ShaRA#6 La Serratura Celata di Orione

4653
0
7 min read 1.363 words 19 views

ABSTRACT

In questo nuovo numero di ShaRA, il team ci conduce in un viaggio straordinario attraverso i segreti celati della costellazione di Orione. Un concentrato di meraviglie cosmiche, Orione è uno dei soggetti più iconici del cielo invernale, ma anche uno scrigno di tesori nascosti, come la peculiare nebulosa NGC 1999, soprannominata “La serratura”.

Con la consueta passione e competenza, Andrea Iorio, Alessandro Ravagnin e il team ShaRA ci raccontano le sfide e le soddisfazioni di catturare e processare immagini di questo straordinario oggetto celeste. Tra aloni fastidiosi, gradienti luminosi e dettagli intricati da enfatizzare, il risultato finale è frutto di un lavoro corale e di un’esperienza tecnica affinata nel tempo.

Se siete curiosi di scoprire come si combinano tecnologia, astrofotografia e spirito di squadra per rivelare la bellezza nascosta del nostro universo, questo articolo fa per voi. Buona lettura e cieli sereni!

Il Target

Il target della puntata n°6 di ShaRA team è NGC 1999, conosciuta anche come “Keyhole” (buco della serratura) per la sua peculiare morfologia.

l’ARTICOLO COMPLETO è riservato agli abbonati alla versione digitale. Per sottoscrivere l’abbonamento Clicca qui. Se sei già abbonato accedi al tuo account dall’Area Riservata

[swpm_protected for=”3″]

La Pianificazione

Terminato il raduno celebrativo del primo anno di ShaRA, siamo tornati alle nostre postazioni domestiche più carichi e affamati di fotoni cosmici di prima e, come di consueto, abbiamo organizzato nei minimi particolari il sesto progetto.

È nostra abitudine presentare almeno tre o quattro proposte di target affascinanti e, al tempo stesso, peculiari dell’emisfero australe, ma in questo caso abbiamo fatto un’eccezione. Ebbene sì, tra le proposte era presente anche un target non tipicamente australe, ma che si impone con tutta la sua magnificenza nei nostri cieli invernali. Avrete sicuramente capito di chi stiamo parlando: la tanto amata e forse la più fotografata costellazione delle nostre latitudini, ovvero la costellazione di Orione.

Orione è un concentrato impressionante di soggetti: nubi di idrogeno ionizzato, zone polverose, nebulose a riflessione e oscure che rendono questa zona di cielo un’esplosione di colori.

Tuttavia, anche la costellazione di Orione può nascondere qualche gioiello ancora poco fotografato rispetto, ad esempio, alle celeberrime Grande Nebulosa di Orione (M42) e nebulosa Testa di Cavallo (B33), solo per citarne alcune. Puntando proprio sul fattore sfida, quasi all’unanimità, il team ShaRA ha votato la NGC 1999, conosciuta anche come “Keyhole” (buco della serratura) per la sua peculiare morfologia.

NGC1999 è una nebulosa a riflessione e brilla della luce della stella variabile V380 Orionis. Anni fa si credeva che la macchia nera centrale fosse dovuta ad una densa nube di polvere e gas in grado di bloccare la luce proveniente dalle retrovie, ma indagini recenti hanno dimostrato che la zona ha esattamente quella morfologia: un’area quasi priva di materia cioè a scarsissima densità. A rendere splendido il soggetto, ci sono inoltre una quantità impressionante di oggetti di Herbig-Haro, ossia piccole nebulose transienti dovute a stelle in via di formazione.

Un ennesimo record segnato per il gruppo ShaRA che ha visto la partecipazione della quasi totalità del gruppo, raggiungendo per la prima volta la quota di 19 contributi. Così, felici e stimolati dalla nuova avventura, abbiamo programmato e prenotato le sessioni con il Telescopio 3 del Chilescope.

Abbiamo optato per delle classiche sessioni L/R/G/B con in aggiunta sessioni di H-alpha giustificate dalla presenta di elevata quantità di idrogeno ionizzato nel soggetto, in aggiunta a zone molto polverose e nebulose a riflessione.

Fra i tanti che seguono assiduamente questa rubrica, qualcuno avrà notato che nello scorso numero non abbiamo citato alcun target ma il motivo è presto detto. Inizialmente infatti le sessioni di ripresa erano state pianificate per ottobre, con la giusta timeline per la successiva elaborazione e pubblicazione, ma il maltempo che in quei mesi ha colpito il Cile, ha rallentato sensibilmente la nostra tabella di marcia causando la rischedulazione di molte ore di ripresa, fino a posticipare alcune sezioni anche nel mese successivo, Novembre. In totale alla fine abbiamo collezionato un buon bottino ricco di 42 pose da 600s di luminanza, 3×15 pose da 600s RGB e 17 pose da 600s in H-alpha.

