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Unione Astrofili Napoletani

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22.10: Visita Serale Astronomica aperta al pubblico, emissione francobollo per il bicentenario della fondazione dell’OAC.

E-mail: info@unioneastrofilinapoletani.it
www.unioneastrofilinapoletani.it

Gruppo Astrofili Rozzano

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20.10: “Animali nello Spazio” di Luigi Folcini.

Gruppo Astrofili Rozzano

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Escursioni in montagna, a Pian dell’armà (PV), per l’osservazione degli astri i venerdì e sabato: 21/22 e 28/29 ottobre.

Coelum presenta il CORSO DI ASTRONOMIA PER TUTTI 2012-2013

5 novembre 2012 – aggiornamento: sono aperte le iscrizioni alla II sessione del CORSO che partirà GIOVEDI’ 15 NOVEMBRE 2012. Chiuse invece le iscrizioni per raggiunto limite di partecipanti alla I sessione che inizia il 14 novembre.

Parte a Bari il prossimo 14 novembre 2012, il primo ciclo invernale dei CORSO DI ASTRONOMIA PER TUTTI, dal 2008 consolidato evento divulgativo-scientifico in Puglia. Il Corso di astronomia per tutti è organizzato da Salmoiraghi & Vigano, marchio leader in Italia nel panorama dell’ottica al dettaglio, e dalla associazione di divulgazione scientifica The Lunar Society Italia, con l’importante collaborazione della Società Astronomica Italiana Sezione Puglia e della rivista italiana Coelum Astronomia.

Il Corso si propone di fornire ai partecipanti una visione panoramica delle numerose tematiche in cui si suddivide l’astronomia e di fornire le conoscenze necessarie all’interpretazione dei meccanismi celesti e delle caratteristiche dell’universo. Con l’utilizzo della strumentazione astronomia i partecipanti potranno avvicinarsi con facilità e stupore alle meraviglie del cielo stellato. Il Corso rappresenta il primo approccio con la passione per l’Astronomia che potrà essere approfondita condividendo le attività della Società Astronomica Italiana Sezione Puglia. Il piano didattico comprende lezioni di taglio divulgativo, seminari e attività esterne.

Le lezioni, tenute dagli esperti del Gruppo Divulgatori della Società Astronomica Italiana Sezione Puglia, si svolgeranno presso il punto vendita Salmoiraghi & Viganò di Bari – Via Piccinni 92 – ogni mercoledì alle ore 20,00 a partire dal 14 novembre 2012.

Gli argomenti trattati spaziano dalla meccanica celeste, alla fisica ottica, ai principali fenomeni celesti, all’evoluzione stellare, alla cosmologia, all’esplorazione spaziale, al sistema solare e pianeti extrasolari, alle costellazioni e alla mitologia, alla guida all’acquisto e utilizzo degli strumenti astronomici.

Il Corso di astronomia per tutti prevede, inoltre, la visita ad un planetario e un seminario in astrochimica, disciplina scientifica per la ricerca e lo studio degli elementi chimici presenti nello spazio e collegata alla ricerca di vita sui pianeti del nostro sistema solare ed extrasolari. Un successivo seminario è dedicato all’astrofotografia grazie al quale i partecipanti potranno vivere l’emozione di fotografare per la prima volta il cielo stellato. Il Corso si concluderà nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia con una speciale serata per le lezioni di orientamento astronomico e riconoscimento delle costellazioni e, grazie ai telescopi di cui è dotato il Gruppo Divulgatori della Società Astronomica Italiana Sezione Puglia, per l’osservazione degli oggetti celesti.

La partecipazione al Corso prevede una quota di iscrizione, pari a 60,00 euro (50,00 per studenti e soci SAIt) comprensiva di kit didattico e gadget, e l’abbonamento (semestrale se cartaceo, annuale se on-line) alla rivista italiana Coelum Astronomia. In dono, inoltre, i partecipanti riceveranno il calendario astronomico 2013 Coelum con le splendide fotografie del CFHT.

Per ogni informazione: www.saitpuglia.it / www.thelunarsociety.it

Il vicino di casa

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Il telescopio ESO di La Silla che ha permesso la scoperta (S.Brunier/ESO)

Il telescopio ESO di La Silla che ha permesso la scoperta (S.Brunier/ESO)

Un esopianeta letteralmente dietro l’angolo. Lo hanno scoperto gli astronomi dello European Southern Observatory (ESO) utilizzando lo strumento HARPS installato sul telescopio da 3,6 metri dell’Osservatorio di La Silla in Cile. Si trova in orbita intorno a una stella del sistema di Alpha Centauri, ad appena 4,3 anni luce di distanza. Non solo è il pianeta più vicino al sistema solare mai individuato, ma anche il più leggero mai scoperto attorno a una stella simile al Sole. Si tratta infatti di un pianeta estremamente piccolo, con una massa pari a solo 1,1 volte la massa terrestre. La scoperta è illustrata sull’ultimo numero di Nature. L’equipe europea ha rivelato il pianeta osservando le piccole oscillazioni nel moto della stella Alpha Centauri B, dovute all’attrazione gravitazionale del pianeta in orbita.

Tra gli autori dell’articolo compare Francesco Pepe dell’Università di Ginevra, che spiega a Media Inaf: “Quattro anni fa abbiamo iniziato un programma d’osservazione di 10 stelle calme e del nostro vicinato, che non mostravano alcuna presenza di pianeti giganti. La speranza era di trovare dei pianeti di piccola massa, possibilmente nella zona abitabile  della stella. Questo programma ha portato i suoi frutti, producendo la scoperta di 7 pianeti intorno a quattro stelle. Alpha Centauri B è una di queste. E’ simile al nostro sole e molto luminosa. Grazie alla sua prossimità, e perciò intensità, diventa un candidato ideale per ulteriori analisi con strumenti e tecniche diverse. Continueremo a studiare alpha Cen B perché sappiamo ormai che i piccoli pianeti si trovano quasi sempre in sistemi multipli. E’ una scoperta che ci fa sognare, perché si tratta di un pianeta di massa terrestre che orbita una fra le stelle più vicine a noi”.

Così commenta invece la scoperta Raffaele Gratton, dell’Osservatorio Astronomico di Padova dell’INAF. “Benché il pianeta scoperto non sia adatto ad ospitare vita (è troppo vicino alla stella, la temperatura alla sua superficie dovrebbe essere prossima a 2000 gradi centigradi), spesso i pianeti piccoli sono in sistemi con parecchi pianeti. Potrebbe quindi esservi un altro pianeta adatto ad ospitare la vita in questo sistema. Data la distanza estremamente ridotta, è possibile cercare un pianeta del genere usando immagini dirette: certamente questo è alla portata di E-ELT che avrà la sensibilità per vedere il pianeta appena scoperto quando entrerà in funzione, fra circa 10 anni — ma forse sarà possibile scoprire altri pianeti nel sistema, se ve ne sono, usando SPHERE, il cercatore di pianeti che stiamo realizzando insieme a ricercatori di molte nazioni europee per il VLT e che sarà pronto il prossimo anno. SPHERE permette non solo di visualizzare un pianeta, ma di ottenerne lo spettro e quindi avere informazioni sulla composizione della sua atmosfera. Questo studio dimostra che già con la strumentazione attuale, osservazioni molto intensive possono portare alla scoperta di pianeti simili alla Terra, almeno in condizioni molto favorevoli. Scoperte del genere possono essere fatte usando HARPS-N, il nuovo misuratore di velocità radiali di grande precisione che è appena entrato in funzione sul Telescopio Nazionale Galileo e che è un gemello dello strumento usato per questa scoperta”.

