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Le domeniche al Balì

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Museo del BalìOgni ultima domenica del mese l’apertura del museo rappresenta una ghiotta occasione “per fare di più” dedicata a tutta la famiglia. Ingresso gratuito per i bambini sotto i 10 anni e attività extra comprese nel
prezzo del biglietto. Le attività si svolgono durante il normale orario domenicale del museo e, solitamente, non necessitano di prenotazione. Inoltre, verrà programmato alle 15:30 uno spettacolo al planetario per i più piccoli a cui potranno partecipare anche i bambini sotto i 6 anni.

18.03, ore 15:30: PHENOMENAL! Se hai tra i 15 e i 19 anni vieni a gareggiare al Balì! L’iniziativa è su
prenotazione telefonando allo 0721 892390.
Località San Martino – 61030 Saltara (PU)
Per gli orari di apertura,
Info e contatti dal lunedì al venerdì orario 9:30 – 13:00:
Tel. 0721 892390
E-mail: info@museodelbali.org www.museodelbali.org

Giordano Bruno: più antico e più misterioso

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Come tutti sanno la Luna è ricoperta di crateri di struttura e dimensioni variabili, non tutti preservati allo stesso modo: l’analisi delle analogie e delle differenze è importante per i planetologi per capire l’età e l’evoluzione delle superficie dei pianeti.

Il cratere Giordano Bruno (35.9° N, 102.8° E), situato nel lato nascosto della Luna appena oltre il bordo nordorientale, è stato ripreso ad alta risoluzione dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter Camera, come si può vedere in questa immagine estratta dalla eccezionale mappa LRCO disponibile all'indirizzo http://target.lroc.asu.edu/da/qmap.html

Le immagini ad altissima risoluzione della Lunar Reconnaissance Orbiter Camera LROC (disponibili anche tramite una spettacolare mappa interattiva navigabile) consentono di studiare con maggior dettaglio oggetti anche molto conosciuti, scoprendo nuovi particolari importanti: è il caso del cratere Giordano Bruno, di 22 km di diametro, situato sulla faccia lontana, giusto oltre il lembo orientale. Battezzato in onore del filosofo delle “infinite Terre” finito sul rogo nel 1600, il cratere fu scoperto nelle immagini del Luna-3 sovietico riprese nel 1959, ed immediatamente riconosciuto per la sua importanza, in quanto la vasta raggiera di ejecta biancastri che lo circonda ne indicherebbe una formazione molto recente. Dati confermati in seguito dalle osservazioni di tutte le altre sonde automatiche, che lo hanno ripreso in tempi più recenti.

Giordano Bruno si trova al centro di una raggiera che si estende simmetricamente per oltre 150 km, ben visibile in questa immagine della sonda Clementine. Image credit: NASA/JPL/USGS

L’assenza di significativa microcraterizzazione sovrapposta ai raggi aveva spinto alcuni scienziati ad identificarlo addirittura con l’impatto osservato dai monaci nel 1178 e riportato dalle cronache medievali, con le caratteristiche di quello che definiremmo oggi un transiente lunare; altri ricercatori lo hanno datato di circa 1 milione di anni, età ancora molto giovane su scala lunare.

Le riprese della LROC, ottenute negli ultimi due anni con una risoluzione di un metro (!), stanno però rivelando un vero scrigno di segreti all’interno del cratere, dettagli che indicherebbero un’età molto meno recente di quanto si potesse pensare.

La spettacolare ed inaspettata struttura spiraliforme, al bordo occidentale del fondale del bacino, sembra infati indicare un mescolamento caotico del materiale fuso durante lo scorrimento sul fondo, con la fusione o il sovrascorrimento di materiali di densità diversa.

La “mescola” potrebbe aver impastato insieme i materiali fusi dall’impatto con frammenti di roccia franati al fondo, come riporta lo studio di un team ucraino guidato da Shkuratov.

Di interesse anche un vasto deposito di frammenti e detriti staccatisi dal bordo settentrionale del cratere: di solito questi depositi si staccano durante gli ultimi stadi di formazione dei crateri più grandi, ma in questo caso il materiale al fondo non mostra le tracce di microcraterizzazione rinvenibili sulle fiancate. Il distacco e lo scivolamento dovrebbero quindi essersi verificati più recentemente. Franamenti simili, tutti più chiari, con microcrateri più recenti, anche se più piccoli, si osservano lungo tutto il bordo del cratere, sovrapposti al materiale più scuro del fondo.

Questo dovrebbe avere, secondo dati rilevati anche dall’altro lander nipponico Kaguya, almeno un milione di anni di età.

Qualunque cosa abbiano osservato i monaci medievali nel 1178, dunque, non avrebbe alcuna relazione con Giordano Bruno o, almeno, con il corpo principale del cratere: Giordano Bruno sarebbe, quindi, una formazione lunare sì recente, ma antica di almeno un milione di anni, con segni di ulteriori eventi minori verificatisi in epoche più vicine.

L’articolo è stato tratto da: The lunar crater Giordano Bruno as seen with optical roughness imagery. Shkuratov et al., Icarus 218, 2012, 525-533, doi:10.1016/j.icarus/2011.12.023.

Al Planetario di Padova

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17.02, ore 18:30, 19:00, 19:30: “Mi illumino di meno” – ingresso gratuito.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 773677
E-mail: info@planetariopadova.it
Web: www.planetariopadova.it

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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Inizio incontri ore 21:00, consigliata la prenotazione.

17.02: “Nane bianche, stelle di neutroni e buchi neri”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).
http://comunedimira.ning.com/profiles/blogs/ilplanetario-di-mira

