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Questi gli appuntamenti mensili.
UAI con SKYLIVE Una Costellazione sopra di Noi – Il primo venerdì di ogni mese, a cura di Giorgio Bianciardi
(vicepresidente UAI). 06.12: La Costellazione di Andromeda.
SKYLIVE con UAI Rassegnastampa e cielo del mese – Quarto giovedì del mese a cura di Stefano Capretti.
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da ottobre 2013 a maggio 2014
BARI INCONTRA GIUSEPPE BIANCO Dir. Centro Geodesia Spaziale di Matera: “Misurare la Terra dalla spazio: geodesia spaziale e geodinamica”. In collaborazione con ASI.
06.12, ore 11:00: presso i Licei Leonardo da Vinci-Platone di Cassano delle Murge (Ba). 06.12, ore 16:00: presso il Liceo Scientifico Cartesio di Triggiano (Ba).
è un’iniziativa promossa dalla Società Astronomica Italiana Sezione Puglia, in collaborazione con Agenzia Spaziale
Europea (ESA), Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF), Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Provincia di Bari, Comune di Bari, Comune di Cassano delle Murge, CEA Solinio e Coelum Astronomia.
info@saitpuglia.it
www.saitpuglia.it
Escursioni in montagna, a Pian dell’armà (PV), per l’osservazione degli astri i venerdì e sabato: 06/07 e 27/28 dicembre.
Informazioni GAR: cell. 380 3124156 e 333 2178016
E-mail: info@astrofilirozzano.it
www.astrofilirozzano.it
L'illustrazione rappresenta il transito al meridiano della costellazione della Fenice vista dai tetti di Roma. Come è possibile vedere, tutte e tre le stelle principali sono sopra l'orizzonte soltanto di pochissimi gradi. La posizione delle galassie NGC 300 e NGC 55, trattate nella scorsa puntata, è stata mantenuta per dare l'idea di quanto ci si è abbassati in declinazione passando dallo Scultore alla Fenice.
L'illustrazione rappresenta il transito al meridiano della costellazione della Fenice vista dai tetti di Roma. Come è possibile vedere, tutte e tre le stelle principali sono sopra l'orizzonte soltanto di pochissimi gradi. La posizione delle galassie NGC 300 e NGC 55, trattate nella scorsa puntata, è stata mantenuta per dare l'idea di quanto ci si è abbassati in declinazione passando dallo Scultore alla Fenice.
Questa volta affonderemo ancora più verso le regioni australi, andando a visitare la sottostante costellazione della Fenice; ma se la mitica Fenice era solita tornare a spiccare il volo dalle sue ceneri, la stessa cosa non avviene certamente per l’omonima costellazione, che non riesce mai ad alzare la testa sopra l’orizzonte per più di qualche grado. La Fenice, apparsa per la prima volta nell’Uranometria del Bayer nel 1603, è infatti una costellazione decisamente australe, distesa sulla fascia che va dai –40° a –57° di declinazione. Numeri che non lasciano scampo, tanto che anche durante il suo fugace apparire in prima serata, nel corso di questo mese, potremo sperare di vederne solo la parte settentrionale. Mai come in questo
caso diventa determinante la località da cui si osserva. Per gli abitanti d’oltralpe, e in particolare per coloro che vivono al di sopra del 50° parallelo, la Fenice rimane totalmente invisibile (per cui mai
leggerete di un oggetto o di una cometa scoperti da Messier nella Fenice, che non è mai osservabile da Parigi…), mentre per gli abitanti dell’altro emisfero rappresenta una caratteristica del cielo primaverile
nonché dell’inizio dell’estate australe.
Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Il Cielo Sepolto di Piero Mazza presente a pagina 60 diCoelum n. 176.
La cartina del mese abbraccia l'intera costellazione del Monoceros (Unicorno), confinante con il Canis Major a sud e con Orione a ovest. I tre ammassi di cui si parla nel testo – M50, NGC 2301 e NGC 2232 – sono identificati dagli asterischi gialli e i primi due sono circondati da una regione rettangolare chiara corrispondente alla parte ingrandita nelle mappe seguenti.
La cartina del mese abbraccia l'intera costellazione del Monoceros (Unicorno), confinante con il Canis Major a sud e con Orione a ovest. I tre ammassi di cui si parla nel testo – M50, NGC 2301 e NGC 2232 – sono identificati dagli asterischi gialli e i primi due sono circondati da una regione rettangolare chiara corrispondente alla parte ingrandita nelle mappe seguenti.
