediti Coelum Astronomia CC-BY

Indice dei contenuti

EFFEMERIDI
(mar. – ott. 2018)

Luna

Sole e Pianeti

Predominanti ancora le le costellazioni invernali: potremo osservare al meridiano il Cane Maggiore con la splendente Sirio e l’inconfondibile Orione, con l’Auriga allo zenit, facilmente riconoscibile grazie a Capella, la lucida della costellazione.

A ovest staranno invece tramontando Pegaso e la Balena, con le sue deboli stelle, mentre a est il cielo mostrerà le prime avvisaglie degli asterismi primaverili. Sempre a est saranno facilmente riconoscibili il Leone e le prime propaggini della Vergine.

Più tardi sorgerà anche la brillante Arturo nel Boote. Molto più in alto, quasi immobile a nord, vedremo il Grande Carro, in verticale, che sembrerà in procinto di rovesciarsi. Continua l’esplorazione del cielo con:

➜ Il Cielo di febbraio con la UAI che questo mese ci porta fuori dalla nostra galassia, nel campo dei Cani da Caccia

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. III parte: nel campo delle Iadi

IL SOLE

Il 16 febbraio il Sole si sposterà dalla costellazione del Capricorno a quella dell’Acquario, proseguendo nel contempo la “risalita” dell’eclittica a una velocità media in declinazione di circa 20 primi al giorno: partendo dai –17°,4 di inizio mese supererà i –10° alla fine. Da questo ne deriverà un corrispondente aumento dell’altezza sull’orizzonte al momento del passaggio in meridiano.

➜ Continua a leggere sul Cielo di Febbraio

COSA OFFRE IL CIELO

Per quanto riguarda i pianeti, Venere ancora stella del mattino, assieme a Giove, ma Saturno comincerà a reclamare la scena, già a partire dal 2 febbraio, in occasione di una bella occultazione lunare, una sottile falce di Luna infatti lo farà “sparire” poco prima dell’alba, non potremo osservarne l’uscita dal lembo oscuro, perché ormai giorno, ma non perdete l’evento!

In prima serata ci resta solo Marte,  che verrà solo dopo la prima metà del mese accompagnato da Mercurio.  In realtà anche Nettuno e Urano abiteranno la prima parte della notte, ma solo per chi osserva il cielo con l’uso di uno strumento.

Sempre affascinanti le falci lunari, e l’osservazione della Luna, e spazio anche per gli amanti di asteroidi e pianeti nani. Tenete d’occhio il nostro cielo del mese tra queste pagine e sul nuovo Coelum Astronomia di febbraio!

➜ Cielo di Febbraio su Coelum Astronomia 230

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

E ancora su Coelum astronomia 230

ISS 2 bianconi

➜ La LUNA di febbraio.
Approfondimento: Guida all’osservazione della regione polare Nordest

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

Comete. Un arrivo imprevisto e la seconda parte di Wirtanen: cronaca (personale) di un passaggio attesissimo.

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. III parte: Le Iadi nel dettaglio e loro dintorni

e il Calendario di tutti gli eventi di febbraio 2019, giorno per giorno!

Da Coelum astronomia 223 non dimentichiamo invece Catch the Iridium! Un appello per tutti gli astrofotografi, riprendiamo gli iridium flare prima che… scompaiano!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Febbraio su Coelum Astronomia 230

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

Unione Astrofili Senesi

0

Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti, SS. 73 Ponente, Sovicille (SI).

02.02, ore 21:30: Il cielo di febbraio. Come ogni primo sabato del mese, l’appuntamento per il pubblico è alle ore 21.30 presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli” per osservare il cielo del periodo. Al centro dell’attenzione la Grande Nebulosa di Orione, le galassie del Leone e tanti altri oggetti. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione da effettuare on line sul sito www.astrofilisenesi.it oppure tramite Davide Scutumella 3388861549. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

08.02 e 22.02, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 21.30 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Per il pubblico è obbligatoria la prenotazione tramite il sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio). In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Tempeste in evoluzione su Giove

0
Nuova bellissima immagine della turbolenta atmosfera di Giove, in costante evoluzione. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran

Una nuova immagine del turbolento emisfero meridionale di Giove, ripreso mentre la sonda spaziale Juno della NASA eseguiva il suo ultimo flyby del pianeta, lo scorso 21 dicembre. Una nuova prospettiva della Grande Macchia Rossa, assieme a una di quelle tempeste ovali bianche chiamata Oval BA.

Cliccare sull’immagine se l’animazione non parte. Il video è stato creato con gli stessi fotogrammi per elaborare l’immagine di apertura.  Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran

Oval BA ha raggiunto la notevole estensione, di circa 8 mila kilometri di diametro, che vediamo quando tre tempeste più piccole sono entrate in contatto fondendosi tra loro nel 2000, un processo che potrebbe aver dato vita anche alla più famosa Macchia Rossa, ormai secoli fa. E come la Grande Macchia Rossa, questa enorme tempesta bianca ruota in senso antiorario, come ben si vede nell’animazione qui a lato.

Se per la Grande Macchia Rossa purtroppo non eravamo ancora pronti, di Oval BA siamo stati invece in grado di seguirne la formazione e l’evoluzione, dati molto importanti per i ricercatori.

Immagine dell

Anche le regioni turbolente attorno alla tempesta sono cambiate significativamente, anche solo dalla precedente ripresa del febbraio 2018. La bianca tempesta ovale si è ulteriormente trasformata negli ultimi mesi, cambiando colore dalle sfumature di rosso a un bianco più uniforme.

L’immagine è una somma di tre immagini, con i colori enfatizzati, riprese il ​​21 dicembre, tra le 9:32 del mattino PST (12:32 pm EST) e le 9:42 del mattino PST (le 12:42 pm EST). Nel momento in cui sono state scattate le immagini, Juno si trovava circa 38.300 chilometri e 55.500 chilometri dalla sommità delle nubi del pianeta.

Le immagini sono postate elaborate con la consueta maestria dagli ormai noti Gerald Eichstädt e Seán Doran.

Come sempre le immagini grezze provenienti dalla JunoCam sono disponibili per il pubblico, per l’analisi e l’elaborazione sul portale missionjuno.swri.edu/junocam, dove si possono anche trovare le numerose elaborazioni dei tanti citizen scientist che partecipano al progetto.


Tra SOLE, TERRA e… LUNA
dal Meteo Spaziale all’esplorazione della Luna, passando per… Ultima Thule!

Coelum Astronomia di Febbraio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Più vicini al Big Bang grazie ai quasar

0
Quasar come candele standard: il confronto fra l’emissione ultravioletta di un quasar (in blu) e quella in banda X (in giallo-marrone) fornisce una stima della luminosità del quasar, e da questa la sua distanza da noi. In questo modo possiamo usare i quasar come “righelli” per misurare il tasso di espansione dell’universo. Crediti: G. Risaliti

Un nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Nature Astronomy da Guido Risaliti(Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Firenze e associato Inaf presso l’Osservatorio astrofisico di Arcetri) ed Elisabeta Lusso (Centre for Extragalactic Astronomy, Durham University) ha permesso per la prima volta di misurare l’espansione dell’universo andando indietro nel tempo fino a circa un miliardo di anni dopo il Big Bang. Il risultato è stato possibile grazie allo studio dell’emissione in luce X e ottica dei quasar – le sorgenti più luminose dell’universo, prodotte da dischi di gas in caduta su buchi neri giganti nel centro delle galassie. I due ricercatori hanno utilizzato un enorme database che raccoglie circa 500mila quasar, osservati in luce ottica nell’ambito del progetto Sloan Digital Sky Survey. Di alcune migliaia di questi oggetti è stata analizzata anche la luce in banda X, osservata dal telescopio spaziale Xmm-Newton dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Il nuovo metodo sviluppato dagli autori di questo studio permette di valutare le distanze dei quasar dal confronto fra la loro emissione X e quella ottica.

«Una delle scoperte più inattese e importanti dell’astrofisica recente», ricorda Risaliti, «è che l’espansione dell’universo è accelerata. Questo implica la presenza di una forza repulsiva che pervade tutto lo spazio, a cui si dà genericamente il nome di energia oscura. Per determinare il tasso di espansione dell’universo è indispensabile misurare con precisione la distanza delle galassie. La scoperta dell’espansione accelerata, circa venti anni fa, è avvenuta proprio quando gli astronomi hanno imparato a usare le supernove, gigantesche esplosioni stellari, per misurare la distanza delle galassie».

Con questo metodo è oggi possibile studiare l’espansione dell’universo da circa 9 miliardi di anni fa a oggi. Considerando che secondo le stime più recenti l’età dell’universo – cioè il tempo trascorso dal Big Bang a oggi – è di 13,7 miliardi di anni, rimane da studiare l’evoluzione dell’universo nei primi 4-5 miliardi di anni.

«Usare i quasar come indicatori ha un grande potenziale, dal momento che li possiamo osservare a distanze maggiori rispetto alle supernove di tipo Ia, e quindi usarli per esplorare epoche molto precedenti nella storia del cosmo», spiega Lusso.

Lo studio ha fornito risultati del tutto in accordo con quelli già ottenuti con le supernove per quanto riguarda l’espansione “recente” dell’universo, ma ha misurato anche un’evoluzione nei primi miliardi di anni dal Big Bang diversa da quella attesa sulla base del modello cosmologico standard, che assume una densità di energia oscura costante nel tempo. Per riprodurre le osservazioni nell’ambito del modello standard, è quindi necessario assumere un’evoluzione temporale dell’energia oscura.

Il modello proposto dai due autori troverebbe una soluzione anche un altro problema che ha tenuto occupati i cosmologi negli ultimi anni, riguardo alla costante di Hubble – l’attuale tasso di espansione cosmica. Il dibattito riguarda una discrepanza che è stata trovata tra le stime della costante di Hubble nell’universo locale, basate su dati provenienti dalle supernove, e quelli basati sulle osservazioni della missione spaziale Planck sul fondo cosmico a microonde nell’universo primordiale.

«Il nostro modello è piuttosto interessante perché potrebbe risolvere due enigmi nello stesso momento», sottolinea Risaliti, «ma dovremo analizzare molti più modelli in dettaglio prima di poter risolvere questo mistero cosmico».

Secondo gli autori, questo ultimo risultato dovrà essere confermato da ulteriori misure, ma è certo che l’utilizzo dei quasar come traccianti dell’espansione dell’universo apre un nuovo interessante ramo della cosmologia osservativa, che potenzia ed estende a tempi finora inesplorati quelli conosciuti finora.

Per saperne di più:


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Individuate molecole di glicolonitrile nello spazio

0
L’immagine sullo sfondo mostra la regione di formazione stellare di Rho Ophiuchi, a 450 anni luce della Terra, osservata col telescopio spaziale Herschel dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), in particolare con lo strumento Spire a 500 microns. La posizione del sistema protostellare di tipo solare (una versione “baby” del nostro Sole) Iras 16293-2422 è indicata con un cerchio bianco. Crediti: Esa Herschel-Spire & Víctor M. Rivilla (Inaf Arcetri) & Ben Mills.
L’immagine sullo sfondo mostra la regione di formazione stellare di Rho Ophiuchi, a 450 anni luce della Terra, osservata col telescopio spaziale Herschel dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), in particolare con lo strumento Spire a 500 microns. La posizione del sistema protostellare di tipo solare (una versione “baby” del nostro Sole) Iras 16293-2422 è indicata con un cerchio bianco. Crediti: Esa Herschel-Spire & Víctor M. Rivilla (Inaf Arcetri) & Ben Mills.

Shaoshan Zeng, dottoranda presso la Queen Mary University di Londra, e il team di ricercatori da lei guidato, hanno individuato per la prima volta l’esistenza di molecole prebiotiche di glicolonitrile (HOCH2CN) nello spazio, per la precisione nel materiale che circonda la stella in formazione Iras 16293-2422 B, distante circa 450 anni luce da noi. La scoperta, importante per lo studio delle molecole di Dna e Rna nello spazio, è stata realizzata grazie ai dati raccolti dalle antenne di Alma (Atacama Large Millimeter/submillimetre Array) in Cile ed è stata appena pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters. Tra gli autori c’è anche Víctor M. Rivilla, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Arcetri a Firenze con un contratto Marie Skłodowska-Curie, nell’ambito del programma AstroFIt2, e Leonardo Testi, astronomo dell’Eso e associato Inaf.

Tra le numerose teorie che ritengono l’Rna primordiale alla base della vita come la conosciamo, la molecola di glicolonitrile è riconosciuta come un precursore chiave nei processi che portano alla formazione delle basi azotate, come ad esempio l’adenina (una delle componenti fondamentali delle catene di Rna e Dna). Ricordiamo che un team di ricercatori guidato da Rivilla ha scoperto di recente anche un altro precursore di questo nucleotide, la cianometanimina, all’interno di una nube molecolare nella nostra galassia.

«La nostra scoperta è un nuovo passo avanti nella ricerca della vita nello spazio», afferma Rivilla. «Il glicolonitrile infatti è una molecola molto interessante dal punto di vista astrobiologico perché è considerata un ingrediente chiave per formare alcuni “mattoni” fondamentali della vita, come i nucleotidi dell’Rna e Dna, e anche aminoacidi come la glicina, presente in molte proteine».

Questa panoramica mostra la spettacolare regione di nubi scure e brillanti che appartengono alla regione di formazione stellare nella costellazione di Ofiuco. L’immagine è stata ottenuta a partire dai dati della Dss2 (Digitized Sky Survey 2). Crediti: Eso/Digitized Sky Survey 2; Acknowledgement: Davide De Martin

La protostella in prossimità della quale è stato individuato il glicolonitrile si trova a 450 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione di Ofiuco, all’interno della regione denominata Rho Ophiuchi, ricca di giovani stelle circondate da un bozzolo di polvere e gas nelle prime fasi della loro evoluzione, condizioni simili a quelle in cui si formò il nostro Sistema solare.

Rilevare le molecole prebiotiche nelle protostelle di tipo solare aiuta i ricercatori a comprendere meglio la formazione del nostro sistema planetario e in generale i processi che possono innescare l’insorgenza di forme elementari di vita nello spazio.

Zeng spiega: «Abbiamo dimostrato che questa importante molecola prebiotica può essersi formata nel materiale da cui emergono stelle e pianeti, consentendo un passo avanti nell’individuazione dei processi che potrebbero aver ha portato all’origine della vita sulla Terra».

Nella stessa zona di formazione stellare, più di un anno e mezzo fa, un altro gruppo di ricercatori, che vedeva coinvolti anche i ricercatori dell’Inaf, ha trovato tracce di isocianato di metile attorno a stelle simili al Sole in una fase precoce della loro formazione. Si tratta di una delle molecole complesse alla base della vita, ma è anche un isomero del glicolonitrile (cioè è composto dagli stessi atomi ma disposti in maniera leggermente diversa).

I dati di Alma sono stati fondamentali per identificare le firme chimiche del glicolonitrile e per determinare le condizioni in cui è stata trovata la molecola.

Per saperne di più:


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Eclissi Totale del 21 gennaio. Impatto sulla Luna?

0
Il primo screenshot di controllo, sullo streaming che mostrava l'eclisse in diretta dal Marocco. Nel cerchietto il flash incriminato.
Il primo screenshot di controllo, sullo streaming che mostrava l’eclisse in diretta dal Marocco. Nel cerchietto il flash incriminato.

Durante l’Eclissi Totale di Luna del 21 gennaio scorso, che ha interessato non solo l’Italia e i paesi nordoccidentali dell’Europa, ma anche America Centrale e Meridionale, parte dell’Africa fino all’Asia Centrale (anche se con sempre minore intensità procedendo verso est-sudest), un utente di Reddit posta un alert: ha visto un flash brillare sul bordo sudoccidentale della Luna, poco dopo l’inizio della totalità, ipotizzando un impatto asteroidale. Da un suo primo controllo sullo streaming dell’eclisse dal Marocco il flash sembra proprio esserci. Subito si sono rincorse sui social le prime notizie e i primi controlli, con immagini e video che in effetti avevano ripreso l’evento.