La sorprendente Via Lattea di Planck

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a "foschia galattica" (haze) vista da Planck e le "bolle galattiche" (bubbles) viste da Fermi In alto, insieme ad altre sorgenti, la distribuzione spaziale sull'intero cielo del "galactic haze" visto a 30 e 44 GHz dai rivelatori di Planck/LFI, lo strumento "italiano" di Planck. Si tratta di un'emissione di sincrotrone diffusa che si pensa possa essere dovuta a una maggiore frequenza di esplosione di supernovae, oppure al vento galattico, o ancora all'annichilazione di particelle di materia oscura. A oggi nessuna di queste ipotesi ha per� ricevuto una conferma. In basso, una sovrapposizione fra la distribuzione del "galactic haze" visto da Planck nel cielo a microonde (a 30 e 44 GHz, qui in rosso e giallo) e il cielo a raggi gamma (tra 10 e 100 GeV, qui rappresentato in blu) rilevato dal telescopio spaziale Fermi della NASA. I dati di Fermi rivelano due grandi strutture a forma di bolla che si estendono dal centro galattico. Le due regioni, osservate da Planck e da Fermi ai due estremi opposti dello spettro elettromagnetico, risultano spazialmente molto ben correlate, e potrebbero dunque effettivamente essere una manifestazione - attraverso differenti processi di emissione - della medesima popolazione di elettroni. In entrambe le immagini, la banda orizzontale nera centrale nasconde il piano galattico, mascherato durante l'analisi dei dati di Planck per escludere regioni ad alta contaminazione di foregrounds dovuta all'intensa emissione della Galassia. Crediti immagine in alto: ESA/Planck Collaboration. Crediti immagine in basso: ESA/Planck Collaboration (microwave) e NASA/DOE/Fermi LAT/D. Finkbeiner et al. (gamma rays)

Mano a mano che la missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Planck procede nella sua esplorazione verso gli albori dell’Universo, analizzando i dati in arrivo gli scienziati continuano a imbattersi in aspetti sconosciuti della nostra Galassia.

Lanciato il 14 maggio del 2009, Planck ha compiuto da poco – giusto lo scorso 8 febbraio – i suoi primi mille giorni nello spazio. Quasi tre anni di attività, dunque, durante i quali la sonda ESA ha avuto modo di osservare l’intero cielo più volte. In attesa di svelarci cos’hanno scoperto sull’origine e la composizione dell’Universo –perché Planck è nato anzitutto come missione cosmologica, ma per i risultati cosmologici occorrerà attendere ancora dodici mesi – gli scienziati del team internazionale del satellite, puntuali come ogni anno, presentano e discutono gli ultimi risultati. Discussione che quest’anno ha luogo in Italia, presso l’Area della Ricerca del CNR e dell’INAF di Bologna, dove a partire da oggi fino a venerdì 17 febbraio si tiene il convegno internazionale “Astrophysics from the Radio to the Sub-Millimetre. Planck and other Experiments in Temperature and Polarization”.

Due sono i risultati che stanno ricevendo l’attenzione maggiore: enormi nubi di gas freddo mai segnalate prima, individuate da Planck grazie all’emissione del monossido di carbonio, e una sorta di foschia a microonde – o haze, come l’hanno battezzata gli astrofisici – la cui origine è tutt’ora un mistero.

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La prima mappa a tutto cielo del monossido di carbonio

La mappa a tutto cielo del gas molecolare visto da Planck e da survey precedenti In alto, la distribuzione del monossido di carbonio (CO), una molecola utilizzata dagli astronomi per tracciare le nubi molecolari presenti in cielo, rilevata da Planck (in blu) e da precedenti osservazioni (Dame et al. 2001, in rosso). Come si pu� notare, la mappa ottenuta dai dati di Planck - la prima a tutto cielo che sia mai stata compilata - comprende ampie porzioni di cielo inedite, rimaste inesplorate dalle precedenti indagini.

Prevalentemente composte da molecole d’idrogeno, le nubi  fredde costituiscono i bacini di gas dai quali si formano le stelle. Le molecole d’idrogeno, però, non emettono facilmente radiazione elettromagnetica, e questo le rende assai difficili da rilevare. Ma anche il monossido di carbonio (CO), che nelle nostre città è uno fra gli inquinanti atmosferici più diffusi, è un costituente delle nuvole fredde che popolano la Via Lattea e altre galassie. Seppur molto più rare di quelle d’idrogeno, le molecole di CO emettono radiazione elettromagnetica proprio nelle frequenze alle quali è sensibile Planck.

Il dettaglio di tre particolari regioni del cielo nelle quali Planck ha rilevato alte concentrazioni di CO, in corrispondenza delle costellazioni di Cefeo, del Toro e di Pegaso.

Ed è proprio rilevandone le impronte che gli scienziati di Planck sono riusciti non solo a individuare nuove nubi molecolari dove non ci si attendeva d’incontrarne, ma addirittura a tracciare la prima mappa a tutto cielo delle emissioni di monossido di carbonio. Mappa che si rivelerà uno strumento preziosissimo, per esempio, per i radiotelescopi terrestri, anch’essi sensibili elle emissioni del CO ma costretti a esplorare solo porzioni limitate di cielo, a causa dell’enorme quantità di tempo che richiederebbe una survey completa.

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Nebbia fitta nel centro galattico: annichilazione della materia oscura?

La "foschia galattica" (haze) vista da Planck. Insieme ad altre sorgenti, la distribuzione spaziale sull'intero cielo del "galactic haze" visto a 30 e 44 GHz dai rivelatori di Planck/LFI, lo strumento "italiano" di Planck. Si tratta di un'emissione di sincrotrone diffusa che si pensa possa essere dovuta a una maggiore frequenza di esplosione di supernovae, oppure al vento galattico, o ancora all'annichilazione di particelle di materia oscura. A oggi nessuna di queste ipotesi ha per� ricevuto una conferma.

Se la mappa a tutto cielo del monossido di carbonio è una prima assoluta, la grande sorpresa che le ultime analisi dei dati di Planck stanno regalando agli scienziati è una misteriosa foschia di microonde che sfida ogni spiegazione. Battezzata haze, o foschia, è stata rilevata da Planck nella regione che circonda il centro galattico, e si presenta  come un tipo di emissione ben noto agli astrofisici: l’emissione di sincrotrone, generata allorché gli elettroni, accelerati dalle esplosioni di supernovae, si trovano ad attraversare i campi magnetici.

Le "bolle galattiche" (bubbles) viste da Fermi. Una sovrapposizione fra la distribuzione del "galactic haze" visto da Planck nel cielo a microonde (a 30 e 44 GHz, qui in rosso e giallo) e il cielo a raggi gamma (tra 10 e 100 GeV, qui rappresentato in blu) rilevato dal telescopio spaziale Fermi della NASA. I dati di Fermi rivelano due grandi strutture a forma di bolla che si estendono dal centro galattico. Le due regioni, osservate da Planck e da Fermi ai due estremi opposti dello spettro elettromagnetico, risultano spazialmente molto ben correlate, e potrebbero dunque effettivamente essere una manifestazione - attraverso differenti processi di emissione - della medesima popolazione di elettroni. In entrambe le immagini, la banda orizzontale nera centrale nasconde il piano galattico, mascherato durante l'analisi dei dati di Planck per escludere regioni ad alta contaminazione di foregrounds dovuta all'intensa emissione della Galassia. Crediti immagine in alto: ESA/Planck Collaboration. Crediti immagine in basso: ESA/Planck Collaboration (microwave) e NASA/DOE/Fermi LAT/D. Finkbeiner et al. (gamma rays)

L’emissione di sincrotrone associata a questa nuova, enigmatica foschia galattica presenta però caratteristiche che la rendono diversa da quella che si osserva altrove nella Via Lattea.

