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Calsky e Iridium Flare: istruzioni per l’uso.

Doppio Iridium Flare nel Leone di Giuseppe Petricca
Doppio Iridium Flare nel Leone di Giuseppe Petricca. Cliccando sull'immagine tutti i dettagli di ripresa.


Versione integrale della Guida all’uso di CalSky pubblicata nell’articolo Iridium Flare – Bagliori nel Cielo. Osservarli, fotografarli e se necessario… evitarli di Gianni Pasquali
del n. 154 di Coelum Astronomia.

Per facilitare chi non ha dimestichezza con l’utilizzo di Calsky e le lingue Inglese o Tedesco, uniche opzioni disponibili, si pensa possa essere utile proporre una piccola guida che, sebbene indirizzata solo ad una piccola parte delle smisurate possibilità del sito, può porre le basi per imparare a sfruttare tutte le sue potenzialità.

La registrazione e la consultazione delle pagine di Calsky sono completamente gratuite con un limite di connessione giornaliero di alcune ore, più che sufficiente per lo scopo. L’uso illimitato, con precedenza di connessione in caso di sovraffollamento, è concesso inviando una donazione in denaro, happy user donation, di 40 euro l’anno.

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Registrazione al sito

Quando ci si connette per la prima volta a Calsky, o comunque se non si è registrati, viene visualizzata la pagina d’introduzione con una breve panoramica di quanto offerto dal sito. Per accedere alla pagina di Registrazione, basta cliccare sulla scritta corrispondente in alto a destra Free Registering/Login o sul globo terrestre visibile nel riquadro appena sotto. Si consiglia caldamente di registrarsi poiché tutte le impostazioni personalizzate rimarranno nella memoria del server ed in seguito non sarà più necessario ripetere quest’operazione, risparmiando parecchio tempo da dedicare alla consultazione.

Aperta la pagina di Registrazione, si richiede di selezionare, fra Tedesco ed Inglese, la Lingua preferita. La pagina mostra cinque riquadri numerati.

Il primo serve per denominare ed indicare la posizione geografica della propria postazione. Ci sono diverse opzioni, ma conviene usare la mappa di Google trascinando con il Mouse, tenendo premuto il tasto sinistro, la casetta visibile sulla cartina geografica e portarla nel luogo desiderato. Rilasciare il tasto sinistro quando si raggiunge il punto esatto e poi cliccare sulla scritta Click here presente nel fumetto apparso sopra l’icona. Assegnare un nome al luogo scelto nell’apposita casella in alto Your name for this site. Questo servirà al server per comunicare i dati personalizzati in base al luogo prescelto, che in seguito potrà sempre essere cambiato secondo le esigenze logistiche.

Il secondo riquadro serve per impostare il Fuso Orario. Questo è comunque assegnato automaticamente dal server in base alle coordinate corrispondenti al luogo selezionato in precedenza. Anche l’eventuale orario estivo sarà computato automaticamente.

Nel terzo riquadro è richiesto di specificare il livello di conoscenza e preparazione in materia di Astronomia da parte dell’utente. Qui si consiglia di selezionare la scritta Hobby astronomer (Hobby).

Il quarto riquadro è dedicato ad impostazioni opzionali da scegliere in base alle proprie esigenze di visualizzazione delle pagine.

Il riquadro seguente, il numero cinque, è la sezione per la registrazione.

Inserire il proprio user name e password, che serviranno per eseguire il login nei seguenti accessi al sito.

Il sesto riquadro serve per inserire il proprio indirizzo E-mail, operazione consigliabile, se si desidera ricevere la conferma di registrazione via posta elettronica con il codice di accesso, le newsletter e gli alerts, avvisi di posta elettronica relativi per lo più ai transiti della Stazione Spaziale Internazionale sui dischi solari e lunari.

Terminata l’immissione di tutti i dati, cliccare sul bollino go! nella casella verde chiaro, in fondo alla pagina a destra della dicitura You must press this button to accept your inputs per confermare quanto inserito.


A questo punto si aprirà una pagina di Benvenuto, dove si segnala l’avvenuta registrazione. Qui si viene avvisati che, per mantenere valido nel tempo lo stesso account di registrazione, sarà necessario visitare regolarmente il sito. In caso di cancellazione dell’account ripetere le procedure di registrazione.

Se si è comunicato il proprio indirizzo E-mail, si riceverà un messaggio di Posta Elettronica che richiede di confermare la richiesta di ricevere alerts e newsletters, cliccando sul link evidenziato. Se non si completa quest’operazione, la richiesta sarà annullata.

A questo punto si è pronti per accedere ad un’enorme messe d’informazioni che abbraccia tutti gli eventi conosciuti e prevedibili a carattere astronomico ed astronautico, ma, per ovvie ragioni di spazio, qui saranno indicate principalmente le procedure necessarie ad ottenere i dati relativi alla visibilità degli Iridium Flares.

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La Home Page

La schermata introduttiva di Calsky mostra in alto il menù di navigazione, con le tabelle di accesso alle diverse sezioni. Subito sotto a destra si trova il box che visualizza le impostazioni dell’utente, user, utilizzate dal server per i parametri di calcolo dei dati. La pagina è completata da alcune informazioni e consigli per l’uso. Cliccando sulla tabella Satellites si accede alla consultazione di dati orbitali e mappe stellari per l’individuazione di un enorme numero di Satelliti Artificiali.

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La Pagina Satellites

La schermata di questa pagina, oltre a un’interessantissima descrizione, mostra in alto un box per le opzioni di ricerca. L’accesso alla prima della lista, Sat-Library, consente di ottenere tutte le informazioni e le opportunità di osservazione relative ad un qualunque satellite del quale si conosca il nome o la data di lancio.

La seconda, Selected Satellite, permette di identificare il nome e le caratteristiche di qualunque satellite, ad esempio nel caso di una casuale osservazione del suo passaggio, solamente inserendo gli orari e le coordinate del luogo.

Le restanti voci danno accesso alle diverse categorie di queste formidabili macchine volanti, tra le quali salteranno all’occhio subito la Stazione Spaziale Internazionale e lo Space Shuttle che, fatta la debita pratica con la fotografia degli Iridium Flares, potranno senz’altro essere oggetto di future riprese con la stessa strumentazione.

Ed ora, finalmente, è arrivato il momento di accedere alla pagina che interessa cliccando sulla voce (Iridium) Flare. Le parentesi stanno a significare che, oltre agli Iridium, saranno visualizzati anche i dati dei Flares, solitamente poco frequenti e di bassa luminosità, di satelliti appartenenti ad altre categorie però, attenzione, a titolo sperimentale. Questo significa che, per questi oggetti, le previsioni non sono certe e si può incorrere a mancati avvistamenti oppure con caratteristiche differenti da quelle indicate, orari e/o luminosità dei Flares.

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La pagina (Iridium) Flare

Nella schermata di questa pagina insieme  al menù di navigazione, alla consueta nota descrittiva ed il box utente, sono inseriti due altri box di selezione che danno modo di selezionare gli eventi in base alle necessità.

Il primo, in alto a sinistra sotto il Menù alla dicitura Select start of calculation visualizza la data e l’ora corrente, bloccata al momento di apertura della pagina, per ordinare al server di fornire i dati a partire da quel preciso istante. Orari e data possono essere personalizzati, agendo sul comando a lato di ogni casella evidenziato in azzurro, per ottenere dati di eventi passati o futuri.

Appena sotto, la casella a fianco della dicitura Select duration permette di impostare l’arco temporale desiderato, da un minimo di 0,1 secondi fino al massimo di un mese per avere a disposizione la lista degli eventi visibili per un determinato periodo.

Il secondo box, posto sotto il testo descrittivo, propone una selezione della tipologia dei Flares e qui si consiglia di lasciare selezionata la prima opzione  Show all flares e, impostati i parametri desiderati, cliccare sul bollino verde go!. Dopo pochi secondi, o più se l’arco temporale è molto lungo, vedremo apparire una serie di box, ordinati per data, con la serie di eventi visibili. Ogni singolo evento è racchiuso in una casella suddivisa in tre settori. Il primo settore indica l’esatto orario di “accensione” del Flare. Il secondo settore riporta la sigla di identificazione del satellite corrispondente. Tutti i satelliti artificiali, infatti, hanno un nome ed un numero e, nel caso dei nostri, al nome Iridium seguirà una cifra.

Il terzo settore contiene i principali dati ed una miniatura, raffigurante la volta celeste, che riassume in modo molto efficace ed intuitivo la posizione e l’intensità del Flare non senza segnalare, secondo il colore di sfondo con il quale è rappresentata, condizioni del cielo con luce diurna, crepuscolare o notturna. Con un po’ di esperienza, basterà una rapida occhiata alla miniatura per rendersi conto se un determinato Flare valga la pena di essere fotografato o meno. Tutto questo però non è sufficiente per individuare con esattezza la zona del cielo che dovrà essere racchiusa nel campo di ripresa della nostra fotocamera. Si dovrà conoscere con precisione il tragitto percorso dal satellite fra le stelle e gli orari precisi del periodo comprendente l’accensione e lo spegnimento del Flare al fine di pianificare l’esatto periodo della posa fotografica. Cliccando sul secondo settore della casella, quella indicante nome e numero del satellite, verrà aperta la pagina Star Chart, Mappa Stellare, corrispondente.