M50, un ammasso a forma di cuore? – Nella parte meridionale della costellazione, quasi al confine con il Cane Maggiore e 2,5° a nordovest della famosa “Seagull Nebula” (IC 2177), si trova un oggetto deep-sky decisamente appariscente. Stiamo parlando di M50, un ammasso aperto esteso per circa 15 primi d’arco e popolato da un centinaio di stelle che brillano di una luminosità compresa tra la mag. +9 e +13; il che lo porta a una magnitudine apparente integrata di +5,9 e quindi alle soglie della visibilità ad occhio nudo, tanto che non pochi osservatori assicurano di essere riusciti a vederlo sotto
cieli sufficientemente scuri come una tenue nubecola lattescente. Ufficialmente l’ammasso fu individuato da Messier il 5 aprile 1772 anche se Jacques Cassini (1677-1756), figlio di Giandomenico, nel suo “Elements d’astronomie”, del 1740, asserisce che nel 1711 suo padre scoprì una “nebula” «…nell’area tra il Cane Maggiore e il Cane Minore (…) una delle più belle che si possano ammirare al telescopio». Indicazione però alquanto vaga, che a ben considerare rimette in gioco anche la rivendicazione di Giovan Battista Hodierna (1597-1660), dato che l’astronomo siciliano lasciò scritto nel 1654 che, in un anno imprecisato prima di quella data, vide una “Nebulosa Intercanicularis”, cioè una “nebulosa tra i due Cani”. Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, i cenni storici, le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 56 diCoelum n. 176.
Per trovare un terzo evento abbastanza interessante per il mese di novembre, sarà necessario sconfinare nel primo giorno di dicembre per osservare la medesima ragione di cielo (la Libra) in cui il 26 novembre si è verificata la congiunzione tra Mercurio e Saturno. Poco prima dell’alba, verso le 5:45, sarà così possibile osservare una sottilissima falce di Luna calante sorgere dall’orizzonte est-sudest in congiunzione con Saturno (3° a est) e Mercurio (più in basso, sorgerà dopo le 6:00).
La cosa particolare sarà però che la Luna a quell’ora starà occultando la stella Zuben el Genubi (alfa Librae, di mag. +2,7) e che quindi questa volta si tratterà di cercare quello che non si vede, piuttosto di quello che si vede…
N.B. Le dimensioni del disco lunare sono esagerate di 4x rispetto alla scala della figura.
Ultimo aggiornamento delle 9:11 (TU) dal LASCO C3. La cometa in alto a sinistra nell'immagine della sonda STEREO
Dopo averla vista affievolirsi poco prima di sparire dietro al disco di oscuramento del coronografo LASCO C2 della sonda SOHO, senza poi riapparire nel campo del Solar Dynamics Observatory dove gli scienziati la stavano “aspettando”, era stata data per spacciata. Evaporata.
Ma qualcosa è sopravvissuto, e continua il suo cammino. Sono solo i resti della cometa destinati a dissolversi man mano che si allontanano dal Sole o una parte del nucleo è sopravvissuto?
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Di sicuro nessuna cometa è mai stata seguita da così tanti appassionati nel suo avvicinamento al Sole, ne stiamo seguendo l’imprevedibile evoluzione (propria in realtà di questo genere di comete) praticamente in diretta assieme agli stessi scienziati. Di conseguenza non sappiamo ancora cosa è davvero successo e come si comporterà nei prossimi giorni.
Per il momento possiamo solo stare ad aspettare…
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Qui a destra il passaggio al perielio nel campo del coronografo LASCO C2, mostra la cometa affievolirsi e riapparire, come una flebile scia, dall’altro lato.
Più sotto un video che mostra l’intero giro di boa attorno al Sole aggiornato alle ultime immagini riprese dal LASCO C1 (che riprende un campo più ampio) mostra la cometa (o quel che ne resta) riprendere forma e intensificare la sua luminosità.
Ormai è chiaro che la cometa non ha superato indenne il perielio, ma se qualcuno volesse comunque tentare di osservare il cammino di quel che ne è rimasto (ammesso che sia ancora abbastanza luminoso da permetterlo) le immagini di seguito danno una traccia di dove cercarla, e questo è quello che scrivevamo…
“La ISON tornerà a essere osservabile sia la mattina che la sera (sempre che ovviamente non si sia nel frattempo disintegrata e che la sua luminosità si aggiri ancora nei dintorni delle magnitudini negative). Alle 7:00 la cometa, con una coda visibilmente più ridotta a causa del progressivo allontanamento rispetto alla Terra, precederà di pochissimo il sorgere del Sole; così come la sera, alle 17:00, sarà in procinto di seguirlo, sempre adagiata sull’orizzonte”.
Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena
Eccola, mentre si appresta a girare attorno al Sole, alle 19:45 raggiungerà la minima distanza passando a 1 170 000 km dalla superficie per poi riallontanarsi (speriamo) proseguendo il suo viaggio. Nell’immagine di sinistra la vediamo al limite del disco di oscuramento del coronografo LASCO C3, mentre nell’animazione sulla destra il momento in cui entra nel campo del coronografo LASCO C2.
A breve entrerà invece nel campo dell’SDO (Solar Dynamics Observatory). La NASA ha organizzato un Google Hangout con gli scienziati del Centro di Controllo della missione SDO per seguire in diretta il passaggio della cometa attorno al Sole.
Azzoppato nel maggio scorso dalla perdita d’una seconda ruota di reazione, Kepler, il più straordinario cacciatore di mondi che mai sia stato messo in orbita, potrebbe rientrare in attività grazie a un’idea ardita, tanto facile da descrivere quanto complessa d’attuare: usando come “stampella” la luce del sole.
Crediti: NASA Ames/W Stenzel
Se fosse un veicolo, Kepler sarebbe un triciclo. All’inizio della missione di “ruote” – ruote di reazione, necessarie a mantenere il telecopio correttamente puntato verso il bersaglio – ne aveva quattro. Quella di scorta se l’è giocata nell’estate del 2012, così quando lo scorso maggio ne è andata fuori uso una seconda il gioiello NASA s’è dovuto rassegnare a una sorta di pensionamento anticipato. Ma il bisogno aguzza l’ingegno, si sa. Ecco dunque che i ricercatori dell’agenzia spaziale hanno estratto dal cilindro un’idea in bilico fra genio e disperazione: tentare un gioco d’equilibrismo di quelli che ti tengono con il fiato sospeso, rimettendo in pista il telescopio con due ruote soltanto e affidandosi – per non farlo ruotare alla deriva – all’evanescente forza esercitata dal vento solare.
Per conseguire la stabilità necessaria, la sonda dovrà essere mantenuta orientata in modo quasi parallelo al suo percorso orbitale intorno al Sole: leggermente fuori asse, dunque, rispetto al piano dell’eclittica. Il tal modo K2 – com’è stata battezzata l’eventuale seconda parte della missione – dovrebbe poter mantenere nel suo campo di vista una specifica porzione di cielo per un tempo lungo fino a 83 giorni, trascorsi i quali si renderà necessario ripuntare la sonda per evitare che la luce del Sole finisca nel telescopio.
Il progetto, illustrato dalla spettacolare infografica che vedete qui sopra, è stato portato all’attenzione del quartier generale della NASA in questi giorni. Una decisione è attesa entro la fine dell’anno.
Eccola, ancora tutta intera, entrata nel campo del Coronografo della sonda SOHO LASCO C3, dove potremo seguire il suo avvicinamento al Sole. Al centro il cerchietto bianco indica le reali dimensioni del Sole, mentre quello blu ne oscura la luminosità per mettere in evidenza le strutture della corona solare. In basso a sinistra giorno e ora (in TU) di acquisizione dell’immagine.
29 novembre Se la cometa sarà sopravvissuta al passaggio ravvicinato con la nostra stella e la radiazione solare sarà stata tale da produrre una lunghissima coda di ioni e polveri, si potrà forse sperare di vedere la cometa praticamente adagiata sull’orizzonte ovest-sudovest; solo alle 16:45 però… dato che, per effetto della rotazione intorno al disco solare, la cometa potrà – eventualmente – essere osservata soltanto la sera, con il tramonto del Sole.
Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena
Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com
Continuate a seguire con noi l’evoluzione della ISON attraverso gli aggiornamenti, le immagini e i dettagli che pubblicheremo, quasi giorno per giorno, nella sezione Cielo del mese oppure, assieme ad articoli di approfondimento su Coelum 175 di novembre ora in edicola e in versione digitale online.
28/11, ore 11:00: Al momento la cometa si sta comportando come una vera e sana sungrazer: ancora intera, con le due code sempre più nette, si avvicina al Sole aumentando come deve la sua luminosità. Nel timelaps qui in alto il cammino delle ultime ore, ripreso dalla sonda SOHO LASCO C3.