In particolare, lo haze ha uno spettro più “duro”: vale a dire che, spostandosi verso energie maggiori, dunque verso frequenze più alte, l’intensità della sua emissione non diminuisce in modo repentino come invece avviene per l’emissione di sincrotrone “standard”. Un comportamento insolito per il quale gli scienziati stanno valutando le ipotesi più disparate, dalla maggiore frequenza di esplosione di supernovae al vento galattico, fino all’annichilazione di particelle di materia oscura.  A oggi nessuna di queste ha però ricevuto una conferma. E il mistero perdura.

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Gli ultimi veli prima della mappa cosmologica

Obiettivo primario di Planck è quello di osservare il fondo cosmico a microonde (CMB), risalente ad appena 380mila anni dopo il Big Bang, e decodificare le informazioni in esso contenute sulle componenti fondamentali dell’Universo e l’origine della struttura cosmica. Per vedere nei dettagli il fondo cosmico, però, occorre anzitutto rimuovere le contaminazioni introdotte dalla moltitudine di sorgenti di foregrounds (così chiamato perché si trovano davanti al fondo) sovrapposte. Fra di esse, l‘emissione del monossido di carbonio e la foschia galattica presentate in questi giorni a Bologna. «Un compito lungo e delicato, quello della rimozione, in grado però di fornirci un insieme di dati di prima qualità, tali da offrirci uno sguardo inedito sui temi caldi dell’astronomia galattica ed extragalattica», spiega Jan Tauber, dell’ESA, project scientist di Planck.

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Il contributo italiano a Planck

«I dati che il satellite Planck ha raccolto nei quasi tre anni di vita operativa stando dando informazioni estremamente importanti, che aiuteranno gli scienziati a comprendere meglio le problematiche che riguardano la nascita dell’Universo», dice Barbara Negri, responsabile ASI per l’Esplorazione e Osservazione dell’Universo.

«Il lavoro di analisi di più di 450 scienziati di Planck continua senza sosta, per arrivare puntuali al rilascio, all’inizio del 2013, dei primi risultati cosmologici: quelli da cui ci attendiamo grandi sorprese», afferma Reno Mandolesi, responsabile dello strumento a bassa frequenza (LFI) del satellite. «Nel frattempo Planck, rimasto orfano dello strumento ad altra frequenza (HFI) per l’esaurimento dell’elio liquido necessario a raffreddare a 0.1 gradi Kelvin – la più bassa temperatura mai raggiunta nello spazio –  i suoi bolometri, continua ad accumulare dati nella sua esplorazione del cielo con il solo strumento LFI,  ancora perfettamente funzionante ed efficiente. Sono molto orgoglioso di guidare un team internazionale, con grande partecipazione italiana, di valore straordinario. Con Planck, la più complessa missione mai realizzata da ESA, l’Italia con ASI, INAF e le università coinvolte dimostra ancora una volta di essere una delle nazioni spaziali di eccellenza a livello internazionale».

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Al Planetario di Ravenna

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14.02: “Parliamo di stelle” di Oriano Spazzoli.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Al Planetario di Padova

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Speciale S. Valentino – Innamorati delle Stelle
Spettacoli: il 14.02 alle 19:00 e alle 20:00.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 773677
E-mail: info@planetariopadova.it
Web: www.planetariopadova.it

ASTROINIZIATIVE UAI – Unione Astrofili Italiani

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12.02: Riunione Commissione Didattica UAI.
L’incontro rivolto a tutti gli insegnanti e astrofili interessati alla didattica dell’astronomia, come di consueto, si svolgerà nella località sede del Congresso annuale: quest’anno sarà Frascati
(RM). http://didattica.uai.it

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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Inizio incontri ore 21:00, consigliata la prenotazione.

12.02: “Il pianeta del mese: Urano”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).
http://comunedimira.ning.com/profiles/blogs/ilplanetario-di-mira

Le domeniche al Balì

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Museo del BalìOgni ultima domenica del mese l’apertura del museo rappresenta una ghiotta occasione “per fare di più” dedicata a tutta la famiglia. Ingresso gratuito per i bambini sotto i 10 anni e attività extra comprese nel
prezzo del biglietto. Le attività si svolgono durante il normale orario domenicale del museo e, solitamente, non necessitano di prenotazione. Inoltre, verrà programmato alle 15:30 uno spettacolo al planetario per i più piccoli a cui potranno partecipare anche i bambini sotto i 6 anni.

12.02, ore 16:30: Scienza e Cinema: “Non lasciarmi” (2010, M. Romanek).
Località San Martino – 61030 Saltara (PU)
Per gli orari di apertura,
Info e contatti dal lunedì al venerdì orario 9:30 – 13:00:
Tel. 0721 892390
E-mail: info@museodelbali.org www.museodelbali.org

Dalla Cina una nuova spettacolare mappa della Luna

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È di lunedì scorso, 6 febbraio, la presentazione ufficiale della prima mappa ad alta risoluzione della Luna da parte della State Administration of Science, Industry and Technology for the National Defense (SASITND) Cinese.

E' disponibile un'interfaccia di consultazione della mappa e navigazione al suo interno, al momento solo con testi e opzioni in cinese (http://159.226.88.30:8080/CE2release/cesMain.jsp)

Si tratta di un collage di 746 immagini riprese fra l’ottobre 2010 e il maggio 2011 da parte della sonda Chang’e-2 da una quota di circa 15 km. Le 607 orbite eseguite da questa sonda, orbite ellittiche con una variazione di quota fra i 15 e i 100 km, le hanno permesso di fotografare l’intera superficie del nostro satellite con una risoluzione di circa 7 metri.