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La pagina Star Chart

Qui verrà mostrata una Carta Stellare interattiva, con impostazioni scelte dal server, centrata sulla zona del cielo interessata dall’Iridium Flare con una dimensione angolare ridotta, a seconda dei casi, fra i dieci ed i venti gradi. Prima di analizzare tutti i contenuti della schermata e di scendere nei dettagli riguardanti l’uso interattivo della Carta Stellare, sarebbe opportuno illustrare i comandi e le opzioni che permettono di ottenere una Mappa adattata alle proprie esigenze ed il modo per interagire con essa.

In alto a sinistra, immediatamente sotto la barra di navigazione, troviamo nuovamente le caselle dedicate all’impostazione dei tempi e dei periodi riguardanti l’evento selezionato con una novità, rispetto alla precedente schermata, ovvero l’aggiunta di una casella select interval riservata alla selezione dell’intervallo temporale che può modificare la visualizzazione del percorso dell’Iridium Flare nella Carta Stellare.  Esso, infatti, è mostrato con una sequenza di sfere dal diametro crescente in ordine di luminosità, allo stesso modo con il quale si vedono raffigurate le stelle. Qui si consiglia di selezionare il periodo di un secondo che, come si vedrà più avanti, permette di pianificare con accuratezza i tempi di inizio e fine esposizione fotografica. Le altre caselle, già impostate dal server in modo corretto, si possono lasciare invariate. Per confermare le impostazioni, cliccare sul bollino verde go!, dopo una breve pausa apparirà la Carta Stellare con le modifiche apportate.

Più in basso, appena sopra la Mappa, si trovano i tre riquadri dedicati alla personalizzazione della Carta Stellare. Il primo a sinistra Simulation contiene diverse opzioni per modificare la raffigurazione della Mappa. Con la casella Output size è possibile variare a piacimento le dimensioni delle Carte Stellari sul Monitor. Spuntando le diciture Grid – Main lines – Constellation – Boundaries – no line of Horizon si possono tracciare sulla Mappa griglie e linee che potrebbero servire ad orientarsi più facilmente in cielo. Con la voce Negate colors si può scegliere una rappresentazione del cielo “naturale”, fondo cielo nero e stelle con il loro colore, oppure al negativo ed in bianco e nero, fondo cielo bianco e stelle nere. E infine con Realism (e.g., show Planets/Moons) si può optare per una Carta Stellare che mostri o meno la posizione di Luna e Pianeti.

Il secondo riquadro Telescope mostra, com’è sicuramente intuibile, per lo più opzioni dedicate all’uso di strumentazione telescopica,  ad eccezione dell’ultima casella, Limiting magnitude, con la quale è possibile variare la quantità di stelle presenti nella Mappa, ad esempio selezionando un valore corrispondente alla magnitudine limite visibile dalla propria postazione osservativa, anche questa utile per rendere più agevole il compito a coloro che hanno poca pratica di “cose celesti”. Qui si consiglia di selezionare anche l’opzione Telrad, nome che contraddistingue un particolare tipo di cercatore per telescopi senza alcun potere d’ingrandimento, costituito da una scatoletta di plastica con un vetrino sul quale viene proiettato,  da un led alimentato a batteria, il cerchio di Telrad appunto. Questo cerchio evidenzierà la posizione all’interno della Mappa, quando saranno attivate le opzioni di puntamento presenti nel terzo riquadro, Pointing, di un qualunque oggetto selezionato in base alla sua sigla, nome o coordinate celesti.

Il riquadro Pointing serve, oltre a quanto appena descritto, anche a modificare le dimensioni angolari delle Carte Stellari. Partendo dall’alto, la prima casella Whole sky serve per visualizzare la Carta Stellare dell’intera Volta stellata, teoricamente visibile dalla propria postazione. In via teorica per il semplice fatto che non tiene conto di ostacoli che, nella maggior parte dei casi, limitano la totale visibilità del cielo. Questoformato, però, può essere d’aiuto a pianificare una ripresa fotografica a grande campo. La seconda opzione Center Satellite riporta la Mappa alle dimensioni generate automaticamente dal server in apertura pagina. Proseguendo troviamo la terza Field of view utilizzabile per scegliere invece una precisa dimensione angolare della Mappa fra le molte possibilità selezionabili tramite il cursore posizionato sulla destra della casella.

L’opzione che segue Direction orienta la Mappa in diverse direzioni secondo quella selezionata con il cursore.  Si suggerisce di usare la direzione Zenith, la più intuitiva, che è la versione usata anche per la Carta stellare pubblicata nella rubrica Il Cielo del mese di Coelum.

Le ultime tre caselle servono per il puntamento, con l’opzione Telrad attivata, di oggetti astronomici. Basta scrivere il nome, in inglese ovviamente, o una delle sigle appartenenti ai tanti cataloghi stellari nella prima casella Object Name, NGC M… oppure le coordinate di Ascensione Retta e Declinazione nelle ultime due, nell’ordine Right ascension e Declination.

Anche qui, per visualizzare la Mappa con tutte le opzioni modificate, cliccare sul corrispondente bollino verde go! corrispondente, situato in basso a destra del terzo riquadro.

Ma questo non esaurisce il formidabile numero di strumenti messi a disposizione in questa pagina.

Posizionati vicino all’angolo in alto a destra della Carta Stellare, si trovano due comandi, + e evidenziati in un piccolo riquadro azzurro, che funzionano come uno zoom. Cliccando sul segno più si aumenta l’ingrandimento ma si restringe la dimensione angolare e il contrario si ottiene cliccando sul segno meno. I triangolini azzurri posti ai vertici e nei punti intermedi dei lati della Mappa, da interpretare come frecce direzionali, servono per modificare il campo di vista. Cliccando con il mouse su uno di questi simboli si ottiene un effetto simile all’azionamento di una montatura altazimutale, infatti si noterà uno spostamento del campo di vista nella direzione indicata. Questi comandi agiscono istantaneamente dopo il clic senza bisogno di una successiva conferma.

Questi strumenti sono molto comodi per pianificare una ripresa fotografica a campo relativamente stretto dell’Iridium Flare, magari in compagnia di qualche soggetto astronomico interessante come, ad esempio, una costellazione, un asterisma, un ammasso stellare aperto, un pianeta o, perché no?, anche una sottile falce di Luna.

Tutte queste indicazioni e suggerimenti dovrebbero servire ad acquisire una Carta Stellare ideale per ogni tipo di esigenza ma, si sarà notato fin dall’apertura della pagina, senza alcuna indicazione che identifichi gli oggetti rappresentati in essa. Bisogna tenere presente che se ogni simbolo mostrato nella Mappa avesse accanto la sua denominazione, ci si troverebbe di fronte ad un caos indescrivibile. Accanto ad ognuno di essi ci dovrebbe essere scritto il nome proprio di molte stelle, pianeti ed oggetti del cielo profondo, sigle dei vari cataloghi astronomici assegnate ad astri di ogni tipologia, coordinate ed orari scanditi ad ogni secondo delle apparizioni degli Iridium Flares. Tutto ciò non sarebbe accettabile, quindi entrano in gioco le proprietà interattive insite in tutte le Carte Stellari rese disponibili dal sito. Basta muovere il mouse sulla mappa e ci si accorgerà che quando il puntatore si trova in corrispondenza di un simbolo, istantaneamente saranno visualizzati il nome e/o le sigle dei principali cataloghi, la costellazione di appartenenza e le corrispondenti coordinate celesti, sia in un riquadro a sfondo giallino appena sotto il puntatore che nella banda a sfondo grigio presente appena sopra la Carta Stellare.

Da tenere conto, però, che ad ogni dimensione angolare corrisponde un limite al numero delle possibili visualizzazioni, quindi nelle Mappe più estese si otterranno i dati concernenti gli oggetti più luminosi od estesi, mentre man mano che la dimensione angolare si riduce così aumenterà la possibilità di identificare oggetti via via meno luminosi o appariscenti. Nel caso delle simulazioni del percorso dei Flares, come già detto rappresentate da una serie rettilinea di simboli sferici con intervallo selezionato su di un secondo, il puntatore segnalerà ad ogni simbolo tutti i dati disponibili di quel singolo istante, nome e numero del satellite, coordinate di Ascensione retta e Declinazione, magnitudine, data ed orario esatto al secondo. Questo significa che si sarà in grado di pianificare esattamente la durata dell’esposizione ed un suo tempo di inizio e fine commisurati alle esigenze che il tipo di fotografia impone. Non tutti i Flares hanno una durata simile. I più luminosi, solitamente, si assestano intorno ai 10 – 15 secondi e permettono pose brevi compatibili con astri o vedute terrestri particolarmente luminose che, con pose più lunghe, potrebbero saturare il sensore. Al tempo stesso i Flares mediamente luminosi, di magnitudine compresa fra – 3 e – 6, normalmente prolungano la loro visibilità fino a trenta secondi o poco più e la caratteristica strisciata a forma di fuso che apparirà nel fotogramma sarà leggermente meno appariscente ma sensibilmente più grande. La creatività comunque la farà sempre da padrona, dopo un breve periodo di rodaggio e con un po’ di applicazione  sarà certamente possibile realizzare con facilità delle composizioni fotografiche originali e ad alto impatto emotivo.