Controllate allora le vostre immagini e i vostri video ad alta risoluzione e fateci sapere se anche voi siete riusciti a immortalare l’evento!

Potete caricare le vostre immagini su Photocoelum oppure inviarcele a gallery@coelum.com con tutti i dati della ripresa e della strumentazione. Aspettiamo anche le vostre immagini!

Il video di conferma dalla MIDAS survey, di cui fa parte Madiedo

La conferma è poi arrivata dall’astronomo Jose Maria Madiedo, dell’Università di Huelva in Spagna, che da anni fa parte di un progetto di monitoraggio proprio di impatti asteroidali sulla Luna, il MIDAS Survey. Per l’occasione una schiera di telescopi sono stati puntati su più zone della Luna e, dopo l’eclisse, un software automatico ha controllato le immagini e individuato il flash, confermando l’impatto subito dopo l’inizio della totalità sul lembo più oscuro della Luna, alle 04:41:43 UTC (05:41 per l’Italia).

L\’immagine di conferma della presenza dell\’impatto, indicato dalla freccia. Crediti: Jose M. Madiedo

Madiedo non ha ancora effettuato calcoli, ma dalle sue prime valutazione pensa si sia trattato di un meteorite della dimensione di un pallone da football, del peso di un paio di chilogrammi.

Gli impatti sulla Luna non sono una cosa anomala, basta pensare al numero di bolidi e meteore che avvistiamo sulla Terra, tenendo conto che mentre noi abbiamo un’atmosfera che ci protegge (e infatti le scie luminose, più o meno persistenti, che vediamo non sono altro che il meteorite che si disintegra mentre la attraversa), la Luna non ce l’ha… e quindi anche il più piccolo meteoride arriva a colpirne la superficie — come testimoniano oltretutto i numerosi crateri di cui è ricoperta, e in particolare i numerosi crateri sulla faccia opposta a quella che ci mostra, più esposta a questo tipo di fenomeno.

Sulla Luna si contano infatti quasi 140 impatti l’anno (in media), informazione calcolata sul numero di nuovi crateri che appaiono regolarmente sulla sua superficie. Non esistono infatti molte altre cause per l’apparizione di un cratere, visto che il nostro satellite naturale non ha nessun tipo di attività geologica in atto.

Se gli impatti non sono rari, è più raro però riuscire a riprenderne uno, e evento ancora più raro che accada proprio durante un’eclissi totale, con così tanti occhi e telescopi puntati al posto giusto al momento giusto. Un evento unico! Perciò controllate le vostre riprese e fateci sapere!


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

Accademia delle Stelle

0

2019-01 Coelum AdS

Il 2019 si apre con due corsi della nostra Scuola di Astronomia, uno il lunedì, l’altro il giovedì, che dureranno per tutto ottobre e novembre alla nostra sede all’EUR, di fronte alla metro Laurentina.

Da lunedì 21 gennaio: Corso Base di Astronomia Generale. Un meraviglioso viaggio alla scoperta dell’Universo e di tutti gli oggetti incredibili che lo popolano. Pulsar, quasar, buchi neri… Un corso completo dalle fasi lunari al Big Bang

Da giovedì 31 gennaio: Corso completo di Astrofotografia. Lezioni teoriche e pratiche per imparare e sperimentare tutte le competenze che servono per fare spettacolari fotografie del cielo con qualsiasi strumento, dalla semplice reflex al telescopio ed elaborarle.

Info:
https://www.facebook.com/accademia.dellestelle/
https://www.accademiadellestelle.org/

Un attimo fugace. L’ultimo respiro di una stella morente

0
Il debole, effimero bagliore che emana dalla nebulosa planetaria ESO 577-24 persiste solo per poco tempo - circa 10.000 anni, un battito di ciglia in termini astronomici. Il Very Large Telescope dell'ESO ha catturato questo guscio di gas ionizzato incandescente - l'ultimo respiro della stella morente i cui resti ribollenti sono visibili nel cuore di questa immagine. Mentre il guscio gassoso della nebulosa planetaria si espande e si affievolisce, scomparirà lentamente dalla vista. La splendida nebulosa planetaria è stata ripresa da uno degli strumenti più versatili del VLT, FORS2. Lo strumento ha catturato la brillante stella centrale, Abell 36, così come la nebulosa planetaria circostante. Le parti rosse e blu di questa immagine corrispondono all'emissione ottica a lunghezze d'onda rosse e blu, rispettivamente. Nell'immagine è visibile anche un oggetto molto più vicino a noi: un asteroide che vaga attraverso il campo visivo ha lasciato una debole traccia, visibile in basso a sinistra della stella centrale. E in lontananza dietro la nebulosa si vedono schiere scintillanti di galassie di fondo. Crediti: ESO
La splendida nebulosa planetaria è stata ripresa da uno degli strumenti più versatili del VLT, FORS2. Lo strumento ha catturato la brillante stella centrale, Abell 36, così come la nebulosa planetaria circostante. Le parti rosse e blu di questa immagine corrispondono all’emissione ottica a lunghezze d’onda rosse e blu, rispettivamente. Nell’immagine è visibile anche un oggetto molto più vicino a noi: un asteroide che vaga attraverso il campo visivo ha lasciato una debole traccia, visibile in basso a sinistra della stella centrale. E in lontananza, dietro la nebulosa, si vedono schiere scintillanti di galassie di fondo. Crediti: ESO

Un guscio evanescente di gas incandescente che si diffonde nello spazio — la nebulosa planetaria ESO 577-24 — domina questa nuova immagine rilasciata dall’ESO.

L’abbagliante nebulosa planetaria è stata scoperta all’interno della survey del cielo National Geographic Society — Palomar Observatory negli anni ’50 del secolo scorso. È stata inserita nel catalogo di Abell delle nebulose planetarie nel 1966. Da notare che spesso, gli oggetti astronomici, hanno un certo numero di nomi ufficiali, che provengono da diversi cataloghi da cui prendono designazioni differenti. Il nome formale di questo oggetto nel catalogo di Abell delle nebulose planetarie è PN A66 36.

 

Nella costellazione della Vergine, a una distanza di circa 1400 anni luce dalla Terra, il bagliore fantasma di ESO 577-24 è visibile solo attraverso l’uso di un potente telescopio. Questa nuova immagine della nebulosa è stata ottenuta, grazie allo strumento FORS2 del Very Large Telescope dell’ESO, nell’ambito del programma Gemme Cosmiche, un’iniziativa volta a produrre immagini di oggetti interessanti, o anche solo visivamente piacevoli, utilizzando i telescopi ESO per scopi educativi e di divulgazione, sfruttando il tempo di telescopio che non può essere utilizzato per osservazioni scientifiche; tuttavia, i dati raccolti sono resi disponibili agli astronomi attraverso l’archivio scientifico dell’ESO.

Le nebulose planetarie furono osservate dagli astronomi per la prima volta nel 18° secolo, chiamate così perché la luce fioca e il contorno netto facevano pensare a un sistema planetario in formazione. Oggi invece sappiamo che si tratta della fine del cammino di una stella gigante che, morendo, ha lanciato via i propri strati esterni, lasciandosi dietro una piccola e caldissima stella nana. Si tratta però di un fenomeno transitorio, questo resto affievolito si raffredderà gradualmente e svanirà alla vista, vivendo i suoi ultimi giorni come il fantasma di quella che un tempo era un’immensa stella gigante rossa.

Le giganti rosse sono stelle che, alla fine della propria vita, hanno esaurito il combustibile fornito dall’idrogeno nel nucleo e hanno iniziato a contrarsi sotto la morsa opprimente della gravità. Mentre la gigante rossa si contrae, l’immensa pressione riaccende il nucleo della stella, facendole lanciare nel vuoto gli strati esterni, sotto forma di un potente vento stellare (n.d.r. parleremo di venti stellari e della loro formazione, in particolare di quello proveniente dal nostro Sole, nel prossimo numero di febbraio 2019 di Coelum Astronomia). Il nucleo incandescente della stella morente emette radiazioni ultraviolette abbastanza intense da ionizzare questi strati e farli brillare. Il risultato è ciò che vediamo sotto forma di nebulosa planetaria — un ultimo e fugace ricordo di un’antica stella al termine della propria vita.

Tutto questo accadrà anche al nostro Sole, ma non c’è bisogno di allarmarsi… oggi il nostro Sole ha “solo” 5 miliardi di anni, a quel punto avrà raggiunto la venerabile età di 10 miliardi di anni!


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

Unione Astrofili Senesi

0

25.01, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 21.30 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio).

In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Venere e Giove nel cielo del mattino

0


Ritorna una bella congiunzione (separazione di 2° 10’) tra i brillanti pianeti Venere (mag. –4,4) e Giove (mag. –1,8) nel cielo del mattino, guardando verso est prima dell’alba.

L’incontro avverrà ancora una volta nella costellazione dell’Ofiuco ma, a poca distanza, sarà possibile riconoscere la figura dello Scorpione, dominato dalla rossa Antares, che si aggiunge – da più lontano, a circa 7° 50’ verso est – alla coppia di pianeti.

Sarà molto facile individuare nel cielo la coppia: ci appariranno molto brillanti e staccati sul fondo del cielo ancora scuro. All’ora indicata i pianeti saranno alti più di 10° sull’orizzonte, permettendoci di riprenderli inseriti nel contesto del paesaggio naturale o architettonico.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Gennaio 2019

➜ Continua su Fenomeni e congiunzioni di gennaio

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. II parte: Le Iadi

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

Lampo gamma record: visto anche da Magic

0
Rappresentazione artistica di un Grb. Crediti: Nasa / Swift / Mary Pat Hrybyk-Keith e John Jones. Fonte: Wikimedia Commons
Rappresentazione artistica di un Grb. Crediti: Nasa / Swift / Mary Pat Hrybyk-Keith e John Jones. Fonte: Wikimedia Commons

«Ka-boooom! We got it». Un tweet che non poteva passare inosservato, quello postato mercoledì scorso, 15 gennaio, sul canale Magic Telescopes. Cos’è mai rimasto impigliato, questa volta, nei due specchi Cherenkov da 17 metri di diametro ciascuno che formano i telescopi di Magic, uno fra i più grandi osservatori per raggi gamma al mondo?

Per scoprirlo basta andare sull’omonima pagina Facebook, dove un post delle 06:11 del 15 gennaio annuncia trionfante, con tanto di refuso e cuoricino: «Hello! We dedected our first GRB!». Refuso e cuoricino dettati da una comprensibile emozione: se davvero i telescopi Magic hanno visto un Grb — vale a dire, un lampo di raggio gamma — si tratta di una scoperta eccezionale. È da anni che gli astrofisici sperano di riuscirci, perché la tecnica impiegata dalla coppia Magic per rivelare i raggi gamma consente di arrivare a energie elevatissime, il cosiddetto “dominio del TeV”. Un territorio inesplorato, al quale nessuno degli attuali telescopi spaziali per raggi gamma ha accesso.

Dunque Magic ha visto il primo lampo gamma della storia mai rivelato tramite l’effetto Cherenkov” — la luce bluastra prodotta da una particella quando viaggia nell’atmosfera a velocità superiore a quella che ha la luce stessa nell’atmosfera? A dirlo non sono solo i post più o meno ufficiali che si susseguono in queste ore sui social network: basta dare un’occhiata alla pagina che raccoglie, in ordine cronologico, le “circolari” — con tanto di coordinate — che si scambiano gli astrofisici della comunità mondiale dei lampi di raggi gamma quando vedono qualche segnale, e subito balza agli occhi che negli ultimi giorni è accaduto qualcosa. Qualcosa di grosso. Qualcosa che ha un nome: Grb 190114C.

Partiamo dalla sigla. “Grb” sta per gamma ray burst, lampo di raggio gamma, appunto. “190114” è la data in cui è stato osservato per la prima volta: il 14 gennaio 2019. E la lettera “C” sta a indicare che si tratta del terzo Grb visto quel giorno. Già di per sé questo è un fatto curioso: non capita spesso che vengano rilevati tre lampi gamma in un giorno solo.

Ma torniamo alla lista. Scorrendola a ritroso si scopre che il primo avvistamento di Grb 190114C è dovuto al rapidissimo Swift, il cacciatore di lampi gamma della Nasa con a bordo specchi per raggi X made in Italy (progettati e costruiti all’Inaf di Brera). Alle 22:17 ora italiana del 14 gennaio J. D. Groipp e colleghi della Pennsylvania State University riferiscono che venti minuti prima, alle 20:57:03 Gmt (21:57:03 ora italiana), Swift ha rivelato un lampo gamma molto luminoso con una controparte ottica, «a very bright burst with a bright optical counterpart». E ne fornisce le coordinate: 3h 38m di ascensione retta, –26 gradi e 56 primi di declinazione. Grosso modo in direzione della costellazione della Fornace – nel cielo australe, dunque, ma non di tanto: è una regione di cielo visibile anche dalle Canarie, per esempio. Dove si trovano, fra i tanti ospitati sull’Isola di La Palma, anche i due telescopi di Magic.

Avute le coordinate, ecco che subito tutti i maggiori telescopi dallo spazio e da terra puntano quella zona di cielo per vedere cosa mai stia accadendo — d’altronde è proprio a questo che servono le circolari della rete Gcn. E le conferme fioccano.

Lo vede dalle Canarie il telescopio robotico russo Master-Iac. Lo vede, sempre dalla Canarie, il Nordic Optical Telescope, che riesce a fornire una prima stima della distanza della sorgente: il lampo gamma ha un redshift di z = 0,42, che nel gergo degli astronomi sta a significare qualche miliardo di anni luce.
E lo vedono, a cascata, tutti gli habitué del piccolo mondo dei Grb: Fermi della Nasa, Integral dell’Esa, l’italiano Agile, il Very Large Telescope dell’Eso, il piccolo Rem dell’Inaf…

Ma nella lista degli “avvistatori” c’è anche qualcuno che habitué non lo è affatto: Magic, appunto. I cui rivelatori per luce Cherenkov, circa 50 secondi dopo l’alert di Swift, osservano «un evidente eccesso di eventi gamma con significatività superiore a 20 sigma» a energie superiori a 300 GeV. È il primo lampo di raggio gamma mai registrato nel “dominio del TeV”. Là dove l’energia si misura in migliaia di miliardi di elettronvolt. Là dove nessun Grb era stato visto mai.

La scoperta, se verrà confermata, è importante per almeno tre motivi. Anzitutto, potrà fornire agli astrofisici dati inediti e preziosi su uno dei fenomeni più misteriosi dell’universo — i lampi di raggi gamma, dei quali ancora non sono del tutto chiari i meccanismi di produzione. Secondo, sarebbe il coronamento di un periodo d’oro per i telescopi Magic, già fra i protagonisti — il 22 settembre 2017 — della rilevazione del primo segnale elettromagnetico conosciuto associato a un neutrino cosmico. Infine, aprirebbe la strada a un ambito di ricerca particolarmente ghiotto per Cta, il futuro Cherenkov Telescope Array. Insomma, una notizia che continueremo a seguire su queste pagine, e sulla quale contiamo di poter tornare al più presto, per approfondirla come merita insieme agli scienziati protagonisti della scoperta.

Per saperne di più

Sull’argomento

Onde gravitazionali, lampi gamma e kilonovae: una scoperta epocale d’oro e di platino.

