Indice dei contenuti
ABSTRACT
Nel pieno della pandemia, l’astrofilo Alessandro Ravagnin ha trasformato le restrizioni in un’opportunità, dando vita al FOTONICOntest, un progetto di astrofotografia condivisa. Da iniziative locali a collaborazioni globali, il progetto ha permesso ad astrofili di ogni livello di unire le forze per catturare immagini straordinarie di oggetti celesti, persino con l’ausilio di telescopi remoti in Cile. Questo articolo racconta come la passione per l’universo e la condivisione abbiano reso possibile un’esperienza unica e innovativa.
Il Target #1

Il Target #2

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Nei libri di storia futuri l’anno 2020 verrà ricordato come l’anno del COVID19, la prima pandemia da virus dell’era moderna che ebbe un incredibile impatto nella società globale influenzando in modo pesante il modo di vivere di tutta la popolazione mondiale. Le relazioni ed il contatto fisico coi propri cari è stato temporaneamente congelato col fine di limitare al massimo la diffusione del virus. L’isolamento ed il blocco delle attività quotidiane alle quali eravamo abituati ha contribuito fortemente alla nascita di nuove forme di condivisione ed intrattenimento, basate principalmente sull’accesso alle tecnologie digitali (dai social network alla tv on demand, agli acquisiti sugli store digitali).
Personalmente la pandemia mi ha permesso di coronare uno dei sogni di tutti gli astrofili, ossia la costruzione di un piccolo osservatorio privato in giardino, con l’acquisto di un C11HD Edge e vari accessori per le riprese fotografiche. Quale miglior modo per passare le serate di lockdown se non col naso all’insù a guardare galassie, nebulose, stelle e pianeti? L’astronomia e soprattutto l’astrofotografia è tendenzialmente vissuta dagli appassionati come una disciplina “solitaria”, anche se forme di osservazione condivisa come StarParty, serate osservative organizzate da circoli di astrofili del territorio o semplici ritrovi tra piccoli gruppi di amici si sono molto diffusi negli anni ed hanno fatto breccia tra moltissimi appassionati. Nel 2020 abbiamo tutti dovuto fare a meno di queste cose. Stop. Bloccato tutto. Congelato.
Ma se è vero che nei momenti di difficoltà o di “emergenza” l’ingegno si aguzza e la creatività prende il sopravvento liberando tutto il potenziale della mente umana, spesso impigrita dalla routine, allora è altrettanto vero che proprio a metà del 2020, io ed un paio di miei cari amici astrofili (Andrea Bertocco e Christian Privitera), abbiamo ideato un nuovo modo di vivere l’astrofotografia in modo condiviso, uniti nel tempo, ma separati nello spazio. Nacque così l’idea dei FOTONICOntest: un evento che dal nome può sembrare un concorso fotografico, ma che in realtà ha come elementi fondanti la partecipazione, la condivisione e l’amicizia.
L’unione fa la forza
L’idea originaria che ha guidato le prime 3 edizioni, era basata sulla fotografia condivisa: ogni partecipante era tenuto a fotografare un oggetto scelto in modo democratico a partire da un elenco di proposte sottoposte dai vari membri del gruppo, riprendendolo in solitaria con la propria strumentazione e dalla propria abitazione (eravamo appunto in pieno lockdown e non potevamo muoverci). Al termine dello slot temporale scelto per le riprese (tendenzialmente le 2 settimane a cavallo del novilunio), ognuno procedeva con l’elaborazione della propria immagine e la inviava al sottoscritto per l’editing conclusivo. La composizione prevedeva la fusione di tutti i contributi in una unica foto complessiva: lo strumento usato è stato Gimp, attraverso il quale è stato possibile sfruttare le varie opzioni di fusione dei layer (ogni immagine è stata copiata e incollata su un layer specifico, allineata e quindi fusa con quella sottostante) per bilanciare il peso di ogni contributo. Il file finale soffriva dei difetti di ogni singola immagine, portando con sé difetti di ogni natura (guida, messa a fuoco, spianatura campo, aberrazioni ottiche, etc) che venivano però mediati grazie al “super-staking” fatto con Gimp, ma beneficiava evidentemente di tutti i fotoni raccolti dalle varie camere di ripresa, tutte CMOS, garantendo un ottimo rapporto segnale rumore. Utilizzare ed unire i vari contributi ha infatti permesso di riprendere i vari soggetti raggiungendo considerevoli ore di integrazione equivalente: per esempio su M31 si son raggiunte 73 ore di esposizione. Un singolo astrofilo, probabilmente, dovrebbe investire un paio di mesi (tenendo in considerazione blocchi osservativi causa maltempo) per collezionare così tanti fotoni su un singolo soggetto.
