MESSIER 22 M22

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Introduzione

Con Messier 22, anche noto come il Grande Ammasso del Sagittario, torniamo in grande stile agli ammassi globulari, insiemi di stelle che orbitano come satelliti intorno al centro di una galassia, assumendo una forma perlopiù sferica e mantenendo al loro centro una densità di stelle elevata. Oggetti affascinanti ai confini delle galassie.

Storia delle osservazioni

Messier 22, conosciuto anche come NGC6656, è uno degli ammassi globulari più luminosi e vicini alla Terra, situato nella costellazione del Sagittario. La sua scoperta risale al 1665 ad opera dell’astronomo tedesco Abraham Ihle, che lo individuò casualmente mentre osservava Saturno. Si tratta, con ogni probabilità, del primo ammasso globulare mai scoperto.
Charles Messier lo osservò nuovamente il 5 giugno 1764, descrivendolo come una “nebulosa rotonda, senza stelle risolte”, e lo inserì nel suo celebre catalogo.
Successivamente, William Herschel fu il primo a risolvere M22 in singole stelle utilizzando un telescopio rifrattore da 20 piedi (6 metri), osservando centinaia di astri concentrati in uno spazio ridotto. Il figlio John Herschel e l’ammiraglio William Henry Smyth ne fornirono descrizioni ulteriori: il primo lo definì “un superbo ammasso molto compresso”, mentre Smyth lo descrisse come “un fine ammasso globulare composto da particelle di luce minute e densamente condensate”.
Durante il ventesimo secolo, M22 divenne oggetto di studi più approfonditi grazie a Harlow Shapley, Halton Arp e James E. Hesser, che evidenziarono peculiarità come l’ampio ventaglio cromatico della sequenza delle giganti rosse, simile a quello osservato in Omega Centauri.
Studi più recenti, condotti anche tramite il Telescopio Spaziale Hubble, hanno rivelato altre caratteristiche eccezionali dell’ammasso, come la presenza di una nebulosa planetaria (GJJC1) a circa un grado verso Sud dal centro di M22, due buchi neri confermati, e perfino oggetti planetari di massa simile a quella di Giove.

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Caratteristiche fisiche

M22 si trova a una distanza di circa 10.600 anni luce dalla Terra ed occupa un’area del cielo ampia circa quanto quella della Luna piena, con un diametro reale valutato attorno ai 97-100 anni luce ed un’età stimata di 12 miliardi di anni. È l’ammasso globulare piú luminoso che può essere osservato dalle medie latitudini settentrionali.
Infatti, con una magnitudine apparente di +5.1, risulta facilmente visibile anche ad occhio nudo sotto cieli limpidi e bui. Le stime calcolano che l’ammasso contenga almeno 70.000-90.000 stelle, molte delle quali concentrate in un nucleo centrale relativamente esteso, una caratteristica che potrebbe essere dovuta alla presenza e all’interazione di buchi neri al suo interno. Si sta allontanando da noi alla velocità di circa 150 km/s.
La popolazione stellare di M22 è composta prevalentemente da antiche stelle di popolazione II, con circa 32 variabili conosciute, principalmente del tipo RR Lyrae, stelle che vengono utilizzate come standard per misurare le distanze galattiche.
Oltre alla presenza di due buchi neri di 10-20 masse solari ciascuno (più altri ipotizzati), l’ammasso ospita, come anticipato, una rara nebulosa planetaria (nebulosa ad emissione costituita da un involucro incandescente di gas ionizzato in espansione, espulso da alcuni tipi di stelle giganti nella fase finale della loro vita). Denominata GJJC1 o IRAS 18333-2357, è stata la seconda mai scoperta all’interno di un ammasso globulare dopo quella di Messier 15, ed una delle sole quattro a risiedere all’interno di un oggetto di questo tipo (insieme a NGC6441 e Palomar 6). Questa nebulosa possiede una stella centrale blu e si stima abbia un’età di circa 6000 anni.
M22 orbita attorno al centro galattico in circa 200 milioni di anni, mantenendosi sempre relativamente vicino al piano della galassia. Le osservazioni di microlensing gravitazionale effettuate con il telescopio Hubble hanno anche individuato oggetti di massa planetaria vaganti all’interno dell’ammasso, rendendolo un laboratorio unico per lo studio dell’evoluzione stellare primordiale e delle dinamiche gravitazionali all’interno degli ammassi globulari.

Messier 22, uno degli ammassi globulari più vicini e luminosi, si trova nella costellazione del Sagittario a circa 10.000 anni luce dalla Terra. Osservato da Hubble (NASA/ESA), è un antico agglomerato stellare di circa 12-13 miliardi di anni, quasi quanto l’età dell’Universo. Nonostante la vicinanza, il suo splendore è attenuato da polveri interstellari. M22 è noto anche per alcune peculiarità rare: ospita due buchi neri, una rara nebulosa planetaria e sei oggetti delle dimensioni di pianeti non legati a stelle. Crediti immagine: NASA/ESA, Hubble Space Telescope

Posizione nel Cielo

Messier 22 è situato in un’area celeste abbastanza ricca di astri facilmente riconoscibili (l’asterismo a forma di “teiera” nel Sagittario). Per rintracciarlo è possibile individuare le stelle λ (Lambda) Sagittarii (Klaus Borealis) e ξ2 (Xi2) Sagittarii, con l’ammasso a circa un terzo della distanza tra le due.
In alternativa, l’ammasso forma uno dei vertici di un triangolo rettangolo contenente λ Sagittariie φ (Phi) Sagittarii (Awal al Sadira – Namalsadirah).
Un’altra opzione è quella di considerare il quadrilatero formato dalle due stelle elencate nel paragrafo precedente, aggiungendo σ (Sigma) Sagittarii (Nunki). M22 si troverà al quarto vertice di questo asterismo.

Designazione: M22 – NGC6656

Tipo: Ammasso Globulare

Classe: VII

Distanza: 10.600 anni luce

Estensione: 100 anni luce 

Costellazione: Sagittarius

Ascensione Retta: 18h 36m 23.94s

Declinazione: -23° 54′ 17.1″

Magnitudine: +5.1

Diametro Apparente: 32′ x 32′

Scopritore: Charles Messier nel 1764

Osservabilità

Per le latitudini italiane il periodo migliore per osservare questo ammasso aperto è da giugno ad ottobre.

  • Occhio nudo: osservabile sotto cieli bui, lontano dall’inquinamento luminoso.
  • Binocolo: facilmente individuabile con un 10×50 che mostrerà la sua intera forma.
  • Telescopi
    • Piccolo diametro: si possono osservare più stelle rispetto alla vista binoculare, con la “macchia” dell’ammasso che diventa più brillante.
    • Medio diametro: con telescopi da 12-15 cm si iniziano a risolvere alcune delle componenti dell’ammasso.
    • Grande diametro: dai 20 cm è possibile osservare un numero ancora maggiore di stelle su uno sfondo che rimane nebuloso e opaco. Se si ha a disposizione uno strumento da 30 cm con filtro UHC, è possibile tentare di individuare la nebulosa planetaria al suo interno (GJJC 1).

Buone Osservazioni!

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L’articolo è pubblicato in COELUM 274 VERSIONE CARTACEA