Vuoi fotografare un LAMPO GAMMA? Ti spiego come fare

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Vuoi fotografare un LAMPO GAMMA? Ti spiego come fare
Nell’immagine grande, ottenuta da Raymond Kneip sommando tre riprese fotografiche, senza filtro, del campo in cui è stata segnalata da Swift l’esplosione del GRB 130831A, il piccolo residuo visibile nell’ottico è identificato proprio al centro della fotografia. Il campo inquadrato, che misura circa 20’ di lato, si trova poco al di sopra del quadrato di Pegaso. La stella più luminosa – per dare un’idea della luminosità dell’afterglow, formatosi probabilmente all’interno di una galassia distante circa 8 miliardi di anni luce (!) – è la SAO 91574, di mag. +5,8. Sulla sinistra dell’immagine sono allineate le tre pose realizzate con il filtro R.

Lampo Gamma
Nell’immagine grande, ottenuta da Raymond Kneip sommando tre riprese fotografiche, senza filtro, del campo in cui è stata segnalata da Swift l’esplosione del GRB 130831A, il piccolo residuo visibile nell’ottico è identificato proprio al centro della fotografia. Il campo inquadrato, che misura circa 20’ di lato, si trova poco al di sopra del quadrato di Pegaso. La stella più luminosa – per dare un’idea della luminosità dell’afterglow, formatosi probabilmente all’interno di una galassia distante circa 8 miliardi di anni luce (!) – è la SAO 91574, di mag. +5,8. Sulla sinistra dell’immagine sono allineate le tre pose realizzate con il filtro R.

Raymond Kneip, un amatore lussemburghese, racconta come è riuscito nell’impresa avvalendosi di una strumentazione situata in Australia. La disponibilità di buoni strumenti, propri o in remoto, e la rapidità d’allerta, stanno rendendo appetibile anche per i dilettanti questo interessante campo di studio.
La storia dei Lampi Gamma, come è già stato scritto numerose volte in questa rivista (vedi a pag. 35 la lista degli articoli pubblicati) inizia nel 1967, quando i satelliti VELA, preposti alla ricognizione delle attività nucleari sovietiche, scoprono delle intense sorgenti cosmiche di brevissima durata. I Gamma Ray Burst (GRB) restano un enigma per lungo tempo e a tutt’oggi non è ancora ben chiaro il meccanismo che li produce. Si manifestano in media una volta al giorno con distribuzione isotropica su tutta la volta celeste, connotazione che ne denuncia l’origine cosmologica e non locale.

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