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Marte 2014, un’opposizione da rivalutare

Per Marte è tempo di opposizione. L’illustrazione mostra il percorso apparente di Marte nel mese di aprile, poco a nord della brillante Spica, nella Vergine. La posizione occupata è quella che il pianeta avrà il 14 aprile, giorno del suo massimo avvicinamento alla Terra

Mancano ancora quattro anni alla “Grande opposizione” marziana del 2018. Chi si ricorda quella del 2003 sa bene l’emozione che può regalare all’osservatore l’incombente presenza del pianeta rosso… continua fonte di reminiscenze letterarie e astronomiche; ed è probabilmente in nome di quelle sensazioni che tra una grande opposizione e l’altra ci si scopre a desiderare che passino in fretta le sei opposizioni intermedie, di solito liquidate come “afeliche”, e cioè con il pianeta troppo lontano per arrivare ad accendere certe emozioni.
Quella di quest’anno è però da considerarsi ben più di una “opposizione afelica”; Marte raggiungerà infatti un diametro angolare di 15 secondi d’arco, un valore che la tecnica di acquisizione in digitale ha reso ormai più che sufficiente per regalare delle ottime opportunità di studio e divertimento.

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Nella tabella sono riportati i dati più significativi di quattro opposizioni marziane, recenti e prossime, dalla scorsa afelica del 2012 alla Grande opposizione del 2018. Oltre alla declinazione e alla magnitudine raggiunta dal pianeta rosso, è interessante confrontare i valori del diametro apparente, osservabile da terra, e del suo rapporto relativo in percentuale rispetto al massimo raggiungibile dal pianeta rosso alla minima distanza da noi.

Marte è un pianeta difficile da osservare. Quando si trova nel punto più distante dalla Terra, le sue dimensioni apparenti sono dello stesso ordine di grandezza del lontanissimo Urano (3″), ma anche nel caso migliore, quando il suo diametro arriva a 25 secondi d’arco, il suo disco non appare più esteso di un cratere lunare di 40/50 km visto al telescopio.

In alto. Tre immagini a confronto. La prima a sinistra è quanto di meglio un Osservatorio professionale riusciva a ottenere durante una grande opposizione negli anni Settanta. Quella al centro è una foto amatoriale realizzata ancora al tempo della pellicola, mentre quella a destra è stata ottenuta nell’era digitale, ma comunque già più di dieci anni fa. È evidente l'incredibile differenza di dettagli.

Un fatto questo che ha contribuito a mantenere il pianeta avvolto in un’aura di mistero che soltanto l’avvento dell’era digitale e delle prime camere CCD ha potuto dissolvere, permettendo anche agli amatori di aggiungere straordinari dettagli a un dischetto che, ai tempi della pellicola e della turbolenza fuori controllo, si riempiva solo di sfocatissime macchie d’albedo. Ecco perché, ai nostri giorni, non ha forse senso struggersi nell’attesa della “Grande opposizione”, anche un’opposizione “media”, come quella che sta per arrivare, può infatti regalare almeno a livello fotografico delle soddisfazioni assolutamente in linea con le aspettative.

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Come si può vedere anche dalla scheda a sinistra in cui abbiamo elencate le tappe fondamentali dell’opposizione che sta arrivando, l’8 aprile ci sarà l’esatto allineamento geometrico tra Sole, Terra e Marte, condizione che permetterà al pianeta rosso di arrivare alla sua massima luminosità apparente del periodo (mag. –1,5); il massimo avvicinamento si avrà invece il 14 aprile, con il diametro angolare che supererà i 15 secondi d’arco.

Ricordiamo che durante l’opposizione del marzo 2012, i valori furono rispettivamente di –1,2 e 13,8 secondi d’arco.

Nella figura a sinistra sono illustrate le orbite della Terra e di Marte viste dal polo nord del piano dell’eclittica. Ogni circa 26 mesi Marte raggiunge l’opposizione, portandosi così alla minima distanza dalla Terra. Un pianeta esterno si dice in opposizione quando si trova opposto al Sole rispetto alla Terra e cioè quando, nell’ordine, Sole, Terra e Pianeta (nel nostro caso Marte) si trovano allineati. Un pianeta in opposizione è visibile per tutta la notte e ha un diametro apparente e una luminosità maggiori che in tutti gli altri periodi: si trova cioè nelle migliori condizioni di osservabilità.
Tornando alla figura, se le orbite fossero ambedue circolari, e cioè con eccentricità pari a zero, ogni opposizione sarebbe uguale a un’altra, con i due pianeti che quando si allineano disterebbero quanto la differenza tra le loro distanze dal Sole.
Come si può invece vedere, la grande eccentricità dell’orbita marziana (e=0,093) porta a una grande variabilità delle distanze. È evidente, ad esempio, la differenza tra la distanza minima “epocale” raggiunta durante la Grande opposizione del 2003 e quella afelica del 2012. Quella del prossimo aprile (indicata in rosso) non sarà ancora una Grande opposizione, ma in qualche modo il diametro apparente di Marte ancora “acerbo” sarà bilanciato dal fatto che contrariamente a quanto avviene durante le grandi opposizioni (quando il pianeta è situato a declinazioni molto negative e quindi a basse altezze sull’orizzonte) si troverà ancora a una declinazione più che discreta (–6°) e quindi sarà abbastanza alto (+42°) al momento del transito in meridiano.

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I target osservativi irrinunciabili

La calotta polare. L’opposizione del prossimo aprile si verificherà quando l’emisfero nord di Marte sarà quasi nel mezzo dell’estate (iniziata il 15 febbraio); il che ci dice immediatamente che la più evidente caratteristica superficiale da seguire sarà quella rappresentata dalla calotta polare nord, che lentamente si ritirerà fino a scomparire quasi totalmente nelle settimane successive all’opposizione.
Sopra, a dimostrazione di quanto il disco di Marte possa essere esaltato dalle tecniche digitali anche in presenza di piccole dimensioni, questa splendida sequenza di immagini ritrae il pianeta con la Calotta Polare Nord durante l’opposizione del 2012, quando si mostrava con un diametro apparente di appena 12,8". È ben visibile Syrtis Major in basso e sulla destra un gruppo di nuvole orografiche sulle pendici di Elysium. Cortesia Damian Peach.

La visione delle brine e dei ghiacci superficiali viene in genere rafforzata dall’uso di un filtro verde, ma se vogliamo determinare esattamente le dimensioni e la forma della calotta quello più consigliabile è il rosso, che permette di eliminare il disturbo causato da eventuali nubi chiare altrimenti difficilmente distinguibili al telescopio dai ghiacci polari veri e propri.

Le tempeste di polvere. Con la sublimazione dei ghiacci vengono immesse nell’atmosfera marziana delle grandi quantità di gas, specialmente anidride carbonica insieme a una piccola quantità di vapore acqueo. La prima è la principale responsabile dei grandi venti, che si generano per differenza di pressione atmosferica tra le regioni polari e quelle a latitudini minori; un ingrediente necessario per la formazione di tempeste di sabbia che possono essere facilmente seguite anche da Terra.
L’osservazione di questo fenomeno è una delle dimostrazioni più tipiche dell’estrema utilità dei filtri colorati nell’osservazione di Marte: in luce neutra esso si manifesta inizialmente come una macchiolina gialla che oscura particolari della superficie prima ben visibili, ma se davvero si tratta di una tempesta di polvere dovrà invariabilmente apparire molto brillante con un filtro rosso, e pressoché invisibile (o quasi) con uno blu o azzurro.

Nella tavola abbiamo riassunto l'aspetto (nord in alto, est a sinistra) del disco di Marte a intervalli di due giorni dal 15 marzo al 18 aprile. Essendo il periodo di rotazione di Marte molto simile a quello della Terra, il pianeta ci mostrerà ogni giorno alla stessa ora un emisfero solo leggermente differente rispetto a quello della sera prima. Aiutandosi poi con la mappa generale della superficie marziana (vedi pagina a lato), non sarà difficile per l'osservatore dare un nome alle caratteristiche osservate o fotografate. Tutte le figure si riferiscono all'aspetto del pianeta alle 00:00 del giorno indicato.