La cosa che rende unica questa mappa non è la definizione, infatti altre sonde, il Lunar Reconnaisance Orbiter americano per primo con i suoi 0,5 metri al suolo, danno immagini ben più definite, ma il fatto straordinario è che essa copre tutta la superficie lunare ed è quindi consultabile come una specie di mappamondo, cosa non ancora realizzata a questo livello di dettaglio.


Il servizio della CCTV (l’emittente nazionale cinese) sulla presentazione ufficiale della Mappa

La Cina aveva già ottenuto una mappa completa con la sua precedente missione, la Chang’e-1, ma la versione presentata lunedì scorso è di 17 volte più definita.

Chang’è-2, il cui nome deriva da una dea lunare cinese, è attualmente in orbita attorno al punto lagrangiano L-2, a circa 1,5 milioni di km dalla Terra, da dove sta eseguendo diverse misurazioni dei sistemi di tracking e control per il governo cinese. Il suo spostamento dall’orbita lunare all’attuale posizione è stato il primo caso di trasferimento diretto Luna- L-2 ed è stato eseguito in circa 77 giorni nell’estate scorsa. La sua missione è attualmente definita in quella posizione, dalla quale può vantarsi anche di essere la sonda cinese che si è allontanata di più in assoluto dalla Terra e resterà lì almeno fino alla fine del 2012.

Nota a margine: sulla mappa fotografica cinese, come sulle immagini già rilasciate dal LRO, si distinguono anche tutti i punti di atterraggio delle missioni umane, altra stoccata nei confronti di chi ancora non crede agli sbarchi lunari…

Risorse online:

La mappa “navigabile” (ovviamente in cinese).

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La Luna nello Scorpione

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Luna nello Scorpione

Luna nello ScorpioneAppuntamento per pochi intimi quello del 15 febbraio alle 6:00… quando la Luna all’Ultimo quarto si troverà a transitare, come il mese scorso, nella testa dello Scorpione…

Questa volta il nostro satellite avvicinerà più delle altre la stella Dschubba.

Al Planetario di Padova

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Speciale S. Valentino – Innamorati delle Stelle Spettacoli: l’11.02 alle 21:00.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 773677
E-mail: info@planetariopadova.it
Web: www.planetariopadova.it

Al Planetario di Ravenna

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10.02: I Venerdì dell’A.R.A.R.: “I primi strumenti per l’astronomo dilettante” di Paolo Morini.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Circolo “Galileo Galilei”

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09.02: “La meccanica statistica e il volo degli storni” di Irene Giardina.
Per informazioni: Tel 041 590 0657- 335 537 6859
E-mail: circolo.galilei@somsmogliano.it
http://circologalilei.somsmogliano.it

Seicento milioni di anni d’aridità

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Sette dei campioni di suolo marziano raccolti e analizzati da Phoenix.
Sette dei campioni di suolo marziano raccolti e analizzati da Phoenix.

I risultati verranno presentati martedì prossimo, il 7 febbraio, all’Esa. Ma sono già usciti su Geophysical Research Letters, e per chi ancora sogna un incontro con i marziani è chiaro che non si tratta di buone notizie. L’acqua in forma liquida, dicono gli scienziati, ha lambito la superficie del pianeta per non più di 5000 anni nel corso dei miliardi di anni trascorsi dalla sua formazione. Almeno stando ai campioni analizzati. In ogni caso, negli ultimi 600 e passa milioni di anni non se n’è vista nemmeno una goccia. E niente acqua, niente vita.

Questo è quanto emerge da uno studio minuzioso – ha richiesto tre anni di lavoro – dei campioni di suolo marziano raccolti nel 2008 dal lander della NASA Phoenix, e analizzati all’interno del suo laboratorio chimico di bordo. E quel che è peggio è che il risultato non si limita al sito di atterraggio di Phoenix. Stando a studi precedenti e alle immagini da satellite, infatti, il suolo di Marte appare uniforme su tutta la sua superficie. Dunque, gli scoraggianti risultati dell’analisi sembrano essere validi per l’intero pianeta. Ciò significa che l’acqua, in forma liquida, è stata presente sulla superficie di Marte per un periodo tempo troppo breve per permettere alla vita di affermarsi.

Una notizia desolante e perentoria, per lo meno per quanto riguarda la superficie. Ma la speranza è l’ultima a morire, anche se questa volta, per tenerla accesa, occorrerà scavare davvero molto a fondo. Come ha spiegato il responsabile della ricerca, Tom Pike, dell’Imperial College di Londra: «Nonostante vi sia abbondanza di ghiaccio, Marte sta attraversando una fase di supersiccità che dura da centinaia di milioni di anni. Riteniamo che ci sia un netto contrasto fra il Marte che conosciamo oggi e la sua storia precedente, durante la quale ci sono stati periodi più caldi e più umidi che potrebbero essersi mostrati più adatti allo sviluppo della vita. Le future missioni NASA ed ESA dirette verso il pianeta dovranno tenersi pronte a scavare più in profondità, se vogliono cercare indizi dell’eventuale presenza di vita, che magari potrebbe ancora starsene rifugiata nel sottosuolo».

Per saperne di più:

Congiunzione di Venere e Urano

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Congiunzione di Venere e Urano

Congiunzione di Venere e UranoDopo la congiunzione del mese scorso con Nettuno, il 9 febbraio Venere si ripeterà (migliorandosi) avvicinando Urano fino a una distanza angolare di circa 30′.

L’ora consigliata per l’osservazione è quella delle 18:30, quando i due oggetti saranno ancora sufficientemente alti sull’orizzonte (circa +27°) e il cielo sarà appena diventato abbastanza scuro da permettere di distinguere Urano.

La figura ritrae i due oggetti in un riferimento equatoriale.

Al Planetario di Ravenna

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07.02: “Il mondo della galassie …verso l’infinito” di Marco Marchetti.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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09.03: “Fotografia astronomica di eventi particolari”.

Per informazioni: tel. 3485648190.
E-mail: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it

Occultazione lunare della galassia NGC 3521

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NGC 3521

NGC 3521Anche questo mese, come già avvenuto in novembre, si verificherà l’occultazione lunare della galassia NGC 3521. La ripresa fotografica di simili fenomeni appare molto difficile a causa della forte differenza di luminosità tra la Luna e i due oggetti deep sky (ancora più accentuata questo mese dalla fase lunare più pronunciata); ma un’arma in più potrebbe forse venire dalla tecnica con cui Rolf Olsen ha ripreso il disco planetario di Beta Pictoris, descritta nel numero scorso. Provarci, anche in caso di insuccesso, significa acquisire esperienza per tentativi futuri!

