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ABSTRACT
Messier 3 rappresenta una pietra miliare nell’astronomia osservativa, essendo stato il primo vero oggetto scoperto da Charles Messier nel 1764. Questo ammasso globulare, inizialmente classificato come nebulosa, ha stimolato l’interesse dell’astronomo francese per la catalogazione di oggetti celesti, dando origine al celebre Catalogo Messier. Situato nella costellazione dei Canes Venatici, M3 è un capolavoro del cielo primaverile, caratterizzato da una densità impressionante di stelle e da peculiarità uniche come le Blue Stragglers e un numero straordinario di stelle variabili.
Storia delle osservazioni
M3 nel 1974 fu la prima vera scoperta di Messier, che erroneamente ma giustificato dai limiti del suo strumento, lo classificò come nebulosa. Un primato che di certo al tempo contribuì a stimolare l’interesse dell’astronomo nell’osservazione e a rafforzare l’intento di costruire un preciso catalogo di oggetti celesti.
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Sull’ammasso Messier annota: “Nebulosa scoperta tra Bootes ed uno dei Cani da Caccia di Hevelius; essa non contiene alcuna stella, il suo centro è brillante e la sua luce va scemando insensibilmente, essa è rotonda; con un bel cielo la si può vedere con un telescopio da un piede; essa è riportata sulla carta della cometa osservata nel 1779. Memorie dell’Accademia dello stesso anno. Riosservata il 29 marzo 1781, sempre bellissima.” (traduzione dal Catalogo Messier, 3a versione, 1781, pubblicata nel 1784).
Circa venti anni dopo, William Herschel riuscì a risolvere la composizione stellare di questo oggetto celeste con uno strumento dal diametro notevolmente maggiore rispetto a quello di Messier. Quasi mezzo secolo dopo, il figlio di Herschel, John, approfondì ulteriormente le osservazioni, annotando come in M3 ci fossero “non meno di mille stelle di undicesima magnitudine o inferiore”.
Molti altri astronomi hanno studiato questo stupendo ammasso globulare nel corso degli ultimi secoli, producendo sempre affascinanti descrizioni che hanno portato, di conseguenza, sempre più osservatori (sia professionali che amatoriali) a rivolgere gli occhi verso questo oggetto celeste.
Caratteristiche fisiche
M3, molto ricco in metalli, è uno dei circa 250 ammassi globulari nella nostra galassia. È situato a circa 33.900 anni luce dal nostro pianeta, abbastanza isolato al di sopra del piano galattico, da cui dista poco meno di 32.000 anni luce. Presenta un’orbita fortemente ellittica che lo trascina, durante il suo periodo orbitale di 300 milioni di a.l. anche a 50.000 anni luce dal centro della Via Lattea.
Contiene oltre mezzo milione di stelle sparse in un diametro di 180 anni luce. La sua età stimata è di circa 11.4 miliardi di anni, rendendolo decisamente antico se paragonato all’età del nostro Sistema Solare, che di soli 4.5 miliardi di anni.
Anche per questo ammasso, come per Messier 2, la magnitudine è di poco oltre la soglia di visibilità ad occhio nudo, con un valore pari a +6.2. Le sue stelle più luminose raggiungono invece al massimo una magnitudine di +12.7, con una abbondanza di stelle rosse e stelle variabili, ma la particolarità e curiosità è catturata da un’esotica categoria di stelle blu.
Nel corso di numerose osservazioni infatti sono state identificate ben 274 stelle variabili all’interno di M3, più di qualsiasi altro ammasso globulare. La prima fu scoperta da Charles Pickering nel 1889, con molte altre individuate dall’astronomo americano Solon Irving Bailey tra il 1895 ed il 1913. Nuove variabili vengono scoperte ancora oggi e la maggioranza appartiene al tipo RR Lyrae, stelle utilizzate come standard per misurare le distanze galattiche (se ricorderete, anche M2 presentava stelle della stessa categoria).
Ma la vera peculiarità di M3 dicevamo sono le sue stelle blu. Un tipo apparentemente giovani di astri denominati Blue Stragglers (o Stelle Vagabonde Blu) caratterizzate da una temperatura più alta ed un colore più blu di altre stelle di simile luminosità nello stesso ammasso celeste.
Il primo a notare l’esistenza di stelle di questo tipo fu l’astronomo statunitense Allan Sandage verso la fine degli anni cinquanta. Le Vagabonde Blu sembrano violare le teorie standard sull’evoluzione stellare, rappresentata graficamente da diagramma di Hertzsprung-Russel, presentando quindi una possibile evoluzione anomala.
Alcune teorie indicano che questo tipo di stelle potrebbero essersi formate da collisioni stellari, oppure da stelle binarie precipitate l’una sull’altra dando origine quindi ad una singola stella più calda e più luminosa rispetto alle stelle di simile età. Alcuni studi spettrografici condotti al Very Large Telescope (VLT) in Cile e fotometrici raccolti dal telescopio spaziale Kepler sembrano confermare le ipotesi.

Posizione nel Cielo
M3 si può rintracciare nella costellazione dei Canes Venatici, al confine tra il Bootes e la Coma Berenices, in una zona relativamente sgombra da stelle luminose. La più vicina è infatti Beta Coma Berenices, di quarta magnitudine, situata a circa 7° ad ovest dall’ammasso stesso.
Un asterismo stellare che può aiutare nella localizzazione è fornito invece dalla luminosa Arturo (Alpha Bootes) e da Cor Caroli (Alpha Canum Venaticorum): M3 si troverà approssimativamente alla metà della linea immaginaria che unisce queste due stelle.
Designazione: M3- NGC 5272
Tipo: Ammasso Globulare
Classe: VI
Distanza: 33900 anni luce
Estensione: 180 anni luce
Costellazione: Canes Venatici
Ascensione Retta: 13h 42m 11.62s
Declinazione: -28° 22′ 38.2″
Magnitudine: +6.2
Diametro Apparente: 18’ x 18′
Scopritore: C. Messier nel 1764
Osservabilità
Per le latitudini italiane il periodo migliore per osservare questo affascinante ammasso globulare è durante i mesi della primavera, da marzo a maggio.
- Occhio nudo: invisibile, a meno che non ci si rechi in zone di montagna estremamente buie sotto cieli tersi.
- Binocolo: lontano da inquinamento luminoso, uno strumento 10×50 mostrerà un riconoscibile punto bianco e diffuso.
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- Piccolo diametro: È possibile iniziare a risolvere alcune stelle di M3 con strumenti intorno ai 100mm di apertura. Al di sotto di questo limite, l’ammasso continua ad apparire come una piccola nebulosa.
- Medio diametro: si risolvono sempre più e più stelle all’aumentare del diametro dello strumento. Il nucleo rimane compatto e brillante.
- Grande diametro: con strumenti da 12 pollici in su è possibile iniziare a risolvere la regione centrale dell’ammasso. Se si hanno a disposizione telescopi da 16 pollici in su, invece, diviene possibile osservare alcune delle piccole galassie presenti ai bordi esterni di M3.
Buone Osservazioni!
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L’articolo è pubblicato in COELUM 256 VERSIONE CARTACEA