In questa pagina si trovano anche tre ulteriori sezioni dedicate al satellite selezionato. La più interessante è quella contenuta nel riquadro a sfondo giallo appena sotto il box utente e denominata Satellite Menu. Cliccando sulle rispettive voci si apriranno schermate contenenti informazioni come storiografia, dati orbitali e grafici Info – Orbit History/Zoom – Orbit Elements, visualizzazioni d’immagini che mostrano la Terra vista dal Satellite (Data & view of the Earth), un planisfero con tracciata la proiezione del moto orbitale sulla superficie terrestre (Ground Track Map), una mappa stellare recante il percorso del satellite (Finder Chart), una lista delle future opportunità osservative dello stesso satellite per un arco di qualche giorno (Sighting opportunities), indicazioni riguardanti la possibilità di seguire, se previsti, transiti del satellite sul disco solare o lunare (Transit Centerline) e, infine, i dati e la cartina geografica che indicano la linea centrale di massima intensità luminosa del Flare visibile sulla superficie terrestre (Flare Centerline).  Queste ultime indicazioni sono molto utili per potersi spostare alla ricerca di un punto di osservazione ideale per ammirare l’Iridium Flare alla sua massima luminosità.

La sezione immediatamente a sinistra del box appena descritto fornisce una specie di Carta d’Identità del satellite in questione. Da notare la piccola icona in fondo alla sezione. Essa rappresenta un semaforo che indica  lo status dei calcoli disponibili nella pagina. Quando il semaforo mostra la luce verde significa che i dati sono definitivi e le previsioni sono certe. Quando appare la luce gialla o rossa, ed in genere questo succede per altre tipologie di satelliti e/o quando mancano ancora parecchi giorni all’evento selezionato, vuol dire che i calcoli orbitali sono ancora incerti ed hanno bisogno di ulteriori verifiche.

La terza ed ultima sezione completa la già enorme mole di informazioni disponibili con dati sulla magnitudine visuale del satellite in condizioni “normali”, direzione del moto, coordinate altazimutali ed equatoriali, orari indicanti la levata, il transito e il tramonto del satellite rispetto al punto di osservazione utente, altezza del Sole nel periodo di visibilità del Flare e, a seguire, altri dati relativi all’orario espressi nella versione comune, l’ora locale, sia in quelle più specificatamente ad uso astronomico come Data Giuliana, Tempo Dinamico Terrestre, DeltaT, Tempo Siderale apparente locale e di Greenwich.

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Conclusione

Illustrare una parte delle potenzialità del sito Calsky si è rivelata un’impresa abbastanza ardua, sicuramente molto più di quanto non lo sia l’utilizzo stesso. La speranza è che tutto questo possa essere utile anche a coloro che per la prima volta si avvicinano all’astronomia ed approfittino di questo straordinario mezzo per imparare a conoscere ed apprezzare l’altra metà del paesaggio, il cielo notturno.


Coelum non è solo l’ultimo numero!
Scegli l’argomento che preferisci e inizia a leggere! E’ gratis…

Gruppo Astrofili Lariani

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11.12 ore 17:00: “L’astronomia della domenica”, osservazione, al tramonto, all’Alpe del Vicere a caccia di Venere, Marte e Giove. A seguire “pizzata” in
compagnia.

Per informazioni: tel 328 0976491
astrofili_lariani@virgilio.it – luigi.viazzo@email.it
www.astrofililariani.org

Al Planetario di Ravenna

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06.12: “I colori delle stelle“ di Mauro Graziani.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, email info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Circolo “Galileo Galilei”

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05.12: “Robotica e quotidianità” di Emanuele Micheli.
Inoltre Evento Speciale: convegno al Liceo da Vinci – Treviso
Per informazioni: Tel 041 590 0657- 335 537 6859
email: circolo.galilei@somsmogliano.it
http://circologalilei.somsmogliano.it

Planetario e Osservatorio di Ca’ del Monte

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04.12 ore 15:00: Osservazione del Sole; il cielo del mese.
Per info: Tel. 327 7672984
E-mail: osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
www.osservatoriocadelmonte.it

Planetario e Osservatorio di Ca’ del Monte

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03.12 ore 21:00: L’astronomia degli antichi; inoltre osservazione notturna della volta celeste.
Per info: Tel. 327 7672984
E-mail: osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
www.osservatoriocadelmonte.it

Al Planetario di Padova

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Spettacoli al Planetario: il giovedì alle ore 21:00, il venerdì e il sabato alle ore 17:30 e 21:00, la domenica alle 16:00 e 17:30.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 773677
Email: info@planetariopadova.it
Web: www.planetariopadova.it

Il Sole e la Luna: astronomia e cosmologia di Leonardo – dal 19/9 al 11/12 a Milano

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Leonardo

La mostra si distribuisce tra le sedi espositive della Pinacoteca Ambrosiana e della Sacrestia del Bramante (Santa Maria delle Grazie).
Dal 19/9 al 11/12 a Milano
Pinacoteca Ambrosiana:
Da martedì a domenica: ore 10:00-18:00

Sacrestia Bramantesca di S. M. delle Grazie
Lunedì: ore 09:30-13:00 e 14:00-18:00.
Da martedì a domenica: ore 08:30-19:00.

Per informazioni:
TEL: 02-806924 – info@ambrosiana.it www.ambrosiana.eu

Gruppo Astrofili Lariani

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02.12 ore 21:30: Incontro dal titolo “Posta dal Galbiga”. Carrellata di foto scattate all’Osservatorio Monte Galbiga.

Per informazioni: tel 328 0976491
astrofili_lariani@virgilio.it – luigi.viazzo@email.it
www.astrofililariani.org

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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Inizio incontri ore 21:00, consigliata la prenotazione.
02.12: “Il cielo di Dicembre”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).

Gruppo Astrofili Lariani

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02.12 ore 21:30: Incontro dal titolo “Posta dal Galbiga”. Carrellata di foto scattate all’Osservatorio Monte Galbiga.
Per informazioni: tel 328 0976491
astrofili_lariani@virgilio.it – luigi.viazzo@email.it
www.astrofililariani.org

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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02.12: “Il cielo di Dicembre”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).
http://comunedimira.ning.com/profiles/blogs/ilplanetario-
di-mira

GAC – Gruppo Amici del Cielo

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02.12: “25 Anni di scatti … astronomici” conferenza di Renato Peruffo.
Per info: didattica@amicidelcielo.it
www.amicidelcielo.it

Pio & Bubble Boy – Coelum n.154 – 2011

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vignetta-frassati-154

Questa Vignetta è pubblicata su Coelum n.154 – 2011. Leggi il Sommario. Guarda le altre vignette di Pio&Bubble Boy

Inizia il grande volo di (433) EROS

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ErosIl “volo” di Eros in dicembre partirà dall’Orsa maggiore per poi attraversare la piccola costellazione del Leone minore in direzione del Leone. Nella seconda metà del mese la luminosità sarà già scesa sotto la mag. +10 e saranno già perfettamente osservabili nel visuale le variazioni di luce dovute alla rotazione e alla forma oblunga.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 66 di Coelum n.154
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La GARRADD punta verso nord

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Il percorso della C/2009 P1 (Garradd) a Dicembre
Garradd
Il percorso della C/2009 P1 (Garradd) a Dicembre

Il percorso apparente in dicembre della C/2009 P1 (Garradd) appare decisamente rettilineo e diretto verso nord, tanto che le condizioni osservative, mediocri per quasi tutto il mese, miglioreranno decisamente con il crescere della declinazione.

Il giorno 29 la Garradd sarà vicinissima a lambda Herculis, stella di mag. +4,4.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Comete di Rolando Ligustri presente a pagina 64 di Coelum n.154.

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Tabella Garradd
La tabella riporta il sorgere, la culminazione, l’altezza sull’orizzonte astronomico dell’osservatore raggiunta dalla cometa all’istante del transito in meridiano, e il tramonto. Sono quindi indicate: la magnitudine visuale (la magnitudine totale indicata è quella teorica calcolata in base a dei parametri fisici e geometrici; l’effettiva magnitudine visuale delle comete può risultare a volte decisamente diversa da quella tabulata), la distanza dalla Terra (in Unità astronomiche), l’elongazione dal Sole – occidentale “W” (la cometa è visibile alla mattina prima del sorgere del Sole), od orientale, “E” (la cometa è visibile alla sera dopo il tramonto del Sole) – l’Ascensione Retta, la Declinazione e la costellazione in cui si trova. Gli istanti sono topocentrici e calcolati per le 00:00 TMEC per una località situata a 12° di longitudine Est e 42° di latitudine Nord.

Ultima chance dell’anno: le GEMINIDI

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Geminidi
La posizione del radiante delle Geminidi rispetto alle stelle della costellazione da cui lo sciame prende il nome. Verso le 20:00 del 14 dicembre, orario previsto per il massimo, il radiante sarà già alto circa 30° sull’orizzonte di est-sudest.
Geminidi
La posizione del radiante delle Geminidi rispetto alle stelle della costellazione da cui lo sciame prende il nome. Verso le 20:00 del 14 dicembre, orario previsto per il massimo, il radiante sarà già alto circa 30° sull’orizzonte di est-sudest.

