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7 Dicembre 2021
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Nautilus-X. Lo Spazio Profondo è più vicino…

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Pare che la NASA abbia superato se stessa: qualche tempo fa, durante una conferenza stampa, ha presentato una astronave, il Nautilus-X. Il primo progetto “concreto” di una nave spaziale interplanetaria, quello che tutti gli appassionati attendono da decenni. E improvvisamente, così, di punto in bianco il miracolo accade.

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Intervista a Samantha Cristoforetti

Nata a Milano nel 1977 è un pilota militare e astronauta italiana.
Dopo aver conseguito il diploma di liceo scientifico a Trento si è laureata in ingegneria all’Università Tecnica di Monaco di Baviera e poi all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli.
È Tenente dell’Aeronautica Italiana. Ha accumulato più di 500 ore di volo su sei tipi di aerei militari, compresi gli SF-260, T-37, T-38, MB-339A, MB-339CD, AM-X.
Nel maggio 2009 è stata selezionata come astronauta dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), prima donna italiana e terza europea in assoluto. Alla selezione, che prevedeva la scelta di sei astronauti, avevano partecipato più di 8500 aspiranti.

Coelum – Hai potuto dare un’occhiata al progetto?

Samantha – Innanzitutto è bene chiarire che non si tratta di un progetto la cui realizzazione è finanziata dalla NASA. Si tratta per ora soltanto di un’intrigante proposta.
Personalmente penso che il miglior modo di affrontare oggi l’esplorazione oltre l’orbita bassa sia di avere in mente degli obiettivi chiari, mantenendo però un’estrema flessibilità nell’approccio, concentrandosi sullo sviluppo delle tecnologie e sfruttando la Stazione Spaziale Internazionale per testare queste stesse tecnologie in orbita. Abbiamo, infatti, una piattaforma orbitante solida, affidabile, con operazioni che vengono gestite da anni in tempo reale in maniera estremamente affidabile. È importante utilizzarla, oltre che come laboratorio di ricerca scientifica, ance come opportunità per lo sviluppo delle soluzioni tecniche che renderanno possibile l’esplorazione.
E anche questo progetto fa di questo una priorità, ad esempio quando propone di testare una struttura rotante gonfiabile per generare un effetto di gravità con l’uso della forza centrifuga. Ma ci sono tante altre tecnologie che si può pensare di testare a bordo della Stazione Spaziale, dai moduli gonfiabili alla protezione dalle radiazioni, dall’handling di propellenti criogenici, ai sistemi di supporto vitale rigenerativi, come peraltro si è già iniziato a fare.
Ripeto: secondo me il problema fondamentale è assicurarsi di avere le soluzioni tecnologiche. Che alla fine il veicolo che supporterà la Deep Space Exploration assomigli o meno al Nautilus-X mi pare di secondaria importanza in questo momento. Ben venga però un concetto come questo, che può creare un salutare sentimento di anticipazione e, allo stesso tempo, aiutare a porsi le domande giuste sul percorso di sviluppo tecnologico necessario. Certo, da ora al momento in cui effettivamente si disegnerà al CAD e si inizierà a tagliare il metallo per costruire un habitat del genere, passerà del tempo, le nostre conoscenze, mi auguro, si saranno evolute.
Per questo motivo, secondo me, è fondamentale mantenere un approccio flessibile, per poter incorporare il know-how che man mano si acquisisce. I progetti, per durare nel lungo termine, dovranno quindi essere flessibili, modulari, scalabili.
Bisogna essere pronti a reagire a comportamenti talvolta non del tutto previsti di una tecnologia quando esposta all’ambiente spaziale nel lungo periodo. E bisogna essere preparati dal punto di vista delle operazioni in tempo reale. La Stazione Spaziale Internazionale ci ha permesso di accumulare grande esperienza da questo punto di vista, ma dobbiamo riconoscere che è molto “vicina”, si trova in un’orbita di appena 350 km circa. Ben altre saranno le difficoltà di gestire le operazioni di avamposti lontani: è ragionevole pertanto aspettarsi che si avanzerà in maniera graduale, sia in termini di complessità che di distanza.

C - Certo è che gestire un’emergenza che accade a cinquanta milioni di chilometri di distanza è una cosa radicalmente diversa rispetto a gestirla in orbita o addirittura a Terra.

S – Certo, e oggi i livelli di rischio accettati sono molto più bassi che non ai tempi di Apollo. Per questo un ritorno sulla Luna, se questa sarà la strada intrapresa, sarà graduale. Sicuramente verrebbero inviati precursori robotici per caratterizzare accuratamente l’ambiente e per validare le tecnologie e le operazioni. Quindi inizialmente cargo landers con avamposti automatizzati e rovers. Soltanto in seguito arriverebbero gli essere umani, per periodi progressivamente più lunghi.
Il ritorno sulla Luna è un possibile primo passo di un nuovo scenario di esplorazione. Ci permetterebbe di affrontare mete successive più lontane con tecnologie e procedure collaudate. L’esperienza accumulata sulla Luna sarebbe preziosa per gestire le fasi di discesa, esplorazione, rientro.
Si può però anche pensare a scenari di esplorazione comunque progressivi e robusti che non prevedano inizialmente un avamposto sulla superficie lunare.
Personalmente non ho preferenze forti per uno scenario o per un altro. Come tanti appassionati di esplorazione spaziale, mi auguro che ci sia presto uno scenario condiviso a livello internazionale sul quale tutti possiamo metterci a lavorare.

CSì, hai ragione. E in effetti se cerchiamo un possibile obiettivo da raggiungere lo troviamo forse proprio in questo abbozzo, che forse è il primo progetto con una logica ragionata che potrebbe rappresentare un punto di partenza per le missioni di lunga durata.