Raffica cosmica ai due estremi dello spettro

Una coppia esplosiva per AGILE

AGILE rileva un super flare gamma: “Crazy Diamond” fa record

Supernova al VLA

Il gamma ray burst scritto negli alberi

Vuoi fotografare un LAMPO GAMMA? Ti spiego come fare su Coelum astronomia 177


SPECIALE 2019 dai fenomeni celesti alle missioni spaziali… Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019 Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

 

La breve ma eroica storia del primo germoglio sulla Luna

0
L’immagine mostrerebbe i germogli di cotone nati sulla faccia nascosta della Luna, all’interno di una mini biosfera di solo 1 litro di volume. Purtroppo le camere all’interno non sono riuscite a mettere bene a fuoco il resto delle sementi, ma nonostante le oltre 170 foto scattate non sembra esserci altro “movimento”. Crediti: Chinese Lunar Exploration Program, Chongqing University.

Anche se breve è una bella storia: per la prima volta è germogliata la vita sulla Luna, sulla faccia nascosta della Luna!

Ma l’esperimento era già in partenza un esperimento a tempo. Il germoglio non avrebbe potuto sopravvivere alla lunga e fredda notte lunare, nemmeno dentro la piccola biosfera creata per lei all’interno della missione Change’e 4.

La sonda Change’e 4, che ha effettuato con successo il primo atterraggio morbido sulla faccia nascosta della Luna, il 3 gennaio scorso, trasportava non solo il piccolo rover Yutu 2, alle prese ora con le asperità del terreno lunare, ma anche il primo esperimento biologico sul nostro satellite naturale: un contenitore cilindrico ospitante una mini biosfera con diverse sementi pronte a germogliare e uova di mosca della frutta pronte a schiudersi.

Il contenitore, realizzato con materiali in una speciale lega di alluminio, è alto 198 mm, con un diametro di 173 mm e un peso di 2,6 kg, carico compreso. Al suo interno acqua, suolo, aria e semi di cotone, colza, patate e Arabidopsis, così come le uova della mosca della frutta e alcuni lieviti, per formare una semplice mini biosfera. All’interno poi sono state posizionate anche due piccole telecamere e un sistema di controllo del calore, in grado di mantenere i 25°C all’interno durante il caldo giorno lunare.

Sulla Luna le condizioni sono infatti estreme, non esiste atmosfera e quindi il passaggio tra notte e giorno è immediato, così come le temperature raggiunte al suolo. Il giorno lunare è di circa 27 giorni, il che significa due settimane circa di Sole e due settimane circa immerse nel buio e nel freddo, che può raggiungere i -170° C! Senza contare poi la diversa gravità lunare, all’incirca il 17% di quella terrestre.

Change’e 4 è arrivata durante il giorno lunare, e l’esperimento è iniziato poche ore dopo.

Piantine di Arabidopsis utilizzate in un esperimento alla Wageningen University and Research.

Xie Gengxin, professore alla Chongqing University capo progettista dell’esperimento, spiega il perché della scelta di questo tipo di carico: le patate, non serve nemmeno dirlo, rappresentano una fonte nutrizionale importante per i futuri viaggiatori dello spazio, e permetterebbero agli abitanti di una eventuale colonia sulla Luna di non dover dipendere troppo dai rifornimenti da Terra. Analogamente colza e cotone sono, rispettivamente, alla base di una produzione di carburante e tessuti. Mentre, ad esempio, il periodo di crescita dell’Arabidopsis è molto breve e semplice da osservare,  la piccola pianta fiorita viene infatti spesso utilizzata come organismo modello per lo studio della biologia vegetale. I lieviti poi giocano un ruolo importante nella regolazione dell’anidride carbonica e dell’ossigeno, mentre la mosca della frutta si potrebbe nutrire degli scarti nel processo di fotosintesi, contribuendo alla decomposizione organica delle piante alla fine del loro ciclo, che potrebbe poi fornire nuovo nutrimento per eventuali nuove piantine.

Tutto questo in un progetto più a lungo termine che prevede la sperimentazione su scala più ampia, ma come punto di partenza (contando anche il piccolo margine di peso e spazio disponbili a bordo della sonda) una mini biosfera che aveva bisogno di mini organismi che potessero vivere all’interno del piccolo contenitore.

Tutti i vari organismi sono stati mantenuti “dormienti” durante le fasi di test della sonda, della durata di ben due mesi, prima del lancio, e durante il viaggio di 20 giorni per raggiungere la meta. Una volta arrivati sulla Luna, il centro di controllo a terra ha dato il via all’esperimento. Alla sonda sono state date istruzioni per alimentare la mini biosfera e azionare l’innaffiatura dei semi,  avviando così il processo di crescita. La luce naturale del giorno lunare è stata accompagnata all’interno del contenitore sigillato attraverso un tubo, per tentare di far crescere le piante senza l’ausilio di lampade UV, ma nelle condizioni di luce solare sulla Luna, decisamente più intensa di quella che riesce a raggiungere la superficie terrestre.

Questa immagine è girata, forse troppo precocemente, nei giorni scorsi come il germoglio nato sulla Luna, si è invece poi capito che si tratta delle immagini dalla mini biosfera di controllo qui sulla Terra, dove le piantine sono ovviamente nate e cresciute più velocemente.

Già martedì 8 gennaio, secondo le immagini ricevute dal team missione, è nato il primo germoglio da i semi di cotone.
Purtroppo gli altri semi, e le uova, non hanno mostrato segni di vita, è vero che le telecamere non hanno permesso la visualizzazione ottimale di tutte le zone della piccola biosfera (all’incirca del volume di un litro), ma la temperatura pare abbia raggiunto i 30 gradi centigradi, troppo caldo per lo sviluppo del resto degli organismi.

Più di 170 immagini sono state scattate dalle telecamere e rimandate sulla Terra, ma la domenica successiva, con l’arrivo della prima notte lunare, la sonda Change’e 4, alimentata da pannelli solari, è entrata in modalità “sleep”, e l’esperimento biologico ha visto la sua (prevista anche se le informazioni sembrano contraddittorie) conclusione.

Il contenitore, in laboratorio, di circa 1 litro, in cui è stata ricreata la mini biosfera.

Il contenitore non era fornito di una batteria indipendente per poter continuare a mantenere il controllo della temperatura, e la sonda non avrebbe potuto alimentarla durante le notte lunare. «La vita nel contenitore non può sopravvivere alla notte lunare», ha dichiarato infatti Xie. La vita all’interno della biosfera si è così congelata, all’arrivo del nuovo giorno lunare gli organismi cominceranno a decomporsi gradualmente all’interno della biosfera, sigillata e completamente chiusa, senza contaminare e influenzare l’ambiente lunare.

Esperimenti di crescita di piante nello spazio si sono già svolti all’interno della Stazione Spaziale Internazionale (ricordate l’insalata romana?), riso e Arabidopsis sono state coltivate anche sulla stazione spaziale cinese Tiangong-2, ed è recente uno studio norvegese per progettare una serra per legumi, che già dal 2020 potrebbe contribuire con alimenti freschi al pasto degli astronauti, ma si tratta di esperimenti condotti in bassa orbita terrestre, a un’altitudine di circa 400 km, in condizioni di temperatura, luce e umidità controllata. L’ambiente sulla Luna, a 380.000 chilometri dalla Terra, è un ambiente più complesso: «Non avevamo mai avuto una simile esperienza e non potevamo simulare l’ambiente lunare, come la microgravità e le radiazioni cosmiche, sulla Terra», spiega Xie.

Un esperimento del genere serviva non certo a coltivare fin da subito con successo piante sulla Luna, ma ad aiutare ad acquisire le prime conoscenze con il fine ultimo di arrivare a costruire una base lunare per una residenza a lungo termine sulla Luna.

Altra motivazione, non secondaria, della realizzazione dell’esperimento, è stata quella di ispirare l’entusiasmo dei giovani nei confronti dell’esplorazione spaziale oltre alla divulgazione delle scienze biologiche.

Il pubblico, soprattutto i più giovani, sono infatti stati incoraggiati a partecipare alla missione Change’e 4 attraverso un concorso, lanciato nel 2015 nelle scuole cinesi (e promosso dal CNSA, dal Ministero della Pubblica Istruzione, l’Accademia cinese delle Scienze, l’Associazione cinese per la Scienza e la Tecnologia e altre organizzazioni). Il concorso prevedeva di ideare e progettare esperimenti trasportabili come payload per la missione, e la “mini biosfera lunare” è stata selezionata tra oltre 250 proposte.

Ecco perché si tratta di una bella storia, nonostante la piccola vita nata sulla Luna non avesse grandi prospettive in partenza. L’esperimento, progettato su un’idea di giovani aspiranti ricercatori, aveva lo scopo di riuscire a far germogliare qualcosa nell’arco dei nove giorni di luce a disposizione. Si sperava di riuscire a studiarne il processo di fotosintesi, per poterlo comparare a un esperimento di controllo svolto sulla Terra… ma era fin troppo ambizioso. La comunicazione da parte delle istituzioni cinesi non è stata sempre chiara e lineare, sicuramente però più di quanto non lo sia stata in passato, e di questo si sta continuando a discutere in rete.

Di sicuro, però, resterà nella storia come il primo germoglio di vita nato sulla Luna.


SPECIALE 2019

 

dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…

Cosa ci riserva il nuovo anno?

 

Coelum Astronomia di Gennaio 2019

La bellezza del classico: Luna e Aldebaran

0

La sera del 17 gennaio, volgendo il nostro sguardo verso est-sudest, a una altezza di circa 50° sull’orizzonte, potremo ammirare una bella congiunzione tra la Luna (fase dell’84%) con la stella alfa della costellazione del Toro, Aldebaran (mag. +0,85).

L’incontro avverrà all’interno del magnifico teatro delle Iadi, ammasso aperto al centro della figura celeste del Toro. La congiunzione sarà piuttosto stretta, con la Luna e Aldebaran che saranno separate di appena 1° 4′.

Sperando in una serata dal cielo terso e limpido, sarà possibile immortalare l’incontro riuscendo a imprimere nella nostra fotografia anche un buon numero di stelle, nonostante la Luna risulti molto luminosa, vista la fase avanzata.

E per conoscere meglio quello che stiamo osservando ricordiamo la rubrica di Stefano Schirinzi che dal mese scorso ci sta raccontando proprio questa magnifica costellazione: il meraviglioso campo della costellazione del Toro.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Gennaio 2019

➜ 21 gennaio Eclisse Totale di Luna

➜ Il Cielo di gennaio con la UAI: nella costellazione della Giraffa

Da non dimenticare poi, questo mese, di dare uno sguardo alla panoramica dei principali fenomeni del 2019

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

TESS scopre i suoi primi esopianeti. Si progetta un’estensione della missione

0

DI ROBERTO MASTRI · astronautinews.it

TESS, il “cacciatore di esopianeti”, è pienamente operativo, i suoi sistemi godono di ottima salute, e dai dati raccolti dalle sue quattro camere cominciano emergere nuove scoperte. Questo bilancio, estremamente positivo, è stato espresso, a conclusione del primo quarto della missione biennale, dai membri del team del Transiting Exoplanet Survey Satellite, in occasione del 233° meeting dell’American Astronomical Society, a Seattle il 7 gennaio scorso.

Lanciato nell’aprile 2018 a bordo di un Falcon 9, TESS ha iniziato le attività scientifiche il 25 luglio una volta raggiunta la sua orbita fortemente ellittica, tra i 100 mila e i 400 mila chilometri dalla terra. Secondo i piani, che lo porteranno a esaminare in due anni circa l’85% del cielo, la sonda ha iniziato le osservazioni dall’emisfero meridionale, suddiviso in 13 settori. Al momento ne sono stati ultimati quattro e il 6 dicembre sono stati pubblicamente rilasciati i dati relativi ai primi due.

La prima immagine del primo settore dell’emisfero australe registrata dalle camere di TESS il 7 agosto 2018. Credit: NASA/MIT/TESS

Le prime scoperte di TESS

Le osservazioni hanno permesso di individuare 280 esopianeti candidati, tra i quali emergono le prime conferme. Proprio in questi giorni la NASA ha diffuso informazioni relative a tre nuovi mondi.

Una simulazione di Pi Mensae c in rotazione. Ovviamente l’aspetto degli esopianeti in queste elaborazioni artistiche sono solo ipotesi basate sul poco che sappiamo dei pianeti in questione. Crediti: NASA/MIT/TESS

Pi Mensae è una stella nana gialla di dimensioni simili al nostro Sole, da cui dista 60 anni luce, visibile a occhio nudo, anche se non dalle nostre latitudini. Attorno ad essa nel 2001, sulla base di osservazioni condotte da terra, era già stato scoperto un pianeta, Pi Mensae b, un’enorme gigante gassoso di massa 10 volte superiore a quella di Giove, in movimento su un’orbita fortemente ellittica che lo porta ad entrare nella “zona abitabile” al periastro (1,21 AU) per poi allontanarsi dalla sua stella più di Giove rispetto al Sole (5,54 AU). Ora, grazie a TESS, è emerso che il sistema ospita anche una superterra, Pi Mensae c, grande circa il doppio del nostro pianeta, che percorre un’orbita circolare molto vicina a Pi Mensae in soli 6,3 giorni. Questa scoperta permetterà di gettare nuova luce su come questo strano sistema planetario si è formato.

LHS 3884b

Un altro pianeta roccioso, di dimensioni più simili al nostro, è stato trovato più a nord, nella costellazione dell’Indiano, attorno a una nana rossa grande circa un quinto del Sole, denominata LHS 3844, a 49 anni luce da noi. LHS 3884b ha diametro pari 1,3 quello terrestre, ma orbita vicinissimo alla stella, completando una rivoluzione in sole 11 ore. Secondo gli studiosi sul lato del pianeta esposto alla luce della stella la temperatura potrebbe superare i 500 gradi e vi si potrebbero formare laghi di lava fusa.

Più o meno alla stessa latitudine, nella costellazione del Reticolo, attorno alla stella HD 21749, una nana rossa grande di due terzi le dimensioni del Sole e distante 53 anni luce, TESS ha identificato il suo terzo pianeta. HD 21749b, è circa tre volte più grande della terra, per diametro, ma ha una massa 23 volte maggiore.

«Questo pianeta ha una densità maggiore di Nettuno, ma non è roccioso. – Ha spiegato Diana Dragomir, Hubble Fellow presso il Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del MIT, autrice principale dell’articolo che descrive la scoperta – Potrebbe essere un pianeta d’acqua o avere un altro tipo di atmosfera densa».

 

Con i suoi 36 giorni è pianeta con il periodo di transito più lungo finora scoperto in un raggio di 100 anni luce dal sistema solare. Nonostante la vicinanza alla sua stella, la temperatura superficiale è piuttosto bassa, attorno ai 150 gradi, e anche questo è piuttosto raro:

«È il pianeta più piccolo e più freddo che conosciamo intorno a una stella quella grandezza – ha continuato la dottoressa Dragomir – Sappiamo molto sulle atmosfere dei pianeti caldi ma, poiché è molto difficile trovare piccoli pianeti che orbitano più lontano dalle loro stelle, e che quindi sono più freddi, non siamo stati in grado di imparare molto sulle loro atmosfere».

Grazie a questa fortunata scoperta sarà possibile colmare la lacuna.

Bisogna anche aggiungere che attorno ad HD 21749, TESS potrebbe aver trovato un terzo pianeta, delle dimensioni della terra, con un periodo orbitale di 8 giorni. Se la scoperta sarà confermata, sarà il più piccolo esopianeta finora trovato dalla sonda.

Non solo esopianeti

Come è stato per Kepler, le scoperte di TESS non si limitano agli esopianeti: osservando costantemente un settore di cielo per un mese, la sonda è in grado di registrare molti altri fenomeni, tra cui comete, asteroidi, stelle a brillamento, stelle binarie, nane bianche e supernovae.