Le nubi sul disco. Il vapore acqueo emesso dalla sublimazione della calotta è invece l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle nubi marziane, la cui attività dovrebbe aumentare dal locale equinozio di primavera in poi generando ingenti sistemi nuvolosi in tutto il pianeta; nubi così evidenti che anche un osservatore poco esperto potrà riuscire a cogliere come macchie biancastre. Strisce sottili e allungate presso i lembi est e ovest indicano invece la formazione di nebbie e foschie serali o mattutine, destinate a dissolversi rapidamente non appena il Sole si alza sull’orizzonte. Nell’emisfero sud, tuttavia, possono permanere anche tutto il giorno aiutate dalla particolare conformazione del suolo: è il caso di Hellas, l’enorme depressione circolare prodotta nell’emisfero sud da un antico impatto meteorico.

In questi mesi sarà piuttosto frequente trovarla coperta da una grande macchia brillante; gli osservatori poco esperti dovranno stare attenti a non confonderla con la calotta polare sud.

questa mappa è stata costruita dall’amatore americano Dan Troiani usando immagini CCD, video, disegni e foto ripresi durante l’opposizione marziana del 1997. Il criterio con cui sono stati attribuiti i colori è quello di favorire il confronto con quanto l’occhio umano può realmente osservare all’oculare di un telescopio. Per tale motivo questa non può essere considerata una mappa di tipo topografico. L’orientamento è telescopico, con il sud in alto.
La tabella spiega la funzione dei filtri Wratten più comuni nell'osservazione planetaria. In genere, su Marte, i filtri interferenziali rossi e arancioni aumentano il contrasto dei dettagli di superficie mentre quelli i tendenti al verde ed al blu diminuiscono i dettagli della superficie e aumentano l'osservabilità di particolari atmosferici come nubi, foschie, ecc.

Per finire, è necessario menzionare anche i complessi di nubi orografiche, associate ai grandi vulcani, che si elevano nelle regioni di Tharsis ed Elysium. Le nubi orografiche – comunissime anche sulla Terra – si formano quando una massa d’aria spinta contro la parete di una montagna è costretta a salire in quota, raffreddandosi rapidamente e provocando la condensazione del vapor d’acqua che vi è contenuto. Quelle marziane sono osservabili in genere dal primo pomeriggio locale e raggiungono la massima estensione e brillantezza verso il tramonto.
Così, non di rado, un punto brillante si potrebbe accendere in corrispondenza della posizione occupata dal monte Olympus, il più grande vulcano del sistema solare. La visibilità di questi fenomeni viene rafforzata dall’uso di un filtro blu o azzurro.

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Qualche idea per un’opposizione diversa

Come recitava il titolo del paragrafo precedente, quelli appena elencati erano solo i “target irrinunciabili”, ma ovviamente molto altro è possibile fare, tanto che ci permettiamo di suggerire ai lettori di usare l’esperienza acquisita nella tecnica digitale per tentare di percorrere strade nuove o poco battute. Avete mai pensato – ad esempio – che potrebbe essere possibile – sincronizzandosi via cellulare o altro – organizzare una ripresa composita di Marte, unendo i risultati ottenuti da osservatori lontani anche centinaia di chilometri?

L’immagine finale sarebbe una media di frame diversi per risoluzione, seeing, strumentazione e mostrerebbe sicuramente meno rumore delle singole immagini di partenza.
E se anche l’esperimento fallisse, rimarrebbe comunque un’esperienza interessante e formativa perché l’importante – anche nella pratica astronomica – è il misurarsi con altre persone, per smuovere idee e passioni.
Le Associazioni dovrebbero essere veicolo di comunicazione e di idee, ma se vi sentite isolati iscrivetevi a COELESTIS, il forum di Coelum, e proponete di realizzare questa esperienza. Sicuramente troverete qualcuno pronto ad ascoltarvi.

Per la ripresa di questa immagine è stata utilizzata la tecnica descritta nell’articolo “La prima ripresa amatoriale di un altro sistema planetario” (vedi Coelum n. 155), utile in tutte quelle situazioni in cui sono presenti dettagli deboli vicino a sorgenti molto brillanti, come nel caso di Marte e delle sue lune. Il pianeta è stato ripreso alle 1:47 del 31 luglio 2005 con una webcam Toucam Pro al fuoco di uno Schmidt-Cassegrain da 235 mm, raccogliendo 1600 frame con esposizione di 1/5 di secondo ciascuno. La notte successiva, alle ore 02:00 TU, con i satelliti vicinissimi al bordo di Marte e quindi praticamente assenti, è stata effettuata una nuova ripresa, con lo stesso setup e gli stessi settaggi della camera. La seconda immagine è stata poi sottratta alla prima. In questo modo la luce diffusa dal pianeta si è attenuata, evidenziando molto bene i due piccoli satelliti nell’immagine del 31 luglio (foto di Daniele Gasparri).

Potreste anche dedicarvi alla ripresa di Phobos e Deimos, e in tal caso vi tornerebbe utile rileggere l’articolo pubblicato in Coelum n. 155 o applicare la tecnica proposta nella scheda in alto, molto più semplice e di sicura riuscita.

Anche realizzare filmati che mostrino la rotazione del pianeta è un’ottima idea, ma in questo caso dovrete sperare che le condizioni atmosferiche restino favorevoli per molte notti di seguito; il che sta diventando sempre più improbabile.

Anche in questo caso (per minimizzare la possibilità che il brutto tempo faccia poi mancare una “fetta” di rotazione) la soluzione potrebbe stare nel mettere insieme un team di osservatori che da tutta Italia, notte dopo notte, alla stessa ora, assicurino il loro contributo.

Alla fine, dopo l’elaborazione finale affidata a un esperto, ne verrebbe fuori una cosa mai vista: l’intera rotazione del pianeta Marte! Non sarebbe fantastico?

L’articolo è stato pubblicato su Coelum 179 – Marzo 2014

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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11.04: “Le prospettive del viaggio interstellare: problemi
e soluzioni” di Paolo Attivissimo.
Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

Al Planetario di Ravenna

11.04: Osservazione della volta stellata.
Per info: tel. 0544-62534 – info@arar.it
www.racine.ra.it/planet – www.arar.it

Corso di Astronomia

11.04: Il Sistema Solare nascosto.
Informazioni e iscrizioni:
Tel: 347 6301088 – email: info@astrofililariani.org
Facebook:
http://it-it.facebook.com/gal.gruppoastrofililariani
Twitter: @astrofilicomo

Circolo Astrofili Veronesi

11.04: “Il progetto OMBRA e lo stage per studenti
di IV° liceo all’Osservatorio Astronomico Monte
Baldo” di Flavio Castellani e Francesco de Sabata.
Per informazioni: info@astrofiliveronesi.it
Cell: 334 7313710 (Antonio Cagnoli)
www.astrofiliveronesi.it

Associazione Ligure Astrofili Polaris

11.04: “Quanto pesa l’Universo?” di Pietro Planezio.
Per info: cell. 346.2402066 – info@astropolaris.it
www.astropolaris.it

IL NOSTRO E ALTRI MONDI LE COMETE E LA STORIA DEL SISTEMA SOLARE DAL 7 AL 12 APRILE

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11.04: “Viaggio nella Storia con gli astri vagabondi” a cura di Valeria Zanini.
I biglietti per la visita al museo e conferenza saranno in vendita, a prezzo ridotto, a partire da mezz’ora prima dell’inizio della visita, dalle ore 18.00 alle 18.30 della sera stessa, direttamente in Specola.
Si ringrazia l’Associazione La Torlonga per la collaborazione nell’organizzazione della serata.
museo.laspecola@oapd.inaf.it www.oapd.inaf.it

Incontro tra una nube e un buco nero

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Spuntino cosmico in arrivo

Preparate i popcorn, perché spettacoli come questo sono davvero rari. La nube di gas G2, scoperta nel 2002 e studiata in dettaglio solo negli ultimi anni, è ormai vicinissima a Sagittarius A* (Sgr A*), il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia.