La riga orizzontale, che attraversa la testa della cometa, è in realtà un picco di saturazione, che ci dice che la cometa è troppo luminosa rispetto ai tempi di ripresa standard del sistema, ha quindi sicuramente raggiunto e superato la magnitudine +0,5.
AGGIORNAMENTO del 27/11
Dopo le notizie non troppo buone del 26 novembre, eccola, ancora tutta intera, entrata nel campo del Coronografo della sonda SOHO LASCO C3, dove potremo seguire il suo avvicinamento al Sole.
Al centro: il cerchietto bianco indica le reali dimensioni del Sole, mentre quello blu ne oscura la luminosità per mettere in evidenza le strutture della corona solare. In basso a sinistra giorno e ora (in TU) di acquisizione dell’immagine.
Quello che si potrà eventualmente osservare la mattina del 28 novembre è mostrato nell’illustrazione qui in alto, che raffigura l’orizzonte est alle 6:30 del mattino, quando il Sole e la testa della cometa saranno ancora depressi di circa –7°. Se avesse tenuto fede alle previsioni, della ISON si sarebbe comunque potuta vedere solo la parte terminale della coda, cosa che non è detto che non possa ancora accadere.
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Qui sopra (cliccare l’immagine per ingrandire) il percorso apparente della ISON il 28 novembre (orientamento equatoriale), la fatidica data del passaggio al perielio. Il sorvolo del punto più vicino della superficie solare avverrà alle 19:42 (ora italiana), per cui, ammesso che si possa seguire l’avvicinamento della cometa al disco solare, il momento del massimo avvicinamento (indicato visivamente dal punto arancione) ci sfuggirà essendo il Sole a quell’ora già sotto l’orizzonte.
Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena
Inviate le vostre immagini su gallery@coelum.com
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Il grafico (cliccare sull'immagine per ingrandire) della luminosità stimata della cometa ISON, aggiornato al 24 novembre a cura di Matthew Knight - Fonte www.isoncampaign.org.
Il percorso apparente della ISON il 28 novembre (orientamento equatoriale), la fatidica data del passaggio al perielio. Il sorvolo del punto più vicino della superficie solare avverrà alle 19:42 (ora italiana), per cui, ammesso che si possa seguire l'avvicinamento della cometa al disco solare, il momento del massimo avvicinamento (indicato visivamente dal punto arancione) ci sfuggirà essendo il Sole a quell’ora già sotto l'orizzonte.
Finalmente, dopo un lunghissimo viaggio iniziato nella Nube di Oort, la ISON raggiungerà il 28 novembre il perielio passando a 1 170 000 km dalla superficie del Sole.
Si leggono però online sempre più resoconti che riportano una drastica riduzione dell’emissione molecolare dalla cometa a fronte di un’enorme rilascio di polveri, che indicherebbero possa essere in corso una massiccia frammentazione del nucleo.
Una disgregazione del nucleo è sempre stato, purtroppo, il grosso rischio di questa cometa, perciò se davvero le cose stessero così sarebbe sicuramente uno sfortunato evento, ma non una sorpresa…
Nonostante tutto però l’attenzione dei ricercatori resta alta, la sonda STEREO A della NASA sta riportando immagini straordinarie di entrambe le comete ISON ed ENCKE, e anche le osservazioni e i report degli appassionati diventano informazioni importanti per seguire gli eventi e capire cosa sta accadendo.
E’ la prima volta, infatti, che una “sungrazing” come la ISON viene seguita così dettagliatamente, e con una mole così alta di osservazioni, a pochi giorni dal perielio. Ma soprattutto è la prima volta che gli astronomi hanno a disposizione una cometa di questo genere “fresca” da Nube di Oort, di cui poter studiare le imprevedibili dinamiche in diretta; studi importanti per gli astronomi, qualsiasi sia il suo destino.
Il grafico (cliccare sull'immagine per ingrandire) della luminosità stimata della cometa ISON, aggiornato al 24 novembre a cura di Matthew Knight - Fonte www.isoncampaign.org.
Pertanto dal CIOC(la Comet ISON Observing Campaign lanciata dalla NASA) arriva l’esortazione a continuare a seguire l’evoluzione della cometa condividendo informazioni e dati, nonostante si tratti ormai di una sfida decisamente estrema, vista la vicinanza al Sole.