Vega, il nuovo vettore europeo, nasce in Italia.

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ULTIMO AGGIORNAMENTO
(al 5 febbraio)

La data di lancio è stata rimandata al 13 febbraio, tra le 11 e le 13 ora italiana.

E’ da pochi giorni terminato l’assemblaggio a Kourou, nella Guiana Francese, del primo esemplare del vettore VEGA, il nuovo lanciatore leggero dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea.

VEGA è acronimo di Vettore Europeo di Generazione Avanzata e, come capirete dal nome, è un progetto iniziato nel nostro paese diversi anni fa. Un vettore in grado di portare quasi 2500 kg in orbita terrestre bassa (1500 kg fino ad un massimo di 700 km di quota) che utilizza un complesso di lancio ricostruito sul vecchio sito ELA-1, l’ex casa dei lanciatori Ariane 1, 2 e 3 dal 1979 al 1989.

Vega, il nuovo lanciatore europeo sviluppato dal Gruppo Avio in ambito ESA (Agenzia Spaziale Europea), per trasferire in orbita bassa (700 km) satelliti fino a 1500 Kg, tipicamente a uso istituzionale e scientifico, osservazione della Terra, monitoraggio dell'ambiente.

La nuova rampa, chiamata ELV (Ensemble de Lancement Vega) è protetta da quattro nuove antenne parafulmine, è composta da una torre ombelicale fissa e un hangar verticale mobile di servizio a portale, che protegge e assembla il vettore alto trenta metri.

Program manager dell’ESA per il razzo Vega è l’italiano Stefano Bianchi che ha rilasciato una dichiarazione ufficiale secondo cui il test finale del veicolo di lancio (la Launch Readiness Review) è fissato per il 7 febbraio, mentre il decollo vero e proprio di questa prima missione di qualifica al volo è programmato per il 9 febbraio.

Originariamente concepito come un lanciatore italiano, lo sviluppo del razzo Vega fu assunto dall’ESA nel 1998. Sette stati membri dell’ESA (Italia, Francia, Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia) sono i principali partecipanti al programma di sviluppo, ma la maggior parte del lavoro è rimasto in terra italica. Il contraente di punta per il programma Vega è infatti la ELV SpA di Roma, una joint venture tra l’Agenzia Spaziale Italiana e Avio SpA, società aerospaziale italiana (70% Avio e 30% ASI). In pratica ELV coordina 40 aziende di 12 paesi europei, ma ben il 65% del nuovo vettore è realizzato nel nostro Paese, e precisamente all’interno degli stabilimenti del Gruppo, a Colleferro (Roma).

“Con Vega l’Italia entra nel ristrettissimo club dei Paesi in grado di accedere allo spazio con proprie tecnologie – ha dichiarato Francesco Caio, Amministratore Delegato di Avio. – Negli ultimi otto anni, il gruppo ha sviluppato un lanciatore fortemente innovativo: il primo interamente in fibra di carbonio, con controlli digitali avanzati e una grande flessibilità di configurazione per mettere in orbita satelliti di diverse dimensioni e funzionalità”.

Il completamento dell’assemblaggio e dei collaudi preliminari pone le basi per la preparazione finale al volo, con i test e le prove che porteranno all’apertura della finestra di lancio della missione, prevista appunto per il 9 febbraio. La stiva, caricata con i satelliti da inviare in orbita, è stata issata in cima al lanciatore a quattro stadi il 24 gennaio. Il team di lancio nella località sudamericana ha già completato una prova di conto alla rovescia il 26 gennaio e un’altra il 1 febbraio.

Il passeggero più importante del primo lancio del razzo Vega è il Laser Relatively Satellite o LARES, una sfera di tungsteno del peso di circa 390 kg ricoperta di catadiottri retroriflettenti, che permettono di monitorare la sua orbita in modo preciso grazie ad una rete di laser in tutto il mondo. È l’evoluzione dei due satelliti LAGEOS, lanciati nel 1976 e 1992 in un progetto nato da una collaborazione USA-Italia.
I ricercatori utilizzeranno i dati della missione LARES per indagare l’effetto Lense-Thirring, previsto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein, ovvero la distorsione dello spazio-tempo causata dalla rotazione di un corpo con massa. Precedenti missioni hanno misurato l’effetto con una precisione del 10 per cento, ma LARES permetterà di migliorare la comprensione del fenomeno di un fattore dieci!

A bordo ci sarà anche un microsatellite dell’Università di Bologna nominato ALMASat 1. Si tratta di un Cubesat di trenta centimetri di lato che metterà alla prova le tecnologie da utilizzare in futuro sui satelliti per l’osservazione della Terra.

Saranno inoltre presenti a bordo sette piccoli Cubesat da circa un chilogrammo, ciascuno sponsorizzati dall’Agenzia Spaziale Europea, e provenienti dalle Università di Italia, Francia, Spagna, Romania, Polonia e Ungheria.

Con l’inizio delle operazioni di Vega presso il Guiana Space Center, lo spazioporto a conduzione europea ospiterà per la prima volta tre lanciatori diversi. Oltre alla novità di cui stiamo parlando, abbiamo il razzo Ariane 5 con la sua alta capacità di lancio di 16-21 tonnellate in orbita bassa, che ha monopolizzato il sito di lancio durante l’ultimo decennio e i razzi russi Soyuz, che hanno iniziato a essere lanciati dalla Guiana Francese lo scorso anno per coprire la classe media del mercato satellitare (con una capacità di lancio di circa 6,5 tonnellate, sempre in LEO).

Altre risorse online:

Il video di presentazione del Vettore Vega

Dentro ai “Pilastri della Creazione”

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La famosa immagine dei “Pilastri della Creazione, o “dita di Dio”, ripresa da Hubble Telescope nel 1995

Ripresi per la prima volta in dettaglio in una celebre survey del Telescopio Spaziale Hubble nel 1995, i “Pillars” (pilastri) della Creazione (o “dita di Dio” secondo un’altra suggestiva definizione), cioè le nubi di gas e polveri da cui nascono nuove stelle nella Nebulosa Aquila M16, sono diventati una vera e propria icona dell’Astronomia, presente in tutti i testi divulgativi o manuali di studio.

Gli imponenti pinnacoli si elevano per decine di anni luce dalle regioni nebulari circostanti, e sono stati “scolpiti” a guisa di guglie torreggianti dall’intensa radiazione ultravioletta emessa dalle stelle neo formate in queste immense nursery stellari.