I telescopi di tutto il mondo sono puntati in direzione di quello che potrebbe rivelarsi un evento determinante per capire l’evoluzione dei buchi neri supermassicci. G2, che all’inizio era un blob informe che conteneva circa tre volte la massa della Terra,  si sta dirigendo ormai da qualche anno in una linea retta quasi perfetta in direzione del suo inesorabile destino, e a 10 milioni di chilometri all’ora procede dritta verso Sgr A*. Dal momento che si tratta di un oggetto diffuso e allungato, non sappiamo esattamente quando avverrà l’incontro ravvicinato, ma, secondo i ricercatori, ogni giorno potrebbe ormai essere quello buono.

Non si tratterà di una grande abbuffata quanto piuttosto di uno spuntino galattico. Quando G2 si avvicinerà pericolosamente a Sgr A* solo alcune parti del gas scompariranno nelle fauci del buco nero. Sopravviverà in parte, ma con una forma diversa e una nuova dinamica, ancora non chiara.  Si tratterà però di un evento unico: non siamo infatti mai riusciti ad avere testimonianza diretta e così in dettaglio di un processo di questo tipo, e le osservazioni che verrano fatte potranno aiutarci a capire cosa sta succedendo esattamente al centro della Via Lattea.

“Questo lavoro è affascinante perché ci insegnerà molte cose sulla crescita e l’alimentazione dei buchi neri supermassicci”, ha detto Deryl Haggard, postdoc del Center for Interdisciplinary Exploration and Research in Astrophysics (CIERA). “Sappiamo che sono grandi, e sappiamo che sono là fuori – in gran numero – ma non siamo sicuri nel dettaglio di come ottengano la loro massa. Crescono rapidamente quando sono giovani, come fanno i nostri bambini, o crescono a singhiozzo, ogni volta che il carburante diventa disponibile? Nel guardare l’incontro tra Sgr A * e G2 possiamo osservare un buco nero massiccio nell’atto di affondare i denti nel suo prossimo pasto”.

Insomma, il destino di G2 è ormai segnato e il pasto del buco nero potrebbe essere rilevato dagli strumenti dei telescopi proprio in questo istante. Haggard sta sorvegliando la situazione grazie ai dati forniti da due dei più grandi e potenti Osservatori disponibili su piazza, il Chandra (per i raggi x) e il Very Large Array (per le onde radio).

Quello che succederà durante l’avvicinamento massimo non è ancora chiaro. Sul tavolo ci sono diversi modelli che delineano scenari diversi, per capire quale avrà la meglio bisognerà aspettare lo spettacolare incontro.

In teoria, G2 dovrebbe essere già sufficientemente vicino al buco nero da scaldarsi a temperature altissime e diventare visibile ai raggi X. Ma ancora i dati non ci aiutano: “La nostra più recente osservazione con Chandra non mostra una maggiore emissione nei raggi X”, spiega Haggard . “Resta da vedere se i raggi X di G2 sono in ritardo perché si fanno aspettare alle feste o  perché invece non arriveranno mai”.

Congiunzione Luna Marte

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14 Aprile

La sera del 14 aprile verso le 20:30, la Luna ormai in fase di plenilunio (da lì a poche ore s’immergerà nell’ombra della Terra dando luogo a un’eclisse che purtroppo in Italia non sarà osservabile) sorgerà dall’orizzonte di est-nordest a 4,5° di distanza da Marte.

Il pianeta rosso, a sua volta, starà vivendo un momento molto particolare perché quello sarà il giorno del suo massimo avvicinamento alla Terra nell’ambito dell’opposizione di quest’anno. L’incontro avverrà nella Vergine, dove sarà osservabile anche la luminosa stella alfa, Spica.

Ovviamente, si dovrà fare i conti con il fatto che la visione d’insieme, a causa della grande luminosità della Luna, sarà pesantemente condizionata dalla presenza o meno di umidità nell’aria. All’ora indicata i due oggetti saranno alti circa 14° (le dimensioni del disco lunare sono sovradimensionate per esigenze grafiche).

Global Test 180 – Tubi ottici Celestron EdgeHD

GLOBALTEST, un NUOVO FORMAT per i TEST STRUMENTALI

E’ cominciata con il n. 178 di Coelum Astronomia una nuova rubrica tecnica in cui saranno presentati più prodotti, ognuno dei quali corredato dal giudizio “collettivo” (medio e ponderato) di utenti ed esperti di tutto il mondo che hanno già avuto modo di usarli e di esprimere il loro parere.
Questo tipo di recensione “allargata” al web – che include i siti web personali, i forum e i social network – nelle nostre intenzioni dovrebbe permettere ai lettori – o almeno lo speriamo – di farsi un’idea più oggettiva delle qualità e degli eventuali limiti e difetti della strumentazione presente sul mercato, orientando pertanto in modo più preciso i futuri acquisti. La rubrica “cartacea” verrà inoltre affiancata da contenuti multimediali che verranno segnalati nel testo (tramite link e QR-code) e raccolti in queste pagine, per approfondire e completare quanto scritto sulla rivista.

Ovviamente ci attendiamo dai lettori molti suggerimenti su come migliorare questo nuovo servizio.

Riportiamo quindi di seguito i video e i link ai contributi, nell’ordine in cui vengono proposti, della rubrica Global Test pubblicata sul n. 180 di Coelum Astronomia a cura di Plinio Camaiti (Telescope Doctor).

Dal WEB il parere degli utenti su…

.I tubi ottici CELESTRON EdgeHD.

Dal sito della Celestron: 24 pagine (file pdf) in cui i progettisti spiegano in dettaglio la filosofia di progettazione, le caratteristiche tecniche e le prestazioni degli astrografi EdgeHD, creati per adeguare le ottiche alle nuove esigenze dei cultori dell’imaging digitale.

UNBOXING LX80

Celestron C8-SGT Telescope Unboxing a partire dal minuto 7:53
video di DreRandom

Unboxing the Celestron C8 SCT with a CG5 mount! a partire dal minuto 6:55
video di Lars-Erik Kristiansen


Image shift

Star test on Celestron Edge HD 800
video di footbag01


Test ottici amatoriali

Il mio test “preliminare” effettuato sul primo esemplare giunto in Italia.

Il test dell’utente Daniel X dal forum di astronomia e astrofisica amatoriale Nightsky.

Celestron C14 EdgeHD Optical Analysis Test ottici effettuati da Wade Van Arsdale (lingua inglese).

Celestron C14 EdgeHD Optical Analysis-Phase 2 Testing with OTA Thermal Modifications sempre di Wade Van Arsdale (lingua inglese).

Test ottici professionali effettuati dal noto ottico tedesco Wolfgang Rohr (lingua tedesca).

Test professionali sul sito del laboratorio Airylab (lingua francese e inglese).


Hires Imaging

le recenti immagini della ISS, di Marte e di Giove, riprese da Alessandro Bianconi, con il suo Celestron EdgeHD da 14″, con un dettaglio e un livello di contrasto che fanno concorrenza  ai telescopi professionali.


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L’articolo completo è pubblicato su Coelum n.180 – 2014 a pagina 42

IL NOSTRO E ALTRI MONDI LE COMETE E LA STORIA DEL SISTEMA SOLARE DAL 7 AL 12 APRILE

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09.04: “La missione spaziale Rosetta” a cura di Cesare Barbieri.
I biglietti per la visita al museo e conferenza saranno in vendita, a prezzo ridotto, a partire da mezz’ora prima dell’inizio della visita, dalle ore 18.00 alle 18.30 della sera stessa, direttamente in Specola.
Si ringrazia l’Associazione La Torlonga per la collaborazione nell’organizzazione della serata.
museo.laspecola@oapd.inaf.it www.oapd.inaf.it

Al Planetario di Ravenna

08.04: “I pianeti di tipo terrestre” di Massimo Berretti.
Per info: tel. 0544-62534 – info@arar.it
www.racine.ra.it/planet – www.arar.it

ASSOCIAZIONE CASCINESE

07.04: ”Nascita, vita e morte di una stella”di Alberto
Villa.
Per informazioni:
Domenico Antonacci Cell: 347-4131736
domenico.antonacci@astrofilicascinesi.it
www.astrofilicascinesi.it