Lo sciame delle Geminidi, il più attivo negli ultimi anni dopo quello delle Leonidi e delle Perseidi, si manifesta in genere nel periodo che va dal 7 al 17 dicembre.
Come particolarità ricordiamo che – unico tra quelli più conosciuti – lo sciame sembra essersi generato da un asteroide (3200 Phaethon, che è probabilmente il residuo di una cometa estinta) e non da una cometa. Sembra inoltre che abbia cominciato a manifestarsi solo dopo l’anno 1750 e che già dalla fine di questo decennio la Terra potrebbe non attraversare la parte più densa della nube di detriti. Il radiante è situato circa 2° a nordovest di Castore, la stella alfa della costellazione dei Gemelli. L’attività di quest’anno, con un massimo previsto verso le 19 TU (le 20:00 in Italia) del 14 dicembre, sarà purtroppo (e ti pareva!) disturbata dall’intenso chiarore di un trequarti di Luna calante che se ne starà nel Cancro, proprio sotto i Gemelli nel sistema di riferimento altazimutale! A parte le previsioni, consigliamo comunque di seguire l’attività dello sciame nel periodo 13-15 dicembre.

Nel Cielo – Cassiopeia – La bellezza dell’occhio e quella della mente

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Cassiopeia con tabella
La cartina del mese abbraccia la regione celeste sul confine tra Cassiopeia e Andromeda, dove nei pressi della stella omicron Cassiopeiae si trova la coppia di galassie nane NGC 185 e NGC 147, legate gravitazionalmente alla grande M31. Più a nord, confuso con la posizione della stella fi Cassiopeiae si trova il rutilante ammasso aperto NGC 457.

Tabella CassiopeaCon la sua classica forma a “W”, ben riconoscibile anche dai meno esperti, Cassiopea è una di quelle costellazioni che, attraversate dalla Via Lattea, sembrano trasudare ricchezze celesti da ogni campo inquadrato o fotografato.

Cassiopeia
La cartina del mese abbraccia la regione celeste sul confine tra Cassiopeia e Andromeda, dove nei pressi della stella omicron Cassiopeiae si trova la coppia di galassie nane NGC 185 e NGC 147, legate gravitazionalmente alla grande M31. Più a nord, confuso con la posizione della stella fi Cassiopeiae si trova il rutilante ammasso aperto NGC 457.

In dicembre, per di più, si trova ben alta sopra l’orizzonte di nordovest, in orari abbastanza comodi. Un’occasione da non perdere! …e il piccolo assaggio che presentiamo ne è una prova.

Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini e le mappe dettagliate, nell’articolo tratto dalla Rubrica Nel Cielo di Salvatore Albano presente a pagina 52 di Coelum n.154

L’avventura di MSL è iniziata

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Il vettore lascia la rampa 41 della Cape Canaveral Air Force Station. Credit: NASA

L’imponente razzo Atlas 5 ha lasciato il nostro pianeta con, nella stiva, un rover del costo di 2,5 miliardi di dollari. Dotato di un generatore energetico nucleare, un braccio robotico e una suite di strumenti sofisticati (80 kg contro i 7 scarsi dei MER), chiamato Curiosity grazie ad un concorso di nomi fra studenti, si prevede che il laboratorio mobile spenda almeno due anni alla ricerca di composti organici e segni di abitabilità nel passato o nel presente, su un terreno stratificato al centro di un cratere del diametro di 160 km.

È la missione più complessa e scientificamente ambiziosa mai tentata su Marte, quella che promette di rivoluzionare la comprensione della storia marziana da parte dell’umanità e se il pianeta abbia mai avuto, o ha ancora, delle materie prime e un ambiente ospitale per l’evoluzione della vita.

La missione ha preso il via in perfetto orario alle 1502 UTC di ieri, 26 novembre, quando il razzo Atlas 5 della United Launch Alliance si sollevava dal complesso di lancio 41 della Cape Canaveral Air Force Station.
Dotate di quattro booster a propellente solido per una maggiore spinta, le 544 tonnellate di Atlas 5 sono decollate con oltre 900 tonnellate di spinta, puntando in direzione oriente nella sua corsa verso lo spazio.
Dopo poco meno di un minuto e 55 secondi di volo i quattro booster sono stati sganciati e il razzo ha continuato il suo cammino sotto la spinta del primo stadio con il suo motore RD-180 di costruzione russa.
Quattro minuti e mezzo dopo il decollo, il primo stadio veniva sganciato e si avviava il motore a idrogeno RL10 posto alla base dello stadio Centaur III portando il veicolo verso un’orbita di parcheggio di 164 x 323 km dopo 11 minuti e mezzo dal lancio.

L'emozionante immagine di MSL che lascia lo stadio Centaur per iniziare il suo viaggio di 570 milioni di chilometri verso il Pianeta Rosso. Credit: NasaTV-HD

La telemetria a questo punto era irregolare, ma non c’è stato tempo per divagazioni: dopo soli 20 minuti di volo libero il Centaur ha riacceso il motore per una spinta finale di otto minuti, catapultando l’astronave a una velocità di fuga dalla Terra di circa 36’200 km/h. Pochi istanti dopo, alle 10:46, il Mars Science Laboratory e il suo stadio di crociera interplanetaria a energia solare si è separato dal Centaur, completando la fase di lancio della missione in maniera eccelsa. Un comunicato ufficiale recita “La sonda è in comunicazione, termicamente stabile e correttamente alimentata”.

Durante i quasi otto mesi e mezzo di rotta verso Marte, gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, metteranno alla prova gli strumenti del rover, regoleranno la traiettoria del veicolo e modificheranno il software di controllo che è vitale per il successo della missione. La prima manovra di correzione della traiettoria sarà tra circa due settimane.

Se tutto va bene, Curiosity raggiungerà il Pianeta Rosso il 6 agosto per un tuffo mozzafiato di sei minuti nell’atmosfera marziana verso il Gale Crater.
Utilizzando uno scudo termico avanzato, in grado di sopportare temperature di ingresso di quasi 2000 gradi Celsius, il computer di bordo del rover gestirà i piccoli motori di controllo dell’assetto, per ottimizzare attivamente la rotta sulla base delle effettive condizioni atmosferiche.
Quattro minuti e 15 secondi dopo l’ingresso, ad una velocità di poco meno di 1500 km/h e un’altezza di circa 10 km, si aprirà un enorme paracadute di frenata, rallentando il tuffo della sonda ad una velocità più gestibile di 290 km/h. A quel punto, ad una altitudine di circa 1500 m, il rover e il suo “sky crane” saranno in caduta libera pronti ad accendere i motori per passare al volo frenato.

Per i controllori di volo del JPL, questo sarà il momento della verità.
Con un peso troppo grande per utilizzare airbag come quelli che hanno ammortizzato NASA Pathfinder e i rover Spirit e Opportunity, Curiosity si baserà invece su razzi di atterraggio posizionati nella parte superiore e il rover da oltre 900 kg potrà essere depositato su qualsiasi tipo di terreno.
Utilizzando un radar altimetro ad alta precisione, sensori di assetto sofisticati e complessi computer resistenti alle radiazioni, Curiosity controllerà i suoi razzi per ottenere una velocità di discesa verticale costante di 2,7 km/h.
Poco prima del touchdown, il rover sarà abbassato dalla gru con un sistema di funi che lo poseranno delicatamente sulle sue sei ruote da 50 cm di larghezza. A quel punto, le funi saranno tagliate, lo sky crane volerà via precipitando lontano e per i controllori di volo inizieranno i test e l’avvio delle funzioni di Curiosity.

Grazie allo sky crane e all’ingresso atmosferico controllato, i pianificatori della missione sono stati in grado di selezionare con attenzione il target più scientificamente interessante, il Gale Crater, da un lungo elenco di candidati.
A partire dal fondo del vasto cratere e poi lentamente risalendo il picco centrale attraverso canyon e gole visibili nelle fotografie orbitali, sarà in grado di leggere la storia dell’evoluzione ambientale di Marte.
Esattamente come se guardassimo le pareti del Grand Canyon terrestre, con le sue stratificazioni, così il rover sta per essere scagliato nel passato del Pianeta Rosso. La missione dovrebbe durare almeno due anni terrestri e forse più a lungo se il rover rimanesse in buona salute e senza gravi malfunzionamenti.

L’obiettivo primario della missione è quello di determinare se Marte, a un certo punto della sua storia, abbia mai avuto un ambiente abitabile, cioè con acqua, energia e composti di carbonio presenti contemporaneamente. La presenza dei primi due è ormai consolidata, grazie alle precedenti missioni che hanno mostrato che Marte una volta era un mondo molto più caldo e umido. Ma la ricerca di composti di carbonio è una sfida molto più impegnativa.

“La promessa di Mars Science Laboratory, assumendo che tutte le cose vadano in maniera nominale, è che si possa dare la prova che un tempo potessero essere presenti ambienti potenzialmente abitabili su Marte”, ha detto John Grotzinger, uno scienziato del progetto MSL. “In sostanza stiamo cercando di trovare carbonio organico, questa è la speranza del Mars Science Laboratory. Si tratta di un’ardua impresa, ma stiamo andando lassù a provarci.”