Una Esperienza Condivisa
La prime tre edizioni del FOTONICOntest son così trascorse tra un lockdown ed un altro, permettendoci di fotografare “in compagnia” dei bellissimi target, scelti appositamente per favorire la partecipazione di più astrofili possibile, dai neofiti ai più esperti: la Nebulosa di Orione, Il Muro del Cigno, la Galassia di Andromeda. Tutti oggetti molto luminosi e molto alti sull’orizzonte.
La quarta edizione, iniziata ad Aprile 2022 ha visto un cambio di approccio sostanziale, mantenendo però lo spirito delle prime tre: abbiamo ampliato il concetto di “distanza”! Se inizialmente la distanza era forzata e limitata ad una separazione fisica tra i partecipanti (non emotiva, visto il continuo contatto tramite smartphone per scambio di pareri e consigli per le riprese e le elaborazioni), con la quarta edizione abbiamo allontanato i partecipanti anche dalla strumentazione.
Da anni ormai si stanno diffondendo servizi di hosting remoto di strumentazione astronomica di categoria quasi professionale, dislocata nei posti più bui della terra e liberamente utilizzabile previo pagamento ed apertura di un account. Chilescope per esempio offre una piattaforma molto snella e agevole per la prenotazione e la pianificazione di sessioni osservative attraverso i telescopi locati ad ElSauce in Cile (Rio Hurtado, a 1600m sul livello del mare). La “flotta” di telescopi prevede strumentazione di alto livello, da un tele Nikon da 100mm di apertura e 200mm di focale, fino ad un RC-1000 (sì, 1 metro di diametro!) da quasi 7metri di focale su montatura altazimutale di classe professionale, passando per due Newton velocissimi da 0.5mm di diametro e rapporto focale f/3.8 ed un RH200 f/3. Le camere di ripresa son tutte della Finger Lakes Instrumentation, modello MicroLine CCD 16803 e 16200, con set di filtri Astrodon True Balance Gen II LRGB e 5nm H-alpha/Oiii/Sii. Il Telescopio principale monta anche un filtro Rosso della Sloan per eventuali lavori di caratura scientifica ed ovviamente il derotatore di campo motorizzato per le lunghe pose.
L’accesso alla strumentazione avviene tramite una schermata di pianificazione delle sessioni attraverso la quale si imposta la data di inizio e la durata complessiva della sessione di ripresa (dalla quale si evince il costo della stessa), le coordinate celesti del FoV (field of view, alias campo inquadrato), la sequenza di filtri, il binning del CCD ed altri parametri necessari per l’autofocus, la guida ed il dithering. Una volta iniziata la sessione si riceve una email di notifica con un link: è possibile infatti collegarsi ad una dashboard “live” del sistema automatizzato di acquisizione e guida del telescopio, con accesso a tutti i dati interessanti per seguire le riprese dal vivo (non è però possibile agire sulla montatura e sulla camera di ripresa, se non nelle sessioni di ripresa degli oggetti planetari, eseguibili in modalità “live” con Firecapture come se si fosse proprio in loco), compresa la preview in bassa risoluzione delle immagini acquisite. Conclusa la sessione, dopo qualche ora, vengono resi disponibili su un server ftp i file grezzi per download compressi un bel file zip (i file di calibrazioni sono scaricabili in qualsiasi momento). Funzionale e preciso il sistema di rimborso, che prevede lo storno automatico di punti (1 punto equivale ad 1 dollaro) per eventuali sub difettati per problemi di varia natura (tecnici e/o maltempo); è anche possibile richiedere il rimborso per eventuali sub non perfetti dovuti a problemi di guida o foschie/velature improvvise.
Tutti in Cile
Chiusa questa veloce introduzione del servizio Chilescope, ritorniamo al FOTONICOntest, che nella sua quarta edizione ha visto appunto l’utilizzo della strumentazione cilena affittata per un po’ di nottate nei mesi di Giugno e Luglio. Di fatto il progetto è consistito in una prima fase di raccolta partecipanti e raccolta fondi, in modalità crowdfunding: ogni partecipante era libero di contribuire con la quota desiderata, dai 20 euro in su. Son stati così raccolti, grazie al passaparola, nel giro di pochi giorni quasi 600 euro e 15 partecipanti da tutta Italia. Un ottimo risultato, perché con tale cifra è stato possibile accedere al progetto “DeepView” offerto dal Chilescope (bonus extra di punti per l’utilizzo di un telescopio su un unico soggetto per l’equivalente di almeno 500 punti spesi sulla piattaforma). La seconda fase del progetto ha previsto la scelta del target di ripresa: ogni partecipante ha sottoposto al gruppo una lista di 2/3 oggetti dell’emisfero australe, con una bozza di piano osservativo (telescopio, filtri, durata). Una volta raccolte tutte le proposte si è votato in modo democratico e si è stilata una classifica dei soggetti preferiti. I primi tre son stati, in ordine di preferenza (dal più preferito): la galassia starburst M83, il complesso nebulare dei Dragoni di Ara NGC6188 e la splendida regione di Rho Ophiuchi.