Francesco Pepe, che è principal investigator di HARPS-N, ricorda che nell’agosto 2012, dopo l’istallazione dello strumeno al Telescopio Nazionale Galileo sulle isole Canarie, è iniziato un programma di osservazione simile a quello di La Silla. “Speriamo di ottenere presto risultati simili o ancora più eccitanti. Ma ci vorrà un poco di pazienza, perché risultati di questo tipo richiedono uno sforzo in tempo e lavoro considerevole”.

Guarda su INAF-TV il servizio video di Marco Malaspina:

Gruppo Amici del Cielo

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19.10: “L’energia oscura” a cura di Livio Fasani.

Per informazioni sulle attività del gruppo:
didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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19-21 ottobre: Corso residenziale di astronomia per insegnanti a Borgo Coloti (PG) Il secondo corso residenziale UAI dell’anno si svolgerà a Borgo Coloti (PG). Tema: “Gli ultimi 100 anni di evoluzione dell’astronomia”.

http://didattica.uai.it
www.uai.it

Un pezzo di Hubble a Padova

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Il Professor Robert E. Williams è stato l’ideatore e il sostenitore della famosa Deep Survey con la quale il telescopio spaziale Hubble (HST) ha scoperto che l’Universo primordiale era già popolato da innumerevoli galassie interagenti, sconvolgendo le previsioni di molte teorie cosmologiche. Come  riconoscimento di questi eccellenti risultati nel campo dell’Astronomia, lo scorso anno il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, ha consegnato a Williams le chiavi della Città di Padova.

Il Planetario di Padova ha quest’anno organizzato un nuovo incontro tra Williams e Zanonato, oltre ad altre autorità della città di Padova e a una rappresentanza delle istituzioni del settore astronomico. Durante questo incontro, dopo la proiezione di alcune spettacolari sequenze del telescopio spaziale Hubble, Williams ha parlato delle maggiori scoperte fatte con HST e ha donato al Sindaco un pezzetto del telescopio spaziale che fu sostituito nel 2002 durante una missione Shuttle per la regolare manutenzione del telescopio.

Il prof. Antonio Bianchini introduce l'illustre ospite Robert Williams.

Robert Williams è stato, dal 1985 al 1993, direttore dell’Inter-American Observatory a Cerro Tololo in Cile. Dal 1993 al 1998 è stato direttore dello Space Telescope Science Institute a Baltimora e, dopo un breve periodo passato alla John Hopkins University, è stato presidente della IAU (Unione Astronomica Internazionale). Nel gennaio del 2010, ha partecipato a Padova alle cerimonie di chiusura dell’anno mondiale dell’astronomia (2009) dedicate a Galileo.

Nel corso della sua carriera, Williams ha ricevuto molti premi e riconoscimenti. Oltre a quelli da parte della NASA e di varie Università e Centri di Ricerca europei, ha ottenuto nel 1991 l’Alexander von Humboldt Award dal governo Tedesco, nel 1997 è stato nominato membro della American Academy of Arts and Sciences, nel 1998 gli è stato assegnato il Beatrice Tinsley Prize della American Astronomical Society per avere fortemente voluto e progettato la famosa Hubble Deep Field Survey con il telescopio spaziale Hubble. Questa famosa impresa, che ha coinvolto più di 50 scienziati da tutto il mondo, è stata fortemente voluta e sostenuta da Bob Williams il quale, a tal fine, ha deciso di impegnare quasi tutto il tempo di osservazione che aveva a sua disposizione come ‘tempo del direttore’.

La Deep Survey, realizzata nel 1995, ha impegnato il telescopio Hubble per quasi due settimane e ha consentito di realizzare l’immagine del cielo più profonda mai ottenuta prima rivelando la presenza di una grande concentrazione di galassie appartenenti a un universo molto antico e lontano. Questi risultati hanno letteralmente rivoluzionato molte teorie sulla evoluzione dell’universo, tanto che da allora sono state fatte con l’Hubble altre survey ancora più profonde.

Per questo motivo, l’anno scorso, il 13 Luglio 2012, il sindaco Flavio Zanonato ha conferito a Bob Williams la cittadinanza onoraria della Città di Padova consegnandogli simbolicamente le chiavi della città.

Bob e sua moglie Elaine conoscono bene e amano l’Italia e, in particolare, Padova e Venezia che hanno avuto occasione di visitare molte volte. Bob è spesso venuto a trovarci non solo come collega ma anche come amico e ha voluto fortemente questo nuovo incontro con il nostro sindaco Flavio Zanonato e la Città di Padova al Planetario. Il Planetario di Padova è quindi molto felice di aver reso possibile questo importante e simpatico evento.

Williams con lo staff del Planetario ed alcuni ospiti. (Foto credits: M. Bregolato, E. Lazzaretto, S. Zaggia).

Al Planetario di Ravenna

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16.10: “C’è ancora chi dice che non siamo stati sulla Luna. È falso!” di Claudio Balella.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Peccioli… e intorno l’Universo 2012

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15.10: Durante lo svolgimento della mostra sono previste le seguenti mini-conferenze: Ore 16:00: “I colori dell’astronomia” di C. Buscemi. Ore 17:00: “A caccia di altri mondi” di A. Villa. Ore 18:00: “C’è vita su Marte?” di P. Piludu.

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

La prima preda di Curiosity

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La roccia "Jake Matijevic" con evidenziati i due punti su cui hanno lavorato gli strumenti scientifici (NASA/JPL-Caltech/MSSS)

La roccia "Jake Matijevic" con evidenziati i due punti su cui hanno lavorato gli strumenti scientifici (NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Le rocce marziane riservano parecchie sorprese, in questi giorni. Se ieri usciva su Science uno studio dedicato al meteorite Tissint, appunto un pezzo di Marte caduto sulla Terra, oggi si scopre qualcosa di pià sulla prima pietra del pianeta rosso toccata dal rover Curiosity, di cui i ricercatori che seguono la missione hanno diffuso un primo profilo chimico.

La roccia (grande più o meno come un pallone da calcio e battezzata “Jake Matijevic” in onore del capo ingegnere di Curiosity, deceduto quest’estate)  è stata studiata usando due strumenti scientifici di cui è dotato il rover, l’Alpha Particle X-Ray Spectrometer (APXS) e lo strumento Chemistry and Camera (ChemCam). La roccia non ha la tipica composizione della superficie marziana: è ricca di una classe di minerali chiamati feldspati, ma povera di ferro e magnesio.