Solo nel primo settore, esaminato tra il 25 luglio e il 22 agosto dello scorso anno, TESS ha catturato decine di eventi di breve durata, comprese sei supernove in galassie lontane che sono state in seguito osservate da telescopi a terra.


Collocazione delle prime sei supernovae scoperte da TESS

«Alcuni dei fatti scientifici più interessanti si verificano nei primi giorni di una supernova, periodo quasi impossibile da osservare prima di TESS – ha fatto notare Michael Fausnaugh, un altro ricercatore presso il Kavli Institute del MIT che lavora alla missione – Il telescopio spaziale Kepler della NASA ha catturato sei di questi eventi durante i suoi primi quattro anni di operazioni. TESS ne ha trovati altrettanti nel suo primo mese».

È lecito augurarsi che queste osservazioni potranno fornire nuovi elementi sull’origine delle supernovae di tipo Ia e aiuteranno a comprendere meglio l’espansione dell’universo.

Il futuro di TESS

Gli inizi brillanti fanno ben sperare per il futuro della missione:

«Siamo solo a metà del primo anno di attività di TESS, e il flusso dei dati ha appena iniziato a scorrere – ha detto George Ricker, principal investigator di TESS presso il Kavli Institute del MIT – Quando il set completo delle osservazioni di oltre 300 milioni di stelle e galassie raccolte durante la prima missione di due anni sarà a disposizione degli astronomi di tutto il mondo, TESS potrebbe aver scoperto ben 10.000 pianeti, oltre a centinaia di supernove e altri transienti extragalattici».

Fino ad oggi gli esopianeti conosciuti sono circa 3.900; di questi, più di 2.600 sono stati identificati tramite Kepler, che è da poco giunto alla fine della sua vita operativa, iniziata nel 2009. TESS pare confermarsi un degno erede.

Un momento del briefing di presentazione della missione TESS nel marzo 2018. George Rickert è il secondo da destra. Credit: NASA/Bill Ingalls

Naturalmente è molto probabile che il lavoro e le scoperte di TESS non si concluderanno dopo due anni. Rickert ha rivelato che si sta già progettando la prima estensione, per un periodo compreso tra la metà del 2020 e gli ultimi mesi del 2022, che permetterebbe sia di rivisitare alcune aree del cielo già esaminate nel corso della missione iniziale, sia di coprire alcune parti di quel 15% non osservato.

La proposta avrebbe dovuto essere esaminata il prossimo 1° febbraio, nell’ambito della Senior Review delle missioni operative condotta dal Science Mission Directorate della NASA, ma è probabile che la scadenza sarà rinviata a causa dello shutdown del governo degli Stati Uniti, che rischia di paralizzare molte attività dell’agenzia spaziale americana.

Le condizioni di TESS permettono comunque a Ricker di pensare che non ci sarà una sola estensione: l’orbita è stabile e non ha bisogno di correzioni, le prestazioni delle camere si sono rivelate decisamente migliori di quanto previsto, le ruote di reazione, basate sul design di quelle dei satelliti commerciali, dovrebbero durare per decenni (evitando i problemi accusati da Kepler) e la riserva di idrazina, finora utilizzata al ritmo di un grammo alla settimana, potrebbe essere sufficiente per un periodo anche più lungo.

Nel corso dei prossimi dieci anni ulteriori missioni TESS potrebbero supportare e integrare le indagini sugli esopianeti condotte dagli osservatori terrestri e da sonde come il Wide-Field Infrared Survey Telescope (WFIRST) della NASA e il PLAnetary Transits and Oscillations of stars, (PLATO) di ESA.

«Se la NASA è paziente – ha concluso con molto ottimismo il principal investigatore continua a finanziarci adeguatamente, penso che potremmo continuare per parecchi decenni».

Segui la discussione su ForumAstronautico.it

Licenza (C) Associazione ISAA – Licenza CC BY-NC

SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

21 gennaio. Eclisse Totale di Luna

0
Purtroppo la fase finale di questa nuova Eclissi avverrà solo dopo il tramonto della Luna, ma potremo goderci tutta la prima fase e il massimo dell'Eclisse immerso nel paesaggio. La scelta giusta del contorno, oltre al chiarore in arrivo del crepuscolo del mattino, potranno rendere decisamente suggestive le nostre immagini. Eclisse di Luna sopra un traliccio di Gianluca Belgrado (cliccare sull'immagine per i dettagli di ripresa).

Ormai archiviata l’eclisse totale del 27 luglio scorso, accompagnata dalla contemporanea opposizione del pianeta Marte – eccezionale combinazione di eventi astronomici, che tutti abbiamo avuto modo di seguire e ammirare – veniamo ora alla notte del 21 gennaio 2019, quando il nostro satellite si esibirà in un’altra delle sue sempre spettacolari e interessanti eclissi totali.

Con un valore di “magnitudine di penombra” di 2,168 (frazione di Luna oscurata con ingresso di penombra della Terra) e un valore di “magnitudine umbrale” di 1,195 (frazione di Luna oscurata dal cono d’ombra della Terra) questo fenomeno, oltre che in America Centrale e Meridionale, sarà visibile anche dai settori nordoccidentali di Europa e Africa, anche se con sempre minore intensità procedendo verso estsudest, fino all’Asia Centrale e all’Oceania, dove l’eclisse risulterà completamente invisibile.

Gli orari dell'Eclissi del 21 gennaio mattina (da destra verso sinistra). Crediti Coelum Astronomia CC-BY

Per quanto riguarda il nostro Paese, basterà guardare in direzione ovest-nordovest. E’ utile precisare che la fase iniziale del fenomeno, prevista per le 03:36, potrà essere seguita da tutte le località italiane anche se le estreme aree meridionali potranno essere parzialmente penalizzate da una minore altezza della Luna.

Le cose non andranno meglio per chi intendesse seguire la fase massima dell’eclisse prevista per le 06:12, quando il nostro satellite si troverà a un’altezza generalmente inferiore ai 20°, con massimo di +19° in Valle d’Aosta, fino a valori nettamente inferiori procedendo verso le estreme regioni meridionali.

Infine la fase terminale dell’eclisse, prevista per le 08:48, chiaramente non potrà essere osservata in quanto la Luna, tramontata alle 07:41, si troverà ormai abbondantemente sotto l’orizzonte per tutte le località italiane.

➜ Leggi l’articolo completo con tutti i dettagli su 21 gennaio Eclisse Totale di Luna

Per la ripresa delle Eclissi di Luna sono sempre validi spunti e consigli di Giorgia Hofer, pubblicati in occasione delle eclissi precedenti:

➜ Riprendiamo l’Eclissi Parziale di Luna su Coelum astronomia 213

➜ Riprendiamo l’Eclisse Totale di Luna accompagnata da Marte su Coelum astronomia 224

Altri spunti li trovate su un articolo di Daniele Gasparri del 2011, dei quli due pubblicati anche online sul metodo di ripresa in HDR (High Dinamic Range) delle fasi parziali e sull’Imaging a largo campo della totalità.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Gennaio 2019

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. II parte: Le Iadi

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

Hayabusa 2. Touchdown per il 18 febbraio.

0
I due punti candidati per il primo touch down della sonda sono entrambi all'interno del settore denominato L08. Il cerchio rosso mostra il primo candidato L08b, la seconda scelta potrebbe essere subito fuori dai bordi del cerchio. Crediti JAXA


Una volta raggiunta la sua meta, Haybusa 2, o meglio il suo team missione si è accorto che l’asteroide era meno ospitale del previsto, e ha dovuto rimandare la discesa per la raccolta dei campioni dall’ottobre scorso a inizio del nuovo anno, dopo l’uscita di sonda e asteroide dalla congiunzione eliaca.
Ora finalmente abbiamo una data, le operazioni di touchdown inizieranno il 18 febbraio, data prevista almeno per ora.

«Il momento è finalmente arrivato», ha comunicato Takashi Kubota  in una conferenza stampa dell’8 gennaio. «I due punti di atterraggio candidati hanno ognuno i loro vantaggi e svantaggi, ma noi cercheremo convintamente di raccogliere questi campioni».

I due siti sono entrambi vicini all’equatore dell’asteroide e la JAXA ne dovrà scegliere uno entro i primi giorni  di febbraio. Una volta deciso dove la sonda dovrà scendere inizieranno le operazioni di avvicinamento e quindi di discesa. Solo dopo si potranno cominciare quelle di raccolta dei campioni.

I due punti candidati per il primo touch down della sonda sono entrambi all’interno del settore denominato L08. Il cerchio rosso mostra il primo candidato L08b, la seconda scelta potrebbe essere subito fuori dai bordi del cerchio. Crediti JAXA

Tra il 18 febbraio e il 23 febbraio, quindi, la Hayabusa 2 inizierà scendendo dalla sua “posizione di riposo” (a un’altitudine di 20 chilometri dall’asteroide), utilizzando i “marcatori di destinazione” che verranno lanciati sulla superficie di Ryugu poco prima dell’arrivo, e che guideranno la sonda nell’atterraggio.

Durante il primo touchdown, nell’arco di solo un paio di secondi, un dispositivo cilindrico di 1 metro di lunghezza, chiamato samper horn, si estenderà dalla sonda e sparerà un proiettile sulla superficie dell’asteroide, permettendo alla sonda di raccogliere i frammenti volanti di sabbia e roccia superficiali causati dall’impatto, per poi tornare alla posizione di riposo.

Hayabusa 2, prima di poter rientrare portando a terra il suo carico, dovrà effettuare tre di queste operazioni “prendi e scappa”.

Dal secondo tentativo, Hayabusa 2 sparerà anche frammenti di metallo per tentare di creare un piccolo cratere e mettere a nudo il materiale sotto la superficie. Se riuscirà nell’impresa avremo allora la possibilità di analizzare campioni di materiale primordiale del nostro Sistema Solare. Si pensa infatti che Ryugu si sia formato 4,6 miliardi di anni fa, durante la formazione del nostro Sistema Solare, e che sotto la superficie il materiale si sia maggiormente preservato così com’era all’origine.

Se poi si troveranno anche acqua e sostanze organiche, potrebbe darci ulteriori indizi anche per la nascita della vita sulla Terra.

«Effettueremo la missione con grande attenzione ma anche con un pizzico di audacia», dichiara Kubota. Le incognite infatti sono tante, e la superficie di Ryugu più rocciosa, dura e irregolare di quanto ci si poteva aspettare. I margini di manovra sono ben più stretti di quelli previsti dalla missione, ma ancora ci sono, e la missione ideata per adattarsi alle nuove condizioni. Restiamo quindi in attesa delle prossime notizie.

Per chiudere l’aggiornamento, la JAXA conferma che almeno 13 tra i nomi presentati per alcune  zone e formazioni identificate sull’asteroide verranno riconosciuti dall’International Astronomical Union, che ricopre il ruolo di “anagrafe” per questo tipo di designazioni.

I nomi vengono da personaggi di racconti popolari tradizionali giapponesi, come “Urashima” e “Otohime”, il pescatore e la principessa del racconto Urashima Tarō, e “Momotaro” l’eroe della famosissima fiaba omonima Momotarō.


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

Lampi radio: a ripetersi sono in due

1
Il radiotelescopio Chime al Dominion Radio Astrophysical Observatory in British Columbia, Canada. Crediti: Chime Collaboration
Il radiotelescopio Chime al Dominion Radio Astrophysical Observatory in British Columbia, Canada. Crediti: Chime Collaboration

Un team di scienziati canadesi e statunitensi ha trovato un lampo radio veloce (Frbfast radio burst) che presenta ripetizioni del proprio segnale, il secondo finora individuato di questo genere. La scoperta, che porta a importanti considerazioni sulla natura di queste misteriose emissioni, è stata effettuata grazie al nuovo radiotelescopio canadese Chime (Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment) ed è dettagliata in due articoli – entrambi a firma della Chime Frb Collaboration– in via di pubblicazione su Nature e presentati in anteprima al 233° meeting della American Astronomical Society in svolgimento a Seattle, Usa.

Entrati nel panorama dell’astrofisica da pochi anni, i cosiddetti fast radio burst sono brevi sequenze di onde radio provenienti da regioni remote dello spazio, a miliardi di anni luce di distanza dalla Via Lattea, la nostra galassia. Al momento la loro origine è sconosciuta, ed esistono diverse ipotesi a riguardo. Degli oltre 60 lampi radio veloci osservati finora, soltanto un’altra sorgente era stata precedentemente identificata come ripetitiva.

La storia dell’enigma dei FRB e della scoperta del primo radio burst ripetitivo, in un articolo del 2016 a firma di Corrado Lamberti. Coelum astronomia n. 202 a lettura gratuita (cliccare sull’immagine).

Denominato Frb 180814.J0422+73, il nuovo lampo radio veloce ripetitivo è stato scoperto tra i 13 fast radio burst registrati in un periodo di tre settimane nell’estate del 2018, quando il radiotelescopio Chime ha effettuato delle osservazioni di collaudo a una frazione della sua piena capacità operativa. La natura ripetitiva di Frb 180814 è stata poi confermata da ulteriori osservazioni condotte nelle settimane successive.

«Finora conoscevamo un solo Frb ripetitivo, ma sapere che ce n’è un altro suggerisce che ce ne potrebbero essere parecchi altri là fuori», commenta Ingrid Stairs dell’Università della British Columbia e della collaborazione Chime. «Conoscendo un numero maggiore di sorgenti, ripetitive e non, potremmo essere in grado di comprendere dove si originano e cosa causa i lampi radio veloci».

La parabola da 305 metri dell’Osservatorio di Arecibo, di cui si vedono nell’immagine i ricevitori sospesi, era stata la prima – e finora l’unica – antenna a registrare un lampo radio veloce ripetitivo. Crediti: Danielle Futselaa

Un’altra novità riguarda le frequenze molto basse a cui sono stati registrati i brevi impulsi. La maggior parte dei fast radio burst erano stati finora rilevati a frequenze attorno ai 1400 MHz, ben al di sopra del campo di operatività tra i 400 e gli 800 MHz del radiotelescopio canadese. Al contrario, la maggior parte dei nuovi 13 lampi radio veloci sono stati registrati verso il limite inferiore di frequenza, con intensità tali da lasciare supporre che si possano rilevare tali eventi anche sotto il limite dei 400 MHz.

Infine, il fatto che il segnale di molti dei nuovi Frb scoperti presenti segni di dispersione (scattering), un fenomeno che fornisce indicazioni sull’ambiente circostante la sorgente di onde radio, porta gli autori dei nuovi studi a ipotizzare che alla base dei lampi radio veloci vi siano oggetti astrofisici potenti che si trovano in regioni con caratteristiche speciali.

«Queste regioni sarebbero all’interno di densi aggregati di materia, come un resto di supernova», spiega il membro del team Cherry Ng, dell’Università di Toronto. «O anche vicino al buco nero centrale in una galassia. Ma comunque dev’essere in qualche posto speciale, per produrre tutta la dispersione che vediamo».

Per saperne di più:

Guarda il servizio del 2016 di MediaInaf Tv sul radiotelescopio Chime, con intervista a Adam Hincks della University of British Columbia:


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Luna e Marte in prima serata

0

Il 12 gennaio, in prima serata, una falce di Luna crescente (fase 28%) incontra Marte (mag. +0,6). La separazione sarà di 5° 55’ con la Luna a sudest di Marte, nella costellazione dei Pesci.

I due astri li vedremo già alti in cielo nella luce del crepuscolo serale, e man mano si avvicineranno all’orizzonte.