IL NOSTRO E ALTRI MONDI LE COMETE E LA STORIA DEL SISTEMA SOLARE DAL 7 AL 12 APRILE

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07.04: “Il Sistema Solare” a cura di Sara Magrin.
I biglietti per la visita al museo e conferenza saranno in vendita, a prezzo ridotto, a partire da mezz’ora prima dell’inizio della visita, dalle ore 18.00 alle 18.30 della sera stessa, direttamente in Specola.
Si ringrazia l’Associazione La Torlonga per la collaborazione nell’organizzazione della serata.
museo.laspecola@oapd.inaf.it www.oapd.inaf.it

Oceano dentro – acqua salata nel cuore di Encelado

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Spaccato dell’interno di Encelado così come lo si può ipotizzare in base ai dati raccolti da Cassini. Dati che suggeriscono un guscio esterno ghiacciato, un nucleo roccioso poco denso e, nel mezzo, verso il polo sud e dunque al di sotto dei pennacchi, un oceano d’acqua. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Spaccato dell’interno di Encelado così come lo si può ipotizzare in base ai dati raccolti da Cassini. Dati che suggeriscono un guscio esterno ghiacciato, un nucleo roccioso poco denso e, nel mezzo, verso il polo sud e dunque al di sotto dei pennacchi, un oceano d’acqua. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il paesaggio è da romanzo di Tolkien, il vecchio Gollum ci si sentirebbe a casa: un’enorme cavità sotterranea situata a 30-40 km di profondità sotto la crosta d’Encelado, la piccola luna ghiacciata di Saturno. Gli astrofisici ne sospettano l’esistenza sin dalla scoperta dei «graffi di tigre», i caratteristici geyser che sgorgano dalla calotta polare meridionale. Considerando la rigida temperatura che si registra in superficie, circa 180 gradi sotto zero, solo la presenza d’acqua allo stato liquido nel sottosuolo potrebbe infatti spiegare questi pennacchi di particelle ghiacciate (vapor d’acqua, sali e materiali organici), sparati nello spazio a velocità superiori a duemila chilometri all’ora sotto la spinta di maree indotte dalla forza gravitazionale di Saturno.

Ma come verificare la presenza di quest’oceano? Come caratterizzarlo, misurarne l’estensione e valutarne la massa d’acqua? Qui entrano in gioco la fantasia e l’ingegno d’un team di ricercatori, italiani e americani, guidato da Luciano Iess del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale de La Sapienza. «L’unico strumento che abbiamo a disposizione per determinare la struttura interna di Encelado», spiega Iess a Media INAF, «è la correlazione fra gravità e topografia. Noi abbiamo potuto inferire l’esistenza di quest’oceano, stabilire la sua dimensione e la sua massa proprio correlando gravità e topografia. Come? Abbiamo determinato il campo di gravità di Encelado misurando piccole variazioni nella velocità della sonda Cassini. L’abbiamo fatto da Terra: sfruttando l’effetto doppler del segnale radio riusciamo a misurare la velocità della sonda con una precisione di 10-20 micron al secondo».

Dai risultati, descritti sulle pagine di Science, emerge la presenza d’una massa d’acqua assai vasta – pari o addirittura superiore a quella del Lago Superiore, il secondo lago più grande della Terra – che si potrebbe estendere dal polo sud fino a latitudini di circa cinquanta gradi e avere una profondità stimata di 8 km. Una riserva d’acqua enorme, soprattutto se rapportata al mondo che la ospita: l’intera luna ha un raggio di appena 250 km.

Ma ancor più importante dell’acqua allo stato liquido potrebbe essere quel che vi sta sotto: non ghiaccio, bensì roccia. «Da questo punto di vista, Encelado mostra qualche somiglianza con Europa: una luna di Giove molto più grande ma che, come Encelado, ha un oceano a contatto con la roccia sottostante», osserva David Stevenson, del Caltech, fra i coautori dell’articolo. «In entrambi i casi, due corpi celesti estremamente interessanti per studiare la presenza e la natura d’ambienti abitabili nel nostro Sistema solare». Ed è infatti la presenza d’acqua e silicati a diretto contatto a rendere la riserva d’acqua d’Encelado un sito ideale per lo sviluppo d’un ambiente probiotico.

Per saperne di più:

Asteroidi – Cerere e Vesta insieme verso la super congiunzione di luglio – 2

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Asteroidi
La cartina rappresenta il percorso apparente di Cerere e Vesta nel mese di aprile. I due oggetti si manterranno per tutto il periodo distanziati da circa 2,5°. Rispettivamente il giorno 13 e 15 saranno in opposizione, con una luminosità (+7,0 e +5,8) davvero notevole. Infatti, non solo potranno essere agevolmente seguiti con un piccolo binocolo, ma addirittura Vesta potrebbe essere percepito ad occhio nudo! Ricordiamo anche che attualmente la sonda Dawn è in fase di trasferimento da Vesta, visitato l'anno scorso, a Cerere, che verrà raggiunto nel febbraio 2015. Più a sud del percorso dei due grandi asteroidi si muoverà anche (113) Amalthea, che il 13 aprile raggiungerà la mag. +11, la massima luminosità da 11 anni a questa parte
Asteroidi
La cartina rappresenta il percorso apparente di Cerere e Vesta nel mese di aprile. I due oggetti si manterranno per tutto il periodo distanziati da circa 2,5°. Rispettivamente il giorno 13 e 15 saranno in opposizione, con una luminosità (+7,0 e +5,8) davvero notevole. Infatti, non solo potranno essere agevolmente seguiti con un piccolo binocolo, ma addirittura Vesta potrebbe essere percepito ad occhio nudo! Ricordiamo anche che attualmente la sonda Dawn è in fase di trasferimento da Vesta, visitato l'anno scorso, a Cerere, che verrà raggiunto nel febbraio 2015. Più a sud del percorso dei due grandi asteroidi si muoverà anche (113) Amalthea, che il 13 aprile raggiungerà la mag. +11, la massima luminosità da 11 anni a questa parte

EFFEMERIDI APRILE

ornando a noi, anche questo mese la scena asteroidale sarà dominata da Cerere e Vesta che, come già detto nello scorso numero, seguiremo fino a quando i due più grandi pianetini della Fascia non avranno completato in luglio la loro strettissima congiunzione (ricordate? Il giorno 4 disteranno tra loro soltanto 10 primi!).

A fine marzo avevamo lasciato i due oggetti nei pressi della stella tau Virginis mentre distavano tra loro circa 2,5°; e tale separazione rimarrà pressoché invariata anche in aprile, mentre con moto indiretto si sposteranno di circa 6° fino a raggiungere la stella omicron Virginis. Da segnalare il 25 sera la congiunzione stretta tra Vesta e omicron Virginis (mag. +4,9), con l’asteroide che verso le 5:00 del mattino arriverà 1,2′ a sud della stella. Il giorno dopo, il 26 sera, sarà la volta di Cerere, che avvicinerà la 84 Virginis (mag. + 5,5) da nord fino una distanza di 15,5 primi.

LA SFIDA DI TALIB

A questo proposito, voglio lanciare un’idea agli amici astrofotografi.

Nella storia dell’astronomia amatoriale, ve lo posso assicurare, non è mai stata fatta la ripresa completa della traccia luminosa lasciata da un asteroide durante l’intervallo di un mese. Che non si possa fare quando il pianetino è di una magnitudine simile a quello delle deboli stelle di campo che lo circondano si può capire (ne risulterebbe una foto di molta fatica e di poco effetto), ma – pensateci – nel caso di Vesta, riprendendo sera dopo sera il campo in cui si sta muovendo (guardatevi la cartina alla pag. precedente per regolarvi sulle misure), si otterrebbe (con una posa di pochi secondi per sera) una serie di puntini luminosi molto evidenti; orientando e compositando i singoli frame si avrebbe così una immagine finale in cui risulterebbe molto chiara la percezione del movimento e della variazione di luminosità dell’oggetto sovrapposto a un bel campo stellare.

C’è qualcuno tra voi che ci vuole provare?

Ricordiamo che le immagini vanno inviate a gallery@coelum.com

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 64 di Coelum n.180.