Come spiega Edward Stolper del California Institute of Technology, co-investigatore di Curiosity “la roccia è chimicamente simile a una rara ma ben nota varietà di rocce ignee presenti sulla Terra nelle zone vulcaniche. Sulla Terra, questo tipo di roccia deriva tipicamente dalla cristallizzazione di magma ricco di acqua, a pressioni elevate. “Avendo per ora un solo campione marziano è difficile dire se anche là questo tipo di roccia sia prodotta dagli stessi processi, ma quello è un buon punto di partenza per studiarla” conclude Stolper.

Al Planetario di Ravenna

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14.10, ore 10:30: Osservazione del Sole (cielo permettendo, giardini pubblici).

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Peccioli… e intorno l’Universo 2012

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14.10, ore 16:30, in occasione del “battesimo” del primo asteroide scoperto dalla AAAV, che verrà denominato “PECCIOLI”. Previsti interventi del Sindaco Dr. Silvano Crecchi, di Paolo Bacci, scopritore dell’asteroide e Alberto Villa.

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

Problema antico, nuova soluzione. Cosa rallenta i Pioneer?

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L’ anomalia dei Pioneer, l’effetto che causa il rallentamento anomalo delle sonde NASA Pioneer 10 e 11, potrebbe finalmente avere una spiegazione. Da decenni gli esperti cercano di trovare una soluzione a questo mistero: un rallentamento difficile da spiegare nel moto delle due sonde, lanciate nei primi anni settanta dalla NASA verso gli estremi confini del Sistema Solare, in direzioni opposte. Che l’attrazione gravitazionale del Sole causi una decelerazione nel loro moto è normale, ma quella decelerazione è ben maggiore di quanto ci si aspetterebbe.

La nuova teoria arriva da uno studio di Sergei Kopeikin, un ricercatore dell’Università del Missouri (USA): «Le sonde Pioneer – dice Kopeikin – sembrano violare le leggi di gravità newtoniane decelerando in modo anomalo durante il loro viaggio spaziale, e fin’ora non era mai stato possibile dare delle spiegazioni secondo le leggi della fisica». Il suo recente studio, pubblicato su Physical Review D, dimostra invece che la deviazione non è così strana come si pensava.

Proprio lo scorso anno, una serie di studi avevano offerto una possibile spiegazione: la cosiddetta thermal recoil force (un effetto non gravitazionale, legato unicamente alla radiazione termica che esce dalle sonde). Secondo il team del Missouri, però, l’effetto di thermal recoil può spiegare al massimo il 15-20 per cento dell’effetto osservato. La soluzione del restante 80 per cento andrebbe invece cercata nelle equazioni che descrivono il movimento dei fotoni radio che portano sulla Terra le informazioni su posizione e velocità delle sonde. Le gemelle Pioneer sono state infatti letteralmente bombardate di onde radio, che rimbalzando contro le sonde e tornando a Terra ci consentono di calcolarne la distanza.

Per Kopeikin e colleghi, le navicelle non rallentano, ma sono le onde radio che emettono che arrivano sulla Terra a una velocità diversa da quella che ci si aspetterebbe, stando alle teorie di Newton. E questo perché l’espansione dell’Universo altera le nostre osservazioni dei fotoni che compongono le onde radio provenienti dalle sonde, facendo sembrare che stiano rallentando.

La scoperta sull’anomalia delle sonde Pioneer è solo una parte di un progetto più grande al quale sta lavorando il team, su come l’espansione dell’Universo alteri alcuni parametri fisici nel Sistema Solare, in modi di cui finora gli astronomi non avevano tenuto conto: «Avere misure accurate dei parametri fisici dell’universo ci aiuterà a porre le basi per nuovi progetti di esplorazione interstellare», ha detto Kopeikin.

Per saperne di più:

Una stella che nasce tra nubi d’acqua

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Immagine infrarossa di parte della Nube Molecolare del Toro ottenuta con il telescopio spaziale Herschel: la nube pre-stellare L1544 e' visibile in basso a sinistra ed e' circondata da molte altre nubi di gas e polveri con densita' variabili.La Nube Molecolare del Toro e' situata a circa 450 anni luce ed e' la regione di formazione stellare piu' vicina alla Terra. (Crediti: ESA/Herschel/HIFI)

Immagine infrarossa di parte della Nube Molecolare del Toro ottenuta con il telescopio spaziale Herschel: la nube pre-stellare L1544 e' visibile in basso a sinistra ed e' circondata da molte altre nubi di gas e polveri con densita' variabili. La Nube Molecolare del Toro e' situata a circa 450 anni luce ed e' la regione di formazione stellare piu' vicina alla Terra. (Crediti: ESA/Herschel/HIFI)

Chissà come sarà tra qualche centinaio di milioni di anni il sistema stellare che si sta formando nella nube L1544, in direzione della costellazione del Toro. Magari attorno a quel nuovo astro che avrà caratteristiche simili al nostro Sole si formeranno pianeti su cui potrebbero svilupparsi forme di vita. È di sicuro ancora troppo presto per dirlo, ma oggi gli scienziati sanno per certo che lì, in quell’ammasso ancora informe di polveri e gas, c’è un ingrediente che è tra quelli fondamentali per sostenere la vita, almeno nelle forme che conosciamo: l’acqua.

A rivelare la presenza di questo elemento, osservato per la prima volta anche sotto forma di vapore in quella che può essere considerata la ‘culla’ di una nuova stella e di un futuro sistema planetario, è stato lo studio condotto da un team di ricercatori guidato da Paola Caselli dell’Università di Leeds e associata INAF a cui partecipano Claudio Codella dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri e Brunella Nisini dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma. Determinanti per la scoperta sono state le osservazioni condotte dal satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Herschel Space Observatory  e del suo spettrometro HIFI (Heterodyne Instrument for the Far-Infrared spectrometer).

Erano anni che gli astronomi cercavano di misurare l’abbondanza dell’acqua nelle nubi pre-stellari, ma senza successo. Solo l’entrata in funzione del telescopio spaziale Herschel, lanciato nel 2009, ha permesso finalmente di rivelarne la presenza in quelle regioni dove stanno formandosi nuovi astri. “Il motivo di questa difficoltà è che l’interno delle nubi pre-stellari è troppo freddo perché l’acqua sia in forma di vapore e possa essere osservata” dice Claudio Codella. “Infatti riteniamo che la maggior parte dell’acqua sia congelata sulla superficie dei grani di polvere che compongono le nubi, ricoprendoli con spessi mantelli di ghiaccio, dove anche altre molecole organiche  si formano e rimangono intrappolate. Questi grani di polvere sono i costituenti principali delle future comete, asteroidi, lune e pianeti”.