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Leggi anche “Mission to Mars” dal notiziario Media INAF

Guarda il video del lancio

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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L’iniziativa è dedicata a tutti coloro che desiderano iniziare ad osservare il cielo stellato e conoscere l’astronomia.
Le lezioni, in programma fino a dicembre, sono aperte a tutti e non è richiesta alcuna iscrizione. Al Planetario sono previsti anche degli appuntamenti festivi con letture recitate sulle favole del cielo. L’ingresso è gratuito.
Per informazioni sul programma del corso e sui prossimi appuntamenti:
tel. 3485648190.
E-mail: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it

Al Planetario di Ravenna

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Inizio ore 21:00. Le osservazioni si tengono presso i Giardini Pubblici con ingresso libero.
29.11: “In viaggio verso Orione“ di M. Berretti.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, email info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Il cuore di Curiosity ha iniziato a battere

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Lo scorso Giovedì 17 Novembre gli ingegneri della NASA hanno installato l’ultima fondamentale parte al Mars Science Laboratory Curiosity, in vista del suo lancio verso il Pianeta Rosso previsto per Sabato 26 Novembre.
Il Multi-Mission Radioisotope Thermoelectric Generator (MMRTG), del peso di 45 kg, è stato portato nella Vertical Integration Facility del vettore Atlas 5 nelle prime ore dello scorso Giovedì. Esso quindi, è stato inserito tramite un’apertura, nella carena del razzo in un apposito vano dello spacecraft. Si è poi semplicemente trattato di stringere i quattro bulloni di fissaggio e di connettere i cablaggi elettrici del generatore, secondo quanto illustrato da David Gruel, il manager responsabile delle fasi di assemblaggio testing e lancio della sonda.
Una volta completata l’installazione dell’MMRTG, lo spacecraft ha iniziato a ricevere energia dal suo interno. L’accensione finale è avvenuta lo scorso Venerdì 18 Novembre.

L’installazione del generatore di energia rappresenta uno degli ultimi steps di preparazione di MSL al lancio, che era inizialmente previsto per Venerdì 25 Novembre. Infatti, sabato 19 Novembre, la NASA ha deciso di posticipare di un giorno il liftoff di Curiosity per dar modo ai tecnici di sostituire una batteria sospetta nel sistema di autodistruzione del booster.

Al termine della fase di crociera del suo viaggio, nell’Agosto 2012, il rover penetrerà nell’atmosfera marziana dissipando parte della sua energia cinetica sottoforma di calore, di seguito entrerà in funzione il paracadute per rallentare ulteriormente la sua velocità. Infine, l’avveniristico sistema “sky krane”, ovvero una sorta di gru a razzo che tramite dei cavi calerà Curiosity sulla superficie del Pianeta Rosso.
La principale direttiva della missione è la ricerca di evidenze di vita passata, sul pianeta da molti considerato “gemello” della Terra, utilizzando i dieci strumenti scientifici di cui il rover è dotato.

L’MMRTG è stato montato per ultimo sulla sonda, a causa della pericolosità del suo nucleo radioattivo, anche se l’unità è stata rivestita di diversi strati di materiale di protezione per contenere il suo nocciolo di plutonio nell’evenienza di impatti, di esplosioni e/o di un rientro non pianificato nell’atmosfera terrestre. Naturalmente non esiste un pericolo di detonazione atomica con il Pu-238 installato a bordo di Curiosity.
La sicurezza di MSL è testimoniata anche da Steve Brisbin, Associate Director for Center Operations del Kennedy Space Center, che dichiara che esiste una possibilità di 1 su 400 che si possa spargere del materiale radioattivo nel caso si un incidente durante il lancio, ed anche nell’eventualità in cui del plutonio venisse disperso nell’atmosfera terrestre, il rischio per la salute umana sarebbe comunque basso.

Il generatore di energia di questa missione, consiste in un dispositivo nucleare al plutonio-238 che converte le radiazioni sprigionate dal decadimento dell’isotopo in elettricità. Esso contiene circa 4,8 kg di plutonio-238 radioattivo e delle termocoppie a stato solido che convertono il calore delle radiazioni in elettricità.
L’MMRTG è stato fornito dall’Energy Department americano che è responsabile della fornitura di materiale radioattivo agli utenti come la NASA. La Boeing Co ha costruito il dispositivo.

I generatori nucleari hanno dato energia a 26 missioni spaziali statunitensi nel corso delle ultime cinque decadi, permettendo l’esplorazione del Sole, della Luna, di Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. La sonda della NASA New Horizons, anch’essa corredata da un generatore nucleare, è in viaggio per fare il suo incontro con Plutone nel 2015.
Il generatore di Curiosity è di nuova concezione; esso è stato progettato per essere impiegato su pianeti con atmosfera, come Marte, e nel vuoto cosmico. Opera ad intervalli energetici di 110 W, una leggera miglioria rispetto ai precedenti RTGs, e fornirà corrente elettrica per almeno 14 anni, mentre la missione primaria del rover è prevista essere di due anni.

Esiste comunque un problema legato alla disponibilità di questo carburante nucleare. Il Pu-238 è un isotopo del plutonio per impieghi non bellici e le scorte americane di questo materiale sono in diminuzione allarmando gli scienziati che stanno pianificando le missioni scientifiche verso il Sistema Solare esterno. Attualmente nelle scorte dell’Energy Department non c’è sufficiente Pu-238 per allestire un generatore per la missione che dovrebbe studiare la luna di Giove, Europa, nel 2020.
L’Energy Department non comunica la quantità esatta di Pu-238 delle proprie scorte, ma il report decennale del National Research Council rilasciato all’inizio del 2011, ha stimato che il quantitativo dell’isotopo rimasto dopo l’allestimento del generatore del Mars Science Laboratory è di 16,8 kg.
La NASA nel 2010 ha previsto le proprie esigenze di Pu-238 fino al 2027, al doppio della quantità teorizzata dall’NRC, necessitando quindi di acquistare il materiale dalla Russia e di rinnovare la produzione interna degli Stati Uniti.
Giocoforza, la Russia, che al momento non sta producendo Pu-238, intende stipulare un contratto di fornitura più lucrativo con il governo americano.

Gli sforzi di far ripartire la produzione di Pu-238 negli USA hanno incontrato la resistenza del Congresso. La stima dei costi va dai 75 ai 90 milioni di Dollari per raggiungere la piena capacità produttiva in cinque o sei anni, secondo l’Energy Department, che dal canto suo sta sponsorizzando lo sviluppo di un generatore nucleare più efficiente che potrebbe volare  nello spazio già per il 2016.

Riassumendo, il lancio del razzo Atlas V con MSL Curiosity è ora fissato per le 16:02 italiane di Sabato 26 Novembre dal Launch Complex-41 della Cape Canaveral Air Force Station in Florida. La finestra di lancio si estenderà per 1 ora e 43 minuti.
Gli appuntamenti di Lunedì 21 (tours, briefings etc.) rimangono inalterati, mentre gli eventi del resto della settimana e la prelaunch schedule sono ancora in fase di valutazione.
Il rollout dellAtlas V con il suo prezioso carico verso il launch pad è previsto per Venerdì 25 Novembre.

Fonti: spaceflicghtnow.com, NASA, CBS News Space

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  5. Decisa la finestra di lancio di Curiosity

Gruppo Astrofili Polesani

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Tutti gli appuntamenti si terranno nell’auditorium del Liceo Scientifico alle ore 21:00 a Rovigo in via De Gasperi 19, in zona Commenda.
29.11: “Gli occhi degli astronomi. I grandi telescopi del futuro“ di Roberto Ragazzoni.
Per informazioni: Tel. 347-8512348.
E-mail: giorgio@astrofilipolesani.net

Congiunzione tra Venere, Mercurio e Luna la sera del 26 Novembre

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Congiunzione tra Venere Mercurio e Luna
Congiunzione tra Venere Mercurio e Luna
Congiunzione tra Venere Mercurio e Luna
Congiunzione tra Venere Mercurio e Luna

La congiunzione tra Venere, Mercurio e Luna come apparirà la sera del 26 novembre alle 17:00 sull’orizzonte di sudovest. Questo fenomeno potrà però essere osservato (e per un tempo molto limitato) soltanto in favorevoli condizioni di trasparenza atmosferica; l’incontro, infatti, si verificherà con i due pianeti immersi nel riverbero solare e per di più in un periodo (quello autunnale) in cui l’eclittica è scarsamente inclinata sull’orizzonte… Aspettando il miglior compromesso di luce, alle 17:00 il Sole sarà sotto l’orizzonte di –3°, mentre Mercurio sarà alto +5°, la Luna (una falce sottilissima) +8° e Venere +11°.

Al Planetario di Ravenna

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Inizio ore 21:00. Le osservazioni si tengono presso i Giardini Pubblici con ingresso libero.
22.11: “Le stranezze di Titano: metano al posto dell’acqua” di Claudio Balella.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, email info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Il nuovo elemento 112 della tavola periodica è il Copernico

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Niccolò Copernico

Se è vero che tra astronomi e chimici è una gran bella lotta per capire chi sono gli scienziati più devoti a ragionamenti di tipo astrattamente teorico, accade però che sempre più spesso la chimica – scienza per definizione dell’incredibilmente piccolo, dedita allo studio di molecole ed atomi – collabori con l’astronomia – scienza per definizione dell’incredibilmente grande, che studia l’intero Universo – in vista di una migliore, reciproca, comprensione e il progresso delle conoscenze scientifiche.

Ecco quindi che l’ultimo atto dell’IUPAC (International Union of Pure and Applied Chemistry), l’organismo internazionale che presiede al mondo della Chimica, certificando e legittimando le sempre nuove scoperte nel suo vasto campo di ricerca, rende un grande e doveroso omaggio a una delle figure storicamente più importanti dell’Astronomia – oltre che della storia Scienza in genere – battezzando Copernicium, dal nome del grande astronomo polacco propugnatore del sistema eliocentrico, il nuovo elemento chimico accolto al numero 112 della tavola periodica degli elementi.