Una nuova immagine del Telescopio Spaziale Herschel, ripresa in luce infrarossa e centrata sulle nebulosità che circondano l’Ammasso NGC 6611, permette ora agli astronomi di “vedere” oltre la spessa coltre di polveri che, se da un lato rende emozionante ed evocativa la visione di questi oggetti, dall’altro oscura l’osservazione della strutturazione interna, dove dense colonne di gas freddo e polveri collassano dando origine a nuove stelle.

Nell’elaborazione a falsi colori, le regioni in fase di progressivo collasso appaiono colorate in blu, e sono molto più calde delle regioni circostanti che si trovano ancora a circa -200°C; le regioni in azzurro e bianco rappresentano i nuclei di condensazione da cui nasceranno nuove stelle, destinate a spazzare via con il potente vento stellare irradiato dalle stelle neonate gran parte dei gas residui, compresi quelli delle regioni colorate in rosso, che si trovano a temperature di poco superiori allo zero assoluto.

Il medesimo processo innescherà onde d’urto in grado di addensare i materiali espulsi, che cominceranno a loro volta a collassare, ripercorrendo il processo di formazione stellare.

Una composizioni di tutte le immagini riprese nei diversi domini in cui la Nebulosa M16 è stata indagata nelle diverse bande spettarli.

Gli astronomi, combinando le riprese infrarosse di Herschel con quelle realizzate in luce visibile al VLT dell’ESO, e confrontando il profilo di emissione di raggi X ottenuto dall’Osservatorio Spaziale XMM-Newton, hanno ipotizzato che almeno una delle supergiganti dell’Ammasso NGC 6611 sia già esplosa in supernova, contribuendo al processo di erosione che causerà, nel giro di qualche decina di milioni di anni, la dissipazione dei “Pilastri”.

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Credits: far-infrared: ESA/Herschel/PACS/SPIRE/Hill, Motte, HOBYS Key Programme Consortium; ESA/XMM-Newton/EPIC/XMM-Newton-SOC/Boulanger; optical: MPG/ESO;
near-infrared: VLT/ISAAC/McCaughrean & Andersen/AIP/ESO

Circolo “Galileo Galilei”

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03.02: “L’econofisica. La fisica incontra il mondo della finanza” di Attilio Stella.
Per informazioni: Tel 041 590 0657- 335 537 6859
E-mail: circolo.galilei@somsmogliano.it
http://circologalilei.somsmogliano.it

Occultazione lunare della Crab Nebula

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Occultazione Lunare

Occultazione LunareAnche questo mese, come già avvenuto in novembre, si verificherà l’occultazione lunare della Crab Nebula.

A partire dalle 18:55 del 3 febbraio, una Luna a trequarti crescente (h=57°; fase=82%) inizierà a occultare la nebulosa del Granchio (M1; m=+8,4).

La ripresa fotografica di simili fenomeni appare molto difficile a causa della forte differenza di luminosità tra la Luna e i due oggetti deep sky (ancora più accentuata questo mese dalla fase lunare più pronunciata); ma un’arma in più potrebbe forse venire dalla tecnica con cui Rolf Olsen ha ripreso il disco planetario di Beta Pictoris, descritta nel numero scorso.

Provarci, anche in caso di insuccesso, significa acquisire esperienza per tentativi futuri!

Seguendo (433) EROS verso le stelle del Sud

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Asteroidi
Il “volo” di (433) Eros si concluderà con un tuffo verso le costellazioni dell’emisfero australe (i primi di marzo arriverà addirittura nell’Antlia (la Macchina pneumatica), ma il piccolo NEA si manterrà tuttavia su eccellenti livelli di luminosità, risultando ancora molto facile anche in un binocolo.

Asteroidi
Il “volo” di (433) Eros si concluderà con un tuffo verso le costellazioni dell’emisfero australe (i primi di marzo arriverà addirittura nell’Antlia (la Macchina pneumatica), ma il piccolo NEA si manterrà tuttavia su eccellenti livelli di luminosità, risultando ancora molto facile anche in un binocolo.
Riassunto delle puntate precedenti: l’asteroide (433) Eros, noto per essere stato il primo NEA ad essere scoperto (nel 1898) e poi il primo ad essere stato visitato da una sonda automatica (la NEAR, nel 2000), orbita intorno al Sole con un periodo di 1,76 anni, il che lo porta in opposizione alla Terra ogni 28 mesi. Durante un’opposizione media si limita a brillare di una modesta mag. +11/+12 (all’afelio addirittura di mag. +15), ma quando raggiunge l’opposizione perielica può arrivare intorno alla +8! Proprio come è accaduto a fine gennaio. L’ultima volta è successo nel 1975, e per il futuro bisognerà attendere il 2056, il che ha fatto dell’opposizione appena trascorsa un evento epocale (anche se probabilmente la TV non ne ha parlato).
Leggi tutti i dettagli e i consigli per l’osservazione, con tutte le immagini, nell’articolo tratto dalla Rubrica Asteroidi di Talib Kadori presente a pagina 65 di Coelum n.156

Una mappa della Materia Oscura a larga scala

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Gli astronomi pensano che soltanto il 4% dell’Universo sia costituito dalla materia e dall’energia osservabili in condizioni normali, mentre la stragrande maggioranza sarebbe composta da una miscela di Materia ed Energia “oscure”, presenti ma non osservabili con metodologie convenzionali.

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La Materia Oscura, di per sé ineffabile, sarebbe però in grado di interagire con la materia ordinaria, influenzandone la distribuzione di massa. Ecco che, osservando la struttura a larga scala dei Super-Ammassi di galassie, è quindi possibile ricavare indizi sulla distribuzione della Materia Oscura. È quanto sono riusciti a fare i ricercatori del Canada-France Hawaii Telescope (CFHT), in una survey del cielo profondo, valutando l’effetto lente-gravitazionale provocato da addensamenti di materia oscura sulla distribuzione di 10 milioni di galassie, in quattro diverse regioni di cielo.

Le galassie, localizzate a distanze intorno ai 6 miliardi di anni luce, appaiono distribuirsi su una sorta di rete filamentosa che ricorda la tela di un ragno, lasciando bolle o cavità apparentemente vuote, ma in grado di distorcere la luce emessa dalle sorgenti visibili con un effetto simile alle lenti gravitazionali previste dalla teoria della Relatività, ed osservate in presenza di concentrazioni di massa ordinaria significative.