Certo l’attuale situazione è critica, ma non possiamo sapere ancora con certezza il destino della ISON, almeno fino a che non raggiungerà e (si spera) passerà al perielio, anche se tutto porta a pensare che la sua sopravvivenza sia sempre meno probabile.
Ancora due giorni e lo scopriremo…
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Intanto, per chi non si arrende, ecco quali saranno gli oggetti in cielo per l’alba del giorno del perielio.
Quello che si potrà eventualmente osservare la mattina del 28 novembre è mostrato nell'illustrazione qui in alto, che raffigura l’orizzonte est alle 6:30 del mattino, quando il Sole e la testa della cometa saranno ancora depressi di circa –7°. Se avesse tenuto fede alle previsioni, della ISON si sarebbe comunque potuta vedere solo la parte terminale della coda, cosa che non è detto che non possa ancora accadere.
Per le effemeridi complete e informazioni più generali vedi anche: La ISON va in scena
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La mattina del 26 novembre bisognerà alzarsi presto, ma al netto delle solite sfortune meteo ne varrà sicuramente la pena.
A partire dalle 6:30, infatti, alti circa +7° sull’orizzonte di est-sudest saranno visibili Mercurio (mag. –0,7) e Saturno (+0,7) separati soltanto da 23′ nei pressi della stella alfa Librae! Tanto “vicini” che si dovrà attendere il 28 febbraio del 2024 per avere la possibilità di assistere a una congiunzione ancora più stretta.
L’altro motivo per alzarsi così presto è rappresentato dalla presenza nello stesso tratto di cielo di ben due comete, la ISON e la 2P/Encke, anche se ormai vista la vicinanza al perielio della ISON e quindi la luminosità del cielo, risulteranno difficilmente osservabili…
Le ultime osservazioni del 19/11 (nel grafico indicate dai pallini blu, cliccare l’immagine per ingrandire) danno la ISON intorno alla 5a magintudine, quindi visibile ad occhio nudo. Rispetto all’aumento seguito all’outburst del 18 novembre per il momento non sono state segnalate sostanziali modifiche della luminosità, c’è però da tener conto che l’avvicinarsi della cometa al perielio rende sempre più difficile l’osservazione e la ripresa da parte degli appassionati.
24-25-26 novembre A quattro giorni dal perielio le due comete sorgono appaiate dall’orizzonte di est-sudest, separate da soli 1,6° e vicinissime (4°) alla coppia Mercurio-Saturno: orario consigliato, a partire dalle 6:30.
Il 26 novembre i due pianeti saranno alla minima distanza angolare, con le due comete situate 7° più in basso rispetto all’orizzonte. L’elongazione dal Sole sarà però davvero minima, ed è quasi inutile ricordare che la piena osservabilità dell’evento sarà legata alla luminosità delle due comete, nonché alle condizioni di trasparenza del cielo.
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22 e 29.11, ore 19:00: AstroKids “Costruiamo la cometa“. Si consiglia la partecipazione a bambini di età superiore ai 5 anni e di portare indumenti adatti a proteggersi dall’umidità durante l’osservazione con i telescopi. Posti limitati, prenotazione obbligatoria.
E’ partita puntuale la sonda Maven della NASA diretta verso il pianeta Marte, alla quale il via libera definitivo al lancio è stato dato solo venerdì scorso dall’ente spaziale americano. Il razzo Atlas V è decollato alle ore 19:28 (ora italiana, 13.28 in Florida) del 18 novembre da Cape Canaveral e porterà fin sull’orbita marziana il prossimo settembre la nuova sonda spaziale, che avrà il compito di studiare l’atmosfera e il clima avvenuto sul Pianeta rosso.
La sonda cercherà di scoprire perché una buona parte dell’atmosfera di Marte è volata via in tempi remoti innescando un drastico cambiamento climatico: un pianeta secco ed arido dove un tempo c’era acqua e umidità. L’analisi dei dati raccolti potranno fornire informazioni sul livello di abitabilità del pianeta.
Crediti: Ken Kremer/kenkremer.com
Nel corso del primo anno MAVEN svolgerà la sua missione primaria, lo studio della parte alta dell’atmosfera marziana a tutte le latitudini, ad altezze variabili tra 150 e circa 6.000 chilometri. Scenderà in alcuni casi fino a 125 chilometri sopra la superficie, al limite inferiore dello strato più alto d’atmosfera.
La missione dovrebbe durare circa un anno. Maven, che sta per Mars Atmosphere and Volatile Evolution, è costata 671 milioni di dollari.
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