Nel cuore della Terra per prepararsi allo spazio: conclusa la spedizione CAVES

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Si è appena conclusa con un comunicato ufficiale ESA (01/07/2026) la spedizione CAVES (Cooperative Adventure for Valuing and Exercising human behaviour and performante Skills), un corso di addestramento intensivo per astronauti tenutosi nelle Grotte del Matese, negli Appennini fra la Campania e il Molise.

Del team scelto per questa missione hanno fatto parte astronauti provenienti da tre diverse agenzie spaziali:

  • Rosemary Coogan, astronauta ESA
  • John McFall, astronauta ESA e membro chiave del progetto ESA Fly!
  • Tracy Dyson, astronauta NASA
  • Ben Bailey, candidato astronauta NASA
  • Ayu Yoneda, astronauta JAXA
Da sinistra: Rosemary Coogan, Tracy Dyson, Ayu Yoneda, Ben Bailey e John McFall. Crediti: ESA

Il programma CAVES è iniziato nel 2011. Negli ultimi due anni i corsi si sono svolti negli Appennini del Matese e, con l’ultima spedizione, si è conclusa l’ottava missione del programma.

CAVES rappresenta un passaggio fondamentale per molti astronauti; essi lo hanno definito una delle migliori esperienze per aiutare a prepararsi al volo spaziale. Fino a dicembre 2025, ESA era l’unica agenzia a fornire questo tipo di addestramento; alla fine dell’anno scorso invece anche l’agenzia spaziale cinese ha organizzato una spedizione di stampo del tutto analogo a CAVES, portando a termine con successo l’addestramento dei propri taikonauti.

Perché nelle grotte?

Con la sua durata totale di due settimane, CAVES rappresenta la miglior simulazione attualmente disponibile delle difficoltà e dello stress fisico e psicologico che gli astronauti dovranno affrontare a bordo della ISS. L’equipaggio è infatti tenuto a mantenere costante consapevolezza della situazione, tenere traccia di ogni attrezzatura e comunicare periodicamente con il team di terra, replicandone così le dinamiche operative.

Oltre alle condizioni di isolamento e confinamento, i partecipanti devono fare i conti con risorse limitate, non solo in termini di cibo e acqua, ma anche di igiene e comfort. Questo non significa però che gli astronauti vengono abbandonati a loro stessi all’interno delle grotte; anzi, per riprodurre fedelmente la routine spaziale, l’equipaggio può comunicare due volte al giorno con la base in superficie e richiedere oggetti da una lista prestabilita. I rifornimenti vengono poi consegnati in cambio di un peso equivalente di spazzatura e attrezzature non più utili.

L’ambiente sotterraneo, inoltre, priva gli astronauti del ciclo giorno-notte e di una reale privacy, esponendoli a costanti rischi. Anche in questo contesto – in analogia con quanto accade nello spazio -, la coesione del gruppo e il rispetto di una gerarchia ben stabilita diventano fondamentali per condurre le attività scientifiche e l’esplorazione in totale sicurezza.

A bordo anche il progetto Fly!

Tra gli astronauti impegnati nelle grotte spicca un nome in particolare: John McFall. Ex atleta paralimpico e chirurgo ortopedico, McFall ha subìto l’amputazione di una gamba dopo un incidente stradale ed è oggi la figura chiave del progetto Fly! dell’ESA.

L’obiettivo di Fly! è ambizioso: valutare se persone con disabilità fisiche possano diventare astronauti operativi e stabilire le modifiche necessarie a rendere accessibili i futuri moduli spaziali. Al momento il programma si concentra sulla disabilità specifica di John, ovvero l’amputazione degli arti inferiori, anche se, tra gli obiettivi futuri, è presente l’intenzione di estendere tali studi anche ad altri tipi di handicap.

A seguito della sua selezione nel 2022 per la Riserva Astronauti dell’ESA, l’Agenzia ha avviato lo studio di fattibilità del progetto Fly! e ancora oggi ne è il cuore.