Insomma, veri e propri ‘mattoni’ che stanno alla base di tutto il processo della formazione di stelle e pianeti,  che per questo possono fornirci informazioni fondamentali anche sulla nostra origine. È quindi estremamente importante studiare la loro composizione chimica ed in particolare la quantità dell’ingrediente cruciale per la vita: l’acqua.

E in questo ambito, le misure di Herschel hanno davvero prodotto dei risultati eccezionali,  non fermandosi solo a individuare la presenza di acqua in L1544, ma spingendosi fino a consentire agli scienziati di stimare la sua abbondanza nella nube. “Grazie allo strumento HIFI a bordo di Herschel, il vapor d’acqua è stato finalmente non solo rivelato in una nube pre-stellare, ma addirittura quantificato” sottolinea Brunella Nisini. “La massa totale di vapor d’acqua individuata il L1544 è corrispondente a circa 2000 oceani terrestri, mentre è presente una ben più grande riserva di acqua ghiacciata, corrispondente a circa 2,6 masse di Giove. Questo valore è stato stimato in base a modelli chimici che riproducono la quantità di vapor d’acqua osservato”.

HIFI ha identificato nello spettro della radiazione infrarossa proveniente da L1544 una riga prodotta dall’acqua sia in emissione che in assorbimento, con un profilo che indica che il collasso gravitazionale della nube è appena iniziato: le molecole di acqua osservate stanno muovendosi verso il centro della nube, la culla della futura stella.

“Per mantenere l’acqua in forma di vapore nel centro freddo e denso della nube,è necessaria la presenza di particelle energetiche (raggi cosmici Galattici)”, spiega Paola Caselli, che ha guidato il lavoro i cui risultati sono in corso di pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. “I raggi cosmici entrano nella nube, collidono con l’idrogeno molecolare, ovvero l’ingrediente gassoso più’ abbondante, il quale a sua volta produce una debole luce ultravioletta. Questa illumina i mantelli ghiacciati della polvere, liberando le molecole dell’acqua e mantenendo il vapor d’acqua ad un livello che solo Herschel è in grado di rivelare”.

I risultati ottenuti con le misure di Herschel rivelano la stretta connessione tra polvere e gas in una nube, appena prima la formazione di una stella e forniscono la prima osservazione dell’abbondanza di acqua all’interno di una nube genitrice di una futura stella come il nostro Sole e del suo potenziale sistema planetario. Queste fondamentali osservazioni sono tutte italiane, in quanto sono state ottenute utilizzando il tempo garantito italiano dello strumento HIFI di Herschel, ricevuto per il coinvolgimento del nostro Paese nella costruzione dello strumento. HIFI è stato progettato e costruito da un consorzio di agenzie, istituti di ricerca e dipartimenti universitari europei, canadesi e americani. Per l’Italia ha partecipato l’Agenzia Spaziale Italiana, l’INAF-IFSI e l’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri.

Per saperne di più:

  • Il comunicato stampa INAF
  • L’articolo First detection of water vapor in a pre-stellar core di Paola Caselli, Eric Keto, Edwin A. Bergin, Mario Tafalla, Yuri Aikawa, Thomas Douglas, Laurent Pagani, Umut A. Yildiz, Floris F. S. van der Tak, C. Malcolm Walmsley, Claudio Codella, Brunella Nisini, Lars E. Kristensen, Ewine F. van Dishoeck in pubblicazione sulla rivista The Astrophyical Journal Letters

Gruppo Astrofili Rozzano

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13.10: “Frammenti di universo in fotografia” di Angelo Molinari.

Al Planetario di Ravenna

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12.10: Osservazione della volta stellata (cielo permettendo, giardini pubblici).

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Unione Astrofili Napoletani

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Dal 12 al 14 ottobre: X Star Party del Cilento a S.M. La Bruca (SA).

E-mail: info@unioneastrofilinapoletani.it
www.unioneastrofilinapoletani.it

Peccioli… e intorno l’Universo 2012

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13.10, ore 20:00: Cena con intrattenimento in tema, gioco e premio finale! Per prenotazioni: 347.9746852. Dalle 21.15 alle 23.45 (ingresso libero): osservazione pubblica con i telescopi della AAAV.

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

ASTROINIZIATIVE UAI Unione Astrofili Italiani

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13 ottobre: Riaccendiamo le stelle, giornata nazionale dell’inquinamento luminoso. La Commissione Inquinamento Luminoso UAI propone alle associazioni di organizzare eventi e conferenze locali per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sul tema del deturpamento ambientale dovuto all’illuminazione selvaggia, sulle leggi regionali vigenti e su come, con pochi accorgimenti, sia possibile vedere meglio e a minor costo.
Si invitano tutti gli astrofili e i cittadini ad aderire alle iniziative proposte.

http://inquinamentoluminoso.uai.it/
www.uai.it

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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Giovedì 11 ottobre , ore 20.30, presso il Museo di scienze naturali di Brescia, in occasione dello spettacolo “La signora della luna”, a cura di Claudio Bontempi, verrà presentato l’annuale corso elementare di astronomia.

Per info: tel. 348 5648190.

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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Giovedì 11 ottobre, ore 20.30, presso il Museo di scienze naturali di Brescia, in occasione dello spettacolo “La signora della luna”, a cura di Claudio Bontempi, verrà presentato l’annuale corso elementare di astronomia.

Per info: tel. 348 5648190.
E-mail: osservatorio@serafinozani.it www.astrofilibresciani.
it

Unione Astrofili Napoletani

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11.10: Visita Serale Astronomica aperta al pubblico, conferenza di Francesca Matteucci.

E-mail: info@unioneastrofilinapoletani.it
www.unioneastrofilinapoletani.it

Una rara Nova X per Swift

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Può essere definita la settimana dei Buchi Neri, oggetti che solo in senso lato  hanno a che fare con vicende recenti che però al contrario non hanno nulla del loro fascino. Prima Nature, poi Science, le due più prestigiose riviste scientifiche al mondo, hanno pubblicato lavori dedicati a scoperte relative ai buchi neri. La stella sul ciglio del burrone, pronta per cadere a capofitto nel buco nero al centro della nostra galassia (vedi media inaf) o il doppio  buco nero trovato nell’ammasso globulare M22, sempre nella nostra galassia.

E non si poteva concludere questa settimana con la rilevazione di un altro buco nero. Ma questa volta non è tanto il buco nero che deve attrarre la nostra attenzione, quanto la rara Nova X che ha permesso di rilevarlo. Infatti una Nova X è una sorgente che emette raggi X per un breve lasso di tempo, compare all’improvviso nel cielo X, raggiunge il massimo della sua emissione nel giro di alcuni giorni e poi decade lentamente su tempi scala di mesi. La comparsa di una sorgente brillante di raggi X è dovuta all’improvvisa caduta di una copiosa quantità di gas che precipita su un oggetto compatto: una stella di neutroni o un buco nero.