All’ora indicata in cartina i due astri saranno tra i 15 e i 20° di altezza sull’orizzonte ovest-sudovest, e potremo via via riprenderli sempre più facilmente nella cornice del panorama. Tramonteranno poi in sequenza, prima la Luna seguita quindi da Marte, sotto l’orizzonte ovest attorno alle 23.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Gennaio 2019

➜ Continua su Fenomeni e congiunzioni di gennaio

21 gennaio Eclisse Totale di Luna

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. II parte: Le Iadi

Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

I primi passi di Yutu 2 sulla faccia nascosta della Luna

0
Yutu 2 e i suoi primi “passi” sul lato nascosto della Luna, ripreso dal lander che l’ha accompagnato, Change’4. Crediti: CNSA/CLEP

A 50 anni dal primo sbarco umano sulla Luna, per la prima volta in assoluto, c’è un piccolo esploratore robotico che sta passeggiando sulla faccia opposta a noi del nostro satellite naturale. Gambe, pardon… ruote, robotiche, non umane, ma l’impresa è comunque una di quelle che segnano la storia.

Abbiamo visto infatti che il lander cinese Chang’e 4 è il primo in assoluto ad essere atterrato con successo sulla parte nascosta della Luna, lo scorso 3 gennaio. Nelle ore successive ha rilasciato il rover che trasportava, Yutu 2, il secondo “coniglietto lunare” (che nella tradizione cinese vive sulla Luna) che vediamo in questa bellissima immagine di apertura, subito dopo aver lasciato le sue prime impronte sulla polvere lunare.

Il piccolo rover continua la sua missione, si è ora fermato sul bordo del craterino verso cui si stava dirigendo. Dal “twitter” cinese weibo.com — dove, analogamente alle sonde americani e europee su twitter, ha un suo account — ci racconta quanto difficile sia camminare… o meglio rotolare sulla Luna. Non solo c’è il problema di sassi e buche nel cammino, ma la bassa gravità e il terreno soffice rischiano di farlo scivolare ad ogni passo. Fermo sul bordo è ora in atesa di istruzioni. Crediti: CLEP

Illuminato dal Sole del mattino lunare, il piccolo rover ha iniziato la sua missione che dovrebbe durare tra i 3 e 4 mesi e qui facciamo una precisazione… No, “the dark side of the moon”,  il lato oscuro della Luna, come viene impropriamente a volte chiamato, non è perennemente al buio: così come il lato che vediamo dalla Terra ha le sue fasi, dalla parte opposta c’è ovviamente una fase complementare, quindi quando ci troviamo in fase di Luna nuova, il lato opposto sarà completamente illuminato dal Sole, meglio definirlo lato opposto o lato nascosto.
Così vediamo il rover alimentato dai i due grandi pannelli solari illuminati dal Sole, diretto verso un craterino vicino al luogo dell’atterraggio.

Yutu 2 proverà a seguire il successo del rover Yutu, parte della missione Chang’e 3, che si trova invece sulla parte della Luna rivolta verso di noi. I suoi strumenti scientifici includono una telecamera panoramica, un radar che penetra nel terreno e strumenti per identificare la composizione chimica della superficie lunare. il rover è anche stato migliorato, rispetto al suo predecessore, ed è in gradi di affrontare anche salite fino a 20° di pendenza, che dovrebbero permettergli di portare a termine la sua missione.

Il cratere Von Karman (186 km di diametro) in cui è atterrato il lander Change’e 4, ripresa dal LRO della NASA. Si tratta di un mosaico di immagini riprese dalla LROC Wide Angle Camera prima dell’arrivo del lander. LRO dovrebbe al suo prossimo passaggio riprendere anche i due esploratori robotici cinesi. Crediti: NASA/GSFC/Arizona State University

Il rover sta esplorando un’area chiamata South Pole-Aitken Basin (SPA), che si ritiene sia un cratere da impatto dovuto a un’enorme collisione all’inizio della storia della Luna, e più precisamente si trova nel cratere Von Kármán, vicino al centro del bacino, che vediamo ripreso nell’imagine qui a lato, grazie alle straordinarie immagini ad altissima risoluzione dell’orbiter LRO della NASA. Da quell’antico impatto potrebbero essere state portate alla luce rocce provenienti dal profondo della luna, e queste sono l’oggetto di studio principale di Yutu 2: studiare il sottosuolo lunare e il passato del nostro satellite naturale.

Restiamo quindi in attesa delle prime immagini e dei primi dati dal rover, nonostante la Cina abbia sempre fatto tutto nella sua consueta riservatezza, al contrario di quanto ci ha abituati la NASA. Questa missione dovrebbe infatti sancire una maggior disponibilità a pubblicare dati e immagini della missione in corso…

Leggi anche

Chang’e 4 è sul lato nascosto della Luna


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Unione Astrofili Senesi

0

11.01 e 25.01, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 21.30 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio).

In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Universo in una Stanza

0
LocandinaCoelum_gennaio2019

LocandinaCoelum_gennaio2019
Il nuovo corso di Astronomia da Gennaio 2019.

Presso Centro Studi Tolerus, Via della Stazione, 4 – Ceccano (FR)
Info su: www.astronomiamo.it

New Horizons. Ultima Thule in 3D!

1
Elaborazione stereografica di Ultima Thule. L'immagine può essere vista con l'ausilio dei classici occhialini rosso/blu, per vedere il KBO nella sua forma tridimensionale. Le immagini sono state riprese il primo gennaio a una distanza di 61 mila chilometri e 28 mila chilometri, con una risluzione rispettivamente di 310 e 140 metri per pixel. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI
Ultima Thule in rotazione. Un’animazione ottenuta da due immagini scattate a distanza di 38 minuti l’una dall’altra. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

È un inizio d’anno davvero scoppiettante per l’esplorazione spaziale! Ne abbiamo parlato in questi giorni (vedi link in calce) e anche nel numero online della rivista (Coelum Astronomia 229 di gennaio 2019): al centro dell’attenzione c’è la sonda New Horizons, della NASA, che ha eseguito un flyby ravvicinato (distanza nominale di appena 3.500 km e con una velocità relativa di 14,43 km/s) del corpo celeste noto con il soprannome di Ultima Thule, ufficialmente designato 2014 MU69.
L’incontro – avvenuto alle 6:33 (ora italiana) di martedì 1 gennaio 2019 – è stato consegnato direttamente alle pagine dei libri di storia essendo il primo del suo genere: è il sorvolo di un corpo celeste più distante nella storia dell’esplorazione spaziale e dà il via alle indagini dirette della remota ed enigmatica regione esterna del Sistema Solare nota come Fascia di Kuiper.

Martedì 1 gennaio, alle 16:29 è stato ricevuto il segnale di controllo della sonda che ha confermato lo stato di ottima salute del veicolo e ha dato la prova dell’avvenuto sorvolo: per ricevere i dati e le tanto attese prime immagini ad alta risoluzione dobbiamo però pazientare ancora… Tanta è la distanza e la velocità di trasmissione dei dati è bassissima.

Nel frattempo però le immagini ricevute sono state montate e permettono di vedere “Ultima” (come viene affettuosamente chiamata dal PI della missione Alan Stern) nella sua struttura tridimensionale.

Alcune delle domande a cui il team si aspetta di rispondere, non appena arriveranno le prime immagini a distanza ravvicinata.

Questo tipo di visualizzazione, permette anche di cominciare a intuire la sua conformazione superficiale, che speriamo però di vedere presto a più alta risoluzione riprese durante il flyby, e le principali caratteristiche del KBO: certi chiaroscuri sono dovuti a formazioni geologiche o sono illusioni dovute a differenze di albedo? E come mai il “collo” di Ultima, li dove i due corpi principali risultano incollati tra loro, è così riflettente?

In apertura a destra, l’animazione rilasciata durante la conferenza stampa del 3 gennaio, che mostra il KBO in rotazione, e qui sotto il montaggio delle stesse due immagini dell’animazione in forma stereografica,  per averne una visione tridimensionale (con gli appositi occhialini).

Elaborazione stereografica di Ultima Thule. L’immagine può essere vista con l’ausilio dei classici occhialini rosso/blu, per vedere il KBO nella sua forma tridimensionale. Le immagini sono state riprese il primo gennaio a una distanza di 61 mila chilometri e 28 mila chilometri, con una risoluzione rispettivamente di 310 e 140 metri per pixel. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

Le nuove informazioni e scoperte però si susseguono quotidianamente, vediamo quindi un sunto di quanto è emerso da questo “appuntamento al buio”, tra la New Horizons e lo sconosciuto, fin’ora, KBO.

Ultima Thule – nome latino che indica qualcosa di posto ai limiti estremi di ciò che conosciamo – è un KBO (Kuiper Belt Object, oggetto della Fascia di Kuiper) che solo in parte coincide con ciò che gli studiosi si aspettavano: è una grande struttura rocciosa ricoperta di ghiaccio di circa 32 chilometri per 16 chilometri dalla forma curiosa, una specie di gigantesco birillo spaziale in rotazione.

Grazie alle prime immagini si è potuta escludere la presenza di anelli e di satelliti (dal diametro superiore al miglio, quindi al chilometro e mezzo circa) orbitanti attorno al KBO. La presenza di un satellite importante era stata ipotizzata proprio a causa delle proprietà dinamiche rilevate che, ora sappiamo, erano causate dalla sua particolare forma. Infatti, come spiegato nel nostro articolo, si riteneva che Ultima Thule potesse essere costituita da due corpi distinti in orbita reciproca o, più probabilmente, avesse una forma bilobata allungata, “a patata”, un po’ come la cometa studiata dalla sonda Rosetta dell’ESA, la 67P/Churyumov-Gerasimenko.

La conferenza stampa del 3 gennaio, in un collage di foto dal profilo twitter del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (@JHUAPL), con Alan Stern (in alto e primo da sinistra nell’immagine al centro) che presenta l’immagine 3D di Ultima Thule. Crediti JHUAPL.

Dalle immagini si nota poi che Ultima è parzialmente ricoperto da una coltre rossastra — probabilmente di “toline”, ossia composti organici prodotti dalla radiazione solare che, seppur debole a quella grande distanza, è sufficiente a generare delle reazioni chimiche nei materiali di composizione. Una colorazione in realtà attesa e consistente con le colorazioni di altri abitanti della fascia di Kuiper, rilevate telescopicamente. Lo stesso Plutone, ricordiamo, aveva parte della superficie di questo stesso colore. A differenza di Plutone però, Ultima si mostra omogenea nella colorazione, e i suoi due lobi hanno esattamente lo stesso aspetto, cosa che rientra in quello che sappiamo, e ci attendiamo, in sistemi binari in cui i due corpi, di dimensioni paragonabili, non sono a contatto ma orbitano attorno a un centro di gravità comune.

Le prime analisi di dati poi non mostrano tracce della presenza di un’atmosfera.

«La prima esplorazione di un piccolo oggetto della fascia di Kuiper e l’esplorazione più lontana di qualsiasi mondo nella storia è ormai storia, ma quasi tutta l’analisi dei dati si trova nel futuro», ha detto Alan Stern, Principal Investigator della missione (Southwest Research Institute).

E questo futuro inizierà solo tra qualche giorno… perché in questi giorni la trasmissione dei dati dalla New Horizons è stata oscurata per via della sua congiunzione eliaca: la sonda, dal nostro punto di vista, sta passando dietro al Sole, che disturba e impedisce le comunicazioni con la sonda, che sono quindi state interrotte per circ una settimana per non rischiare perdita di dati.

La trasmissione riprenderà il 10 gennaio, quando inizierà un download che impiegherà ben 20 mesi per far arrivare a terra il tesoro di dati raccolti che la sonda conserva.

«Quelli di noi che fanno parte del team scientifico non vedono l’ora di iniziare a scavare in quel tesoro», ha dichiarato Stern, e anche noi non vediamo l’ora di vederne ovviamente i risultati!

Continuate a seguirci per rimanere informati sulle ultime novità e per vedere le ultime immagini. Nel frattempo potrete conoscere di più sulla missione di New Horizons nella Fascia di Kuiper e su Ultima Thule leggendo l’articolo dedicato su Coelum Astronomia 229.

Ultime news

Per conoscere meglio la missione nella sua interezza ed avere maggiori dettagli su Ultima Thule, non perdete l’approfondito articolo di Gabriele Marini su Coelum Astronomia di gennaio, come sempre in formato digitale a lettura gratuita.


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Chang’e 4 è sul lato nascosto della Luna

0
DI ALBERTO ZAMPIERONAstronautinews.it
La prima immagine a grande campo trasmessa dalla sonda. Crediti: CNSA

Lanciata lo scorso 8 Dicembre a bordo di un razzo Lunga Marcia 3B/E, la sonda cinese Chang’e 4 è atterrata per la prima volta nella storia sul lato nascosto del nostro satellite, portando alla Cina il primo importante primato assoluto nella storia dell’astronautica.

Nel 2013 Chang’e-3 era stato il primo veicolo ad atterrare sulla superficie del nostro satellite dai tempi della missione russa Luna-24 del 1976. Oggi con Chang’e 4 la Cina ha affrontato per la prima volta nella storia la difficoltà di effettuare un allunaggio sul lato nascosto della Luna. Non essendo la sonda direttamente visibile dalla Terra, per poter effettuare questa missione è stato indispensabile utilizzare almeno un satellite per fare da “ponte-radio” per tutta la telemetria e i comandi dalla Terra alla Luna e viceversa.

Per ovviare al problema e per rendere possibile la trasmissione dei dati scientifici che saranno raccolti dalla sonda, i cinesi hanno quindi predisposto un “ripetitore”. Nel maggio scorso, il satellite Queqiao è stato posizionato in un’orbita halo attorno al punto lagrangiano L2 del sistema Terra-Luna, situata tra i 65.000 e gli 85.000 km dalla superfice lunare. Da quella posizione il satellite è in grado di vedere sia il lato nascosto della Luna sia la Terra e potrà usare la sua grande antenna parabolica di 4,2 metri per comunicare in banda X con il lander e il rover della missione e in banda S con le stazioni di terra.

Schema della comunicazioni permesse da Queqiao. Credit: CAST/ISSE

La sonda di 1200kg ha toccato il suolo alle 3:26 ora italiana del 3 gennaio posizionandosi a 77,6° est di longitudine e 45,5° sud di latitudine, all’interno del cratere Von Kármán, il sito prescelto di arrivo.

La zona prescelta per l’atterraggio di Chang’e-4 sul lato nascosto della Luna.

Von Kármán si trova nei pressi del centro di una delle aree geologicamente più interessanti del nostro satellite, il cosiddetto South Pole-Aitken Basin (SPA), ossia una zona dell’emisfero meridionale che si estende dal polo Sud fino al cratere di Aitken (a circa 16° di latitudine Sud). L’area misura circa 2.500 km in diametro e 11.000 km in circonferenza ed è localizzabile nelle foto grazie al colore più scuro della superficie. Gli studiosi riconoscono il bacino come uno dei più grandi e più antichi crateri da impatto del sistema solare, risalente a 3,6 miliardi di anni fa. Al suo interno si trovano materiali emersi dal mantello, che potrebbero fornire preziose informazioni sulla formazione della Luna ed anche sulla prototerra da cui essa e il nostro pianeta si sarebbero originati circa un miliardo di anni prima.

La sonda aveva iniziato la propria discesa, dall’orbita stabilizzata nei giorni scorsi a 15km di altezza, alle 3:15 ora italiana di questa notte utilizzando una singola accensione del proprio propulsore a spinta variabile.

Un’immagine ripresa durante la discesa sulla superficie. Crediti: CNSA

Durante tutta la fase di discesa la sonda ha mantenuto accesa la telecamera di bordo, permettendo di riprendere le fasi precedenti il contatto con il suolo.

Nelle ore successive era previsto il rilascio del rover da 140kg, il quale dovrebbe aver iniziato la fase di esplorazione nel dintorni del sito di atterraggio dando il via alla fase scientifica della missione.

