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ABSTRACT
Nel progetto ShaRA, l’astrofotografia condivisa si unisce alla collaborazione tra appassionati per esplorare l’universo attraverso telescopi remoti di classe professionale. Nato durante il periodo del COVID-19, il progetto offre una nuova prospettiva sull’astrofotografia, permettendo di catturare immagini straordinarie di oggetti celesti dell’emisfero australe. Questo articolo racconta come il team ShaRA sia cresciuto, superando sfide tecniche e condividendo la passione per la scoperta del cosmo.
Il Target
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Per chi lo ricorderà, non molto tempo fa, nel numero 258 di Coelum Astronomia, pubblicato ad Ottobre 2022, introdussi il progetto di osservazione condivisa nato ai tempi del COVID19 e battezzato col nome FOTONIContest. L’ultima edizione, svoltasi sfruttando i telescopi remoti ubicati in Cile, ebbe così tanto successo che pensai di creare uno spin-off del progetto dedicato esclusivamente all’astrofotografia condivisa attraverso i grandi telescopi remoti. è nato così ShaRA (Shared Remote Astrophotography): un nuovo modo di vivere l’astronomia, un luogo di ritrovo e di collaborazione per (parafrasando un famoso capitano dell’Enterprise) arrivare “là dove nessuno è mai giunto prima”.
Come spiegato nel precedente articolo, l’utilizzo della strumentazione remota, soprattutto se di grandi dimensioni, è abbastanza impegnativo a causa degli alti costi: un telescopio da 1 metro di diametro con la relativa strumentazione di acquisizione e di gestione non è sicuramente alla portata di tutte le tasche, come pure la manutenzione di un sito osservativo, ubicato in mezzo al deserto o sulle Ande cilene lontano dai centri abitati, non è affar da poco. Nel mercato sono disponibili servizi di acquisto, a prezzi modici, di file grezzi pronti per l’elaborazione, ma questo modo di operare toglie del tutto il fascino dell’astrofotografia, riducendo l’attività ad una semplice e mera elaborazione al computer di foto fatte da altri (tanto vale in questo caso accedere agli archivi liberi e gratuiti delle foto grezze di HST o JWST).
ShaRA parte quindi da questo principio: fare una propria astrofotografia usando telescopi a noleggio di classe professionale, da cieli incontaminati, di oggetti non visibili dal giardino di casa (prendendo come riferimento le case italiane dalle quali sono accessibili esclusivamente i target dell’emisfero boreale) senza spendere un patrimonio.
Al momento il team ShaRA ha raggiunto i 20 membri e viene coordinato/moderato dal sottoscritto, che organizza tutte le fasi del progetto.
Come si opera nel gruppo? Nel seguente schema di principio si possono vedere le principali fasi che generalmente portano alla conclusione di un progetto in un arco temporale di circa un paio di mesi (due lunazioni).
Nella fase iniziale di un progetto ShaRA, la pianificazione, della durata approssimativa di circa due settimane, ogni partecipante è libero di proporre un target di suo interesse, studiando la volta celeste visibile dal sito cileno nel periodo di riferimento. Il coordinatore colleziona tutte le proposte e le condivide per votazione democratica (quella che riceve più preferenze vince). Prima di passare alla fase successiva si procede con la scelta del telescopio di ripresa e quindi la raccolta dei contributi economici volontari (partendo da un minimo di 20 euro, il costo di una pizza ed una birra). Queste attività sono molto interessanti e divertenti perché permettono di studiare e prendere confidenza con oggetti che non conosciamo molto bene, boreale proprio perché collocati nell’emisfero australe. Le nebulose estese inoltre, lasciano ampia libertà di scelta sul campo da inquadrare lavorando a focali molto lunghe (quasi sette metri nel caso in cui si scelga il telescopio da un metro di diametro).