Tutto questo è stato possibile grazie al satellite della NASA Swift, che lo scorso 16 settembre  ha registrato un lampo di raggi X duri, provenienti da una sorgente situata in direzione del centro della nostra galassia. Le prodezze del satellite Swift non sono nuove alle nostre cronache, visto il forte contributo italiano con INAF e ASI, ma in questa occasione sembra essersi superato, almeno a leggere le parole Neil Gehrels PI della missione: “La scoperta di una nuova nova nella banda X è un evento molto raro”.

Le emissioni X della Nova hanno “attivato” il Burst Alert Telescope a bordo di Swift due volte nella mattina del 16 settembre ed un’altra volta il giorno successivo. “Questa ripetuta esplosione di raggi X e la sua posizione, situata a qualche grado dal centro della nostra galassia verso la costellazione del Sagittario, hanno fatto immediatamente capire che non si trattava di un Gamma Ray Burst” dice Gianpiero Tagliaferri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e Responsabile Scientifico del team Italiano nel progetto Swift.

“L’andamento che stiamo osservando nei raggi X è tipico delle nove in cui l’oggetto centrale è un buco nero. Quando l’emissione X sarà cessata speriamo di poter misurare la sua massa e confermare la presenza del buco nero” dice Boris Sbarufatti giovane astronomo dell’Osservatorio Astronomico di Brera dell’INAF, che attualmente lavora presso il centro operativo di Swift della Penn State University, in Pennsylvania.

Il buco nero deve far parte di un sistema binario con una stella compagna di tipo solare, un sistema che gli astronomi chiamano “binaria X di piccola massa”.

“Swift – ricorda Barbara Negri, Responsabile ASI Esplorazione e Osservazione dell’Universo – è un satellite dedicato allo studio dei GRB a cui contribuiscono sia ASI che INAF.  In particolare l’Italia ha fornito gli specchi del telescopio X (XRT) e mette a disposizione la stazione di terra di Malindi”.

Gruppo Astrofili Rozzano

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I Martedì della scienza. Sala conferenze-Cascina Grande, Biblioteca Civica, Via Togliatti, Rozzano.
Ore 21:00:
11.10: “La Rivoluzione Copernicana” di Franco Bertucci.

Peccioli… e intorno l’Universo 2012

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Dal 11 al 14 ottobre: giovedì e venerdì: 10:00/13:00 rivolto esclusivamente alle scuole su prenotazione. Sabato e domenica: 10:00/13:00 – 15:30/19:00. Solo sabato: 21:15/23:45 ingresso libero.

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

Gruppo Amici del Cielo

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09.11: “Archeo-astronomia in Cina” a cura di Valentina Bruschetti .

Per informazioni sulle attività del gruppo:
didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

Al Planetario di Ravenna

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09.10: “Costellazione Manga: le stelle nell’animazione e nei fumetti giapponesi” di Daria Dall’Olio e Alessandro Montosi.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Congiunzioni multiple con Marte nella seconda decade di ottobre

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Congiunzioni con Marte

Durante la seconda decade di ottobre, Marte attraverserà la testa dello Scorpione, dando luogo ad almeno un terna di pregevoli congiunzioni.

  • La prima, il giorno 11, quando il pianeta sarà tra le stelle Graffias (β Scorpii) e Dschubba (δ Scorpii);
  • la seconda il 18, quando verrà raggiunto da una bella falce di Luna;
  • la terza il 21, quando Marte e Antares (i due astri “rivali”) saranno alla massima vicinanza del periodo (ovviamente, la congiunzione Antares-Marte si ripete circa ogni due anni), così che potranno finalmente essere confrontati a vista.

Segnaliamo che la congiunzione più stretta tra i due oggetti si verificherà nell’agosto del 2016 quando Marte si avvicinerà ad Antares fino a una distanza angolare apparente di 1,8 gradi.

Supernovae

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Prima di raccontarvi delle ancora numerose scoperte targate “made in italy” – “ISSP” che stanno dando grandi soddisfazioni a chi porta avanti la ricerca amatoriale di supernovae in italia, ci soffermiamo su due interessanti e luminose supernovae visibili in questo periodo.

Cliccare per ingrandire l'immagine. La SN2012ei.

*La prima è la SN2012ei scoperta la sera del 22 Agosto dal giapponese Yoji Hirose, veterano ricercatore del sol levante, nella galassia lenticolare ngc5611. Al momento della scoperta la supernova mostrava una magnitudine pari a +17,0 ma già la sera seguente era salita di circa due magnitudini a +14,9. Si tratta di una supernova di tipo Tipo Ia che ha raggiunto il massimo di luminosità nei primi giorni di Settembre sfiorando la magnitudine +13. E’ quindi un facile oggetto sia per la notevole luminosità ma anche per la distanza angolare dal nucleo della galassia. Posta nella parte est della costellazione del Bootes, 15° a nord della stella alfa Arturo, conviene osservarla subito dopo il tramonto per averla ad un’altezza ottimale sull’orizzonte.

Cliccare per ingrandire l'immagine. La SN2012ec.

*La seconda è la SN2012ec scoperta la sera del 11 Agosto nella galassia a spirale ngc1084 dal sudafricano Berto Monard, altro veterano ricercatore di supernovae, fra i più attivi nell’emisfero sud. Lo spettro ottenuto con il telescopio di 2,3 metri del Siding Spring Observatory in Australia ha evidenziato che si tratta di una supernova di tipo IIP scoperta pochi giorni dopo il massimo. Negli ultimi50 anni questa bella e fotogenica galassia a spirale ha ospitato ben cinque supernovae, inserendosi ai primi posti nella classifica delle più prolifiche galassie dove sia esplosa una supernova. Per averla ad una buona altezza sull’orizzonte est, conviene comunque aspettare a notte inoltrata o prima dell’alba, nella costellazione dell’Eridano al confine con la costellazione della Balena, 7° a sud della galassia M77,.

Veniamo alle supernovae nostrane.

Cliccare per ingrandire l'immagine. La SN2012eh

*La mattina del 20 Agosto Ciabattari e Mazzoni dell’osservatorio di Monte Agliale (LU) scoprono la SN2012eh nella galassia IC1706 che si trova nella costellazione dei Pesci, a circa 300 milioni di anni luce di distanza. Dall’analisi spettroscopica effettuata il 22 Agosto dal Nearby Supernova Factory II, un progamma professionale di collaborazione internazionale fra gruppi Americani e Francesi, è emerso che l’oggetto individuato è una Supernova di tipo IIP osservata alcuni giorni dopo il massimo di luminosità. Alla supernova è stata assegnata la sigla SN2012eh ma non si è rivelato un facile oggetto poichè si è mantenuto vicino alla magnitudine +18,0.

Cliccare per ingrandire l'immagine. La Supernova individuata in NGC 927.