La prima difficoltà che il gruppo ha dovuto superare è stata proprio la selezione del soggetto: tutti troppo belli, tutti sconosciuti ed impossibili da riprendere dalle nostre latitudini boreali. Eravamo tutti dispiaciuti di dover sceglierne uno e uno soltanto, considerando che avremmo avuto l’occasione di usare strumentazione automatizzata di alto livello sotto un cielo strepitoso per molte serate consecutive.
Al che, di comune accordo, decidemmo di optare per puntare due soggetti anziché uno: una galassia ed una nebulosa (M83 e i Draghi appunto). Due target diametralmente opposti.
Col budget raccolto avevamo margine per ottenere due immagini molto buone anziché una unica eccezionale. Nessuno voleva farsi sfuggire questa occasione, considerando soprattutto che molti partecipanti erano alla loro “prima volta”. Eh sì, il gruppo era molto eterogeneo e composto sia da veterani dell’astrofotografia, che da inesperti alle prime armi. Il bello del lavoro svolto assieme nei mesi del contest è stato proprio questo: condividere e scambiare pareri ed informazioni gli uni con gli altri, nello spirito di una comune crescita e miglioramento delle proprie capacità e competenze in ambito astrofotografico (anche i veterani, alla fine, non avevano mai fatto riprese con camere CCD monocromatiche).
La seconda sfida che il gruppo ha dovuto affrontare è stata la pianificazione delle riprese! Bisognava mettere d’accordo 15 persone diverse, decidendo il modo migliore di investire il budget raccolto, bilanciando le ore disponibili al telescopio tra i due soggetti prescelti nonché, viste le peculiarità degli stessi, tra filtri di diversa natura per i vari sub. Lo spirito collaborativo che ha regnato durante le settimane di lavoro ha garantito il pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi pianificati senza creare attriti tra i vari partecipanti.
La battaglia dei 52 Dragoni
Arriviamo quindi al primo risultato raggiunto: dopo 4 nottate di ripresa, son stati distribuiti a tutti i partecipanti i file grezzi da elaborare in autonomia. Avevamo ripreso NGC6188 – i “Dragoni belligeranti”- col Telescopio 5: un RH200 f/3 con camera CCD FLI Proline 16200 (27x22mm di lato e pixel da 6 micrometri) e pose così distribuite:
- 10 pose da 600s bin 1 in H-alpha
- 21 pose da 600s bin1 in Oiii
- 19 pose da 600s bin1 in Sii
- 3 pose da 300s bin1 con filtro R
- 4 pose da 300s bin1 con filtro G
- 9 pose da 300s bin1 con filtro B
per un totale di 233 punti spesi sulla piattaforma (233 dollari).
Son stati usati tutti i filtri disponibili nella “rastrelliera”, al fine di poter ottenere le più variegate palette colori dei complessi nebulari: la regione dei draghi si presta molto bene ad essere fotografata a diverse lunghezze d’onda grazie alla forte presenza di Idrogeno (H-alpha), Ossigeno (OIII) e Zolfo (SII) ionizzati. Ossigeno ionizzato tre volte molto intenso e bello nel guscio esterno della nebulosa bipolare visibile in basso a destra nelle immagini (NGC6164/5), splendido e peculiare oggetto ripreso assieme ai Draghi nello stesso “Field of View”.
I file grezzi sono stati elaborati da ogni partecipante con i software di sua conoscenza (Pixinsight, Photoshop, Gimp, Astropanel, etc) creando le composizioni colore a proprio piacimento: RGB, SHO e altre varianti. In ultimo le immagini finali sono state aggregate (da uno ad un massimo di 3 elaborati per ogni partecipante) per una votazione alla cieca: ognuno doveva esprimere le proprie tre preferenze, escludendo dalla votazione le proprie immagini e senza conoscere l’identità degli autori di tutte le altre.
