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ABSTRACT
Nel quarto progetto del team ShaRA, “Bubbles & Bubble”, il gruppo esplora il complesso nebulare GUM14/15, due straordinarie nebulose a forma di bolla nella costellazione delle Vele. Durante il lavoro, viene scoperta la Spin Nebula (He 2-11), una nebulosa planetaria bipolare mai osservata prima in alta risoluzione da astrofili amatoriali. Questo articolo unisce scienza, tecnica e passione, mostrando come l’astrofotografia sia non solo arte, ma anche esplorazione e conoscenza.
Il Target

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La Pianificazione
E siamo giunti al quarto progetto! Il team ShaRA in questi sette mesi di vita è cresciuto molto, raggiungendo quota22 membri, avvicinandosi spaventosamente alla soglia dei 25, limite massimo che abbiamo fissato, per essere efficienti e gestire al meglio i progetti.
Per chi non avesse letto il numero precedente di Coelum Astronomia (vedi Coelum Astronomia n°261 pag. 68), ricordiamo che l’operatività del gruppo passa per varie fasi, dalla condivisione dei possibili target da riprendere, passando per la votazione del soggetto preferito, la definizione del piano di ripresa, fino ad arrivare alle riprese vere e proprie (fatte noleggiando i grandi telescopi remoti del servizio Chilescope) e quindi le elaborazioni ed il Superstaking finale.
Con ShaRA#4 abbiamo deciso di concentrare la nostra attenzione su due splendidi target dell’emisfero australe, uno dei quali verrà discusso in questo articolo (ShaRA#4.1), lasciando gli approfondimenti sul secondo target (ShaRA#4.2) al prossimo numero di Coelum.
Il primo oggetto è stato il complesso nebulare GUM14/15, due nebulose a forma di bolla, poco fotografate dell’emisfero Australe, ubicate nella costellazione delle Vele e apparentemente legate tra di loro. GUM14, la più grande, è una nebulosa ad emissione eccitata da una supergigante blu di classe O e prospetticamente limitrofa ad un complesso di nebulose a riflessione la cui più importante è NGC2626. GUM15 è l’altra nebulosa a emissione che, assieme a GUM14, appartiene al Vela Molecular Ridge: un mega complesso molecolare ricco di stelle giovani e calde, che solo grazie alla loro radiazione, diventa visibile ai nostri telescopi.
Abbiamo acquisito le immagini delle due nebulose attraverso il telescopio T5 del servizio Chilescope, investendo parte del budget raccolto, come sempre, in modalità “open” (ognuno partecipa con quanti soldi desidera).
Serendipità: una bolla inaspettata
Durante l’elaborazione dei dati, il Team ha notato la presenza di un oggetto nel campo ripreso dal T5 (un RH200mm f//2) durante la sessione su GUM14/15. Un oggetto molto piccolo ma tuttavia decisamente evidente nella periferia del campo inquadrato con la forma tipica di una nebulosa planetaria, dagli accesi colori rossi e verdi. Abbiamo subito cercato nei cataloghi amatoriali tracce di questo oggetto ma, non trovando assolutamente niente, siamo passati agli archivi degli scatti ma anche qui con poco successo, se non nelle riprese a largo campo fatte su GUM14.

A seguire abbiamo iniziato le ricerche nei database astronomici che si son concluse grazie all’archivio SDSS (Sloan Digital Sky Survey), così finalmente avevamo il codice del nostro oggetto ed una pagina di un vecchio catalogo cartaceo che ne descriveva le principali caratteristiche. Si tratta di He 2-11, nebulosa planetaria di magnitudine stimata di 13,9.
Senza esitazione ed in pochi istanti abbiamo deciso di prenotare il Telescopio 1 del servizio Chilescope per approfondire la nebulosa. Con un telescopio da 1 metro di diametro e ben 6.8 metri di focale speravamo infatti di carpirne per la prima volta in ambito amatoriale i più tenui ed intricati dettagli.
Mentre l’elaborazione dei file provenienti dal T1 proseguiva, alcuni membri del gruppo si sono dedicati alla ricerca di documentazione scientifica per approfondire il soggetto misterioso He 2-11. Dalle ricerche è emersa la prima pubblicazione risalente al 1967 da parte dello scopritore Karl Henize. Una lettura interessante giacché lo stesso Henize esprime sin da subito i suoi dubbi sulla conformazione ma decidendo comunque di lasciarlo nell’elenco delle nebulose planetarie per dar modo ad altri ricercatori di approfondire.
A questo punto abbiamo necessariamente fatto ricorso al supporto scientifico dell’astrofisica e fisica teorica Orsala De Marco, tra i massimi esperti mondiali di sistemi binari variabili in nebulose planetarie, la quale ci indicò un paio di pubblicazioni che finalmente svelavano dettagli interessantissimi su He 2-11.
Dalle informazioni scientifiche rinvenute emerge che He 2-11 (da noi battezzata The Spin Nebula per la sua conformazione e soprattutto la sua origine, che spiegheremo fra poco) è una nebulosa planetaria bipolare distante circa 2300 anni luce, al cui centro risiede un sistema binario ad eclissi con una variabilità di circa 3 magnitudini in poco più di 14 ore.

Le indagini morfologiche, fotometriche, spettroscopiche e i modelli matematici presenti in letteratura delineano un modello di He 2-11 come una struttura caratterizzata da un cuore centrale uniforme di OIII e da due protuberanze esterne filamentose di H-alpha a bassa ionizzazione. Con le protuberanze poi si intersecano perpendicolarmente due ulteriori getti di idrogeno ionizzato che confermerebbero l’espulsione/scambio di massa ed energia tipici di un sistema binario centrale post common-envelope: le due stelle, per un certo periodo della loro vita, hanno infatti condiviso un guscio comune di plasma, continuando a ruotare l’una attorno all’altra. Circa 7000 anni fa, lo stesso guscio venne eiettato nello spaziogenerando la nebulosa He 2-11, attualmente in espansione ad una velocità di circa 40 km/s.
Per concludere, sembra che la nostra immagine sia la prima in ambito amatoriale ad alta risoluzione della Spin Nebula e ci auguriamo che questo nostro piccolo contributo possa rappresentare uno spunto di riflessione e di interesse per tutti coloro che fanno o si apprestano a fare astrofotografia, o che abbiano semplicemente voglia di approcciare il nostro progetto: non solo foto belle e spettacolari, ma anche studio e analisi di quanto si fotografa. È la sete di conoscenza che dovrebbe muovere e stimolare nel rivolgere lo sguardo all’insù.
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L’articolo è pubblicato in COELUM 262 VERSIONE CARTACEA


