Nella sessione tenutasi alla London Phisycs Institute, la IUPAC ha attribuito all’elemento 110 il nome Darmstadium, all’elemento 111 il nome Roentgenium (in onore dello studioso dei raggi X, Roentgen) e, appunto al 112 il nome Copernicium. I nomi degli elementi vengono decisi su base storica, o per onorare gli scopritori o la località della loro scoperta. Oppure in omaggio a grandi figure della scienza, come già accaduto per Einstein (elemento 99 Einsteinium), Fermi (elemento 100 Fermium), lo stesso Mendelev, primo ideatore di una tavola periodica (elemento 101 Mendelevium) e ora Copernico.

Scoperta una stella con bracci a spirale

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Due bracci a spirale emergono dal disco ricco di gas attorno alla SAO 206462, una giovane stella nella costellazione del Lupus. Questa immagine, ripresa dal telescopio Subaru, è la prima a mostrare questo genere di formazioni sul disco circumstellare. Come si vede dall'immagine (cliccare per ingrandirla), il disco ha una dimensione due volte più grande dell'orbita di Plutone. Credit: NAOJ/Subaru.

Già da qualche tempo si sapeva che SAO 206462, una giovane stella di magnitudo 8,7 a 456 anni luce nella costellazione del Lupo, ha un disco di materiali che la circondano, motivo per cui è stata studiata con ogni mezzo a disposizione a caccia di evidenze di protopianeti in fase di formazione.

Nuove osservazioni, condotte col Telescopio Subaru, hanno ora rivelato una sorprendente doppia formazione spiraliforme estesa attorno alla stella, una struttura che confermerebbe la presenza di pianeti in formazione.

Le spirali si generano infatti da perturbazioni gravitazionali, dovute ad addensamenti interni ai dischi di materiali in rotazione, e i nodi presenti nelle ondulazioni di densità coinciderebbero con le posizioni occupate dai protopianeti nei dischi circumstellari attorno alle stelle neonate.

Le dimensioni del disco si estendono per circa 150 UA attorno alla stella: la doppia struttura individuata indicherebbe la presenza di due protopianeti in fase di accrescimento, ai primissimi stadi di formazione, ma i ricercatori del Subaru sono molto cauti: la strana formazione potrebbe essere dovuta anche ad altri processi non direttamente correlabili con protopianeti.

Ottima ragione per continuare a monitorare questo oggetto, in modo da seguirne con attenzione le fasi evolutive future.

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Questa simulazione di giovani sistemi stellari in formazione, suggerisce che un pianeta inserito in un disco circumstellare puo’ produrre strutture peculiari, come anelli, interruzioni e bracci a spirale. Questo video mette a confronto un ipotetico sistema simulato al computer con le immagini  della stella SAO 206462 ottenute con il telescopio Subaru. [Credit: NASA’s Goddard Space Flight Center/NCSA]

Giove a 360°

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Questa fantastica animazione di Giove è stata realizzata dal team francese composto da Jean-Luc Dauvergne, Xavi Nogués e Jean Pajus nell’ambito della campagna osservativa di Giove 2011 promossa in occasione della sua opposizione di quest’autunno.
Il film, della durata di 48 secondi, presenta una rotazione completa di Giove a una velocità accelerata di circa 700 volte quella reale, ed è stato ottenuto con il montaggio di cinque immagini di previsualizzazione (purtroppo le uniche sopravvissute alla rottura dell’hard disk di Dauvergne… da ciò la qualità un po’ irregolare del filmato) ottenute con il telescopio di un metro dell’Osservatorio Pic du Midi tra il 10 e il 15 ottobre scorsi.

La tecnica utilizzata è quella della creazione di proiezioni cilindriche assemblate in panorama circolare, seguita dalla successiva trasformazione in un ellissoide animato.

Riprese, elaborazione e montaggio di Jean-Luc Dauvergne, Xavi Nogués, Jean Pajus
Crédits: S2P / IMCCE / OMP / JL Dauvergne / Elie Rousset / Eric Meza / Philippe Tosi / François Colas / Jean Pajus / Xavi Nogués / Emil Kraaikamp

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• Il filmato originale in formato HD 960 x 720  à 25 i/s

• Il panorama dal Pic du Midi…

Nautilus-X. Lo Spazio Profondo è più vicino…

Benvenuti a bordo dell’incrociatore Nautilus-X
in rotta verso Marte.

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Incipit evocativo, vero? Pare che la NASA abbia superato se stessa: qualche tempo fa, durante una conferenza stampa, ha presentato una astronave, il Nautilus-X.

Sì, avete capito bene. È il primo progetto “concreto” di una nave spaziale interplanetaria, quello che tutti gli appassionati attendono da decenni. E improvvisamente, così, di punto in bianco il miracolo accade.

Ma andiamo con ordine.

Nautilus-X in versione estesa.
Nautilus-X in versione estesa.

Due progettisti del JSC, Mark Holderman e Edward Henderson, appartenenti al gruppo NASA Future in Space Exploration (FISO) hanno presentato i risultati del Technology Applications Assessment Team (TAAT), che sta esaminando diverse tecnologie chiave per l’avanzamento nell’esplorazione spaziale. Punti fondamentali di questa operazione è la creazione di strutture realizzabili in poco tempo e soprattutto accessibili con le attuali tecnologie.
Fra tutte le tecnologie e i progetti presentati, quello più clamoroso è proprio stato il Multi-Mission Space Exploration Vehicle (MMSEV).

Il Nautilus-X è concepito come un veicolo riutilizzabile per esclusivo uso extra atmosferico ed infatti il nome è l’acronimo di Non Atmospheric Universal Transport Intended for Lenghty United States eXploration (Trasporto Universale non Atmosferico inteso per l’esplorazione americana di lunga durata) e si tratta fondamentalmente di una astronave interplanetaria da assemblare direttamente nello Spazio con diversi livelli di allestimento; nella versione più estesa potrà supportare trasportare e proteggere un equipaggio di 6 persone per 24 mesi. Sviluppata con l’uso di diversi accorgimenti che sono attualmente utilizzati nelle normali missioni spaziali, vedrà anche l’implementazione di nuovi apparati come una centrifuga in grado di simulare la forza di gravità per ridurre i problemi alla salute dell’equipaggio, avrà un sistema di scudi per proteggere le persone a bordo dai raggi cosmici e dalle tempeste solari e un sistema propulsivo modulare.

Nautilus-X in versione compatta.

L’idea di base è quella di sfruttare una struttura a tralicci che garantisce robustezza e leggerezza, sulla quale verranno agganciati i vari moduli abitativi e di servizio, fra i quali potrebbero anche essere utilizzati moduli gonfiabili (Bigelow Aerospace è l’azienda più avanzata in tal senso).

A una struttura prodiera rigida e completa di ponte di comando, pannelli solari per la produzione di energia elettrica, braccio robotico, compartimento stagno e sistema di aggancio compatibile sia con le capsule Orion che con i moduli europei e le capsule commerciali, viene accoppiato il modulo centrifugo che, composto di parti rigide e parti soffici (sempre del tipo gonfiabile e irrigidite da strutture di Hoberman), permette un notevole risparmio dal punto di vista del peso e della complessità di realizzazione.

Per variare la velocità di rotazione verrebbero utilizzati dei piccoli razzi di manovra posti all’esterno della circonferenza; semplificando quindi la struttura con l’assenza di motori elettrici e giunti di trasmissione ed impedire allo stesso tempo di indurre delle spinte e controrotazioni al vascello. L’eventuale alternativa è di montare un volano controrotante in modo da azzerare eventuali momenti torsionali. Con un diametro esterno compreso fra i 10 e i 13 metri, avrà la zona periferica abitabile di circa 1,3 metri di diametro e ruoterà fra i 4 e i 10 giri al minuto simulando una gravità massima di 0,5-0,6g. Sarà con tutta probabilità la zona notte, dove gli astronauti potranno dormire in condizioni di gravità parziale.

La centrifuga montata sulla ISS.

Il collaudo di questo modulo centrifugo potrà essere eseguito direttamente sulla ISS, utilizzando come giunto di interconnessione uno degli ex compartimenti stagni degli Space Shuttle, agganciandolo esattamente alla porta di attracco dove attualmente si posizionano le navette. Verrebbero quindi sfruttati sia gli airlock costruiti per lo Shuttle che la porta d’attracco all’estremità americana della ISS permettendo così una sperimentazione sul campo dell’intero sistema centrifugo. Un’apposita prolunga “soffice” di aggancio permetterà di smorzare le vibrazioni e i rumori provenienti dalla centrifuga durante la sua rotazione.
Il costo di questo test si posizionerebbe fra gli 84 e i 143 milioni di dollari, mentre il tempo di realizzazione sarebbe inferiore ai 39 mesi.