Elaborazione dei dati grezzi

NGC 1999, pur essendo una zona molta luminosa e ricca di idrogeno, si è rivelata un oggetto complesso e molto tecnico da affrontare dal punto di vista del processing. Una volta inviati i file a tutti i partecipanti, il nostro gruppo di discussione è stato inondato dai messaggi riferiti a due problematiche resesi subito evidenti: gli spikes e gli aloni residui delle enormi stelle che sebbene fuori campo risultavano abbastanza vicine da creare riflessi proprio sulla nostra immagine. In particolare, la stella che ha creato più problemi è stata Iota Orionis: un suo enorme spike tagliava in diagonale gran parte del nostro campo e creando inoltre un evidente e fastidioso alone chiaro in direzione di M42.

inserire immagini su spike e alone parassita

Nell’immagine un esempio di scatto affetto da due difetti: spikes e aloni.

Per fortuna l’esperienza acquisita su un problema simile affrontato nel progetto ShaRA#5 ci ha consentito di risolvere abilmente la questione degli spike delle stelle fuori campo. Seguendo quanto già testato precedentemente abbiamo fatto ricorso al tool “clone stamp”, che alcuni di noi utilizzano in Pixinsight, altri in Photoshop e altri ancora in GIMP, ottenendo in ogni caso una rimozione quasi completa delle fastidiose righe luminose.

Più complessa è stata invece la questione degli aloni e i gradienti luminosi di queste stelle fuori campo. Per compensare tale errore l’approccio è stato quello di rimuovere i gradienti con il tool DBE/ABE di Pixisight, o tramite Astro Pixel Processor, o tramite GraXpert. I tool, che poi a tutti gli effetti sono delle applicazioni nelle applicazioni, agiscono in maniera diversa sui gradienti a seconda del programma principale utilizzato rilasciando, in alcuni casi, risultati anche molto diversi tra di loro. Alcuni partecipanti sono riusciti infatti a rimuovere più efficacemente i gradienti gli aloni mentre altri un po’ meno, perdendo parte del segnale sulle zone polverose più flebili. In ogni caso è stata comunque necessaria un ritocco finale con Photoshop o GIMP per eliminare i residui dei riflessi nell’immagine.

Superati le due difficoltà iniziali, l’elaborazione dell’immagine è proseguita senza intoppi per tutta la fase lineare, ma giunti alla fase non lineare, dopo lo stretch dell’istogramma, è emerso un altro fastidioso rompicapo. Lavorando sulle curve per enfatizzare il segnale delle zone poco luminose, il core di NGC 1999, dove è presente il buco della serratura, tendeva a bruciarsi e inevitabilmente a perdere dettaglio.

A differenza di quanto raccontato precedentemente in questo caso sono state adottate varie strategie, che hanno condotto a risultati diversi tra di loro ma sempre di buon livello.

Chi preferisce Pixinsight in questi casi fa generalmente ricorso al formidabile tool HDRMultiscale Transform, che risolve quasi sempre i dettagli delle zone molto luminose abbassando innanzitutto la luminosità e agendo in parte anche sul contrasto. Altri hanno preferito utilizzare Pixinsight o Photoshop o GIMP con delle maschere di luminanza o delle range mask opportunamente lavorate per mascherare le zone più luminose del target così da non alterare ulteriormente i livelli di luminosità durante la lavorazione delle curve. Altri ancora hanno optato per un approccio combinato.

Le 20 immagini finali consegnate erano quindi caratterizzate da differenti approcci di lavorazione, ma anche da differenti rese cromatiche. All’inizio abbiamo anticipato che avremmo avuto a disposizione i canali L/R/G/B e Halpha, e da questa base ogni partecipante ha creato una combinazione cromatica sulla base di varie valutazioni: colore naturale del target, osservazione di altre immagini in rete per non creare artefatti cromatici, dare un boost al gas ionizzato più presente in questa zona.

Dunque quale è stata la migliore immagine del team? Come sempre è stato il nostro Superstacking, di cui abbiamo ampiamente discusso nel numero precedente di Coelum, ha decidere prendendo le caratteristiche migliori di ogni singola immagine e fondendole in un’unica immagine finale.

Siamo giunti al momento dei saluti e come sempre auguriamo cieli sereni a tutti i lettori di Coelum in attesa di svelare i risultati del nostro prossimo progetto.

[/swpm_protected]

L’articolo è pubblicato in COELUM 266 VERSIONE CARTACEA