*Nella notte del 27 Agosto l’ISSP mette a segno un’altra bella doppietta. Leonini, Guerrini, Rosi e Ramirez dell’osservatorio di Montarrenti in provincia di Siena scoprono la loro ottava supernova nella galassia a spirale barrata NGC927. La supernova, che al momento della scoperta splendeva di magnitudine +17,6  ha aumentato la sua luminosità fino alla magnitudine +16,0 ed è perciò un facile oggetto visibile tutta la notte,  poiché la galassia ospite è posta nella costellazione dell’Ariete. A questa supernova non è stata ancora assegnata la sigla ufficiale, anche se lo spettro ripreso Nearby Supernova Factory II ha confermato la natura dell’oggetto classificandola di tipo Ia.

SN2012eo

*Sempre il 27 Agosto Ciabattari, Mazzoni e Simonetti dell’osservatorio di Monte Agliale (LU) scoprono la SN2012eo nella galassia a spirale PGC68367. L’analisi spettroscopica effettuata dal team dell’osservatorio di Asiago ha evidenziato che si tratta di una supernova di tipo Ia osservata un paio di settimane dopo il massimo e appartenente ad una particolare sottoclasse delle Ia e cioè le HVG che sono supernovae la cui velocita’ di espansione del materiale eiettato cala rapidamente nel tempo. La galassia ospite posta nella costellazione di Pegaso a 390 milioni di anni luce di distanza permette di osservare la supernova per tutta la notte, ma la debole luminosità già oltre la magnitudine +18,0 (era di +17,2 al momento della scoperta) non la rende un facile oggetto.

Cliccare per ingrandire l'immagine. La SN2012en

*Arriviamo così al 9 Settembre con un’altra supernova lucchese di magnitudine +17,8 scoperta ancora una volta dagli inarrivabili Ciabattari e Mazzoni nella piccola galassia PGC14498 distante 230 milioni di anni luce e posta anche questa nella costellazione del Pegaso. Lo spettro ripreso due giorni dopo con il telescopio Copernico di 1,82 metri dell’osservatorio di Asiago, ha evidenziato che si tratta di una supernova di tipo Ia scoperta due settimane dopo il massimo. La curiosità che caratterizza questa “discovery” è rappresentata dal fatto che il campo era stato ripreso in una sessione precedente, esattamente la mattina del 24 agosto e nonostante la supernova fosse ben più luminosa non era stata “scorta” a causa del fortissimo fondo cielo causato dalle prime luci dell’alba. Anche questa supernova non è purtroppo un facile oggetto da osservare poiché la magnitudine è già diminuita oltre la +18.

Cliccare per ingrandire l'immagine. La SN2012ek

*Per completare il quadro delle supernovae targate ISSP, abbiamo una scoperta indipendente ottenuta il 19 Agosto da Fabio Martinelli e Fabio Briganti dell’osservatorio di Montecatini val di Cecina nella galassia a spirale UGC11322 posta nella costellazione della Lyra a meno di 3° dalla stella Vega. La scoperta di questa supernova è stata realizzata dagli astrofili cinesi Zhijian Xu e Xing Gao che nella notte del 18 Agosto hanno ripreso la supernova quando era di magnitudine +18,8 ma poiché era appena visibile nell’immagine ripresa con il loro telescopio da 35cm hanno aspettato a darne comunicazione riprendendo un’immagine di conferma nella sera seguente. Sera in cui anche Martinelli e Briganti riprendevano la galassia evidenziando la supernova che splendeva già di magnitudine +17,8.
Lo spettro, ripreso ancora una volta dagli specialisti di Asiago, ha evidenziato che si tratta di una supernova di tipo Ib scoperta una settimana dopo il massimo di luminosità.

Nel Cielo – DUE OGGETTI BINOCULARI nel Cigno che declina

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nel Cielo - Ottobre 2012
La cartina del mese abbraccia la regione nordorientale del Cigno, dove a poca distanza da Deneb si trovano i due oggetti di cui tratta la rubrica: la notissima ma discreta (almeno nel visuale) Nebulosa Nord America e l’ammasso aperto M39.

Il Cigno viene giustamente considerata una costellazione estiva, ma è talmente alta in declinazione (e alle nostre latitudini praticamente circumpolare) che può essere osservata con profitto in un arco di tempo che va dalla primavera all’autunno inoltrato. Anzi, c’è quasi da dire che per andare alla ricerca dei due oggetti di cui parleremo questo mese (assolutamente binoculari) sia senz’altro preferibile avere a che fare con una costellazione già declinante, tale da non esporre l’osservatore a dolorosi torcicollo nel tentativo di puntare lo zenit…
tabella Nel CieloLa Nebulosa Nord America – Il primo a osservarla fu probabilmente W. Herschel che, il 24 ottobre 1786, mentre stava controllando la sua ultima scoperta (l’ammasso aperto NGC 6996), scrisse di aver avvistato nella stessa zona “una nebulosità molto grande e diffusa, maggiormente brillante nel mezzo”; ma fu l’astronomo tedesco Max Wolf (1863-1892), che per primo la fotografò la notte del 12 dicembre 1890, ad accorgersi della incredibile somiglianza con il profilo del continente americano e a battezzarla “Nordamerika Nebel”.

Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, i cenni storici, le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 46 di Coelum n. 163.

QUASI SCONOSCIUTI, ma NINA e ANACOSTIA corrono insieme

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Asteroidi - Ottobre

Asteroidi - OttobreVesta e Cerere stanno correndo tra le corna del Toro, così vicini da poter quasi essere inquadrati insieme nel campo di un binocolo. Davvero interessante per una rubrica come la nostra… se non fosse che in ottobre sorgeranno piuttosto tardi (dopo le 22:00) e così, per quanto belli e famosi, ho deciso come (quasi) sempre di parlarvi invece di due pianetini pressoché sconosciuti al “grande pubblico”, usciti dall’anonimato in questo periodo grazie al loro profondo avvicinamento alla Terra: (980) Anacostia e (779) Nina. La scelta, non lo nascondo, è anche legata al fatto che i due oggetti, ambedue in opposizione, viaggeranno ancora più vicini di quanto stanno facendo Vesta e Cerere, e il loro percorso potrà quindi essere raffigurato in un’unica mappa. Anche questo conta, quando si ha così poco spazio a disposizione!
Tabella Asteroidi  Ottobre Il primo, Anacostia è un asteroide di circa 80 km di diametro; una tranquilla fascia principale, ma con un’orbita decisamente eccentrica e inclinata, che ogni 9 anni lo porta ad avvicinarsi alla Terra fino a 1,245 UA e a brillare di una apprezzabile mag. +10,8. Niente male per un pianetino capace di allontanarsi fino a 4,25 UA, perdendosi in magnitudini che superano la +14!

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 66 di Coelum n.163.

A Pechino lo “state of the art” dell’Astronomia e dell’Astrofisica mondiale

The E-ELT here seen in a scale comparison with one of the VLT domes.