Proseguendo dalla prua alla poppa del Nautilus-X si passa alla sezione Environmental Control and Life Support System (ECLSS – Sistemi ambientali e di supporto vitale) che sarà pensata in modo da essere verificabile e permetterne la manutenzione direttamente dall’interno del veicolo, senza bisogno di attività extraveicolari. Questa è in pratica la zona da cui inizia la modularità del sistema e dove l’allestimento cambia a seconda che il Nautilus-X serva per missioni brevi o lunghe. Per missioni brevi, di tipo lunare, sarebbe presente un solo nodo con il modulo ECLSS e due moduli logistici, mentre per missioni più lunghe sono previsti fino a tre nodi su cui montare un massimo di nove moduli logistici e due compartimenti per veicoli di discesa/rientro, sonde robotiche o pod per escursioni su corpi a bassa gravità (come asteroidi o comete).

Subito dopo sarebbero posizionate le antenne di comunicazione e infine le unità di propulsione principali. Sarebbero anch’esse modulari ed intercambiabili, specifiche per ogni missione. Per ora si parla di motori a ioni o più classici motori chimici a bassa spinta, ma ad alto impulso specifico. Anche nuove tecnologie come i propulsori VASIMR potrebbero essere implementati. Non sono ancora pensabili motori nucleari a causa della difficile schermatura alle radiazioni.

E a proposito di radiazioni, l’equipaggio sarebbe protetto dai raggi cosmici grazie ad uno scudo magnetico (attualmente in sviluppo al MIT) e in caso di brillamenti solari o fenomeni particolarmente violenti, è prevista una zona protetta con acqua e idrogeno, in modo da massimizzare la resistenza e non dover schermare in modo pesante l’intero vascello.

La struttura verrebbe costruita a Terra e trasportata in orbita utilizzando una serie di lanci del vettore pesante HLV (si pensa 3 o 4 decolli e l’eventuale utilizzo dei Delta IV e degli Atlas 5) più un paio per l’equipaggio. L’assemblaggio vero e proprio avverrebbe in un punto Lagrangiano, probabilmente L1 del sistema Terra/Luna (quello di equilibrio fra i due corpi) e da lì la partenza e l’allontanamento sarebbero molto meno dispendiosi dal punto di vista della spinta e dei propellenti.

Ma quando riusciremo a vedere l’inizio della costruzione di questa meraviglia e, soprattutto, quanto verrà a costare?

Tenetevi forte.

Il tempo di realizzazione, inteso come progetto e costruzione, si attesta sui 64 mesi e il costo sui 3,7 miliardi di dollari.
Considerando che lo stanziamento per lo sviluppo della capsula Orion, solo per quest’anno, si posiziona sui 2,8 miliardi di dollari, il Nautilus-X appare praticamente regalato: quattro miliardi divisi su sei anni sono 660 milioni all’anno, meno di un lancio Shuttle.

Queste cifre lasciano un po’ perplessi, soprattutto considerando che la NASA non è mai stata così precisa nella stima dei costi che fatalmente hanno sempre sforato, e di molto, le previsioni, ma in questo caso ci troviamo di fronte alla prima vera astronave del genere umano.
Un veicolo modulare, riutilizzabile, in grado di viaggiare nello spazio per due anni consecutivi sarebbe veramente un punto di svolta nell’esplorazione del Sistema Solare.
Senza contare che sarebbe realizzabile entro il 2020!

Be’, vettori di trasporto permettendo…

Planetario ed Osservatorio di Ca’ Del Monte

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19.11 ore 21:00: Leonidi: lo sciame meteorico più bello; inoltre osservazione della volta celeste.

Per info: Tel. 327 7672984
E-mail: osservatorio@osservatoriocadelmonte.it
www.osservatoriocadelmonte.it

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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Inizio incontri ore 21:00, consigliata la prenotazione.
18.11: “Le Galassie. Le città dell’Universo”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).

Gruppo Astrofili Rozzano

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Inizio ore 21:00:
17.11: “ L’Universo frattale“ di Luigi Folcini
Per informazioni: 3803124156 e 3332178016
E-mail: info@astrofilirozzano.it

Al Planetario di Ravenna

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Inizio ore 21:00. Le osservazioni si tengono presso i Giardini Pubblici con ingresso libero.
15.11: “Melodie tra i mondi. Viaggio in musica nel Sistema solare… e oltre” (spettacolo musicale) di Andrea Milanesi.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, email info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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13.11 ore 16:00: “Le Leonidi. Le Stelle cadenti di Novembre”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).

Explora 2011 – Astronomia e Aerospazio – Tavola rotonda

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11 novembre 2011, ore 17:30 – Teatro Corso, Mestre (VE)
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Explora 2011. Serata di Gala

Saluti e introduzione: Gianpietro MarchioriPresidente EIE GROUP

Interventi e testimonianze:

Riccardo Giacconi, Nobel per la Fisica
– Michele CheliAstronauta
Giovanni Caprara, Giornalista
Giorgio di BernardoGiornalista

Moderatore: Adriano Favaro, Giornalista

Ospite della serata I‘Ambasciatrice del Kenya: Josephine W. Gaita

Nel corso della serata verrà presentato il libro “Luigi Broglio 11.11.11”:
si ripercorrerà la storia del cielo dall’antichità a oggi, collegandosi alla storia del volo con particolare riferimento al nostro territorio, per poi dare ampio spazio alla figura dello scienziato, alla
sua vita, professione ed esperienza in campo aerospaziale e si concluderà con uno sguardo sulle attuali tecnologie per lo spazio e le nuove sfide delle scienze ossenrative.

Verrà inoltre proiettato un film: “Luigi Broglio, una storia per Mestre”: un tributo al padre dell’astronautica italiana, “all’ingegnere mestrino”, a un uomo esemplare che ha portato alti i valori di intelligenza, costanza, fiducia e passione. Il film di ca 40 minuti celebrerà la storia e il sapere di Broglio ma vuole anche rendere omaggio alla generazione che per 50 anni ha rappresentato la spina dorsale del nostro territorio.

Ingresso libero.


Per informazioni:

Centro Studi Storici Mestre: Tel.: 0418020824 
- e-mail: studistoricimestre@libero.it
www.centrostudistoricidimestre.it


Cos’è Explora 2011

Mestre vuole ricordare i suoi personaggi celebri attraverso una serie di manifestazioni a cadenza annuale. Il tema scelto per il 2011 è quello dell’Astronomia e dell’Aerospazio.
Quest’anno infatti, l’11 novembre 2011, ricorre il centenario della nascita del prof. Luigi Broglio, nato a Mestre l’11.11.1911. Il prof. Broglio è il padre della prima stazione spaziale equatoriale del mondo, quella di Malindi in Kenya.

Da fine ottobre a dicembre 2011, una mostra, un libro, un film e una serie di convegni per ricordare Broglio e una città che ha nel suo passato e nel suo futuro uno stretto legame con il cielo, lo spazio e le tecnologie per scoprirlo ed esplorarlo.

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IL PROGRAMMA DI EXPLORA 2011

• UNA MOSTRA presso la Torre Civica di Mestre dal 29 ottobre al 22 dicembre

• UN LIBRO CELEBRATIVO su Luigi Broglio

• UN FILM contributo allo scienziato mestrino e alla sua città

• UNA SERATA DI GALA al Teatro Corso di Mestre 11 novembre 2011

• UN CICLO DI CONFERENZE al Centro Culturale Candiani di Mestre:

  • 21 ottobre 2011: “LUIGI BROGLIO: un mestrino nello Spazio”
    04 novembre 2011: “Venezia e il Nord Est alla conquista dello Spazio”
    25 novembre 2011: “OSSERVARE L’UNIVERSO: i grandi telescopi del futuro”
    02 dicembre 2011: “LE GRANDI MISSIONI SPAZIALI: scienza e tecnologia”

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I PROMOTORI DI Explora:

EIE GROUP: azienda mestrina, leader mondiale nella realizzazione dei grandi telescopi e radiotelescopi per le osservazioni da terra.
CENTRO STUDI STORICI DI MESTRE: associazione scientifica e culturale senza scopo di lucro, la cui finalità è lo studio e la divulgazione della storia di Mestre e del territorio di Terraferma.

CON IL PATROCINIO

ASI – AGENZIA SPAZIALE ITALIANA
ESA – AGENZIA SPAZIALE EUROPEA
INAF – ISTITUTO NAZIONALE DI ASTROFISICA
CISAS
COMUNE DI VENEZIA
PROVINCIA DI VENEZIA
REGIONE VENETO

Al Planetario di Ravenna

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Inizio ore 21:00. Le osservazioni si tengono presso i Giardini Pubblici con ingresso libero.
11.11: I venerdì dell’ARAR: “Buon compleanno Nettuno!“ di Agostino Galegati. Ingresso gratuito.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, email info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

STA ARRIVANDO! Alle ore 0:28 l’asteroide 2005 YU55 sfiorerà la Terra

L'asteroide 2005 YU55 in una ripresa radar realizzata dalla parabola del rRadio telescopio di Goldston
L'asteroide 2005 YU55 in una ripresa realizzata il 7 novembre dalla parabola di 70 metri del Radiotelescopio di Goldstone

La Nasa ha rilasciato una nuova immagine radar dell’asteroide che in questi giorni sta catturando l’attenzione di astronomi e semplici appassionati…

Come preannunciato (vedi anche Rendez-vous con l’asteroide), proprio in queste ore 2005 YU55 sta infatti percorrendo un tratto della sua orbita “vicinissimo” alla Terra, transitando a “soli” 330 mila chilometri dal nostro pianeta (0,85 volte la distanza media della Luna), più vicino di quanto non sia passato nessun altro asteroide di questa taglia (400 metri di diametro) dal 1976. E il prossimo incontro di questo genere non avverrà prima del 2028.

