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    Il Working Group for Planetary System Nomenclature (WGPSN) dell’International Astronomical Union (IAU) ha finalmente ufficialmente approvato la nomenclatura delle prime quattordici pricincipali formazioni della superficie di Plutone. Sono i primi nomi ufficiali delle formazioni geologiche del pianeta nano, da quando è stato effettuato lo storico flyby del luglio 2015.

    Nella mappa sono indicati i primi nomi ufficiali della geografia di Plutone. La mappa è stata compilata sulle immagini raccolte dalla sonda New Horizons della NASA durante il volo attraverso il sistema di Plutone del 2015. Credit: NASA/JHUAPL/SwRI/Ross Beyer

    Quattordici sono le formazioni della superficie di Plutone che finalmente hanno un nome ufficiale. Dal 4 luglio del 2015, lo straordinario panorama del lontano pianeta ha subito avuto bisogno di tantissimi nomi per indicare la sorprendente varietà di formazioni che la New Horizon ci ha mostrato.

    Ricorderete anche che oltre al classico paniere della mitologia, hanno fatto da apdrone tantissimi nominativi ispirati anche alla cinematografia e letteratura fantasy e fantascientifica, dal Signore degli Anelli alle saghe di Star Wars e Star Trek. Per il momento però i nomi “ufficiali” si sono orientati a rendere omaggio alla esplorazione delle frontiere di quanto conosciamo, e quindi alla mitologia degli Inferi e alle prime pioneristiche e storiche missioni spaziali che hanno incrociato o preparato l’esplorazione della New Horizons, oltre che agli scienziati e ingegneri il cui nome è legato alle scoperte di Plutone e della fascia di Kuiper. Si tratta solo di una prima tranche di nomi valutati e approvati dalla IAU, l’autorità internazionalmente riconosciuta per la nomenclatura dei corpi celesti e delle loro formazioni superficiali.

    I  primi nomi sono ovviamente stati proposti dal team della New Horizons, essendo stata questa la sonda che ha ci ha dato modo di vedere per la prima volta i dettagli di Plutone e delle sue lune. Alcuni di questi erano stati suggeriti dal pubblico, durante la la campagna Our Pluto, lanciata in collaborazione da IAU, New Horizons project e dal SETI Institute. Altri nomi ancora sono stati, come dicevamo, fin da subito utilizzati dai team scientifici per la necessità di descrivere da subito le numerose regioni, catene montose, pianure, valli e crateri individuati man mano che le immagini di Plutone e dalla sua principale luna Caronte venivano analizzate e studiate.

    «Siamo davvero emozionati nell’approvare dei nomi che si riferiscono a persone che hanno contribuito alla storia e all’importanza di Plutone, e al perseguimento dell’esplorazione spaziale così come alla mitologia legata al mondo degli Inferi. Sono nomi che evocano l’importanza di spingersi sempre più alle frontiere della conoscenza» ha sottolineato Rita Schulz, portavoce del Working Group for Planetary System Nomenclature della IAU. «Siamo grati al contributo del pubblico e per il modo in cui i nomi sono stati suggeriti, e ringraziamo il team della New Horizons per averceli sottoposti».

    Numerosi altri nomi saranno sottoposto alla IAU, sia per Plutone che per le sue lune.

    «I nomi approvati rendono onore a molte persone e missioni spaziali che hanno lastricato la strada verso la storica esplorazione di Plutone e della fascia di Kuiper, i mondi più distanti mai esplorati» dice Alan Stern, Principal Investigator della missione New Horizons, dal Southwest Research Institute (SwRI) a Boulder, Colorado.

    Vediamo quindi i quattordici nomi approvati:

    Tombaugh Regio, il primo nome della ormai iconica principale formazione del pianeta non poteva che essere dedicato a Clyde Tombaugh (1906–1997), l’astronomo americando che scoprì Plutone nel 1930 dall’Osservatorio di Lowell in Arizona.

    Burney crater il cratere dedicato invece a Venetia Burney (1918–2009), la ragazzina di undici anni che suggerì il nome “Pluto” per il nuovo pianeta scoperto da Clyde Tombaugh. Diventerà insegnante di matematica e economia.

    Sputnik Planitia, la grande pianuta conferma il nome associato allo Sputnik 1, il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra, lanciato dall’Unione Sovietica nel 1957.

    Tenzing Montes e Hillary Montes sono le catene montuose che prendono nome da Tenzing Norgay (1914–1986) e Sir Edmund Hillary (1919–2008), lo sherpa nepalese e l’alpinista neozelandese che per primi raggiunsero la cima del monte Everest, tornandone sani e salvi.

    Al-Idrisi Montes in onore di Ash-Sharif al-Idrisi (1100–1165/66), il noto geografo e viaggiatore arabo che disegnò alcune delle più avanzate mappe medievali e il cui lavoro, noto con il nome de “il Libro di Ruggero”, viene a volte tradotto con il titolo “The Pleasure of Him Who Longs to Cross the Horizons” (Il libro di piacevoli viaggi in terre lontane).

    Djanggawul Fossae indica invece la rete di lunghe e strette depressioni che prendono nome dalle Djanggawuls, tre figure andcestrali della mitologia indigena Australiana, che viaggiavano tra l’isola dei morti e l’Australia dando vita e forma al paesaggio e riempiendolo di vegetazione.

    Sleipnir Fossa prende nome dal potente cavallo con otto gambe della mitologia nordica, che trasportava Odino negli Inferi.

    Virgil Fossae è invece in onore di Virgilio, il nostro poeta romano e guida di Dante attraverso l’inferno e il purgatorio nella Divina Commedia.

    Adlivun Cavus è una profonda depressione che prendo nome da Adlivun, il mondo degli Inferi della mitologia Inuit.

    Hayabusa Terra è un’ampia porzione di terreno che omaggia l’omonima sonda giapponese e la relativa missione (2003-2010) che riportò a terra il primo campione di roccia prelevato da un asteroide.

    Voyager Terra prende chiaramente nome dalle sonde, lanciate nel 1977, che effettuarono il primo “grand Tour” dei quattro pianeti giganti del nostro sistema solare. Le due sonde stanno ora esplorando il confine tra il sistema solare e lo spazio interstellare.

    Tartarus Dorsa è una cresta che prende nome dall più profonda e oscura voragine del mondo degli Inferi della mitologia greca.

    Elliot crater ricorda James Elliot (1943–2011), un ricercatore del MIT che per primo utilizzò le occultazioni stellari per lo studio del Sistema solare — la stessa tecnica che portò tra le altre alla scoperta degli anelli di Urano e all’individuazione della sottile atomsfera di Plutone.

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    Addio Cassini. Diario di viaggio di vent’anni di missione a pochi giorni dall’ultimo drammatico tuffo nell’atmosfera di Saturno.

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