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Pechino, Agosto 2012. Per gli astronomi e gli astrofisici, dai giovani ricercatori freschi di dottorato ai professori di fama mondiale, l’Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale è molto più di uno dei tanti congressi per addetti ai lavori, molto più di un’occasione per incontrare di persona colleghi di altri Paesi. L’Assemblea Generale rappresenta il momento per fare il punto sulle questioni aperte e discuterne, per capire quali e quanti passi avanti sono stati fatti e, perché no, anche per stupirsene.

Ogni edizione viene ricordata per un motivo: la più famosa degli ultimi tempi è stata quella tenutasi a Praga nel 2006, per la contestata “bocciatura” di Plutone (vedi Coelum n. 98 e n. 99).

L’assemblea targata 2012, la ventottesima, sembra invece verrà ricordata per l’estrema efficienza e l’organizzazione dimostrata dal Paese ospite: la Cina. Dal 20 al 31 agosto, presso il Centro Nazionale dei Congressi di Pechino, costruito in occasione delle Olimpiadi 2008, gli astronomi partecipanti hanno constatato quanto forte sia l’interesse della Cina a investire nella ricerca, anche dalla cura con cui ha gestito il “loro” evento. Sul fatto che l’organizzazione sia stata davvero eccellente concorda anche Renato Falomo, astronomo dell’INAF – Osservatorio di Padova e Direttore scientifico di Coelum, che ha partecipato all’assemblea; ma non sono gli aspetti organizzativi sui quali gli abbiamo chiesto un breve resoconto.

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LE SCOPERTE PIù RECENTI E I DATI PRESENTATI ALL’ASSEMBLEA

I temi trattati sono stati molti. Si è partiti dall’Universo vicino, anzi vicinissimo, quello che si misura in Unità Astronomiche, ridefinendo con precisione proprio il valore di questo “metro”. La nuova risoluzione, approvata all’unanimità, pone 1 UA pari a 149 597 870 700 metri. Non sembra una grande novità, che fosse un po’ meno di 150 milioni di chilometri lo si sapeva, ma si tratta di un valore assoluto mentre quello usato in precedenza non lo era perché variabile in funzione della massa del Sole.

Per quanto riguarda l’Universo lontano, quello primordiale, nel corso di una delle assemblee generali, sono stati presentati gli ultimi risultati di WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe), la sonda spaziale per lo studio delle anisotropie della radiazione cosmica di fondo.

“Ormai è stata completata l’analisi del 95% dei dati raccolti nel corso della missione” riferisce Falomo (nella foto a sinistra). “Quelli che sono stati presentati nel corso dell’assemblea possono essere considerati i dati finali. Grazie a questo lavoro ora disponiamo della maggior parte dei parametri cosmologici, costante di Hubble compresa, con una precisione di pochi percento. Questo stando a quanto ha riferito il responsabile della missione, Charles Bennett.”

E proprio questi risultati hanno valso a Bennett l’ambito Premio Gruber per la Cosmologia 2012: la consegna della medaglia, che è parte del premio, è avvenuta proprio nell’ambito dell’Assemblea di Pechino.

Continuando a restare dalle parti dell’Universo lontano, uno degli argomenti di maggior interesse è stato discusso in una delle tante sessioni parallele, il Simposio 295, che focalizzava l’attenzione sulla formazione e l’evoluzione delle galassie massicce.

“È stato uno dei meeting a cui ho partecipato di più” spiega Falomo. “Lo scopo era discutere le proprietà strutturali e di evoluzione delle galassie massicce a varie distanze, a diversi redahist (z): si tratta di un tema determinante sia per la comprensione della evoluzione delle galassie ma anche nel contesto cosmologico. L’idea di base è che le galassie, al momento della formazione, abbiano perlopiù una struttura a disco. Successivamente, a causa di processi di interazione e di fusione fra galassie di massa relativamente piccola, vengono a formarsi sistemi stellari più massicci, le galassie ellittiche che troviamo a tempi cosmici più avanzati. Se da una parte questo scenario trova molti riscontri, dall’altra ci sono anche cose che non tornano, come spesso succede.

In questo contesto, per cercare di spiegare lo scenario attuale, vengono proposti meccanismi diversi che giustifichino ciò che si osserva: oltre a quanto avviene su scale temporali più lunghe, con la costruzione di oggetti più massicci a partire da quelli più leggeri attraverso l’interazione delle galassie, si suppone siano presenti anche delle variazioni su scale secolari che facciano evolvere le galassie di per sé.”

Una slide della galassia a guscio NGC 474 proiettata durante la conferenza IAU su questi straordinari oggetti. Cortesia R. Falomo.

È da questo punto di vista che lo studio delle galassie a guscio (vedi Coelum, numeri 157 e 161) assume una particolare rilevanza: la distribuzione del materiale in questo particolare tipo di galassie è l’impronta delle loro passate interazioni. Fra le altre è stata presa in esame la spettacolare NGC 474 (uno dei soggetti scelti per il calendario 2012 CFHT-Coelum).

Questo misterioso corpo celeste non è né un effetto ottico né un oggetto appartenente alla Via Lattea. Catalogato come NGC 474, è situato nella costellazione dei Pesci e il suo redshift, z = 0,008, lo pone a una distanza da noi di circa un centinaio di milioni di anni-luce. Il che fa di questo oggetto una galassia veramente straordinaria, che soltanto da pochi anni, grazie al prodigioso miglioramento della tecnologia di ripresa, si è riusciti a vedere in tutta la sua inquietante bellezza. Cortesia Jean-Charles Cuillandre CFHT, Giovanni Anselmi COELUM.

Le galassie massicce sono un argomento controverso e, anche una volta concluso il simposio ad esse dedicato, le questioni rimaste aperte sono più d’una. “I dubbi riguardano la distribuzione di questi oggetti e, in particolare, le loro dimensioni” spiega Falomo. “Una delle cose che sono state dibattute, uno degli argomenti anche più nuovi degli ultimi anni, è il fatto che via via che si guardano questi oggetti a z più alti, più lontano nello spazio e nel tempo, a parità di massa e luminosità sono più compatti. Questo è un fatto estremamente interessante perché ci deve essere qualche processo che fa sì che l’oggetto non solo cresca in massa, ma che si dilati. Il materiale deve essere estremamente più compatto all’origine. Il meccanismo di questa evoluzione, non solo è poco chiaro ma è anche poco spiegato.”


Accorciando di parecchio le distanze e cambiando argomento, si arriva a un altro tema caldo dell’astrofisica moderna: la ricerca di pianeti extrasolari. A quasi vent’anni dalla scoperta del primo pianeta in orbita intorno a una stella diversa dal Sole, il numero di questi oggetti è cresciuto fino a superare quota 700 (ma il numero è molto maggiore se si considera che i candidati in attesa che la loro identità venga confermata è di circa 3000).

Sono numeri che si commentano da sé e sottolineano il successo di missioni spaziali come Kepler e Corot ma anche delle campagne osservative da terra (HARPS, MEarth, M2K, LCES). “Fra gli annunci di scoperte dati proprio in occasione di uno dei meeting, uno riguardava il sistema Kepler 47, costituito da due pianeti che orbitano intorno a una coppia di stelle binarie. È stato annunciato in occasione di un talk generale, in modo che tutti potessero partecipare. La missione di Kepler sta andando piuttosto bene e sta portando alla scoperta di un numero notevole di pianeti, ma questo, sotto certi aspetti non è così sorprendente.”