L’immagine è stata realizzata dal team di radioplanetologi del Goldstone Deep Space Communications Complex (Deserto del Mojave- California’s) il 7 novembre, quando l’asteroide si trovava ancora a 1,38 milioni di chilometri dalla Terra

Leggi anche: “Un asteroide “sfiorerà” la Terra.. pronti con i telescopi?”

Osservato il disco di accrescimento di un Quasar attorno ad un buco nero

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L'immagine mostra un quasar ingrandito grazie a una lente gravitazionale, in questo caso ha fatto da lente una galassia posta tra noi e il quasar che è possibile vedere come una forma evanescente tra le due più brillanti immagini del quasar stesso. Una delle immagini di quello osservato ha mostrato variazioni di colore nel tempo, causate dalle stelle della galassia che ne hanno attraversato il cammino di luce amplificando quella proveniente da diverse parti del disco di accrescimento. Questo ha permesso al team di scienziati di ricostruire i profili di temperatura e colore del disco di accrescimento con una precisione senza precedenti. Il livello dei dettagli puo' essere paragonato al riuscire a studiare singoli granelli di sabbia sulla Luna osservandoli da terra. Credit: NASA, ESA and J.A. Muñoz (University of Valencia)

Grazie alla fantastica profondità d’immagine garantita dal Telescopio Spaziale Hubble, unita alla favorevole concomitanza di un effetto lente gravitazionale (ingrandimento naturale dell’immagine di una sorgente lontana, causato dall’interposizione di oggetti di grande massa sulla linea di vista da Terra: è praticamente come se venisse osservata al telescopio la luce di un oggetto remotissimo e piccolissimo osservato al microscopio), un team di astronomi è riuscito a compiere un’osservazione straordinaria: il disco di accrescimento di un quasar, nell’atto di attrarre materiali in rotazione attorno al buco nero al centro di un nucleo galattico attivo.

I ricercatori sono riusciti sia a misurare le dimensioni del disco, sia a valutare le differenti temperature presenti nelle diverse sezioni: il disco di accrescimento del quasar HE 1104-1805, ingrandito dall’effetto lente dovuto alla galassia WKK93G, con red-shift z = 0,73, si estende per circa 10-11 giorni luce (100-300 miliardi di km) attorno al centro del nucleo attivo del quasar, una misura considerata tipica dalle teorie per questa tipologia di oggetti.

L’incertezza nella misurazione è ancora piuttosto rilevante, ma l’applicazione di questa tecnica innovativa è di grandissima importanza: per la prima volta è stato possibile verificare sperimentalmente la correttezza delle ipotesi relative alla strutturazione interna dei quasar, conoscibili per ora soltanto in base alla stima della loro luminosità e distanza, in base a deduzioni di ordine teorico.

Fonte: http://www.spacetelescope.org/news/heic1116/

A metà dell’Opera

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einstein

einsteinDiciamolo fuori dai denti: salvo errori “altamente improbabili” nelle modalità di misurazione, la Teoria della Relatività di Einstein (ristretta e Generale) è stata falsificata dal recente esperimento “Opera” condotto nei Laboratori del Gran Sasso in collaborazione con il CERN di Ginevra.
Neutrini prodotti in suolo svizzero nel Super Proton Sinchrotron e convogliati in direzione della grande montagna italiana, hanno coperto la distanza accuratamente predeterminata dai metrologi a una velocità superiore a quella della luce nel vuoto, giungendo ai rivelatori di segnale con un anticipo di circa 60 miliardesimi di secondo.
“Poca cosa” se si considerano i 20 metri di vantaggio accumulati da queste eteree particelle nel tragitto in questione (circa 730 chilometri), ma una differenza drammatica se rapportata alla scala astronomica degli eventi, alla distanza delle galassie, alle esplosioni delle supernovae lontane, ai gamma bursts, alle stupefacenti variabilità dei quasar… Per non parlare delle implicazioni con la cosmologia, la struttura interna dei black holes, le lenti gravitazionali, lo spazio-tempo cosmico, il cosiddetto “raggio di Hubble”, il problema dell’orizzonte, l’età dell’universo…
Il guaio della Relatività è che per poter descrivere una Natura che proceda dal passato verso il futuro in sistemi inerziali differenti, la velocità della luce è eletta a velocità-limite di tutti i moti e di tutte le informazioni fisiche nel Cosmo. E’ la trasmissione più estrema delle propagazioni e delle interazioni, il ritmo del Mondo, “la velocità di segnale” della Natura che deve dunque dover apparire in ogni condizione ovunque la stessa. Stressiamo la questione ancora un po’: è un’invariante assoluta, univoca, costante e invalicabile, Ogni secondo di tempo deve equivalere a 299.792,458 milioni di metri nella direzione del tempo, “c” come celeritas e non plus ultra.
Non ci sono alternative, teorizza Einstein, “perchè se velocità prossime a quelle della luce rallentano effettivamente lo scorrere del tempo”, velocità superiori ne provocherebbero addirittura il volgere all’indietro con immediata dissoluzione delle “distanze quadridimensionali” e violazione flagrante del principio di causalità. Alla velocità della luce il tempo di un oggetto materiale deve fermarsi mentre le percorrenze si annullano in un’apparenza di istantaneità, cosicchè per un oggetto che procedesse più veloce della luce – scandisce con parole immortali George Gamow – la coordinata temporale a causa del cambiamento del segno algebrico sotto il radicale pitagoreo diverrebbe reale e indicherebbe così una distanza spaziale, mentre tutte le lunghezze si ridurrebbero a zero e diverrebbero immaginarie”.
Il fondamento fisico di questa invalicabilità è noto anche agli attuali studenti di liceo e non è semplicemente di ordine logico o causale, perchè la massa di inerzia degli oggetti in movimento aumenterebbe al di là di ogni limite sviluppando masse (energie) e sezioni d’urto infinite.
Possiamo così comprendere lo stupore con cui gli addetti all’esperimento Opera devono aver constatato che niente di tutto questo si è verificato nella trasmissione di flussi di neutrini superluminali.
E’ anche presumibile – a pensarci bene – che il personale altamente specializzato di Opera non abbia mai temuto seriamente per la propria incolumità, per l’integrità dei Laboratori o per la stessa orografia del Gran Sasso d’Italia, preso di mira da reiterati bombardamenti di superneutrini. Ma l’ironia prodotta da un maldestro comunicato a firma del Ministero dell’Istruzione italiano (e che ha scatenato un putiferio mediatico senza precedenti) potrebbe rinfocolarsi al pensiero di un ipotetico sospiro di sollievo da parte della titolare del Ministero per lo scampato sbriciolamento del massiccio abruzzese… Le pungenti comari del WEB non sembrano tuttavia apprezzare che se il risultato sperimentale (già confermato dal CERN) viene ratificato dall’intera comunità scientifica, lo spazio curvo, il tempo che rallenta e tutta la teoria della gravitazione cedono di schianto.
Altro che Gelmini! Non sapremmo più tanto bene perchè un sasso cade in terra o perchè l’astronauta che sfreccia su un razzo a fotoni invecchia così poco rispetto al suo gemello rimasto a casa, né
perchè il tavolo di Michelson-Morley non riveli alcun “moto solare” dal momento che non ci sarebbe più uno spazio che lo contrae e un tempo che si dilata ma solo processi fisici senza tempo che si contraggono o si dilatano in funzione di velocità che non sarebbero più così relative.
Torneremo dunque alla fisica newtoniana, alla contrazione di Fitzgerald e alle trasformazioni assolute di Lorentz? Che ne sarà dei coni di luce di Minkowski, delle geodetiche dello spazio-tempo e di tutto il “secolo curvo” che ha soggiogato la fisica e la filosofia di fine millennio? Che ne sarà del Padre dei buchi neri o del raggio di Schwarzschild? E ancora: cosa resterà di tutta la paccottiglia dei GPS relativistici, cosa accadrà ai paradossi temporali, agli scrittori di fantascienza e quindi alla più ostinata delle illusioni, il tempo che passa? Cosa resterà dei Dipartimenti di Fisica Relativistica?
Morta una costante se ne farà un’altra?
Un’addetta ai lavori ha dichiarato in televisione che il presunto superamento del limite di Einstein apre alla possibilità di intervenire sul passato (viene chiamata “retrocausazione temporale”), mentre
un rinomato cosmologo ipotizza che una parte dei neutrini ottenuti al CERN si trovino adesso dentro un universo parallelo e in un tempo precedente a quello in cui sono stati prodotti in questo universo. Oppure, in opzione, potrebbero aver preso una scorciatoia sgaiattolando in un’altra dimensione…
La storia insegna che in ogni tempo le “contemporaneità” mal sopportano le rivoluzioni. E’ infatti già scattata la rappresaglia di chi dice che non è vero niente “perchè non è possibile che Einstein si sia sbagliato”, e che sono proprio i ricercatori di Opera ad aver preso la più terrificante delle cantonate (Boston University).
Altro che Gelmini. In attesa di capire chi si è sbagliato di più, non c’è dubbio che stiamo vivendo tempi straordinari.

ab

Al Planetario di Ravenna

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Inizio ore 21:00. Le osservazioni si tengono presso i Giardini Pubblici con ingresso libero.
08.11: “Il Cielo qui da noi“ di Oriano Spazzoli.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, email info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it