Che dire, un trionfo di colori ed interpretazioni “artistiche” decisamente variopinte! I “veterani” sin sono concentrati nel trattare stelle e nebulose nel modo più “delicato” e naturale possibile, cercando di bilanciare al meglio i colori e le intensità delle varie componenti nebulari e stellari. Gli “inesperti” invece si sono sbizzarriti nel creare le più disparate e sicuramente “impattanti” immagini dell’intero contest, con palette colori originali ed elaborazioni molto spinte.
Son state fatte composizioni classiche in Hubble Palette (SII + H-alpha + OIII = SHO) con stelle magenta non “corrette”, composizioni SHO con stelle “corrette” (ottenute da composizione Rosso + Verde + Blu = RGB), composizioni puramente RGB, composizioni miste SHO + RGB (fuse in unica immagine), composizioni HOO (H-alpha + OIII + OIII), composizioni HGBO (H-alpha + Verde/Blu + Oiii) ed altro, anche monocromatiche e in versione starless (senza stelle).
Al termine della votazione, in pieno spirito partecipativo del FOTONICOntest, le tre fotografie più votate (una completamente differente dall’altra) son state ulteriormente fuse al fine di ottenere l’immagine testimonial di questa quarta edizione: i draghi nei loro colori naturali (zona a fortissima emissione nella riga H-alpha,quindi rossa) con contributo di luminanza data da composizione SHO (vedi copertina di questo articolo).
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Una fucina di stelle
Archiviata la foto dei Dragoni di ARA, ci si è quindi concentrati sul soggetto principale del FOTONICOntest#4, quello che ha assorbito la maggior parte del budget raccolto: la galassia M83.
M83 è una galassia a spirale barrata intermedia, locata nella costellazione dell’Idra, ricca di nubi molecolari di idrogeno e zone di formazione stellare. Viene soprannominata “La Girandola del Sud” ed è una delle galassie più luminose ed estese del cielo intero.
Per riprenderla abbiamo usato il telescopio RC da 1 metro di diametro operante a focale piena (6.8 metri) con le pose a seguire:
- 17 pose da 300s bin 1 con filtro Luminanza
- 6 pose da 600s bin1 con filtro R
- 6 pose da 600s bin1 con filtro G
- 10 pose da 600s bin1 con filtro B
- 4 pose da 1200s bin1 in H-alpha
- 2 pose da 1200s bin1 in Oiii
Purtroppo le sessioni R e G dovevano bilanciare le 10 pose del canale Blu, ma a causa di una forte tempesta di neve sopraggiunta nella settimana scelta per le riprese (alla nostra torrida estate, corrisponde infatti normalmente un “tiepido” inverno cileno, cosa che quest’anno ovviamente non è accaduta), non son state completate correttamente e ci siamo fermati a soli 6 sub.
I risultati delle elaborazioni sono stati ovviamente più omogenei rispetto a quanto fatto coi Dragoni: la sfida questa volta è stato il bilanciamento dei colori della galassia e delle stelle nel campo di ripresa, nonché l’evidenziazione delle braccia esterne della spirale e delle fantastiche nubi molecolari di colore rosso fiammante.
E’ stato fatto anche un test di ripresa con un paio di pose da 1200s con filtro OIII, per chi volesse provare una composizione tendenzialmente inusuale per una galassia, ossia una HOO starless, volta ad evidenziare le nubi molecolari presenti sulle braccia della spirale.
Anche qui i vari partecipanti hanno interpretato in modo differente le varie elaborazioni, producendo risultati molto differenti gli uni dagli altri!
Epilogo
Giungiamo spediti alla conclusione di questo articolo, ringraziando sentitamente ogni singolo membro del gruppo, composto sia da vecchi amici che da nuovi simpatici conoscenti. Spero di aver trasmesso al lettore almeno in parte l’entusiasmo ed il divertimento che ha albergato per un paio di mesi all’interno del gruppo, creato ad hoc per l’evento e frequentato per due interi mesi da 15 persone che non si erano mai viste prima. Perché lo spirito del FOTONICOntest è proprio questo: non tanto gareggiare per fare la foto del secolo, ma divertirsi tutti assieme condividendo qualche ora del nostro prezioso tempo libero, cogliendo l’occasione per conoscere nuove persone attraverso i più moderni strumenti digitali.
Evento che verrà sicuramente ripetuto in futuro, sia con strumentazione propria che con la strumentazione remota sperduta in qualche angolo recondito del nostro pianeta e chi lo sa, in futuro, con qualche strumento ancora più grande del metro cileno.
L’articolo è pubblicato in COELUM 258 VERSIONE CARTACEA



