Altra cosa che non sorprende, per usare un gioco di parole, è il fatto che le scoperte annunciate nel corso dell’Assemblea, non ci colgano di sorpresa, come ammette Falomo: “le grandi novità, al giorno d’oggi, difficilmente vengono rivelate a un congresso, vista la grande rapidità con cui qualsiasi notizia si diffonde attraverso il web e tutti i canali di informazione. Quando si arriva si sa già tutto.”

Così come già si era sentito parlare di un asteroide di 140 metri, 2011 AG5, e del fatto che potrebbe rappresentare una minaccia per la Terra. “La traiettoria misurata attualmente mostra che potrebbe passare vicino e, sebbene la probabilità sia bassa, non è impossibile che possa impattare nel 2040. I dati sulle effemeridi a disposizione oggi sono incerti, sia perché le osservazioni non sono abbastanza dettagliate sia perché nel corso dell’orbita possono intervenire interazioni che la fanno cambiare.”

Tutto sta a vedere cosa succederà nel 2023, quando l’asteroide passerà vicino al nostro pianeta, pur mantenendosi a una distanza di sicurezza: secondo i calcoli, se in quella occasione attraverserà una specifica area del diametro di 360 km, allora le probabilità di un impatto nel 2040 aumenteranno in modo preoccupante. “È una situazione da tenere sotto controllo. Nel corso dell’assemblea si è discusso delle misure di difesa da adottare. C’è la possibilità di inviare una sonda per far cambiare la traiettoria (e ci sono varie tecniche di “deviazione” da vagliare). Il problema è che con i dati attuali, una sonda spedita adesso rischia l’insuccesso proprio perché è troppo vaga la nostra conoscenza dell’orbita del suo bersaglio. Bisognerebbe aspettare per avere dati più precisi e per sapere se c’è veramente rischio. Però più si aspetta, maggiore sarà l’energia necessaria per indurre la deviazione.” Le osservazioni, in questo caso più che mai, saranno determinanti, come lo è la strumentazione che le rende possibili.

The E-ELT here seen in a scale comparison with one of the VLT domes.

Ed è agli strumenti, quelli che permetteranno di ampliare gli orizzonti della ricerca astrofisica, i grandi progetti, che è stata dedicata un’altra sessione dell’Assemblea. Si è parlato dei futuri grandi telescopi a terra: TMT (Thirty Meter Telescope), LSST (Large Synoptic Survey Telescope), GMT (Giant Magellan Telescope), EELT (European Extremely Large Telescope), trattati anche in Coelum n. 156, oltre che dell’atteso JWST (James Webb Space Telescope). “Vederli tutti assieme ha fatto una certa impressione. Questo panorama di strumenti a terra e nello spazio indica veramente che l’astronomia mondiale, con progetti quasi tutti di carattere internazionale ( e la Cina partecipa quasi a tutti!), è giunta alle soglie del nuovo millennio. È impressionante vedere quello che si sta costruendo e che ci sarà nel giro di uno, massimo due decenni. Questi strumenti serviranno non solo a far fronte a molte delle questioni che oggi sono aperte ma, come è avvenuto anche in passato ogni volta che la strumentazione è migliorata, riserveranno senza dubbio delle sorprese.”

Di sorprese, nel frattempo, la ricerca astrofisica ne ha di sicuro parecchie in serbo e ci sarà modo di parlarne fra tre anni a Honolulu, alla prossima Assemblea Generale IAU.

Giove e Luna nel Toro

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Giove e Luna nel Toro

Giove e Luna nel Toro

La sera del 5 ottobre ci sarà l’occasione di fotografare su uno sfondo paesaggistico la levata di Luna e Giove, che sorgeranno tra le corna del Toro separati di circa 1,5 gradi.

La fase lunare (fase 72%) sarà un po’ troppo abbondante in quanto a luminosità, il che significa che soltanto in presenza di un cielo limpido sarà possibile realizzare qualcosa di soddisfacente.

Gruppo Astrofili Rozzano

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06.10: “Il cielo d’autunno” di Alessandro Re.

Al Planetario di Ravenna

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06.10: “O Muse or m’aiutate nella Divina Lettura”.
Letture per genitori con bambini 3-7 anni a cura dei Lettori volontari Nati per Leggere.

Per info: tel. 0544-62534 – E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Peccioli… e intorno l’Universo 2012

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05.10: “I MAYA E IL 2012: un’indagine scientifica sulla (presunta) fine del mondo” a cura di Sabrina Mugnos.

Per info: Associazione Astrofili Alta Valdera – cell. 3405915239
www.astrofilialtavaldera.com

5° STAR PARTY DEL MONFERRATO – 6 OTTOBRE

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Party del Monferrato presso l’Osservatorio Astronomico di Odalengo Piccolo (AL)sotto il cui tetto scorrevole sono alloggiati uno SC da 14″ e un rifrattore Astrophisics da 13cm. La struttura, recintata e sorvegliata, è dotata di servizi igienici e allacciamento alla rete 220V, (si consiglia di munirsi di prolunga propria). Possibilità di cena presso un ristorante della zona e parcheggio per camper e bus. Nel pomeriggio è prevista l’osservazione diurna del sole in luce bianca e in luce Halpha grazie alla strumentazione messa a disposizione dagli organizzatori. Dopo cena osservazioni libere ad oltranza.

Per il programma completo e altre informazioni: cell. 338 6834894 (Paolo); cell. 334 5008489 (Martino).
www.cielodelmonferrato.it

5° STAR PARTY DEL MONFERRATO – 6 OTTOBRE

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Party del Monferrato presso l’Osservatorio Astronomico di Odalengo Piccolo (AL)sotto il cui tetto scorrevole sono alloggiati uno SC da 14″ e un rifrattore Astrophisics da 13cm. La struttura, recintata e sorvegliata, è dotata di servizi igienici e allacciamento alla rete 220V, (si consiglia di munirsi di prolunga propria). Possibilità di cena presso un ristorante della zona e parcheggio per camper e bus. Nel pomeriggio è prevista l’osservazione diurna del sole in luce bianca e in luce Halpha grazie alla strumentazione messa a disposizione dagli organizzatori. Dopo cena osservazioni libere ad oltranza.

Per il programma completo e altre informazioni: cell. 338 6834894 (Paolo); cell. 334 5008489 (Martino).
www.cielodelmonferrato.it

Al Planetario di Padova

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Spettacoli al Planetario: il venerdì alle ore 21:00, il sabato alle ore 17:30 e 21:00, la domenica alle ore 16:00 e 17:30. Per il programma di ottobre consultare il sito del Planetario.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 773677
E-mail: info@planetariopadova.it
Web: www.planetariopadova.it