Allo studio della composizione del suolo potranno servire il Low Frequency Spectrometer (LFS), lo spettrometro a bassa frequenza presente sul lander e il Visible and Near-Infrared Imaging Spectrometer (VNIS), lo spettrometro operante nel visibile e nel vicino infrarosso a bordo del rover. Quest’ultimo ospita anche il Lunar Penetrating Radar (LPR) che sarà utilizzato per comprendere la struttura geologica sottostante la superficie.

Un’immagine ripresa dal lander una volta arrivato sul suolo Selenico. Crediti CNSA

Oltre alla conformazione geologica, sarà oggetto di indagine l’ambiente radioattivo e gli effetti sulla superficie lunare del vento solare. A questo scopo serviranno due strumenti, frutto degli accordi di cooperazione internazionale avviati dalla Cina: il Lunar Lander Neutrons e Dosimetry experiment (LND), sviluppato dalla Christian-Albrechts-University di Kiel, in Germania, con la collaborazione dell’agenzia spaziale tedesca, e, sul rover, l’Advanced Small Analyser for Neutrals (ASAN), realizzato dall’Istituto Svedese di Space Physics di Kiruna, che intende approfondire le scoperte effettuate da un analogo rilevatore che ha viaggiato a bordo dell’orbiter indiano Chandrayaan I, lanciato nel 2008.

Altre ricerche di radioastronomia a bassa frequenza, sempre basate sul Low Frequency Spectrometer, si gioveranno del particolare ambiente della faccia nascosta, che l’intero globo lunare protegge dai disturbi elettromagnetici provenienti dalla Terra.

Una rappresentazione grafica del rover di Chang’e 4. Crediti: CASC

A bordo del lander ci sarà anche un esperimento scelto in una competizione tra studenti universitari denominato “mini biosfera lunare”. Un contenitore cilindirico di alluminio del volume di 80 cc conterrà aria, acqua, sostanze nutritive e ospiterà semi di patata e di Arabidopsis (una pianta da fiore molto utilizzata in esperimenti di biologia vegetale) e uova di baco da seta. Le immagini delle nascita e lo sviluppo di queste forme di vita sulla luna saranno registrate da una camera e trasmesse a terra.

Segui la discussione su ForumAstronautico.it

(C) Associazione ISAA – Licenza CC BY-NC

SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

Ultima Thule a colori

0
Questa immagine ripresa dalla camera LORRI di New Horizons è la più dettagliata di Ultima Thule restituita finora dalla sonda. È stata ripresa alle 5:01 TU del 1° gennaio 2019, a soli 30 minuti dal momento di massimo avvicinamento al KBO, da una distanza di 28.000 chilometri, con una risoluzione di 140 metri per pixel. Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Dopo le prime immagini e conferme ricevute ieri, martedì 1 gennaio, questa sera alle 20:00 (ora italiana) la NASA ha rivelato nuove immagini e informazioni scientifiche sul remoto oggetto della Fascia di Kuiper (KBO) noto come “Ultima Thule”, il soggetto di studio della sonda New Horizons, che l’ha sorvolato alle 6:33 di Capodanno.
In particolare, oltre ad avere a disposizione le prime immagini a risoluzione più elevata, ora la NASA ha pubblicato anche la prima immagine a colori del remoto corpo celeste: si tratta di uno scatto ripreso dalla camera MVIC (Multispectral Visible Imaging Camera), prodotta combinando i canali del vicino infrarosso, rosso e blu, quando la sonda si trovava a circa 137.000 chilometri di distanza da Ultima Thule, alle 5:08 (ora italiana) del 1° gennaio.

Ultima Thule a colori
Questa è la prima ripresa a colori di Ultima Thule, catturata a una distanza di 137.000 chilometri alle 4.08 TU del 1° gennaio 2019, in cui si evidenzia la sua superficie dal colore rossastro. A sinistra vediamo un’immagine a colori di Ultima Thule, ripresa dalla MVIC (Multispectral Visible Imaging Camera), prodotta combinando i canali del vicino infrarosso, rosso e blu. L’immagine al centro ripresa dalla camera LORRI ha una risoluzione maggiore rispetto a MVIC di circa un fattore cinque. A destra, il colore è stato sovrapposto all’immagine LORRI per mostrare un’immagine contemporaneamente più dettagliata e a colori. Da notare la riduzione della colorazione rossa sul collo dell’oggetto. Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Una seconda immagine è stata invece ripresa dalla camera LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager) appena 30 minuti prima del momento di massimo avvicinamento, alle ore 6:01 (ora italiana) del 1° gennaio, a una distanza di circa 28.000 chilometri da Ultima Thule: questa è – al momento – l’immagine a più alta risoluzione disponibile e permette di evidenziare già alcuni dettagli della superficie del KBO.

Ultima Thule
Questa immagine ripresa dalla camera LORRI di New Horizons è la più dettagliata di Ultima Thule restituita finora dalla sonda. È stata ripresa alle 5:01 TU del 1° gennaio 2019, a soli 30 minuti dal momento di massimo avvicinamento al KBO, da una distanza di 28.000 chilometri, con una risoluzione di 140 metri per pixel. Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

L’aspetto di Ultima Thule appare già straordinario in queste prime immagini e le informazioni ottenute permettono di far luce anche sui processi che hanno dato origine a questo oggetto, un’anticipazione dei possibili risultati scientifici che potranno essere estesi allo studio dei processi di formazione planetaria dell’intero Sistema Solare.

«New Horizons è come una macchina del tempo che ci permette di tornare alla nascita del Sistema Solare: stiamo assistendo a una rappresentazione fisica dell’inizio del processo di formazione planetaria congelata nel tempo», ha affermato Jeff Moore, responsabile del team di geologia e geofisica di New Horizons. «Studiare Ultima Thule ci aiuta a capire come si formano i pianeti, sia quelli del nostro sistema solare che quelli che orbitano attorno ad altre stelle».

Il processo di formazione di Ultima Thule
Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI/James Tuttle Keane

Le nuove immagini hanno rivelato che Ultima Thule ha una struttura morfologica “binaria di contatto”: è costituita infatti da due corpi sferici collegati da un colletto che li mette in contatto. Da un estremo all’altro, il corpo misura 31 chilometri di lunghezza. Il team di missione ha prontamente battezzato i due elementi costituenti utilizzando i due termini che compongono il nome del KBO, ossia “Ultima” per la sfera più grande (19 chilometri di diametro) e “Thule” per la sfera più piccola (14 chilometri di diametro).

Il colore del corpo celeste appare decisamente rossastro, provocato molto probabilmente da composti organici, come il metano, forse simili a quelli riscontrati su Plutone e Caronte, ma ancora non sono disponibili le informazioni relative alla composizione chimica della superficie che arriveranno nei prossimi giorni.
Dalle immagini è inoltre possibile effettuare già una prima analisi di albedo e riflettività delle regioni di Ultima Thule ed è stato possibile individuare punti di maggior riflettività della luce solare, nonostante complessivamente il KBO risulti decisamente molto scuro. In particolare si nota come il “collo” di Ultima Thule sia particolarmente brillante.

Analisi dell’albedo e riflettività della superficie di Ultima Thule. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

I dati del flyby di Capodanno continueranno ad arrivare nei mesi a venire, con le immagini a risoluzione più elevata che ancora devono essere scaricate dalla sonda.
«Nei prossimi mesi la New Horizons trasmetterà a Terra decine di set di dati che ci permetteranno di scrivere nuovi capitoli della storia di Ultima Thule e del Sistema Solare», ha affermato Helene Winters, Project Manager di New Horizons.

«Questo sorvolo rappresenta un risultato storico» ha dichiarato il principal investigator di New Horizons, Alan Stern, del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado (USA). «Mai prima d’ora una sonda ha intercettato un corpo così piccolo e a così elevata velocità nelle profondità dello spazio. La New Horizons ha stabilito un nuovo livello dello stato dell’arte della navigazione nello spazio».

Continuate a seguirci per rimanere informati sulle ultime novità e per vedere le ultime immagini. Nel frattempo potrete conoscere di più sulla missione di New Horizons nella Fascia di Kuiper e su Ultima Thule leggendo l’articolo dedicato su Coelum Astronomia 229.

Per conoscere meglio la missione nella sua interezza ed avere maggiori dettagli su Ultima Thule, non perdete l’approfondito articolo di Gabriele Marini su Coelum Astronomia di gennaio, come sempre in formato digitale a lettura gratuita.


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

Unione Astrofili Senesi

0

05.01, ore 21:30: Il cielo del nuovo anno. Come ogni primo sabato del mese, l’appuntamento è presso Porta Laterina a Siena da dove raggiungeremo a piedi la specola ”Palmiero Capannoli” per la prima osservazione del nuovo anno. Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it oppure a Davide Scutumella (3388861549).

11.01 e 25.01, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti. Come ogni secondo e quarto venerdì del mese, dalle ore 21.30 l’Osservatorio Astronomico di Montarrenti (Sovicille, Siena) sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria sul sito www.astrofilisenesi.it o inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) oppure un sms al 3482650891 (Giorgio).
In caso di tempo incerto telefonare per conferma.

Per le prenotazioni: tramite il sito oppure inviando un messaggio WhatsApp al 3472874176 (Patrizio) o un sms al 3482650891 (Giorgio).
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

La New Horizons ha raggiunto Ultima Thule

0
L'immagine è una composizione di due riprese del LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager) ad alta risoluzione di New Horizons, che fornisce la migliore indicazione sulle dimensioni e sulla forma di Ultima Thule finora ricevuta. Le misure preliminari dell'oggetto della Fascia di Kuiper suggeriscono che è lunga circa 32 chilometri per 16 chilometri. A destra vediamo un'impressione artistica che illustra la forma di Ultima Thule, basata sullo scatto reale a sinistra. La direzione dell'asse di rotazione di Ultima Thule è indicata dalla freccia. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI/James Tuttle Keane
L’investigatore principale di New Horizons, Alan Stern, si congratula con il responsabile delle operazioni Alice Bowman dopo che il team ha ricevuto il segnale dalla sonda. Crediti: NASA/Bill Ingalls

«Congratulazioni al team di New Horizons, al laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University e al Southwest Research Institute per aver fatto di nuovo la storia. Oltre ad essere stata la prima sonda a esplorare Plutone, oggi la New Horizons ha sorvolato l’oggetto più distante mai visitato da un veicolo spaziale e diviene la prima a esplorare direttamente un oggetto che cela in sé i resti dalla nascita del nostro Sistema Solare», ha affermato l’amministratore della NASA Jim Bridenstine. «Questo è ciò che guida l’esplorazione dello spazio».

I segnali ricevuti al centro operativo della missione presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (JHUAPL) alle ore 16:29 (ora italiana) di oggi pomeriggio confermano che la sonda è in ottimo stato di salute e i suoi strumenti hanno registrato tutti i dati scientifici relativi al flyby di Ultima Thule. È stata la stessa Alice Bowman, Mission Operations Manager di New Horizons a darne conferma.

L’immagine è una composizione di due riprese del LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager) ad alta risoluzione di New Horizons, che fornisce la migliore indicazione sulle dimensioni e sulla forma di Ultima Thule finora ricevuta. Le misure preliminari dell’oggetto della Fascia di Kuiper suggeriscono che è lunga circa 32 chilometri per 16 chilometri. A destra vediamo un’impressione artistica che illustra la forma di Ultima Thule, basata sullo scatto reale a sinistra. La direzione dell’asse di rotazione di Ultima Thule è indicata dalla freccia. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI/James Tuttle Keane

«New Horizons si è comportata proprio come previsto, conducendo l’esplorazione diretta del mondo più distante di qualsiasi altro nella storia – più di 6 miliardi di chilometri dal Sole», ha detto il principal investigator Alan Stern, del Southwest Research Institute (SwRI) di Boulder, in Colorado (USA). «I dati ci sembrano già fantastici e stiamo studiando Ultima Thule da vicino; da ora in avanti i dati saranno sempre migliori!»

Questa sequenza di tre immagini, ricevuta il 31 dicembre 2018 e ripresa dalla fotocamera LORRI a bordo della New Horizons a 70 e 85 minuti di distanza, illustra la rotazione di Ultima Thule. Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

Le immagini scattate durante l’avvicinamento della sonda – che ha portato la New Horizons a soli 3.500 chilometri da Ultima Thule alle 6:33 (ora italiana) di oggi – hanno rivelato che l’oggetto potrebbe avere una forma simile a un birillo in rotazione. Un’altra possibilità è che Ultima Thule possa essere costituita da due oggetti in orbita reciproca. Ancora non vi è certezza sulla sua struttura e sarà necessario attendere le prime immagini più dettagliate, nei prossimi giorni, tuttavia i dati ricavati dal flyby hanno già permesso di risolvere uno dei misteri che circondavano l’oggetto, ossia quello della sua rotazione. Come già ipotizzato, ruota come un’elica, con l’asse di rotazione che punta approssimativamente verso il punto di osservazione, ossia verso la New Horizons. Questo spiega perché nelle immagini precedenti la luminosità dell’oggetto non sembrava variare mentre ruotava. Il team non ha ancora determinato il periodo di rotazione, anche se si ipotizza che possa essere compreso tra le 15 e le 30 ore.

«La New Horizons occupa un posto nei nostri cuori, è un intrepido e inarrestabile piccolo esploratore, oltre che un ottimo fotografo», ha dichiarato il direttore del laboratorio di fisica applicata alla Johns Hopkins University, Ralph Semmel. «Questo flyby segna una prima volta per tutti noi ed è un grande onore per l’intera squadra di audaci scienziati e ingegneri che ci ha condotto a questo punto».

La New Horizons continuerà a inviare immagini e i dati scientifici nei giorni e nei mesi a venire, per i prossimi 20 mesi: tanto tempo serve per l’invio degli oltre 5 GB di dati registrati. Il segnale è infatti debolissimo e la velocità di trasmissione è molto bassa.
A quasi 13 anni di distanza dal lancio, la sonda continuerà la sua esplorazione della Fascia di Kuiper fino almeno al 2021. I membri del team prevedono però di proporre più estensioni alla missione di esplorazione della Fascia di Kuiper.

Tra i presenti nella sala di controllo missione presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory c’era anche Brian May, astrofisico e principale chitarrista dei Queen, qui ritratto durante una conferenza stampa con i giornalisti in vista del sorvolo di Ultima Thule da parte della New Horizons. May ha composto una canzone speciale proprio per il flyby. Crediti: Bill Ingalls/NASA

Per conoscere meglio la missione nella sua interezza ed avere maggiori dettagli su Ultima Thule, non perdete l’approfondito articolo di Gabriele Marini su Coelum Astronomia di gennaio, come sempre in formato digitale a lettura gratuita.


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

New Horizons incontra Ultima Thule: in attesa delle prime immagini

0

Dopo un viaggio durato ben 13 anni e un sorvolo, quello di Plutone, del luglio 2015, la New Horizons ha scritto una nuova pagina della storia dell’esplorazione spaziale, proprio oggi, alle ore 6:33 (ora italiana) del 1 gennaio 2019. È un modo straordinario di iniziare il nuovo anno, quello che vede l’incontro ravvicinato – per la prima volta nella storia – di una sonda con un KBO (Kuiper Belt Object) ossia un oggetto della Fascia di Kuiper, la regione esterna del Sistema Solare.

Il bersaglio della sonda, partita nel gennaio del 2006, si chiama 2014 MU69 ma è stato ben presto soprannominato “Ultima Thule”, un nome latino che indica qualcosa posto ai limiti estremi di ciò che conosciamo, un nome perfetto per quel corpo (30 km di diametro circa) che orbita nel buio e nel freddo della Fascia di Kuiper, a 6,6 miliardi di chilometri ai margini del Sistema Solare.

