RAMSES e l’Asteroide Apophis una Grande Occasione nel 2029

3632
0
9 min read 1.787 words 31 views

 

L’Importanza della Difesa Planetaria

La collisione di un asteroide con la Terra è un evento raro, ma può avere conseguenze devastanti. Senza dover risalire al drammatico impatto di 65 milioni di anni fa, che portò all’estinzione di massa, tra cui i dinosauri, a causa di un asteroide o di una cometa di 15-20 chilometri di diametro, possiamo ricordare un episodio molto più recente: l’evento di Chelyabinsk del 2013. In quell’occasione, un piccolo oggetto di appena 15 metri causò, scoppiando in atmosfera, migliaia di feriti e ingenti danni materiali, dimostrando come la difesa planetaria sia diventata una priorità globale.
In questo contesto si inserisce la missione RAMSES (Rapid Apophis Mission for Space Safety), la seconda missione di difesa planetaria dell’Agenzia Spaziale Europea, che avrà come obiettivo l’asteroide 99942 Apophis.
Apophis è un Near-Earth Asteroid (NEA) di circa 350 metri di diametro, che il 13 aprile 2029 passerà a soli 31.000 km dalla superficie terrestre, più vicino dei satelliti geostazionari un decimo della distanza Terra-Luna (Fig.1). Un evento raro – accade una volta ogni migliaia di anni – che offre alla scienza e alla difesa planetaria un’opportunità unica.

Apophis: un Asteroide che ha fatto Tremare la Terra

l’ARTICOLO COMPLETO è riservato agli abbonati alla versione digitale. Per sottoscrivere l’abbonamento Clicca qui. Se sei già abbonato accedi al tuo account dall’Area Riservata

[swpm_protected for=”3″]

Fig.1 – Rappresentazione del passaggio di Apophis a 31.000 km dalla Terra il 13 Aprile 2029.

Apophis è stato scoperto il 19 giugno 2004 dagli astronomi Roy A. Tucker, David J. Tholen e Fabrizio Bernardi, utilizzando il telescopio del Kitt Peak National Observatory in Arizona, USA. All’inizio, le stime indicavano una probabilità di impatto con la Terra nel 2029 di circa il 4%, scatenando preoccupazioni globali. Tuttavia, grazie a successive campagne osservative sempre più accurate, questa probabilità è stata drasticamente ridotta, fino ad essere praticamente annullata. Anche le simulazioni successive, proiettate fino al 2036 e oltre, hanno escluso rischi concreti per almeno i prossimi cento anni.
Il motivo di questa incertezza è legato alla natura caotica delle orbite dei NEA le quali non sono stabili come quelle dei pianeti e possono essere modificate da incontri ravvicinati con la Terra o altri pianeti. Ecco perché, nonostante le rassicurazioni per il prossimo secolo, il monitoraggio costante rimane fondamentale anche considerando che abbiamo scoperto circa il 90% dei NEA con un diametro maggiore di un chilometro ma conosciamo appena il 10% degli oggetti con un diametro di circa 100 metri. Questi ultimi, molto numerosi, sono attualmente quelli che rappresentano il pericolo maggiore per il nostro pianeta.
Se Apophis, con un diametro di circa 350 metri, colpisse la Terra, rilascerebbe un’energia compresa tra 500 e 1200 megatoni di TNT, equivalente a migliaia di bombe nucleari del tipo Hiroshima. Creerebbe un cratere di 4-5 km di diametro e causerebbe la distruzione totale nell’area dimpatto, con onde d’urto e venti così intensi da provocare milioni di morti se l’impatto avvenisse in una zona densamente popolata. Se invece colpisse il mare, genererebbe tsunami devastanti capaci di colpire coste anche a centinaia di chilometri di distanza. Sarebbe quindi un disastro immenso a livello regionale, ma senza effetti globali permanenti o estinzioni di massa.

I Near-Earth Asteroids: Minacce e origini

I NEA sono una popolazione eterogenea di oggetti che orbitano vicino alla Terra intersecandone anche l’orbita e si suddividono in famiglie come Aten, Amor e Apollo a seconda dei parametric orbitali. A giugno 2025, 38000 è il numero di quelli conosciuti. La loro origine è ancora in parte misteriosa: la maggior parte sembra provenire dalla fascia principale tra Marte e Giove, ma non si esclude un contributo da regioni più lontane, come anche la fascia trans-nettuniana.
Questi oggetti rappresentano un potenziale pericolo per la Terra, come dimostrano eventi passati come Chelyabinsk. Proprio per questo, la comunità internazionale ha iniziato a collaborare su progetti di Planetary Defense, per individuare per tempo questi oggetti e sviluppare strategie di mitigazione.

