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19 Novembre 2018
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Good luck, Bad days, Bad numbers

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Se c’è una cosa che accomuna tutti gli appassionati di astronomia del pianeta è la profonda repulsione verso l’astrologia. La ragione è duplice: c’è un aspetto che potremmo chiamare “di differenza”, perché chi si sofferma a considerare le cose del cielo ama la scienza e la razionalità, laddove l’astrologia è niente affatto scientifica e men [...]

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Se c’è una cosa che accomuna tutti gli appassionati di astronomia del pianeta è la profonda repulsione verso l’astrologia.
La ragione è duplice: c’è un aspetto che potremmo chiamare “di differenza”, perché chi si sofferma a considerare le cose del cielo ama la scienza e la razionalità, laddove l’astrologia è niente affatto scientifica e men che meno razionale; ma c’è anche – anzi forse soprattutto – un elemento “di identità”, perché astrologia e astronomia hanno in comune l’oggetto centrale d’interesse, ovvero il cielo le stelle, ed è perciò inevitabile guardare in cagnesco chi tenta di appropriarsi della cosa amata, specialmente se lo fa per trattarla in maniera così poco dignitosa.
In realtà, qualche forma di peccato originale ce l’ha anche l’astronomia, e non solo perché alcuni grandi astronomi del passato non disdegnavano di fare oroscopi a pagamento, ma soprattutto perché il primo compito dell’astronomia è stato quello di regolamentare i calendari, e spesso la conoscenza dei fenomeni celesti era ammantata di mistero dalla casta sacerdotale per meglio controllare il “popolo”.
Forse proprio da qui nascono molte superstizioni legate ai giorni e ai numeri: e così, specie se un secolo è ancora giovane, ci si ritrova nel bel mezzo della stagione venatoria dei cacciatori di date notevoli. Questa categoria ragionevolmente innocua di lunatici è quella che entra in fibrillazione quando una data “particolare” si approssima; ad esempio – ma questo è fin troppo scontato – il primo giorno del millennio, scrivibile nella forma 1/1/1. Non meno notevole, per queste persone, è stato il 2/2/2, ma l’esistenza di soli dodici mesi metterà per fortuna fine a questo gioco il 12 dicembre 2012. Se ritenete la cosa troppo sciocca per meritare che se ne parli, potremmo quasi concordare con voi: ma a patto che non vi sorprendiate se, proprio di questi tempi, sentirete che diverse coppie hanno programmato il matrimonio (e diverse signore in attesa addirittura il taglio cesareo), per il fatidico e imminente 7/7/7.
La caccia alla data speciale non è prerogativa di questa parte dell’Atlantico, anzi: negli Stati Uniti però si usa il formato mese/giorno/anno, cosa che apre nuove possibilità, alcune ampiamente trattate dai catastrofisti. Negli USA il numero telefonico d’emergenza (il nostro 118, per intenderci) è il 911, e questo numero, letto come una data, sforna il terribile “undici settembre”. In compenso, a noi europei riesce meno bene celebrare il “Pi Day” (giorno del Pi Greco), perché solo nella notazione USA il “quattordici marzo” (3/14) rivela il suo legame con le prime tre cifre del famoso numero trascendente. E ci si chiede se sia davvero un caso o un segno del destino che il Pi Day sia anche il compleanno di Albert Einstein, nato appunto il 14 marzo.
Quando i giornalisti chiesero a James Lovell, comandante dell’Apollo 13, se nutrisse preoccupazioni circa il numero 13, l’astronauta rispose: “Gli italiani dicono che questo è un numero fortunato. Proviamo a prenderli in parola”. Qui da noi, infatti, ma anche in altri paesi, non c’è accordo sul fatto che quella data (che sembra originarsi dal venerdì 13 ottobre 1307, giorno della eliminazione fisica di quasi tutti i cavalieri Templari) sia portatrice di disgrazie o di fortuna. È comunque evidente che la caccia alle date notevoli non sia altro che una moderna evoluzione di antiche superstizioni, ma proprio per questo ci si può scherzare al fine di mettere in imbarazzo i creduloni. Ad esempio, questo numero di Coelum è datato Luglio-Agosto 2007, e questo lasso di tempo mette ecumenicamente d’accordo tutte le tipologie di superstiziosi, avendo luglio un venerdì 13 e agosto un venerdì 17 (e tra l’altro, gli uomini dell’Apollo 13 tornarono sani e salvi sulla Terra proprio durante un venerdì 17). Se avete qualche amico che orripila all’idea di certe combinazioni datarie, potreste provare ad immunizzarlo con opportuni quesiti mirati a vaccinare il morbo. Provate ad esempio a chiedergli: “Qual è l’intervallo massimo tra due venerdì 17? E quello minimo?”
Ci sono cose divertenti da scoprire anche nelle futilità: ad esempio, è stato il grande matematico inglese J. H. Conway a notare che, qualunque anno prendiate, i giorni 4/4, 6/6, 8/8, 10/10, 12/12 cadono sempre lo stesso giorno della settimana; e se vi sembra che si parli solo di giorni e mesi “pari”, sappiate che i dispari si incrociano (5/9, 9/5, 7/11, 11/7) ma anch’essi cadono nello stesso giorno dei precedenti: quest’anno, ad esempio, sono tutti dei mercoledì.
Il calendario è di difficile esplorazione matematica, proprio perché è sostanzialmente poco razionale (colpa della Terra, della Luna, e soprattutto dell’Uomo), ma con un po’ di applicazione si riesce a rispondere anche a domande apparentemente complesse, come “È più probabile che l’anno inizi di sabato o di domenica?”
Non lamentatevi delle domande multiple: avete ben due mesi di tempo per rispondere, e Coelum si può portare comodissimamente anche in spiaggia. Magari evitando il 13 luglio e il 17 agosto.

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