La fase successiva prevede le sessioni di ripresa: anche questa fase è molto emozionante, perché, nonostante non si operi in real-time sul telescopio, il risultato di ogni sessione è sempre un’incognita. Ci si può infatti imbattere in problemi tecnici legati alla guida, alla messa a fuoco, al centramento e orientamento del campo inquadrato, nonché alle condizioni meteo e tante altre variabili. Se si utilizza il telescopio da un metro, ad esempio gli algoritmi di puntamento e guida sono studiati per garantire sempre l’individuazione di una stella di riferimento sufficientemente luminosa: la camera di ripresa, che espleta anche la funzione di guida, viene ruotata rispetto al campo inquadrato in modo randomico e a 6.8 metri di focale non sempre la stella viene individuata. L’algoritmo automatizzato effettua quindi leggeri spostamenti del telescopio, effettua il plate solving per il calcolo corretto delle coordinate del FoV (field of view) e riprova la procedura.
Devo dire che ogni mattina, all’indomani di una sessione di ripresa, quando apro il notebook mentre preparo il caffè e verifico i sub della nottata cilena provo le stesse identiche emozioni che provavo trenta anni fa quando andavo dal fotografo a ritirare le foto da pellicola stampate su carta fotografica (con 3 foto valide su un rullino da 36 pose!); emozioni e per soli appassionati un po’ agée.
Sovente capita di dover rivedere le pianificazioni originali e quindi nella schedulazione iniziale importante prevedere almeno una sessione di recovery necessaria al completamento di tutto il set di sub finanziati dal budget raccolto. Avendo optato per riprendere durante le fasi lunari, come facciamo abitualmente per ridurre al minimo l’esborso economico, accaparrandoci il 40% di sconto sulla tariffa oraria dei telescopi, bisogna essere molto attenti nella prenotazione del telescopio: una sessione finale andata a buca, per meteo avverso o problemi tecnici, rischia di spostare in avanti la chiusura del progetto-di un intero ciclo lunare.
Conclusa l’ultima posa, vengono distribuiti tutti i file grezzi ai partecipanti, in modo direttamente proporzionale alla cifra di contribuzione (chi paga di più, ottiene il set intero di sub; chi meno, una porzione del totale) ed inizia la fase di “processing”. Questa è la fase dove tutti i partecipanti sono chiamati in causa e devono “lavorare” per produrre il proprio output. Coincide anche con il il momento di confronto tra le varie tecniche elaborative, con i più esperti del gruppo che si rendono disponibili ad aiutare (e ogni tanto anche farsi aiutare) i neofiti per risolvere alcuni problemi nelle riprese ad esempio l’eliminazione dei gradienti o la sovrapposizione dei mosaici o la composizione LRGB+Halpha.
Conclusa la fase di processing si passa alla fase finale che porterà alla pubblicazione dei risultati, dove il coordinatore (sempre io) raccoglie tutte le immagini finali e le distribuisce in forma anonima all’interno del team, per una simpaticissima e democraticissima votazione al buio.
Nel gruppo non ci sono né vincitori né vinti. Lo spirito è del tutto non-competitivo e fondato sulla piena collaborazione: dopo le votazioni viene infatti stilata una classifica col solo obiettivo di fondere tutte le immagini in una unica finale, pesando i singoli contributi in base alla qualità votata dai partecipanti stessi.
La pubblicazione del progetto avviene quindi distribuendo l’immagine finale a nome del team ShaRA lasciando però la piena libertà ad ogni singolo partecipante di utilizzare e diffondere il proprio elaborato in piena autonomia (citando l’origine del materiale).
Nel limite del possibile e delle rispettive capacità cerchiamo anche di accompagnare ogni risultato con qualche approfondimento di carattere scientifico: le foto sono affascinanti è vero, ma ci piace anche capire ed approfondire quanto ripreso nel gruppo non ci sono astronomi professionisti). Di sicuro l’accesso a strumentazione quasi professionale, ci consente di ottenere immagini ad un livello irraggiungibile con strumentazione amatoriale con l’opportunità inoltre di entrare in contatto ( forse insistendo un pò) coi professionisti che fanno dello studio e della ricerca il loro mestiere.
Penso che questo sia il modo migliore per esercitare una sana passione assieme ad amici e conoscenti e soprattutto fare ASTROFOGRAFIA non finalizzata alla sola realizzazione della foto perfetta, bella e meritevole di premi e riconoscimenti (che iniziamo a ricevere), ma anche finalizzata a qualcosa di più alto.
