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ABSTRACT
Dopo Messier 6 e 7, torniamo negli ammassi aperti con Messier 11 o M11. A differenza degli ammassi globulari, questa tipologia di oggetti celesti è formata da un gruppo (che può essere anche di migliaia) di stelle nate nello stesso periodo da una nube molecolare gigante.
Ne rappresenta un esempio facile da richiamare proprio l’ammasso delle Pleiadi (M45) nella costellazione del Toro.
Nel corso dei secoli ne sono stati scoperti più di mille solo nella nostra galassia e rimangono oggetti molto interessanti da un punto di vista scientifico, dato che offrono una visione chiave nello studio dell’evoluzione stellare.
In media, un ammasso aperto risulta essere un oggetto celeste giovane (in termini astronomici), che riesce a mantenere la sua coesione per almeno mezzo miliardo di anni. Passata questa soglia, interferenze gravitazionali esterne causate dall’orbitare intorno al centro della galassia, causano disturbi che, con il passare del tempo, sono in grado di sfaldare l’ammasso aperto stesso.
Storia delle osservazioni
Questo ammasso aperto fu scoperto dall’astronomo tedesco e direttore dell’Osservatorio di Berlino Gottfried Kirch il 1° settembre 1681 mentre si trovava a Lipsia, utilizzando il suo “tubusopticus” di circa 1.2 metri di lunghezza focale. Inizialmente, Kirch pensò che l’oggetto fosse una stella nebulosa, simile al nucleo di una cometa, ed infatti successive osservazioni lo classificarono come la “Nebulosa di Kirch”.
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L’inglese Edmond Halley, il secondo Astronomo Reale, lo stesso che calcolò la periodicità della Cometa di Halley (nominata in suo onore dopo la verifica del suo previsto ritorno nel 1958), aggiunse che Messier 11 appariva come “un piccolo punto oscuro nel cielo attraverso il quale una stella sembra brillare”.
Fu anche osservato da altri studiosi dell’epoca, come l’astronomo e matematico svizzero Jean-Philippe Loys de Chéseaux, che lo descrisse come un “ammasso di stelle molto ricco”. Charles Messier lo aggiunse nel suo catalogo nel 1764, annotando “Ammasso di un gran numero di piccole stelle, visibili solamente con buoni strumenti. Con un semplice rifrattore [l’ammasso] è simile ad una cometa, ma con la presenza di stelle di ottava magnitudine”.
L’astronomo inglese William Herschel e suo figlio John notarono entrambi che M11 non possedeva alcuna nebulosità e che l’ammasso poteva essere diviso in “cinque o sei gruppi di stelle fino all’undicesima magnitudine” con “evidenti separazioni e divisioni tra loro che possono essere osservate ad alti ingrandimenti”.
La descrizione dell’inglese William Henry Smyth rimase nel nome di M11 fino ai giorni nostri. L’ammiraglio, infatti, lo descrisse con le seguenti parole: “Questo oggetto, che in qualche modo rassomiglia ad un gruppo di anatre selvatiche in volo, è un insieme di piccole stelle[…]”.
Da qui il nome popolare di Messier 11 “Ammasso dell’Anitra Selvatica”.
Caratteristiche fisiche
Messier 11 si presenta come uno dei più ricchi e densi ammassi aperti conosciuti, contenente circa 3000 stelle (ricordiamo, per paragone, che l’ammasso globulare Messier 10, presentato nello scorso numero di COELUM ASTRONOMIA n°262, ne conteneva circa 100000), dista 6200 anni luce dal nostro pianeta e la sua età stimata è di circa 220 milioni di anni. Per dare un’idea della sua ricchezza di astri, ad un osservatore posto nel suo centro, il cielo notturno apparirebbe pieno di centinaia di stelle di prima magnitudine (come Spica, nella costellazione della Vergine). Il raggio del suo nucleo
è di circa 4 anni luce, mentre la sua influenza gravitazionale si estende molto di più nello spazio circostante, raggiungendo un raggio di 95 anni luce. La densità stellare al suo centro raggiunge le 83 stelle per parsec cubico (1 parsec = 3.26 anni luce), che diminuisce a 10 stelle per parsec cubico ad una distanza di circa 45 anni luce dal nucleo.
M11, l’ammasso aperto rintracciabile ad occhio nudo più distante nel Catalogo Messier, a seconda dei metodi utilizzati per calcolare questo valore, arriva a contenere tra le 3700 e le 11000 masse solari e si sta allontanando da noi alla velocità di circa 22 km/s.
Sono presenti giganti rosse e gialle al suo interno e le più recenti analisi stimano che questo ammasso aperto terminerà di esistere tra qualche milione di anni date le forze gravitazionali di altri oggetti circostanti che lo stanno lentamente privando delle sue componenti stellari.

Posizione nel Cielo
M11 è facilmente rintracciabile in prossimità della catena di stelle formata da λ Aquilae (Al Thalimain Prior), i Aquilae, η Scuti, e β Scuti. Si può partire dalla prima e più luminosa della lista e seguire la catena in una curva fino all’ultima stella: M11 si troverà tra gli ultimi due oggetti elencati.
Designazione: M11 – NGC 6705
Tipo: Ammasso Aperto
Classe: l,2,r
Distanza: 6200 anni luce
Estensione: 8 anni luce
Costellazione: Scutum
Ascensione Retta: 18h 51m 06s
Declinazione: -06° 16′ 12″
Magnitudine: +6.3
Diametro Apparente: 14’ x 14’
Scopritore: Gottfried Kirchnel 1681
Osservabilità
Per le latitudini italiane il periodo migliore per osservare questo interessante ammasso aperto è da giugno ad ottobre.
- Occhio nudo: osservabile, ma con molta difficoltà. Occorrono cieli tersi e bui lontano da tutte le sorgenti di inquinamento luminoso.
- Binocolo: immerso nel vasto campo stellare della Via Lattea, con un10x50 il suo aspetto rimane concentrato e nebuloso.
- Telescopio
- Piccolo diametro: poche differenze con l’osservazione binoculare, ma è possibile iniziare a distinguere alcuni astri che lo compongono.
- Medio diametro: con telescopi da 12-15 cm l’ammasso si risolve quasi completamente, mostrando almeno una decina di componenti molto vicine tra loro. Occorre un po’ di immaginazione per osservare la formazione a V che sovente le anitre selvatiche assumono nel cielo.
- Grande diametro: gli astri osservabili raggiungono e superano il centinaio ed è possibile confondere il suo aspetto compatto con quello di un ammasso globulare.
Buone Osservazioni!
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L’articolo è pubblicato in COELUM 263 VERSIONE CARTACEA