È indicativo il fatto che le cavità maggiori coincidano con gli Ammassi più densi, suggerendo una correlazione gravitazionale abbastanza evidente.

Unione Astrofili Bresciani Lumezzane (Brescia)

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03.02: “Il meteorite di Alfianello” di C. Bontempi.

DISEGNA LA STELLA DI BETLEMME:
Scade il 31 gennaio il consueto concorso grafico-pittorico
per i giovanissimi.
Alla “Stella di Betlemme” è dedicato il concorso che
l’Osservatorio Serafino Zani organizza ogni anno. I
ragazzi delle scuole dell’obbligo sono invitati a rappresentare
con un disegno una delle diverse ipotesi
(congiunzione planetaria, cometa o addirittura
esplosione di una stella) e a inviarlo, entro la fine di
gennaio, al Centro Studi Serafino Zani, via Bosca 24,
25066 Lumezzane. Il disegno può essere di qualunque
formato e realizzato con qualsiasi tecnica.
Le opere più belle verranno ritratte il prossimo Natale
in cartoline illustrate inviate in diverse copie agli
autori e pubblicate nelle pagine del nostro sito.
Per informazioni: tel. 3485648190.
E-mail: osservatorio@serafinozani.it
www.astrofilibresciani.it

Al Planetario di Ravenna

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OSSERVAZIONI
(Ingresso libero e cielo permettendo)
03.02: Osservazioni della volta stellata.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, E-mail info@arar.it
www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Al Planetario di Padova

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03.02, ore 21:00: “Stelle di Neutroni e Buchi Neri” di Luca Zampieri.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 049 773677
E-mail: info@planetariopadova.it
Web: www.planetariopadova.it

Gruppo Astrofili Rozzano

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Il Gruppo Astrofili Rozzano parteciperà all’evento con uno stand suddiviso in 2 settori. Nel primo, opportunamente oscurato, verrà proiettata sul soffitto la volta celeste tramite un piccolo planetario, mentre
un videoproiettore proietterà sullo schermo immagini astronomiche riprese dai nostri soci.
Il secondo settore, denominato: “Torre Astronomia”, ospiterà alcuni nostri telescopi di varie tipologie e dimensioni. Parteciperemo inoltre con due diversi contributi:
1) Lezioni di Astronomia
Verranno tenute 3 lezioni di Astronomia della durata di mezz’ora l’una, da tenersi presso l’Aula Lezioni.
Sabato 4 e Domenica 5 febbraio:
ore 10:30: Viaggio nel Sistema Solare
ore 14:30: Le Costellazioni
ore 16:30: Meraviglie e curiosità del cielo
2) Mostra fotografica
Esporremo 40 quadri di dimensione 40×50 con fotografie di vari oggetti astronomici.
Organizzeremo anche delle visite guidate, in modo da accompagnare i visitatori con un commento per ciascuna foto. Le visite guidate si terranno una la mattina e una il pomeriggio di ogni giorno. La prenotazione della visita avverrà presso il nostro stand.
Per maggiori informazioni:
http://festivaldelfumetto.com/eventi.html

Homepage

Circolo Casolese “Betelgeuse”

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Il Circolo Casolese Astrofili “Betelgeuse” di Casole d’Elsa (SI) organizza per il giorno 4 febbraio 2012 alle ore 15:30 presso il circolo “Il Barroccio” un incontro
che avrà come tema la fotografia astronomica del profondo cielo secondo le più moderne tecniche, come il CCD; si parlerà di ottiche, accessori, sistemi digitali e quanto necessario per immortalare le meraviglie del cielo.
L’incontro avrà come relatori Marco Burali e Marco Lombardi, astrofotografi dell’MTM CCD GROUP di Pistoia, organizzazione ormai affermata a livello nazionale nel campo dell’astrofotografia.

L’incontro è aperto al pubblico, l’ingresso è libero.
Per informazioni: 0577948284 – 340.3518037
info@betelgeuse.cjb.ne
www.circoloastrofilibetelgeuse.it

Associazione Amici dell’Astronomia in Riviera

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Inizio incontri ore 21:00, consigliata la prenotazione.
03.02: “Il Cielo di Febbraio”.
Per informazioni: tel. 3342209096 (Luca Talamoni).
http://comunedimira.ning.com/profiles/blogs/ilplanetario-di-mira

ARMENIA 2011: le Orionidi dal Monte Ararat

Evidentemente lo sciame delle meteore Orionidi è legato per uno strano scherzo del destino ai monti Biblici. La sua osservazione è infatti coincisa nell’ottobre 2008 con la salita della spedizione di Coelum sul Monte Sinai in Egitto e 3 anni dopo con un viaggio in Armenia, per osservare queste meteore nei pressi del Monte Ararat, il famoso monte su cui si dice riposino i resti della mitica Arca di Noè!

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A cura di

esploriamo l’universo

mostre e iniziative itineranti a carattere scientifico

I prossimi appuntamenti di ‘Coelum Viaggi’

canguri
Australia 1-16 Novembre 2012 – Prenotazioni entro e non oltre il 30 marzo 2012
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titolo
L’Islanda è una vetrina delle forze che hanno plasmato la terra: eruzioni, sorgenti geometriche , inondazioni. Terra dai contrasti forti e dai colori imprevedibili, con un cuore vulcanico ed una superficie ricca di cascate, ghiacciai eterni , deserti di lava e verdi pascoli.

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Informazioni sui viaggi:

CTM di Robintur spa – Via Bacchini 15,
Modena – Tel 059/2133701 ctm.gruppi@robintur.it www.robintur.it

Informazioni astronomiche:

Sig. Massimiliano Di Giuseppe 338/5264372 www.esploriamoluniverso.com
Sig. Ferruccio Zanotti 338/4772550 www.esploriamoluniverso.com
The Lunar Society: Sig. Paolo Minafra 339/2929524

Sorprese da Andromeda

Le più recenti osservazioni effettuate sul nucleo della grande Galassia di Andromeda, M31 “sorella” della nostra Via Lattea e di simile conformazione a spirale, stanno evidenziando un fatto sorprendente: nei pressi del centro, e attorno al buco nero gigante da 100 milioni di masse solari che in esso probabilmente si annida, esiste una popolazione di stelle “ibrida”, con la convivenza di stelle giovani blu disperse in un anello di stelle rosse più vecchie.