Uno schema, non in scala, con i dettagli del sorvolo ravvicinato della sonda New Horizons con il KBO 2014 MU69 “Ultima Thule”. Crediti: NASA/JHUAPL

A quest’ora il flyby sarà già stato completato ma l’enorme distanza che ci separa dalla sonda fa si che siano necessarie numerose ore per ricevere i primi dati dalla New Horizons. Le prime immagini di quella “roccia spaziale” arriveranno nel pomeriggio, dopo le 16:30: l’attesa è trepidante per osservare per la prima volta 2014 MU69 con un dettaglio elevatissimo, una risoluzione fino a 330 metri per pixel! Altre informazioni arriveranno nei giorni a seguire ma ci vorranno circa 20 mesi per eseguire il downlink dell’intero set di dati raccolti dalla sonda.

Ovviamente non vediamo l’ora di osservare le immagini di Ultime Thule: continuate a seguirci per ricevere gli ultimi aggiornamenti.
Nel frattempo vi proponiamo un’immagine del 30 dicembre 2018 scattata quindi poco più di 24 ore prima del flyby, quando New Horizons si trovava ancora a 1,9 milioni di chilometri dal suo bersaglio: l’immagine originale ha una dimensione di 10 chilometri per pixel, non molto più della dimensione stimata di Ultima Thule che appare quindi di circa 3 pixel (immagine a sinistra). Grazie alle tecniche di elaborazione delle immagini è stato possibile aumentare il dettaglio, mostrando la forma allungata del corpo celeste (immagine a destra). Questa forma corrisponde approssimativamente al contorno dell’ombra di 2014 MU69 che è stata osservata in Argentina nel 2017 e in Senegal nel 2018, in occasione delle occultazioni stellari.

Un’immagine di Ultima Thule del 30 dicembre 2018 scattata poco più di 24 ore prima del flyby, quando New Horizons si trovava ancora a 1,9 milioni di chilometri dal suo bersaglio. Crediti: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute

Il programma degli eventi e dei canali disponibili, con gli eventuali aggiornamenti, si trova su http://pluto.jhuapl.edu/News-Center/Where-to-Watch.php

Per conoscere meglio la missione nella sua interezza ed avere maggiori dettagli su Ultima Thule, non perdete l’approfondito articolo di Gabriele Marini su Coelum Astronomia di gennaio, come sempre in formato digitale a lettura gratuita.


Aggiornamento – Ore 16:40

Il segnale di controllo di New Horizons ha raggiunto la sala di controllo missione alla Johns Hopkins University – Applied Physics Laboratory alle 16:32. I sistemi a bordo della sonda funzionano correttamente, compresi i registratori di dati, a indicare che la New Horizons ha raccolto i dati previsti durante il sorvolo di Ultima Thule. «Abbiamo un veicolo spaziale sano» afferma Alice Bowman, Mission Operations Manager per la missione.

L\’investigatore principale di New Horizons, Alan Stern, si congratula con il responsabile delle operazioni Alice Bowman dopo che il team ha ricevuto il segnale dalla sonda. Crediti: NASA/Bill Ingalls

SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

 

Buon Anno con Luna, Venere, Giove e Mercurio (e pure Antares!)

0
L’allineamento completo dei pianeti con la Luna, che il primo gennaio sarà più in alto di tutti. Discendendo lungo la retta virtuale descritta dai soggetti, troviamo in sequenza Venere (mag. –4,6) alto circa 33°, poi Giove (mag. –1,8) alto 21° e infine Mercurio (mag. –0,5) alto appena 2,5°. Le separazioni reciproche, in ordine sono: 7° 35’ (Luna–Venere), 18° 14’ (Venere–Giove) e 12° 14’ (Giove– Mercurio). Antares è posta invece 5° 30’ a sudest di Giove. Crediti: Coelum astronomia.

Il nuovo anno inizia con una bella sequenza di congiunzioni che vedrà protagonisti i pianeti Venere, Giove e Mercurio, tutti allineati – quasi ad augurare un buon nuovo anno a tutti noi – con una sottilissima falce di Luna, proprio nei primi giorni del nuovo anno, dall’1 al 4 gennaio.

A questo già interessante quartetto si aggiungerà anche la rossa stella Antares (Alfa Scorpii, mag. +1,05), ad impreziosire il quadro. Complessivamente, si tratterà di un incontro in evoluzione, giorno dopo giorno, da gustare con uno sguardo ad ampio raggio (o da riprendere con un obiettivo grandangolare), considerando che la scena abbraccia in tutto ben 38° di estensione.

Per assistere a questo bel balletto di pianeti, dovremo rivolgere la nostra attenzione verso sudest, la mattina, alle ore 6:50 circa, quando il cielo sarà già piuttosto chiaro per via dell’alba imminente. Solo a quest’ora sarà possibile scorgere, molto basso, anche Mercurio, altrimenti potremo benissimo anticipare anche di un’ora, rinunciando però alla presenza del piccolo pianeta.

Sarà comunque uno spettacolo osservarli, soprattutto se starete rientrando da una notte di festeggiamenti! Ovviamente, all’orario indicato, potremo vedere la scena nella sua interezza, ma, dedicando al fenomeno il giusto tempo, sarà altrettanto interessante seguire il sorgere dall’orizzonte dei singoli pianeti, soprattutto la mattina di Capodanno, quasi a voler dare il benvenuto ai singoli pianeti nel nuovo anno.

Iniziamo dunque il 1° gennaio: si comincia molto presto, alle 3:00 quando sorge una sottile falce una (fase del 22%) mentre 50 minuti più tardi, alle 3:50 sorge Venere. Alle 5:30 seguiranno anche Giove affiancato da Antares. A questo punto potremo osservare i pianeti, tutti molto brillanti, ben staccati dal fondo del cielo ancora scuro.

Il quadro si sta facendo quasi completo, ma dovremo attendere le 6:30 per veder comparire, infine, anche Mercurio, che chiuderà la sfilata.

Si tratterà ovviamente di una visione fugace, prima che la luce del mattino lo sovrasti, calando un sipario luminoso su tutti i protagonisti di questo affascinante incontro. Alle 6:45, come riportato nella cartina, noteremo l’allineamento completo dei pianeti con la Luna.

➜ Continua su Fenomeni e congiunzioni di gennaio

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Gennaio 2019

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. II parte: Le Iadi

➜ 4 gennaio: Quadrantidi le prime meteore dell’anno


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

CIRCOLO CULTURALE ASTROFILI TRIESTE

0

CCAT_GEN 2019

Sabato 12, a partire dalle ore 15:00 c/o Hotel NH Trieste (C.so Cavour, 7 Trieste)
“APERITIVO CON LE STELLE”: SPECIALE “ASTROFOTOGRAFIA DIGITALE”
mostra fotografica “PIANETI E PROFONDO CIELO” (Circolo Culturale Astrofili Trieste)
esposizione modelli aerospaziali in scala “LIFT-OFF TO SPACE”; autore: Giovanni Chelleri (Circolo Culturale Astrofili Trieste)
ore 16:00, conferenza: “ASTROFOTOGRAFIA A MEDIO E LARGO CAMPO: TECNICHE DI RIPRESA ED ELABORAZIONE”; relatore: Maurizio Cabibbo (Unione Astrofili Senesi)
pausa aperitivo (consumazione bar obbligatoria: € 5,00)
ore 17:45, il cielo al planetario: “MERAVIGLIE E SEGRETI DEL CIELO DI GENNAIO”; relatore: Stefano Schirinzi (Circolo Culturale Astrofili Trieste)
ore 18:30, conferenza: “ELABORAZIONE NELLE VARIE PALETTES IN FALSI COLORI CON FILTRI A BANDA STRETTA; relatore: Marco Lombardi (Unione Astrofili Senesi)

Lunedì 14, ore 18:00 c/o “Libreria UBIK” (P.zza della Borsa, 15 Trieste) – ingresso libero
ciclo “IL COSMO IN LIBRERIA”: “ACCADIMENTI E DECADIMENTI: LE COMETE INSEGNANO CHE NULLA, NEMMENO L’IGNORANZA, E’ SCONTATO!
relatore: Marco Fulle (Osservatorio Astronomico di Trieste/INAF)

Lunedì 26, ore 11:00 c/o “Libreria Lovat” (c/o stabile OVS, V.le XX Settembre, 20 Trieste) – ingresso libero
ciclo “COSMO YOUNG – lo Spazio raccontato ai ragazzi”: “COME DIVENTARE ASTRONAUTA
relatore: Giovanni Chelleri (Circolo Culturale Astrofili Trieste)

Lunedì 28, ore 18:00 c/o “la Feltrinelli” (Via G.Mazzini, 39 Trieste) – ingresso libero
ciclo “IL COSMO IN LIBRERIA”: “IL CASO GALILEO: ESPRESSIONE OSCURANTISTA O LECITO ATTO LEGALE?
relatore: Aldo Strati (Circolo Culturale Astrofili Trieste)

ASTRONOMIA PRATICA (appuntamenti riservati ai soli soci)
Giovedì 3, a partire dalle ore 0:00 c/o San Servolo/Socerb (SI): osservazione sciame meteorico “Quadrantidi”
Domenica 13, ore 21:00 c/o osservatorio “B.Zugna”: il Cosmo al telescopio
Lunedì 21: a partire dalle ore 3:00 c/o osservatorio “B.Zugna”: osservazione/ripresa eclisse totale lunare
Domenica 27, ore 20:30 c/o osservatorio “B.Zugna”: corso astrofotografia

N.B.: tutti gli eventi sono disponibili con specifiche anche alla pagina www.facebook.com/astrofilitrieste

Cielo di Gennaio 2019

0
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Gen. > 23:00; 15 Gen. > 22:00; 30 Gen. > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42° - Long. 12°E La cartina mostra l'aspetto del cielo alle ore (TMEC): 1 Gen. > 23:00; 15 Gen. > 22:00; 30 Gen. > 21:00. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY

Indice dei contenuti

EFFEMERIDI
(mar. – ott. 2018)

Luna

Sole e Pianeti

Proprio le numerose ore di buio permettono in questo periodo di spaziare – già a partire dalla prima serata – dalle costellazioni autunnali più orientali (Pesci, Pegaso, Balena, etc.) fino alle regioni ricche di nebulose e ammassi del cielo invernale, per terminare nella seconda parte della notte con le prime avvisaglie della grande concentrazione di galassie del cielo primaverile (Vergine, Leone, etc.). Continua l’esplorazione del cielo con:

➜ Il Cielo di gennaio con la UAI che questo mese ci porta nella costellazione della Giraffa

➜ Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. II parte: Le Iadi

IL SOLE

Superata la minima declinazione raggiunta durante il Solstizio dello scorso dicembre, il Sole ha iniziato lentamente a risalire l’eclittica. La sua altezza sull’orizzonte al momento del passaggio in meridiano risulterà in gennaio ancora molto modesta (+27° a metà mese), ma l’arco descritto nel cielo tenderà a divenire di giorno in giorno più ampio. Ciò comporterà di conseguenza un aumento delle ore di luce, anche se piuttosto modesto, di circa 45 minuti.

➜ Continua a leggere sul Cielo di Gennaio

COSA OFFRE IL CIELO

Per quanto riguarda i pianeti, Venere continua ad essere il protagonista del mattino, abbandonato però già dopo la prima decade da Mercurio che invece si avvia verso la congiunzione eliaca, mentre Saturno continua a nascondersi nella luce del Sole. A far compagnia al nostro vicino di casa ci sarà Giove, che apparirà prima dell’alba e anticiperà  la sua levata sempre più. Marte continua a mostrarsi solo in prima serata, accompagnato dai lontani Urano e Nettuno.

Per quanto riguarda gli sciami meteorici, ad aprire l’anno ci sono le Quadrantidi, uno sciame con un picco di brevissima durata (mediamente 4 ore) ma che potrebbe dare soddisfazione grazie a un ZHR di ben 120 meteore per ora. Unico sciame in quasi Luna Nuova, approfittiamone!

➜ Leggi Quadrantidi le prime meteore dell’anno

Ma questo mese a dare soddisfazione sarà…

LA LUNA

Crediti: Giorgia Hofer

La Luna infatti, nelle sue fasi più evanescenti ci darà più di qualche occasione per riprenderla in compagnia di pianeti sullo sfondo di magnifiche costellazioni, e la rubrica Uno scatto al mese è dedicata proprio al fascino della flebile luce della sottilissima falce di Luna.

➜ Leggi Le falci lunari di Gennaio

➜ Astrofotografia. Andiamo a caccia delle sottilissime falci lunari

21 gennaio. Eclisse Totale di Luna

Ma non solo… al contrario, nella sua fase di Piena, avremo la possibilità di osservare una nuova Eclissi Totale.

Non sarà bella e comoda come quella del 27 luglio scorso (impreziosita anche da un Marte in opposizione), ma resta comunque un fenomeno affascinante per chi avrà voglia di alzarsi presto per riprenderla e osservarla. Purtroppo non potremo osservarla nella sua interessa, e le regioni meridionali saranno le più penalizzate. Inizierà alle 03:36, ma perderà via via altezza. Potrà comunque essere osservata nella sua fase di massimo, ma la fase terminale dell’eclisse, prevista per le 08:48, non potrà essere osservata in quanto la Luna, tramontata alle 07:41 (per il Centro Italia), si troverà ormai abbondantemente sotto l’orizzonte per tutte le località italiane.

Ovviamente non finisce qui, asteroidi, congiunzioni, ISS… Come sempre, seguiteci per i principali eventi del mese oppure organizzatevi in anticipo con il:

➜ Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Da non dimenticare poi, questo mese, di dare uno sguardo alla panoramica dei principali fenomeni del 2019 che, come sempre, approfondiremo poi mese per mese, sia su questo sito che sulla rivista


Hai compiuto un’osservazione? Condividi le tue impressioni, mandaci i tuoi report osservativi o un breve commento sui fenomeni osservati: puoi scriverci a segreteria@coelum.com.
E se hai scattato qualche fotografia agli eventi segnalati, carica le tue foto in
PhotoCoelum!

E ancora su Coelum astronomia 229

ISS 2 bianconi

➜ La LUNA di gennaio.
Approfondimento: Guida all’osservazione della regione a sud del Mare Nibium

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

Continuiamo a seguire la Wirtanen e vediamo una panoramica sulle comete del 2018 e su cosa ci aspetta per il 2019.

e il Calendario di tutti gli eventi di gennaio 2018, giorno per giorno!

Da Coelum astronomia 223 non dimentichiamo invece Catch the Iridium! Un appello per tutti gli astrofotografi, riprendiamo gli iridium flare prima che… scompaiano!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Gennaio su Coelum Astronomia 229

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

New Horizons alle porte di Ultima Thule. Ultimi aggiornamenti

0
In questa serie di immagini scattate dalla Long Range Reconnaissance Imager (LORRI) a bordo di New Horizons, Ultima Thule emerge da dietro le stelle e diventa più luminosa man mano che la navicella si avvicina. Credito immagine: NASA / Johns Hopkins Applied Physics Laboratory / Laboratorio di ricerca del sud-ovest / Henry Throop

«La sonda New Horizons è in buona salute e si avvicina alla prima esplorazione ravvicinata nella storia di un oggetto della fascia di Kuiper». Non solo, si tratta anche dell’esplorazione del mondo più lontano mai esplorato. Inizia così l’ultimo aggiornamento da Alan Stern, PI della missione New Horizons

Tra pochissimi giorni, la mattina del 1 gennaio, la New Horizons sorvolerà MU69 2014, soprannominato Ultima Thule, tre volte più vicina di quanto si era avvicinata a Plutone. Se volete “vedere” dove si trova in questo momento, potete seguirla su questa pagina del sito per il pubblico del JPL.

«L’attesa è palpabile ora: siamo sull’orlo di un’importante esplorazione scientifica di quasi 20 anni di lavoro e in molti modi diversa da qualsiasi altro tentativo mai effettuato», continua Stern.

