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Osservato il disco di accrescimento di un Quasar attorno ad un buco nero

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L'immagine mostra un quasar ingrandito grazie a una lente gravitazionale, in questo caso ha fatto da lente una galassia posta tra noi e il quasar che è possibile vedere come una forma evanescente tra le due più brillanti immagini del quasar stesso. Una delle immagini di quello osservato ha mostrato variazioni di colore nel tempo, causate dalle stelle della galassia che ne hanno attraversato il cammino di luce amplificando quella proveniente da diverse parti del disco di accrescimento. Questo ha permesso al team di scienziati di ricostruire i profili di temperatura e colore del disco di accrescimento con una precisione senza precedenti. Il livello dei dettagli puo' essere paragonato al riuscire a studiare singoli granelli di sabbia sulla Luna osservandoli da terra. Credit: NASA, ESA and J.A. Muñoz (University of Valencia)

Grazie alla fantastica profondità d’immagine garantita dal Telescopio Spaziale Hubble, unita alla favorevole concomitanza di un effetto lente gravitazionale (ingrandimento naturale dell’immagine di una sorgente lontana, causato dall’interposizione di oggetti di grande massa sulla linea di vista da Terra: è praticamente come se venisse osservata al telescopio la luce di un oggetto remotissimo e piccolissimo osservato al microscopio), un team di astronomi è riuscito a compiere un’osservazione straordinaria: il disco di accrescimento di un quasar, nell’atto di attrarre materiali in rotazione attorno al buco nero al centro di un nucleo galattico attivo.

I ricercatori sono riusciti sia a misurare le dimensioni del disco, sia a valutare le differenti temperature presenti nelle diverse sezioni: il disco di accrescimento del quasar HE 1104-1805, ingrandito dall’effetto lente dovuto alla galassia WKK93G, con red-shift z = 0,73, si estende per circa 10-11 giorni luce (100-300 miliardi di km) attorno al centro del nucleo attivo del quasar, una misura considerata tipica dalle teorie per questa tipologia di oggetti.

L’incertezza nella misurazione è ancora piuttosto rilevante, ma l’applicazione di questa tecnica innovativa è di grandissima importanza: per la prima volta è stato possibile verificare sperimentalmente la correttezza delle ipotesi relative alla strutturazione interna dei quasar, conoscibili per ora soltanto in base alla stima della loro luminosità e distanza, in base a deduzioni di ordine teorico.

Fonte: http://www.spacetelescope.org/news/heic1116/

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