Nel Cielo – La nubecola in “PECTORE CANCRI”

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nel cielo cartina
La cartina del mese è centrata sulla costellazione del Cancro, piuttosto estesa ma poco appariscente, gratificata dalla presenza di due ammassi aperti famosi come M44 e M67. Tagliata in due dall'eclittica, questa regione è ovviamente visitata spesso da asteroidi e pianeti che talvolta si confondono anche tra le stelle di M44, mentre proprio in questi anni è la Luna ad occultare spesso il più defilato M67.
nel cielo cartina
La cartina del mese è centrata sulla costellazione del Cancro, piuttosto estesa ma poco appariscente, gratificata dalla presenza di due ammassi aperti famosi come M44 e M67. Tagliata in due dall'eclittica, questa regione è ovviamente visitata spesso da asteroidi e pianeti che talvolta si confondono anche tra le stelle di M44, mentre proprio in questi anni è la Luna ad occultare spesso il più defilato M67.

M44, l’ammasso dai molti nomi – Questo mese il continuo alternarsi delle costellazioni porta sotto la luce dei nostri riflettori la (falsamente) piccola costellazione del Granchio, che in aprile passa al meridiano nei comodi orari del dopo cena. Scriviamo “falsamente” piccola, perché qualcuno si stupirà di sapere che il Cancro è in realtà esteso quanto i Gemelli e addirittura più dello Scorpione… E la concessione di tanto spazio in cielo per un animale così piccolo è dovuta alla dea Era (la Giunone dei romani) che nemica di Ercole volle ricompensare il coraggio del piccolo crostaceo nell’attaccare l’eroe greco, venendone ucciso. Dal punto di vista astronomico il Cancro possiede comunque diverse peculiarità, come quella di essere la costellazione zodiacale più debole nelle sue componenti, unita a quella – più importante – di aver dato il nome al Tropico del Cancro quando un tempo il Sole arrivava alla sua massima declinazione, al solstizio estivo, proprio al suo interno (mentre attualmente ci arriva quando si trova nel piede dei Gemelli).
nel Cielo-tabella

Per approfondire leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, i cenni storici, le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 48 di Coelum n. 180.

Comete – La Pan-STARRS tutta la notte

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La cartina mostra il percorso apparente della cometa C/2012 K1 Pan-STARRS durante il mese di aprile, tra le costellazioni del Bootes, Orsa Maggiore e Cani da caccia. La sua magnitudine migliorerà progressivamente fino alla +8,7, proprio nei giorni in cui avrà un incontro abbastanza ravvicinato con la galassia M51.
La cartina mostra il percorso apparente della cometa C/2012 K1 Pan-STARRS durante il mese di aprile, tra le costellazioni del Bootes, Orsa Maggiore e Cani da caccia. La sua magnitudine migliorerà progressivamente fino alla +8,7, proprio nei giorni in cui avrà un incontro abbastanza ravvicinato con la galassia M51.

EFFEMERIDI

Anche questo mese nessuna sorpresa in campo cometario; sarà quindi giocoforza continuare il commento sul viaggio che la C/2012 K1 Pan-STARRS sta facendo verso nord e verso i mesi autunnali, quando potrà anche raggiungere l’osservabilità ad occhi nudo. In aprile la K1 salirà ancora in declinazione (il giorno 27 diventerà circumpolare) muovendosi dalla Corona boreale all’Orsa maggiore passando per il Boote. A metà aprile sorgerà dopo le 17:00 e culminerà molto alta nel cielo prima delle 3:00 del mattino, così che la cometa, che in media si mostrerà intorno alla mag. +9, potrà essere seguita abbastanza facilmente. Durante il mese attraverserà zone ricche di piccole galassie, ma solo alla fine avrà due incontri davvero interessanti: la sera del 29 passerà 34 primi a sud di Alkaid, l’estremità della coda dell’Orsa Maggiore (mag. +1,8), mentre la sera del 1 maggio sarà 17′ a nordovest della stella 24 Canum Venaticorum (mag. +4,7) e contemporaneamente 2° a nordnordest della galassia M51.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini, nella Rubrica Comete di Rolando Ligustri presente a pagina 68 di Coelum n.180

Il Cielo sepolto – NGC 2997, un gioiello nella MACCHINA PNEUMATICA

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Cielo sepolto cartina antlia

Cielo sepolto cartina antlia

Una di queste è l’Antlia, situata a sud della parte centrale dell’Idra, e della quale riteniamo opportuno dare qualche informazione sull’origine del nome. È correntemente tradotta “macchina pneumatica” o “pompa”, ma se andiamo a curiosare sull’etimologia della parola scopriamo che in greco (e nel corrispondente latino) antlìa – termine femminile – ha lo stesso significato del più antico antlìos (maschile) che indicava la stiva o la sentina della nave. Da qui segue anche il neutro antlìon che era la votazza per raccogliere l’acqua che poteva talvolta accumularsi in fondo alla sentina durante la navigazione. È quindi probabile che da quest’ultimo strumento sia derivata la pompa del Lacaille (e in neogreco antlìa significa effettivamente pompa). Forse si tratta di un altro riferimento alla mitica nave Argo, successivamente smembrata fra Puppis, Carina, Vela e Pyxis; ed è certamente triste pensare che quest’antica e gloriosa nave, dopo aver solcato per lunghi secoli i mari celesti, abbia fatto miseramente naufragio finendo in mille pezzi!

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, nell’articolo tratto dalla Rubrica Il cielo sepolto di Piero Mazza presente a pagina 52 di Coelum n.180.

Pio & Bubble Boy – Coelum n.180 – 2014

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Pio e Bubble Boy
Pio e Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 180
Pio e Bubble Boy
Pio e Bubble Boy - Mario Frassati - Coelum 180

Questa Vignetta è pubblicata su Coelum n.180 – 2014. Leggi il Sommario. Guarda le altre vignette di Pio&Bubble Boy

Associazione Astrofili Centesi

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04.04 : “Marte, la nostra futura casa? Missioni e scoperte sul pianeta rosso”. Al telescopio: Luna, Giove, Marte.

Per info: 346.8699254, astrofilicentesi@gmail.com
www.astrofilicentesi.it

Circolo Astrofili Veronesi

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04.04: “Evoluzione stellare: l’origine degli elementi” di Alessandro Bressan.

Per informazioni: info@astrofiliveronesi.it
Cell: 334 7313710 (Antonio Cagnoli)
www.astrofiliveronesi.it

Associazione Ligure Astrofili Polaris

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04.04: Osservazione della Luna da Corso Italia.

Gruppo Astrofili DEEP SPACE

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04.04: “Pericoli in orbita, i detriti e l’immondizia spaziale” di Monica Valli.
Per info: 0341.367584 – www.deepspace.it

Corso di Astronomia

04.04: Geografia del cielo fra storia e mito.
Informazioni e iscrizioni:
Tel: 347 6301088 – email: info@astrofililariani.org
Facebook:
http://it-it.facebook.com/gal.gruppoastrofililariani
Twitter: @astrofilicomo

I Venerdì dell’Universo 2014

04.04: “La storia del Bosone di Higgs e le nuove frontiere della
Fisica” a cura di Fertnando Ferroni.
Diretta streaming video: http://web.unife.it/unifetv/universo.html
Per informazioni: Tel. 0532/97.42.11
E-mail: venerdiuniverso@fe.infn.it
www.unife.it/dipartimento/fisica – www.fe.infn.it
Organizzati da: Dip. di Fisica Università di Ferrara, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare,
Gruppo Astrofili Ferraresi “Columbia“ e Coop. Sociale Camelot

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

04.04: “Conversazione di approfondimento: il bosone di Higgs” di U. Donzelli.
Per info: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it

Circolo Astrofili Veronesi

04.04: “Evoluzione stellare: l’origine degli elementi”
di Alessandro Bressan.
Per informazioni: info@astrofiliveronesi.it
Cell: 334 7313710 (Antonio Cagnoli)
www.astrofiliveronesi.it

Gruppo Amici del Cielo di Barzago

04.04: ”Astrofoto” di Davide Trezzi e Rosario Magaldi.
Per info: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