In questa serie di immagini scattate dalla Long Range Reconnaissance Imager (LORRI) a bordo di New Horizons, Ultima Thule emerge da dietro le stelle e diventa più luminosa man mano che la navicella si avvicina. Credito immagine: NASA / Johns Hopkins Applied Physics Laboratory / Laboratorio di ricerca del sud-ovest / Henry Throop

New Horizons è infatti anche la prima missione ad aver tentato l’impresa di approcciarsi, oltre al suo obiettivo primario, ad un secondo obiettivo completamente sconosciuto. Ancora adesso, nonostante ormai manchi poco all’incontro, è poco più di un puntino luminoso anche agli occhi della sonda. Dai dati raccolti gli astornomi sono riusciti ad ipotizzare che possa avere una luna, o essere formato da due corpi in collisione (con una forma a “bagigio” come la cometa della missione Rosetta, per intenderci). Ma potrebbe avere anche un sistema di anelli, e mettere a rischio di collisione il passaggio della sonda.

«Il ritmo dell’attività qui al controllo della missione presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory è intenso. Le operazioni di missione, le operazioni di incontro, le operazioni di navigazione e gli sforzi del team scientifico procedono in parallelo, insieme a un ritmo crescente di attività di coinvolgimento del pubblico».

Dato l’alto ritmo delle operazioni in corso, vediamo allora gli ultimi aggiornamenti, dopo i quali il team missione si dedicherà esclusivamente al flyby.

  • Questa immagine è stata realizzata combinando centinaia di immagini scattate tra agosto e metà dicembre dal LORRI (Long Range Reconnaissance Imager) a bordo della New Horizons. Ultima Thule è la macchia gialla luminosa nel mezzo, mentre i due cerchi concentrici indicano le due possibili distanze di passaggio per il flyby. La missione ha deciso di volare lungo il cerchio più vicino, verso il punto indicato da una X. I deboli cerchi sono tracce delle stelle di fondo, delle singole immagini a distanze diverse, che sono state eliminate dall’immagine composita per far risaltare Ultima. Crediti: NASA / Johns Hopkins Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute.

    Dalla sonda continuano ad arrivare quotidinamente le immagini di navigazione ottica di Ultima. Queste immagini, combinate con il tracciamento radio sempre da New Horizons, vengono analizzate per aiutare i navigatori a determinare se ci sia bisogno di aggiornare i file sul computer principale della sonda, per migliorare il puntamento e il tempo di avvicinamento più breve. «L’ultima possibilità di aggiornare questi file la avremo a solo un giorno prima del flyby stesso».

  •  
  • Le immagini a risoluzione più alta che abbiamo intenzione di ottenere — un’occhiata a soli 35 metri per pixel — sono un obiettivo estremamente difficile, richiede di sapere esattamente dove si trovano sia Ultima che New Horizons mentre si sorpassano l’un l’altro a oltre 32.000 mph, nell’oscurità della fascia di Kuiper. A quella distanza la luce del Sole è simile a quella della Luna Piena, qui sulla Terra, quindi Ultima viene solo debolmente illuminata. «Se riusciamo in questa osservazione, avremo una risoluzione decisamente migliore rispetto a Plutone (dove la risoluzione più alta è stata di 70-80 metri per pixel)». Se non ci riusciranno, comunque le riprese supereranno la maggior parte delle immagini Pluto. «E anche se non vogliamo fallire, sappiate che queste osservazioni con un obiettivo così tirato sono rischiose. Ma solo con il rischio si ha una ricompensa [n.d.r. “chi non risica non rosica” diremmo noi] e preferiamo provare a raggiungere l’obiettivo, piuttosto che non provarci per nulla, ed è quello che stiamo facendo».

Nozie dell’ultima ora confermano che NASA TV, e il sito della NASA, copriranno l’evento per il pubblico. Fino a meno di qualche ora fa, infatti, il coverage era a rischio per via dello shutdown del governo americano. Oltre alla “diretta” del flyby (che ricordiamo sarà più una differita che una vera diretta, data l’enorme distanza a cui si trova la sonda), e alle numerose trasmissioni NASA TV che precederanno il flyby, conferenze, aggiornamenti e altro possono essere seguiti sul sito della missione, il feed Twitter di APL (@jhuapl) e il feed stesso di Alan Stern dedicato alla missione (@ newhorizons2015), oltre al canale YouTube del Johns Hopkins Applied Physics Lab

Il programma degli eventi e dei canali disponibili, con gli eventuali aggiornamenti, si trova su http://pluto.jhuapl.edu/News-Center/Where-to-Watch.php

Per conoscere invece meglio la missione nella sua interezza, non perdete l’approfondito articolo di Gabriele Marini su Coelum Astronomia di gennaio, come sempre in formato digitale a lettura gratuita.

Chiudiamo sempre con le parole di Alan Stern, il grande padre della missione:

«Mentre New Horizons si avvicina a Ultima, in questi ultimi giorni prima del passaggio più ravvicinato, il nostro team e le persone in tutto il mondo stanno provando a prevedere cosa accadrà durante il flyby e quali saranno i risultati scientifici. Cosa scopriremo esplorando un così antico mattone per i pianeti, così ben conservato sin dagli albori del nostro Sistema Solare, ben 4,5 miliardi di anni fa, quando fu creato? Nessuno ancora lo sa. Ma presto lo sapremo, e si comincia tra pochi giorni!»


SPECIALE 2019
dai fenomeni celesti alle missioni spaziali…
Cosa ci riserva il nuovo anno?

Coelum Astronomia di Gennaio 2019
Ora online, come sempre in formatodigitale, pdf e gratuito.

 

Unione Astrofili Senesi

0

28.12, ore 21:30: Il cielo al castello di Montarrenti.

L’Osservatorio Astronomico di Montarrenti sarà aperto al pubblico per una serata osservativa dedicata al cielo del periodo. Prenotazione obbligatoria. In caso di tempo incerto telefonare per conferma.
Seguiteci su www.astrofilisenesi.it e sulla nostra pagina facebook Unione Astrofili Senesi

Congiunzione Luna e Regolo

0

Salutiamo il 2018 con un’ultima congiunzione tra la Luna (fase del 77%) e la stella principale della costellazione del Leone,  Regolo (Alfa Leonis, mag. +1,4).

Il nostro satellite naturale si troverà a circa 3° 40’ di distanza, a sudest della stella. Imponente è la figura del  Leone, con la sua forma caratteristica, che, con il passare dei minuti, si potrà osservare sempre più nella sua interezza, man mano che i oggetti guadagneranno altezza sull’orizzonte est (all’orario indicato saranno alti più di 6°).

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Dicembre 2018

➜ La LUNA di dicembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione della Regione tra i crateri Rocca e Vieta

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

Cometa Wirtanen: si entra nel vivo!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Dicembre su Coelum Astronomia 228

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

Congiunzione Luna e Aldebaran

0

Molto affascinante sarà la congiunzione tra il nostro satellite naturale, la Luna in fase del 96%, e la stella alfa della costellazione del Toro, Aldebaran (mag. +0,85). Questa costellazione costituisce sicuramente una delle aree del cielo invernale più belle e suggestive. All’orario indicato la Luna si troverà alla distanza minima dalla stella, entro i confini dell’ammasso delle Iadi, a 3° e mezzo circa a sudovest di Aldebaran.

A completare lo scenario troviamo a poca distanza anche M 45, l’ammasso delle Pleiadi. All’orario indicato, la sagoma del Toro si starà già tuffando sotto l’orizzonte occidentale, con la Luna che si troverà a circa 14° di altezza. Sarà un’ottima occasione per scattare fotografie a largo campo che comprendano anche il  paesaggio.
Per chi non volesse affrontare un’alzataccia mattutina, si segnala che uno scenario molto simile sarà osservabile fin dalla sera prima, il 20 dicembre alle 18:00 con la Luna a una distanza certamente superiore da Aldebaran (poco meno di 8°) ma più vicina alle Pleiadi (9° 10’ circa). Nell’arco della notte, la Luna girerà attorno alla stella per poi raggiungerla velocemente nelle prime ore del mattino.

Vista l’occasione non perdete la prima parte del nuovo approfondimento di Stefano Schirinzi, dedicato proprio alla costellazione del Toro.

Il meraviglioso campo della costellazione del Toro. I parte.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Dicembre 2018

➜ La LUNA di dicembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione della Regione tra i crateri Rocca e Vieta

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

Cometa Wirtanen: si entra nel vivo!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Dicembre su Coelum Astronomia 228

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

L’oggetto più distante del Sistema Solare

0
Nell’immagine rappresentazione artistica di 2018 VG18, in distanza il Sole… Crediti: Roberto Molar Candanosa/Carnegie Institution for Science

La scoperta è stata da poco annunciata dal Minor Planet Center dell’International Astronomical Union ed è stata realizzata da Scott S. Sheppard del Carnegie, David Tholen dell’University of Hawaii e Chad Trujillo della Northern Arizona University. Farout, così è stato soprannominato l’oggetto indicato dalla sigla 2018 VG18, si trova a circa 120 unità astronomiche dal Sole. Per fare un paragone, il secondo oggetto più distante osservato nel Sistema Solare è Eris, a 97 unità astronomiche, mentre Plutone si trova attualmente a circa 34 UA, quindi il nuovo oggetto si trova ben oltre tre volte e mezzo più distante del famoso pianeta nano.

Nell’immagine, in scala, le distanze dal Sole di Farout e dei principali corpi del nostro Sistema Solare. Crediti Roberto Molar Candanosa and Scott S. Sheppard/ Carnegie Institution for Science.
Le immagini della scoperta di 2018 VG18 “Farout” riprese dal telescopio Subaru il 10 novembre scorso.  Si vede il movimento di Farout, nell’arco di un’ora, sullo sfondo delle stelle (e galassie) fisse. Crediti: Scott S. Sheppard e David Tholen

2018 VG18 è stato scoperto mentre il team cercava oggetti del Sistema Solare estremamente distanti, incluso l’ipotetico Pianeta Nove. Lo stesso gruppo di ricercatori aveva annunciato in ottobre la scoperta di un altro oggetto remoto, chiamato Goblin, a una distanza di circa 80 unità astronomiche, e aveva ipotizzato per la prima volta l’esistenza del nono pianeta principale del Sistema Solare nel 2014, scoprendo anche l’oggetto 2012 VP113, soprannominato Biden, che attualmente si trova attorno a 84 UA. 2015 TG387 e 2012 VP113 non si avvicinano mai abbastanza ai giganti gassosi del Sistema Solare da subirne una significativa influenza gravitazionale, ciò implica che questi oggetti estremamente distanti possono permetterci di sondare quello che avviene nelle periferie più remote del nostro sistema.

Il team non conosce ancora a fondo l’orbita di 2018 VG18, quindi non è in grado di determinare se mostri segni di influenza gravitazionale da parte dell’ipotetico Pianeta Nove. «Tutto ciò che sappiamo attualmente di 2018 VG18 è la sua distanza estrema dal Sole, il suo diametro approssimativo e il suo colore», spiega Tholen. «Dal momento che 2018 VG18 è così distante, orbita molto lentamente, impiegando migliaia di anni per fare un giro attorno al Sole». Le immagini di 2018 VG18 sono state riprese utilizzando il telescopio giapponese Subaru, localizzato sul Mauna Kea alle Hawaii, il 10 novembre 2018.

Una volta individuato il remoto oggetto, è stato necessario osservarlo nuovamente per confermare la sua natura. 2018 VG18 è stato visto in un secondo momento ai primi di dicembre con il telescopio Magellano all’Osservatorio di Las Campanas in Cile. Le osservazioni hanno confermato che 2018 VG18 orbita a una distanza di circa 120 unità astronomiche. La sua luminosità suggerisce che abbia un diametro di almeno 500 chilometri, che sia forse di forma sferica e che possa essere un pianeta nano. Ha una tonalità rosata, colore generalmente associato a oggetti ricchi di ghiaccio.


Dalle Origini al Futuro
Che si parli di astronomia o di esplorazione spaziale, tutto alla fine ci porta alle nostre origini ma anche verso il nostro futuro. E gli articoli di questo numero ci raccontano proprio questo.  
Scoprili subito su

Coelum Astronomia di Dicembre
Ora online, come sempre in formato digitale, pdf e gratuito.

Una danza tra Mercurio e Giove

0

Consigliamo un lungo periodo di osservazione per la bella congiunzione che vedrà coinvolti i pianeti Giove e Mercurio nel periodo a cavallo del Natale. Chi avrà la pazienza e la costanza di seguire l’evoluzione di questo incontro sarà sicuramente ripagato con una magnifica visione.

Il luogo dell’incontro è quello della costellazione dello Scorpione, in cui la bella stella Antares, nei giorni a ridosso del Natale, arriverà a impreziosire la congiunzione.

Un'ottima occasione per seguire i consigli di Giorgia Hofer e provare a riprendere la congiunzione nella sua evoluzione. Leggi gratuitamente, cliccando sull'immagine, "La Danza dei Pianeti" pubblicato su Coelum astronomia 202.

Per l’intero arco temporale consigliato, volgendosi verso sudest, sarà possibile veder sorgere i pianeti Giove (mag. –1,8) e Mercurio (mag. –0,4). Il momento culminante dell’incontro celeste avverrà il 21 dicembre alle ore 6:35 circa. Il 21, infatti, i due pianeti saranno separati da poco meno di 1° di distanza apparente, la minima dell’intero periodo. Il cielo sarà già chiaro, illuminato dal crepuscolo del mattino, ma i due astri spiccheranno certamente considerata la loro magnitudine.

Nei giorni che precedono il 21, fissando l’orario sempre alle 6:35, vedremo Mercurio perdere via via altezza e scendere rapidamente verso l’orizzonte, avvicinandosi dapprima a Giove per poi superarlo, dopo il 21, lungo una linea ideale che va da nordovest verso sudest del grande pianeta.

A partire dalla mattina del 24 sarà possibile rintracciare più facilmente anche la stella Antares (Alfa Scorpii, mag. +1,1), che si è fatta più alta sull’orizzonte, situata a poco meno di 7° a ovest di Mercurio. Di certo, per osservare la coppia, sarà necessario disporre di un orizzonte orientale libero da ostacoli che possano impedirne la vista, considerando la scarsa altezza sull’orizzonte (Mercurio, il 21, all’orario indicato, si troverà ad appena 5° 20’ di altezza).

Ovviamente, con il passare dei minuti i corpi celesti si faranno più alti, ma il cielo diventerà rapidamente più chiaro, con i pianeti che pian piano svaniranno nella luce del giorno.

Per tutto il periodo, a quasi 20° di distanza, alto in cielo, il brillante Venere praticamente in linea con i due protagonisti che, assieme alla Luna, ci daranno ancora soddisfazione all’inizio del nuovo anno.

Le effemeridi di Luna e pianeti le trovi nel Cielo di Dicembre 2018

➜ La LUNA di dicembre.
Approfondimento: Guida all’osservazione della Regione tra i crateri Rocca e Vieta

➜ Leggi le indicazioni di Giuseppe Petricca sui principali passaggi della ISS

Cometa Wirtanen: si entra nel vivo!


Tutti consigli per l’osservazione del Cielo di Dicembre su Coelum Astronomia 228

Leggilo subito qui sotto online, è gratuito!

Semplicemente lascia la tua mail (o clicca sulla X) e leggi!

L’indirizzo email verrà utilizzato solo per informare delle prossime uscite della rivista.

Gruppo Astrofili Vicentini “G. Abetti”

0

21.12: Astrocena. Incontro conviviale tra i soci per il tradizionale scambio degli auguri natalizi. La prenotazione è obbligatoria. Comunicheremo successivamente ulteriori dettagli.

www.astrofilivicentini.it