John McFall all’interno delle grotte durante una sessione di arrampicata. Crediti: ESA

Timeline della spedizione

Creare un team unito e pronto a gestire imprevisti simili a quelli affrontati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale richiede preparazione. Per questo, prima di entrare nel complesso sistema di tunnel degli Appennini Matesi, gli astronauti hanno dedicato cinque giorni a un addestramento intensivo all’esterno.

Durante questa preparazione, i partecipanti hanno iniziato a conoscersi e a studiare i protocolli di sicurezza, apprendendo le tecniche di esplorazione, orientamento e rilievo topografico del sottosuolo. Hanno anche imparato a utilizzare le corde per la risalita, a documentare l’ambiente delle grotte con fotografie e mappature e a raccogliere campioni scientifici.

Ayu Yoneda, Tracy Dyson e Rosemary Coogan mentre eseguono operazioni di salita e discesa durante la prima esercitazione pratica del corso ESA CAVES 2026. Crediti: ESA

Proprio come durante una passeggiata spaziale, gli astronauti hanno dovuto imparare a gestire le cime di sicurezza per rimanere sempre ancorati, muovendosi con la vista limitata al solo fascio di luce delle lampade frontali. In questa fase hanno ricevuto inoltre indicazioni fondamentali su come lavorare in gruppo, risolvere i conflitti, prendere decisioni operative e razionare le scorte.

Ben Bailey con l’istruttore di speleologia Marco Vattano. Crediti: ESA

Terminata la preparazione all’esterno, il team ha intrapreso la spedizione vera e propria nel sottosuolo, seguendo gli istruttori e il personale di sicurezza lungo un percorso sotterraneo di circa cinque ore. Sfruttando le tecniche di arrampicata su corda apprese nei giorni precedenti, gli astronauti hanno raggiunto il campo base dove hanno installato le tende che sarebbero state la loro casa per i successivi sei giorni.

All’inizio della spedizione sono stati assegnati i ruoli operativi: per la prima volta nella storia del programma, il comando è stato affidato a due donne, Rosemary e Ayu, mentre gli altri membri si sono occupati delle attività di logistica e perlustrazione, scambiandosi i compiti a metà missione.

Ogni giornata sotterranea si è aperta con un briefing mattutino in cui i partecipanti hanno pianificato le attività scientifiche e le esplorazioni da svolgere, e si è conclusa con un secondo confronto serale per discutere gli obiettivi raggiunti e impostare il lavoro del giorno successivo. Questo momento di analisi ha permesso al team di capire come migliorare, imparando dai propri errori e perfezionando le strategie di gruppo.

Durante l’undicesimo giorno, gli astronauti sono finalmente usciti dalle grotte. Subito dopo la risalita, l’equipaggio ha sperimentato un forte sovraccarico sensoriale, del tutto simile a quello provato dai colleghi al rientro da una missione nello spazio. Dopo aver trascorso diversi giorni in totale assenza di odori e senza la luce del sole, infatti, l’improvviso ritorno in superficie ha causato al corpo una sorta di shock fisiologico.

Pur avendo abbandonato l’ambiente sotterraneo, la spedizione prevedeva che i partecipanti dedicassero gli ultimi due giorni della spedizione al debriefing finale. In questa fase conclusiva essi hanno raccolto feedback sull’esperienza, redatto i rapporti tecnici, presentato i risultati scientifici ottenuti, terminato gli ultimi esperimenti e provveduto alla restituzione di tutte le attrezzature utilizzate.

Un momento di pausa, confronto e dialogo fra Tracy Dyson, Rosemary Coogan, Ayu Yoneda e gli istruttori di speleologia del corso CAVES 2026 dell’ESA.
Crediti: ESA

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Fonti

  1. The space under | ESA – Science & Exploration
  2. What is CAVES? | ESA – Science & Exploration
  3. Fly! Making space exploration accessible | ESA – Science & Exploration
  4. Laboratorio di addestramento in grotta | ESA
  5. CAVES timeline | ESA – Science & Exploration
  6. CAVES 2026 – Galleria di immagini | ESA – flickr europeanastronauttraining