ASTROINIZIATIVE UAI

In diretta web con il Telescopio Remoto UAI Skylive dalle
ore 21:30 alle 23:00, con la nuova Skylive Web-TV all’indirizzo:
http://www.skylive.it/WebTV.aspx o collegandoti al Client Web: http://app.skylive.name/Client/
IMPORTANTE: La tua iscrizione al canale Youtube è molto preziosa per noi al fine di migliorare la qualità della trasmissione. Basta cliccare sul pulsante sotto il video “iscriviti”, oppure andare al link diretto al nostro canale Youtube: www.youtube.com/subscription_center?add_user= skylivechannel.
Ovviamente tutto completamente gratuito.
Questi gli appuntamenti mensili.
UAI con SKYLIVE Una Costellazione sopra di Noi – Il
primo venerdì di ogni mese, a cura di Giorgio Bianciardi
(vicepresidente UAI).
SKYLIVE con UAI Rassegnastampa e cielo del mese
– Quarto giovedì del mese a cura di Stefano Capretti.
www.skylive.it

Aprile 4° Meeting sull’osservazione della Luna – Organizzato dalla SdR Luna UAI, Osservatorio INAF di Arcetri.
http://luna.uai.it

04-06/04XIX Seminario Nazionale diGnomonica Organizzato dalla SdR Quadranti Solari UAI, Cefalù
http://quadrantisolari.uai.it/
Per informazioni: www.uai.it

I Venerdì dell’Universo 2014

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Tornano anche quest’anno i Venerdì dell’Universo, una serie di seminari scientifici per avvicinare, giovani e non, alla Fisica,
all’Astronomia e alle Scienze in generale, con la speranza che per molti giovani non sia solo una curiosità momentanea,
ma anche un’occasione di spunto per i loro studi professionali o amatoriali, dal momento che l’Università di
Ferrara offre importanti opportunità in questi campi.

04.04: “La storia del Bosone di Higgs e le nuove frontiere della Fisica ” a cura di FERNANDO FERRONI.

Diretta streaming video: http://web.unife.it/unifetv/universo.html
Per informazioni: Tel. 0532/97.42.11 – E-mail: venerdiuniverso@fe.infn.it
www.unife.it/dipartimento/fisica – www.fe.infn.it
Organizzati da: Dip. di Fisica Università di Ferrara, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Gruppo Astrofili Ferraresi “Columbia“ e Coop. Sociale Camelot.

Il Cielo del Mese – Il Cielo di Aprile

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cielodelmese
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 01 aprile 2014 > 23:00 15 aprile > 22:00 30 aprile > 21:00
cielodelmese
Aspetto del cielo per una località posta a Lat. 42°N - Long. 12°E La cartina mostra l’aspetto del cielo alle ore (TMEC): 01 aprile 2014 > 23:00 15 aprile > 22:00 30 aprile > 21:00

EFFEMERIDI

Il Leone, sopra tutte, sarà già in meridiano, seguito più a est dalla Vergine, che trascinerà con sé il grande occhio rosso di Marte in opposizione, e da Boote. Più in basso, a sudest, Saturno sarà appena sorto nella Bilancia, mentre verso est-nordest comincerà ad alzarsi la grande figura dell’Ercole, seguita dalla Lira e dal Cigno: le prime avvisaglie del Triangolo estivo. Il Sole si muoverà nella costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, data in cui entrerà in Ariete. Complessivamente, nel corso del mese guadagnerà 10° in declinazione, passando dai +53° ai +63° come massima altezza raggiunta sull’orizzonte al momento del transito al meridiano. Ciò si tradurrà in una durata della notte astronomica che supererà di poco le 7 ore (in media): se a inizio mese il crepuscolo astronomico (Sole sotto l’orizzonte di più di 18°) finirà verso le 21:15, alla fine bisognerà attendere le 22:15, mentre al mattino le osservazioni non potranno protrarsi (mediamente) oltre le 5:00.

Il cielo stellato in Ultra HD

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La via lattea sopra il deserto cileno. Crediti: ESO

La via lattea sopra il deserto cileno. Crediti: ESO

L’immagine è tutto, diceva André Agassi in un famoso spot della Canon dei primi anni novanta. Lo hanno capito bene all’ESO, dove hanno deciso di far girare i loro osservatori cileni a un team di quattro astrofotografi per documentare l’attività dei grandi telescopi sparsi da quelle parti.

Il progetto ha un nome di tutto rispetto, l’ESO Ultra HD Expedition, e – come da titolo – ha l’obiettivo di scattare foto e girare video e timelapse in qualità Ultra HD. L’Ultra HD è lo stato dell’arte dell’alta definizione, una tecnologia sperimentale che ha iniziato a essere commercializzata solo in questi mesi. Parliamo di risoluzioni che arrivano a 7680 × 4320 pixel, per un totale di circa 33 megapixel: siamo nei dintorni della massima risoluzione che la nostra percezione visiva può apprezzare, e quindi fondamentalmente il punto più alto raggiungibile con le immagini in 2D.

I protagonisti degli scatti, come ovvio, non sono soltanto i telescopi ma anche e soprattutto gli incredibili cieli stellati e i panorami unici dei deserti cileni dove gli osservatori sono stati costruiti. Come nel caso nella foto di sopra, una delle ultime diffuse dal team della spedizione (potete seguire il loro blog qui) dove i quattro grandi telescopi del Very Large Telescope (chiamati Unit Telescope: Antu , Kueyen , Melipal e Yepun), insieme a un telescopio ausiliare e al  VLT Survey Telescope, costruiscono una umile cornice alla poderosa Via Lattea che si estende sotto l’occhio di una lente fisheye.

Il luogo dello scatto è Cerro Paranal, 2635 metri sopra il livello del mare, in pieno deserto di Atacama: uno dei posti più aridi e meno piovosi del mondo, e di conseguenza uno dei posti migliori dove osservare le stelle. Non solo a livello professionale, come fanno all’ESO, ma anche a livello più amatoriale: solo in questa foto per esempio si distinguono chiaramente la Luna e Venere, Saturno, qualche stella notevole come Antares, Vega e Altair, e due galassie nane irregolari, satelliti della nostra: le Nubi di Magellano, piccola e grande. (Qui la versione della foto che indica dove cercare cosa in questo cielo stellato). Se vi sembra impressionante già così, sperate di avere la fortuna di poter prima o poi vedere il filmato fulldome che il team ha girato quella stessa notte, e che sarà distribuito gratuitamente tra qualche anno per l’utilizzo nei planetari.

Con la Ultra HD Expedition, l’ESO ha stabilito il primato di  diventare la prima organizzazione scientifica a fornire immagini Ultra HD a intervalli regolari. Per i più curiosi e gli appassionati, c’è un’intera pagina con l’elenco della strumentazione utilizzata: oggetti non per tutte le tasche. Il team è al settimo giorno di viaggio dei diciassette in programma. Il prossimo obiettivo sono le 66 antenne di ALMA. Tutto il materiale raccolto sarà rilasciato gratuitamente sul sito dell’ESO nel corso dei prossimi mesi, e può essere già apprezzato anche dai tanti che non possiedono ancora nessuna tecnologia Ultra HD.

Vista panoramica della piattaforma VLT. Crediti: ESO / Y. Beletsky Fonte: Media INAF | Scritto da Matteo De Giuli

Avvicinamento Luna alle Iadi

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3 aprile

3 aprileLa sera del 3 aprile, una Luna crescente ancora molto giovane potrà essere fotografata verso le 23:00 mentre starà calando insieme all’ammasso delle Iadi (il muso del Toro) verso l’orizzonte ovest. Un’ottima occasione, in mancanza di eventi di maggiore spettacolarità, per realizzare delle belle esposizioni panoramiche.

Al Planetario di Ravenna

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01.04: “I miti del Sole e della Luna” di A. Galegati.

Speciale La settimana di Urania

Per info: tel. 0544-62534 – info@arar.it
www.racine.ra.it/planet – www.arar.it

Rosetta: suona la sveglia per GIADA e OSIRIS

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Le first-light, le prime immagini della cometa scattate dalle due camere di OSIRIS. Lo sfondo è l’immagine ad ampio campo della WAC mentre nel riquadro compare lo zoom della NAC, dove la cometa è identificata con un cerchietto. Credits (per le due immagini): ESA © 2014 MPS for OSIRIS-Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Si chiama Commissioning. E’ la delicata fase che segue il risveglio della sonda europea Rosetta, in cui uno per uno, tutti gli strumenti riprendono vita, inviando a Terra la loro first-light ovvero i primi dati dopo oltre due anni di ibernazione. Il commissioning è una fase necessaria per verificare che tutto stia funzionando per il meglio, in cui i vari team scientifici europei coinvolti vivono febbrilmente l’attesa del momento, resa ancora più stressante dalle molte ore che i dati impiegano per essere trasmessi dalla sonda a terra e da un calendario molto serrato di accensioni e spegnimenti, programmato per dare tempo a tutti.