S – È certamente un concetto interessante. Però dobbiamo essere realisti. Con gli attuali livelli di finanziamento non è ragionevole pensare di avere un veicolo simile in viaggio verso Marte tra dieci anni! Lo dico perché spesso mi viene chiesto, per esempio, sia dal pubblico che, ahimé, da molti giornalisti, se presto partirò per una missione per Marte. Ho la sensazione che ci siano delle aspettative poco realistiche. Così si può soltanto rimanere delusi, mentre se ci si rende conto che tra noi e Marte ci sono tante sfide intermedie entusiasmanti che dobbiamo vincere, allora sì che ci si può appassionare a questa grande avventura

CQuando poi si legge che il progetto stima un tempo di sviluppo e realizzazione di 64 mesi ecco che la frittata è fatta… non è assolutamente pensabile che si riesca in quei termini. Già la collaborazione che servirebbe fra le varie agenzie mondiali è imponente.

S – Sicuramente l’esplorazione sarà un altro grande progetto di collaborazione internazionale, come lo è la Stazione Spaziale Internazionale. In questo senso l’esperienza della Stazione Spaziale è davvero preziosa. È facile dare per scontato che un progetto così complesso possa essere gestito e operato in tempo reale da cinque agenzie spaziali diverse: in realtà non c’è nulla di scontato, è una grande conquista!
Anche per l’esplorazione sarà necessario sfruttare in maniera sinergica il contributo di know how e di finanziamenti delle varie agenzie spaziali. Più grande è la sfida, anche da un punto di vista economico, e maggiore è l’incentivo a ricercare la strada della cooperazione anche per le agenzie più grandi come la NASA.

CProprio i soldi sono un altro punto di critica verso il progetto. 3,7 miliardi di dollari sembrano tanti, ma per un progetto simile sono una bazzecola.

S – Sembra una stima molto ottimista. Si tratta comunque, giusto per dare un’idea, del budget dell’Agenzia Spaziale Europea.

C - E per una possibile collaborazione italiana come la vedi?

S – Sapere che il sessanta percento circa del volume abitabile della ISS è stato assemblato in Italia è una grande fonte d’orgoglio. Il progetto Nautilus predilige i moduli gonfiabili: chissà, potrebbe essere, per la nostra industria, un altro settore in cui costruirsi una nicchia di eccellenza.

CIn realtà noi abbiamo già un test che sta provando una missione completa verso Marte, il Mars500.

S – Vero, è un’importante iniziativa incentrata sui fattori umani. Possiamo avere tecnologie ed operazioni affidabili, ma una missione abitata verso Marte potrebbe essere compromessa se l’equipaggio non funziona. Mars 500 può simulare bene aspetti come l’habitat, l’isolamento, le dinamiche di gruppo che vengono ad instaurarsi. Certo, come ogni simulazione, anche Mars 500 non può che avvicinarsi alla realtà e la condizione di essere effettivamente in viaggio verso Marte non può essere replicata. Ma avremo certamente risultati interessanti dal punto di vista psicologico e anche dell’effetto sul benessere psicofisico di fattori stressogeni come l’ambiente chiuso, la mancanza di Sole e cibo fresco, etc.

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5 Commenti a “Nautilus-X. Lo Spazio Profondo è più vicino…”

  1. salvatore scrive:

    niente! mi appassiona l’astronomia da una decina d’anni e non so’ il perche so’ tante cose al riguardo ma solo a parole mie e con aggiunta di fantasia personale. vedo che wuando io parlo alla gente di quello che io so’ del sistema solare e di come funziona la geologia di ogni pianeta o stella che sia ,la gente si stupisce di quante cose io so . ma il punto e che io non so’ niente al confronto e io stesso mi sento molto ignorante della materia ma nello stesso tempo penso come fa’ la gente comune di qualsiasi rango e ceto a non sapere neanche cosa e il nostro sole e che noi viviamo vicino il bordo della nostra galassia e che ecc ecc ecc,booo era cosi tanto x dire parlo con pochissime o forse tante persone non so’ mi ascoltano solo x un po’ dopo gli appaio come una persona che vive sempre tra le nuvole. tutto qui questo e il mio commento.posseggo un telescopio modesto da tre anni e mi piacerebbe tanto sapere di strani oggetti che vedo passare sulla mia testa nel cielo tutte le notti e quasi e vi garantisco che non sono aeri o quant’altro.un saluto da un fan del vostro sito e appassionato dell’astronomia.ho tante teorie mie che sono sicuro che sono molto interessanti almeno x me.

  2. A volte penso: perchè non sono nato nel 2200 o anche più avanti, chissà quante belle cose avrei potuto vedere. L’atterraggio su marte sarebbe ormai storia, e astronavi, (magari non belle come la NCC1701) ma sicuramente molto più veloci di quelle odierne.
    Mi auguro che la NASA rispetti le date e che comunque si possa vedere la partenza per marte con equipaggio umano prima del 2020.

  3. Mio padre era abbonato all’Euroclub e doveva comprare un certo numero di libri all’anno, a volte non sapeva neppure cosa prendere e chiedeva a me, che non andavo molto oltre Topolino. Avevo 12 anni o poco più, guardo sul catalogo e gli dico: prendi questo: “Colonie Umane nello Spazio di Gerard K. O’ Neill”… Nautilus X sembra uscire dritto da lì. Così pensavo dovesse essere il mio futuro, se non viverlo in prima persona almeno vederlo. Lo sto ancora aspettando adesso. Come molti altri vedo :) un saluto a tutti.

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