Fig.2 – Asteroide Dimorphos subito prima dell’impatto di DART (crediti NASA / Johns Hopkins APL).

ART e Hera: la Prova Generale della Difesa Planetaria

Un esempio concreto è il progetto AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment), nato un po’ di anni fa dalla collaborazione tra NASA ed ESA. Questo programma comprende la missione americana DART il cui obiettivo era impattare su un piccolo asteroide per provare a deviarne l’orbita e la missione europea Hera che avrebbe dovuto investigare successivamente gli esiti dell’impatto.
DART è stata lanciata nel novembre 2021 dalla Vandenberg Space Force Base in California e ha colpito con successo Dimorphos di 180 metri di diametro (satellite di Didymos, di 750 m di diametro) il 26 settembre 2022, modificandone il periodo orbitale di ben 33 minuti (Fig.2)
Per la prima volta l’orbita di un oggetto celeste viene modificata dall’azione dell’uomo. Anche l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano, grazie al CubeSat LICIACube finanziato dall’ASI, che ha documentato la nube di detriti e le fasi successive all’impatto (Fig.3)
Per completare l’esperimento, l’ESA ha lanciato da Cape Canaveral la missione Hera il 7 ottobre 2024, con i CubeSat Milani (realizzato da Tyvak Italia) e Juventas, che raggiungeranno Dimorphos a ottobre 2026 e studieranno con grande dettaglio tutte le proprietà di Dimorphos e della coppia così anche da poter avere le nozioni necessarie a replicare l’esperimento compiuto da DART (Fig.4).

 

RAMSES: la Nuova Sfida dell’ESA, dell’Italia e della collaborazione Internazionale

La missione RAMSES rappresenta la naturale prosecuzione delle esperienze di DART e Hera, ma con un obiettivo ancora più ambizioso: studiare da vicino Apophis durante il suo passaggio ravvicinato del 2029.
L’ASI è Prime Contractor del progetto, grazie all’accordo con OHB Italia firmato nell’ottobre 2024 per la costruzione dello spacecraft principale (Fig.5). La decisione finale sull’adozione della missione avverrà in occasione delle Ministeriali a fine novembre 2025.
Per ridurre i tempi, dato che la missione andrà costruita nel tempo record di circa tre anni, e per contenere i costi, la struttura di RAMSES replica quella di Hera, quindi uno spacecraft principale e due cubesat (Fig.6).
Le forze mareali esercitate dalla gravità terrestre su Apophis potrebbero avere effetti spettacolari come ad esempio:
Cambiamenti nella rotazione: la spinta gravitazionale può rallentare o accelerare la rotazione dell’asteroide, con effetti visibili anche nell’orientamento dell’asse.
Propagazione di onde sismiche: come un “terremoto spaziale”, le forze interne potrebbero causare fratture o cambiamenti nella struttura interiore.

Fig. 3 Immagine ottenuta dell’impatto di DART da Liciacube (crediti ASI/NASA).