Le first-light, le prime immagini della cometa scattate dalle due camere di OSIRIS. Lo sfondo è l’immagine ad ampio campo della WAC mentre nel riquadro compare lo zoom della NAC, dove la cometa è identificata con un cerchietto. Credits (per le due immagini): ESA © 2014 MPS for OSIRIS-Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

In questi momenti è il turno di GIADA, uno strumento italiano realizzato da un consorzio guidato dall’Università di Napoli “Parthenope” e da INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica di Andalucia, con il supporto scientifico di Istituti  spagnoli, inglesi, francesi, tedeschi e americani e oggi controllato dal core team presso l’INAF-IAPS di Roma.
“Siamo in attesa dei dati di questa prima accensione.” dice Vincenzo Della Corte, Deputy-PI di GIADA dell’INAF-IAPS. “GIADA, ovvero il Grain Impact Analyser and Dust Accumulator, è uno strumento che misurerà numero, massa, quantità di moto e distribuzione di velocità dei grani di polvere emessi dal nucleo della cometa 67P/C-G. L’accensione di GIADA è avvenuta oggi alle 10.00 di mattina e il test è terminato alle 16.00 ora italiana.  I dati inviati dalla sonda Rosetta verso Terra arriveranno non prima di mezzanotte di oggi e ci diranno lo stato di GIADA dopo 33 mesi di ibernazione. Lavoro su GIADA dal 1999, si tratta di un lavoro portato avanti da 38 membri di un team internazionale e finalmente siamo vicini al momento in cui gli sforzi profusi avranno un ritorno scientifico.”

Appena qualche giorno fa è stata la volta dei team di OSIRIS, la Optical, Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System, strumento sviluppato sotto la leadership del Tedesco Max-Planck-Institut con una forte partecipazione italiana. OSIRIS è lo strumento principale della missione Rosetta per la raccolta delle immagini ed è composto da due diversi canali: la NAC (Narrow Angle Camera), ottimizzata per ottenere mappe ad alta risoluzione del nucleo della cometa e la WAC (Wide Angle Camera), per ottenere panorami ad ampio campo del materiale gassoso e delle polveri nei dintorni del nucleo della cometa. Quest’ultima è di responsabilità italiana (Università di Padova) e verrà utilizzata per selezionare la zona in cui si dovrà posare il lander.

WAC e NAC sono le autrici delle due prime immagini della cometa dopo il risveglio della sonda, pubblicate da ESA oggi e realizzate il 20 e 21 di Marzo da una distanza dalla cometa di  5 milioni di chilometri. A questa distanza, ancora molto lontana, la cometa appare come un minuscolo puntino luminoso di cui è impossibile distinguere i dettagli: 67P/C-G copre appena un pixel e per essere visibile, ha richiesto la realizzazione di oltre 60 immagini da 300 secondi di esposizione. Nei prossimi mesi e grazie a una serie di manovre di rallentamento che la sonda dovrà compiere per mettersi in orbita intorno alla cometa -e che seguiremo su media INAF- quel piccolo puntino crescerà fino a coprire oltre 2000 pixels, l’equivalente di una risoluzione di appena 2m per pixel. Un minuscolo puntino luminoso che, in un futuro vicinissimo, promette grandi cose.

Nel video ESA in basso, una ricostruzione di quello che dovrebbe vedere al camera OSIRIS nei prossimi mesi, mentre la sonda Rosetta si avvicina al suo target

Il nuovo “pianeta” oltre il confine

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Immagine sovrapposta dei movimenti di 2012 VP113, visibile nei tre puntini colorati. Crediti: S. Sheppard, Carnegie Institution for Science
Rappresentazione artistica (non in scala) dei pianeti del Sistema Solare. Crediti: NASA

Da oggi la lista dei nostri vicini di casa è un po’ più lunga. È quanto emerge da un articolo appena pubblicato su Nature, che annuncia la scoperta di un nuovo pianeta nano all’interno del Sistema solare. Per ora il suo nome è ancora un codice, 2012 VP113, ma dietro a quelle cifre ci sono tutte le implicazioni dell’ingresso di un nuovo protagonista nella famiglia più studiata dagli astronomi.

Una famiglia, quella del Sistema solare, che negli ultimi anni si è allargata parecchio. Non tanto per l’abbondanza di nuove scoperte, quanto piuttosto per il continuo affinarsi dei parametri di classificazione degli oggetti celesti. L’ultimo catalogo ufficiale è del 2006, ed è stato stilato a Praga dall’International Astronomical Union (IAU). Che ha definito i pianeti del Sistema solare in base a tre condizioni: devono orbitare intorno al Sole, devono avere una massa sufficientemente grande (tale per cui la loro gravità permetta di raggiungere l’equilibrio idrostatico, ossia una forma quasi sferica), e non devono avere nient’altro nei dintorni della loro orbita.

Queste regole, apparentemente legate a criteri formali, hanno in realtà avuto un impatto molto forte sulla comunità astronomica. Nonostante le proteste di alcuni, ad esempio, dopo l’approvazione delle regole dell’IAU Plutone è stato declassato: non tutti lo sanno, ma il più lontano dei mondi del Sistema solare ha ormai perso il suo statuto di pianeta.

Cacciato dalla porta, Plutone è però rientrato dalla finestra: inaugurando così una categoria tutta nuova, quella dei cosiddetti pianeti nani. Gruppo di cui fa parte anche Sedna, oggetto transnettuniano scoperto nel 2003, e che oggi apre le braccia al nuovo 2012 VP113.

Ma qual è il vero significato di questa classificazione planetaria? Perché è così importante definire il confine tra ciò che è pianeta e ciò che non lo è?

Immagine sovrapposta dei movimenti di 2012 VP113, visibile nei tre puntini colorati. Crediti: S. Sheppard, Carnegie Institution for Science

“Ogni oggetto si porta dietro la storia sulla sua formazione: è questa la cosa interessante rispetto alla classificazione dei pianeti” dice Gianfranco Magni, ricercatore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF di Roma.

La classificazione, insomma, la dice lunga anche su quelli che sono stati i processi di formazione di un pianeta. E questa può essere un’informazione decisamente rilevante quando si tratta di tracciare la storia del Sistema solare.

“Per gli antichi tutto ciò che si muoveva intorno al Sole, se aveva una luminosità sufficiente, era un pianeta” continua Magni. “Poi si cominciò a identificare comete e asteroidi, che però avevano una differenza di massa così grande da poter essere classificati a parte. Alla fine è arrivato Plutone: un oggetto un po’ strano, perché la sua orbita era a cavallo con quella di Nettuno. Prima considerato il nono pianeta, è stato alla fine declassato a pianeta nano, anche perché si è scoperto che proveniva da un’altra zona del Sistema solare”.

Ecco quindi qual è uno degli elementi centrali che sta dietro al moderno concetto di classificazione dei pianeti: la provenienza.

I pianeti del Sistema solare si sono formati al suo interno: questo vale per tutti gli 8 pianeti da Mercurio a Nettuno, compresa la Terra. Nel corso della loro evoluzione, chi più chi meno, i pianeti si sono sicuramente spostati un po’, ma il loro perielio (il punto di minima distanza di un corpo del Sistema solare dal Sole) è rimasto all’interno del sistema planetario.

“In base alla meccanica celeste, se un oggetto nasce nel Sistema solare e viene deviato (ad esempio, perché passa vicino a Giove e riceve un colpo che ne cambia la traiettoria), dopo un certo tempo tornerà comunque indietro” spiega Magni. “Questo avviene perché il suo perielio è all’interno del Sistema solare”.

Una regola che invece non vale per i pianeti nani, la cui storia è di solito ben più travagliata.

“La formazione dei pianeti nani è avvenuta lontano, e il loro ingresso nel Sistema solare è accaduto a seguito dell’interazione con pianeti più grossi” continua l’astrofisico. “E probabilmente è ciò che è successo anche a 2012 VP113: il suo perielio infatti non rientra nel Sistema solare”.