Circa 8000 stelle del bulge presentano una sorprendente colorazione blu, tipica delle stelle più giovani e calde, mentre di solito le stelle dei nuclei galattici sono rossastre, colore tipico delle più vecchie e “fredde”…tra le spire polverose di M31 esistono certamente numerosi ammassi di stelle giovani e blu, col profilo di emissione tipico delle stelle di recente formazione: non è così per le stelle blu del nucleo che, colore a parte, presentano emissione e temperature superficiali più simili alle stelle più “mature”.

L’ipotesi dei ricercatori è che si tratti di stelle normalmente “anziane” e deprivate dei loro strati più esterni, ma l’analisi dei dati forniti dai profili delle emissioni X della regione coincide con la distribuzione delle binarie a raggi X in una regione estesa per 2600 anni luce nel nucleo di M31, come rilevata dall’Osservatorio spaziale CHANDRA. I sistemi binari a raggi X sono formati da una stella più grossa che strappa i gas di una compagna minore, esponendo gli strati più profondi e caldi di quest’ultima: ciò spiegherebbe l’eccesso di irradiazione blu e ultravioletta, peccato che le galassie dove sono stati identificati sistemi X binari non presentino stelle “blu” nei bulge…una spiegazione alternativa implica un maggior tenore di metalli presenti nei nuclei delle giganti rosse “esaurite”, quindi un maggior calore delle regioni interne ed un vento stellare più sostenuto, in grado di trasferire energia e materia esponendo le parti interne e più calde…le stelle blu non sarebbero altro che giganti rosse arricchite in elio ed elementi più pesanti “spogliate” dal loro stesso vento stellare.

Nel frattempo altre immagini profonde del nucleo di M31 hanno confermato la presenza di normali stelle blu giganti e giovani, in moto circolare attorno al buco nero centrale, circondato come è noto da un anello di stelle antiche: questa sembra essere una caratteristica comune ai buchi neri delle galassie giganti che ospitano un buco nero “super” nel nucleo, confermata anche da osservazioni condotte sul nucleo della nostra Via Lattea.

I Venerdì dell’Universo 2012 – Incontri e seminari su Astronomia, Fisica e Scienze

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02.02: “ L’avventura di LHC alla scoperta delle origini dell’ Universo” Dott. Guido Tonelli.

Organizzati da: Dip. di Fisica Università di Ferrara, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Gruppo Astrofili Ferraresi “Columbia“ e Coop. Sociale Camelot.
In collaborazione con Arci Nuova Associazione.

Diretta streaming video: http://web.unife.it/unifetv/universo.html

Per informazioni e il programma completo:

Tel. 0532/97.42.11 – E-mail: venerdiuniverso@fe.infn.it

www.unife.it/dipartimento/fisicawww.fe.infn.it

Ricordiamo inoltre che, nel mese di Maggio 2012 si terrà presso le Valli di Ostellato (FE), CielOstellato 2012 Alta Risoluzione XV Meeting Nazionale Astrofili, organizzato dal Gruppo Astrofili Ferraresi “Columbia“ e Coop. Camelot. L’Osservatorio Astronomico “Paolo Natali“ del Columbia è inoltre aperto al pubblico da Aprile a Settembre tutti i venerdì sera, fatta eccezione per le serate de i “Venerdì dell’Universo”.

www.astrofilicolumbia.it

Gruppo Astrofili Lariani

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03.02: Osservazione della Luna dal cortile della sede, alla scoperta della geografia selenica e delle meraviglie del cielo invernale. Durante l’osservazione, lezione di geografia celeste “sul campo”. Un’ottima occasione per fare uno star test, grazie alla consulenza degli esperti del Gal, dei telescopi portati da soci e simpatizzanti.

Per informazioni: Tel 3280976491
astrofili_lariani@virgilio.it
www.astrofililariani.org

La Helix Nebula vista da VISTA

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Di fronte a certe immagini astronomiche di oggetti celesti conosciutissimi viene spontaneo chiedersi come sia possibile poter aggiungere nuovi dettagli e nuove conoscenze scientificamente significative…eppure questa ripresa il luce infrarossa della celeberrima Helix Nebula, effettuata dal Telescopio VISTA dell’ESO, a Paranal, mostra particolari altrimenti non visibili e finora non ben evidenziati in altre immagini in luce visibile.

Emerge, ad esempio, l’intricato sviluppo di filamenti di plasma eiettati all’esterno, estesi ben oltre le dimensioni del disco principale (circa 2 anni luce), arrivando fino ad oltre 4 luce dal centro, proiettandosi su uno sfondo particolarmente ricco di stelle e galassie remote.

Una ripresa composita della Digital Sky Survey mostra la planetaria al centro di un campo di circa 2.9 x 2.9 gradi.

Appare inoltre la strutturazione degli anelli di gas concentrici, aggregati in condensazioni locali di aspetto simile a “comete” in espansione a raggiera, dando l’impressione di un gigantesco spettacolo di fuochi artificiali cosmici. La Nebula è ciò che resta dell’esplosione di una antica stella: il residuo è una Nana Bianca in prossimità del centro, circondata da gusci concentrici di gas, polveri e molecole ionizzate.

La bellezza delle Nebulose Planetarie è pari al loro interesse scientifico: rappresentano infatti gli ultimi stadi evolutivi delle stelle simili al Sole, arrivate ad esaurire il loro combustibile nucleare. La Helix, uno degli oggetti più amati e celebrati dagli appassionati di astronomia, si trova a circa 700 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Acquario.

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La stessa immagine a grande risolzione

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Al Planetario di Ravenna

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Inizio ore 21:00. Le osservazioni si tengono presso i Giardini Pubblici con ingresso libero..
31.01: “La nebulosa del Granchio” a cura di Massimo Berretti.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, E-mail info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Al Planetario di Ravenna

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OSSERVAZIONI
(Ingresso libero e cielo permettendo)
29.01, ore 10:30: Osservazione del Sole.
La prenotazione è sempre consigliata.
Per info: tel. 0544-62534, E-mail info@arar.it
Web: www.racine.ra.it/planet/index.html – www.arar.it

Pio & Bubble Boy – Coelum n.156 – 2012

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Vignetta 156 - 2012

Vignetta 156 - 2012

Questa Vignetta è pubblicata su Coelum n.156 – 2012. Leggi il Sommario. Guarda le altre vignette di Pio&Bubble Boy