Emissione di polveri e detriti: la superficie di Apophis potrebbe subire smottamenti o eruzioni di polveri, un’opportunità unica per studiare la natura superficiale degli asteroidi.
L’attrazione esercitata dalla Terra modificherà inoltre anche i parametri orbitali dell’asteroide.
Saremo di fronte quindi a un laboratorio naturale in cui sperimentare come la gravità terrestre sia in grado di agire su un asteroide accrescendo esponzialmente le attuali conoscenze da implementare nella difesa planetaria: comprendere la natura di oggetti simili, soprattutto la loro struttura interna, aiuterà a definire meglio le strategie di mitigazione testando modelli teorici e tecniche di difesa in condizioni reali.
I due cubesat verranno rilasciati prima del massimo avvicinamento di Ramses alla Terra e opereranno indipendentemente, utilizzando RAMSES come satellite di trasmissione. Uno dei due probabilmente atterrerà su Apophis e porterà a bordo un gravimentro e un sismometro. Forse quindi riusciremo per la prima volta a misurare la trasmissione di onde sismiche su un oggetto che non sia la Luna o Marte. L’altro cubesat avrà a bordo un radar a bassa frequenza per lo studio della struttura dell’asteroide.
La fine delle operazioni è prevista ad agosto 2029.
A bordo di RAMSES ci sarà molta Italia con una camera iperspettrale (HAMLET) per lo studio della superficie e della composizione, uno strumento per lo studio della polvere probabilmente diffusa attorno all’asteroide (VISTA), l’esperimento di Radioscienza per studi di struttura interna, massa, densità, ecc e due camera di navigazione montate a bordo dei due cubesat (NAVCAM). La realizzazione di uno dei due cubesat è stata affidata di nuovo alla Tyvak Italia, l’altro invece sarà seguito da aziende spagnole.
Anche la responsabilità del coordinamento scientifico (Principal Investigator) della missione è assegnata all’Italia
Un elemento centrale è la collaborazione internazionale. Il lanciatore della missione sarà probabilmente fornito dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, che contribuirà anche con una camera infrarossa termica (TIRI), la stessa che è a bordo di Hera e i pannelli solari dello spacecraft. Se la missione OSIRIS-APEX della NASA non verrà annullata, lavorerà in sinergia con RAMSES a partire da giugno 2029.
Questa sinergia internazionale ricorda quanto già sperimentato con grande successo con DART e Hera, dimostrando che la difesa planetaria è una sfida che non può prescindere dalla cooperazione internazionale.

Fig.4 – Rappresentazione della missione Hera con i due cubesat Milani e Juventas.
Fig.5 – Ottobre 2024, durante meeting IAC a Milano, accord ASI OHB Italia per lo sviluppo dello spacecraft di Ramses. Tra i presenti il DG di ESA, il PM di ESA Paolo Martino, il CEO di OHB, la PI Monica Lazzarin (autrice).

Il 2029: un Esperimento Naturale e un Evento Globale

Il 13 aprile 2029, Apophis passerà a soli 31.000 km dalla Terra, offrendo un’occasione unica non solo per la scienza, ma anche per il pubblico: raggiungerà una magnitudine apparente di circa 3, visibile a occhio nudo da oltre 2 miliardi di persone in Europa, Asia e Nord Africa per qualche ora. Mai un asteroide di queste dimensioni è stato osservato così da vicino. Per queste ragioni, le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2029 l’anno dell’asteroid awareness e della planetary defense. Il 2029 sarà dunque anche l’anno in cui l’umanità guarderà in cielo e vedrà, con i propri occhi, un asteroide sfiorare la Terra: un monito e, al tempo stesso, una celebrazione della conoscenza e della cooperazione.

 

Conclusioni: scienza e Difesa Planetaria

RAMSES rappresenta un tassello fondamentale nella difesa planetaria. Non è solo osservazione: è un test di tecniche utili per la planetary defense, una dimostrazione della rapidità con cui siamo in grado di sviluppare uno strumento per difendere il nostro pianeta (RAMSES verrà costruita in meno di tre anni) e un’occasione di collaborazione globale, il frutto di alleanze tra agenzie spaziali (ESA, NASA, JAXA), università, industrie e comunità scientifica. La missione RAMSES è la testimonianza di un cambiamento di prospettiva: la consapevolezza che la Terra, pur protetta dall’atmosfera e dalle dimensioni del Sistema Solare, non è immune dalle minacce cosmiche e la capacità di cooperare e condividere dati è la chiave per affrontare le sfide future.
L’Italia, con la leadership dell’ASI, le sue industrie e i suoi scienziati tra cui la Principal Investigator della missione, è al centro di questa sfida per proteggere la Terra e guardare al futuro.

[/swpm_protected]

L’articolo è pubblicato in COELUM 275


Articolo precedenteAffollato come il Vuoto
Articolo successivoBentornati su Marte! #275
Monica Lazzarin
Docente di Astrofisica del Sistema Solare all’Università di Padova, Dipartimento di Fisica e Astronomia, è Principal Investigator della missione dell’ESA, Ramses. Si occupa dello studio da Terra, con osservazioni dai più grandi telescopi al mondo e dallo spazio di asteroidi e comete da molti anni. Ha partecipato e partecipa alle missioni tra le più importanti a questi oggetti: Co.- Investigator della storica missione Rosetta, membro dell’Invetigation Team di DART, Membro del Science Management Board di Hera, membro dell’Investigation Team di Comet Interceptor e infine PI di Ramses.