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19 Settembre 2020
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    E’ sicuramente il cratere più conosciuto anche dal grande pubblico. Si tratta di Tycho, meta da secoli delle osservazioni di generazioni di astronomi e amatori…
    .

    Il complesso montuoso centrale di Tycho si estende per circa 15 chilometri da sudest a nordovest (da sinistra a destra in queste riprese). Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

    Il 10 giugno 2011, la Lunar Reconnaissance Orbiter camera (LROC) ha registrato una serie di drammatiche immagini dell’alba lunare su Tycho. Si tratta di uno dei crateri più noti e più amati perchè è anche uno dei più facili e spettacolari da osservare grazie all’enorme e famosissima raggiera di cui è il fulcro.

    Tycho si trova a 43,37 ° S, 348,68 ° E, ed ha un diametro (misurato sul “rim”, il bordo) di 82 chilometri; è contornato da un sistema di pareti che si innalzano fino a circa 4800 metri dal fondo (con una pendenza che il gioco delle luci rende quasi abissale, ma che in realtà è abbastanza modesta), rese estremamente spettacolari dalla presenza di numerosi terrazzamenti concentrici e col sovrapporsi di parecchie linee di cresta.

    Il fondo del cratere è relativamente piatto con vari rilievi collinari che si susseguono tutto intorno al grande picco montuoso centrale, costituito da due o tre differenti cime principali, la cui altezza raggiunge i 2000 metri dalla base.

    L’origine di Tycho è da ricondurre all’impatto di un asteroide di una decina di chilometri di diametro avvenuto circa 107 milioni di anni fa e la magnifica trama di scie argentate che si diparte dal cratere è il risultato della dislocazione istantanea di miliardi di tonnellate di materiale fino a distanze di centinaia di chilometri.

    Nei grandi crateri d’impatto le raggiere dalle strie rettilinee e molto allungate (come nel caso di Tycho) indicano un’energia maggiore sprigionata nell’evento, un’età di formazione più recente oppure una diversa consistenza del terreno scavato rispetto a quelle che si presentano più frastagliate (come nel caso di Copernico, che si originò da un evento altrettanto energetico, ma verificatosi sulla “morbida” crosta lavica di Imbrium e non sui più solidi “altopiani”).

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