E poi chi lo sa, se in un domani, riusciremo mai a scoprire qualcosa di nuovo…
Chi cerca, trova!
L’ultimo sessione di lavoro ha interessato un oggetto davvero accattivante: ShaRA#3 L’occhio di Horus.


Splendido gruppo di galassie interagenti, il cui soggetto principale presenta molte nubi molecolari di idrogeno ad alto tasso di formazione stellare, alcune delle quali posizionate in forma circolare (un anello dal diametro di circa 5000 anni luce) proprio attorno al centro galattico e spiraleggianti attorno ad un buco nero supermassiccio. La forma a spirale è deforme a causa dell’interazione gravitazione con alcune galassie limitrofe: NGC1097A (annegata “prospetticamente” in uno dei due bracci) e NGC1097B (più lontana, fuori dal campo inquadrato). Ci sono inoltre dei “getti” (tre i primari visibili nell’immagine invertita in versione starless 25588) che sembrano fuoriuscire dal nucleo galattico: negli ultimi anni si è scoperto che sono code mareali formate da stelle di alcune galassie nane smembrate dalla forza attrattiva della galassia principale. La conformazione peculiare dell’oggetto, molto simile all’Occhio di Horus dalla mitologia egizia, ci ha ispirato nell’attribuzione di un nome proprio a ShaRA#3: NGC1097, La Galassia di Horus. La foto è il risultato del Super Stacking pesato di tutte le foto dei partecipanti. Il materiale originale è stato ottenuto fotografando con l’RC1000 a 6800mm di focale, camera FLI16803, filtri Astrodon LRGB True Balance + H-alpha 5nm; Panello A: 18x600s L bin 1 + 3x5x300s RGB bin2 + 4x600s H-alpha bin2; Panello B: 15x600s L bin 1 + 3x5x300s RGB bin2 + 3x600s H-alpha bin2 ”.
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L’articolo è pubblicato in COELUM 261 VERSIONE CARTACEA

Commento di Marcella Botti
“Ho aderito a questo progetto perché fotografo con reflex e volevo cimentarmi nell’elaborazione di frame monocromatici. Sono entrata nel team ShaRA per pura curiosità e inizialmente volevo stare a guardare e non mi aspettavo certo tutta la professionalità, l’entusiasmo e la condivisione dei partecipanti e alla fine, travolta, ho partecipato attivamente. Un team veramente armonico dove le foto vengono fuse insieme per dar vita ad una mega elaborazione che tiene conto dei migliori risultati di ognuno.”
Commento di Egidio Vergani
“Sono sempre stato appassionato di fotografia, sopra e sotto il mare, ma durante il lock down per il Covid 19 mi sono messo a guardare le foto su internet del nostro Universo. Perché non provarci? Ho acquistato un telescopio di seconda mano (che non sapevo usare ma pian piano ho imparato), ho letto molti libri e riviste ed ho provato a collegarci una reflex per fotografare Saturno. Da li è esplosa la mia passione, ho migliorato l’attrezzatura e la pratica dal mio balcone di Milano. Curiosando su internet qualche anno fa mi sono imbattuto nel progetto di osservazione condivisa di nome FOTONICOntest, ho contattato Alessandro Ravagnin e gli ho mandato la mia foto di Orione. Da allora ho partecipato a tutte le edizioni del FOTONICOntest. Quando Alessandro mi ha chiesto se volevo partecipare alla condivisione di un telescopio remoto in Cile sono rimasto all’inizio perplesso, ma sapendo che nel gruppo, oltre a lui, c’erano anche altri validissimi astrofotografi e qualche neofita come me, ho accettato di buon grado la sua proposta. Subito dopo è nato il progetto ShaRA che ha portato ad una collaborazione sempre maggiore. Nessuno si è mai tirato indietro e devo molto a loro per gli insegnamenti che generosamente hanno dato ai meno esperti. Umiltà e passione sono i punti di forza di questo progetto. Forza ShaRA”