Molto più che una semplice classificazione in base alla massa, quindi: i pianeti nani parlano anche del loro passato e della loro storia, ben diversa da quella dei pianeti “normali”.

Resta da capire chi è stato il responsabile dell’ingresso di 2012 VP113 nel nostro sistema planetario. I due autori dello studio pubblicato su Nature, Scott Sheppard del Carnegie Institution for Science di Washington e Chadwick Trujillo dell’Osservatorio Gemini alle Hawaii, parlano addirittura dell’ipotesi di una “super-Terra”. Questo oggetto celeste sarebbe grande 10 volte il nostro pianeta, e potrebbe aver influenzato l’orbita del pianeta nano.

“Si pensa che questa super-Terra sia collocata all’interno della nube di Oort, la fascia di corpi celesti che orbitano a enorme distanza dal Sole. Questa zona si conosce solo in maniera indiretta, ma è talmente lontana che a livello ipotetico si potrebbe osservare tutta insieme”.

Per avere risposte certe sull’origine di 2012 VP113 servirà però aspettare misure più accurate. Secondo Gianfranco Magni, il vero salto ci sarà con il lancio di James Webb il telescopio spaziale sviluppato per diventare il successore di Hubble.

“Con una dimensione di 6 metri di diametro, James Webb permetterà di osservare oggetti lontani come 2012 VP113, il cui spettro è visibile soprattutto nell’infrarosso” conclude l’astrofisico. “Grazie a questo telescopio i dati statistici aumenteranno enormemente, e potremo farci un’idea più precisa di cosa c’è dietro questo pianeta nano”.

PRIMO SISTEMA ATTORNO A UN ASTEROIDE

I due anelli di Chariklo

Gli anelli di Saturno sono tra i panorami più spettacolari del cielo. Come è noto altri anelli meno evidenti sono stati trovati anche intorno agli altri pianeti giganti. Nonostante ricerche accurate, nel Sistema Solare non sono stati trovati anelli intorno ad altri oggetti più piccoli in orbita intorno al Sole.

Rappresentazione artistica degli anelli intorno a Chariklo. L’origine degli anelli rimane misteriosa, ma potrebbero essere il risultato di una collisione che ha creato un disco di detriti. Crediti: ESO/L. Calçada/Nick Risinger

Alcune osservazioni da diversi siti dell’America del Sud, tra cui l’Osservatorio di La Silla dell’ESO, hanno invece reso possibile la scoperta inaspettata che il lontano asteroide Chariklo è circondato da due anelli densi e sottili di polveri e altre piccole particelle.

È l’oggetto finora più piccolo intorno a cui siano stati trovati degli anelli e solo il quinto corpo del Sistema Solare a mostrarli – dopo i pianeti molto più grandi: Giove, Saturno, Urano e Nettuno. L’origine degli anelli rimane misteriosa, ma potrebbero essere il risultato di una collisione che ha creato un disco di detriti. I capi del progetto stanno chiamando provvisoriamente gli anelli con i nomi di Oiapoque e Chuí, due fiumi alle estremità Nord e Sud del Brasile. I nuovi risultati sono stati pubblicati on-line dalla rivista Nature il 26 marzo 2014.

Le osservazioni del pianeta minore (10199) Chariklo mentre è transitato di fronte a una stella hanno mostrato che anche questo oggetto è circondato da due anelli. Tutti gli oggetti in orbita intorno al Sole, troppo piccoli (con una massa troppo bassa) perché la propria gravità li porti ad assumere una forma quasi sferica, sono ora definiti dall’IAU piccoli corpi del Sistema Solare. Questa classe ora comprende la maggior parte degli asteroidi del Sistema Solare, gli oggetti in orbita vicina alla Terra (NEOs), gli asteroidi troiani di Marte e Giove, la maggior parte dei centauri, la maggior parte degli oggetti Trans-Nettuniani (TNOs) e le comete.

“Non stavamo cercando anelli e non pensavamo che piccoli corpi come Chariklo ne avessero; perciò la scoperta – e l’incredibile quantità di dettagli che abbiamo osservato nel sistema – sono stati una vera sorpresa!“, ha commentato Felipe Braga-Ribas (Observatório Nacional/MCTI, Rio de Janeiro, Brasile) che ha progettato la campagna osservativa ed è l’autore principale dell’articolo.

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Chariklo è il membro più grande della classe di asteroidi nota come Centauri e orbita nella regione del Sistema Solare compresa tra Saturno e Urano. I centauri sono piccoli corpi con orbite instabili che incrociano quelle dei pianeti giganti. A causa delle frequenti perturbazioni che ne seguono, ci si aspetta che rimangano in queste orbite solo per qualche milione di anni. I centauri sono distinti dagli asteroidi, ben più numerosi, che si trovano tra le orbite di Marte e Giove e potrebbero provenire dalla regione della cintura di Kuiper. Anche Chariklo sembra essere più simile ad un asteroide e non ha mostrato attività cometaria.

Era previsto che passasse di fronte alla stella UCAC4 248-108672 il 3 giugno 2013, visibile dall’America meridionale. L’evento è stato previsto a seguito di una ricerca sistematica condotta con il telescopio dell’MPG/ESO da 2,2 metri all’Osservatorio di la Silla dell’ESO e pubblicata di recente. Alcuni astronomi, usando sette telescopi tra cui il telescopio danese da 1,54 metri e il telescopio TRAPPIST, sono stati in grado di osservare la stella svanire apparentemente per pochi secondi quando la sua luce veniva bloccata da Chariklo – fenomeno noto come occultazione. Gli studiosi affermano che questo è l’unico modo per definire con precisione la forma e la dimensione di un corpo distante: Chariklo si trova a più di un miliardo di chilometri dalla Terra. Anche con i telescopi più potenti questo oggetto così piccolo e distante appare come un debole punto di luce.

Ma hanno trovato molto di più di quello che si aspettavano: pochi secondi prima, e di nuovo pochi secondi dopo l’occultazione principale, si sono registrati due brevi cali di intensità nella luminosità apparente della stella. Qualcosa intorno a Chariklo stava bloccando la luce! Confrontando ciò che si vedeva da siti diversi, l’equipe ha potuto ricostruire non solo la forma e la dimensione dell’oggetto stesso, ma anche la forma, larghezza, orientamento e altre proprietà degli anelli appena scoperti. Gli anelli di Urano e gli archi intorno a Nettuno sono stati trovati in modo simile durante le occultazioni del 1977 e del 1984, rispettivamente. I telescopi dell’ESO erano stati coinvolti anche nella scoperta degli anelli di Nettuno.

Rappresentazione artistica degli anelli di Chariklo visti dall'interno. Crediti: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser/Nick Risinger

L’equipe di ricercatori ha scoperto che il sistema è formato da due anelli ben confinati, larghi solo sette e tre chilometri rispettivamente, separati da un ben preciso intervallo di nove chilometri – intorno a un oggetto di soli 250 chilometri di diametro in orbita al di là di Saturno. ”Per me è stato veramente sorprendente rendermi conto che siamo stati in grado non solo di rivelare un sistema di anelli, ma anche di definire che è formato da due anelli ben distinti”, ha aggiunto Uffe Gråe Jørgensen (Niels Bohr Institute, University of Copenhagen, Danimarca), un membro dell’equipe. “Cerco di immaginarmi cosa significhi stare sulla superficie di questo oggetto ghiacciato – abbastanza piccolo perché una macchina da corsa possa raggiungere la velocità di fuga e scappare nello spazio – e intanto ammirare un sistema di anelli di 20 chilometri di larghezza 1000 volte più vicino della Luna”.

Anche se molte domande rimangono senza risposta, gli astronomi pensano che probabilmente questo tipo di anelli si formi a partire dai detriti rimasti dopo una collisione. Il confinamento nei due anelli sottili tradisce la probabile presenza di piccoli satelliti. ”E così, oltre agli anelli, è probabile che Chariklo abbia almeno una piccola luna che attende di essere scoperta”, ha poi detto Felipe Braga-Ribas. Questa sequenza di eventi, su scala più grande, potrebbe spiegare la nascita della nostra Luna nei primi giorni del Sistema Solare, così come l’origine di molti altri satelliti intorno a pianeti e asteroidi.

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